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VENTRIGLIA Ferdinando (Vicepresidente) Diamo inizio alla cerimonia di Commemorazione in Consiglio Comunale del Senatore Ugo Martinat, uomo politico che, come dimostra il numero di presenze - chiedo scusa se non potrò salutare tutti, in quanto, essendo in molti qui oggi, sarebbe veramente difficile, per l'economia dei nostri lavori - nel panorama torinese era una tale certezza che, come tutte le cose più importanti nella vita, si apprezzano forse di più (dandole per certe come elemento costante nella propria vita e, in questo caso, nel panorama politico), quando non ci sono più. Anche l'alto numero di presenti, oggi, dimostra che, forse, Ugo Martinat manca a tutti, manca ad alcuni come maestro, a molti come amministratore, manca come uomo politico, come amico. Manca come avversario, avversario d'Italia. Abbiamo molte adesioni che dimostrano ulteriormente questa qualità, la statura di Ugo Martinat, che, non a caso, è stato già ricordato in tante occasioni: dagli amici, dai familiari, come leader di partito. Oggi, il Consiglio Comunale lo ricorda non soltanto perché la regola è che si ricordano gli amministratori che ci hanno lasciato, i nostri colleghi, entro la conclusione della Consiliatura, ma soprattutto perché è stato uno straordinario protagonista della vita politica torinese, sempre animato da un grande amore per la Città, prima di ogni altra considerazione, poiché era preminente questa sua passione per Torino. Voglio salutare, tra gli intervenuti, anche coloro che non possono essere qui con noi oggi e ci hanno inviato dei messaggi molto affettuosi in ricordo dell'Onorevole Martinat come l'Assessore Porchietto e l'Onorevole Costa. Qui in sala vedo tanti amici, oltre ai familiari, quali l'Onorevole Vietti (Vicepresidente del CSM), il Senatore Ghigo, Parlamentari, Consiglieri e amministratori. Devo dire la verità, quando il Presidente del Consiglio Giuseppe Castronovo - che, come sapete, è stato eletto in Rifondazione Comunista - mi ha chiesto di occuparmi di questa Commemorazione (sicuramente l'ha fatto per sensibilità istituzionale e politica e come atto di delicatezza anche nei confronti della famiglia e del nostro mondo) non so se mi abbia fatto un grande favore, perché mi viene veramente difficile ricordare Martinat in maniera istituzionale, come si dovrebbe fare qui oggi. Ognuno di noi l'ha interpretato e lo ricorda sotto una veste: quella di amico, di avversario, di maestro, di capo di partito, di amministratore. Io ne ho due ricordi, per me ed altri amici è stata una figura centrale, "la figura" nella nostra formazione politica, soprattutto come amministratore; Martinat era un grande politico, ma i maggiori insegnamenti che ci ha trasmesso sono stati come amministratore. Spero di non derogare troppo al protocollo se porto due ricordi personali, ma che credo possano dare la cifra del senso delle istituzioni che aveva Ugo Martinat. Cito due ricordi molto personali. Il primo risale al 1993. Era la prima volta che si votava con la Legge n. 81, con l'elezione diretta del Sindaco. Una volta, com'è noto, i Sindaci venivano nominati e deposti in Sala Rossa dai Consiglieri dove ogni partito si recava con le sue bandiere e dove si formavano le alleanze e le coalizioni. La prima volta che ci fu questa elezione la legge aveva precorso il sistema politico: avevamo un sistema ancora pluripartitico, non ancora bipolare e i tentativi di mettere insieme un cartello elettorale significativo, moderato, alternativo a quello del professor Castellani non andarono a buon fine, per cui ogni partito si ritrovò con il proprio candidato di bandiera. Il candidato Sindaco di bandiera dell'allora Movimento Sociale Italiano era, ovviamente, l'Onorevole Martinat, il quale per la prima volta dovette presentare un programma come Sindaco da poter spiegare ai cittadini, poiché si trattava di uno degli adempimenti previsti dalla nuova legge. Tra gli altri, convocò chi vi sta parlando ora, che era un po' lo scribacchino del Gruppo e tentò di fargli un corso accelerato in urbanistica. Vi lascio immaginare come poteva trovarsi un ragazzo di poco più di vent'anni, con una formazione assolutamente umanistica, estranea a questi argomenti, di fronte a una persona che aveva anche una competenza professionale specifica in fatto di urbanistica. Ero un po' stordito da quelle che lui chiamava le "zone zebrate", le "zone grigie", le "zone salmonate" (questo gergo oscuro del Piano Regolatore, che ancora usiamo oggi, anche se siamo alla Variante n. 251 o n. 253) e lui dimostrò di essere non un professore