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FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Comunico al Consiglio Comunale che questa richiesta di comunicazioni è stata presentata dal Consigliere Scanderebech. La parola al Consigliere Tronzano. TRONZANO Andrea In Conferenza dei Capigruppo abbiamo chiesto che il Sindaco relazionasse su tutta la vicenda TAV e non solo sugli atti vandalici. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Sindaco. SINDACO Mi pare che l'accordo intervenuto oggi, parlando con gli esponenti dei diversi Gruppi, riguardasse il fatto di cogliere l'occasione per fare una valutazione sulla situazione TAV. Iniziamo con l'intervento dell'Assessore Lubatti, poi ci sarà un dibattito e io interverrò alla conclusione del dibattito. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola all'Assessore Lubatti. LUBATTI Claudio (Assessore) Il Sindaco mi ha chiesto di fare il punto della situazione sugli eventi accaduti nella prima parte di questa giornata. Ovviamente, visto che c'è stata anche una richiesta specifica da parte di un Consigliere, mi sembra opportuno iniziare il mio intervento condannando gli atti vandalici che ci sono stati questa notte, nei dintorni di Palazzo Civico. C'è, altresì, da confermare una solidarietà, che non è scontata, alle Forze dell'Ordine, per il lavoro che hanno fatto, per quello che stanno ancora facendo in Val di Susa e anche per il tributo che hanno dovuto lasciare sul campo in termini di feriti. Purtroppo, ad oggi contiamo un'ottantina di feriti in tutto: trenta feriti tra le Forze dell'Ordine, trenta tra i manifestanti e una ventina di persone, tra civili e Forze dell'Ordine, che sono stati medicati direttamente sul luogo. Una brevissima cronistoria solo per dare qualche informazione, perché ritengo che il Consiglio debba avere tutti gli elementi per discutere, come riterrà opportuno, nella fase successiva al mio intervento. Questa notte, alle ore 04.40, c'è stato il primo intervento vero delle Forze dell'Ordine, con la chiusura del tratto della Torino-Bardonecchia interessata dalle operazioni. Intorno alle ore 06.00 c'è stato, invece, il primo punto di contatto sui tre fronti che le Forze dell'Ordine hanno scelto per avvicinarsi al terreno interessato, che è quello della Maddalena. Il primo troncone è quello dell'autostrada; è stato utilizzato il vero e proprio percorso autostradale. Il secondo troncone invece è un tratto di terreno; in particolare, per chi conosce quell'area, è la strada dell'Avanà, che è stata attraversata con i mezzi blindati delle Forze dell'Ordine. Dall'altra parte, invece, c'è stato un intervento direttamente in campo, attraversando e superando il guardrail dell'autostrada. Alle ore 08.40 il vero primo incontro/scontro tra i manifestanti e le Forze dell'Ordine; dopo una lunga trattativa avvenuta sia in forme diplomatiche, sia in forme di avvicinamento un po' più netto e un po' più duro, alle ore 11.45 c'è stata la vera e propria liberazione dell'area della Maddalena, con un accordo tra la Digos e i manifestanti affinché avessero un tempo congruo per liberare l'area dalle strutture che avevano costruito in questi mesi. Quindi, dalle ore 11.45 l'area è a disposizione dell'impresa che nelle prossime ore darà il via ai lavori. Ci sono state ancora alcune manifestazioni in città e ce ne saranno alcune nelle prossime ore. Quello che segnalo è stata una correttezza durante le manifestazioni di protesta e di segnalazione di disagio da parte dei manifestanti. Lontano dall'area della Maddalena, c'è stato un blocco della statale che è durato qualche minuto, un tentativo di blocco della ferrovia che è stato revocato consensualmente dalle parti, quindi non c'è stato nessun tipo di forzatura, e un'occupazione da parte di alcuni manifestanti del Comune di Chiomonte, che hanno così colto l'occasione per incontrare anche l'Amministrazione del Comune interessato. Due parole sull'opera, perché altrimenti si rischia di fare qualche confusione rispetto a che cosa stiamo cominciando a fare e che cosa dovrà fare la ditta che in questo momento ha la piena disponibilità dell'area. La galleria esplorativa è la terza che viene immaginata. Le prime due sono già state costruite nel territorio francese; sono delle discenderie, Saint Jean de Maurienne, se non ricordo male. La galleria è anche stata oggetto di una visita del Consiglio Comunale dello scorso mandato, comunque sicuramente del Consiglio Provinciale e di alcuni amministratori del Comune di Torino. Sostanzialmente, è una galleria che serve agli operatori del settore per dare visibilità sul terreno che verrà incontrato nella costruzione del tunnel di base; quindi, una vera e propria ricerca di tipo geognostico, per capire qual è il terreno sul quale si andrà a intervenire. Una volta che l'opera sarà completata, verrà utilizzata come via d'uscita per i mezzi di soccorso (speriamo, ovviamente, che non ce ne sia mai bisogno), ma soprattutto come via per la ventilazione e per la manutenzione del tunnel di base. Il progetto, così come è nato in origine, è cambiato molto; quindi, pensiamo di poter dire, come Amministrazione, che questo sia un progetto partecipato, un progetto che è stato modificato anche ascoltando quelle che sono state le legittime segnalazioni e valutazioni da parte dei territori e degli Enti locali che via via si sono susseguiti e hanno dibattuto su questo delicato tema. Segnalo soltanto due/tre punti che sono di interesse strategico per la Città di Torino, essendo questo l'organo deputato a dibattere su tematiche che riguardano direttamente la città di Torino. In particolare, dal primo al secondo progetto c'è stato l'inserimento dello scalo di Orbassano, un investimento che cuba circa 600 milioni di Euro, che nel primo progetto non era previsto. Inoltre, c'è stata la modifica del tracciato dalla sinistra alla destra della Dora, proprio per evitare che questo tracciato marginalizzasse in qualche misura il ruolo della città di Torino nello sviluppo di quel territorio. Il terzo elemento che sottolineo, che non è indifferente per la Città di Torino, sebbene sia a qualche chilometro di distanza, è l'inserimento nel progetto della stazione internazionale di Susa. Anche in questo caso parliamo di un investimento importante, quasi 150 milioni di Euro, che sono davvero il segnale del fatto che quel territorio può raccogliere, anche dal punto di vista dei benefici economici e non soltanto ambientali, una ricaduta diretta di quest'opera su quella Valle. Quali sono i vantaggi per Torino? Faccio soltanto due cenni, perché ci tengo a metterli a disposizione del Consiglio Comunale, che dibatterà nei prossimi minuti. Il primo: non sfugge a nessuno che il tema dello snodo di Orbassano diventa cruciale per lo sviluppo del nostro territorio. Segnalo, tra l'altro, che secondo alcuni studi - che sono a disposizione dei Consiglieri Comunali - il nodo di Orbassano diventerebbe, una volta a regime, il secondo d'Europa in termini di merci/anno che transiterebbero in quel nodo; quindi, ha un significato anche dal punto di vista economico. Inoltre, alcuni studi di aziende manifatturiere individuano in circa il 10% i maggiori costi che le nostre aziende manifatturiere devono affrontare per battere la concorrenza a diverse condizioni di partenza; cioè alcune delle aziende concorrenti nel settore manifatturiero possono contare sul 10% di minori costi, avendo a disposizione un sistema logistico di trasporto migliore. Quello che viene richiamato da tutti in varie occasioni - lo voglio fare anch'io - è l'evidente ricaduta, diretta o indiretta, sul numero di posti di lavoro che viene creato: si parla di circa di 8.000 posti di lavoro diretti all'anno per dieci anni. L'ultimo elemento che voglio ricordare dal punto di vista politico è la capacità di inserire Torino all'interno del grande Piano Strategico. Qui c'è un elemento tecnico e uno politico che voglio mettere a vostra disposizione. L'elemento tecnico: noi abbiamo una Legge Obiettivo che prevede che il 5% delle opere venga dedicato alla ricaduta sul territorio in opere di compensazione. Quindi, in questo caso sarebbe un progetto molto più complesso, non una singola opera di compensazione prevista dai singoli Comuni. Quello che preoccupa nelle ultime ore è la notizia secondo la quale l'ultima manovra finanziaria farebbe scendere al 2% il monte compensazioni rispetto al totale dell'opera. Questo oggi rappresenterebbe un problema, avendo cubato e immaginato il Piano Strategico su una quantità di denaro del 5% a disposizione della Valle e dei territori interessati. Su questo immagino che ci possa essere sicuramente un terreno di condivisione, di sviluppo e di ragionamento comune dal punto di vista politico. L'ultimo accenno lo faccio rispetto al percorso che abbiamo ancora davanti. Dal punto di vista politico, noi abbiamo ormai "scollinato", diceva il Prefetto oggi, con il quale ci siamo sentiti alcune volte e che ringrazio pubblicamente anche per il lavoro di condivisione che ha voluto mettere in piedi con gli Enti Locali. Ci sono alcune considerazioni che sono state fatte che rispondono al vero: la Città di Torino ha tutto il vantaggio perché quest'opera diventi realtà, ma nello stesso momento ci deve essere una piena presa di coscienza del fatto che la Città di Torino - nonostante abbia soltanto sei chilometri di galleria all'interno del proprio territorio, totalmente interrati - ha il dovere politico e istituzionale di seguire in prima persona quale sarà il prossimo sviluppo, mettendo (e non lo dico facendo un gioco di parole) questo tema sui binari corretti, cioè su quello che è la vera politica. Ormai i lavori possono definirsi cominciati. L'Unione Europea può essere "rassicurata" rispetto alle preoccupazioni che c'erano sulla scadenza del 30 giugno. L'opera vera comincerà soltanto fra due anni, quindi c'è ancora il tempo per ragionare e discutere; non è finito il tempo del confronto, però da questo punto di vista credo che la Città debba svolgere il proprio ruolo, cioè quello di essere davvero Ente capofila, portatore di interessi legittimi dei territori, ma anche capace di salvaguardare lo sviluppo del proprio territorio, perché un'opera come questa non può essere considerata secondaria rispetto allo sviluppo del territorio. Chiudo qui il mio intervento avendo messo qualche elemento a disposizione del Consiglio per la discussione; se può essere utile, ho qualche nota sulla cronistoria da consegnare ai Consiglieri che lo riterranno opportuno. Si è iniziato a parlare di TAV nel lontano 1981, con un primo tavolo intergovernativo; da lì ad oggi sono successe tante cose. Quindi, per fare una valutazione complessiva, metto a disposizione anche del materiale che sia l'Osservatorio sia la Città avevano già in proprio possesso, in maniera tale che la nostra discussione sia utile, per poi arrivare alle conclusioni del Sindaco. