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CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Riprendiamo l'esame congiunto della proposta di deliberazione n. mecc. 201004427/009, presentata dalla Giunta Comunale in data 22 giugno 2010, avente per oggetto: "Variante n. 200 al PRG vigente Linea 2 Metropolitana e Quadrante nord-est di Torino, ai sensi della Legge Regionale n. 1/2007 e s.m.i.. Adozione progetto preliminare" e della proposta di mozione n. mecc. 201100462/002, presentata dal Consigliere Levi-Montalcini in data 31 gennaio 2011, avente per oggetto: "Accompagnamento alla delibera (n. mecc. 201003741/009): Variante n. 200 al PRG vigente Linea 2 Metropolitana e Quadrante nord-est di Torino, ai sensi della Legge Regionale n. 1/2007 e s.m.i.. Adozione progetto preliminare". CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Domenico Gallo. GALLO Domenico Voglio ricordare al Consigliere Silvestrini che mesi fa abbiamo approvato un emendamento alla deliberazione in oggetto, che poneva una questione molto importante sul problema dell'edilizia pubblica sovvenzionata e convenzionata: una questione a cui tengo molto anche io. Con questo emendamento, parte integrante della deliberazione, "l'Amministrazione Comunale considera l'operazione nel suo complesso una straordinaria occasione per raggiungere importanti obiettivi sociali, tra quelli la realizzazione di un'adeguata percentuale di edilizia pubblica sovvenzionata e convenzionata, per rispondere al problema della casa per le famiglie disagiate e per coloro che hanno difficoltà ad accedere all'abitazione a causa delle condizioni economiche imposte dal mercato edilizio. La realizzazione di questo obiettivo dovrà rappresentare uno dei punti dell'accordo da raggiungere con le imprese che manifesteranno interesse al processo di trasformazione urbana previsto dalla Variante 200 e che parteciperanno alla costruzione dei nuovi insediamenti abitativi, facendoli diventare parte integrante del documento programmatico". E' chiaro che se questo emendamento non sarà applicato avrà ragione il Consigliere Silvestrini. Io credo, invece, che su questo aspetto si dovrà attivare una sorta di controllo pubblico sull'atteggiamento che le imprese avranno nel modo di costruire. In merito alla questione del finanziamento nazionale per realizzare le opere previste da questa deliberazione - come la Linea 2 della Metropolitana, il cui primo lotto costa 600 milioni, che dovrebbero derivare dai diritti edificatori, poi ci sono il secondo e il terzo lotto - io credo che il Governo nazionale dovrebbe fare la sua parte. Al riguardo, un altro emendamento alla deliberazione sostiene l'idea che il progetto complessivo deve essere sottoposto al Governo nazionale, che non può lavarsi le mani, perché visto che finanzia il ponte di Messina, che non serve a nessuno, o il debito di alcune città, come Catania, potrebbe anche finanziare opere di utilità nazionale. Una linea di Metropolitana non ha un'importanza solo locale, perché interesserà i cittadini di Torino, i cittadini piemontesi e gli italiani che verranno a visitare questa città. Quindi alcuni aspetti della deliberazione, votata in sede di adozione, sono stati migliorati. Il problema è come controllare pubblicamente il soggetto terzo che dovrebbe gestire l'operazione, la cosiddetta "STU". Anche per questo aspetto è stato presentato un emendamento alla deliberazione, che sostiene l'idea che laddove gli immobili presenti nel territorio non siano di ostacolo nei confronti dei progetti strategici, in questo caso il potere della STU dovrebbe essere in qualche modo limitato. Se questo emendamento verrà approvato, credo che molti cittadini che abitano in alcune zone della parte nord della città dovrebbero essere più tranquilli rispetto al possibile abbattimento delle case presenti in quel territorio. Detto questo, oggi stiamo