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CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Passiamo all'esame congiunto della proposta di deliberazione di iniziativa popolare n. mecc. 200906831/002, presentata in data 20 agosto 2009, avente per oggetto: "Istituzione del registro delle dichiarazioni anticipate di volontà relative ai trattamenti sanitari - Testamento biologico". e della proposta di mozione n. mecc. 201006931/002, presentata da i Consiglieri Giorgis, Genisio, Centillo, Cassiani, Cuntrò, Cutuli, Stefano Gallo, Gandolfo, Gentile, Lavolta, Levi-Montalcini, Lo Russo, Mauro, Rattazzi, Tedesco e Trombini in data 15 novembre 2010, avente per oggetto: "Accompagnamento alla deliberazione n. mecc 200906831/002 'Istituzione del registro delle dichiarazioni anticipate di volontà relative ai trattamenti sanitari - Testamento biologico'". CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Questa proposta di deliberazione di iniziativa popolare è stata discussa in più occasioni in sede congiunta tra la IV Commissione e la Commissione Diritti e Pari Opportunità, successivamente in congiunta anche con la I Commissione e poi ancora in Conferenza dei Capigruppo. A questa proposta di deliberazione sono stati presentati alcuni emendamenti e in ogni caso esiste una mozione collegata n. mecc. 201006931/002, presentata dal Gruppo del Partito Democratico. Quindi, la discussione avverrà in congiunta tra la proposta di deliberazione e la mozione di accompagnamento. Chiedo ai Consiglieri se ci sono delle richieste di intervento nel merito della proposta di deliberazione, che essendo di iniziativa popolare non viene illustrata dai proponenti direttamente in Aula, ma dalla Presidenza ne viene ricordato l'excursus dal punto di vista procedurale. Ovviamente, la discussione, come dicevo prima, avviene in congiunta con la mozione che ha come primo presentatore il Capogruppo del Partito Democratico Andrea Giorgis. Chiedo se ci sono richieste di intervento nel merito della mozione. La parola al Consigliere Ventriglia. VENTRIGLIA Ferdinando (Vicepresidente) Presidente, rimane inteso che se alcuni dei presentatori hanno tempi di reazione sufficienti per intervenire prima di me, che ho solo qualche opinione... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Però avete presentato la mozione di accompagnamento. È veramente singolare che in occasione di deliberazioni di questa natura politica, particolarmente sensibile, si parli molto sui giornali, un po' meno nelle Commissioni e poi quando si arriva in Aula si parli poco o non si parli affatto. A me sarebbe piaciuto vedere un'ansia pari almeno a quella che c'è stata in quest'Aula qualche settimana fa, quando sembrava che si dovesse approvare questo regolamento dall'oggi al domani, perché altrimenti avremmo consegnato al Purgatorio qualche migliaio di anime di cittadini torinesi sofferenti. Dico subito che l'argomento è per me affascinante e di straordinaria delicatezza; quindi mi pare un'ingiustizia - nei confronti innanzitutto delle persone che si sono confrontate con questa situazione (credo che in questa categoria rientri la maggior parte dei Consiglieri qui presenti: chi nella propria famiglia non ha avuto un caso che potrebbe essere toccato da una procedura del genere?) - che i Consiglieri non abbiano dimostrato quella cautela che avrebbe dovuto suggerire di sottoporre un argomento del genere al Legislatore, che ci sta già lavorando con non poche discussioni. Perché dico questo? Perché, Presidente, il biglietto da visita è quanto di peggio ci possa essere; non per il primo nome che compare nella lista dei sottoscrittori, che è un Consigliere che stimiamo, dal quale molte cose ci dividono ma certamente è una persona appassionata e convinta delle sue idee; ma perché - come abbiamo visto nella deliberazione di iniziativa consiliare sull'anagrafe degli eletti - questo strumento risente delle approssimazioni e anche di una vena non dico di antipolitica ma di sostituzione alla politica, che genera poi conseguenze non volute ma non di meno negative. Già abbiamo visto come, se è possibile paragonare le due cose, la deliberazione che abbiamo votato, per non dare un'impressione fuorviante sull'anagrafe degli eletti, presenti delle sovrapposizioni con prescrizioni di legge già in essere, delle inadeguatezze, trasmettendo nella sua declaratoria uno spirito di antipolitica che pone sempre gli organi democraticamente eletti sul banco degli accusati. Ma in questo caso la formulazione scelta (sulla quale, devo dire, i Consiglieri del Gruppo PD in particolare sono intervenuti con tre emendamenti correttivi, di grande buonsenso) rivela un'ansia di segnare un punto poco legittimo, che a mio modo di vedere doveva essere respinta da quest'Aula. Perché la materia di cui si parla non è una materia amministrativa banale, è una materia che divide le coscienze, che divide i partiti (io sono certo che in quest'Aula non avremo una votazione per schieramento) e sulla quale, a maggior ragione per i nostri dibattiti, sarebbe stata necessaria un'assunzione di responsabilità nel non assumerci una finta competenza, che questo Comune non ha. Aggiungo che, dovendo fare l'avvocato del diavolo, se dovessero essere approvati i tre emendamenti dei Consiglieri del PD - che io voterò perché ritengo di buonsenso - cosa rimarrebbe di quello spirito che sottende questa proposta di deliberazione di iniziativa popolare? E poi alla fine che cosa abbiamo votato? Abbiamo votato un principio. Però, cari Colleghi, siccome è un po' vecchio il sistema di introdurre a macchia di leopardo, con normative locali, quello che il Parlamento non riesce a fare perché è diviso, questa istituzione non mi sembra sia un buon servigio a quest'Aula e mi sembra assolutamente importante evitarlo, date la serietà e la delicatezza dell'argomento. Quindi, io confesso un disagio personale, perché credo si debba discutere di queste materie, ma nelle sedi appropriate; credo che la stessa formulazione indicasse degli aspetti che diventano quasi grotteschi e che stonano: la prescrizione di cui al punto 6, per cui se uno è residente nel Comune di Torino deve fare la sua dichiarazione, poi se va a vivere a Settimo o a Borgaro non può più cambiarla e quindi il suo stato di salute e le sue volontà rispetto al testamento biologico rimangono congelate alla sua situazione di salute di quando era residente a Torino. Oppure la prescrizione di cui al punto 9, anche questa da abrogare, che è risibile perché su questo tema ci sono prescrizioni e normative precise. Peraltro, a fronte di alcune questioni che invece sono ancora in via di prescrizione, sia dal punto di vista dell'organo legislativo competente sia dal punto di vista della giurisprudenza, intervenire così, a piedi giunti, non credo sia un buon servigio. Quindi, io spero che questa vicenda ci possa servire di lezione, insegnandoci a dire qualche no ogni tanto, non perché abbiamo delle idee certe, come quelle che io invidio agli ex Consiglieri e agli amici che hanno depositato questa proposta di deliberazione, ma soprattutto perché abbiamo molti dubbi. E mi pare strano che molti Consiglieri e molti amici, che fanno del dubbio la loro cifra filosofica e culturale, quando poi si affrontano questi temi dimostrano di avere granitiche certezze. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Ricordo a tutti che la discussione generale è in congiunta con la mozione, per cui un Consigliere di ogni Gruppo ha dieci minuti a disposizione; gli altri componenti del Gruppo, che intendono intervenire, hanno cinque minuti a disposizione. La parola al Consigliere Giorgis. GIORGIS Andrea Io non vorrei soffermarmi sui profili di carattere tecnico o sulle difficoltà di attuazione che questa deliberazione, come tutte le deliberazioni di questa portata, inevitabilmente incontra. A questo proposito, noi abbiamo presentato degli emendamenti, d'accordo con gli stessi promotori della deliberazione di iniziativa popolare, il cui contenuto credo non meriti di essere commentato, tanto è semplice e comprensibile il loro senso. Vorrei invece spendere qualche parola sul significato di fondo di questa deliberazione, che è quello di consentire, attraverso un riconoscimento esplicito, formale, solenne ed istituzionale, come istituzionale è quest'Aula, il diritto di ogni individuo, qualora si venga a trovare in condizioni di vita estreme, in situazioni che si collocano sul crinale tra la vita e la morte, di poter decidere se ricevere o non ricevere un trattamento sanitario che avrebbe come unico effetto quello di prolungare nel tempo una condizione di vita biologica che, ad avviso del soggetto medesimo, non presenta più quelle qualificazioni di dignità che sono essenziali per poter considerare la vita tale. Convinto che questo sia un principio che noi dobbiamo riconoscere e affermare, non mi nascondo (e così introduco le ragioni della mozione che abbiamo presentato) che su questi temi occorra essere capaci di quell'equilibrio e di quella moderazione che non producono il venire meno di benèfici tabù, per usare un linguaggio più tecnico, o saggi principi indisponibili. Alludo al principio sul quale si fonda la nostra civiltà, che va sotto il titolo di "sacralità della vita", che ovviamente ha un connotato che prescinde dal credo religioso o dalla confessione alla quale si aderisce, ma che ha a che vedere con l'idea che l'essere umano incontri dei limiti e con l'idea che la vita non sia qualcosa di cui si può liberamente disporre. Questo principio fondamentale è quello che ha consentito di affermare nella nostra Costituzione, per esempio, il divieto della pena di morte; è il principio che ha consentito, all'indomani della Rivoluzione Francese e in maniera seria all'indomani del Secondo conflitto mondiale, di affermare il diritto alle cure, il diritto all'assistenza e a un lavoro sicuro. Il diritto, insomma, a che tutti possano condurre una vita libera e dignitosa. L'idea che la vita sia qualche cosa di intoccabile, che le Istituzioni devono promuovere, difendere e tutelare, è un principio che io oggi vorrei riaffermare con forza, promuovendo questa deliberazione. E credo che la scommessa di civiltà stia proprio in questo. affermare contemporaneamente il valore della vita e rimettere al singolo, secondo un percorso che noi sappiamo essere già oggi praticato... Perché noi sappiamo che chi ha avuto esperienza di un malato terminale sottoposto a terapie che tengono in vita da un punto di vista biologico, ha già sperimentato quell'atteggiamento di pietà che induce i medici a rinunciare a quello che, con un linguaggio che non a caso serve proprio a cogliere l'aspetto umano della misura, viene descritto come "rinuncia all'accanimento terapeutico". Perché qui le parole sono pietre e sono veicoli importanti di quello che noi vogliamo sottolineare. Io credo che a nessuna persona di buonsenso verrebbe in mente di presentare come umano, come conforme alla sacralità della vita, l'idea di una tecnica che tiene artificialmente in vita e si accanisce nel tentativo di sconfiggere quelli che sono i limiti della vita umana. Concludo il mio intervento, che so essere molto parziale, non fosse altro per la brevità, cercando di evidenziare un aspetto: il mito del "super uomo", il mito dell'essere umano che si fa dio, l'idea della persona che non accetta i limiti che la natura impone, che pensa di sconfiggere la morte attraverso la tecnica non è l'idea che sta dietro questa proposta. L'idea che sta dietro a questa proposta, invece, è un'idea di umanità, di riconoscimento che è possibile e si deve avere fiducia nelle persone, rimettendo a loro la valutazione se ci sono ancora quelle condizioni di dignità, di umanità che qualificano la vita. Perché la vita non è solo biologica, è molto di più. E allora, contrariamente a quello che talvolta i detrattori di queste proposte di legge dicono, lo spirito che anima, almeno noi del Partito Democratico, questa proposta è esattamente quello spirito che riconosce nella natura un limite e che non vuole rassegnarsi all'idea che l'essere umano non può tutto. Permettetemi di concludere con questo riferimento: soltanto un atteggiamento disumano sottrae alla persona la possibilità di autodeterminarsi su questioni così decisive, perché un conto è usare tutti gli argomenti e le conoscenze possibili per promuovere comportamenti, un altro conto è prescriverli, muovendo dalla più totale sfiducia nella capacità delle persone di valutare, anche nei momenti estremi, qual è la cosa migliore per se stessi, pensando che non tutti abbiano una coscienza. Questo, permettetemi, è la cosa più disumana che ci sia: non riconoscere a ogni persona una capacità di discernere attraverso la propria coscienza che cosa è, nei momenti di inizio e di fine dell'esistenza, più conforme al senso di dignità. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Domenico Gallo. GALLO Domenico Io credo che questo sia uno dei casi in cui la politica dovrebbe discutere senza scatenare polemiche, come purtroppo accade anche su questioni simili a queste. Io parto con un principio di fondo, che non so se sia un po' cinico considerando l'argomento che stiamo discutendo, però lo dico: tutto ciò che non è vietato dalla legge, dal mio punto di vista è consentito. Anche se questo può stridere con i convincimenti e le coscienze. La Costituzione Italiana sancisce un principio fondamentale: nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. Ora, io condivido l'intervento del Consigliere Ventriglia (soprattutto apprezzo il garbo con cui è intervenuto) quando dice, in sostanza, che su questo problema ci dovrebbe essere una legge dello Stato. Ma da quanti anni questo Stato, i Parlamenti e i Governi che si sono succeduti hanno discusso di questo argomento in maniera seria? Rispettando le diversità dei ragionamenti che si possono sviluppare su argomenti come questo, a me sembra che questo Parlamento in particolare non sia in condizione di legiferare su un argomento come questo, quindi in assenza di una legge dello Stato io credo che l'iniziativa delle persone che hanno sottoscritto questa iniziativa di legge popolare sia un atto molto importante, che in un certo senso sfida quella che, dal mio punto di vista, è un'impostazione che questo Paese rischia di non voler mai sgretolare; cioè le tradizioni, i convincimenti che su questo problema della vita e della morte stentano a essere liberi. Io credo che sia ora che anche su questi argomenti le coscienze si possano liberare, rispettando i convincimenti, anche quelli che sono contro questo tipo di proposta. Il codice di deontologia medica stabilisce anche dei principi importanti: che il medico non deve intraprendere un'attività terapeutica senza l'acquisizione del consenso esplicito del paziente. Quindi sono dei concetti, delle motivazioni