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Hanno chiesto la parola alcuni Consiglieri. Ricordo che in accordo con i Capigruppo è stato previsto per ciascun Gruppo un tempo massimo di dieci minuti. La parola al Consigliere Coppola. COPPOLA Michele Io l'ho detto in campagna elettorale che il tema TAV non era un tema strategico per l'Amministrazione Comunale, perché nella prima occasione che in questo Consiglio Comunale si affronta questo argomento, a parlare non è il signor Sindaco ma un Assessore che non ha la delega all'Alta Velocità. Sono dispiaciuto, perché avevo raccolto con piacere la disponibilità del Sindaco a portare oggi, nel primo vero Consiglio Comunale, questa comunicazione all'Aula. Anche la replica che alla fine farà il Sindaco, di fatto, è una forzatura, perché nelle comunicazioni, secondo l'articolo 112 del Regolamento, non è prevista la replica. Le comunicazioni vengono fatte, c'è un dibattito successivo, ci si ringrazia e ci si saluta per la volta successiva. Francamente, invece, vorrei che il plauso di questa Amministrazione alle Forze dell'Ordine fosse più forte; vorrei che la solidarietà manifestata agli agenti feriti fosse più marcata e che venisse anche riconosciuto il merito al Governo del nostro Paese, che ha deciso entro il 30 di questo mese di liberare l'area e di consegnarla all'impresa che dovrà realizzare il tunnel geognostico. Mi piacerebbe sentire qui, forte e chiaro, senza girarci intorno, senza trovare neologismi, che non si riceveranno le persone che stanno gridando davanti il Municipio, come non si sono ricevute in altre piazze di questa Città, perché questa Amministrazione è contraria a ogni forma di violenza. Allora, visto che chi grida "No TAV", qua sotto, probabilmente ha forti legami con quelli che questa notte hanno scritto "No TAV" sul portone della nostra Amministrazione Comunale e magari ha forti legami con chi questa mattina impediva che le Forze dell'Ordine consegnassero all'impresa l'area del Villaggio Maddalena, visto che un Paese civile e moderno non può tollerare un presidio dell'illegalità come quello di Chiomonte, dovremmo tutti quanti dire, oggi, senza giri di parole, da che parte stiamo, perché la storia della Torino-Lione credo sia da 21 anni all'ordine del giorno. Non credo che sia il 1981 l'anno di riferimento, ma il 1991; credo sia un refuso dell'ANSA, perché il vertice di Viterbo tra i Governi italiano e francese avvenne nel 1991, successivamente al summit di Nizza del giugno 1990. Era per questo che chiedevo anche il punto di vista del Sindaco e non di un Assessore, che chiaramente, prendendo riferimenti dalle notizie di oggi, non può colmare delle lacune in così poco tempo. Oggi è importante chiarire le posizioni, perché questi 171 milioni di Euro sono estremamente vitali per la realizzazione di un'opera che non è secondaria e va ben oltre il mero collegamento tra le due città. Signor Sindaco, vorrei sentire da lei quali sono gli aspetti e le implicazioni di carattere politico, perché - non l'ho detto una volta sola quest'oggi - nella sua maggioranza esiste un partito (Italia dei Valori) che in maniera chiara sta dicendo di essere contrario a quello che è avvenuto oggi; lo fece De Magistris durante la campagna elettorale, lo ha fatto quest'oggi l'onorevole Di Pietro dicendo che preferiva i muli alle Forze di Polizia. Ebbene, dovrebbe essere chiaro come è stato in campagna elettorale; dovrebbe evidentemente dire che la sua maggioranza non ha più al suo interno Italia dei Valori, se questo partito non dirà chiaramente di essere a favore della realizzazione di quell'opera. Mi dispiace che la FIOM quest'oggi abbia ancora una volta scelto il passato, perché mi dispiace che quest'oggi degli operai abbiano ricevuto delle pietre da parte di quelle stesse persone che a quest'ora stanno manifestando contro di noi. In democrazia si discute, si dibatte, ma a un certo punto le decisioni si prendono e soprattutto si attuano. Signor Sindaco, indietro non si torna. Lo dica con forza e metta fuori dalla sua maggioranza chi non vuole stare con lei su questo argomento. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Marrone. MARRONE Maurizio Io aspetto con ansia l'intervento del Sindaco Fassino; non mi aspetto che intervenga a chiarire la linea politica dell'intero centrosinistra su un'opera strategica come la TAV, perché rimango purtroppo della mia convinzione per cui le ambiguità ideologiche, che riguardano anche l'avversione a quest'opera, rimangono anche in questa attuale conformazione del centrosinistra italiano e torinese. L'emarginazione di Rifondazione o della Sinistra più radicale non hanno impedito che in Sala Rossa arrivassero Consiglieri che legittimamente hanno partecipato alle manifestazioni \"No TAV\", portando però all'interno della maggioranza il problema se questa maggioranza consiliare sia effettivamente favorevole o contraria alla realizzazione dell'opera. Mi interessa maggiormente, però, il chiarimento su un altro piano, che non riguarda il merito politico, ma la presa di distanza e la condanna delle violenze; perché credo che questa Amministrazione Comunale, di qualunque colore fosse in questo momento, non può esimersi dall'intervenire nel merito, non può limitarsi a una condanna generica della violenza, per due dati che non porto io alla conoscenza di questo Consiglio, ma che in realtà provengono dagli stessi inquirenti, quindi dalla Magistratura, che ha disposto le perquisizioni relative al procedimento per quella infame e vile sassaiola che ha colpito recentemente i lavoratori di Chiomonte. Credo che tutti noi sappiamo che sono avvenute due perquisizioni, una a casa del leader \"No TAV\" Perino, che (per ricordarlo a noi tutti) nella scorsa fiaccolata ha chiesto ai militanti \"No TAV\" che non fossero a Chiomonte di - cito letteralmente - \"fare più bordello possibile a Torino per alleggerire la pressione delle Forze dell'Ordine alla Maddalena\". Direi che qualcuno ha raccolto il suo invito con il gesto vandalico che ha colpito la facciata di Palazzo di Città questa notte. Ma il dato che più mi preoccupa è il fatto che le perquisizioni (se non sbaglio riguardano tre o quattro indagati) siano avvenute in uno stabile di proprietà comunale, il Centro Sociale Askatasuna di Corso Regina Margherita. Le Forze dell'Ordine, per effettuare questa perquisizione, sono entrate alle ore 06.00 del mattino facendo irruzione con un ariete. Io mi chiedo se un'Amministrazione Comunale che condanna veramente la violenza e che veramente è a favore di quest'opera, arriverà al punto di sciogliere questa ambiguità nei confronti di questi soggetti, smettendo di ritenerli una forma vivace di dissenso, ma identificandoli per i delinquenti che sono. Lo prova il fatto che adesso non stiano solo manifestando, ma in questa manifestazione autorizzata stiano tentando di sfondare l'entrata di Palazzo di Città per arrivare a occupare quest'Aula. Chiedo, quindi, che ci sia una presa di posizione concreta contro i violenti, singolarmente e politicamente identificati, e non una condanna della violenza in generale, che non ritengo sufficiente di fronte a trenta agenti di Polizia contusi e feriti. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Tronzano, che ha ancora qualche minuto. TRONZANO Andrea Chiedo cortesemente al Presidente che nella prossima Capigruppo si venga informati se dovesse rispondere un Assessore e non il Sindaco in persona, perché non capiamo il motivo di questo rimpallo. Se chiediamo le comunicazioni del Sindaco, presumiamo che ci risponda il Sindaco, non in replica; al massimo saranno i Consiglieri a fare la replica. In questo senso, le chiedo solo un pochino più di trasparenza la prossima volta che discuteremo. Vorrei ancora sottolineare la grande professionalità del Prefetto e delle Forze dell'Ordine questa mattina, che senza fare del male a nessuno hanno riconsegnato i cantieri all'azienda che deve iniziare i lavori. Questo va a grandissimo merito loro e li ringraziamo profondamente. Inoltre, siccome mi preoccupa una frase dell'Assessore che dice "c'è ancora tempo per ragionare", credo che il tempo sia finito, Assessore; nel senso che ormai abbiamo espletato tutte le cose necessarie. Al riguardo, volevo sottolineare che sono stati calcolati 384 miliardi di perdite, dal 2009 al 2024, per i costi del "non fare". Quindi, su questa cifra, che è assolutamente importante e strabiliante, credo che il ragionamento espresso dall'Assessore circa il tempo che rimane ancora per ragionare non sia più necessario, anzi speriamo che i cantieri inizino. A questo punto, noi vorremmo sapere dal Sindaco che cos'è successo esattamente questa mattina, che cosa pensa politicamente di fare e se i cantieri partiranno dopo quello che è successo. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Scanderebech. SCANDEREBECH Federica Ringrazio il Sindaco e la Giunta per la disponibilità nel rispondere alla mia richiesta di comunicazioni e anche per la ferma condanna espressa dall'Assessore. Come evidenziato dalle linee programmatiche che abbiamo ricevuto stamattina, siamo in un periodo di crisi economica e sociale, dove regna la precarietà. I giovani hanno paura del futuro e non hanno più fiducia di una politica immobile. Come evidenziato sempre dalle linee programmatiche ricevute stamattina, si sente la forte necessità di infrastrutture moderne, che creino sviluppo e occupazione. Per questo reputo fondamentale che le tutte Istituzioni accelerino le procedure per la creazione di questo corridoio, che ci metterebbe in contatto con l'Europa occidentale, creando maggiore competitività, sviluppo e occupazione. Tutto ciò, ovviamente, deve avvenire nel rispetto della legalità e della compatibilità ambientale. Reputo che siano sempre e solo in pochi a opporsi a queste grandi iniziative e che siano sempre e solo in pochi a dire sempre "no". Adesso è ora di una politica del "sì", di una politica del fare. In questa sede vorrei anche condannare ogni atto incivile, violento e di protesta contro le Istituzioni e contro i simboli della nostra Città. Oggi vediamo conciato in questa maniera il nostro Municipio, domani chissà se ne verrà di mezzo anche la Mole Antonelliana. La Costituzione Italiana pone come fondamentale diritto la possibilità di manifestare la propria opinione e la propria ideologia, ma questo deve rimanere nei confini della civiltà. Concludo portando tutta la mia sincera solidarietà ai trenta agenti delle Forze dell'Ordine feriti a Chiomonte, ai lavoratori dell'autostrada del cantiere Torino-Bardonecchia pesantemente insultati da qualche manifestante. Porgo, infine, i miei migliori auguri di guarigione al poliziotto contuso al torace e portato in emergenza all'ospedale di Torino. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Carossa. CAROSSA Mario Innanzitutto vorrei fare un encomio alle Forze dell'Ordine che, da quello che ci risulta, hanno operato in maniera veramente valida e professionale. Voglio solamente invitare il Sindaco a riflettere su due argomenti su cui torneremo sicuramente a discutere in quest'Aula: Radio Blackout e Askatasuna. Al riguardo, il Consigliere Marrone mi ha già preceduto. Se il movimento "No TAV" è stato in parte rovinato sulla strada della violenza, questo è "merito" degli esponenti di questi Centri sociali. Radio Blackout ha continuato a istigare alla violenza e a fare la radiocronaca di tutti i fatti, preallertando la gente su tutti gli spostamenti delle Forze dell'Ordine. Sindaco, non dimentichiamo che Radio Blackout è in uno stabile del Comune di Torino con contratto agevolato e che Askatasuna occupa un palazzo della Città di Torino. Nei cinque anni passati, come opposizione abbiamo provato a ragionare con voi su questo fatto chiedendo lo sgombero, di concerto con il Ministero degli Interni. Ad un certo punto il Prefetto, penso su indicazione del Ministro Maroni, disse che ci doveva essere una richiesta da parte del Comune. Il Sindaco Chiamparino disse che se il Consiglio Comunale avesse approvato un documento di sgombero, lui si sarebbe fatto latore di questo verso il Ministro degli Interni. Questo non è mai avvenuto, perché non siamo mai riusciti a discutere una richiesta del genere. Invito il Sindaco a riflettere veramente su questi due fatti. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Porcino. PORCINO Giovanni Senza entrare nello specifico del tema, intervengo perché mi sento tirato direttamente in causa da quanto in precedenza esposto dal Consigliere Coppola. Non me ne vorrà il Consigliere, ho molta stima di lui, ma in questo caso penso che la sua posizione sia estremamente strumentale, forse più dovuta al fatto che debba difendere le posizioni del suo Governo nazionale, di cui lui è un eminente esponente locale, che ha evidentemente dato prova di incapacità rispetto alla gestione di questo tema. Quindi, comprendo che il Consigliere Coppola sia dovuto intervenire per difendere il suo Governo, ma forse i cittadini hanno capito quali sono le posizioni più corrette, in quanto ritengo che i dati elettorali siano estremamente eloquenti: il Partito Democratico ha preso più voti da solo di quanto abbia preso tutta la coalizione di centrodestra messa insieme; quindi, evidentemente queste posizioni non sono condivise. Presidente, io ricordo solamente, anche al Consigliere Coppola, che l'Italia dei Valori è il partito che più ha avversato questo Governo; quindi, forse è per questo che il Consigliere si è sentito in dovere di tirarci in ballo. Io non ho ascoltato le dichiarazioni di oggi del mio Presidente Di Pietro, non credo che abbia utilizzato la frase che il Consigliere prima ha sottolineato nel suo intervento. In ogni caso, il Presidente Di Pietro ha sempre detto una cosa chiara in riferimento alla TAV, ovvero che la TAV va fatta, che è necessaria per evitare che l'Italia resti tagliata fuori rispetto alle politiche europee. È necessario, però, garantire che sia fatta nel rispetto delle persone che vivono sul territorio e non osteggiando in tutto e per tutto qualsiasi comportamento di dissenso che venga manifestato dai partecipanti. Ricordo ancora al Consigliere Coppola che non credo che spetti a lui decidere quale partito può far parte della maggioranza e chi invece deve esserne estromesso. Il Gruppo Di Pietro-Italia dei Valori ha sottoscritto un programma - che condivide in pieno - insieme al candidato Sindaco Fassino; ha sostenuto in maniera leale il Sindaco e la coalizione di centrosinistra con un apporto, a mio parere, di tutto rispetto, portando in Consiglio Comunale due Consiglieri. Quindi, nel corso delle discussioni il Consigliere Coppola avrà modo di vedere che il Gruppo Di Pietro-Italia dei Valori è assolutamente in linea con le politiche del Sindaco e darà il proprio contributo in maniera importante. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Bertola. BERTOLA Vittorio Le scritte sui muri aulici sono ovviamente da condannare, su questo non vi è alcun dubbio, anche se fa un po' specie sentirlo dire dal Consigliere Marrone. E a me fa specie dover spiegare ancora oggi, nel 2011, perché quest'opera non s'ha da fare. Mi fa specie che non si sia riusciti a convincere a proposito di quello che qualunque persona di buonsenso vede: infatti, quando si esaminano i dati che stanno dietro a quest'opera, di solito bastano dieci minuti per convincere le persone della sua inutilità. È un'opera mostruosamente costosa (costerà tra i 15 e i 20 miliardi di Euro), quindi stiamo parlando di cifre a livello di Finanziaria nazionale, di cifre pari a tre o quattro volte il debito della Città di Torino, che pure è già gigantesco. Stiamo parlando di un'opera sostanzialmente inutile, nel senso che esiste già una linea ferroviaria tra Torino e Lione, che attualmente trasporta le merci, circa due milioni e mezzo di tonnellate ogni anno, contro una capacità di venti. Quindi, si tratta di una linea che è utilizzata per poco più del 10% della sua capacità. Quindi, se ci fosse veramente la volontà politica di spostare il trasporto merci dalla gomma al ferro o, comunque, se ci fosse una domanda di trasporto su ferro, saremmo già ampiamente in grado di soddisfarla con la linea ferroviaria esistente; naturalmente, in futuro, vedendo il traffico che cresce, si potrebbe pensare che forse c'è un'esigenza come quella esistente su altre direttrici, come possono essere il Gottardo o il Brennero. È un'opera che ha delle conseguenze ambientali devastanti non solo per i territori della Val di Susa, dove ormai sono note, ma per Torino, perché comporterà l'apertura di cantieri giganteschi nella zona di Strada della Pronda; pare che un cantiere sarà grande come venti campi da calcio, nel quale per dieci anni ci saranno polveri vicino ad un asilo, ad una scuola superiore e alle case e ci saranno i camion che vanno e vengono. Forse anche chi è favorevole a quest'opera dovrebbe porsi qualche dubbio su come mitigare questo impatto. Inoltre, è un'opera che interessa le Mafie e questo è un elemento che viene un po' taciuto; ci sono indagini dell'Autorità Giudiziaria e spesso sentenze sul coinvolgimento delle Mafie negli appalti della TAV Torino-Milano. Ad esempio, c'è separatamente una condanna per turbativa d'asta relativa all'appalto del cunicolo di Venaus, che è l'antesignano dell'attuale cunicolo di Chiomonte. Quindi, forse i grandi problemi di quest'opera vengono un po' nascosti dalla propaganda a favore ed invito tutti ad approfondirli e a pensare con la propria testa. Vorrei esprimere il dubbio che questo intervento possa diventare realmente la Salerno-Reggio Calabria del Nord, perché adesso si parla di progetti low cost, che spostano i tempi sempre più avanti, quindi potremmo trovarci non con vent'anni di cantieri, ma con trenta o quaranta, magari finendo i soldi a metà. Vorrei parlare anche di quanto è accaduto questa mattina, perché noi eravamo presenti (non solo noi, c'era anche il Consigliere Curto ed altri amministratori della Val di Susa). Il consistente drappello di amministratori locali non era lì per fare confusione, ma come forza di interposizione, cioè ci siamo messi tra i manifestanti, dietro, e la polizia che doveva arrivare dal davanti di queste barricate, cercando di far ragionare la gente per provare, perlomeno, a creare all'ultimo momento un minimo di dialogo ed evitare il peggio, che, poi, si è verificato puntualmente. Devo sottolineare che si è verificato puntualmente perché non vi è stata possibilità di dialogo da parte delle Forze dell'Ordine, nel senso che avevano l'ordine di entrare a qualunque costo e sgomberare tutto. Di conseguenza, non c'è stato modo di evitare quanto è accaduto, che non è stato soltanto lo scambio di "piacevolezze" di oggetti lanciati (sicuramente da entrambe le parti, tutto quello che volete), ma ho testimoniato personalmente il fatto di essermi trovato in un piazzale con circa 2.000 persone letteralmente bombardate di decine e decine di lacrimogeni e costrette a correre verso l'unico lato