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Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 18 Aprile 2011 ore 14,00
Paragrafo n. 4

Relazione dell'Assessore Passoni sul Rendiconto 2010 e Bilancio di previsione 2011.
Interventi

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Iniziamo l'adunanza del Consiglio Comunale con la Relazione dell'Assessore
Passoni sul Rendiconto 2010 e Bilancio di previsione 2011.
La parola all'Assessore Passoni.

PASSONI Gianguido (Assessore)
I tempi ristretti di fine legislatura portano all'esame del Consiglio Comunale,
contemporaneamente, sia il Rendiconto 2010 che il Bilancio previsionale 2011;
quest'ultimo, nella consapevolezza di poter programmare solo in parte l'attività che
verrà proiettata e decisa da un'altra Amministrazione, ha dovuto ancora coniugare
esigenze contrapposte: da una parte l'esigenza di programmare l'attività in corso
dell'Ente e con essa la necessità di rendere il programma compatibile con le risorse
disponibili; dall'altra, lasciare sia nella spesa corrente che in quella per investimenti
un "taccuino" di appunti delle attività che dovranno essere riproposte o modificate
dall'Amministrazione entrante, in coerenza con gli indirizzi programmatici che essa
assumerà nel corso del suo insediamento.
Attraversiamo una lunga fase di cambiamenti e di riforme annunciate, che dovrebbe
accendere un dibattito serio ed approfondito sulla reale situazione economica e
finanziaria del Paese.
Ad oggi, tuttavia, non è dato sapere quale sarà il contesto di norme che regoleranno
gli Enti locali tra cinque anni; certamente il percorso tortuoso, unito al clima di
scarso interesse per gli effettivi fondamenti del nuovo sistema, sostenuto invece da
un generale clima di sospetto verso la spesa pubblica generalmente intesa, non
permette una reale condivisione né tantomeno alimenta aspettative positive. Nel
recentissimo testo "La finanza locale", rapporto annuale, edito dall'IRES Piemonte
ed altri primari istituti nazionali, emerge una situazione congiunturale negativa nella
finanza pubblica, ma non così negativa nel comparto Enti locali; ovvero, dopo anni
di manovre ostili, nell'insieme i Comuni soggetti al Patto di stabilità lo hanno
rispettato per la maggior parte, quasi per la totalità. Emerge invece che il percorso ha
avuto degli effetti collaterali negativi ed è destinato a rallentare. I pagamenti correnti
degli Enti locali italiani si espandono ancora, mentre quelli in conto capitale si
contraggono in modo rilevante. Inoltre, si accentua lo squilibrio negli Enti locali tra
entrate e spese correnti e spese a copertura della quota di capitale di prestiti; negli
ultimi dieci anni la finanza locale è nettamente ridimensionata, più al Nord, che al
Sud, con flessione rilevante della spesa e calo delle entrate reali da tributi.
Dopo alcuni anni di crisi, ancora non sembra vicina l'uscita dal tunnel degli ultimi
periodi. Mentre la Banca d'Italia ritiene la ripresa economica del nostro Paese troppo
lenta e segnala, nuovamente, un ripiegamento nel numero di occupati al livello del
2010, sembra probabile il ricorso, a breve, di manovre correttive da qui al 2014 per
un ammontare pari al 2,3% del Prodotto Interno Lordo, ovvero quasi 35 miliardi di
Euro. Si appalesa all'orizzonte una cura da cavallo per il Paese, con interventi pesanti
per il welfare e sanità, ed in genere tutta la spesa pubblica. C'è da domandarsi,
legittimamente, a carico di quali classi sociali verrà posto tutto ciò, in assenza di una
chiara politica economica e fiscale del nostro Paese.
Allargando l'orizzonte di riflessione, pochi giorni fa la Banca centrale Europea ha
alzato il tasso di riferimento all'1,25%, +0,25% rispetto alla soglia precedente.
