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Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 15 Novembre 2010 ore 12,00
Paragrafo n. 8
DELIBERAZIONE DI INIZIATIVA POPOLARE 2009-06831
ISTITUZIONE DEL REGISTRO DELLE DICHIARAZIONI ANTICIPATE DI VOLONT? RELATIVE AI TRATTAMENTI SANITARI - TESTAMENTO BIOLOGICO.
Interventi

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Passiamo all'esame congiunto della proposta di deliberazione di iniziativa popolare
n. mecc. 200906831/002, presentata in data 20 agosto 2009, avente per oggetto:
"Istituzione del registro delle dichiarazioni anticipate di volontà relative ai
trattamenti sanitari - Testamento biologico".
e della proposta di mozione n. mecc. 201006931/002, presentata da i Consiglieri
Giorgis, Genisio, Centillo, Cassiani, Cuntrò, Cutuli, Stefano Gallo, Gandolfo,
Gentile, Lavolta, Levi-Montalcini, Lo Russo, Mauro, Rattazzi, Tedesco e Trombini
in data 15 novembre 2010, avente per oggetto:
"Accompagnamento alla deliberazione n. mecc 200906831/002 'Istituzione del
registro delle dichiarazioni anticipate di volontà relative ai trattamenti sanitari -
Testamento biologico'".

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Questa proposta di deliberazione di iniziativa popolare è stata discussa in più
occasioni in sede congiunta tra la IV Commissione e la Commissione Diritti e Pari
Opportunità, successivamente in congiunta anche con la I Commissione e poi ancora
in Conferenza dei Capigruppo.
A questa proposta di deliberazione sono stati presentati alcuni emendamenti e in ogni
caso esiste una mozione collegata n. mecc. 201006931/002, presentata dal Gruppo
del Partito Democratico. Quindi, la discussione avverrà in congiunta tra la proposta
di deliberazione e la mozione di accompagnamento.
Chiedo ai Consiglieri se ci sono delle richieste di intervento nel merito della proposta
di deliberazione, che essendo di iniziativa popolare non viene illustrata dai
proponenti direttamente in Aula, ma dalla Presidenza ne viene ricordato l'excursus
dal punto di vista procedurale. Ovviamente, la discussione, come dicevo prima,
avviene in congiunta con la mozione che ha come primo presentatore il Capogruppo
del Partito Democratico Andrea Giorgis.
Chiedo se ci sono richieste di intervento nel merito della mozione.
La parola al Consigliere Ventriglia.

VENTRIGLIA Ferdinando (Vicepresidente)
Presidente, rimane inteso che se alcuni dei presentatori hanno tempi di reazione
sufficienti per intervenire prima di me, che ho solo qualche opinione...
(INTERVENTO FUORI MICROFONO). Però avete presentato la mozione di
accompagnamento.
È veramente singolare che in occasione di deliberazioni di questa natura politica,
particolarmente sensibile, si parli molto sui giornali, un po' meno nelle Commissioni
e poi quando si arriva in Aula si parli poco o non si parli affatto. A me sarebbe
piaciuto vedere un'ansia pari almeno a quella che c'è stata in quest'Aula qualche
settimana fa, quando sembrava che si dovesse approvare questo regolamento
dall'oggi al domani, perché altrimenti avremmo consegnato al Purgatorio qualche
migliaio di anime di cittadini torinesi sofferenti.
Dico subito che l'argomento è per me affascinante e di straordinaria delicatezza;
quindi mi pare un'ingiustizia - nei confronti innanzitutto delle persone che si sono
confrontate con questa situazione (credo che in questa categoria rientri la maggior
parte dei Consiglieri qui presenti: chi nella propria famiglia non ha avuto un caso che
potrebbe essere toccato da una procedura del genere?) - che i Consiglieri non abbiano
dimostrato quella cautela che avrebbe dovuto suggerire di sottoporre un argomento
del genere al Legislatore, che ci sta già lavorando con non poche discussioni.
Perché dico questo? Perché, Presidente, il biglietto da visita è quanto di peggio ci
possa essere; non per il primo nome che compare nella lista dei sottoscrittori, che è
un Consigliere che stimiamo, dal quale molte cose ci dividono ma certamente è una
persona appassionata e convinta delle sue idee; ma perché - come abbiamo visto
nella deliberazione di iniziativa consiliare sull'anagrafe degli eletti - questo
strumento risente delle approssimazioni e anche di una vena non dico di antipolitica
ma di sostituzione alla politica, che genera poi conseguenze non volute ma non di
meno negative.
Già abbiamo visto come, se è possibile paragonare le due cose, la deliberazione che
abbiamo votato, per non dare un'impressione fuorviante sull'anagrafe degli eletti,
presenti delle sovrapposizioni con prescrizioni di legge già in essere, delle
inadeguatezze, trasmettendo nella sua declaratoria uno spirito di antipolitica che pone
sempre gli organi democraticamente eletti sul banco degli accusati. Ma in questo
caso la formulazione scelta (sulla quale, devo dire, i Consiglieri del Gruppo PD in
particolare sono intervenuti con tre emendamenti correttivi, di grande buonsenso)
rivela un'ansia di segnare un punto poco legittimo, che a mio modo di vedere doveva
essere respinta da quest'Aula. Perché la materia di cui si parla non è una materia
amministrativa banale, è una materia che divide le coscienze, che divide i partiti (io
sono certo che in quest'Aula non avremo una votazione per schieramento) e sulla
quale, a maggior ragione per i nostri dibattiti, sarebbe stata necessaria un'assunzione
di responsabilità nel non assumerci una finta competenza, che questo Comune non
ha.
Aggiungo che, dovendo fare l'avvocato del diavolo, se dovessero essere approvati i
tre emendamenti dei Consiglieri del PD - che io voterò perché ritengo di buonsenso -
cosa rimarrebbe di quello spirito che sottende questa proposta di deliberazione di
iniziativa popolare? E poi alla fine che cosa abbiamo votato? Abbiamo votato un
principio. Però, cari Colleghi, siccome è un po' vecchio il sistema di introdurre a
macchia di leopardo, con normative locali, quello che il Parlamento non riesce a fare
perché è diviso, questa istituzione non mi sembra sia un buon servigio a quest'Aula e
mi sembra assolutamente importante evitarlo, date la serietà e la delicatezza
dell'argomento.
Quindi, io confesso un disagio personale, perché credo si debba discutere di queste
materie, ma nelle sedi appropriate; credo che la stessa formulazione indicasse degli
aspetti che diventano quasi grotteschi e che stonano: la prescrizione di cui al punto 6,
per cui se uno è residente nel Comune di Torino deve fare la sua dichiarazione, poi se
va a vivere a Settimo o a Borgaro non può più cambiarla e quindi il suo stato di
salute e le sue volontà rispetto al testamento biologico rimangono congelate alla sua
situazione di salute di quando era residente a Torino. Oppure la prescrizione di cui al
punto 9, anche questa da abrogare, che è risibile perché su questo tema ci sono
prescrizioni e normative precise. Peraltro, a fronte di alcune questioni che invece
sono ancora in via di prescrizione, sia dal punto di vista dell'organo legislativo
competente sia dal punto di vista della giurisprudenza, intervenire così, a piedi giunti,
non credo sia un buon servigio.
Quindi, io spero che questa vicenda ci possa servire di lezione, insegnandoci a dire
qualche no ogni tanto, non perché abbiamo delle idee certe, come quelle che io
invidio agli ex Consiglieri e agli amici che hanno depositato questa proposta di
deliberazione, ma soprattutto perché abbiamo molti dubbi. E mi pare strano che molti
Consiglieri e molti amici, che fanno del dubbio la loro cifra filosofica e culturale,
quando poi si affrontano questi temi dimostrano di avere granitiche certezze.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Ricordo a tutti che la discussione generale è in congiunta con la mozione, per cui un
Consigliere di ogni Gruppo ha dieci minuti a disposizione; gli altri componenti del
Gruppo, che intendono intervenire, hanno cinque minuti a disposizione.
La parola al Consigliere Giorgis.

GIORGIS Andrea
Io non vorrei soffermarmi sui profili di carattere tecnico o sulle difficoltà di
attuazione che questa deliberazione, come tutte le deliberazioni di questa portata,
inevitabilmente incontra. A questo proposito, noi abbiamo presentato degli
emendamenti, d'accordo con gli stessi promotori della deliberazione di iniziativa
popolare, il cui contenuto credo non meriti di essere commentato, tanto è semplice e
comprensibile il loro senso.
Vorrei invece spendere qualche parola sul significato di fondo di questa
deliberazione, che è quello di consentire, attraverso un riconoscimento esplicito,
formale, solenne ed istituzionale, come istituzionale è quest'Aula, il diritto di ogni
individuo, qualora si venga a trovare in condizioni di vita estreme, in situazioni che
si collocano sul crinale tra la vita e la morte, di poter decidere se ricevere o non
ricevere un trattamento sanitario che avrebbe come unico effetto quello di prolungare
nel tempo una condizione di vita biologica che, ad avviso del soggetto medesimo,
non presenta più quelle qualificazioni di dignità che sono essenziali per poter
considerare la vita tale.
Convinto che questo sia un principio che noi dobbiamo riconoscere e affermare, non
mi nascondo (e così introduco le ragioni della mozione che abbiamo presentato) che
su questi temi occorra essere capaci di quell'equilibrio e di quella moderazione che
non producono il venire meno di benèfici tabù, per usare un linguaggio più tecnico, o
saggi principi indisponibili. Alludo al principio sul quale si fonda la nostra civiltà,
che va sotto il titolo di "sacralità della vita", che ovviamente ha un connotato che
prescinde dal credo religioso o dalla confessione alla quale si aderisce, ma che ha a
che vedere con l'idea che l'essere umano incontri dei limiti e con l'idea che la vita
non sia qualcosa di cui si può liberamente disporre. Questo principio fondamentale è
quello che ha consentito di affermare nella nostra Costituzione, per esempio, il
divieto della pena di morte; è il principio che ha consentito, all'indomani della
Rivoluzione Francese e in maniera seria all'indomani del Secondo conflitto
mondiale, di affermare il diritto alle cure, il diritto all'assistenza e a un lavoro sicuro.
Il diritto, insomma, a che tutti possano condurre una vita libera e dignitosa.
L'idea che la vita sia qualche cosa di intoccabile, che le Istituzioni devono
promuovere, difendere e tutelare, è un principio che io oggi vorrei riaffermare con
forza, promuovendo questa deliberazione. E credo che la scommessa di civiltà stia
proprio in questo. affermare contemporaneamente il valore della vita e rimettere al
singolo, secondo un percorso che noi sappiamo essere già oggi praticato... Perché noi
sappiamo che chi ha avuto esperienza di un malato terminale sottoposto a terapie che
tengono in vita da un punto di vista biologico, ha già sperimentato
quell'atteggiamento di pietà che induce i medici a rinunciare a quello che, con un
linguaggio che non a caso serve proprio a cogliere l'aspetto umano della misura,
viene descritto come "rinuncia all'accanimento terapeutico". Perché qui le parole
sono pietre e sono veicoli importanti di quello che noi vogliamo sottolineare. Io
credo che a nessuna persona di buonsenso verrebbe in mente di presentare come
umano, come conforme alla sacralità della vita, l'idea di una tecnica che tiene
artificialmente in vita e si accanisce nel tentativo di sconfiggere quelli che sono i
limiti della vita umana.
Concludo il mio intervento, che so essere molto parziale, non fosse altro per la
brevità, cercando di evidenziare un aspetto: il mito del "super uomo", il mito
dell'essere umano che si fa dio, l'idea della persona che non accetta i limiti che la
natura impone, che pensa di sconfiggere la morte attraverso la tecnica non è l'idea
che sta dietro questa proposta. L'idea che sta dietro a questa proposta, invece, è
un'idea di umanità, di riconoscimento che è possibile e si deve avere fiducia nelle
persone, rimettendo a loro la valutazione se ci sono ancora quelle condizioni di
dignità, di umanità che qualificano la vita. Perché la vita non è solo biologica, è
molto di più. E allora, contrariamente a quello che talvolta i detrattori di queste
proposte di legge dicono, lo spirito che anima, almeno noi del Partito Democratico,
questa proposta è esattamente quello spirito che riconosce nella natura un limite e
che non vuole rassegnarsi all'idea che l'essere umano non può tutto.
Permettetemi di concludere con questo riferimento: soltanto un atteggiamento
disumano sottrae alla persona la possibilità di autodeterminarsi su questioni così
decisive, perché un conto è usare tutti gli argomenti e le conoscenze possibili per
promuovere comportamenti, un altro conto è prescriverli, muovendo dalla più totale
sfiducia nella capacità delle persone di valutare, anche nei momenti estremi, qual è la
cosa migliore per se stessi, pensando che non tutti abbiano una coscienza. Questo,
permettetemi, è la cosa più disumana che ci sia: non riconoscere a ogni persona una
capacità di discernere attraverso la propria coscienza che cosa è, nei momenti di
inizio e di fine dell'esistenza, più conforme al senso di dignità.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Domenico Gallo.

