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Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 10 Gennaio 2011 ore 12,00
Paragrafo n. 26
MOZIONE 2010-05922
(MOZIONE N. 2/2011) "UNA BANDIERA TRICOLORE SU OGNI BALCONE DI TORINO PER IL 2011!" PRESENTATA DAI CONSIGLIERI ZANOLINI ED ALTRI IN DATA 8 OTTOBRE 2010. Testo coordinato
Interventi

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Passiamo all'esame della seguente proposta di mozione n. mecc. 201005922/002,
presentata dai Consiglieri Zanolini, Ventriglia, Olmeo, Gallo Domenico, Lonero,
Bonino, Cerutti, Tronzano e Gentile in data 8 ottobre 2010, avente per oggetto:
"Una bandiera tricolore su ogni balcone di Torino per il 2011!".

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
A questa proposta di mozione sono stati presentati cinque emendamenti dal
Presidente del Consiglio Comunale (su mandato della Conferenza dei Capigruppo),
che, se verranno accolti dal Consigliere Zanolini, assumerei direttamente nel
provvedimento.
La parola, per l'illustrazione, al Consigliere Zanolini.

ZANOLINI Carlo
Naturalmente, accolgo gli emendamenti che sono stati presentati e vorrei ringraziare
coloro che hanno sottoscritto questa proposta di mozione (anche se non ho visto la
firma del Presidente del Consiglio, ma mi auguro che sia implicita e che verrà posta
in un secondo momento).
In questi giorni, sta aumentando l'aspettativa per le celebrazioni del
centocinquantesimo anniversario dell'Unità d'Italia. Questa mattina, nella
Commissione Torino 2011, è stato stilato il cronoprogramma della visita del
Presidente della Repubblica Napolitano, che si svolgerà il 18 marzo e nel corso della
quale verranno inaugurati numerosi eventi nella nostra Città, attirando l'attenzione
dei media e di tutti i cittadini italiani.
L'intenzione di questa proposta di mozione è semplicemente quella di far sì che nella
nostra città si crei ulteriormente un clima di festa e di gioia, che di solito si estrinseca
con una manifestazione evidente, ed il fatto che le bandiere tricolori (che
rappresentano l'Unità d'Italia e tutti gli italiani) siano apposte anche sugli edifici
privati, oltre che su quelli pubblici, può rappresentare un fatto piacevole.
L'impegnativa della proposta di mozione prevede che si creino determinate
condizioni affinché venga incoraggiata l'esposizione del tricolore anche sui balconi
privati; ciò non significa che si debbano acquistare le bandiere da parte del pubblico,
ma semplicemente che si faccia una campagna di sensibilizzazione affinché il
tricolore abbellisca la nostra città.
Approfitto della presenza in Aula dei giornalisti affinché si facciano portavoce presso
le testate giornalistiche della proposta di creare un sistema per distribuire
gratuitamente la bandiera (il cui costo è di pochi centesimi di Euro) con i giornali.
Vorrei che questa proposta di mozione diventasse uno stimolo alla gioia in occasione
dei festeggiamenti per un avvenimento importante per l'Italia e anche per ridare un
po' di valore al nostro tricolore, che, per un certo periodo, è stato trascurato; è giusto
che venga rivalutato il valore del vessillo degli italiani e, soprattutto, che sia Torino
che concorra a fare questa operazione.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Boero.

BOERO Valter
Vorrei dichiarare che il Gruppo UDC sostiene questa proposta di mozione.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Brescia.

