Cittą di Torino

Consiglio Comunale

Cittą di Torino > Consiglio Comunale > VERBALI > Torna indietro

Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 26 Settembre 2011 ore 12,00
Paragrafo n. 16
INTERPELLANZA 2011-04887
"CENSURA GTT DELLA CAMPAGNA PUBBLICITARIA DELLA FRANCOMINA E DICHIARAZIONI DELL'ASSESSORE ALLE PARI OPPORTUNIT? DELLA CITT? DI TORINO" PRESENTATA DAL CONSIGLIERE VIALE IN DATA 16 SETTEMBRE 2011.
Interventi

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Passiamo alla discussione dell'interpellanza n. mecc. 201104887/002, presentata in
data 16 settembre 2011, avente per oggetto:
"Censura GTT della campagna pubblicitaria della Francomina e dichiarazioni
dell'Assessore alle Pari Opportunità della Città di Torino"

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola, per la risposta, all'Assessore Spinosa.

SPINOSA Maria Cristina (Assessore)
Avrei voluto iniziare questo mio intervento mostrandovi alcune immagini sulla
rappresentazione del corpo della donna oggi negli spot pubblicitari, non solo quello
dell'azienda che è oggetto dell'interpellanza del Consigliere Viale,
rappresentazione che è in linea con un uso provocatorio degli immaginari sessuali
negli ultimi tempi in Italia.
Non potendomi in questa sede, per questioni di tempo, servire delle immagini, che
però ho a mia disposizione per chiunque volesse dare anche una breve occhiata, mi
limito a citare alcuni titoli degli spot, appunto, oggetto dell'interpellanza: "Sono
Maddalena, faccio la escort e non sono una ragazza facile", "Sono Maria e non sono
vergine, ho una forte spiritualità", "Sono Monica, lavoro in politica e non vado a
letto con nessuno".
Non vi è dubbio che siano tutte pubblicità di chiaro impatto, la maggior parte delle
quali dal doppio senso voluto.
Quindi io mi chiedo e vi chiedo se si possa parlare di evoluzione del costume, di
evoluzione della donna, come recita il claim dell'azienda che è stato citato
nell'interpellanza in oggetto.
Ritengo, piuttosto, che con certe ostentate rappresentazioni della donna si sia
superata la soglia della tolleranza. Non si tratta di censura, per quanto mi riguarda,
non si tratta di voler essere "bacchettoni", ma credo che l'escalation di violenza
contro le donne debba far riflettere un'Amministrazione e debba imporre ad
un'Amministrazione di tenere alta l'attenzione sul forte rischio sociale e diseducativo
che può derivare da questi messaggi dai contenuti profondamente lesivi nei confronti
della dignità delle donne.
A tale proposito ricordo che l'articolo 10 del Codice dell'Istituto dell'Autodisciplina
Pubblicitaria così recita: "La comunicazione commerciale non deve offendere le
convinzioni morali, civili e religiose. Essa deve rispettare la dignità della persona in
tutte le sue forme ed espressioni e deve evitare ogni forma di discriminazione".
Proprio l'Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria nei giorni scorsi ha ritenuto
di intervenire con un proprio provvedimento contro la campagna pubblicitaria
dell'azienda in questione.
Esempi ce ne sono molti. Stiamo parlando di questa azienda, ma ovviamente non è
solo questa azienda che fa una pubblicità, secondo me, lesiva della dignità delle
donne. La stessa Città di Torino - vorrei ricordare -, con la mozione n. 57 approvata
in Consiglio Comunale il 17 ottobre 2005, si è impegnata ad orientare la
comunicazione istituzionale dell'Amministrazione Comunale superando l'uso
strumentale, offensivo ed oltraggioso dell'immagine femminile intesa come richiamo
sessuale, oggetto passivo, e gli stereotipi sessuali che male interpretano e/o
banalizzano l'identità non solo della donna, ma anche dell'uomo, e si è anche
impegnata a promuovere sui mezzi pubblici, in accordo con la GTT, una pubblicità
positiva sulle pari opportunità.
Vi è poi una deliberazione di Giunta Comunale, approvata nel mese di settembre
2002, che vincola i soggetti che collaborano con il Comune di Torino ad evitare
l'utilizzo, nella comunicazione pubblicitaria, di linguaggi o contesti espressivi che
possano risultare offensivi per la dignità delle persone.
Ovviamente, non voglio entrare nel merito dell'originalità e del valore creativo dei
messaggi pubblicitari oggetto dell'interpellanza, ma l'aver espresso una valutazione
sulle pubblicità oggetto di questa interpellanza rientra, penso, nella libertà di
espressione, oltre che nelle competenze dell'Assessorato alle Pari Opportunità.
Strumentalizzare il corpo della donna, mercificandolo, facendo di questo un prodotto,
un'esca per vendere e per vendere di più, non significa, a mio avviso, sfatare dei
luoghi comuni, ma indurre a pensare che con il proprio corpo si possa ottenere ciò
che si vuole.
Sdoganare, per così dire, la professione di escort non può essere la via da indicare ai
nostri figli, ed inoltre credo sia sbagliato che una società imponga, come modello di
riferimento, questo tipo di professioni. Chi vende il proprio corpo, lo fa
consapevolmente e liberamente, ma non penso che sia la strada vincente da seguire.
Strumentalizzare una professione come quella della escort, a mio avviso, non fa altro
che sottolineare maggiormente la distinzione che oggi si fa tra sante e non sante,
fortificando ulteriormente lo stereotipo e creandone di nuovi.
In questi anni, la Città di Torino si è fatta promotrice di messaggi pubblicitari che
ritraggono le donne nel loro quotidiano, donne anonime, che si impegnano nello
studio, nell'insegnamento, nella ricerca, nella loro professione, facendo i salti
mortali, nell'assoluto silenzio, mentre tentano di conciliare i tempi di famiglia e di
lavoro.
Questi credo siano i messaggi che occorre lanciare oggi, come scrive Miriam Mafai
nella prefazione al libro "Non è un Paese per donne", parlare di donne che ogni
giorno lavorano (o cercano un lavoro), studiano, si occupano dei propri figli e
stabiliscono reti di solidarietà e di affetti.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La invito ad accelerare, Assessore, per cortesia.