ma un maestro, perché riusciva a generare interesse sugli argomenti più difficili, più ostici, più distanti; non bisognava, però, chiedergli i dettagli, perché altrimenti si seccava. Lui riteneva che chi fosse interessato alla Pubblica Amministrazione - io all'epoca facevo a malapena il Consigliere di Circoscrizione - dovesse, di suo, imparare a cercare gli argomenti e a conquistarsi gli strumenti per essere attivo/operativo. E quindi un Martinat non professore o professorino, ma un Martinat sicuramente maestro, che ti aiuta a farti una griglia interpretativa, a costruirti gli strumenti per essere un bravo amministratore. Il secondo ricordo - che credo dia la cifra della persona - invece risale agli anni successivi, quando, dopo aver ricoperto la carica di Questore alla Camera dei Deputati, finalmente assunse un importante incarico di Governo, perché divenne Viceministro alle Infrastrutture, un settore nel quale espresse una competenza specifica e un ruolo importante a livello nazionale, senza mai dimenticare il legame con Torino. Ricordo che all'indomani delle elezioni del 2001 - se le ricorderà il Sindaco Chiamparino, che è qui con noi - ci fu chi sollevò un tema e disse: "Ma insomma, tutta l'Italia (all'epoca il centrodestra vinse le elezioni politiche molto bene e a Torino vinse il Sindaco Chiamparino) con il centrodestra, Torino è andata con il centrosinistra". In questa circostanza vedemmo veramente l'uomo delle istituzioni o il grande torinese, uno che non si faceva accecare dalla passione politica settaria, ma sapeva riconoscere i valori superiori. Lui mi disse: "Sai, io sarò torinese, non nel senso che starò un po' a Roma e quando posso tornerò a Torino; voglio pensare al futuro di questa città e farò quello che posso per questa città, anche se non ci premia sempre, anzi, non ci premia affatto". Lui diceva: "Io farò questo perché ci credo, perché sono di Torino, la mia famiglia vive a Torino, mio figlio vivrà a Torino, quindi devo pensare anche al suo futuro, oltre a quello dei miei concittadini". Il primo esempio di questo suo modo di fare risale ad una cena. Come gli amici sanno, Martinat era molto di compagnia, aveva una carica di umanità straordinaria, amava trattenersi a dividere con gli amici un piatto ed un buon bicchiere. Una sera raccontava, molto divertito, come ad una riunione del CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) riuscì - non mi chiedete i dettagli, ormai è passato tanto tempo - a sottrarre, sostanzialmente, dei fondi, necessari alla costruzione della metropolitana a Brindisi, e a farli atterrare a Torino per la costruzione della metropolitana che abbiamo oggi, a spese del suo amico Mennitti, antico sodale e amico di partito, Sindaco all'epoca di Brindisi, dicendo che quest'ultimo non se ne era neanche accorto. Poi, con una delle sue risate caratteristiche, rivendicava questo come risultato. Credo che il fatto di saper guardare fuori dagli schieramenti e di saper pensare, prima di tutto, alla propria città sia una grande lezione, anche per i politici di oggi. Oggi, ricordiamo, inoltre, Domenico Carpanini che è mancato esattamente dieci anni fa e che qualcuno ha definito, con una battuta magari non troppo felice, ma con qualche fondamento, il "gemello di sinistra" di Martinat. A me piacerebbe se negli anni, oltre a ricordare, giustamente, Carpanini, ci ricordassimo anche di altri grandi torinesi, come Martinat, che credo possa meritare un'intitolazione di una via. C'è una richiesta presentata da noi, quando eravamo ancora nel gruppo di Alleanza Nazionale, ma credo che anche altri grandi amministratori torinesi come Cardetti e Dondona meritino di essere ricordati in futuro, perché credo siano incarnazioni della "dignitas", che nel mondo latino era l'incarico, l'ufficio pubblico e che non a caso nell'italiano di oggi significa quella qualità personale e umana indispensabile a ricoprire la "dignitas" come incarico. Vi ringrazio, spero non vi sia dispiaciuto dividere con me qualche ricordo, al di là delle formalità connesse a questo genere di rito. Ci sono molte richieste di intervento e vi ringrazio anche di aver dato una partecipazione personale così importante e numerosa, sottraendo tempo ai vostri impegni. Credo che la memoria e la figura di Ugo Martinat come esempio lo meritassero. Grazie a tutti. VENTRIGLIA Ferdinando (Vicepresidente) La parola al Consigliere Ghiglia. GHIGLIA Agostino Non aggiungerò molto a quello che ha detto poc'anzi il Vicepresidente Ventriglia, perché ovviamente mi riconosco e anche perché Martinat non amava le cose lunghe, nel senso che riteneva