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Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 28 Febbraio 2011 ore 12,00
Paragrafo n. 13

Commemorazione dell'on. Ugo Martinat, già Consigliere Comunale.
Interventi

VENTRIGLIA Ferdinando (Vicepresidente)
Diamo inizio alla cerimonia di Commemorazione in Consiglio Comunale del
Senatore Ugo Martinat, uomo politico che, come dimostra il numero di presenze -
chiedo scusa se non potrò salutare tutti, in quanto, essendo in molti qui oggi, sarebbe
veramente difficile, per l'economia dei nostri lavori - nel panorama torinese era una
tale certezza che, come tutte le cose più importanti nella vita, si apprezzano forse di
più (dandole per certe come elemento costante nella propria vita e, in questo caso,
nel panorama politico), quando non ci sono più.
Anche l'alto numero di presenti, oggi, dimostra che, forse, Ugo Martinat manca a
tutti, manca ad alcuni come maestro, a molti come amministratore, manca come
uomo politico, come amico. Manca come avversario, avversario d'Italia.
Abbiamo molte adesioni che dimostrano ulteriormente questa qualità, la statura di
Ugo Martinat, che, non a caso, è stato già ricordato in tante occasioni: dagli amici,
dai familiari, come leader di partito. Oggi, il Consiglio Comunale lo ricorda non
soltanto perché la regola è che si ricordano gli amministratori che ci hanno lasciato, i
nostri colleghi, entro la conclusione della Consiliatura, ma soprattutto perché è stato
uno straordinario protagonista della vita politica torinese, sempre animato da un
grande amore per la Città, prima di ogni altra considerazione, poiché era preminente
questa sua passione per Torino.
Voglio salutare, tra gli intervenuti, anche coloro che non possono essere qui con noi
oggi e ci hanno inviato dei messaggi molto affettuosi in ricordo dell'Onorevole
Martinat come l'Assessore Porchietto e l'Onorevole Costa.
Qui in sala vedo tanti amici, oltre ai familiari, quali l'Onorevole Vietti
(Vicepresidente del CSM), il Senatore Ghigo, Parlamentari, Consiglieri e
amministratori.
Devo dire la verità, quando il Presidente del Consiglio Giuseppe Castronovo - che,
come sapete, è stato eletto in Rifondazione Comunista - mi ha chiesto di occuparmi
di questa Commemorazione (sicuramente l'ha fatto per sensibilità istituzionale e
politica e come atto di delicatezza anche nei confronti della famiglia e del nostro
mondo) non so se mi abbia fatto un grande favore, perché mi viene veramente
difficile ricordare Martinat in maniera istituzionale, come si dovrebbe fare qui oggi.
Ognuno di noi l'ha interpretato e lo ricorda sotto una veste: quella di amico, di
avversario, di maestro, di capo di partito, di amministratore. Io ne ho due ricordi, per
me ed altri amici è stata una figura centrale, "la figura" nella nostra formazione
politica, soprattutto come amministratore; Martinat era un grande politico, ma i
maggiori insegnamenti che ci ha trasmesso sono stati come amministratore.
Spero di non derogare troppo al protocollo se porto due ricordi personali, ma che
credo possano dare la cifra del senso delle istituzioni che aveva Ugo Martinat.
Cito due ricordi molto personali. Il primo risale al 1993. Era la prima volta che si
votava con la Legge n. 81, con l'elezione diretta del Sindaco. Una volta, com'è noto,
i Sindaci venivano nominati e deposti in Sala Rossa dai Consiglieri dove ogni partito
si recava con le sue bandiere e dove si formavano le alleanze e le coalizioni.
La prima volta che ci fu questa elezione la legge aveva precorso il sistema politico:
avevamo un sistema ancora pluripartitico, non ancora bipolare e i tentativi di mettere
insieme un cartello elettorale significativo, moderato, alternativo a quello del
professor Castellani non andarono a buon fine, per cui ogni partito si ritrovò con il
proprio candidato di bandiera.
Il candidato Sindaco di bandiera dell'allora Movimento Sociale Italiano era,
ovviamente, l'Onorevole Martinat, il quale per la prima volta dovette presentare un
programma come Sindaco da poter spiegare ai cittadini, poiché si trattava di uno
degli adempimenti previsti dalla nuova legge.
Tra gli altri, convocò chi vi sta parlando ora, che era un po' lo scribacchino del
Gruppo e tentò di fargli un corso accelerato in urbanistica. Vi lascio immaginare
come poteva trovarsi un ragazzo di poco più di vent'anni, con una formazione
assolutamente umanistica, estranea a questi argomenti, di fronte a una persona che
aveva anche una competenza professionale specifica in fatto di urbanistica. Ero un
