Cittą di Torino

Consiglio Comunale

Cittą di Torino > Consiglio Comunale > VERBALI > Torna indietro

Estratto dal verbale della seduta di Giovedì 3 Marzo 2011 ore 14,00
Paragrafo n. 25
MOZIONE 2011-00103
"MOSCHEE DI TORINO" PRESENTATA DAI CONSIGLIERI BRESCIA ED ALTRI IN DATA 13 GENNAIO 2011.
Interventi

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Passiamo all'esame congiunto della proposta di mozione n. mecc. 201100103/002,
presentata dai Consiglieri Brescia, Angeleri, Lonero e Cantore in data 13 gennaio
2011, avente per oggetto:
"Moschee di Torino".
e della proposta di mozione n. mecc. 201006058/002, presentata dal Consigliere
Ghiglia in data 14 ottobre 2010, avente per oggetto:
"Legalità e garanzie per assicurare la libertà di culto
nel rispetto della cultura e delle leggi italiane".

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Brescia.

BRESCIA Mario
Noi pensiamo che il discorso delle religioni sia importantissimo. La libertà di culto è
fondamentale e va trattata in modo serio, dando la massima dignità proprio a tutte le
religioni, così come prevede l'articolo della Costituzione, che noi riconosciamo.
Proprio per questo ci sembra strano ed offensivo il modo in cui questo discorso è
stato affrontato nel Comune di Torino: è stato ridotto all'accordo con una Onlus.
Personalmente ritengo che, nei confronti dell'Islam, seconda religione del pianeta
(forse sbaglierò, ma mi sembra che sia la seconda, o una delle prime), sia veramente
offensivo tradurre tutta la problematica ad un accordo con una Onlus sulla
pubblicizzazione dei bilanci, eccetera.
Un accordo si fa con una religione, non con una Onlus. Ci sono migliaia di Onlus,
tutte degnissime, che svolgono funzioni importanti, ma una religione (per di più la
seconda religione di un pianeta) è qualcosa di ben più serio di una Onlus.
A nostro parere, così come è avvenuto per la religione cattolica, per la religione
ebraica e per altre religioni, ci dovrebbe essere proprio un accordo a livello nazionale
con i rappresentanti ufficiali di questa religione.
Noi non possiamo, da una parte, fare accordi con una Onlus, che ha un Imam - che
arriverà da qualche scuola coranica, non lo mettiamo in dubbio - per una moschea
pagata da uno Stato estero, il Marocco, che ha stanziato per questo un milione di
Euro, e, dall'altra parte, far sorgere una nuova moschea facendo un ulteriore accordo
con un'altra Onlus, che si basa magari su principi diversi e che ha un altro Imam -
magari "fai da te" - che non sappiamo da dove arrivi (per carità, sarà un Iman
degnissimo).
Sappiamo che ci sono degli Imam "fai da te", che arrivano da una scuola piuttosto
che da un'altra; non si capisce molto bene come funzioni la cosa. Vorremmo, però,
che ci fosse una politica univoca e che ci fosse un metodo per dare dignità all'Islam,
senza dover trattare, ogni volta, con una persona dicendole di fare questo o quello.
Pertanto, è necessario un quadro nazionale unico a cui rifarsi, con dei rappresentanti
ufficiali: per quanto riguarda la Chiesa, ci si confronta con i vari responsabili
internazionali e nazionali; per la religione ebraica c'è il Rabbino capo, mentre per la
religione islamica non si riesce a capire con chi ci si debba rapportare e chi siano gli
interlocutori. Perché poi, se si fanno degli accordi, quando cambia l'Imam - perché è
un evento naturale che l'Imam cambi, per vari motivi - cosa dobbiamo fare?
Dobbiamo rifare tutti gli accordi? Per la religione cattolica l'accordo si fa con la
Chiesa e poi se cambia il parroco non ha nessuna importanza: c'è un concordato con
la Chiesa cattolica e, anche se cambiano i papi, i vescovi o i preti, nessuno si sogna
di mettere in discussione la Chiesa, ma si segue il concordato che è stato fatto in
precedenza.
In Consiglio Comunale non c'è stato un ampio dibattito - e purtroppo anche questa
mozione si esaurisce con interventi di cinque minuti - sulle modalità di apertura delle
moschee e sulla loro collocazione e bisogna tenere in considerazione il fatto che
questo comporta delle conseguenze sulla sicurezza, sul traffico, sui posteggi; ci sono
impatti enormi nell'ambito di una città, a seconda del luogo e del modo in cui
vengono costruite. Il nostro interlocutore non può essere lo Stato del Marocco, ci
manca solo che porti i soldi per aprire una moschea! Il nostro interlocutore deve
essere una religione con i suoi rappresentanti.
Per queste motivazioni noi chiediamo che abbia luogo un ampio dibattito in
Consiglio Comunale, magari che si faccia un Consiglio Comunale proprio per
discutere di questo problema, che è enorme, e che si facciano dei referendum.
Noi chiediamo che si faccia un referendum in tutte e dieci le Circoscrizioni, nel quale
si deve chiedere ai cittadini se siano favorevoli all'apertura di una moschea nella
propria Circoscrizione. Anche perché sappiamo come funziona: NIMBY, non nel
mio giardino, non nel mio retro. Se chiediamo a coloro che risiedono a San Salvario
se siano favorevoli a costruire una moschea a Mirafiori, diranno di sì, invece ognuno
deve responsabilmente impegnarsi per il proprio territorio e per la propria
Circoscrizione.
Discutere in Consiglio Comunale di questo problema e chiedere ai cittadini di
esprimersi al riguardo ci sembra possa essere un minimo di democrazia ed un
minimo di serietà ad approcciarsi in un modo differente con una grandissima
religione, che non può essere ridotta - ripeto - ad un accordo, ogni volta, con un
Imam diverso; anche per quanto riguarda le due moschee, il Marocco contesta l'altra
moschea perché l'Imam, non essendo stato nominato dal Marocco, non è di suo
gradimento. Noi non dobbiamo sottostare ai vari ricatti.
Non è possibile che la moschea funga da portavoce per trattare con lo Stato italiano.
Mi sembra veramente che ci sia un pericolo grandissimo, anche perché la moschea
deve essere moschea, non deve diventare un centro culturale di propaganda islamica,
eccetera, perché ricordo che abbiamo già avuto due Imam espulsi dal Piemonte (mi
pare uno da Torino ed uno da Carmagnola).

