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CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Iniziamo l'adunanza del Consiglio Comunale discutendo l'interpellanza n. mecc. 201008256/002, presentata in data 6 dicembre 2010, avente per oggetto: "Condizioni di lavoro nel sistema museale torinese" CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola, per la risposta, all'Assessore Alfieri. ALFIERI Fiorenzo (Assessore) Dalle informazioni richieste alla Fondazione Torino Musei ho acquisito i seguenti elementi, che ho messo a disposizione del Consigliere Silvestrini. Per quanto riguarda il primo punto dell'interpellanza, l'allegato n. 1 in mio possesso riporta l'organico contenente l'elenco degli operatori, dal quale si evince che il numero degli operatori attualmente in forza alla Fondazione Torino Musei non garantisce una copertura ottimale delle sale museali, ma la medesima è costretta a ottimizzare le risorse già a disposizione, considerata l'impossibilità di procedere a nuove assunzioni a causa dei tagli ai finanziamenti subiti dalla Fondazione. Per quanto riguarda il secondo punto dell'interpellanza, l'allegato n. 2 contiene le progressioni di carriera e riporta per ogni operatore, individuato da un numero, l'anno, il livello di assunzione e le progressioni ricevute fino all'anno 2010. Da questo allegato si rileva innanzitutto che a decorrere dal 2003 sono stati assunti n. 87 operatori a tempo indeterminato. Sottolineo "indeterminato", perché faccio presente che tutti gli altri musei autonomi dal Comune, per quanto riguarda i servizi di sala, sono gestiti attraverso le cooperative; questo è un aspetto che domani dirò anche in Prefettura nell'incontro di mediazione che è stato organizzato dal Prefetto. Siccome quando abbiamo costituito la Fondazione Torino Musei, in Consiglio Comunale era stata presentata una mozione che sollecitava la stabilizzazione del personale, la Fondazione è l'unica realtà museale a Torino che ha assunto i dipendenti a tempo indeterminato, compresi quelli che fanno servizio di sala, che in tutti gli altri musei, compreso il Museo Egizio, è affidato alle cooperative. Gli 87 operatori assunti a tempo indeterminato (di cui n. 81 operatori assunti nel livello A) hanno ricevuto le seguenti progressioni di carriera: per quanto riguarda gli 81 operatori assunti nel livello A, 36 sono passati nel livello A1, 39 nel livello B1, 1 nel livello B e 5 nel livello C1, con la qualifica di impiegati. Un operatore assunto nel livello A2 è passato nel livello B1; 2 operatori assunti nel livello A3 sono passati nel livello B1; 3 operatori assunti nel livello B1 sono passati nel livello C1. Da quanto sopra si evince chiaramente che si sono verificati passaggi di livello e progressioni di carriera. Si tenga inoltre presente che l'avviso di ricerca di personale, del febbraio 2005, con il quale la Fondazione ha attivato la procedura per l'assunzione del personale di sala, era volto alla selezione di n. 60 operatori per la copertura di postazioni di guardianìa ed accoglienza al pubblico nelle sale espositive; postazioni organizzate in turni di lavoro mattino/pomeriggio, con la copertura del servizio anche nelle domeniche e nei giorni festivi e postazioni organizzate in turno unico per la distribuzione di libri e accoglienza al pubblico della Biblioteca d'Arte. Ricordo che l'unico requisito richiesto era il possesso del diploma di scuola media inferiore. Da quanto sopra esposto si evince che non è corretto sostenere che il personale della Fondazione si vede di fatto preclusa ogni possibilità di progressione di carriera interna. Per quanto concerne le progressioni future, al momento sono previsti gli avanzamenti di livello come disciplinati dal contratto Federculture. In merito alla disdetta dell'accordo concernente i riposi domenicali da parte della Fondazione Torino Musei (terzo punto dell'interpellanza), si deve tener conto che l'indicazione che la prestazione