Questo è un chiaro segnale che la politica monetaria espansiva adottata già
tardivamente pochi anni or sono dalla BCE sta arrivando al termine e che si apre una
politica, invece, restrittiva. Le previsioni sui tassi di mercato sono presto fatte: si
stima che l'Euribor a tre mesi, che oggi viaggia intorno all'1,35% possa raggiungere
il 2,5% già a metà del 2012. Al contrario la Federal Reserve, la banca centrale
statunitense, in un contesto non molto diverso da quello europeo, mantiene il tasso
allo 0,25%, quasi un punto di differenza. E se nel mirino della Banca Centrale
Europea ci fossero, invece, solo i Governi dell'Eurozona? In questa ipotesi, a dovere
essere colpita non sarebbe tanto l'inflazione, ma la notevole crescita del debito
pubblico in rapporto al PIL (durante la crisi è cresciuto, solo in Italia, del 13,66% e
già partiva da livelli record).
Per ridurre l'indebitamento a valori sostenibili, occorrerebbe, pertanto, che il reddito,
a prezzi costanti, crescesse più velocemente del costo del debito ed, invece, succede
esattamente il contrario, l'inflazione tende a restare bassa, la crescita del PIL resta
moderata e la Banca Centrale, con l'aumento dei tassi, sta aumentando il costo del
debito. Quindi? Occorrerebbe ricorrere all'altro sistema per ridurre il deficit, ovvero
al cosiddetto avanzo primario; esso si verifica quando le imposte superano la spesa
pubblica al netto degli interessi ed ecco, quindi, arrivare al pettine uno dei nodi
fondamentali: la risposta della politica sarà solo nel taglio della spesa pubblica? E si
continuerà a farlo scaricando le conseguenze agli inferiori livelli istituzionali?
Oppure, più realisticamente, esiste una questione di redistribuzione delle risorse, non
solo tra livelli istituzionali, ma anche tra classi sociali da affrontare nei prossimi
anni? In questo scenario, abbiamo l'impressione che gli Enti locali faranno, ancora
volta, da ammortizzatore. 'Il futuro lo conoscerete quando sarà arrivato; prima di
allora dimenticatelo'. Il Legislatore sembra, talvolta, ispirarsi ad Eschilo.
Dalla prima stima sulla crescita diffusa nel mese di dicembre da Eurostat, nel terzo
trimestre 2010 il PIL nell'Eurozona è cresciuto solo dello 0,4%, massimo 0,5%,
nell'intera Unione Europea, dopo il +1% del trimestre precedente: mentre la
Germania ha superato la media, lo 0,7%, l'Italia si è collocata al di sotto, con la
peggiore variazione, dallo 0,2% allo 0,5%.
Il Fondo Monetario Internazionale, nel mese di ottobre, ha rivisto al rialzo le stime di
crescita del PIL mondiale al 4,8%. Non così per l'Italia che, a causa della fragile
ripresa, non dovrebbe crescere oltre l'1%.
Questa previsione viene anche confermata dall'OCSE: mentre fra i Paesi avanzati la
ripresa economica si sta stabilizzando, in Italia, in ottobre, il suo superindice
evidenzia segnali di indebolimento.
I principali istituti internazionali auspicano un risanamento dei conti pubblici italiani,
per il rilancio dell'economia nazionale, ma, tuttavia, il Centro Studi di Confindustria
prevede che il nostro sistema economico non tornerà a crescere ai valori registrati
prima della recessione fino alla primavera del 2015.
Nel torinese, la situazione è ancora complessa.
Il terzo trimestre 2010 ha manifestato una crescita della produzione torinese pari al
5%, ed è un fatto positivo, nei confronti del medesimo periodo dell'anno precedente,
inferiore a quella registrata nei primi due, tre mesi dell'anno e alle variazioni medie
piemontesi 6,8% e italiana al 5,2% (la fonte è la Camera di Commercio di Torino).
Per quanto concerne il fatturato, le imprese torinesi hanno registrato mediamente un
incremento dell'8,1% nei confronti dello stesso trimestre dell'anno precedente, in
linea con quello regionale. Disaggregando l'indice di produzione industriale a livello
settoriale, tutti i settori hanno perfomance positive, ad eccezione dei mezzi di
trasporto che hanno accusato un -8,3% nell'intervallo luglio - settembre 2009.
Gli aumenti più rilevanti sono stati realizzati dai prodotti in metallo, 15%, tessile ed
abbigliamento 11%, chimica, plastica e gomma 8%, prodotti elettrici ed elettronici
7%. Da evidenziare la ripresa nei settori del metallo e della meccanica, che lo scorso
anno erano risultati quelli in maggiore difficoltà.
