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Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 11 Luglio 2011 ore 15,00
Paragrafo n. 3
INTERPELLANZA 2011-03624
"EVENTUALI INFILTRAZIONI DELLA MALAVITA ORGANIZZATA NELLA POLITICA TORINESE" PRESENTATA DAI CONSIGLIERI CAROSSA E TRONZANO IN DATA 21 GIUGNO 2011.
Interventi

RATTAZZI Giulio Cesare (Vicepresidente)
Passiamo alla discussione congiunta dell'interpellanza n. mecc. 201103624/002,
presentata in data 21 giugno 2011, avente per oggetto:
"Eventuali infiltrazioni della malavita organizzata nella politica torinese"
e dell'interpellanza n. mecc. 201103628/002, presentata in data 21 giugno 2011,
avente per oggetto:
"Infiltrazioni della 'ndrangheta nelle recenti elezioni amministrative"

RATTAZZI Giulio Cesare (Vicepresidente)
La parola, per la risposta, al Sindaco.

SINDACO
Ringrazio naturalmente i Consiglieri interpellanti.
Se mi è permesso, volevo solo dire al Consigliere Scanderebech che il fatto che
all'interpellanza precedente abbia risposto l'Assessore Lubatti testimonia il nostro
impegno, perché di questa questione si è discusso in Giunta con tutti gli Assessori e
si è dato mandato all'Assessore Lubatti di coordinare gli interventi. Quindi, non c'è
alcuna forma di disimpegno, tutt'altro. È esattamente il contrario.
Riguardo a queste due interpellanze che sono state presentate, i dati sono noti.
Qualche settimana fa si è conclusa un'operazione, che si è sviluppata per lungo
tempo da parte della Magistratura e delle Forze dell'Ordine, la cosiddetta
"Operazione Minotauro", nei confronti della criminalità organizzata e, in particolare,
della 'ndrangheta calabrese, che ha portato a 191 indagati, 148 persone finite in
carcere, 2 persone agli arresti domiciliari e 6 ricercati perché latitanti.
La maggior parte dei provvedimenti è stata eseguita a Torino, ma ci sono stati arresti
anche a Modena e a Reggio Calabria.
I reati che sono stati contestati sono particolarmente gravi e vanno dalla corruzione
all'associazione mafiosa, all'associazione a delinquere.
Naturalmente, questa inchiesta, data l'ampiezza e la complessità, prosegue e
prosegue sotto l'assoluta ed unica responsabilità della Magistratura. Credo che sia
una buona regola attendere le conclusioni dell'inchiesta. Ad inchiesta aperta, infatti,
nessun potere istituzionale diverso da quello della Magistratura ha il diritto di
sostituirsi o, addirittura, di sovrapporsi. Quindi, attendiamo naturalmente fiduciosi le
conclusioni di questa inchiesta che ci diranno quale sia la reale consistenza del
fenomeno, quali siano le responsabilità individuali accertate e quali, eventualmente,
invece, le responsabilità individuali liberate.
Certamente la dimensione dell'inchiesta ci mette di fronte ad un fenomeno
politicamente inquietante, cioè la tendenza - nota non da oggi, naturalmente - della
criminalità organizzata (vuoi sotto la forma della 'ndrangheta calabrese o della
camorra napoletana o della mafia siciliana o della Sacra corona unita pugliese) a
inquinare la vita politica, amministrativa, sociale ed economica della nostra società e,
inquinandola, di trarre lucro e vantaggi con attività criminali ed illegali, contro le
quali non ci può che essere da parte di tutti la risposta più ferma e più netta.
Naturalmente dove sta la complessità del contrasto a questo fenomeno? Che chi
tende ad inquinare l'attività delle Pubbliche Amministrazioni e, più in generale,
tende ad inquinare in modo illecito attività lecite per trarne lucro, lo fa in ragione tale
da mascherare la propria identità e da essere difficilmente individuato come soggetto
di comportamenti illegali.
Cito quanto ha dichiarato Gian Antonio Tore (che è uno dei responsabili della
Direzione Investigativa Antimafia di Torino e che è uno dei protagonisti, insieme al
Procuratore Caselli, di questa inchiesta): "Gli esponenti della 'ndrangheta non hanno
scritto in fronte che appartengono alla mafia, e quindi appare particolarmente
difficile l'individuazione, a priori, di questi soggetti. L'infiltrazione a Torino e
Provincia è essenzialmente economica, quindi non ha bisogno né di conclamata
violenza né di conclamata visibilità. Le ditte della 'ndrangheta possono contare sulla
disponibilità di capitali che arrivano dal narcotraffico, e quindi possono
tranquillamente eludere i circuiti legali e bancari; possono contare su lavoratori in
nero, impiegati in orari non documentati, e su una flessibilità che l'impresa che
rispetta le leggi non ha. Tutto ciò concorre a dare una particolare redditività a queste
aziende, che si propongono nei confronti delle grandi imprese che vincono i grandi
appalti a livello nazionale".
Mi sembra una radiografia molto puntuale, da parte di uno dei principali
investigatori, sul fenomeno e sulla complessità di individuare e smascherare
tempestivamente, prima ancora che si manifesti un'attività illegale.