po' stordito da quelle che lui chiamava le "zone zebrate", le "zone grigie", le "zone
salmonate" (questo gergo oscuro del Piano Regolatore, che ancora usiamo oggi,
anche se siamo alla Variante n. 251 o n. 253) e lui dimostrò di essere non un
professore ma un maestro, perché riusciva a generare interesse sugli argomenti più
difficili, più ostici, più distanti; non bisognava, però, chiedergli i dettagli, perché
altrimenti si seccava. Lui riteneva che chi fosse interessato alla Pubblica
Amministrazione - io all'epoca facevo a malapena il Consigliere di Circoscrizione -
dovesse, di suo, imparare a cercare gli argomenti e a conquistarsi gli strumenti per
essere attivo/operativo.
E quindi un Martinat non professore o professorino, ma un Martinat sicuramente
maestro, che ti aiuta a farti una griglia interpretativa, a costruirti gli strumenti per
essere un bravo amministratore.
Il secondo ricordo - che credo dia la cifra della persona - invece risale agli anni
successivi, quando, dopo aver ricoperto la carica di Questore alla Camera dei
Deputati, finalmente assunse un importante incarico di Governo, perché divenne
Viceministro alle Infrastrutture, un settore nel quale espresse una competenza
specifica e un ruolo importante a livello nazionale, senza mai dimenticare il legame
con Torino.
Ricordo che all'indomani delle elezioni del 2001 - se le ricorderà il Sindaco
Chiamparino, che è qui con noi - ci fu chi sollevò un tema e disse: "Ma insomma,
tutta l'Italia (all'epoca il centrodestra vinse le elezioni politiche molto bene e a
Torino vinse il Sindaco Chiamparino) con il centrodestra, Torino è andata con il
centrosinistra". In questa circostanza vedemmo veramente l'uomo delle istituzioni o
il grande torinese, uno che non si faceva accecare dalla passione politica settaria, ma
sapeva riconoscere i valori superiori.
Lui mi disse: "Sai, io sarò torinese, non nel senso che starò un po' a Roma e quando
posso tornerò a Torino; voglio pensare al futuro di questa città e farò quello che
posso per questa città, anche se non ci premia sempre, anzi, non ci premia affatto".
Lui diceva: "Io farò questo perché ci credo, perché sono di Torino, la mia famiglia
vive a Torino, mio figlio vivrà a Torino, quindi devo pensare anche al suo futuro,
oltre a quello dei miei concittadini".
Il primo esempio di questo suo modo di fare risale ad una cena. Come gli amici
sanno, Martinat era molto di compagnia, aveva una carica di umanità straordinaria,
amava trattenersi a dividere con gli amici un piatto ed un buon bicchiere. Una sera
raccontava, molto divertito, come ad una riunione del CIPE (Comitato
Interministeriale per la Programmazione Economica) riuscì - non mi chiedete i
dettagli, ormai è passato tanto tempo - a sottrarre, sostanzialmente, dei fondi,
necessari alla costruzione della metropolitana a Brindisi, e a farli atterrare a Torino
per la costruzione della metropolitana che abbiamo oggi, a spese del suo amico
Mennitti, antico sodale e amico di partito, Sindaco all'epoca di Brindisi, dicendo che
quest'ultimo non se ne era neanche accorto. Poi, con una delle sue risate
caratteristiche, rivendicava questo come risultato.
Credo che il fatto di saper guardare fuori dagli schieramenti e di saper pensare, prima
di tutto, alla propria città sia una grande lezione, anche per i politici di oggi.
Oggi, ricordiamo, inoltre, Domenico Carpanini che è mancato esattamente dieci anni
fa e che qualcuno ha definito, con una battuta magari non troppo felice, ma con
qualche fondamento, il "gemello di sinistra" di Martinat.
A me piacerebbe se negli anni, oltre a ricordare, giustamente, Carpanini, ci
ricordassimo anche di altri grandi torinesi, come Martinat, che credo possa meritare
un'intitolazione di una via. C'è una richiesta presentata da noi, quando eravamo
ancora nel gruppo di Alleanza Nazionale, ma credo che anche altri grandi
amministratori torinesi come Cardetti e Dondona meritino di essere ricordati in
futuro, perché credo siano incarnazioni della "dignitas", che nel mondo latino era
l'incarico, l'ufficio pubblico e che non a caso nell'italiano di oggi significa quella
qualità personale e umana indispensabile a ricoprire la "dignitas" come incarico.
Vi ringrazio, spero non vi sia dispiaciuto dividere con me qualche ricordo, al di là
delle formalità connesse a questo genere di rito.
Ci sono molte richieste di intervento e vi ringrazio anche di aver dato una
partecipazione personale così importante e numerosa, sottraendo tempo ai vostri
impegni.
Credo che la memoria e la figura di Ugo Martinat come esempio lo meritassero.
Grazie a tutti.