parlando di una parte della città (la parte nord) che ha subito per anni una sorta di abbandono, che ha ospitato per anni la discarica e che ospita i campi Rom. Si tratta di una zona che ha bisogno di interventi di profonda riqualificazione, che sono contenuti in questa proposta di deliberazione. Il problema principale è quello di capire come questi interventi si concilieranno con le reali necessità del territorio, per fare in modo che gli interventi delle imprese (dal punto di vista della quantità e della qualità) rispettino veramente le esigenze reali della popolazione e del territorio. Se non interveniamo adesso sul alcune aree della città - come lo Scalo Vanchiglia, che è un'area profondamente degradata, inaccettabile per quella parte della città - probabilmente non lo faremo mai più. Questa è un'occasione importante per costruire un progetto che riqualifica un'intera area e che prevede la realizzazione della Linea 2 della Metropolitana, il cui tragitto viene verificato in collaborazione con le Circoscrizioni, per capire bene quali parti della città dovranno essere attraversate e servite dalla Metropolitana. Sono cinque i punti fondamentali per arrivare a un progetto veramente condiviso, che produca dei risultati positivi in questo territorio. Primo punto: i nuovi quartieri residenziali dovranno essere realizzati a misura d'uomo e contestualmente a tutti i servizi necessari, cosa che finora non si è fatto in altre aree (vedi Via Pietro Cossa e Via Livorno). Quindi le abitazioni, gli immobili e i servizi necessari al quartiere dovranno essere realizzati contestualmente. Secondo punto: la Città dovrà essere protagonista degli indirizzi del progetto, che non devono essere dettati dagli imprenditori e dai costruttori. La linea deve essere concordata anche con questi soggetti economici, ma la Città non deve subire le idee degli imprenditori, ma deve avanzare una sua proposta sul futuro urbano di questa parte della città. Se si farà questo, credo che gli interventi saranno positivi. Se, invece, prevarrà solo la logica dell'intervento edilizio fine a se stesso, dell'interesse del costruttore, allora avremo un progetto che baderà solo alla quantità e non alla qualità delle opere. La Città dovrà vigilare per garantire un rapporto equilibrato tra quantità e qualità degli interventi. Terzo punto: il progetto dovrà essere sottoposto al Governo. Quarto punto: dovrà esserci il coinvolgimento delle Circoscrizioni interessate e mi pare che questo sia già previsto. Ci sono stati concorsi di idee, che hanno coinvolto nel progetto anche la popolazione. Su questo versante si può continuare a lavorare. Quinto punto: dovrà infine essere realizzata una consistente percentuale di alloggi di edilizia pubblica popolare. Questo è scritto nella deliberazione. Io credo che questa sia un'occasione per risolvere il problema della casa per quei cittadini che non sono in grado di comprare un'abitazione a costo di mercato. Credo che ci vorranno quindici o vent'anni per completare questa grande opera di riqualificazione. Quindi c'è tutto il tempo per correggere eventuali errori, anche con la collaborazione dei cittadini, modificando in meglio l'impostazione data sin qui, perché questo non è il Vangelo. Spero che questa proposta di deliberazione venga approvata, perché non credo che oggi esistano le condizione per intervenire in un altro modo. Per questo esprimo un parere positivo all'impostazione data dall'Assessore e dai suoi Uffici, anche nel rapporto con la popolazione locale. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Grimaldi. GRIMALDI Marco Dalle analisi fin qui sentite, ringrazio il Consigliere Gallo perché è partito dal vero tema, cioè dallo stato di quella zona della città, che è stata oggetto di rinnovamento urbano negli ultimi 18 anni di attività amministrativa. Lo dicevo prima in occasione del PUMS: la Variante 200 ha due grandi interrogativi alle spalle. Innanzitutto, dobbiamo correggere di fatto gli errori commessi in questi ultimi 18 anni e cambiare l'atteggiamento che abbiamo avuto sia su Spina 3 (i marciapiedi non devono essere realizzati dopo l'insediamento degli abitanti), che su Spina 4 (i servizi non devono arrivare dopo le abitazioni), al fine di rigenerare un quartiere partendo da quello che è il buco di questa ciambella. Ricordo a tutti che la Variante 200 arriverà dopo i Piani esecutivi di Urban 3, cioè a differenza di quello che è successo in altre Spine della città, pian piano quello che è il quartiere storico e più antico di Barriera di Milano inizierà a essere rigenerato dalla parte pubblica e dalle parti private, soprattutto nei luoghi legati alla storia industriale. Per questo il nostro Gruppo ha sempre chiesto che i finanziamenti partissero subito: ricordo gli emendamenti dei Consiglieri Salinas e Cugusi, anche negli atti di indirizzo e preliminari di questa Variante. Il secondo interrogativo riguarda ovviamente la più grande opera del futuro di questa città, cioè la Linea 2 della Metropolitana, nei confronti della quale abbiamo chiarito la nostra posizione presentando il sesto emendamento, discusso in parte in Commissione, di cui ovviamente auspichiamo un esito positivo. Noi abbiamo chiarito che questi ultimi 18 anni di ciclo ci restituiscono un altro tema importante che è quello dell'indebitamento e della capacità della nostra città di poter reggere il 40-50% di co-finanziamento di queste grandi opere. Noi spieghiamo che la STU se non è adeguatamente finanziata dallo Stato e dalla Regione renderebbe non esecutiva l'attuazione della Variante 200. Cioè la progettazione esecutiva di questa trasformazione e la valorizzazione dei cespiti devono essere accompagnati da un adeguato finanziamento da parte della Regione e dello Stato. Noi pensiamo alla formula "un terzo, un terzo, un terzo"; lo dico rispondendo al Consigliere Silvestrini, perché non vorrei che queste Varianti venissero intese come una scatola già definita. Io non chiudo le porte ad altri finanziamenti: ci sono i finanziamenti per l'edilizia universitaria e c'è la possibilità di ricevere anche finanziamenti della Regione qualora volessimo attrarre vicino all'area dell'ex Manifattura Tabacchi dei nuovi insediamenti. Certo, vorrà dire che le entrate saranno minori di quelle preventivate, ma anche questa è una discussione che dobbiamo affrontare nella prossima tornata amministrativa. Con questi emendamenti (ne chiarisco altri tre) vogliamo indicare cosa vogliamo fare in termini di indirizzi. Innanzitutto, vogliamo la prima Variante urbanistica a emissioni zero. Che cosa vuol dire? La prima cosa che abbiamo chiesto e ottenuto è l'inserimento di tutta la Variante 200 nell'ambito del protocollo Itaca (uno dei protocolli più importanti che esistono in questo momento, in Italia e in Europa). Si tratta di un risultato enorme, che garantirà ai cittadini dei risultati positivi in termini di risparmio energetico e di sviluppo delle fonti rinnovabili, ma soprattutto renderà possibile una qualità urbanistica e dell'edificato diversa da Spina 3 e Spina 4. Io però vorrei che questo fosse oggetto di discussione, perché si è parlato della Variante 200 come di un "mostro" da cui scappare, invece la Variante 200 può essere un'opportunità, anche prendendo come riferimento i modelli europei. Come avviene in molti quartieri europei, infatti, negli atti preliminari avevamo chiesto che tutta la Variante venisse considerata come un'unica identità architettonica. Questa identità architettonica però non si può realizzare attraverso i concorsi di creatività, gli stili e il design, ma attraverso un'unica tecnologia, la più innovativa possibile. Quando noi parliamo di tetti verdi, di giardini pensili, di verde verticale, di orti urbani, di pedonalizzazioni, parliamo