Questo non significa, naturalmente, che si debba ridurre l'azione di contrasto. Al
contrario, proprio la capacità di mimetizzarsi di questi inquinamenti illegali
nell'attività e nella vita di tutti i giorni impone di raddoppiare le misure di contrasto,
di vigilanza e di prevenzione. Ed io credo che da parte delle Istituzioni non ci possa
che essere un impegno assolutamente determinato. Nelle linee programmatiche che il
Consiglio Comunale sta discutendo ci sono indicazioni molto precise: contrasto ad
ogni forma di illegalità individuale o organizzata; un impegno per l'emersione del
lavoro nero (che, come abbiamo visto, è una delle modalità con cui la 'ndrangheta si
garantisce delle condizioni di competitività maggiori rispetto ad un'impresa regolare
e legale) e del lavoro sommerso; il rispetto delle norme in materia di contratti, di
tutele e di sicurezza del lavoro; la trasparenza assoluta in tutte le procedure
amministrative e la loro imparzialità; il merito, come criterio principale, nelle
procedure di assunzione e la trasparenza delle modalità concorsuali; l'adozione di
procedure di appalto che evitino gli abusi nelle offerte al massimo ribasso; la lotta ad
ogni forma di contraffazione e ad ogni forma di abusivismo. Queste sono, insieme ad
altre misure che si possono assumere, le modalità con cui un'Istituzione come
l'Amministrazione Comunale può concorrere, insieme all'impegno di altre
Istituzioni, in primo luogo Magistratura e Forze dell'Ordine, a combattere ogni forma
di illegalità e di inquinamento da parte dell'illegalità organizzata della vita della
nostra società. Su questo, come io ho dichiarato nelle ore successive all'annuncio
dell'inchiesta "Minotauro", l'impegno dell'Amministrazione Comunale sarà
costante.
Naturalmente analogo impegno deve essere richiesto a tutti i soggetti politici; non
soltanto alle Istituzioni, ma anche ai partiti e a ogni organizzazione che abbia una
funzione nella società, perché si mettano in campo tutte le iniziative e tutte le misure
di tutela, di prevenzione, di monitoraggio e di vigilanza.
Penso che questa sia una responsabilità che tutti i partiti devono sentire. Io mi
appello anche alla sensibilità delle forze politiche, perché si uniscano all'impegno
dell'Istituzione comunale contro ogni forma di inquinamento della vita politica,
amministrativa, sociale ed economica della città.
Credo che le recenti elezioni amministrative e le precedenti primarie del
centrosinistra per la scelta del candidato alle elezioni non abbiano sofferto
significativamente di questo inquinamento, anche se dalle inchieste appare che ci
fosse qualcuno che aveva in animo di farlo. Penso che 53.000 persone che hanno
partecipato alle primarie siano sufficiente garanzia di trasparenza di un passaggio di
consultazione democratica, al riparo da qualsiasi tentativo di inquinamento; così
come penso che il 65% dei cittadini torinesi che si è recato alle urne nelle elezioni
amministrative sia sufficiente elemento di garanzia e di trasparenza democratica.
Il che non significa però non essere, tutti noi in solido, consapevoli dei rischi che
sempre ci sono e della necessità di mettere in campo tutte le iniziative possibili e
necessarie per evitare qualsiasi forma o anche solo tentativo di inquinare la vita
politica e amministrativa della città.
Su questo penso che ci sia un impegno pieno dell'Amministrazione Comunale, ma
sono sicuro che ci sia anche una convergenza di tutte le forze politiche del Consiglio
Comunale.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Tronzano.

TRONZANO Andrea
Ringrazio il Sindaco per la risposta.
Insieme al Consigliere Carossa, abbiamo presentato questa interpellanza soprattutto
per sentire dal Sindaco una cosa, secondo me, molto importante per recuperare la
dignità della politica, cioè che il principio di innocenza vale per tutti; cioè non vale
solo la lettera di qualche famoso personaggio politico su "La Stampa" che giustifica
e assolve, sostanzialmente, una parte. Noi chiediamo formalmente al Sindaco che il
principio di innocenza valga anche per coloro che non sono i rappresentanti della sua
parte politica. Quindi, lo dico con grande franchezza, così come non basta una
telefonata per il Sindaco, non basta una telefonata o una fotografia neanche per noi.
Sulle linee programmatiche sicuramente daremo dei suggerimenti, ad esempio sul
tema degli appalti, citato dal Sindaco. Ne vogliamo sottolineare soltanto due: primo,
le offerte palesemente incongrue, che sono assolutamente importanti da valutare;
secondo (una cosa che il Sindaco non ha citato, ma che suggerisco perché, a mio
giudizio, sarebbe importante), il turnover dei dirigenti che occupano quella posizione
da almeno 5 anni, perché credo che sia un elemento di trasparenza e di assoluto
valore.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Carossa.