che occorresse, per il bene comune, ma anche nei rapporti, dare la prevalenza alle questioni del fare rispetto alle questioni del parlare. Lui sarebbe stato l'uomo più lontano da qualsiasi tipo di commemorazione, di celebrazione, perché le riteneva talvolta una ridondanza della politica. Credo che oggi non sia così, e non lo sia quando si ricordano delle persone che sono mancate e che hanno avuto un ruolo importante per la nostra società e, come è già stato ricordato, anche per la nostra città, al di là degli schemi, delle convenienze politiche e soprattutto delle appartenenze. Conobbi Martinat quando avevo tredici anni e insieme abbiamo fatto un lungo pezzo di strada che all'inizio non sarebbe stata quella delle celebrazioni in grande stile in Sala Rossa, perché era un po' la strada di quelli che sbagliavano, di quelli che avevano torto, di quelli che avevano avuto torto e, di conseguenza, non era ammissibile che potessero essere considerati, a tutti gli effetti, dei membri della società civile. Quello che colpiva in Martinat, già da quando ero poco più di un bambino - e questo è capitato a tanti in questa Sala, che oggi ricoprono posizioni importanti nella nostra comunità - era la sua forza serena, la serenità della certezza: Ugo era uno che non si scomponeva mai. Quando di una persona si dice che è una "roccia", a me ancora oggi viene in mente Martinat. Ugo non si muoveva in quanto era testardamente convinto di avere ragione (lo era e lo diceva in ogni occasione, perché era assolutamente convinto, come peraltro lo sono anch'io e molti di noi, di essere nel giusto, indipendentemente dai voti che il nostro partito prendeva) ma non si muoveva perché riteneva, proprio perché partiva dal convincimento di essere nel giusto e di avere una missione da compiere, che non ci si dovesse muovere, che si dovesse essere saldi, che non ci si dovesse smontare mai, che non si dovesse mai avere paura delle sconfitte e, soprattutto, aveva la grande capacità di considerare le elezioni un accidente, un momento della vita politica di una persona. Perché le elezioni non sono la politica, le elezioni sono un momento. La politica è il quotidiano, è la battaglia quotidiana per i propri ideali, per le proprie idee, per le proprie convinzioni, per la propria cultura e per dare a una società anche un'alternativa culturale. Questo senza violenza, senza prevaricazione, ma con la certezza, vivaddio, ancora oggi, che si possa rappresentare qualcos'altro, anche rispetto a chi sembra che abbia tutto, a chi governa, a chi è più potente di te. E allora questa certezza ha consentito alla destra piemontese di essere sempre, anche nell'ambito nazionale, un po' una punta di diamante. Gli amici che con me hanno condiviso il percorso della destra, ricorderanno che abbiamo sempre avuto qualche voto in più rispetto alle altre parti d'Italia, anche se la nostra condizione era sicuramente più difficile, perché Torino non era una "piazza" facile, forse era una delle "piazze" più difficili. Ciò nonostante, la fede granitica di Martinat è quella che poi ha portato avanti la destra piemontese, perché talvolta le cose capitano anche perché ci sono gli uomini. Se non ci fossero certi uomini, certe cose non capiterebbero. Non è che la storia vada avanti indipendentemente dalle personalità e Martinat questa personalità ce l'aveva; aveva questa granitica certezza, convinzione e fede nei suoi valori, nelle sue idee che testimoniava e trasmetteva a tutti noi, quindi che si vincesse o si perdesse - vincere per noi voleva dire raggiungere il 5,5%, perdere voleva dire ottenere il 3,3%, e vedemmo anche questo risultato - non è che cambiasse molto, tanto eravamo sicuri che noi saremmo arrivati, un giorno, a essere quelli che avevano ragione rispetto a quelli che avevano ragione in quel momento. È stato questo il grande merito storico - se mi si consente di dirlo, ma so che non è sprecato questo termine - di Ugo Martinat: prima ha tenuto viva la destra in Piemonte e a Torino, poi ha consentito a questa destra di fare anche passaggi importanti che ci hanno portato ad Alleanza Nazionale e poi alla fusione con il PDL. Ricordo che, quando ottenemmo il 3,3%, guardavamo i risultati elettorali con una puntina - noi - di depressione e Martinat diceva: "Passerà, la prossima volta prenderemo di più". Dico questo per spiegare con che naturalezza interpretava la politica e, a mio avviso, anche oggi, forse, dovremmo interpretarla in questo modo, perché lui che ha fatto tante cose, che è stato un oppositore acceso in Consiglio Comunale, quando i tempi erano un po' diversi (c'erano ancora i