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CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Passiamo all'esame della proposta di deliberazione n. mecc. 201008881/009, presentata dalla Giunta Comunale in data 21 dicembre 2010, avente per oggetto: "Legge regionale 9 aprile 1996 n. 18. Programma integrato in variante al P.R.G. relativo alla Zona Urbana di Trasformazione denominata 'Ambito 5.25 Botticelli' - Adozione" CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) A questa deliberazione è stata presentata, in accompagnamento, una mozione al n. mecc. 201101448/002, presentata dal Presidente Levi-Montalcini, che, pertanto, viene discussa in congiunta con la deliberazione stessa e votata successivamente alla deliberazione stessa. La proposta di deliberazione è stata illustrata più volte in II Commissione e a questo punto chiedo all'Assessore se intende illustrare la deliberazione in Aula. No. Chiedo alla Presidente Levi-Montalcini se intende illustrare la mozione di accompagnamento. No. A questo punto, chiedo se ci sono degli interventi di merito. La parola al Consigliere Silvestrini. SILVESTRINI Maria Teresa Io intervengo soltanto per raccontare a chi non fosse stato in II Commissione di che cosa si tratta. Dunque, questa è un'area che era industriale, dove che cosa si fa? Si fanno delle residenze nuove - io adesso non ricordo esattamente quanti metri quadrati di SLP eccetera -, con la solita torretta, per cui: torretta, altre torrette in giro, una piazza che non è né verde né non verde (è come se ci fossero, non so come chiamarli, spuntano delle specie di arbusti) e poi alle spalle una piastra di centro commerciale. È una progettazione, diciamo così, paradigmatica di un modo di costruire che si rivela completamente privo di qualsiasi idea o pensiero, perché sono semplicemente cubi di cemento. Tra l'altro, le case sono praticamente vicinissime al centro commerciale, stanno ad angolo; l'abbiamo anche chiesto in Commissione. Hanno detto che queste case ad angolo, attaccate al centro commerciale, non c'è nemmeno uno spazio tra la finestra ed il centro commerciale. Questo in due casi, cioè sia nella torre che nella casa che c'è davanti. È veramente orrendo. In Commissione, mi è venuto da pensare questo. Ho pensato se noi... Signori, per cortesia, io è dalle 9.00 di questa mattina che sono in Consiglio Comunale. Sono quasi dodici ore e faccio fatica a parlare. Se volete essere così gentili da fare un attimo di silenzio, forse, riesco a finire l'intervento. Grazie. Proprio l'ultimo giorno, le ultime tre ore di Consiglio Comunale, dimostrarsi minimamente civili, grazie! CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Per evitare discussioni, essendo una variante, ricordo a tutti che un membro per Gruppo ha diritto a parlare per 20 minuti e gli altri membri del Gruppo hanno diritto a parlare per 10 minuti. Prego, Consigliere Silvetrini. SILVESTRINI Maria Teresa Quel tipo di progetto, avallato dalla Città, è un atterraggio. È un atterraggio in un isolato di queste case di qualità edilizia assolutamente pessima, con accanto una piastra commerciale a qualità edilizia assolutamente pessima, qualità dell'intervento pessima. Mi sono chiesta: se fra tremila anni qualcuno scoprisse un reperto archeologico di questa dimensione e non conoscesse la civiltà che gli ha dato forma, che tipo di ipotesi farebbero gli archeologi sulla civiltà che ha partorito una forma abitativa di quel genere. Effettivamente, c'è da chiedersi come mai degli umani preferiscono vivere appollaiati uno sopra l'altro in delle specie di tubi di cemento e accanto hanno, invece, una sorta di spazio piatto e largo che serve per accumulare merci. Questo intervento che chiude una consiliatura ne dà anche un po' la cifra, cioè la completa mancanza di progettualità, di interrogarsi su che cosa significa lavorare su quel territorio, di interrogarsi su che cosa sono i bisogni di quel territorio, di ragionare veramente in termini di superficie che si può vendere e di spazio commerciale che si può vendere, senza ambizioni di nessun altro tipo. E io parlo di ambizione, perché io non capisco come mai in questa consiliatura non c'è stata ambizione per la città. Ambizione vuol dire interrogarsi costantemente di qualche cosa di meglio, di più bello, di più importante, di più nuovo che non "grattacielotti" di cemento con accanto un centro commerciale di scarsa qualità edilizia. Ma perché? Cioè, io veramente mi chiedo perché. Ma che cosa ha fatto di male la città? Che cosa ha fatto di male Torino, per meritarsi questa, se posso dirlo, mancanza di cura e di intelligenza. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Vicepresidente Ventriglia. VENTRIGLIA Ferdinando Grazie, Presidente, ma intervengo solo per un minuto, voglio tranquillizzare l'Assessore, perché vorrei registrare un fatto un po' particolare, anche perché questa è l'ultima seduta dall'andamento un po' surreale ed è forse per questo che mi occorre in questo momento di trovare alcuni punti di convergenza con non soltanto il Gruppo di Rifondazione Comunista, ma il Consigliere Silvestrini, con il quale credo non soltanto non sono andato d'accordo, ma mi sono scontrato aspramente in questi cinque anni. Lo dico perché mi pare che alcune cose che lei ha detto siano un elemento fattuale, cioè la trasformazione di questa città - e abbiamo anche fatto dibattiti anche in quest'Aula ma anche fuori con Assessori e