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Prima di chiedere se qualcuno intende intervenire, chiedo al Consigliere Savini se
vuole illustrare la proposta di mozione. (INTERVENTO FUORI MICROFONO).
No, se vuole la illustra, e nell'illustrarla esprime quello che pensa. Non c'è il diritto
di replica come nelle proposte di deliberazione, dove l'Assessore interviene alla fine.
Il Consigliere Savini interviene per illustrare la proposta di mozione, in luogo del
Consigliere Ghiglia.

SAVINI Manuela
Riconosco una mia lacuna, nel senso che, prima, mi è stato impedito di intervenire
successivamente all'illustrazione della mozione, quindi, se ci sono altri Consiglieri
che intendono intervenire, io vorrei farlo successivamente.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Dal punto di vista procedurale, noi abbiamo sempre utilizzato questo criterio, benché
non sia chiaramente specificato nel nostro Regolamento. Infatti, il Regolamento non
prevede un diritto di replica al termine del dibattito, come invece accade per le
proposte di deliberazione in cui l'Assessore può replicare. Da quel che mi ricordo,
noi abbiamo sempre utilizzato questo criterio, per cui, in caso di richiesta di replica
da parte del presentatore a quanto affermato nel corso degli interventi, gli
concediamo un minuto o due per replicare.
La parola al Consigliere Savini.