Comunisti, quindi per noi era molto dura, non come oggi che qualche volta ci si scontra, c'è qualche schermaglia e si misura l'aggettivo; allora le misure erano di tipo diverso, estremamente più solide e anche più dolorose) ha saputo essere - proprio per quanto veniva detto prima, tentando di interpretare il bene comune, al di là della faziosità - un uomo di governo cui credo non possa essere contestato assolutamente nulla, soprattutto da questo territorio e da questa città, anche se, da un punto di vista elettorale, non ci premiava particolarmente. Martinat, quindi, uomo del fare, dell'agire, dell'azione, di ideali e di valori, confermati e consolidati in tanti anni di carriera, e anche uomo che praticava una politica molto rara, che forse dovremmo cercare di riscoprire anche in questi momenti difficili in cui un po' tutti ci sentiamo in difficoltà, perché quelli come me, che rappresentano una via di mezzo, che hanno i capelli ormai bianchi, non sanno più se sono del vecchio o del nuovo secolo, nel senso che noi siamo nati e cresciuti nel secolo in cui c'erano ancora le ideologie, oggi le ideologie non ci sono più e quindi qualche volta ci troviamo in difficoltà. Il fatto di essere portatori di una politica coerente, netta, precisa, senza fronzoli, senza troppe sovrastrutture, senza troppo gossip, ma improntata al rigore, alla serietà, alla sobrietà e al pragmatismo, credo abbia contraddistinto Ugo Martinat e forse anche oggi dovrebbe essere, per coloro che fanno politica, una strada, un segno, noi avremmo detto, qualche anno fa, una "fiaccola". Grazie. VENTRIGLIA Ferdinando (Vicepresidente) In rappresentanza del Presidente della Regione, Roberto Cota, c'è un'ampia delegazione di Giunta: l'Assessore Ravello, l'Assessore Casoni e l'Assessore Bonino, che ci portano il saluto della Regione. La parola all'Assessore Bonino. BONINO Barbara (Assessore Regionale) Indubbiamente è un onore e non è senza commozione che partecipo a questa Commemorazione, portando innanzitutto il saluto del Presidente Cota e di tutta la Giunta, insieme anche al Presidente del Consiglio, Valerio Cattaneo, che rappresenta la nostra Assemblea. Ricordare oggi Ugo Martinat rappresenta per noi, oltre che un momento emozionante dal punto di vista personale, sicuramente anche la disponibilità e la testimonianza di un mondo che vuole raccogliere un messaggio, un esempio e che oggi si propone di continuare ciò che Ugo in questo territorio ha iniziato molti anni fa. Una strada fatta di pragmatismo, fatta di amicizie molto solide, soprattutto dal punto di vista umano. Dico questo perché, fra le molte cose che hanno ricordato gli amici intervenuti prima di me, Martinat ci ha insegnato a non dimenticare mai che anche in politica i rapporti umani possono e devono fare la differenza: potersi stringere la mano guardandosi negli occhi e avere la certezza di un interlocutore in grado di mantenere la propria parola, oggi è un privilegio raro per molti di noi, che si trovano a dover affrontare responsabilità di governo importanti a tutti i livelli. Ugo era un uomo fatto così: la sua stretta di mano equivaleva al più sicuro dei contratti e questa sua capacità gli aveva guadagnato il rispetto di persone che partivano indubbiamente da punti differenti dal suo, dal punto di vista culturale, politico, delle esperienze personali, dimostrando che era possibile trovare un minimo comune denominatore sulla base del rispetto reciproco, della lealtà, della fermezza e anche dell'interesse nazionale, che lui declinava sul suo territorio, ovviamente, in maniera molto pratica. Mi piace ricordare, e sicuramente lo potrebbero fare meglio di me il Governatore Ghigo e l'Assessore Casoni, gli anni in cui ebbero la fortuna - se mi permettete di dirlo, anche con un pizzico di invidia - di avere un interlocutore all'interno del Governo capace di portare su questo territorio risorse importanti per colmare un gap nella realizzazione di infrastrutture, che ancora oggi segna lo sviluppo del Piemonte. Senza Ugo Martinat saremmo molto più indietro di quanto non siamo oggi. Mi auguro, quindi, che la nostra sfida per il futuro sappia trarre insegnamento anche da questa lezione di vita, attraverso un dialogo forte, continuo, costante, leale con il Governo, ma determinato a fare la nostra parte, che su questo territorio significa difendere il Piemonte, Torino, lo sviluppo, un sogno, un progetto. Martinat era convinto che la realizzazione di questo progetto passasse attraverso la realizzazione di infrastrutture in grado di rimettere il nostro territorio in competizione con altri che erano più avanti, e