anche con lo stesso Sindaco -, investita dalla crisi economica e quindi dalla crisi industriale, la ricetta di questa Amministrazione è stata quella di sostituire, dico in maniera schematica, il tessuto produttivo con una rete di insediamenti, palazzina più centro commerciale, creando una nuova tipologia insediativa, che io credo sarà messa sul banco degli imputati tra pochi anni. Io capisco che c'erano delle necessità; non soltanto la necessità di trovare una missione, una salvezza per questa città, anche necessità di bilancio che certamente non voglio dire siano state l'obiettivo, voglio essere generoso, non hanno dato fastidio agli Assessori che hanno dovuto incassare gli oneri, del resto questo tema della preminenza dell'inseguire l'incasso degli oneri ormai affiora anche nei pensatoi della sinistra, a cui partecipa anche il candidato Piero Fassino. Quindi, come dire, non penso che sia più un argomento tabù e non vorrei che magari lo stesso Assessore tra qualche anno verrà a dirci: "Ma no, assolutamente, quella politica è superata, è una stagione chiusa" e ne prenderà lui stesso le distanze. Anche se si deve rimediare all'emergenza, anche se si ha lo sguardo focalizzato sul presente, è la tipologia di questi insediamenti che, riprodotta in maniera sistematica, ci consegna un'immagine di città che io nei prossimi anni avrei voluto non vedere, e sono facile profeta: entro breve tempo, una decade al massimo, ci porterà ad una riconsiderazione molto severa anche del rapporto con il privato, del rapporto con l'industria di quel settore in questa città, della visione che ha avuto questa Amministrazione per come si è espressa attraverso questi atti. Ci sono voluti trent'anni per mettere sotto accusa gli urbanisti degli anni '60, fine anni '60 e primi anni '70, quelli di certe periferie; io penso che ci vorrà molto meno per ridiscutere, con grande rigore e grande severità quello che è stato fatto in questa città a partire da Spina 3 in poi. Volevo consegnare questa riflessione a fine consiliatura, non per dare ragione al Consigliere Silvestrini, ma credo che forse questa riflessione, che faccio come Consigliere, al di là delle appartenenze, possa anche testimoniare un disagio diffuso e anche qualcosa che ormai si sente dire non soltanto più a mezza voce, ma anche apertamente si vede anche scrivere. Sarà interessante vedere con quali modalità i responsabili di questa stagione di trasformazione della città ne prenderanno le distanze nei prossimi anni. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Brescia. BRESCIA Mario Parlare dopo il Consigliere Ventriglia è un dramma, perché dopo un oratore del genere è ben difficile intervenire; se, poi, mi segue qualche altro oratore che ho vicino resto schiacciato. Per quanto riguarda la Botticelli, ci sono parecchie cose su cui ragionare, guardando il progetto. Innanzitutto per quanto riguarda l'area ex Alfa Romeo, che quindi necessiterà di una bonifica notevole, ci auguriamo solo che non succeda come capita spesso, che l'area viene tombata, con quel brutto termine, per coprire i residui di lavorazioni ed i residui di inquinamento, che sono tipici delle fabbriche degli Anni Sessanta, Settanta e Ottanta, quando ancora le leggi antinquinamento erano quelle che erano. Basta ricordarci la zona Isvor, ex FIAT, dove si fanno i parcheggi non sotterranei, ma sopraterra, perché, se andassimo a scavare sottoterra, troveremmo di tutto, in quanto è dove è nata la FIAT la prima volta e chiaramente le leggi antinquinamento non c'erano. Quando si recuperano aree industriali dismesse si potrebbero fare degli ottimi lavori, purtroppo, come hanno già detto alcuni Consiglieri che mi hanno preceduto, ormai c'è la tendenza ad una certa filosofia edilizia ed architettonica in questa città. La tendenza è quella, con un termine abbastanza simpatico, del land mark (mi corregga l'Assessore se sbaglio); in ogni nuovo insediamento edilizio deve essere la torre, il grattacielo e deve essere quello che marca il territorio. Ricordo che una volta gli feci una battuta: che i cani marcano il territorio, ma non sarebbe il caso che anche noi marcassimo il territorio dove passiamo, mettendo delle torri. Torino è una città che conosciamo tutti: è una città barocca, antica, con il suo skyline; per vedere lo skyline barocco basterebbe raggiungere semplicemente la terrazza del Museo della Montagna per vedere lo skyline barocco e, comunque, anche le periferie (non certe barocche e moderne purtroppo, io vivo in una di quelle, vivo in un alveare, lo chiamo così). Le periferie, comunque, non sono belle, ma non meritano di subire certi attacchi, come può essere stata la Regaldi e queste situazioni. Lo skyline di Torino con il grattacielo Sanpaolo è modificato, si modificherà, purtroppo, con quello che ci avete lasciato in eredità in Regione, perché gli accordi presi da altri ci hanno messo con le spalle al muro, anche per quanto riguarda altri possibili grattacieli. Qui, ormai, è un susseguirsi di torri e grattacieli che in ogni dove si va dalla Botticelli, alla Lancia, alla Osi-Ghia, con i due grissini, alle schegge della Spina 1 (dove è già Mediterraneo-Corso Lione) e alla Regaldi. Tutte situazioni in cui ci deve essere il marcatore di territorio e una delle caratteristiche è la torre, che non riusciamo a non vedere da nessuna parte, c'è ovunque. L'altra caratteristica notevole, che è presente sempre e dovunque, è la piattaforma