SAVINI Manuela
Nella Commissione Pari Opportunità del 2 febbraio, l'Assessore Curti ha ripercorso,
in maniera molto precisa a dire il vero, la situazione della comunità musulmana a
Torino. Ci ha fornito anche alcuni dati, tra cui il fatto che in città ci sarebbero 30.000
persone di proclamata fede islamica, tra le quali solo 3.000 di nazionalità italiana. Ci
ha anche illustrato il fatto che, in mancanza di un riconoscimento giuridico
all'istituto Moschea, viene difficile riuscire a stipulare un accordo con la Città
nell'ottica di regolarizzare la situazione dei centri di culto, tant'è che l'Assessore non
ha parlato di otto moschee a Torino, ma di otto centri di culto.
È emerso però un aspetto, che, secondo me, è il più preoccupante. Questi centri di
culto, ovviamente, non essendo delle vere e proprie moschee, sorgono in
appartamenti più o meno grandi (la media è di 80-100 metri quadrati), senza però
limiti sulla quantità di persone che vi possono accedere. Sappiamo benissimo che le
persone di fede islamica accorrono in massa quando arriva l'ora della preghiera e
quando ci sono le varie ricorrenze tipiche della loro cultura, per cui il problema
maggiore - e condivido le preoccupazioni della cittadinanza - è che, effettivamente,
ci si trovi in prossimità di edifici, appartamenti e strutture private con una folla
immensa di persone che vogliono esercitare i propri diritti di pregare per la propria
fede, ma che obiettivamente possono minare la sicurezza.
Con questa proposta di mozione il nostro Gruppo chiede che ci sia un riconoscimento
ufficiale della necessità che questi centri di culto (prossimamente moschee)
riconoscano i valori della nostra Costituzione, dimostrino di saper parlare la lingua
italiana e, soprattutto, che consentano l'ingresso a tutti.
L'Assessore Curti ci ha gentilmente fornito anche lo Statuto de La Palma ONLUS,
che è l'associazione che ha cercato di farsi portavoce della comunità musulmana
composta da migliaia di persone. In questo Statuto ho avuto difficoltà a trovare l'uso
delle parole "italiano" e "lingua"; invece, si insiste molto sul fatto che bisogna
conservare e valorizzare il pensiero e la cultura musulmana, bisogna garantire e
favorire l'associazionismo musulmano, provvedere in genere alla tutela e alla
rappresentanza degli interessi morali dei musulmani in sede sociale, eccetera. Va
tutto bene, perché è inevitabile che questa ONLUS tuteli gli interessi della propria
comunità, ma, in un'ottica di integrazione - ripeto, siamo a Torino, non siamo in altri
Paesi della comunità musulmana - è anche giusto che, nel momento in cui si erge a
questo ruolo, riconosca anche valori tipo l'integrazione sociale con gli italiani e
l'obbligo di aprire le porte di questi centri agli italiani, che siano o no di fede
islamica.
Quindi, secondo me il problema sussiste e non bisogna far passare in secondo piano
le preoccupazioni dei cittadini che, in diverse occasioni, hanno manifestato sia in
strada sia attraverso i giornali.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Olmeo.

OLMEO Gavino
Presidente, cercherò di essere davvero velocissimo e ne spiego il motivo. Poc'anzi
abbiamo sentito dire che sul tema non c'è stato sufficiente dibattito, ma non so che
cosa si intenda per dibattito su queste vicende; comprendo che il Consigliere Brescia
si sia perso un paio di pezzi, però nella passata tornata amministrativa abbiamo fatto
tutta una discussione sul complesso della nuova Curia e della Chiesa del Santo Volto,
che oggi sono già attive, e ricordo che abbiamo discusso meno per quella vicenda di
quanto abbiamo già discusso finora per le moschee (credo che nessuno abbia dubbi
sul fatto che ritenessi sbagliato aprire una discussione sulla vicenda del Santo Volto).
Credo che già solo in Aula, durante questa tornata amministrativa, questo argomento
sia stato trattato almeno quattro o cinque volte, per cui non è vero che ne abbiamo
discusso poco.
Seconda questione: si dice che bisognerebbe trattare con i vertici, con
l'organizzazione dell'Islam. Non so se abbiamo un'idea di che cosa sia l'Islam. Con
l'eccezione degli sciiti, che hanno una struttura effettivamente abbastanza
verticistica, dai mullah agli ayatollah, la stragrande maggioranza dei musulmani
(soprattutto quelli che abbiamo qui in città, che sono sunniti) non ha alcuna
organizzazione verticistica, quindi non c'è un capo degli Imam autorizzato a parlare
a nome degli altri, con il quale si può fare questa operazione. Non c'è, è una struttura
religiosa differente.
La terza questione, che mi sembra il caso di ribadire qualora ci fosse necessità,
riguarda il diritto di pregare in maniera dignitosa che è sacrosanto per tutti, anche per
i musulmani. Se vogliamo riconoscere questo diritto, bene; se c'è chi non lo
riconosce e preferisce dare benemerenze a chi, invece, ha fatto del riconoscere questi
diritti una ragione di vita, faccia pure, liberissimo, però credo che da parte mia ci sia
il necessario riconoscimento del diritto di pregare in maniera dignitosa a tutti.
Il quarto punto riguarda la questione delle prediche in italiano - meno male che,
stavolta, non è stata tirata fuori, come, invece, è stato fatto altre volte - e che gli
Imam dovrebbero essere di cittadinanza italiana. A questo, si aggiunge la faccenda
dei finanziamenti che vengono dall'estero, dal Marocco e così via.
Non so se vi rendete conto, ma solo io - e come me anche altri qui dentro - nella mia
vita fino ad ora (compio cinquant'anni tra qualche mese) credo di aver raccolto
migliaia e migliaia di Euro - non saprei indicare una cifra esatta - in iniziative,
promozioni di vario genere, attraverso interventi dello Stato anche italiano, dei
Comuni, per cercare di aiutare luoghi di culto in tanti, ma tanti Paesi del mondo, che
la metà basta.
Il Piemonte è strapieno di missionari piemontesi, che parlano poco l'italiano e, in
qualche caso, parlano molto il piemontese, che in questo momento si trovano in
qualche Paese del mondo a svolgere la loro attività missionaria. Qualcuno viene fatto
addirittura fuori a causa di questo; spero, però, che noi non siamo come loro, perché,
se volete invece avere un sistema di reciprocità nel quale dite che volete far fuori i
loro missionari, i loro Imam, fatelo pure, ma io non sono in questa congrega che ha
intenzione di farlo.
Ci manca pure che un musulmano preghi in italiano: un musulmano prega in arabo, è
la sua lingua, come noi abbiamo pregato per secoli in latino e come tuttora c'è tanta
gente che lo fa.
I rumeni che stanno a Torino pregano in rumeno e non in italiano. Per quale motivo
si fa una mozione chiedendogli di pregare in italiano? Attenzione, veramente, al
pressapochismo, ad andare dietro semplicemente al gusto della protesta; per carità, si
fa qualche voto in più, anche tanti, però certe volte bisogna anche camminare un po'
con i piedi per terra e cercare di fare ragionamenti che abbiano un minimo di
attinenza con la situazione effettiva. Naturalmente, da parte mia è un doppio no ad
entrambe le proposte di mozione.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Mi ero iscritto a parlare, ma, a questo punto, dopo l'intervento del Consigliere
Olmeo, che condivido pienamente, mi cancello dalla lista degli interventi.
La parola al Consigliere Grimaldi.