L'occupazione, quindi, rappresenta ancora un'emergenza per il nostro sistema
produttivo, che non è riuscito a riassorbire, nonostante la lieve ripresa del 2010, tutti
coloro che hanno perso il posto di lavoro. Tale situazione viene evidenziata con
molta chiarezza dall'andamento (ultimo dato disponibile) della Cassa Integrazione
Guadagni nei primi dieci mesi del 2010. Se a seguito del miglioramento
dell'economia si è ridotto il ricorso alla Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria, la
straordinaria e quella in deroga sono aumentate in misura esponenziale, +290% sul
2009 e +396,7% quella in deroga. Gli aumenti rilevati in Provincia di Torino sono
apparsi decisamente più elevati di quelli registrati sia per il Piemonte che a livello
nazionale.
A livello di dichiarazione di fallimento, in Provincia di Torino, si è proseguito in
modo, purtroppo, positivo nei dieci anni e questo si evince dalle statistiche elaborate
alla Camera di commercio, con 390 dichiarazioni, +18,9% su gennaio ed ottobre
2009.
Nella finanza locale la novità principale è stato il Decreto Legislativo 31 maggio
2010 numero 78, convertito con la Legge n. 122, recante "Misure urgenti in materia
di stabilizzazione finanziaria di competitività economica", recante poi con il Decreto
Legge n. 225, la proroga di termini previsti da disposizioni legislative e di interventi
urgenti in materia tributaria e di sostegno alle famiglie, ossia il vecchio cosiddetto
"milleproroghe".
Dal combinato disposto di queste due norme, sono state approvate le disposizioni per
la formazione del Bilancio 2011 annuale e pluriennale dello Stato e degli Enti locali.
La manovra 2011-2012 comporta la riduzione di risorse per i Comuni intorno al 12%
complessivo di trasferimenti statali preesistenti, a cui si assommano gli effetti delle
analoghe restrizioni, che colpiscono le Regioni con i conseguenti tagli sui
trasferimenti regionali destinati ai Comuni.
L'attuale previsione di riassetto delle entrate locali prevede la devoluzione di gettiti
statali (imposte di registro, ipotecaria, catastale e IRPEF su redditi), a partire, però,
dal 2014. Il Decreto legislativo sul "Federalismo municipale", approvato il 3 marzo
2011, disegna un lungo processo da realizzare progressivamente attraverso fasi
distinte e successive.
Nella fase transitoria, quella che ci riguarda, dal 2011 al 2013, tali devoluzioni ed
assegnazioni dovrebbero avvenire fino a concorrenza delle risorse oggi oggetto di
trasferimento statale, però già decurtate delle somme previste dalla Legge n. 122,
complessivamente 1 miliardo e mezzo nel 2011 e 1 miliardo nel 2012 a livello
nazionale.
Il dimensionamento generale della manovra integra, quindi, il pesante taglio dei
trasferimenti nonostante le clausole inserite all'articolo 14 della Legge n. 122 in base
alla quale i tagli non avrebbero dovuto rilevare in sede di attuazione dell'articolo 11,
ma del Federalismo fiscale. In sostanza, non avrebbero dovuto incidere al di sotto
della soglia fissata.
Senza addentrarci nei dettagli, se il Federalismo municipale dovesse comportare
rischi di insufficienza delle risorse assegnate ai Comuni, gli stessi si potrebbero
trovare nella condizione di dover innalzare la pressione fiscale locale, utilizzando i
margini di manovra delle aliquote concessi, al mero scopo di assicurare l'equilibrio
ex ante la riforma, con evidente snaturamento dell'autonomia fiscale. Quindi, non si
tratterebbe di fare politiche di entrata, ma semplicemente di ripristinare la condizione
precedente al federalismo stesso.
Ma in questo contesto di tagli pesanti dello Stato e della Regione, di Federalismo
fiscale, ed i primi tentativi di rilevamento dei costi dei Comuni al fine di ottenere i
cosiddetti "costi standard" - è arrivato recentemente un questionario a tal fine dal
Ministero - nessuno sembra preoccuparsi del destino delle autonomie locali. A
Torino esiste il sistema educativo delle scuole per l'infanzia, ovvero le scuole
materne comunali, a sostituirsi da decenni allo Stato nell'erogazione del servizio. In
altre città altre saranno le particolarità. L'unica cosa che non sembra interessare il
Legislatore nazionale è il livello dei servizi effettivamente erogato ai cittadini. Si sta
correndo, sia nella struttura delle priorità di risanamento del Paese, sul versante della
spesa pubblica, sia per l'assenza di scelte sulla qualità delle stesse, il rischio serio di
un futuro caotico di grandi disuguaglianze.