CAROSSA Mario
Non c'è molto da dire su questa interpellanza, se non che noi avevamo chiesto le
comunicazioni del Sindaco. Non è colpa del Sindaco la mancanza delle
comunicazioni; noi siamo stati costretti a modificare la richiesta di comunicazioni in
interpellanza proprio per poter parlare di questo tema, anche se brevemente.
Ritengo e riteniamo che sarebbe stato molto più importante per il Consiglio
Comunale aprire un dibattito su questo problema, che comunque a Torino esiste e lo
sta dimostrando l'inchiesta "Minotauro". Nessuno vuole sostituirsi alla magistratura,
assolutamente, né ora e né mai. Ognuno ha il proprio ruolo; chi è eletto deve cercare
di fare al meglio la politica per i cittadini, chi fa il magistrato deve fare al meglio il
magistrato.
Tanto meno nessuno vuole condannare nessuno. Nessuno di noi ha mai detto che le
primarie sono state inquinate da alcuni voti sollecitati da qualcuno che adesso è in
carcere; però (e ritorno alla prima questione), proprio perché riteniamo che il tessuto
della città di Torino sia fondamentalmente sano, pensiamo che fosse doverosa,
Sindaco, una discussione più ampia, che coinvolgesse tutte le diverse sensibilità del
Consiglio Comunale.
Tuttavia ringrazio il Sindaco, anche perché ritengo che questa discussione sia meglio
di niente. Può darsi che ritorneremo su questo argomento; spero non troppo presto,
perché vorrei veramente, da cittadino torinese, prima che da Consigliere Comunale,
che la magistratura risolvesse tutte quante le problematiche e chiarisse tutte quante le
posizioni. È chiaro che alla fine di questa indagine dovremo, quantomeno a livello
politico, ritornare per trarre adeguate considerazioni in merito.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Bertola.

BERTOLA Vittorio
Noi abbiamo presentato questa interpellanza apparentemente simile a quella dei
colleghi del PDL e della Lega, ma partendo da un approccio diametralmente opposto.
Ringrazio il Sindaco per la risposta e ovviamente nessuno contesta la validità delle
primarie e del risultato delle elezioni amministrative; per cui se ci sono stati dei voti
manipolati in questo senso, cosa che accerterà la magistratura, sicuramente non sono
stati in quantità tali da cambiare l'esito delle elezioni. Questo non lo mette nessuno in
dubbio.
Devo dire che non siamo molti soddisfatti, perché la sua riposta è stata concentrata
essenzialmente sulle infiltrazioni della 'ndrangheta negli appalti e nei lavori pubblici,
che è sicuramente un tema molto importante, ma forse non era il tema che noi
volevamo sollevare con la nostra interpellanza; nel senso che a noi interessava
maggiormente capire, in questi episodi di commistione tra la criminalità organizzata
ed alcuni esponenti politici, come si ponesse il Sindaco e quali misure avesse
intenzione di mettere in piedi affinché le cose non si ripetano.
Per cui è vero che, dal punto di vista giudiziario, bisogna attendere la fine
dell'inchiesta e, quindi, per quanto riguarda la valutazione dei reati, sarà poi la
Magistratura, con i suoi tempi, a provvedere. È vero, però, che ci sono dei
comportamenti, emersi sui giornali e non smentiti, anzi confermati anche dai diretti
interessati, che probabilmente non hanno rilevanza penale di alcun genere, ma che
hanno una forte rilevanza politica ed etica. Quindi, credo che la politica non debba
occuparsi soltanto di ciò che è reato, perché questo è il compito della Magistratura,
ma anche di comportamenti che magari, appunto, pur non costituendo reato, però
sono assolutamente inappropriati per una persona che riveste cariche istituzionali o,
comunque, ruoli politici di alto livello.
Per questo motivo, non siamo soddisfatti, così come non siamo soddisfatti della sua
mancata trattazione della proposta di una Commissione d'Indagine Antimafia, che è
una proposta che non abbiamo inventato da un giorno all'altro per fare bella figura,
ma che, addirittura, è stata dichiarata essere il primo atto della nuova
Amministrazione di Milano, da parte del Sindaco Pisapia. Quindi, se a Milano si
pongono come prima priorità dell'intera Amministrazione la creazione di una
Commissione di questo genere, per indagare su quello che è successo, penso che
anche Torino, perlomeno, possa porsi il problema. La Commissione, peraltro, è già
stata sperimentata in altre città e in altre province del Nord Italia. Quindi, su questo
tema auspichiamo che se ne possa parlare e che si torni a valutare tutti insieme che
cosa si può fare.
In realtà, sul tema della commistione con la politica attendiamo - forse più dal suo
partito che da lei - di capire quali sono i ragionamenti che sono stati fatti dopo quello
che è uscito sui giornali, perché, pochi giorni dopo l'uscita dell'indagine, è stato per
primo il Procuratore Caselli, viste le prime reazioni della politica, a dire:
"Attenzione, è importante che la politica non si autoassolva". Noi vorremmo che
questa non diventasse un'autoassoluzione da parte della politica o uno scaricare il
problema soltanto sulla parte della gestione degli appalti.
Crediamo che ci sia un problema significativo di relazioni politiche e vorremo che,
prima o poi, discutesse di questo il Consiglio Comunale, anche con proposte concrete
della sua Amministrazione.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola, per una breve replica, al Sindaco.