GRIMALDI Marco
Anch'io condivido, ovviamente, le posizioni del Consigliere Olmeo e trovo molto
gravi le insinuazioni e anche le proposte del Consigliere Brescia. La prima è quella
dello stesso referendum, come se, prima di tutto, il Consigliere Brescia non
conoscesse la Costituzione Italiana e come se non sapesse che quei diritti, in qualche
modo, sono già garantiti dalla Carta Costituzionale.
Inoltre, trovo molto grave che la posizione della Lega Nord ed anche quella di altri
Gruppi di minoranza non tenga conto del fatto che non stiamo parlando della prima
moschea a Torino, ma stiamo parlando di otto "moschee garage" che ci sono in
questa città. Mi aspetterei dai partiti di minoranza quello che è successo in altre città,
cioè che chiedessero trasparenza e che queste moschee uscissero da quei luoghi che
non sono felici, ma sono spesso bui e non nati per quella funzione.
La cosa più bella - l'ho vista discutendo con tanti giovani musulmani di seconda
generazione - è che sono stati loro a chiedere questo, non sono state le opposizioni e,
posso dirlo, neanche la maggioranza, perché la Giunta ha guardato, vigilato e
controllato nel dettaglio, sapendo la strumentalità di alcuni attacchi delle opposizioni;
sapendolo, da prima, ha guardato passo per passo questa vicenda.
La cosa però incredibile che va riconosciuta alla Moschea della Pace è che quelle
regole se l'è date da sola, senza che noi le chiedessimo: la trasparenza della
tracciabilità dei finanziamenti, l'idea di un'associazione, l'idea di rendere pubblica
questa vicenda senza infingimenti.
Credo che bisogna ringraziare che sia avvenuto questo percorso e, se fossi tra coloro
che credono che lì dentro succedano cose strane, bisognerebbe invogliare tutte le
moschee ad uscire da quei processi non trasparenti, e non il contrario.
Presidente, sinceramente, credo che qui si sia fatto un gesto che non doveva finire in
Aula; in Commissione, noi avevamo chiesto che questa discussione non finisse in
Aula. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Non è colpa sua; la responsabilità è
dei presentatori. Credo che questo sia un atto non costituzionale e anche per questo
motivo lo bocceremo, anche se ritengo che saranno i cittadini a bocciare questa folle
idea della Lega Nord di pensare che dietro all'Islam ci sia tutta una cultura dell'odio
contro questo Occidente. Questo Occidente e questa Torino meritano di più che
questo continuo attacco ed odio verso le nostre popolazioni, perché sono nostri
concittadini ed io vorrei che, prima o poi, il Gruppo di Lega Nord se ne rendesse
conto. Sono nostri concittadini che dobbiamo difendere per una Costituzione che è
tanto nostra quanto loro.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Non vorrei esasperare i toni della polemica, ma vorrei precisare che le proposte di
mozione arrivano in Aula perché vengono richieste ed è compito specifico della
Presidenza fare in modo che arrivino in Aula quando vengono richieste. Il
Consigliere Grimaldi ha detto: "Non è colpa sua, Presidente", ma, in questo caso,
posso dire con molta franchezza che è merito mio - e non colpa mia - il fatto che si
discutano le proposte di mozioni che vengono richieste.
La parola al Vicepresidente Ventriglia.