GALLO Domenico
Io credo che questo sia uno dei casi in cui la politica dovrebbe discutere senza
scatenare polemiche, come purtroppo accade anche su questioni simili a queste. Io
parto con un principio di fondo, che non so se sia un po' cinico considerando
l'argomento che stiamo discutendo, però lo dico: tutto ciò che non è vietato dalla
legge, dal mio punto di vista è consentito. Anche se questo può stridere con i
convincimenti e le coscienze.
La Costituzione Italiana sancisce un principio fondamentale: nessuno può essere
obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge.
Ora, io condivido l'intervento del Consigliere Ventriglia (soprattutto apprezzo il
garbo con cui è intervenuto) quando dice, in sostanza, che su questo problema ci
dovrebbe essere una legge dello Stato. Ma da quanti anni questo Stato, i Parlamenti e
i Governi che si sono succeduti hanno discusso di questo argomento in maniera
seria? Rispettando le diversità dei ragionamenti che si possono sviluppare su
argomenti come questo, a me sembra che questo Parlamento in particolare non sia in
condizione di legiferare su un argomento come questo, quindi in assenza di una legge
dello Stato io credo che l'iniziativa delle persone che hanno sottoscritto questa
iniziativa di legge popolare sia un atto molto importante, che in un certo senso sfida
quella che, dal mio punto di vista, è un'impostazione che questo Paese rischia di non
voler mai sgretolare; cioè le tradizioni, i convincimenti che su questo problema della
vita e della morte stentano a essere liberi. Io credo che sia ora che anche su questi
argomenti le coscienze si possano liberare, rispettando i convincimenti, anche quelli
che sono contro questo tipo di proposta.
Il codice di deontologia medica stabilisce anche dei principi importanti: che il
medico non deve intraprendere un'attività terapeutica senza l'acquisizione del
consenso esplicito del paziente. Quindi sono dei concetti, delle motivazioni
deontologiche molto chiare e forti. Allora, in assenza di una legge dello Stato, come
devono comportarsi le famiglie che hanno questo tipo di problema; di fronte a casi
umani che si trascinano per anni, dobbiamo attendere ancora per altri anni che una
legge dello Stato possa in qualche modo imporre un modo di fare?
Io credo che questo sia un punto in cui nessuna legge, neanche dello Stato, possa
imporre ai cittadini un determinato comportamento. Non credo che sia possibile.
Credo all'autodeterminazione, alla volontà della persona che sceglie di non subire un
trattamento sanitario, nel momento in cui la sua vita terminerà. Io credo che possa
farlo, che sia un suo diritto farlo. Per questo io voterò a favore di questa proposta di
deliberazione, ma senza un atteggiamento ideologico, perché credo che l'ideologia
non c'entri su questo terreno. Credo che la mia opinione venga rispettata anche da
quelli che la pensano diversamente. Mi sembra che noi stiamo supplendo ad una
incapacità del Parlamento italiano di stabilire delle regole, non degli out-out, delle
imposizioni, ma delle regole. Io credo che questa materia vada disciplinata, non
attraverso imposizioni, perché questo è un argomento in cui non si può imporre nulla
a nessuno.
Io condivido gli emendamenti proposti dal Consigliere Centillo e da altri, perché
migliorano il testo della proposta, rendendo più equilibrati alcuni punti su cui c'erano
delle perplessità anche da parte mia. Ho letto con molta attenzione anche la mozione
del Gruppo del Partito Democratico, che condivido nei suoi obiettivi generali. C'è un
punto che mi lascia perplesso, lo dico con molta onestà: io sono disposto a votare
quella mozione, ma c'è un punto - su cui chiedo che si voti per parti separate - dove
sostanzialmente si dice che attraverso un'operazione di supporto psicologico e
morale, alle persone che sono sostanzialmente alla fine della loro vita, viene
insegnato a convivere con questo tipo di situazione, perché la vita è importante
indipendentemente se sta per finire.
E' vero, la vita è importante anche se sta per finire, ma quando è già finita, quando
non ci sono scientificamente possibilità di essere recuperati alla vita, io credo che in
questo caso subentri la libertà di scelta della persona. Se questa persona ha fatto
quella scelta nel momento in cui era cosciente, quella persona è libera di scegliere. Io
non ho dei convincimenti precisi in questo momento, credetemi; anch'io ho un
problema di coscienza, perché credo sia una valutazione complessa che ci tocca a
tutti nell'intimo, però credo che oggi il Consiglio Comunale debba avere la forza di
votare a favore di questo atto deliberativo, perché supplisce ad una carenza pesante
del Parlamento, che non è stato in grado di stabilire delle regole.
Quindi - con gli emendamenti proposti, che hanno migliorato il testo, e con la
mozione, che ha un suo scopo importante, anche se personalmente eliminerei la parte
che ho citato prima - voterò a favore della proposta di deliberazione emendata e mi
riservo il voto positivo sulla mozione del Gruppo del Partito Democratico, con la
possibilità di poter pronunciarmi per parti separate, escludendo la parte che non
condivido.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Ghiglia.

GHIGLIA Agostino
Devo dire che questo è un Consiglio Comunale "Second life", ossia voi siete
l'assemblea delle realtà virtuali: fate male ciò che dovreste fare per legge, ma vi
occupate di tutto ciò di cui non dovreste occuparvi. Io capisco che talvolta, per
qualcuno, la realtà virtuale sia meglio di quella quotidiana, personale, reale, perché
non ha gli strumenti e le possibilità per fare altro e fare di più. Però, sinceramente,
continuare in questo Consiglio Comunale a fare delle finte, prive di rilevanza
giuridica, nulle agli effetti della rilevanza esterna, mi sembra più ridicolo che
stucchevole.
Voi siete la piccola assemblea pseudo-legislativa delle realtà virtuali. Vale per il
registro delle unioni di fatto, vale per una materia ancora più delicata come quella del
testamento biologico. Voi non avete alcuna competenza, ma vi arrogate il ruolo di
legislatori "in sedicesimo", cercando di statuire ciò su cui non dovreste. Ovviamente,
ci mancherebbe, la discussione è sempre democratica, ma su questa discussione non
avete alcun titolo per intervenire. Siete un po' i divani in finta pelle della democrazia,
quella finta pelle di plasticaccia, che alcuni chiamano "sky", su cui si suda. Voi siete
lo sky dell'assemblea legislativa. Non riuscendo a fare quello che dovreste, vi
occupate di quello di cui non c'entrate nulla, perché così almeno ci si riempie un po'
i polmoni.
A questo proposito giova ricordare, perché il tema comunque è serio,
indipendentemente dal fatto che voi facciate delle finzioni, che tale e tanta è la
sensibilità della Maggioranza su questo argomento, eravate così presi a combattere le
teorie superomistiche e nietzschiane, come oggi ha fatto molto bene il professor
Giorgis, che l'ordine del giorno del PD è di oggi. Cioè, mentre alcuni mancati
Consiglieri Comunali dei Radicali hanno depositato questo tentativo di farsa nel
2009, tale e tanta è la sensibilità del PD a propugnare, a sostenere, a farsi veicolo e
promotore di libertà personale, ancorché di fine vita, che questa sensibilità così
sentita, così sofferta, che ha così riempito le vostre giornate, si è concretizzata un
anno dopo, oggi, alla vigilia del voto in Consiglio Comunale.
Quindi non siamo solo alla finta pelle, ma non c'è neanche il divano, nel senso che
non ve ne fregava assolutamente niente. Addirittura alcuni mancati Consiglieri
Comunali (se volete leggo dei nomi ma non mi sembra carino, perché hanno speso
tanti soldi nelle ultime campagne elettorali, tentando disperatamente di essere eletti
in varie liste, ma non ce l'hanno fatta), per cercare di rimanere vivi (ma tanto i voti
non li prendono lo stesso; parlo dei Radicali come Silvio Viale, quei Radicali
travestiti da Sinistra o quella Sinistra travestita da Radicale, comunque sempre di
travestiti parliamo, quindi non si capisce bene dove stiamo), hanno fatto
un'iniziativa che non è sbagliata o riprovevole, ma è assolutamente inutile,
impropria, presentata in una sede che non ha la competenza.
E' come se uno andasse a comprare le uova dal cartolaio, se il cartolaio è educato
può far finta di aver capito che il richiedente voleva delle palle da attaccare all'albero,
anziché delle uova, però ci vuole un cartolaio educato. Perché altrimenti questo
Consiglio Comunale si trasforma in una tribuna farsesca, dove si fa un piccolo
meschino teatrino della politica, per quelli che neanche in Consiglio Comunale
riescono a entrare. Anziché parlare degli scandali, dell'AMIAT, dei valori di
inquinamento dell'aria, nonostante la ZTL, anziché parlare dei problemi veri dei
cittadini, si parla di queste realtà virtuali, etero-indotte, di cui non ve ne frega
assolutamente niente, che andate però a rincorrere nell'ultimo giorno utile per non
fare la figuraccia che persino tre sfigati, che non riescono a farsi eleggere, parlino di
cose di cui invece voi dovreste essere gli alfieri.
Fino a oggi - mi spiace dirlo, però occorre anche sottolinearlo, visto il pathos che ha
contraddistinto l'intervento del professor Giorgis - il PD di questo tema se ne è
sostanzialmente fregato. Possiamo dirlo, perché visto che una volta tanto "carta
canta"... Presidente, scusi, questa è la data in cui è stato consegnato l'ordine del
giorno? Alle ore 15,45? Quindi, era tale e tanto il vostro interesse, il vostro afflato, la
vostra tensione ideale, che avete presentato questo ordine del giorno meno di due ore
fa.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Chiedo scusa. L'orario 15,45 si riferisce ad altro argomento.
Gli emendamenti sono stati presentati la settimana scorsa. Forse lei era assente quel
giorno.

