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CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Passiamo all'esame della seguente proposta di deliberazione n. mecc. 201101545/024, presentata dalla Giunta Comunale in data 25 marzo 2011, avente per oggetto: "Rendiconto del Comune per l'esercizio 2010. Approvazione" CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Comunico che in data 15/04/2011 le competenti Commissioni hanno rimesso il provvedimento in Aula. I Consiglieri iscritti a parlare (l'ordine è stato fatto in base a quando ho ricevuto le richieste) sono il Capogruppo del PD Giorgis, il Consigliere Zanolini ed il Consigliere Rattazzi. Se il Consigliere Giorgis è disponibile ad intervenire, lascerei la parola a lui. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Per il momento, il Consigliere Giorgis chiede tempo. La parola al Consigliere Zanolini. Le ricordo che, come ho detto poc'anzi, l'argomento su cui stiamo discutendo è relativo al Consuntivo 2010, anche in relazione a quanto affermato dall'Assessore Passoni nella Relazione introduttiva ai lavori di oggi. ZANOLINI Carlo Innanzitutto, vorrei ringraziare l'Assessore per il lavoro svolto. Mi rendo conto che la particolare situazione economica e generale del nostro Paese (così come della nostra Regione e della nostra Città) è molto delicata e questo è uno dei motivi per cui ritengo che l'opera dell'Assessore sia stata molto importante per cercare di barcamenarsi in un quadro così complesso. Vorrei fare alcune osservazioni, visto che la Relazione riguarda il Consuntivo, ma è basata su delle premesse generali; la diminuzione dei trasferimenti dello Stato e delle Regioni, da un lato, può essere considerata un male, se si ripercuote a pioggia sulle spese dei Comuni e delle Regioni, ma, dall'altro lato, potrebbe anche essere un'opportunità per far sì che ci si dia da fare affinché vengano limitati gli sprechi e vengano utilizzate al meglio le risorse. Quindi, da un lato, bisogna patire di questa limitazione, ma, dall'altro lato, potremmo essere stimolati a fare meglio e a cercare nuove soluzioni (cosa, magari, impossibile prima, visto com'era instaurato precedentemente il sistema). Quindi, questa è un'osservazione che si basa anche su convinzioni per cui "Meno Stato e più mercato" non debba essere soltanto uno slogan, ma un qualcosa che si adatta a certe situazioni e che venga anche mitigato nell'ottica di una... Presidente, è impossibile intervenire con questo rumore. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Colleghi, per cortesia! ZANOLINI Carlo Dicevo che lo slogan "Meno Stato e più mercato" deve essere mitigato da uno slogan diverso: "Meno Stato, ma più efficienza dello Stato". Quindi, ci rendiamo conto di un altro fatto: questa Città ha un debito pubblico notevole, ma una gran parte di quel debito pubblico è dovuto agli investimenti molto importanti che sono stati fatti e di cui godranno i cittadini torinesi del futuro. Quindi, è chiaro che il deficit è notevole, ma c'è una giustificazione ed è quella del rilancio culturale ed infrastrutturale della Città. Per quanto riguarda l'investimento in opere pubbliche, ritengo che l'operato della Giunta sia stato opportuno e fondamentale, perché questo può aiutare per il rilancio ed è stato citato che la Città di Torino è stata il primo investitore sul territorio (fatto molto importante). Ho solo un rincrescimento per il fatto che non siano stati citati i termini della puntualità dei pagamenti nei confronti dei fornitori, di cui non ho contezza. Mi rendo conto che il ruolo dell'Assessore al Bilancio sia stato molto difficile in queste gravi situazioni economiche, perché ha dovuto barcamenarsi per portare avanti una situazione molto delicata. Non ho apprezzato molto l'atteggiamento rivolto alle Circoscrizioni: velatamente, è stata citata l'accusa di pensare solo ai gettoni di presenza e non al Bilancio; questa mi pare un'accusa non tanto simpatica nei confronti di coloro che nelle Circoscrizioni si sono dati molto da fare e, forse, questo mette in evidenza uno dei punti deboli di questa Amministrazione, cioè il fatto che, in cinque anni, non è stata capace di portare a termine la riforma delle Circoscrizioni, nonostante l'intenzione iniziale del Sindaco e della Giunta. Visto che questa è l'ultima seduta del Consiglio Comunale - se il Presidente me lo permette -, vorrei ringraziare l'Assessore per il suo operato in questo frangente, ma vorrei rivolgere anche un ringraziamento caloroso al Sindaco ed a tutti i Consiglieri, che mi hanno permesso di fare questa bellissima esperienza di Consigliere, pur con tutte le contraddizioni; naturalmente, ringrazio anche il Presidente del Consiglio e tutto il Consiglio. È stata un'esperienza veramente interessante; all'Assessore Passoni sono venute le lacrime agli occhi nel lasciare questa tornata amministrativa, io mi commuovo di meno, non ho le lacrime agli occhi, ma comunque mi sento molto commosso nel lasciare quest'Aula. Ringrazio tutti, anche gli Uffici che si sono prodigati con professionalità a supportarci nel nostro lavoro. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Giorgis. Ricordo che l'ordine dei lavori prevede che in questa fase si proceda alla discussione sul Consuntivo. GIORGIS Andrea Il Consiglio Comunale e la discussione sul Bilancio sono un punto privilegiato per riflettere su quello che è lo stato del sistema fiscale e dell'organizzazione delle risorse degli Enti Locali. Dico questo perché non si può non considerare qual è il disastroso stato nel quale versa il nostro sistema legislativo in punto di risorse degli Enti Locali e di manovra finanziaria degli Enti Locali. Purtroppo, la riforma del Titolo V non ha ancora visto non solo la luce, ma neanche un primo barlume di attuazione, anche perché, probabilmente con una troppo illuministica speranza, il legislatore costituzionale pensava con la riforma del 2001 di poter avviare nel nostro Paese un confronto politico sulla definizione di quelli che sono... Io, però... (INTERVENTI FUORI MICROFONO). No, noi non abbiamo fretta, non abbiamo atti da approvare... CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Il brusio precedente era molto diffuso e adesso mi pare che la situazione sia notevolmente migliorata. Comunque, la ringrazio per aver attirato la mia attenzione su queste questioni. Prego, Consigliere Giorgis. GIORGIS Andrea Probabilmente, con un eccesso di illuminismo si sperava di fare in modo che il nostro dibattito politico ruotasse intorno alla definizione dei livelli essenziali delle prestazioni, alla definizione delle funzioni fondamentali degli Enti Locali e alla definizione dei cosiddetti costi standard e, dunque, che fosse possibile che ogni cittadino potesse ragionevolmente individuare dove si situa la responsabilità delle scelte politiche e dove, quindi, si radica la causa di eventuali inefficienze o di scelte scellerate. Così purtroppo non è e così purtroppo non pare essere da quelli che sono i contenuti dei primi decreti attuativi del 119. Questa non è una riflessione eccentrica rispetto alla discussione sul Bilancio, perché, come ricordava l'Assessore Passoni, in questi anni abbiamo assistito ad una progressiva riduzione delle disponibilità finanziarie a seguito di trasferimenti. I trasferimenti sono ridotti e alla riduzione dei trasferimenti non si è accompagnata alcuna autonomia impositiva da parte degli Enti Locali, anzi l'Ente Locale, negli anni passati, conosceva una maggiore autonomia impositiva. Il combinato disposto di questi due eventi, insieme alla mancata approvazione e al mancato tentativo di approvare qualsiasi criterio per stabilire quali siano i livelli essenziali dei servizi e quali siano i costi standard dei relativi livelli essenziali, fa sì che qualsiasi attuazione del 119 sia di fatto impossibile, perché, fino a quando non si conosce qual è il livello essenziale e fino a quando non si conoscono i costi standard, non si potrà sapere quali sono le risorse di cui i Comuni devono, ex articolo 119, poter disporre. È molto chiaro il 119: gli Enti Locali, per il sostegno e per il finanziamento delle spese, che corrispondono allo svolgimento delle funzioni fondamentali - lettera P) del 117 - e per quanto riguarda le funzioni di cui alla lettera P) del 117 e i livelli essenziali di queste, debbono poter disporre delle risorse necessarie o attraverso compartecipazioni, o attraverso trasferimenti, o attraversamento il fondo perequativo, ma quelle prestazioni debbono essere coperte. Oggi in che situazione ci troviamo? Siamo nella situazione in cui nessun Ente Locale sa qual è il livello essenziale (perché non esiste una normativa nazionale che definisca il livello minimo essenziale) e qual è il costo standard di riferimento, però sa che le risorse, per erogare la spesa storica, oggi non ci sono più. Le risorse per erogare i servizi, che fino ad oggi sono stati erogati, non sono più nella disponibilità degli Enti Locali e, quindi, non c'è altra strada per Torino - come per Milano ed altre città che non godono di un trattamento privilegiato, qual è quello di cui ha goduto e continua a godere in maniera del tutto inspiegabile Roma - che quella delle entrate straordinarie. Questo significa dismissioni, valorizzazione del patrimonio, attrarre investimenti ed utilizzare la leva degli oneri di urbanizzazione. Non vi è altra strada. In questa situazione credo che non possiamo non porre con forza il problema, che è di carattere generale (perché non riguarda Torino, ma l'Italia), chiedendo al Governo di prendere sul serio l'attuazione del 117, del 118 e del 119 e di mettere gli Enti Locali, sui quali grava il dovere di erogare i servizi, nella condizione di poter essere responsabili, di fronte ai propri cittadini, della buona o della cattiva amministrazione che essi svolgono, perché oggi anche questo è impossibile. In questi anni, la Città di Torino (pur in un contesto drammatico, non solo per la recessione economica, ma per la totale assenza del governo, per la totale assenza del legislatore nazionale) si è trovata, per fortuna, a disporre di risorse straordinarie che hanno consentito di mantenere quei livelli di servizi che rappresentano un fiore all'occhiello per gli amministratori, una risposta preziosa per i cittadini ed un esempio per le altre città italiane; ma così si può continuare solo se nel nostro Paese ci sarà una seria legislazione volta a rimettere gli Enti Locali nella condizione quantomeno di poter reperire le risorse sotto la propria responsabilità. Arrivo al punto di considerare come male necessario, ma comunque sostenibile, quello di vedere gli Enti Locali in grado di poter chiedere ai propri concittadini dei sacrifici, purché, naturalmente, gli Enti Locali siano in grado poi di tradurre questi sacrifici in servizi e investimenti; insisto su questo aspetto: oggi per un Ente Locale non è possibile. Per quanto riguarda le tanto criticate e, talvolta, a me pare poco conosciute dismissioni o valorizzazioni del territorio, credo che questa Amministrazione possa andare fiera del lavoro che ha svolto fino ad ora. Mi assumo completamente la responsabilità politica degli atti urbanistici che questo Consiglio ha approvato grazie al concorso determinante del Gruppo del Partito Democratico e mi assumo la responsabilità non come una scelta obbligata o come il frutto di un'imposizione che la Giunta ci ha costretto a sopportare, ma come il risultato di una scelta politica lungimirante che, nel contesto dato, non aveva alternative. Se, oggi, abbiamo la linea 1 della Metropolitana, se, oggi, continuiamo ad erogare i servizi che eroghiamo, se, tra poco, ci accingeremo ad inaugurare le trasformazioni urbane della zona adiacente Porta Susa - con tanto di Passante Ferroviario -, se, ragionevolmente, possiamo continuare a parlare agli investitori, spiegando loro che c'è una parte di città (qual è la zona Nord del quadrante Est) che può essere fattore di interessanti investimenti, è perché noi non siamo rimasti fermi e abbiamo avuto il coraggio di utilizzare, in tutte le sue potenzialità, la leva urbanistica. In questo ultimo intervento voglio anche rispondere a quella accusa che, ogni tanto, pare serpeggiare sottotraccia anche nel Consiglio Comunale, cioè di un Governo senza un disegno, di un Consiglio chiamato volta per volta ad approvare misure che rispondevano a situazioni di emergenza più che ad una vera e propria politica di sviluppo del territorio; vi invito - adesso che ne avremo il tempo, perché la tornata amministrativa volge al termine - a rileggere uno accanto all'altro gli atti di governo del territorio, gli atti di organizzazione dei servizi e credo che possa apparire, mettendoli uno accanto all'altro, come il disegno politico e la strategia c'erano e ci sono; è una strategia che, per fortuna, siamo riusciti a realizzare in gran parte. Dico in gran parte perché molto, anzi moltissimo rimane ancora da fare, però questo "da fare" partirà con alcune condizioni e con alcuni presupposti che credo il tempo dimostrerà essere dei buoni presupposti e delle buone scelte. Penso di nuovo a quelle scelte urbanistiche e anche alle scelte sulle Partecipate che abbiamo compiuto in questi ultimi mesi; la scommessa su una città che è capace di proseguire nella propria vocazione industriale (sottolineando, però, il profilo della conoscenza e, quindi, mettendo a