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CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Buongiorno a tutti. Saluto con molto affetto tutti i partecipanti a questa cerimonia. Ovviamente, per me è un piacere salutare il Sindaco, il Presidente del Consiglio Regionale Cattaneo, Anna - la compagna di Mario -, Sacha, tutti gli amici e i compagni presenti, l'ex Assessore Saragnese, Marziano Marzano, i Gonfaloni della Provincia e della Regione, tutti i Consiglieri, il Presidente Paolino, veramente di cuore, tutti i presenti a questa cerimonia di commemorazione, che ci fa ritornare indietro nel tempo per ricordare un Collega della Sala Rossa che prima che Collega di Sala Rossa è stato un compagno, la cui vita è stata un intreccio non separabile di lotte per la conquista dei diritti sociali e di battaglie politiche. Parlo di Mario Contu. È difficile per me, in veste di Presidente del Consiglio Comunale, parlare di Mario. Tante, forse troppe, sarebbero le cose da dire e i racconti da fare sulle battaglie che ci hanno unito, tante le discussioni, i confronti, i dibattiti, le iniziative. Lascio ad altri il compito di ricordare tutte queste cose. A me spetta quello di tracciare il profilo di Mario come Consigliere Comunale e questo non è solo un obbligo istituzionale dovuto, bensì un rispetto all'uomo, al politico, al Consigliere, un compito che sento profondamente. Conosciamo tutti la sua vita. Arrivò a Torino dalla Sardegna negli Anni Settanta e fu assunto alle Carrozzerie di Mirafiori alla FIAT, dove io lo conobbi. Fu eletto delegato della FLM, partecipò e fu uno dei protagonisti di quella che possiamo definire la più sofferta lotta sindacale del dopoguerra, il cui apice dal mio punto di vista e anche dal suo, apice molto sfortunato, si è toccato nell'autunno del 1980 con tante riunioni, scontri, picchetti e cortei. Lui era presente non solo in quei cortei e in quelle discussioni ma anche nel lungo elenco dei licenziati a seguito di quelle rivendicazioni. Ma nulla è riuscito a scalfire la sua voglia di giustizia sociale e il suo impegno nel volerla conquistare. Per questo ha continuato a portare avanti importanti battaglie contro il precariato e i rappresentanti indegni delle Istituzioni, così come diceva lui, a sostegno dei disoccupati, degli immigrati, dei giovani, delle persone in disagio, a difesa della scuola pubblica e dei diritti civili nel mondo carcerario. Il suo è stato un impegno che ha confermato e ampliato come Consigliere della Città di Torino, di Beinasco e poi in Regione Piemonte, sempre con grande senso di responsabilità verso il ruolo che era chiamato a ricoprire, e responsabilità per lui voleva dire portare avanti quelle battaglie (e lo ha fatto) presentando qui, in questa Sala, interpellanze, mozioni, ordini del giorno con una presenza assidua alle sedute del Consiglio, senza mancare mai. Aveva un atteggiamento molto concreto, era vicino ai problemi quotidiani delle persone, risolutivo e con un profondo senso delle Istituzioni e degli strumenti democratici. Per questo criticava aspramente i comportamenti dei Colleghi che rallentavano l'iter dei lavori, criticava la loro assenza che mostrava superficialità nell'approccio dei vari provvedimenti da discutere e votare. Quante volte ha fatto interventi da quel posto, dove adesso è seduto l'amico Gianni! Eppure lui c'era sempre, fino alla fine del Consiglio, mantenendo il suo ruolo e con la sua presenza agendo da stimolo e da esempio anche per gli altri. Dopo la sua morte un commento mi ha colpito, adesso non ricordo chi lo ha fatto, però diceva così: "Un infaticabile militante, sempre al fianco di chi lottava e di chi resisteva, in qualsiasi ambito della vita politica e sociale piemontese, con un bagaglio di coerenza e dignità che pochi altri si possono permettere". Credo non sia necessario aggiungere altro, mi sembra il miglior complimento che si possa ricevere e così lo voglio ricordare. Grazie a tutti. La parola a Luigi Saragnese. SARAGNESE Luigi Come commemorare, a sei anni dalla sua scomparsa, Mario Contu? È un interrogativo non retorico per me che ho conosciuto Mario nel 1982 e di cui sono stato, come molti tra i presenti, un amico, oltre che compagno. Mario, come ha ricordato il Presidente Castronovo (che ringrazio per aver promosso questo nostro incontro), era di quella generazione fatta di decine e centinaia di migliaia di giovani lavoratori e studenti che conobbe l'impegno e la militanza nelle lotte che segnarono il lungo '68 italiano e che contribuirono alla straordinaria stagione di conquiste economiche e sociali. Era entrato alla Fiat come operaio ed era diventato, lo ricordava prima il Presidente Castronovo, delegato sindacale delle Carrozzerie dal 1976 al 1980, subendo una dura repressione padronale