che gli era stato lasciato a disposizione, cioè quello dei monti, arrampicandosi in mezzo alle rocce e ai boschi; tra l'altro, il flusso di lacrimogeni è continuato anche dopo che il piazzale - che era l'obiettivo della liberazione, come è stata chiamata - era già stato liberato. Quindi, a missione compiuta, le Forze dell'Ordine hanno ritenuto di dover continuare a spingere la gente contro le rocce e, ovviamente, ho visto persone farsi male, svenire, vomitare per i lacrimogeni e ragazzi con la testa spaccata; questi fatti sui giornali non sono stati pubblicati e non verranno pubblicati, per questo motivo le voglio dire in questa sede, e, ovviamente, ci saranno i video che circoleranno sulla rete e, anche in questo caso, ognuno vedrà quello che vuole vedere. Come prendere questa situazione? Abbiamo cercato in tutti i modi di mettere un elemento di ragione in questa discussione, di razionalità di dati e di analisi, ma purtroppo non ci siamo riusciti. Siamo arrivati al punto in cui adesso in Val di Susa ci sono decine di migliaia di persone (non so se siano la maggioranza o la minoranza, ma comunque è sicuramente una parte molto consistente degli abitanti della Val di Susa) che non si sentono più cittadini italiani e che hanno vissuto l'arrivo dell'Esercito e della Polizia come un esercito straniero, accogliendoli cantando l'Inno nazionale e "Bella ciao". Quindi, indipendentemente dal fatto che uno possa concordare o meno con questa visione, abbiamo una parte della popolazione del Piemonte che non si sente più parte di questo Stato e che reagirà di conseguenza, perché quello che vedete qui davanti è soltanto l'antipasto; non capisco come si possa continuare a pensare di costruire quest'opera con vent'anni di Intifada in Val di Susa, perché succederà esattamente questo. Questo è il bel risultato della politica piemontese degli ultimi vent'anni. C'erano comunque numerosi amministratori ed esponenti politici in questa manifestazione e anche l'altra sera sono intervenuti esponenti di tre diversi movimenti politici, compreso il Segretario nazionale di Rifondazione Comunista, per cui non si può neanche dire che fosse una manifestazione di quattro gatti estremisti, anarchici od insurrezionalisti; è stata una manifestazione politica di un raggio discretamente ampio di forze, con idee anche diverse tra loro, che, alle quattro del mattino, è stata accolta con la violenza ed è stata dispersa con la violenza. È questa la democrazia? Onestamente, oggi siamo venuti qui con l'idea di non partecipare a questo Consiglio Comunale, perché se questo è il modello di democrazia che vige, allora non ci sentiamo parte di questa democrazia. Dopodiché abbiamo fatto un ragionamento e, per senso di responsabilità verso le Istituzioni, siamo presenti e abbiamo fatto il nostro discorso. Siamo molto dispiaciuti dell'evoluzione che hanno preso le cose, ci dichiariamo indisponibili a gestire questa situazione, che non è più gestibile dal nostro punto di vista. Di conseguenza, non ci assumiamo la responsabilità delle conseguenze dell'azione che è stata fatta questa mattina, se ne assumerà le conseguenze il Sindaco e tutti gli altri politici che hanno scelto di percorrere questa via. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola, per un minuto, al Consigliere Tronzano. TRONZANO Andrea Innanzitutto, vorrei sottolineare che non mi risulta che sia stata data alcuna autorizzazione per le riprese in Aula da parte di nessuno in Conferenza dei Capigruppo. Non so chi sia quel signore che sta effettuando le riprese, ma, in ogni caso, avremmo dovuto discuterne in Conferenza dei Capigruppo. In secondo luogo - e lo vorrei sottolineare per l'ultima volta -, fino a prova contraria non è il Consigliere Marrone che ha scritto quelle cose sui muri. Lo ricordo al Consigliere Bertola, che ha fatto una battuta a proposito e che credo non sia opportuna, soprattutto viste le affermazioni che ha fatto in quest'Aula, che sono oggettivamente al limite, se non del ridicolo - perché non mi permetto di dirlo -, della querela. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Ha chiesto la parola il Consigliere Carbonero. CARBONERO Roberto Ho la grande fortuna di essere un novellino della politica, quindi credo di poter parlare come un cittadino che ha letto attentamente i giornali, che ha seguito le trasmissioni televisive e che, forse per vent'anni, ha sentito parlare della "No TAV". Volevo sottolineare che le persone che sono qui sotto, che tiravano dei massi (non delle pietre, ma dei massi) questa notte e questa mattina contro le Forze dell'Ordine e contro gli operai, sono sempre i soliti cinquanta o cento, che occupano gli edifici comunali e trovano ogni pretesto per protestare e per fare violenza. Tutti quanti dobbiamo rivolgere la nostra attenzione verso questo fenomeno, perché credo che tutte le persone che sono sedute qui vogliano il bene della Città e del nostro Paese e, quindi, dobbiamo condannare questi atti di violenza. Oggi sul Web viaggiavano dichiarazioni impressionanti e offese alle Forze di Polizia, che - dobbiamo ricordarlo - sono lì per lavorare e per difendere anche la libertà del lavoro, che è un bene unico e assolutamente intoccabile. Vi prego quindi di fare un'attenta riflessione su questo: sfioriamola la politica, ma ricordiamoci che le grandi opere servono a far crescere un Paese in modo importante e non ad arrivare come sempre ultimi, se non addirittura a dover pagare penali perché arriviamo ultimi. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Musy. MUSY Alberto Ho partecipato alla seconda parte della discussione, però i temi sono di tale rilevanza che voglio condurre una riflessione. La prima riflessione è anche rivolta al Consigliere Bertola: credo che lo Stato abbia il potere ultimo sulle decisioni che riguardano il proprio territorio e questo è uno dei fondamenti dello Stato, che non può essere cancellato a scapito di quelle minoranze che non sono d'accordo con le decisioni che le maggioranze hanno preso; tutelate le minoranze nei loro diritti fondamentali (fatto che la Carta Costituzionale e le prassi costituzionali ci garantiscono), lo Stato deve avere il potere di fare l'esecuzione forzata delle decisioni politiche che ha preso. Poi, ovviamente, queste decisioni politiche ricadono sulla responsabilità politica delle scelte fatte e con le conseguenze politiche che sono collegate a queste scelte: possono esserci delle scelte a tutela dei nostri polmoni o delle scelte a tutela dei nostri traffici commerciali, però la decisione ultima deve essere resa esecutiva e, quindi, non possiamo pensare che ci siano dei lembi del territorio che non siano sotto il controllo dello Stato, neanche in Val di Susa. Quando si costruisce una grande opera che ha un impatto ambientale importante, è ovvio che quelli che sono vicini a quell'opera soffrano il cosiddetto effetto "Nimby" e siano i più danneggiati dalla sua realizzazione: vedono i benefici viaggiare lontani, magari fino a Kiev, però gli svantaggi rimangono sul territorio. Credo che, forse, come Amministrazione Comunale dobbiamo occuparcene un po' di più, perché purtroppo, per com'è stata impostata la costruzione e la realizzazione dell'opera, c'è stato un effetto "Nimby" non calmierato dal contrapposto effetto "informazione". Infatti, c'è stata un'informazione postuma sul progetto e su dove e come sarebbe stato realizzato, soprattutto nel periodo in cui si è tentato di utilizzare la Legge Obiettivo per accelerare l'opera, che, in realtà, ha generato una grande confusione e la facilità di generare disinformazione sull'opera stessa; se c'è un impegno che forse l'Amministrazione Comunale, insieme alle altre Istituzioni che sono coinvolte nel progetto, potrebbe prendere è di dare un'informazione positiva ed oggettiva sull'opera. Ricordo che qualche anno fa, in visita a Saint Jean de Maurienne, scorsi una maquette della discenderia al tunnel dell'Alta Velocità nella Casa Comunale, che serviva per spiegare alla cittadinanza che cosa succedeva. Credo che in questo il Comune di Torino, la Provincia di Torino, la Regione e lo Stato abbiano forse peccato, perché costruire (non lo chiamerò "presidio", perché sa di militaresco e non va bene) un ufficio informazioni delle Istituzioni che fornisca in tempo reale un'informazione istituzionale sullo stato di avanzamento del progetto e la prospettiva che ci poniamo potrebbe essere una soluzione utile a quell'informazione postuma di cui oggi siamo vittime, perché ci prendiamo le scritte sul muro di questa Casa Comunale. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Moretti. MORETTI Gabriele Il mio intervento sarà, come al solito, molto breve, ma ci tengo davvero ad intervenire su questo tema, perché mi sembra di avere un déjà vu: cinque anni fa (nella precedente tornata amministrativa), appena mi sono insediato, con un clima forse leggermente diverso ma nella sostanza simile, ci sono state le comunicazioni urgenti sulla TAV, la Conferenza dei Capigruppo e via dicendo. All'epoca, eravamo 51 Consiglieri e non 41, avevo qualche capello bianco in meno, ma nella sostanza si dicevano le stesse cose. Il Consigliere Musy ha citato il termine "Nimby" e, proprio cinque anni fa, imparai questa parola, che, tra l'altro, poi è stata ripetuta molto spesso nella trattazione di diverse problematiche delle grandi opere, dell'inceneritore e via dicendo. Ribadisco la nostra posizione di allora, cioè che la TAV si deve fare, ed invito tutti ad impegnarsi in questa direzione. Ritengo che, forse al contrario di come la pensa il Consigliere Bertola, la democrazia voglia dire davvero far valere la volontà della maggioranza e, quindi, va bene ascoltare tutti, ma, fortunatamente, abbiamo delle sedi istituzionali dove ci sono degli eletti (cioè dei rappresentanti del popolo) che possono decidere per tutti. Di conseguenza, invito, da un lato, le Istituzioni a procedere nel portare avanti un'opera di così importante interesse per la nostra comunità e, dall'altro lato, noi politici a cercare di non strumentalizzare a tutti i costi e a cercare, anche con la moderazione e con l'interesse pubblico, di non far prevalere gli interessi di pochi, perché, laddove prevalgono gli interessi di pochi, fallisce la democrazia. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Curto. CURTO Michele Non faccio mistero che questa notte mi trovavo nell'area di Chiomonte, ho passato la notte non alla Maddalena - non per una questione fisica -, ma presso la sede della Comunità Montana, in quanto riconosco a quell'Istituzione il ruolo di rappresentanza dei cittadini della Valle e riconoscevo, peraltro, i grandissimi sforzi che, in queste ore, quell'Istituzione e i vari Sindaci coinvolti hanno cercato di svolgere, cioè di mediazione fra le posizioni di un movimento che è, come dirò in seguito, estremamente radicato fra i cittadini della Val di Susa e le prese di posizione e le decisioni, in via maggioritaria, delle Istituzioni su quel punto preciso del nostro territorio. Sono un novizio di questo Consiglio, ma non lo sono di esperienze di movimento come quella "No TAV", anche se le ho sempre interpretate in maniera un po' fastidiosa rispetto ai "no". Per esempio, sono stato quello che normalmente si definisce un "no global"; qualcuno lo sa, non mi sono mai considerato come un "no global", in quanto, per anni, ho avuto la fortuna di poter vivere sulla mia esperienza le cose positive della globalizzazione: ho viaggiato, ho visto, ho capito ed ho anche criticato. Vorrei, però, che valutassimo insieme che cosa è successo questa notte e questa mattina alla Maddalena, possibilmente anche con schiettezza. Questa mattina, a partire dalle ore 04.00 in avanti (riconosco la ricostruzione dell'Assessore Lubatti), alla Maddalena si sono confrontati un migliaio di manifestanti e circa millecinquecento poliziotti, dopo che, ieri sera, c'era stata una fiaccolata popolare e partecipata, non solo da parte degli abitanti, ma prevalentemente dagli abitanti della Valle. Se posso dirvi la mia impressione (poi vi dirò qual è stato il mio ruolo), ritengo che da parte di quasi tutti gli asserragliati - chiamiamoli così -, ma anche da parte delle Forze dell'Ordine non vi fosse alcun piacere ad essere lì in quel momento. La sensazione forte, che credo dovremmo registrare ed avere la capacità di decodificare, è che lì non ci voleva stare nessuno; si è arrivati all'ultimo punto del collo di bottiglia, scaricando su un punto preciso del territorio e su quelle persone - tanto le Forze dell'Ordine, quanto i manifestanti - le responsabilità che, a mio parere, a ritroso avrebbe dovuto assumere il sistema democratico, non dico la politica e le forze politiche, ma il sistema democratico nella sua complessità. Non ho alcun problema a dire che apprezzo l'operato delle Forze dell'Ordine, non sono del tutto d'accordo, e lo dico da persona che ha avuto anche diverse esperienze di relazioni proficue, per il lavoro che ha fatto, con le Forze dell'Ordine. Ritengo che, oggi, le Forze dell'Ordine abbiano ben operato; allo stesso modo, secondo me, si è comportata responsabilmente la stragrande maggioranza dei manifestanti alla Maddalena e chiunque ha un minimo di esperienza di ordine pubblico sa che quanto sto dicendo è vero, in quanto vi erano tutte le condizioni affinché, oggi, la situazione andasse in maniera molto peggiore di come sono finiti i fatti di questa notte e di questa mattina. A mio parere, questo è avvenuto grazie alla responsabilità delle Istituzioni della Val di Susa e di tutti gli istituzionali presenti, che hanno svolto un'opera di reale mediazione fra le richieste di quel movimento e, come dicevo prima, l'ordinanza prefettizia, che ordinava - lo sottolineo - democraticamente di liberare quell'area, ed hanno evitato che, in quest'Aula, oggi dovessimo confrontarci su ben altri fatti rispetto a quelli su cui ci confrontiamo. Sia chiaro che non voglio sottovalutare i fatti o dire che 80 feriti sono una quisquilia, ma chi ha un'esperienza reale rispetto a queste situazioni sa bene che c'è stata un'assunzione di responsabilità da entrambe le parti. Possiamo continuare a stigmatizzare il movimento della Val di Susa e continuare in questo infinito gioco delle parti, che secondo me non ci porterà da nessuna parte. Possiamo dire che il movimento della Val di Susa è egemonizzato dagli estremisti, che è minoritario, che è fuori dall'interesse e dalla percezione del Paese, ma credo che sarebbe un ennesimo errore di sottovalutazione e, soprattutto, continueremmo a tradire il mandato che ci viene affidato; infatti, la politica deve riuscire a parlare con tutti, anche laddove si tratta di minoranze, facendo ben attenzione al fatto che il movimento della Val di Susa - e chiunque lo incontra lo capisce - è tutt'altro che minoritario, è tutt'altro che non radicato, perché è un movimento popolare radicato e, soprattutto, in sintonia con il Paese. Facendo una valutazione che, secondo me, è importante, sono pienamente d'accordo con quanto diceva prima il Consigliere Musy: le decisioni delle maggioranze vanno rispettate e, per quanto faticosa e contraddittoria, difendo la democrazia all'interno della quale mi trovo, perché è frutto del lavoro, delle lotte e delle speranze di molte generazioni e di culture politiche differenti. Io, per esempio, ho una cultura pasoliniana e non riesco a vedere le Forze di Polizia che si scontrano con i manifestanti - pur simpatizzando con i manifestanti -, senza pensare che appartengono alle stesse componenti sociali; e vivo con ancora più sofferenza il fatto che si scarichino su quel punto le nostre responsabilità. Invito i Consiglieri a valutare il fatto che, in questo momento, maggioranze e minoranze si mischiano. Sette o otto mesi fa, il nostro Governo - e non vi è alcuna volontà strumentale, da questo punto di vista - ha approvato un piano sull'energia con la maggioranza assoluta del Parlamento Italiano, ma, poi, questo piano è stato smentito dai fatti e dalle valutazioni della popolazione italiana. Dobbiamo fare attenzione, perché il rapporto fra rappresentanti e rappresentati è andato sempre più in crisi nel Paese. Possiamo continuare a sbandierare davanti agli abitanti della Val di Susa il fatto che ci fosse un'ordinanza prefettizia, premesso che - conoscendo quella situazione - la considero frutto di uno "strattonare" il Prefetto su posizioni e del bisogno di coprire la politica, ma questo logorerà ulteriormente quel rapporto e non credo che farà bene a nessuno di noi. Personalmente, penso che - lo dico orgogliosamente stando all'interno della maggioranza di centrosinistra - la TAV andrebbe ridiscussa, anzi la TAV andrebbe discussa, perché, in questo momento, non rappresenta soltanto una linea di collegamento di trasporto strategico o meno (anche se da Bruxelles non so quanto sia stato... ma non importa), ma ci deve essere un confronto su quale vuole essere il modello di sviluppo del nostro Paese. In Germania hanno deciso di utilizzare la maggioranza dei fondi strutturali per far sviluppare la cosiddetta Green Economy, che meriterebbe un dibattito a parte. In questo momento, la Green Economy ha una leva che è uno a sette: si investe un Euro e si producono sette Euro. Nel nostro caso (secondo dati non nostri, ma, in parte, dell'Osservatorio e, in parte, delle analisi svolte sul territorio), nella TAV si investe un Euro e se ne produce 0,8. Questo non significa che la TAV non deve essere fatta, ma che è legittimo riflettere, discutere e capire se sia ancora attuale il progetto della TAV per come l'abbiamo immaginato, sapendo che esistono delle preoccupazioni che sono legittime. Ad esempio, dopo aver presentato una delibera CIPE che ha un CUP (e chi sa cos'è il CUP si rende conto dell'importanza che ha, perché è lo strumento attraverso il quale il nostro Paese si protegge dalle attenzioni malavitose e dalle infiltrazioni criminali), si è scoperto che quel CUP non è stato fatto per la Torino-Lione, ma per la tratta Milano-Venezia; se fossi un abitante della Val di Susa (e, visto che li frequento, lo capisco) sarei preoccupato. Nel momento in cui c'è un'esplosione dei costi del progetto, nel momento in cui il progetto cambia continuamente e nel momento in cui ritorna di moda la Legge Obiettivo, è ovvio che aumentino le preoccupazioni di quelle persone. Se la mia maggioranza valuterà di andare avanti con il progetto della TAV, soprattutto qui a Torino, continuerò a farne parte, pur rappresentando, insieme al mio partito e al mio movimento, una voce critica nel senso etimologico del termine, cioè che ha voglia di affrontare le questioni nel merito e, soprattutto, di connettersi con chi affronta quelle questioni. Penso che, soprattutto in questo momento, sarebbe un errore gravissimo non capire che alla Maddalena, in Val di Susa, c'è un movimento popolare che merita di essere ascoltato, con cui bisogna interloquire e che, a mio parere, non va lasciato all'estremismo. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola, per trenta secondi, al Consigliere Liardo. LIARDO Enzo Mi dispiace che il mio esordio in questo Consiglio debba avvenire in una manciata di secondi, però penso che sia significativo quanto, in questo momento, sto per affermare. Ho sentito parlare di minoranze e di un certo ascolto che bisogna dare alle minoranze, però, dall'esordio e dalla sensazione che ho avuto, mi sembra che in questo Consiglio vi sia un atteggiamento veramente duro, soprattutto da parte del Consigliere che mi ha appena preceduto e anche del Consigliere Grimaldi. Ho notato dei toni veramente duri nell'ordine dei lavori; può darsi che sia una sensazione particolare che ho avuto e spero che nei prossimi Consigli venga in qualche modo corretta, ma il tono mi è sembrato quello. Di conseguenza, il rispetto delle minoranze bisogna averlo sempre, non solo in determinate occasioni. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Lo Russo. LO RUSSO Stefano Direi che come esordio del Consiglio Comunale non c'è male; partiamo subito con un argomento di grande rilevanza, per le ragioni di merito che si trascina per la nostra Città, e assume - ovviamente, per il dibattito che ne matura e che ne deriva - anche una connotazione più politica e - aggiungo io - etica e filosofica. Innanzitutto, concordo con chi mi ha preceduto nell'esprimere la piena stima e soddisfazione per la delicata gestione di questa vicenda da parte delle Forze dell'Ordine; il Partito Democratico è vicino a tutti i contusi, perché non ci sono contusi di serie A e contusi di serie B, ma, ovviamente, lo è innanzitutto agli uomini delle Forze dell'Ordine, che hanno ben operato in un contesto oggettivamente difficile. Credo che, da questo punto di vista, non ci sia spazio e non ci debba essere spazio per l'ambiguità. Il Partito Democratico è fondamentalmente favorevole alla realizzazione della Torino-Lione, lo è in tutte le sedi deputate e, quindi, lo è anche in questa Sala. È chiaro però che, siccome la vicenda ha una questione di merito tecnico - su cui mi soffermerei brevemente - ed ha una valenza di carattere politico più generale, non sfugge a nessuno qual è il contorno in cui ci dobbiamo muovere. Oggi è stata liberata l'area della Maddalena, che è un'area per cui è prevista la realizzazione di un'indagine geologica: il tunnel geognostico serve esattamente a verificare la natura dei materiali che sono presenti all'interno della montagna ed a programmare e pianificare gli eventuali interventi di messa in sicurezza e di contenimento dell'impatto, per quella che sarà, poi, la realizzazione della galleria vera e propria. Quindi è un po' paradossale - mi si consenta - che ci si opponga ad un'opera che serve esattamente a minimizzare l'impatto ambientale. Però, tant'è; ormai, sul tema TAV Torino-Lione molto si è detto e molto si è scritto e ci si è un po' tutti avvitati e, quindi, è ora - concordo con quanto diceva il Consigliere Musy - che riportiamo le cose nel loro giusto alveo. La Repubblica Italiana è uno Stato di diritto ed è uno Stato democratico in cui è legittimo dissentire (e nel corso del mio intervento tornerò sul tema di questo dissenso), ma, altresì, è anche uno Stato in cui, nel momento in cui una maggioranza democraticamente eletta decide politicamente di realizzare un'opera, è giusto e corretto che vi siano gli strumenti (giuridici, legali e, se è necessario, anche usando la forza) per poterla portare avanti. Guardi, Consigliere Bertola, questo va innanzitutto a sua tutela e a tutela del movimento che lei rappresenta, perché, a ruoli invertiti, l'assenza di Stato di diritto produrrebbe sicuramente un deficit di democrazia ben superiore al deficit di democrazia lamentato dagli oppositori della Torino-Lione che, in qualche modo, in questi anni hanno posto questioni complesse. Il movimento "No TAV" in Val di Susa non è stato inutile. Ovviamente, la democrazia si esercita in tante forme e in tanti modi, anche attraverso manifestazioni di protesta, a volte anche dure, legittime, purché siano nel rispetto delle regole, ed io vorrei stare in un Paese in cui sia garantito a tutti il diritto di manifestare le proprie opinioni. Questo movimento non è stato inutile, perché, come gli oppositori della TAV sanno bene, le variabilità del progetto e come il progetto si è modificato nel corso degli anni, soprattutto dopo l'avvento dell'Osservatorio della Torino-Lione (che, ricordo, è un organo a ciò predisposto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, che ha proprio lo scopo di tradurre le istanze dei territori in modifiche progettuali), hanno portato oggi ad una situazione che, oggettivamente, è difficilmente controvertibile. Allora, il punto è - ovviamente, qui è legittimo anche dividersi - se riteniamo, dal punto di vista di impostazione di un modello di sviluppo, utile o non utile l'opera. Consigliere Bertola, lei ha citato alcuni dati, io potrei citargliene tanti altri in cui si dimostra che un territorio marginale com'è oggi il Piemonte, perché, dal punto di vista orografico, noi siamo nell'ambito europeo sicuramente marginalizzati, nel bene (siamo protetti dalla catena alpina) e nel male (questo ci penalizza sul piano dello sviluppo economico), che non si dota delle opportune infrastrutture, è un territorio che, alla luce dei cambiamenti globali del sistema produttivo ed economico che sono in corso, progressivamente riduce la sua capacità attrattiva di investimenti sia nazionali che internazionali. Però, siccome questa non è una sede di dissertazione accademica in cui si confrontano esperti del settore che si snocciolano vicendevolmente dei dati più o meno attendibili (perché poi, come ben sappiamo, i dati sono anche attendibili nella misura in cui si sceglie il metodo con cui vengono raccolti e soprattutto con cui vengono elaborati), il tema è squisitamente politico. Allora, il punto è come ci siamo arrivati. Sono anch'io dell'opinione che oggi si sarebbe dovuto evitare lo sgombero del presidio della Maddalena; la grande assente di questa fase - e qui ci possiamo tutti cospargere il capo di cenere - è la politica, nel senso più alto del termine. In questi vent'anni, forse, quella che è mancata è stata proprio la capacità di gestione politica di questa questione: oggi, sono troppe le rendite di posizione politica da parte di alcuni esponenti dei movimenti "No TAV"; il movimento "No TAV", originariamente espressione vera di un movimento ampio, di popolo, condiviso e largamente partecipato, oggi non è più nelle condizioni di isolare le frange violente ed estremistiche che sono, di fatto, ormai a capo del movimento. Io invito ovviamente tutte le forze politiche, che, in qualche modo, si schierano in maniera critica, a prendere atto di questo con grande pragmatismo. Il problema, Consigliere Marrone, non si risolve con arresti mirati o perquisizioni ad hoc sui capi della rivolta, perché, ormai, la questione è scappata di mano anche da quel punto di vista. Credo che quella che abbiamo alle spalle sia una giornata complicata, che sicuramente non fa piacere a nessuno: non fa piacere ai "No TAV", ma non fa neanche piacere alle forze politiche che per la TAV si esprimono, la difendono e la sostengono, ma, oggi, occorreva ripristinare lo Stato di diritto, perché in un Paese democratico, nel momento in cui c'è una decisione, occorre che qualcuno - e questo qualcuno deve essere lo Stato - sia in grado di farla rispettare. Questo è avvenuto in un contesto complessivamente corretto e, stante le condizioni date di partenza, abbastanza buono. Sono fiducioso nel fatto che, gradualmente, attraverso le operazioni di comunicazione a cui faceva nuovamente riferimento il Consigliere Musy e attraverso una concertazione partecipata (che, però, attenzione, non metta in discussione se fare o non fare l'opera, ma piuttosto metta in discussione, se ancora è necessario, nelle forme corrette, come farla) sia ancora possibile recuperare una situazione che, oggettivamente, oggi dai più appare compromessa. Ringrazio le forze politiche e i singoli esponenti che hanno espresso solidarietà al Partito Democratico per il presidio del movimento "No TAV", che oggi ha di fatto sospeso la democrazia impedendo l'accesso e la funzionalità della sede del nostro partito in Via San Francesco d'Assisi. Sono convinto che noi intorno a questo tema ovviamente torneremo; sono state evocate molte altre tematiche che sono - mi si consenta - collaterali, quindi sicuramente torneremo su questo tema. Credo, però, che noi oggi dobbiamo dire con chiarezza una cosa: occorre che la politica recuperi i suoi spazi, ma occorre che questi spazi vengano recuperati nel contesto di un quadro di diritto che credo debba essere sempre la cornice democratica in cui il dibattito politico tra maggioranze e minoranze (più o meno tali, più o meno rappresentate) si sviluppa. Credo che tutti quanti noi ambiamo a vivere in un Paese dove le decisioni che vengono assunte siano portate avanti. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Ricca. Ha a disposizione circa cinque minuti e mezzo. RICCA Fabrizio Volevo, innanzitutto, unirmi al plauso alle Forze dell'Ordine e ringraziare il Ministro Maroni in quanto è riuscito a gestire una situazione che poteva veramente degenerare. Applaudendo anche all'intervento del Capogruppo Lo Russo, volevo solo ricordargli che il suo partito non è tutto unito, in quanto il Presidente della Comunità Montana, Plano, in quota al PD, non è così convinto dell'opera. Anche la sua maggioranza, Sindaco, oggi ci ha dimostrato che probabilmente non è così coesa su questo tema, ed io la invito a fare una riflessione anche su questo per il prosieguo. Se il buongiorno si vede dal mattino, probabilmente avrà delle gatte da pelare. Una critica all'Assessore Lubatti, in quanto nel Comune di Chiomonte non c'è stato un confronto: il Comune è stato occupato. Queste persone, probabilmente, non sono così pacifiche in quanto, in dieci anni di confronto, in quasi tutte le loro uscite si sono scontrate con le Forze di Polizia. In chiusura, chiedo al Sindaco una profonda riflessione su tutto quello che riguarda Radio Blackout, come diceva prima il Consigliere Carossa, e anche sul centro sociale Askatasuna, in quanto sono due realtà che vivono alle spalle del Comune e, probabilmente, bisognerebbe avere la mano un pochino più ferma. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Non essendoci altre richieste di intervento, do la parola al Sindaco per la replica. SINDACO Ringrazio i Consiglieri. Intanto, dico che ho dato immediata disponibilità questa mattina, quando mi è stata sollecitata una discussione su questo tema. A chi me l'ha chiesto, ho anche detto che sarebbe stato riduttivo limitarsi ad esprimere la giusta condanna e stigmatizzazione delle scritte ingiuriose che hanno deturpato il Comune e che sarebbe stata l'occasione per una discussione, invece, a tutto tondo sulla TAV. Se ho proposto una metodologia che vede l'intervento del Sindaco alla conclusione del dibattito, non è per sottrarmi all'assunzione di responsabilità - che sono abituato ad assumermi e adesso si vedrà -, ma per una forma di rispetto nei confronti esattamente del Consiglio, perché una metodologia che veda il Sindaco parlare all'inizio, poi gli interventi dei Consiglieri senza nessun'altra replica non mi sembra la più corretta dal punto di vista democratico. Mi sembra più corretto, dal punto di vista democratico, che chi ha la massima responsabilità della guida dell'Amministrazione, a cui si chiede l'assunzione di responsabilità, ascolti tutti gli interventi e poi interloquisca. Quindi non c'è nessuna forma. In ogni caso, se per il futuro si vuole che il Sindaco parli solo sempre prima, lo farò, non ho questo problema. Prima o dopo, sono abituato ad assumere le responsabilità e lo farò anche oggi. Ancora una breve considerazione metodologica. Penso che sia stato giusto fare questa discussione, che vale come un criterio generale. Per quanto riguarda il Sindaco di questa Città, ma presumo anche per la maggioranza che mi sostiene, ci sarà sempre la totale e piena disponibilità a discutere in questo Consiglio ogni tema di rilevanza politica che il Consiglio riterrà di dover discutere. Quindi, credo che abbiamo fatto bene a farlo e faremo bene a farlo anche in seguito, dando ad ogni tema il rilievo che deve avere. Ringrazio l'Assessore Lubatti, che ha aperto questo dibattito fornendo anche informazioni di natura progettuale e tecnica sulla TAV e ringrazio, naturalmente, tutti i Consiglieri Comunali che sono intervenuti arricchendo questa nostra riflessione. Anch'io inizio esprimendo solidarietà alle Forze dell'Ordine; esprimo solidarietà, in particolare, a tutti coloro che nelle ore calde di tensione sono stati anche fisicamente oggetto di intimidazione o episodi di violenza che li hanno colpiti. Esprimo un ringraziamento alle Forze dell'Ordine, al Prefetto, al Questore, per l'equilibrio con cui hanno gestito e stanno gestendo questa vicenda. Credo che vada citato come dato significativo che Radio Blackout, che appartiene al campo dei \"No TAV\", durante la trasmissione di questa mattina ha detto che ci si aspettava una mattanza, invece le Forze dell'Ordine sono intervenute in modo duro, ma corretto. Mi pare che questo testimoni un atteggiamento delle Forze dell'Ordine che viene riconosciuto persino da chi, diciamo, sta dall'altra parte della barricata. Credo che si debba essere grati alle Forze dell'Ordine per il modo con cui hanno condotto le cose fino a questo momento, così come credo si debba certamente apprezzare quanti, anche stando nel fronte \"No TAV\", come ha ricordato il Consigliere Curto, si sono adoperati affinché una giornata certamente difficile non trascendesse in episodi che avrebbero addolorato tutti. Ritengo anche che vada stigmatizzata ogni forma di intimidazione, sia quando avviene scrivendo frasi ingiuriose, sia quando avviene con manifestazioni che sono fondate sull'urlo e non sulla ragione. In generale, credo che sempre il nostro Consiglio (e quindi tutte le forze politiche che seggono qui) debba essere unito nel condannare ogni forma di violenza. Questa è una città che ha conosciuto, in tempi non troppo lontani, anni bui, segnati dalle conseguenze nefaste e tragiche di chi pensava che si potesse sostituire la ragione alla violenza e non abbiamo nessuna ragione per tornare a quegli anni così difficili. Mi auguro, naturalmente, che la tensione che si è avuta nella giornata di oggi si possa superare rapidamente, non si riproduca e si possa passare ad una fase diversa da quella di queste ultime settimane. Venendo al merito delle questioni, io penso che questa vicenda ci propone alcuni nodi di natura politica e di cultura politica che è bene affrontare. Il primo nodo, intanto, sta nell'avere una conoscenza sufficientemente chiara di che cos'è l'oggetto di cui stiamo parlando, perché la ferrovia ad Alta Velocità che investe la Val di Susa non è un tratto di una ferrovia locale o solo nazionale, come tutti sappiamo; è il tratto di un grande Corridoio paneuropeo di mobilità, che, partendo nei due rami estremi ad Ovest, da Londra e da Lisbona, si unifica in Francia, all'altezza di Lione, attraverso il valico della Val di Susa entra nella Pianura Padana, prosegue, attraversandola tutta, per arrivare a Lubiana, poi a Budapest, poi a Kiev e poi a Mosca. È uno dei trenta Corridoi paneuropei di mobilità prospettati nella strategia di crescita di Lisbona dal Consiglio Europeo, che ha concepito e concepisce questi assi di mobilità non solo come infrastrutture di mobilità. Il Corridoio n. 5 non è solo una ferrovia, perché, se la si riduce ad una ferrovia, allora si possono fare tante considerazioni, ma è un asse di mobilità ferroviaria e di mobilità viaria, perché lungo questo asse, per gran parte del Corridoio n. 5, corrono autostrade o grandi vie di scorrimento viario. È un asse di posa di cavi tecnologici e di attrazione di investimenti, e la griglia dei trenta corridoi, di cui il Corridoio n. 5 fa parte, è la leva intorno a cui l'Unione Europea ha pensato lo sviluppo del Continente nei prossimi anni. Per questo è un'opera strategica, perché è affidata a questo Corridoio, come a tutti gli altri, e l'Italia è investita da altri corridoi di questo valore, penso al Corridoio n. 8 che dal Mar Nero arriva in Puglia, penso al Corridoio longitudinale Sud-Nord, che corre lungo la Costa Tirrenica del nostro Paese. Questi corridoi sono stati concepiti per essere gli strumenti, appunto, per sollecitare, accrescere, attrarre investimenti, creare produzione, incrementare l'applicazione di tecnologie digitali, creare lavoro. Insomma: sviluppo, crescita ed occupazione. Per il Piemonte è essenziale; ogni qualvolta parliamo del Piemonte, credo che abbiamo il dovere di ricordare che la natura ha condannato questa città ad una collocazione non baricentrica, che impone ogni volta uno sforzo supplementare in termini di infrastrutture per evitare la marginalità che ci è data dal non essere baricentrici. Bisogna, però, essere consapevoli che non è che non si fa il Corridoio n. 5, perché a Chiomonte qualcuno non lo vuole; il Corridoio n. 5 si farà. E se per caso qualcuno pensasse di non fare il Corridoio n. 5 nel tratto che attraversa la Val di Susa e il Piemonte, si deve sapere che esistono già progetti di percorsi alternativi, che da Lione salgono a Ginevra, da Ginevra scendono su Milano e, da Milano, proseguono per Lubiana, Budapest e Kiev. Il non fare questo tratto non significa mettere in discussione il Corridoio n. 5, ma significa semplicemente determinare una marginalizzazione di Torino e del Piemonte, dentro una rete di grandi corridoi europei che, invece, sono necessari allo sviluppo. E Dio solo sa se questo nostro territorio ha bisogno di essere, invece, accompagnato - è tema di cui parliamo tutti i giorni - ad una politica di espansione e di sviluppo. Peraltro, l'Assessore Lubatti ha già richiamato bene gli aspetti specifici di valorizzazione del Piemonte e di Torino che deriverebbero dall'investimento: dallo scalo di Orbassano, che diventerebbe un grande scalo merci di valore internazionale, al trasferimento su ferro di una quota significativa di merci che oggi transitano in Val di Susa su gomma. Questa è una contraddizione abbastanza evidente del movimento \"No TAV\" e, in generale, di tutti coloro che contestano la Ferrovia, perché sono gli stessi che dicono che dobbiamo liberarci da un'idea per cui il trasporto su gomma è centrale ed è esclusivo in qualsiasi forma di mobilità. Ma se non vogliamo che il numero dei TIR in Val di Susa si moltiplichi esponenzialmente anno dopo anno, bisognerà determinare le condizioni per trasferire su via ferroviaria una quota significativa delle merci che viaggiano su gomma, ma bisogna farlo nelle condizioni ottimali per cui questo possa avvenire. Quindi, da questo punto di vista, penso che l'opera si giustifichi. Penso che nel dibattito su questi temi la conoscenza di che cos'è il Corridoio n. 5 sconti un grado di approssimazione, forse non tanto a Torino e in Piemonte, ma certamente in Italia, che invece abbiamo il dovere - credo - di cercare di correggere. C'è anche un secondo aspetto che a me sembra spesso coperto da una nube di approssimazione: come si realizzerà il Corridoio n. 5 nella tratta della Val di Susa. Non corrisponde al vero dire che si è arrivati a quello che è accaduto questa mattina in modo improvviso, senza che ci sia stata una discussione e senza che ci sia stato un confronto di natura progettuale, perché del progetto della TAV di Val di Susa si sta discutendo da sei anni, non da sei mesi o da sei settimane. Il progetto originario era di un tipo; il progetto che è stato definito alla fine e su cui dai prossimi giorni si comincerà ad operare con l'apertura del cantiere è del tutto diverso da quello originario e, grazie ad un lavoro straordinario dell'Osservatorio per la realizzazione della TAV, guidato da Mario Virano, sono state raccolte il maggior numero possibile di istanze, domande, sollecitazioni che sono venute dalla Comunità e dalla Valle. Ieri su La Stampa di Torino c'era un ampio resoconto da parte di Mario Virano su quello che è il progetto nella sua stesura definitiva. Quel progetto, per esempio, per ciò che riguarda tutta la Bassa Valle, recepisce interamente quello che è stato chiesto dai Comuni, perché la decisione nella definizione ultima del progetto di utilizzare la ferrovia storica da Avigliana a Bussoleno è esattamente quanto chiedevano i Comuni della Valle, non era il progetto originario. Non è vero che non si è discusso, non è vero che non si è tenuto conto e non è vero che non si è raccolto, tant'è vero che nei nove Comuni che da Avigliana stanno fino a Bussoleno non ci sarà un solo cantiere. Da Bussoleno in su bisogna farlo per una ragione di natura tecnica, perché c'è un momento in