se lui fosse oggi qui certamente ci aiuterebbe concretamente, come ha sempre fatto, a competere con Milano, a recuperare per la nostra bella città un ruolo importante, di centralità, anche per i prossimi decenni. E allora, visto che Ugo era uomo sicuramente di poche parole ma di tanti fatti, credo che lo sforzo che la Regione oggi sta facendo per aiutare questo territorio a crescere, sia il miglior modo per commemorarlo, in collaborazione con il Sindaco, il Presidente della Provincia e di tutte le altre Province di questo territorio che lui amava tanto, al di là degli steccati ideologici, che forse oggi non esistono più, ma si sono trasformati in una sorta di diffidenza che a volte è ancora più paralizzante e che qualche volta ci impedisce di dialogare, come dovrebbe essere, fra istituzioni. L'impegno che noi assumiamo - e mi fa piacere poterlo dire in questo giorno - per esempio è quello di raccogliere un'importante eredità, che su questo territorio è molto attesa: da quarant'anni si parla del completamento dell'anello tangenziale di Torino e Ugo Martinat fu fra i primi a promuovere iniziative di ogni genere e a battersi perché fosse una delle priorità di questo territorio. Sono convinta che ad Ugo Martinat farebbe piacere essere commemorato con questo impegno: la Regione Piemonte entro il 2011 bandirà la tangenziale est. Credo che forse, per lui, sia il messaggio migliore che possiamo trasmettere nell'aver raccolto la sua eredità. VENTRIGLIA Ferdinando (Vicepresidente) In rappresentanza del Consiglio Provinciale di Torino, do la parola al Consigliere avvocato Papotti. PAPOTTI Franco (Consigliere Provinciale) Ringrazio per questa splendida occasione. Confesso di essere fortemente emozionato soprattutto perché, nel portare il saluto, quale rappresentante della Provincia - insieme ai Colleghi Tentoni e Bonansea - del Presidente Saitta e del Presidente del Consiglio Bisacca, avrei voluto vedere - consentitemi la profonda umanità di questo mio ricordo - l'espressione di Ugo nel vedere me, modesto canavesano (come lui amava definire i canavesani un po' matti), in questo momento con questa fascia. Dico, con affetto, guardando la sorella, la moglie e il figlio di Ugo, con cui abbiamo condiviso tanti momenti a volte poco politici, ma da comunità umana quale eravamo e durante i quali, per me, Ugo Martinat si è sempre rivelato (l'ha detto molto bene prima il Vicepresidente Ferdinando Ventriglia) un maestro, prima che un professore - che avrei voluto vedere l'espressione che avrebbe potuto fare oggi se, indegnamente, come sto facendo in quest'occasione, mi fossi permesso di dire che mi sarei recato, a quest'ora, qui, a rappresentare la Provincia insieme ai Colleghi. Dico questo perché Ugo, per me, è stato innanzitutto un maestro, un grande amico ed è stata quella persona che, ancora oggi, mi guarda dalla piccola foto che ho sulla mia scrivania; è stata la persona che ha dato a tutti noi, un pochino più giovani di lui, quelle due o tre sicurezze fondamentali per cercare di fare politica. Ugo è stata la persona che a me ha trasmesso innanzitutto sentimenti, poi idee, progetti, valori e un grande senso di onestà (che a me piace - spero di esserne all'altezza - ricordare in questo momento insieme a voi) sempre, anche quando, come diceva prima il Consigliere Agostino Ghiglia, la politica non ci dava ragione nei numeri. Se me lo consentite, se i Colleghi della Provincia me lo consentono, senza grandi formalità, porto il saluto del Presidente Saitta, porto il saluto del Presidente Bisacca, ma porto il saluto di un amico: grazie Ugo. VENTRIGLIA Ferdinando (Vicepresidente) La parola al Consigliere Angeleri. ANGELERI Antonello Ringrazio il Presidente Castronovo, perché, ovviamente, non appartengo al Gruppo degli amici che ha fatto politica con Ugo Martinat, ma ho voluto intervenire perché l'ho conosciuto, come Consigliere Comunale, nel lontano 1980 quando era seduto là nell'angolo e io più o meno dov'è seduta la Collega Rosanna Costa. Già allora si era abbastanza assenti, si era in meno rispetto ad oggi in Consiglio Comunale, non c'era nessuno per cui si scambiavano le opinioni. Per anni siamo stati Consiglieri Comunali insieme e, proprio in quegli anni, si è instaurato un rapporto molto saldo, improntato al grande rispetto e alla consapevolezza che lui fosse un baluardo dell'opposizione, portata avanti con rigore, schiettezza e lungimiranza, sempre nel costante ed imprescindibile rispetto, però, delle Istituzioni e dei suoi rappresentanti. Siamo stati avversari e alleati, ma c'è una parola che non è mai cambiata, "lealtà", quella