e il licenziamento. Successivamente, nell'81/82, aveva partecipato alle lotte dei precari del Comune di Torino, assunti a tempo determinato per il censimento e, ancora dopo, dal 1982 al 1997 si era impegnato come delegato sindacale della CGIL scuola e della cooperazione sociale e come delegato della formazione professionale dove lavorava come insegnante. È difficile rendere l'idea della mole e dell'impegno di Mario e fare emergere alcuni tra gli aspetti più significativi del suo modo di essere e della sua vita. Già nel 2006, ad un anno dalla sua scomparsa, in un volume, edito dal Gruppo Consiliare Regionale del PRC, si era riusciti a documentare solo, e neppure completamente, l'attività istituzionale quale Consigliere Regionale, mentre mancava quasi completamente tutto ciò che aveva a che fare con l'attività politica di base, con la partecipazione all'assemblea, ai convegni, agli incontri, alle riunioni per i diritti dei detenuti, per i diritti dei precari contro i privilegi della politica e per la Sardegna, la propria terra, un interesse forse mai sopito e che si era riacceso negli ultimi anni, animando le lotte per la continuità territoriale e che egli vedeva in prospettiva con l'impegno al rilancio dell'associazionismo di sinistra tra i sardi. Ho un ricordo personale, proprio nelle settimane precedenti la sua scomparsa, relativo a quale nome dare ad un circolo, alla cui riuscita stava lavorando. Discutemmo di Antonio Gramsci oppure di Emilio Lussu. Proverò, quindi, a ricostruire quella parte del suo impegno politico che più di altri lo impegnò e che meglio conosco per avere, almeno in parte, con lui collaborato. Mi riferisco, ovviamente, all'impegno per la lotta, prima ancora di quella contro la legge sui buoni scuola, alla quale dedicò tante energie da Consigliere Regionale, per il diritto allo studio per la scuola pubblica. Tra il 1988 e il 1990, quando già si percepivano gli attacchi più determinati al carattere pubblico della scuola, Mario partecipò alla formazione del Coordinamento dei Presidenti dei Consigli di Circolo, una struttura sostanzialmente informale, costituita per cercare di ridurre l'isolamento dei genitori eletti nelle singole scuole e per essere più incisivi nei confronti dei servizi che gli Enti Locali dovevano mettere a disposizione per garantire il diritto allo studio, come l'edilizia scolastica, le mense, i trasporti e soprattutto per fronteggiare i primi attacchi al tempo pieno, che si sarebbero concretizzati con i governi a cavallo degli Anni Novanta e 2000 e, con la legge sulla parità scolastica, definitivamente dopo il 2 marzo sotto il governo del centrosinistra e poi con la controriforma Moratti. Oggi, se n'è persa la memoria, ma furono proprio le mobilitazioni di Torino, Milano, Padova e Roma, organizzate dai vari coordinamenti cittadini e dal Coordinamento dei Genitori democratici, a ridimensionare il tentativo di abolire già allora il tempo pieno, conseguendo il risultato, sia pure parziale, di congelare le esperienze, sino ad allora in atto, in un numero di sezioni realmente funzionanti. Con l'introduzione delle norme che prevedevano un contributo minimo del 36% da parte delle utenze che utilizzano i servizi a domanda individuali, i Comuni si sentirono autorizzati a ridimensionare tutti i servizi fino ad allora forniti, sia pure dal punto di vista del numero, oltre che della qualità e ad aumentare il costo delle tariffe, delle rette dei nidi, delle materne e delle mense delle elementari, delle medie e dei servizi di pre- scuola, inter-scuola e post-scuola. All'inizio dell'anno scolastico 1990/1991, fu proprio il ritardo, con l'obiettivo di eliminare il servizio, per istituire, appunto, il pre-, l'inter- e il post-scuola a fare insorgere i genitori con una serie di mobilitazioni che portarono alla creazione di un nucleo di Coordinamento che si arricchì del contributo e dell'impegno di nuovi genitori, fra i quali Mario Contu; fra voi vedo alcuni che con lui, fin dall'inizio, svolsero questa funzione. Mario Contu assunse, in questo nascente Coordinamento, una funzione e un ruolo di primo piano. Si formarono, in questo modo, delle figure di riferimento che rappresentavano, al di là dell'investitura istituzionale degli organi collegiali, la vera realtà delle esigenze e della volontà di impegnarsi per mantenere le conquiste fino ad allora realizzate. Contro le deliberazioni dell'allora Giunta Zanone che riguardavano tutte le tariffe delle rette dei nidi e delle materne e quelle delle mense delle elementari, con aumenti che andavano ben al di là dell'inflazione ISTAT e del riferimento al 36% previsto dalla legge, si organizzarono le prime riunioni delle scuole che arrivarono, in un crescendo, in breve tempo, ad un'assemblea cittadina in Via Frejus, che