GHIGLIA Agostino
Ah, scusi, Presidente. E la mozione delle ore 11,20 cos'è?

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
È la mozione di accompagnamento a questa proposta di deliberazione, che può essere
presentata fino a quando non inizia la discussione dell'argomento.

GHIGLIA Agostino
Scusi, ho sbagliato documento di quattro ore. Mi scuso con il Consigliere Giorgis, in
effetti avete avuto un afflato ideale di tre ore superiore. Quindi mi voglio scusare di
fronte alle migliaia di cittadini che ci seguono, soprattutto nei confronti del PD, che
dimostra con queste tre ore in più di avere questa spiccata sensibilità, questo afflato e
trasporto ideale nei confronti di questo tema. Concludo Presidente e la ringrazio per
avermi lasciato sforare...

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
No, lei ha dieci minuti a disposizione.

GHIGLIA Agostino
Lei mi aveva detto cinque minuti, allora cerca sempre di fregarmi.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
A verbale ho detto che un Consigliere di ogni Gruppo ha dieci minuti, e gli altri
cinque. Io le ho dato un'informazione scorretta fuori verbale, quindi mi sono corretto
a verbale.

GHIGLIA Agostino
Ho capito, le sue informazioni sono sostanzialmente sempre scorrette e questa volta
erano anche improprie, ma non importa. Peccato che lei non sia ancora riuscito a
imparare dopo tanti anni quelle tre regole base del Regolamento del Consiglio
Comunale di Torino, non ne avrà occasione nella prossima legislatura, pazienza: lo
potrà leggere più comodamente da qualche altra parte.
Detto questo, io non vorrei vivere una realtà virtuale, mi piacerebbe che in questo
Consiglio Comunale si parlasse delle cose normali, quelle che riguardano veramente
la quotidianità, e che non si facesse soltanto alta politica - che appartiene ad altri -
per andare a scimmiottare o a inseguire i mancati successi elettorali di qualcuno.
Visto che, come già nel caso del registro delle unioni di fatto, non siamo adusi a
prestarci alle farse, vorrei preannunciare fin d'ora che non parteciperemo al voto di
questo importante, fondamentale documento, che rimarrà inciso sui divani della Sala
Rossa e sulle tavole di pietra della democrazia italiana.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Zanolini.

ZANOLINI Carlo
Nonostante il Gruppo Futuro e Libertà per l'Italia ritenga che sia assolutamente
opportuno regolare con leggi parlamentari ad hoc un tema così importante e delicato
come l'autodeterminazione sul trattamento sanitario di fine vita, su questa mozione si
esprimerà con un voto di astensione, perché noi riteniamo che questa mozione ci
sembra una forzatura politica, non essendovi in realtà alcuna possibilità che essa
possa incidere su un argomento di cui il Consiglio Comunale non ha competenza.
Questa è una considerazione di tipo tecnico, non per seguire i consigli del
Consigliere Ghiglia, che ci ha tacciato di volerci interessare di cose che non ci
riguardano, ma proprio perché siamo effettivamente convinti che questo argomento
si debba portare avanti a livello legislativo nazionale.
Personalmente, sono d'accordo che debba essere prevista questa legislazione e che si
arrivi ad una conclusione, visto che i dibattiti sono avanzati e, ultimamente, ne ho
ascoltati molti su questo argomento alla radio ed in televisione. Ritengo, quindi, che
sia il momento giusto per approvare una legge in merito.
Il nostro Gruppo si asterrà sulla proposta di mozione e ci impegneremo, per quanto
riguarda il costituendo Partito Futuro e Libertà per l'Italia, per portare questo tema
all'attenzione dei responsabili nazionali, affinché agiscano in merito a livello
parlamentare.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Bruno.

BRUNO Maurizio
Il mio intervento sarà breve, perché devo presenziare ad una manifestazione dei
medici chirurghi (e spero di tornare in tempo per la votazione), ma volevo esprimere
il mio parere su questo argomento.
Intanto, vorrei ringraziare i cittadini che hanno presentato questa proposta di
deliberazione di iniziativa popolare, perché - per quanto lo si voglia nascondere - è
un tema all'ordine del giorno ormai da troppi anni in questo Paese; si cerca sempre di
evitarlo, per un motivo o per l'altro: perché si pensa di fare un torto a qualcuno, o
perché si pensa che ci sia il voto utile di qualcuno. Credo che, invece, affrontarlo sia
segno di onestà e correttezza nei confronti dei cittadini, che aspettano una risposta
dalla politica; questa risposta dovrebbe arrivare, come diceva giustamente qualcuno
prima di me, dal Parlamento, ma ciò non avviene, perché, probabilmente, è
impegnato in ben altre cose.
Sicuramente, non abbiamo il potere per dare un seguito in tutto il Paese a quanto,
oggi, proponiamo concretamente, ma possiamo inviare un segnale che parte dal
nostro territorio. Quando si affrontano determinati argomenti, secondo me, come
amministratori non parliamo mai del nulla e non siamo mai poco concreti, per il
semplice motivo che si tratta di questioni che impongono a tutti di assumersi delle
responsabilità nel momento in cui si deve prendere una decisione.
Come amministratori di una comunità, che comunque sente questo problema
(altrimenti, questo documento non sarebbe stato presentato), dobbiamo certamente
pensare di dare un'indicazione. Oggi, da questo Consiglio Comunale può partire un
segnale nei confronti di coloro che, a livello nazionale, dovrebbero assumersi questa
responsabilità (o avrebbero già dovuto farlo da tempo e non l'hanno ancora fatto).
È diritto e dovere di un'Amministrazione e dei Consiglieri - per come interpreto io
questo ruolo - dare non solo una concretezza agli atti, ma anche dei segnali a chi
deve manifestare questa concretezza. Pensare di negare o togliere la vita a qualcuno è
qualcosa di assurdo, impensabile ed inaccettabile, ma cercare di procrastinarla contro
la sua volontà credo che, sotto certi aspetti, sia crudele.
Non posso pensare che, in quest'Aula, le opinioni dei Consiglieri prendano una
direzione o l'altra esclusivamente per motivi elettorali o politici, come diceva il
Consigliere Ghiglia; credo che ognuno di noi sia cosciente dell'importanza, della
gravità, della sofferenza e dell'umanità che comporta dover intervenire su un
argomento come questo. Ritengo offensivo, denigratorio e veramente svilente che,
dai banchi di quest'Aula, qualcuno possa addurre motivazioni diverse da quelle
rappresentate dal sentimento personale e dalla propria coscienza.
Oggi, chi si esprime con questo voto manifesta la propria coscienza, il cui valore non
può essere alterato da affermazioni che lasciano l'amaro in bocca. Spero di poter
tornare in tempo per partecipare al voto e rinnovo il mio ringraziamento a chi ha
presentato questa proposta di deliberazione di iniziativa popolare.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Angeleri.

ANGELERI Antonello
Prendo atto che, questa sera, il Consiglio Comunale non ha più alcun problema da
risolvere. Infatti, tutti i problemi del Comune di Torino sono stati risolti in
quest'Aula, nonostante vi sia una Maggioranza granitica che, per venti volte, ha fatto
mancare il numero legale. Evidentemente, questa Assemblea sta lavorando a spron
battuto e sta rispondendo a tutte le esigenze dei cittadini, perché, questa sera,
affrontiamo una discussione, per svariati motivi, del tutto inutile ed inopportuna (non
lo affermo io, ma un Assessore di questa Giunta). Lo dico con profondo rispetto per i
cittadini titolari dei diritti di partecipazione, ai sensi dell'articolo n. 14 dello Statuto
della Città e dell'articolo n. 10 del Testo Unico delle norme regolamentari sulla
partecipazione, che hanno presentato questa proposta all'attenzione del Consiglio
Comunale.
Questo Consiglio Comunale non ha alcuna competenza in materia e questo fatto deve
essere tenuto in considerazione, Consigliere Zanolini; infatti, come hanno detto
alcuni Colleghi prima di me, vi è una totale assenza di norme a livello nazionale.
Inoltre, in queste settimane, è stato presentato un interpello all'Avvocatura del
Comune di Torino, che ha risposto in maniera estremamente chiara al quesito posto:
in mancanza di una legge, il documento che è stato presentato e che dovremmo
approvare non ha valore né giuridico, né applicativo.
A questo punto, mi domando perché ne stiamo discutendo (il quesito è naturale) e il
dubbio che mi viene è che, visto che ci stiamo avviando verso una fase elettorale, vi
sia il bisogno di recuperare dei consensi, laddove, probabilmente, sono un po' in
forse. Non mi riferisco al Sindaco, dato che non si può più ripresentare alle elezioni,
ma capisco che chi gli succederà come candidato potrà avere delle difficoltà in
questa direzione ed è l'unica spiegazione razionale per quanto riguarda la
presentazione di questo documento in Consiglio Comunale.
Vorrei rispondere a questa concezione radicale della vita, che, tra l'altro, si affianca
alla scelta sulla RU-486 (Viale docet, in questo senso); abbiamo visto quali sono le
situazioni di disagio e di difficoltà e non voglio entrare nel merito di questo aspetto
delicatissimo, pur facendo parte di un ragionamento che chi, in quest'Aula, dice di
rispettare la vita dovrebbe, poi, mantenere come comportamento coerente al
momento di votare i documenti che approva da un punto di vista culturale.
Francamente, non capisco il ragionamento del Consigliere Giorgis. Condivido il fatto
che la vita sia sempre da difendere, ma, poi, il Consigliere Giorgis presenta, insieme
ai suoi Colleghi, questa proposta di mozione e vorrei sapere che cosa dirà il
Consigliere Lo Russo, che ha molti amici nell'area del mondo cattolico (ho fatto
questo esempio, ma potrei farne altri), ai suoi elettori. Ovviamente, non lo dico da
cattolico bigotto, perché non lo sono.
Inoltre, vorrei capire l'affermazione successiva del Consigliere Giorgis, quando dice
che ogni cittadino può e deve essere autonomo e che è necessario rispettare i suoi
pensieri. Da laico, devo ammettere che questo è vero, ma, in quest'Aula,
rappresentiamo un'Istituzione pubblica, perché siamo stati eletti dai cittadini, e non
esiste una legge nazionale che ci impone e, tanto meno, ci delega a prendere una
posizione a proposito di questa iniziativa. Si tratta di un'iniziativa (e ritorno al
discorso che facevo prima) squisitamente politica, per cercare di trovare un consenso
un po' spicciolo nei confronti di quel mondo che, probabilmente, era ed è ancora
oggi in forse rispetto ad una posizione politica da individuare.
Dato che rappresentiamo altri cittadini, ma non siamo il Parlamento, mi domando
perché dobbiamo occuparci di queste vicende, se non per iniziative politiche
(naturalmente, del tutto legittime). In questa sede, abbiamo discusso ordini del giorno
che riguardavano vari argomenti e anche situazioni di Paesi stranieri, ma penso che
ci siano - lo dicevano alcuni Consiglieri prima - alcune emergenze da risolvere in
questa città; probabilmente, non sono state affrontate perché non c'è una risposta da
parte di questo Consiglio e di questa Giunta, per cui si cerca di perdere tempo con
questa iniziativa, senza considerarne i costi.
Nei mesi scorsi, qualcuno mi ha spiegato che questa iniziativa non comporta dei
costi, ma noi dovremo impegnare alcuni dipendenti a svolgere questa mansione, che,
in qualche modo, dovranno lavorare nell'imbarazzo più totale; inoltre, vorrei
ricordare che l'Ufficio Legale, tra le altre cose, ha fatto presente che i dipendenti
hanno evidenziato che l'accertamento del pieno possesso delle capacità mentali del
dichiarante non può spettare al funzionario di Stato Civile.
Infine, vi sono anche altri problemi che riguardano la conservazione delle
dichiarazioni: la busta deve essere aperta o chiusa? In quale luogo verranno
conservate queste dichiarazioni? Legittimato da chi? Come garantiremo la privacy,
per esempio, rispetto alla scelta ipotetica di una busta aperta? Vorrei ribadire la
domanda principale: che cosa ne facciamo di queste buste?
Bisogna anche considerare che, vista l'illiceità di quanto voteremo questa sera,
potrebbero venire presentati dei ricorsi da parte dei familiari rispetto a questa
iniziativa di tipo squisitamente ed esclusivamente politico che stiamo
intraprendendo.
Le convinzioni del Gruppo della Lega Nord non sono solo quelle relative al rispetto
della vita, perché con il rispetto non si parla solo della persona e noi lo vogliamo
rappresentare anche all'interno delle Istituzioni; non ci vergogniamo di avere una
convinzione totalmente diversa da chi, oggi, ha presentato in quest'Aula un
documento completamente inutile, come - lo ripeto - ha affermato qualcuno che siede
nei banchi della Giunta.
Per questi motivi, non solo ci dichiariamo contrari, ma, non volendo legittimare
questo intero percorso di tipo politico, il nostro Gruppo abbandonerà l'Aula al
momento della votazione.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Calgaro.