lavorativa dovesse essere resa anche nelle giornate di domenica e durante le festività era contenuta già nell'avviso di ricerca di personale. Il contratto Federculture, al quale le lettere di assunzione rinviano, all'art. 32 comma 5 stabilisce chiaramente che date le particolari esigenze di servizio delle aziende aderenti a Federculture - per le quali si richiede l'apertura al pubblico e la disponibilità del servizio nell'arco dell'intera settimana, ivi comprese domeniche e giorni festivi in orari prolungati durante la giornata -, possono adottarsi in ciascuna azienda le seguenti tipologie di orari: i contratti sottoscritti nel 2005, a seguito della selezione, prevedevano - nel paragrafo che regola l'orario di lavoro - n. 30 ore lavorative alla settimana, articolate su due turni dal martedì alla domenica. L'unica giornata di riposo era individuata nel lunedì, come si può vedere nell'allegato n. 6. Con l'apertura di Palazzo Madama nel dicembre del 2006, la Fondazione Torino Musei, per una migliore gestione e organizzazione del personale e per contenere le nuove assunzioni, ha ritenuto opportuno adottare un nuovo orario di apertura al pubblico dei musei dalle ore 10.00 alle ore 18.00, invece che dalle ore 09.00 alle ore 19.00. Tutti i contratti a tempo parziale sono stati pertanto trasformati a tempo pieno e l'orario di lavoro degli operatori è stato articolato su n. 37 ore settimanali, come previsto dal Contratto Federculture, in un turno unico corrispondente all'apertura dei musei. Con l'accordo sindacale del 13.11.2006 veniva ratificato un nuovo orario adottato dalla Fondazione Torino Musei e nel contempo, proprio grazie alla nuova articolazione dell'orario di lavoro, veniva raggiunto un accordo concernente i riposi domenicali. Tale accordo prevede che l'orario sarà articolato su cinque giorni, con un riposo il lunedì ed uno a rotazione, che consentirà un riposo ogni due domeniche lavorate. I contratti sottoscritti dal 2006 in poi prevedono pertanto un orario di n. 37 ore alla settimana suddivise su cinque giorni lavorativi dal martedì alla domenica, con due riposi settimanali: uno fisso il lunedì e uno a rotazione nella settimana. Nel 2008, con il Contratto Integrativo Aziendale sottoscritto il 24 settembre, per il personale di sala veniva confermato un orario settimanale di n. 37 ore su cinque giorni con un turno unico dalle ore 10.00 alle ore 18.00 e il riposo settimanale fisso il lunedì. Già nel verbale dell'incontro con le rappresentanze sindacali del 22.04.2010 emerge la difficoltà della Fondazione Torino Musei a organizzare i turni degli operatori di sala alla domenica, in quanto proprio nella giornata di maggiore affluenza di pubblico il personale a disposizione risulta ridotto rispetto agli altri giorni della settimana, in ottemperanza all'accordo sindacale concernente i riposi domenicali, siglato in data 13.11.2006. Tale difficoltà è dovuta ai noti tagli ai finanziamenti - deliberati non dal perfido Governo centrale, ma da questo Consiglio Comunale - e alla conseguente impossibilità di procedere a nuove assunzioni per sopperire alla carenza di personale causata da dimissioni e dall'apertura del nuovo Museo di Arte Orientale nel dicembre 2008, che ha determinato una riorganizzazione del personale al fine di ottimizzare le risorse a disposizione. L'argomento concernente i riposi domenicali viene ripreso nelle successive occasioni di incontro con i sindacati del 15 giugno, del 27 settembre e del 12 ottobre 2010, senza mai addivenire a una soluzione concordata (ho qui i verbali di questi incontri). Quanto sopra premesso, in data 9 novembre 2010, la Fondazione Torino Musei ha dato formale disdetta dell'accordo del 13 novembre 2006. In altre parole, a fronte di un contratto che prevede quattro domeniche di lavoro al mese (c'è stato un periodo nel quale le domeniche lavorative erano due), la Fondazione Torino Musei ha proposto che le domeniche lavorative al mese