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Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 11 Luglio 2011 ore 15,00
Paragrafo n. 9
DELIBERAZIONE DI INIZIATIVA CONSILIARE 2011-03668
LINEE PROGRAMMATICHE RELATIVE ALLE AZIONI ED AI PROGETTI DA REALIZZARE NEL CORSO DEL MANDATO 2011-2016 - APPROVAZIONE (ARTICOLO 42 COMMA 3 E ARTICOLO 46 COMMA 3 D.LGS. 267/2000 - ARTICOLO 38 DELLO STATUTO DELLA CITTA').
Interventi

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Passiamo all'esame congiunto della proposta di deliberazione n. mecc.
201103668/002, presentata dal Sindaco Fassino in data 27 giugno 2011, avente per
oggetto:
"Linee programmatiche relative alle azioni ed ai progetti da realizzare nel corso del
mandato 2011-2016 - Approvazione (articolo 42 comma 3 e articolo 46 comma 3 D.
Lgs. 267/2000 - articolo 38 dello Statuto della Città)".
della proposta di mozione n. mecc. 201103947/002, presentata dai Consiglieri
Tronzano, Magliano, Ambrogio, Coppola, Furnari, Greco Lucchina, Liardo e
Marrone in data 11 luglio 2011, avente per oggetto:
"Mozione di accompagnamento alle linee programmatiche:
un grande Piano a favore della casa".
e della proposta di mozione n. mecc. 201103953/002, presentata dai Consiglieri
Carossa, Carbonero e Ricca in data 11 luglio 2011, avente per oggetto:
"Mozione di accompagnamento alla delib. mecc. 201103668/002 - Integrazione alle
linee programmatiche del Comune su famiglia e TAV".

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Tronzano.

TRONZANO Andrea
Presidente, signor Sindaco, Assessori, colleghi Consiglieri, è con piacere che prendo
la parola in questa nuova tornata amministrativa su un tema di fondamentale
importanza per il futuro di questa nostra Città.
Sono un uomo appartenente con chiarezza ad una parte politica, ma sono
consapevole dell'importanza del momento storico in cui viviamo. Pertanto, signor
Sindaco, mi faccia iniziare questo discorso dicendole che le sue responsabilità sono
anche le nostre. Non avremo paura, in ossequio al recente appello del Presidente
della Repubblica, a condividere idee ed opinioni, pur se provenienti da parti
contrapposte.
Sicuramente noi vorremmo poter godere dello stesso atteggiamento e degli stessi
comportamenti da parte della sua maggioranza. Questo creerebbe l'ambiente ideale
non per fare accordi sottobanco o di piccolo cabotaggio, ma per avere quella
necessaria condivisione che aiuti anche i nostri valori, i nostri interessi e le nostre
aspettative, che certifichi che il 30% degli elettori torinesi gode della giusta
attenzione da parte di colui che si è voluto definire \"il Sindaco di tutti i Torinesi\".
È ai torinesi che il Consiglio Comunale e la Giunta devono avvertire, in via
prioritaria, il dovere di rispondere del proprio operato. La trasparenza, la concordia
su temi condivisi, l'efficacia e l'efficienza delle decisioni rappresentano la risposta
più alta che si possa dare, in questo tempo di dispregio, nei confronti del sistema
politico.
Ricordo che sta a noi, a coloro che hanno il privilegio di sedere in un'Aula pregna di
decisioni storiche, ricostruire la credibilità della classe politica. Sta a noi dimostrare,
con i fatti, che Torino è in grado di entrare nel novero delle grandi metropoli italiane,
ovvero Roma e Milano.
Sta a noi lavorare più sui contenuti che sulle formule. Mi riferisco alla sua adesione,
ad esempio, all'asse del Nord.
Efficienza delle Istituzioni significa, innanzitutto, riforme. Non abbiamo poteri
legislativi, ma abbiamo ampio margine, nell'ambito delle nostre competenze
amministrative, per essere riformatori. Lei pensi, ad esempio, se riuscissimo a ridurre
il numero di Regolamenti comunali. Sono oltre 160 e creano costi addizionali ed
artificiali.
Pensi se potessimo dotare - come noi pensiamo si debba fare - la Giunta di un
disability manager (proposta, tra l'altro, pervenuta anche dal Consigliere Magliano e
dal Consigliere Marrone), ovvero una persona che sia in grado di verificare che le
deliberazioni approvate dalla Giunta e dal Consiglio siano in linea con le leggi a
sostegno della disabilità motoria e visiva.
Pensi se riuscissimo ad abbassare - come noi pensiamo si possa fare - alcuni tributi
locali, ad escludere le offerte palesemente incongrue nelle gare d'appalto, a
consentire finalmente una rotazione, in altri ruoli, di direttori e di dirigenti che
occupano il loro posto con professionalità da più di 5 anni.
La consapevolezza di queste possibilità è dovere primario della politica, se davvero
vuole onorare il suo primato, come io penso sia necessario. La politica deve tornare
ad essere la guida della società e non deve più essere nelle mani di caste ben più
potenti e potenzialmente nefaste per i bisogni e le necessità dei cittadini.
Questo è il suo primo compito, signor Sindaco, forte con i forti, a favore del bene
comune. Noi saremmo con lei.
La seconda grande sfida è garantire l'effettiva concordia tra capitale e lavoro,
aumentare la produzione della ricchezza torinese e redistribuirla in modo equo.
Questa sfida è anche la nostra sfida. Noi vorremmo percepire concretamente una sua
importante azione per fare imboccare a Torino la via della ripresa economica, dello
sviluppo e della giustizia sociale.
Oggi, seppur corroborato dal numericamente importante successo elettorale, il potere
del centrosinistra è un potere esausto, che non raggiunge più il cuore dei cittadini.
Oggi la sensazione di molti e la percezione di tanti è che questa Città sia ingessata
nei salotti e nelle decisioni di qualche decina di persone.
La gioventù anagrafica della sua Giunta deve saper cogliere quella che sarebbe stata
ed è la nostra ambizione, l'ambizione del PdL: cambiare quella parte di classe
dirigente che non ha più la forza di affrontare nuove strade e fa vivere agli altri
l'agonia del proprio successo. Le oligarchie, l'assenza di regole, altri fattori che lei
ben conosce hanno ridotto la globalizzazione ad essere elemento destabilizzante e
non, come si pensava, volano di sviluppo. Oggi siamo ancora nell'occhio del ciclone.
Deve ammettere, signor Sindaco, che il Governo ha fatto uno sforzo enorme - oltre
30 miliardi di Euro - per evitare i licenziamenti di massa: ha consentito, attraverso la
Cassa Integrazione, per la prima volta anche in deroga, di mantenere la coesione
sociale; ha attivato quelle procedure nella speranza di una ripresa. Oggi qualche
piccolo segnale di ottimismo lo troviamo: cito, ad esempio, la New Holland, che ha
richiamato 400 persone dalla Cassa Integrazione, visto l'arrivo di nuove ed
importanti commesse.
Non si vede ancora la luce in fondo al tunnel, perché il cedimento economico è stato
così improvviso e travolgente che ha contagiato a fondo l'economia reale del nostro
Paese, toccando nei gangli vitali energicamente la nostra città.
Non dobbiamo, però, rassegnarci a subire un lento svuotamento del nostro
patrimonio industriale; non dobbiamo arroccarci su una linea difensiva, tesa a
presidiare ciò che è rimasto.
Questo mi aspetto dalla sua giovane Giunta, da lei e questa sarà l'ambizione del
nostro essere opposizione.
Lei ha detto, nella sua illustrazione, che la competizione non sarà solo più tra
imprese, ma tra territori, io aggiungo territori ad alta densità abitativa, con rilevanti
attività economiche e con capacità di mettere a sistema tutti quegli elementi e quelle
risorse, anche umane, che caratterizzano l'innovazione.
Ecco perché è indispensabile uscire dall'oligarchia torinese; ecco perché è
indispensabile fare alleanze pragmatiche e non ideologiche, agire sui contenuti e non
sulle formule.
Ecco la responsabilità che ha una sana attività amministrativa, che non vincola
ulteriormente, ma potenzia e sviluppa le interazioni positive di un sistema complesso
(le citavo università, imprese industriali, terzo settore, aziende pubbliche, servizi a
rete, imprese finanziarie).
Come diciamo da sempre - e lei lo ha sottolineato - Torino ha una vocazione
manufatturiera e tale deve rimanere.
Tutti i dati più recenti segnalano che le nazioni con un alto indice di presenza
industriale mostrano una bilancia commerciale più favorevole. Il settore
manifatturiero non è più una reliquia del passato, il problema industriale torna ad
essere centrale, questo anche perché una comunità vive di tensioni interne e di
emozioni determinate non solo da quello che è, ma anche da quello che pensa possa
essere il proprio futuro. Oggi la mia sensazione è che Torino sia la capitale degli
anziani ed una città in larga parte composta da persone assistite e ai margini del
tessuto produttivo.
Dobbiamo aumentare il capitale sociale, ovvero l'insieme delle risorse che derivano
dalla relazione tra individui, comprese fiducia e solidarietà: tanto più sarà elevato,
tanto più Torino funzionerà. Dobbiamo dare una svolta. Lei, signor Sindaco, ha
questo compito immane e fondamentale.
Sussumere il modello FIAT e aiutare l'affermarsi del modello Marchionne non deve
essere considerato schiavismo o ritorno al passato, ma la semplice evoluzione
richiesta ad una società moderna, scevra dalle incrostazioni prodotte dal più forte
Partito Comunista europeo dal 1945 al 1995, il Partito Comunista Italiano.
La FIAT vuole diventare uno dei sei poli automobilistici mondiali e noi dobbiamo
aiutarla a diventarlo, dobbiamo marginalizzare la FIOM e tutte quelle spinte che si
oppongono ad un modello, quello di poter lavorare, che è la stessa popolazione che
vuole. Dobbiamo opporci ad un sistema che ha nel non fare le sue metastasi più
preoccupanti.
L'Unione Europea ci raccomanda di proseguire nel risanamento per ridurre
sensibilmente il debito pubblico, ma ci incoraggia ad incentivare la crescita
attraverso misure strutturali di liberalizzazione del mercato del lavoro e di incentivi
alla produttività, di favorire la parificazione tra lavori protetti e lavori aperti alla
concorrenza, ovvero precari, di attuare liberalizzazioni e maggiore concorrenza nel
campo dei servizi pubblici.
Le politiche industriali di Torino devono andare verso i mondi che domani
traineranno la ripresa, come la ICT, l'energia rinnovabile, il medicale, l'automotive,
l'aerospazio, comprese, tra l'altro, nel Piano Competitività della Regione e presto
declinate puntualmente in misure specifiche per essere finanziate per la ricerca
industriale e lo sviluppo precompetitivo.
Il nuovo Sindaco di Torino deve prendere atto, inoltre, di come l'esigenza
occupazionale delle imprese si saturi molto più rapidamente rispetto al passato e
quindi tutti gli strumenti funzionali all'occupabilità, formazione ed orientamento,
debbono essere ripensati.
Dobbiamo agire sulle cause, ciascuno per le proprie competenze, che eliminano o
riducono le ragioni di una scarsa crescita, ovvero l'organizzazione del lavoro, le
relazioni industriali, il lavoro femminile, la giustizia civile (che costa alle aziende 2,3
miliardi di Euro all'anno), la scuola, l'università, le infrastrutture.
Che cosa fare, allora, al nostro interno? Non ho ricette magiche, ma posso, con
umiltà, sottolineare questi punti: accelerazione della ricerca in campo tecnologico,
utilizzando il credito di imposta, previsto, tra l'altro, dal Decreto Legge 70 del 2011
per gli anni 2011 e 2012; ridefinire i processi organizzativi e gestionali, soprattutto
nel settore amministrativo; formare il capitale umano, capace di attuare tutto questo;
e poi il sistema consolidato Comune e Partecipate dovrebbe costruire le proprie gare,
per fare in modo che il sistema delle imprese torinesi se la possano giocare
lealmente, onde evitare di spostare percentuali di PIL fuori dal nostro territorio.
La Pubblica Amministrazione deve uscire dalla logica autoreferenziale, deve aiutare
la diffusione e la realizzazione di contenuti utili ai cittadini e alle imprese; deve
cercare di organizzare strutture di formazione eccellenti. Per fare questo bisogna
avere coraggio, bisogna che le organizzazioni sindacali sposino questo progetto.
Occorre che il personale si metta in gioco con umiltà e dedizione, anche se in un
periodo di risorse scarse.
Se, in senso lato, dimostrerà questo coraggio, signor Sindaco, sarà il primo che non
rimanderà il cambiamento di cui questa città ha bisogno.
Che cosa fare per l'esterno? Non diminuire le risorse destinate alle opere pubbliche e
all'edilizia. Gli appalti pubblici in Italia sono un mercato da 102 miliardi di Euro.
Il Presidente ANCI ci ha detto che 1 miliardo di Euro in edilizia genera una ricaduta
complessiva di 3,4 miliardi.
Abbiamo 4 milioni di metri quadrati da utilizzare.
Con il Decreto Sviluppo abbiamo la possibilità di avere nuove risorse, che ci
derivano da un potenziamento della Cassa Depositi e Prestiti, dalla possibilità di
estensione della finanza di progetto e del leasing in costruendo.
Abbiamo finalmente la possibilità di mettere un limite alle cosiddette \"riserve\".
Possiamo modificare i regolamenti a seguito dell'introduzione del silenzio/assenso
per il rilascio del permesso di costruire e l'estensione della segnalazione certificata di
inizio attività. Dobbiamo dotare Torino delle infrastrutture necessarie, quali, ad
esempio, il sottopasso di Piazza Derna e il sottopasso di Rotonda Maroncelli, i due
grandi assenti. La loro mancanza impedisce un accesso tra Nord e Sud di Torino,
adeguato ai flussi di traffico e alle esigenze dei cittadini delle aziende.
Dobbiamo lanciare un grande Piano Casa, signor Sindaco, e la prego di ascoltarmi,
come io l'ho ascoltata, per favore, perché se no mi interrompo. Io l'ho ascoltata
attentamente lunedì scorso. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Certo, no, no,
ma siccome era un po' che parlava, allora ho aspettato un attimo. Non dico cose
storiche, ma dico cose che magari possono essere utili.
Lanciare un grande Piano Casa. Noi vogliamo dare una casa a tutti coloro che ne
hanno bisogno. Noi vogliamo il social housing, per dare una casa in affitto, a prezzi
calmierati, che diventa poi di proprietà, a chi ha difficoltà ad avere accesso al credito
e siamo per trovare i terreni da destinare ad Edilizia Residenziale Pubblica.
Se le tendenze registrate negli ultimi anni dovessero trovare riscontro ancora nel
decennio in corso, saranno circa il 40% le famiglie italiane ad avere accesso ad una
casa, mentre il 42,5% ricorrerà all'affitto piuttosto che a programmi di edilizia
agevolata, mentre le restanti famiglie dovranno fare ricorso a programmi di edilizia
sociale.
La Variante 200 sarà il banco di prova. Credo che lei sia al corrente che la seconda
linea della Metropolitana costerà 630 milioni di Euro e che il 20% li deve mettere il
Comune, il restante 60 il CIPE, la Regione il 20.
L'Amministrazione di Torino vuole trovare i suoi 240 milioni di Euro dalla vendita
di diritti edificatori. Sulla Linea 2 non è previsto né social housing né ERP, se non in
piccolissima parte.
Lei ha detto che Torino ha ancora tante aree dismesse e degradate, di nostra
proprietà; siamo, pertanto, in grado di fare entrambe le cose: social housing, anche
attraverso il fondo immobiliare etico, insieme a Cassa Depositi e Prestiti e
Fondazioni bancarie a favore delle giovani coppie dai 18 ai 34 anni, per le mamme o
i papà soli, per i disabili, per gli studenti, per i single e per tutti coloro che, da un
lato, non riescono ad accedere all'acquisto dell'abitazione sul libero mercato e,
dall'altro, non rientrano (perché sono considerati troppo poveri, purtroppo) nei
programmi e nei criteri attraverso i quali si assegna l'alloggio in ERP. Perdonatemi,
troppo ricchi.
Edilizia Residenziale Pubblica come ulteriore strumento per garantire una casa a
tutti.
Dobbiamo, inoltre, raccogliere la sfida (come ho visto che il suo Assessore Lavolta
ha fatto, e credo che sia giusto) con il progetto Smart City, per combinare sviluppo
urbano sostenibile e competitività, puntando sulle tecnologie pulite e a bassa
emissione di CO2. Molto di questo progetto è sulle spalle dei Sindaci; noi vorremmo
contribuire al progetto Smart, in quanto non esiste una formula standard, ma ogni
realtà deve individuare il suo specifico piano che risponda alle proprie esigenze,
quindi chiediamo di essere coinvolti, signor Sindaco e signor Assessore, chiediamo
di essere coinvolti nel progetto Smart City.
Noi, in questo senso, riteniamo utile il TAPE, come lo definisce una slide del
Comune di Torino, cioè il Turin Action Plan for Energy, che ha l'ambizione di
puntare ad una riduzione delle emissioni, nel 2020, di 260.000 tonnellate annue,
attraverso una riqualificazione energetica degli edifici, attraverso il cosiddetto eco-
building. Infatti, il rilancio dell'edilizia - sul quale noi puntiamo moltissimo -
adeguando gli edifici esistenti alle nuove necessità e prestazioni energetiche,
garantendo la qualità del costruito, è una priorità. Dobbiamo migliorare la
deliberazione di attuazione, inoltre, del Piano Casa regionale, dobbiamo liberarla
dalla burocrazia, per darla in mano al mondo reale, in modo che sia realmente utile
agli imprenditori.
Un'altra delle idee utili potrebbe essere quella di non far pagare gli oneri
dell'urbanizzazione se si fanno investimenti a favore di una maggiore efficienza
energetica.
Stabilità e solidità della finanza pubblica sono essenziali tanto nel tempo presente
quanto, soprattutto, per quello che verrà. Una crescita duratura ed equa, uno sviluppo
economico ed un equilibrio politico democratico possono avvenire solo nel contesto
di una stabilità ed una solidità finanziaria. Questo equilibrio dobbiamo realizzarlo
tanto dal lato della finanza pubblica, quanto dal lato della finanza privata.
È essenziale tornare ad essere virtuosi, per evitare che Torino debba concorrere, nel
2013, all'ulteriore realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica fissati dalla
Manovra del Governo, che prevedono, per i Comuni non in grado di rispondere ai
parametri di virtuosità, un ulteriore taglio di 3 miliardi di Euro.
Non siamo in ritardo, signor Sindaco, ce la possiamo fare. Le lamentele che ho
sentito in questi giorni sono sicuramente corrette, ma noi possiamo farcela a tornare
ad essere virtuosi. Dobbiamo pertanto lavorare sul rapporto tra spesa in conto
capitale, finanziata con risorse proprie, e spesa corrente, sulla nostra autonomia
finanziaria, sul tasso di copertura dei costi dei servizi a domanda individuale, che
sono alcuni parametri che la Manovra mette per tornare ad essere virtuosi.
Inoltre le aggiungo anche la questione dei derivati, in quanto - e lo sottolineava oggi
il nostro Coordinatore Cittadino del PdL - alcuni Comuni italiani hanno già ottenuto
l'annullamento dei contratti derivati, recuperando, dalle banche, risorse determinanti
per i propri bilanci.
Dobbiamo, inoltre, ispirare il nostro sistema fiscale ed assistenziale a quattro principi
e criteri direttivi: progressività, neutralità, solidarietà e semplicità, ossia basato su un
codice di principi comuni generali.
Siamo, pertanto, consapevoli di quanto l'equilibrio di bilancio sia importante, ma
siamo certi che la Città sia in grado di abbassare alcuni tributi locali, signor Sindaco.
Nella scorsa tornata amministrativa siamo stati protagonisti - lei non lo può sapere,
ma chi l'ha vissuta lo sa - nel lanciare alcune proposte che ancora oggi fanno parte
del dibattito cittadino, come la manutenzione delle strade e dei marciapiedi e come
gli asili nido o come, ad esempio, la riorganizzazione della Polizia Municipale. In
questi 5 anni che verranno vogliamo confermare l'utilità di quanto detto e lanciare
una nuova sfida sul fisco locale.
Noi possiamo abbassare la TARSU, signor Sindaco. Possiamo abbassare le rette
delle mense scolastiche se apriremo alla concorrenza. Lei pensi che l'appalto
triennale è 116 milioni di Euro, lo vincono da 20 anni quattro imprese, sempre le
solite; perché? Perché non c'è concorrenza. Noi vogliamo che il metodo diventi
quello del \"cook and chill\": il \"cook and chill\" è il metodo corretto che permette di
aprire alla concorrenza e consente, di questi 116 miliardi di Euro, di risparmiarne,
facendo uno sconto diverso dallo 0,9%, che è quello di oggi, aumentandolo al 5-7% e
reinvestendo quelle risorse per l'abbassamento delle rette delle mense scolastiche.
Noi vogliamo incidere sulla vita quotidiana delle persone. Su questo tema anche
un'elevazione del limite per i fermi amministrativi, fatti da SORIS, può incidere. Noi
abbiamo fatto questa proposta, abbiamo presentato una mozione e chiediamo
l'elevamento dei limiti minimi di SORIS per il fermo amministrativo: oggi sono 100
Euro, crediamo che siano inadeguati rispetto ai tempi che corrono.
La vita quotidiana. Lo diceva il nostro candidato Sindaco Michele Coppola nella sua
campagna elettorale ed io lo condividevo al 100%, era uno dei nostri cavalli di
battaglia nella campagna elettorale: noi crediamo che la Città si debba avvicinare ai
problemi delle persone, noi vogliamo agire per garantire maggiore giustizia sociale e
sanare gli squilibri tra diritti reclamati e doveri dimenticati. È sempre stato un nostro
faro, un nostro punto di riferimento questo tipo di battaglia sulla vita quotidiana e
continueremo a farla, sperando che lei, signor Sindaco, la sua maggioranza e la sua
Giunta ci diano spazio per le nostre proposte.
Pensiamo al commercio. Non so quanti commercianti ed ambulanti avranno ancora
la forza di lottare per garantire i posti di lavoro.
Pagamento di tributi, che ogni anno aumentano del 15%. Signor Sindaco, se lei
riorganizzerà il servizio di raccolta dell'AMIAT, lei potrà risparmiare ed impedire
alla TARSU di aumentare dal 4 al 16% ogni anno. Glielo dico, abbiamo presentato
una mozione lo scorso anno, non è stata approvata e non so per quali motivi, ma
torneremo alla carica su questo tema: la TARSU si può abbassare.
Affitti dei locali, inoltre, per i commercianti. Non dobbiamo considerarli evasori.
Questo è un appello che faccio sia all'Assessore, sia ai Consiglieri. I commercianti
non sono evasori. I diritti del commerciante sono quelli di poter lavorare in serenità,
con regole uguali per tutti e che vengano rispettate da tutti, nello stesso modo.
Ad esempio, è successo ultimamente che chi somministra non ha una licenza di
somministrazione, eppure è andato a somministrare; alcuni paninari sono stati messi
vicino a dei locali che somministravano panini. Quindi, questo non ha senso. Queste
sono le regole che devono essere rispettate per tornare ad avere l'ambiente ideale per
fare sviluppo in questa città. Questo è il ragionamento essenziale, signor Sindaco, e
questo lei deve combattere.
Pensiamo, inoltre, agli asili nido. Quando parliamo di pari opportunità, dobbiamo
innanzitutto pensare che la donna deve essere libera di scegliere se stare a casa a
guardare i bimbi o lavorare e non essere obbligata a rinunciare al lavoro, perché non
ci sono posti sufficienti.
Pur essendo arrivati al traguardo del 30% di Lisbona, signor Sindaco, grazie anche a
noi, e glielo sottolineo al 100% senza paura di essere smentito, siamo riusciti a
raggiungere quell'obiettivo perché noi, come opposizione, abbiamo lanciato la
collaborazione tra pubblico e privato e l'Assessore Borgogno ci è venuto dietro, con
più difficoltà l'Assessore Saragnese, anzi, per nulla allora, però la differenza politica
e ideologica è stata sostanziale in quel tema.
Abbiamo 22.000 bambini a Torino e 7.000 posti, con liste d'attesa che superano le
1.500 persone. Solo grazie all'impegno dell'opposizione ed alla capacità di ascolto,
siamo riusciti ad arrivare. Adesso noi chiediamo ancora maggiore attenzione.
Pensiamo che le liste d'attesa possano essere eliminate, annullate nel giro di 5 anni,
se la collaborazione fra pubblico ed privato continua e, soprattutto, signor Sindaco,
guardi i punteggi delle graduatorie, che sono fondamentali, perché oggi la sensazione
è che una mamma cittadina italiana, torinese, sia sempre sopravanzata da altre
persone, e non dico quali perché non ha senso, però questa è la sensazione. Allora
bisogna cercare di lavorare per questo.
Chiudo, signor Sindaco e signor Presidente, per dirle ancora che il mercato degli
appalti vale 127 miliardi di Euro all'anno in Italia; noi dobbiamo cercare, in questo
senso, di eliminare l'utilizzo improprio delle procedure per affidamenti indiretti per
importi che superano la soglia comunitaria, un ricorso eccessivo alla procedura
negoziata, ovvero ad affidamenti senza gara, che è un altro aspetto essenziale. La
scadente performance delle stazioni appaltanti, ossia un corretto affidamento dei
contratti ed una loro corretta esecuzione, onde evitare aperture e chiusure senza
certezze dei tempi. Un altro problema fondamentale.
Ho chiuso, Presidente. Piccole e grandi risposte perché la politica, senza realtà, è
vuota, e l'economia, senza la politica, è cieca.
Signor Sindaco, forte con i forti, a favore del bene comune. Buon lavoro.

MAGLIANO Silvio (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Liardo. Le ricordo che dispone di dieci minuti.