cui la tecnica va affrontata, non è tutto solo politica, ed è che si può usare la ferrovia storica in Bassa Valle perché non c'è pendenza significativa, quindi su quel tratto è possibile andare a diverse velocità, compresa una velocità alta; quando da Bussoleno sale, c'è una pendenza così significativa che o si fa un'attrezzatura di natura diversa o non si può fare l'alta velocità. La ragione che ci porta a fare l'intervento in galleria da Bussoleno fino a Saint Jean de Maurienne non è ideologica, ma è una ragione di natura tecnica per cui è necessario un certo tipo di attrezzamento per garantire un'alta velocità che con la ferrovia storica non verrebbe garantita. Dopodiché, segnalo che è tutto in galleria, anche qui con un percorso diverso da quello originario e che ha recepito gran parte delle sollecitazioni e delle domande che venivano poste dalla Val di Susa circa l'impatto ambientale esterno. Forse, è bene dire tutto questo, perché mi sono accorto che, spesso, quando parlo con alcune persone di questo argomento, tutto questo non si sa. Non solo. Una delle cose meritorie che, secondo me, l'Osservatorio ha fatto (insieme alla Regione, alla Provincia e con il consenso del Governo - non ho alcuna difficoltà a riconoscere i meriti a tutti quelli a cui vanno riconosciuti -), è stata quella di pensare l'investimento in Val di Susa anche come l'occasione per mettere mano ad un assetto più generale, che affronti i nodi idrogeologici della Val di Susa; tutto il meccanismo finanziario delle compensazioni è finalizzato a mettere a disposizione dei Comuni risorse aggiuntive che non sono strettamente connesse alla realizzazione dell'opera ferroviaria, ma ad intervenire sul contesto ambientale per affrontare i nodi di assetto idrogeologico che sono necessari. Penso che anche questo vada apprezzato. Semmai io ho una preoccupazione in queste ore: vedo che c'è il rischio che, nella manovra finanziaria che il Governo sta predisponendo, si vada ad una riduzione delle risorse destinate alla compensazione. Penso che dovremmo fare uno sforzo tutti insieme, comune, per cercare di far capire al Governo che questa riduzione non si può fare, perché andrebbe a pregiudicare un pezzo del progetto così com'è stato pensato nella sua organicità. C'è poi un'altra questione, più generale, a cui ha fatto riferimento il Consigliere Musy, che ringrazio. Il Consigliere Musy ha detto una cosa vera, cioè che noi ritroviamo nel dibattito intorno alla TAV quello che in gergo si dice l'effetto \"Nimby\"; in altri termini, una cosa che è venuta dilatandosi negli anni in Italia, ma non solo, secondo cui, ogni volta che si mette mano ad una grande opera, l'unica cosa che emerge è che quell'opera è un rischio (poi ci sono valutazioni diverse per ciascuna opera). Il risultato è che noi siamo un Paese nel quale le centrali nucleari non si possono fare perché sono pericolose, e va bene; i rigassificatori non si possono fare perché sono un pericolo; le ferrovie ad alta velocità non si possono fare perché sono un rischio; i termovalorizzatori non si possono fare... Cioè, non si governa nessun Paese così. Segnalo che, nei giorni scorsi, mi è stato chiesto se il Comune di Torino avesse disponibilità a farsi carico, insieme ad altri Comuni italiani, dello smaltimento dell'enorme quantità di rifiuti che oggi sono depositati nelle strade di Napoli. Mi sono riservato di dare una risposta verificando, ovviamente, con le nostre strutture, ma, a chi me lo chiedeva, ho fatto notare che, se noi dovessimo prendere dell'immondizia di Napoli, la bruceremmo nel termovalorizzatore, con gli inceneritori o con questi impianti, altrimenti non riusciremmo a smaltirla. Bisogna che ci capiamo. Quest'idea per cui sempre qualsiasi opera è un rischio per la vita, per l'ambiente e per l'umanità è sbagliata, lo dico chiaramente, è una rinuncia alla forza della razionalità umana, perché io mi rifiuto di credere che, dopo quarantamila anni di accumulazione intellettuale di questo pianeta, non si sia in grado di costruire una ferrovia sicura. Mi rifiuto di crederlo. L'umanità ha accumulato tutti i saperi, tutte le conoscenze e tutte le capacità tecnologiche che permettono di costruire una ferrovia nella massima sicurezza. Semmai la discussione è su questo: mettere in essere tutta la massa critica degli interventi che garantisca che l'opera sia fatta nella sicurezza, perché ovviamente noi dobbiamo garantire la sicurezza in primo luogo ai cittadini. Nell'attività scientifica c'è una regola sancita; come sappiamo, ogni azione di ricerca è esposta a dei rischi e la ricerca si è data un principio: il principio di precauzione. Il principio di precauzione non significa rinunciare alla ricerca perché ci sono dei rischi, ma significa dare un limite alla ricerca quando ci si imbatte oltre un certo limite nel rischio. È una cosa diversa. Penso che anche di fronte alla TAV occorra avere un atteggiamento razionale. Naturalmente, ogni volta che si fa una grande opera bisogna esaminarne tutti gli aspetti, tant'è vero che il nostro Paese, ma non solo, anche l'Europa - e non solo l'Europa -, hanno dato un quadro di strumenti anche normativi per valutare i rischi: le Valutazioni di Impatto Ambientale sono uno strumento normativo con cui ci si attrezza per fare una valutazione di un'opera e valutare tutti i rischi, non per poi non farla, ma per mettere in essere tutto ciò che è necessario per realizzarla, senza rischi. Vorrei che noi spostassimo la discussione, mi sono sforzato di dirlo in questi anni. Personalmente, tanto per essere ancora più chiari, io sono stato sempre a favore del Corridoio n. 5 fin dall'inizio, anche per una ragione di affezione personale: il primo Protocollo di Intesa sottoscritto da Francia, Italia, Slovenia e Ungheria per il Corridoio n. 5 lo firmai io a nome del Governo Italiano, quindi, se non altro per una coerenza con cose che ho fatto nella mia vita, sono favorevole, ma ho anche spiegato le ragioni di merito per cui sono convinto. Io sono a favore di quest'opera e ritengo che la discussione debba spostarsi sul come realizzarla, perché continuare a porre la discussione sul fatto se sia opportuno farla è, a questo punto, un errore e, per quanto mi riguarda, penso che questa Amministrazione debba concorrere alla scelta di realizzarla nel migliore dei modi. Questo non lo dico questa sera per rispondere a quello che è successo questa mattina - naturalmente, lo dico anche qui -, ma sono scritte nelle Linee Programmatiche di indirizzo che sono state consegnate a tutti i Consiglieri nella giornata di oggi e che, per ovvie ragioni, sono state scritte prima di quello che è successo stamattina. La linea di questa Giunta e del Sindaco che la guida su questo punto è molto chiara. Dopodiché, io penso che continuare a riflettere, a discutere e ad entrare nel merito dei problemi sia giusto, ripeto, non per revocare ogni volta in dubbio la decisione di fare, ma per approfondire via via tutti gli aspetti, perché tra l'altro quest'opera, mano a mano che si realizzerà, proporrà temi, problematiche che è giusto continuare a discutere. Concludo proponendo che la Commissione Urbanistica (nominata questa sera, nei prossimi giorni eleggerà il suo Presidente e comincerà a lavorare), che ha competenza anche su tutte le grandi opere infrastrutturali, chieda all'architetto Mario Virano di venire in audizione davanti alla Commissione, che come tutte le Commissioni è aperta a tutti i Consiglieri, per illustrare il progetto (se vogliamo fare una seduta del Consiglio Comunale con Mario Virano va benissimo, non c'è nessun problema), in modo tale che tutti i Consiglieri siano messi nella condizione di avere una conoscenza di merito. Sono sicuro che se si andasse ad un confronto di merito con l'architetto Virano, l'architetto sarebbe in grado di fornire a ciascuno una quantità di argomenti e di ragioni che fugherebbero molti dei dubbi e anche alcuni dei pregiudizi che intorno a quest'opera si manifestano. Infine (non eludo nessun problema), la maggioranza è divisa, non divisa? Faccio da troppi anni politica per non cogliere la differenza tra gli argomenti veri e gli argomenti strumentali. Potrei facilmente ricordare agli esponenti dell'opposizione che la loro maggioranza di governo, su un tema strategico come l'inclusione della Turchia nell'Unione Europea, è completamente divisa e che su una vicenda delicata come la spazzatura di Napoli, in questi giorni si sono manifestate divisioni. Ciò non di meno, a nessuno dei partiti che fanno parte della maggioranza deriva da questo l'idea che non esista più la maggioranza. Liberiamoci dalle strumentalità. C'è una maggioranza che si è riconosciuta e si riconosce nel Sindaco che ha sostenuto e nel programma che il Sindaco ha presentato. Dopodiché, dentro a una condivisione ci possono essere, su singoli aspetti, anche articolazioni di valutazioni e di giudizio, che però non mettono in causa la scelta di un'Amministrazione e la sua coerenza. Vi ringrazio tutti. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Coppola. COPPOLA Michele Vorrei dichiarare a verbale che, in futuro, la discussione e l'organizzazione di dibattiti come quello che si è appena concluso dovranno avvenire nel rispetto del Regolamento. È corretto che il Sindaco replichi; infatti, anch'io sono dell'idea che nelle comunicazioni all'Aula si debba prevedere la replica del Sindaco, fatto che in passato avveniva sempre in deroga del Regolamento, ma ascoltare in principio il punto di vista del Sindaco consente anche ai Consiglieri della maggioranza e dell'opposizione di riferirsi in merito a quanto detto dal Sindaco. In realtà, la modalità scelta questa sera non aiuta il dibattito o, meglio, lo aiuta soltanto in uno sviluppo parziale. Per il futuro, è necessario rispettare il Regolamento e concedere le deroghe con il benestare del Presidente. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Dichiaro concluso il dibattito sulle comunicazioni del Sindaco. |