fu sospesa, perché la partecipazione fu così straordinaria da provocare ingorghi nella sede stradale. Una nuova convocazione in un cinema, più tardi, dovette essere sdoppiata perché metà dei genitori presenti restò fuori e si dovettero cominciare ad organizzare manifestazioni, come quelle di fronte al Comune e gli scioperi come quelli del cosiddetto panino. Il Coordinamento Genitori arrivò ad un passaggio televisivo a "Samarcanda", fino all'enorme manifestazione di 10.000 genitori in Piazza San Carlo, una manifestazione festa, e ad altre iniziative, che portarono a conseguire un risultato importante, perlomeno quello di ritirare la deliberazione sugli aumenti. È in questo contesto, in questa fase che nasce il vero e proprio Coordinamento Genitori che sarà protagonista in tutte le lotte e le iniziative istituzionali e non che caratterizzarono il decennio successivo. Per dare un assetto istituzionale al movimento, il Coordinamento Genitori si dotò di uno strumento ossia costituì l'omonima Associazione per poter avere diritto alla consultazione di tutti quegli atti che avessero rilevanza per gli interessi diffusi da essa rappresentati. L'Associazione stilò uno statuto, depositato all'Albo del Comune di Torino, ed elesse proprio Mario Contu come primo Presidente. Il Coordinamento promosse tantissime iniziative che è impossibile oggi enumerare, ma credo che vada ricordata almeno quella sulla quale molto si spese, ossia la raccolta di firme per una legge di iniziativa popolare sui nidi che proponeva di scorporare il servizio dei nidi da quelli a domanda individuale, per collocarlo a pieno titolo nel settore dell'istruzione. Fu una campagna nazionale che raccolse oltre 150.000 firme, quindi tre volte quello che la legge prevede per le leggi d'iniziativa popolare e, di queste, 18.000 furono raccolte in Piemonte. Ho voluto ricordare solo alcuni momenti salienti delle lotte nelle quali il ruolo di Mario divenne sempre più determinante. La sua capacità di direzione di movimenti di massa si affermava non per manovre burocratiche o per imposizioni dall'alto, ma nel risalire dai piccoli casi della quotidianità, come la diffusione dei pidocchi nelle scuole, ai problemi generali e costruire il nesso fra gli avvenimenti quotidiani e quelli che riguardavano la gestione della cosa pubblica. In questo caso, per esempio, il problema del progressivo disimpegno delle ASL dai servizi di medicina scolastica. La battaglia sui buoni scuola lo occupò a lungo e duramente per quasi tre anni, quasi metà della legislatura del Consiglio Regionale del Piemonte. Per quanto riguarda il buono scuola, Mario capì subito l'importanza e la portata di un provvedimento che la coalizione di centrodestra aveva lanciato come uno degli assi portanti del suo progetto politico, sin dalle Elezioni Regionali del 2000 e che poi riprese e rilanciò con la vittoria alle Elezioni Politiche nel 2001. Il buono scuola non era - e non è ancora oggi - uno dei tanti provvedimenti presi solo per dare più soldi a chi già ne ha, ma concretizzava lo sviluppo lineare di una filosofia e di un programma, quello del Movimento Scuola Libera, che in un documento, che portava, tra l'altro, firme assai autorevoli (ricordo quelle di Innocenzo Cipolletta, Emma Marcegaglia, Letizia Moratti, Angelo Panebianco, Cesare Romiti, Marco Tronchetti Provera, Giorgio Vittadini), proprio alla vigilia dell'insediamento dell'allora Ministro Moratti, rivendicava: "Lo Stato - diceva il documento - deve fissare quanto intende spendere annualmente per la formazione di ciascun cittadino". "Deve disporsi poi a riconoscere quella somma, diversificata a seconda del grado di istruzione, alla famiglia di ciascun alunno, utilizzando appositi bonus o altri analoghi strumenti", oppure "proponiamo che lo Stato si ritiri, almeno in parte, dalla gestione del sistema scolastico". Il buono scuola, in sostanza, trasforma il diritto allo studio in un semplice diritto di scelta tra la scuola pubblica, pluralista e quindi per sua natura culturalmente aperta a tutti, e la scuola privata. Questa esplicita finalità del buono scuola apparve subito evidente nel commento che l'allora Capogruppo di AN in Consiglio Regionale Ghiglia fece: "Abbiamo dato a chiunque la possibilità di frequentare la scuola cattolica". Ci torna così in mente quanto Gramsci scriveva sull'"Avanti!" del 13 aprile 1917 in un articolo significativamente intitolato "Per la libertà della scuola e per la libertà di essere asini". "È questa formula - scriveva Gramsci - 'Per la libertà della scuola', una bellissima bandiera che copre - o dovrebbe coprire - una lucrosissima speculazione economica e di setta". Le scuole private clericali sono floridissime in Italia. Nessuna legge ne inceppa lo sviluppo e la libera esplicazione. Esse