CALGARO Marco
Vorrei affrontare questo argomento nella sua complessità, perché sono sbalordito -
naturalmente, è la mia opinione - dal fatto che in questo Consiglio Comunale si sia
totalmente sbagliato l'approccio a questo tema. Infatti, è un tema complesso, che
affronta le domande fondamentali che ogni uomo si pone nella vita e ve ne elenco
alcune: chi è l'uomo? Che valore ha la vita umana? La libertà e l'autodeterminazione
individuale debbono o meno riconoscere dei limiti e quali? Uno stato laico deve o
meno, a prescindere dalla sua qualità, tutelare la vita umana? La persona umana si
qualifica come tale perché è in relazione, ma quando la capacità di relazionarsi ed
interagire con il mondo esterno vengono meno, ha ancora senso tutelare la sola vita
biologica? Quando un uomo o una donna sono gravemente disabili e vedono sempre
più affievolirsi la loro capacità di coscienza e di relazione, smettono di essere padri,
madri, figli, uomini e diventano materiale biologico? Qual è il confine tra
l'accanimento terapeutico e l'amorevole cura di una persona che soffre? Ed è
possibile definirlo con precisione in un testo di legge? La scienza ci permette, oggi,
di fornire risposte chiare e credibili sulla diagnosi e sulla prognosi di alcune
situazioni patologiche di confine? Vi sono situazioni così delicate e borderline per
cui il compito della legge diventa quello di definire un percorso di decisione e i suoi
protagonisti e non dare risposte precostituite e perdersi in casistiche che non
potranno mai essere esaustive? La libertà da parte di ciascuno di noi di dare risposte
in situazioni di grande sofferenza è o meno limitata dalla possibilità di ricevere
un'assistenza adeguata e gratuita e dallo sperimentare o meno una sensazione di
amore e di attenzione profonda che proviene da chi ci sta intorno? È possibile
prendere decisioni sulla nostra personale volontà di vivere e di affrontare percorsi
terapeutici di grande sofferenza ora per allora? Non è una delle principali
caratteristiche dell'uomo quella di dare risposte diverse agli stessi interrogativi a
seconda delle diverse situazioni di vita concreta che in quel preciso momento sta
vivendo? Tutto ciò si può definire autonomia, da cui discende l'autodeterminazione.
In quest'ottica, non voglio addentrarmi oltre in un ragionamento come quello fatto
dal Consigliere Giorgis, ma gli chiedo: se l'autonomia è questa - dare risposte
diverse e significati diversi ai fatti a seconda dei momenti storici dell'attualità in cui
si vive -, ha senso che abbandoniamo l'uomo da solo alla sua autodeterminazione?
Non dobbiamo prendere in considerazione il fatto che l'uomo è relazione e, quindi,
in quelle precise situazioni, quando lui non è cosciente, è bene che le decisioni
vengano prese dai familiari che lui ha delegato, ragionando insieme ai medici,
proprio perché gli vogliono bene e c'è un rapporto di relazione con l'uomo in
sofferenza in quel momento?
Sono domande alle quali non è facile rispondere e, forse, questa non è neanche la
sede adatta per addentrarsi in simili questioni. Ritengo che avremmo potuto
affrontare questo tema in due modi: il primo è dibattendolo (ed è positivo che
ciascuno dichiari le sue visioni di vita su questi temi anche in un consesso come
quello comunale); il secondo - a mio parere, quello sbagliato - è prendere decisioni e
assumere deliberazioni, pur sapendo che questa materia non rientra tra le nostre
competenze, in quanto, molto probabilmente, a breve delibererà il legislatore. Infatti,
a meno che il Governo non cada, è prevista per dicembre la calendarizzazione del
provvedimento alla Camera dei Deputati (il Senato l'ha già approvato).
Ritengo che la strada che abbiamo scelto per affrontare questo tema sia
superficializzante, in quanto ne nega la difficoltà e la complessità, lo banalizza e,
oltretutto, produce un provvedimento assolutamente inutile per quanto riguarda i suoi
effetti pratici. Infatti, non sono state affrontate e risolte le questioni ed il Comune è
totalmente incompetente a prendere decisioni su questa materia. A fronte di una
proposta di deliberazione di iniziativa popolare di questo tipo, mi sarei aspettato che
il Comune riconoscesse la sua incompetenza a deliberare su questi argomenti, ma,
invece, si è preferito affrontarli superficialmente.
Credo, poi, che lo stato dell'arte sia fermo sulla contrapposizione tra tre visioni
dell'uomo e di questo problema, che ritengo banalizzante affrontare come ha fatto il
Consigliere Giorgis, cioè contrapponendo la volontà di opprimere l'uomo con la
tecnologia alla sua autodeterminazione. Ribadisco che ci troviamo di fronte ad
almeno tre possibilità; la prima è relativa al fatto che una certa parte politica e certe
parti politiche all'interno del Parlamento vogliono portare avanti l'assoluta volontà di
obbligare il medico a praticare qualunque tipo di terapia, anche la più estrema, ai
pazienti in qualunque condizione, senza poter scegliere, in certi momenti, di
sospendere alcune e, a volte, tutte le terapie. La trovo una posizione estrema che si
avvicina a quanto detto dal Consigliere Giorgis, cioè la volontà di opprimere e
sfiduciare l'uomo.
Credo, però, che la seconda possibilità sia altrettanto pericolosa, perché c'è chi crede
di poter superare questo primo problema affermando che ogni uomo, con anni di
anticipo, può e deve decidere su ciò che gli accadrà magari molto tempo dopo. Non è
mia competenza approfondire, ma vi cito solo due o tre dati; interessanti ricerche
svolte negli Stati Uniti (dove questa norma è in vigore) sostengono che nel 77% dei
casi, cambiando anche un solo aggettivo nella descrizione dello stato che il paziente
potrà affrontare dieci o venti anni dopo, il paziente cambia idea; variando
quell'aggettivo, cambia nuovamente idea, anche se, dal punto di vista medico, non è
stata modificata la descrizione che gli viene sottoposta.
Dal 1992, in Danimarca è in vigore una legge che permette il testamento biologico e
i medici danesi, che notoriamente non sono dei bigotti clericali, recentemente hanno
sottolineato il fatto che moltissimi dei pazienti che lo sottoscrivono non sono
realmente informati.
Se chiedessimo ad un nostro parente se pensa che la sua vita valga la pena di essere
vissuta in certe condizioni particolarmente negative o con grandi disabilità, oggi
risponderebbe certamente di no, ma è altrettanto vero che, chi si trova realmente in
quelle situazioni, nella maggior parte dei casi accetta di vivere, anzi chiede di vivere.
Credo che il tema debba essere posto e lo si debba considerare sotto un'altra ottica ed
è questa la terza possibilità: ritengo che sia folle pensare che, in certe situazioni, non
si debba sospendere ogni trattamento (a volte, anche l'idratazione e l'alimentazione),
ma questo deve essere scelto per ogni singolo paziente, in quel preciso momento e in
quella determinata circostanza (naturalmente, quando il paziente non è cosciente),
probabilmente da chi gli vuole maggiormente bene - o da chi ha delegato a
rappresentarlo - insieme ai medici o a chi può decidere per la sua particolare
situazione. Altrimenti, rischiamo di arrivare al paradosso ben esemplificato dal
Senatore Marino, che ritengo persona stimabile, in un convegno: ha raccontato di
avere sottoposto un paziente ad un trapianto di fegato e, prima dell'operazione, gli ha
rivolto alcune domande, come accade in quelle situazioni; il paziente ha detto che
non voleva essere sottoposto a dialisi (perché non avrebbe voluto morire in quella
condizione) e, quindi, ha firmato la dichiarazione, ma, pochi giorni dopo
l'operazione, quando ha avuto una complicanza nefrologica che richiedeva la dialisi,
il medico si è molto interrogato, perché, pur sapendo che molto probabilmente
sarebbe stata una situazione temporanea e che avrebbe recuperato, dato che il
paziente nella sua libera autodeterminazione aveva scelto di non volersi sottoporre
alla dialisi, ha voluto dargli retta.
Credo che questi problemi vadano affrontati con particolare attenzione, perché quasi
nessun medico è disposto ad accettare una legge come quella che sta per essere
approvata dal Parlamento, che prevede l'obbligo per ogni medico di sottoporre, in
certe situazioni, i pazienti ad un vero accanimento terapeutico e pochi medici sono
disposti a sottoscrivere una legge che li privi della possibilità di decidere per il bene
del paziente. In quest'Aula ho sentito dire, e lo condivido, che dobbiamo fidarci
dell'uomo per il bene del paziente in quel preciso momento, in quella determinata
situazione, insieme a chi gli vuole più bene, perché l'uomo non è solitudine, non è
un'isola, ma è relazione.
Questo è importantissimo e credo che valga la pena di ragionare a fondo su questi
argomenti; è giusto parlarne ed esprimere liberamente le proprie opinioni, ma è
necessario lasciare che sia il legislatore a decidere e, poi, magari intervenire per
mettere in atto ciò che quest'ultimo avrà deciso.
Per quanto riguarda la proposta di mozione, non vi trovo nulla di male, però è
piuttosto sconclusionata: "(…) attivare ogni utile informativa che consenta alle
persone, qualora lo ritengano, di esercitare la propria autodeterminazione sul
trattamento sanitario di fine vita con piena consapevolezza (…)", ma in assenza di
una legge che definisca che cosa si intende, è sinceramente una scemata. "(…)
Promuovere percorsi per lo sviluppo di una rete di coesione sociale nella Città (…)",
è assolutamente positivo e condivisibile, ma sarebbe stato meglio inserire questo
concetto in una proposta di deliberazione relativa a tutte quelle persone, perché, nelle
audizioni svolte in Parlamento, i parenti di coloro che vivono queste situazioni hanno
chiesto una maggiore qualità di vita per i loro cari, non hanno chiesto di sospenderla.
Credo che queste determinazioni sarebbe meglio inserirle in provvedimenti di questo
tipo, piuttosto che in una mozione priva di significato che accompagna una proposta
di deliberazione altrettanto priva di significato.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
I giudizi politici sono tali, anche se, a volte, si dice "scemate" anziché "sciocchezze"
o "cose non condivisibili".
La parola al Consigliere Tronzano.

