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CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Iniziamo l'adunanza del Consiglio Comunale con la Relazione dell'Assessore Passoni sul Rendiconto 2010 e Bilancio di previsione 2011. La parola all'Assessore Passoni. PASSONI Gianguido (Assessore) I tempi ristretti di fine legislatura portano all'esame del Consiglio Comunale, contemporaneamente, sia il Rendiconto 2010 che il Bilancio previsionale 2011; quest'ultimo, nella consapevolezza di poter programmare solo in parte l'attività che verrà proiettata e decisa da un'altra Amministrazione, ha dovuto ancora coniugare esigenze contrapposte: da una parte l'esigenza di programmare l'attività in corso dell'Ente e con essa la necessità di rendere il programma compatibile con le risorse disponibili; dall'altra, lasciare sia nella spesa corrente che in quella per investimenti un "taccuino" di appunti delle attività che dovranno essere riproposte o modificate dall'Amministrazione entrante, in coerenza con gli indirizzi programmatici che essa assumerà nel corso del suo insediamento. Attraversiamo una lunga fase di cambiamenti e di riforme annunciate, che dovrebbe accendere un dibattito serio ed approfondito sulla reale situazione economica e finanziaria del Paese. Ad oggi, tuttavia, non è dato sapere quale sarà il contesto di norme che regoleranno gli Enti locali tra cinque anni; certamente il percorso tortuoso, unito al clima di scarso interesse per gli effettivi fondamenti del nuovo sistema, sostenuto invece da un generale clima di sospetto verso la spesa pubblica generalmente intesa, non permette una reale condivisione né tantomeno alimenta aspettative positive. Nel recentissimo testo "La finanza locale", rapporto annuale, edito dall'IRES Piemonte ed altri primari istituti nazionali, emerge una situazione congiunturale negativa nella finanza pubblica, ma non così negativa nel comparto Enti locali; ovvero, dopo anni di manovre ostili, nell'insieme i Comuni soggetti al Patto di stabilità lo hanno rispettato per la maggior parte, quasi per la totalità. Emerge invece che il percorso ha avuto degli effetti collaterali negativi ed è destinato a rallentare. I pagamenti correnti degli Enti locali italiani si espandono ancora, mentre quelli in conto capitale si contraggono in modo rilevante. Inoltre, si accentua lo squilibrio negli Enti locali tra entrate e spese correnti e spese a copertura della quota di capitale di prestiti; negli ultimi dieci anni la finanza locale è nettamente ridimensionata, più al Nord, che al Sud, con flessione rilevante della spesa e calo delle entrate reali da tributi. Dopo alcuni anni di crisi, ancora non sembra vicina l'uscita dal tunnel degli ultimi periodi. Mentre la Banca d'Italia ritiene la ripresa economica del nostro Paese troppo lenta e segnala, nuovamente, un ripiegamento nel numero di occupati al livello del 2010, sembra probabile il ricorso, a breve, di manovre correttive da qui al 2014 per un ammontare pari al 2,3% del Prodotto Interno Lordo, ovvero quasi 35 miliardi di Euro. Si appalesa all'orizzonte una cura da cavallo per il Paese, con interventi pesanti per il welfare e sanità, ed in genere tutta la spesa pubblica. C'è da domandarsi, legittimamente, a carico di quali classi sociali verrà posto tutto ciò, in assenza di una chiara politica economica e fiscale del nostro Paese. Allargando l'orizzonte di riflessione, pochi giorni fa la Banca centrale Europea ha alzato il tasso di riferimento all'1,25%, +0,25% rispetto alla soglia precedente. Questo è un chiaro segnale che la politica monetaria espansiva adottata già tardivamente pochi anni or sono dalla BCE sta arrivando al termine e che si apre una politica, invece, restrittiva. Le previsioni sui tassi di mercato sono presto fatte: si stima che l'Euribor a tre mesi, che oggi viaggia intorno all'1,35% possa raggiungere il 2,5% già a metà del 2012. Al contrario la Federal Reserve, la banca centrale statunitense, in un contesto non molto diverso da quello europeo, mantiene il tasso allo 0,25%, quasi un punto di