possono fare la concorrenza che vogliono alla scuola di Stato; se sono migliori, se danno ai frequentatori un'istruzione migliore di quella che sia possibile trovare nelle scuole pubbliche, esse possono moltiplicarsi all'infinito, possono far pagare le rette che vogliono. Lo Stato riconosce il diritto di comprare la merce Istruzione dove si vuole. Il buono scuola, in violazione dei più elementari principi di uguaglianza, è esattamente questo: la copertura delle rette per le scuole private, con una distribuzione delle risorse, ai danni dei più deboli e della maggioranza dei cittadini. Questa è la verità che il centrodestra e quanti nel centrosinistra sostengono le stesse idee non hanno il coraggio di ammettere. La proposta di legge sui buoni scuola, che l'Assessore alla Cultura Leo portò in Aula il 18 gennaio del 2001, aveva queste chiare finalità: spingere, incentivare le famiglie nella scelta per i propri figli della scuola privata - ormai denominata "paritaria" dopo la pessima Legge varata dal centrosinistra nel 2000 -, agitando il vessillo della libertà della scelta educativa. Il 6 aprile del 2001 inizia l'iter delle sette proposte di legge presentate, tra le quali, oltre alle due del centrodestra, figurano anche due presentate dal Gruppo di Rifondazione Comunista. Dopo un tentativo di colpo di mano del centrodestra, che fra giugno e luglio, a scuole chiuse, convoca dieci riunioni di Commissioni, tentativo che fallisce, tanto che non si arriva neppure a discutere il titolo della Legge per la presentazione da parte di Mario di decine di eccezioni di incostituzionalità e di un centinaio di emendamenti; la discussione in Aula viene rinviata all'autunno. Alla ripresa autunnale avviene il primo importante segnale che qualcosa sta cambiando nei rapporti di forza tra i due schieramenti, e questo segnale è dato da un corteo di 5.000 studenti, che il 26 settembre rompe l'assedio delle scuole cattoliche, che da tempo presidiavano Palazzo Lascaris. Il risultato è importante. Il provvedimento, che nel frattempo il centrodestra aveva portato in Aula, torna in Commissione. Sono giornate frenetiche. Il 3 ottobre la Giunta Ghigo cambia idea e presenta un maxi emendamento che sostituisce il testo precedente. Il 15 ottobre l'opposizione segna un altro punto a suo favore: i 35 miliardi per i buoni scuola non potranno essere spesi nell'anno scolastico 2001/2002. Il 7 novembre la Conferenza dei Capigruppo delibera che quei 35 miliardi, non essendo stata approvata la legge, saranno destinati, con una variazione di bilancio, ad altre voci, sempre per il diritto allo studio. In un articolo pubblicato su "Liberazione" l'11 novembre di quello stesso anno, Mario riassumerà così le dimensioni ed il significato della battaglia condotta sino a quel momento. Centinaia di eccezioni di incostituzionalità e di illegittimità nel merito sono state presentate dal PRC e dalla sinistra, discusse e respinte dalla maggioranza di centrodestra, nel corso di 33 sedute, alla Commissione Cultura, 12 Consigli Regionali, 4 sedute fiume del Consiglio indette dalla prima settimana di novembre. I cortei, i presidi, i sit-in in Aula degli studenti, che hanno preso ripetutamente d'assedio il Palazzo Regionale, mentre migliaia di ragazzi animavano colorati cortei nelle città di Alessandria, Asti, Biella, Cuneo, Novara, Verbania e Vercelli, all'insegna della parola d'ordine "per niente buoni scuola". La fase finale della Legge giunge con notevole ritardo, con un notevole intervallo di tempo rispetto al novembre 2001. È necessario, infatti, arrivare al 7 maggio del 2003 perché si giunga di nuovo a parlarne in Aula. Nel prendere la parola, Mario denuncia un vero e proprio stravolgimento del Regolamento operato dalla Conferenza dei Capigruppo. Mario ricordava sempre, tutte le volte che si affrontava questo argomento, che proprio l'esistenza di un regolamento garantista aveva permesso alla minoranza di fare un'opposizione così significativa e così consistente, nonostante la sproporzione numerica, e di impedire il varo della Legge. Nelle sue parole è facile cogliere tutta l'amarezza provata in quel momento. Con una scelta profondamente sbagliata l'opposizione rinunciava ad essere tale, concordando con la maggioranza una modifica del Regolamento che, in apparenza, consentiva ancora di presentare centinaia di emendamenti, da discutere ed esaurire però in tempi tali da assicurare la sua approvazione. Quando si giunge, il 10 giugno 2003, alla dichiarazione di voto finale, Mario si pronuncia coerentemente con tutto il percorso di lotta che aveva sostenuto in quegli anni. Sono le parole di chi sa di aver condotto una battaglia giusta, che rivendica con orgoglio dichiarando di abbandonare l'Aula. Di Mario Contu, a quanti lavorano nella scuola, nella formazione, ai genitori e agli studenti, rimarrà viva nella memoria il suo impegno per la difesa e la valorizzazione della scuola pubblica, come scuola laica e democratica; rimarrà vivo il suo prendere parte, senza mai stancarsi, contro tutto ciò che suonava come discriminazione ed esclusione. Per me, che l'ho avuto come compagno ed amico, permarrà il ricordo della sua generosità, del militante comunista, per il quale la lotta per una società migliore non era stata, come denunciava György Lukács, un fuoco di paglia della giovinezza, ma una passione durevole. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Ringrazio ancora per la loro presenza Antonio Ferrentino, in rappresentanza del Consiglio della Provincia di Torino, e il Consigliere Regionale Eleonora Artesio. La parola a Marziano Marzano, in rappresentanza dell'Associazione tra gli ex Consiglieri Comunali del Comune di Torino. MARZANO Marziano Porgo ai parenti, agli amici o, come di certo preferirebbe Mario, ai compagni il saluto e l'abbraccio dell'Associazione tra gli ex Consiglieri Comunali. Non parlo solo a nome dell'Associazione, parlo - e voglio sottolinearlo - anche a nome mio, poiché dal 1997 al 2001 ho vissuto l'avventura di far parte di una tornata amministrativa di Consiglio Comunale insieme a lui. Ho avuto soprattutto modo di apprezzare la serietà nel suo operare, al di là delle posizioni politiche, che divergevano alquanto dalle mie. Contu, però, svolgeva sempre il suo compito di Consigliere Comunale credendo profondamente in quello che diceva e in quello che proponeva, comportandosi sempre in modo leale nei confronti dei colleghi di Consiglio Comunale, cosa che non sempre capita. Era un uomo di sinistra e sapeva quali erano i principi ai quali doveva ispirarsi un uomo di sinistra. Lui non aveva bisogno di dire qualcosa di sinistra, per lui era una dimensione da vivere e da testimoniare quotidianamente, sia nel suo lavoro, sia - a maggior ragione - quale rappresentante del popolo (ed adopero quest'ultimo termine nel suo significato più alto, sia formale che sostanziale). Per lui era un imperativo morale pensare ed operare a favore delle fasce più deboli della popolazione: i lavoratori, le famiglie numerose, i servizi alla persona e così via. Io allora ascoltavo i suoi interventi, ma per l'occasione ho voluto rileggerli e in essi ho visto che si spazia dalla casa, con la situazione degli sfrattati, all'organizzazione dell'edilizia convenzionata, all'applicazione dei criteri ISEE, nella fruizione dei servizi a domanda individuale, soprattutto gli asili nido - che sono stati ricordati molto ampiamente -, gli impianti sportivi di base, i servizi delle associazioni sportive, le bocciofile delle periferie. Aveva proprio un interesse molto ampio per tutto ciò che riguardava la società e la popolazione. Forte era la sua attenzione verso il mondo del lavoro ed i problemi della nuova immigrazione extracomunitaria (e credo che avrebbe avuto molte cose da dire in questi giorni), ma si occupò anche di altri problemi, come quello relativo alla destinazione delle aree industriali dismesse, alla gestione dello stadio, ai rapporti con le società di calcio, battendosi soprattutto nell'interesse della città, specialmente quando si trattò di valutare le perizie elaborate come base delle concessioni. Quale Capogruppo, si faceva carico di avere una visione complessiva dei problemi della città, intervenendo, quando era necessario, praticamente su tutti gli argomenti all'ordine del giorno. Anche quando si discuteva di Bilancio - sicuramente un argomento, sotto certi aspetti, più tecnico -, lui sapeva trovare gli elementi politici e sociali più interessanti e sapeva intervenire puntualmente, cogliendo gli aspetti che potevano avere una rilevanza in linea con le sue posizioni. Insieme a lui e al Collega Silvio Viale presentammo, in data 20 aprile 1998, una proposta di deliberazione di iniziativa consiliare, volta all'istituzione di un registro delle unioni civili, per rispondere alla domanda delle molte coppie di fatto. In quell'occasione si dimostrò sempre pacato e riflessivo, cercando di smussare gli atteggiamenti più aspri del Collega Viale - molti di voi lo conoscono - e in qualche caso anche miei, perché su quello ero abbastanza deciso anch'io, per non avvelenare la discussione su un tema che muoveva i primi passi nell'opinione pubblica e urtava non poco la sensibilità di altre forze politiche. Ci trovammo a portare avanti un'istanza, già allora sentita, precorrendo di molto la discussione in Aula, precorrendo di molto quello che poi avvenne nel Paese. La discussione in Aula avvenne nel marzo del 1999. Analoghe proposte trovarono accoglienza successivamente, in modo variegato, in altri Comuni d'Italia e, da ultimo, anche al Comune