LIARDO Enzo
Innanzitutto ringrazio il Presidente ed il signor Sindaco. Io dirò delle cose storiche,
visto che chi mi ha preceduto, il Capogruppo, ha ribadito più volte che non diceva
cose storiche.
La mia impressione è che le linee programmatiche sono un frutto di calcoli statistici,
signor Sindaco, ritengo sbagliati, e non dalla situazione reale che questa Città sta
vivendo. Su questo mi permetto di dare un contributo, affinché il signor Sindaco
possa entrare nella vera realtà, visto che questa città non l'ha vissuta da vicino, ad
esclusione degli ultimi tempi, con qualche taglio di nastro, magari, ma possa partire
da un dato reale, evitando di immaginare una città con un alto livello di servizi, che
ha trasformato le sue linee programmatiche in un libro dei sogni.
La cosa più grave è che nelle linee programmatiche il Sindaco abbia richiamato le
Giunte Castellani e Chiamparino come esempio; questo mi porterà un po' a fare un
excursus storico.
Avendo vissuto la città come cittadino (e non come Consigliere), in questi ultimi 20
anni, mi permetto di riepilogare un insieme di aspetti che ho visto, la vera realtà che
con me hanno vissuto moltissimi torinesi. Dirò un insieme di cose che ho visto: ho
visto la città essere sezionata per accogliere le autorità delle telecomunicazioni ed
infine finire a Napoli; ho visto realizzare un Sottopasso che finisce in un parcheggio,
Corso Spezia; ho visto realizzare un sottopasso ad una corsia che imprigiona le
vetture, Porta Palazzo (Corso Regina in quel tratto è stata sempre molto viabile,
anche in orari di mercato). Ho visto realizzare una Metropolitana che considera solo
mezza città, trascurandone, tra l'altro, la parte commerciale più importante, quella
che comunica con Milano. Ho visto realizzare una Metropolitana leggera, rovinando
Corso Giulio Cesare (tra l'altro qui siamo recidivi, perché già la Giunta Novelli fece
un disastro nella linea 3, Le Vallette, ma questo non è bastato come esempio), non
migliorando i tempi di percorrenza e i milanesi dovrebbero lasciare l'auto in un
parcheggio di interscambio che è vuoto, un ennesimo monumento all'inerzia, e non
aggiungo altro.
Ho visto realizzare Spina 3: poteva essere la città del futuro; ci siamo trovati di fronte
a casermoni. Altro che qualità della vita, che ho sempre sentito menzionare quando
ero più ragazzino negli anni Settanta! Con gravi problemi di quella zona, che si è
tentato di far risolvere ad un Comitato ad hoc, al quale partecipavano i politici della
sola maggioranza. Per la prima volta mi sono trovato di fronte ad un Comitato a cui
partecipavano i cittadini e all'interno i politici solo di maggioranza. Penso che
storicamente non sia mai successa una cosa del genere. Andate a vedere ciò che è
successo nel Comitato Dora: i Consiglieri di minoranza non sono stati ammessi.
Questo l'ho rinfacciato in Circoscrizione e oggi lo riporto alla ribalta in questo
Consiglio.
Inoltre, vorrei ricordare che la realizzazione di Spina 3 ha determinato la chiusura
dell'azienda Savigliano, non avendo avuto il tempo di ricollocarsi altrove. Sto
parlando sempre dei lavoratori. Abbiamo avuto dei lavoratori che non sono stati
rappresentati da nessuno e la chiusura della Savigliano, per iniziare la realizzazione
di Spina 3, ha determinato nuovi problemi e nuova disoccupazione.
Ho visto rovinare Piazzale Fusi, un tempo pieno di alberi. Dov'erano gli
ambientalisti, che una volta si attaccavano..., anche colleghi che hanno preceduto?
Ho visto case e cortili ATC sempre più malconci. Questo determina le periferie
trascurate.
Ho visto presidiare dai Vigili le auto, i buchi delle strade. Pensate i costi per i
contribuenti.
Adesso dai \"visto\" passerei ai \"vedo\".
Vedo una città insicura. La passata Amministrazione affermava che era solo una
percezione di insicurezza.
Vedo una Città con il Bilancio in rosso, determinato anche da una pessima gestione
delle Olimpiadi, per aver ricorso anche ai derivati.
Vedo Servizi Sociali senza risorse e in questo periodo vi lascio immaginare, ma per le
Associazioni di riferimento i fondi si trovano sempre, questo l'ho vissuto in
Circoscrizione.
Vedo nessun intervento in direzione delle famiglie, terrorizzate, ad esempio, dalle
lunghe liste d'attesa degli asili.
Vedo, in Piazza Castello - a distanza di 10 anni dal suo rifacimento -, lastroni rotti e
non sostituiti, ma asfaltati. Lo so che sono discorsi terra terra, ma interessano molto
ai cittadini a cui io faccio riferimento.
La nota più dolente: sul fronte ecologico la passata Giunta ha affrontato i problemi
con un ecologismo di facciata (esempio: domeniche ecologiche), forme
estemporanee nel considerare un inquinamento che ci è valso il primato della
seconda città in Europa con il maggior tasso di inquinamento. Dove
l'Amministrazione poteva intervenire direttamente, non l'ha fatto e su questo vorrei
che il signor Sindaco prestasse attenzione, visto che in Sala è presente anche una
delegazione. Mi riferisco all'inquinamento elettromagnetico del Teleporto in zona
Barca, dove intere famiglie hanno dovuto abbandonare le proprie abitazioni; il
Vicesindaco conosce la situazione e sin d'ora invito a trovare una soluzione per la
salvaguardia della salute dei cittadini, che per me hanno la priorità. Questo è il primo
obiettivo che questa Giunta dovrebbe prefiggersi: la salvaguardia dei cittadini.
Chiedo scusa per aver ecceduto nel tempo di cui disponevo, ma ho voluto citare,
seppure in maniera raffazzonata, episodi reali che questa città ha vissuto e che sono
distanti dalla realtà che il Sindaco ha descritto nelle sue linee programmatiche.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Moretti.

MORETTI Gabriele
Cerco di tirarmi su, dopo questo scenario catastrofico dettato dal Consigliere Liardo,
farò il possibile.
Come secondo Gruppo della maggioranza, noi ci sentiamo originali, stranamente, nel
non aver presentato emendamenti al programma del Sindaco. Tuttavia, ci tengo a
illustrare, in questa occasione, quelli che sono, secondo noi, alcuni elementi
importanti, alcune priorità che invitiamo a sviluppare e di cui chiediamo di tenere
conto in questo mandato.
Il programma, così come è stato presentato dal Sindaco Fassino, ha una sua struttura
molto generale. Come ha ben detto il Sindaco nei suoi interventi, chiaramente
rappresenta una serie di linee guida che trovo siano state presentate anche in modo
intelligente nella sua struttura: dieci sfide importanti con quattro motori, quattro idee
per cercare di risolverle e di tenere testa.
Si tratta di dieci sfide ambiziose, perché toccare i dieci punti che sono elencati nel
programma del Sindaco è sicuramente una sfida molto ambiziosa; copre tutti gli
ambiti possibili (dai giovani, all'innovazione, all'occupazione, alla cultura, al sapere
e chi più ne ha più ne metta), ma centra effettivamente le problematiche del mondo
di oggi.
Ciò che ritengo particolarmente interessante è come lei, signor Sindaco, ha pensato
di risolverle, cioè di provare ad inventare un nuovo progetto di città.
Lei ha parlato di internazionalizzazione, ha parlato di una modifica radicale
dell'urbanistica della città come motore per lo sviluppo, di sapere (è evidente che il
sapere, in quest'epoca della terza rivoluzione industriale, non può che essere un
motore fondamentale) e ha parlato di innovazione, e questa è una parola che mi
affascina molto.
Di tutte le tematiche che lei ha indicato nel suo programma, a me preme evidenziarne
tre, che noi riteniamo essere le più importanti per lo sviluppo della nostra città:
innanzitutto il lavoro per i giovani, la green economy e l'organizzazione della
macchina amministrativa comunale in ottica moderna. Non mi dilungherò molto,
però ci tengo a rappresentare il nostro modo di vedere le cose almeno riguardo questi
tre punti.
Sembra banale dire che il primo punto è risolvere il problema del lavoro a Torino.
Penso che tutti noi, che usciamo da una campagna elettorale, ci siamo resi conto di
quanto la prima cosa che ci venga richiesta dai cittadini sia il lavoro e soprattutto il
lavoro per i figli, per i giovani.
Io credo che la soluzione per il problema del lavoro, evidentemente, sia molto
complessa ed articolata; probabilmente alcuni temi non sono neanche molto nelle sue
leve di Sindaco, però sicuramente tutti noi insieme qualcosa possiamo fare. Intanto io
aggiungerei un piccolo aggettivo a fianco alla parola \"lavoro\", cioè non solo creiamo
lavoro, ma che il lavoro sia vero, che non sia un lavoro drogato, un lavoro che non
duri.
Il lavoro vero, secondo me, deve essere un lavoro con tre caratteristiche: deve essere
utile, sostenibile e competitivo. Utile, perché, se facciamo un lavoro che non serve a
nessuno, se facciamo un prodotto che non si vende più, chiaramente non può durare
molto; sostenibile, perché, se abbiamo i costi maggiori dei ricavi, l'azienda chiude;
competitivo, perché dobbiamo fare in modo che il lavoro che sviluppiamo qui a
Torino non possa essere portato via da altre aree, sia in Italia e sia all'estero.
Credo che le leve principali per ottenere questo lavoro vero - così come l'ho definito
- siano principalmente la legalità: è banale a dirsi, però il fatto di - e su questo lei,
Sindaco, chiaramente è intervenuto più volte, gliel'ho già sentito dire spesso - far
rispettare le regole è il primo modo per fare in modo che gli imprenditori seri
abbiano incentivo ad assumere le persone, perché se una persona ha i dipendenti
regolari e nell'azienda a fianco fanno lo stesso lavoro con i lavoratori in nero o con
contratti non regolari, certamente non si ottiene lavoro vero.
Invito il Sindaco anche ad intervenire con i suoi canali in sedi nazionali per attuare
delle politiche di difesa della competitività del territorio; anche leggendo sul Decreto
Sviluppo, che in questi giorni è sui giornali, emerge che in Italia si sta cercando di
risolvere il problema del lavoro attraverso di nuovo contributi e incentivi e, a mio
parere, non sono gli incentivi che poi creano un lavoro vero e strutturale nella nostra
Città e nella nostra Nazione.
Lei ha usato una parola interessante nel suo programma: questione settentrionale.
Ecco, stiamo molto attenti a questo, cioè cerchiamo di difendere i lavoratori della
nostra città e della nostra Regione.
Poi dicevo green economy, sembra banale a dirsi. C'è un Presidente statunitense che
ha vinto con un'idea basata sulla green economy, ci sono ormai decine e decine di
Città che hanno puntato sulla green economy come chiave per il loro sviluppo. Penso
che nel suo programma ci siano cose interessanti, già scritte, Smart City, Energy
Center, TAPE, quindi sicuramente ci sono. Io la invito, usando una frase che ha
scritto sempre lei sul suo programma, a pensare veramente in grande su questo tema,
perché qui c'è tanto da fare, cioè qui abbiamo un mercato di miliardi e miliardi da
sviluppare, tutto nuovo, tutto da fare, un mercato che forse per la prima volta nella
storia industriale non solo permette di creare prodotti nuovi, ma prodotti che fanno
bene all'ambiente, quindi bene ai cittadini stessi. Quindi si tratta di una doppia
scommessa, che varrebbe davvero la pena di vincere.
Ci sono casi noti di Città che hanno pensato in grande: c'è una famosa città tedesca,
dal nome impronunciabile, comunque una Città con 400.000 abitanti che era famosa
per il carbone, la chiamavano \"città del fuoco\", oggi la chiamano \"città del sole\".
Cioè, dove la comunità si stringe forte su un obiettivo vero e persiste su questo
obiettivo, insiste, molto spesso i miracoli accadono.
Ci sono aziende che hanno convertito il loro business, da elettrodomestico a
metalmeccanico, a green economy. C'è un caso interessante di una grande azienda di
elettrodomestici che ha salvato 360 dipendenti, trasformandoli da produttori di
lavatrici a produttori di pannelli fotovoltaici. In quei casi sì che l'intervento anche
dello Stato, il contributo della Regione o della Pubblica Amministrazione può essere
utile per creare lavoro vero.
Terzo ed ultimo punto, il tema della riorganizzazione della macchina comunale:
riorganizzare la macchina comunale vuol dire cercare, nella nostra interpretazione, di
dare più servizi ai cittadini. Chiaramente, se ho interpretato bene quello che ho letto e
quello che ho sentito da lei, l'occasione di un momento con scarsità di risorse, quindi
un momento dove la coperta è troppo corta, potrebbe essere veramente il momento
giusto per usare l'ingegno e per trovare un modo nuovo per dare una percezione
completamente diversa al cittadino dei servizi che noi forniamo a loro.
La macchina comunale la conosciamo tutti bene: conta quasi 13.000 persone; un
numero veramente importante, ma non è tanto importante il numero assoluto, quanto
il rapporto tra numero di abitanti e numero di dipendenti. Sostanzialmente, ogni
dipendente comunale deve servire circa 75 abitanti, che è un numero davvero
interessante; cioè è un numero che ti fa pensare che attraverso l'ingegno, le moderne
tecnologie, la motivazione del personale, la costruzione di indici di soddisfazione dei
cittadini si possa davvero dare alla città una percezione migliore del nostro operato.
Quindi, in questo senso, è possibile superare anche molti altri problemi, come ad
esempio il finanziamento dei nostri progetti.
Concludo su un tema che mi sta veramente a cuore, che è il quarto motore che il
Sindaco ha pensato come strumento per la trasformazione della città e l'attuazione
del suo problema: l'innovazione.
La parola \"innovazione\" è una delle parole più usate e anche una delle più abusate.
Si confonde spesso \"nuove tecnologie\" con \"innovazione\". Una battuta che faccio
spesso è che non credo sia innovativo che un ragazzo cerchi lavoro tramite
Facebook, perché non ha il lavoro; sarebbe molto più innovativo, oggi, sentire un
ragazzo che ha un sogno, un'idea da realizzare, un'aspirazione vera. Ancora più
innovativo sarebbe che qualche ragazzo voglia aiutarci a mettere a posto la cosa
pubblica.
Sarà capitato a tutti voi di incontrare pochissimi giovani in campagna elettorale, i
pochi che abbiamo incontrato erano arrabbiati; soprattutto pochissimi giovani che
ambiscono a investire la loro vita, il loro sapere, il loro impegno nel miglioramento
della nostra città o della nostra Nazione.
Innovare vuol dire fare qualcosa di diverso da come si faceva prima. Io credo che
voglia dire avere il coraggio di rischiare, cioè di fare delle scelte diverse da quelle
che si facevano fino al giorno prima. Solo attraverso queste scelte, a volte difficili, a
volte scomode, si possono davvero cambiare le cose.
Signor Sindaco, concludo dicendo che sul tema dell'innovazione lei ci troverà
sempre alleati, sempre che questa innovazione sia davvero l'innovazione vera, cioè
quella che fa cambiare le cose.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Rattazzi.

RATTAZZI Giulio Cesare
Io credo che, al di là di una interpretazione restrittiva o di un'adesione chiusa a
quanto prevede lo Statuto della nostra città all'inizio di ogni ciclo amministrativo, il
Sindaco ci abbia presentato una relazione ampia e puntuale sulle linee
programmatiche da adottare, sulle intenzioni annunciabili, sui desideri esprimibili,
talvolta perfino sui sogni, che peraltro vanno sempre contemplati in queste occasioni
di dibattito iniziale.
È una relazione che apre positivamente confronti, interlocuzioni, approfondimenti e
che tende ai dialoghi più che ai monologhi incrociati, soprattutto (ce lo auguriamo)
tra gli organismi esecutivi nominati e gli organismi democratici eletti. Perché ciò
possa venire con reciproco vantaggio, si porranno certamente successive fasi di
discussione, che inquadrino realisticamente i risultati raggiungibili nei prossimi 5
anni; perché una democrazia che non funziona è una democrazia inutile, tenendo
presente quanto si vuole fare ma anche quanto non si deve fare, recuperando
operativamente quello che è sotteso da precise valutazioni del Sindaco nel suo
documento, che possano essere rafforzate e concretate da un comune spirito di
collaborazione.
Le nostre preoccupazioni vanno oggi comunemente rapportate alle prospettive di
azione assumibili dal Comune per collocare le possibili soluzioni sullo sfondo
dell'evoluzione della città, della realtà economica, sociale e culturale.
I grandi temi, intersecati da una dovizia di propositi da attuare, emergono nelle dieci
sfide indicate. Inoltre, emergono considerazioni e affermazioni che attengono ai
comportamenti che l'Amministrazione può e deve assumere, valutando le situazioni
di difficoltà che le Autonomie Locali subiscono in questi tempi. Tutto ciò andrà
inevitabilmente correlato alle urgenze dell'ora, tenendo conto che, come suggerisce
un vecchio proverbio, quando si viene messi in ginocchio bisogna cercare di alzarsi,
oltre che pensare di volare.
Limitandomi alla citazione, quasi per titoli, dei temi da affrontare nella
programmazione specifica delle priorità e nella pianificazione pluriennale riferita alla
compatibilità finanziaria, si possono ricavare alcune osservazioni indotte da
importanti riferimenti esposti nella relazione. Mi riferisco brevemente a quattro:
l'esigenza di evitare restrizioni percentuali uguali per tutti i Settori e tutte le
professioni, cioè i cosiddetti tagli orizzontali e lineari. In momenti di crisi possono
servire per ridimensionare o eliminare le spese ridondanti o le iniziative superflue. La
rivisitazione della ripartizione della spesa storica può dislocare diversamente le
risorse contemplabili, senza che qualcuno si disperi e qualcun altro si illuda.
In questa ipotesi, anche la politica di governo dell'apparato comunale è orientabile
all'interno di una dignitosa revisione quantitativa e funzionale, della quale prima ha
saggiamente parlato il Consigliere Moretti, in un clima di maggiore trasparenza.
Questo è l'argomento di un mio emendamento che è stato inserito tra quelli
presentati dal Partito Democratico. Maggiore trasparenza sia su ispirazioni e criteri
delle decisioni assunte, sia sui risultati che si vogliono ottenere dalle nuove
collocazioni o posizioni, sia sulle valutazioni affidate all'organismo indipendente,
recentemente previsto dalla legislazione.
In secondo luogo, nell'ambito delle vicende di bilancio e anche di bilancio
consolidato con le aziende partecipate, le notazioni alle quali ho accennato possono
anche servire a guardare il debito pregresso, il cui costo annuale per la restituzione
dei prestiti è simile alla spesa che il Comune ha annualmente per l'impegno dei beni
e servizi, globalmente. Tuttavia, non bisogna caricare questo discorso di aspetti
polemici, perché i derivati rappresentano meno di un terzo del debito globale, mentre
Roma e Milano ne hanno di più. Inoltre, durante la precedente Amministrazione, si è
tentato (in una certa misura, perché era impossibile) di diminuire la loro presenza.
Viene detto, attualmente, che i derivati rappresentano circa meno di un terzo del
debito.
Quella del debito non è una tragedia; in questa situazione, che indubbiamente non è
simpatica e esaltante, ci accompagnano Comuni, come ho accennato, come Roma e
Milano.
Con la precedente Amministrazione, il debito è stato sostanzialmente bloccato, ma
non è ancora sensibilmente diminuito. L'eventualità di applicare entrate straordinarie
provenienti dalle eventuali azioni di vendita o cessione di quote azionarie delle
aziende totalmente o parzialmente partecipate, va vista con particolare attenzione;
un'eventualità oggi intralciata dalla confusione normativa emersa dopo il
referendum.
Queste operazioni passano dalla valutazione e dalla funzionalità delle aziende, che
sono da affrontare di caso in caso, senza portare uguali soluzioni per realtà diverse,
indulgendo al gusto latino della simmetria.
Il profitto non è un termine da demonizzare negli accostamenti non ideologizzati tra
pubblico e privato, ma, leggendolo dal lato del pubblico interesse, il profitto deve
essere uno strumento e non un fine, come logicamente i privati tendono a
considerarlo. Tenendo, altresì, presente che i Comuni, come soggetti di mercato nei
servizi pubblici, non devono lasciare spazio ad avventure che possono diventare
sventure, come è successo altrove.
Mentre sulla disponibilità generale di cespiti finanziari, i Comuni non hanno grandi
possibilità di manovra; le entrate prevalentemente sono condizionate da decisioni
centrali e non è certo il federalismo finora apparso, che speriamo venga corretto, che
lo consentirà se i gradi di libertà e di fiscalità locale si riducono attualmente a
compartecipazioni e ad addizionali.
Una terza considerazione è la convenienza di un approfondimento di una definizione
domestica del concetto di Welfare, che in questi momenti talvolta è aggredito dal
facile ricorso alla sua riduzione. Ci dobbiamo chiedere se il Welfare è contraibile o,
invece, è da rafforzare proprio adesso a favore delle fasce deboli, anche perché
sostiene il soddisfacimento dei diritti di cittadinanza.
Ci sono ruoli nazionali (la sanità, l'istruzione, le pensioni) e ruoli locali diversamente
articolati, dall'assistenza alla cultura, dall'ambiente alle integrazioni, alla sicurezza e
al settore scolastico, colpito oggi da inauditi provvedimenti disfattistici e per il quale
il Comune di Torino deve estendere il suo interesse all'intero percorso di istruzione
o, come dice la relazione, all'intera filiera dell'istruzione, dalle scuole materne
all'università. Purtroppo non esiste, né a Torino né in Piemonte, una governance
unitaria tra Enti Pubblici, gelosi dei loro pezzi di competenze legali, e iniziative
private, comprese quelle delle fondazioni bancarie, che a volte si soffermano
sull'ostentazione di lussi accademici particolaristici, più che all'assunzione di attività
di valenza sociale necessaria.
Il Welfare ha un'evidente valore civile, ma anche un rilevante valore economico nel
diffondere un benessere delle persone, attirando anche nuove occasioni di lavoro, di
internalizzazione e di crescita produttiva. Basterà a questo proposito la sussidiarietà
orizzontale? Lo si potrà vedere.
Infine vorrei citare parole come "crescita", "sviluppo", "investimenti", possibili o
impossibili, pubblici o privati. Sono parole molto citate, ma per percorrere certi
processi saranno utili adeguati orientamenti operativi.
In questo discorso entra anche l'aumento possibile delle residenze delle sedi
commerciali, artigiane e di piccola imprenditoria. Questo è un tema delicato, che
deve impegnare forse di più il Comune in analisi e valutazioni che individuino
globalmente gli effetti da conciliare e anche le eventuali attenuazioni di nuovi
ampliamenti abitativi da correlare in un armonico aspetto urbanistico.
Perché si arrivi a una costruzione materiale della città secondo ritmi da prefissare,
prima, come logici e non da subire, poi, come anomali. Anche su questo ho
presentato un emendamento contenuto in quelli del PD. Naturalmente, tutto ciò al di
là delle realizzazioni che vanno continuate nell'edilizia residenziale pubblica.
Inoltre, sono giusti gli accenni riferiti sia alle Circoscrizioni e al loro ruolo
nell'ottenere una forte partecipazione, sia all'Area Metropolitana.
Infine, nella relazione sulle linee programmatiche non si può non apprezzare i
richiami al rigore nella conduzione della cosa pubblica e l'accettazione di mettersi
sempre in discussione, di accogliere il confronto, per trovare le modalità migliori di
ascolto e di approccio al superamento dei problemi. Mi permetto anche di dire,
diffidando di certi moralisti, che detestano carenze e vizi di cui essi, in verità, sono
artefici e portatori.
Ma sulla coerenza di azione e di stile saprà certamente vigilare chi si trova al vertice
dell'Amministrazione, anche coordinando l'insieme composito che dentro si muove.
"Coordinare" significa armonizzare delle vitalità, incanalare sentimenti, propositi,
competenze, capacità che godono di forza propria verso sintesi dinamiche, tenendo
conto della legalità, ma prima ancora della moralità, che non va confusa con il
moralismo.
Non sempre ciò che è legale è automaticamente morale o socialmente valido. Dico
questo perché in questi anni, in questo nostro ambito di lavoro e da parte di qualche
amministratore, è mia impressione che si vada verso un progressivo affermarsi di una
affezione burocratica, una quasi ossessiva fiducia nel valore superiore delle
procedure e delle regolamentazioni. Perfino nella presentazione degli emendamenti
(com'è avvenuto in passato, può ancora avvenire) traspare a volte un certo squilibrio
distraente verso momenti lievi, piuttosto che verso caratterizzazioni che nella buona
politica si affidano al senso dell'essenziale, come dovrebbero fare sempre i partiti per
essere, come diceva Vittorini, forze politiche al servizio della moralità storica.
Finisco osservando che con le premesse programmatiche presentate e i contributi che
verranno da questa Sala, si fa anche la storia del futuro, come dice il titolo di un libro
recentemente pubblicato. Sarà soprattutto il futuro dei giovani, di cui tutti parlano; i
loro problemi di vita, che passano principalmente dal lavoro, si risolvono a mio
parere dentro allo sviluppo generale della città, più che attraverso una
settorializzazione degli interventi comunali o nazionali.
Un futuro da costruire insieme, governando la complessità sociale; un futuro in cui
nessuno si sente emarginato, anche quando è fuori dai processi di produzione: i
bambini che non producono ancora, i malati che non possono produrre, gli anziani
che non producono più. Un futuro per i giovani torinesi, generosi come la loro città,
impegnati anche nella ricerca del bene comune, oltre che delle proprie naturali
ambizioni; quindi consapevoli che i loro affanni esistenziali non si risolvono soltanto
nell'avere un posto in questa società, ma nell'avere una società in cui valga la pena
di avere un posto.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Carossa.

CAROSSA Mario
Devo dire che questa volta sono un po' imbarazzato a intervenire, perché (mi rivolgo
soprattutto ai Consiglieri Moretti e Rattazzi) forse ingenuamente ritenevo che di
queste linee programmatiche ne aveste parlato con il Sindaco prima della campagna
elettorale e delle elezioni; invece non so se il Consigliere Moretti le ha lette l'altro
giorno o pochi giorni fa.
Da questi interventi, io vedo altre linee programmatiche; dai numerosi emendamenti
di merito che avete presentato (sottolineo che sono 35 emendamenti, di cui 8 del
Consigliere Viale, così si distingue un attimo dal partito di cui dovrebbe far parte), si
vede veramente un'altra parte di programma. Io, quindi, sono imbarazzato e non
riesco a capire.
In altre occasioni mi sono trovato d'accordo con il Consigliere Tronzano, ma questa
volta no: io, al di là della questione umana, non auguro assolutamente nessun buon
lavoro al Sindaco Fassino, anche perché è solamente l'ultimo di un lungo elenco di
Sindaci che hanno portato questa città a un debito pro capite più alto in Italia,
Consigliere Rattazzi. Questo Sindaco è solamente l'ultimo di una lunga stirpe di
Sindaci di sinistra che hanno governato questa città negli ultimi 25 anni.
Quindi, la Lega Nord assolutamente non condivide queste linee programmatiche e
farà un'opposizione durissima a questa maggioranza, perché riteniamo che le linee
programmatiche di questa maggioranza - in cui si parla per pagine e pagine di
extracomunitari, di gay, di lesbiche, di coppie di fatto, e risolva in sole tre righe la
questione della famiglia - siano una vergogna.
Lo dico chiaramente: è una vergogna. Una vergogna per tutti i cittadini torinesi
regolarmente sposati, regolarmente non delinquenti, che lavorano regolarmente,
operai o impiegati, che tutte le mattine si alzano alle 6.30 per andare a lavorare e,
magari, non possono portare i bambini al nido che hanno vicino a casa. Magari
devono consegnare i loro bambini ai nonni, fortunati quando hanno i nonni. Magari,
in altri casi, devono andare in asili o in nidi lontani da casa, perché naturalmente in
quello sotto casa c'è l'extracomunitario di turno - di cui voi in queste linee
programmatiche parlate in decine e decine di pagine - che gli prende il posto. Poi,
magari, andiamo a scoprire che l'extracomunitario di turno, che magari ha anche
l'alloggio in case popolari, fa lo spacciatore. Non tutti sono così, mi dite sempre. La
differenza è che quasi tutti i nostri, invece, sono quelli che devono alzarsi alle 6.30 di
mattina per andare a lavorare. Quindi, noi non riusciamo a essere teneri con voi.
Toglietevi dalla testa che voi abbiate contribuito a rendere Torino una città bella. La
città non l'avete fatta bella né voi né Chiamparino, ma i nostri avi qualche centinaio
di anni fa; non gli avi di tutti, ma i miei di sicuro. La città bella l'ha fatta un governo
\\\"nemico\\\" quando vi ha dato migliaia di miliardi per le Olimpiadi; e cosa siete riusciti
a fare voi? Siete riusciti a fare un maquillage del centro di Torino. Non voi, ma solo
le Olimpiadi hanno fatto in modo che Torino entrasse finalmente nei circuiti
internazionali. Diciamocelo, perché voi invece pensate di essere i migliori del
mondo.
Invece, io vedo una città sempre più povera, in cui i cittadini non riescono più ad
andare avanti. Certo, questo dipende anche dalla congiuntura economica, dalle
questioni di governo e quant'altro, ma dipende anche molto dal fatto che qualsiasi
cittadino normale quando chiede qualcosa non la riceve, perché le poche risorse
vengono usate per altri cittadini, che non sono né torinesi né tanto meno italiani, tanto per
usare un termine che mi piace molto, soprattutto ultimamente.
Non possiamo condividere un programma in cui, per esempio, sulla ZTL, grande
fallimento della precedente Giunta, voi continuate su questa strada. Avete fatto una
ZTL allargata e l'unico vantaggio che ha portato (ma era quello che voi volevate) è
stato di prendere più di 30 milioni di Euro di multe ai cittadini, ma non ha cambiato
assolutamente nulla per quanto riguarda l'inquinamento da polveri sottili. In passato,
vi abbiamo chiesto di portarci i dati delle polveri sottili (l'ultimo anno ve l'abbiamo
chiesto quantomeno tre o quattro volte), ma non li avete mai portati, perché sapete
benissimo quali sono i dati: che non è cambiato nulla, se non per le povere casse del
Comune di Torino.
Quindi, l'unico emendamento di merito che abbiamo presentato, l'unico perché su
questo volevano proprio confrontarci con voi, chiede di togliere la ZTL e di accettare
veramente la sfida, facendo come qualsiasi città europea che ha un centro della città
totalmente pedonale, evitando una ZTL che è stata fallimentare in pieno, basta
vedere ogni mattina quante macchine ci sono in coda lungo i corsi perimetrali a
questa ZTL.
Vediamo se accetterete questa sfida, se avrete il coraggio di rinunciare a più di 30
milioni di Euro di multe in poco più di un anno, evitando di mettere in croce i
torinesi, e non solo, per aver superato di dieci metri un cartello o una telecamera che
non si vede bene.
Quindi, vi facciamo questa sfida e vi facciamo anche un avvertimento, poi termino
perché non ho altro da dire a voi, lo diremo nei prossimi anni. L'avvertimento è
questo: attenzione, voi avete svenduto i mattoni, che non erano vostri ma il frutto di
sacrifici di decine di anni di chi ci ha preceduto. Attenzione adesso a non svendere le
Società Municipalizzate, perché prima svendete le case e poi svendete le imprese. No,
i torinesi non ci stanno a questo; sappiatelo bene, anche quelli tra di voi che ancora
adesso pensano o fanno finta di pensare di essere di sinistra. Attenzione, avete già
fatto una svendita di troppo, non farete l'altra.
Un'ultimissima cosa mi lascia perplesso, Sindaco: il fatto che ci siano 35
emendamenti. Non dico che non ci sono stati altre volte; anche nel 2006, al
programma del Sindaco Chiamparino erano stati presentati degli emendamenti, ma
sono andato a rivederli e ho constatato che lo spessore di alcuni degli emendamenti
presentati oggi, rispetto a quelli presentati 5 anni fa, è totalmente diverso.
Faccio solo due riferimenti: il primo è quello della TAV. Sindaco, una volta per tutte
bisogna che prendiate una posizione, perché non è più sufficiente che lei dica,
correttamente, che è a favore della TAV. Da parte di un partito della sua
maggioranza, che esprime un'Assessore della sua maggioranza, è stato presentato un
emendamento che chiede di sospendere immediatamente i lavori del cantiere
dell'alta velocità. Sindaco, su questo non basta più respingere l'emendamento in
quest'Aula, ma è necessario prendere posizione dicendo: \\\"O vi allineate al
programma\\\" - che io ingenuamente pensavo aveste concordato assieme, ma
effettivamente non è così - \\\"o non ci siamo\\\"; altrimenti, vi ritroverete a metà
mandato nella stessa situazione in cui si era trovato il Sindaco Chiamparino con
Rifondazione Comunista.
Perché, Sindaco, questa non è solamente la posizione, peraltro assolutamente
rispettabile, dei Consiglieri Grimaldi e Curto; fosse solamente quella, uno direbbe
\\\"Va bene\\\", ma questa è la posizione del leader del loro partito ed è la posizione di un
neo Sindaco molto in voga dell'IDV, il Sindaco De Magistris di Napoli. Quindi non
è solamente (e scusatemi per il \\\"solamente\\\") la posizione e l'idea di due Consiglieri
di questa Sala Rossa, ma è la posizione di un partito e di una parte di un altro partito
che l'appoggiano.
Il secondo riferimento è quello delle coppie di fatto e delle famiglie vere. Cari finti
cattolici (lo dico a lei, capogruppo Lo Russo, con tutto il bene che le voglio), bisogna
prendere delle posizioni. L'unica famiglia è quella fatta tra un uomo e una donna.
Tutto il resto per noi non esiste, ma noi abbiamo il coraggio di dirlo chiaramente e
non andiamo a ricercare l'appoggio né dei preti né del Vaticano o di altri, perché è il
nostro essere, le nostre tradizioni, il nostro pensiero. Quindi, non andiamo a cercare
voti oltre Tevere, cosa che invece voi avete sempre cercato e cercate di tenere stretti.
Bisogna avere il coraggio delle proprie idee, di dire le cose come stanno.
Noi non possiamo accettare un programma in cui della famiglia vera si parla in tre
righe (difficili anche da capire, ma questo è un limite assolutamente solo mio),
mentre per le coppie di fatto, come se non bastasse quello che il Sindaco ha già
scritto in queste linee programmatiche, viene presentato dal PD un emendamento di
una pagina e mezza, perché non era ancora chiaro quello che il Sindaco aveva scritto.
Quindi, sappiate che noi della Lega Nord cercheremo di usare tutte le maniere per
ostacolare questo declino della città di Torino. Noi non saremo assolutamente
complici di quello che volete fare ai cittadini torinesi veri.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Sbriglio.