VENTRIGLIA Ferdinando (Vicepresidente)
Intervengo volutamente dal banco del Vicepresidente, perché devo confessare un
certo disagio in un dibattito che sta scivolando sul terreno sdrucciolevole della chiosa
dell'interpretazione dell'intenzione altrui; per carità, è un esercizio praticato spesso,
soprattutto quando qualcuno, magari, vuole impegnare il tempo che ha non
nell'articolare le sue idee e le sue visioni, ma nel fare l'esame a quelle altrui.
Un po' di volte questa cosa oggi si è riproposta e potevamo anche attendercelo nel
momento in cui si decide di fare un Consiglio Comunale dedicato su temi di interesse
generale, nel quale ovviamente ognuno porta la propria visione; per questo motivo,
però, vorrei che tutti i Consiglieri avessero ben presente che esiste la pari dignità tra
Consiglieri e che la tentazione di giudicare sul merito, sulla dignità intellettuale o
politica delle posizioni di Consiglieri con i quali non si è d'accordo - nel caso di
alcune posizioni specifiche anche a me capita spesso di non essere d'accordo, ma
non vado a giudicare né i motivi intellettuali, né la qualità delle proposte altrui - è
forse una tentazione che ognuno di noi deve trovare la forza di combattere dentro di
sé prima di portarla in Aula.
Inoltre, non sono d'accordo con il Presidente su un punto operativo: portare in
discussione le proposte di mozione non è un suo merito, ma è un suo dovere, com'è
un dovere dei Consiglieri - se lo ritengono - proporle ed è un dovere dei nostri Uffici
e del Servizio Centrale, che è pienamente equipaggiato ed attrezzato
intellettualmente, valutare l'ammissibilità tecnico-giuridica degli atti.
Sull'ammissibilità politica, per fortuna, siamo in 50 a decidere.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Non posso che essere d'accordo con il Vicepresidente; la mia battuta era volta non ad
attribuirmi del merito, ma solo per dire che, effettivamente, le cose non possono che
essere così.
La parola al Consigliere Boero.

BOERO Valter
Vorrei sottolineare che è necessario un clima sereno per trattare questo argomento,
anche se gli ultimi interventi sono stati un po' vivaci, e devo dire che sia in occasione
del lavoro in Commissione - dove è intervenuto l'Assessore citato prima -, sia per
questa circostanza mi sono documentato un po' ed ho attinto, per esempio,
all'esperienza del centro Peirone, che è un centro studi dell'Arcidiocesi di Torino che
si occupa di Cristianesimo e di Islam. È molto interessante e devo dire che la materia
è complessa e non così immediata; il tema delle moschee, della Shari'a e dello Jihad
sono complicati e non sono stati sviscerati nelle occasioni alle quali ho partecipato.
Secondo me, effettivamente è necessaria una grande attenzione, perché tra i nostri
concittadini ci sono delle persone di fede islamica, per cui è importante approfondire
questo tema.
Il mio invito è ad avere un grande rispetto per il culto in generale, perché è una
componente umana importante, e, secondo me, è necessario che venga speso del
tempo per approfondire l'argomento; infatti, potrebbe concorrere a svelenire il clima
e a sciogliere anche dei pregiudizi che, magari, si sono creati nel tempo e, di
conseguenza, forse ci sarà la capacità di risolvere i problemi pratici che, poi, si
pongono nel quotidiano.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Bruno.

BRUNO Giuseppe Maurizio
Grazie. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Scusi, io parlo con il Presidente,
non posso interloquire con lei, Consigliere.
Sottolineo quanto dichiarato dal Consigliere Olmeo sul fatto di presentare una
proposta di mozione riguardante il Sermig ed Ernesto Olivero e, poi, porsi in questo
modo a proposito della costruzione di una moschea.
A proposito del discorso sulla reciprocità, non sono tanto convinto che sia la strada
giusta per poter giustificare il fatto di essere contrari alla costruzione di una moschea.
Per rimanere nell'ambito del Consigliere Boero, dico: non siamo noi che scendiamo
a loro, ma permettiamo a loro di salire a noi.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Dichiaro concluso il dibattito.
Copyright © Comune di Torino - accesso Intracom Comunale (riservato ai dipendenti)