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MAGLIANO Silvio (Vicepresidente) Passiamo alla discussione dell'interpellanza n. mecc. 201103574/002, presentata in data 17 giugno 2011, avente per oggetto: "San Pietro in Vincoli" MAGLIANO Silvio (Vicepresidente) La parola all'Assessore Curti. CURTI Ilda (Assessore) Cercherò di essere molto precisa anche in termini di legge, perché l'interpellanza fa riferimento alle modalità con cui l'Amministrazione ha interpretato alcune disposizioni di legge. La Città di Torino ha individuato, in via sperimentale, interventi mirati alla riqualificazione di ambiti territoriali diversi, come l'area del Canale Molassi con una deliberazione della Giunta Comunale del febbraio 2006, di San Pietro in Vincoli, agosto 2009, del Canale Carpanini, giugno 2010. In particolare - è questo l'oggetto dell'interpellanza - l'area del Canale Molassi, tra Via Andreis e Strada del Fortino, comprende anche Via Francesco Cirio 18, dov'è ubicato lo stabile oggetto dell'esposto a cui si fa riferimento nell'interpellanza, ed è disciplinata dal Regolamento comunale n. 316, per la gestione delle attività di vendita e di scambio non professionale di cose usate. Vorrei fare una considerazione. A Torino, il fenomeno dello scambio e della vendita di beni usati ha radici antiche ed è supportato da fonti storiche, soprattutto nell'area del Balôn, che ne attestano l'esistenza fin dal 1860. Storicamente, però, il commercio di cose antiche o usate di seconda mano rientrava all'interno del TULPS (Testo Unico di Pubblica Sicurezza) del 1936, che all'articolo 121 recitava che era possibile svolgere attività di scambio di merci usate senza licenza commerciale e che era sufficiente presentare una preventiva dichiarazione all'Autorità locale di Pubblica Sicurezza. Il Balôn, nel corso del Novecento si è formato sulla base dei cosiddetti "centoventunisti", ossia coloro che, relativamente all'articolo 121, si limitavano a chiedere un'autorizzazione alla Polizia di Stato, alla Questura, e non all'Amministrazione pubblica. La normativa è cambiata nel 1998 ed anche in questi anni c'è stata un'evoluzione. Nel Decreto Legge, poi convertito in Legge nel febbraio 2009, si prevede la regolamentazione, a fini ecologici, la rinascita e lo sviluppo in ambito locale, dei mercati dell'usato, demandando agli Enti Locali l'individuazione degli spazi pubblici da adibirsi allo svolgimento periodico degli stessi. Il Regolamento n. 316, quindi, rientra in questa normativa generale, nazionale, che indica ai Comuni e alle Amministrazioni locali di definire delle aree e di regolamentarle. Inoltre, il Decreto Legislativo del 03/12/2010 "Disposizioni di attuazione della Direttiva 2008/98/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 19 novembre 2008 relativa ai rifiuti", all'articolo n. 6, confermando la priorità strategica della prevenzione nella gestione dei rifiuti, ha disposto che le Pubbliche Amministrazioni promuovano iniziative dirette a favorire il riutilizzo dei prodotti, anche mediante l'attivazione di misure educative, economiche, logistiche o altro, specialmente in Regioni popolari, come la costituzione di reti di riutilizzo senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Quindi, le filiere del riutilizzo, in questo contesto anche normativo, uniscono la convenienza economica per l'utilizzatore (il venditore e l'acquirente) alla convenienza ambientale. L'intervento di riqualificazione delle zone dedicate al libero scambio, in particolare quello di Canale Molassi, si è rivelato sicuramente un progetto articolato e molto complesso per la collocazione, in un ambito territoriale particolare quale è quello dell'area del Balôn e di Borgo Dora, anche con l'affluenza di etnie diverse e la molteplicità dei soggetti coinvolti; la Città, però, ha condiviso questo progetto con il Comitato per l'Ordine Pubblico e la Sicurezza, composto dai vertici della Prefettura, della Questura, dei Carabinieri, del Palazzo di Giustizia e degli Enti Locali. Quindi, la sperimentazione a Canale Molassi, a San Pietro in Vincoli e poi, successivamente, anche in Piazza della Repubblica, deriva da una condivisione e da una decisione del Comitato per l'Ordine Pubblico e la Sicurezza. Le aree istituite per il libero scambio di cose usate non sono da considerarsi mercati e, quindi, non sono soggette alla disciplina giuridica della normativa sul commercio e sui mercati (al Decreto Legislativo del marzo del 1998, n. 114), perché gli operatori autorizzati non sono professionali e sono esclusi gli imprenditori commerciali. È in corso la revisione della disciplina regolamentare, perché attualmente il Regolamento n. 316 si limita a regolare in modo sistematico l'area del Canale Molassi; la nostra intenzione è che, entro la fine dell'anno, approdi in Consiglio un Regolamento generale sulle aree di libero scambio e non esclusivamente su quella di Canale Molassi. Per quanto riguarda, invece, la vicenda processuale a cui fa riferimento il Consigliere, attualmente è conclusa per la sopravvenuta carenza di interesse espressa dal condominio ricorrente di Via Francesco Cirio n. 18 successivamente alla sentenza del TAR del dicembre 2003, in quanto c'è stata una definizione extragiudiziale della controversia. Non vi leggo le motivazioni del TAR, a meno che non ne siate interessati, ma posso consegnarvi una nota che precisa e definisce quali sono state le motivazioni del TAR per dichiarare improcedibile il ricorso proposto dal condominio stesso. Quindi, vista la caducità del ricorso e la conclusione del ricorso al TAR, la Città ha rinunciato a fare istanza al Consiglio di Stato. Il 3 settembre 2010 si è definitivamente chiuso il ricorso al TAR del condominio ed il successivo ricorso al Consiglio di Stato da parte della Città avverso al ricorso fatto dal condominio al TAR. MAGLIANO Silvio (Vicepresidente) La parola al Consigliere Tronzano. TRONZANO Andrea Ringrazio l'Assessore per la risposta, che è esaustiva ma non soddisfacente per quanto mi riguarda. Apprendo con piacere che verrà rivisto il Regolamento n. 316, perché rimaniamo della nostra opinione su San Pietro in Vincoli, ossia che si tratti di un'area oggettivamente critica, che sostanzialmente non vi siano regole (perché affermare che si vendano delle cose usate è un eufemismo) e, quindi, provochi dei problemi alla cittadinanza limitrofa, oltre che ai commercianti della zona. Quando l'Assessore al Suolo Pubblico modificherà il Regolamento n. 316, ci faremo carico di avanzare delle proposte concrete, perché - naturalmente il nostro è solo un auspicio, perché l'Assessore ha dimostrato la volontà di non procedere in questo senso su quell'area - riteniamo assolutamente imprescindibile per la tranquillità, la sicurezza e anche l'aiuto ai commercianti (che, già oggi, vivono una situazione di crisi molto ampia) che quell'operazione sia in linea con quanto dice la Regione, ossia che si svolge un'attività di carattere sociale con implicanze di ordine pubblico, e, quindi, oggettivamente è importante trattarla in questo modo. Al momento, il Comune non interviene in questo senso; continueremo a porre l'attenzione sul tema, nella speranza che, con il Regolamento n. 316 e le sue modifiche, si arrivi ad una definizione complessiva di questa - mi perdoni, Assessore - finta integrazione, perché, oggettivamente, non è così, purtroppo, il modo per raggiungere l'integrazione che tutti auspichiamo. MAGLIANO Silvio (Vicepresidente) L'interpellanza è discussa. |