VENTRIGLIA Ferdinando (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Ghiglia.

GHIGLIA Agostino
Non aggiungerò molto a quello che ha detto poc'anzi il Vicepresidente Ventriglia,
perché ovviamente mi riconosco e anche perché Martinat non amava le cose lunghe,
nel senso che riteneva che occorresse, per il bene comune, ma anche nei rapporti,
dare la prevalenza alle questioni del fare rispetto alle questioni del parlare. Lui
sarebbe stato l'uomo più lontano da qualsiasi tipo di commemorazione, di
celebrazione, perché le riteneva talvolta una ridondanza della politica.
Credo che oggi non sia così, e non lo sia quando si ricordano delle persone che sono
mancate e che hanno avuto un ruolo importante per la nostra società e, come è già
stato ricordato, anche per la nostra città, al di là degli schemi, delle convenienze
politiche e soprattutto delle appartenenze.
Conobbi Martinat quando avevo tredici anni e insieme abbiamo fatto un lungo pezzo
di strada che all'inizio non sarebbe stata quella delle celebrazioni in grande stile in
Sala Rossa, perché era un po' la strada di quelli che sbagliavano, di quelli che
avevano torto, di quelli che avevano avuto torto e, di conseguenza, non era
ammissibile che potessero essere considerati, a tutti gli effetti, dei membri della
società civile.
Quello che colpiva in Martinat, già da quando ero poco più di un bambino - e questo
è capitato a tanti in questa Sala, che oggi ricoprono posizioni importanti nella nostra
comunità - era la sua forza serena, la serenità della certezza: Ugo era uno che non si
scomponeva mai. Quando di una persona si dice che è una "roccia", a me ancora
oggi viene in mente Martinat.
Ugo non si muoveva in quanto era testardamente convinto di avere ragione (lo era e
lo diceva in ogni occasione, perché era assolutamente convinto, come peraltro lo
sono anch'io e molti di noi, di essere nel giusto, indipendentemente dai voti che il
nostro partito prendeva) ma non si muoveva perché riteneva, proprio perché partiva
dal convincimento di essere nel giusto e di avere una missione da compiere, che non
ci si dovesse muovere, che si dovesse essere saldi, che non ci si dovesse smontare
mai, che non si dovesse mai avere paura delle sconfitte e, soprattutto, aveva la grande
capacità di considerare le elezioni un accidente, un momento della vita politica di
una persona. Perché le elezioni non sono la politica, le elezioni sono un momento. La
politica è il quotidiano, è la battaglia quotidiana per i propri ideali, per le proprie
idee, per le proprie convinzioni, per la propria cultura e per dare a una società anche
un'alternativa culturale. Questo senza violenza, senza prevaricazione, ma con la
certezza, vivaddio, ancora oggi, che si possa rappresentare qualcos'altro, anche
rispetto a chi sembra che abbia tutto, a chi governa, a chi è più potente di te. E allora
questa certezza ha consentito alla destra piemontese di essere sempre, anche
nell'ambito nazionale, un po' una punta di diamante. Gli amici che con me hanno
condiviso il percorso della destra, ricorderanno che abbiamo sempre avuto qualche
voto in più rispetto alle altre parti d'Italia, anche se la nostra condizione era
sicuramente più difficile, perché Torino non era una "piazza" facile, forse era una
delle "piazze" più difficili. Ciò nonostante, la fede granitica di Martinat è quella che
poi ha portato avanti la destra piemontese, perché talvolta le cose capitano anche
perché ci sono gli uomini. Se non ci fossero certi uomini, certe cose non
capiterebbero. Non è che la storia vada avanti indipendentemente dalle personalità e
Martinat questa personalità ce l'aveva; aveva questa granitica certezza, convinzione e
fede nei suoi valori, nelle sue idee che testimoniava e trasmetteva a tutti noi, quindi
che si vincesse o si perdesse - vincere per noi voleva dire raggiungere il 5,5%,
perdere voleva dire ottenere il 3,3%, e vedemmo anche questo risultato - non è che
cambiasse molto, tanto eravamo sicuri che noi saremmo arrivati, un giorno, a essere
quelli che avevano ragione rispetto a quelli che avevano ragione in quel momento.
È stato questo il grande merito storico - se mi si consente di dirlo, ma so che non è
sprecato questo termine - di Ugo Martinat: prima ha tenuto viva la destra in Piemonte
e a Torino, poi ha consentito a questa destra di fare anche passaggi importanti che ci
hanno portato ad Alleanza Nazionale e poi alla fusione con il PDL.
Ricordo che, quando ottenemmo il 3,3%, guardavamo i risultati elettorali con una
puntina - noi - di depressione e Martinat diceva: "Passerà, la prossima volta
prenderemo di più".
Dico questo per spiegare con che naturalezza interpretava la politica e, a mio avviso,
anche oggi, forse, dovremmo interpretarla in questo modo, perché lui che ha fatto
tante cose, che è stato un oppositore acceso in Consiglio Comunale, quando i tempi
erano un po' diversi (c'erano ancora i Comunisti, quindi per noi era molto dura, non
come oggi che qualche volta ci si scontra, c'è qualche schermaglia e si misura
l'aggettivo; allora le misure erano di tipo diverso, estremamente più solide e anche
più dolorose) ha saputo essere - proprio per quanto veniva detto prima, tentando di
interpretare il bene comune, al di là della faziosità - un uomo di governo cui credo
non possa essere contestato assolutamente nulla, soprattutto da questo territorio e da
questa città, anche se, da un punto di vista elettorale, non ci premiava
particolarmente.
Martinat, quindi, uomo del fare, dell'agire, dell'azione, di ideali e di valori,
confermati e consolidati in tanti anni di carriera, e anche uomo che praticava una
politica molto rara, che forse dovremmo cercare di riscoprire anche in questi
momenti difficili in cui un po' tutti ci sentiamo in difficoltà, perché quelli come me,
che rappresentano una via di mezzo, che hanno i capelli ormai bianchi, non sanno più
se sono del vecchio o del nuovo secolo, nel senso che noi siamo nati e cresciuti nel
secolo in cui c'erano ancora le ideologie, oggi le ideologie non ci sono più e quindi
qualche volta ci troviamo in difficoltà. Il fatto di essere portatori di una politica
coerente, netta, precisa, senza fronzoli, senza troppe sovrastrutture, senza troppo
gossip, ma improntata al rigore, alla serietà, alla sobrietà e al pragmatismo, credo
abbia contraddistinto Ugo Martinat e forse anche oggi dovrebbe essere, per coloro
che fanno politica, una strada, un segno, noi avremmo detto, qualche anno fa, una
"fiaccola". Grazie.