differenza. E se nel mirino della Banca Centrale Europea ci fossero, invece, solo i Governi dell'Eurozona? In questa ipotesi, a dovere essere colpita non sarebbe tanto l'inflazione, ma la notevole crescita del debito pubblico in rapporto al PIL (durante la crisi è cresciuto, solo in Italia, del 13,66% e già partiva da livelli record). Per ridurre l'indebitamento a valori sostenibili, occorrerebbe, pertanto, che il reddito, a prezzi costanti, crescesse più velocemente del costo del debito ed, invece, succede esattamente il contrario, l'inflazione tende a restare bassa, la crescita del PIL resta moderata e la Banca Centrale, con l'aumento dei tassi, sta aumentando il costo del debito. Quindi? Occorrerebbe ricorrere all'altro sistema per ridurre il deficit, ovvero al cosiddetto avanzo primario; esso si verifica quando le imposte superano la spesa pubblica al netto degli interessi ed ecco, quindi, arrivare al pettine uno dei nodi fondamentali: la risposta della politica sarà solo nel taglio della spesa pubblica? E si continuerà a farlo scaricando le conseguenze agli inferiori livelli istituzionali? Oppure, più realisticamente, esiste una questione di redistribuzione delle risorse, non solo tra livelli istituzionali, ma anche tra classi sociali da affrontare nei prossimi anni? In questo scenario, abbiamo l'impressione che gli Enti locali faranno, ancora volta, da ammortizzatore. 'Il futuro lo conoscerete quando sarà arrivato; prima di allora dimenticatelo'. Il Legislatore sembra, talvolta, ispirarsi ad Eschilo. Dalla prima stima sulla crescita diffusa nel mese di dicembre da Eurostat, nel terzo trimestre 2010 il PIL nell'Eurozona è cresciuto solo dello 0,4%, massimo 0,5%, nell'intera Unione Europea, dopo il +1% del trimestre precedente: mentre la Germania ha superato la media, lo 0,7%, l'Italia si è collocata al di sotto, con la peggiore variazione, dallo 0,2% allo 0,5%. Il Fondo Monetario Internazionale, nel mese di ottobre, ha rivisto al rialzo le stime di crescita del PIL mondiale al 4,8%. Non così per l'Italia che, a causa della fragile ripresa, non dovrebbe crescere oltre l'1%. Questa previsione viene anche confermata dall'OCSE: mentre fra i Paesi avanzati la ripresa economica si sta stabilizzando, in Italia, in ottobre, il suo superindice evidenzia segnali di indebolimento. I principali istituti internazionali auspicano un risanamento dei conti pubblici italiani, per il rilancio dell'economia nazionale, ma, tuttavia, il Centro Studi di Confindustria prevede che il nostro sistema economico non tornerà a crescere ai valori registrati prima della recessione fino alla primavera del 2015. Nel torinese, la situazione è ancora complessa. Il terzo trimestre 2010 ha manifestato una crescita della produzione torinese pari al 5%, ed è un fatto positivo, nei confronti del medesimo periodo dell'anno precedente, inferiore a quella registrata nei primi due, tre mesi dell'anno e alle variazioni medie piemontesi 6,8% e italiana al 5,2% (la fonte è la Camera di Commercio di Torino). Per quanto concerne il fatturato, le imprese torinesi hanno registrato mediamente un incremento dell'8,1% nei confronti dello stesso trimestre dell'anno precedente, in linea con quello regionale. Disaggregando l'indice di produzione industriale a livello settoriale, tutti i settori hanno perfomance positive, ad eccezione dei mezzi di trasporto che hanno accusato un -8,3% nell'intervallo luglio - settembre 2009. Gli aumenti più rilevanti sono stati realizzati dai prodotti in metallo, 15%, tessile ed abbigliamento 11%, chimica, plastica e gomma 8%, prodotti elettrici ed elettronici 7%. Da evidenziare la ripresa nei settori del metallo e della meccanica, che lo scorso anno erano risultati quelli in maggiore difficoltà. L'occupazione, quindi, rappresenta ancora un'emergenza per il nostro sistema produttivo, che non è riuscito a riassorbire, nonostante la lieve ripresa del 2010, tutti coloro che hanno perso il posto di lavoro. Tale situazione viene evidenziata con molta chiarezza dall'andamento (ultimo dato disponibile) della Cassa