SBRIGLIO Giuseppe
Credo che oggi con questo atto siano finiti i primi riscaldamenti; le auto hanno un
po' terminato i giri di prova. Credo che le metafore siano utili per comprendere che
questi 5 anni non saranno semplici. Penso che i torinesi non abbiano dato fiducia a
questo Sindaco e a questo Consiglio Comunale solo per le promesse elettorali, ma
per ciò che è stato fatto negli anni precedenti. I nostri elettori, i torinesi in genere,
danno poca importanza all'immagine e agli spot televisivi. Torino è una città
silenziosa, una città discreta, che però nel silenzio ti stupisce per il calore.
Abbiamo visto il risultato elettorale del Chiamparino bis, adesso il primo Fassino.
Non abbiamo conquistato, abbiamo mantenuto la fiducia. Inutile dire che sarà tutto
più difficile nei prossimi anni. Il Governo sempre più dà segnali di disinteresse per
gli Enti Locali; i tagli necessari per mantenere i parametri non tengono conto che le
realtà locali sono il primo punto di riferimento per i cittadini, per i bisogni primari e
per la città. Le città ed i Comuni sono visti dalla gente come i genitori a cui
rivolgersi, il primo punto; quando si ha bisogno vengono davanti al Comune.
Gli sforzi di Torino, città solidale, per dare supporto agli ultimi, si scontrano con chi
a Roma riduce tutto, compreso la gratuità per i ricorsi ai Giudici del Lavoro, l'ultima
ciliegina.
La situazione è difficile, ma questa maggioranza può continuare quel progetto-
laboratorio che ha sempre dato segnali forti in Italia. Napoli e Torino hanno fatto
cambiare il vento in Italia; Torino li conosce i venti e può consegnare
quell'esperienza di governo al Paese, che vuol dire avere non solo una grande
Torino, ma una grande Italia.
Le linee programmatiche, signor Sindaco, anche se succinte, sono complete e
possono essere arricchite non solo con le modifiche in sede di emendamento.
Chiaramente questo è un atto importante perché dà al Consiglio un importante
strumento, ma tutto non si chiude in questo dibattito.
Dobbiamo lavorare per far crescere Torino, i nostri cittadini, tutte le persone che
vivono e lavorano qui, Consigliere Carossa, oltre che lasciare un segno positivo per
chi ci viene a trovare da turista. Dobbiamo lavorare affinché chi veda, ad esempio, il
governo di Torino, ne tragga utile consiglio per poi decidere di dare lo stesso
governo appena questo Parlamento sarà sciolto.
Questa è un'altra sfida e la consegniamo a lei, signor Sindaco, alla sua esperienza di
leader nazionale, oltre che di Ministro della Repubblica. Lei ha raccolto una staffetta
e a lei è consegnata la parte più difficile della gara, la parte in cui, forse, si è più
stanchi, le energie non sono come all'inizio della gara, ma le siamo a fianco, come
partito dell'Italia dei Valori.
Qualcuno urlava allo scandalo sul doppio incarico. Lei, giustamente, ha presentato le
dimissioni, ma avere un pugno forte a Roma sul valore di Torino, sull'orgoglio
Sabaudo, su ciò che i torinesi sono in grado di fare, non lo vedo come uno scandalo,
come una raccomandazione, com'è avvenuto per altre città d'Italia, ma come la
dimostrazione che portare risorse e attenzione sul nostro territorio sia veramente un
investimento e non uno spreco.
Nel documento da lei presentato si è fatto cenno a tantissimi argomenti; non intendo
naturalmente ripercorrere tutto, ma sappiamo che i temi fondamentali sono quelli del
lavoro, dello sviluppo e della difesa dei deboli. Investire sui giovani, sul lavoro, sulla
formazione, sulla cultura, vuol dire far crescere in termini economici Torino, ma
oltre a far crescere Torino pensiamo di dare dignità agli ultimi. Torino, città solidale,
deve andare in controtendenza alle dinamiche del nostro Governo.
Pensiamo ai tanti anziani soli, ai senza lavoro, ai diversamente abili, alle persone
malate. Noi non ci dimentichiamo di loro. Sviluppo e solidarietà sono due tematiche
che possono dare il senso delle nostre linee programmatiche. Crescere con forza,
avendo un timoniere che prende per mano chi non può oggettivamente stare dietro ai
più forti. Diamo un occhio forte alla trasparenza, ne faceva prima cenno il
Consigliere Rattazzi, perché questo ci renderà più credibili. I nostri atti
amministrativi e le nostre azioni dovranno essere chiare e limpide. Non solo
legittimi, ma giusti.
Il professor Zagrebelsky, nelle prime lezioni di diritto costituzionale, poneva
l'attenzione su questa semplice guida, per i giuristi ma anche per ogni cittadino, per
chi ha responsabilità di governo. Non dobbiamo trincerarci solo sulla legalità degli
atti, ma dobbiamo analizzare se corrispondono a giustizia ed equità.
Vorrei fare un ultimo breve cenno al tema dello sport, che mi ha visto entusiasta e
protagonista negli ultimi 2 anni. Sono due i temi fondamentali che credo debbano
orientare questa materia: lo sport non è solo grandi eventi, che sono importanti, ed è
importante che Torino possa ospitare sempre questa nuova linfa o divertimento. Ma
promuovere lo sport vuol dire dare benessere psicofisico e salute; quindi, vuol dire
un risparmio per il Sistema Sanitario Nazionale a cui siamo legati. Per questo,
naturalmente, dovrebbe rientrare a tutti gli effetti nello Stato sociale.
Un altro tema importante che sta a cuore a tutti e a lei, signor Sindaco, sono gli
studenti che vengono a Torino e scelgono Torino per diversi fattori, però anche
molto per l'offerta sportiva. Quindi Torino ha un'impiantistica importante ed è
fondamentale che si continui ad incentivare.
Signor Sindaco, signori Assessori, colleghi Consiglieri, concludo facendo gli auguri
di buon lavoro a tutti, maggioranza e opposizione. Auspico una sinergia di lavoro
veramente costruttiva tra la Giunta e il Consiglio Comunale, perché questo ci
consentirà di fare grandi cose. Ringrazio, naturalmente, fin da subito, tutto il
personale della città di Torino. Prima il consigliere Rattazzi correggeva sul numero
dei dipendenti; sono tanti. Quindi, grazie ai direttori, ai dirigenti e a ogni dipendente,
perché anche grazie a loro e al lavoro che svolgeranno ogni giorno sarà possibile
mettere in pratica ciò che è scritto in questo programma

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Viale.

VIALE Silvio
Signor Sindaco, colleghi Consiglieri, le linee programmatiche che discuteremo e
approveremo, in qualche modo sono l'occasione per fare un po' il punto, un
confronto nel Consiglio Comunale per iniziare il lavoro.
Con una battuta, io sostengo sempre che questi documenti sono destinati a finire nel
progetto Cartesio il giorno dopo ed essere tirati fuori quando, con un po' di polemica,
si va a vedere cosa c'era scritto, cosa avevamo detto. Quel che conterà saranno gli
atti, saranno gli interventi, sarà la capacità di scegliere alcune delle cose dette rispetto
ad altre, tenendo presente che tutto non si può fare.
Da questo punto di vista, il fatto che le linee programmatiche siano contenute in una
quarantina di pagine (secondo me bastavano anche meno) è sicuramente un pregio,
perché alla fine rischia di essere uno di quei programmi dilatati di cui nemmeno chi li
vota sa cosa c'è scritto.
A differenza del Consigliere Carossa, credo che la cosa più importante sia che ci sia
una continuità in questi 20 anni in cui Torino è cambiata. In qualche modo,
attraverso le Giunte Castellani e Chiamparino, la città è più bella, è più vivibile; il
fatto che l'opposizione, almeno la Lega, sia costretta a sottolineare come questa città
sia invivibile e brutta, fa capire come devono proprio sforzarsi per dirlo, perché se
fosse vero, non ci vorrebbe molto.
Certo ci sono state molte questioni che sono state sollevate in questi anni e altre
verranno sollevate, ma io credo che non possiamo isolare Torino come un teatrino in
Consiglio Comunale dove ci si dimentica di cosa accade fuori. Io, ogni volta che
sento parlare certi Consiglieri, in particolare prima il Consigliere Carossa, mi chiedo
se abbiano mai girato altre città di questo Paese, se siano andati mai in qualche città
amministrata dalla Lega, perché troverebbero le parti invertite. Io mi sono divertito
molte volte a vedere nei Consigli Comunali di Torino e di Milano come le parti erano
esattamente invertite, ad esempio sulle questioni ambientali. All'onorevole Ghiglia
chiedevo sempre: \\\"Ma a Milano tu cosa faresti?\\\" Perché non si può sostenere una
posizione a seconda che ci si trovi in maggioranza o all'opposizione.
Credo che queste linee programmatiche siano utili, abbiano l'impronta del Sindaco,
per cui io voterò a favore - al di là delle modifiche che verranno inserite, che sono un
po' lo scrupolo dei Consiglieri e il polso della situazione politica di questo Consiglio
-, perché è un atto di fiducia nei confronti del Sindaco, che saprà interpretarlo.
Queste linee programmatiche hanno la loro impronta proprio nello scriverle. Se io
dovessi fare tanti emendamenti, ne farei 2.600 come la Lega, cioè li riscriverei con il
mio stile e il mio linguaggio, che chiaramente sarebbero non diversissime, ma
avrebbero sicuramente una sottolineatura diversa, come chiunque dei presenti
sarebbe in grado di fare.
Ecco perché credo che gli emendamenti proposti dal Gruppo del PD e quelli che io
ho proposto, sia quelli che manterrò, sia quelli che ho presentato per sottolineare
alcuni aspetti e che poi nel corso del dibattito ritirerò, servono per sottolineare come
in questo Consiglio Comunale non c'è una maggioranza \\\"bulgara\\\", che si sdraia su
qualunque cosa, ma c'è un dibattito, un confronto che dovrebbe coinvolgere, spero,
sempre di più e in modo trasversale la maggioranza e l'opposizione.
Ecco perché io sono molto attento anche ad alcuni emendamenti dell'opposizione,
sapendo che gli emendamenti che verranno approvati finiranno in questo documento;
non è detto che poi vengano per forza attuati, ma questo vale per tutti, come gran
parte delle cose, però è un segnale significativo che, in qualche modo, potrebbe
essere utile.
Sulle questioni di merito, il Sindaco ha scritto alcune cose e io ne sottolineo
qualcuna. Di questo documento, per restare sulle questioni ambientali già toccate, mi
piace che non si parli più di targhe alterne e di blocchi del traffico. Le targhe alterne
sono finite in pensione nel 2006 con Chiamparino e i blocchi devono finire in
pensione, anche perché è vero che Torino è una delle città più inquinate d'Italia, ma
non si tratta di un dramma, ve lo dico da operatore della sanità. Noi possiamo giocare
a fare più la Legambiente della Legambiente tutte le volte che vogliamo, ma non è
così, tanto è vero che sia l'anno scorso che quest'anno i valori sono leggermente più
alti, ma a metà anno siamo sotto i limiti annuali e i mesi di superamento ormai sono
tre all'anno e sono i tre mesi in cui l'aspetto un po' mediatico e un po' della polemica
impongono delle misure inefficaci, inutili, perché non sono quelle strategiche su cui
dovremmo confrontarci.
Mi sembra un senso di responsabilità non aver messo la facile chimera del \\\"faremo i
blocchi in caso di emergenza\\\". Non c'è mai emergenza; è un'emergenza mediatica,
polemica, una situazione che comunque ci accomuna a tante altre città della
Valpadana.
Mi dispiace che il Sindaco si sia dimenticato di citare il Filadelfia, lo dico da
juventino, ma lo dico non perché ne senta la mancanza. Del resto in quest'Aula sono
noto per aver bloccato una deliberazione truffa sul Filadelfia. Citarlo è un senso di
riconoscenza, tenendo presente che questa Amministrazione deve fare, per le due
squadre, due stadi di proprietà.
La città non deve mantenersi sul groppone altri stadi. Pensate se 10 anni fa avessero
fatto, anziché lo stadio Filadelfia, lo stadio di Bolzano; cosa avremmo fatto noi del
Comunale? Ce lo saremmo trovati ancora sul groppone. Oggi, visto che la soluzione
per quanto riguarda la Juventus si sta muovendo e in qualche modo ormai siamo alla
fine, è giusto cercare delle soluzioni anche per l'altra squadra cittadina, tenendo
presente che le società private devono tirare fuori i soldi.
Altre due questioni che mi sembrano importanti. Io sono stato in questo Consiglio
Comunale quando ero il ventiseiesimo Consigliere su 51. Quindi, la maggioranza
poteva reggersi su di me ed ero considerato uno dei meno affidabili da un certo punto
di vista; in realtà le grandi scelte, dal Piano Regolatore agli stadi, dalla questione
della TAV alle Olimpiadi e all'inceneritore, eccetera, le abbiamo fatte in quel
periodo con maggioranze molto risicate. Per cui non temo il fatto che la maggioranza
possa perdere pezzi o ci possa essere una modulazione.
Sulla TAV, è chiaro che la posizione dell'emendamento presentato da SEL, se e nei
termini in cui mi è stato riferito (non l'ho ancora letto), è da respingere e mi auguro
che sia respinto anche dall'opposizione. Questo giochino per cui l'opposizione pensa
che \\\"noi ci stiamo su questo, ma poi sulle cose importanti ci togliamo e ci siete solo
voi\\\", mi sembra che sia in qualche modo da rimodulare se alcune cose sono davvero
importanti e se la posizione speculare è una posizione minoritaria, come quella sulla
TAV, che in questo Consiglio è ben rappresentata sia nella maggioranza (vado con
l'accetta, quindi mi scuso se tralascio le sfumature), sia nell'opposizione, perché i
colleghi delle Cinque Stelle, che io simpaticamente chiamo sempre \\\"Grillini\\\", hanno
una posizione molto speculare; persino la loro posizione fisica in Aula è speculare
con SEL.
Voglio approfittare di questi ultimi minuti per due questioni. Una: ritirerò
l'emendamento sull'agenzia delle dipendenze, perché pensavo che ci fosse già. Era
stata approvata più di 10 anni fa e non so che fine abbia fatto; è un modo per
riproporre una questione che periodicamente viene fuori. Possiamo discutere di
narcosale, riduzione del danno e via dicendo, però dopo una lunga discussione
(all'epoca c'erano i Consiglieri Palma e Rossi, del gruppo di Alleanza per Torino,
particolarmente attivi), si è giunti ad una proposta, per cui l'essersi persi in questi
anni sicuramente mi dispiace.
La questione invece importante, affrontata dal Consigliere Carossa, è quella legato ai
diritti e alle famiglie. Io proporrò un emendamento in cui chiedo che la parola
\\\"famiglia\\\" venga tolta e venga sostituita con \\\"nucleo familiare\\\". Lo dico essendo
quasi un prototipo della famiglia tradizionale: mi sono sposato in chiesa, mia moglie
fa la casalinga, monoreddito, eccetera; non per questo sono favorevole al quoziente
familiare, anche se bisognerebbe capire cosa si intende per \\\"quoziente familiare\\\".
Credo che una cosa sia dire che noi non condividiamo le scelte che altri possono fare
in termini di famiglia, un'altra cosa sia pensare che questo debba essere una fonte di
discriminazione. In certe definizioni ideologiche legate alla famiglia, io mi chiedo
dove viene messa la madre separata con due figli? Non è più una famiglia
tradizionale?
Allora, quando si fanno riferimenti alla famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo
e una donna, in modo non religioso ma rigido e ideologico, perché religioso vale per
chi si riconosce nella religione, mentre in quest'Aula (basta guardare le pareti) spero
che la laicità sia un principio comune a tutti, credo che oggi discutere ancora se esiste
la vera famiglia, il vero cittadino e quali sono i veri cittadini e la vera famiglia, sia
mortificante per tutti quanti noi.
Ecco perché manterrò l'emendamento sui nuclei familiari. Mi soddisfa il \\\"famiglie\\\"
in plurale che il Sindaco Fassino ha utilizzato (lo dico con molta franchezza) e
condivido pienamente, anche se non l'ho letto ma mi fido, l'emendamento su Torino
capitale dei diritti che il Consigliere Marta Levi ha preparato per il PD, che peraltro
riprende anche uno slogan della mia campagna elettorale, quindi non posso che
essere favorevole.
C'è solo un punto su cui mi prenderò ancora un minuto. Io ho proposto un
emendamento (spero che la Lega Nord lo accolga; il Sindaco l'ha visto) che propone
di creare un'assemblea, un coordinamento dei Sindaci delle città capoluogo di
Provincia del Nord, che non è in chiave leghista, chiaramente dal mio punto di vista,
ma non può essere qualche cosa di cui la Lega ci dice troppo poco.
Questa è una sfida per chi del Nord ha fatto una battaglia politica, una bandiera e
un'identità forte, al punto da pensare di dividere questo Paese. Noi non siamo a
questo punto, però riteniamo che esista un problema da negare, perché è vero che se
il Nord, che per alcuni versi è il motore del Paese, va in crisi e non c'è una capacità
di fare squadra, sicuramente tutto il Paese può subire qualche danno.
Ecco perché l'emendamento rimane nella formulazione da me presentata, disponibile
a ritirarlo o a modificarlo nella formula più accettabile da tutti, se l'Aula sarà
d'accordo. Credo che un impegno che va oltre il rapporto Torino-Milano e che vede i
Sindaci del Nord impegnati a creare un coordinamento sulle tematiche del Paese, sia
importante.
Lo spirito che vorrei in quest'Aula (lo dice uno che forse ha la fama di essere tra i
più ribelli e intransigenti) è lo spirito di collaborazione, dove ci si confronta
duramente. Io ho apprezzato l'intervento del Consigliere Carossa, anche se non lo
condivido e avrei potuto replicare duramente, ma affrontando i punti nel merito, non
soltanto per sventolare delle bandiere, che possiamo fare in qualunque momento.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Nomis.

NOMIS Fosca
Signor Sindaco, Colleghe e Colleghi. Io vorrei innanzitutto ringraziare e sottolineare
per aver inserito, all'interno delle linee programmatiche, un punto che riguarda
Torino capitale dell'innovazione; per aver scelto questa come una delle sfide
importanti per la nostra città e per aver individuato anche una delega specifica
all'interno della Giunta, ritenendo che questa - dando ovviamente contenuto alla
parola "innovazione" - possa essere uno dei temi importanti che caratterizzerà
Torino.
Un incontro tenutosi prima delle elezioni, al quale hanno partecipato il Sindaco, il
Rettore Profumo e i rappresentanti del mondo dell'impresa, della ricerca e degli Enti
Pubblici, come il CSI, è stato un momento importante, credo, dove si è testimoniata
sia la competenza e le conoscenze presenti sul nostro territorio in tema di
innovazione, sia la spinta e l'interesse a partecipare e a essere presenti.
Quindi, in questo ambito, il Comune di Torino e il Sindaco possono giocare un ruolo
veramente importante nel portare la nostra città a essere quella capitale
dell'innovazione che viene menzionata all'interno delle linee programmatiche.
Il Comune deve promuovere l'innovazione in modo trasversale; quindi,
l'innovazione deve essere un tema che riguarda sicuramente il settore industriale, ma
deve riguardare la crescita e lo sviluppo in funzione della crescita occupazionale
della nostra città, che è uno dei temi importanti; deve riguardare l'innovazione
sociale e quindi tutto il mondo del sociale, ma anche la cultura, la mobilità, eccetera.
Insomma, è un argomento che può essere affrontato in modo specifico, in un
momento come questo in cui c'è una carenza di risorse che non deve farci pensare
che possa essere un limite, un vincolo per affrontare questo tema; anzi, può essere
un'opportunità per inventarsi nuove soluzioni, agire in un modo innovativo, andando
anche a trovare risorse altrove, come il caso delle Smart Cities.
Un aspetto importante che può essere utilizzato per promuovere l'innovazione per le
imprese, è quello di orientare la spesa pubblica verso servizi che abbiano contenuti
innovativi; quindi senza costi, ma orientando diversamente gli investimenti della
nostra Amministrazione, favorendo percorsi di semplificazione burocratica che
rimuovono gli ostacoli alla creazione di impresa e introducendo degli elementi di
micro regolazione che possono essere anche rilevanti per il sistema imprenditoriale.
In quest'ottica, tra l'altro, uno spunto che è stato proposto fra gli emendamenti è
quello di integrare un riferimento all'Agenda Digitale Europea, che quindi è un punto
di riferimento. Tra l'altro è uno spunto che veniva anche da altri Gruppi del
Consiglio e che quindi trova un riscontro trasversale, che vorrei esemplificare con le
parole della Vicepresidente della Commissione Europea, che si occupa proprio di
questo tema: "Dobbiamo porre gli interessi dei cittadini e delle aziende europee al
centro della rivoluzione digitale, in modo da sfruttare appieno il potenziale delle
tecnologie dell'informazione e della comunicazione per la creazione di nuovi posti di
lavoro, la sostenibilità e l'inclusione sociale".
Quindi, quando parliamo di innovazione e di Agenda Digitale, è questo che abbiamo
in mente ed è questo che ci può portare a essere una capitale dell'innovazione.
Oltretutto questa prospettiva ci può consentire - un altro tema che è presente
all'interno delle linee programmatiche - di diventare un territorio che sia
effettivamente competitivo con altri territori e altre città a noi vicine. Ma oltre a
essere competitivi ci può anche consentire di costruire delle alleanze forti con le altre
città del Nord, come ad esempio Milano e Genova, sulla base delle nostre
competenze e specificità che possono essere valorizzate nella collaborazione e nel
dialogo con altre città importanti del nostro Paese.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Centillo.