commerciale; sono delle piattaforme bruttissime e il problema è che si potrebbe anche studiare qualcosa di bello. Invece, come si vede dalle foto dei rendering che ci sono stati dati, è un basso fabbricato, quelli che una volta erano capannoni industriali all'interno dei si produceva, e adesso sono capannoni più o meno altrettanto brutti. I capannoni delle OGR sono meravigliosi, per cui non possiamo paragonare l'architettura industriale dell'800 o dell'inizio del '900, perché oltre alle OGR, ci sono anche le Officine Grandi Motori e la stessa RIV, prima che fosse trasformata in una banca, era qualcosa di buono. Adesso, invece, ci troviamo con queste situazioni e questi bassi fabbricati a capannone, che sono templi di una nuova società che non riusciamo a capire, chi arriverà tra vent'anni chissà che cosa dirà di noi. Poi, attaccate al capannone ci sono sempre le case, per cui chi esce da lì deve andare a consumare. Poi, c'è la teoria che l'Assessore Viano ci ha espresso ultimamente, che ha avuto grande riscontro e che ha generato grandi problemi con i Comuni dello stesso colore politico (i Comuni del circondario), perché la teoria che abbiamo visto e che l'Assessore ha esplicitato a parole, ma ormai era stata portata avanti con i fatti, è di creare i centri commerciali e gli outlet all'interno della città. All'interno di una città che, però, non è Los Angeles, perché se fossimo a Los Angeles si potrebbero anche fare i centri commerciali; infatti, in quella bruttissima città ci sono le autostrade urbane e la città praticamente è attraversata dalle autostrade, per cui si possono anche fare i centri commerciali al suo interno. Invece, una città come la nostra, che ha problemi di traffico, di ingresso e di uscita, è la seconda città per inquinamento d'Europa (dopo un'oscura cittadina della Bulgaria, mi pare). C'è la ZTL, ci fate tenere la macchina ferma la domenica e ci sono tutti questi palliativi che non servono a niente, anzi pare che peggiorino la situazione. Mi domando che senso abbia lamentarsi del problema dell'inquinamento, se, poi, si concentrano nella città centri commerciali ad ogni piè sospinto e ad ogni chilometro di distanza si trova un centro commerciale. Mi domando qual è la logica perversa e poi, dall'altra parte, si partecipa alla gara (che spero il Comune di Torino vinca, perché così la futura Amministrazione, che immaginiamo sarà di un altro colore, potrà governare anche fruendo di quella vittoria) del bando europeo per ridurre l'inquinamento e la CO2, però domando (non per far perdere tempo, ma per ragionarci sopra) per quale motivo si fanno i centri commerciali all'interno della città e, poi, ci si lamenta che c'è l'inquinamento e si cerca di concorrere ai premi europei per le città che combattono l'inquinamento. Io chiederei anche, per correttezza ed onestà intellettuale, quando si partecipa a questi bandi, mandiamogli anche tutte le deliberazioni in cui decidiamo di costruire i centri commerciali all'interno della città e, forse, avranno qualcosa da ridire anche loro in sede di valutazione. Noi non lo faremo di certo, però voglio dire… Qui c'è questa torre, c'è una mezza torretta, ci sono due palazzine, c'è una piazza. È molto bello perché davanti alla piazza, e questo l'avevamo già fatto notare in sede di Commissione, c'è un banner pubblicitario e, praticamente, sarà un banner che servirà alla gente per capire che lontano c'è un centro commerciale. Siccome per distanze da insediamenti industriali ed artigianali che creano problemi di rumore e inquinamento si è dovuto tenere le costruzioni distanti, lì si è messo vicino il centro commerciale che non ha quei problemi. Però, da quel punto, il centro commerciale è lontano dalla strada, dal passaggio delle auto e dal passaggio dei pedoni. Per riuscire a far capire alla gente che c'è un centro commerciale, sì crea una specie di cortina, tipo banner, da dove verranno le scritte del centro commerciale e questo servirà a riqualificare e valorizzare le case di chi abita lì dentro, che, forse, penseranno di essere persone in vendita anche loro, visto che praticamente sono all'interno di tutta la struttura. Per cui anche la piazza ha il significato che ha; non sarà una piazza di fruizione, perché poi è sopra una soletta, e non riusciamo a capire quale sia il vantaggio di tutto ciò. Per quanto riguarda i mezzi pubblici, si va sempre sulla Metropolitana, si ragiona sul discorso di utilizzo della linea 2 della Metropolitana, mi pare che anche questo sia stato fatto, sempre come per Regaldi e Gondrand. La linea 2 della Metropolitana, a detta degli stessi Assessori e degli stessi Consiglieri di maggioranza (quindi, non noi), sarà attiva tra dieci-quindici anni, magari fra vent'anni, e i soldi per fare la linea 2 non ci sono, così come non ci sono per fare la parte finale della linea 1; vorrei ricordare ai Consiglieri che la Regione e lo Stato hanno messo la loro quota. Sia la parte regionale che la parte statale sono disponibili e, nel momento in cui il Comune, per la parte di tronco finale della linea 1, troverà i finanziamenti, Stato e Regione metteranno i loro, che sono già stati stanziati. Questo però avverrà quando noi riusciremo a venderci Piazza Bengasi, perché questo è poi il motivo per cui la si vende (cioè, per trovare i soldi per fare il tratto finale della linea 1). Bisogna tenere conto che con il federalismo fiscale ci sarà la possibilità di fare molte più cose, finalmente; ci saranno le tasse di scopo per cui la gente vedrà, pagherà e, poi, deciderà in base a che cosa ha pagato. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Il Consigliere dice: "Questo è quindici anni che lo sentiamo", ma adesso è stato votato, mi pare anche con l'appoggio di forze responsabili di opposizione che si sono astenute, perché c'è stato qualcuno dei responsabili che ne ha capito l'importanza. Lo stesso Sindaco mi pare sia andato a trattare con il Governo per quanto riguardava il federalismo fiscale municipale. Per quanto riguarda il progetto, non possiamo che essere contrari, perché non apporta alcuna valorizzazione. Per quanto riguarda il discorso delle torri, ci presentate sempre una torre per volta. Lo skyline che viene proposto presenta sempre una torre. Prima la torre Sanpaolo, poi questa, poi ci sono le torri Lancia e, in futuro, ci sarà la torre delle Ferrovie, perché quando partirà anche il progetto delle Ferrovie ci sarà la loro torre da sola, non ci sarà la torre Sanpaolo che è dietro. Poi si troverà il modo di dire che è stata nascosta da qualche ombra solare. C'è sempre una torre sola. Le torre Osi-Ghia saranno da sole; le torri del Mediterraneo in Corso Lione sono da sole, però noi vi invitiamo a vedere dei rendering che sono stati fatti in modo professionale, ripeto, in modo professionale, in cui le torri sorgono tutte una dopo l'altra e non vanno via. Per cui in ordine cronologico nasce una torre, poi ne nasce un'altra, poi ne nasce un'altra. Se guardate i rendering (questo è stato costruito dal terrazzo sommitale del museo della montagna dei Cappuccini) sembra Manhattan. Le montagne spariscono. Quella che era una peculiarità della città di Torino, di avere uno skyline dalla parte delle montagne, dall'altra parte le colline, sparisce completamente. Con questo non vuol dire che noi siamo contrari ai grattacieli, tengo a precisarlo. I grattacieli fanno parte di una certa cultura e di un certo modo di interpretare l'architettura, ma ci sono città che ci hanno insegnato come si fanno i grattacieli, una per tutte è Parigi, che ci ha insegnato che i grattacieli si prendono e si mettono tutti tutti assieme, come hanno fatto per la Defence. Parigi non ha fatto il salame di Jacovitti. Chi ha la mia età, si ricorderà Jacovitti sono i salami che spuntano su dove capita. Parigi di grattacieli ne ha fatti, anche belli, come l'Arco, che è un grattacielo bellissimo, ma li ha fatti tutti assemblati assieme alla Defence, non li ha spalmati sul territorio. Questo è uno dei motivi della nostra contrarietà totale a questo progetto, che tra l'altro prevede parecchie difficoltà: ad esempio le case che sono addossate contro il centro commerciale, per cui chi abita al primo e al secondo piano se apre la finestra va a finire con la testa contro il centro commerciale. Questo è un altro problema grandissimo per cui noi siamo contrari al progetto. Poi c'è un ultimo fatto che vorrei richiamare un attimo all'attenzione dell'Assessore, ma l'abbiamo già detto. Mi pare che ci siano 30.000 metri quadrati di terreno pubblico che viene destinato a modifica costruzione di viabilità per questo comprensorio. Ma questi 30.000 metri quadrati di terreno, mi pare siano 30.000, adesso la deliberazione non ce l'ho qua davanti: 30.509, se ho letto giusto, di superficie della città che vengono ceduti per viabilità, ma non è viabilità funzionale, diciamo così, alle case. Se fossero state solo le case, non avevano bisogno di quella viabilità. Ovviamente, l'ampliamento e l'implementazione della viabilità serve per rendere appetibile il centro commerciale, perché se non ci fosse quell'aumento di viabilità, se non fosse raggiungibile con questo sistema di ampliamento di strade, chiaramente il centro commerciale non verrebbe insediato. Insediano un centro commerciale se gli crea una viabilità e la viabilità chi la mette? Chi mette i metri quadrati di terreno? Li mette la Città di Torino, per cui anche questo viene a essere una cosa che è funzionale a loro, ma non è funzionale ai cittadini. La torre fa ombra alle case, ma si vede chiaramente già da qua. La stessa torre fa ombra alle sue case, che sono lì vicino. È tutta una situazione che vede il territorio assolutamente svantaggiato. Per questo noi siamo contrari. VENTRIGLIA Ferdinando (Vicepresidente) La parola al Consigliere Castronovo. CASTRONOVO Giuseppe Se qualcuno invece di citare i cigni, citasse le anatre, forse farebbe cosa migliore. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Ma bisogna saperle le cose, per poterle citare. Io vorrei iniziare facendo un ringraziamento al Consigliere Silvestrini, che non è un ringraziamento sentito solo dal punto di vista personale, ma anche e soprattutto dal punto di vista dell'impegno che il Consigliere ha profuso in quest'Aula e nelle Commissioni. Il Consigliere Silvestrini ha saputo svolgere il suo compito nella maniera migliore che si possa e la passione con la quale è intervenuta anche stasera nel cercare di attirare l'attenzione dell'Aula su come, a suo giudizio, che io condivido, si debba e si possa procedere alla realizzazione di una urbanistica della città che tenga conto di una serie di valori che, a suo avviso e a mio e di altri, che invece non vengono presi in considerazione. Per me è un ringraziamento doveroso, perché in questi cinque anni non ho potuto aiutarla, per ovvi motivi, a svolgere il lavoro che lei ha fatto qui in Aula e in Commissione. Ma oggi vorrei iniziare dalla mia esperienza personale. Io ho vissuto per molti anni in Liguria, prima di venire a Torino, e ho assistito a uno sviluppo urbanistico della costa ligure, provincia di Savona, che per chi ci va oggi difficilmente riesce a capire com'era prima quella costa. Se prendete la Via Aurelia Vecchia e iniziate il vostro viaggio da Borgio Verezzi, arrivate alla fine di Borghetto Santo Spirito senza soluzione di continuità. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Non l'ho copiato da Calvino, ho citato Calvino quando abbiamo intitolato il suo giardino e ho letto un pezzo, uno dei suoi racconti tratto da "Le città Invisibili"; vorrei veramente che tutti, se non qualcuno non l'ha ancora fatto, leggesse quel libro, perché è meraviglioso. Bene, quando da bambino sono andato a vivere a Loano, a monte della Via Aurelia, c'erano solo orti e giardini. C'era un convento, quello dei frati Cappuccini e una vecchia fabbrica, nella quale si produceva il tonno in scatola, una colonia della Borsalino, dove ho frequentato la terza elementare, e poco altro. Da Loano poi mi sono trasferito a Borghetto Santo Spirito e allora ho capito cosa voleva dire rovinare un paese, tant'è che in Liguria, ancora oggi, quando si vogliono definire gli scempi urbanistici, si usa il verbo "borghettizzare", cioè rendere come Borghetto qualunque altro paese della costa; voleva dire, sostanzialmente, rovinarlo pienamente. E' vero, bisognava fare in modo che i torinesi che venivano in vacanza in Liguria, potessero avere alloggi a buon prezzo e di scarsa qualità. Tant'è che ne hanno fatti veramente in una scala industriale, perché bisognava costruire, bisognava fare in modo che si rispondesse a una domanda, che non solo c'era, ma che doveva aumentare e quindi la costruzione serviva a fare in modo che la domanda crescesse. Quindi, l'offerta precedeva la domanda. Mi pare che oggi a Torino siamo più o meno a questo punto. Poi ho fatto un viaggio in Sicilia e sono andato a vedere il paese natale di mio padre, un paese che si chiama Favara, in Provincia di Agrigento, che ha un centro storico bellissimo, molto disastrato e che ha intorno "Borghetto Santo Spirito". Non dico che a Torino le cose stiano andando avanti così, ma gli esempi che si avvicinino a quella situazione sono molti; anche perché io penso che trovare la differenza, dal punto di vista architettonico, di uno dei nuovi palazzi costruiti a Torino, con quelli che sono stati costruiti a Borghetto Santo Spirito o a Favara è veramente cosa ardua e bisogna essere architetti molto bravi per individuare le differenze dal punto di vista della qualità e di come questa qualità deturpi il paesaggio urbano in una maniera incredibile. Se ci ragionate un attimo e andate a vedere come sono state realizzate le nuove edificazioni a Torino, noterete che non c'è un palazzo diverso dall'altro, che tutti hanno il clinker alle facciate, per fare in modo che la qualità e la quantità delle manutenzioni diminuisca in maniera costante; andate a vedere da dove arrivano i mancorrenti dei balconi, che sono tutti fatti secondo il modello della vecchia isola romana; probabilmente è anche la stessa fonderia che riproduce... come si chiamano quelle ringhiere che si mettono per impedire alle auto di parcheggiare nei marciapiedi?... Questo sta a significare che noi, poco per volta, abbiamo contribuito in maniera sostanziale e sostanziosa a rendere più brutta la nostra città. Torino è più bella se uno si ferma a guardare gli aspetti nel centro, in alcuni pezzi della città, e badate bene che sono quei pezzi della città che hanno saputo mantenere integra e intatta la radice con quello che sono stati e con il contesto storico, sociologico, economico che avevano. Vi invito ad andare a vedere le case - che ci sono ancora per poco, credo - vicino a Via Tesso, dall'altra parte di Via Stradella, a fianco alla linea ferroviaria interrata; sono ancora casette di due piani, con il cortile interno e con l'officina, magari, all'interno. Non so quanto dureranno quelle case, perché in questi anni abbiamo utilizzato quella che si chiama edilizia contrattata, nella quale è il mercato "baby" che fa le regole e dove il mercato fa sì che, a quello che aveva la casetta di un piano fuori terra o un piano e mezzo fuori terra, gli si chiede semplicemente: "Vendimela, che io tanto lì ci faccio un palazzone di sette piani" - cioè una costruzione assolutamente senza storia, senza radici, senza alcunché, avulso dal contesto nel quale si trova - "e ti farò avere non uno, ma due o tre alloggi, così tu uno lo tieni per te, uno per tuo figlio e l'altro l'affitti, hai la tua rendita". Così quella casetta di due piani, che era inserita in un contesto, dove tutti si conoscevano e si salutavano e magari si aiutavano in caso del bisogno, sparisce e insieme a quella sparisce un pezzo della storia della nostra città. Il risultato è una città, una porzione di città, interi quartieri nuovi che oggi sono anonimi, dove l'anomia, la scarsa consapevolezza di sé, è la malattia sociale che più di tutte si allarga. Allora, noi ci troveremo, come in parte già oggi, con la necessità di aumentare i livelli di protezione sociale, l'erogazione dei servizi socio-assistenziali e spenderemo i soldi che abbiamo incassato per gli oneri di urbanizzazione per dare assistenza a quelle persone che si ritroveranno lì sradicate. Ma c'è un ulteriore elemento. Sono ancora in