fossero tre su quattro. Questa condizione posta dalla Fondazione non è stata accettata, quindi è stato necessario disdire l'accordo. Ripeto, a fronte di un contratto che prevede di lavorare quattro domeniche su quattro, la proposta della Fondazione di lavorare tre domeniche su quattro è una notevole agevolazione ed è l'unica possibile, data la situazione; diversamente verrebbe penalizzato il funzionamento dei musei. Domani il Prefetto tenterà una mediazione. Parteciperò anche io all'incontro, durante il quale, insieme alla Fondazione Torino Musei, preciseremo quali sono i termini della questione. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Silvestrini. SILVESTRINI Maria Teresa La consueta cortesia con cui l'Assessore Alfieri risponde alle interpellanze mi ha fatto molto piacere. Anche se si tratta di argomenti difficili di cui discutere, siamo soddisfatti del fatto che è stata attuata la volontà politica, espressa a suo tempo dal Consiglio Comunale, di assumere a tempo indeterminato i lavoratori della Fondazione Torino Musei. Tuttavia, Assessore, l'altro giorno con la Commissione siamo andati alla GAM dove abbiamo verificato la presenza di alcuni lavoratori delle cooperative. Quindi diciamo che c'è un regime misto del personale e alcuni servizi, anche di guardiana, sono svolti dalla cooperativa, credo sia la REAR. Mi è stato anche comunicato che questo regime misto del personale è problematico, perché su uno stesso piano del museo non si può mescolare personale interno con personale della cooperativa. Quindi è vero che ci sono molti operatori assunti a tempo indeterminato, però è anche vero che attualmente sono integrati dai lavoratori delle cooperative. La mia interpellanza non ha una finalità sindacale, non voglio occuparmi di questioni sindacali, ma vuole sottolineare un problema politico che ci è stato posto durante una precedente V Commissione, a cui abbiamo partecipato entrambi. Usando un linguaggio economico e tecnico, pongo il problema della cosiddetta "esternalità sociale" dell'organizzazione del lavoro in Comune. Cioè mi domando quali sono gli effetti sociali dell'organizzazione del lavoro, perché la maggior parte delle persone di cui parliamo sono di età relativamente giovane, molte sono donne con esigenze familiari, per le quali risulta difficile conciliare un ritmo di lavoro completamente diverso dagli altri ritmi di lavoro della società: gli asili, le scuole, il lavoro del partner. Ora, è vero che il contratto prevede quattro domeniche lavorative, ma è anche vero che non possiamo nasconderci dietro un contratto sindacale per evitare di guardare un problema sociale, una "esternalità sociale" di un tipo di organizzazione del lavoro che rende difficile avere una vita familiare normale a un certo numero di giovani donne e uomini che ci consentono di frequentare i musei cittadini. A questo punto, quando visito un museo o so che c'è una notte bianca o un museo aperto in orari inconsueti, non posso evitare di pensare che tutto questo è possibile grazie al sacrificio di persone che per garantirmi questo servizio rinunciano a una vita personale. In Commissione abbiamo cercato di trovare soluzioni alternative, che fossero il frutto anche di una creatività politica. Il Consigliere Grimaldi, ad esempio, aveva proposto delle Convenzioni che prevedevano la collaborazione degli studenti. Quindi, penso che questo problema richieda una maggiore consapevolezza della cosiddetta "esternalità sociale" dell'organizzazione del lavoro, anche a livello Comunale, e soluzioni creative che non si limitino alla lettera degli accordi sindacali. Infatti la mia interpellanza non è sindacale, ma è politica. Nonostante la situazione difficile in cui viviamo, e forse proprio a causa di questa, credo sia dovere di chi fa politica ricordare che il prezzo che si paga per portare avanti questa Città e questa società, talvolta per i lavoratori e per le lavoratrici è troppo alto. Nel momento