VENTRIGLIA Ferdinando (Vicepresidente)
In rappresentanza del Presidente della Regione, Roberto Cota, c'è un'ampia
delegazione di Giunta: l'Assessore Ravello, l'Assessore Casoni e l'Assessore
Bonino, che ci portano il saluto della Regione.
La parola all'Assessore Bonino.

BONINO Barbara (Assessore Regionale)
Indubbiamente è un onore e non è senza commozione che partecipo a questa
Commemorazione, portando innanzitutto il saluto del Presidente Cota e di tutta la
Giunta, insieme anche al Presidente del Consiglio, Valerio Cattaneo, che rappresenta
la nostra Assemblea.
Ricordare oggi Ugo Martinat rappresenta per noi, oltre che un momento emozionante
dal punto di vista personale, sicuramente anche la disponibilità e la testimonianza di
un mondo che vuole raccogliere un messaggio, un esempio e che oggi si propone di
continuare ciò che Ugo in questo territorio ha iniziato molti anni fa. Una strada fatta
di pragmatismo, fatta di amicizie molto solide, soprattutto dal punto di vista umano.
Dico questo perché, fra le molte cose che hanno ricordato gli amici intervenuti prima
di me, Martinat ci ha insegnato a non dimenticare mai che anche in politica i rapporti
umani possono e devono fare la differenza: potersi stringere la mano guardandosi
negli occhi e avere la certezza di un interlocutore in grado di mantenere la propria
parola, oggi è un privilegio raro per molti di noi, che si trovano a dover affrontare
responsabilità di governo importanti a tutti i livelli.
Ugo era un uomo fatto così: la sua stretta di mano equivaleva al più sicuro dei
contratti e questa sua capacità gli aveva guadagnato il rispetto di persone che
partivano indubbiamente da punti differenti dal suo, dal punto di vista culturale,
politico, delle esperienze personali, dimostrando che era possibile trovare un minimo
comune denominatore sulla base del rispetto reciproco, della lealtà, della fermezza e
anche dell'interesse nazionale, che lui declinava sul suo territorio, ovviamente, in
maniera molto pratica.
Mi piace ricordare, e sicuramente lo potrebbero fare meglio di me il Governatore
Ghigo e l'Assessore Casoni, gli anni in cui ebbero la fortuna - se mi permettete di
dirlo, anche con un pizzico di invidia - di avere un interlocutore all'interno del
Governo capace di portare su questo territorio risorse importanti per colmare un gap
nella realizzazione di infrastrutture, che ancora oggi segna lo sviluppo del Piemonte.
Senza Ugo Martinat saremmo molto più indietro di quanto non siamo oggi.
Mi auguro, quindi, che la nostra sfida per il futuro sappia trarre insegnamento anche
da questa lezione di vita, attraverso un dialogo forte, continuo, costante, leale con il
Governo, ma determinato a fare la nostra parte, che su questo territorio significa
difendere il Piemonte, Torino, lo sviluppo, un sogno, un progetto.
Martinat era convinto che la realizzazione di questo progetto passasse attraverso la
realizzazione di infrastrutture in grado di rimettere il nostro territorio in competizione
con altri che erano più avanti, e se lui fosse oggi qui certamente ci aiuterebbe
concretamente, come ha sempre fatto, a competere con Milano, a recuperare per la
nostra bella città un ruolo importante, di centralità, anche per i prossimi decenni.
E allora, visto che Ugo era uomo sicuramente di poche parole ma di tanti fatti, credo
che lo sforzo che la Regione oggi sta facendo per aiutare questo territorio a crescere,
sia il miglior modo per commemorarlo, in collaborazione con il Sindaco, il
Presidente della Provincia e di tutte le altre Province di questo territorio che lui
amava tanto, al di là degli steccati ideologici, che forse oggi non esistono più, ma si
sono trasformati in una sorta di diffidenza che a volte è ancora più paralizzante e che
qualche volta ci impedisce di dialogare, come dovrebbe essere, fra istituzioni.
L'impegno che noi assumiamo - e mi fa piacere poterlo dire in questo giorno - per
esempio è quello di raccogliere un'importante eredità, che su questo territorio è
molto attesa: da quarant'anni si parla del completamento dell'anello tangenziale di
Torino e Ugo Martinat fu fra i primi a promuovere iniziative di ogni genere e a
battersi perché fosse una delle priorità di questo territorio.
Sono convinta che ad Ugo Martinat farebbe piacere essere commemorato con questo
impegno: la Regione Piemonte entro il 2011 bandirà la tangenziale est. Credo che
forse, per lui, sia il messaggio migliore che possiamo trasmettere nell'aver raccolto la
sua eredità.