Integrazione Guadagni nei primi dieci mesi del 2010. Se a seguito del miglioramento dell'economia si è ridotto il ricorso alla Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria, la straordinaria e quella in deroga sono aumentate in misura esponenziale, +290% sul 2009 e +396,7% quella in deroga. Gli aumenti rilevati in Provincia di Torino sono apparsi decisamente più elevati di quelli registrati sia per il Piemonte che a livello nazionale. A livello di dichiarazione di fallimento, in Provincia di Torino, si è proseguito in modo, purtroppo, positivo nei dieci anni e questo si evince dalle statistiche elaborate alla Camera di commercio, con 390 dichiarazioni, +18,9% su gennaio ed ottobre 2009. Nella finanza locale la novità principale è stato il Decreto Legislativo 31 maggio 2010 numero 78, convertito con la Legge n. 122, recante "Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria di competitività economica", recante poi con il Decreto Legge n. 225, la proroga di termini previsti da disposizioni legislative e di interventi urgenti in materia tributaria e di sostegno alle famiglie, ossia il vecchio cosiddetto "milleproroghe". Dal combinato disposto di queste due norme, sono state approvate le disposizioni per la formazione del Bilancio 2011 annuale e pluriennale dello Stato e degli Enti locali. La manovra 2011-2012 comporta la riduzione di risorse per i Comuni intorno al 12% complessivo di trasferimenti statali preesistenti, a cui si assommano gli effetti delle analoghe restrizioni, che colpiscono le Regioni con i conseguenti tagli sui trasferimenti regionali destinati ai Comuni. L'attuale previsione di riassetto delle entrate locali prevede la devoluzione di gettiti statali (imposte di registro, ipotecaria, catastale e IRPEF su redditi), a partire, però, dal 2014. Il Decreto legislativo sul "Federalismo municipale", approvato il 3 marzo 2011, disegna un lungo processo da realizzare progressivamente attraverso fasi distinte e successive. Nella fase transitoria, quella che ci riguarda, dal 2011 al 2013, tali devoluzioni ed assegnazioni dovrebbero avvenire fino a concorrenza delle risorse oggi oggetto di trasferimento statale, però già decurtate delle somme previste dalla Legge n. 122, complessivamente 1 miliardo e mezzo nel 2011 e 1 miliardo nel 2012 a livello nazionale. Il dimensionamento generale della manovra integra, quindi, il pesante taglio dei trasferimenti nonostante le clausole inserite all'articolo 14 della Legge n. 122 in base alla quale i tagli non avrebbero dovuto rilevare in sede di attuazione dell'articolo 11, ma del Federalismo fiscale. In sostanza, non avrebbero dovuto incidere al di sotto della soglia fissata. Senza addentrarci nei dettagli, se il Federalismo municipale dovesse comportare rischi di insufficienza delle risorse assegnate ai Comuni, gli stessi si potrebbero trovare nella condizione di dover innalzare la pressione fiscale locale, utilizzando i margini di manovra delle aliquote concessi, al mero scopo di assicurare l'equilibrio ex ante la riforma, con evidente snaturamento dell'autonomia fiscale. Quindi, non si tratterebbe di fare politiche di entrata, ma semplicemente di ripristinare la condizione precedente al federalismo stesso. Ma in questo contesto di tagli pesanti dello Stato e della Regione, di Federalismo fiscale, ed i primi tentativi di rilevamento dei costi dei Comuni al fine di ottenere i cosiddetti "costi standard" - è arrivato recentemente un questionario a tal fine dal Ministero - nessuno sembra preoccuparsi del destino delle autonomie locali. A Torino esiste il sistema educativo delle scuole per l'infanzia, ovvero le scuole materne comunali, a sostituirsi da decenni allo Stato nell'erogazione del servizio. In altre città altre saranno le particolarità. L'unica cosa che non sembra interessare il Legislatore nazionale è il livello dei servizi effettivamente erogato ai cittadini. Si sta correndo, sia nella struttura delle priorità di risanamento del Paese, sul versante della spesa pubblica, sia per l'assenza di scelte sulla qualità delle