SINDACO
Intanto, ringrazio i Consiglieri che sono intervenuti.
Per quanto riguarda la questione posta dal Consigliere Tronzano - che mi trova
assolutamente sensibile, come, credo, qualsiasi persona che ispiri i propri
comportamenti alle regole della nostra convivenza civile e democratica -, è chiaro
che la presunzione di innocenza vale per tutti i cittadini che siano oggetto di una
qualsiasi forma di indagine da parte della Magistratura. Fino a sentenza passata in
giudicato nessun imputato o indagato è da ritenersi colpevole, tanto più in questo
caso visto che siamo in una fase assolutamente preliminare dell'inchiesta e gli stessi
inquirenti hanno dichiarato che l'indagine stessa permetterà di appurare chi
eventualmente abbia avuto responsabilità effettive e chi invece no.
Per quanto riguarda le proposte che ha avanzato il Consigliere Tronzano, sono
proposte naturalmente che io assumo e saranno oggetto di considerazione. Quanto al
garantire che, in procedure di appalti o comunque di concorsi per la fornitura di beni
e servizi, si valuti sempre la congruità delle offerte e si adottino procedure che
possano evitare abusi, che sono conclamatamente non giustificati dal punto di vista
delle regole del mercato, sono d'accordo, è scritto anche nelle mie dichiarazioni
programmatiche.
Quanto alla questione del turnover dei dirigenti, si tratta di una questione - ne capisco
il senso - che, però, va messa in relazione con le normative di legge e contrattuali che
regolano i rapporti di lavoro tra un Comune ed i suoi dirigenti ed i suoi dipendenti.
Al Consigliere Bertola voglio dire che convengo sull'assoluta necessità che le
risultanze dell'indagine non vengano sottovalutate dal punto di vista politico, prima
ancora che sotto il profilo dell'inchiesta in sé. Condivido l'esortazione che ha fatto il
Procuratore Caselli a non sottovalutare o sottostimare la pericolosità di questa attività
di inquinamento e, dunque, il suo invito alla politica a non mettersi in un
atteggiamento difensivo. Sarebbe errato, anche perché tutti noi per primi abbiamo
interesse ad avere invece un'azione che contrasti in modo chiaro qualsiasi forma di
inquinamento, la smascheri e la impedisca. Quindi, condivido totalmente questa
sollecitazione.
Quanto ad una Commissione di Indagine Antimafia, non ho obiezioni allo strumento,
ma penso che, nel momento in cui c'è un'inchiesta giudiziaria aperta così complessa,
sia rischiosa un'iniziativa di carattere politico-istituzionale, che obiettivamente, al di
là delle volontà, può sovrapporsi con l'indagine. Probabilmente, ad indagine chiusa,
si potrà riprendere la proposta del Consigliere Bertola, non avendo più il rischio di
una commistione o sovrapposizione, che può essere inopportuna.
Colgo l'occasione per dire - ma non è riferito soltanto a questi fatti, però,
contingentemente la temporalità viene a cadere in modo opportuno - che mi è stato
comunicato dalla Presidenza della Commissione Nazionale Antimafia che la
Commissione ha programmato una serie di sue visite nelle principali città italiane e
che dal 25 al 29 luglio la Commissione sarà in visita a Torino ed avrà l'occasione di
avere incontri con le diverse espressioni politiche ed istituzionali della nostra Città;
quella potrà essere un'occasione per approfondire i temi discussi questa sera.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Le interpellanze sono discusse.
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