VENTRIGLIA Ferdinando (Vicepresidente)
In rappresentanza del Consiglio Provinciale di Torino, do la parola al Consigliere
avvocato Papotti.

PAPOTTI Franco (Consigliere Provinciale)
Ringrazio per questa splendida occasione. Confesso di essere fortemente emozionato
soprattutto perché, nel portare il saluto, quale rappresentante della Provincia -
insieme ai Colleghi Tentoni e Bonansea - del Presidente Saitta e del Presidente del
Consiglio Bisacca, avrei voluto vedere - consentitemi la profonda umanità di questo
mio ricordo - l'espressione di Ugo nel vedere me, modesto canavesano (come lui
amava definire i canavesani un po' matti), in questo momento con questa fascia.
Dico, con affetto, guardando la sorella, la moglie e il figlio di Ugo, con cui abbiamo
condiviso tanti momenti a volte poco politici, ma da comunità umana quale eravamo
e durante i quali, per me, Ugo Martinat si è sempre rivelato (l'ha detto molto bene
prima il Vicepresidente Ferdinando Ventriglia) un maestro, prima che un professore -
che avrei voluto vedere l'espressione che avrebbe potuto fare oggi se, indegnamente,
come sto facendo in quest'occasione, mi fossi permesso di dire che mi sarei recato, a
quest'ora, qui, a rappresentare la Provincia insieme ai Colleghi.
Dico questo perché Ugo, per me, è stato innanzitutto un maestro, un grande amico ed
è stata quella persona che, ancora oggi, mi guarda dalla piccola foto che ho sulla mia
scrivania; è stata la persona che ha dato a tutti noi, un pochino più giovani di lui,
quelle due o tre sicurezze fondamentali per cercare di fare politica.
Ugo è stata la persona che a me ha trasmesso innanzitutto sentimenti, poi idee,
progetti, valori e un grande senso di onestà (che a me piace - spero di esserne
all'altezza - ricordare in questo momento insieme a voi) sempre, anche quando, come
diceva prima il Consigliere Agostino Ghiglia, la politica non ci dava ragione nei
numeri.
Se me lo consentite, se i Colleghi della Provincia me lo consentono, senza grandi
formalità, porto il saluto del Presidente Saitta, porto il saluto del Presidente Bisacca,
ma porto il saluto di un amico: grazie Ugo.

VENTRIGLIA Ferdinando (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Angeleri.