sistema università ed industria) è il significato profondo della scelta sul centro dell'energia o sulla trasformazione di Mirafiori; così come la - ormai prossima al completamento - nuova sede dell'università in Lungo Dora, o le nuove opere connesse all'edilizia universitaria, o il completamento del raddoppio del Politecnico sono la conferma di quell'intuizione che, da molti anni, ripetiamo in quest'Aula, secondo la quale Torino, se ha un futuro come città dell'industria, quel futuro ce l'ha insieme all'università e alla ricerca, anche perché Torino, in questi ultimi dieci anni, è diventata una vera e propria città universitaria. Se proviamo a guardare qual è il numero delle persone che risiedono a Torino e che frequentano l'Università (Università e Politecnico), ci accorgiamo che le percentuali sono straordinarie e che - senza che, a volte, il Consiglio se ne rendesse conto - questa città in dieci anni ha saputo fare di un servizio pubblico un vero e proprio motore di sviluppo, che ha avuto ricadute economiche in tutto ciò che è il sistema dell'indotto ed il sistema della ricaduta del terziario. Da fuori anche su questo ci fanno i complimenti, peccato che noi, a volte, dall'interno non riusciamo a rendercene del tutto conto. Concludo con una battuta riferita al debito e a come questa Amministrazione ha cercato di mitigare, in senso redistributivo, alcuni vincoli legislativi; è stato ricordato, ma vale la pena ribadirlo, che la Città di Torino ha un debito significativo, al quale però corrisponde un altrettanto significativo patrimonio immobiliare che produce servizi e, quindi, produce ai cittadini qualità della vita, non solo nell'immediato, ma anche nel futuro. L'esempio del Passante Ferroviario o della Metropolitana ci dicono quanto fosse e quanto sia giusto operare quel tipo di indebitamento. Inoltre, non si può non cogliere come i sacrifici fatti da Torino siano sacrifici che purtroppo, nel nostro Paese non si muovono nell'ambito di una legislazione prevedibile e certa; potrà sembrare ormai oggetto di pura polemica politica, ma che una città finanzi per circa il 40% la realizzazione della Metropolitana e un'altra città, a poche centinaia di chilometri, si veda realizzare una Metropolitana senza la partecipazione di alcun esborso locale non è solo un problema di polemica politica, ma è il problema di un Paese che non può dirsi governato, perché è un Paese nel quale c'è qualcosa che non funziona nella Pubblica Amministrazione. Se provate a considerare la questione, al di là di quelle che sono le battute e le schermaglie degli schieramenti politici, questo significa vivere in un Paese nel quale le condizioni minime di sviluppo non vengono realizzate. Non sto pensando alle politiche industriali che si svolgono in Germania (e che, tante volte, abbiamo lamentato non essere state svolte nel nostro Paese), ma a quelle condizioni minime di uguaglianza nel rapporto tra livelli istituzionali. La mancanza di una politica industriale per attrarre investimenti e che in Italia quello dell'automobile sia un settore dell'industria che, a seconda delle epoche, o viene sussidiato in maniera assolutamente irragionevole, oppure viene abbandonato a se stesso, sono questioni di scelta politica nel senso più pieno; ma che i livelli istituzionali ricevano trattamenti differenti a seconda dell'orientamento politico è qualche cosa che va al di là della polemica politica ed è qualche cosa che incide sulle condizioni minime di esistenza di un Paese che voglia dirsi un Paese da Stato di diritto. Vorrei fare un'ultima considerazione: abbiamo cercato di contrastare le iniquità della crisi? Abbiamo cercato di fare, per quanto era nelle nostre possibilità, tutto ciò che potevamo per operare quella redistribuzione che a livello nazionale non viene operata? È stato ricordato prima dall'Assessore Passoni: sì. Il sistema della tariffa è, da questo punto di vista, un sistema molto crudele, perché non tiene conto della capacità economica del fruitore del servizio. Da questo punto di vista, il Comune di Torino ha fatto tutto ciò che poteva con le proprie risorse; infatti, ha cercato di mitigare l'effetto antiredistributivo o, meglio, redistributivo all'inverso attraverso sistemi di esenzione e altri sistemi che hanno mitigato la durezza del sistema tariffario. È stato fatto anche questo, ma con risorse esclusivamente locali, ed anche questo è un enorme problema; non si può pensare che di fronte ad una crisi epocale, quale è quella che ha attraversato l'Europa e in particolare il nostro Paese (con le disuguaglianze che ha prodotto), venga lasciato ad un solo livello comunale il compito di porre rimedio all'acuirsi della forbice tra ceti esclusi, cioè persone escluse dall'accesso ai servizi essenziali e persone incluse, invece, in quella fruizione ed in quella condizione di vita alla quale tutti dovrebbero poter accedere. Anche da questo punto di vista credo che questa Amministrazione, al di là di quelle che sono state le discussioni su ogni singolo provvedimento, sia stata profondamente coerente ed attenta ad utilizzare tutte le leve di cui poteva disporre per mitigare le disuguaglianze e, quindi, superare gli effetti che in questi anni si sono scaricati sulla popolazione in conseguenza di scelte politiche scellerate e di dinamiche economiche che vanno al di sopra di qualsiasi Governo nazionale. Vorrei concludere ringraziando la Giunta, gli Uffici, in particolare la dottoressa Piccolini che ha seguito in tutti questi anni i lavori del Consiglio con una disponibilità che dimostra, senza ombra di dubbi, che la Pubblica Amministrazione può essere un modello di efficienza, di qualità e soprattutto può offrire quell'autorevolezza di cui le Istituzioni hanno bisogno e che, se si riuscisse a veicolarlo all'esterno, potrebbe anche dimostrare che "pubblico" non è necessariamente sinonimo di inefficienza, ma il contrario, cioè garanzia di dedizione e di interesse generale. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Rattazzi. RATTAZZI Giulio Cesare Dopo la saggia premessa sia accademica che politica da parte del nostro Capogruppo Giorgis... CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Consigliere Rattazzi, la invito a parlare al microfono. Il Capogruppo Giorgis la vede sullo schermo, non si preoccupi; altrimenti diventa difficile la traslitterazione. RATTAZZI Giulio Cesare Molto brevemente, seguendo la velocità supersonica dell'Assessore Passoni nell'indicare i contenuti dell'intervento e non seguendo invece l'atteggiamento delle Circoscrizioni, che francamente mi è dispiaciuto, perché sei su dieci hanno risposto non dicendo nulla sul Bilancio e quattro non hanno risposto, per cui il problema della partecipazione delle Circoscrizioni evidentemente è stato trattato, ma indubbiamente andrà ripreso. Credo che compilare, presentare, valutare e discutere l'andamento economico e finanziario del Comune ad un mese dalle elezioni che ne rinnovano l'Amministrazione ed i suoi responsabili sia un'impresa possibile se rientra nei limiti proposti da visioni di insieme senza indulgere ad analisi ed approfondimenti particolari e specifici, ed è per questo che sarò breve. La consegna congiunta - che è avvenuta sempre puntualmente - del Consuntivo del 2010 e del Preventivo del 2011, ai quali possiamo anche aggiungere la Relazione di mandato, che abbiamo approvato l'ultima volta, per i cinque anni di attività dell'Amministrazione, e la coerenza di questi contenuti con le linee programmatiche iniziali sui risultati raggiunti e sulle risorse impiegate, pongono la possibilità di fare qualche valutazione, perlomeno di due tipi. La prima sul Bilancio annuale, al di là delle forzature formali, che forse si sarebbero potute anche innestare, ma che questa Giunta lodevolmente non ha fatto in questa fase di transizione e la seconda sui temi che sono aperti e predisposti dagli attuali organi esecutivi positivamente verso il successivo ciclo amministrativo, che, va detto subito, non risulta penalizzato da scelte ed orientamenti di conduzione, così come invece era apparso in una certa misura cinque anni fa. Sul primo aspetto si può osservare che tanto il Consuntivo del 2010 quanto il Preventivo del 2011 propongono lo sforzo di sistemazione dell'attività comunale tenendo conto, in particolare e forzatamente, dei tagli governativi di cui si è già parlato e perciò somigliano, in larga misura, ai rispettivi Bilanci precedenti, sia pure con i 44 milioni di Euro in meno di trasferimenti statali per le spese correnti di quest'anno, su, mi pare, i 120 circa che si sono subiti globalmente. Le osservazioni che si rimarcano su alcuni scostamenti potrebbero essere citate; io le cito solo per capitoli rispetto alle entrate. Ci sono, in positivo, la parte degli aggiustamenti per le fasce deboli ed economicamente in difficoltà e la continuità della lotta all'evasione fiscale; i dividendi sono rimasti uguali (anche se sono 5 milioni meno rispetto al Consuntivo; sono 37 milioni quelli previsti, come nel Bilancio dell'anno scorso, ma cinque in meno rispetto al Consuntivo del 2010); i 43 o 44 milioni di Euro, a cui ho accennato prima, di minori interventi statali; c'è un'entrata di 45 milioni di Euro per le vendite immobiliari (di cui 16 sono stati riportati dai non venduti dell'anno scorso); poi, c'è il plusvalore, che passa dai 22 milioni del Consuntivo 2010 ai 59 milioni del Preventivo 2011, che è un salto di notevole portata e che va considerato per i 37 milioni in più. Infine, quest'anno è stato ottenuto un avanzo invertendo un po' quanto era stato proposto l'anno scorso; infatti, quest'anno si è basato più sulla competenza che non sui residui e questo è indubbiamente un fatto positivo. La spesa del personale è scesa al 31%, evidentemente anche a causa delle costrizioni statali che prevedono, se non sbaglio, di assumere una persona ogni quattro dipendenti che lasciano il proprio posto, ma su questo rimane sempre il problema di valutare anche l'insieme delle esternalizzazioni e di quanto potrebbe pesare l'opera delle risorse umane rispetto ai servizi, che, come si sa, rispetto alla spesa del personale da inserire a Bilancio, è bene che non superi un terzo del Bilancio economico. Il costo delle rate dei mutui, che è un altro elemento fondamentale per valutare il Bilancio, tra capitale ed interessi è di 244 milioni di Euro (7 milioni in meno rispetto al Rendiconto del 2010) ed è sostanzialmente in equilibrio, con i 252 milioni di Euro previsti per i beni e servizi per il 2011. Questo, naturalmente, dà la possibilità anche di confermare un sostanziale blocco del debito, che, alla fine di questo ciclo amministrativo, è arrivato a 3.304 milioni (e sono circa 300 milioni in più rispetto ai 3.000 dell'inizio di questo quinquennio) e che, indubbiamente, va visto in senso dinamico, perché, oltretutto, grazie ad una serie di considerazioni si può senz'altro dire che in questo periodo il debito è stato bloccato. Infine, sempre a proposito delle spese, il servizio delle Aziende è previsto in 294 milioni di Euro rispetto ai 281 milioni del Rendiconto del 2010 e l'ambito che incide di più è sempre l'AMIAT. Per quanto riguarda gli investimenti, come ha detto l'Assessore sono limitati a 423 milioni di Euro, di cui 239 milioni per nuovi mutui, relativi soprattutto a quelli permanentemente inseriti, come, per esempio, quelli delle manutenzioni. Per quanto riguarda, invece, la seconda parte di considerazioni che si potrebbero fare e che io faccio solo per titoli di capitoli, nel complesso, in questi anni (anche in questo ultimo anno), la Giunta in particolare e gli organi esecutivi hanno posto delle basi positive per la trattazione e lo sviluppo di aspetti che sono, di per sé, permanentemente problematici, avviando riflessioni e soluzioni che, evidentemente, coinvolgeranno anche la prossima Amministrazione. Sono sei e dirò unicamente i titoli: il primo può essere l'evoluzione del settore urbanistico, che, naturalmente, può richiedere una sistemazione generale sulla base di quello che è già stato fatto e una visione d'insieme più definita; il secondo è la definizione del concetto di welfare, approfondendo le finalità, le estensioni e i limiti dei servizi sociali e prendendo uno spunto anche per un rapporto con il ruolo che possono avere le fondazioni, che devono rimanere con il Comune in un rapporto in cui quest'ultimo non sia in uno stato di soggezione. Il terzo è la ricerca del riassetto istituzionale esterno per una visione della città, vista come area metropolitana, e, quindi, anche una visione delle dimensioni delle Circoscrizioni, che è un fenomeno strettamente legato a questo aspetto e che, indubbiamente, va trattato. Il quarto sono gli indirizzi per la riduzione del debito, così come sono stati annunciati e perseguiti anche dall'Assessore in questi anni, perché è un debito che va considerato più fisiologico che patologico, anche se rilevante. Il quinto è una valutazione sul ruolo del Comune come soggetto di mercato e, quindi, in rapporto con le Partecipate… CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La invito a concludere, Consigliere Rattazzi. RATTAZZI Giulio Cesare Sono al quinto punto e in totale sono sei, quindi ho finito. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) È il tempo che conta, non i punti che lei vuole affrontare. RATTAZZI Giulio Cesare Il sesto è l'andamento dei rapporti con l'apparato funzionariale comunale, che sono buoni ma che, indubbiamente, vanno ulteriormente definiti. Un ultimo punto a cui volevo doverosamente accennare è che il peso dei costi per i festeggiamenti dell'Unità d'Italia è stato prevalentemente sostenuto dal Comune con 33.250.000 Euro, mentre, come si sa, per quanto riguarda l'hardware abbiamo avuto 37 milioni in tutto rispetto ai 620 milioni che avevamo chiesto e ai 1.421 milioni che ha avuto Milano per l'EXPO del 2015, anche se l'EXPO è un fatto certamente più ampio rispetto a questo. Credo che, in questi tempi politici - che sono turbinosi, effervescenti e difficili - della nostra realtà locale, i riscontri tra quel che non c'era e che c'è, tra quel che c'è e ci sarà, fanno in modo che la Città dell'Unità d'Italia (che è un'unità sociale, culturale, economica, civile e anche intenzionale) sia sempre protagonista di una storia essenzialmente virtuosa, che riflettendo sul passato e partendo dal presente, la immerge coscientemente nel futuro. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Cugusi. Le ricordo che i tempi del dibattito sono i seguenti: 20 minuti per un Consigliere per Gruppo e 10 minuti per gli altri membri del Gruppo. CUGUSI Vincenzo Nella lettura di questo mio intervento credo che non occuperò più di dieci minuti. Mi dispiace un po' che quest'anno, come avveniva invece negli anni passati, la discussione del Bilancio non sia stata accompagnata anche dalla discussione sulla Relazione dell'Agenzia per i Servizi Pubblici Locali, che quest'anno offre spunti particolari di riflessione. È la relazione sull'andamento delle nostre Aziende, che producono una parte importante del PIL cittadino e mi riferisco, in particolare, a quanto scritto dall'Agenzia a proposito della SMAT, a cui l'Autorità d'Ambito, nel 2004, ha affidato in house il servizio idrico integrato nella quasi totalità (mi sembra che siano 310 su 365) dei Comuni della Provincia di Torino. Questa scelta di affidamento in house era, di fatto, frutto dell'impegno di questo Consiglio Comunale e di quanti (tra la cittadinanza, le associazioni, i comitati, eccetera) avevano incontrato la sensibilità dell'Amministrazione Provinciale e dell'Autorità d'Ambito stessa. Nel 2005, questo Consiglio Comunale, di fatto, ha blindato il controllo pubblico del 100% delle azioni dell'Azienda a seguito della modifica degli statuti imposta dalla nuova legge sul diritto societario. Nel marzo 2010, questo stesso Consiglio Comunale, approvando una deliberazione di iniziativa popolare (sostenuta da circa 1.200 cittadini che hanno apposto le loro firme), ha introdotto nello Statuto della Città l'impegno a garantire che la gestione del servizio idrico integrato sia operata senza scopo di lucro, ad assicurare il diritto universale all'acqua potabile attraverso la garanzia dell'accesso individuale e collettivo dei cittadini a questa risorsa e a garantire che la gestione del servizio idrico integrato sia effettuata esclusivamente mediante soggetti interamente pubblici. Questo affidamento, che si riferisce al 2004, è uno dei più importanti in Italia, come numero di Comuni e, quindi, di utenti - quasi 2 milioni - ed ha rappresentato per anni uno dei fiori all'occhiello delle buone pratiche della gestione pubblica del servizio dell'acqua. Però, nel 2007 SMAT, attraverso le Società controllate Società Acque Potabili e Mediterranea Acque del Comune di Genova, ed altri soggetti privati hanno partecipato alla gara per l'affidamento del servizio idrico di Palermo e provincia (prima degli 80 Comuni della provincia palermitana e, in seguito, anche di quelli della città di Palermo). Questo nonostante l'affidamento in house dell'Ambito territoriale torinese, anzi mettendolo a rischio, perché quando c'è l'affidamento in house è interdetta alla stessa società l'azione fuori dal territorio. A questo proposito devo citare quanto ha scritto l'Agenzia per i Servizi Pubblici Locali nella relazione relativa al 2010: "Nel corso del 2009, si sono evidenziate e sono state affrontate alcune particolari criticità, connesse all'andamento negativo della gestione riferibile a talune società controllate, che hanno richiesto a SMAT, nel corso dell'esercizio, interventi di ricapitalizzazione. Criticità che sono del tutto nuove rispetto ad un'impostazione aziendale classica, che limitava al territorio degli Enti controllanti gli impieghi di tutte le risorse finanziarie disponibili ad una società in house. Con l'acquisizione del controllo del gruppo quotato Società Acque Potabili, congiuntamente ad Iride Acqua Gas S.p.A., SMAT ha avviato invece una strategia di espansione industriale al di là dei confini territoriali dettati dall'ATO di competenza. Nel 2007 è stata costituita la Società Acque Potabili Siciliane S.p.A., che negli anni ha accumulato perdite che al 31 dicembre 2009 ammontavano ad oltre 14 milioni di Euro, di cui 8.400.000 Euro maturati nel solo anno 2009. Il 30 luglio 2010, la Società Acque Potabili Siciliane ha deliberato il proprio scioglimento e nel gennaio 2011 ha depositato presso il Tribunale di Palermo una proposta di concordato preventivo per evitare il fallimento e continuare l'attività. Questa scelta di espansione territoriale ed industriale richiama gli amministratori della società alla necessità di comunicare in termini chiari e trasparenti gli effetti di tale strategia industriale per gli stakeholders di riferimento, cioè gli Enti pubblici azionisti, da un lato, e la comunità locale del territorio di riferimento (del territorio dell'ambito di interesse), dall'altro lato". Questa esperienza siciliana non sarà indolore rispetto al Bilancio di quest'anno; è un'esperienza che, secondo me, non dovrà ripetersi e lo dico perché il 12 ed il 13 giugno saremo chiamati, con un referendum, a difendere l'acqua pubblica e l'acqua fuori dal mercato e, in particolare, potremo richiedere l'abrogazione dell'articolo n. 23 della Legge n. 133 del 2008, che impone la privatizzazione della gestione dei servizi idrici. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Gallo Domenico. GALLO Domenico Vorrei spendere solo qualche parola per il dibattito sul Rendiconto, per intervenire in maniera più approfondita al momento della discussione sul Preventivo. Vorrei ringraziare l'Assessore Passoni per il lavoro di grande responsabilità che ha svolto e grazie al quale ha dimostrato una grande capacità di amministratore; lo ringrazio perché credo che gestire il Bilancio di Torino in una fase molto difficile sia stato un fatto importante. Con l'Assessore ho condiviso anni di militanza e credo che sia stata giusta la scelta che abbiamo fatto qualche anno fa, una scelta di rottura con la vecchia politica; credo che la città debba rendergli un grazie in quanto ritengo che pochi avrebbero gestito questo momento con la lungimiranza e con l'equilibrio che ha dimostrato. Ringrazio anche gli Uffici, il dottor Pizzala, la dottoressa Piccolini, il dottor Bayma ed il Sindaco, perché il lavoro di squadra ha potuto produrre un risultato così importante. Per quanto riguarda il Rendiconto, vorrei partire da un elemento. Pochi giorni fa, i Capigruppo del Consiglio Comunale di Torino hanno partecipato ad una tributa politica su Rai 3 e tutti si sono espressi sulla Torino che questa Amministrazione sta lasciando. Ho sentito alcune espressioni pesanti da parte dell'opposizione, mi riferisco in particolare all'intervento del Capogruppo della Lega Nord Mario Brescia, che descriveva la sua città come una sorta di "immondezzaio", cioè la descriveva come la città dell'illegalità, dove la prostituzione è dilagante, dove c'è lo spaccio della droga ed i campi Rom, cioè descriveva questa città come qualcosa di insopportabile. Non ha detto una sola parola su fatti accaduti, sulle opere costruite e sulla capacità di amministrare i servizi sociali in maniera adeguata, anche se non corrispondenti ai bisogni della povera gente. Quindi, sentivo Mario Brescia dire delle cose pesanti sulla sua città, cose che un politico, a prescindere dall'appartenenza, non dovrebbe dire; magari può fare un'analisi politica diversa da quella degli altri, da chi hanno governato la città, ma non descrivendola come qualcosa di inguardabile. Credo che si faccia un brutto lavoro; a prescindere dalle opinioni politiche, credo che non si debba comportare così un politico quando vede una città capace di rispondere alle esigenze sociali, a mantenere la coesione sociale in un momento di difficoltà economica pesante, che nasce da responsabilità nazionali. Torino ha saputo mantenere la coesione sociale, ha saputo garantire la tutela ai più deboli, ha saputo anticipare la cassa integrazione a decine di fabbriche, ha riqualificato, se non completamente, i quartieri periferici ed ha completato la linea 1 della Metropolitana ed il Passante Ferroviario. Penso che questi sono fatti che qualsiasi politico, indipendentemente dall'appartenenza, dovrebbe riconoscere alla sua città. Credo, quindi, che si faccia un cattivo lavoro, e lo si fa nei confronti della politica e della gente (che non capisce); non si fa politica con la propaganda continuamente e penso che sarebbe ora di smetterla. Questo Bilancio Consuntivo è un Bilancio dei fatti (mentre quello Preventivo è tecnico), nel contesto economico sociale vissuto dalla nostra città, ma come da tutte le città italiane. Nel luglio 2010, la Città ha subito un taglio di 44 milioni di Euro a causa della manovra correttiva del Governo, che si aggiungono ai tagli precedenti subiti a causa della Legge Finanziaria. Quindi, è una città che ha avuto difficoltà e credo che nasca da qui la capacità di governare dell'Amministrazione. È stato ridotto l'indebitamento, si sono rinegoziati i mutui, per calmare l'indebitamento della città, che nasceva dalla cultura dei derivati di Tremonti, perché i derivati non sono stati inventati da chissà chi, ma sostanzialmente sono stati inventati dal Ministro dell'Economia e, grazie a quei derivati, parecchie città si sono indebitate ed hanno subito dei danni notevoli. Nel 2010, Torino ha saputo garantire un alto livello delle scuole municipali e, soprattutto, delle scuole dell'infanzia e dei nidi e questi sono fatti che, secondo me, dovrebbero riconoscere anche i partiti dell'opposizione. Ci sono state delle agevolazioni per le famiglie bisognose e l'anticipazione della cassa integrazione, a cui accennavo prima, quindi è un Rendiconto che si chiude con un avanzo di amministrazione di 39 milioni di Euro. È una città che, anche nella difficoltà, ha pensato a mantenere un avanzo di amministrazione, che, come si sa, si può utilizzare in casi di necessità e di emergenza per le spese correnti. Credo che tutto questo sia il Rendiconto di un anno di Bilancio, sotto la falcidia dei tagli subiti dalle Amministrazioni Locali; quindi, credo che si sia fatto un buon lavoro. Nell'analisi del Bilancio Preventivo mi permetterò di intervenire per citare la capacità che abbiamo avuto come Amministrazione, pur nella diversità politica; questa Amministrazione è sempre stata come un blocco monolitico, cioè una serie di forze politiche che hanno cercato, seppur con delle contraddizioni, di mantenere fondamentalmente un'unità di fondo, che era quella del buongoverno della città, e penso che siamo riusciti a raggiungere questo risultato. L'abbiamo dimostrato rispondendo con i fatti a questioni di grande rilevanza: il potenziamento dei mezzi pubblici è stato un altro fatto molto importante, che ha integrato la grande capacità di mobilità che ha introdotto la linea 1 della Metropolitana, così come l'approvazione della Variante 200, che apre lo spazio alla linea 2 della Metropolitana, che sarebbe un'altra opera importante e di rilevanza nazionale, a cui lo Stato nazionale dovrebbe contribuire, anziché costruire i ponti che non servono a nessuno (come quello di Messina). Credo che su queste questioni la Città abbia risposto in maniera adeguata e che questo modo di governare dovrebbe avere una continuità, seppure nell'innovazione. È anche giusto modificare delle cose ed innovare: lo stato sociale è uno degli aspetti su cui l'innovazione dovrebbe portare a dare capacità di risposte più adeguate a quelle che sono le nuove povertà che stanno emergendo. Interverrò nuovamente nel corso della discussione relativa al Bilancio Preventivo e ribadisco il mio ringraziamento soprattutto all'Assessore Passoni per il buon lavoro svolto. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Ventriglia. VENTRIGLIA Ferdinando Confesso una certa difficoltà nell'intervenire dopo un dibattito che si svolge in condizioni certamente atipiche, che non ci mettono a nostro agio, carico di valenze simboliche ed emotive, perché segna la fine di un ciclo. Nonostante questo, noto che anche in questa occasione forse non siamo stati attenti a sorvegliare la frontiera tra l'inverosimile, al quale pure siamo abituati, e non dico il ridicolo, per riguardo ai Colleghi, ma certamente il risibile o l'improbabile, come quando in quest'Aula è affiorata, nelle condizioni in cui ci troviamo oggi (cioè, a discutere di Bilancio Consuntivo e Previsionale in fase di vacatio), la proposta del Vicesindaco che, a sorpresa, prova a farci planare una proposta di deliberazione fuori tempo massimo, oltre i tempi supplementari, e qualcuno dice che possiamo esprimere anche un modello di efficienza, qualità ed autorevolezza. Sull'efficienza e sulla qualità ho le mie idee, che saranno discutibili, ma sull'autorevolezza, in ogni caso, ci andrei abbastanza cauto, anche perché lo stesso fatto di trovarci qui dimostra che siamo tutti scarsamente autorevoli. Il vituperato ex Presidente Reagan, ci torneremo dopo perché l'Assessore Passoni ha voluto evocarne lo spettro, diceva che il lavoratore che non riesce a fare il lavoro nel tempo a lui assegnato va licenziato, cioè lui era contro… (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Questa è una notizia che ho recuperato di seconda mano, perché è una battuta che usa spesso fare il vostro Direttore Generale, l'ingegnere Vaciago, e sono contento di citarlo mentre si avvia anche lui verso la fine del ciclo, perché credo che anche i Direttori Generali abbiano un loro ciclo; se ce l'hanno (non dico i prodotti, perché sarebbe irriguardoso) i Sindaci e la politica, ce l'avranno anche i Direttori Generali. Il fatto di trovarci oggi in Aula, senza avere esaurito neanche gli atti dovuti, dimostra una scarsa autorevolezza da parte di tutti, anche dell'opposizione, ma, in primis, degli Assessori che, forse, potevano portarci in altri tempi le loro proposte di deliberazione, evitando di ingolfare l'ultima seduta con quindici Varianti urbanistiche senza arrivare ad una qualche soluzione, come, peraltro, anche Assessori apparentemente meno autorevoli fino al 2001 e al 2006 erano riusciti a fare. Quindi, secondo qualcuno, questo sarebbe un segno di conquistata maggiore autorevolezza. Quindi, con qualche difficoltà e già dichiarandomi sconfitto nell'impossibilità di procedere con ordine, partirei proprio dalla Relazione dell'Assessore Passoni, che mi è piaciuta perché ha trasformato in canone - neanche regole - quello che, una volta, era un vezzo del suo predecessore Peveraro, cioè di infilare ogni tanto qualche citazione. Invece la Relazione dell'Assessore Passoni è sottesa da un pensiero e, poi, su quello lui inserisce e iscrive i numeri e iscrive la politica, ma c'è un pensiero. È un pensiero che credo vada nel profondo se evoca non soltanto una serie di autori che abbiamo imparato insieme ad apprezzare sui banchi di scuola - e, quindi, non può che farmi piacere -, ma, tra l'evocazione dei classici greci in particolare e l'evocazione del fantasma dell'ex Presidente Reagan, direi che l'Assessore Passoni è già tornato in pieni anni Ottanta, forse in consonanza con il candidato Sindaco del suo partito, che, probabilmente, vive ancora un po' di quell'aria; peraltro, sono anni ai quali sono affezionatissimo anche io, perché sono gli anni in cui uno concentra i ricordi migliori, forse in maniera anche un po' selettiva. Allora, andiamo sul tema "starve the beast"… (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Lo cita l'Assessore Passoni, cioè affamare la bestia, prendere la bestia per fame. In questo caso, stiamo parlando di una bestia che lungi dall'essere presa per fame, non viene neanche messa a dieta, ma rischia di crepare per bulimia (e impiego il termine "crepare" utilizzandolo nel senso dantesco, cioè letteralmente "scoppiare" per bulimia), perché, esattamente come il problema si pose alla fine della tentata rivoluzione reaganiana - cioè, più o meno con l'elezione di mid-term nel 1982 -, scopriamo che nessuno riesce ad affamare la bestia, è già tanto se riusciamo ad evitare che la bestia si suicidi, portandoci insieme nella tomba, per bulimia. Questo lo si dimostra alla fine di un ciclo, che possiamo considerare ventennale, con una serie di piccoli elementi, che, per carità, presi singolarmente fanno sorridere, me ne rendo conto; quando il Consigliere di opposizione alza il dito ed evoca la malattia delle consulenze e degli incarichi professionali è legittimo sorridere, perché i volumi sono quelli che sono, ma ho fatto un piccolo calcolo, avendo avuto la ventura di far parte del Consiglio Comunale dal 1997, di quanto - perché anche il Sindaco è molto affezionato alle metafore e, quindi, magari proveremo anche ad inserirci in questa tradizione - può aver pesato sui Bilanci della Città di Torino una propensione ad un certo tipo di spesa (che non è solo per consulenze, ma che, per comodità, si sono anche chiamate così in passato), che è caratteristica di anni diversi e di cicli economici diversi. Durante la prima tornata amministrativa del Sindaco Castellani la media degli incarichi professionali e degli affidamenti professionali e delle consulenze era tra i 50 e i 100 miliardi di Lire annui; negli anni elettorali, siamo passati a 150. Facendo un calcolo mal contato, in vent'anni abbiamo, grossomodo, una spesa di 70 milioni per dieci, per due, fate voi i conti. Per carità, non voglio dire che i 3,6 miliardi o i 5,2 miliardi di debito (vero o presunto, ma ci arriveremo) del Comune di Torino siano generati da questo, ma vorrei che qualcuno avesse l'onestà intellettuale di provare a mettere in fila alcuni elementi ed esempi simbolici e ad immaginare se si possa escludere che questo atteggiamento, prolungato per vent'anni, abbia influito in qualche modo sull'ordine dei nostri conti e, soprattutto, sulla cassa, oltre che sulla finanza. Questa è la città dei gianduiotti, è una città che nasconde o trasferisce un debito - noi abbiamo calcolato, ma ci saremo sbagliati, intorno a 1.071.000.000 di Euro - nelle aziende; questa è una città che ha fatto la piattaforma integrata per il ciclo dei rifiuti dell'auto, qualche anno fa, di cui non si fece niente (AMIAT più FIAT, che è costata 400.000 Euro in gettoni al board e che, poi, ha chiuso); questa è la città di TNE, che ci è costata qualcosina e i cui risultati sono ancora da vedere; questa è la città che manteneva o mantiene ancora in piedi aziende come l'AAM, con i suoi gettoncini, niente di enorme, per carità, briciole, peanuts, Sindaco, però vent'anni di peanuts (che sono anche abbastanza pesanti per il fegato, perché sono grasse e salate) non fanno bene all'organismo Comune. Questa è la città delle autoassunzioni, cioè è la città nelle cui aziende i manager, ormai di regola (cioè sono meno numerosi i casi in cui non lo fanno, che sono quindi le eccezioni e non la regola), si autoassumono in evasione - non voglio dire violazione - della norma di Finanziaria che impedisce che loro guadagnino più dei loro datori di lavoro, cioè la Città di Torino ed il suo Primo Cittadino; capita regolarmente, si possono fare alcuni nomi, capita nelle aziende da noi direttamente partecipate e capita, a maggior ragione e con diramazioni anche insospettabili, nelle partecipate delle partecipate. Fare i nomi sarebbe antipatico e sgradevole, perché poi si rischia sempre di dimenticarne qualcuno - ce ne sono troppi -, ma la domanda che vorrei farvi è la seguente: siamo sicuri che questo andazzo durato vent'anni - voi potete dirlo con onestà - non abbia influito sullo stato dei nostri conti oggi? E non ha - visto che voi, specie su questi aspetti, insistete molto - un aspetto anche di carattere morale, rispetto al quale non abbiamo sentito particolare sensibilità in questo caso? Perché non si tratta di dividersi, ma di ammettere degli errori, perché, poi, per dividersi c'è tutto il tempo; si leggono alcune cose tra le righe, oppure esplicitamente, della Relazione dell'Assessore, ad esempio: per fortuna che ci sono gli Enti Locali che fanno da ammortizzatore sociale; per fortuna che noi impieghiamo complessivamente, tra dipendenti diretti e delle partecipate, più di 20.000 persone; per fortuna che noi manteniamo il welfare; che bello siamo la città del welfare, dove il welfare ed i suoi costi aumentano perché c'è tanta gente che ha bisogno di venire a pietire dal Comune un'assistenza o un servizio. È un bel primato avere una città che si impoverisce e poter dire che noi eroghiamo loro i servizi. Questa è una città che si trascina dietro nel Bilancio residui attivi dal 1984 e che continua ad iscriverli a Bilancio, nonostante debbano passare da Equitalia e, poi, Equitalia li trasferisca al Comune. Pensate se, in una famiglia o in una piccola azienda, voi provaste a mettere all'interno del Bilancio dei soldi che uno sconosciuto, trasferito, deceduto, vi deve dal 1984. C'è questo nel Bilancio del Comune di Torino, così come certificato dai Revisori dei Conti. Questa è una città in cui l'indebitamento in realtà aumenta, perché tra il rimborso dei prestiti e la stipula di nuovi prestiti c'è un differenziale di oltre 100 milioni per il 2010; questa è una città dove le risorse spese per le opere pubbliche o vengono da altri, o sono sempre frutto di grandi prospettive, che non ci saranno mai. Faccio un esempio, lo scrive il direttore Burdizzo nella sua parte di Relazione: per la seconda linea della Metropolitana, sono stati stanziati 40 milioni dal CIPE e il resto lo finanzieremo noi (ed è giusto). In questo caso siamo nella tradizione di quello che anche il Sindaco, in questa campagna elettorale, va in giro a rivendicare, cioè che abbiamo fatto debito a causa dei grandi investimenti. Per carità, è vero che un po' di investimenti li avete fatti, ma su Torino un po' li hanno fatti anche i Governi… (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Sulla Metropolitana, notoriamente, il Governo non ha messo nulla? (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Ah, poco; poco più del Comune. Dovendo il Governo pensare ad un'ampia serie di aree metropolitane, invece di... (INTERVENTI FUORI MICROFONO). Non so se questo sia un problema di Governo cattivo ed ingiusto o - mi scusi, Sindaco, non è nel mio stile, ma se lo fa proprio dire - se non sia un problema di autorevolezza del Sindaco della città che prende meno di altre. Abbia pazienza, volevo resistere, ma mi ha proprio tirato. Anche l'argomento usato in questo periodo, cioè quello di dire: "Io lascio il debito, ma lascio anche 'x' di patrimonio pro capite", mi fa pensare ad una situazione per cui sarebbe come se prendessi un cittadino torinese di reddito medio fisso, che difficilmente aumenterà nei prossimi anni (anzi, è destinato in realtà a contrarsi come potere d'acquisto), con un bel po' di debiti, che non so se riuscirà a pagare e gli dicessi: "Guarda, ti ho fatto dell'altro debito in banca, però ti ho regalato una BMW, magari un po' âgée - quelle che, perdonatemi, fanno anche un po' campo nomadi -, non sei contento?". Probabilmente, il primo pensiero che fa il cittadino è se non può vendere questa macchina (che magari va avanti, è solida e robusta), perché che cosa se ne fa di un bel mezzo se poi, per esempio, non ha i soldi per pagare il carburante o i bolli, o se non ha i soldi per pensare ad altre cose essenziali e, magari, anche il biglietto del tram (perché spostarsi in auto ha i suoi costi). Perdonate la semplificazione, ma in questa campagna elettorale ne ho sentite veramente di peggiori, anche da persone che dovrebbero essere certamente più autorevoli di quanto lo possa essere un povero Consigliere di opposizione. Vi sono anche alcuni aspetti di dinamica della spesa (anche della spesa corrente) e alcune operazioni discutibili, come quella, per esempio, di non riuscire ad incidere, pur con un'occasione grande, cioè quella del pensionamento del personale, a cui però non ha fatto riscontro un'attenzione su quei margini - anche minimi - di assunzione o di promozione di nuove unità, che sono più pesanti, più onerose, e lo saranno anche quando andranno in quiescenza, onestamente, dopo vent'anni di questo ciclo, non ci pare che si possa dire in buona fede: "Tutto sommato, abbiamo tenuto la barca". Sì, lei ed il professor Castellani (due persone molto diverse, in due periodi molto diversi, in due cicli molto diversi) avete tenuto la barca, ma ci sono molti che questa barca l'hanno molto appesantita, qualcuno l'ha fatta un po' traballare, è stata fatta entrare molta acqua. Noi non crediamo che si possa andare in giro con troppo panache a dire: "Abbiamo salvato i conti, abbiamo mantenuto la rotta, e ringraziate che ci siamo noi". Lo diciamo perché ci sarebbe piaciuto che ci fosse stata una riflessione (e noi saremmo stati anche disponibili) più serena e più tranquilla, per certi aspetti meno demagogica, che magari avrebbe implicato una minore rivendicazione dei propri meriti - veri o presunti -, al netto della tentazione di aumentarli (che è umano), ed anche una sincera ammissione di errori: in dieci anni se ne possono fare, in venti, di questa formula politica che ha regnato a Torino, certamente se ne fanno, perché siamo umani. Io credo che la cifra politica di questa Amministrazione si sarebbe accresciuta se, in conclusione, ci fosse anche stata l'ammissione, onesta ed in buona fede, di qualche errore. Chi dice di non sbagliare mai e di non avere paura di nessuno (e voi su questo dovreste essere più che d'accordo), di solito non è votato a luminosi e grandi destini. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Silvestrini. SILVESTRINI Maria Teresa Ringrazio l'Assessore per la sua Relazione sul Bilancio, dalla quale, come sempre, ci sono molte cose da imparare, anche se in effetti personalmente avrei bisogno di una lettura più meditata. Vorrei porre all'Assessore una domanda politica riguardo a un tema che mi piacerebbe fosse oggetto di dibattito: nella relazione dell'Assessore ho notato il vincolo che la dimensione della finanza internazionale ha sui bilanci comunali. Considerando che - come aveva detto qualcuno - l'economia ha più livelli (tra cui ci sono un'economia locale di mercato e, invece, un'economia finanziaria che gira a livelli differenti - ora come nel Cinquecento -, come diceva Braudel), mi sarebbe piaciuto avere una valutazione politica sul rapporto tra la dimensione specifica della finanza internazionale e quella degli Enti Locali. Credo che sia un tema che noi non abbiamo mai affrontato, ma nella relazione dell'Assessore questo aspetto era particolarmente significativo. Non voglio entrare nel merito del discorso che è stato più volte affrontato sulla finanza degli Enti Locali in relazione al Governo e neppure sulla questione dell'economia produttiva della nostra Città e della nostra Regione; tuttavia noto che, benché l'economia locale sembri essere in ripresa, i vincoli e i condizionamenti esercitati a livello internazionale dalla finanza sono più cogenti. Pertanto, troverei interessante approfondire questo aspetto. Per quanto riguarda, invece, alcune osservazioni fatte in chiave di Bilancio di mandato da alcuni Colleghi, devo dire che sono abbastanza stupefatta del fatto che, nonostante ci sia stata una campagna elettorale per le elezioni primarie, nella quale la critica alle politiche urbanistiche della città era stata portata avanti praticamente da tutti i candidati, adesso, invece, ci sia una sorta di apologia delle politiche urbanistiche della città. A parte il fatto che fare apologie è sempre meno interessante e molto più noioso che, invece, guardare la realtà nella sua complessità (perché è molto più affascinante guardare le cose in maniera realistica piuttosto che fare l'apologia di politiche, eccetera), però, sinceramente, a questo punto del percorso, ho degli interrogativi che riguardano proprio quei temi. Io ho sentito emergere ragionamenti interessanti sulle Politiche Urbanistiche della città, da parte di candidati alle elezioni primarie e da parte di loro esperti. Questi ragionamenti interessanti adesso sono completamente annegati dentro un discorso che è costruito attraverso la difesa di queste politiche urbanistiche, consapevolmente presentate come degli strumenti per fare cassa insieme alle dismissioni. Politicamente io sono molto preoccupata, perché la storia politica di questa città è particolare in questo momento, ma io sono una persona di Sinistra e, al di là del mio destino personale, tengo al destino della città e penso che, se il partito di Maggioranza relativa non metterà a tema, in modo critico, queste questioni - e lo dico da persona non è candidata per le prossime elezioni, che, quindi, non sarà più eletta in questo Consiglio Comunale, ma che, comunque, è interessata alla città e a quello che succederà alla città stessa -, questo sarà un terreno che verrà, tra virgolette, "cavalcato" da altre forze politiche. Sostanzialmente, penso che il PD debba avere la responsabilità di assumere gli elementi di dissenso, di farli propri e di rispondere e non di fare delle apologie acritiche, che non servono assolutamente a nessuno, se non a lasciare quei temi ad un'opposizione che non è più costruttiva o comunque critica, ma è un'opposizione ben diversa. Vorrei dire molto chiaramente quel che penso, a partire da una nota che ho scritto l'altro giorno, quando, in un articolo su "La Stampa" recante il titolo: "La Chiesa collabori al welfare", ho letto che Fassino chiedeva alla Chiesa Cattolica di collaborare sul welfare. Abbiamo sentito che le politiche urbanistiche e le politiche di welfare sono state collegate in maniera un po' particolare, cioè dicendo: "Dall'urbanistica tagliamo le risorse per il welfare", però io penso di avere portato avanti una battaglia in quest'Aula e credo di potermi permettere di suggerire di considerare che in una città come la nostra le persone non stanno bene e hanno delle condizioni di vita difficili. La nostra città attualmente è molto provata socialmente, perché c'è un alto tasso di disoccupazione, c'è un indebitamento delle famiglie molto forte - è un fenomeno importante - e c'è un forte disagio sociale; per rendersi conto di questo, basta salire sui tram e guardare che faccia hanno le persone, che mani hanno, che vestiti hanno, di che cosa parlano e come stanno nel mondo le persone. A mio modo di vedere, mi permetto di dire che, se noi privilegiamo politiche urbanistiche di cementificazione, creiamo altrettanti "non-luoghi" in città, perché lasciamo le periferie in balia di se stesse (così come, secondo me, è stato) e apriamo un numero eccessivo di centri commerciali, ma anche di sale scommesse; io ho visto il percorso di queste sale scommesse, che sono state aperte in Via Arnaldo Da Brescia, a 20 metri dall'oratorio della Chiesa Madonna delle Rose: dapprima non c'era nessuno, adesso c'è un sacco di gente che le frequenta. Qual è la coesione sociale in una città che permette l'apertura di sale giochi, sale scommesse e centri commerciali e che cementifica facendo atterrare cubi di cemento, che sono completamente slegati dalla storia e dal contesto territoriale nel quale vengono collocati? Insieme con la vendita dei pacchetti azionari delle partecipate, per me queste sono misure di contro-welfare e, se noi diciamo che prendiamo da una parte per mettere dall'altra, ci inganniamo, perché così non è. Noi dovremmo fare welfare con delle politiche differenti, sia dal punto di vista urbanistico, sia dal punto di vista commerciale ed artigianale, perché non ci sono più artigiani in città. Quindi è lavoro, è distribuzione, è prossimità, è piccolo commercio, è reddito - parlo di centri commerciali -, è evitare sale giochi, è evitare sale scommesse, è evitare questo genere di cose - a mio modo di vedere, naturalmente -, ed è anche considerare che l'aumento dei costi delle utenze sulle famiglie abbiamo voglia di andare a tirarlo via con la TARSU, ma così non è. Anche la fusione IRIDE-ENIA, che ha completamente sottratto al controllo pubblico tutta la partita dell'energia elettrica, è una misura di contro-welfare. Abbiamo visto che tutti i cittadini di Torino sono stati praticamente buggerati da IREN, che ha fatto dei contratti (in alcuni casi si poteva ricorrere al Giudice, in altri casi no) per il passaggio al mercato libero senza la consapevolezza dell'utente. Queste sono cose che un Ente Pubblico non deve permettere. Io credo che il welfare non si ha nel momento in cui andiamo a togliere un pezzo di tassa o diamo dell'assistenza, il welfare è il tipo di città che noi sappiamo e possiamo costruire. A questo proposito, non dico che la maggioranza attuale non abbia lavorato ad un'infrastrutturazione (che non è solo materiale, ma anche culturale e sociale), però secondo me l'infrastrutturazione non deve riguardare solo case costruite, sottopassi e passanti, ma deve essere sociale e culturale. Dal punto di vista culturale, in parte c'è stata, dal punto di vista sociale no. Quello che io voglio dire, per la prossima Amministrazione e anche dal punto di vista del Bilancio, è che noi non abbiamo mai avuto il piacere di vedere sottoposto al controllo di gestione il Bilancio dell'Assessorato ai Servizi Sociali e a questo, secondo me, va posto rimedio. Come siano stati effettivamente ridistribuiti gli 80 milioni di Euro dell'Assessorato ai Servizi Sociali per il Consiglio Comunale rimane, dopo anni, un mistero, perché noi non lo sappiamo, nonostante ci venga raccontato qualcosa in Commissione. Mi permetto di suggerire che bisogna fare queste cose, perché bisogna anche vedere come vengono spese le risorse che noi abbiamo attribuito al welfare. Rispetto al welfare, mi permetto anche di suggerire la ripresa di una centralità del lavoro sociale da parte di operatrici ed operatori, che vuol dire rimettere al centro la capacità di relazione e l'autonomia degli operatori sociali di fare un lavoro sociale e non, quindi, moltiplicare i dirigenti e la gerarchia, burocratizzare i servizi e le prestazioni. Credo che questo ragionamento vada fatto, perché non si può parlare di welfare in generale, bisogna entrare nel merito dell'organizzazione, dei carichi di lavoro, dei metodi e delle risorse che al welfare sono destinate e dedicate. Forse questi aspetti non sono stati compresi appieno durante questa tornata amministrativa, non sono stati messi pienamente a tema e questo a me dispiace, perché, a mio modo di vedere, è stata un'occasione persa. Si trattava di un lavoro molto interessante, che è rimasto, in qualche modo, nascosto all'interno di un Assessorato, con il quale, per noi, è stato molto difficile interloquire; si sarebbe potuto costruire un lavoro comune, ma questo non è stato fatto. Queste sono le cose che desideravo di comunicare, ma, al termine di questa Consiliatura, desidero soprattutto ringraziare le molte persone che in questi anni ci hanno supportato: non soltanto gli Uffici del Servizio del Consiglio Comunale, non soltanto i giornalisti di CittAgorà, che ci hanno sempre aiutato, ma soprattutto le Segreterie delle Commissioni, perché sono state un supporto fondamentale. Naturalmente ringrazio la Giunta, i Colleghi Consiglieri e tutti gli Uffici comunali, perché comunque, al di là della posizione politica o di posizioni critiche da me espresse talvolta, ritengo che in questo Comune ci sia professionalità, dedizione ed impegno, magari non in tutti i settori, ma nella prevalenza. Questo è quanto sento di poter dire. VENTRIGLIA Ferdinando (Vicepresidente) La parola al Consigliere Angeleri, a cui ricordo che dispone di un massimo di 20 minuti per il suo intervento. ANGELERI Antonello Signor Sindaco, Colleghi Consiglieri, come ha già detto qualche Consigliere, siamo arrivati alla fine di un ciclo durato 18 anni, un ciclo che, se guardiamo i dati di 18 anni fa, se guardiamo il Rendiconto 1993 e il Rendiconto 2010, ci dà la situazione di preoccupazione, che penso sia una sensazione comune, non solo di chi siede ai banchi dell'Opposizione, ma anche per chi sta dall'altra parte. Dal momento che questo dibattito avviene all'indomani della presentazione delle liste e dei candidati a Sindaco, per l'amicizia che ho nei confronti della persona che voterò (che, come potrete immaginare, sarà Michele Coppola), dico con sincerità che non so se augurargli di diventare Sindaco di una città con una situazione debitoria come questa. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Non lo so. Guardi, questo saranno gli elettori a dirlo, penso che lei, Consigliere Cugusi, abbia poca voce in capitolo. VENTRIGLIA Ferdinando (Vicepresidente) Consigliere Angeleri, prosegua. Consigliere Cugusi, non faccia dialoghi in Aula, per cortesia. ANGELERI Antonello Era solo per rispondere al Consigliere Cugusi, che fa battute, per carità, accettabili, ma non penso che il suo intervento possa cambiare i destini e le sorti di questa città. Detto questo, penso che sia preoccupante guardare quella che chi è intervenuto prima di me (mi riferisco, ad esempio, al Consigliere Rattazzi e al Consigliere Gallo) definisce una situazione sostanzialmente tranquilla, nell'ambito della quale, a detta del Consigliere Rattazzi, l'indebitamento è sceso. Io saprò leggere poco i Bilanci, lo ammetto, sono consapevole dei miei limiti, ma credevo che il Consigliere Rattazzi fosse, invece, un fine lettore di quelli che sono i numeri, sempre difficili da comprendere. Come al solito, in quest'Aula abbiamo assistito, tra virgolette, a due lezioni: una di Bilancio ed in parte anche di filosofia, da parte dell'Assessore al Bilancio, Passoni, perché ci sono state due citazioni, Eschilo e Aristotele, mi pare, e poi la lezione del Consigliere Giorgis, di diritto amministrativo. Io ringrazio, perché sono cose che fanno piacere, uno viene anche qui per imparare, e lo dico io, che sono alla quarta tornata amministrativa e, oltretutto, non mi ricandiderò. Ringrazio di questo. Sono un po' curioso, perché io vado spesso nelle periferie, ci sono abituato, perché così mi ha insegnato mio padre a fare politica e, quando vado alla Falchera piuttosto che a Mirafiori sud o alle Vallette, vorrei vedere l'Assessore Passoni citare Eschilo o Aristotele per capire come ne esca. È una preoccupazione che ho per lui per la stima che ho nei suoi confronti. Sostanzialmente, penso che questa situazione di Bilancio sia preoccupante, che in questi anni il debito di questa Città non sia stato gestito come si gestisce in una normale famiglia. Da buon padre di famiglia, dalla gestione del Sindaco e di chi per lui - l'Assessore al Bilancio - (anche se devo riconoscere che negli ultimi anni una correzione c'è stata), per essere obiettivi, rispetto all'epoca Peveraro, giusto per fare un confronto, penso che la situazione oggi sia veramente fuori dal possibile controllo. Vedete, io guardavo i dati relativi alla Relazione che ci è stata consegnata e ad oggi l'indebitamento, relativamente ai mutui, è arrivato a 3.454.000.000 di Euro, dai 3.199.000.000 di Euro del 2009 ed i 3.107.000.000 di Euro del 2008, con una previsione - ma ne parleremo poi nell'intervento, perché subito dopo interverremo sul Bilancio di Previsione - di 3.565.000.000 di Euro nel 2011. Il problema è che il debito pro capite, come lei sa, non può essere calcolato solo su questo, ma deve necessariamente essere calcolato complessivamente, anche sulla parte di debiti che noi abbiamo, per esempio, con le controllate. I dati ci portano a circa 1 miliardo e rotti di debiti con le controllate, al quale si aggiunge