L'unica strategia che sembra emergere è quella che gli americani di reaganiana
memoria chiamavano lo "starving the beast" (affamare la bestia) ossia tagliare le
risorse senza discriminare, nella speranza che in qualche modo le Amministrazioni si
adattino; essa, oltre ad essere ripudiata anche dalla teoria economica, ha portato
nell'esperienza italiana e straniera solo un effetto "molla" facendo riscattare in altro
la spesa, e di nuovo in modo non selettivo, non appena si lasci la pressione. Il
vantaggio dei tagli lineari e delle semplificazioni grossolane hanno facilità di azione,
immediatezza del titolo, rabbia di chi trae dalla propria difficile condizione la
generalizzazione del "tutti sprecano alla stessa maniera". Gli esempi sono tanti ed
illuminanti.
Nel 2010 il Comune ha rispettato i vincoli imposti dal Patto di stabilità. La normativa
del Patto di stabilità introduce una nuova base di calcolo per il 2011, in
controtendenza rispetto al passato, in cui la base era rappresentata dal un saldo di
partenza più o meno lontano nel tempo.
Tenuto conto che il nuovo metodo di calcolo può determinare, per alcuni enti, un
peggioramento dell'obiettivo 2011, tale da rendere arduo il conseguimento e
richiedere, conseguentemente, una significativa rideterminazione della
programmazione finanziaria pluriennale, è stato introdotto un fattore di correzione
del 50%, valido soltanto per il 2011. In particolare, gli enti che, a seguito
dell'applicazione del nuovo metodo di calcolo, riscontrano un obiettivo peggiore,
cioè più alto, rispetto a quello ottenuto applicando le regole previgenti, lo migliorano
per un importo pari alla metà della distanza fra l'obiettivo "nuovo" ed il "vecchio";
viceversa, gli enti che, in base alla nuova manovra, hanno un obiettivo migliore,
inferiore quindi, rispetto a quello calcolato con le norme previgenti, lo peggiorano, lo
incrementano, per un importo pari alla metà della distanza fra il "nuovo" ed il
"vecchio". Si tratta di una deroga, ribadisco, annuale.
In concreto, questo per Torino, ha significato che l'obiettivo del patto 2011, che
consisteva in una manovra da 155 milioni, con la clausola di salvaguardia, del
10,5%, sia sostanzialmente ridotto a circa 125 milioni di Euro.
Il Patto di stabilità dovrebbe essere raggiunto attraverso manovre di aumento di
entrate correnti, però bloccate dal decreto di due anni fa, o riduzione di spesa
corrente (impegni) ma, data la rigidità della spesa corrente non comprimibile e
l'impossibilità di incrementare le entrate, tali manovre non sono facilmente
perseguibili.
Il patto, in ultima istanza, induce i Comuni a conseguire entrate straordinarie di
cassa, incentivando le dismissioni patrimoniali.
Quest'anno, quindi, è stato particolarmente difficoltoso impostare il documento di
Bilancio, come si evince dalle premesse. Più ancora che in passato, si è mantenuta
invariata la pressione fiscale; il livello dei servizi sociali erogati viene mantenuto
solo grazie al fatto che il Comune rimpiazza il taglio dei fondi regionali con pari cifra
di fondi comunali, garantendo, con il proprio Bilancio, un welfare non di sua sola
competenza; contenere l'indebitamento; garantire un buon livello di investimenti
aggregati, con risorse proprie e facendo sistema con il territorio, proficuamente
impiegando le risorse anche ottenute da trasferimenti specifici, come dimostra il
programma di interventi sul quadrante nord della Città, che riceverà gran parte degli
investimenti nei prossimi anni.
Veniamo ai numeri. Il preventivo 2011 pareggia (per la parte corrente) a 1.357
milioni di Euro. Nel dettaglio, le entrate tributarie ammontano a 464 milioni di Euro
e rappresentano il 35% del totale. Le entrate extratributarie (canoni e concessioni,
interessi e fitti attivi, mense, contravvenzioni) ammontano a circa 415 milioni di
euro, mentre i trasferimenti da Stato, Regioni ed altri Enti ammontano a 409 milioni
(in flessione di 43 milioni rispetto al 2010. Le principali spese correnti riguardano il
personale (430 milioni di Euro), i beni ed i servizi (252 milioni di Euro); i rimborsi di
mutui e gli interessi passivi (244 milioni di Euro) ed i trasferimenti ad altri (98
milioni di Euro).