BRESCIA Mario
Il nostro Gruppo non ha nulla contro il tricolore, ma ci stupisce che, dopo
centocinquant'anni dall'Unità d'Italia, sia necessario presentare una proposta di
mozione per far esporre la bandiera ai cittadini.
La conclusione che possiamo trarre è che, forse, qualcosa nell'Unità d'Italia non ha
funzionato bene, probabilmente non è stata portata avanti nella maniera giusta,
perché, altrimenti, dopo centocinquant'anni, l'amor patrio ci dovrebbe essere. Nelle
altre Nazioni non si presentano delle deliberazioni o delle mozioni e, se passiamo il
confine, possiamo notare che in Svizzera parecchie case espongono la bandiera;
andando nel Nord Europa, il numero di bandiere esposte aumenta notevolmente e
negli Stati Uniti tutti si riconoscono nella bandiera. Evidentemente,
centocinquant'anni di Unità d'Italia non hanno portato il giusto risultato;
probabilmente, qualcosa non ha funzionato o non è stato compreso e condiviso. Se le
bandiere non vengono esposte né al Nord né al Sud, significa che, in tutto il Paese,
l'Unità d'Italia è stata portata avanti malamente e qualcosa non ha funzionato.
Noto con piacere che, finalmente, tutti amano la nostra bandiera, ma io, che sono
nato nel 1951, ricordo gli anni in cui se qualcuno girava con il tricolore veniva preso
a randellate e massacrato, perché, in certe manifestazioni, simboleggiava una certa
appartenenza politica, che si rifaceva ad anni passati. Le bandiere erano di ben altri
colori, ma mi fa piacere che, adesso, il tricolore sia amato da tutti e che tutti lo
vogliano, anche chi, una volta, se lo vedeva tirava fuori i randelli.
Vorrei ricordare anche un altro fatto molto importante: la bandiera non deve essere
usata solo quando si svolgono i campionati mondiali di calcio e, sventolandola, si
gira la città per festeggiare la vittoria, oppure esporla insieme a quelle della squadra
di calcio che vince il campionato; infatti, ritengo che la bandiera non debba essere
esposta solo quando ci sono le Olimpiadi o per il centocinquantesimo anniversario
dell'Unità d'Italia. Vorrei sottolineare ai Consiglieri e amici (spero non solo della
mia parte politica, ma anche del centrosinistra) che la bandiera rappresenta
un'identità e non bisogna riconoscersi nella bandiera solo per addobbare la città e
fare festa; noi arriviamo dall'orgia delle celebrazioni per le Olimpiadi, che hanno un
po' offuscato la testa di parecchi italiani e torinesi, facendogli credere che fosse
sempre festa, anche se, poi, una volta spenti i riflettori delle Olimpiadi, sono rimasti
soltanto i debiti.
Adesso, ripartiamo con l'ubriacatura per le celebrazioni dei centocinquant'anni
dell'Unità d'Italia, ma ribadisco che la bandiera non si deve esporre solo quando
vince l'Italia o in un'occasione come questa, perché rappresenta l'identità di un
popolo. Se vogliamo portare avanti la bandiera, dobbiamo ricordare che rappresenta
l'Italia.
Gli Stati Uniti hanno la bandiera a stelle e strisce e tutti vi si riconoscono. Quando un
emigrante giunge negli Stati Uniti, diventa subito americano, prima ancora di avere il
passaporto, anche se è clandestino, e, magari, va anche a combattere per quella
bandiera; questo significa identificarsi ed entrare nella cultura di un popolo.
La bandiera fa parte della cultura e dell'identità nazionale, che piaccia o meno. Non è
solo un pezzo di stoffa che si espone per festeggiare e gridare "Forza Italia" o per far
trovare la città imbandierata al Presidente della Repubblica Napolitano, che non ha
bisogno di quello, perché è più importante fargli vedere le condizioni in cui è la
nostra città. Semplicemente esponendo delle bandiere non possiamo nascondere le
pecche della nostra città ed il debito che abbiamo accumulato.
La bandiera deve rappresentare l'identità della Nazione, per cui chi arriva in Italia vi
si deve riconoscere. Presentare una proposta di mozione per indurre ad esporre la
bandiera sui balconi delle case ha anche altre implicazioni, non solo per far capire
che siamo per l'Unità d'Italia. È necessario avere ben presente che parleremo della
bandiera tutte le volte che tratteremo il tema dell'integrazione, perché, a quel punto,
ci si dovrà riconoscere nell'identità di questa Nazione.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Lonero.

LONERO Giuseppe
Se fossi intervenuto prima del Consigliere Brescia, il mio intervento sarebbe stato
molto più formale, mentre è importante lo stimolo che ha fornito.
Se anche fosse vero che, come sostiene il Consigliere Brescia, è necessario ricorrere
all'approvazione di una proposta di mozione per far esporre il tricolore durante i
festeggiamenti per l'Unità d'Italia, perché, in realtà, non è stata realizzata (ma,
ovviamente, di questo non sono convinto), attraverso questo gesto si potrebbe
contribuire a realizzarla. Se crediamo - a questo punto, il "se" è d'obbligo -, e
personalmente ci credo, nell'unità nazionale, a maggior ragione e con ancora
maggior convinzione dobbiamo approvare questa proposta di mozione.
Per quanto mi riguarda, l'unità nazionale è assolutamente irrinunciabile ed il fatto di
esporre, nel corso del suo centocinquantesimo anniversario, una bandiera su tutti i
balconi occupati dai cittadini italiani testimonia proprio la volontà di unificazione e
di appartenenza a questa Nazione e l'orgoglio di farne parte. È evidente che si
possono avere delle convinzioni diverse, ma, per quanto mi riguarda, esprimo con
convinzione il mio voto favorevole a questo provvedimento; inoltre, il Gruppo La
Destra si farà portavoce di iniziative simili in tutti i consessi in cui è rappresentato.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Savini.

