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VENTRIGLIA Ferdinando (Vicepresidente) Passiamo alla discussione dell'interpellanza n. mecc. 201101139/002, presentata in data 3 marzo 2011, avente per oggetto: "Disciplina dell'apertura obbligatoria degli esercizi pubblici nel periodo estivo" VENTRIGLIA Ferdinando (Vicepresidente) La parola, per la risposta, all'Assessore Altamura. ALTAMURA Alessandro (Assessore) Per quanto riguarda questa interpellanza, che verte sulla disciplina dell'apertura obbligatoria degli esercizi pubblici nel periodo estivo, voglio fare una piccola genesi della vicenda, partendo dal primo anno e mezzo di preoccupazione, da parte dell'Amministrazione e anche delle associazioni di categoria, in seguito a una serie di proteste dei cittadini, non solamente delle zone "più attive" dal punto di vista demografico, rispetto alla presenza di anziani, durante il mese di luglio e agosto, ma anche nelle zone più periferiche. Si era stabilito, facendo un confronto anche con le Circoscrizioni, in particolare con alcune di queste Circoscrizioni, e con le associazioni di categoria, che la precedente normativa era da un lato sicuramente più stringente, perché prevedeva un obbligo di apertura o nel mese di luglio o nel mese di agosto, ma su base annuale. Però noi avevamo una verifica che ci metteva nella condizione di avere una risposta, anche sotto l'aspetto delle apertura, soprattutto per quanto riguarda i generi di prima necessità, molto debole, che non dava una risposta concreta. Ricordo al Consigliere che anche i tempi e gli orari della città si sono evoluti in questi anni, soprattutto per quanto riguarda i mesi estivi. Non seguiamo più il grande esodo legato alle vicende industriali, in particolare della Fiat, che nel mese di agosto concludeva un percorso e quindi si azzerava una presenza nella città. Oggi la città è cambiata, abbiamo una presenza maggiore di anziani, così come abbiamo anche una presenza maggiore di turisti e di torinesi che hanno iniziato, in questi ultimi anni, a scaglionare maggiormente il periodo di ferie, determinando una maggiore presenza in città, fra l'altro certificata anche dai consumi della Smart, che sono dati assolutamente attendibili. Noi abbiamo valutato questo percorso e in merito al primo punto dell'interpellanza, in cui si parla dell'obbligatorietà su base annuale, mi permetto di segnalare al Consigliere che abbiamo valutato un primo percorso di sperimentazione su base triennale, facendo in modo che ci fosse la possibilità, una volta ogni tre anni, per quella tipologia di attività, di aderire alla proposta dei 15 giorni a cavallo di Ferragosto. La sperimentazione è durata tre anni ed è scaduta nel 2010; da essa abbiamo tratto tutta una serie di valutazioni, coinvolgendo anche maggiormente le associazioni di categoria, sotto l'aspetto del monitoraggio. Quindi, quando l'interpellanza chiede "Quali sono i flussi e quali sono gli esercizi maggiormente interessati", questi in realtà emergono anche dal monitoraggio; ossia, noi abbiamo avuto la possibilità di usare una sperimentazione che aveva delle maglie più elastiche di quanto si possa immaginare, perché ha permesso a molti esercizi di scambiarsi le aperture nel mese di agosto, proprio per non avere quella sommatoria di tipologie commerciali uguali nella stessa area, nello stesso quartiere e nello stesso isolato. Quindi, diciamo che l'ultimo anno ha dato le risposte che volevamo, ossia una risposta che, su base Circoscrizionale, permettesse di avere una turnazione almeno del 25% di aperture per ogni Circoscrizione, con alcune differenza, ma diciamo che la media ponderata viaggia intorno al 25%. Per quanto riguarda il 2011, mi appresto a presentare una bozza di deliberazione - con il coinvolgimento delle associazioni di categoria e delle Circoscrizioni - che ci permetta di