Il Bilancio 2011 prevede investimenti pari a 423 milioni di Euro, in parte cofinanziati
da terzi.
Il Preventivo è condizionato da nuovi e pesanti tagli alla finanza pubblica, ribadisco,
per oltre 43 milioni di Euro sul trasferimento erariale e dalle minori entrate regionali
del welfare socio-assistenziale.
Il Comune, per raggiungere il pareggio, è dovuto intervenire sulla spesa,
razionalizzando, contenendo i costi laddove possibile.
Il quadro dei tributi comunali resta sostanzialmente invariato sul 2010. Questo pur in
uno dei peggiori periodi per gli Enti locali degli ultimi trent'anni; garantisce servizi,
reintegra con fondi comunali i tagli di altre istituzioni, come quelli approvati dal
Bilancio della Regione, ed insieme al rigore sulla spesa continua a produrre però
effetti redistributivi.
Il nostro Rendiconto - il secondo documento all'esame dell'Aula - si è chiuso con un
avanzo di amministrazione di 39.564.000 Euro. Il 2010 è stato un anno su cui si è
interamente riversata la pesante crisi economica che, in assenza di reali politiche di
investimento nazionale, ha visto il Comune e le sue partecipate protagonisti assoluti
degli investimenti locali.
Il proseguimento della politica di riduzione delle spese giudicate non strategiche,
insieme al monitoraggio continuo su esposizione debitoria ed andamento dei costi, ci
hanno permesso di chiudere l'esercizio finanziario del 2010 con un consistente
avanzo. Da sottolineare che, nel corso dell'anno passato, gli investimenti
dell'Amministrazione comunale in opere pubbliche hanno toccato la cifra di 265
milioni di Euro.
Sempre sul versate tributario, il 2011 si distingue per l'invarianza delle principali
aliquote o tariffe, per il potenziamento del contrasto dell'evasione fiscale e per la
redistribuzione del prelievo e nei provvedimenti agevolativi specifici per la crisi
economica. Vi è sempre l'incentivazione delle attività dirette al contrasto ed al
recupero dell'evasione fiscale, utilizzando tutti gli strumenti disponibili, e della
collaborazione con l'Agenzia delle Entrate per l'accertamento erariale.
Sul fronte della TARSU, invece, la disciplina normativa da applicarsi, anche per il
2011, è quella del Decreto n. 507, sempre la stessa, visto che dopo non poche
incertezze del Legislatore, si è previsto, anche per il 2011, il permanere del regime di
prelievo relativo alla raccolta di smaltimento rifiuti, in vigore dal 2006, anno di
emanazione del Codice Ambientale.
In mancanza della decretazione di attuazione, vigendo ancora il sistema tributario
TARSU, e proseguendo il processo di adeguamento delle tariffe TARSU in ottica di
futura integrale copertura dei costi, è stato previsto un aumento tariffario del solo
1%, ampiamente inferiore al tasso di inflazione programmata dell'1,5%. Ma sempre
più spesso le contraddizioni del Legislatore generano confusione: si veda, da ultimo,
la circolare del MEF dell'11 novembre 2010 che, in merito alla natura giuridica della
TIA, sostiene la tesi non tributaria, così come il Decreto n. 78/2010, contrariamente
all'esplicito dictum, di segno opposto, della Corte Costituzionale e della successiva
giurisprudenza di legittimità che l'ha associata, come sapete, a funzioni di natura
tributaria.
In un'ottica di prosecuzione e di implementazione delle agevolazioni previste per le
famiglie in condizioni di disagio economico o colpite dalla crisi, sono state
innanzitutto confermate le agevolazioni definite sulla base di certificazione dell'ISEE
patrimoniale. Ai fini dell'applicazione della riduzione, sono state confermate le fasce
del 2010. Questo dispositivo di sgravi ha interessato 11.365 famiglie nel 2007, oltre
58.212 nel 2010. Praticamente, cinque volte tanto.