TRONZANO Andrea
Vorrei fare i miei complimenti al Consigliere Calgaro per la lucidità con la quale ha
affrontato questo tema. Condivido molte delle sue affermazioni e, spesso, mi sono
interrogato su questo argomento, perché, da una parte, ho avuto la sfortuna di avere
in famiglia un caso di questo genere (mia suocera è morta di SLA) e, quindi, ne
capisco il travaglio, ma, dall'altra parte, c'è l'indicazione morale ed etica della
Chiesa.
Non nego di essere sensibile a questi temi; soprattutto quando non ho sufficienti
informazioni o non ho la sufficiente cultura per poter approfondire un determinato
discorso, se non attraverso la lettura, sicuramente il rimando è ai principi e agli ideali
e, in questo caso, la Chiesa è abbastanza chiara sull'argomento. Però, a fronte di una
realtà che ho vissuto, devo ammettere che, personalmente, non sono assolutamente
contrario al testamento biologico, inteso però con le parole del Consigliere Calgaro
(al quale, in questa sede, mi rifaccio completamente).
Parlare di testamento biologico nei termini di questo provvedimento, che considero
strumentale, o della proposta di mozione presentata dal PD, che comunque prevede
al fondo un'impegnativa oggettivamente difficile da concretizzare, credo che metterà
il nostro Gruppo nella condizione di assumere una posizione di libertà di coscienza al
momento della votazione. Questo è innegabile, perché è oggettivamente un principio
ineludibile per noi: ogni componente del mio Gruppo si esprimerà liberamente,
seguendo la propria coscienza.
Dal punto di vista personale, sono assolutamente favorevole al testamento biologico
per le motivazioni che ho già detto e che superano le indicazioni date dalla Chiesa,
perché, in questo caso, ho vissuto concretamente e personalmente questo tipo di
situazione. Di conseguenza, la linea sottile che esiste tra accanimento terapeutico e
volontà del paziente - o aiuto che i medici vogliono dare al paziente - è difficilmente
interpretabile e le Istituzioni hanno il dovere di scegliere quale deve essere la strada
da seguire, aiutando il paziente (o i suoi parenti) ad individuare la soluzione migliore.
Credo che sia questo il compito delle Istituzioni ed è per questo motivo che dico che
questo provvedimento può essere bene inteso, ma non votato, perché serve soltanto
ad illudere le persone. Siccome non abbiamo potestà e competenza su questo tema,
votando questo provvedimento e pubblicizzandolo sugli organi di stampa il giorno
successivo, rischiamo di illudere tantissimi pazienti, che, magari, poi si aspettano
delle conseguenze concrete e positive, mentre, a mio giudizio, ciò non potrà
avvenire.
Ribadisco che il nostro Gruppo permetterà ad ogni suo componente di votare
secondo la propria coscienza; personalmente, sono d'accordo sul testamento
biologico, però, per quanto riguarda questo provvedimento, parteciperò alla
votazione ma non esprimerò un voto favorevole, perché non porterà alcun risultato
concreto e positivo e, di conseguenza, rischia soltanto di illudere i cittadini.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Silvestrini.

SILVESTRINI Maria Teresa
Sono contenta che, oggi, finalmente venga posta in votazione questa proposta di
deliberazione di iniziativa popolare, sulla quale si discute da parecchio tempo e che
non è stata presentata unicamente da cittadini, ma anche da persone che hanno un
rilievo politico in questa Città e che è ingeneroso e, secondo me, anche
antidemocratico considerare attori di una strumentalizzazione, in quanto significa
delegittimare una "propositività" politica, di cui, invece, il Consiglio Comunale
dovrebbe fare tesoro.
Il mio intervento sarà breve, perché la proposta, nel merito, è molto chiara e
attendiamo che venga realizzata. Vorrei richiamare gli interventi dei Consiglieri
Giorgis e Calgaro, che hanno fatto dei riferimenti culturali precisi, per sottolineare
che, in quest'Aula, appare chiaro che la nostra cultura è differente rispetto a quella
che potremmo definire mitteleuropea (di origine protestante). In un Paese
protestante, questa discussione non avverrebbe, perché, fin dal Cinquecento, vige il
principio del cosiddetto libero esame, per cui ogni cristiano, di fronte alla Scrittura,
che rappresenta il momento del dialogo interiore con Dio e di fronte alle realtà ultime
dell'esistenza, è considerato libero; il cristiano è soggetto e il rapporto con Dio è
individuale e avviene nell'interiorità della coscienza.
Questo principio, invece, nella cultura cattolica non è stato accolto; da noi vige il
principio di autorità e, forse, oggi discussioni come queste sono un po' il portato di
un'attitudine culturale e religiosa che ha una lunga storia. Siccome, ora, i confini
confessionali non sono così distanti com'erano un tempo, sarebbe opportuno,
secondo me, che si avvicinassero anche le attitudini culturali, in modo da andare
maggiormente nella direzione del riconoscimento della libertà di coscienza
dell'individuo nei confronti delle realtà ultime e sacrali, come diceva il Consigliere
Giorgis, che riguardano la propria vita presente e, eventualmente (per chi lo crede),
futura.
Una proposta di deliberazione come questa vuole sostituire il principio di autorità
con il principio della libertà di coscienza individuale nei confronti della propria
esistenza e della propria vita, intesa in senso ampio (non soltanto materialmente, ma
anche spiritualmente).
Prima di terminare il mio intervento, vorrei che l'Assessore all'Anagrafe o il Sindaco
chiarissero all'Aula quali sono le modalità previste per la realizzazione concreta di
questo provvedimento; vorrei capire come verrà applicato ed attuato, perché negli
emendamenti presentati vengono proposte modifiche che, da quanto ho compreso,
varieranno le procedure di attuazione. Gradirei, quindi, avere chiarimenti su come si
intende applicare questa proposta di deliberazione.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Cerutti.

CERUTTI Monica
Considero questo dibattito molto interessante, però vorrei ricordare che - e il nostro
Gruppo lo riporta come dato -, esattamente un anno fa, quest'Aula ha discusso lo
stesso tema ed ha approvato una mozione che impegna: "(…) il Sindaco e la Giunta
ad istituire presso gli uffici del Comune un Registro dei Testamenti Biologici, idoneo
a raccogliere, su base volontaria, le dichiarazioni dei cittadini che vogliono esercitare
il proprio diritto all'autodeterminazione sul trattamento sanitario di fine vita (…),
come testimonianza certa e depositata della volontà della persona, anche se per la
loro effettiva efficacia dovranno concorrere altri fattori".
È importante ricordarlo, perché, a questo proposito (e credo che, forse, l'Assessore
Ferraris dovrebbe assistere alla discussione), bisognerebbe considerare
l'approvazione, avvenuta un anno fa, della mozione che ho appena citato; all'epoca,
avremmo voluto poterla discutere con questa proposta di deliberazione (infatti, è
stata presentata nel luglio del 2009), che, purtroppo, è rimasta in attesa di essere
esaminata.
Come Gruppo, insieme ad altri Consiglieri, avevamo presentato questa mozione nel
marzo del 2009, a seguito della tragica vicenda di Eluana Englaro. In questo senso,
mi unisco alle richieste avanzate dal Consigliere Silvestrini, in quanto, come è stato
anticipato in Commissione, abbiamo già avuto modo di discutere questo tema, anche
se, poi, l'Assessore ha sostituito un suo Collega e, quindi, è entrato nel merito della
questione a lavoro avviato.
Un anno fa, è stata approvata una mozione e questa proposta di deliberazione di
iniziativa popolare riprende lo stesso tema, pur ampliandolo e ridefinendolo; ritengo,
quindi, che ci sia già stato il modo di valutare effettivamente quali possano essere le
modalità pratiche per poter attuare la mozione e - auspico - anche la proposta di
deliberazione che verrà votata oggi.
Tralascio gli argomenti più chiaramente legati ad una discussione del merito, che
certamente sono molto interessanti, ma, al momento, l'Aula ha già assunto un atto in
questo senso. Ricordo che la votazione era stata la seguente: 36 votanti, 24
favorevoli, 12 contrari e 2 astenuti. Quindi, non siamo all'anno zero per quanto
riguarda questo tema, in quanto, un anno fa, si è svolta questa votazione ed è
importante ricordarla, perché, altrimenti, si farebbe un torto al lavoro svolto da
questo Consiglio e, chiaramente, anche a quello portato avanti dalla Giunta.
Il mio Gruppo voterà a favore di questo provvedimento e riteniamo molto importante
il fatto che, anche in questo caso, si sia addivenuti ad un testo condiviso, nel rispetto
delle circa tremila persone che l'hanno sottoscritto.
Bisogna sottolineare che, come ha ricordato il Consigliere Calgaro, è in atto una
discussione a livello parlamentare, ma, viste anche le condizioni generali a livello
politico, non credo che a breve si arriverà ad una votazione.
In questo senso, così come era già emerso nel corso della discussione di un anno fa,
ritengo che siano importanti questi segnali dal basso, che vedono le Amministrazioni
Comunali attive su questo fronte, chiaramente senza alcun tipo di forzatura, perché
potranno aderire a questa opportunità soltanto i cittadini che vorranno. Nella
precedente discussione, avevamo ricordato che altre Città si sono mosse in questo
senso, così come alcune Municipalità del Comune di Roma, che hanno già messo in
atto questo tipo di opportunità.
Vorrei, quindi, evitare di riprendere tutta la discussione già fatta e mi auguro che con
questo atto (sperando che il Consiglio Comunale si esprima di nuovo positivamente),
finalmente, si possa addivenire ad un'applicazione di questo indirizzo, che questa
Assemblea ha già indicato un anno fa.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Galasso.