SPINOSA Maria Cristina (Assessore)
Sì. Per questo ringrazio il Consigliere Viale, perché, con la sua interpellanza, mi ha
dato l'opportunità di parlare in quest'Aula di un problema non nuovo: il fatto che la
pubblicità debba essere sempre rispettosa dei diritti di tutti; così come ringrazio
anche il Consigliere Centillo per aver richiamato l'attenzione su questo tema; così
come ringrazio le tante associazioni femminili che mi hanno sollecitato ad
intervenire.
È per queste ragioni che ho ritenuto di richiedere un incontro urgente ai vertici della
GTT, al fine di valutare assieme gli opportuni provvedimenti da assumere su questa
vicenda specifica e, soprattutto, per prevenire che altri episodi di questo tipo possano
ripetersi in futuro.
Ritengo che sia importante che vengano ristabiliti i principi del rispetto e della
dignità delle donne e delle minoranze e l'affermazione chiara della lotta contro ogni
discriminazione, perché le donne in questa società meritano di essere rispettate come
cittadine, nella loro piena dignità sociale, senza essere etichettate da un manifesto
pubblicitario come escort o ragazze facili o sante.
Mi impegnerò, per quanto di mia competenza, ovviamente insieme al Consiglio
Comunale, alle Commissioni e alle associazioni, a liberare, per così dire, la città dalle
pubblicità offensive e discriminatorie nei confronti delle donne, perché ritengo,
concludo dicendo: se non ora, quando?

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Viale.