di un nuovo tipo di edificato che in qualche modo cambia quel cemento "vivo" che oggi si può incontrare da via Cigna fino allo Scalo Vanchiglia. Io vorrei che non dimenticassimo cos'è oggi Barriera di Milano, dove da adolescente giocavo a calcio nelle vie chiuse, dietro Scalo Vanchiglia, e l'alternativa era fra la siringa per terra e i portoni chiusi, pieni di ferro incrostato. Oggi quei cancelli devono essere abbattuti e spero che le generazioni future non vedano lo schifo che io e i miei compagni di classe abbiamo visto per dieci anni. Oggi deve nascere un nuovo quartiere, perché una volta che viene reintersecato dalle vie, che vengono realizzate le pedonalizzazioni, le Zone 30 e le piste ciclabili, Barriera di Milano sarà un nuovo quartiere. Uno dei nostri dubbi ovviamente è l'analisi dell'impatto sociale della Variante 200 (ne parlava prima il Consigliere Silvestrini). Dobbiamo stare attenti, perché non dobbiamo limitarci a gestire queste trasformazioni insieme alle Circoscrizioni, ma dobbiamo ricordarci anche dove si inseriscono queste Varianti: il Borgo Rossini è un quartiere vuoto, privo di servizi, dove mancano gli asili nido, le scuole dell'infanzia e i centri di aggregazioni per i giovani e gli anziani. Questo è un altro punto importante di discussione, perché non possiamo pensare che 16.000 nuovi abitanti non abbiano bisogno anche di sport, di doposcuola, di centri di aggregazione e di altri servizi, che siamo riusciti a rigenerare in questa città. Faccio due esempi: il primo è quello dei bagni pubblici. Chi l'avrebbe mai detto, dieci anni fa, che questi luoghi, dismessi dalla Pubblica Amministrazione, sarebbero diventati non solo luoghi che offrono servizi sociali, ma anche luoghi di creatività vera dei territori. Faccio un altro esempio: Cascina Roccafranca. Io credo che in tutta quell'area ci siano delle Cascine dismesse che possono diventare non solo centri di aggregazione, ma dei luoghi aperti, dove le persone possono andare a chiedere servizi. Sul tema dei servizi siamo ancora più dubbiosi, nel senso che qualora non ci fosse la Linea 2 della Metropolitana, per mancanza dei finanziamenti, è chiaro che il rapporto con i servizi dovrà essere garantito. Io non darò una dichiarazione di voto, perché voglio che i sei emendamenti di Sinistra Ecologia e Libertà vengano discussi uno a uno, con attenzione. Il contributo che possiamo dare con questi emendamenti è un ennesimo contributo in termini di indirizzo. Credo che i privati e il pubblico debbano essere interessati ad ascoltare un nuovo profilo e una nuova visione europea, anche sulle rigenerazioni, e credo che la Variante 200, anziché essere un "mostro", potrà diventare una grande occasione di sviluppo e di rigenerazione sociale e culturale della zona nord di Torino. VENTRIGLIA Ferdinando (Vicepresidente) La parola al Consigliere Petrarulo. PETRARULO Raffaele Si potrebbe anche dire che la proposta di deliberazione dell'Assessore Viano sia una cosa egregia, quindi basterebbe votarla. Cosa egregia lo è, bisogna vedere come verrà portata avanti. Ci sono alcune cose che si possono ancora suggerire, non tanto nei confronti della Variante, quanto delle opere previste nella Variante. Chi mi ha preceduto ha già detto che questa Variante è tra le più importanti opere realizzate a Torino nelle ultime due tornate amministrative. Nel 2001 ero Consigliere proprio della Sesta Circoscrizione e inoltre vivevo in quel territorio, quindi so quello che hanno patito tutti gli abitanti della zona nord di Torino: una crescita parziale, incompiuta. Assessore Viano, questa Variante 200 è un'opera magistrale, proprio perché il primo lotto della Linea 2 della Metropolitana parte nella zona nord di Torino e, attraverso la trincea ferroviaria dismessa, raggiunge l'ospedale San Giovanni Bosco, uno dei poli ospedalieri più importanti della Regione