in cui ci troviamo, in qualche modo, messi all'angolo da una crisi, che significa sostanzialmente arricchimento di chi ricco è già, non possiamo peggiorare ulteriormente e sempre le condizioni di chi, invece, vive del suo lavoro, rimarcando il fatto che si deve già ringraziare di avere un lavoro e quindi, anche se le condizioni di lavoro peggiorano, bisogna accontentarsi perché perlomeno si ha un lavoro garantito. Penso che l'Assessore abbia compreso il senso del mio discorso - che è politico e non sindacale - e spero che, quindi, voglia raccoglierlo nell'incontro che ci sarà con il Prefetto e nella interlocuzione che avrà con la Presidente della Fondazione Torino Musei. Il mio suggerimento è di considerare l'interpellanza discussa, ma chiedo di poter avere aggiornamenti sull'andamento della situazione in Commissione Cultura; cioè, non vorrei dover riprendere l'interpellanza, però vorrei che ci fossero aggiornamenti periodici su questa situazione in Commissione Cultura. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola, per una breve replica, all'Assessore Alfieri. ALFIERI Fiorenzo (Assessore) È inutile ribadire che questi lavoratori operano nei musei. I musei stanno aperti la domenica, e il sabato e la domenica sono le giornate di massimo afflusso; quindi, rispetto alle altre giornate, la domenica ci dovrebbe essere ancora più personale, ma, dal momento che esiste questo accordo secondo il quale una domenica su quattro è libera, significa, per forza di cose, che la domenica c'è meno personale rispetto agli altri giorni. Si tratta di una questione economica e finanziaria; se ci fossero le condizioni per poter assumere o per dare servizi in più alle cooperative, questo problema non ci sarebbe, ma queste risorse non ci sono e - lo dico molto francamente - sarà molto difficile riuscire a trovarle domani, nell'ambito della riunione con il Prefetto. Se il Consigliere Silvestrini mi permette, siccome conosco bene la situazione delle famiglie per tanti motivi, compreso il fatto che ho due figlie che lavorano e che, a loro volta, hanno dei figli, personalmente ho qualche incertezza sul fatto che sia così svantaggioso, per una donna, avere due giorni liberi durante la settimana - sempre il lunedì e poi un altro giorno -, perché, a proposito di esigenze di famiglia, ce ne sono molte di più durante la settimana che la domenica (basta pensare ai figli, il portarli e prenderli a scuola e così via). Io lo dico per esperienza personale, penso che le persone che conosco baratterebbero volentieri la domenica con un giorno della settimana (un mercoledì o un giovedì, ad esempio), durante il quale poter essere completamente libere dal lavoro. Presentato così, sembra che noi facciamo lavorare le donne alla domenica e basta, invece è vero che lavorano alla domenica, ma hanno due giorni liberi durante la settimana, cioè quando la famiglia ha molte più esigenze rispetto ai giorni in cui i bambini stanno a casa da scuola, eccetera. Se si considera anche soltanto il dramma di dover accompagnare e di riprendere i figli, ogni giorno bisogna avere qualcuno che fa questo lavoro, che siano i nonni o le baby-sitter. Si tratta di un personale soprattutto femminile - ci tengo a dirlo - che, per due giorni alla settimana, non è costretta ad andare a lavorare, quindi bisogna tenere conto dei pro e dei contro. Se una persona partecipa ad un concorso o richiede di poter lavorare in un museo, deve tener conto anche di questo aspetto, un po' come succede per i ristoranti e per tutte le attività aperte la domenica. Il fatto che la domenica è un giorno lavorativo non può essere considerato una punizione, perché questo è implicito nello stesso concetto di museo. Dopodiché, se disponessimo dei soldi necessari per fare tutto, saremmo tutti contenti, però mi sembra che questa sia, grosso modo, una situazione piuttosto inevitabile. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) L'interpellanza è discussa. |