VIALE Silvio
Sono abbastanza scioccato di questa non risposta, assolutamente sbagliata nel merito,
che mi offende come Consigliere Comunale di questa Città.
Credo che il prossimo passo, se davvero l'Assessore Spinosa intende proporre una
censura sulla base del buoncostume in questa città, sarà una mozione di sfiducia per
l'Assessore. Io dico e faccio, posso votarla da solo, possiamo votarla in dieci... non
rida, Assessore Spinosa, perché lei ha preso una cantonata bestiale. Lei oggi una
pubblicità come questa, della Jesus, peraltro torinese, non la attaccherebbe sui muri,
e sarebbe tra quelle che trent'anni fa non l'avrebbe attaccata sui muri. Una pubblicità
come quella successiva, che le faccio vedere, in modo artigianale, di Oliviero
Toscani, censurata vent'anni fa, lei oggi la censurerebbe. È una cosa inaccettabile,
perché lei come cittadina può pretendere che cosa vuole, ma come rappresentante di
questa Giunta, di questa Città e di questa maggioranza in questo Consiglio Comunale
no: ha le sue opinioni, ma non può parlare a nome mio e a nome di tutti i Consiglieri.
Poi, se la maggioranza del Consiglio Comunale dirà che lei ha ragione, io ne
prenderò atto, ma è un'altra questione. Lei ha "inciuccato" le quote, non può venirmi
a dire che ci sono pubblicità offensive nei confronti delle donne. Sicuramente! Ci
sono pubblicità offensive per i meridionali, per i neri, per tutte le minoranze, per i
medici, per chiunque. Il problema è che noi stiamo parlando di alcune pubblicità -
queste - in cui le donne sono vestite normalmente, nemmeno modello Santanchè, per
intenderci; anche in quest'Aula, alcune Consigliere molte volte si sono presentate
con una gonna sopra il ginocchio o con una scollatura leggermente un po' oltre, al
limite dello sterno. Nessuno si è scandalizzato, nessuno ha parlato di offesa alle
donne.
Credo che lei abbia veramente una visione "bacchettona" in testa, al di là di una
visione politica che pretende di avere, perché quando la GTT censura uno dei sei
cartelloni, uno dei quattro proposti - per motivi di tempo non li elenco -, dove in quei
sei cartelloni c'è ad esempio "Mi piacciono le donne", eccetera, con un richiamo ad
una questione gay, omosessuale, LGBT e transgender, è inutile che venga poi a
raccontarcela nelle sedute apposite e nelle riunioni fuori; se questa è la sua opinione,
non si faccia vedere in quelle riunioni, oppure, se arriva, lo dica: "Io boicotto e
censuro questa pubblicità", ma lo dica anche in quelle sedi, di fronte al popolo
LGBT, non soltanto a una minoranza di popolo femminista. Lei ha preso una
cantonata e sta difendendo una posizione ideologica sbagliata, assoluta, che è di
censura sul buoncostume. Io non credo che lei abbia una la delega al buoncostume.
GTT ha sbagliato a censurare quel manifesto, hanno sbagliato coloro che hanno detto
non "la censura è sbagliata", ma "bisogna censurarne ancora un altro". Oggi, sui
mezzi di trasporti GTT ci sono alcuni manifesti, non altri; alcuni ci sono e altri non ci
sono. Non sono andato a vedere quali siano stati accettati e non accettati, ma il fatto è
che questi sei manifesti sono stati rifiutati da alcune Amministrazioni Comunali,
capofila un certo Alemanno, Sindaco di Roma, che non credo sia il suo modello, però
di fatto è il suo modello. È il suo modello, scusate, se lei ha la stessa posizione; mi
può spiegare che parte da una posizione opposta, ma non è così.
Vorrei dire un'altra cosa: questo concetto che la donna non può mai sbagliare, che la
donna è impeccabile, un po' mediana, non è puttana e non è nemmeno santa, ma è un
po' così e un po' là, è un concetto antifemminista al 100%. Le donne sbagliano
esattamente come i maschi, si comportano esattamente come i maschi e hanno
posizioni giuste o sbagliate, tant'è vero che esistono molte donne in politica dalla
parte che uno ritiene sbagliata e ci sono donne che fanno altre cose.
L'ultima cosa - prendo atto, ma sono allibito -: la criminalizzazione delle escort per
criminalizzare la prostituzione. Scusate, ma stiamo scherzando? La escort è un
lavoro, è un lavoro che può sconfinare con la prostituzione, ma io mi aspetto che in
questa maggioranza ci sia una sensibilità storica e politica rispetto a quelle che sono
le condizioni di prostituzione volontaria e di quella che, invece, è una prostituzione
costretta; ho abitato a San Salvario per trent'anni, tra Via Ormea e Via Pietro Giuria,
a Via Cavalli ed altre zone, fa parte della storia di questa città, non voluta, mal
sopportata, in qualche modo anche non tollerata. Ma faccio notare che negli anni
Settanta e Ottanta, quando in questa Città c'era un po' più di moralismo rispetto ad
oggi, i Sindaci di questa Città, da Picco, a Porcellana, a Peyron, abitavano tutti a San
Salvario, con le prostitute sotto casa. Ogni tanto c'era qualche polemica, ma non ho
mai visto un Sindaco, lancia in resta, scagliarsi contro la prostituzione in quelle zone,
perché questa è una città in cui bene o male c'è ancora tolleranza.
Il punto è che lei non ha risposto a questa interpellanza. Mi sarebbe piaciuto se
avesse fatto vedere i manifesti della pubblicità, invece ha citato due frasi fuori dal
contesto; ha citato cose che non c'entravano, vuol far vedere manifesti pornografici -
non so, presumo pornografici, dipende poi se lo sono anche, li faccia vedere - che
non c'entrano con la questione e non mi fa vedere, invece, i sei manifesti della
campagna, che ha due modelle abbastanza caste, che potrebbero entrare in qualunque
libro di scuola.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La invito a concludere.