CENTILLO Maria Lucia
Io credo che un primo punto da sottolineare (lo dico agli altri Consiglieri) sia il fatto
che ci troviamo qui a ragionare anche di emendamenti rispetto ad un programma
proposto dal Sindaco, che come tale rispecchia l'impegno del Sindaco, il quale in
questo momento, come da prassi del Comune di Torino, si mette nella condizione di
accettare emendamenti votati, quindi di subire anche un processo di trasformazione
delle proprie linee programmatiche, che non è una cosa scontata, tant'è che questo
non avviene nella maggior parte dei Comuni e degli altri Enti.
Come diceva poco fa il Consigliere Viale, è un atto di fiducia che viene dato al
Sindaco e noi, invece, ci troviamo non solo a votare e a discutere, ma anche a
contribuire a definire quello che sarà il documento che per questi 5 anni sarà,
ovviamente per quanto datato, il testo sul quale dovremo sviluppare tutta una serie di
politiche.
Per cui credo che questo sia necessario sottolinearlo, perché arrivare al voto con gli
emendamenti che abbiamo proposto, permetterà anche di dare una fisionomia
partecipata del programma, costruito attraverso i rappresentanti dei cittadini.
Ciascuno di noi, immagino, abbia costruito i propri emendamenti anche
consultandosi con i propri mondi di riferimento.
Quindi, l'idea di città che emerge dal documento è un'idea di città aperta, dinamica,
grande. "Gran Torino" era lo slogan della campagna elettorale e continua ad essere
un riferimento strategico sul quale si lavora, un'idea di città capace di occuparsi delle
piccole cose, delle persone in carne e ossa. Ma allo stesso tempo è un'idea di città
che guarda ai massimi sistemi e a una prospettiva globale e internazionale che nelle
pagine del documento emerge specificatamente.
Per questo io credo sia necessario considerare l'impegno che il Sindaco delinea nel
suo documento come un impegno a svolgere un ruolo fondamentale a sostegno dello
sviluppo locale. Su questo cito solo l'aspetto, già citato dal Sindaco, delle modifiche
e dell'impegno a evitare le distorsioni del massimo ribasso. Io aggiungo la capacità
di adeguarci, in tempi brevissimi, a quello che la normativa europea prevede anche
rispetto ai tempi di pagamento delle aziende, dei professionisti che lavorano in
contatto con l'Amministrazione, a sostegno dell'accompagnamento dei processi
sociali e dei mutamenti che si producono nella società. Questa è una capacità che
tutti noi dobbiamo cogliere e assecondare.
In questi 5 anni probabilmente vedremo modificare la nostra società. Già in questi
giorni la manovra economica ci porta a immaginare dei cambiamenti e delle
difficoltà che dovremo affrontare nei prossimi mesi e io credo vadano affrontati con
la massima disponibilità a costruire percorsi di miglioramento.
Allo stesso modo, questo impegno fondamentale deve assicurare continuità e qualità
dei servizi. In una situazione economica così drammatica, l'impegno ad assicurare
continuità e qualità dei servizi significa fare le battaglie là dove ci sono da fare:
penso al documento dell'ANCI sulla manovra. Ma allo stesso tempo anche non
limitarsi a battere cassa, a lamentarsi, ma a trovare quelle modalità che permettono a
una città come Torino di fare sistema, anche per dare risposte significative a quelli
che sono gli impegni, senza surrogare quelle che sono le responsabilità del Governo
nazionale, regionale o locale, ma facendo sistema con tutte quelle che sono le tante
potenzialità, non solo economiche ma anche di sapere e di talenti presenti a Torino.
L'altro aspetto che intendo sottolineare, sempre rispetto a questa capacità di
sostenere e di svolgere un ruolo fondamentale, riguarda l'esigibilità dei diritti umani
(i diritti di base e i diritti sociali) e la tutela anche dei diritti sulle questioni
eticamente sensibili, nei confronti dei quali, quando non sono percepite come tali e
non vengono considerate anche nel dato locale, non ci si può lavare le mani dicendo
che sulle coppie di fatto o sul testamento biologico la città non ha competenze,
perché ha competenze il Governo nazionale.
Scrivere, invece, nelle linee di indirizzo, che - nel rispetto delle linee delle leggi
vigenti - questo è un problema che riguarda i cittadini e pertanto anche la città e il
Sindaco, secondo me è un elemento qualificante del programma. Quindi, contrastare
tutte le discriminazioni e promuovere le pari opportunità, in particolare la parità
rispetto all'identità di genere, all'orientamento sessuale e così via, io credo siano
elementi che arricchiscono l'immagine di una città aperta, dinamica e grande.
Per ciò che riguarda la parità di genere e i diritti delle donne, ci sono più passaggi nel
documento che sono significativi. Io credo che si debba proseguire nel cammino
della democrazia paritaria, che già il Sindaco, nella formazione della Giunta, ha
esplicitato e realizzato coerentemente con la sua posizione in campagna elettorale.
Io credo che sulla democrazia paritaria da oggi noi dobbiamo fare in modo che le
nomine negli organismi di secondo livello rappresentino questo obiettivo,
sottolineato peraltro in queste ore anche dalle ultime manifestazioni che ci sono state
anche a livello nazionale, che fanno emergere, dopo 65 anni di voto delle donne, la
necessità di essere coerenti. In questa Sala Rossa siamo troppo poche, il sistema
elettorale è un sistema che non permette alle donne di essere adeguatamente
rappresentate nelle Istituzioni.
Quindi scelte che vanno in questa direzione e sapendo che se è un problema di
curriculum possiamo tranquillamente avere un numero più che adeguato per la scelta.
Credo che questo atto sia un atto politico importante, che fa di nuovo della città di
Torino, come è stato per la formazione della Giunta, l'avanguardia politica, a cui
molte altre Giunte hanno fatto riferimento.
Chiudo sugli aspetti legati al Welfare. Personalmente ho contribuito a costruire un
emendamento su Torino capitale della salute. Questo emendamento, oggettivamente,
stona un po' rispetto alla stesura grafica e non solo concettuale del documento (mi
scuso con il Sindaco), ma era importante, a parer mio, avere Torino capitale della
salute, perché in più punti nella stesura del documento si fanno riferimenti a
quest'ottica intersettoriale, interistituzionale di promozione della salute, a un ruolo
della città nell'indirizzo e nel controllo degli aspetti legati alla sanità, all'integrazione
socio-sanitaria, al ruolo di Torino città sana nella rete dell'Organizzazione Mondiale
della Sanità, di cui facciamo parte. Era importante richiamarlo proprio per la sua
valenza che si ritrova nei passaggi del programma quando si parla di invecchiamento
sano, che non riguarda gli anziani della nostra città, ma riguarda i bambini della
nostra città, quelli che devono ancora nascere. Quindi, si ritrova in tutte le politiche
strategiche che sul piano anche della famiglia e dell'attenzione delle politiche di
genere vengono richiamate.
In ultimo, gli aspetti legati alla sofferenza delle strutture, degli operatori, ma
sopratutto delle famiglie torinesi, che sono schiacciate dalle difficoltà legate alla
sanità, alle lista di attesa e agli intasamenti dei pronto soccorso.
Una città che pensa di promuovere la città della scienza e della salute come strategia
di sviluppo è una città che deve farsi carico degli aspetti più semplici di un ricovero
in ospedale, di un'assistenza domiciliare, coerentemente con quello che in tutti questi
anni abbiamo fatto, investendo le risorse necessarie e chiedendo alle Istituzioni che
devono fare la loro parte di farla, perché anche se la gestione della sanità non è
competenza del Sindaco, egli si trova a rispondere della sofferenza di tantissime
famiglie.
L'ultima cosa riguarda il quoziente familiare. Io ho firmato un emendamento che
riguarda la soppressione del quoziente familiare. Può darsi che la stesura del
documento non chiarisca quello che è il principio vero e proprio, perché se
l'indicatore del quoziente familiare è relativo alla presenza di nuclei familiari con un
numero alto di componenti, io sono assolutamente d'accordo a venire incontro a
queste persone. Invece non ritengo utile il quoziente familiare nella sua accezione
tipica, tradizionale, applicata peraltro soltanto al Welfare e non ad altri servizi;
applicata al Comune di Torino, è una misura fiscale che ritengo sbagliata ed è per
questo che ho firmato questo emendamento.

RATTAZZI Giulio Cesare (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Genisio.

GENISIO Domenica
Ringrazio anch'io il Sindaco per averci dato l'opportunità di questo dibattito, di
leggere il suo documento programmatico e di avere accettato, più che emendamenti,
desidero chiamarle integrazioni, arricchimenti, perché credo che questo sia lo scopo
con cui noi tutti abbiamo lavorato.
Non voglio rubare tempo al Capogruppo, quindi cercherò di essere concisa,
circoscrivendo in particolare l'attenzione del mio intervento sul problema del
Welfare. Personalmente ho letto e ho cercato di interpretare il pensiero del Sindaco
proprio partendo dal quoziente familiare, di cui io, invece, ringrazio il Sindaco per
averlo inserito nel documento. È ovvio che sarà necessario valutare quale modello di
quoziente familiare, perché sappiamo essercene più di uno, ma in esso ho letto un
principio un po' di "favor", come si usa in Italia e all'estero, nei confronti di
situazioni che si differenziano di poco da altre situazioni.
Nessuno contesta che nella nostra città si siano fatte discriminazioni nei confronti di
minori, anziani, disabili, stranieri e italiani, partendo dalla loro condizione di
cittadinanza. Le risposte sono sempre state date a tutti quanti; mi dispiace per il
Consigliere Carossa, ma è giusto che si sia fatto così. Discriminazioni non ce ne sono
mai state e non credo che ce ne potranno mai essere, perché la nostra cultura va in
quella direzione e questo è il primo segnale di forte continuità.
Però esistono delle differenze, previste dalla Costituzione. Per quanto la nostra città
sia capitale dei diritti, delle leggere differenze ancora sussistono. Quindi, il quoziente
familiare, sul quale io penso che si dovrà ragionare tutti insieme e ringrazio anche la
minoranza di volersi far carico di lavorare nell'interesse del bene comune, perché la
città è di tutti e quando siamo al governo, maggioranza od opposizione, ci dobbiamo
preoccupare in primo luogo del benessere dei nostri cittadini e di una
Amministrazione sana e corretta, come sempre è avvenuto in questa città.
Nelle tornate amministrative precedenti, su tanti atti importanti c'è stata una
votazione congiunta, ci sono stati percorsi condivisi e altri no, ma questo credo sia
proprio l'essenza della democrazia e mi auguro che continui a essere così.
In queste linee programmatiche (forse qui dissento da qualche mio Collega di
percorso politico), oltre al il principio di fraternità, sul quale il Sindaco ha posto
molto l'accento ed è la prima volta che c'è un accento così significativo sul concetto
di fraternità, di condivisione, io ho intravisto anche un riferimento al principio di
sussidiarietà.
Il principio di sussidiarietà non è così esplicitato, ma fa sì che la società civile, in
qualsiasi modo organizzata, famiglie comprese, che sono quelle che reggono
dall'accumulo e dai fondi bancari, continui a dare le risposte in primis,
indipendentemente dalla capacità della Pubblica Amministrazione di organizzare più
o meno bene i servizi, perché quando ci sono liste d'attesa che la Sanità incrementa,
o quando l'Amministrazione Comunale, per tutta una serie di motivazioni, comprese
quelle della riduzione del trasferimento di risorse dallo Stato e dalla Regione, come
stiamo apprendendo in questi giorni, effettua tagli più drammatici, sono le famiglie
che si gestiscono il proprio vivere quotidiano.
Occorre, quindi, riconoscere a questi soggetti un ruolo attivo del sistema, nel
principio del Titolo V della Costituzione, e non credo che si innovi assolutamente
nulla. Si tratta di riconoscere che la società civile ha un suo ruolo, e deve essere
aiutata nello svolgimento dei suoi compiti, ordinari ed eccezionali, nel migliore dei
modi possibili, dentro linee di indirizzo che siano di giustizia ed anche di equità.
Ringrazio ancora di questa opportunità, sicuramente arricchente, e mi auguro che si
affievolisca, tanto per incominciare, ma che poi svanisca questa continua
contestazione tra famiglie di fatto, famiglie costituite ai sensi della Costituzione e la
necessità di fare interventi per sostenere culturalmente principi che vadano contro
l'omofobia, perché mi sembra che la nostra città, nell'espressione dei suoi cittadini,
abbia già ampiamente manifestato questo; contestualmente, a coloro che si sono
assunti dei doveri, oltre che dei diritti nei confronti della collettività, qualche "favor"
può essere anche non dico concesso, ma attuato nel pieno diritto e nel
riconoscimento di un impegno pubblico, che ha caratteristiche molto diverse da chi
assume impegni soltanto nel proprio privato.

RATTAZZI Giulio Cesare (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Bertola.

BERTOLA Vittorio
Vorrei esporre un giudizio generale da parte del Movimento 5 Stelle su queste linee
programmatiche.
Non farò una requisitoria, sullo stile di quelle del Consigliere Carossa, mi limiterò
piuttosto a parlare di alcuni argomenti su cui, forse, si può raccogliere l'interesse
anche della maggioranza, nel senso che questo programma, comunque, contiene
molti argomenti, molte analisi anche condivisibili. Tuttavia, devo dire che considero
questo programma, dopo averlo letto, piuttosto debole e poco concreto, basato su una
lunga serie di slogan e obiettivi descritti in una riga e con poche indicazioni su come
concretamente poi si intenda raggiungerli.
Su questo, forse, ci sarà del lavoro da fare da parte di tutti noi e non solo della
Giunta.
Noi, comunque, approcciamo queste linee programmatiche in modo costruttivo,
quindi non abbiamo cercato né di fare ostruzionismo, come hanno fatto gli altri, né di
proporre emendamenti sulle parti non condivise dalla maggioranza, in quanto
sarebbe stato inutile e non sarebbe stato un vantaggio per la città.
Ci siamo concentrati sul presentare emendamenti e suggerimenti costruttivi su parti
in cui, forse, anche la maggioranza possa riconoscere il valore ed il buonsenso di
quanto diciamo.
Prima di arrivare, però, a queste parti, comincerei da alcune carenze fondamentali,
quindi vorrei specificare le parti che non condividiamo in assoluto ed in maniera
abbastanza fondamentale ed irreparabile e per le quali non è stato neanche possibile
dire di cambiarle o aggiustarle.
La prima, e secondo me la più pesante, è quella sul modello di sviluppo. Quando
leggiamo, in questo programma, che il motore del rilancio di Torino deve essere
l'edilizia e la trasformazione urbanistica della città, non siamo assolutamente
d'accordo. Non crediamo né che questo sia realistico, quindi che sia possibile
rilanciare una città tramite il settore dell'edilizia, né che questo sia un bene per la
città. Il consumo del poco territorio libero ancora che ci rimane, l'aumento della
densità abitativa, della densità delle costruzioni, i danni ambientali che questo
genererà, crediamo non siano un vantaggio per la città; forse, si genererà un
vantaggio economico a breve termine, che però genererà una perdita ed uno
svantaggio anche economico (perché poi l'ambiente diventa anche denaro) nel lungo
termine.
Avremmo piuttosto preferito vedere, ad esempio, un impegno per la riqualificazione
del patrimonio edilizio esistente, un impegno a terminare il consumo di territorio,
quindi ad evitare l'ulteriore espansione della città e l'ulteriore cementificazione delle
poche aree se non verdi a bassa densità abitativa che ancora abbiamo nel territorio
urbanizzato.
Il secondo punto su cui, ovviamente, non siamo d'accordo sono le grandi
infrastrutture, in particolare alcune, a parte la questione TAV che ovviamente è
molto dibattuta, ma anche l'idea, ad esempio, di costruire la tangenziale est e,
addirittura, oltre a questa, un'altra tangenziale fantomatica, interrata, che attraversa
tutta la città, con un tunnel molto lungo, da Moncalieri fino a Bertolla.
Questi progetti sembrano, forse, un po' fuori luogo, sia considerando il clima
economico, sia visti, appunto, i problemi ambientali che abbiamo.
Questa parte relativa all'ambiente, secondo noi è affrontata in maniera molto
superficiale e soprattutto senza grande convinzione. Non sembra, infatti, che questa
sia percepita come un'emergenza, come confermato anche dal Consigliere Viale,
sembra che nella maggioranza il problema di essere la seconda città più inquinata
d'Europa non sia poi vissuto come una grande priorità. Per non parlare poi delle
politiche, ad esempio, sull'inceneritore, che noi opponiamo, perché politiche
superate, che non possono che danneggiare ulteriormente l'ambiente di Torino.
Su una serie di settori, devo dire con sorpresa, non ho trovato nulla, per cui siamo
andati a proporre più specificamente emendamenti per aggiungere almeno qualche
riga.
In primo luogo mi riferisco alla questione dell'Agenda Digitale, peraltro già
richiamata e sono contento di vedere che anche la maggioranza si sia accorta di
questa carenza e voglia supplire, perché è incredibile che in un programma di 40
pagine non si trovi lo spazio per prendere impegni sulla diffusione della larga banda,
del wi-fi, sull'alfabetizzazione informatica delle persone, sull'uso di internet per
migliorare la partecipazione, la competitività sul mercato del lavoro delle persone e
delle imprese e tanto altro.
C'è, peraltro, un lungo appello che anche il Sindaco ha sottoscritto in campagna
elettorale e, sperando che mantenga l'impegno che ha preso, speriamo di vedere
un'attività piuttosto intensa e decisa sul tema dell'Agenda Digitale.
Sul tema della green economy, richiamato anche dalla maggioranza, ci sono impegni
magari specifici sulla costituzione dell'Energy Center eccetera, ma non c'è una
dichiarazione di principio che dica che questo è il settore industriale su cui puntiamo
per il rilancio di Torino, invece magari dell'edilizia. Avremmo gradito vedere una
dichiarazione chiara su questo tipo di sviluppo.
Ci sono poi altri punti, magari meno rilevanti, meno ampi, però comunque
importanti, per varie fasce della popolazione. Sulla tutela degli animali, in tutto il
programma, non c'è neanche una riga. C'è il tema della partecipazione dal basso,
quindi il favorire la partecipazione dei cittadini e, a parte una dichiarazione di
principio, non si parla né di sfruttare al meglio gli attuali strumenti che già esistono,
deliberazioni di iniziativa popolare, favorendo la partecipazione dal basso dei
cittadini all'amministrazione della città, né c'è interesse a sviluppare quelli che ormai
un po' dappertutto sono considerati, magari a titolo sperimentale, nuovi strumenti per
favorire la partecipazione dei cittadini alla politica, quindi i referendum deliberativi
senza quorum, il bilancio partecipativo, l'elezione diretta del Difensore Civico o la
progettazione partecipata delle grandi trasformazioni urbanistiche.
Non ho trovato nulla sullo sviluppo dell'aeroporto, si parla in lungo ed in largo del
collegamento tra l'aeroporto e la città, dove c'è un bellissimo tunnel da 170 milioni
di euro da scavare, ma sul fatto di incrementare il traffico nell'aeroporto non ho
trovato niente. Ci sono, inoltre, punti dove mancano impegni secondo noi un po' più
stringenti.
Per quanto riguarda le piste ciclabili, per esempio, si parla di un raddoppio della
lunghezza, quindi si imposta ancora una volta il problema in termini quantitativi,
mentre, in realtà, il problema delle piste ciclabili è qualitativo, è di costruirle dove
servono, sui grandi assi di scorrimento, in maniera che siano veramente utilizzabili e
non finiscano nel vuoto, contro i gradini eccetera. Quindi, forse, più che un impegno
quantitativo ci vuole un impegno qualitativo.
Per quanto riguarda la raccolta differenziata, francamente fa un po' ridere dire oggi
che l'impegno dell'Amministrazione Comunale è di raggiungere il 50% di raccolta
differenziata fra 3 anni, perché l'obiettivo di legge sarebbe quello di arrivare, l'anno
prossimo, al 65%. È vero che Torino è esentata dall'obbligo di legge, perché si è
dichiarata Comune turistico, però, di fatto, noi non poniamo in piedi neanche lo
sforzo, neanche l'obiettivo di arrivare fra 3 anni, e non fra uno, a questo 65% e ciò è
abbastanza incredibile. Inoltre, non ho trovato menzione di tutte le politiche di
riduzione dei rifiuti, quindi degli imballaggi e degli oggetti usa e getta, contemplate,
invece, ormai normalmente in tutta Europa e in tutto il mondo e spero che anche noi
ci impegneremo su questo punto.
Non ho visto previsione di disincentivi per auto inquinanti per cercare di portare il
parco circolante cittadino non soltanto in termini di Euro 3, 4, 5, e 6, che è un modo
per far cambiare la macchina spesso alle persone, ma incentivare le persone ad
utilizzare veicoli più piccoli e meno inquinanti possibili quando si spostano, in
particolare, nel centro città.
Non ho visto nulla su temi molto sentiti quali l'inquinamento acustico e
l'inquinamento luminoso: basta andare a Porta Nuova per prendere il treno ed
aspettare mezz'ora e si viene assordati dalla pubblicità. Quindi, anche su questo, i
cittadini si aspettano qualcosa.
Sull'acqua pubblica non ho visto granché, né in termini di protezione della natura
pubblica di questi servizi delle partecipate che si occupano di servizi importanti, né
per quanto riguarda la diffusione sul territorio delle fontane, dei punti di
distribuzione SMAT e di tutta una serie di iniziative che spesso, dal basso, partono
dalle Circoscrizioni, ma che forse meriterebbero un po' di attenzione anche da parte
della Giunta.
Inoltre, abbiamo presentato ancora un paio di emendamenti: uno sul contrasto al
gioco di azzardo, argomento che non era stato trattato (impegno, secondo me, molto
importante); l'altro sulla tutela della lingua e cultura piemontese, tema spesso
abbandonato alla triste trattazione di altre forze politiche, invece, con pari dignità,
rispetto alle culture dei nuovi cittadini, secondo me importante, in quanto bisogna
smettere di vedere la contrapposizione tra culture, riconoscendo l'importanza di
tutelare l'una e l'altra.
Infine, c'è il tema, già citato oggi, della Commissione Antimafia, su cui noi speriamo
prima o poi di ottenere un impegno concreto da parte di tutto il Consiglio Comunale.
Ho fatto un breve elenco di argomenti che mancano e su cui abbiamo presentato
emendamenti che speriamo possano essere discussi nel merito, in modo da arrivare a
migliorare tutti insieme questo programma e alcuni punti che credo siano
ampiamente condivisibili dalla maggioranza e da tutta la Sala Rossa; dopodiché,
vedremo come si sviluppa la discussione.
Lascio la parola alla mia Collega per illustrare alcune delle proposte che abbiamo
avanzato.

MAGLIANO Silvio (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Appendino.

APPENDINO Chiara
Devo ammettere di essere rimasta piuttosto delusa dalla lettura di queste linee
programmatiche. Sinceramente, vista la complessità di Torino e le difficoltà che la
caratterizzano, mi aspettavo di più dal Sindaco da cittadina, ancor prima che da
Consigliere, rispetto ad una quarantina di pagine, scritte, tra l'altro in "Arial 14".
A parte questa considerazione personale, abbiamo scritto, come già detto dal mio
Collega, una cinquantina di emendamenti, ossia suggerimenti costruttivi per dare
maggiore sostanza a queste linee programmatiche, prendendo spunto dal nostro
programma, dal Movimento 5 Stelle, tra l'altro, costruito insieme ai cittadini.
Colgo l'occasione per elencare molto brevemente alcune delle tematiche che
abbiamo ritenuto importanti e che secondo noi non sono state sviluppate a
sufficienza in queste linee programmatiche: innanzitutto, l'impegno a non alienare le
partecipazioni di tutti i settori dei servizi pubblici, per i quali una gestione
concorrenziale nel libero mercato non garantirebbe la soddisfazione dei bisogni
necessari e l'accesso di tutti i cittadini ai servizi e ai beni essenziali; l'impegno nel
promuovere un'economia etica e solidale nel territorio, con particolare attenzione
alle realtà che perseguono la filiera corta e sostegno ai gruppi di acquisto solidali;
l'impegno, nell'ambito dell'istruzione, nell'insegnamento ai bambini dell'utilizzo
sicuro e consapevole delle reti informatiche; l'impegno a riconoscere in qualsiasi
decisione amministrativa la presenza di questioni di genere (il cosiddetto gender
mainstreaming); l'impegno a coinvolgere i giovani per farli divenire reale parte attiva
dell'Amministrazione Comunale, introducendo strumenti per consultazioni generali
dei giovani della città; l'impegno a sviluppare e a creare eventi che introducano la
cultura e l'istruzione in strada, nelle scuole e nel territorio, rendendola così il più
possibile accessibile a tutti i cittadini; l'impegno nel promuovere educazione alla
cittadinanza per sensibilizzare sui temi quale la rilevanza civile, il rispetto
dell'ambiente, la tolleranza reciproca e la sana alimentazione; l'impegno nella
promozione e nell'attuazione di un piano di mobilità per i disabili; l'opposizione alla
realizzazione di altri centri commerciali e l'incentivazione alla realizzazione di centri
commerciali naturali in ogni quartiere, tramite la pedonalizzazione; la realizzazione
di un piano strategico per l'edilizia popolare.
Questi sono alcuni dei punti, ma per concludere vorrei sottolineare che ritengo che
una maggioranza, come sembra che sia stato espresso, con spirito costruttivo
dovrebbe essere pronta ed aperta ad accogliere i suggerimenti costruttivi delle
minoranze.

MAGLIANO Silvio (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Levi.

LEVI Marta
A differenza di quanto sostenuto dal Consigliere Tronzano, non penso che la forza
propulsiva del centrosinistra in questa città sia esaurita. Questo è dimostrato
sicuramente dal recente risultato elettorale e credo anche dal documento che è in
discussione questa sera.
Il centrosinistra in 18 anni di governo in questa Città ha trasformato profondamente
Torino e il mandato, che i cittadini ci hanno dato con il voto, è di proseguire sulla
strada della trasformazione e dell'innovazione.
Le linee programmatiche del Sindaco hanno un incipit in cui viene detto che Torino
si è riscoperta capitale. Essere capitale penso significhi soprattutto essere punto di
riferimento e svolgere una funzione di traino.
Negli anni passati, grazie al lavoro della Giunta, del Consiglio Comunale e
soprattutto al positivo rapporto che c'è stato tra l'Amministrazione tutta e la società
torinese, Torino si è posta all'avanguardia nel panorama italiano sul tema dei diritti
civili (non solo su questo, ma sicuramente anche su questo) ed è diventata punto di
riferimento; altre città, altri Comuni italiani, sia a noi vicini e sia lontani, hanno
guardato ciò che è stato fatto a Torino su questi temi.
Il registro del testamento biologico, il riconoscimento delle convivenze di fatto, delle
famiglie anagrafiche basate sul vincolo affettivo, il grande lavoro sviluppato sui temi
dell'orientamento sessuale e dell'identità di genere hanno fatto della nostra città una
città più ricca e più accogliente e soprattutto, direi, più giusta per tutti i suoi cittadini.
Quello dei diritti è un ambito su cui le competenze comunali, come sappiamo, sono
limitate, però azioni mirate e ben ragionate possono avere grande rilevanza politica e
sociale e soprattutto possono far sentire a tutti i cittadini che l'Amministrazione è al
loro fianco.
Credo non sia un caso che siano state, in questi anni, le Amministrazioni Comunali
ad affrontare e a dare risposte, seppure parziali, a questi temi, laddove, peraltro,
ancora non è riuscito il Parlamento. Infatti, sono i Comuni il primo riferimento dei
cittadini ed è in primis per un Comune, che è erogatore di servizi essenziali, che non
possono esistere cittadini di serie A e di serie B.
Credo che lo sforzo che tutti noi quotidianamente facciamo per migliorare le
condizioni di vita dei torinesi passi per forza anche dal riconoscimento dei diritti.
Per queste ragioni proponiamo l'introduzione, tramite un emendamento, di un
capitolo ad hoc all'interno delle linee programmatiche dal titolo "Torino capitale dei
diritti". Questi temi erano citati nelle linee programmatiche, ma abbiamo ritenuto
che, per segnare, in qualche modo, la volontà di proseguire un cammino
amministrativo sul solco di quello già intrapreso negli anni precedenti, fosse giusto e
doveroso introdurre un capitolo con questo titolo.
Volevo soltanto fare un'ultima considerazione sulle linee programmatiche in
discussione questa sera. Il Sindaco ha scelto di mettere al centro dell'azione
dell'Amministrazione Comunale il tema dei giovani, declinandolo nei suoi diversi e
variegati ambiti; si tratta di una scelta importante che penso potrà dare buoni risultati,
soprattutto nella misura in cui costringerà l'Amministrazione Comunale a tutti i
livelli (Giunta, Uffici e Consiglio Comunale) a confrontarsi nei suoi diversi settori
con il tema dei giovani, dell'accesso alla casa, al credito, al lavoro per le giovani
generazioni, contribuendo, quindi, a fare della nostra città una città in movimento e,
spero, anche capace non soltanto di attrarre giovani sul nostro territorio (come già
avviene specialmente tramite l'Università ed il Politecnico), ma anche di trattenere
questi giovani.
Penso che questa possa essere, forse, la grande sfida che avremo davanti nei prossimi
anni.

MAGLIANO Silvio (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Marrone.