attesa dei dati relativi a quella che è l'attuale situazione del mercato immobiliare a Torino, vale a dire quanti sono gli alloggi sfitti a Torino oggi. Li abbiamo chiesti nel corso di una discussione in Commissione circa un mese fa, se non ricordo male; so che gli Uffici stanno lavorando e probabilmente prima della chiusura di questo mandato forse i dati mi arriveranno. Articoli di giornali parlano di 50.000 alloggi sfitti; se non sono 50.000, saranno 40.000, 35.000, forse 60.000, ma noi siamo in una condizione nella quale abbiamo un numero impressionante di alloggi sfitti e, contemporaneamente, persone che cercano case a un prezzo decente, con un reddito adeguato a quello che è il mercato. Quindi, anche qua la nostra incapacità di riuscire in qualche modo a progettare, a definire quali sono le priorità, sulla base delle quali l'Amministrazione deve fornire ai privati indicazioni precise per realizzare quelle opere che, ovviamente, dal punto di vista dei privati portano il legittimo interesse, ma dal punto di vista di una collettività devono portare quella giusta e corretta interpretazione del rapporto fra Amministrazione e cittadini, per fare in modo che la vita scorra per come è meglio. Dopodiché c'è ancora un problema e poi farò un accenno specifico a quanto previsto da questa Variante. Questa Amministrazione, tempo fa, ha avuto il coraggio, diciamo così, di presentare un Piano Generale di Sviluppo Urbanistico, il famoso Piano Viano, che è stato inserito nel cosiddetto DPEF Chiamparino. Questo Piano - per un caso fortuito della storia, ovviamente, non per malevole volontà né dell'Assessore Viano né del Sindaco Chiamparino - non è mai stato oggetto di discussione né in Commissione né tanto meno in Consiglio Comunale. Un progetto, per quanto criticabile o discutibile, che in ogni caso presentava alcune linee di indirizzo generale nella definizione di assi di sviluppo della nostra città e che, però, appunto, non è mai stato oggetto di discussione. Non siamo mai stati messi nelle condizioni di poterlo discutere con una certa tranquillità, anzi non l'abbiamo mai discusso. Questo vuol che anche quella funzione di indirizzo e di controllo - che il Consiglio Comunale deve potere esercitare, soprattutto sul tema dell'urbanistica, tant'è che anche la più piccola Variante deve essere approvata dal Consiglio Comunale - è stato cancellato e oggi ci troviamo, proprio perché è il mercato a ragionare, sempre e soltanto su proposte che ci vengono avanzate attraverso una interlocuzione diretta con i privati, i proprietari delle aree, con i quali di volta in volta si fanno convenzioni, modifiche urbanistiche complesse, eccetera: quella che si chiama "edilizia contrattata". Ebbene tutto questo si è poi risolto con una mancanza di democrazia non soltanto all'interno del Consiglio Comunale, ma anche nel rapporto con i cittadini, perché anche quando questa ipotesi di rapporto con i cittadini è stata in qualche modo trovata e percorsa, ciò è avvenuto, nella stragrande maggioranza dei casi, semplicemente perché avevamo gruppi di cittadini che in relazione a quella singola, specifica iniziativa urbanistica hanno sollevato dei problemi, si sono organizzati, hanno avanzato controproposte, hanno criticato questo o quell'aspetto del progetto. Però anche quando ciò è avvenuto non ha mai sortito effetto. Non si è mai modificato un progetto che sia giunto al tavolo della discussione dopo che lo stesso progetto era giunto a conclusione attraverso la contrattazione diretta fra l'Assessorato e i cittadini proprietari che lo proponevano. È in questo senso che torno un pochino indietro e scusate se mi dilungo un po', ma venti minuti sono anche abbastanza per fare dei ragionamenti un pochino complessi, no? Io mi dilungo un po' perché penso anche al programma da noi condiviso, come Rifondazione Comunista, e per il quale avevamo concorso alla elezione del Sindaco, nel nostro piccolo, cioè è ovvio che avrebbe vinto ugualmente anche senza di noi, di questo siamo tutti perfettamente coscienti. In quel programma scritto dal Sindaco c'era una frase dove, a proposito delle questioni urbanistiche, non la cito ovviamente, vado a memoria, quindi posso anche sbagliare in qualche piccolo particolare, ma dove si diceva sostanzialmente che si sarebbe proceduto nell'arco di questo mandato a una revisione complessiva del Piano Regolatore Generale, proprio perché si identificava, da un lato, il problema relativo al fatto che sempre di più erano le aree dismesse dall'industria nella nostra città e, dall'altra, si comprendeva la necessità di procedere appunto a una rivisitazione del territorio cittadino per fare in modo di trovare un nuovo bandolo della matassa, un nuovo disegno generale complessivo che fosse il frutto di una riflessione nostra, interna, magari anche in rapporto con coloro che nella organizzazione urbanistica della città, magari da anni e da tempo, hanno espresso il meglio della loro professionalità. E mi riferisco anche a illustri e assolutamente stimati nostri concittadini che di questo si occupano. Ebbene di tutto ciò non si è fatto nulla. Non siamo stati in grado di esprimere alcunché su quel Piano. Faccio solo un breve inciso: la settimana scorsa questo Consiglio Comunale ha approvato il Bilancio di mandato del Sindaco senza che ci sia stato all'interno del Consiglio Comunale un intervento di illustrazione di quel Bilancio, né da parte dei membri dell'opposizione, né