ANGELERI Antonello
Ringrazio il Presidente Castronovo, perché, ovviamente, non appartengo al Gruppo
degli amici che ha fatto politica con Ugo Martinat, ma ho voluto intervenire perché
l'ho conosciuto, come Consigliere Comunale, nel lontano 1980 quando era seduto là
nell'angolo e io più o meno dov'è seduta la Collega Rosanna Costa. Già allora si era
abbastanza assenti, si era in meno rispetto ad oggi in Consiglio Comunale, non c'era
nessuno per cui si scambiavano le opinioni. Per anni siamo stati Consiglieri
Comunali insieme e, proprio in quegli anni, si è instaurato un rapporto molto saldo,
improntato al grande rispetto e alla consapevolezza che lui fosse un baluardo
dell'opposizione, portata avanti con rigore, schiettezza e lungimiranza, sempre nel
costante ed imprescindibile rispetto, però, delle Istituzioni e dei suoi rappresentanti.
Siamo stati avversari e alleati, ma c'è una parola che non è mai cambiata, "lealtà",
quella che lui è riuscito a trasmettere all'interno della politica e che io volevo
ulteriormente sottolineare quest'oggi.
Una persona con la quale era sempre interessante avere a che fare, perché Ugo è stato
un uomo che sapeva instaurare rapporti straordinari, sapeva entrarti nel cuore e, in
politica, non è facile tutto questo. Ricordare, quindi, in poche parole l'articolata e
poliedrica attività politica di Ugo Martinat è un compito ovviamente difficile, e non è
il mio questa sera. Un uomo che nel suo lungo impegno ha toccato i vertici
dell'attività amministrativa, di governo, sia sul territorio che a Roma, verso il quale
ancora oggi - lo diceva molto bene prima Barbara Bonino - sia il Piemonte che la
Città di Torino hanno un debito di riconoscenza.
Tutti noi, che abbiamo avuto a che fare a lungo con lui, ricordiamo la sua schiettezza
ed efficacia: Ugo è stato, proprio per questo, un punto di riferimento, nel senso che
su di lui, sulla sua posizione, sulla coerenza dei suoi interventi, rispetto ai principi
che hanno animato la sua attività mai nessuno ha avuto dubbi.
I suoi meriti sullo sviluppo del nostro territorio sono molti ed è difficile riassumerli
in poche parole: basti pensare al suo contributo, come Sottosegretario ai Trasporti,
sia all'avvio di opere fondamentali come la TAV, sia alla realizzazione della
Metropolitana cittadina. Ma soprattutto Ugo è stato l'incarnazione di un'idea
politica, profondamente radicata al proprio territorio, che ha fatto scuola. Tanti - qui
presenti - sono cresciuti sotto la sua ala protettrice, stimolati dalla sua schiettezza e
dalle sue argute osservazioni. Un uomo che sapeva andare al dunque delle cose come
pochi, che sapeva cogliere l'essenza senza troppo farsi abbagliare dai fronzoli; Ugo è
stato sicuramente un esempio per molti, non solo del suo partito.
Un amico che ci manca, a me personalmente molto, e la testimonianza della vostra
presenza oggi fa capire che ha sicuramente lasciato il segno.

VENTRIGLIA Ferdinando (Vicepresidente)
In rappresentanza dell'Associazione tra i Consiglieri Comunali già componenti il
Consiglio Comunale di Torino, do la parola all'avvocato Dante Notaristefano.

NOTARISTEFANO Dante
Innanzitutto, ringrazio la Presidenza di questo Consiglio Comunale per avere indetto
questa riunione. In rappresentanza degli ex Consiglieri Comunali, come sempre,
partecipo a questo tipo di commemorazioni con parecchia convinzione.
Mi ero imposto di essere sintetico e, dopo tutto quello che ho sentito finora, decido di
essere telegrafico. Voglio anch'io ricordare qualche esperienza personale: era il
luglio del 1970, io e Ugo Martinat entravamo in quest'Aula insieme, sia pure su
banchi diversi, per espressioni politiche diverse, ma comunque - richiamo il concetto
espresso bene dall'Assessore Bonino - i rapporti personali da quella data sono stati
veramente splendidi. Confesso che, pure essendo notoriamente di altra parte politica,
ho sempre ammirato l'impegno di questo giovanotto (perché io l'ho conosciuto
davvero giovanotto) nell'assolvere il suo dovere di Consigliere Comunale: la sua
decisione, il suo interesse ai problemi della città, la sua coerenza e la sua costante
presenza.
Devo dire che, al di là dei primi anni in cui il suo compito era quello di Consigliere
Comunale (poi notoriamente ha avuto una serie di altri impegni a carattere nazionale,
di partito, di governo) ha sempre continuato a dedicare alla città tutte le sue energie.
Io, come Presidente dell'Associazione tra i Consiglieri Comunali già componenti del
Consiglio Comunale di Torino, ho mantenuto con lui questo splendido rapporto.
Ricordo un solo episodio, proprio perché ho detto che voglio essere telegrafico: era il
maggio 2007, la nostra Associazione organizzò un convegno sul trasporto pubblico
nell'area torinese, al quale fu dato un titolo abbastanza provocatorio: "Una storia che
dura… un secolo. Il trasporto pubblico nell'area torinese". Lui fu invitato come uno
dei relatori, insieme a Claudio Artusi e vi partecipò con tanta volontà e
soddisfazione, ritornando a sentirsi veramente coinvolto nelle vicende della Città di
Torino.
Sono andato a rileggermi gli atti di quel convegno perché, confesso, non ricordavo
con esattezza cosa avesse detto Ugo in quell'occasione. Lui, notoriamente fautore del
trasporto pubblico, dalla metropolitana alla TAV, alle autostrade, alla tangenziale est
eccetera, aveva fatto un discorso sostanzialmente realistico dicendo: "State attenti,
qui ci vuole una rivoluzione culturale. Non è possibile andare avanti con il concetto
del 'tutto gratis a tutti'. È vero, Artusi ha citato esempi di Paesi che hanno realizzato
le metropolitane velocemente, sappiamo di Roma, di Milano, di Napoli. Ma
attenzione! Il concetto del 'tutto gratis a tutti' va superato, ci vuole una rivoluzione
culturale: i servizi si devono pagare, altrimenti, ogni anno, sullo Stato gravano
miliardi di debiti che poi lo stesso deve ricoprire".
Ho pensato molto a questo e un discorso di quel genere, proprio di Ugo Martinat, mi
ha fatto meditare e ci sto studiando ancora adesso. Se qualcuno vorrà leggersi gli atti
di quel convegno, abbiamo fatto una pubblicazione in cui sono raccolti alcuni
convegni organizzati dalla nostra Associazione.
Non aggiungo altro al quadro che di Ugo Martinat è stato così bene dipinto da tutti
coloro che mi hanno preceduto. Sono convinto che lui, avendo dedicato a questo
Consiglio Comunale quasi vent'anni (diciotto, se non vado errato) non solo per
figura, ma con impegno veramente costante (basterebbe andare a vedere le
interrogazioni, gli ordini del giorno, le interpellanze, la presenza costante anche nelle
Commissioni e non soltanto nel Consiglio), sia sicuramente uno di quelli che ha
veramente messo in pratica il concetto, che abbiamo più volte espresso, dell'onore di
servire la propria città. Gliene siamo grati e lo ricordiamo con affetto.