MARRONE Maurizio
Sulla qualità di questo documento programmatico, devo unirmi a diverse
osservazioni già espresse da chi mi ha preceduto. Effettivamente, il fatto che si
riduca in 40 pagine, a prescindere dal carattere o dalla spaziatura utilizzata,
rappresenta queste linee come un elenco di obiettivi, che, più che rispondere ad una
visione di città e ad un progetto completo ed articolato (che esprime anche una
visione del mondo, della vita e della politica), sembrano dover rispettare una serie di
equilibri interni ad una maggioranza piuttosto contraddittoria, in cui ogni singolo
pezzo debba dover vedere riconosciuta la propria presenza, in termini di contributo,
anche solo accennato, per poter essere tranquilla rispetto a se stessi ed ai propri
elettori.
Dico questo non solo in relazione ad esempi anche macroscopici, come il riferimento
al mondo cattolico, che viene messo lì, con un post-it, in tre righe, addirittura
staccate dai capoversi iniziali e finali, senza alcun riferimento o inserimento organico
al capitolo in cui è inserito, ma evidentemente come contraltare obbligato, contentino
rispetto all'inserimento di altri punti già citati, come il registro delle unioni di fatto e
del testamento biologico, dei quali non ho capito, al di là della condivisione o meno
(nel mio caso ovviamente non è così), il senso dell'inserimento nelle linee
programmatiche, visto che si tratta di misure già ottenute, conseguite e deliberate
nella precedente tornata amministrativa.
Evidentemente, c'è più la necessità di inserire degli spot per dimostrare che tutti sono
stati accontentati e, purtroppo, a farne le spese sono poi le aspettative dei torinesi,
perché in questa mera elencazione di obiettivi, senza alcun riferimento alle strategie
che questa Amministrazione ritiene di mettere in campo per raggiungere tali
obiettivi, rimangono parecchie lacune che lasciano interrogativi, davanti ai quali i
torinesi meritano risposte.
Vorrei elencare per sommi capi i temi. Innanzitutto, vorrei fare una piccola premessa.
Sarà la mia ingenuità da debuttante, però sono rimasto negativamente colpito dal
fatto che questa discussione sia avvenuta di fronte, grazie al cielo, al Sindaco (che,
ammetto, sta mantenendo una soglia di attenzione ad alti livelli, nonostante la
lunghezza del dibattito), però nella quasi completa assenza della Giunta.
Ho visto singoli Assessori sostituirsi tra di loro, ma non ho mai visto - e ci sono stato
ben attento - raggiungere il quorum di metà della Giunta, contemporaneamente, e
non ho mai visto un Assessore rimanere presente per tutta la lunghezza del dibattito.
Dovendo trarre delle conclusioni: o l'attuale Esecutivo tiene in scarsa considerazione
le proprie linee programmatiche e mi auguro non sia così (il Consigliere Grimaldi di
maggioranza, più esperto di me, annuisce) o, dall'altra parte, e questo mi farebbe
ulteriormente dispiacere, ha scarsa considerazione verso la Sala Rossa, a prescindere
dalla maggioranza o dalla minoranza, visto che molti emendamenti ed interventi
sono provenuti dalla maggioranza.
Visto che ce la raccontiamo tra di noi, vado per sommi capi ad elencare alcuni punti
sui quali volevo tirare su qualche spunto di riflessione. In particolare, vorrei parlare
del debito. Ogni intervento propositivo non può non fare i conti con la grave
situazione di indebitamento e di conti in rosso di questa città. Sinceramente, per
quanto questa parte venga affrontata, viene affrontata in modo veramente scarno ed
esiguo, in particolare, rimane un punto interrogativo enorme sul rapporto che questa
Amministrazione vuole mantenere con le banche per quel che concerne il proprio
indebitamento. A prescindere, infatti, dal colore dell'Amministrazione che ha
perseguito questa strada (non ho problemi ad ammettere che in altre città italiane,
così anche il Consigliere Viale è contento, anche Amministrazioni di centrodestra
abbiano seguito questo orientamento), il fatto di abbandonarsi alla finanza creativa,
degli strumenti derivati, in un periodo di crisi economica e finanziaria universale e
globale, come l'attuale, credo meriti una presa di posizione netta rispetto alle scelte
economiche, finanziarie future comunali, visto che, dopo aver indebitato i nostri figli,
mi piacerebbe pensare che non arriveremo ad indebitare, come Amministrazione
cittadina, anche i nostri nipoti.
Tolto questo, mi spaventa anche la mancanza di qualunque riferimento alle imposte
comunali. Nel corso della campagna elettorale, ho sentito diversi esponenti della
maggioranza spergiurare in confronti pubblici e momenti televisivi che non ci
sarebbero stati aumenti di imposte di pertinenza comunale. Mi dispiace non vedere
alcun riferimento esplicito nelle linee programmatiche e mi auguro che nel dibattito
successivo, magari quando discuteremo gli emendamenti - noi, per esempio, su
questo ne abbiamo proposto uno -, si faccia chiarezza a proposito.
A proposito della casa, fino ad ora abbiamo visto politiche incentrate soprattutto sulla
locazione. Non dimentichiamo che in un periodo di precarietà come questo, quando
il reddito delle famiglie o dei singoli scende per colpa dei licenziamenti,
dell'eccessiva precarietà del lavoro e della diminuzione dei salari, ci sono troppi
cittadini e nuclei familiari che non riescono a far fronte ai canoni di locazione e, in
certi casi, neanche ai canoni di assegnazione delle case popolari.
Possiamo forse permettere che, in un periodo di grande crisi sociale come l'attuale,
intere famiglie e tanti cittadini finiscano in mezzo alla strada e vedano il loro diritto
alla casa calpestato? Vogliamo forse regalare, come purtroppo abbiamo visto dalle
cronache, la battaglia sacrosanta del diritto alla proprietà della casa e ad un tetto sulla
testa ai centri sociali ed ai delinquenti dell'antagonismo radicale? Credo di no;
ritengo che questa Amministrazione abbia il dovere di prendere una posizione e di
implementare le politiche che garantiscano il diritto alla proprietà degli alloggi, in
modo che qualunque caso sventurato della sorte non tolga la sicurezza di un tetto e di
un alloggio caldo ad alcun cittadino e ad alcun nucleo familiare.
A proposito, bisogna anche dire che ero stato piacevolmente impressionato dalla
presenza della famiglia e, soprattutto, del quoziente familiare in queste linee
programmatiche; si tratta di una campagna che ho condiviso e che ho anche inserito
nel mio programma personale, ma era presente anche nel programma del
centrodestra. Il problema è: di quale famiglia si tratta? Non voglio anticipare
dibattiti, ma parlando degli emendamenti proposti dalla maggioranza, non solo da
SEL, con tutto il rispetto, ma da un partito della composizione (SEL) e da un
esponente del PD - quindi, da una componente abbastanza rappresentativa di tutta la
maggioranza - un riferimento intende la famiglia come concetto ampio, aperto anche
all'omosessualità (in effetti, c'è un giro di parole, ma credo che si voglia parlare di
questo). Non è che debba decidere io, o il Consigliere Viale, o il Consigliere Carossa
(anche se, senza dubbio, la mia concezione di famiglia è molto più vicina alla sua che
a quelli di altri Consiglieri), quale sia il concetto di famiglia, perché, in uno Stato
laico e con un ordinamento giuridico ben preciso come il nostro, è la Costituzione a
stabilirlo.
La Costituzione, all'articolo n. 29, definisce e tutela la famiglia come una società
naturale fondata sul matrimonio; finché le forze politiche che sposano altre visioni
della famiglia non andranno a modificare la fonte normativa per eccellenza, che è la
Costituzione - che, spesso, agitano quando bisogna attaccare il Premier Berlusconi -,
oggettivamente non potranno proporre nelle sedi decentrate come i Consigli
Comunali modifiche di questo principio affermato a livello costituzionale.
Lo dico in termini molto netti: la partita è chiusa, perché, se anche passasse in questa
maggioranza un provvedimento simile e se anche poi venissero presi provvedimenti
concreti ed amministrativi sulla falsariga di questo orientamento, in grande serenità
posso annunciare sin da adesso che in tutte le sedi politiche, ma anche di ricorsi
amministrativi, si andrà a ricorrere per annullare un atto che è contrario alla
Costituzione.
Vorrei arrivare poi ad un'altra questione: queste campagne libertarie vengono sempre
declinate sotto il nome dell'"allargamento dei diritti". Sarei perfettamente d'accordo,
e sfido chiunque a trovare qualcuno anche nel centrodestra che sia contrario ad un
ampliamento dei diritti, ma ho letto bene gli emendamenti e c'è anche l'eliminazione
del quoziente familiare. Vorrei capire se noi preferiamo dare aiuto e sostegno a chi, a
prescindere dal proprio orientamento sessuale, ha oggettivamente dei bambini da
mandare avanti e delle bocche da sfamare in famiglia - cioè chi ha ancora il coraggio
e la forza, in una società disagiata come l'attuale, di mettere al mondo dei figli - o se,
invece, vogliamo premiare il capriccio del proprio orientamento sessuale e dare la
casa popolare, l'assistenza sanitaria, le mense e tutti questi benefit comunali ad un
omosessuale senza figli (piuttosto, lo ripeto, che ad una famiglia e ad un nucleo
familiare che ha più bocche da sfamare). Chiedo alla sinistra se siamo veramente
arrivati al punto per cui si va addirittura a togliere i servizi alle famiglie numerose.
Per andare oltre, vorrei toccare anche un altro punto, il fatto di rilasciare la residenza
ai nomadi e ai rifugiati. Vorrei ricordare che, lo dice esplicitamente l'emendamento,
l'ottenimento della residenza non ha solo un carattere simbolico, ma si fa per
allargare i servizi - sempre questi, quindi si parla di risorse, di soldi scarsi ed esigui -
anche a queste categorie. Vorrei ricordare che siamo in una situazione di totale
anarchia dei campi nomadi, in cui in nessun campo è applicato tassativamente il
Regolamento approvato in questa Sala a livello comunale. Inoltre, vorrei ricordare
che, in passato, avere aperto le porte in termini di diritti a tutti i rifugiati ha portato a
creare occupazioni, come quello della clinica San Paolo, da parte di centinaia di
rifugiati veri o presunti, e, di fronte ad un censimento operato da questo Consiglio
Comunale, è venuto fuori che arrivavano da altre città, solo per godere di questi
benefit elargiti da Torino.
Noi dobbiamo porre dei punti molto fermi, comprendere a chi riconoscere i diritti e a
chi dare le priorità. Dobbiamo dare la priorità ai torinesi, alle famiglie numerose, a
chi vive nelle periferie e a chi è economicamente disagiato ed esposto. Non possiamo
permettere che la nostra azione amministrativa si faccia trascinare dalla forza delle
ideologie invece che dal pragmatismo.
Vorrei concludere il mio intervento con una serie di piccoli spot: per esempio, la
sicurezza. C'è un'intera pagina sull'argomento, ma non si capisce che cosa
mandiamo a fare la Polizia Municipale: se a fare le multe agli esercizi commerciali,
agli automobilisti o, comunque, a chi produce e dà ricchezza a questa città - credo
che nessun torinese voglia questa sicurezza - o se a far chiudere gli African Market
abusivi, i Phone Center abusivi, i bordelli abusivi, cioè tutto quel genere di realtà che
produce degrado nei quartieri e nelle periferie e che viola le ordinanze comunali; in
questo caso, forse potremmo essere d'accordo.
Nel programma ho addirittura notato - e mi sembra strano che la sinistra non se ne
sia accorta - un riferimento alle ronde; me le ha un po' ricordate il volontariato civico
adoperato per monitorare aree urbane, spazi verdi, scuole e strade. Vorrei solo capire
se, nello sviluppo di queste linee programmatiche, sia stato fatto solo per
accontentare quei City Angels che girano con il baschetto e con il finanziamento
comunale, senza aver verificato alcuna professionalità in capo a questi soggetti nel
mantenere l'ordine pubblico e vogliamo andare avanti così, o se, invece, vogliamo
almeno provare a rispettare il Decreto Maroni, che chiede che ci siano ex carabinieri,
ex poliziotti, figure professionali qualificate, su cui concordiamo.
È bello citare, tre o quattro volte nel documento, il diritto di culto, però bisognerebbe
anche trovare il modo e prevedere per iscritto che questo diritto di culto, se stiamo
parlando di moschee - perché, poi, bisogna avere anche il coraggio di dire queste
cose -, venga coniugato con il diritto alla sicurezza, alla trasparenza ed al decoro
urbano.
Vorrei ricordare che l'Assessore Curti aveva aperto ad un'idea di patto sociale tra
Prefettura, Amministrazione Comunale, Circoscrizioni e Comunità Islamiche, ma mi
dispiace di non aver trovato traccia nelle linee programmatiche di questa idea, che
era comunque razionale.
Se questa maggioranza vorrà discutere gli emendamenti di merito che ha proposto il
PdL in modo propositivo, credo che ci sarà modo di riuscire a perfezionare anche
questo documento.

MAGLIANO Silvio (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Ricca.

RICCA Fabrizio
Sindaco, ho letto molto bene il suo programma e mi è venuto da sorridere quando ho
letto: "Questione settentrionale". Mi viene da sorridere, perché pensare ad un politico
che viene da Roma a parlare al Nord dei problemi del Nord e di quanto il Nord incida
su questo Paese, mi lascia abbastanza sorpreso, soprattutto sapendo quello che dice,
quelle che sono…

SINDACO
Da alcuni anni dico quelle cose, è lei che è disattento.

RICCA Fabrizio
Ed è per questo che, probabilmente, ha scelto il partito sbagliato per candidarsi, in
quanto sappiamo tutti quali sono le campagne elettorali fatte al Sud, facendo pesare
quelli che sono i dati che lei ha elencato nel suo programma elettorale, ovvero che si
delineano due tipi di Paese, il Nord che produce e il Sud sicuramente più
assistenzialista.
Tornando al merito della discussione, lei ha tessuto le lodi di Castellani e
Chiamparino, che l'hanno preceduta, ma hanno lasciato delle eredità abbastanza
pesanti. Senza dubbio il debito pubblico, che, come sappiamo, è il più alto d'Italia a
livello pro capite; Torino è la seconda città più inquinata d'Europa ed ha il tasso di
disoccupazione giovanile più alto d'Italia (al 32,5%). Evidentemente, in questi 25
anni di centrosinistra a Torino le politiche per aggiustare questo tipo di situazioni non
sono state vincenti.
Dandole il bentornato a Torino, volevo suggerirle di provare a girare, magari da solo
(ho notato che, giustamente, si fa accompagnare dalla scorta), e a prendere la sera la
linea 4, che passa a Porta Palazzo, in Corso Giulio Cesare ed arriva fino a Mirafiori;
provi a fare un giro, sempre da solo, in Barriera di Milano, in Barriera Nizza, in zona
Piazza Bengasi, nei dintorni di Porta Palazzo e in San Salvario, per verificare qual è
la reale situazione di degrado di certe zone, anche perché, negli ultimi anni, sono
state fatte sempre più politiche verso il centro e verso la collina, dove magari i salotti
contano un po' di più, che per le periferie.
Sul discorso delle coppie di fatto, che si va ad identificare anche negli emendamenti,
sarei curioso di sapere, visto che domani ci troveremo di fronte l'Arcivescovo, che
cosa ne pensa lui di questa situazione e di questa proposta, che sicuramente,
andandoci a confrontare con una personalità di quel tipo, potrebbe mettere in
imbarazzo il Consiglio Comunale.
Sul discorso delle quote rosa a priori, sono contrario, perché non deve essere una
questione di sesso, ma una questione di merito; si tratta del merito delle persone che,
magari, si sono impegnate, hanno studiato ed è giusto che ottengano, magari, un
posto da Assessore o, come si diceva prima, un posto da Consigliere. Deve essere,
però, un merito sul campo e deve essere la fiducia dei cittadini che, magari, viene
risposta in una donna, così da riempire in maniera un po' diversa il nostro Consiglio
Comunale.
Naturalmente, parlo a nome del Gruppo della Lega Nord-Bossi, non ci troverà mai in
disaccordo quando deciderà di fare delle azioni un po' più forti, ad esempio quando
deciderà di sgomberare i centri sociali. Ci troverà d'accordo perché sono battaglie
che noi, in prima linea, portiamo avanti da tanti anni. Ci troverà d'accordo anche
quando, magari, vorrà togliere gli spacciatori dalle strade delle periferie, perché
anche questo è un problema che trattiamo da diversi anni. Saremo d'accordo anche
quando vorrà dare la precedenza ai problemi dei torinesi, magari dei nostri anziani
che non arrivano alla fine del mese con 600-700 Euro di pensione, mettendo in coda
chi arriva dopo e chi non paga le tasse.
Infine, vorrei aggiungere qualcosa a proposito degli emendamenti presentati dalla
maggioranza. Lei ha fatto una campagna elettorale con un programma, che gli
elettori hanno deciso di premiare, e ritengo che - questa è la riflessione che le chiedo
di fare -, se dovesse far passare questi emendamenti, probabilmente sarebbe il caso di
chiedere di nuovo la fiducia agli elettori, perché non è il programma con cui è stato
eletto.

MAGLIANO Silvio (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Curto.

CURTO Michele
Mentre celebriamo questo dibattito, che credo sia particolarmente importante, il
nostro Paese vive un momento particolare. Oggi lo spread tra i Btp italiani e i Bund
tedeschi ha raggiunto 300 punti, con una crescita di 35 punti. Si tratta di un risultato
peggiore di quello della Grecia nei periodi più difficili per quel Paese, che rischia il
default.
Ogni 15 minuti un giovane con meno di 35 anni decide di lasciare il nostro Paese.
Sono 200.000 i ragazzi con meno di 35 anni che, negli ultimi 5 anni, hanno lasciato il
nostro Paese e lo hanno fatto, questo lo dice l'Eurobarometro, non solo perché non
vivono più le condizioni materiali per continuare a vivervi, ma perché non riescono
più ad identificarsi con il nostro Paese, non riescono più a viverlo come il luogo o la
cornice dove realizzare le proprie ambizioni, i propri sogni, non solo in un processo
individuale, ma all'interno di uno spazio collettivo.
Pochi giorni fa, i precari dell'Università di Torino hanno pubblicato una ricerca,
secondo me particolarmente importante, che dice che sono 3.700 le persone che si
occupano di conoscenza, i cosiddetti lavoratori della conoscenza; di questi, 2.000
sono Lavoratori con la "L" maiuscola e 1.700 sono precari. Stiamo arrivando ad un
pareggio di bilancio fra chi trasmette conoscenza sapendo che lo farà nel tempo a
venire in maniera stabile e chi, invece, non lo farà con certezza, perché, pur
lavorando nella parte alta della nostra società e pur avendo un compito preziosissimo
e importantissimo come la trasmissione della cultura, viene lasciato in uno stato di
precarietà e di insoddisfazione.
Proprio oggi, mentre ci apprestavamo ad iniziare questo dibattito, tanti lavoratori
della CSEA sono venuti a manifestare davanti al Comune e, indipendentemente da
come la pensiamo, credo che sia particolarmente triste che i lavoratori di un centro di
formazione, di quella che è stata una delle grandi scommesse del nostro Paese
(scommettere sulla speranza di futuro attraverso la conoscenza e la trasmissione della
stessa), debbano venire davanti al Consiglio Comunale a chiedere diritti per loro, ma
soprattutto a chiedere di poter svolgere il proprio lavoro dignitosamente.
Viviamo in un Paese dove aumenta il penale e diminuisce il sociale e sono diverse le
iniziative in quest'Aula che vogliono parlare della situazione carceraria. Lo si dice da
tempi storici: la qualità di una democrazia si valuta dalla sua capacità di tenere le
persone dietro le sbarre e di negare la libertà alle persone stesse.
Anche perché (e lo dico tanto alla maggioranza, sulla quale parlerò dopo, che
all'opposizione) credo che siamo chiamati ad una sfida importantissima. È innegabile
per me dire che io ho un giudizio, per tutta una serie di fattori (per le idee che ho, per
la storia da cui arrivo, per la tradizione culturale a cui mi riferisco, per l'esperienza di
partito in cui mi inquadro), che dice che il berlusconismo e questi 15 anni più o meno
ininterrotti del Governo Berlusconi sono stati un processo degenerativo di una
società che già faceva fatica prima; vorrei ricordare che si tratta di una società nella
quale una persona su sei non riesce a leggere ed a comprendere un testo di otto righe
ed è una società dove, negli ultimi 20 anni, questa distanza non solo non è diminuita,
ma è aumentata.
Credo che la reazione a questi 15 anni e la reazione a quello che è un degrado del
Paese (che, semmai, è stato accentuato dal fenomeno del berlusconismo, ma che, nei
fatti, è nel Paese stesso), prima che civile - non economica e non politica -, sia
arrivata dalle città, cioè dai livelli amministrativi più locali, più puntuali, quelli vicini
alle persone. È successo a Napoli, dove Luigi De Magistris, una persona di cui ho
stima, è diventato Sindaco contro tutto e contro tutti, ma non voglio imprigionarmi in
questo ragionamento. È successo nella Napoli dei miei genitori, nella quale, per la
prima volta da tanti anni, la camorra non ha pagato i "pizzatori", cioè quelli che
controllano i seggi al secondo turno, perché sapeva che, questa volta, non ce n'era.
È successo a Milano, dove, comunque la si vuole vedere ed indipendentemente dal
proprio posizionamento politico, è stato cambiato quello che era un sistema di potere
considerato intoccabile ed è stato cambiato da una persona come Giuliano Pisapia,
che va considerata come una persona che è stata in grado di coniugare la radicalità
delle proprie idee con la realtà e - speriamo - il pragmatismo del mettere in pratica.
E, secondo me, è successo anche a Torino, che, nell'innovazione e nella
conservazione positiva di un'Amministrazione che ha ben interpretato le sfide di
questi 20 anni, continua a governare con un largo consenso.
Questo è quello che ci hanno dato i cittadini ed è frutto di un processo, che a me
piace sottolineare e che credo vada ricordato: si tratta di un processo che ha portato
63.000 persone a confrontarsi democraticamente all'interno di una coalizione per
scegliere il miglior candidato possibile alle elezioni. È un processo al quale ho
partecipato, ben sapendo di non poter vincere, ma che ha legittimato il nostro
candidato Sindaco. Questo processo, poi, si è articolato, attraverso le elezioni, con un
dibattito ampio ed ha portato ad una nuova composizione di quest'Aula, ridandole,
secondo me, la centralità ed io voglio difendere questa centralità.
Se qualcuno pensa che siamo venuti qui a scaldare le sedie sbaglia; credo che, come
Consiglio Comunale e come maggioranza ed opposizione, dobbiamo rivendicare la
nostra centralità democratica.
Credo che questo sia un processo che mette il centrosinistra di Torino all'interno di
quell'avanguardia che vuole cambiare il Paese ed inserisce il nostro Sindaco, Piero
Fassino, all'interno di quel ristretto gruppo di politici che hanno fatto una scelta
coraggiosa: il ritorno sul territorio. Ho sempre riconosciuto questo fattore al Sindaco
durante la campagna delle primarie e lo ribadisco oggi, che guida la nostra
coalizione.
Si tratta, però, di un processo su cui credo che il centrosinistra non si debba cullare;
sarebbe troppo comodo e troppo facile e, a mio parere, soprattutto illusorio, perché la
situazione della città è molto difficile e, purtroppo, la distanza fra la città elettorale e
la città reale è troppo ampia.
Dobbiamo dire con onestà che queste linee programmatiche non sono di
programmazione, perché sono chiaramente sganciate dalla realtà economica che la
città sta vivendo, ma credo che questo sia un dato positivo, perché, da un lato, ci
permette di provare ad immaginare un futuro di città, ma, dall'altro lato, ci costringe
a fare un doppio salto mortale, perché, nel momento in cui andremo a valutare le
risorse con cui affronteremo queste sfide, ci renderemo conto che la realtà è ben più
complicata di quella che la campagna elettorale (sia della sinistra, che della destra)
ha rappresentato.
La nostra è una città dove un giovane su tre è senza lavoro, dove una famiglia su
quattro vive il dramma del lavoro, perché uno dei redditi non è più un reddito sicuro.
La nostra è una città dove una famiglia su cinque vive un conflitto fra padri e figli
per lo stesso posto di lavoro; infatti, assistiamo a situazioni in cui genitori e figli
preparano i curriculum insieme. Questa è una sfida enorme per tutta la politica.
La nostra è una città dove è aumentata la platea dei richiedenti e dove questa platea si
è complessizzata, perché, oggi, abbiamo più problemi all'interno degli stessi nuclei
familiari, indipendentemente da come vogliamo considerare questi nuclei familiari; è
soprattutto una città dove si stanno restringendo le risorse per affrontare questi
problemi.
Di conseguenza, credo che le linee programmatiche che abbiamo presentato
rappresentino un atto di coraggio, perché su numerosi punti non solo non si torna
indietro, ma si ha il coraggio di andare avanti e, ancora una volta, credo che il
processo che ci porta a partorirle andrebbe premiato e riconosciuto, non criticato.
Può sembrare una contraddizione politica quella di avere 35 emendamenti in
quest'Aula, ma, personalmente, ho richiesto la possibilità di emendare questo
documento e credo che, invece, sia un elemento di grande valore ed invito tutti i
Consiglieri, anche quelli di opposizione, a non abdicare mai al nostro ruolo, perché ci
troviamo di fronte ad una sfida enorme nei confronti della città e credo che non
dobbiamo assuefarci all'idea di essere maggioranza ed opposizione o all'idea che le
scelte siano date così, perché così sono state. Dobbiamo avere la capacità di ripartire
da quella che è una delle grandi risorse di questa città: il capitale umano delle donne,
dei giovani e degli uomini che la compongono, perché, secondo me, soltanto così
possiamo fare la differenza. Per questa ragione saluto con grande soddisfazione
l'emendabilità di questo documento, vi abbiamo contribuito e voglio riconoscere al
nostro Sindaco la forte volontà del confronto.
Mi avevano detto che, solitamente, i Sindaci non assistono ai Consigli Comunali, ma
apprezziamo la prassi che ha messo in campo il nostro Sindaco e gli chiediamo di
continuare dall'inizio alla fine. Su questo, come Capogruppo di maggioranza e come
Partito di Sinistra Ecologia Libertà, non faremo sconti, così come per il suo ed il
nostro Governo, perché abbiamo bisogno di lavorare insieme.
Gli emendamenti che sono stati presentati, secondo me, sono di qualità e delineano
diverse sfide; ne vorrei sottolineare almeno tre, che considero particolarmente
cruciali e che si inquadrano all'interno di quel processo importantissimo, che, ancora
una volta, pone la nostra gente e le persone che sono fuori di qui davanti al quadro
della politica che vorrebbe rappresentarle.
Per esempio, penso alla sfida dei referendum, a quella rete straordinaria di 871
comitati che, dal Piemonte e dalla Valle d'Aosta alla Sicilia, hanno provato ad
indicare una direzione al Paese ed alla politica ed hanno rimesso al centro il tema del
bene comune, che, oggi, è diventato patrimonio lessicale condiviso, tanto che,
addirittura, lo citava prima il Consigliere Tronzano.
Credo che la sfida dei beni comuni - perché vanno coniugati al plurale - sia una
grandissima sfida che il nostro governo ed il centrosinistra devono raccogliere.
Questa sfida si deve poggiare e si deve sostanziare attraverso la trasparenza delle
scelte, che deve ridare centralità al rapporto tra rappresentanti e rappresentati e che
deve ricreare un rapporto affettivo, direi quasi sentimentale, fra la politica e quello
che sta fuori da quest'Aula.
È una sfida in cui noi non possiamo abdicare al ruolo di guida del Paese e della Città
e in cui non possiamo accettare che venga messo in discussione quello che è il
governo e la governance. Vorrei che scomparissero parole come posti di
sottogoverno, posizioni e, invece, venissero restituiti quegli spazi, attraverso il
meccanismo della trasparenza, alla convinzione che i cittadini devono avere, cioè che
vi sia una leadership morale, culturale e sociale, prima che politica.
Per questo motivo, vivo con speranza i riferimenti alla trasparenza che sono
contenuti nel documento programmatico, ma non li vivo accontentandomi: credo che
molto di più andrà fatto sostanzialmente, oltre che formalmente.
Non possiamo lasciare alcuno spazio, neanche minimo, a qualunque sistema
criminale. L'indagine "Minotauro" ha dimostrato un interesse smodato di quei
sistemi criminali, che sono sempre stati presenti sul nostro territorio, nei confronti
del mondo della politica e il mondo della politica deve fare una cosa chiara: aprire un
dibattito che lo renda impermeabile a quegli interessi. La corruzione nel nostro Paese
vale 50 miliardi di Euro, è l'equivalente della Finanziaria triennale che è stata appena
approntata come piano d'emergenza proprio per combattere l'attacco della
speculazione, e Transparency International ci dice che è in crescita del 30% all'anno.
Su questo credo che le sfide riguardino, per esempio, la revisione dei regolamenti
sugli appalti e la qualità complessiva del controllo e, ancora una volta, ritengo che il
nostro ruolo di Consiglieri (sia di maggioranza che di opposizione) sia importante.
La sfida è rendere il bene comune ed il bene pubblico realmente pubblico, non solo
nei termini di proprietà, ma nei termini di condivisione, di prossimità e di
partecipazione.
Esiste, inoltre, una seconda grande sfida: il disegno di società. In questo siamo
brillantemente diversi. Noi vogliamo avere un disegno di società ed è un disegno di
società che rimette al centro la rete, che combatte le paure, che non si rassegna al
conflitto tra ultimi, penultimi e terz'ultimi, che non gioca sulla pancia delle persone,
ma che richiama e riscopre il concetto di mutualità, a partire dal patrimonio di questa
Città, con cui ha illuminato l'Italia.
Noi vogliamo rendere Torino una comunità, incrociare i bisogni, riscoprire la
mutualità, mettere al centro le politiche sociali, non come perdita di risorse, ma come
risorsa primaria della coesione sociale, perché questa è la vera sfida che abbiamo
davanti a noi. Se non facciamo questa cosa, noi non rischiamo che la città perda in
ricchezza e si impoverisca o che semplicemente rimanga tagliata fuori dall'Europa,
ma rischiamo che salti il legame sociale.
Sabato avverrà un fatto importantissimo, sul quale dovremmo ragionare, anche
dividendoci, anche dibattendolo: il Tribunale del Lavoro di Torino affronterà il caso
del contratto di Pomigliano, del contratto FIAT-FIOM. Mi fa tremare le vene ai polsi
pensare che cosa accadrà sabato e quale dibattito dovremo responsabilmente fare a
partire da lunedì, in una città che si è appoggiata sulla FIAT, che ha costruito le sue
generazioni ed il suo legame sociale sulla FIAT.
Ho avuto la mia prima bicicletta al dopolavoro della FIAT, ho visto la mia famiglia
arrivare qui e la mia famiglia ha costruito questa città su quella FIAT e, sabato, quel
sistema - prima che di contratto di lavoro - di mutualità sociale rischia di essere
sconfessato dalle leggi della Repubblica.
Davanti a quella cosa, abbiamo una sfida politica, su cui ci si può dividere e
legittimamente si possono avere delle idee diverse; quello che non credo sia
accettabile è avere un dibattito pubblico, una rappresentazione politica ed un
racconto mediatico completamente spostati dalla realtà delle cose, perché questo è
quanto ci chiede il Paese, anche senza chiedercelo.
Per questo motivo, credo che gli emendamenti, che sono presentati sui diritti, sono
importanti, che appartengono alla nostra tradizione culturale; magari, l'opposizione
non li voterà, ma non dobbiamo rinunciare a tenere insieme la nostra città.
Maurizio, la gente in questa città deve avere il diritto di amare, indipendentemente
dal proprio punto di vista, e deve essere tutelata e io non accetterò mai che le persone
che amano in un modo vengano contrapposte alle persone che amano in un altro
modo. Così come non si può essere cattolici ad intermittenza: io lo sono per
ispirazione e non lo sono, purtroppo, per il dono della fede, ma quando Monsignor
Nosiglia chiede di concedere i diritti non ai nomadi, ma ai Rom e ai rifugiati, io lo
vivo come un imperativo morale, perché chiama anche in gioco la realtà della
sicurezza in questa città.
I campi nomadi o, meglio, i campi Rom, perché non sono nomadi, sono sicuramente
dei non luoghi di questa città e chi conosce la storia di chi lavora in quelle situazioni
sa bene che solo il pragmatismo può tirarci fuori da quei non luoghi e il pragmatismo
ci dice che, in questo momento, in quei luoghi ci sono economie informali, che
spesso trascendono l'economia criminale e diventano preda di sottoproletariato
criminale e, quindi, creano criminalità ad alta intensità, sono criminogene per la città.
Possiamo continuare a dire che quei luoghi devono sparire a colpi di bacchetta
magica o possiamo indicare la strada a chi, invece, vuole sottrarsi a quel gioco;
possiamo continuare a pensare che le persone si disintegrino e scompaiano davanti ai
nostri occhi, come i problemi, e far finta che quei problemi non esistano o possiamo
cercare di costruire un patto di cittadinanza in cui ai diritti chiediamo doveri.
Io sono figlio di una cultura che per città più sicure è disponibile a concedere città
più giuste, perché questa è l'unica strada, è l'unico viatico e questa è una grande
sfida culturale della nostra coalizione, in cui il centrosinistra ha già dimostrato di
sapere come si fa e credo, Sindaco, che il coraggio che è stato dimostrato in queste
linee programmatiche e con alcuni emendamenti qualificanti delinei ancora di più il
profilo della nostra coalizione.
Esiste poi una terza sfida, che è la sfida del lavoro, su cui credo che nessuno di noi
abbia soluzioni a priori, perché non può sfuggirci che è una sfida che passa attraverso
le ragioni dello sviluppo, ma uno sviluppo responsabile, sganciato da un'idea
turbocapitalista di speculazione internazionale, ma fortemente agganciato, invece,
alla ricerca, all'innovazione, alla speranza di una generazione che vuole ricominciare
a sognare in questo Paese. Non dobbiamo dimenticare che il Comune è il primo
datore di lavoro del territorio ed un altro passaggio che apprezzo nel documento è la
forte volontà di non chiudersi all'interno delle competenze comunali, ma di vivere il
Comune come leva della differenza e della trasformazione.
Prima di tutto, noi siamo la prima azienda del territorio e, rispetto alla sicurezza sul
lavoro e al combattere la precarietà, abbiamo e dobbiamo avere tanto da dire.
Dobbiamo ricordare sempre che questa è la città in cui un ragazzo rumeno di 27 anni,
che lavorava per un subappaltatore della Città, è morto in un tombino; questa è la
città in cui un ragazzo moldavo, che lavorava in nero per un subappaltatore della
Città, è morto ed è rimasto in una cella frigorifera per due mesi e la sentiamo
quotidianamente come una nostra responsabilità.
Permettetemi di concludere con il gossip, perché so che interessa a tutti, e il gossip
sta alla posizione sulla TAV e a quello che noi pensiamo. Come Capogruppo di
Sinistra Ecologia Libertà ho presentato un emendamento condiviso con alcuni
Sindaci della Valle di Susa e con il Presidente della Comunità Montana; l'ho fatto
sperando che questo potesse riaprire una discussione che considero istituzionalmente
necessaria. La linea maestra l'ha già tracciata il nostro Sindaco e l'ho apprezzata dal
primo momento; per la nostra coalizione non è il momento di creare diversificazioni
e, inoltre, credo che siano tantissime le ragioni che ci uniscono e pochissime le
ragioni che potrebbero dividerci e, soprattutto, credo che non sia assolutamente il
momento perché ciò accada.
Per questa ragione ho detto da subito, senza infingimenti e tatticismi, che come
Sinistra Ecologia Libertà siamo all'interno di questa maggioranza e avremmo votato
il documento programmatico che abbiamo contributo a scrivere, soprattutto nella
sensazione e nella percezione degli elettori, e che abbiamo contribuito ad emendare.
Penso però che sia altrettanto responsabile, quando uno ha delle idee e dei pensieri,
continuare a mantenerli e a manifestarli e, all'interno di uno spazio democratico, in
un momento in cui il Paese è in crisi democratica, cercare di convincere la nostra
coalizione a ragionare le ragioni profonde di un'opera che, in questo momento, a noi
non tanto sembra non adeguata, ma soprattutto ci sembra non attuale.
Davanti alla crisi finanziaria e alle sfide che abbiamo, a nostro parere i 14 miliardi di
Euro dell'opera potrebbero essere utilizzati per altre sfide, anche a partire dalle sfide
trasportistiche.
Visto che il tempo è finito, permettetemi di concludere in questo modo: questo credo
che non debba allontanarci da quella che è la nostra prima responsabilità, cioè
ricostruire lo spazio per ridare alla politica il suo ruolo, quello di guida del Paese e di
guida dei processi. È comodo ed è sbagliato costruire dei totem, credo che
costituisca, per la politica, un alibi: puntare tutto su poche questioni, facendone il
viatico, lo snodo dei processi decisionali, dimostrando, o meglio, cercando di coprire
l'incapacità di valutare i processi generali.
Alla mia coalizione, allo spazio democratico che rappresenta, alle culture che
sussume, a tutti noi chiedo una cosa: riapriamo il dibattito, ragioniamo insieme, non
regaliamo una valle all'estremismo e teniamoci stretto quel vento straordinario che la
nostra gente ci ha indicato con i referendum, a Torino, Milano e Napoli. Cambiamo
insieme questo Paese, oltre che Torino.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Carbonero.