SAVINI Manuela
Ringrazio i presentatori di questa proposta di mozione, in primis il Consigliere
Zanolini, per avere sollevato questo argomento.
A mio parere, si tratta di una questione culturale e, metaforicamente, ha ragione il
Consigliere Brescia quando dice che gli italiani si ricordano del tricolore solo quando
ci sono i campionati mondiali di calcio; purtroppo si tratta di una pecca e non di un
vanto, perché è sicuramente un cattivo segno che si debba presentare un
provvedimento per ricordare agli italiani che il tricolore è la nostra bandiera.
Evidentemente, se è necessario arrivare a questo punto, è giusto approvare questa
proposta di mozione e mi complimento con i Consiglieri che hanno sollevato questo
problema (io non c'ero, perché, altrimenti, avrei sottoscritto questo provvedimento).
Il problema è culturale: gli Stati Uniti non hanno questo problema, la bandiera fa
parte del loro DNA; noi, invece, lo abbiamo e, cogliendo l'occasione del
centocinquantesimo anniversario dell'Unità d'Italia, promuoviamo delle campagne
di comunicazione per diffondere questo messaggio.
Se vogliamo fare un cordialissimo raffronto, prima il Consigliere Brescia, a nome
della Lega Nord, ha ritenuto opportuno presentare un emendamento per inserire una
nuova norma nel Regolamento del Consiglio Comunale (che, a mio giudizio, era
giusto e legittimo e mi dispiace che non sia stato approvato) che prevedeva a chiare
lettere che i Consiglieri nella fase di votazione dovessero rimanere seduti al loro
posto. Anche questa è una questione di tipo culturale, perché si tratta di una cattiva
prassi e me ne sono resa conto nel corso del Consiglio Comunale a cui ho
partecipato: tutti fanno un po' quello che vogliono, si vota, però poi ci si alza e si
parla; effettivamente la votazione rappresenta un momento serio. Di conseguenza,
così come il Consigliere Brescia ha ravveduto la necessità che questa nuova norma
venisse inserita nel Regolamento, alla stessa maniera io ritengo che, dal momento
che gli italiani non conoscono bene il valore della nostra bandiera, sia giusto
richiamarne l'importanza con una proposta di mozione (quindi, con la carta e con la
penna).

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Grimaldi.

GRIMALDI Marco
Vorrei fare questa citazione: "Non è un caso che i Padri Costituenti, come simbolo di
questo insieme di valori fondamentali, all'articolo 12 indicarono il tricolore italiano.
Il tricolore non è semplice insegna di Stato. È un vessillo di libertà, di una libertà
conquistata da un popolo che si riconosce unito, che trova la sua identità nei principi
di fratellanza, di uguaglianza, di giustizia nei valori della propria storia e della
civiltà". Queste parole sono state pronunciate dall'ex Presidente della Repubblica
Carlo Azeglio Ciampi e sono stupito anche io che si debba ancora presentare una
simile proposta di mozione. Avrebbero dovuto provvedervi le Istituzioni, magari
attraverso una deliberazione attuata dal Consiglio e dalla Giunta Regionale, o dal
Consiglio e dalla Giunta Provinciale o dal Consiglio e dalla Giunta Comunale
(magari all'interno del Comitato Italia 150).
Probabilmente, qualcuno vuole trasformare questi festeggiamenti in una resa dei
conti e, invece, credo che il simbolo di questa unità nasca proprio dalla non antitesi
fra il modello federale, che oggi è in campo, e quello su cui tutti noi dovremmo
lavorare.
Il simbolo di quell'Italia è rappresentato da tutti gli studenti capaci, meritevoli e privi
di mezzi (spero che discuteremo questo argomento nel corso della seduta e invito i
Consiglieri dell'opposizione, se è possibile e se ne hanno voglia, a lavorare insieme)
che vanno in Puglia, o in Sicilia o vengono in Piemonte per studiare e lo Stato
Italiano deve garantire loro il diritto allo studio, con dei livelli minimi (che, tra
l'altro, rientrano nel federalismo e sono previsti nel Titolo V della Costituzione).
Possiamo anche dividerci su un modello come quello proposto da alcuni Consiglieri
che ritengono che questo rimborso debba essere a carico dello Stato o fra chi pensa
che questo diritto lo dobbiamo garantire a tutti, anche agli studenti europei. Il
simbolo, però, è un altro, cioè che l'Italia è una ed indivisibile e credo che sia
un'argomentazione importante, che deve ricordarci che se le cose non funzionano nel
nostro Paese è proprio a causa della mancata voglia di ragionare sul merito delle
questioni. Questa Italia funzionerebbe se le scuole dell'infanzia venissero pagate
dallo Stato e se le Città contribuissero al sistema educativo.
Per quanto riguarda la vicenda dell'indebitamento, citata dal Consigliere Brescia, la
situazione è critica proprio perché nei Paesi civili sono gli Stati che pagano le
metropolitane e garantiscono le politiche industriali e le scuole dell'infanzia. Il
federalismo deve vivere delle nostre diversità e della pressione fiscale ottenuta anche
da noi, ma poi ci deve essere uno Stato che investe e tiene unito tutto il Paese.
Noi facciamo parte di quella sinistra che non ha paura di ammettere che voterà a
favore di questa proposta di mozione, perché in questo momento può servire per
affermare che la nostra Repubblica è unita e che gli Enti Locali rientrano in quella
Repubblica e vogliono che i diritti dei propri cittadini vengano rispettati, da Torino a
Caltanissetta.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Bruno.