Piemonte, insieme alle Molinette. In quella trincea, fino a oggi attraversata da ratti e topi, forse nascerà un boulevard di 2 km (come è stato descritto dall'Assessore Viano), che a me piace moltissimo e che darà alla zona nord di Torino lo stesso ritorno di immagine realizzato in Corso Mediterraneo. Vorrei aggiungere che il Comune di Torino, dopo tante sedute del Consiglio Comunale, con il protocollo d'intesa con l'Università di Torino e la Fondazione CRT, alcuni anni or sono, aveva preso l'impegno di realizzare un insediamento universitario nell'area dell'ex Manifattura Tabacchi (tra Via Bologna e Regio Parco), che avrebbe non solo riqualificato la zona, ma avrebbe portato dei benefici a tutto l'hinterland. Oggi, purtroppo, una parte di questo programma di intervento è andato a finire nel dimenticatoio. Sindaco, la promessa fatta ai cittadini di quella zona va onorata, non perché una promessa va sempre mantenuta, ma perché quella promessa (che prevedeva di collocare un'Università prestigiosa in un'area dismessa - l'ex area Fimit - che presenta delle problematiche di sicurezza non indifferenti e che hanno visto impegnato non poco il Sindaco) significherebbe che la Variante 200 rappresenta una riqualificazione non solo urbanistica, ma anche del mondo universitario, che ne ha estremamente bisogno. Credo, quindi, che l'intervento nell'area dell'ex Manifattura Tabacchi meriti un approfondimento, per verificare cosa è possibile fare oggi. Per quanto riguarda il discorso sulla raccolta differenziata dei rifiuti (ne avevo già parlato in VI Commissione con il Consigliere Levi-Montalcini), secondo me è importante non solo rendere obbligatoria la raccolta differenziata in quelle zone, ma utilizzare gli oneri di urbanizzazione per creare delle eco isole, anche interrate. C'è lo spazio per farlo, in cui è presente un asse molto lungo. Ci sono circa 16.000 cittadini che vivono in quel territorio, quindi creare delle eco isole e rendere obbligatoria la raccolta differenziata vuol dire riqualificare quella zona non solo visivamente ma anche fattivamente, eliminando la situazione descritta dal Consigliere Cugusi nell'ultima Commissione, che vede attualmente condomini con 824 famiglie e 160 bidoni all'interno del cortile. Molte volte in politica non si è contenti di quello che viene fatto. Io ne ho viste tante e spero di vederne ancora altre, ma se questa Variante andrà in porto, con l'impegno manifestato sino a oggi dall'Assessore, credo che sarà una soddisfazione non solo di chi la voterà, come il sottoscritto, ma di tutti coloro che hanno fatto parte di questo Consiglio Comunale e hanno contribuito a rendere possibile questa riqualificazione. VENTRIGLIA Ferdinando (Vicepresidente) La parola al Consigliere Brescia. BRESCIA Mario Il mio intervento non può che essere di critica alla Variante 200. È già stato detto che questa Variante parte basandosi sulla Linea 2 della Metropolitana, ma non sappiamo se avremo i fondi e se si farà. Una Linea 2 che fra l'altro è stata disegnata per valorizzare gli immobili, le costruzioni e i terreni, ma non tenendo conto del bacino d'utenza. Forse quell'utenza non sarà sufficiente per garantire la competitività e l'economicità della Linea 2. Forse la Linea 2 possiamo crearla con 30.000 nuovi abitanti. Forse la Linea 2 sarebbe stata più utile se fosse partita da Pescarito. Queste cose ce le siamo dette in Commissione, le abbiamo dette altre volte, le abbiamo dette ancora prima in occasione del PUMS. Forse sarebbe stato più utile se fosse stato fatto un grande bacino di richiamo dei flussi automobilistici che entrano in Torino. Siamo la prima città che utilizza un Parco per creare diritti edificatori, saremo la prima città che utilizzerà una piazza, Piazza Bengasi, per fare la stessa cosa. Abbiamo la primogenitura in tutto: siamo stati la prima capitale d'Italia, abbiamo inventato il cinema, si