VENTRIGLIA Ferdinando (Vicepresidente)
Ringrazio l'avvocato Notaristefano, in particolare, per questa linea di sintesi: l'onore
di servire la città che forse, oggi, non tutti hanno presente nel modo in cui dovrebbe
esserlo a noi come stella polare.
La parola al Sindaco Chiamparino.

SINDACO
Innanzitutto volevo ringraziare nuovamente tutti voi per essere convenuti qui a
ricordare la figura di Ugo Martinat. Un ringraziamento particolarmente caloroso
rivolgo alla signora Martinat, al figlio Luca, alla sorella e a tutti gli altri amici, oltre
naturalmente alle Autorità, che in parte si sono già espresse con il loro indirizzo
commemorativo.
Ho frequentato in modo più intenso e diretto Ugo Martinat a partire dai primi anni
Novanta (ma la conoscenza era precedente), quando fui eletto in Consiglio
Comunale. Ugo era un uomo della cosiddetta "Prima Repubblica" (come in parte mi
sento di essere anch'io, anche se con un'età lievemente diversa), il che non è sempre
e necessariamente un connotato negativo, come a volte la vulgata mediatica tende a
raffigurare. Anzi, abbiamo esempi recenti che ci dicono che non sempre il nuovo e il
"nuovismo" sono la stessa cosa e vanno d'accordo: spesso sono anche contrapposti,
uno volge in positivo e l'altro non sempre.
Questa figura della Prima Repubblica aveva alcuni tratti che sono già stati richiamati.
Ovviamente sono sempre stato un avversario politico di Ugo Martinat, a differenza
del Consigliere Angeleri, che è stato un po' avversario e un po' alleato, e di altri che
sono sempre stati amici fin dalla più tenera età, come il Consigliere Provinciale
Papotti.
Non sono mai stato un suo alleato, ma sono sempre stato orgoglioso di essere un suo
avversario politico. Come potranno confermare altri esponenti della mia parte
politica, credo vi sia sempre stata tra noi la capacità di distinguere in modo netto il
piano dei rapporti politici dal piano dei rapporti personali.
Ugo era una persona brusca ma cordiale, con la sigaretta sempre presente. Anche
dopo lo scontro più aspro in Consiglio Comunale o a Montecitorio (ho avuto modo di
frequentare Ugo Martinat anche quando lui era Questore alla Camera e io Deputato
nella XIII Legislatura), l'immancabile sigaretta di Ugo rendeva possibile una
normale cordialità nei rapporti personali e a volte consentiva anche di affrontare
meglio le questioni politiche sulle quali c'erano delle divergenze spesso non
componibili.
Come è stato ricordato, anche nell'asprezza e nella radicalità della contrapposizione
politica e ideologica, che allora aveva una forza spesso dirompente, c'è sempre stato
da parte di Martinat (com'è c'è stato da parte di altri esponenti della mia parte
politica) la capacità di cercare quel filo, anche esile, di dialogo, che rappresenta il
fondamento di una civiltà politica. A quei tempi, la contrapposizione nasceva da
motivi ideologici che erano sfociati addirittura in tragedie nazionali, come la guerra
mondiale, la successiva guerra civile e la lotta di liberazione. Quindi non c'era solo
un'ideologia intesa come racconto del migliore dei mondi possibili, ma c'erano dei
fatti che avevano diviso le famiglie e le persone.
Nonostante questa asprezza e radicalità politica, al cui confronto quella di oggi - se
mi permettete - fa ridere, c'era però sempre la volontà di tentare di individuare qual
era quell'esile, esilissimo filo che poteva consentire di tenere unita la comunità
politica, partendo dal presupposto che se la comunità politica mantiene un filo, anche
esile, di dialogo, questo vale anche per il Paese, perché un comunità ha bisogno che
ci sia un filo comune di dialogo anche fra chi la pensa in modo esattamente opposto.
Io credo che Ugo questo sforzo l'abbia sempre saputo fare; a volte positivamente, a
volte meno, come succede a tutti noi, ma questo era il suo modo di vivere la politica.
L'ultima cosa che voglio anch'io sottolineare è l'attenzione che Ugo Martinat ha
sempre avuto per la città di Torino, la sua "torinesità". Sono testimone diretto di