BRUNO Giuseppe Maurizio
Vorrei precisare al Consigliere Brescia che, al contrario dei cittadini degli Stati Uniti,
gli italiani erano considerati tali già da prima che l'Italia venisse unita.
Michelangelo, Giotto e Raffaello sono personaggi che, prima che l'Italia venisse
unita, erano già indicati come italiani, per cui l'Italia è sempre esistita;
probabilmente, nella nostra assurdità, siamo noi che, spesso, non vogliamo
riconoscerlo. Fatevene una ragione: siamo e rimarremo italiani, per cui è giusto
festeggiare l'Italia. Colgo l'occasione per ringraziare il Consigliere Zanolini.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Cantore.

CANTORE Daniele
Chiedo scusa se non userò la stessa enfasi del Consigliere Bruno, che ringrazio per
questo richiamo, e mi scuso anche con il Consigliere Zanolini. Dichiaro subito che
voteremo a favore di questa proposta di mozione e mi sembra che negli interventi si
sia fatta tanta politica, filosofia e sociologia (ed è molto interessante, perché c'è
sempre da imparare). Questa proposta di mozione rappresenta un invito a noi, alle
Istituzioni e ai torinesi - perché non possiamo obbligarli e credo che il Presidente,
dall'alto del suo scranno, sia d'accordo - ad esporre la bandiera italiana;
personalmente, ho interpretato questo provvedimento in modo molto naturale, cioè,
visto il centocinquantesimo anniversario dell'Unità d'Italia, è giusto attivarci
affinché venga festeggiato.
Vi siete persi in tanti ragionamenti ed elucubrazioni mentali, ma, in realtà, qual è la
richiesta? Noi l'abbiamo letta così ed è per questo motivo che parte dei miei Colleghi
l'ha firmata e il nostro Gruppo la voterà favorevolmente: Consigliere Grimaldi,
secondo lei è sufficiente esporre delle bandiere sui balconi per ricostituire l'Unità
d'Italia? Comprendo che, oggi, per lei sia una giornata difficile, perché già in
Conferenza dei Capigruppo ha dovuto tenere due parti in commedia ed ha voluto
spingersi anche su questo argomento, ma offende la sua intelligenza e le sue capacità
dicendo che esponendo delle bandiere sui balconi favoriremmo l'Unità d'Italia.
(INTERVENTO FUORI MICROFONO). Lei non si preoccupi, perché quando
qualcuno offende se stesso è sempre un suo problema.
Si tratta semplicemente di un invito ai nostri concittadini (che, secondo me, sono più
italiani di tutti noi) a celebrare in modo adeguato questa ricorrenza. Chi vorrà lo farà
e chi non vorrà non lo farà, ma sono convinto che molti italiani esporranno le
bandiere. Ritengo, però, che chiamare in causa le posizioni politiche ed il fatto che
l'Italia sia spaccata dal federalismo, significhi perdersi in elucubrazioni mentali che i
cittadini torinesi non meritano.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Olmeo.

OLMEO Gavino
I richiami del Consigliere Cantore sono spesso opportuni e, in parte, lo sono anche
oggi. Effettivamente, qualcuno ha divagato eccessivamente ed è chiaro che il
Consigliere Cantore ha elegantemente glissato rispetto agli interventi dei Colleghi
seduti dietro di lui, visto che è stata fatta molta filosofia ed hanno dato il via a questo
dibattito; comprendo, però, che abbia voluto fare finta di non aver sentito.
(INTERVENTO FUORI MICROFONO).
La mia dichiarazione sarà molto breve e non citerò il Consigliere in questione,
perché, altrimenti, ripeteremmo il giochetto degli interventi per fatto personale; ho
sottoscritto questa proposta di mozione perché ritengo opportuno che, a proposito
della bandiera, da Istituzioni come la nostra (per quanto il livello nel quale ci
troviamo possa essere alto, o medio, o basso) giunga ai cittadini torinesi un
messaggio che sia almeno alternativo a quello inviato da alcuni Ministri della nostra
Repubblica e da Presidenti della Regione (ma potrei nominare anche altri
personaggi), che, a dir poco, hanno vilipeso questa bandiera, ad esempio spiegando
quali usi bisognava farne.
Questa proposta di mozione è necessaria non fosse altro per cercare di porre riparo -
e non sarebbe comunque possibile - alla vergogna di avere questo genere di Ministri.
Sarebbe bello se bastasse un nostro documento a risolvere il problema, ma, avendo
apposto la nostra firma e votandolo, possiamo cercare di porre rimedio alla vergogna
di avere Ministri della Repubblica che, riguardo alla bandiera stabilita dalla nostra
Costituzione, affermano cose diverse.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Ventriglia.