rendere ancora più elastica la possibilità di aderire, mantenendo salvo il principio del 25% e mantenendo salvo il principio dell'adesione su base triennale. In che modo? Primo punto: verranno coinvolte, in modo esplicito, le associazioni di categoria, per fare un primo screening rispetto a coloro che sono interessati a restare aperti in quel periodo. Secondo punto, secondo me è importante: sempre su base triennale, il periodo non sarà più legato a 15 giorni, ma verrà portato a 7 giorni. Terzo punto, altrettanto importante, su cui effettivamente, Consigliere, la riflessione va fatta con gli organismi che saranno convocati al tavolo: valutare la possibilità di diversificare alcune aperture, rispetto alla zona turistica, che ha flussi maggiori, in confronto alle zone periferiche. Allora, la prima motivazione è che da un lato noi abbiamo inserito anche nel monitoraggio tutta la piccola e media distribuzione, che ovviamente fa testo dentro le percentuali, ossia i piccoli e medi supermercati. Questo ovviamente perché è un principio che ci permette di rispondere alle esigenze per quanto riguarda i generi di prima necessità. Per quanto riguarda bar e ristoranti, l'applicazione della normativa precedente, secondo me, per essere ancora più elastica, ci permetterebbe di dire che nella zona turistica noi cercheremo di ragionare in quella direzione, confermando la turnazione, ma solo sulla base di una settimana, mentre nelle zone rimanenti della città partiremo dal presupposto che le associazioni di categoria presenteranno le proposte sulla base del mantenimento del 25%. In questo modo cosa succede? Che alcuni operatori potranno scambiarsi, a seconda delle difficoltà legate all'apertura, al personale, oppure anche all'eventualità che il quartiere si svuoti, anche se noi sappiamo che questo non avviene praticamente più. Comunque questo ci permetterà di avere un ulteriore monitoraggio preventivo, che ovviamente l'Amministrazione potrà sfruttare nella direzione che abbiamo detto. VENTRIGLIA Ferdinando (Vicepresidente) La parola al Consigliere Scanderebech. SCANDEREBECH Federica Grazie, Assessore, anche per gli spunti che mi ha dato riguardo alla bozza di deliberazione. Sicuramente prevedere 7 giorni, anziché 15, è già un miglioramento e potrebbe cambiare le esigenze dei commercianti che non se la sentono, per oneri economici, di tenere aperto in momenti in cui, magari, non c'è un flusso così tanto alto. Non mi è solo chiara una faccenda: ogni tre anni, sempre rispettando la percentuale del 25%, tramite anche accordi con le associazioni di categoria e le Circoscrizioni, bisognerebbe tenere aperto; però, se ho capito bene, secondo il suo ragionamento si potrebbe anche arrivare alla situazione in cui in determinate zone, per determinati bar e ristoranti, ad esempio, l'obbligo di mantenere aperto anche solo per una settimana non è necessario. Faccio un esempio: c'è una strada abbastanza corta, ci sono quattro bar; d'estate quella strada si svuota, perché magari siamo in piena collina, dove tutti vanno in vacanza; allora quei quattro bar, tutti e quattro rimarrebbero chiusi. Se così fosse, allora questo viene incontro anche alle esigenze del mio pensiero, nel senso che è inutile costringere dei negozianti, dei ristoratori e quant'altro, a tenere aperto quando proprio non c'è assolutamente flusso. Sono consapevole che un conto sono le esigenze del centro e un conto quelle della periferia. Volevo capire cosa si farà nei confronti di chi assolutamente non vuole tenere aperto, nonostante si trovi in una zona centrale, dove c'è tanto flusso. Se ad esempio un ristorante vuole chiudere perché ha un altro ristorante in una località marina, voglio capire se quel ristorante può davvero tenere chiuso a Torino e svolgere la sua normale attività altrove. Per quanto riguarda invece questo 25%, mi preme il fatto