GALASSO Ennio Lucio
Mi scuso per essere arrivato in ritardo e, quindi, per non aver potuto seguire tutto il
dibattito. Ritengo che sia sempre necessario avvicinarci con cauta delicatezza a temi
di questo genere; vorrei, però, sottolineare - come credo di aver già detto in
precedenza - che quando si propongono e si votano impegni di questo tipo si celebra
il rito dell'inutilità, che non giova alla salute delle Istituzioni: infatti, quando i luoghi
istituzionali vengono eletti a luoghi di esercitazioni, ci si avvilisce soltanto.
L'approccio è sicuramente sbagliato, perché muove da una cultura
dell'autosufficienza, che non ci fa cogliere quello che può essere il respiro, che
ovviamente deve derivare dall'autodeterminazione della singola persona, ma qui si
introduce un ulteriore elemento di preoccupazione e di incertezza: quando vi può
essere l'autodeterminazione? Al di là di come si voglia guardare la questione e del
fatto che comunque va sempre considerata con grande rispetto ed attenzione, le
condizioni sono sempre oggettive e garantiscono una scelta definitiva? Mi domando
se le emozioni di un attimo abbiano il respiro del senso dell'esistenza e devo
ammettere che le esemplificazioni offerte dal Consigliere Calgaro mi sembrano
abbastanza pregnanti e suscitano un'ulteriore riflessione.
Termino il mio intervento dicendo che, quando ci si avvicina a questi temi, è bene
tener presente - poi, lo si può condividere o meno, ma appartiene comunque ad un
momento di riflessione - che la vita va intesa come un dono e, quindi, vi deve essere
l'umiltà di porsi di fronte al mistero della vita, sia quando essa è rigogliosa, che,
soprattutto, quando la sofferenza la può minare; ma, come diceva Lermontov, non è
detto che anche la sofferenza non sia una generosa semenza.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Boero.

BOERO Valter
Dopo una settimana in Consiglio Comunale, non immaginavo di dovermi esprimere
su un tema che, come cittadino, è al centro della mia attività di volontariato. Infatti,
sono presidente del Movimento per la Vita di Torino e coordinatore dei Centri di
Aiuto alla Vita della provincia di Torino; di conseguenza, il tema della vita, soprattutto di quella
fragile, mi ha impegnato personalmente nell'attività di volontariato.
Vorrei aggiungere che, l'anno scorso, ho partecipato abbastanza attivamente alla
manifestazione "Biennale Democrazia" ed ho imparato molto; ho ascoltato dei pareri
simili a quelli espressi in Aula questa sera e devo dire che ho sentito delle opinioni
complessivamente condivisibili. In particolare, vorrei richiamare alcuni punti che,
secondo me, di tanto in tanto affiorano ed è opportuno sottolineare: per esempio, mi
ha fatto piacere sentire da parte del Consigliere Giorgis il cenno alla sacralità della
vita, perché, sovente, viene omesso, mentre è da ascrivere ai principi della
Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, tanto per intenderci.
A proposito dell'accanimento terapeutico: è un tema molto dibattuto, ma l'accanimento è escluso nel
modo più assoluto dalla maggior parte delle persone. Sono pochissime le persone
che lo considerano una soluzione alle difficoltà per quanto riguarda il fine vita.
Probabilmente, l'annotazione più interessante è quella del Consigliere Gallo
Domenico, quando parla della necessità di un clima adeguato per trattare questo
argomento. Questo è il problema cruciale: per trattare determinati argomenti serve un
clima giusto, perché non è possibile affrontarli adeguatamente se non vi è da parte di
tutti l'attenzione necessaria per trovare la via per risolvere il problema. Questo è il
punto nevralgico; se si creano tensioni e pregiudizi, allora crolla tutto e, alla fine, il
dibattito diventa sostanzialmente inutile.
Condivido pienamente anche le osservazioni dei Consiglieri Galasso e Ghiglia
riguardo alla competenza, però vorrei sottolineare altri due aspetti: l'iniziativa
popolare, che è il punto di partenza di questa riunione, ed il contenuto di questa
proposta di deliberazione, che ha come primo firmatario Silvio Viale. L'iniziativa
popolare è un fatto positivo, perché significa partecipazione e noi chiediamo sempre
quella dei cittadini. Io stesso ho proposto un disegno di legge di iniziativa popolare a
livello regionale e so esattamente quanta fatica richieda lo sforzo di mettere a fuoco
un problema e riuscire a comprendere la finalità dell'iniziativa, formulandola in
modo adeguato e facendo in modo che i cittadini la intendano pienamente. Questo è
un problema delicatissimo e mi auguro che il primo firmatario e chi,
successivamente, ha sottoscritto questo provvedimento si siano impegnati in questa
direzione.
Vorrei, però, sottolineare alcuni punti critici di questo provvedimento: intanto, devo
ammettere che è una proposta "simpatica", perché vuole "portarsi avanti"
con il lavoro. Così, secondo le intenzioni dei presentatori, quando verrà
approvata la legge, saremo un po' avanti, anziché essere sempre a rimorchio.
Peccato che i Consiglieri che siedono anche in Parlamento abbiano riferito che, in
quella sede, si sta lavorando visto che la
competenza è nazionale. Alla fine arriverà un testo su questo tema e, di conseguenza,
sarà necessario adeguarsi. A mio parere, è inutile lavorare ad un livello di
dettaglio che coinvolga l'Assessore Ferraris, quando non abbiamo ancora una
definizione di testamento biologico. Non conoscendo quale sarà il contenuto di quel
testo, come possiamo dare delle indicazioni? Ritengo che tutto questo sia un po'
prematuro, perché prima di tutto dovremmo conoscere la definizione di testamento biologico. Chi ha una conoscenza minima di questi argomenti
comprende questa difficoltà. Infatti, come si fa a preparare un abito se non sappiamo
chi lo dovrà indossare? Se produciamo dei testamenti biologici versione "proposta di
deliberazione di iniziativa popolare", il risultato sarà che avremo delle buste, il cui
contenuto solleverà dei contenziosi, perché una volontà è stata espressa, ma non è
detto che quanto previsto dalla legge coinciderà perfettamente, anzi ho qualche
dubbio.
Naturalmente, c'è il problema delle competenze, a cui ho già accennato prima, che
non rappresenta un fattore secondario. Probabilmente, è stato chiesto anche un parere
giuridico sull'opportunità di presentare in questo Consiglio Comunale una proposta
di deliberazione di questo genere e ritengo che non sia stato molto saggio dare il via
libera; sarebbe stato meglio avviare il dibattito, ma senza presentare un simile
provvedimento.
Mi domando se, realmente, le famiglie di Torino sentano la necessità di questo
Registro; proprio sulla base dell'esperienza della "Biennale Democrazia", la mia
risposta è negativa: la maggior parte dei cittadini ha altre preoccupazioni. Sarebbe
stato meglio se avessimo pensato ad un registro dei laureati della Città, oppure dei
laureati che hanno conseguito il dottorato di ricerca; avrei preferito pensare a questo
genere di registri, proprio per poter organizzare una bella vetrina per il loro futuro.
Vorrei soffermarmi ancora qualche secondo sul vero obiettivo di questa proposta di
deliberazione. Quando si presenta un provvedimento, ci si chiede quale obiettivo si
vuole raggiungere e quello di Viale è scritto chiaramente: "L'introduzione
dell'eutanasia attiva e passiva e del suicidio assistito". Quando l'ho letto sono rimasto atterrito,
perché è scritto esplicitamente, ma non so se tutti sono così desiderosi di introdurre
l'eutanasia ed il suicidio assistito. Avendo partecipato anche ad una riunione nel
corso della quale si discuteva il nuovo Statuto, ne ho letto alcuni articoli e vorrei
citarne l'inizio: "La Città di Torino, prima capitale dell'Italia unita, luogo di origine e
crescita di Istituzioni di solidarietà sociale, Medaglia d'Oro della Resistenza (...)";
per quanto riguarda la solidarietà sociale, penso ci si riferisca al Cottolengo e al
Valdocco e devo ammettere che c'è un certo contrasto nel leggere la
proposta di deliberazione e l'incipit del nostro Statuto.
Vorrei concludere con alcune testimonianze che sono state raccolte durante la
manifestazione "Biennale Democrazia", nel corso della quale si sono svolti dei
dibattiti per riflettere proprio su questo tema. Era ancora calda la vicenda di Eluana Englaro e, effettivamente, la posizione più diffusa,
convincente e condivisa sembrava essere quella di Beppino Englaro; però, pochi
prendevano in considerazione il punto di vista di Eluana Englaro, perché non si
riusciva a comprendere bene, così come - vorrei far notare - il punto di vista delle
persone che la assistevano (ed assumere un punto di vista non è un fatto casuale). A
proposito del testamento biologico, è intervenuta una signora che rappresentava
un'associazione di anziani malati e, di fronte alla prospettiva della sua introduzione
(fatto che, chiaramente, aprirebbe una prospettiva nella direzione dell'eutanasia), ha
dichiarato che preferiva assicurarsi tutti gli accanimenti terapeutici, ma non voleva
assolutamente sentire parlare di testamento biologico.
Effettivamente, questo tema è importante, ma, soprattutto, preoccupa il fatto che lo
strumento che viene posto in essere possa ledere la vera volontà delle persone. Due
settimane fa, ho passato circa una dozzina di ore alle Molinette per assistere una
persona che era al Pronto Soccorso ed ho visto in che condizioni arrivano soprattutto
gli anziani: c'è sempre molto trambusto, il personale è insufficiente e gli infermieri
ed i medici assistono i pazienti come possono, per cui, effettivamente, sono spesso
abbandonati. Proprio queste persone abbandonate sarebbero state disposte a
sottoscrivere immediatamente un testamento biologico. Di fronte alla
disperazione, quale soluzione si può intravedere? Ma è proprio la presenza di
qualcuno accanto alle persone in grande difficoltà e senza prospettiva che muta lo
scenario. Come diceva in precedenza il Consigliere Calgaro, se abbiamo una vita di
relazioni, le relazioni ci consentono di avere una prospettiva e i problemi del
testamento biologico improvvisamente si riducono al minimo e, forse, scompaiono.
L'ultima nota riguarda la credibilità dei proponenti: mi dispiace dirlo, ma i Radicali
proposero un referendum sul nucleare, che ora ci costringe ad importare l'energia
elettrica, prodotta con il nucleare, per illuminare quest'Aula; non vorrei che ci
avviassimo su un percorso simile.

VENTRIGLIA Ferdinando (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Genisio.