VENTRIGLIA Ferdinando
Nel solco dell'interpretazione che ha dato il Consigliere Cantore, ho firmato
volentieri la proposta del Consigliere Zanolini - anche se la prima versione era venata
da qualche imperfezione (non solo formale, ma anche dal punto di vista pratico) e, di
conseguenza, abbiamo apprezzato le modifiche opportunamente apportate dal
Presidente - proprio per cercare di dare un segnale, al di fuori di ogni retorica.
La mia sensazione - e mi dispiace che, ogni tanto, quest'Aula perda un po' il senso
della misura e delle proporzioni - è che si svolgano dei dibattiti che ricordano quelli
delle aule delle Nazioni Unite o del Palazzo di Vetro; sarebbe meglio riservare certe
enfasi ad altre sedi. Comprendo che vi sia anche la voglia di progredire e di ottenere
incarichi importanti, ma ricordiamoci che siamo i Consiglieri Comunali della Città di
Torino e sediamo in quest'Aula storica (dove sedette anche il Conte di Cavour come
Consigliere), ma non siamo né Deputati, né Ministri, né i rappresentanti
plenipotenziari del nostro Paese presso l'Assemblea delle Nazioni Unite.
Detto ciò, senza alcuna retorica, credo che questa proposta di mozione rappresenti un
segnale importante per due motivi. In primo luogo, devo dare ragione al Consigliere
Brescia: sono nato qualche anno dopo di lui, ma considero un fatto confortante e una
trasformazione importante del panorama culturale di questo Paese che in particolare
una certa parte che si dice di sinistra, che molto tempo fa - per fortuna, ormai molto
tempo addietro - considerava il tricolore come un'ostentazione, oggi invece, seppure
con qualche caduta nella tentazione della strumentalizzazione, consideri la nostra
bandiera come un elemento proprio e fondante, che unirà tutti - o quasi - anche in
quest'Aula.
Una volta, il tricolore - e si sbagliava a pensarla così - era considerato un patrimonio
della cultura di destra, conservatrice o missina, ed è anche un po' la mia storia; non
so se picchiavano il Consigliere Brescia durante quelle manifestazioni, sarà
senz'altro successo, ma era un fatto certamente raro. Vorrei ricordare due elementi
che sono indiscutibili: il primo è che, in tempi piuttosto recenti, è stata necessaria una
Legge dello Stato affinché si stabilisse l'esposizione del tricolore sugli edifici
pubblici in determinate circostanze. Infatti, il protocollo dell'esposizione del tricolore
è stato dato da una Legge che risale alla seconda metà degli anni Novanta, per cui si
tratta di una trasformazione culturale importante. Per quanto riguarda il secondo
elemento, vorrei precisare al Consigliere Olmeo (che, oggi, abbiamo visto quasi
paludarsi - lo dico simpaticamente - nel tricolore, come una specie di Gea della
Garisenda ed è un personaggio che cito volentieri dato che ad ottobre si celebrerà il
centenario della guerra di Libia), in quanto incredibilmente in particolare anche dalla
sua parte politica arrivarono segnali di fastidio rispetto ad alcune manifestazioni che
oggi consideriamo un fatto comune e che contribuiscono ad unirci, che, ad esempio,
la sfilata del 2 giugno fu ripristinata dal Presidente Cossiga, abolita dal Presidente
Scalfaro e reintrodotta dal Presidente Ciampi; come in tutti i Paesi occidentali, si
tratta di un momento di unità nazionale attorno alle nostre Forze Armate, che oggi
svolgono compiti di pace.
Come ultimo elemento, ritengo utile sollecitare l'attenzione anche delle Istituzioni,
perché, spesso, si incorre in errori marchiani: qualche giorno fa, è uscita la notizia
che i "geni" del Comitato Torino 150 si sono dimenticati di citare tra le capitali
italiane Parma e Modena, che rientrano tra le capitali degli Stati pro unitari al pari di
Roma, Firenze, Torino e Napoli; oltretutto, non hanno citato neanche Reggio Emilia,
che, come sapete, è il luogo che ha dato i natali al primo tricolore in età napoleonica.
Non sarebbe un fatto negativo se, ogni tanto, evitassimo di fidarci solo dei
"professoroni" con i loro incarichi onerosi e ci interessassimo anche noi, da poveri
studenti (con il nostro bagaglio di cultura generale antica e un po' anche
patriottarda), fornendo qualche segnale su questo argomento.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Levi-Montalcini.

