| Interventi |
FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Passiamo alla discussione dell'interpellanza n. mecc. 201104887/002, presentata in data 16 settembre 2011, avente per oggetto: "Censura GTT della campagna pubblicitaria della Francomina e dichiarazioni dell'Assessore alle Pari Opportunità della Città di Torino" FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola, per la risposta, all'Assessore Spinosa. SPINOSA Maria Cristina (Assessore) Avrei voluto iniziare questo mio intervento mostrandovi alcune immagini sulla rappresentazione del corpo della donna oggi negli spot pubblicitari, non solo quello dell'azienda che è oggetto dell'interpellanza del Consigliere Viale, rappresentazione che è in linea con un uso provocatorio degli immaginari sessuali negli ultimi tempi in Italia. Non potendomi in questa sede, per questioni di tempo, servire delle immagini, che però ho a mia disposizione per chiunque volesse dare anche una breve occhiata, mi limito a citare alcuni titoli degli spot, appunto, oggetto dell'interpellanza: "Sono Maddalena, faccio la escort e non sono una ragazza facile", "Sono Maria e non sono vergine, ho una forte spiritualità", "Sono Monica, lavoro in politica e non vado a letto con nessuno". Non vi è dubbio che siano tutte pubblicità di chiaro impatto, la maggior parte delle quali dal doppio senso voluto. Quindi io mi chiedo e vi chiedo se si possa parlare di evoluzione del costume, di evoluzione della donna, come recita il claim dell'azienda che è stato citato nell'interpellanza in oggetto. Ritengo, piuttosto, che con certe ostentate rappresentazioni della donna si sia superata la soglia della tolleranza. Non si tratta di censura, per quanto mi riguarda, non si tratta di voler essere "bacchettoni", ma credo che l'escalation di violenza contro le donne debba far riflettere un'Amministrazione e debba imporre ad un'Amministrazione di tenere alta l'attenzione sul forte rischio sociale e diseducativo che può derivare da questi messaggi dai contenuti profondamente lesivi nei confronti della dignità delle donne. A tale proposito ricordo che l'articolo 10 del Codice dell'Istituto dell'Autodisciplina Pubblicitaria così recita: "La comunicazione commerciale non deve offendere le convinzioni morali, civili e religiose. Essa deve rispettare la dignità della persona in tutte le sue forme ed espressioni e deve evitare ogni forma di discriminazione". Proprio l'Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria nei giorni scorsi ha ritenuto di intervenire con un proprio provvedimento contro la campagna pubblicitaria dell'azienda in questione. Esempi ce ne sono molti. Stiamo parlando di questa azienda, ma ovviamente non è solo questa azienda che fa una pubblicità, secondo me, lesiva della dignità delle donne. La stessa Città di Torino - vorrei ricordare -, con la mozione n. 57 approvata in Consiglio Comunale il 17 ottobre 2005, si è impegnata ad orientare la comunicazione istituzionale dell'Amministrazione Comunale superando l'uso strumentale, offensivo ed oltraggioso dell'immagine femminile intesa come richiamo sessuale, oggetto passivo, e gli stereotipi sessuali che male interpretano e/o banalizzano l'identità non solo della donna, ma anche dell'uomo, e si è anche impegnata a promuovere sui mezzi pubblici, in accordo con la GTT, una pubblicità positiva sulle pari opportunità. Vi è poi una deliberazione di Giunta Comunale, approvata nel mese di settembre 2002, che vincola i soggetti che collaborano con il Comune di Torino ad evitare l'utilizzo, nella comunicazione pubblicitaria, di linguaggi o contesti espressivi che possano risultare offensivi per la dignità delle persone. Ovviamente, non voglio entrare nel merito dell'originalità e del valore creativo dei messaggi pubblicitari oggetto dell'interpellanza, ma l'aver espresso una valutazione sulle pubblicità oggetto di questa interpellanza rientra, penso, nella libertà di espressione, oltre che nelle competenze dell'Assessorato alle Pari Opportunità. Strumentalizzare il corpo della donna, mercificandolo, facendo di questo un prodotto, un'esca per vendere e per vendere di più, non significa, a mio avviso, sfatare dei luoghi comuni, ma indurre a pensare che con il proprio corpo si possa ottenere ciò che si vuole. Sdoganare, per così dire, la professione di escort non può essere la via da indicare ai nostri figli, ed inoltre credo sia sbagliato che una società imponga, come modello di riferimento, questo tipo di professioni. Chi vende il proprio corpo, lo fa consapevolmente e liberamente, ma non penso che sia la strada vincente da seguire. Strumentalizzare una professione come quella della escort, a mio avviso, non fa altro che sottolineare maggiormente la distinzione che oggi si fa tra sante e non sante, fortificando ulteriormente lo stereotipo e creandone di nuovi. In questi anni, la Città di Torino si è fatta promotrice di messaggi pubblicitari che ritraggono le donne nel loro quotidiano, donne anonime, che si impegnano nello studio, nell'insegnamento, nella ricerca, nella loro professione, facendo i salti mortali, nell'assoluto silenzio, mentre tentano di conciliare i tempi di famiglia e di lavoro. Questi credo siano i messaggi che occorre lanciare oggi, come scrive Miriam Mafai nella prefazione al libro "Non è un Paese per donne", parlare di donne che ogni giorno lavorano (o cercano un lavoro), studiano, si occupano dei propri figli e stabiliscono reti di solidarietà e di affetti. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La invito ad accelerare, Assessore, per cortesia. SPINOSA Maria Cristina (Assessore) Sì. Per questo ringrazio il Consigliere Viale, perché, con la sua interpellanza, mi ha dato l'opportunità di parlare in quest'Aula di un problema non nuovo: il fatto che la pubblicità debba essere sempre rispettosa dei diritti di tutti; così come ringrazio anche il Consigliere Centillo per aver richiamato l'attenzione su questo tema; così come ringrazio le tante associazioni femminili che mi hanno sollecitato ad intervenire. È per queste ragioni che ho ritenuto di richiedere un incontro urgente ai vertici della GTT, al fine di valutare assieme gli opportuni provvedimenti da assumere su questa vicenda specifica e, soprattutto, per prevenire che altri episodi di questo tipo possano ripetersi in futuro. Ritengo che sia importante che vengano ristabiliti i principi del rispetto e della dignità delle donne e delle minoranze e l'affermazione chiara della lotta contro ogni discriminazione, perché le donne in questa società meritano di essere rispettate come cittadine, nella loro piena dignità sociale, senza essere etichettate da un manifesto pubblicitario come escort o ragazze facili o sante. Mi impegnerò, per quanto di mia competenza, ovviamente insieme al Consiglio Comunale, alle Commissioni e alle associazioni, a liberare, per così dire, la città dalle pubblicità offensive e discriminatorie nei confronti delle donne, perché ritengo, concludo dicendo: se non ora, quando? FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Viale. VIALE Silvio Sono abbastanza scioccato di questa non risposta, assolutamente sbagliata nel merito, che mi offende come Consigliere Comunale di questa Città. Credo che il prossimo passo, se davvero l'Assessore Spinosa intende proporre una censura sulla base del buoncostume in questa città, sarà una mozione di sfiducia per l'Assessore. Io dico e faccio, posso votarla da solo, possiamo votarla in dieci... non rida, Assessore Spinosa, perché lei ha preso una cantonata bestiale. Lei oggi una pubblicità come questa, della Jesus, peraltro torinese, non la attaccherebbe sui muri, e sarebbe tra quelle che trent'anni fa non l'avrebbe attaccata sui muri. Una pubblicità come quella successiva, che le faccio vedere, in modo artigianale, di Oliviero Toscani, censurata vent'anni fa, lei oggi la censurerebbe. È una cosa inaccettabile, perché lei come cittadina può pretendere che cosa vuole, ma come rappresentante di questa Giunta, di questa Città e di questa maggioranza in questo Consiglio Comunale no: ha le sue opinioni, ma non può parlare a nome mio e a nome di tutti i Consiglieri. Poi, se la maggioranza del Consiglio Comunale dirà che lei ha ragione, io ne prenderò atto, ma è un'altra questione. Lei ha "inciuccato" le quote, non può venirmi a dire che ci sono pubblicità offensive nei confronti delle donne. Sicuramente! Ci sono pubblicità offensive per i meridionali, per i neri, per tutte le minoranze, per i medici, per chiunque. Il problema è che noi stiamo parlando di alcune pubblicità - queste - in cui le donne sono vestite normalmente, nemmeno modello Santanchè, per intenderci; anche in quest'Aula, alcune Consigliere molte volte si sono presentate con una gonna sopra il ginocchio o con una scollatura leggermente un po' oltre, al limite dello sterno. Nessuno si è scandalizzato, nessuno ha parlato di offesa alle donne. Credo che lei abbia veramente una visione "bacchettona" in testa, al di là di una visione politica che pretende di avere, perché quando la GTT censura uno dei sei cartelloni, uno dei quattro proposti - per motivi di tempo non li elenco -, dove in quei sei cartelloni c'è ad esempio "Mi piacciono le donne", eccetera, con un richiamo ad una questione gay, omosessuale, LGBT e transgender, è inutile che venga poi a raccontarcela nelle sedute apposite e nelle riunioni fuori; se questa è la sua opinione, non si faccia vedere in quelle riunioni, oppure, se arriva, lo dica: "Io boicotto e censuro questa pubblicità", ma lo dica anche in quelle sedi, di fronte al popolo LGBT, non soltanto a una minoranza di popolo femminista. Lei ha preso una cantonata e sta difendendo una posizione ideologica sbagliata, assoluta, che è di censura sul buoncostume. Io non credo che lei abbia una la delega al buoncostume. GTT ha sbagliato a censurare quel manifesto, hanno sbagliato coloro che hanno detto non "la censura è sbagliata", ma "bisogna censurarne ancora un altro". Oggi, sui mezzi di trasporti GTT ci sono