di Torino e credo che il nostro Sindaco Chiamparino, in fondo, abbia fatto una cosa che avrebbe fatto piacere a Mario Contu, quando, per testimoniare un principio, ha celebrato un momento matrimoniale di un certo tipo nella nostra città. Questo di Contu è un tangibile segno, una piccola consolazione per i vivi, perché una delle tante cose per le quali lui ha combattuto è ormai una realtà che si sta facendo avanti nell'opinione pubblica e nel Paese, anche se ancora, ovviamente, non ha una traduzione normativa a livello nazionale. In conclusione, credo che il miglior modo per ricordare il Consigliere Mario Contu sia quello di leggere brevemente uno stralcio del suo intervento, quello che lui tenne nella seduta del Consiglio Comunale del 15 marzo del 1999, dove pose in risalto la contraddizione delle deliberazioni comunali che facevano discendere, per le famiglie di fatto, soltanto i doveri, negando loro i diritti, perché poco prima era stata presentata una deliberazione che prendeva in considerazione le famiglie di fatto per quanto riguardava il discorso degli asili nido nei confronti dei bambini. Mario Contu diceva: "Solo un mese fa questo Consiglio Comunale ha votato a maggioranza un emendamento che riconosce le famiglie di fatto e lo ha votato nell'ambito dell'approvazione dei servizi educativi scolastici, in particolare sulla deliberazione relativa all'accesso agli asili nido e sulle modalità di definizione delle priorità e degli effetti economici conseguenti. Ha stabilito per voto, a maggioranza di questo Consiglio Comunale, che coloro che coabitano non hanno diritto a priorità di accesso come genitori soli e contribuiscono al pagamento della retta sommando i redditi". In quel caso, quindi, la famiglia di fatto funzionava. "E questo è il primo problema. Noi siamo in una situazione del tutto anomala. Noi chiamiamo a contribuire nell'accesso ai servizi e non abbiamo il coraggio politico di dire che bisogna dare atto che il vocabolario della lingua italiana è cambiato ed è cambiato profondamente. Siamo in presenza di famiglie ricostruite, di famiglie allargate, di coppie di fatto, di famiglie omosessuali, monogenitoriali, monopersonale, eccetera. Queste sono le trasformazioni sociali in atto ed io, quindi, non comprendo oggi perché, su un terreno come questo, l'opportunità politica prevalga rispetto al merito dei problemi". CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola a Cinzia Quagliotti della CGIL di Torino. QUAGLIOTTI Cinzia Faccio parte della CGIL di Torino, tuttavia adesso non intervengo per questo ruolo che ricopro, ma per parlare dell'esperienza che ho condiviso con Mario, prima che intraprendesse la carriera politica, e i precedenti interventi l'hanno ricordato in quel ruolo. Io faccio parte di quel gruppo di genitori che negli Anni Novanta diede vita, grazie a Mario, al Coordinamento Genitori nidi, materne, elementari e medie di Torino, a difesa della scuola pubblica, fortemente voluto, pensato e reso realtà importante e propositiva della città da Mario. Alcuni di noi provenivano già da esperienze di associazionismo, politico e non, ma per la maggior parte di noi è stata una vera palestra di rappresentanza collettiva spontanea, che con il tempo è diventata organizzata, riuscendo a coagulare un gruppo coeso e propositivo di stimolo alle Istituzioni della città, riuscendo a realizzare, per il mondo educativo torinese, importanti iniziative e a concretizzare dei risultati importanti. L'ex Assessore Saragnese ha già elencato compiutamente tutto ciò che abbiamo portato avanti nell'ambito della nostra esperienza in quegli anni, però voglio ricordare che, in particolare per quanto riguarda la refezione scolastica, questi risultati proseguono ancora oggi (ricordo, ad esempio, l'istituzione della Commissione Mensa nelle scuole, l'introduzione del Comitato Tecnico-Scientifico e la Ristorazione Biologica nelle mense scolastiche), diventando poi anche un punto di riferimento per altre analoghe esperienze, non solo nella nostra provincia, ma anche in altre regioni italiane; si rivolgevano a noi da tutta Italia. Per noi tutti quegli anni, condivisi con Mario, sono stati un'esperienza formativa forte, anche dal punto di vista personale di ognuno di noi. Mario ci ha lasciato una sua grande passione politica nell'intraprendere battaglie per i diritti di tutti, in particolare dei più piccoli, dei più deboli e di chi non ha voce. Passione che dentro ognuno di noi continua ad essere coltivata, ancora oggi, ognuno nella propria vita personale. Grazie, Mario! CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Comunale Domenico Gallo. GALLO Domenico Farò una descrizione molto breve e libera della vita di Mario, sulla base delle frequentazioni politiche e amichevoli che abbiamo avuto