LEVI-MONTALCINI Piera
Vorrei ricordare - e credo che la memoria non mi tradisca - che il 2 giugno 1961 era
stata emanata un'ordinanza che obbligava a esporre su ogni edificio privato il
tricolore, nel rispetto delle regole, cioè alzando la bandiera al mattino e
ammainandola la sera. Gli americani lo fanno, perché il rispetto della bandiera
significa anche, nell'accezione comune, ripararla di notte e vorrei sottolineare che in
Italia l'ammainabandiera è stato abolito solo da pochi anni, con la clausola che la
bandiera può rimanere esposta solo in luoghi debitamente illuminati.
Questo mancato ammainabandiera di notte ci porta così ad avere sugli edifici
pubblici, che devono esporre il tricolore, delle bandiere poco decorose. In occasione
delle Olimpiadi del 2006, mi ero battuta nella speranza di ottenere che il Comune si
dotasse di bandiere nuove o che almeno provvedesse a far lavare quelle esposte sui
nostri edifici e sulle nostre scuole; ritengo che sia meglio non avere la bandiera
piuttosto che averne una che indica degrado, quello che tante volte noi italiani
sembriamo non percepire. Concordo sull'opportunità di esporre la bandiera, ma nel
rispetto dell'Istituzione e non solo come un'occasione di festa, ma come una
manifestazione di rispetto per la Nazione in cui viviamo e per i nostri concittadini.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Angeleri.

ANGELERI Antonello
Presidente, io non sarei voluto intervenire, però ritengo sia utile esprimere, in questa
sede, un gesto di solidarietà che dobbiamo al nostro Governo, che, invece, ho sentito
insultato.
Personalmente sono onorato di avere un Ministro dell'Interno come il nostro, che ha
fatto le cose che conosciamo tutti e che non sto a ripetere in quest'Aula.
Rimango, invece, sbigottito rispetto al livello della politica attuale e all'intento di
mettere in difficoltà un movimento politico (non mi riferisco a questa occasione,
perché non ritengo che sia questo lo spirito del primo firmatario Zanolini, così come
degli altri firmatari). Voglio esprimere, altresì, il mio sbigottimento rispetto a quanto
è capitato in altre sedi istituzionali, dove, addirittura, è stato strumentalizzato, anzi,
peggio ancora, è stato utilizzato l'Inno di Mameli, che viene suonato ogni volta che
inizia il Consiglio Regionale del Piemonte. In chiave politica, non penso che sia
questo lo spirito che dovrebbe animare tutti quanti.
Ho colto (non in tutti gli interventi, ma in buona maggioranza) intenti diversi da
quelli che mi auguro abbiano animato il Consigliere Zanolini.
Allora, in risposta anche a coloro che avevano altri intendimenti, noi non voteremo in
modo contrario a questa proposta che arriva in Consiglio Comunale. Sicuramente,
avremmo espresso il nostro voto favorevole in modo convinto, qualora ci fosse stata
la proposta di inserire anche lo stendardo della Regione Piemonte, visto che, a detta
ovviamente non nostra, ma della storia, di qua è partita l'unità d'Italia.
Quindi, dal nostro punto di vista, da parte dei firmatari c'è stata questa proposta, che
noi riteniamo parziale, e con questo non vogliamo rimarcare un aspetto sottolineato
da molti nei loro interventi, noi non siamo per disunire questo Paese. Noi abbiamo un
altro intendimento politico, che è quello di portare questo Paese ad essere più
efficiente e lo faremo attraverso l'attuazione del federalismo. Questa è un'altra
questione: non c'entra con l'unità del Paese, c'entra con la efficienza e con la
responsabilizzazione di una classe politica che ho l'impressione che oggi di
responsabilità ne abbia molto poche.

VENTRIGLIA Ferdinando (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Lospinuso.

LOSPINUSO Rocco
Sarò breve perché il Consigliere Genisio ha fretta e poi la maggior parte delle cose
che stavo per dire le ha già dette prima lei, Presidente, e di questo sono contento
perché deduco che lei sia intelligente quanto me. Quando le cose vengono dette e
ripetute, significa che sono giuste.
Come il Presidente ha citato nel suo intervento, vi erano delle difficoltà a frequentare
l'Università in quei periodi, quando l'unica bandiera era la bandiera rossa e l'unico
inno da cantare era "L'Internazionale"; io, che sono temerario (sono piccolo, ma sono
coraggioso), ho provato ad andare un paio di volte con la bandiera italiana e ho
rischiato parecchio. A me spiace vedere il trasformismo - in senso buono - delle
persone, che, dalla caduta del Muro di Berlino, non si chiamano più "compagni",
adesso hanno abbracciato la bandiera italiana; non si parla più dell'ostracismo nei
confronti del crocifisso. Io e il Presidente siamo i Consiglieri che da più tempo fanno
parte di questo Consiglio Comunale, dal 1997; è già stata presentata una mozione
sulla bandiera in questa sede e il Consiglio ha votato contro. Queste cose mi fanno un
po' specie, mi fanno un po' senso.
Allora capisco, pur non condividendo, la presa di posizione di Rifondazione
Comunista: sono sicuro che loro si chiamano ancora "compagni" tra di loro, sono
convinto che ancora, nella loro idea, rimpiangono il Muro di Berlino e che ancora
loro non vogliono il crocifisso in Aula. Almeno sono coerenti.
Stride vedere, durante le manifestazioni, bandiere dell'Italia in mano ad ex
Comunisti, che, fino alla caduta del Muro di Berlino, calpestavano questa bandiera.
Questo è il problema principale.
L'altra questione importante riguarda il fatto che bisogna fare attenzione nella scelta
dei propri alleati. Siccome si è sciorinato un po' di politica nazionale...
(INTERVENTO FUORI MICROFONO). A prescindere dal CLN, mio nonno è
morto in Libia, è morto in Libia per l'Italia, con la bandiera italiana, per difendere la
bandiera italiana e non la bandiera rossa; infatti, non è morto in Russia, tradito da chi
sapete voi, ma in Libia.
Allora imparate a fare gli italiani fin dalla culla, non trasformatevi durante il viatico
per convenienza. La bandiera bisogna portarla con affetto, mantenendola in alto. Non
occorre fare una mozione, che mi sembra una mozione strumentale.