un altro miliardo di Euro per debiti verso fornitori diversi. Mal contati, siamo oltre i 5 miliardi e mezzo. Il titolo di merito che possiamo avere è di essere - come non diciamo noi, ma dicono terzi - la città pro capite più indebitata d'Italia. È vero che certe volte il Sindaco risponde a queste sottolineature (non sono accuse, perché uno legge il Bilancio, sono sottolineature, non sono accuse, perché poi alcune cose magari si sono fatte, poi si poteva discutere se farle o meno) dicendo: "Ma in fondo - e questo l'ha fatto anche in una battuta, mi pare, del penultimo Consiglio - noi abbiamo una capitalizzazione, come città, che ammonta a circa 8 miliardi di Euro. Quindi cosa volete? Cinque miliardi e mezzo, noi siamo più che tranquilli e coperti". C'è un piccolo particolare, Sindaco: i debiti li deve pagare. E quelli sottraggono spesa corrente in maniera considerevole, soprattutto se lei (che ovviamente conosce bene il suo Bilancio) verifica di quanto è la disponibilità di spesa discrezionale che ha in questo Comune oggi. Penso che sia poco meno di 200 milioni di Euro, forse un po' di meno. Quindi, se noi aggiungiamo gli oneri, vuol dire che avrebbe a disposizione circa 340-350 milioni di Euro. In un momento di difficoltà come questo, è un'incidenza non da poco; ma c'è un dato che lei esemplifica con una battuta: "Ma sono 8 miliardi, in fondo". Ma di questi 8 miliardi, lei, in realtà, quanti ne può utilizzare? Allora, sappiamo che un miliardo è più o meno in partecipazioni, che abbiamo dei crediti, in generale, di circa 2 miliardi e poi abbiamo 5 miliardi di Euro in cosiddetti cespiti. Dato che qualcuno prima ricordava che abbiamo messo dei soldi per costruire la Metropolitana e metà del sottopasso di Corso Spezia, io non so se lei possa vendere il sottopasso di Corso Spezia piuttosto che il tratto di Metropolitana, a cui abbiamo contribuito. Questa è la sottolineatura che, in qualche modo, volevo farle rispetto ad una battuta in cui lei, ovviamente, esemplifica il dato, ma non è così. Penso che questo non sia un modo di fare il buon padre di famiglia, che guadagna 1.000 e spende 2.000, perché poi, alla fine, i conti bisogna farli all'interno di casa propria e i debiti, in qualche modo, dobbiamo restituirli. Qualcuno ha sottolineato che oggi si chiude un ciclo che è durato 18 anni e che in questi anni c'è stata una gestione di Bilancio che potremmo definire altalenante. Ho riconosciuto all'Assessore Passoni un ragionamento serio fatto, per esempio, rispetto al suo predecessore Peveraro, sulla questione dei derivati, che in questa sede non ha toccato più nessuno, ma che incide ancora con una certa preoccupazione: da alcuni siamo usciti; oggi, però, se dovessimo uscire (poi conosciamo il meccanismo del mark to market), mi pare che avremmo un segno negativo di oltre 100 milioni di Euro. Assessore, mi corregga se sbaglio, non vorrei dire una cifra errata. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Mi pare 120, senza considerare le penali, perché poi, ovviamente, ci sono anche le penali da considerare. Questo è un altro dato che per correttezza non imputo a lei, ma è il risultato di una politica di bilancio sicuramente non lungimirante di questi ultimi anni, che si è trasferita in Regione e che ha fatto danni anche all'interno di tale Ente. Penso che in quest'Aula debba essere riconosciuto un dato, che non ho sentito e che ha sottolineato, con molta intelligenza, il Vicepresidente Ventriglia. Non è possibile che in questa città tutti siano intelligenti e furbi e che chi amministra (a livello di governo, sia statale che regionale) e, guarda caso, ha un colore diverso, invece non abbia la lungimiranza e la capacità di amministrare alcunché, perché è quello che emerge dal dibattito e dagli interventi che ho ascoltato in quest'Aula. Poi il Consigliere Domenico Gallo mi richiama e richiama il Capogruppo Brescia ad essere più onesto nella valutazione. Abbia pazienza Consigliere Gallo, io ho ascoltato e mi auguro che, rispetto a questo, ci sia effettivamente la piena attuazione del federalismo per vedere poi quali sono e quante sono le responsabilità rispetto a quanto si fa all'interno di una città, perché, dalle parole che ho ascoltato dall'Assessore Passoni e da alcuni interventi, viene da dire: federalismo?! Ma vedete in che stato siamo!? Forse manca qualche decreto attuativo! Forse siamo in una fase in cui abbiamo discusso, anche con il contributo dello stesso PD e di parte della Sinistra, per cercare di migliorare l'attuazione del federalismo e, conseguentemente, quelli che possono essere i conti degli Enti Pubblici e dell'Amministrazione. Allora non è possibile (come ho sentito dal Capogruppo Giorgis) accusare il Governo, a livello nazionale, di aver fallito completamente l'operazione di riforma federale di questo Paese. Dato che voi avete finanziato questa operazione di Biennale Democrazia, questa cosa fatta tutta da voi, vorrei cogliere l'occasione... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). No, lo dico perché, come Consigliere Regionale della Lega Nord, ho partecipato personalmente, insieme ad un mio Collega, ad un dibattito di Biennale Democrazia e la sensazione che ho avuto è stata quella di essere di fronte ad un plotone di esecuzione. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Poi magari è una sensazione sbagliata, ma la sensazione che ho avuto è stata questa. Forse che fossero tendenzialmente di una parte politica? Ma forse mi sbaglio. Poi ascolto il professor Zagrebelsky che, ogni tre per due, accusa Berlusconi, forse; forse non ho ascoltato bene, ma va bene. Ebbene, all'interno di Biennale Democrazia cosa esce? Qual è il risultato? L'avete letto sui giornali ieri: sono tutti convinti che si debba andare verso uno Stato federale, e Biennale Democrazia non è stata organizzata e il contributo a cui i nostri amici di parte sono stati sottoposti è stato ben poca cosa. Penso che l'unico contributo leghista sia stato quello del sottoscritto, insieme al Collega Marinello, che sono andati a dibattere proprio all'interno, chiamati da Biennale Democrazia. Di leghisti lì dentro non ce n'erano. Poi, è ovvio, con tutte le sfaccettature, quindi facendo un ragionamento politico, che io condivido, serio, orientandosi verso un federalismo che sia di tipo solidale, che guardi con attenzione al complesso del Paese. Allora, rispetto alla situazione che citavo prima del Comune di Torino, se di responsabilità ce ne sono, questo Consiglio Comunale è autonomo. Il Sindaco, oltretutto, è pure il Presidente dell'ANCI e ha, quindi, una sua autonomia, ed una capacità che penso sia riconosciuta, dal punto di vista politico, a livello nazionale e non solo locale. Allora io penso che, in termini di responsabilità, i ragionamenti debbano essere fatti forse con maggiore equità e con un po' più di senso di responsabilità. Un altro aspetto che ho notato, leggendo il Rendiconto, riguarda la politica culturale di questa città che ho toccato, per esempio, sul caso di Biennale Democrazia, ma è una linea continua: non è che ho toccato un tasto estremo della politica culturale, ho toccato un tasto. Come ho già detto più volte in quest'Aula, l'altro tasto è il proliferare delle Fondazioni, che non stanno al controllo del Patto di Stabilità, per cui sappiamo che, così come abbiamo letto, dal 2008 ad oggi passiamo in una situazione di difficoltà e di tagli (così come l'avete definita prima, questo Governo delinquente che ci taglia tutto quanto): si passa da 26 milioni di Euro, dati alle Fondazioni in dotazione, a quasi 45 milioni di Euro. Cioè, quasi si raddoppia la cifra data alle Fondazioni. Se le Fondazioni avessero un controllo, nulla sarebbe. Il problema è che la maggior parte di questi 45 milioni di Euro, finanziati con mutui (perché sono spese in conto capitale), vanno per pagare gli stipendi. Guardiamo un attimo questi aspetti - e mi rivolgo al Sindaco, all'Assessore Alfieri e all'Assessore Passoni - perché, in una situazione in cui, ben che vada, voi avete a disposizione 200 milioni di Euro di spesa libera, 45 milioni di Euro in conto capitale spesi per parte corrente devono, in qualche modo, far pensare. È chiaro che le conseguenze sono quelle di dover adottare alcuni provvedimenti (come diceva il Consigliere Giorgis), come allargare la ZTL, che è diventata una sorta di tassametro obbligatorio per chi è distratto, aumentare la redditività e l'entrata delle multe, gli autovelox (per fortuna, quello su Corso Moncalieri, che abbiamo contestato fin dal 2007, qualcuno poi l'ha cancellato), e soprattutto il variantificio a cui siamo stati sottoposti. È vero quello che dice il Consigliere Giorgis: per certi aspetti noi dobbiamo orientare le entrate e cercare di recuperare attraverso gli oneri. Abbia pazienza, però in questa città noi abbiamo assistito ad un cambiamento del Piano Regolatore in cinque anni, attraverso la presentazione di una Variante a settimana, e ad una conseguente entrata, in cinque anni, di oltre 300 milioni di Euro derivanti dagli oneri di urbanizzazione. Si è trattato, quindi, di varianti - e la cifra parla chiaro in questo senso - che hanno pesato in maniera significativa sulle scelte di questa Città. Ovviamente, non sto parlando di interventi che si orientavano rispetto al vecchio Piano Regolatore e che magari erano già stati decisi precedentemente, bensì sto parlando di altre scelte, alcune delle quali sono state presentate nell'ultimo Consiglio Comunale. Mi è dispiaciuto che, dopo aver sottolineato che, in un momento come questo (perché siamo nei 45 giorni antecedenti le elezioni), non si sarebbe più presentata alcuna proposta di deliberazione, ho sentito un "uccellino" parlare del Piano Casa. Devo dire che poi il Sindaco, con molta correttezza, è venuto a scusarsi, e lo ringrazio di questo. Allora, al di là del fatto che è impossibile presentare delle proposte di deliberazione in questo periodo, io vorrei che almeno ci sia un comportamento corretto in quest'Aula e che le promesse vengano ancora rispettate. Concludo ringraziando tutti i Colleghi con cui ho collaborato in questi cinque anni, gli uffici ed, ovviamente, il Sindaco perché, al di là delle divisioni, penso che il confronto sia sempre stato corretto e costruttivo per tutti. VENTRIGLIA Ferdinando (Vicepresidente) La parola, per la replica, all'Assessore Passoni. PASSONI Gianguido (Assessore) Sarò rapido. Innanzitutto, ringrazio l'Aula per il dibattito che ci ha riservato, peraltro toccando spesso temi macro, nel senso che sono state affrontate questioni nodali. Vorrei rispondere sinteticamente, spero in modo più chiaro rispetto a quanto esposto nella relazione introduttiva, in merito ad un tema di meccanismi della finanza pubblica e conseguenze con cui poi ci misuriamo. Nella relazione ho detto, in sostanza, che, per ridurre il deficit di un sistema economico pubblico, bisogna produrre avanzo primario; avanzo primario significa che le imposte sono superiori alle spese, al netto degli interessi. Il problema è che l'Ente Locale Comune di Torino non è un Ente di programmazione autonoma, cioè fa avanzo primario se gli è consentito. Come si fa l'avanzo primario? Con le entrate, quindi il trasferimento erariale, che però abbiamo perso consistentemente, e non è un giudizio politico su questo Governo, io l'ho detto anche in Commissione. Usciamo da questa logica, per cui parliamo sempre dei ruoli che ricopriamo, si tratta di un problema generale. Tendenzialmente, nei Governi di questi ultimi dieci anni, è stata un'impostazione economica quella di ridurre il trasferimento erariale; poi c'è chi l'ha fatto di più e chi l'ha fatto di meno, ma non è questo l'oggetto della polemica, il punto è che sicuramente è stato ridotto. Certamente questo Governo ha introdotto il blocco delle aliquote fiscali temporaneamente. La domanda è: come fa un Comune a ridurre l'indebitamento se ha impossibilità di fare avanzo primario? Ovvero, se non ha la possibilità di espandere le imposte, e se lo vuole fare, se non riceve più trasferimenti erariali, se di conseguenza la spesa segue una sua dinamica - in dieci anni è impossibile che un Comune che compra beni e servizi sul mercato non abbia un incremento di spesa pubblica, sarebbe, insomma, surreale -, dove viene fuori l'avanzo primario? Non viene fuori l'avanzo primario. Quindi, in realtà, è la politica generale che non consente di aggredire, facendo avanzi di Amministrazione veri. Per "veri" si intende nel senso di competenza, anche se, come ha detto bene il Consigliere Rattazzi, quest'anno in particolare l'abbiamo fatto di competenza, ma perché? Perché avevamo previsto un consistente Fondo Svalutazione Crediti già nel Bilancio Preventivo, cioè con una manovra preventiva, già sapendo che sarebbe stato un anno molto difficile, quindi con una logica di Bilancio già a monte. Allora, non facciamo avanzi primari, ed è impossibile conseguirli. Perché si riflette sul federalismo e non è una questione ideologica, ma seria? Perché il federalismo dice: bene, voi avrete un sistema che consentirà perlomeno l'ottenimento delle risorse che avevate prima. Noi avanziamo un dubbio: ma se così non fosse e dovessimo usare i margini di autonomia per avere solo quanto avevamo prima, e non per scegliere di fare avanzi primari, come potremmo, in qualche modo, fare manovre di rientro sul debito pubblico torinese e quant'altro? Diventa