È possibile affermare con certezza che i provvedimenti anticrisi della Città di Torino
sono tra i migliori e più efficaci d'Italia. E, come ogni anno, la manovra e il Bilancio
hanno visto il confronto con le parti sociali.
Come per il 2010 è stata proposta al Consiglio Comunale la possibilità di riconoscere
sgravi fiscali finalizzati ad alleggerire i disagi derivanti da attività commerciali ed
artigianali ubicate in aree di cantiere oppure famiglie in cui le abitazioni si trovino
nel perimetro individuato dalla vicinanza dell'area della discarica delle Basse di
Stura.
In tema di IRE, se resta confermata l'aliquota, peraltro bloccata in quanto già
superiore allo 0,4%, dello 0,5%, viene innalzata la soglia di esenzione fino a
concorrenza della quale non è dovuta l'addizionale.
La fascia, quest'anno, è stata portata a 11.000 Euro, permettendo a Torino di essere
tra le Città con fascia di esenzione più alta, comprendendo, ad esempio, soglie di
redditi medio bassi, pensioni minime, lavoratori in cassa integrazione, mobilità,
precariato ed altre.
Anche su questo ripropongo, come ogni anno, una riflessione: sarebbe auspicabile,
un intervento normativo per rendere modulabile tale esenzione o graduandola per
fasce o diversificandola per tipologie di reddito, dando progressività.
Per i Nidi d'infanzia e per il servizio di Ristorazione scolastica, le fasce e le sedi dei
Servizio Educativi sono confermate per le agevolazioni esistenti. Sulla COSAP è
applicato il tasso di inflazione programmata, sull'incremento zero, invece, CIMP e
Affissioni.
Tornando alla rendicontazione è possibile notare come il condizionamento del
Bilancio da parte dei minori trasferimenti, sia stato, in qualche modo, crescente negli
ultimi cinque anni; il dato è interessante. Infatti il totale dei trasferimenti dello Stato
nel 2006 ammontava a 369 milioni, mentre oggi (nel 2011) ammonta a 283 milioni e
ciò in sostanziale blocco delle entrate tributarie.
Stiamo parlando in pochi anni di quasi il 24% in meno dei trasferimenti dello Stato.
L'indice di autonomia finanziaria è passato dal 77% del 2006 al 64% del 2010, per
effetto della crescita del gettito fiscale, conseguente alla straordinaria attività di
recupero su evasione. La rigidità della spesa è passata dal 56% al 52%, quindi è
migliorata, gratificando gli sforzi intrapresi per rendere meno condizionata da
interessi e oneri di personale e contratti la spesa della Città.
Il debito residuo del portafoglio della Città al 1° gennaio è di 3,3 miliardi di Euro.
Nel quinquennio, la variazione è stata dovuta prevalentemente alle entrate in
ammortamento di prestiti deliberati nel quinquennio precedente, ma che per effetto
del meccanismo e del prestito flessibile del formale impegno, vengono conteggiati
nel debito residuo solo successivamente. La variazione reale del debito nella
legislatura uscente è stata, quindi, di soli 106 milioni di Euro, risultato gradito anche
da Standard & Poor's, l'agenzia di rating che ha confermato il rating "A", riportando
le prospettive a stabili da negative.
La struttura del debito residuo per il 35% è a tasso fisso, il 47,36% variabile e il
17,69% strutturato, cioè fisso fino ad una certa soglia; tale distribuzione della
tipologia dei tassi assicura che più della metà del debito sconti un tasso adeguato alle
condizioni di mercato. L'esposizione debitoria del Comune è unicamente verso i
finanziatori dell'area Euro, il 19,42% da Cassa e Depositi, il 52% da banche e il 27%
sono BOC. Purtroppo sul tema si è detto molto e se n'è fatto ampio utilizzo politico,
non sempre in modo preciso: "La minima deviazione iniziale della verità si
moltiplica col tempo di migliaia di volte" avrebbe detto Aristotele. Si è trattato di una
politica di grandi investimenti che hanno cambiato la Città, per sempre e di cui si
avvantaggeranno i cittadini di molte generazioni future.
Il debito descritto dal Comune di Torino viene ammortizzato annualmente, cosicché
al termine della vita dei vari mutui, il debito si esaurisce, non essendo mai stati
stipulati prestiti cosiddetti "bullet" che prevedono la restituzione del capitale solo a
termine del contratto in unica soluzione.