che lui è riuscito a trasmettere all'interno della politica e che io volevo ulteriormente sottolineare quest'oggi. Una persona con la quale era sempre interessante avere a che fare, perché Ugo è stato un uomo che sapeva instaurare rapporti straordinari, sapeva entrarti nel cuore e, in politica, non è facile tutto questo. Ricordare, quindi, in poche parole l'articolata e poliedrica attività politica di Ugo Martinat è un compito ovviamente difficile, e non è il mio questa sera. Un uomo che nel suo lungo impegno ha toccato i vertici dell'attività amministrativa, di governo, sia sul territorio che a Roma, verso il quale ancora oggi - lo diceva molto bene prima Barbara Bonino - sia il Piemonte che la Città di Torino hanno un debito di riconoscenza. Tutti noi, che abbiamo avuto a che fare a lungo con lui, ricordiamo la sua schiettezza ed efficacia: Ugo è stato, proprio per questo, un punto di riferimento, nel senso che su di lui, sulla sua posizione, sulla coerenza dei suoi interventi, rispetto ai principi che hanno animato la sua attività mai nessuno ha avuto dubbi. I suoi meriti sullo sviluppo del nostro territorio sono molti ed è difficile riassumerli in poche parole: basti pensare al suo contributo, come Sottosegretario ai Trasporti, sia all'avvio di opere fondamentali come la TAV, sia alla realizzazione della Metropolitana cittadina. Ma soprattutto Ugo è stato l'incarnazione di un'idea politica, profondamente radicata al proprio territorio, che ha fatto scuola. Tanti - qui presenti - sono cresciuti sotto la sua ala protettrice, stimolati dalla sua schiettezza e dalle sue argute osservazioni. Un uomo che sapeva andare al dunque delle cose come pochi, che sapeva cogliere l'essenza senza troppo farsi abbagliare dai fronzoli; Ugo è stato sicuramente un esempio per molti, non solo del suo partito. Un amico che ci manca, a me personalmente molto, e la testimonianza della vostra presenza oggi fa capire che ha sicuramente lasciato il segno. VENTRIGLIA Ferdinando (Vicepresidente) In rappresentanza dell'Associazione tra i Consiglieri Comunali già componenti il Consiglio Comunale di Torino, do la parola all'avvocato Dante Notaristefano. NOTARISTEFANO Dante Innanzitutto, ringrazio la Presidenza di questo Consiglio Comunale per avere indetto questa riunione. In rappresentanza degli ex Consiglieri Comunali, come sempre, partecipo a questo tipo di commemorazioni con parecchia convinzione. Mi ero imposto di essere sintetico e, dopo tutto quello che ho sentito finora, decido di essere telegrafico. Voglio anch'io ricordare qualche esperienza personale: era il luglio del 1970, io e Ugo Martinat entravamo in quest'Aula insieme, sia pure su banchi diversi, per espressioni politiche diverse, ma comunque - richiamo il concetto espresso bene dall'Assessore Bonino - i rapporti personali da quella data sono stati veramente splendidi. Confesso che, pure essendo notoriamente di altra parte politica, ho sempre ammirato l'impegno di questo giovanotto (perché io l'ho conosciuto davvero giovanotto) nell'assolvere il suo dovere di Consigliere Comunale: la sua decisione, il suo interesse ai problemi della città, la sua coerenza e la sua costante presenza. Devo dire che, al di là dei primi anni in cui il suo compito era quello di Consigliere Comunale (poi notoriamente ha avuto una serie di altri impegni a carattere nazionale, di partito, di governo) ha sempre continuato a dedicare alla città tutte le sue energie. Io, come Presidente dell'Associazione tra i Consiglieri Comunali già componenti del Consiglio Comunale di Torino, ho mantenuto con lui questo splendido rapporto. Ricordo un solo episodio, proprio perché ho detto che voglio essere telegrafico: era il maggio 2007, la nostra Associazione organizzò un convegno sul trasporto pubblico nell'area torinese, al quale fu dato un titolo abbastanza provocatorio: "Una storia che dura… un secolo. Il trasporto pubblico nell'area torinese". Lui fu invitato come uno dei relatori, insieme a Claudio Artusi e vi partecipò con tanta volontà e soddisfazione, ritornando a sentirsi veramente coinvolto nelle vicende della Città di Torino. Sono andato a rileggermi gli atti di quel convegno perché, confesso, non ricordavo con esattezza cosa avesse detto Ugo in quell'occasione. Lui, notoriamente fautore del trasporto pubblico, dalla metropolitana alla TAV, alle autostrade, alla tangenziale est eccetera, aveva fatto un discorso sostanzialmente realistico dicendo: "State attenti, qui ci vuole una rivoluzione culturale. Non è possibile andare avanti con il concetto del 'tutto gratis a tutti'. È vero, Artusi ha citato