alcuni manifesti, non altri; alcuni ci sono e altri non ci sono. Non sono andato a vedere quali siano stati accettati e non accettati, ma il fatto è che questi sei manifesti sono stati rifiutati da alcune Amministrazioni Comunali, capofila un certo Alemanno, Sindaco di Roma, che non credo sia il suo modello, però di fatto è il suo modello. È il suo modello, scusate, se lei ha la stessa posizione; mi può spiegare che parte da una posizione opposta, ma non è così. Vorrei dire un'altra cosa: questo concetto che la donna non può mai sbagliare, che la donna è impeccabile, un po' mediana, non è puttana e non è nemmeno santa, ma è un po' così e un po' là, è un concetto antifemminista al 100%. Le donne sbagliano esattamente come i maschi, si comportano esattamente come i maschi e hanno posizioni giuste o sbagliate, tant'è vero che esistono molte donne in politica dalla parte che uno ritiene sbagliata e ci sono donne che fanno altre cose. L'ultima cosa - prendo atto, ma sono allibito -: la criminalizzazione delle escort per criminalizzare la prostituzione. Scusate, ma stiamo scherzando? La escort è un lavoro, è un lavoro che può sconfinare con la prostituzione, ma io mi aspetto che in questa maggioranza ci sia una sensibilità storica e politica rispetto a quelle che sono le condizioni di prostituzione volontaria e di quella che, invece, è una prostituzione costretta; ho abitato a San Salvario per trent'anni, tra Via Ormea e Via Pietro Giuria, a Via Cavalli ed altre zone, fa parte della storia di questa città, non voluta, mal sopportata, in qualche modo anche non tollerata. Ma faccio notare che negli anni Settanta e Ottanta, quando in questa Città c'era un po' più di moralismo rispetto ad oggi, i Sindaci di questa Città, da Picco, a Porcellana, a Peyron, abitavano tutti a San Salvario, con le prostitute sotto casa. Ogni tanto c'era qualche polemica, ma non ho mai visto un Sindaco, lancia in resta, scagliarsi contro la prostituzione in quelle zone, perché questa è una città in cui bene o male c'è ancora tolleranza. Il punto è che lei non ha risposto a questa interpellanza. Mi sarebbe piaciuto se avesse fatto vedere i manifesti della pubblicità, invece ha citato due frasi fuori dal contesto; ha citato cose che non c'entravano, vuol far vedere manifesti pornografici - non so, presumo pornografici, dipende poi se lo sono anche, li faccia vedere - che non c'entrano con la questione e non mi fa vedere, invece, i sei manifesti della campagna, che ha due modelle abbastanza caste, che potrebbero entrare in qualunque libro di scuola. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La invito a concludere. VIALE Silvio Quindi, concludendo, ovviamente non sono soddisfatto di questa presa di posizione; sono abbastanza scandalizzato della risposta dell'Assessore e chiedo che a rispondere sia il Sindaco, perché in fondo è il Sindaco responsabile della maggioranza, è il Sindaco responsabile anche delle questioni etiche di questa città. Se abbiamo un Assessore che interpreta le Pari Opportunità nella direzione del buoncostume, è un problema politico. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola, per una breve risposta, all'Assessore Spinosa. SPINOSA Maria Cristina (Assessore) Intanto, Consigliere Viale, mi dispiace di essermi, probabilmente, spiegata male, perché lei ha detto cose che io non ho detto, soprattutto sul lavoro delle escort o su altre questioni. Io ho semplicemente detto che lei mi ha dato l'assist - per usare un termine calcistico - per parlare della strumentalizzazione delle donne in pubblicità, che per vendere uno yogurt bisogna mettere la donna nuda, per vendere bisogna dire se una è escort oppure è una santa o è una vergine. È ora che a Torino si sollevi il problema di queste pubblicità, che utilizzano il corpo delle donne (poi sono d'accordo con lei che ci sono altre forme di discriminazioni per altre minoranze o per altri soggetti, che vanno comunque preservati) solamente per veicolare dei messaggi e ledono la dignità delle donne stesse. È un problema che bisogna sollevare e che mi sento di sollevare, e la pregherei di non mettermi in bocca questioni sulla LGBT o altro, che non mi appartengono, perché la mia sensibilità e la mia appartenenza e la mia storia dichiarano tutt'altro. Quindi, questo... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Abbia pazienza. Intanto, le chiedo di rientrare in un dialogo normale, perché penso che non ci sia bisogno di alterare i toni. Ritengo che non siano le uniche pubblicità che abbiano questi doppi sensi, è ora che si smetta di fare pubblicità ledendo la dignità delle donne. E poi non allarghiamo ad altri discorsi, perché io ho detto questo. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Il Consigliere Viale non è soddisfatto della risposta, quindi l'interpellanza verrà inviata nella Commissione competente, che è la Pari Opportunità, per un approfondimento. Il Presidente della Commissione inviterà anche il Sindaco per una risposta più completa. |