Il metodo di ammortamento è per tutti i mutui, con istituti diversi dalla Cassa
Depositi, di tipo francese e prevede il pagamento di una rata semestrale o annuale, il
cui ammortamento in capitale è crescente nel tempo, mentre per quelli contratti con
la Cassa a tasso variabile le quote sono costanti; per i tassi fissi l'ammortamento del
capitale è crescente come per gli altri Istituti. La costante attenzione al contenimento
del debito pone, sempre, una domanda: qual è la soglia di investimenti che rende in
equilibrio perfetto la necessità per la città di avere nuove opere e sviluppo e dall'altra
di non produrre nuovo debito? Noi abbiamo provato a dare una risposta e i dati ci
danno ragione e abbiamo centrato gli obiettivi che c'eravamo proposti, senza, con
ciò, dimettere asset, ma anzi continuando a patrimonializzare aziende e Città.
Anche in questo contesto la risposta dell'Amministrazione alla crisi, quindi, c'è stata
e continuerà a privilegiare azioni di redistribuzione di agevolazioni/sostegno ai ceti
deboli. Resta, quindi, preferita un'azione diretta a contenere il costo dei servizi resi
sin dalla loro formazione e della tariffa a carico dei cittadini, garantendo sconti a
fasce di reddito anche intermedie, piuttosto che appiattire gli aiuti a fasce molto
povere. Il nostro welfare, in decenni di buona Amministrazione, lo testimonia.
È possibile anche esprimere qualche considerazione sul futuro prossimo: una
ristrutturazione all'interno della macchina comunale, salvaguardando e, anzi,
migliorando l'efficacia della spesa sociale ed efficienza nei servizi resi, potrà
permettere di fronteggiare le complessità all'orizzonte che la legge ci sta facendo
vedere, ma solo con un quadro di risorse certe sarà possibile tornare a fare vera
programmazione.
Per quanto concerne la spesa in conto capitale, il Bilancio prevede 423 milioni di
investimenti, suddivisi in 134 milioni di Euro per opere pubbliche, 99 di
manutenzioni straordinarie e 190 di altri investimenti. Il Bilancio degli investimenti
risente della necessità di contenere l'indebitamento, eppure continua ad esercitare un
ruolo importante sullo sviluppo della Città. La cancellazione del cofinanziamento per
le opere, per la ricorrenza dei 150 anni dell'Unità d'Italia, ha chiesto un
ridimensionamento già nel 2010, tutto basato su risorse locali. La parola d'ordine
degli investimenti del 2011 resta ancora una volta "manutenzione". Più qualità
urbana dell'esistente, più fruibilità dei servizi. La riapertura del rinnovato Museo
dell'Automobile, del Risorgimento, dell'OGR, ospitanti un evento importante di
Italia 150, quale la mostra: "Fare gli italiani", il Parco Dora e ancora l'avvio
nell'estate prossima dei lavori di Parco Stura, e tantissimi altri.
È stata da poco inaugurata la nuova tratta della linea 1 di metropolitana fino a
Lingotto, finanziata al 40% con risorse locali ed è prossimo l'avvio del cantiere per
l'arrivo a Piazza Bendasi. Il passante ferroviario presto regalerà ai torinesi il
sottopasso veicolare di Piazza Statuto, la nuova stazione di Porta Susa e con essi il
grande viale che si completa. Comincia a delinearsi, intorno ad esso, la nuova città
dell'asse nord-sud, costruita intorno al viale che aprirà l'ingresso da Corso Grosseto
e consentirà di attraversare in mezzo alla nuova veste e vocazione di Torino l'intero
territorio cittadino.
Sotto di esso, a più livelli, un articolato snodo ferroviario, che presto connetterà due
reti di metropolitana, il nodo ferroviario torinese, con le tratte RER e gli
attraversamenti di treni a lunga percorrenza, avendo quale nuovo centro la Stazione
di Porta Susa, prossima al completamento. Nel 2011 saranno realizzate anche le
riqualificazioni energetiche di numerose scuole cittadine, la riqualificazione di aree
mercatali come Piazza Foroni, il recupero del complesso architettonico di Santena, il
completamento dell'area ex-INCET, dopo la caserma con la scuola, nuovi interventi
anche nel sociale, con l'intervento della struttura Cimarosa. In questo momento sono
in corso opere pubbliche per 158 contratti di appalto, per un valore di oltre 130
milioni di Euro, segno che il ruolo di primo investitore della città è ancora vivo e
consolidato.