questo, perché ero già Sindaco allora. Su alcune grandi opere che abbiamo portato
avanti, la metropolitana in primis, c'è stata una collaborazione stretta con Ugo.
Ricordo che il primo accordo sugli investimenti per il nodo ferroviario di Torino fu
firmato da Enzo Ghigo, Presidente della Regione, il sottoscritto Sindaco e Ugo
Martinat. Recentemente questo accordo è stato implementato dal Governo e spero
venga attuato, perché questa è una parte essenziale per portare avanti il disegno che
comprende l'avvio dei lavori per il tunnel ad alta velocità in Val di Susa.
Se in dieci anni siamo riusciti a realizzare una linea di metropolitana (il 6 marzo ci
sarà l'inaugurazione della seconda tratta, riceverete l'invito), sicuramente una parte
significativa di questo risultato - e di altri - è dovuto al lavoro che Ugo fece quando
era Sottosegretario alle Infrastrutture. Ogni qualvolta il sottoscritto o Guiati o
l'Assessore ai Trasporti telefonava, se Ugo poteva dare una mano per far arrivare dei
finanziamenti più in fretta o per risolvere un problema, lo faceva al di là
dell'appartenenza politica. Avrebbe anche potuto fare un altro gioco, visto che si
trattava della Giunta Chiamparino di centrosinistra, ma sarebbe stato un gioco miope,
perché alla fine i Governi cambiano, ma le grandi opere restano, per questo motivo
non l'ha fatto.
Ho voluto sottolineare e richiamare questi tre aspetti, già emersi negli interventi di
coloro che hanno avuto con Ugo Martinat un rapporto personale più stretto rispetto al
mio, che è sempre stato un rapporto tra avversari politici che si riconoscevano
reciprocamente. Queste tre caratteristiche (la capacità di far valere i rapporti
personali distintamente dalla politica, di cercare sempre un filo di dialogo e di vivere
con lealtà e lungimiranza la "torinesità") credo che descrivano bene la figura di un
uomo che -nonostante la sua radicalità politica, tanto da essere considerato da alcuni
avversari politici come un personaggio difficile con cui confrontarsi - concepiva la
politica come ricerca dell'interesse generale.
Questa qualità fa di Ugo Martinat una figura che nel suo ambito, per i ruoli che ha
avuto, ha saputo dare un contributo per far sì che la politica mantenesse e accrescesse
quella dignità che ne fa una delle funzioni più nobili e importanti per la nostra
comunità nazionale e in generale per la vita pubblica delle persone.
Grazie ancora per la vostra presenza.

VENTRIGLIA Ferdinando (Vicepresidente)
Prego i presenti di alzarsi in piedi per onorare l'ingresso dei Gonfaloni.
Oltre a ringraziare il Senatore Ghigo, il Senatore Fluttero, il Senatore Menardi e
l'Onorevole Napoli (spero di non avere trascurato alcuno dei presenti), vorrei anche
ringraziare in particolare tutti voi per aver animato, attraverso la numerosa presenza e
soprattutto il tono degli interventi, una commemorazione di grande passione e di
grande affetto, non soltanto per la persona che ricordiamo, ma per l'istituzione che ci
ospita oggi.
Voglio ringraziare in particolare i familiari e i tanti amici intervenuti, non soltanto
del Movimento Sociale, ma anche della Democrazia Cristiana e del PSI. Se mi
permettete, per alleggerire un po', manca soltanto l'Onorevole Fassino.
Quando all'età di otto anni entrai in quest'Aula, indicandomi i banchi lì in fondo mi
dissero: "Qui ci sono i fascisti". In quei banchi c'erano Martinat, Massano, la
dottoressa Minervini e forse Bedendo. Ricordo anche gli esponenti degli altri partiti,
che vedo qui oggi e che mi ricordano un po' gli anni Ottanta, gli anni in cui tutti noi
ci siamo formati, conservando un imprinting indelebile.
Credo di poter dire che la vostra generazione politica abbia saputo trasmettere
l'amore, la passione per la politica, forse anche la "malattia" della politica. Questo
credo sia il più bel lascito che abbiate consegnato alle generazioni successive, che
oggi fanno il possibile per seguire il vostro esempio.
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