stesse, il rischio serio di un futuro caotico di grandi disuguaglianze. L'unica strategia che sembra emergere è quella che gli americani di reaganiana memoria chiamavano lo "starving the beast" (affamare la bestia) ossia tagliare le risorse senza discriminare, nella speranza che in qualche modo le Amministrazioni si adattino; essa, oltre ad essere ripudiata anche dalla teoria economica, ha portato nell'esperienza italiana e straniera solo un effetto "molla" facendo riscattare in altro la spesa, e di nuovo in modo non selettivo, non appena si lasci la pressione. Il vantaggio dei tagli lineari e delle semplificazioni grossolane hanno facilità di azione, immediatezza del titolo, rabbia di chi trae dalla propria difficile condizione la generalizzazione del "tutti sprecano alla stessa maniera". Gli esempi sono tanti ed illuminanti. Nel 2010 il Comune ha rispettato i vincoli imposti dal Patto di stabilità. La normativa del Patto di stabilità introduce una nuova base di calcolo per il 2011, in controtendenza rispetto al passato, in cui la base era rappresentata dal un saldo di partenza più o meno lontano nel tempo. Tenuto conto che il nuovo metodo di calcolo può determinare, per alcuni enti, un peggioramento dell'obiettivo 2011, tale da rendere arduo il conseguimento e richiedere, conseguentemente, una significativa rideterminazione della programmazione finanziaria pluriennale, è stato introdotto un fattore di correzione del 50%, valido soltanto per il 2011. In particolare, gli enti che, a seguito dell'applicazione del nuovo metodo di calcolo, riscontrano un obiettivo peggiore, cioè più alto, rispetto a quello ottenuto applicando le regole previgenti, lo migliorano per un importo pari alla metà della distanza fra l'obiettivo "nuovo" ed il "vecchio"; viceversa, gli enti che, in base alla nuova manovra, hanno un obiettivo migliore, inferiore quindi, rispetto a quello calcolato con le norme previgenti, lo peggiorano, lo incrementano, per un importo pari alla metà della distanza fra il "nuovo" ed il "vecchio". Si tratta di una deroga, ribadisco, annuale. In concreto, questo per Torino, ha significato che l'obiettivo del patto 2011, che consisteva in una manovra da 155 milioni, con la clausola di salvaguardia, del 10,5%, sia sostanzialmente ridotto a circa 125 milioni di Euro. Il Patto di stabilità dovrebbe essere raggiunto attraverso manovre di aumento di entrate correnti, però bloccate dal decreto di due anni fa, o riduzione di spesa corrente (impegni) ma, data la rigidità della spesa corrente non comprimibile e l'impossibilità di incrementare le entrate, tali manovre non sono facilmente perseguibili. Il patto, in ultima istanza, induce i Comuni a conseguire entrate straordinarie di cassa, incentivando le dismissioni patrimoniali. Quest'anno, quindi, è stato particolarmente difficoltoso impostare il documento di Bilancio, come si evince dalle premesse. Più ancora che in passato, si è mantenuta invariata la pressione fiscale; il livello dei servizi sociali erogati viene mantenuto solo grazie al fatto che il Comune rimpiazza il taglio dei fondi regionali con pari cifra di fondi comunali, garantendo, con il proprio Bilancio, un welfare non di sua sola competenza; contenere l'indebitamento; garantire un buon livello di investimenti aggregati, con risorse proprie e facendo sistema con il territorio, proficuamente impiegando le risorse anche ottenute da trasferimenti specifici, come dimostra il programma di interventi sul quadrante nord della Città, che riceverà gran parte degli investimenti nei prossimi anni. Veniamo ai numeri. Il preventivo 2011 pareggia (per la parte corrente) a 1.357 milioni di Euro. Nel dettaglio, le entrate tributarie ammontano a 464 milioni di Euro e rappresentano il 35% del totale. Le entrate extratributarie (canoni e concessioni, interessi e fitti attivi, mense, contravvenzioni) ammontano a circa 415 milioni di euro, mentre i trasferimenti da Stato, Regioni ed altri Enti ammontano a 409 milioni (in flessione di 43 milioni rispetto al 2010. Le principali spese correnti riguardano