Certo, si apriranno nuovi scenari, complessi e delicati sotto il profilo strategico,
industriale e finanziario. Il primo compito della nuova Amministrazione sarà il
rafforzamento economico e finanziario del rapporto tra Città e partecipate. Lo
strumento del Bilancio consolidato pubblico dovrà diventare la chiave di volta per
l'assunzione delle strategie di medio periodo, ma con grande orgoglio possiamo dire
di essere il primo Comune d'Italia a fare scuola con il consolidamento dei conti,
come la normativa pretenderà tra qualche anno, ma molto più significativamente,
come richiede la buona pratica della trasparenza amministrativa e di accesso
all'informazione.
La ricetta economica per Torino sarà ancora un mix di funzioni, accanto alla
vocazione turistica, ormai affermata, il dato è recente, 3 milioni e mezzo di presenze
nell'area metropolitana del 2010, nuove funzionalità terziarie attrattive ed
investimenti pubblici e privati e il mantenimento di importanti investimenti nel
settore industriale, senza il quale tutto il sistema di servizi sarebbe più fragile. La
risposta alla crisi occupazionale sarà nell'investimento sui giovani, sulle loro
aspettative di buona occupazione e, nel contempo, su di un welfare rafforzato, ma
anche modificato per far fronte ai bisogni emergenti.
Anche quest'anno ho portato la presentazione del Bilancio nelle Circoscrizioni
personalmente. Quest'anno però, ahimè, emerge, in tutta evidenza, il limite
dell'attuale sistema. Il Bilancio è quasi ovunque diventato l'occasione per parlare
solo della contestata normativa nazionale di revoca e poi riammissione dei gettoni di
presenza per l'attività istituzionale. Credo, comunque, che discutere di Bilancio sia
utile a recepire i bisogni del territorio. Il Decentramento e la partecipazione devono
avere la consapevolezza della difficile situazione economica generale, ma anche
voglia di accettare la sfida e dimostrare che questa Città ha le risorse, evidenti o
nascoste, per analizzare e discutere, ma anche rimboccarsi le maniche.
I nostri concittadini chiedono informazione, trasparenza sulle scelte economiche, più
comprensione delle dinamiche complesse di carattere finanziario. Abbiamo dato però
molta importanza, in questi anni, all'informazione, pubblicando costantemente
opuscoli di ampia diffusione proprio sui conti cittadini.
Credo che la Città potrà essere ancora più bella, solidale ed accogliente, produttiva,
viva e partecipata se si orienteranno in modo equilibrato le risorse emergenti,
continuando a ripartirle tra stato sociale e sviluppo, cultura, giovani, ambiente, casa,
eccetera; rimando, per questioni di tempo, alle relazioni dei colleghi per l'esame
degli specifici provvedimenti.
Avviandomi alla conclusione, non posso che ringraziare quanti in questi anni hanno
lavorato con me per i conti della nostra Città, cominciando, naturalmente, dagli uffici
della Vice Direzione dei Servizi Finanziari, ai Revisori dei Conti, alla Cabina di
Regia economica presso il Direttore Generale, alla civica riprografia, passando per
l'encomiabile lavoro degli uffici del Consiglio Comunale. Ma un grazie anche al
Sindaco, al Presidente del Consiglio, alla Giunta, al Consiglio Comunale e agli uffici
tutti.
Come ho già avuto modo di dire, la ricetta per consolidare a Torino una prospettiva
di progresso economico e sociale è ancora nell'innesto dell'economia della
conoscenza sulle tradizionali specializzazioni del tessuto produttivo e la qualità
sociale - ciò che consente agli individui di realizzare combinazioni variabili di
funzionamenti elementari - godere di ottima salute, accrescere il capitale umano,
nutrirsi adeguatamente - o complessi - partecipare alla vita della comunità - non può
essere data oggi per scontata.
Scriviamo, oggi, l'ultima pagina di appassionanti anni di amministrazione; è del
futuro che la politica ora si deve occupare: con un'avvertenza: "Indietro? Solo per
prendere la rincorsa!" potremmo dire, parafrasando un noto politico del Novecento".
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