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Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 21 Febbraio 2011 ore 12,00
Paragrafo n. 3
INTERPELLANZA 2011-00619
"BANDO PER SERVIZIO DI MEDIAZIONE INTERCULTURALE PRESSO I SERVIZI COMUNALI" PRESENTATA DAL CONSIGLIERE BRESCIA IN DATA 8 FEBBRAIO 2011.
Interventi

VENTRIGLIA Ferdinando (Vicepresidente)
Passiamo alla discussione dell'interpellanza n. mecc. 201100619/002, presentata in
data 8 febbraio 2011, avente per oggetto:
"Bando per servizio di mediazione interculturale presso i Servizi Comunali"

VENTRIGLIA Ferdinando (Vicepresidente)
La parola, per la risposta, all'Assessore Borgione.

BORGIONE Marco (Assessore)
L'interpellanza presenta numerose domande, per cui tralascerò le considerazioni in
premessa, che sono di natura politica, e risponderò ai quesiti posti.
Per quanto riguarda la prima domanda, il servizio di mediazione interculturale è
necessario per mettere a disposizione degli operatori comunali - quindi, assistenti
sociali ed educatori - dei Servizi Socio-Assistenziali e Socio-Educativi (interessa
solo questi e non gli ambiti dell'intercultura, della cultura e della ricreazione) le
figure professionali idonee a rapportarsi adeguatamente con gli stranieri utenti di tali
servizi, che naturalmente abbiano titolo a ricevere le prestazioni previste in base ai
loro bisogni emergenti.
La mappa descritta in premessa, data la ripartizione della popolazione straniera
residente nella nostra città, non coincide con i bisogni degli stranieri che sono in
condizioni di fragilità presenti a Torino. Esistono comunità molto ben integrate, per
le quali, se non in casi rari, non è necessario l'accesso ai servizi, e altre, mi riferisco a
tutto il mondo dell'Africa subsahariana, dove il problema dei profughi e dei
richiedenti asilo è marcato. Quindi, sono difficoltà legate ad una popolazione che ha
una minore presenza in termini di residenze, ma ha maggiori bisogni, in quanto è più
fragile.
Nell'appalto 2008-2010 (che è scaduto), le lingue latino-americane rientravano solo
nelle attività dell'Informa Stranieri. Il fabbisogno complessivo era di 3.795 ore
annuali, che dovevano servire anche a fornire mediatori di lingua araba, cinese,
albanese e altre lingue secondo le specifiche necessità.
La scelta di non avvalersi di mediatori di madrelingua spagnola o portoghese è stata
operata in considerazione dell'esperienza maturata, che ha dimostrato che i latino-
americani che si presentano agli Uffici del Settore Stranieri sono generalmente
integrati e possiedono una conoscenza sufficiente dell'italiano (o, perlomeno, tale da
riuscire a dialogare con i nostri operatori); inoltre, la somiglianza tra la lingua
italiana e quella spagnola facilita molto la reciproca comprensione.
In caso di necessità, esiste sempre la possibilità di chiamare mediatori di lingue
diverse da quelle espressamente indicate, poiché è previsto un apposito budget di ore,
che nell'attuale appalto è stato incrementato rispetto al passato.
L'interpellante chiede per quale motivo le Filippine siano state discriminate, ma, per
quanto riguarda il loro spagnolo, la risposta si può collegare al discorso che ho
appena fatto per i latino-americani. A proposito, invece, dell'inglese, il capitolato
prevede un deciso potenziamento rispetto a quanto previsto nell'appalto precedente.
La terza domanda chiede per quale motivo i minori italiani siano inclusi tra quelli
con necessità di mediazione culturale, per di più fornita da persone straniere; i minori
italiani non sono inclusi tra quelli con necessità di mediazione. Nel capitolato viene
descritto il contesto in cui andranno ad operare questi mediatori e, uno di questi, è il
Pronto Intervento Minori, per cui abbiamo esplicitato che questo servizio si occupi di
minori, sia italiani che stranieri; ribadisco, però, che i mediatori sono necessari per
quel Servizio in relazione alle attività di accoglienza dei minori stranieri e non
certamente per quelle relative all'accoglienza dei minori italiani.
La quarta domanda chiede per quali motivi per la lingua araba è stato previsto un
monte ore totalmente sproporzionato rispetto alle altre lingue; il numero di ore di
mediazione di madrelingua araba è rapportato alle necessità rappresentate dai diversi
Servizi Comunali in relazione ai bisogni espressi dalla popolazione utente, che, come
ho detto prima, è diversa dalla popolazione straniera residente. La lingua araba
veicola la comunicazione con diverse nazionalità, dai Paesi africani che si affacciano
sul Mediterraneo a quelli delle zone interne dell'Africa (Sudan, Mali, Mauritania,
Niger, Marocco, Libano, Tunisia, Egitto) ai Paesi del Medio Oriente (Libano,
Palestina, Siria, Giordania, Afghanistan e Iraq); infatti, molti profughi provengono da
quelle zone.
Come ho detto prima, poiché il Settore Stranieri si occupa anche dei richiedenti asilo
e dei rifugiati, ciò è congruente con le necessità degli ultimi anni (viste le emergenze
internazionali). Anche per questo motivo, tenendo conto del problema dell'arrivo di
numerosi cittadini somali, è stato previsto in modo esplicito di dedicare una parte del
monte ore del capitolato a questa lingua.
La quinta domanda chiede per quale motivo per gli arabi è stata ritenuta necessaria
una mediazione divisa tra uomini e donne; per quanto riguarda gli arabi, non è
prevista una mediazione distinta per genere: semplicemente, nella descrizione dei
servizi di impiego presso il polo A del lotto 3, si è fatta una distinzione tra le attività
di accoglienza degli utenti stranieri maschi e degli utenti stranieri femmine. Ciò deve
essere esplicitato a chi concorre all'appalto, in modo che sia in grado di fornire
personale maschile o femminile, qualora lo renda necessario la delicatezza degli
argomenti da trattare nell'ambito di questioni particolarmente sensibili.
Ciò è disciplinato dalla Legge ed è consentito, per esempio, negli aeroporti e nelle
Questure: è previsto che una donna possa pretendere di essere perquisita solo da
personale femminile. Inoltre, nelle Commissioni Territoriali per il riconoscimento
della protezione internazionale è previsto che la richiedente asilo possa essere
intervistata solo da Commissari donne e nell'appalto l'abbiamo specificato.
La sesta domanda chiede se per tutte le persone impegnate nel Servizio è previsto
l'obbligo di essere in regola con il permesso di soggiorno ed ogni altra legge,
presente e futura, vigente sul nostro territorio; i controlli sul personale impiegato
sono esplicitamente previsti dal capitolato. I controlli sul permesso di soggiorno,
qualora il mediatore non sia cittadino italiano, sono previsti nell'ambito di quelli
citati dal capitolato che, all'articolo n. 21, recita: "(…) Con particolare riferimento al
trattamento dei lavoratori impiegati, in ogni caso e senza alcun preavviso, il Settore
competente può richiedere all'aggiudicatario copia della seguente documentazione
per ogni lavoratore impiegato: modelli fiscali e previdenziali attestanti la
contribuzione versata, buste paga corrisposte, documentazione relativa a turni ed
orari svolti da ciascun lavoratore, contratto individuale di lavoro ed ogni altra
documentazione utile a verificare le posizioni dei lavoratori impiegati (…)".
È noto che per gli extracomunitari il contratto di lavoro è quello che viene definito
contratto di soggiorno; viene stipulato presso lo Sportello Unico per l'Immigrazione
e consente l'emissione o il rinnovo del permesso di soggiorno.
Il permesso di soggiorno, in sé, viene richiesto in quanto può essere necessario alla
stazione appaltante quale documento rientrante nella categoria "…ogni altra
documentazione utile a verificare le posizioni dei lavoratori impiegati.". I lavoratori,
pertanto, non potranno essere clandestini poiché tale posizione risulterebbe in
contrasto con le norme del Testo Unico sull'immigrazione e sue successive
modifiche.