da parte dei membri della maggioranza. Credo che questa cosa sia sintomatica del modo con il quale questo Consiglio si relaziona alla Giunta. Vengo alla deliberazione. Mi è stata trasmessa in copia una lettera che arriva dal Sindaco di Settimo. Non so se i Consiglieri l'hanno ricevuta, forse la colpa è mia perché non gliel'ho trasmessa vista. Bene, questo mi pare un altro di quegli elementi che ci fa pensare. Cioè noi stiamo affrontando dei temi in relazione a una porzione di territorio della nostra città che è direttamente confinante con altre città, le quali hanno, allo stesso modo, progetti di intervento urbanistico pesanti che influiscono sul territorio in maniera estremamente importante sia dal punto di vista finanziario, sia dal punto di vista dell'insediamento di nuove persone, sia dal punto di vista dell'insediamento di piattaforme commerciali, eccetera. Noi non siamo capaci di procedere all'organizzazione di un tavolo di consultazione e di concertazione che sia più ampio, non dico di area metropolitana, ma almeno con i Comuni che insistono su quella porzione di territorio, per decidere assieme quali cose fare. Ci troviamo di nuovo a discutere una Variante che introduce piattaforme commerciali e nuovi insediamenti. Non parlo della qualità della costruzione che si va a realizzare e del modo con il quale si realizza nel rapporto anche con la piattaforma commerciale; l'hanno già detto prima i Consiglieri e ovviamente condivido, lo ripeto, totalmente quanto detto dal Consigliere Silvestrini e che ricordava anche il Consigliere Brescia. Dico semplicemente che in quello stesso territorio, a poche centinaia di metri, ripeto a poche centinaia di metri, quelli che andranno ad abitare all'ultimo piano di quei palazzi, quando apriranno la finestra che dà sulla Stura, dall'altra parte che cosa vedono? Che cosa vedono dall'altra parte della Stura quegli abitanti? Vedono la più grande bidonville che abbiamo nel nostro territorio. Una bidonville. Non vedono un campo nomadi abusivo, vedono una bidonville abitata da un minimo di seicento a un massimo di milleduecento, milletrecento persone a seconda del periodo dell'anno. Una bidonville abitata da gente che lavora, che, quando va a fare le pulizie in una di quelle case di fronte, non dice che abita nella bidonville. perché se no non la prendono più a lavorare quella donna rumena. E i bambini che escono da quella bidonville, che si vestono puliti per andare a scuola, con le scarpe in ordine, devono saltare tra un sasso e l'altro per non cadere nella buca piena di fango, che è la strada di quella bidonville. C'è qualcuno di voi che è andato a visitarla? Sì, molti. Bene. Io credo, però, che di fronte al fatto che noi stiamo lavorando per far sì che in un certo punto della nostra città ci si ritrovi a costruire palazzi di quel genere e dall'altra parte del fiume, a poche centinaia di metri, continuiamo ad avere una bidonville che non ha nulla da invidiare a quelle di Calcutta, di Bombay, di Città del Capo, del Messico, eccetera. Questa Amministrazione, in relazione a questo fatto, non riesce a esprimere una benché minima capacità di intervenire per individuare il problema e trovare una soluzione a quel problema. Io credo che questo sia scandaloso e di conseguenza mi pare che, ancora una volta, si è persa un'occasione. L'occasione era quella di riuscire a trovare un modo diverso di procedere al risanamento di una porzione della nostra città, cercando un coinvolgimento diverso con quelli che abitano lì intorno, con coloro che di queste cose si interessano, sapendo che forse per una volta il mercato lo possiamo anche mettere da parte, per cercare trovare una soluzione diversa. Se i soldi che si ricevono servono per pagare i servizi, quindi bisogna farlo per forza, allora forse l'alternativa sarebbe che il nostro Comune diventasse il capofila di una lotta concreta nei confronti del Governo per riuscire a riportare a casa quei soldi che sono necessari per mantenere il giusto grado di servizi. VENTRIGLIA Ferdinando (Vicepresidente) La parola al Consigliere Angeleri. ANGELERI Antonello Voglio iniziare dall'intervento del Consigliere Castronovo, che definire sorprendente penso sia veramente poco in quest'Aula, perché aspettare di dire le cose che ho sentito dire questa sera dal Presidente del Consiglio Comunale di Torino, a due ore dalla chiusura di questo Consiglio Comunale, abbia pazienza, Presidente… CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Forse ha ascoltato quelle del Consigliere Silvestrini in questi anni, ma non era attento. ANGELERI Antonello Scusi, Presidente. Guardi, lo dico senza alcuna polemica politica, anche perché le cose che ho sentito dire le condivido e penso di averle dette in quest'Aula più volte: queste cose le avrebbe potute tranquillamente dire dai banchi dove sono seduto io. Mi spiace che queste cose vengano dette adesso, a due ora dal termine di questa tornata amministrativa. Le avrebbe potute dire sicuramente prima, come membro di maggioranza, perché lei ha fatto un ragionamento di maggioranza fino a un certo periodo. Non sto a fare la storia che conosciamo tutti, ma che evidentemente non penso che sia il caso di rifare. Ma lei ha fatto un ragionamento di carattere complessivo, cogliendo l'occasione di questa ennesima Variante. Allora, le cose che ha detto, noi le abbiamo ripetute più volte all'Assessore "V", che sta per Assessore Viano, ma anche per Assessore