in quegli anni. Mi piace definire Mario Contu un "combattente" che ha fatto della determinazione e della tenacia la sua arma politica. Non mollava mai e si batteva fino in fondo per raggiungere gli obiettivi che si prefiggeva. Non era certamente un uomo di partito e mi permetto di definirlo un "battitore libero", che obbediva alla sua coscienza e alle sue convinzioni, rispondeva ai suoi elettori e stringeva con essi forti relazioni sociali e umane. Mario era un comunista libertario che agiva sul terreno della quotidianità, sulla necessità e sui bisogni dei più deboli, che rappresentava con tutta la sua forza e con il suo incredibile slancio. Era una voce autonoma della sinistra di classe, ma non tanto della sinistra organizzata nei partiti, ma della sinistra diffusa e spontanea. Forse per questo non era ben visto dai partiti. Ho avuto questa sensazione in quegli anni: il suo spirito libero metteva in difficoltà tanti. Anche in Consiglio Comunale, il Gruppo di cui faceva parte, Rifondazione Comunista, soffriva quel tipo di atteggiamento di persona libera. Era un politico libero e bisognava accettarlo per com'era, per come si esprimeva e per come agiva. Abbiamo fatto parte del Gruppo di Rifondazione Comunista, un gruppo di 8 Consiglieri; aveva preso un alto numero di preferenze, era stato il primo degli eletti e questo, devo dirlo, non aveva fatto molto piacere al gruppo dirigente del nostro partito, appunto perché non era un uomo di partito, ma un politico di movimento che agiva fuori dagli schemi rigidi dell'organizzazione. Non ebbe cariche, non fu Capogruppo, né Presidente di Commissione e questo gli permise di esprimersi con più libertà. A questo proposito, ricordo quando, dopo le dimissioni di Giorgio Balmas, ci fu un'accesa discussione nel nostro Gruppo per scegliere chi doveva essere il nuovo Presidente della Commissione Cultura. Purtroppo, allora si discuteva in modo molto acceso e, devo dire la verità, con tristezza ricordo quelle discussioni. Mario chiedeva di essere il Presidente. Il Gruppo decise di indicare Franco Quesito e lui accettò, seppure a malincuore. Io, che con lui avevo un ottimo rapporto sul piano umano, gli dissi: "Mario, non ti vedo bene in un ruolo istituzionale che ti imprigionerebbe. Continua liberamente le tue battaglie politiche". Di lui ricordo quanto lavorava, le tante riunioni, le molte iniziative e i numerosi dibattiti che provocava in Consiglio Comunale: le discussioni sui diritti civili, sulla laicità dello Stato, sulla scuola pubblica, sui diritti dei lavoratori calpestati, sulle cooperative sociali e sulle loro contraddizioni perché, secondo lui, erano senza regole e con forme di autosfruttamento. Aveva presieduto una Commissione speciale molto osteggiata dai settori del Sindacato e da più parti politiche la quale, per la delicatezza degli argomenti che trattava, non concluse in tempo utile i suoi lavori. Sarebbe interessante perlomeno sapere quali argomenti furono trattati in quell'occasione. Mario Contu era un leader con una personalità molto forte che gli aveva consentito di far nascere una delle più belle storie di partecipazione democratica e di lotta vissuta nella nostra città. Era l'anno 1992. Mario è stato uno dei fondatori del Coordinamento dei genitori, un coordinamento che è diventato punto di riferimento per migliaia di famiglie e che affrontava con cognizione tutte le problematiche della scuola: dalla mensa scolastica al tempo pieno, alla qualità della scuola pubblica. Si tratta di un coordinamento che resiste ai tempi e ancora oggi produce un'attività molto intensa e utile ai genitori delle nostre scuole e anche alla politica. Per questo, quella di Mario e di altri genitori fu un'intuizione che ha dato luogo a una grande partecipazione democratica alla vita della scuola pubblica. Concludo manifestando il mio apprezzamento per l'opera di Mario, un'opera molto importante che, dal mio punto di vista, va ricordata, va studiata, va approfondita e voglio ricordare Mario soprattutto come un uomo libero qual è stato. Grazie. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola ad Armando Petrini, Segretario Regionale del Partito della Rifondazione Comunista. PETRINI Armando Interverrò brevemente, perché molto è stato detto e bene. Intanto, vorrei ringraziare il Presidente del Consiglio Comunale, i Consiglieri, il Sindaco e il Vicesindaco per avere organizzato questo momento in ricordo di Mario Contu. Tanto più importante quanto per chi l'ha conosciuto direttamente o indirettamente è un momento di sguardo costante, rivolto a lui. Ho conosciuto poco Mario Contu. Fino a quando è stato in vita non facevo parte del gruppo dirigente del mio partito, ero un militante e svolgevo il mio lavoro politico in ambiti non contigui a quelli nei quali era