VENTRIGLIA Ferdinando (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Castronovo.

CASTRONOVO Giuseppe
È la seconda volta, da quando sono Presidente di questo Consiglio Comunale, che
intervengo in qualità di Consigliere. Quindi, vorrei che il tema fosse considerato per
quello che è, nel senso che non è cosa normale.
Innanzitutto, vorrei ringraziare il Consigliere Olmeo per le parole che ha detto nel
corso del suo intervento, che ho molto apprezzato. Colgo l'occasione per dire che
l'intervento del Consigliere Olmeo mi fornisce lo spunto per dire che le questioni
vanno sempre contestualizzate; ciò significa che una posizione di vent'anni fa o di
trent'anni fa deve essere analizzata, verificata e discussa sulla base del contesto
storico, sociale e politico di vent'anni o di trent'anni fa, e quella di oggi va verificata
e contestualizzata rispetto a quella che oggi è la situazione politica complessiva del
Paese.
Oggi siamo in una situazione politica generale che è molto diversa da quella di
trent'anni fa o di cinquant'anni fa e il nostro Paese sta vivendo un momento, a mio
avviso, estremamente pericoloso dal punto di vista della difesa dell'unità nazionale e
dei valori che hanno portato all'Unità d'Italia e alla realizzazione dello Stato
democratico della Repubblica Italiana. È evidente che questo è il nodo per cui oggi ci
troviamo qui a discutere del tricolore.
Vorrei soltanto ricordare due cose, che sembrano due aneddoti, ma non lo sono. La
prima è questa: nell'occasione dell'inaugurazione del monumento all'Armata
Polacca (che - come credo e mi auguro tutti quanti sappiate - si trova al centro
dell'aiuola di Piazza Polonia e che è un monumento che la Città ha voluto erigere,
d'accordo con la comunità polacca, per ringraziare i soldati dell'Armata Polacca che
hanno combattuto in Italia per la libertà del nostro Paese, la cui stele è scritta in
italiano ed in polacco, in ricordo del sacrificio dei polacchi che lottarono in Italia per
la nostra libertà), per un fatto estemporaneo, ovviamente non addebitabile a nessuno,
venne meno l'impianto fonico, per cui il CD che avrebbe dovuto riprodurre l'Inno
d'Italia, l'Inno di Mameli, non funzionò e quindi ci ritrovammo, io per primo, a
cantarlo. Io lo intonai, dopodiché la gente partì a cantarlo. Non credo che nessuno
sappia questa cosa, a parte coloro che erano presenti alla cerimonia; di questo è
testimone l'onorevole Marino, che era con me in quell'occasione. Alcuni mi dissero
che non avrebbero mai pensato che io fossi capace di cantare l'Inno di Mameli. Io in
quell'occasione cantai l'Inno di Mameli con il rispetto che è dovuto e necessario per
l'Inno che rappresenta l'Unità del nostro Paese, perché, nonostante la bandiera rossa
sia stata e sia ancora uno degli emblemi, dei colori che hanno segnato e continuano a
segnare la mia vita, per me ancora oggi quell'Inno e quella bandiera italiana, insieme
alla bandiera rossa, rappresentano il sacrificio di milioni e milioni di persone che
hanno lottato prima per raggiungere certi livelli di vita, e poi hanno lottato per far sì
che quei diritti, quei livelli di vita fossero garantiti anche a chi veniva dopo di loro.
Oggi siamo un Paese che, appunto, mette a rischio l'unità del Paese, mettendo così a
rischio i diritti dei cittadini italiani, e di coloro che vivono nel nostro Paese.
Vorrei concludere dicendo che per me non è stato né un obbligo istituzionale, né una
fatica proporre gli emendamenti che ho mostrato al Consigliere Zanolini; la mia
firma non c'è, ma è implicita, lo dico con molta franchezza, nel senso che, avendo
presentato degli emendamenti, mi pare assolutamente implicito che la mia firma ci
sia in questa mozione. Vorrei, però, precisare al Consigliere Rocco Lospinuso
(guardandolo dritto negli occhi, perché so qual è la sua buona fede in queste cose)
che nello stemma dei partiti comunisti italiani c'è sempre stata la bandiera italiana;
quindi, nel nostro simbolo, così come in tanti altri simboli della sinistra del nostro
Paese, la bandiera tricolore non viene messa come un orpello che sta a significare
qualcos'altro. (INTERVENTI FUORI MICROFONO). Ognuno di noi usa la
bandiera nei modi, nei tempi e nei termini che ritiene più opportuni.
In questa fase storica, con questo sistema politico, con questa rappresentanza politica
a livello nazionale e locale, credo che le parole usate dal Consigliere Olmeo, che ho
fatto mie (e lo ringrazio di averle dette prima di me), siano ancora quelle che devono,
in qualche modo, guidare la nostra azione.
Quindi, ben venga che ci sia una mozione, se non altro ci permette di discutere
argomenti di questo genere, per come siamo capaci, chi con più, chi con meno enfasi,
chi con più e chi con meno retorica, ma sicuramente sapendo che, attraverso l'uso
della bandiera, passano dei messaggi che poi rimangono chiaramente scolpiti nella
gente del nostro Paese.