delle Varianti. Assessore, io partirei proprio sul ragionamento di questa nefasta, per non definirla in altri termini, ennesima Variante, con la seguente citazione: "La scienza che studia i fenomeni urbani, in tutti i loro aspetti, avendo come proprio fine la pianificazione del loro sviluppo storico". Questa frase, che riassume il concetto di studio dell'urbanistica, è stata detta, niente poco di meno, che 34 anni fa da un certo Giovanni Astengo, che non penso fosse leghista, anche perché la Lega allora non esisteva, ma penso sia quel politico che nel 1977 lavorò e fece approvare, in Consiglio Regionale, la legge 56, che oggi è ancora legge vigente, a cui si fa riferimento per lavorare sul piano urbanistico di questa Regione. Allora, io penso che in questo concetto sia riassunto molto bene quello che deve essere il concetto di pianificazione urbanistica. Io capisco che i tempi siano cambiati e che, come lei ha sempre detto, si debba procedere con una certa elasticità. Lei ha sempre parlato, quando l'abbiamo contestata in questi anni, di concezione vetero che noi avevamo rispetto a un discorso generale di pianificazione. Concetto che abbiamo appena ascoltato da un ex membro della maggioranza, niente poco di meno che Presidente del Consiglio Comunale. Ebbene, voi avete fatto del concetto di pianificazione urbanistica, sostanzialmente un modo per fare cassa in questo Comune, che ha portato dal 2006 al 2010, oltre 300 milioni di Euro nelle casse del Comune. Comprensibile, perché la situazione sappiamo quella che è e sarebbe una situazione avallabile, anche dal nostro punto di vista nostro, se questo ragionamento fosse partito comprendendo, nel ragionamento complessivo, tutta la città. Non sto parlando di una revisione al Piano Regolatore, sto dicendo che non possiamo arrivare questa sera, a due ore dalla chiusura del Consiglio Comunale, con venti, trenta Varianti presentate all'ordine del giorno. Forse sono di più, abbiamo perso anche il conto. A che numero di varianti siamo arrivati? Alla duecentottantesima? Se questo ragionamento avesse portato a un intervento di vera e propria riqualificazione (come abbiamo visto, per esempio, qualche ora fa, quando abbiamo parlato della riqualificazione complessiva prevista dal progetto Urban, al di là delle perplessità che ventilava la collega Silvestrini), nulla sarebbe stato. Noi abbiamo preso dei singoli pezzi, i più piccoli possibili, di questa città e li abbiamo trasformati in maniera disordinata, senza un ordine preciso, a seconda delle richieste che arrivavano dai privati e da chi veniva a offrirci di più per fare cassa. Questa è, purtroppo, la sintesi di quello che è capitato in questi anni, in questa città, da un punto di vista urbanistico. Allora, se è vero quello che è capitato, è altrettanto vero che forse sarebbe utile ripassare una lezione di urbanistica, che ovviamente non posso fare io, che non ho le competenze specifiche, ma che negli interventi successivi che farò vorrei in qualche modo trasferire a questo Consiglio Comunale, perché queste cose ho cercato di studiarle nel ruolo che finalmente riuscirò a svolgere in maniera adeguata, a cominciare da domani, in Consiglio Regionale, come Presidente della Commissione Urbanistica. Allora, io penso che questo tipo di Varianti, questo tipo di deliberazioni che vengono presentate come se fosse l'adesione alla più semplice associazione di volontariato da parte del Comune; perché in questi mesi noi non abbiamo fatto altro che approvare una Variante dopo l'altra e la testimonianza è quella che vediamo questa sera, in un'area che peraltro mi è particolarmente cara, perché essendo, fino a quando l'Alfa Romeo era Alfa Romeo, un vecchio alfista, mi recavo, tantissimi anni fa, in questa zona a comprare le autovetture dell'Alfa Romeo; quindi è una realtà che, in qualche modo, ho frequentato e che è anche vicino a dove oggi ho il domicilio. Ebbene, quest'aria così trasformata, fa sì che ci siano tutte le condizioni per provare, anche da un punto di vista, come dire, fotografico, che questo tipo di operazione è un'operazione che non ha niente a che vedere con uno sviluppo organico di questa città. Lo dirà meglio il mio Capogruppo Brescia, ma la stessa mozione presentata dal Presidente della II Commissione, Levi-Montalcini, lo dice esattamente in modo chiaro; non lo dice una persona qualsiasi di questo Consiglio Comunale, lo dice il Presidente della II Commissione, che ha seguito, Variante per Variante, quotidianamente, l'evolversi o l'involversi di questa città da questo punto di vista e a un certo punto nel "Considerato che" c'è scritto: "La Commissione ha fatto rilevare l'eccessiva… VENTRIGLIA Ferdinando (Vicepresidente) Consigliere Angeleri, la prego di concludere. ANGELERI Antonello Sì, ma il Consigliere Brescia è intervenuto solo per… VENTRIGLIA Ferdinando (Vicepresidente) Sì, però i tempi regolamentari sono o venti o dieci minuti. Il tempo supplementare non si aggiunge all'altro. ANGELERI Antonello Chiudo velocemente. Citavo quanto è scritto nella mozione, che tutti quanti abbiamo sotto gli occhi. Mi pare che definire questa mozione come una pesantissima critica nei confronti di questo progetto, sia dire veramente poco. Mi sembra che la mozione presentata dal Presidente Levi-Montalcini sia molto vicina all'intervento del Presidente del Consiglio Castronovo e né l'uno e né l'altro fanno parte della Lega o di questa opposizione fino in fondo. |