GENISIO Domenica
Ho ascoltato con attenzione i vari interventi e devo ammettere che non sono più
confusa, ma abbastanza sconcertata. In Commissione, il documento è stato esaminato
e sviscerato, per cui abbiamo ampiamente affrontato questo argomento e mi dispiace
che alcuni Colleghi non fossero presenti a quelle riunioni (sia perché non erano
ancora Consiglieri Comunali, sia per impegni dovuti alle loro attività parlamentari o
regionali).
Questo è un provvedimento che ho scelto di condividere (anche se, in realtà, lo
condivido soltanto parzialmente), in primo luogo, perché è un atto di iniziativa
popolare e credo che non vi sia una democrazia seria se non si rispettano e non si
pongono in discussione le proposte che arrivano dai cittadini (credo che questo
principio dovremmo averlo ben presente tutti); inoltre, si tratta di un tema di cui si
parla da molto tempo.
È vero che non vi è ancora alcun indirizzo preciso da parte del legislatore, ma, se
devo esprimere il mio pensiero, preferirei che non fosse una legge a normare quando
un cittadino può o meno rifiutare alcune terapie e cure, perché dovrebbe essere una
libertà del singolo, indipendentemente dalla fede che il medesimo professa.
Considerando il progredire della scienza e delle tecnologie, forse è necessario evitare
che una persona possa essere oggetto di accanimento terapeutico o, al contrario, che
possa essere abbandonata a se stessa se non si ritiene (come avviene nei Paesi
anglosassoni e anche nella democraticissima Svezia) che sia conveniente un
investimento per curarla, magari perché molto anziana.
Ci troviamo di fronte a dimissioni velocissime dagli ospedali e, anche se l'intervento
chirurgico è riuscito, il paziente muore perché le cure successive non sono state
prestate per problemi economici, oppure alla scelta di interventi più o meno invasivi
a seconda di quanto decidono, al posto dell'individuo, le case farmaceutiche e la
speculazione in materia sanitaria.
Il quadro è molto complicato ed ho ascoltato con attenzione l'intervento del
Consigliere Calgaro (anche se ha detto che abbiamo scritto delle scemenze, ma non
importa, perché può anche essere vero e non mi offendo assolutamente), ma credo
che sia significativo che la Città (che, peraltro, si era già espressa sull'argomento,
ma, all'epoca, non votai quella mozione, perché non ne condividevo il metodo), visto
che il tempo sta passando e da parte dell'opinione pubblica c'è sempre più
confusione, si metta al servizio del cittadino, anche se non è un atto dovuto e non è
prescritto. È giusto che la nostra Città metta a disposizione e, eventualmente, insieme
alla società e alle associazioni attivi quelle iniziative che mettano al sicuro le
persone, perché, oggi, stiamo vivendo una fase in cui si crea soltanto paura e
confusione.
Nelle stanze di questo palazzo - ma non in Sala Rossa - e anche fuori ho sentito che
molti dichiarano che farebbero quella scelta piuttosto che vivere in condizioni tali da
creare difficoltà ai familiari e l'elemento che impressiona non è l'istituzione di un
registro più o meno valido o puntuale in ambito comunale, ma quello che le persone
stanno vivendo e le difficoltà che hanno nell'affrontare la vita (che non ritengo solo
biologica), perché questa richiesta la può fare liberamente un cittadino di qualsiasi
età.
Alcuni degli emendamenti presentati credo abbiano snellito e anche un po'
stemperato alcune durezze contenute nella proposta di deliberazione, ma quello che
ci deve colpire, come Consiglieri Comunali ed amministratori, è il clima di
insicurezza e di timore che stanno vivendo i nostri concittadini (e, magari, noi stessi).
Ricordo che il Ministro Turco, a proposito dei casi Englaro e Welby, diceva che non
dobbiamo lasciare soli i cittadini e le famiglie che vivono delle difficoltà estreme,
perché certe scelte possono essere fatte anche perché si ha il timore di trovarsi in
quelle condizioni.
La proposta di mozione (non è nulla di che, si poteva scrivere un trattato, perché
sono state fatte tante dichiarazioni) richiama semplicemente l'attenzione sul valore
della vita: si tratta di un valore indisponibile e credo che lo debba essere per
chiunque, anche se qualcuno ci crede un po' di più e qualcuno un po' meno, ma deve
ricordare a tutti di creare un sistema di relazioni, perché nessuno sia tentato dal
pensare che la sua vita non valga più, magari perché non è come prima; chiaramente,
è difficile accettare il decadimento, l'invecchiamento, le rughe ed i capelli bianchi (e,
ormai, lo è anche per gli uomini, che se li tingono come le donne).

VENTRIGLIA Ferdinando (Vicepresidente)
Consigliere Genisio, le chiedo di avviarsi alla conclusione.

GENISIO Domenica
Concludo dicendo che voto questa deliberazione con fatica, perché la mia è una
scelta complessa che segue l'indirizzo espresso dal Consiglio Comunale, ed è una
sollecitazione rivolta al Parlamento, affinché, anziché perdersi in tante stupidaggini,
riesca a definire una volta per tutte, dopo dieci anni, un atto che sicuramente non è
prioritario per la vita e per l'economia del Paese, ma che può migliorare la qualità
della vita dei cittadini.

VENTRIGLIA Ferdinando (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Centillo.

CENTILLO Maria Lucia
Mi fa piacere intervenire dopo aver ascoltato il Consigliere Genisio, perché tutti
sappiamo che anche all'interno del PD abbiamo posizioni diversificate sui temi etici.
Ho già detto in quest'Aula e ci tengo a ribadire che, mentre anni fa su temi di
sensibilità etica, come il divorzio e l'aborto, il PC e la Democrazia Cristiana
riuscivano a trovare una sintesi in Parlamento, oggi come oggi questo non avviene
più e non mi stupisco che in quest'Aula ci siano posizioni così diversificate. A parte
alcuni interventi, permettetemi di dire, alcune cadute di stile, ho trovato molto
apprezzabili i toni che abbiamo avuto nel dibattito di oggi.
Ci troviamo di fronte a problemi di merito e di metodo. Questa deliberazione, che è
una deliberazione di iniziativa popolare, quindi rappresenta un possibile esercizio di
democrazia riconosciuto dal nostro Statuto, è stata presentata parecchi mesi or sono e
in questo arco di tempo vi sono state diverse discussioni al nostro interno. Abbiamo
assistito al cambio dell'Assessore ai Servizi demografici - e non nascondo che questo
ha modificato un po' il corso dei lavori -, vi è stata l'acquisizione di pareri giuridici e
soprattutto abbiamo vissuto un'attesa che sembrava potesse consentire di avere, in
qualche modo, a portata di mano la legge nazionale. Purtroppo questo non è
successo. Auspico che a dicembre, o magari domani mattina, ci sia una legge
nazionale ed è chiaro che questa deliberazione non può che essere transitoria rispetto
all'attuale vuoto legislativo che c'è.
Già nella precedente tornata amministrativa abbiamo approvato una proposta di
ordine del giorno che auspicava una legge su questo tema e da allora saranno passati
sei o sette anni, eravamo alla fine del precedente mandato. Quindi, non darei così per
scontato che questa situazione si possa risolvere; in questo senso dico al Consigliere
Zanolini - che conosco da molti anni e so quanto si sia impegnato su questi temi
anche in termini professionali - che il nostro sarà un voto di astensione, non come
giudizio di merito, ma nella speranza che si possa trovare una soluzione a livello
nazionale. A parer mio è una speranza che potrebbe venir meno, quindi invito il
Consigliere Zanolini a riflettere su questo aspetto e ad essere coerente con le sue
posizioni, che io conosco.
Questa deliberazione, nel metodo, è proposta sicuramente da alcuni cittadini attivisti
politici - e li voglio ringraziare perché ci costringono, comunque, ad entrare nel
merito di alcune questioni -, ma è stata firmata anche da tantissimi cittadini comuni,
e non soltanto sull'onda dell'emozione suscitata dal caso Englaro.
Vorrei ricordare al Consigliere Boero che il padre di Eluana Englaro ha fatto questa
battaglia civile così importante, sicuramente difficile e faticosa per lui, proprio per
onorare quella che era stata la posizione della figlia. Quindi, dire che non esisteva
una posizione di Eluana Englaro è, a parer mio, un falso storico, perché il padre
riportava esattamente quanto la figlia aveva detto. È chiaro che, se ci fossero state
volontà scritte, sarebbe stato tutto più facile.
Oggi nella nostra Città esistono tantissime associazioni che già svolgono questo
lavoro; credo che la proposta della Giunta di fare un po' da collettori rispetto alle
associazioni sia sicuramente utile, ma non ci mette nella condizione di coprire, in
qualche modo, non in termini di vicariare, ma di lenire il danno che il Parlamento sta
facendo nel non dare risposte ai cittadini e anche agli operatori che si trovano di
fronte a casi da discutere.
Ci sono altri Comuni che hanno fatto questa scelta. Spesso il Comune, come Ente
vicino ai cittadini, si prende degli spazi compatibili con il suo funzionamento proprio
perché nel nostro Statuto il principio di uguaglianza è una cosa importante. Per me è
importante sapere che un cittadino non debba ricorrere a un notaio o non debba
pagare necessariamente 30, 40, 50 Euro all'anno per essere iscritto ad
un'associazione. Dopodiché nessuno è obbligato a fare questa scelta.
Penso che votare la deliberazione di iniziativa popolare sia una scelta giusta, nel
metodo e nel merito, e la mozione di accompagnamento, che abbiamo predisposto
come Gruppo del PD, ha una lettura completamente diversa rispetto a quella data dal
Consigliere Gallo.
Sia il Consigliere Giorgis che il Consigliere Silvestrini hanno citato gli aspetti
religiosi ed etici; esiste un altro aspetto di cui bisogna tenere conto, che è quello
sociale: nella società di oggi bisogna essere prestanti, giovani, attivi e forti. Allora la
dignità della vita è nella vita in sé, nella vita di un bambino che nasce con dei
problemi, perché quel bambino ha diritto di vivere, nella vita di un anziano nella fase
di decadimento - che cita anche oggi Prodi rispetto al Paese -, perché è una cosa che
si può accettare, ma la dignità della vita e la dignità della morte riguardano un dato
personale che ciascuna persona ha diritto di esprimere senza giudizi, Onorevole
Calgaro, scemate o non scemate, in piena autonomia ed in piena libertà.
In questo senso credo non sia giusto votare per parti separate, perché questo è il
principio che noi volevamo affermare, in base al quale si curano anche le persone
povere, malate e fragili, perché, se vale il principio che bisogna essere sani e belli,
vale il principio - come avviene in altri Paesi - che si deve decidere dove si utilizzano
le risorse, sui sani e sui belli.

VENTRIGLIA Ferdinando (Vicepresidente)
Vorrei anche ricordare che vale il Regolamento, che prescrive interventi della durata
di 5 minuti, con un minuto di tolleranza, ma i minuti non possono diventare 7 o 8.
La parola al Consigliere Cassiani.