VENTRIGLIA Ferdinando (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Porcino.

PORCINO Gaetano
Le rubo poco tempo, Presidente, vista l'ora.

VENTRIGLIA Ferdinando (Vicepresidente)
Lei non ruba tempo né a me, né al Consiglio. Interviene con pari dignità degli altri.

PORCINO Gaetano
Io rimango un po' perplesso, Presidente. Ho sentito una serie di interventi e pare che
ci sia una gara a negare la bandiera italiana e l'Unità d'Italia o ad avallare l'Unità
d'Italia, una gara a chi ha il titolo per poter esercitare il diritto, c'è chi dice che una
volta era dell'MSI e chi ricorda che anche il simbolo del Partito Comunista aveva la
bandiera italiana. Io non solo trovo stucchevole questo tipo di ragionamento, ma
trovo che sia anche risibile e un po' mortificante.
Ci sarebbero mille esempi che potrei fare e vorrei ricordare a tutti voi (adesso lo
fanno pure le signore) che non si tratta di una questione culturale, come invece
diceva la nostra Collega che ha sostituito il Consigliere Ravello, ma è una questione
di appartenenza, di passione e di convinzione. Presidente, io, come tanti altri, ho fatto
il militare: noi tutte le mattine facevamo l'alzabandiera, non per ricordarci che siamo
italiani, né per fare omaggio alla bandiera italiana, ma per spirito di appartenenza ad
un Corpo, ad una Nazione.
Volevo ricordare a tutti voi che noi, come i Magistrati e come tutte le Istituzioni,
agiamo in nome del Popolo Italiano, non del popolo di chissà cosa. La bandiera
italiana e l'Unità d'Italia non sono dovute alle varie tendenze politiche; a una persona
che si presenta in un Tribunale o va a fare il militare o partecipa ad una gara
olimpica, non viene chiesto se è comunista, democristiana o socialista, viene chiesto
in nome di quale Nazione partecipa, a quale Nazione appartiene, in cosa si identifica.
Sinceramente, io trovo che il dibattito di stasera, nell'ambito del quale c'è chi si deve
appropriare della bandiera d'Italia per appartenenza storica e chi deve utilizzare una
mozione per stabilire se è italiano o per ricordarsi che è italiano, sia penoso. Io sono
italiano perché sono nato italiano, perché mio padre e i miei nonni hanno lottato per
costruire questa Nazione. È come quando celebriamo il Natale, io non celebro il
Natale perché mi devo ricordare che è nato Gesù, è una ricorrenza che noi tutti gli
anni utilizziamo come credo per dire che è Natale. La ricorrenza dei 150 anni d'Italia
non è per ricordarsi che si è italiani, io me lo ricordo tutti i giorni.
A proposito di Governo, vorrei ricordare che, quando, nell'ultima votazione di
fiducia, ha vinto il nostro beneamato Presidente del Consiglio, nell'Aula di
Montecitorio la maggioranza di Governo ha intonato l'Inno di Mameli, ed è su tutti i
video d'Italia. Se qualcuno che sta al Governo non è convinto di essere italiano o non
è convinto di questa Nazione, visto che giura fedeltà allo Stato italiano davanti al
Presidente della Repubblica, se ne deve fare una ragione o deve cambiare Nazione,
perché questa è l'Italia, ed io - come hanno fatto i miei predecessori e come
insegnerò ai miei figli - la difenderò, finché esisterò, come Italia.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Non essendoci altre richieste d'intervento, pongo in votazione la proposta di mozione
così come emendata:
Presenti 32, favorevoli 32.
La proposta di mozione è approvata.
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