deontologiche molto chiare e forti. Allora, in assenza di una legge dello Stato, come devono comportarsi le famiglie che hanno questo tipo di problema; di fronte a casi umani che si trascinano per anni, dobbiamo attendere ancora per altri anni che una legge dello Stato possa in qualche modo imporre un modo di fare? Io credo che questo sia un punto in cui nessuna legge, neanche dello Stato, possa imporre ai cittadini un determinato comportamento. Non credo che sia possibile. Credo all'autodeterminazione, alla volontà della persona che sceglie di non subire un trattamento sanitario, nel momento in cui la sua vita terminerà. Io credo che possa farlo, che sia un suo diritto farlo. Per questo io voterò a favore di questa proposta di deliberazione, ma senza un atteggiamento ideologico, perché credo che l'ideologia non c'entri su questo terreno. Credo che la mia opinione venga rispettata anche da quelli che la pensano diversamente. Mi sembra che noi stiamo supplendo ad una incapacità del Parlamento italiano di stabilire delle regole, non degli out-out, delle imposizioni, ma delle regole. Io credo che questa materia vada disciplinata, non attraverso imposizioni, perché questo è un argomento in cui non si può imporre nulla a nessuno. Io condivido gli emendamenti proposti dal Consigliere Centillo e da altri, perché migliorano il testo della proposta, rendendo più equilibrati alcuni punti su cui c'erano delle perplessità anche da parte mia. Ho letto con molta attenzione anche la mozione del Gruppo del Partito Democratico, che condivido nei suoi obiettivi generali. C'è un punto che mi lascia perplesso, lo dico con molta onestà: io sono disposto a votare quella mozione, ma c'è un punto - su cui chiedo che si voti per parti separate - dove sostanzialmente si dice che attraverso un'operazione di supporto psicologico e morale, alle persone che sono sostanzialmente alla fine della loro vita, viene insegnato a convivere con questo tipo di situazione, perché la vita è importante indipendentemente se sta per finire. E' vero, la vita è importante anche se sta per finire, ma quando è già finita, quando non ci sono scientificamente possibilità di essere recuperati alla vita, io credo che in questo caso subentri la libertà di scelta della persona. Se questa persona ha fatto quella scelta nel momento in cui era cosciente, quella persona è libera di scegliere. Io non ho dei convincimenti precisi in questo momento, credetemi; anch'io ho un problema di coscienza, perché credo sia una valutazione complessa che ci tocca a tutti nell'intimo, però credo che oggi il Consiglio Comunale debba avere la forza di votare a favore di questo atto deliberativo, perché supplisce ad una carenza pesante del Parlamento, che non è stato in grado di stabilire delle regole. Quindi - con gli emendamenti proposti, che hanno migliorato il testo, e con la mozione, che ha un suo scopo importante, anche se personalmente eliminerei la parte che ho citato prima - voterò a favore della proposta di deliberazione emendata e mi riservo il voto positivo sulla mozione del Gruppo del Partito Democratico, con la possibilità di poter pronunciarmi per parti separate, escludendo la parte che non condivido. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Ghiglia. GHIGLIA Agostino Devo dire che questo è un Consiglio Comunale "Second life", ossia voi siete l'assemblea delle realtà virtuali: fate male ciò che dovreste fare per legge, ma vi occupate di tutto ciò di cui non dovreste occuparvi. Io capisco che talvolta, per qualcuno, la realtà virtuale sia meglio di quella quotidiana, personale, reale, perché non ha gli strumenti e le possibilità per fare altro e fare di più. Però, sinceramente, continuare in questo Consiglio Comunale a fare delle finte, prive di rilevanza giuridica, nulle agli effetti della rilevanza esterna, mi sembra più ridicolo che stucchevole. Voi siete la piccola assemblea pseudo-legislativa delle realtà virtuali. Vale per il registro delle unioni di fatto, vale per una materia ancora più delicata come quella del testamento biologico. Voi non avete alcuna competenza, ma vi arrogate il ruolo di legislatori "in sedicesimo", cercando di statuire ciò su cui non dovreste. Ovviamente, ci mancherebbe, la discussione è sempre democratica, ma su questa discussione non avete alcun titolo per intervenire. Siete un po' i divani in finta pelle della democrazia, quella finta pelle di plasticaccia, che alcuni chiamano "sky", su cui si suda. Voi siete lo sky dell'assemblea legislativa. Non riuscendo a fare quello che dovreste, vi occupate di quello di cui non c'entrate nulla, perché così almeno ci si riempie un po' i polmoni. A questo proposito giova ricordare, perché il tema comunque è serio, indipendentemente dal fatto che voi facciate delle finzioni, che tale e tanta è la sensibilità della Maggioranza su questo argomento, eravate così presi a combattere le teorie superomistiche e nietzschiane, come oggi ha fatto molto bene il professor Giorgis, che l'ordine del giorno del PD è di oggi. Cioè, mentre alcuni mancati Consiglieri Comunali dei Radicali hanno depositato questo tentativo di farsa nel 2009, tale e tanta è la sensibilità del PD a propugnare, a sostenere, a farsi veicolo e promotore di libertà personale, ancorché di fine vita, che questa sensibilità così sentita, così sofferta, che ha così riempito le vostre giornate, si è concretizzata un anno dopo, oggi, alla vigilia del voto in Consiglio Comunale. Quindi non siamo solo alla finta pelle, ma non c'è neanche il divano, nel senso che non ve ne fregava assolutamente niente. Addirittura alcuni mancati Consiglieri Comunali (se volete leggo dei nomi ma non mi sembra carino, perché hanno speso tanti soldi nelle ultime campagne elettorali, tentando disperatamente di essere eletti in varie liste, ma non ce l'hanno fatta), per cercare di rimanere vivi (ma tanto i voti non li prendono lo stesso; parlo dei Radicali come Silvio Viale, quei Radicali travestiti da Sinistra o quella Sinistra travestita da Radicale, comunque sempre di travestiti parliamo, quindi non si capisce bene dove stiamo), hanno fatto un'iniziativa che non è sbagliata o riprovevole, ma è assolutamente inutile, impropria, presentata in una sede che non ha la competenza. E' come se uno andasse a comprare le uova dal cartolaio, se il cartolaio è educato può far finta di aver capito che il richiedente voleva delle palle da attaccare all'albero, anziché delle uova, però ci vuole un cartolaio educato. Perché altrimenti questo Consiglio Comunale si trasforma in una tribuna farsesca, dove si fa un piccolo meschino teatrino della politica, per quelli che neanche in Consiglio Comunale riescono a entrare. Anziché parlare degli scandali, dell'AMIAT, dei valori di inquinamento dell'aria, nonostante la ZTL, anziché parlare dei problemi veri dei cittadini, si parla di queste realtà virtuali, etero-indotte, di cui non ve ne frega assolutamente niente, che andate però a rincorrere nell'ultimo giorno utile per non fare la figuraccia che persino tre sfigati, che non riescono a farsi eleggere, parlino di cose di cui invece voi dovreste essere gli alfieri. Fino a oggi - mi spiace dirlo, però occorre anche sottolinearlo, visto il pathos che ha contraddistinto l'intervento del professor Giorgis - il PD di questo tema se ne è sostanzialmente fregato. Possiamo dirlo, perché visto che una volta tanto "carta canta"... Presidente, scusi, questa è la data in cui è stato consegnato l'ordine del giorno? Alle ore 15,45? Quindi, era tale e tanto il vostro interesse, il vostro afflato, la vostra tensione ideale, che avete presentato questo ordine del giorno meno di due ore fa. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Chiedo scusa. L'orario 15,45 si riferisce ad altro argomento. Gli emendamenti sono stati presentati la settimana scorsa. Forse lei era assente quel giorno. GHIGLIA Agostino Ah, scusi, Presidente. E la mozione delle ore 11,20 cos'è? CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) È la mozione di accompagnamento a questa proposta di deliberazione, che può essere presentata fino a quando non inizia la discussione dell'argomento. GHIGLIA Agostino Scusi, ho sbagliato documento di quattro ore. Mi scuso con il Consigliere Giorgis, in effetti avete avuto un afflato ideale di tre ore superiore. Quindi mi voglio scusare di fronte alle migliaia di cittadini che ci seguono, soprattutto nei confronti del PD, che dimostra con queste tre ore in più di avere questa spiccata sensibilità, questo afflato e trasporto ideale nei confronti di questo tema. Concludo Presidente e la ringrazio per avermi lasciato sforare... CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) No, lei ha dieci minuti a disposizione. GHIGLIA Agostino Lei mi aveva detto cinque minuti, allora cerca sempre di fregarmi. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) A verbale ho detto che un Consigliere di ogni Gruppo ha dieci minuti, e gli altri cinque. Io le ho dato un'informazione scorretta fuori verbale, quindi mi sono corretto a verbale. GHIGLIA Agostino Ho capito, le sue informazioni sono sostanzialmente sempre scorrette e questa volta erano anche improprie, ma non importa. Peccato che lei non sia ancora riuscito a imparare dopo tanti anni quelle tre regole base del Regolamento del Consiglio Comunale di Torino, non ne avrà occasione nella prossima legislatura, pazienza: lo potrà leggere più comodamente da qualche altra parte. Detto questo, io non vorrei vivere una realtà virtuale, mi piacerebbe che in questo Consiglio Comunale si parlasse delle cose normali, quelle che riguardano veramente la quotidianità, e che non si facesse soltanto alta politica - che appartiene ad altri - per andare a scimmiottare o a inseguire i mancati successi elettorali di qualcuno. Visto che, come già nel caso del registro delle unioni di fatto, non siamo adusi a prestarci alle farse, vorrei preannunciare fin d'ora che non parteciperemo al voto di questo importante, fondamentale documento, che rimarrà inciso sui divani della Sala Rossa e sulle tavole di pietra della democrazia italiana. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Zanolini. ZANOLINI Carlo Nonostante il Gruppo Futuro e Libertà per l'Italia ritenga che sia assolutamente opportuno regolare con leggi parlamentari ad hoc un tema così importante e delicato come l'autodeterminazione sul trattamento sanitario di fine vita, su questa mozione si esprimerà con un voto di astensione, perché noi riteniamo che questa mozione ci sembra una forzatura politica, non essendovi in realtà alcuna possibilità che essa possa incidere su un argomento di cui il Consiglio Comunale non ha competenza. Questa è una considerazione di tipo tecnico, non per seguire i consigli del Consigliere Ghiglia, che ci ha tacciato di volerci interessare di cose che non ci riguardano, ma proprio perché siamo effettivamente convinti che questo argomento si debba portare avanti a livello legislativo nazionale. Personalmente, sono d'accordo che debba essere prevista questa legislazione e che si arrivi ad una conclusione, visto che i dibattiti sono avanzati e, ultimamente, ne ho ascoltati molti su questo argomento alla radio ed in televisione. Ritengo, quindi, che sia il momento giusto per approvare una legge in merito. Il nostro Gruppo si asterrà sulla proposta di mozione e ci impegneremo, per quanto riguarda il costituendo Partito Futuro e Libertà per l'Italia, per portare questo tema all'attenzione dei responsabili nazionali, affinché agiscano in merito a livello parlamentare. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Bruno. BRUNO Maurizio Il mio intervento sarà breve, perché devo presenziare ad una manifestazione dei medici chirurghi (e spero di tornare in tempo per la votazione), ma volevo esprimere il mio parere su questo argomento. Intanto, vorrei ringraziare i cittadini che hanno presentato questa proposta di deliberazione di iniziativa popolare, perché - per quanto lo si voglia nascondere - è un tema all'ordine del giorno ormai da troppi anni in questo Paese; si cerca sempre di evitarlo, per un motivo o per l'altro: perché si pensa di fare un torto a qualcuno, o perché si pensa che ci sia il voto utile di qualcuno. Credo che, invece, affrontarlo sia segno di onestà e correttezza nei confronti dei cittadini, che aspettano una risposta dalla politica; questa risposta dovrebbe arrivare, come diceva giustamente qualcuno prima di me, dal Parlamento, ma ciò non avviene, perché, probabilmente, è impegnato in ben altre cose. Sicuramente, non abbiamo il potere per dare un seguito in tutto il Paese a quanto, oggi, proponiamo concretamente, ma possiamo inviare un segnale che parte dal nostro territorio. Quando si affrontano determinati argomenti, secondo me, come amministratori non parliamo mai del nulla e non siamo mai poco concreti, per il semplice motivo che si tratta di questioni che impongono a tutti di assumersi delle responsabilità nel momento in cui si deve prendere una decisione. Come amministratori di una comunità, che comunque sente questo problema (altrimenti, questo documento non sarebbe stato presentato), dobbiamo certamente pensare di dare un'indicazione. Oggi, da questo Consiglio Comunale può partire un segnale nei confronti di coloro che, a livello nazionale, dovrebbero assumersi questa responsabilità (o avrebbero già dovuto farlo da tempo e non l'hanno ancora fatto). È diritto e dovere di un'Amministrazione e dei Consiglieri - per come interpreto io questo ruolo - dare non solo una concretezza agli atti, ma anche dei segnali a chi deve manifestare questa concretezza. Pensare di negare o togliere la vita a qualcuno è qualcosa di assurdo, impensabile ed inaccettabile, ma cercare di procrastinarla contro la sua volontà credo che, sotto certi aspetti, sia crudele. Non posso pensare che, in quest'Aula, le opinioni dei Consiglieri prendano una direzione o l'altra esclusivamente per motivi elettorali o politici, come diceva il Consigliere Ghiglia; credo che ognuno di noi sia cosciente dell'importanza, della gravità, della sofferenza e dell'umanità che comporta dover intervenire su un argomento come questo. Ritengo offensivo, denigratorio e veramente svilente che, dai banchi di quest'Aula, qualcuno possa addurre motivazioni diverse da quelle rappresentate dal sentimento personale e dalla propria coscienza. Oggi, chi si esprime con questo voto manifesta la propria coscienza, il cui valore non può essere alterato da affermazioni che lasciano l'amaro in bocca. Spero di poter tornare in tempo per partecipare al voto e rinnovo il mio ringraziamento a chi ha presentato questa proposta di deliberazione di iniziativa popolare. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Angeleri. ANGELERI Antonello Prendo atto che, questa sera, il Consiglio Comunale non ha più alcun problema da risolvere. Infatti, tutti i problemi del Comune di Torino sono stati risolti in quest'Aula, nonostante vi sia una Maggioranza granitica che, per venti volte, ha fatto mancare il numero legale. Evidentemente, questa Assemblea sta lavorando a spron battuto e sta rispondendo a tutte le esigenze dei cittadini, perché, questa sera, affrontiamo una discussione, per svariati motivi, del tutto inutile ed inopportuna (non lo affermo io, ma un Assessore di questa Giunta). Lo dico con profondo rispetto per i cittadini titolari dei diritti di partecipazione, ai sensi dell'articolo n. 14 dello Statuto della Città e dell'articolo n. 10 del Testo Unico delle norme regolamentari sulla partecipazione, che hanno presentato questa proposta all'attenzione del Consiglio Comunale. Questo Consiglio Comunale non ha alcuna competenza in materia e questo fatto deve essere tenuto in considerazione, Consigliere Zanolini; infatti, come hanno detto alcuni Colleghi prima di me, vi è una totale assenza di norme a livello nazionale. Inoltre, in queste settimane, è stato presentato un interpello all'Avvocatura del Comune di Torino, che ha risposto in maniera estremamente chiara al quesito posto: in mancanza di una legge, il documento che è stato presentato e che dovremmo approvare non ha valore né giuridico, né applicativo. A questo punto, mi domando perché ne stiamo discutendo (il quesito è naturale) e il dubbio che mi viene è che, visto che ci stiamo avviando verso una fase elettorale, vi sia il bisogno di recuperare dei consensi, laddove, probabilmente, sono un po' in forse. Non mi riferisco al Sindaco, dato che non si può più ripresentare alle elezioni, ma capisco che chi gli succederà come candidato potrà avere delle difficoltà in questa direzione ed è l'unica spiegazione razionale per quanto riguarda la presentazione di questo documento in Consiglio Comunale. Vorrei rispondere a questa concezione radicale della vita, che, tra l'altro, si affianca alla scelta sulla RU-486 (Viale docet, in questo senso); abbiamo visto quali sono le situazioni di disagio e di difficoltà e non voglio entrare nel merito di questo aspetto delicatissimo, pur facendo parte di un ragionamento che chi, in quest'Aula, dice di rispettare la vita dovrebbe, poi, mantenere come comportamento coerente al momento di votare i documenti che approva da un punto di vista culturale. Francamente, non capisco il ragionamento del Consigliere Giorgis. Condivido il fatto che la vita sia sempre da difendere, ma, poi, il Consigliere Giorgis presenta, insieme ai suoi Colleghi, questa proposta di mozione e vorrei sapere che cosa dirà il Consigliere Lo Russo, che ha molti amici nell'area del mondo cattolico (ho fatto questo esempio, ma potrei farne altri), ai suoi elettori. Ovviamente, non lo dico da cattolico bigotto, perché non lo sono. Inoltre, vorrei capire l'affermazione successiva del Consigliere Giorgis, quando dice che ogni cittadino può e deve essere autonomo e che è necessario rispettare i suoi pensieri. Da laico, devo ammettere che questo è vero, ma, in quest'Aula, rappresentiamo un'Istituzione pubblica, perché siamo stati eletti dai cittadini, e non esiste una legge nazionale che ci impone e, tanto meno, ci delega a prendere una posizione a proposito di questa iniziativa. Si tratta di un'iniziativa (e ritorno al discorso che facevo prima) squisitamente politica, per cercare di trovare un consenso un po' spicciolo nei confronti di quel mondo che, probabilmente, era ed è ancora oggi in forse rispetto ad una posizione politica da individuare. Dato che rappresentiamo altri cittadini, ma non siamo il Parlamento, mi domando perché dobbiamo occuparci di queste vicende, se non per iniziative politiche (naturalmente, del tutto legittime). In questa sede, abbiamo discusso ordini del giorno che riguardavano vari argomenti e anche situazioni di Paesi stranieri, ma penso che ci siano - lo dicevano alcuni Consiglieri prima - alcune emergenze da risolvere in questa città; probabilmente, non sono state affrontate perché non c'è una risposta da parte di questo Consiglio e di questa Giunta, per cui si cerca di perdere tempo con questa iniziativa, senza considerarne i costi. Nei mesi scorsi, qualcuno mi ha spiegato che questa iniziativa non comporta dei costi, ma noi dovremo impegnare alcuni dipendenti a svolgere questa mansione, che, in qualche modo, dovranno lavorare nell'imbarazzo più totale; inoltre, vorrei ricordare che l'Ufficio Legale, tra le altre cose, ha fatto presente che i dipendenti hanno evidenziato che l'accertamento del pieno possesso delle capacità mentali del dichiarante non può spettare al funzionario di Stato Civile. Infine, vi sono anche altri problemi che riguardano la conservazione delle dichiarazioni: la busta deve essere aperta o chiusa? In quale luogo verranno conservate queste dichiarazioni? Legittimato da chi? Come garantiremo la privacy, per esempio, rispetto alla scelta ipotetica di una busta aperta? Vorrei ribadire la domanda principale: che cosa ne facciamo di queste buste? Bisogna anche considerare che, vista l'illiceità di quanto voteremo questa sera, potrebbero venire presentati dei ricorsi da parte dei familiari rispetto a questa iniziativa di tipo squisitamente ed esclusivamente politico che stiamo intraprendendo. Le convinzioni del Gruppo della Lega Nord non sono solo quelle relative al rispetto della vita, perché con il rispetto non si parla solo della persona e noi lo vogliamo rappresentare anche all'interno delle Istituzioni; non ci vergogniamo di avere una convinzione totalmente diversa da chi, oggi, ha presentato in quest'Aula un documento completamente inutile, come - lo ripeto - ha affermato qualcuno che siede nei banchi della Giunta. Per questi motivi, non solo ci dichiariamo contrari, ma, non volendo legittimare questo intero percorso di tipo politico, il nostro Gruppo abbandonerà l'Aula al momento della votazione. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Calgaro. CALGARO Marco Vorrei affrontare questo argomento nella sua complessità, perché sono sbalordito - naturalmente, è la mia opinione - dal fatto che in questo Consiglio Comunale si sia totalmente sbagliato l'approccio a questo tema. Infatti, è un tema complesso, che affronta le domande fondamentali che ogni uomo si pone nella vita e ve ne elenco alcune: chi è l'uomo? Che valore ha la vita umana? La libertà e l'autodeterminazione individuale debbono o meno riconoscere dei limiti e quali? Uno stato laico deve o meno, a prescindere dalla sua qualità, tutelare la vita umana? La persona umana si qualifica come tale perché è in relazione, ma quando la capacità di relazionarsi ed interagire con il mondo esterno vengono meno, ha ancora senso tutelare la sola vita biologica? Quando un uomo o una donna sono gravemente disabili e vedono sempre più affievolirsi la loro capacità di coscienza e di relazione, smettono di essere padri, madri, figli, uomini e diventano materiale biologico? Qual è il confine tra l'accanimento terapeutico e l'amorevole cura di una persona che soffre? Ed è possibile definirlo con precisione in un testo di legge? La scienza ci permette, oggi, di fornire risposte chiare e credibili sulla diagnosi e sulla prognosi di alcune situazioni patologiche di confine? Vi sono situazioni così delicate e borderline per cui il compito della legge diventa quello di definire un percorso di decisione e i suoi protagonisti e non dare risposte precostituite e