esempi di Paesi che hanno realizzato le metropolitane velocemente, sappiamo di Roma, di Milano, di Napoli. Ma attenzione! Il concetto del 'tutto gratis a tutti' va superato, ci vuole una rivoluzione culturale: i servizi si devono pagare, altrimenti, ogni anno, sullo Stato gravano miliardi di debiti che poi lo stesso deve ricoprire". Ho pensato molto a questo e un discorso di quel genere, proprio di Ugo Martinat, mi ha fatto meditare e ci sto studiando ancora adesso. Se qualcuno vorrà leggersi gli atti di quel convegno, abbiamo fatto una pubblicazione in cui sono raccolti alcuni convegni organizzati dalla nostra Associazione. Non aggiungo altro al quadro che di Ugo Martinat è stato così bene dipinto da tutti coloro che mi hanno preceduto. Sono convinto che lui, avendo dedicato a questo Consiglio Comunale quasi vent'anni (diciotto, se non vado errato) non solo per figura, ma con impegno veramente costante (basterebbe andare a vedere le interrogazioni, gli ordini del giorno, le interpellanze, la presenza costante anche nelle Commissioni e non soltanto nel Consiglio), sia sicuramente uno di quelli che ha veramente messo in pratica il concetto, che abbiamo più volte espresso, dell'onore di servire la propria città. Gliene siamo grati e lo ricordiamo con affetto. VENTRIGLIA Ferdinando (Vicepresidente) Ringrazio l'avvocato Notaristefano, in particolare, per questa linea di sintesi: l'onore di servire la città che forse, oggi, non tutti hanno presente nel modo in cui dovrebbe esserlo a noi come stella polare. La parola al Sindaco Chiamparino. SINDACO Innanzitutto volevo ringraziare nuovamente tutti voi per essere convenuti qui a ricordare la figura di Ugo Martinat. Un ringraziamento particolarmente caloroso rivolgo alla signora Martinat, al figlio Luca, alla sorella e a tutti gli altri amici, oltre naturalmente alle Autorità, che in parte si sono già espresse con il loro indirizzo commemorativo. Ho frequentato in modo più intenso e diretto Ugo Martinat a partire dai primi anni Novanta (ma la conoscenza era precedente), quando fui eletto in Consiglio Comunale. Ugo era un uomo della cosiddetta "Prima Repubblica" (come in parte mi sento di essere anch'io, anche se con un'età lievemente diversa), il che non è sempre e necessariamente un connotato negativo, come a volte la vulgata mediatica tende a raffigurare. Anzi, abbiamo esempi recenti che ci dicono che non sempre il nuovo e il "nuovismo" sono la stessa cosa e vanno d'accordo: spesso sono anche contrapposti, uno volge in positivo e l'altro non sempre. Questa figura della Prima Repubblica aveva alcuni tratti che sono già stati richiamati. Ovviamente sono sempre stato un avversario politico di Ugo Martinat, a differenza del Consigliere Angeleri, che è stato un po' avversario e un po' alleato, e di altri che sono sempre stati amici fin dalla più tenera età, come il Consigliere Provinciale Papotti. Non sono mai stato un suo alleato, ma sono sempre stato orgoglioso di essere un suo avversario politico. Come potranno confermare altri esponenti della mia parte politica, credo vi sia sempre stata tra noi la capacità di distinguere in modo netto il piano dei rapporti politici dal piano dei rapporti personali. Ugo era una persona brusca ma cordiale, con la sigaretta sempre presente. Anche dopo lo scontro più aspro in Consiglio Comunale o a Montecitorio (ho avuto modo di frequentare Ugo Martinat anche quando lui era Questore alla Camera e io Deputato nella XIII Legislatura), l'immancabile sigaretta di Ugo rendeva possibile una normale cordialità nei rapporti personali e a volte consentiva anche di affrontare meglio le questioni politiche sulle quali c'erano delle divergenze spesso non componibili. Come è stato ricordato, anche nell'asprezza e nella radicalità della contrapposizione politica e ideologica, che allora aveva una forza spesso dirompente, c'è sempre stato da parte di Martinat (com'è c'è stato da parte di altri esponenti della mia parte politica) la capacità di cercare quel filo, anche esile, di dialogo, che rappresenta il fondamento di una civiltà politica. A quei tempi, la contrapposizione nasceva da motivi ideologici che erano sfociati addirittura in tragedie nazionali, come la guerra mondiale, la successiva guerra civile e la lotta di liberazione. Quindi non c'era solo un'ideologia intesa come racconto del migliore dei mondi possibili, ma c'erano dei fatti che avevano diviso le famiglie e le persone. Nonostante questa asprezza e radicalità politica, al cui confronto quella di oggi - se mi permettete - fa ridere, c'era però sempre la volontà di tentare di individuare qual era