CASSIANI Luca
Non volevo intervenire, però alcune cose dette dal Consigliere Boero spingono a fare
un intervento di carattere tecnico, ovviamente le posizioni rimangono diverse, come
è giusto che sia. Il confronto democratico serve ad ascoltare l'opinione degli altri,
però ricordo che poi l'Aula è sovrana e la rappresentanza dei cittadini torinesi è in
quest'Aula. Siamo stati eletti dai cittadini torinesi, esistono una Maggioranza ed una
Minoranza, democraticamente credo che sia giusto che si esercitino i diritti che
questo sistema consente. Quindi, nessuno di noi ha, in qualche modo, il monopolio
dell'opinione dei torinesi se non attraverso il voto e la rappresentanza democratica
che qui compare.
Prima di tutto, per quanto riguarda le battaglie sui diritti civili, credo che il Paese
reale sia molto più avanti della società politica e della comunità politica; questo lo ha
dimostrato il nostro Paese nel corso di cinquant'anni: il Paese reale era molto più
avanti della comunità politica e del Parlamento ai tempi del divorzio, tant'è vero che
ci furono queste battaglie, che il Consigliere Boero ricordava, da parte dei radicali,
tra l'altro una battaglia di civiltà vinta democraticamente dagli italiani con un
referendum democratico che ha preso una posizione; tra l'altro, anche i cattolici
consentirono a quel referendum di essere vinto, sicuramente non soltanto la Sinistra.
Lo stesso vale per la Legge 194, che riguarda l'interruzione di gravidanza: anche per
quanto riguarda questa Legge credo che, democraticamente, i cittadini italiani siano
molto più avanti della comunità politica, che rappresenta posizioni diverse, che si
sono espresse nel referendum e che, in qualche modo, hanno trovato collocazione
giuridica nel Parlamento, che ha legiferato e ancora oggi, nonostante siano passati
oltre 30 anni, questa continua ad essere una legge fondamentale nel nostro
ordinamento, perché vige il principio della democrazia.
È capitato, invece, che per altre questioni sono stati fatti dei referendum, per esempio
sul testamento biologico, sulle questioni derivanti dall'uso degli embrioni, sulla
fecondazione assistita e quant'altro, ma l'affluenza alle urne da parte dei cittadini
non è stata sufficiente per affermare numericamente quanto il referendum richiedeva,
quindi queste proposte non sono diventate leggi del nostro ordinamento. Però
bisogna accettare sia quando i cittadini si esprimono in un modo, sia quando si
esprimono nell'altro. Personalmente avevo espresso un voto favorevole a quei
referendum, invece, purtroppo, il loro esito non è stato positivo per i proponenti.
Per quanto riguarda la questione del ruolo costituzionale del Comune, voglio
precisare che è la stessa Costituzione ad affidare ai Comuni il compito di difendere i
diritti dei cittadini in essa stabiliti, quindi è giusto ed è bene che anche questo
Consiglio Comunale si occupi di questi diritti, che riguardano la vita, la salute e le
scelte dei cittadini.
Per terminare, ritengo che l'impegnativa di questa deliberazione citi un punto
fondamentale, che è l'istituzione, su base volontaria, delle dichiarazioni dei cittadini.
Se il Consigliere Boero ritiene che questo sia un errore, credo che sia giusto che lui e
la sua parte politica facciano una battaglia per non aderire volontariamente a questa
scelta. Però non si può impedire a me o a chi la pensa come me di scegliere questa
possibilità, su base volontaria, bisogna dare un'opportunità a chi non la pensa come il
Consigliere Boero e come altri. Essere in un regime di libertà, secondo me, significa
consentire a chi ha un certo tipo di idee di poterle esprimere liberamente. Moltissime
persone, pur cattoliche o con convinzioni morali, credono che la Legge 194 sia
sbagliata e non avrebbero mai acconsentito o dato l'assenso, personalmente o nella
propria famiglia, all'interruzione volontaria di una gravidanza. Però da qui a negare
la possibilità a qualcuno di fare quella scelta, passa una parola soltanto: democrazia,
cioè il rispetto per chi non la pensa come me.
Allora, se non ci si vuole iscrivere al registro del testamento biologico torinese, non
lo si fa, ma se io volessi scegliere oggi di fare, in qualche modo, il tipo di vita che ha
fatto Eluana e affidare nelle mani di qualcuno - che non so chi sarà e non so,
soprattutto, come la pensi - quella che sarà la fine della mia vita, io non ci sto,
preferisco scegliere adesso, che sono nelle condizioni morali, sociali ed intellettuali
per poterlo fare. Su questo il Consigliere Olmeo ha dei dubbi, personalmente gli
auguro che ci sia qualcuno che la pensi come lui.
Questo è, a mio parere, quello che deve fare il Consiglio Comunale di Torino: dare la
possibilità a tutti di poter esprimere una scelta, così come abbiamo fatto, per
esempio, per il registro delle unioni civili. Anche per quanto riguarda tale questione,
tutti noi abbiamo un'idea della famiglia, che, nel mio caso, è molto diversa rispetto a
quella di alcune persone dell'Opposizione, per fortuna è diversa e per fortuna ci sono
una Maggioranza ed un'Opposizione. Lo stesso accade in Parlamento, dove, per
esempio, su queste vicende la nostra parte politica molto spesso non ha trovato la
possibilità di affermare questi diritti.
Ritengo e ribadisco, però, che il Paese reale è molto più avanti rispetto alla nostra
realtà politica e rispetto alle discussioni che si affrontano in Parlamento. Mi dispiace
ricordare al Consigliere Centillo che negli anni Settanta l'allora Ministro Fanfani,
segretario della Democrazia Cristiana, fece una battaglia ferocissima sul divorzio ed i
suoi elettori lo sconfessarono. Attenzione, perché il Paese reale è molto più avanti
sulle questioni riguardanti la fine della vita, sulle unioni civili e sulle questioni
riguardanti le scelte sessuali delle persone. Attenzione a questo, altrimenti facciamo
battaglie di retroguardia, senza mai tenere conto dei pensieri che esprime realmente il
Paese.

VENTRIGLIA Ferdinando (Vicepresidente)
Non vi sono altri Consiglieri che intendono intervenire.
La parola al Sindaco.

SINDACO
Intervengo come Consigliere soltanto per esprimere, molto rapidamente, la mia
opinione. Premettendo che sono, ovviamente, d'accordo con la proposta di
deliberazione, come diceva il Consigliere Boero, rispetto la partecipazione a questa
iniziativa popolare.
Per quanto riguarda il tema dei proponenti che darebbero un marchio di origine
sbagliato, naturalmente non si può pretendere che chi promuove la partecipazione sia
come vorremmo noi, però ricordo sommessamente che i Radicali - come è già stato,
peraltro, appena ricordato - sono anche coloro che hanno obbligato il Parlamento ad
approvare la Legge sul divorzio, che, se non ci fosse stata, ci avrebbe relegato ad
essere un Paese del sottosviluppo culturale dei diritti civili.
Da questo punto di vista, mi permetto di ricordare, da ex comunista iscritto al PCI già
in quegli anni, ahimè, per ragioni di età ("ahimè" è riferito all'età, non sono un
pentito), che allora la sottovalutazione ci fu da entrambe le parti, perché chi ha la mia
età ricorda benissimo l'editoriale di un dirigente del PCI, Bufalini, che ormai è
deceduto, che invitava a trovare un accordo con la DC in Parlamento perché
considerava il divorzio un istituto che poteva spezzare l'etica pubblica prevalente.
Lei è più giovane di me. Quando ci fu il referendum nel 1974, io facevo il guardia-
seggi nei seggi vicino a Belluno, perché ero nell'Artiglieria da montagna, e la cosa
che mi aveva colpito era il fatto che vi fosse una straordinaria maggioranza di
popolazione a difendere la legge e a far vincere il referendum, anche in aree
notoriamente non proprio metropolitane.
Personalmente non sono in accordo su molte questioni con i Radicali, però
innanzitutto non si può pretendere che abbiano valore soltanto le iniziative di
partecipazione fatte da chi è d'accordo con noi, con me, con lei, con il Consigliere
Carossa o con il Consigliere Centillo, e poi si possono anche non condividere alcune
cose, ma bisogna dare atto che, dal punto dei vista dei diritti civili, senza il Partito
Radicale l'Italia sarebbe più povera di quel che è.
Questo mi consente di affrontare il tema che più mi interessa sottolineare, cioè io non
credo che quello che noi approviamo - nel suo piccolo, come segnale, ben inteso - sia
un problema di democrazia, nel senso che non è un problema procedurale, formale,
legato alle istituzioni, secondo me è molto più legato a questioni che sono state
sollevate, per esempio, negli interventi dei Consiglieri Giorgis, Calgaro e anche di
altri Consiglieri, e che sono state riprese, ad esempio, dai Consiglieri Boero,
Tronzano, Genisio e Centillo.
Noi siamo un Paese che, nella contrapposizione fra laicismo e confessionalismo, ha
mutilato, più di quanto fosse dovuto, la possibilità di accrescere il patrimonio dei
diritti civili degli italiani. Questo credo sia un passo che va in una direzione un po'
diversa e, in questo senso, non mi sembra di poter trovare una coincidenza. Vorrei
riferirmi all'intervento del Consigliere Calgaro e mi dispiace che in questo momento
non sia presente, perché ritengo che approvare questa proposta di deliberazione sia
un primo passo verso il riconoscimento di una centralità della persona, non intesa
come entità autoreferenziale o solipsistica, ma esattamente come luogo di relazioni,
come elemento di un sistema di relazioni. Approfitto del fatto che sia rientrato in
Aula il Consigliere Calgaro per ribadire quanto stavo dicendo, e cioè che ritengo che
questo, nel suo piccolo, sia un segnale, un primo passo per superare una
contrapposizione fra confessionalismo e laicismo, perché, in qualche modo, investe
la persona come soggetto delle proprie decisioni, non in senso deterministico,
autoreferenziale e solipsistico, bensì in quanto la obbliga a riflettere esattamente un
concerto di partecipazione e di relazioni che sono proprie della persona. Quindi,
quantomeno, offrire una opportunità in più di riflessione su un tema certamente
difficilissimo, come è il fine vita e quello che ognuno vorrebbe per il fine vita (in
merito al quale ritengo che occorra diffidare da tutte le semplificazioni), proponendo
degli stimoli e degli incentivi, proprio perché si tratta di un fatto pubblico e non di un
fatto privato che obbliga ad andare in un'associazione o da un notaio, secondo me è
un elemento in più che può aiutare una lievitazione della centralità della persona
come luogo e come centro di un sistema di relazioni, e non come entità solipsistica
nell'universo.
Ovviamente questa riflessione coinvolge anche le convinzioni religiose della
persona, ci mancherebbe altro, fanno parte del patrimonio di relazioni e del modo
con cui una persona si rapporta con la società. Sono consapevole del fatto che questo
è solo un segnale anche per accelerare una discussione, per far vedere che nel Paese
esiste un'esigenza in merito alla quale è bene che il Parlamento discuta.
Se poi il Parlamento prenderà delle decisioni e darà un segnale, è chiaro che non
potremo che tenerne conto, qualora venisse approvata una legge che va in una
direzione diversa, ne terremo conto, anche se, ad occhio e croce, se capisco qualcosa
di politica, temo che il Parlamento non prenderà più molte decisioni, almeno per un
po' di tempo, poi vedremo. Sarebbe facile far battute sulle cose di cui attualmente è
costretto ad occuparsi il Parlamento, ma non le faccio per non turbare un dibattito
complessivamente rispettoso ed impegnato.
Al momento l'unica preoccupazione che esprimo (che era già emersa all'origine
delle riflessioni fatte come Giunta di alcuni suggerimenti di emendamento) riguarda
il sovraccarico burocratico che da questo può derivare per il Comune. Ritengo sia
giusto che il Comune si faccia carico di questo, però bisogna tenere conto che, così
come accade per molte altre materie che sono di stretta competenza, assumere
funzioni e non avere risorse a disposizione o non avere autonomia finanziaria e
fiscale per potervi far fronte è un problema di cui credo dobbiamo farci carico tutti.
Noi cercheremo di farcene carico e di organizzare al meglio, però pregherei anche
quest'Aula, qualora fosse approvata questa deliberazione, di tener conto del fatto che
poi, nella gestione, potrebbe rendersi necessario tornare sulla questione proprio per
adeguarla dal punto di vista funzionale, burocratico e finanziario.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Dichiaro conclusa la discussione congiunta.
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