VENTRIGLIA Ferdinando (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Brescia.

BRESCIA Mario
Ringrazio l'Assessore per aver risposto in modo molto articolato ad una domanda
altrettanto articolata.
Anticipando l'esito finale, dirò che sono insoddisfatto della risposta e che chiederò il
suo approfondimento in Commissione.
Sono emerse alcune realtà molto interessanti come il fatto che la comunità latino-
americana sia molto integrata. Diciamo, da anni, che ci si integra perché ci si vuole
integrare; se non si è integrati è perché ne manca l'interesse oppure perché vi sono
motivi di cultura o religione.
Da quanto ho potuto capire, non mi sembra che il bando si riferisca interamente a
problemi di violenza, per cui non riesco a capire perché la mediazione in lingua araba
sia divisa tra uomini e donne, mentre ciò non sia previsto, ad esempio, per la lingua
rumena. Penso che le donne rumene o di altra nazionalità, per le quali non è
predisposta la differenziazione, abbiano uguale dignità e le stesse necessità delle
donne del Maghreb.
Mi sorprende, inoltre, che non si preveda il servizio di mediazione in lingua
spagnola, e che un intero continente sia stato emarginato, enucleato completamente.
Non è vero che non ce ne sia necessità. Infatti a noi della Lega, che approfondiamo le
questioni relative a questo bando, così come molte altre, si sono rivolti esponenti
della comunità peruviana per chiedere come mai non siano stati contemplati; in
particolare, si è rivolta a me una persona che, in precedenza, mediava per la lingua
spagnola e che di lavoro ne aveva a volontà. Pertanto, non crediamo che la questione
consista soltanto nella mancanza di utenza e di integrazione.
Chiediamo che questa interpellanza sia approfondita in Commissione, affinché pari
dignità e pari opportunità siano garantite a tutti gli extracomunitari che ne hanno
bisogno e non mi sembra vi siano comunità enormi di profughi e rifugiati politici.
Parlando con chi svolge questo lavoro, mi pare di aver capito che questo bando non
si rivolga soltanto a profughi o richiedenti asilo politico, ma, in generale, a tutta la
comunità di extracomunitari presenti a Torino.

VENTRIGLIA Ferdinando (Vicepresidente)
La parola all'Assessore Borgione, per una breve replica.

BORGIONE Marco (Assessore)
Volevo ricordare al Consigliere Brescia che, oltre alla questione legata ai Servizi
Sociali, il Ministro dell'Interno Maroni ha previsto a Torino la Commissione
Territoriale per l'Immigrazione e che i profughi, che devono passare per la
Commissione, anche se non residenti, transitano dalla nostra città. Si tratta di oltre
centomila passaggi all'anno e - le garantisco - non di peruviani, ma di persone
provenienti dall'Africa.

VENTRIGLIA Ferdinando (Vicepresidente)
Consigliere Brescia, registro la sua richiesta di approfondimento dell'interpellanza in
Commissione; mi riservo di effettuarne le opportune verifiche con il Presidente e di
darne comunicazione in Conferenza dei Capigruppo alle ore 14.30.
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