quell'esile, esilissimo filo che poteva consentire di tenere unita la comunità politica, partendo dal presupposto che se la comunità politica mantiene un filo, anche esile, di dialogo, questo vale anche per il Paese, perché un comunità ha bisogno che ci sia un filo comune di dialogo anche fra chi la pensa in modo esattamente opposto. Io credo che Ugo questo sforzo l'abbia sempre saputo fare; a volte positivamente, a volte meno, come succede a tutti noi, ma questo era il suo modo di vivere la politica. L'ultima cosa che voglio anch'io sottolineare è l'attenzione che Ugo Martinat ha sempre avuto per la città di Torino, la sua "torinesità". Sono testimone diretto di questo, perché ero già Sindaco allora. Su alcune grandi opere che abbiamo portato avanti, la metropolitana in primis, c'è stata una collaborazione stretta con Ugo. Ricordo che il primo accordo sugli investimenti per il nodo ferroviario di Torino fu firmato da Enzo Ghigo, Presidente della Regione, il sottoscritto Sindaco e Ugo Martinat. Recentemente questo accordo è stato implementato dal Governo e spero venga attuato, perché questa è una parte essenziale per portare avanti il disegno che comprende l'avvio dei lavori per il tunnel ad alta velocità in Val di Susa. Se in dieci anni siamo riusciti a realizzare una linea di metropolitana (il 6 marzo ci sarà l'inaugurazione della seconda tratta, riceverete l'invito), sicuramente una parte significativa di questo risultato - e di altri - è dovuto al lavoro che Ugo fece quando era Sottosegretario alle Infrastrutture. Ogni qualvolta il sottoscritto o Guiati o l'Assessore ai Trasporti telefonava, se Ugo poteva dare una mano per far arrivare dei finanziamenti più in fretta o per risolvere un problema, lo faceva al di là dell'appartenenza politica. Avrebbe anche potuto fare un altro gioco, visto che si trattava della Giunta Chiamparino di centrosinistra, ma sarebbe stato un gioco miope, perché alla fine i Governi cambiano, ma le grandi opere restano, per questo motivo non l'ha fatto. Ho voluto sottolineare e richiamare questi tre aspetti, già emersi negli interventi di coloro che hanno avuto con Ugo Martinat un rapporto personale più stretto rispetto al mio, che è sempre stato un rapporto tra avversari politici che si riconoscevano reciprocamente. Queste tre caratteristiche (la capacità di far valere i rapporti personali distintamente dalla politica, di cercare sempre un filo di dialogo e di vivere con lealtà e lungimiranza la "torinesità") credo che descrivano bene la figura di un uomo che -nonostante la sua radicalità politica, tanto da essere considerato da alcuni avversari politici come un personaggio difficile con cui confrontarsi - concepiva la politica come ricerca dell'interesse generale. Questa qualità fa di Ugo Martinat una figura che nel suo ambito, per i ruoli che ha avuto, ha saputo dare un contributo per far sì che la politica mantenesse e accrescesse quella dignità che ne fa una delle funzioni più nobili e importanti per la nostra comunità nazionale e in generale per la vita pubblica delle persone. Grazie ancora per la vostra presenza. VENTRIGLIA Ferdinando (Vicepresidente) Prego i presenti di alzarsi in piedi per onorare l'ingresso dei Gonfaloni. Oltre a ringraziare il Senatore Ghigo, il Senatore Fluttero, il Senatore Menardi e l'Onorevole Napoli (spero di non avere trascurato alcuno dei presenti), vorrei anche ringraziare in particolare tutti voi per aver animato, attraverso la numerosa presenza e soprattutto il tono degli interventi, una commemorazione di grande passione e di grande affetto, non soltanto per la persona che ricordiamo, ma per l'istituzione che ci ospita oggi. Voglio ringraziare in particolare i familiari e i tanti amici intervenuti, non soltanto del Movimento Sociale, ma anche della Democrazia Cristiana e del PSI. Se mi permettete, per alleggerire un po', manca soltanto l'Onorevole Fassino. Quando all'età di otto anni entrai in quest'Aula, indicandomi i banchi lì in fondo mi dissero: "Qui ci sono i fascisti". In quei banchi c'erano Martinat, Massano, la dottoressa Minervini e forse Bedendo. Ricordo anche gli esponenti degli altri partiti, che vedo qui oggi e che mi ricordano un po' gli anni Ottanta, gli anni in cui tutti noi ci siamo formati, conservando un imprinting indelebile. Credo di poter dire che la vostra generazione politica abbia saputo trasmettere l'amore, la passione per la politica, forse anche la "malattia" della politica. Questo credo sia il più bel lascito che abbiate consegnato alle generazioni successive, che oggi fanno il possibile per seguire il vostro esempio. |