impossibile. Allora, il tema vero è che questo quadro non dà certezze. Io lo dico, lo faccio un atto di fede sul futuro, spero che quello che sto dicendo non corrisponda a realtà, ma il quadro attuale non ci permette di dire che con certezza l'anno prossimo avremo un avanzo primario che destineremo in investimento a riduzione del debito, anziché dover vivere con la farina e l'acqua che abbiamo, come abbiamo fatto per questi cinque anni. Questa è stata la cifra di questi anni, vivere sostanzialmente con un dato di risorse costanti, fronteggiando, però, bisogni emergenti ed investimenti necessari. Quindi riguardo al tema del debito c'è poco da fare: lo si risolve o con l'avanzo primario o dismettendo beni pubblici, non ci sono altre soluzioni né scorciatoie. Vorrei si potesse scegliere, questo è il problema. Il Consigliere Giorgis ha detto bene prima: quando si discusse il Titolo V dieci anni fa circa, sembrava che arrivasse la stagione in cui l'autonomia finanziaria avrebbe consentito di scegliere su quale pedale dell'acceleratore spingere e come poi correggere e rientrare nelle manovre. Questo - lo dico con franchezza - fa sì che non si possa dare un giudizio nel 2011 delle politiche economiche fatte alla Città nel 2001, 2002 e 2003, perché quel giudizio non può non tenere conto del fatto che allora si era in una fase in cui quegli investimenti si pensava di ripagarli producendo entrate fiscali con il Titolo V. Non è che il mio predecessore fosse matto - vorrei che si tenesse conto di questa affermazione -, semplicemente c'era un contesto di regole e di aspettative, di prospettive economiche molto diverse da quelle dopo; possiamo dire che le previsioni non si sono realizzate, ma non che non ci fosse il senso della manovra economica o l'importanza di aver fatto, su questa città, degli investimenti tali da tirare fuori Torino da una profonda crisi che avrebbe avuto se non avessimo fatto quegli investimenti. Questa è la differenza fondamentale. Ora noi auspichiamo che questa linea di avanzi primari di rientro sia possibile, tutto qui, e che chi si candiderà a governare la città lo possa fare. Perché lo potrà fare? Perché noi facciamo due grandi regali - e lo dico con onestà intellettuale - alla prossima Amministrazione: il primo è che noi non facciamo un Bilancio chiuso, chi arriverà deciderà, e questa è una scelta di correttezza, a prescindere dal colore politico; il secondo è che, anche se noi consideriamo che l'Amministrazione di questi cinque anni ha soltanto incrementato, pure in questo contesto, di circa 104 milioni il debito della Città, sono meno di 20 milioni all'anno, fa ridere, ne abbiamo investiti dieci volte tanto all'anno e, voglio dire, siamo stati abbastanza bravi, tutto sommato. Tuttavia, la questione più importante qual è? Non lasciamo formale impegno al prestito flessibile da consolidare, cioè non lasciamo alla prossima Amministrazione l'obbligo di firmare mutui lasciati da questa. Questo è l'atto di correttezza di questa Amministrazione, perché un conto è un'Amministrazione che si presuppone in continuità amministrative e trasforma la città, un conto è una Città che ha fatto un suo percorso, ha trasformato la città e la prossima Amministrazione, al massimo, dovrà firmare 54 milioni di prestito flessibile degli anni precedenti. Una cifra ridicola rispetto all'ammontare degli investimenti che, probabilmente, faremo o faranno, qualcuno farà nei prossimi anni. Quindi chiudiamo un ciclo, con dei dati che nessuno nasconde, che sono quelli che si vedono, ma molto consapevoli di aver lasciato una situazione che è gestibile e lo è nella misura in cui i dati e le conseguenze di alcune scelte non saranno condizionanti per la prossima Amministrazione. Questo è il fatto importante che, secondo me, fa la differenza tra un Governo responsabile e uno irresponsabile. Uno che fabbrica, come dire, consenso producendo servizi e uno che, invece, si preoccupa di quello che succederà nei prossimi anni. Io ho citato - in negativo, ovviamente - il reaganismo non per stimolare la riflessione del Consigliere Ventriglia, ma soltanto per dire che, se tutto ciò che ho detto fino ad adesso alla fine fosse vero, e quindi alla fine l'unica leva che rimane, quando non hai possibilità di fare avanzi primari sulle entrate o sui trasferimenti, lo fai tagliando la spesa, e che la conseguenza è il taglio della spesa. Non credo - e lo dico nuovamente - che questa Città, questo sistema Paese sia in grado di accettare, di tollerare, di reggere sulla qualità della vita sociale - lo spaccato del Consigliere Silvestrini mi sembra eccessivamente drammatico, devo dire, ma comunque non credo sia questo il tema - una politica che per cinque, sei, sette, dieci anni consecutivi si limiti solo a tagliare la spesa pubblica. Non penso sia sostenibile, ma con tutta la volontà di cercare nelle pieghe del Bilancio le consulenze; peraltro, devo dire, dati allegati al consuntivo dicono che sono drasticamente ridimensionate per mille e una ragione. Però la conseguenza sarà che l'unica sorte, l'unica possibilità dell'Amministrazione Pubblica sarà tagliare la spesa pubblica, che non è, di per sé, una locuzione negativa; nella spesa pubblica ci stanno i redditi delle persone, la qualità della vita della gente. Anche nei beni e nei servizi comperati ci sta chi li vende, quindi ricchezza, Prodotto Interno Lordo, cioè c'è un sistema economico alle spalle, non ci sono soltanto soldi buttati. Quello che non posso più sentir dire è che tutto ciò che è spesa pubblica in fondo sono spese che non hanno ritorno, sono soldi buttati. Non è così, non è così! Questa Città è uscita dalla crisi o non c'è mai entrata, perché ha fatto questa politica, punto. Non è sindacabile. Lo ha fatto troppo, lo ha fatto troppo poco, questo può deciderlo la politica e discuterlo, ma è stata una scelta molto chiara, che ha consentito di mantenere a Torino buona occupazione e, tutto sommato, di attutire la crisi, anche quella degli ultimi tre anni, non soltanto quella vocazionale della fine degli Anni Novanta. Sicuramente il Bilancio non risolverà i problemi; in seguito parleremo del Preventivo; il Consuntivo è quello che è, cioè sono dati oggettivi. Penso, però, che parlare di temi macroeconomici - non perché non serva parlare dei conti della Città, tanto è vero che quest'anno abbiamo dedicato alla Relazione un'ampia parte sul debito, proprio per stimolare la riflessione - sia fondamentale. Devo anche dire, però - e mi rivolgo al Consigliere Angeleri -, che non è che l'opuscolo sulla Biennale Democrazia, che circola in questi giorni, che è intitolato al federalismo fiscale... Peraltro Biennale è interamente finanziata dalla Regione Piemonte, forse non se n'è accorto lei nell'altra funzione che ricopre nell'altra Assemblea. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). No, no, per carità. Tant'è vero che quando ho preso l'opuscolo ero persino stupito da questa enfasi sul federalismo, che nella Biennale è un elemento importante, ma forse non è del tutto l'unico, forse è più la Democrazia il problema del Paese e non il federalismo in questo momento, riflessione di massima. Voglio però dire, senza polemica, che nessuno ha voluto mai negare i dati, nessuno nega le preoccupazioni. Quando noi in Relazione citiamo l'andamento dei tassi di interesse, quindi l'incremento dei tassi di interesse, manifestiamo una preoccupazione: aumenta il costo del denaro. Da che mondo è mondo, i due continenti, l'Europa e l'America, fanno due politiche diverse: l'America, che è un Paese di debitori netti, tende a mantenere basso il costo del tasso ufficiale di sconto, perché da quella parte conviene tenere basso il costo di chi sostiene l'indebitamento, che deve rimborsarlo; nell'Europa antica, dove il risparmio è più alto, si tende ad alzare il tasso tutelando, invece, i risparmi, abbassando il tasso di interesse. Queste sono le differenze elementari: 0,25 Stati Uniti e 1,25 Europa, a condizioni macroeconomiche molto simili. Storicamente è un fatto molto strano, non è quasi mai successo che due continenti avessero condizioni molto simili in Prodotto Interno e quant'altro. Questa è una preoccupazione. Devo anche dire, però, che non possiamo non parlare del fatto che la Banca Centrale Europea fa una politica, che politica fa e per chi la fa; cioè, credo che sia un dato di fatto. Questa politica all'Italia costerà molto cara. È un tema di discussione e mi piacerebbe fosse un tema di discussione vero nelle Aule del Parlamento, del Consiglio Regionale, del Comune di Torino e di tutti i livelli istituzionali, perché questo interesserà e condizionerà il futuro della spesa pubblica nella sua qualità e nella sua quantità. Questo è un elemento dirimente dei prossimi anni. Il resto, cioè citare alcune circostanze, alcuni fatti, per carità, ognuno ha in mente cose fatte meglio o meno peggio, bene, gradite e meno gradite, però credo anche che si debba dire che, se non eleviamo il discorso al rango di capire e comprendere con il Consuntivo le manovre che ci sono, di fatto sviliremmo il lavoro di quest'Aula, che non può limitarsi solo al particolare. Concludo dicendo che io non penso che sia grave se citiamo Eschilo - che è un tragico, mi permetto di precisarlo, non è un filosofo - in Aula, in Consiglio Comunale, e dall'altra parte andiamo a Falchera a fare politica parlando come mangiamo. Penso che sia un elemento fondamentale adeguare il linguaggio al contesto. Vorrei che la politica facesse questa pratica; troppo spesso, in realtà, porta un certo linguaggio nelle istituzioni e non il contrario. Questo lo dico perché spero che questa discussione non serva a creare schermaglie politiche tra forze politiche, maggioranza e minoranza, in una fase delicata, bensì che serva a dare un contributo a riflettere sul fatto che, qualunque visione si abbia della società o dell'economia, tutto ciò che noi vogliamo fare e pianifichiamo, ha delle conseguenze e delle conseguenze poi ne dobbiamo rispondere, questo vale per chi governa e per chi non governa, ma anche per chi pianifica un sistema istituzionale di Paese diverso da quello precedente, senza, forse, ben avere chiaro in quale direzione vogliamo portare all'approdo la nave del sistema Paese. Questa è la nostra preoccupazione. Naturalmente in Parlamento questa discussione andrà avanti. Questa è la preoccupazione di chi amministra una Città come Torino, ma tante altre Città, al di là delle differenziazioni, delle disparità, del fatto che alcuni investimenti in Italia vengono pagati al 100% e qua al 60% e quant'altro, ma penso che il fatto che la Città abbia modernizzato il sistema economico, abbia modernizzato le infrastrutture, modernizzi il suo sistema di relazione e abbia un welfare evoluto, sia un valore aggiunto per tutti i torinesi e non soltanto per quelli che alla fine ci voteranno il 15 maggio. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola, per le conclusioni di questo dibattito, al Sindaco Sergio Chiamparino. SINDACO Io non ho fatto il Classico, quindi non mi avventuro su alcune materie. Ho la sensazione che alcuni concetti filosofici, se uno li sa spiegare, siano più facilmente comprensibili alla Falchera che non alcuni concetti politologici che oggi vanno per la maggiore, ma lasciamo stare questo tipo di discussione. Prendo la parola innanzitutto per una delle cose che mi stanno più a cuore, e cioè quella di ringraziare l'Assessore Passoni, il dottor Pizzala e tutto il suo staff tecnico, cosa che ho fatto ogni anno, ma che quest'anno vorrei fare senza retorica, ma con particolare sottolineatura, perché - in parte l'ha già detto l'Assessore Passoni - anche le persone contano naturalmente, ma c'è stato un cambiamento di fase significativo da due punti di vista: uno è che prima noi ci siamo trovati a far fronte ad una crisi industriale - questa viene sempre dimenticata - che, quando sono diventato Sindaco e la mia Amministrazione ha preso in carico la Città, nel giro di due anni, fra il 2002 ed il 2004, ha visto lo stabilimento di Mirafiori, che giustamente è sempre al centro dell'attenzione della Città, essere a rischio vero di chiusura. Mi permetto di ricordare sempre che, quando feci la prima panoramica con un giornalista de La Repubblica, Alberto Statera, con un elicottero, sulla città, finanziato da La Repubblica, sui capannoni di Mirafiori per metà c'erano le erbacce che crescevano, segno dello stato di abbandono. C'era uno stato di abbandono. Allora noi dovemmo investire risorse pubbliche, che stanno cominciando ad avere degli effetti, perché abbiamo inaugurato - qualcuno di voi era presente all'inaugurazione - il centro che dovrebbe consentire il trasferimento del Centro del Design della Facoltà di Ingegneria dell'Auto, abbiamo dovuto investire massicce risorse. Quindi, da una parte, c'era bisogno di contrastare, e non sto a parlare della parte sociale, perché ne voglio accennare dopo, perché è stata, secondo me, un po' assente dal punto di vista anche dei dati concreti che abbiamo realizzato. A Torino ci sono state anche le Olimpiadi. Adesso tutti diciamo: "Ci sono state le Olimpiadi, che belle le Olimpiadi", però non dimentichiamo che tale evento ci ha obbligato ad una massiccia concentrazione di investimenti. Quindi, da una parte c'era questa fase, dall'altra parte c'era quello che diceva l'Assessore Passoni. Forse non ci ricordiamo più - e questo