il personale (430 milioni di Euro), i beni ed i servizi (252 milioni di Euro); i rimborsi di mutui e gli interessi passivi (244 milioni di Euro) ed i trasferimenti ad altri (98 milioni di Euro). Il Bilancio 2011 prevede investimenti pari a 423 milioni di Euro, in parte cofinanziati da terzi. Il Preventivo è condizionato da nuovi e pesanti tagli alla finanza pubblica, ribadisco, per oltre 43 milioni di Euro sul trasferimento erariale e dalle minori entrate regionali del welfare socio-assistenziale. Il Comune, per raggiungere il pareggio, è dovuto intervenire sulla spesa, razionalizzando, contenendo i costi laddove possibile. Il quadro dei tributi comunali resta sostanzialmente invariato sul 2010. Questo pur in uno dei peggiori periodi per gli Enti locali degli ultimi trent'anni; garantisce servizi, reintegra con fondi comunali i tagli di altre istituzioni, come quelli approvati dal Bilancio della Regione, ed insieme al rigore sulla spesa continua a produrre però effetti redistributivi. Il nostro Rendiconto - il secondo documento all'esame dell'Aula - si è chiuso con un avanzo di amministrazione di 39.564.000 Euro. Il 2010 è stato un anno su cui si è interamente riversata la pesante crisi economica che, in assenza di reali politiche di investimento nazionale, ha visto il Comune e le sue partecipate protagonisti assoluti degli investimenti locali. Il proseguimento della politica di riduzione delle spese giudicate non strategiche, insieme al monitoraggio continuo su esposizione debitoria ed andamento dei costi, ci hanno permesso di chiudere l'esercizio finanziario del 2010 con un consistente avanzo. Da sottolineare che, nel corso dell'anno passato, gli investimenti dell'Amministrazione comunale in opere pubbliche hanno toccato la cifra di 265 milioni di Euro. Sempre sul versate tributario, il 2011 si distingue per l'invarianza delle principali aliquote o tariffe, per il potenziamento del contrasto dell'evasione fiscale e per la redistribuzione del prelievo e nei provvedimenti agevolativi specifici per la crisi economica. Vi è sempre l'incentivazione delle attività dirette al contrasto ed al recupero dell'evasione fiscale, utilizzando tutti gli strumenti disponibili, e della collaborazione con l'Agenzia delle Entrate per l'accertamento erariale. Sul fronte della TARSU, invece, la disciplina normativa da applicarsi, anche per il 2011, è quella del Decreto n. 507, sempre la stessa, visto che dopo non poche incertezze del Legislatore, si è previsto, anche per il 2011, il permanere del regime di prelievo relativo alla raccolta di smaltimento rifiuti, in vigore dal 2006, anno di emanazione del Codice Ambientale. In mancanza della decretazione di attuazione, vigendo ancora il sistema tributario TARSU, e proseguendo il processo di adeguamento delle tariffe TARSU in ottica di futura integrale copertura dei costi, è stato previsto un aumento tariffario del solo 1%, ampiamente inferiore al tasso di inflazione programmata dell'1,5%. Ma sempre più spesso le contraddizioni del Legislatore generano confusione: si veda, da ultimo, la circolare del MEF dell'11 novembre 2010 che, in merito alla natura giuridica della TIA, sostiene la tesi non tributaria, così come il Decreto n. 78/2010, contrariamente all'esplicito dictum, di segno opposto, della Corte Costituzionale e della successiva giurisprudenza di legittimità che l'ha associata, come sapete, a funzioni di natura tributaria. In un'ottica di prosecuzione e di implementazione delle agevolazioni previste per le famiglie in condizioni di disagio economico o colpite dalla crisi, sono state innanzitutto confermate le agevolazioni definite sulla base di certificazione dell'ISEE patrimoniale. Ai fini dell'applicazione della riduzione, sono state confermate le fasce del 2010. Questo dispositivo di sgravi ha interessato 11.365 famiglie nel 2007, oltre 58.212 nel 2010. Praticamente, cinque volte tanto. È possibile affermare con certezza che i provvedimenti anticrisi della Città di Torino sono tra i migliori e più efficaci d'Italia. E, come ogni anno, la manovra e il