CARBONERO Roberto
Sindaco, com'è nostra abitudine siamo in mezzo alla gente da sempre e
continueremo ad esserlo, per cui, in queste due settimane, ci siamo proposti di far
vedere alla nostra gente, ma anche alla gente che incontriamo quotidianamente - o,
comunque, tutti i sabati nei mercati - le linee programmatiche 2011-2016.
È emerso che per molti le linee programmatiche sono linee propagandistiche, ma
questo c'era da aspettarselo in qualche modo. In assoluto, il disegno della sinistra
credo sia quello di riconquistare il Nord. È un'ideologia politica ben precisa, è un suo
obiettivo, ne siamo certi, e siamo certi che lei concentrerà tutto il lavoro su questo
grandissimo obiettivo.
Il Nord non è un territorio da conquistare, è un territorio da continuare a valorizzare,
così come lo è la città di Torino. Noi abbiamo sempre lavorato affinché a Torino si
facesse e non si parlasse e siamo pronti a condividere qualunque passo che sappia
non di parola o di verbo, ma di fatto ed azione.
Dopo due ore di interventi è difficile parlare adesso, perché chiaramente si rischia di
ripetere cose già dette, però voglio concentrare il mio intervento su un paio di
questioni abbastanza importanti.
In questo momento, per il Comune di Torino, una famiglia composta da marito e
moglie - fra l'altro, colgo l'occasione anch'io per fare gli auguri al Consigliere
Grimaldi, che si è sposato, non credo con una persona che si chiama Ugo, ma con
una persona dell'altro sesso, in modo legale -, operai a Torino a 1.100 Euro al mese,
è troppo ricca per portare i figli o il figlio all'asilo, perché non entra nella graduatoria
o, comunque, rimane al fondo della graduatoria. La persona di cui parlava il
Consigliere Carossa - che, magari, arriva in Mercedes, non ha un lavoro e, prima di
accompagnare il figlio all'asilo, porta la moglie a fare delle ore in nero, per cui fa
molto più reddito di quello di quella famiglia - ha diritto ad andare nell'asilo. Quindi,
queste sono le...

SINDACO
Mi permetta di dire che questa è propaganda, perché, detta così, non corrisponde a
nulla. Infatti, se quella persona lavora in nero, ha una Mercedes e non ha una fissa
dimora, non ha titolo per presentare la domanda per mandare il figlio all'asilo nido.
Stiamo raccontandoci delle storie tra di noi.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Per favore...

CARBONERO Roberto
Ha titolo, Sindaco, mi creda. Possiamo andare ad analizzarlo anche con i numeri; se
volete i numeri li possiamo sciorinare, non è un problema, è una discussione. Mi
creda, questo personaggio ha titolo. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Dice
bene il Capogruppo del PdL, se ha titolo ben venga, ma non è detto che tutti quelli
che sono in graduatoria abbiano titolo. È questo fatto che deve essere analizzato ed è
questo il discorso sulla sicurezza che facevamo prima; ad esempio, i Vigili devono
fare controlli e verificare sul territorio quello che succede.
Attenzione, però, perché in questo Comune rischiamo che marito e moglie, operai,
debbano portare il loro figlio all'asilo privato, perché non sono abbastanza in alto
nella graduatoria. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Peccato. Qui stiamo
parlando di Torino.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Per cortesia, il suo intervento non deve diventare un dialogo.

CARBONERO Roberto
Stiamo parlando di Torino e del Comune che il Sindaco vuole trasformare in una
città estremamente efficiente; naturalmente, ci vedrà schierati al suo fianco se questo
avverrà. (INTERVENTI FUORI MICROFONO). Perché noi lo vogliamo.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Prosegua il suo intervento, Consigliere Carbonero.

CARBONERO Roberto
Parliamo di dare una casa agli zingari o creargli dei villaggi, ma così li sradichiamo
dalle loro culture. Questo non è il modo di integrare, ma di emarginare, e, allo stesso
tempo, ci dimentichiamo dei nostri poveri. (INTERVENTI FUORI MICROFONO).
Non sono di nessuno? (INTERVENTI FUORI MICROFONO).

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Per cortesia, permettiamo al Consigliere Carbonero di terminare il suo intervento.

CARBONERO Roberto
No, a me fa piacere, significa che ho risvegliato la platea ed è importante.
Vorrei fare una veloce osservazione sulla ZTL e, poi, concludo il mio intervento,
anche perché, almeno per il momento, non sono così bravo a parlare.
La ZTL è un modo per fare cassa e i 30 milioni di Euro nei 18 mesi della ZTL
allargata ne sono la conferma. Non ci sono dati sulle polveri sottili, perché non è
cambiato assolutamente nulla, perché le persone che girano intorno alla ZTL fino alle
10.30 del mattino sono quelle che producono lo smog.
Il nostro Gruppo ha proposto di fare un perimetro centrale - in questa sede non vi cito
le vie coinvolte - di assoluta zona pedonale, come avviene in tantissime città (come
dice il Consigliere Viale), e questo probabilmente risolverebbe il problema della
concentrazione di smog, ma ovviamente non conviene farlo perché non porta denari
in cassa.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Musy.

MUSY Alberto
Cari colleghi Consiglieri, caro Sindaco e, direi, gentili Assessori (visto che alcuni
Assessori sono donne), il contributo che voglio dare a questa discussione è di tipo
pragmatico - visto che il pragmatismo è stato evocato in alcuni interventi
particolarmente interessanti da due giovani e brillanti Colleghi -, però credo che il
dato del pragmatismo sia un dato dei fatti che governano le idee, per cui bisogna
approfondire i fatti per poi decidere quali delle soluzioni che proponiamo sono quelle
migliori.
Il dato pragmatico ci costringe a prendere coscienza di un elemento fondamentale
che questa città deve affrontare, cioè la criticità della situazione finanziaria in cui si
troverà, sia per le vicende che riguardano il nostro Stato, sia per le vicende che
riguardano questa comunità.
Partendo dal dato finanziario, credo che, insieme al tema della viabilità, delle
infrastrutture e del rilancio economico, limiterò le parole di questa sera a questi tre
punti tipicamente pragmatici, ma drammaticamente attuali, per dove stiamo
dirigendoci.
Abbiamo di fronte un momento in cui difficilmente possiamo aspettarci di essere in
qualche modo sussidiati dall'esterno. La città deve far fronte in proprio a quelle che
sono le esigenze fondamentali di sviluppo e a quelle che, a breve, saranno le
necessità di mantenimento di un'accettabile condizione di rilancio economico, che ci
consenta di continuare ad essere attrattivi e dinamici in una competizione tra città,
che ormai non è più solo più una competizione tra città all'interno di un medesimo
Paese, ma è una competizione tra città che stanno in diversi angoli della Terra, anche
in altri continenti.
Per fare questo, in primo luogo, da amministratori ci aspettiamo un'attenzione alle
spese; come i buoni padri di famiglia, il primo grande tema sarà ridurre. Ho
presentato un emendamento sulle consulenze esterne, ma credo che tutta
l'Amministrazione della Città dovrà essere orientata ad un'attenzione, prima di tutto,
alle spese. Purtroppo, come le famiglie quando si trovano a dover fare un po' di
risparmi, l'attenzione alle spese non è sufficiente per condurre una vita normale e,
quindi, dobbiamo anche immaginarci dove e in che modo possiamo far emergere
delle nuove entrate.
Nell'analisi delle linee programmatiche ho fatto particolarmente attenzione a che
cosa si diceva sulle partecipate. Molto spesso, i giornali anticipano i lavori di questa
Assemblea e, quindi, già ci parlano di "super-holding", ci danno delle linee di
sviluppo di cui ad oggi, come Consiglieri, non siamo ancora informati, però credo
che la valorizzazione delle partecipate sia uno snodo fondamentale e strategico,
perché questa Città ha comunque un suo patrimonio anche in quel tipo di
partecipazioni e, secondo me, gestirlo in maniera moderna - dando alle partecipate un
valore nuovo - passa per due necessità. La prima è quella di valutare l'eventualità di
collocare sul mercato (che, oggi, registra il meno 5%, però è un giudice di un sistema
più complesso) e la seconda è quella di dare a queste partecipate degli uomini di
valore, almeno anche da parte della Pubblica Amministrazione, che siano in grado di
fare efficienza e competitività. In questo mi sento di fare mio, come prima attività di
questo Consiglio, un ripensamento dei criteri con cui procediamo alle nomine nelle
partecipate e, in particolare, quelle con maggiore valore economico, perché, solo
passando attraverso i criteri di trasparenza, meritevolezza, competenza e aggiungerei
anche indipendenza e disponibilità di tempo dei nostri candidati, creeremo le
condizioni per il miglioramento di quelle aziende, che sono un pezzo importante del
nostro patrimonio.
Altri metodi - se volete, alternativi - di raccolta della finanza li avevo individuati in
campagna elettorale e li ripropongo qui, nel meccanismo - ahimè molto difficile da
spiegare, ma vi possiamo dedicare del tempo - del "road pricing", perché questa città
ha abbracciato un'idea di selezionare le entrate in città, utilizzando la ZTL, che è un
meccanismo, se volete, un po' troppo limitato sia negli effetti sul traffico, che negli
effetti, definiamoli così, ambientali, ma che, invece, non ha alcuna rilevanza dal
punto di vista economico.
La mia visione è che l'accesso alla città può essere un meccanismo (soprattutto per i
non residenti, cioè per i non cittadini torinesi) con cui la Città finanzia le grandi
infrastrutture, in particolare quelle che poi serviranno ai non residenti per accedervi
comodamente. Credo che su quello sia necessaria una riflessione. Dagli studi che ho
esaminato ci possono essere delle entrate rilevanti con cui possiamo pensare di
pianificare addirittura in proprio, cioè quel 20% che la Città dovrebbe mettere per la
realizzazione della Linea 2 può essere gestito in proprio, grazie alle entrate del "road
pricing" e questo, obiettivamente, è un imperativo che ci dobbiamo dire. Credo che
faccia parte del pragmatismo il fatto di dirci delle cose spiacevoli, perché è sempre
molto brutto parlare di tasse, anche se sono, come le immagino, degli investimenti
(in realtà, delle tasse di scopo), grazie a cui poi possiamo invece arricchire il
patrimonio non solo della Città, ma anche della sua funzione di Città Metropolitana
in favore di coloro che, siccome ci inquinano un po' i polmoni, ci lasciano un obolo,
con cui noi permettiamo che nella città vengano con un impatto ambientale inferiore
rispetto a quello attuale.
Credo che il discorso infrastrutturale ci porti a dover dialogare con altre aree di
questo Paese e della macroregione europea in cui ci troviamo. Ho ricordato in più
occasioni che se Torino ha una funzione fondamentale nella storia di questo Paese
(se l'ha avuta e ce l'ha) è perché è lo snodo con cui si fa dialogare quell'asse, che io
chiamo lotaringio, che va da Bruxelles a Nizza, passando per Lione, con l'asse
italiano tipico, che va da Milano a Napoli, passando per Roma e Firenze. Se la nostra
città ha un ruolo in questo Paese e nell'Europa contemporanea, ce l'ha proprio in
questa dimensione.
Queste sono le ragioni per cui io sono favorevole alla costruzione della linea ad Alta
Velocità e ad Alta Capacità che congiunge Torino con Lione e queste sono le ragioni
per cui la nostra città non deve smettere di dialogare con la parte di quell'asse
italiano, che è più importante per noi, che è Milano.
Credo che, spesso, la nostra città abbia avuto un atteggiamento di subalternità e di
complesso di inferiorità verso Milano, mentre ha esercitato un atteggiamento di
alterigia e disinteressamento verso le nostre province (Asti,Vercelli e Cuneo).
Quelle province avrebbero per noi una grande importanza economica se
diventassimo uno snodo per collegarle all'asse milanese e all'asse francese in tempi
che, forse, non riguarderanno neanche i prossimi due Consigli. Lavorare su quelle
infrastrutture in quest'ottica e pensare che l'Area Metropolitana che questa città
rappresenta è un'area di interscambio, oggi, tra le province piemontesi (tra l'altro,
più ricche della nostra regione) e Milano e, domani, l'interscambio tra queste
Province, questa città, Milano e il resto dell'Europa è una missione ed una visione
del futuro che non possiamo mancare, perché, altrimenti, la città è marginale e si
riconduce ad una bella - ci auguriamo che rimanga così - e grande Monza, che
dialoga con Milano solo in un'ottica transfrontaliera (cioè in cui si va a lavorare e in
cui le grandi cose succedono lì).
Questo è un augurio ed è uno dei motivi che mi hanno indotto a proporre alcuni
emendamenti a queste linee programmatiche; ovviamente, solo le partite nazionali
sulla fiscalità e sulle relazioni industriali possono pensare di dare un rilancio
concreto allo sviluppo economico di una città, però dotarsi di infrastrutture
strategiche, creare quel paniere infrastrutturale che fa sì che questa città ritorni ad
essere competitiva con altre grandi città europee e trasformarci in una città esempio
di città del merito, della competenza e delle conoscenze tecniche, secondo me è un
ruolo che non possiamo mancare, se vogliamo giocare la partita internazionale e
nazionale che Torino si merita e che noi dobbiamo aiutare a compiere.
In questo vedo un ruolo fondamentale dell'Università e della ricerca. Credo che la
ricerca debba essere collegata alla ricerca industriale, cioè la semplice ricerca
universitaria non ha quell'elemento di approfondimento e di collegamento al tessuto
industriale di cui, invece, abbiamo bisogno. Per fare questo credo molto nella
necessità di inserire degli elementi di competitività che vengano anche
dall'importazione su questo territorio di università internazionali o di centri di ricerca
internazionali, che qui possono tranquillamente atterrare (perché, purtroppo, gli spazi
non ci mancano) e per quello propongo un emendamento in cui si parla di
internazionalizzazione anche nell'attrazione di ricerca universitaria e di soggetti
universitari internazionali.
Credo che la nostra classe imprenditoriale cittadina non sia mai stata schumpeteriana,
cioè non ha mai sviluppato un progetto su cui poi ha catalizzato l'interesse dei
consumatori, ma ha sempre lavorato un po' seguendo un grande traino ed il traino è
venuto dalla grande industria metalmeccanica. Oggi, forse, abbiamo il compito di
fare un po' da traino, perché non vedo dei semi di sviluppo imprenditoriale che siano
fuori dai grandi soggetti universitari e dai grandi soggetti pubblici.
Concludo dicendo che una città che vuole attrarre buoni ricercatori, bravi manager e
tecnologi competenti deve essere anche una città in cui vale la pena vivere, per cui
attenzione allo sviluppo museale e della cultura in generale (dalla cultura musicale
alla cultura teatrale), ma questa deve essere fatta anche con un occhio ai flussi
turistici. Per cui credo che sia importante il dato più popolare di questi aspetti che è
quello più di nicchia, la nicchia vive dove lo spettacolo di massa attrae dei flussi che
consentono di mantenerla.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Scanderebech.