è inventato tutto e si inventano anche queste cose. Parliamo di un milione di metri quadrati di terreno che viene messo in gioco e 30.000 nuovi abitanti non sono pochi, sono una media cittadina. Qualcuno parlava di un recupero sociale della zona. Il recupero sociale si fa creando un tessuto sociale, un vissuto sociale, non si fa costruendo delle torri, dei palazzi nuovi più o meno belli, magari con le piste ciclabili, ma con tutta gente nuova che arriva ad abitare lì. Questo non crea un tessuto sociale, crea una periferia, più o meno bella, più o meno di lusso. Il tessuto sociale è un'altra cosa: lo crea la storia. Per creare il tessuto sociale ci vuole il piccolo commercio, quello che c'è, ad esempio, in Vanchiglia piuttosto che in Rossini. Quello è il tessuto sociale. I piccoli negozi non sono i grandi centri commerciali e nemmeno i piccoli supermercati, dove la gente è costretta ad andare con la macchina, riempie i carrelli ma non socializza con nessuno. Il tessuto sociale si fa con i mercati rionali (spero che se ne facciano), con i negozi, ma mi pare che finora, da quello che ho visto anche nei progetti Regaldi, ci siano centri commerciali che non sono negozi. Il negozio non si trova aggregato con altri negozi in una piazza interna al centro commerciale, ma nasce lungo una via, dove la gente vive, passeggia, va a fare la spesa e dove si trovano centri di aggregazione come le parrocchie. Tutto questo crea quel tessuto sociale che nei borghi di Torino ha impiegato cent'anni per svilupparsi. Mettere insieme un po' di palazzi e insediare 30.000 persone - io mi auguro che non sia così - dà più l'idea di una banlieue di lusso, che di un grande centro di aggregazione, come qualcuno chiamava la riqualificazione del territorio. Parliamo di 450.000 metri quadrati di superficie lorda di pavimento che dovrebbero essere generati da un Parco di proprietà comunale; però facciamo il Parco lineare: il boulevard. I boulevard non sono Parchi, sono aree di scorrimento veloce dove sfrecciano le macchine. E anche se a lato c'è qualche decina di metri di cemento per passeggiare, due panchine e tre alberi, questo non vuol dire riqualificare la zona. Manca la VAS, che secondo noi è fondamentale. Non riusciamo a vedere nulla di positivo sul fatto che (lo abbiamo già detto in occasione del PUMS) si incrementi il traffico proveniente da Rebaudengo verso il centro, invece di tenerlo fuori, e si utilizzi un Parco per creare diritti edificatori. Abbiamo sentito lodi da una parte all'altra della Sala Rossa, siamo contenti di tutto quello che ci avete raccontato, ma non ci crediamo assolutamente. VENTRIGLIA Ferdinando (Vicepresidente) La parola, per una breve replica, all'Assessore Viano. VIANO Mario (Assessore) Mi sembra che la discussione, che si è svolta in modo ampio nelle varie sedute di Commissione che hanno esaminato il tema, sia stata esauriente, tant'è che tutto il contenuto e il significato di questa iniziativa sono emersi in maniera esplicita e consapevole negli interventi che si sono registrati oggi in Aula. Tutto ciò mi conferma sulla bontà dell'iniziativa che abbiamo intrapreso, anche se abbiamo di fronte ancora un percorso lungo e un impegno non semplice, perché le questioni da approfondire sono ancora molte. Una determinazione così convinta - tra l'altro condivisa da tutte le Circoscrizioni, che hanno espresso un parere favorevole, pur con tutta una serie di raccomandazioni - mi pare un fatto rilevante. Rispondendo al Consigliere Silvestrini, la valenza normativa degli indirizzi è nulla; sono richiamati semplicemente come contenuti sui quali abbiamo aperto a suo tempo una discussione in Città attraverso un atto di Giunta. Di fatto i contenuti di quegli indirizzi sono stati travasati in questo atto di Variante, che è l'atto amministrativo formale che assume rilevanza agli effetti urbanistici. Durante la