Bilancio hanno visto il confronto con le parti sociali. Come per il 2010 è stata proposta al Consiglio Comunale la possibilità di riconoscere sgravi fiscali finalizzati ad alleggerire i disagi derivanti da attività commerciali ed artigianali ubicate in aree di cantiere oppure famiglie in cui le abitazioni si trovino nel perimetro individuato dalla vicinanza dell'area della discarica delle Basse di Stura. In tema di IRE, se resta confermata l'aliquota, peraltro bloccata in quanto già superiore allo 0,4%, dello 0,5%, viene innalzata la soglia di esenzione fino a concorrenza della quale non è dovuta l'addizionale. La fascia, quest'anno, è stata portata a 11.000 Euro, permettendo a Torino di essere tra le Città con fascia di esenzione più alta, comprendendo, ad esempio, soglie di redditi medio bassi, pensioni minime, lavoratori in cassa integrazione, mobilità, precariato ed altre. Anche su questo ripropongo, come ogni anno, una riflessione: sarebbe auspicabile, un intervento normativo per rendere modulabile tale esenzione o graduandola per fasce o diversificandola per tipologie di reddito, dando progressività. Per i Nidi d'infanzia e per il servizio di Ristorazione scolastica, le fasce e le sedi dei Servizio Educativi sono confermate per le agevolazioni esistenti. Sulla COSAP è applicato il tasso di inflazione programmata, sull'incremento zero, invece, CIMP e Affissioni. Tornando alla rendicontazione è possibile notare come il condizionamento del Bilancio da parte dei minori trasferimenti, sia stato, in qualche modo, crescente negli ultimi cinque anni; il dato è interessante. Infatti il totale dei trasferimenti dello Stato nel 2006 ammontava a 369 milioni, mentre oggi (nel 2011) ammonta a 283 milioni e ciò in sostanziale blocco delle entrate tributarie. Stiamo parlando in pochi anni di quasi il 24% in meno dei trasferimenti dello Stato. L'indice di autonomia finanziaria è passato dal 77% del 2006 al 64% del 2010, per effetto della crescita del gettito fiscale, conseguente alla straordinaria attività di recupero su evasione. La rigidità della spesa è passata dal 56% al 52%, quindi è migliorata, gratificando gli sforzi intrapresi per rendere meno condizionata da interessi e oneri di personale e contratti la spesa della Città. Il debito residuo del portafoglio della Città al 1° gennaio è di 3,3 miliardi di Euro. Nel quinquennio, la variazione è stata dovuta prevalentemente alle entrate in ammortamento di prestiti deliberati nel quinquennio precedente, ma che per effetto del meccanismo e del prestito flessibile del formale impegno, vengono conteggiati nel debito residuo solo successivamente. La variazione reale del debito nella legislatura uscente è stata, quindi, di soli 106 milioni di Euro, risultato gradito anche da Standard & Poor's, l'agenzia di rating che ha confermato il rating "A", riportando le prospettive a stabili da negative. La struttura del debito residuo per il 35% è a tasso fisso, il 47,36% variabile e il 17,69% strutturato, cioè fisso fino ad una certa soglia; tale distribuzione della tipologia dei tassi assicura che più della metà del debito sconti un tasso adeguato alle condizioni di mercato. L'esposizione debitoria del Comune è unicamente verso i finanziatori dell'area Euro, il 19,42% da Cassa e Depositi, il 52% da banche e il 27% sono BOC. Purtroppo sul tema si è detto molto e se n'è fatto ampio utilizzo politico, non sempre in modo preciso: "La minima deviazione iniziale della verità si moltiplica col tempo di migliaia di volte" avrebbe detto Aristotele. Si è trattato di una politica di grandi investimenti che hanno cambiato la Città, per sempre e di cui si avvantaggeranno i cittadini di molte generazioni future. Il debito descritto dal Comune di Torino viene ammortizzato annualmente, cosicché al termine della vita dei vari mutui, il debito si esaurisce, non essendo mai stati stipulati prestiti cosiddetti "bullet" che prevedono la restituzione del capitale solo a termine del contratto in unica soluzione. Il metodo di ammortamento è per tutti i mutui, con istituti diversi dalla