non chiama in causa l'attuale Governo -, era teoricamente da realizzare, rinviato di anno in anno, il famoso discorso sulla compartecipazione dell'IRPEF ai Comuni, cioè un meccanismo che teoricamente voleva dire che ogni Comune avrebbe compartecipato, avrebbe avuto come entrata autonoma una compartecipazione all'IRPEF - Piero Giarda era il Sottosegretario del primo Governo Prodi -, che poi, rinviato di anno in anno dai Governi di diverso colore che si sono succeduti, è poi stato definitivamente cambiato. Allora, c'era una fase diversa, dal punto di vista delle aspettative, dei meccanismi di entrata e dal punto di vista delle esigenze di concentrare, in un arco di spazio e di tempo molto ristretto, massicce dosi di investimenti per ragioni oggettive. Questo fa la differenza, perché lo stesso investimento spalmato, come si dice, in un arco di anni, è una cosa diversa da quel medesimo investimento fatto, concentrato per far fronte ad un'esigenza che era allora un'emergenza, perché non dimentichiamo che, adesso giustamente ci battiamo per i 1.000 della Bertone, però allora c'erano 3.500 persone per le quali erano pronte le liste di mobilità. Parlo di Mirafiori. Quindi, questa seconda fase - e torno ai ringraziamenti -, fase diversa, in cui abbiamo dovuto gestire gli effetti, e qualsiasi scelta fatta, dalla più minuta, cioè come garantire un livello accettabile, se non soddisfacente come vorremmo di manutenzione, fino a quella di supplire, sul piano delle politiche sociali, alle riduzioni che sono venute da altri Enti - cosa che c'è nel Bilancio, che discuteremo dopo -, per una cifra ragguardevole, se non sbaglio, di circa 6 milioni, non sarebbe stata possibile se, passo dopo passo, non ci fosse stata non solo la collaborazione, ma la guida da parte del Bilancio. Credo che questo meriti un riconoscimento particolare e per questo, senza aggiungere altre parole a quello che ogni anno dico, ma a questo abbinamento di passione politica e di competenza professionale di Gianguido Passoni e, quello che mi permetto di dire, a questo intreccio di passione civile di competenza amministrativa del dottor Pizzala e di tutti i suoi collaboratori, quello che mi permetto di dire è - naturalmente la parte politica vale solo in un caso molto preciso - che io augurerei ed auguro, a chi verrà dopo, chiunque esso sia, di poter continuare ad avvalersi di personale politico e tecnico di questa competenza, di questa qualità e di questa capacità. Come ha già detto l'Assessore Passoni - e io non voglio aggiungere niente, perché non lo saprei fare con la sua competenza -, lasciamo un Bilancio che ha due grandi margini, due aperture. Certo, sullo scenario - anche perché, come Presidente dell'ANCI, ho trattato la questione -, sono convinto che le strade di fondo, tracciate dal decreto sul federalismo municipale, cioè quelle di incentrare su una parte del reddito immobiliare e, di fatto, su una ridefinizione dell'ICI - perché questo è - sia la strada giusta, perché in tutta Europa l'autonomia dei Comuni è garantita da una forma di tassazione che ha l'immobile come base di riferimento. L'interrogativo che io ho e che si intensifica, se penso alla data in cui entrerà in vigore, che è il 2014 (che, guarda caso, è un anno dopo il 2013, che, guarda caso, è una data elettorale), è capire se questa connotazione della nuova imposta immobiliare unica sarà sufficiente a compensare la necessaria riduzione di trasferimenti, perché il federalismo è chiaro che non può che voler dire questo, perché uno non può pensare di volere i trasferimenti da una parte e l'autonomia fiscale dall'altra. Il problema è capire se, così come è impostata, con l'imponibile che si delinea, l'esclusione dall'imponibile che si delinea, non si configura un tipo di imposizione che rischia di essere punitiva nei confronti di alcuni settori sociali (penso, per esempio, a tutti coloro che hanno immobili da destinare ad attività commerciali, artigianali e industriali) e, dall'altra parte, non sufficiente a coprire l'ammontare dei trasferimenti, che, giustamente, viene tolto. Ma questo lo vedremo. Domani discuteremo il Bilancio di mandato, quindi non mi attardo. Ho già detto delle Olimpiadi, ho detto della FIAT. Per quanto riguarda la Metropolitana, sicuramente il Consigliere Ventriglia avrà ragione, io non sarò abbastanza autorevole, però sta di fatto che a noi, come a quasi tutti i Comuni, hanno applicato la Legge sulle metropolitane, cioè quella che prevede il 60 e 40, che è sensato. Cioè, ad altri Comuni (tipo Roma, per non fare esempi), hanno fatto il finanziamento diretto in finanziaria, al di là di qualsiasi legge attuativa di una programmazione sulle infrastrutture. Solo quello. Poi ognuno trae, naturalmente, i giudizi che vuole su questo. Io potrei anche dire che Torino, da questo punto di vista, è un esempio di federalismo ante litteram, perché non siamo mai andati a Roma con il cappello in mano, cioè siamo sempre andati con l'orgoglio di chi chiede che siano rispettate le regole, poi semmai sono altri che, invece, sia quando hanno dato finanziamenti all'ultimo momento, nella finanziaria d'annata, ossia quando hanno coperto alcuni buchi clamorosi, quelli sì, di alcune Amministrazioni, sono altri che hanno violato le regole. Non aggiungo altro su quello che abbiamo fatto, perché poi, tra l'altro, molte cose sono sotto gli occhi di tutti in questi giorni. Vorrei dire solo una cosa in merito ai dati sulle politiche sociali. Per esempio, nella Relazione si citava benissimo l'esenzione: il fatto che vi siano poco meno di 60.000 famiglie che utilizzano le esenzioni fiscali, grazie al fatto che il Comune ha ulteriormente innalzato e innalzerà ulteriormente la soglia ISEE, è una cosa che non sottovaluterei, perché poi, se alla fine la crisi c'è, la sofferenza sociale c'è, ma non ha quelle caratteristiche esplosive che potrebbe avere, in parte è dovuto anche a questo. Così come io vorrei dire che, quando il Trattato di Lisbona dice che per gli asili nido è previsto un rapporto del 33% fra posti letto e bambini in età 0/3, o del 90% fra bambini in età 3 e 5 e posti di scuole materne, e noi rispettivamente abbiamo il 38% e il 95%, vuol dire che questa è una politica concreta a favore delle famiglie. Certo, ci sarebbe ancora molta domanda inevasa a cui far fronte, ma comunque è un segno di una politica che ha raggiunto dei risultati significativi e concreti, come quelli sugli anziani. Con le ultime sette strutture date in concessione - abbiamo inaugurato Casa Serena l'altro giorno - si raggiungono gli obiettivi del Piano Sanitario, in materia di assistenza ad anziani non autosufficienti o parzialmente autosufficienti. Questo per dire che non ci sono solo i mattoni - vorrei precisare questo aspetto, perché è troppo facile fare queste polemiche -, ci sono anche le persone e questi investimenti sono sulle persone, sui bambini e sugli anziani, che sono i due problemi e le due opportunità che ha una società che cambia. Sul debito ha già risposto molto bene l'Assessore Passoni. Io vorrei solo dire una cosa al Consigliere Angeleri: attenzione, a parte il fatto che, come sa meglio di me, a differenza della Regione o dello Stato, gli Enti Locali non possono far debito per pagare stipendi o consulenze (ma questo lo sapete anche voi), la questione è un'altra. Quando io dico - ed è vero, perché è così - che abbiamo un attivo patrimoniale pubblico del valore di 8 miliardi (cosa che, peraltro, ha detto il professor Dezzani alla riunione che abbiamo fatto), non sto parlando di patrimonio da vendere per pagare il debito. Non voglio accusare nessuno, ma noi non facciamo leggi o delibere per vendere il Colosseo, come hanno altri cercato di fare; noi facciamo un'altra cosa e voglio esprimere bene questo che è un concetto di fondo perché quando si fa filosofia lo si dice, ma quando poi si fa Amministrazione, lo si perde di vista: noi lavoriamo per il bene comune, cioè il Comune lavora per il bene comune, cioè vale a dire che lavora per creare un valore pubblico disponibile dai cittadini, che in parte può anche essere oggetto, se sarà necessario, di alienazione, ma che è un bene pubblico perché è utilizzato dalla città, è utilizzato dalla comunità, in tanti modi, economico, ma non sono economico. Allora, quegli 8 miliardi sono questa cosa qui, cioè è la valorizzazione che ha avuto, in tutto questo lungo periodo di governo nel centrosinistra, il bene comune a disposizione dei cittadini torinesi, che secondo me è qualcosa in più del solo valore economico del patrimonio a disposizione. Se non avessi paura di offendere l'opposizione (ma so che non si offende), direi che questa è stata un'Amministrazione del fare (non solo la mia, ma anche quella che mi ha preceduto), ma spero di non urtare la suscettibilità dell'opposizione. È una mia opinione. Ribadisco quanto già detto dall'Assessore Passoni e mi rivolgo al Consigliere Silvestrini: forse io vado meno sui tram (almeno per ora, poi fra meno di un mese ricomincerò a frequentarli di più per una serie di ragioni, comunque vado abbastanza a piedi) e non nego che ci siano criticità e sofferenze, ma se la situazione fosse come lei l'ha descritta, se queste nostre trasformazioni urbane avessero oppresso in questo modo la città e avessero conculcato le energie della città, avremmo dovuto essere stati travolti da sommosse popolari, che non ci sono state, per fortuna. Quindi, forse, andando sui tram, a volte bisognerebbe anche sentire un po' di più la gente, e qui io non mi faccio ingannare, perché se ragionassi come qualcuno, se guardassi i sondaggi di opinione e tutti gli indici di gradimento, potrei scrollare tranquillamente le spalle di fronte a molte osservazioni che vengono dall'opposizione, ma invece non faccio così, perché penso che chi è eletto deve rispondere certamente ai cittadini e deve misurarsi con il gradimento dei cittadini, ma deve anche rispondere dei problemi che vengono posti, perché spesso, in molte osservazioni, poi c'è qualcosa su cui riflettere che può essere utile alla collettività, anche se, Consigliere Angeleri, posso sbagliare, ma qualcosa mi dice che questo ciclo continuerà. Dico questo per una ragione molto semplice: per fortuna, in questa città, a differenza di altre parti d'Italia, è molto apprezzata una parola, la parola "dovere", e credo che questo ciclo continuerà perché la gran parte dei cittadini torinesi ha capito che avremo anche sbagliato - solo chi non fa niente non sbaglia -, ma l'abbiamo fatto facendo fino in fondo il dovere che ci hanno chiamati a fare. Questa è anche la ragione della grande serenità con cui lascio questo lavoro e con cui mi appresto a cercare di fare la mia parte da cittadino torinese, da privato cittadino. Se siamo riusciti ad adempiere a questo dovere, la cosa a cui tengo è quella di ringraziare il personale del Consiglio Comunale: il Segretario Comunale, sia il dottor Repice prima, sia il dottor Penasso adesso, che è impegnato in una riunione di Commissione elettorale, la dottoressa Piccolini, il dottor Bayma e tutti gli altri che hanno collaborato e naturalmente tutto il personale che si è avvicendato, perché il loro lavoro è impegnativo e faticoso, noi spesso siamo bravi a far perdere la pazienza, ce ne vuole per starci dietro, specie in alcuni momenti; quindi io credo che la loro collaborazione sia stata preziosa per far sì che quest'Aula abbia potuto produrre risultati utili alla nostra comunità. Devo dire che anche per loro vale il discorso che ho fatto per il dottor Pizzala: questi risultati si raggiungono perché, di solito, alla competenza amministrativa, alla dedizione e all'impegno si aggiunge anche una grande passione civile. Infine ringrazio il Consiglio Comunale, in tutte le sue parti, non solo perché, al di là delle posizioni politiche, poi alla fine si è sempre riusciti a lavorare nell'interesse della comunità, ma anche perché - questo ci tengo proprio a dirlo in chiusura - con la stragrande maggioranza di voi si sono anche stabiliti dei rapporti, diciamo pure, di stima reciproca, personale e di amicizia, che in molte circostanze sono serviti e ci hanno consentito di superare dei momenti politici anche difficili. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) A questo punto, avendo terminato il dibattito, procediamo con la trattazione dei due emendamenti presentati dal Sindaco e dall'Assessore Passoni, in relazione alla forma e alla definizione dell'urgenza per la convocazione del Consiglio di oggi. Se l'Assessore e il Sindaco sono d'accordo, li darei per illustrati. L'emendamento n. 1, presentato dal Sindaco, recita: CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Non essendoci richieste d'intervento, pongo in votazione l'emendamento n. 1: Presenti 28, favorevoli 27, astenuti 1. L'emendamento n. 1 è approvato. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) L'emendamento n. 2, presentato dall'Assessore Passoni, recita: CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Non essendoci richieste di intervento, pongo in votazione l'emendamento n. 2: Presenti 28, favorevoli 27, astenuti 1. L'emendamento n. 2 è approvato. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Non essendoci richieste di intervento per dichiarazioni di voto, pongo in votazione la proposta di deliberazione così emendata: Presenti 28, favorevoli 27, contrari 1. La proposta di deliberazione è approvata. |