VIALE Silvio
Quindi, concludendo, ovviamente non sono soddisfatto di questa presa di posizione;
sono abbastanza scandalizzato della risposta dell'Assessore e chiedo che a rispondere
sia il Sindaco, perché in fondo è il Sindaco responsabile della maggioranza, è il
Sindaco responsabile anche delle questioni etiche di questa città. Se abbiamo un
Assessore che interpreta le Pari Opportunità nella direzione del buoncostume, è un
problema politico.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola, per una breve risposta, all'Assessore Spinosa.

SPINOSA Maria Cristina (Assessore)
Intanto, Consigliere Viale, mi dispiace di essermi, probabilmente, spiegata male,
perché lei ha detto cose che io non ho detto, soprattutto sul lavoro delle escort o su
altre questioni. Io ho semplicemente detto che lei mi ha dato l'assist - per usare un
termine calcistico - per parlare della strumentalizzazione delle donne in pubblicità,
che per vendere uno yogurt bisogna mettere la donna nuda, per vendere bisogna dire
se una è escort oppure è una santa o è una vergine. È ora che a Torino si sollevi il
problema di queste pubblicità, che utilizzano il corpo delle donne (poi sono
d'accordo con lei che ci sono altre forme di discriminazioni per altre minoranze o per
altri soggetti, che vanno comunque preservati) solamente per veicolare dei messaggi
e ledono la dignità delle donne stesse. È un problema che bisogna sollevare e che mi
sento di sollevare, e la pregherei di non mettermi in bocca questioni sulla LGBT o
altro, che non mi appartengono, perché la mia sensibilità e la mia appartenenza e la
mia storia dichiarano tutt'altro.
Quindi, questo... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Abbia pazienza. Intanto,
le chiedo di rientrare in un dialogo normale, perché penso che non ci sia bisogno di
alterare i toni.
Ritengo che non siano le uniche pubblicità che abbiano questi doppi sensi, è ora che
si smetta di fare pubblicità ledendo la dignità delle donne. E poi non allarghiamo ad
altri discorsi, perché io ho detto questo.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Il Consigliere Viale non è soddisfatto della risposta, quindi l'interpellanza verrà
inviata nella Commissione competente, che è la Pari Opportunità, per un
approfondimento. Il Presidente della Commissione inviterà anche il Sindaco per una
risposta più completa.
Copyright © Comune di Torino - accesso Intracom Comunale (riservato ai dipendenti)