Cassa Depositi, di tipo francese e prevede il pagamento di una rata semestrale o annuale, il cui ammortamento in capitale è crescente nel tempo, mentre per quelli contratti con la Cassa a tasso variabile le quote sono costanti; per i tassi fissi l'ammortamento del capitale è crescente come per gli altri Istituti. La costante attenzione al contenimento del debito pone, sempre, una domanda: qual è la soglia di investimenti che rende in equilibrio perfetto la necessità per la città di avere nuove opere e sviluppo e dall'altra di non produrre nuovo debito? Noi abbiamo provato a dare una risposta e i dati ci danno ragione e abbiamo centrato gli obiettivi che c'eravamo proposti, senza, con ciò, dimettere asset, ma anzi continuando a patrimonializzare aziende e Città. Anche in questo contesto la risposta dell'Amministrazione alla crisi, quindi, c'è stata e continuerà a privilegiare azioni di redistribuzione di agevolazioni/sostegno ai ceti deboli. Resta, quindi, preferita un'azione diretta a contenere il costo dei servizi resi sin dalla loro formazione e della tariffa a carico dei cittadini, garantendo sconti a fasce di reddito anche intermedie, piuttosto che appiattire gli aiuti a fasce molto povere. Il nostro welfare, in decenni di buona Amministrazione, lo testimonia. È possibile anche esprimere qualche considerazione sul futuro prossimo: una ristrutturazione all'interno della macchina comunale, salvaguardando e, anzi, migliorando l'efficacia della spesa sociale ed efficienza nei servizi resi, potrà permettere di fronteggiare le complessità all'orizzonte che la legge ci sta facendo vedere, ma solo con un quadro di risorse certe sarà possibile tornare a fare vera programmazione. Per quanto concerne la spesa in conto capitale, il Bilancio prevede 423 milioni di investimenti, suddivisi in 134 milioni di Euro per opere pubbliche, 99 di manutenzioni straordinarie e 190 di altri investimenti. Il Bilancio degli investimenti risente della necessità di contenere l'indebitamento, eppure continua ad esercitare un ruolo importante sullo sviluppo della Città. La cancellazione del cofinanziamento per le opere, per la ricorrenza dei 150 anni dell'Unità d'Italia, ha chiesto un ridimensionamento già nel 2010, tutto basato su risorse locali. La parola d'ordine degli investimenti del 2011 resta ancora una volta "manutenzione". Più qualità urbana dell'esistente, più fruibilità dei servizi. La riapertura del rinnovato Museo dell'Automobile, del Risorgimento, dell'OGR, ospitanti un evento importante di Italia 150, quale la mostra: "Fare gli italiani", il Parco Dora e ancora l'avvio nell'estate prossima dei lavori di Parco Stura, e tantissimi altri. È stata da poco inaugurata la nuova tratta della linea 1 di metropolitana fino a Lingotto, finanziata al 40% con risorse locali ed è prossimo l'avvio del cantiere per l'arrivo a Piazza Bendasi. Il passante ferroviario presto regalerà ai torinesi il sottopasso veicolare di Piazza Statuto, la nuova stazione di Porta Susa e con essi il grande viale che si completa. Comincia a delinearsi, intorno ad esso, la nuova città dell'asse nord-sud, costruita intorno al viale che aprirà l'ingresso da Corso Grosseto e consentirà di attraversare in mezzo alla nuova veste e vocazione di Torino l'intero territorio cittadino. Sotto di esso, a più livelli, un articolato snodo ferroviario, che presto connetterà due reti di metropolitana, il nodo ferroviario torinese, con le tratte RER e gli attraversamenti di treni a lunga percorrenza, avendo quale nuovo centro la Stazione di Porta Susa, prossima al completamento. Nel 2011 saranno realizzate anche le riqualificazioni energetiche di numerose scuole cittadine, la riqualificazione di aree mercatali come Piazza Foroni, il recupero del complesso architettonico di Santena, il completamento dell'area ex-INCET, dopo la caserma con la scuola, nuovi interventi anche nel sociale, con l'intervento della struttura Cimarosa. In questo momento sono in corso opere pubbliche per 158 contratti di appalto, per un valore di oltre 130 milioni di Euro, segno