SCANDEREBECH Federica
Ringrazio il Presidente ed il Sindaco e saluto l'unico Assessore presente in Aula ed i
colleghi Consiglieri.
Sono preoccupata perché sono giovane, vedo i giovani accanto a me e so quali sono
le esigenze dei molti giovani che ci stanno ascoltando in diretta; so che non c'è
lavoro nella nostra città, so che l'Università non dà sbocchi lavorativi (perché non ci
sono più collegamenti tra l'Università e le imprese), so che mancano i sussidi per
creare una famiglia e per avere dei figli, so che è sempre più difficile pagare un
mutuo e, quindi, crearsi una famiglia, così come so anche che sono finiti tutti i
risparmi dei nostri genitori e dei nostri nonni.
Questo è ciò che mi fa paura e questa è la realtà che dobbiamo affrontare. La realtà in
cui viviamo ha i record negativi peggiori: siamo la città più indebitata d'Italia, siamo
una delle città più inquinate d'Italia, siamo l'epicentro europeo della disoccupazione
e siamo l'epicentro della povertà. Secondo "Il Sole 24 Ore" siamo una delle città
meno sicure d'Italia; nella nostra città ci sono pochissime nascite, tantissimi aborti e
la nostra città sta diventando sempre più anziana. I giovani, che sono laureati e
competenti, vanno tutti a vivere all'estero. Per questo motivo, penso che ci vogliano
delle azioni concrete, forti e risolutive.
Non condivido le impostazioni generali di queste linee programmatiche che il
Sindaco ci ha dato, perché mi sembra un discorso o un documento scritto da
Berlusconi: tante promesse e nessun progetto reale. Tuttavia, è difficile non essere
d'accordo sulle linee generali; per questo motivo, mi asterrò e ho voluto presentare
diversi emendamenti di merito, che spero verranno recepiti dalla maggioranza.
In questo documento, ciò che mi preoccupa è anche non aver visto delle coperture
economiche, perché si parla di grandi piani, ma poi non viene affrontato, paragrafo
per paragrafo, dove verranno prese tutte le risorse.
L'UDC nazionale, ad esempio, ha fatto una proposta per il debito, ossia quella di
congelare con una moratoria, per 2 anni, il nostro debito e far sì che tramite la Cassa
Depositi e Prestiti S.p.A. si possa continuare ad investire sul sociale. Questa è una
misura emergenziale, lo so, però potrebbe dare un po' di respiro alla nostra città.
Spero tuttavia che queste risorse non vengano prese con nuove tasse per i nostri
cittadini, che potrebbero essere la conseguenza al federalismo fiscale.
Nelle prossime settimane capiremo se questo programma potrà essere un programma
attuabile e concreto; certamente la sua precarietà si è vista già da ora, perché il
Sindaco ha enfatizzato l'importanza di avere una Giunta che sia al 50% femminile ed
al 50% maschile, ma questo non sta succedendo nelle Commissioni: per quale
motivo si è scelta la pari opportunità nella Giunta e non nelle Commissioni?
Sono comunque fiduciosa ed aspetto con tanta ansia che possa essere fatto qualcosa
di positivo per la nostra città.
Mi chiedo anche quale sia la nostra meta: un tempo si pensava alla meta prossima,
ossia alle Olimpiadi, adesso qual è il grande progetto verso cui stiamo andando? C'è
una vera meta? Sicuramente penso che l'obiettivo primario sia quello del lavoro; il
lavoro che, come ha detto il Sindaco in un convengo qualche giorno fa, va riempito
di dignità con un progetto serio e chiaro. Ho dei dubbi in merito alla FIAT; la FIAT
ha sempre dato lavoro ai nostri cittadini, ma ormai si sta delocalizzando tutto. Nelle
sue linee programmatiche ben poco viene detto a proposito della FIAT, ben poco
viene anche detto in merito alla delocalizzazione degli istituti bancari che avevamo
nella nostra città e non viene neanche fatto un accenno al progetto del grande
grattacielo di Intesa Sanpaolo.
Il lavoro deve essere un lavoro che deve tutelare i giovani, le donne, ma soprattutto -
il Sindaco non lo dice - i padri di famiglia, perché, ormai, le famiglie non sanno più
come andare avanti. Quindi, proprio per questo motivo, deve essere tutelato chi ha
una famiglia.
Mi auguro che il suo tavolo interassessorile sul lavoro sia un tavolo permanente,
magari un tavolo settimanale, che possa coinvolgere anche tutte le altre Istituzioni.
Il Sindaco, poi, ha parlato nelle linee programmatiche delle politiche di
coinvolgimento. Cita tre aspetti fondamentali: la Conferenza dei Sindaci dell'Area
Metropolitana, ma quali rapporti ci saranno con questa Conferenza e l'ANCI e
perché lei se ne fa promotore? Inoltre, cita l'Assemblea dei Presidenti delle
Circoscrizioni, dicendo che devono essere dotati di risorse, ma, visto che non ne
abbiamo, dove verranno prese le risorse da dare a questa Assemblea?
Poi, cita un aspetto che trovo assolutamente positivo, ossia il Comitato di Indirizzo
Strategico; mi chiedo, però, quali siano i rapporti che avrà questo Comitato nei
confronti del Consiglio Comunale. Mi auguro che abbia una funzione consultiva e
non di contrasto con il Consiglio Comunale.
Poi, come diceva poc'anzi qualche Consigliere, lei fa anche accenno a delle politiche
nazionali e pone l'accento sulla questione meridionale: il tema Nord-Sud. In questa
sede, vorrei sottolineare l'importanza che i meridionali hanno avuto per lo sviluppo
della nostra città. Se ricordate, un tempo si arrivava a Torino perché c'era la FIAT e
si trovava anche scritto: "Non si affitta ai meridionali", invece adesso i meridionali
sono nel tessuto della nostra società e sono una componente cospicua e sostanziosa
della nostra città, per questo vanno ancora tutelati e non possiamo permettere che
queste persone che hanno creato le loro famiglie e la loro casa in questo Comune,
debbano tornare nelle loro terre d'origine.
Non si fa accenno minimamente al rispetto dei simboli sacri ed all'esposizione del
Crocifisso nei luoghi istituzionali. In Sala Rossa abbiamo il nostro Crocifisso, ma mi
auguro che ci sia una posizione chiara e condivisa per far sì che questa
Amministrazione proponga che in tutti i luoghi pubblici ed in tutti i luoghi comunali
vi sia l'esposizione chiara, precisa e sicura del nostro Crocifisso.
Mi preme sottolineare l'importanza della famiglia, ma intesa come nella
Costituzione: cioè un padre, una madre e dei figli. Le famiglie vanno tutelate e
rispettate e va data loro la dignità. Per questo mi preme sottolineare l'importanza del
quoziente familiare, che lei esplicita nel documento, e per questo mi opporrò
all'emendamento presentato dal Gruppo Sinistra Ecologia Libertà, che vuole
abrogare il quoziente familiare nelle linee programmatiche.
Un altro aspetto che vorrei sottolineare è che va dato l'incentivo degli asili. Gli asili
nido devono avere una maggiore flessibilità di orario, perché, ormai, tutti sappiamo
che le donne hanno dei problemi di orari per quanto concerne il lavoro, quindi ci
vogliono degli asili con orari più flessibili. Inoltre, penso che ci voglia anche una
modifica del Regolamento per l'accessibilità agli asili nido. Oltre a questo, ci sono
altri Regolamenti che vanno cambiati, ad esempio quello delle case popolari, per
dare più dignità alle famiglie. Per questo auspico che in questa Sala ci sia anche una
chiara posizione per una revisione del Regolamento e per incrementare tutto ciò che
concerne l'emergenza abitativa.
Nel documento, il Sindaco cita anche la Città della Salute. Anni fa, mi sono battuta,
anche con una raccolta firme, affinché gli ospedali torinesi venissero riqualificati e
non delocalizzati nella cosiddetta Città della Salute, che doveva essere fatta a
Grugliasco. Mi auguro inoltre che il Sindaco abbia una posizione chiara e definita sul
fatto che la Città della Salute debba rimanere a Torino, perché la sanità è un aspetto
fondamentale della nostra vita.
Si fa accenno alla tutela dei diversamente abili, all'abbattimento delle barriere
architettoniche, ma non si cita per nulla il problema della distribuzione dei buoni
taxi. Mi auguro che nel suo programma ci siano dei chiari aspetti per cui vengano
tutelati i disabili ed i trasporti dei disabili. Abbiamo troppi mezzi pubblici che non
sono accessibili ai disabili e abbiamo poche strutture che compensano questa
carenza.
Mi preme sottolineare l'aspetto dei trasporti, della viabilità e dell'urbanistica.
Sicuramente penso che sia urgente il collegamento con l'Aeroporto e che si debba
anche ridefinire tutto il problema della ZTL; infatti, da quando abbiamo la ZTL si
sono create delle zone in cui non si può più accedere, delle zone in cui,
improvvisamente, sono cambiati i sensi unici e in cui le attività produttive e
commerciali non vengono assolutamente favorite. Quindi, mi preme sottolineare il
fatto che possa esserci qualche trattamento a favore dei commercianti che devono
lavorare all'interno della ZTL.
Inoltre, spero e mi auguro che lei non voglia più costruire posteggi nella zona della
ZTL, che poi non è accessibile; infatti, se costruiamo questi posteggi nella ZTL e poi
non possiamo entrarci, è ovvio che questi posteggi rimarranno perennemente vuoti.
Per quanto riguarda le aree pedonali, è di moda fare aree pedonali un po' ovunque
nel centro. Sappiamo che ci sono grandi iniziative per fare nuove aree pedonali, ad
esempio la Gran Madre, però - mi preme dirlo all'Assessore alla Viabilità, che
sicuramente ci ascolterà e leggerà i nostri verbali - non possiamo permettere di fare
delle aree pedonali e, poi, non consentire (se non dopo isolati interi, quattro o cinque)
di poter svoltare da un lato o dall'altro della ZTL. Di conseguenza, ci vuole una
mappatura di tutte le aree pedonali ed un ripristino della viabilità.
Per quanto concerne i mezzi pubblici, penso che ci voglia un incremento diurno e
notturno. Nella passata tornata amministrativa, un gruppo di giovani del Consiglio
Comunale si era fatto carico di istituire gli autobus notturni; mi auguro che questo
servizio sia incrementato, ma mi auguro anche che a supporto vengano fatti previsti
dei taxi a tariffa agevolata per i giovani e per le donne che vogliono girare nelle ore
notturne in totale sicurezza. Mi auguro anche che, in una certa maniera, questo possa
essere collegato ad un diminuzione del costo del biglietto del pullman, magari del
biglietto del pullman notturno o del biglietto del pullman diurno per certe categorie
(per esempio, per i pensionati, per gli studente o per chi ha un reddito talmente basso
che non può neanche comprare un biglietto per il pullman).
In questi giorni, abbiamo visto come, dopo qualche acquazzone, le strade torinesi
diventino totalmente dissestate e sconnesse. La mia proposta, e la leggerete in un
emendamento, è di costituire un Comitato o un Ente - chiamiamolo come vogliamo -
di sorveglianza e vigilanza sulle buche e sulle strade dissestate e su tutte le ditte e le
imprese che si trovano a dover lavorare nelle nostre strade e a riasfaltare piccoli tratti
dell'intera strada.
Inoltre, penso che un ragionamento vada fatto nel Piano Regolatore Generale. Non è
possibile che siamo arrivati quasi alla trecentesima Variante; a questo punto vuol dire
che questo PRG è troppo vecchio e obsoleto e va riconsiderato.
Faccio un accenno a ciò che riguarda la cultura. Ormai la cultura, un po' come la
musica, si sta tutta delocalizzando su Milano. A me dispiace molto, perché, come lei
auspica, vorrei una Torino internazionale, che, magari, si faccia promotrice di una
music conference, perché non ci basta avere Traffic o non ci basta avere Club to
Club, ma, se riuscissimo ad attrarre sul nostro territorio una grande conferenza di
musica internazionale, potremmo far sì che i giovani da tutte le parti del mondo
vengano a Torino. Per questo reputo importante che si crei uno spazio per i concerti e
che questo non sia il Palaisozaki, perché è inopportuno.
Inoltre, credo che possiamo anche farci promotori di un salone ed un fuori salone
dell'auto, perché abbiamo la FIAT e non possiamo pensare che lo facciano sempre e
solo gli altri. Se noi riuscissimo a fare qualcosa di innovativo e competitivo,
potremmo attrarre design e nuove idee di giovani sul nostro territorio e così si
potrebbe anche incrementare il turismo. Il nostro turismo, ormai, si basa solo più
sulla Sindone e sul Museo Egizio, che sono delle eccellenze del nostro territorio e
che sempre più vanno sfruttate.
Per quanto riguarda i giovani, penso che come giovani della Sala Rossa possiamo
riproporre quel cosiddetto Patto Generazionale che avevamo proposto 5 anni fa e che
la Sala Rossa non aveva accolto per i voti di pochi anziani, che non lo avevano
voluto. Penso che un Patto Generazionale sia dovuto, perché troppi pochi giovani
sono nelle posizioni alte delle grandi imprese e dei grandi Comuni.
Sempre per quanto riguarda i giovani, penso a tutte le città europee e non solo che
hanno una grande cittadella universitaria. Abbiamo città italiane, ad esempio Perugia
(solo per citarne una), che hanno una grande cittadella universitaria. Da noi, invece, i
vari poli universitari sono sparsi per tutta la città. Penso che i vari saperi (che
possono essere letterari o scientifici) debbano essere coinvolti in un unico grande
polo. Se questa sfida verrà accettata, penso che da Torino partirà un grande nuovo
spunto creativo per nuove conoscenze.
Penso allo sport e alle strutture del post-olimpico, penso al fatto che ci vuole un
ripensamento di queste strutture, che spesso sono vuote, e penso che ci voglia una
tutela degli sport minori, perché a Torino abbiamo tantissimi sport che non trovano
uno spazio per essere praticati. Quindi, per questo faccio appello all'Assessore allo
Sport affinché faccia una mappatura di tutti gli sport che ci sono a Torino e dei
luoghi idonei per praticare ogni singolo sport.
Per quanto riguarda la sicurezza, penso che ci vogliano più forze e più risorse alle
forze dell'ordine. Nella precedente tornata amministrativa (e lo rifarò anche in
questa), ho fatto due proposte concrete: la prima parte da un progetto che è stato fatto
nel Comune di Lisbona, che ha adottato dei monopattini elettrici da dare a tutte le
forze dell'ordine e, dopo questo progetto, gli scippi ed i borseggi sono diminuiti di
più del 50%. Inoltre, farò un'altra proposta, ossia che tutte le fermate dei mezzi
pubblici vengano videosorvegliate, così proprio come accade a Bogotà. Che cosa
vuol dire questo? Vuol dire che mettendo… (INTERVENTO FUORI
MICROFONO). Capisco, fa ridere, lo so, però sappiate che a Bogotà, da quando c'è
una videosorveglianza nelle fermate dei mezzi pubblici, sono diminuite tutte le
situazioni gravi della città. Infatti, questa videosorveglianza non serve solo per la
sicurezza e per la tutela dei cittadini, ma serve anche per creare un trasporto
efficiente, in quanto monitora se vi sono dei flussi e se ci sono troppe persone che
stanno aspettando, facendo in modo che una nuova linea del mezzo pubblico arrivi
subito in soccorso.
Faccio ancora un ultimo accenno alla situazione dei mercati. Mi auguro che il nuovo
Assessore che ha queste deleghe non faccia nuovi sprechi come quelli del mercato di
Corso Taranto, che è costato 3 milioni di Euro; mi auguro anche che faccia sì che in
città vi sia più competitività e che vi sia una mappatura anche della grande
distribuzione; infatti, non possiamo permetterci che i mercati rionali non abbiano
quella competitività che potrebbero avere solo perché nelle vicinanze vengono aperti
grandi supermercati.
Per questo penso che bisogna lavorare con la gente e per la gente; solo così le
Istituzioni potranno riavere la fiducia di tutti quei cittadini che, ormai, non credono
più nel loro ruolo.
Il mio ruolo in questo Consiglio Comunale sarà quello di fare un'opposizione
costruttiva, per questo gli emendamenti che ho presentato sono nel merito.
Sindaco, coinvolgere vuol dire anche creare degli strumenti di coinvolgimento
popolare. Per questo incito l'Amministrazione a creare un blog che sia interattivo e
attraverso il quale i nostri cittadini ci possano scrivere e avere delle risposte concrete.
Non solo, ma auspico anche che questa nuova Amministrazione predisponga un
numero verde che possa essere un riferimento per tutti quei cittadini che vogliono
avere delle risposte tecniche e concrete. Auguro buon lavoro alla Giunta ed al
Sindaco.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Porcino.

PORCINO Giovanni
Per ragioni di orario, cercherò di essere molto più breve rispetto al Consigliere
Scanderebech, così da non sottrarre tempo ai Colleghi che interverranno dopo.
Innanzitutto, devo dire che ero molto impaziente nell'attesa che si svolgesse questo
dibattito, in considerazione del fatto che, sulla base di queste linee programmatiche e
di questo documento, poi si orienteranno le scelte dell'Amministrazione nel corso di
questa consiliatura.
Devo anche dire che, essendo intervenuto tra gli ultimi, ho avuto modo di ascoltare
gli interventi dei Colleghi che mi hanno preceduto ed ho colto alcuni elementi
importanti di spunto e di riflessione.
Innanzitutto, devo dire che, chiaramente, ho esaminato con molta attenzione ed
interesse il documento che ci è pervenuto e nell'impianto generale condivido quello
che contiene e le priorità che il Sindaco detta con questo provvedimento.
Tuttavia, ritengo che, specialmente negli interventi di alcuni Gruppi di opposizione
(in particolare, in quelli dei Consiglieri della Lega Nord), ci siano stati degli elementi
che, da appartenente al Gruppo Italia dei Valori, non posso trascurare. Innanzitutto,
non credo che il fatto che il programma del Sindaco sia in linea di continuità con il
programma delle Amministrazioni precedenti costituisca un titolo di demerito per
questa Amministrazione, non soltanto perché sarebbe opportuno stabilire sulla base
di che cosa si effettuano i debiti (prima il Consigliere Carossa lo ricordava, un debito
da investimento non equivale ad un debito da altro), sia perché, Consigliere Carossa,
penso che lei abbia avuto una caduta di stile che non le si addice (lei sa che la stimo
molto e, quindi, la prendo come una battuta) quando ha fatto quell'affermazione sui
suoi avi e sulla bellezza di Torino. Consigliere Carossa, non credo proprio - e per
questo la considero una battuta - che la bellezza di Torino sia dovuta all'apporto dei
suoi avi. La prendo come una battuta, perché, altrimenti, dovrei sentirmi
profondamente offeso.
Allo stesso modo, non credo che - mi rivolgo sempre al Consigliere Carossa - sia
opportuno tirare continuamente in ballo le solite questioni nei confronti dell'Italia dei
Valori. Prima, lei ha ricordato le posizioni di un nostro autorevole esponente, De
Magistris, nei confronti della TAV. L'ho già ribadito nel corso dell'ultima
discussione e lo ripeto nuovamente oggi, l'Onorevole De Magistris, ora Sindaco di
Napoli, è un nostro autorevole esponente, ma le sue posizioni non sono le posizioni
del partito. Sono le opinioni di un autorevole esponente, ma non andranno ad
inficiare gli impegni che l'Italia dei Valori ed i due Consiglieri che la rappresentano
in questa sede hanno preso con il Sindaco e che intendono, perlomeno per quanto
riguarda il sottoscritto, portare avanti con assoluta lealtà.
Rispetto alla questione degli emendamenti, anticipo in apertura che non ne ho
presentati; questo non per mancanza di elementi di spunto, Consigliere Carossa
(visto che ricordava l'esiguo numero di emendamenti proposti dalla maggioranza),
ma ho ritenuto che fosse più opportuno, anche in considerazione di quanto ha detto in
precedenza il Consigliere Viale, porre direttamente all'attenzione del Sindaco in
quest'occasione i vari temi che si dibattono, per la stima che nutro nei confronti del
Sindaco e per il metodo più proficuo che credo si possa adottare, ponendo delle
questioni all'attenzione dell'Amministrazione e della maggioranza, invece che porre
tutto in un documento, che, in fin dei conti, come ricordava il Consigliere Viale, ha
poco valore nei fatti.
Veniamo al metodo della sostanza, Sindaco. Le mie sono delle riflessioni più che
delle manifestazioni di dissenso e, in particolare, si riferiscono ad alcuni punti
cardine del suo programma, nei confronti dei quali, nel corso di questa tornata
amministrativa, sarò particolarmente attento e mi segnalerò per alcune iniziative.
Mi riferisco, in particolare, al punto 3, laddove si sottolinea l'assoluta importanza del
ruolo del Consiglio Comunale, nel rispetto delle minoranze che possono concorrere
alle scelte dell'Amministrazione; in alcuni Consigli precedenti alcuni Colleghi di
opposizione lamentavano questo aspetto, quindi penso che sia importante
coinvolgerli e renderli partecipi. Penso che sia importante il ruolo del Consiglio
Comunale non solo nella condivisione tra i soggetti che ne fanno parte, ma anche per
coinvolgere la città ed i cittadini. Penso altresì, Sindaco, che sarebbe opportuno
coinvolgere maggiormente anche i partiti, cosa che, credo, fino ad oggi sia stata
possibile in maniera inferiore a quanto avrei auspicato a causa dei suoi incombenti
impegni, senz'altro più importanti. Questo perché i soggetti che fanno parte di questa
Assemblea sono l'emanazione dei partiti e, quindi, credo che sia opportuno che lei
tenga dei rapporti anche più stretti con i rappresentanti dei partiti.
Non sono d'accordo, invece, sul Comitato di Indirizzo Strategico, che il Sindaco
propone sempre al punto 3, in quanto ritengo che sia già sufficiente il Consiglio
Comunale ed i membri che sono stati legittimati dai cittadini per porre all'attenzione
dell'Amministrazione le questioni che, di volta in volta, saranno ritenute più
importanti.
Ritengo, invece, importante la questione settentrionale, che il Sindaco pone al punto
5 e che è già stata ricordata in precedenza anche dal Consigliere Moretti; nel
documento si ricorda che c'è una concentrazione del 70% del lavoro dipendente
privato nel settentrione e del 65% rispetto al lavoro autonomo professionale. Insieme
alla questione settentrionale, ho apprezzato molto che il Sindaco abbia fatto
riferimento anche alla questione meridionale, soprattutto se consideriamo che
quest'anno ricorre il 150° Anniversario dell'Unità d'Italia e, quindi, è assolutamente
importante tenere presente il settentrione, soprattutto alla luce del risultato elettorale
che ha visto l'affermazione del centrosinistra in molte città del Nord, ma è altrettanto
importante guardare anche al Mezzogiorno.
Da questo punto di vista, sarò uno dei promotori, quando ne avrò l'occasione, della
proposta di rafforzare, come il Sindaco ha segnalato tra l'altro al punto 16 del
documento, i collegamenti aerei tra il Nord ed il Sud. Per esempio, Regioni come la
Calabria da questo punto di vista sono sempre state penalizzate.
Infine, c'è il punto che mi interessa maggiormente anche per una questione
anagrafica e, da questo punto di vista, concordo con quanto detto in precedenza dal
Consigliere Scanderebech: a mio avviso, le questioni riguardanti i giovani sono le più
importanti in questa consiliatura, non solamente perché i giovani rappresentano il
futuro, ma anche perché in questa tornata amministrativa sono presenti molti giovani
in Consiglio Comunale e, quindi, si potrà dare un apporto maggiore su questo tema.
Mi ha piuttosto sorpreso che il Sindaco non abbia riservato un Assessorato ed abbia
tenuto per sé la delega ai giovani. Capisco che le ragioni che l'hanno indotta a questa
scelta siano dovute ad una connotazione trasversale che, probabilmente, lei intende
dare alla delega, ma, proprio per la delicatezza del tema, avrei preferito che la
questione venisse assegnata all'attenzione di un singolo Assessore, così come tra
l'altro è avvenuto per la questione delle Pari Opportunità, che è assolutamente
rilevante, ma non più rilevante della questione dei giovani.
Noto comunque con favore i diversi provvedimenti che il Sindaco sottolinea su
questo tema, come l'opportunità di una formazione all'estero, l'accompagnamento
all'accesso dei giovani nel mercato del lavoro o, ancora, il sostegno all'avvio di
attività imprenditoriali. Tutti questi sono degli accorgimenti che spero che, nel corso
della consiliatura, il Sindaco vorrà attuare in maniera importante, magari anche
inserendoli fra i primi e più importanti temi all'ordine del giorno.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Grimaldi.

GRIMALDI Marco
Credo che mercoledì ci sarà tutto il tempo per discutere gli emendamenti e per
approfondire parte di questa discussione.
Inizio il mio intervento rispondendo al Consigliere Carbonero, non per fatto
personale, anche se, mettendomi nei panni di tanti miei amici che amano gli Ugo, i
Mario e i Luca, sarebbero molto arrabbiati, perché credo che in qualche modo lei
abbia toccato un nervo scoperto: l'impossibilità di essere riconosciuti davanti alla
legge, allo Stato e che, in qualche modo, quell'amore venga ancora messo in
contrapposizione alla famiglia naturale. Le risponderò, invece, da amministratore
pubblico, perché, sfottendo quel tipo di amore, lei commette un doppio errore: in
primo luogo, non capisce in che città vive, perché è una città che ha saputo cogliere
quelle differenze, ha saputo non discriminarle e credo che, in questo senso, farebbe
molto bene a cogliere il senso di questa città.
Credo che anche il Cardinale Nosiglia, quando dice che l'importante sono i
matrimoni, che siano laici o che avvengano in chiesa, stia dicendo che l'importante,
in qualche modo, è prendersi quelle responsabilità.
Ritengo che in questo Paese bisogna smettere di contrapporre gli amori, magari
contrapponendoli alle difficoltà delle famiglie. Lo dico perché sto con una precaria
che, in qualche modo, si interroga tutti i giorni sulle difficoltà di fare una famiglia e
ci ritroviamo in un Paese in cui ci hanno descritto che i diversi sono i nostri genitori,
perché loro sono diventati quelli anomali, in quanto avevano il diritto allo sciopero, il
contratto a tempo indeterminato e - pensate - il diritto alla mutua e alla maternità.
Loro sono gli anomali e noi siamo diventati la normalità. Forse è il contrario! Il
problema di una città come questa è che, quando vuole riconoscere le famiglie, non
lo fa con il quoziente familiare, ma interrogandosi tutti i giorni e dicendosi che,
anche se è una delle prime città italiane per numero di posti negli asilo nido,
continuano ad esserci due terzi della nostra popolazione che non hanno quel diritto. E
si interroga su uno Stato che dimentica le scuole dell'infanzia; Torino è stata una di
quelle città che, negli anni Settanta, ha saputo scommettere sulla famiglia e come si
scommette su una famiglia in un Paese civile? Dando la possibilità a quelle donne e a
quegli uomini di poter crescere i loro figli.
Credo di essere molto soddisfatto, non solo per aver fatto parte di una maggioranza
in cui un Sindaco, simbolicamente, ha sposato due donne, ma perché sono in una
città che ha guardato il temporale della Lega Nord e, invece di spaventarsi, si è messa
il K-way dell'impegno civile, ha aperto gli ombrelli della solidarietà e l'ha lasciato
passare, l'ha lasciato alle sue spalle. Mi dispiace per lei, Consigliere Carbonero, ma
questa città è migliore di come lei la descrive e lo dico proprio perché ha ragione il
Consigliere Curto di Sinistra Ecologia Libertà quando dice che noi non nascondiamo
i problemi e l'abbiamo fatto dicendo che bisogna mettere la parola "fine" ai campi
nomadi, prima di tutto perché non lo sono e, poi, perché vogliamo iniziare a parlare
di quella dignità che riguarda tutte le persone che vivono in questi territori, e noi
parliamo di autocostruzione. Forse oggi siamo in pochi, ma pian piano saremo
sempre di più e, in questi anni, l'Amministrazione ha già cambiato il passo su questi
temi.
Questo fa parte di una cultura europea, che forse questa città ha saputo cogliere
meglio di altre. È proprio su questo tema della cultura europea che crediamo di fare
uno sforzo in tutti i campi. Abbiamo parlato di ambiente, perché vogliamo che quelle
Zone 30 fatte in una parte della città diventino patrimonio di tutti, vogliamo parlare
di pedonalizzazione e anche di quello che non è solo un raddoppio delle piste
ciclabili, ma del biciplan, cioè il primo vero piano della ciclabilità urbana; vogliamo
parlare di emissioni e di bolletta energetica, facendo sì che la nostra cultura in
qualche modo cambi, paragonando l'ambiente allo stato di salute di un corpo.
Quando si va dal medico si fanno le analisi del sangue e delle urine e in questo caso è
la stessa cosa; dobbiamo capire che cosa mette in moto la nostra società e quali sono
gli scarti di quella società.
Quando ci interroghiamo sugli inceneritori, ci interroghiamo solo sul fatto che
debbano essere caratterizzati da interessi pubblici, perché il nostro interesse è che
producano sempre meno e si bruci sempre meno, che la raccolta differenziata
aumenti e che quel ciclo diventi virtuoso, che parli di consumi e anche di stili di vita.
Credo che questa cultura possa arrivare anche all'idea urbanistica che abbiamo in
mente e mi dispiace che alcuni Consiglieri non si rendano conto di quanto è successo
in questi anni. Continuate a parlare di ZTL, ma forse non avete capito in che quadro
siamo e anche l'idea della Metropolitana; probabilmente è venuto il momento di
lottare con noi affinché quelle infrastrutture vengano fortemente sostenute dallo Stato
e che non vi siano più distinzioni tra Milano, Roma e Torino; in qualche modo il
Paese si interroga su quelle che sono le possibilità di adeguarsi a quella cultura del
20, 20, 20.
Credo che in quella cultura europea ci sia un fatto che non sfugga e non sfugge
neanche dai risultati di queste elezioni. Quella capacità che ha saputo raccogliere la
sinistra in questa città è la stessa che ci dice che continuiamo a volere quel sangue
nuovo e lo vogliamo nelle nostre università, perché crediamo che le persone che
nascono e vanno insieme dall'asilo all'università non siano un gran risultato della
cultura italiana, perché ci sono due fattori che insistono su questo tema: o che le
persone si dicono sempre le stesse cose o che non si hanno più niente da dire.
Noi vogliamo sangue nuovo perché vogliamo una città che abbia idee nuove e
creatività al servizio di un momento difficile. Parlare di innovazione è anche questo.
Non basta solo attrarre i ricercatori o le imprese, bisogna attrarre idee nuove in un
momento del genere; hanno ragione i Consiglieri che dicono che in queste linee
programmatiche non ci sono i grandi temi dell'indebitamento o della finanza e non
c'è neanche la programmazione e, infatti, le linee non servono a questo.
Infatti, le linee programmatiche non servono a parlare di questo, ma di quelli che
sono gli obiettivi strategici di questa città; bisogna fare attenzione, perché, nei
prossimi mesi, dovremo affrontare il tema della sostenibilità di queste linee. È finito
il tempo della Città-Stato, non ce la faremo più a garantire le scuole dell'infanzia,
non ce la faremo più ad indebitarci, mettendoci sulle nostre spalle il 50% del
cofinanziamento, e non ce la faremo più ad essere quella città che fa finta di poter
fare politiche industriali, politiche urbanistiche e politiche del lavoro. Da soli non ce
la possiamo fare.
Ma questo che cosa vuol dire? Vuol dire che un'assunzione di responsabilità ci deve
essere anche dall'altra parte dei banchi; noi siamo stati molti critici sulla vicenda
FIAT, ma la vicenda FIAT anche di questi giorni dimostra che non bastano le
politiche di questa città per far sì che grandi attori internazionali rimangano nel
nostro territorio ad investire su un modello in cui il Paese non crede.
Sentiamo un governo parlare di flotte ecologiche sostenibili? Sentiamo un Paese che
parla di ricerche ed innovazione e che insiste per portare al Nord la grande ricerca
internazionale? Al massimo si parla di portare due Ministeri a Monza. Rendetevi
conto di quale Paese descrivete. Forse è meglio che iniziate a parlare del Paese reale
e che ci aiutate a governare; emendate le linee di indirizzo, ma per parlare di quelle
questioni che voi non affrontate.
Credo che la sostenibilità economica sia un tema che riguarderà i grandi scenari
europei e in questo bisogna capire con quale Europa stare. Il tema dei referendum
non è solo un tema normativo, ma, come abbiamo scritto in un emendamento, è un
tema politico, cioè noi vogliamo che quei beni comuni siano parte di un'elaborazione
in cui non si parla solo di fare e generare risorse; noi vogliamo generare un pezzo del
futuro di questa città e credo che non bisogna solo parlare, come dicono le linee di
indirizzo, dell'indisponibilità a perdere il controllo pubblico; il tema è come far sì
che quelli diventino una leva di cambiamento della nostra città. Lo dico perché,
magari oggi le linee di indirizzo non lo dicono, ma vorrei un'AMIAT che, insieme a
TRM, sappia discutere in un unico attore delle politiche dei rifiuti. Le sfide culturali
sono tante, non basta dire di andare a gara per poi fare gare che si spera vengano
vinte dal pubblico, parlare di competitività e sperare che i monopoli comunali
continuino a vincere. Facciamo una sfida puntuale, noi siamo pronti a farla.

MAGLIANO Silvio (Vicepresidente)
Consigliere Grimaldi, la invito a concludere il suo intervento.