discussione in Aula è stato più volte chiesto che cosa succede se la Metropolitana non si realizza. Su questo punto, ho ribadito in Commissione che i diritti edificatori generati in capo alla città di Torino (circa il 50% del totale della capacità edificatoria prevista dalla Variante) saranno attivati solo a condizione che i finanziamenti per la realizzazione della Metropolitana, in particolare la quota statale, siano acquisiti nei fatti, offrendo la condizione di garantire la coerenza fra le previsioni urbanistiche e la realizzazione dell'infrastruttura. La parte restante della capacità edificatoria, che fa capo ai soggetti privati, è sostanzialmente ripensata dal punto di vista della Variante, ma è già presente nel Piano Regolatore; quindi nulla si aggiunge ai diritti già maturati, sulla base del Piano Regolatore vigente, dagli operatori privati che sono coinvolti con la proprietà di aree incluse nel perimetro della Variante. Quindi, quella parte certamente si attuerà per conto suo, ma per quel che concerne i diritti maturati in capo alla città, ho già espresso più volte (e sicuramente condividerò l'emendamento che è stato proposto) che saranno attivati a condizione che il finanziamento per la realizzazione della Metropolitana sia effettivo. La questione della STU è una questione aperta, come abbiamo espresso in modo esplicito; ovvero è uno strumento messo a disposizione dalla normativa alla Città. A lungo abbiamo ritenuto che fosse lo strumento più idoneo, però ci stiamo riflettendo, perché - per tutta una serie di ragioni, non ultime quelle richiamate in Aula - è importante mantenere in capo agli organi della Città (Consiglio e Giunta) la potestà di decidere in via conclusiva sulla valenza strategica o no dei vari interventi da attuare, quindi sull'opportunità di introdurre degli interventi in qualche modo vincolanti, sulla base del riconoscimento di questa valenza strategica delle opere da attivare. La riduzione dello standard urbanistico è legato alla realizzazione delle infrastrutture di trasporto pubblico, che consente naturalmente di pensare ad una dotazione minore di parcheggi pubblici, perché proprio la direzione nella quale stiamo lavorando è quella di offrire maggiori opportunità di mobilità con il mezzo pubblico e quindi minore necessità di utilizzare in modo diffuso e generalizzato l'auto privata. Da ciò anche la possibilità di ridurre il numero dei parcheggi pubblici da realizzare. Sull'edilizia residenziale pubblica, abbiamo accolto l'emendamento presentato a suo tempo. Il 10 per cento previsto dalla normativa generale di Piano Regolatore rappresenta un minimo; ove siano reperite risorse pubbliche con cui finanziare ulteriori interventi di edilizia pubblica, naturalmente lo spazio all'interno della quota dei diritti edificatori comunali è assolutamente disponibile e ampio. Infine, sulla questione della green technology, l'adozione del protocollo Itaca - come strumento efficace a garanzia del perseguimento di risultati significativi e di qualità energetica complessiva (d'altra parte le sollecitazioni che sono state avanzate in sede di delibera programmatica, vengono da noi condivise con un emendamento specifico, di cui avremo modo di discuterne il merito in sede di esame e votazione dell'emendamento stesso) - viene introdotta non tanto come prescrizione obbligatoria in tutte le situazioni, ma come indirizzo chiaro ed esplicito da praticare caso per caso, a seconda delle situazioni e delle tipologie edilizie, con gli strumenti più idonei che rispondono in maniera più efficace alla finalità, con la soluzione dei tetti verdi, piuttosto che con altre soluzioni. Sulla scorta delle osservazioni che sono state presentate in Aula, ritenevo opportuno ribadire alcune cose. Naturalmente, la discussione sui singoli emendamenti darà l'opportunità per gli approfondimenti che riterrete più necessari. |