che il ruolo di primo investitore della città è ancora vivo e consolidato. Certo, si apriranno nuovi scenari, complessi e delicati sotto il profilo strategico, industriale e finanziario. Il primo compito della nuova Amministrazione sarà il rafforzamento economico e finanziario del rapporto tra Città e partecipate. Lo strumento del Bilancio consolidato pubblico dovrà diventare la chiave di volta per l'assunzione delle strategie di medio periodo, ma con grande orgoglio possiamo dire di essere il primo Comune d'Italia a fare scuola con il consolidamento dei conti, come la normativa pretenderà tra qualche anno, ma molto più significativamente, come richiede la buona pratica della trasparenza amministrativa e di accesso all'informazione. La ricetta economica per Torino sarà ancora un mix di funzioni, accanto alla vocazione turistica, ormai affermata, il dato è recente, 3 milioni e mezzo di presenze nell'area metropolitana del 2010, nuove funzionalità terziarie attrattive ed investimenti pubblici e privati e il mantenimento di importanti investimenti nel settore industriale, senza il quale tutto il sistema di servizi sarebbe più fragile. La risposta alla crisi occupazionale sarà nell'investimento sui giovani, sulle loro aspettative di buona occupazione e, nel contempo, su di un welfare rafforzato, ma anche modificato per far fronte ai bisogni emergenti. Anche quest'anno ho portato la presentazione del Bilancio nelle Circoscrizioni personalmente. Quest'anno però, ahimè, emerge, in tutta evidenza, il limite dell'attuale sistema. Il Bilancio è quasi ovunque diventato l'occasione per parlare solo della contestata normativa nazionale di revoca e poi riammissione dei gettoni di presenza per l'attività istituzionale. Credo, comunque, che discutere di Bilancio sia utile a recepire i bisogni del territorio. Il Decentramento e la partecipazione devono avere la consapevolezza della difficile situazione economica generale, ma anche voglia di accettare la sfida e dimostrare che questa Città ha le risorse, evidenti o nascoste, per analizzare e discutere, ma anche rimboccarsi le maniche. I nostri concittadini chiedono informazione, trasparenza sulle scelte economiche, più comprensione delle dinamiche complesse di carattere finanziario. Abbiamo dato però molta importanza, in questi anni, all'informazione, pubblicando costantemente opuscoli di ampia diffusione proprio sui conti cittadini. Credo che la Città potrà essere ancora più bella, solidale ed accogliente, produttiva, viva e partecipata se si orienteranno in modo equilibrato le risorse emergenti, continuando a ripartirle tra stato sociale e sviluppo, cultura, giovani, ambiente, casa, eccetera; rimando, per questioni di tempo, alle relazioni dei colleghi per l'esame degli specifici provvedimenti. Avviandomi alla conclusione, non posso che ringraziare quanti in questi anni hanno lavorato con me per i conti della nostra Città, cominciando, naturalmente, dagli uffici della Vice Direzione dei Servizi Finanziari, ai Revisori dei Conti, alla Cabina di Regia economica presso il Direttore Generale, alla civica riprografia, passando per l'encomiabile lavoro degli uffici del Consiglio Comunale. Ma un grazie anche al Sindaco, al Presidente del Consiglio, alla Giunta, al Consiglio Comunale e agli uffici tutti. Come ho già avuto modo di dire, la ricetta per consolidare a Torino una prospettiva di progresso economico e sociale è ancora nell'innesto dell'economia della conoscenza sulle tradizionali specializzazioni del tessuto produttivo e la qualità sociale - ciò che consente agli individui di realizzare combinazioni variabili di funzionamenti elementari - godere di ottima salute, accrescere il capitale umano, nutrirsi adeguatamente - o complessi - partecipare alla vita della comunità - non può essere data oggi per scontata. Scriviamo, oggi, l'ultima pagina di appassionanti anni di amministrazione; è del futuro che la politica ora si deve occupare: con un'avvertenza: "Indietro? Solo per prendere la rincorsa!" potremmo dire, parafrasando un noto politico del Novecento". |