GRIMALDI Marco
Noi siamo pronti a farla, però discutiamo di quelli che sono i processi e discutiamo di
quelle che sono le parole vere, smettiamola di parlare di governance, ma parliamo di
governo della cosa pubblica, perché credo che i cittadini siano i primi interessati a
parlare di quell'orgoglio civile che sta scuotendo tante città in tutta Europa. Su
questo argomento Sinistra Ecologia Libertà sarà in tutti i confronti e credo che il
compito di questa Amministrazione sia far sì che questa discussione non avvenga
solo qui dentro.
Nelle sue linee programmatiche il Sindaco parlava di autorefenzialità e, forse, è un
tema da mettere al centro, ma il vero tema è il ritorno a quella passione civile, che, in
qualche modo, si è vista in queste elezioni amministrative. C'è una passione civile
superiore alla classe dirigente di questo Paese, ma superiore alla classe dirigente
diffusa di questo Paese.
Facciamo con orgoglio la parte di chi ha voglia di far sì che quella passione civile ci
contamini e faccia parte della nostra discussione politica.

MAGLIANO Silvio (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Coppola.

COPPOLA Michele
In realtà, in principio volevo intervenire per ultimo, ma, poi, ho scoperto che prima
di me c'era il Capogruppo Lo Russo ed io, con questa dimostrazione di garbo
istituzionale, intendo anche complimentarmi con lui per il grande lavoro che è
riuscito a compiere questa sera.
Si tratta di un lavoro difficile, perché, avendo un po' di esperienza in Sala Rossa,
devo dire che era tanto che non incontravo una confusione così diversificata: la
capacità di non renderla, di non esplicitarla, di riuscire a contrarre il numero degli
emendamenti e di celebrare il partito del Sindaco, perché ho compreso questa sera
che il partito dei Moderati è il partito del Sindaco e devo dire che mi fa piacere che
questo sia avvenuto durante la presentazione delle linee programmatiche.
Se devo rispondere, invece, all'intervento che mi ha preceduto, pensando al coraggio
e alle risoluzioni audaci di Cavour, ed avendo di fronte, proprio sotto la sua effigie, i
Consiglieri Grimaldi e Curto, mi auguro che dalla settimana prossima quella effigie
venga spostata da questa parte dell'Aula, perché credo che rispetti maggiormente la
capacità di interpretare il futuro e di interpretarlo con coraggio.
Purtroppo, devo dire che questa chiacchierata - perché questa è diventata la
riflessione sulle linee programmatiche - arriva con un po' di ritardo, non certamente
per cattiva volontà del Sindaco, ma un po' per le procedure burocratiche della nostra
Amministrazione Comunale. Se uno riflette sulla data delle elezioni, siamo passati
dal 15-16 maggio all'11 luglio, quindi due mesi dopo, e devo dire che questo
francamente non mi convince, anzi, per certi versi, dimostra come la politica sia
purtroppo così tanto in ritardo rispetto ai tempi della società o della città che vive al
di fuori di quelle finestre.
Devo ammettere che ho cercato di aggredire il documento, l'ho riletto due o tre volte
(anche partendo dal fondo), ed ogni volta prendevo degli appunti, ma devo dire che,
al di là di alcune riflessioni ed alcuni aspetti che mi trovano anche d'accordo (che
citerò dopo), credo che sia un documento idealmente irricevibile, perché di fatto
rimane la premessa, l'elenco dei "desiderata" e, in sostanza, una sorta di documento
aspirazionale, ma non, purtroppo, quello che a mio giudizio avrebbe dovuto
rappresentare, cioè un impegno concreto, pragmaticamente declinato su come il
Sindaco intende gestire, rimodellare e governare - come diceva il Consigliere
Grimaldi - la Città di Torino.
Un po' a compimento delle riflessioni che quest'oggi ho sentito, porto due esempi: il
primo, va da sé, è l'esempio FIAT; inizio da quello che rischia di diventare il
pasticcio TNE. Non bisogna leggere Boffano su La Repubblica per capire che la città
è in imbarazzo, magari un imbarazzo contenuto, ma è difficile da comprendere come
mai l'Amministrazione Comunale uscente, che, nella stragrande maggioranza dei
soggetti attivi, vede le stesse persone che prima avevano responsabilità - e che, oggi,
hanno le medesime - essere addirittura più realisti del re e, quindi, accelerare
sull'organizzazione dei Consigli Comunali, forzare il programma della campagna
elettorale per arrivare ad una votazione in Aula che, di fatto, non soddisferebbe - mi
sembra di comprendere così, perlomeno dal ricorso fatto al TAR - le esigenze stesse
di chi, in realtà, doveva beneficiare di quella forzatura.
Inoltre, mi piacerebbe capire se è vero quello che ha detto il 1° giugno il Ministro
russo dell'Economia, quando ha parlato di un investimento di FIAT per 1,1 miliardi
di dollari per produrre 120.000 auto in Russia, o se devo preoccuparmi di che cosa
capiterà il 16 luglio, questo sabato. Quale sarà il progetto Fabbrica Italia? Come
andrà a finire?
Sindaco, la prima promessa che vorrei che lei facesse qui davanti a tutti noi è proprio
quella a nome nostro, cioè a nome mio e dei Consiglieri Grimaldi, Lo Russo,
Altamura, Musy, Bertola, Martucci e Berthier - perché hanno condiviso questi primi
giorni -: deve chiedere alla FIAT che cosa intende fare. Che cosa intende fare su
Mirafiori e su Grugliasco. Perché in questo eravamo d'accordo entrambi, io, lei, il
partito che mi ha eletto, la coalizione che mi ha sostenuto, il Sindaco che l'ha
preceduta, nel dire che gli operai dovevano andare a votare per il loro futuro e,
sinceramente, io non ci sto a farmi menare per il naso da un'azienda che è diventata
internazionale - e ne sono fiero ed orgoglioso -, ma che, oggi, non mi dice con
franchezza, impegnando finalmente le risorse, che cosa vuole fare per la nostra città.
Le vorrei citare questa ricerca di Acli Torino, che mi ha colpito; oggi arriva un po' in
ritardo, perché l'ho studiata nei giorni successivi alle elezioni; ma ci fa riflettere: 400
famiglie, ragazzi tra i 30 ed i 45 anni, di cui il 65% è un lavoratore dipendente, il
70% ed oltre ha una casa di proprietà, ma il 53% di questi ragazzi non ce la fa più a
risparmiare, per cui rinuncia al proprio tempo libero ed acquista prodotti di basso
costo. Vuol dire che Torino - questa sera l'hanno detto in tanti - è effettivamente in
difficoltà.
Di conseguenza, credo che servano le music conference, serva MTV, serva Italia
150, guai se facessimo un solo passo indietro! Ma dobbiamo capire che,
evidentemente, accanto ad una città che celebra, in un momento storico importante
per il nostro Paese, il 150° Anniversario, c'è un'altra parte della città che fa fatica, ed
a questa città noi dobbiamo delle risposte.
Scorro velocemente i miei appunti, perché il tempo non è sufficiente, e vorrei che il
mio intervento fosse riassunto in un principio: senza pregiudizi, ma senza sconti. Nel
senso che, l'abbiamo detto un po' tutti - chi più e chi meno -, c'è il desiderio di
dedicarsi alla propria città. Il Consigliere Moretti l'ha detto benissimo: quando un
ragazzo è giovane, oggi, sembra quasi decidere aprioristicamente di non potersi
donare alla propria comunità ed impegnarsi in politica è l'ultima delle scelte che ha il
coraggio di compiere.
I problemi li conosciamo, ma mi avrebbe fatto piacere che le linee programmatiche
parlassero un po' di più del debito, della gestione delle risorse, dell'ammontare reale,
del rapporto con le aziende partecipate e controllate, di una sorta - come abbiamo
detto in campagna elettorale - di bilancio consolidato, per capire in che condizione ci
troviamo. Purtroppo, non è stato possibile, le linee programmatiche hanno preso
un'altra dimensione e, evidentemente, hanno - lo dico io, Sindaco - soddisfatto
un'altra esigenza, quella di una coalizione che sta insieme forse più contro qualcuno,
che non perché abbia delle ragioni forti per rimanere unita.
In campagna elettorale, il Sindaco, un po' comodamente, diceva che il debito di
Torino non è come quello di Catania, non è come quello di alcune città del nostro
Meridione; mi dica e ci dica qualcosa di più, ci dica come intende smantellare questo
capitalismo municipale che offende l'intelligenza degli amministratori comunali.
Tra i miei appunti ho annotato un'altra vicenda che non so se è vergognosa, o se è
anche amministrativamente rilevante a tal punto da chiedere di fare, nei confronti di
quegli amministratori, un'azione di responsabilità, perché pensare che il Bilancio
della nostra Città debba farsi carico di 14 milioni di Euro, direttamente o
indirettamente, perché Acque Potabili S.p.A. ha partecipato alla gestione di Acque
Potabili Siciliane, insieme a Mediterranea delle Acque, e, dopo pochi mesi,
quest'operazione a tutti gli effetti fa scrivere, in basso a destra, che mancano 14
milioni di Euro, mi fa ritenere che non possiamo più chiamare quei manager ad
operare in nome e per conto nostro.
Sindaco, ecco che cosa le dico: prenda un altro impegno questa sera, decida e ci dica
che questo capitalismo municipale ha fatto il suo tempo, che ridurremo il numero
delle poltrone occupate e che, come ha detto qualcuno, andremo in una nuova
evidenza della trasparenza e della legalità; la scelta dell'Assessore Braccialarghe è
stata ottima, stiamo lavorando bene, lo dico pubblicamente, anche perché, a
differenza di chi l'ha preceduto, si interessa prima della sostenibilità di un'iniziativa,
prima ancora di iscriverla nell'elenco delle cose da fare, prima capisce se possiamo
permettercelo e poi dà l'okay.
L'ex Assessore Alfieri ha fatto molto per Torino, ma aveva questo antipatico difetto:
non si preoccupava mai della necessità delle risorse per realizzare le iniziative.
Di conseguenza, un impegno è quello di scegliere manager capaci di rispondere e di
attenersi al mandato chiaro ed inequivocabile che la politica deve dare. Penso, per
esempio, al Virtual Reality & Multi Media Park; in queste settimane, temo che la sua
Amministrazione stia per commettere l'ennesimo errore: confermare manager che,
nel passato, non hanno dimostrato di essere all'altezza della situazione che veniva
loro chiesto di seguire.
Il lavoro deve essere la nostra ossessione positiva, lo diciamo tutti, abbiamo parlato
della disoccupazione giovanile e non è vero che è un problema mondiale e basta, non
è vero che è un problema nazionale e basta, perché i dati, l'ha citato anche il
Consigliere Scanderebech, ci fanno comprendere come, nella media nazionale, la
nostra città eccelle negativamente.
Il tempo a mia disposizione sta per finire, ma so che siete disponibili e gentili, per cui
fatemi dire ancora una cosa: devo chiederle venia perché non sono stato abbastanza
chiaro nell'ultimo Consiglio Comunale - ma, in realtà, l'errore derivava dalla
decisione di governare in quel modo il dibattito - nel dire quanto lei sia a favore
dell'Alta Velocità. Lei è assolutamente e personalmente a favore, lo ha sempre detto
e non si è mai distinto da questa posizione, anzi vorrei che accettasse il mio invito a
venire con me nei mesi di luglio ed agosto a visitare il cantiere di Chiomonte, a
dimostrazione che non vi è distinzione tra chi fa parte della maggioranza e chi fa
parte dell'opposizione nei confronti di un'opera che tutti riteniamo strategica. Non
mi piace, però, che qui si possa dire serenamente, presentando un emendamento:
"ridiscutiamo" o rimodifichiamo", perché non si tratta di eccesso di dibattito o di
eccesso di democrazia, ma di un atteggiamento comodo.
Sindaco, visto che ha i numeri in Aula, se questo atteggiamento dovesse permanere,
sarei davvero grato di plaudere alla sua decisione di mettere fuori dalla maggioranza
chi gioca su più tavoli. Temo che questo tentativo non sia avvenuto soltanto
quest'oggi, anche se sono affascinato dalla capacità con la quale racconta le proprie
posizioni il Consigliere Curto, ma devo dire che lo considero più un imbarazzo per la
sua maggioranza che non una scelta da assecondare.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La invito a concludere, Consigliere Coppola.

COPPOLA Michele
Ha ragione e le chiedo scusa, Presidente.
Quando facevo riferimento alla gestione della macchina comunale e chiedevo
qualche elemento in più nel documento di presentazione, è dovuto al fatto che
abbiamo litigato sovente in campagna elettorale quando le portavo a testimonianza la
Fondazione Civicum. Lei mi ha detto: "Non è assolutamente un vincolo
costituzionale ciò che dice Civicum", forse ha ragione lei, forse 60 milioni di Euro di
risparmio sono troppi, ma se noi liberassimo anche soltanto 30 milioni di Euro,
avendo lei scelto, Sindaco, di mantenere, perlomeno ancora per un po', il City
Manager Vaciago, allora quelle risorse potrebbero essere utili, come diceva qualcuno
prima, ad un nuovo piano di manutenzione straordinaria della città, per portare, come
dice l'Assessore Braccialarghe, legalità e qualità della vita nelle periferie, prima di
ancora di celebrarle nei dibattiti e nei convegni delle giornate della legalità.
A proposito del capitalismo municipale, sono preoccupato, Sindaco, perché il suo
predecessore, nella passata tornata amministrativa, fu molto chiaro ed esplicito, andò
dagli industriali e disse: "Non ce l'ho fatta, forse qualche reminescenza ideologica -
forse lui usò un'espressione diversa - o forse il coraggio di accelerare, per certi versi,
mi ha impedito di fare quello che avevo in mente di fare", pensi a GTT, ad AMIAT,
ad IRIDE, ad IREN e via discorrendo.
Vorrei che lei rivendicasse questo scatto di orgoglio, questo coraggio della modernità
sostenibile e della negazione di un capitalismo municipale che danneggia e, da
questo punto di vista, vorrei da lei una risposta certa e forte.
Concordo su un fatto - e sono in disaccordo con l'Italia dei Valori -: il Comitato di
Indirizzo Strategico è una bella idea, se non altro perché noi stessi lo dicemmo in
campagna elettorale e, quindi, mi piace ritrovare alcune cose anche nel programma
della maggioranza che verrà in città. Non commetta, però, l'errore di lasciarlo legato
a steccati di partito e a posizioni di parte, perché, quando si ragiona sul futuro della
città, non si può e non si deve avere una visione parziale; altrimenti il rischio è che le
idee siano nane e, come diceva Victor Hugo: "Nell'ora del tramonto - e l'ora, più o
meno, è quella - le idee nane allungano le ombre, ma restano nane".

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Lo Russo.

LO RUSSO Stefano
Con la discussione di questa sera sulle linee programmatiche 2011-2016 per il
governo della Città di Torino, possiamo finalmente dire che inizia una fase nuova per
la città. Si tratta di un'Amministrazione nuova, che, però, ha alle spalle almeno 20
anni di straordinarie trasformazioni, di straordinarie azioni fatte per la nostra città e
nella nostra città e che è stata capace, se non altro nella campagna elettorale, di
coagulare intorno a sé la fiducia di tutti i torinesi, ben al di là - credo - di quelli che
erano gli steccati ideologici e di partito.
Questa Amministrazione e questa maggioranza hanno vinto le elezioni e il Sindaco
Fassino ha vinto le elezioni perché è stato più credibile ed efficace nel trasferire la
capacità di guida e di governo della città.
Tante cose sono state fatte in questi anni; oggi, Torino - forse non soltanto per merito
delle Amministrazioni che l'hanno guidata in questi anni, ma certamente anche
molto per loro merito - è sicuramente più bella di com'era 20 o 10 anni fa. È una città
più moderna e a me piace aggiungere che è anche una città più giusta. È una città
che, in questi anni di trasformazione, ha saputo coniugare modernità, efficienza,
efficacia, estetica e giustizia sociale.
Questo non è scontato, perché abbiamo "n" esempi contrari, anche molto prossimi a
noi: basta pensare a quanto è accaduto a Milano durante le scorse elezioni
amministrative, in cui è stato dimostrato in maniera lampante che il cittadino è molto
attento a quello che accade e a come si amministra la città e, prima ancora che a
vedere il simbolo del partito, tende a capire se c'è una classe dirigente che è
conseguente rispetto a quello che dice ed afferma.
Credo che l'Amministrazione uscente e la maggioranza che si è insediata a sostegno
del Sindaco Fassino abbia saputo essere migliore rispetto ai competitor
nell'interpretazione di questa esigenza: nella capacità di guidare la città.
Oggi, però, la sfida è ancora più difficile. Leggendo i vari paragrafi del documento
che ci è stato sottoposto e che è stato illustrato nel corso dell'ultima seduta del
Consiglio è del tutto evidente - credo che su questo non si possa essere in disaccordo
- il disegno strategico e la visione strategica; ho trovato tutto quello che occorre
delineare nelle linee di indirizzo strategico.
Uno dei paragrafi più importanti, a cui è stato dato grande risalto - è la vera
emergenza nazionale e credo anche torinese - è il tema del lavoro. Dobbiamo partire
da lì, perché questa è una città che è conosciuta in Italia e nel mondo per essere la
città della produzione di qualità (se vogliamo, nel passato anche per la produzione di
massa, ma, forse, oggi lo è maggiormente per la produzione di qualità).
Però questa vocazione industriale e produttiva della città, che è il cardine e l'anima di
Torino (ed è quello su cui Torino ha sempre fondato il suo ruolo di guida nazionale
dei processi e che non è stato secondario, condizionando anche il quadro politico di
governo di questa città), è ben tracciata come programma prioritario e credo che la
sfida - e questa non è una sfida della sola maggioranza, ma di tutti noi - sia proprio
quella di mantenere, incrementare ed accompagnare la trasformazione del mercato
del lavoro torinese, affinché consenta di mantenere a Torino ai primi posti nella
produzione di ricchezza nazionale e - aggiungiamo - europea.
Un altro punto che ritengo assolutamente importante, stante anche le cronache
recenti, è quello dell'attenzione all'ambiente. Sono state citate da molti Consiglieri
con toni critici (lo rispettiamo, fa parte della dialettica politica) le scelte politiche
fatte in questi anni da questa Amministrazione: la limitazione del traffico nel centro e
la scelta - non assente da polemiche - di dotarci di un termovalorizzatore. Per quanto
riguarda questo argomento, ci tengo a rimarcarlo, se, oggi, siamo nella condizione di
poter guardare con ottimismo e con una prospettiva politica che ci ha consentito di
chiudere la discarica di Basse di Stura e di poter ragionevolmente pensare di non
finire come rischiano di finire altre situazioni di paragonabile dimensione di taglia, è
perché le scelte delle Amministrazioni che hanno preceduto questa sono state
lungimiranti e noi, con grande determinazione, le continuiamo a difenderle.
Il termovalorizzatore non è certamente in dicotomia rispetto alla raccolta
differenziata, sono due cose che stanno insieme; la scelta strategica prevede anche di
affrontare il dissenso (perché, quando si governa e si devono fare delle scelte,
occorre essere capaci di affrontare il dissenso) e credo che, nel prossimo futuro,
dovremo fare delle scelte altrettanto all'altezza e dovremo essere capaci - ed auspico
di trovare un'opposizione che si renda conto e sia responsabile in questo senso - di
aiutarci per decidere per il bene della città e per poter gestire insieme l'eventuale
dissenso su alcune scelte che dovremo fare.
È una città che si deve dotare di infrastrutture adeguate e all'altezza. Come si diceva
durante il dibattito sulla TAV, Torino è in un'ottima posizione strategica, ma è anche
un po' isolata dal punto di vista fisiografico (ovviamente, non è colpa di nessuno).
Oggi, l'interconnessione con le grandi reti di trasporto, l'intramobilità tra il centro
metropolitano ed il suo hinterland e la capacità di muoversi rapidamente da una parte
all'altra della città e nell'attraversamento della città medesima sono fattori di
ricchezza fondamentali e rendono una città più o meno attrattiva per gli investimenti
e per quello che riguarda l'incremento della ricchezza. Di conseguenza, si può
parlare di Tangenziale Est (che, ormai, è diventata un'esigenza, stante il carico ed il
flusso di traffico sul raccordo tangenziale) e di Alta Velocità Torino-Lione, senza
farne dogmi ideologici, ma con grande chiarezza, com'è scritto nelle linee
programmatiche; parliamo anche dell'Aeroporto, perché è del tutto evidente che,
oggi, una grande città europea deve avere con il suo aeroporto un'interconnessione
efficace, efficiente e che ne consenta uno sviluppo adeguato.
Oggi, Torino ha un sistema produttivo che si sta radicalmente trasformando. Nei
convegni, nei dibattiti ed anche in qualche documento politico, si parla della
cosiddetta "economia della conoscenza". Torino ha un patrimonio immateriale di
straordinario valore, così come ha un patrimonio di ricerca culturale e scientifica di
straordinario valore è una città che ha due importantissime Università italiane, che
sono anche ai primi posti tra quelle europee.
Come è assolutamente ben delineato nel documento, questo è importante per lo
sviluppo della città nel prossimo futuro, ma perché questo possa accadere dobbiamo
crederci tutti. La maggioranza ci crede, il nostro partito ci crede, ma è opportuno che,
anche in questo senso, ci sia un atteggiamento costruttivo e lo vedremo
immediatamente, quando, in questa sede, magari dovremo votare delle deliberazioni
di Variante che consentano l'insediamento di nuove imprese, o che consentano
edilizia universitaria di qualità. Lo vedremo alla resa dei fatti ed ovviamente non si
può essere esaustivi in questa trattazione.
Come è stato detto anche dal Consigliere Curto, questa è una città in cui
l'invecchiamento demografico e l'impoverimento generale - che è nazionale e che si
scarica anche a Torino -, oggi, rendono difficile reggere un quadro di coesione
sociale.
Purtroppo noi siamo lasciati soli dal Governo nazionale; questo Governo, come
sempre da quando è insediato, nel momento in cui deve recuperare fondi e liquidità,
taglia in maniera orizzontale il trasferimento agli Enti Locali, a prescindere dalla
capacità di investimento, dalla situazione locale e da qualunque valutazione di
merito; il problema sta sempre nella percentuale di taglio dei trasferimenti agli Enti
Locali e soprattutto gli Enti Locali più virtuosi, come siamo stati noi in questi anni,
cioè quelli che hanno creduto fortemente nella loro dimensione cittadina ed hanno
speso risorse economiche, umane e professionali per gli investimenti,
paradossalmente vengono più gabbati.
Di conseguenza, le Amministrazioni poco virtuose (cito il caso emblematico di
Catania, ma potrei dire lo stesso dell'Amministrazione di Roma) vengono pagate a
piè di lista, mentre ai Comuni più virtuosi e capaci, com'è la città di Torino, invece
vengono tagliate orizzontalmente.
Oggettivamente, questo rende questa missione ancora più difficile. In questo senso -
ed è questo anche un po' il tema che dovremo affrontare - è del tutto evidente che le
scelte e le politiche che adotteremo nei confronti dei nostri anziani e dei nuovi
cittadini di Torino saranno importanti e fondamentali per consentire lo sviluppo della
città.
Un altro asset che si tiene con questi è ovviamente - e mi è parso di cogliere che sia
citato all'interno del documento in maniera trasversale - il tema
dell'internazionalizzazione. Come diceva il Consigliere Musy, oggi una delle
frontiere che ha Torino è proprio quella di essere veramente una città europea. Ciò
avviene attraverso le Università, attraverso l'attrazione di nuovi investimenti di
imprese ad alto valore tecnologico aggiunto, ma passa anche nella capacità che ha
questa città di accogliere i cittadini che arrivano dalle altre parti del mondo.
Una delle cose più belle che si osserva girando per le città europee è proprio questa
mescolanza di razze e di culture; le città europee più evolute, sviluppate ed attrattive
sono quelle che sono state più capaci di integrare i nuovi cittadini provenienti dal
mondo con la dimensione locale. Pensiamo a Londra e a New York.
Questa è la sfida che abbiamo, al di là della demagogia razzista e con toni di
razzismo che, alle volte, nel dibattito politico è normale che emerga, stante le
posizioni politiche, ma credo che, sulla frontiera della capacità di declinare una
politica dell'accoglienza e che sia capace di integrare le persone che arrivano a
Torino, questo sia uno dei cardini su cui si poggia la linea strategica di questa
maggioranza, che non è antitetica rispetto alle politiche della sicurezza, anzi è
prodromica alle politiche della sicurezza, perché, di norma - ed è sempre così - una
città in cui si fa integrazione è una città sempre più sicura di una città in cui, invece,
si respingono le persone che vengono ad abitare.
Questa è anche una capitale simbolica. Torino è una città che ha un blocco sociale e
culturale che poggia sulla tradizione laico-riformista e sulla tradizione del
cattolicesimo sociale - non mi sottraggo al tema posto -, ed è attorno a questa
impostazione di una dimensione di attenzione al sociale e di attenzione all'ultimo che
è stato possibile uscire dai momenti di crisi che abbiamo attraversato.
Il punto è proprio questo: credo che sia fondamentale continuare nella tradizione
culturale, politica e storica che ha questa città, che è sempre stata capace di coniugare
le esigenze del tutto con la tutela, con la difesa e con la valorizzazione, a prescindere
dalla numerosità delle persone che ci vivono. Questa è una delle cose che fa di noi un
fiore all'occhiello nazionale. Ed è questa la ragione per cui accogliamo con favore le
sollecitazioni, ad esempio, di alcuni emendamenti di merito che sono stati presentati
sul tema dell'attenzione a tutte le religioni. Questo lo intendiamo con grande favore,
perché la dimensione della vita religiosa è una delle dimensioni che rendono un
cittadino contento di vivere nella propria città, lo fanno sentire più cittadino e,
progressivamente, facendolo sentire più cittadino e più integrato, tendono a costruire
quei fattori di contorno che impediscono la devianza e la degenerazione.
Mi avvio verso la conclusione.
Noi abbiamo molte sfide complicate e diventa difficile concentrare un discorso così
generale sulla città in pochi minuti, anche in un dibattito ricco come questo; sono
convinto che molte delle cose che, oggi, abbiamo citato in maniera puntuale e in
maniera generale, richiedano un approfondimento, uno sviluppo ed anche una
declinazione corretta in quella che sarà la nostra attività consiliare in questi anni.
Vorrei chiudere con un appello alla minoranza: il mio appello è proprio quello di
essere costruttivi, da un punto di vista politico, e mi rivolgo a chi dimostrerà un
atteggiamento costruttivo, cioè a chi proverà a declinare in proposte concrete le
proprie istanze, proprio nell'ottica di quello che diceva il Consigliere Coppola, che
faceva riferimento all'esigenza di avere un quadro il più possibile condiviso
(ovviamente nel rispetto di quelle che sono le funzioni di maggioranza ed
opposizione); per cui invito la minoranza, in questi 5 anni, ad avere sempre questo
atteggiamento costruttivo ed auspico che non si faccia ostruzionismo, ma che si
costruisca insieme. Da parte nostra ci sarà sempre la massima disponibilità a
raccogliere qualunque tipo di proposta, purché sia fatta nell'interesse dei cittadini.
Nelle Commissioni Consiliari avremo l'occasione per approfondire molte delle
questioni che oggi abbiamo accennato e che sono riportate solamente per titoli;
chiediamo ovviamente al Sindaco di rendere disponibili i suoi Assessori per poter,
con il Consiglio Comunale, entrare nel merito di alcune questioni, per le quali, in
alcuni casi, abbiamo ritenuto di aggiungere degli emendamenti per rendere ancora
più forte qualche messaggio, mentre, in altri casi, non abbiamo presentato
emendamenti per il fatto che abbiamo proprio l'esigenza di approfondire alcune
questioni ed è la ragione per cui ci siamo ritenuti responsabili nel collaborare.
Il Sindaco ha usato due termini in campagna elettorale: il primo è il termine della
fraternità. Questa è una città che ha bisogno di fraternità, intesa nel senso di coesione
sociale e anche politica. La responsabilità etica che incombe su tutti noi è molto
grave, perché il periodo è difficile e, in questo senso, auspico che si riesca ad uscire
dai tatticismi. Il secondo termine che ha utilizzato, ed è riportato anche nel
documento, è condivisione ed è questa la ragione per cui ci siamo confrontati in
maggioranza e, nel rispetto delle legittime posizioni, alcune forze politiche hanno
ritenuto di produrre degli emendamenti, mentre altre non lo hanno fatto. Vogliamo
estendere questo spirito di condivisione nella guida della città alla minoranza
consiliare e a tutta la città. Auspichiamo, quindi, che in questo senso anche voi ci
possiate aiutare.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Dichiaro concluso il dibattito sulle linee programmatiche.
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