impegnato Mario Contu. Ho un ricordo, però, molto preciso, molto netto di quanto fosse importante la sua figura e di come fosse un punto di riferimento molto forte, tanto all'interno del nostro partito quanto soprattutto all'esterno, come è stato ricordato, per le sue qualità politiche ma forse anche per le sue qualità umane. Il suo lavoro politico è stato molto importante, come già ampiamente ripercorso e ricordato. Credo che in lui ci fosse la capacità, che fa spesso la grandezza degli uomini politici, di mettere insieme, di saper coniugare la vicinanza - lo dico un po' semplificando - al movimento con la presenza nelle Istituzioni. Lui sapeva essere presente concretamente nei movimenti, nelle lotte, nelle vertenze, così come ha saputo svolgere egregiamente (con i risultati, con quanto ricordato) il proprio lavoro istituzionale. La figura di Mario Contu, come è stato ricordato in diversi interventi, è stata importante rispetto, per esempio, al Coordinamento dei genitori. Così come è stata importante ed è ancora importante, anche in sua assenza, la sua presenza nel Movimento No TAV. Contemporaneamente, Mario Contu, però, ha avuto una presenza molto importante nelle Istituzioni, al Consiglio Comunale di Beinasco, di Torino e in Regione. Il suo lavoro politico è stato soprattutto concentrato su alcuni temi, che sono stati peraltro già ricordati, quali la scuola pubblica, con questo impegno così forte, sul quale si è soffermato in modo particolare Saragnese, il mondo del lavoro (con il suo impegno, in modo particolare, per i diritti dei precari), l'attenzione speciale per il problema delle carceri (con un particolare riguardo per i diritti dei detenuti), l'ambiente e l'antifascismo. Si è trattato di temi diversi ma che in lui si sono riassunti in una visione complessiva delle cose. Credo che forse la cosa più forte che ci è rimasta sia quella più forte rimasta a me, nel suo ricordo, ossia la dirittura morale di Mario Contu, unita a quella sua caparbietà (anche questa rammentata) che mi fa ricordare quello che diceva un sardo importantissimo, più importante di lui, che è stato Gramsci, ossia che bisogna essere intransigenti, ma tolleranti. Gramsci diceva che queste due categorie vanno tenute insieme. Credo che Mario Contu avesse esattamente questa capacità, una capacità di tolleranza e una forte intransigenza e credo la dirittura morale fosse una delle cose più forti che lo hanno caratterizzato, una delle eredità più precise che abbiamo di lui. Naturalmente, per Mario Contu la morale era quella di un comunista, questo è evidente, e quindi tutto quello che ne conseguiva era dettato da questa appartenenza molto precisa, ideale, concreta. Credo, però, che, forse, a maggior ragione oggi e a maggior ragione in questo tempo così difficile dal punto di vista culturale e politico, la dirittura morale di Contu parli anche a chi non ha immediatamente uno sguardo alla sua militanza precisa, cioè a chi non è comunista. Credo che quella dirittura morale parli lo stesso, perché era, credo, rigore che, quando è tale, è rigore verso se stessi e poi, di conseguenza, verso gli altri; credo che fosse l'idea che la politica è al servizio di un'idea, che in lui era la costruzione di un mondo più giusto, la difesa e il riscatto dei più deboli e credo che in lui fosse non avere timore di essere in minoranza, perché si è nella consapevolezza, nel suo caso, di essere dalla parte del giusto. Quella dirittura morale che lui ha interpretato e che mi pare sia ancora così forte e così presente a noi, è qualcosa che oggi è molto raro. Non è molto raro soltanto nella politica ma dappertutto, perché la politica, in fondo, non è che uno degli specchi della società e della cultura. Quella coerenza (coerenza è un termine scivoloso) credo che in lui fosse dettata dalla tenacia, dalla forza nel voler conseguire e percorrere i propri obiettivi politici. Credo, inoltre, che in lui ci fosse anche una limpidezza che traspare nel leggere le sue cose (e che posso leggere io, per esempio, che non ho avuto molte opportunità di dialogo con lui) come questo precipitato che c'è nella pagina con l'utilizzo delle parole per ciò che vogliono dire: "I diritti sono i diritti, la giustizia è la giustizia, la cosa pubblica è la cosa pubblica, la guerra è la guerra". Penso che, in questo senso, Mario Contu ci abbia lasciato un vuoto molto grande, ma ci abbia lasciato anche, e credo che questo gli sarebbe piaciuto, un grande stimolo, un grande sprone a continuare le battaglie che aveva iniziato e che, soprattutto, ci ha insegnato a combattere. Vi ringrazio. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Prima di lasciare la Sala, invito i presenti ad alzarsi in piedi, in modo da permettere ai Gonfaloni di uscire. La cerimonia è terminata. |