che sia spalmato sul territorio. Nel senso che se in quella zona c'è davvero la necessità di far sì che non ci siano due bar aperti uno accanto all'altro, ma magari uno a distanza di un chilometro dall'altro, in questa bozza di deliberazione bisognerebbe cercare di stabilire anche a quale distanza dovrebbero essere, all'incirca. E' un'idea che do all'Assessore, come spunto. So che l'Assessore è molto creativo, quindi sicuramente qualcosa penserà al riguardo. VENTRIGLIA Ferdinando (Vicepresidente) La parola, per una breve replica, all'Assessore Altamura. ALTAMURA Alessandro (Assessore) Ringrazio il Consigliere Scanderebech, perché introduce questo tema, che è già stato affrontato a settembre, verificando, fra l'altro, quelle che lei esprime anche come alcune criticità, che non sono assolutamente invisibili. È stato importante aver sottolineato soprattutto - lo evidenzio, perché, secondo me, è un tema che fra l'altro è ragionevole cercare di correggere - il tema dei dipendenti, ma anche delle riserve di cibo e di coloro che devono rifornire i fornitori dei vari ristoranti in periodi come questo, perché ovviamente sappiamo che il rischio è soprattutto per i ristoranti, che sono ancora una tipologia a sé rispetto ai bar e, forse, sono quelli che hanno patito di più. Quindi, per quanto riguarda l'aspetto legato, la sua riflessione è arricchente per il percorso che abbiamo introdotto a settembre. Abbiamo già introdotto un percorso che prevede l'elasticità fra operatori di mettersi d'accordo e comunicarlo direttamente al Comune, quindi questo aspetto (legato, per esempio, ad aree in cui ci sono i quattro bar o i due ristoranti, o anche le due gastronomie e i due venditori di pane o di latte) esiste già. Ovviamente, come lei può immaginare, il primo anno quasi nessuno ha aderito alla sperimentazione, poi, man mano che si stringeva il collo della bottiglia (essendocene altri due, su base triennale), è evidente che c'è stata la possibilità anche di intercedere nei confronti di alcune Associazioni di categoria dicendo che noi saremmo stati elastici, ma dovevano garantirci il 25%. Quindi, è iniziata la collaborazione, fra l'altro anche con la pubblicazione sui più importanti quotidiani cittadini - tutti, nessuno escluso - degli elenchi dei vari negozi che restavano aperti, e questo è stato un ulteriore elemento che tutti hanno comunque recepito come importante, perché ha pubblicizzato quelle attività e gli ha permesso anche di avere dei clienti in zone che, magari, avevano molte chiusure. L'anno scorso, l'Osservatorio del Nord Ovest ha certificato la città di Torino fra le più accoglienti di tutto il Nord Italia (il Sud Italia è in una condizione molto diversa e più difficile) e, addirittura, abbiamo superato Milano come numero di esercizi aperti. E questo, le assicuro, anche con i controlli che vengono fatti. Quando lei mi domanda che cosa succede, se un ristorante, in contemporanea, ha un'attività estiva (marina o montana), lo comunica e lo certifica; questo avviene e non rappresenta poi un motivo di discriminazione o per un intervento sanzionatorio. Anche per farle capire che dobbiamo essere orgogliosi della nostra città (anche coloro che, a volte, hanno un po' di mal di pancia sulla regolamentazione generale che cerchiamo di introdurre), alla fine abbiamo avuto pochissime sanzioni per quanto riguarda coloro che non hanno aderito, nonostante siano stati fatti i controlli. Quindi, questo ci aiuta anche a far capire che la prossima sperimentazione, che rifaremo su base triennale, ci permetterà di avere un sistema ancora più integrato e - mi permetta, Consigliere - sufficientemente elastico per permettere agli operatori di concordare già fra loro o con le Associazioni di categoria chi saranno coloro che aderiranno. VENTRIGLIA Ferdinando (Vicepresidente) L'interpellanza è discussa. |