perdersi in casistiche che non potranno mai essere esaustive? La libertà da parte di ciascuno di noi di dare risposte in situazioni di grande sofferenza è o meno limitata dalla possibilità di ricevere un'assistenza adeguata e gratuita e dallo sperimentare o meno una sensazione di amore e di attenzione profonda che proviene da chi ci sta intorno? È possibile prendere decisioni sulla nostra personale volontà di vivere e di affrontare percorsi terapeutici di grande sofferenza ora per allora? Non è una delle principali caratteristiche dell'uomo quella di dare risposte diverse agli stessi interrogativi a seconda delle diverse situazioni di vita concreta che in quel preciso momento sta vivendo? Tutto ciò si può definire autonomia, da cui discende l'autodeterminazione. In quest'ottica, non voglio addentrarmi oltre in un ragionamento come quello fatto dal Consigliere Giorgis, ma gli chiedo: se l'autonomia è questa - dare risposte diverse e significati diversi ai fatti a seconda dei momenti storici dell'attualità in cui si vive -, ha senso che abbandoniamo l'uomo da solo alla sua autodeterminazione? Non dobbiamo prendere in considerazione il fatto che l'uomo è relazione e, quindi, in quelle precise situazioni, quando lui non è cosciente, è bene che le decisioni vengano prese dai familiari che lui ha delegato, ragionando insieme ai medici, proprio perché gli vogliono bene e c'è un rapporto di relazione con l'uomo in sofferenza in quel momento? Sono domande alle quali non è facile rispondere e, forse, questa non è neanche la sede adatta per addentrarsi in simili questioni. Ritengo che avremmo potuto affrontare questo tema in due modi: il primo è dibattendolo (ed è positivo che ciascuno dichiari le sue visioni di vita su questi temi anche in un consesso come quello comunale); il secondo - a mio parere, quello sbagliato - è prendere decisioni e assumere deliberazioni, pur sapendo che questa materia non rientra tra le nostre competenze, in quanto, molto probabilmente, a breve delibererà il legislatore. Infatti, a meno che il Governo non cada, è prevista per dicembre la calendarizzazione del provvedimento alla Camera dei Deputati (il Senato l'ha già approvato). Ritengo che la strada che abbiamo scelto per affrontare questo tema sia superficializzante, in quanto ne nega la difficoltà e la complessità, lo banalizza e, oltretutto, produce un provvedimento assolutamente inutile per quanto riguarda i suoi effetti pratici. Infatti, non sono state affrontate e risolte le questioni ed il Comune è totalmente incompetente a prendere decisioni su questa materia. A fronte di una proposta di deliberazione di iniziativa popolare di questo tipo, mi sarei aspettato che il Comune riconoscesse la sua incompetenza a deliberare su questi argomenti, ma, invece, si è preferito affrontarli superficialmente. Credo, poi, che lo stato dell'arte sia fermo sulla contrapposizione tra tre visioni dell'uomo e di questo problema, che ritengo banalizzante affrontare come ha fatto il Consigliere Giorgis, cioè contrapponendo la volontà di opprimere l'uomo con la tecnologia alla sua autodeterminazione. Ribadisco che ci troviamo di fronte ad almeno tre possibilità; la prima è relativa al fatto che una certa parte politica e certe parti politiche all'interno del Parlamento vogliono portare avanti l'assoluta volontà di obbligare il medico a praticare qualunque tipo di terapia, anche la più estrema, ai pazienti in qualunque condizione, senza poter scegliere, in certi momenti, di sospendere alcune e, a volte, tutte le terapie. La trovo una posizione estrema che si avvicina a quanto detto dal Consigliere Giorgis, cioè la volontà di opprimere e sfiduciare l'uomo. Credo, però, che la seconda possibilità sia altrettanto pericolosa, perché c'è chi crede di poter superare questo primo problema affermando che ogni uomo, con anni di anticipo, può e deve decidere su ciò che gli accadrà magari molto tempo dopo. Non è mia competenza approfondire, ma vi cito solo due o tre dati; interessanti ricerche svolte negli Stati Uniti (dove questa norma è in vigore) sostengono che nel 77% dei casi, cambiando anche un solo aggettivo nella descrizione dello stato che il paziente potrà affrontare dieci o venti anni dopo, il paziente cambia idea; variando quell'aggettivo, cambia nuovamente idea, anche se, dal punto di vista medico, non è stata modificata la descrizione che gli viene sottoposta. Dal 1992, in Danimarca è in vigore una legge che permette il testamento biologico e i medici danesi, che notoriamente non sono dei bigotti clericali, recentemente hanno sottolineato il fatto che moltissimi dei pazienti che lo sottoscrivono non sono realmente informati. Se chiedessimo ad un nostro parente se pensa che la sua vita valga la pena di essere vissuta in certe condizioni particolarmente negative o con grandi disabilità, oggi risponderebbe certamente di no, ma è altrettanto vero che, chi si trova realmente in quelle situazioni, nella maggior parte dei casi accetta di vivere, anzi chiede di vivere. Credo che il tema debba essere posto e lo si debba considerare sotto un'altra ottica ed è questa la terza possibilità: ritengo che sia folle pensare che, in certe situazioni, non si debba sospendere ogni trattamento (a volte, anche l'idratazione e l'alimentazione), ma questo deve essere scelto per ogni singolo paziente, in quel preciso momento e in quella determinata circostanza (naturalmente, quando il paziente non è cosciente), probabilmente da chi gli vuole maggiormente bene - o da chi ha delegato a rappresentarlo - insieme ai medici o a chi può decidere per la sua particolare situazione. Altrimenti, rischiamo di arrivare al paradosso ben esemplificato dal Senatore Marino, che ritengo persona stimabile, in un convegno: ha raccontato di avere sottoposto un paziente ad un trapianto di fegato e, prima dell'operazione, gli ha rivolto alcune domande, come accade in quelle situazioni; il paziente ha detto che non voleva essere sottoposto a dialisi (perché non avrebbe voluto morire in quella condizione) e, quindi, ha firmato la dichiarazione, ma, pochi giorni dopo l'operazione, quando ha avuto una complicanza nefrologica che richiedeva la dialisi, il medico si è molto interrogato, perché, pur sapendo che molto probabilmente sarebbe stata una situazione temporanea e che avrebbe recuperato, dato che il paziente nella sua libera autodeterminazione aveva scelto di non volersi sottoporre alla dialisi, ha voluto dargli retta. Credo che questi problemi vadano affrontati con particolare attenzione, perché quasi nessun medico è disposto ad accettare una legge come quella che sta per essere approvata dal Parlamento, che prevede l'obbligo per ogni medico di sottoporre, in certe situazioni, i pazienti ad un vero accanimento terapeutico e pochi medici sono disposti a sottoscrivere una legge che li privi della possibilità di decidere per il bene del paziente. In quest'Aula ho sentito dire, e lo condivido, che dobbiamo fidarci dell'uomo per il bene del paziente in quel preciso momento, in quella determinata situazione, insieme a chi gli vuole più bene, perché l'uomo non è solitudine, non è un'isola, ma è relazione. Questo è importantissimo e credo che valga la pena di ragionare a fondo su questi argomenti; è giusto parlarne ed esprimere liberamente le proprie opinioni, ma è necessario lasciare che sia il legislatore a decidere e, poi, magari intervenire per mettere in atto ciò che quest'ultimo avrà deciso. Per quanto riguarda la proposta di mozione, non vi trovo nulla di male, però è piuttosto sconclusionata: "(…) attivare ogni utile informativa che consenta alle persone, qualora lo ritengano, di esercitare la propria autodeterminazione sul trattamento sanitario di fine vita con piena consapevolezza (…)", ma in assenza di una legge che definisca che cosa si intende, è sinceramente una scemata. "(…) Promuovere percorsi per lo sviluppo di una rete di coesione sociale nella Città (…)", è assolutamente positivo e condivisibile, ma sarebbe stato meglio inserire questo concetto in una proposta di deliberazione relativa a tutte quelle persone, perché, nelle audizioni svolte in Parlamento, i parenti di coloro che vivono queste situazioni hanno chiesto una maggiore qualità di vita per i loro cari, non hanno chiesto di sospenderla. Credo che queste determinazioni sarebbe meglio inserirle in provvedimenti di questo tipo, piuttosto che in una mozione priva di significato che accompagna una proposta di deliberazione altrettanto priva di significato. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) I giudizi politici sono tali, anche se, a volte, si dice "scemate" anziché "sciocchezze" o "cose non condivisibili". La parola al Consigliere Tronzano. TRONZANO Andrea Vorrei fare i miei complimenti al Consigliere Calgaro per la lucidità con la quale ha affrontato questo tema. Condivido molte delle sue affermazioni e, spesso, mi sono interrogato su questo argomento, perché, da una parte, ho avuto la sfortuna di avere in famiglia un caso di questo genere (mia suocera è morta di SLA) e, quindi, ne capisco il travaglio, ma, dall'altra parte, c'è l'indicazione morale ed etica della Chiesa. Non nego di essere sensibile a questi temi; soprattutto quando non ho sufficienti informazioni o non ho la sufficiente cultura per poter approfondire un determinato discorso, se non attraverso la lettura, sicuramente il rimando è ai principi e agli ideali e, in questo caso, la Chiesa è abbastanza chiara sull'argomento. Però, a fronte di una realtà che ho vissuto, devo ammettere che, personalmente, non sono assolutamente contrario al testamento biologico, inteso però con le parole del Consigliere Calgaro (al quale, in questa sede, mi rifaccio completamente). Parlare di testamento biologico nei termini di questo provvedimento, che considero strumentale, o della proposta di mozione presentata dal PD, che comunque prevede al fondo un'impegnativa oggettivamente difficile da concretizzare, credo che metterà il nostro Gruppo nella condizione di assumere una posizione di libertà di coscienza al momento della votazione. Questo è innegabile, perché è oggettivamente un principio ineludibile per noi: ogni componente del mio Gruppo si esprimerà liberamente, seguendo la propria coscienza. Dal punto di vista personale, sono assolutamente favorevole al testamento biologico per le motivazioni che ho già detto e che superano le indicazioni date dalla Chiesa, perché, in questo caso, ho vissuto concretamente e personalmente questo tipo di situazione. Di conseguenza, la linea sottile che esiste tra accanimento terapeutico e volontà del paziente - o aiuto che i medici vogliono dare al paziente - è difficilmente interpretabile e le Istituzioni hanno il dovere di scegliere quale deve essere la strada da seguire, aiutando il paziente (o i suoi parenti) ad individuare la soluzione migliore. Credo che sia questo il compito delle Istituzioni ed è per questo motivo che dico che questo provvedimento può essere bene inteso, ma non votato, perché serve soltanto ad illudere le persone. Siccome non abbiamo potestà e competenza su questo tema, votando questo provvedimento e pubblicizzandolo sugli organi di stampa il giorno successivo, rischiamo di illudere tantissimi pazienti, che, magari, poi si aspettano delle conseguenze concrete e positive, mentre, a mio giudizio, ciò non potrà avvenire. Ribadisco che il nostro Gruppo permetterà ad ogni suo componente di votare secondo la propria coscienza; personalmente, sono d'accordo sul testamento biologico, però, per quanto riguarda questo provvedimento, parteciperò alla votazione ma non esprimerò un voto favorevole, perché non porterà alcun risultato concreto e positivo e, di conseguenza, rischia soltanto di illudere i cittadini. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Silvestrini. SILVESTRINI Maria Teresa Sono contenta che, oggi, finalmente venga posta in votazione questa proposta di deliberazione di iniziativa popolare, sulla quale si discute da parecchio tempo e che non è stata presentata unicamente da cittadini, ma anche da persone che hanno un rilievo politico in questa Città e che è ingeneroso e, secondo me, anche antidemocratico considerare attori di una strumentalizzazione, in quanto significa delegittimare una "propositività" politica, di cui, invece, il Consiglio Comunale dovrebbe fare tesoro. Il mio intervento sarà breve, perché la proposta, nel merito, è molto chiara e attendiamo che venga realizzata. Vorrei richiamare gli interventi dei Consiglieri Giorgis e Calgaro, che hanno fatto dei riferimenti culturali precisi, per sottolineare che, in quest'Aula, appare chiaro che la nostra cultura è differente rispetto a quella che potremmo definire mitteleuropea (di origine protestante). In un Paese protestante, questa discussione non avverrebbe, perché, fin dal Cinquecento, vige il principio del cosiddetto libero esame, per cui ogni cristiano, di fronte alla Scrittura, che rappresenta il momento del dialogo interiore con Dio e di fronte alle realtà ultime dell'esistenza, è considerato libero; il cristiano è soggetto e il rapporto con Dio è individuale e avviene nell'interiorità della coscienza. Questo principio, invece, nella cultura cattolica non è stato accolto; da noi vige il principio di autorità e, forse, oggi discussioni come queste sono un po' il portato di un'attitudine culturale e religiosa che ha una lunga storia. Siccome, ora, i confini confessionali non sono così distanti com'erano un tempo, sarebbe opportuno, secondo me, che si avvicinassero anche le attitudini culturali, in modo da andare maggiormente nella direzione del riconoscimento della libertà di coscienza dell'individuo nei confronti delle realtà ultime e sacrali, come diceva il Consigliere Giorgis, che riguardano la propria vita presente e, eventualmente (per chi lo crede), futura. Una proposta di deliberazione come questa vuole sostituire il principio di autorità con il principio della libertà di coscienza individuale nei confronti della propria esistenza e della propria vita, intesa in senso ampio (non soltanto materialmente, ma anche spiritualmente). Prima di terminare il mio intervento, vorrei che l'Assessore all'Anagrafe o il Sindaco chiarissero all'Aula quali sono le modalità previste per la realizzazione concreta di questo provvedimento; vorrei capire come verrà applicato ed attuato, perché negli emendamenti presentati vengono proposte modifiche che, da quanto ho compreso, varieranno le procedure di attuazione. Gradirei, quindi, avere chiarimenti su come si intende applicare questa proposta di deliberazione. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Cerutti. CERUTTI Monica Considero questo dibattito molto interessante, però vorrei ricordare che - e il nostro Gruppo lo riporta come dato -, esattamente un anno fa, quest'Aula ha discusso lo stesso tema ed ha approvato una mozione che impegna: "(…) il Sindaco e la Giunta ad istituire presso gli uffici del Comune un Registro dei Testamenti Biologici, idoneo a raccogliere, su base volontaria, le dichiarazioni dei cittadini che vogliono esercitare il proprio diritto all'autodeterminazione sul trattamento sanitario di fine vita (…), come testimonianza certa e depositata della volontà della persona, anche se per la loro effettiva efficacia dovranno concorrere altri fattori". È importante ricordarlo, perché, a questo proposito (e credo che, forse, l'Assessore Ferraris dovrebbe assistere alla discussione), bisognerebbe considerare l'approvazione, avvenuta un anno fa, della mozione che ho appena citato; all'epoca, avremmo voluto poterla discutere con questa proposta di deliberazione (infatti, è stata presentata nel luglio del 2009), che, purtroppo, è rimasta in attesa di essere esaminata. Come Gruppo, insieme ad altri Consiglieri, avevamo presentato questa mozione nel marzo del 2009, a seguito della tragica vicenda di Eluana Englaro. In questo senso, mi unisco alle richieste avanzate dal Consigliere Silvestrini, in quanto, come è stato anticipato in Commissione, abbiamo già avuto modo di discutere questo tema, anche se, poi, l'Assessore ha sostituito un suo Collega e, quindi, è entrato nel merito della questione a lavoro avviato. Un anno fa, è stata approvata una mozione e questa proposta di deliberazione di iniziativa popolare riprende lo stesso tema, pur ampliandolo e ridefinendolo; ritengo, quindi, che ci sia già stato il modo di valutare effettivamente quali possano essere le modalità pratiche per poter attuare la mozione e - auspico - anche la proposta di deliberazione che verrà votata oggi. Tralascio gli argomenti più chiaramente legati ad una discussione del merito, che certamente sono molto interessanti, ma, al momento, l'Aula ha già assunto un atto in questo senso. Ricordo che la votazione era stata la seguente: 36 votanti, 24 favorevoli, 12 contrari e 2 astenuti. Quindi, non siamo all'anno zero per quanto riguarda questo tema, in quanto, un anno fa, si è svolta questa votazione ed è importante ricordarla, perché, altrimenti, si farebbe un torto al lavoro svolto da questo Consiglio e, chiaramente, anche a quello portato avanti dalla Giunta. Il mio Gruppo voterà a favore di questo provvedimento e riteniamo molto importante il fatto che, anche in questo caso, si sia addivenuti ad un testo condiviso, nel rispetto delle circa tremila persone che l'hanno sottoscritto. Bisogna sottolineare che, come ha ricordato il Consigliere Calgaro, è in atto una discussione a livello parlamentare, ma, viste anche le condizioni generali a livello politico, non credo che a breve si arriverà ad una votazione. In questo senso, così come era già emerso nel corso della discussione di un anno fa, ritengo che siano importanti questi segnali dal basso, che vedono le Amministrazioni Comunali attive su questo fronte, chiaramente senza alcun tipo di forzatura, perché potranno aderire a questa opportunità soltanto i cittadini che vorranno. Nella precedente discussione, avevamo ricordato che altre Città si sono mosse in questo senso, così come alcune Municipalità del Comune di Roma, che hanno già messo in atto questo tipo di opportunità. Vorrei, quindi, evitare di riprendere tutta la discussione già fatta e mi auguro che con questo atto (sperando che il Consiglio Comunale si esprima di nuovo positivamente), finalmente, si possa addivenire ad un'applicazione di questo indirizzo, che questa Assemblea ha già indicato un anno fa. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Galasso. GALASSO Ennio Lucio Mi scuso per essere arrivato in ritardo e, quindi, per non aver potuto seguire tutto il dibattito. Ritengo che sia sempre necessario avvicinarci con cauta delicatezza a temi di questo genere; vorrei, però, sottolineare - come credo di aver già detto in precedenza - che quando si propongono e si votano impegni di questo tipo si celebra il rito dell'inutilità, che non giova alla salute delle Istituzioni: infatti, quando i luoghi istituzionali vengono eletti a luoghi di esercitazioni, ci si avvilisce soltanto. L'approccio è sicuramente sbagliato, perché muove da una cultura dell'autosufficienza, che non ci fa cogliere quello che può essere il respiro, che ovviamente deve derivare dall'autodeterminazione della singola persona, ma qui si introduce un ulteriore elemento di preoccupazione e di incertezza: quando vi può essere l'autodeterminazione? Al di là di come si voglia guardare la questione e del fatto che comunque va sempre considerata con grande rispetto ed attenzione, le condizioni sono sempre oggettive e garantiscono una scelta definitiva? Mi domando se le emozioni di un attimo abbiano il respiro del senso dell'esistenza e devo ammettere che le esemplificazioni offerte dal Consigliere Calgaro mi sembrano abbastanza pregnanti e suscitano un'ulteriore riflessione. Termino il mio intervento dicendo che, quando ci si avvicina a questi temi, è bene tener presente - poi, lo si può condividere o meno, ma appartiene comunque ad un momento di riflessione - che la vita va intesa come un dono e, quindi, vi deve essere l'umiltà di porsi di fronte al mistero della vita, sia quando essa è rigogliosa, che, soprattutto, quando la sofferenza la può minare; ma, come diceva Lermontov, non è detto che anche la sofferenza non sia una generosa semenza. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Boero. BOERO Valter Dopo una settimana in Consiglio Comunale, non immaginavo di dovermi esprimere su un tema che, come cittadino, è al centro della mia attività di volontariato. Infatti, sono presidente del Movimento per la Vita di Torino e coordinatore dei Centri di Aiuto alla Vita della provincia di Torino; di conseguenza, il tema della vita, soprattutto di quella fragile, mi ha impegnato personalmente nell'attività di volontariato. Vorrei aggiungere che, l'anno scorso, ho partecipato abbastanza attivamente alla manifestazione "Biennale Democrazia" ed ho imparato molto; ho ascoltato dei pareri simili a quelli espressi in Aula questa sera e devo dire che ho sentito delle opinioni complessivamente condivisibili. In particolare, vorrei richiamare alcuni punti che, secondo me, di tanto in tanto affiorano ed è opportuno sottolineare: per esempio, mi ha fatto piacere sentire da parte del Consigliere Giorgis il cenno alla sacralità della vita, perché, sovente, viene omesso, mentre è da ascrivere ai principi della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, tanto per intenderci. A proposito dell'accanimento terapeutico: è un tema molto dibattuto, ma l'accanimento è escluso nel modo più assoluto dalla maggior parte delle persone. Sono pochissime le persone che lo considerano una soluzione alle difficoltà per quanto riguarda il fine vita. Probabilmente, l'annotazione più interessante è quella del Consigliere Gallo Domenico, quando parla della necessità di un clima adeguato per trattare questo argomento. Questo è il problema cruciale: per trattare determinati argomenti serve un clima giusto, perché non è possibile affrontarli adeguatamente se non vi è da parte di tutti l'attenzione necessaria per trovare la via per risolvere il problema. Questo è il punto nevralgico; se si creano tensioni e pregiudizi, allora crolla tutto e, alla fine, il dibattito diventa sostanzialmente inutile. Condivido pienamente anche le osservazioni dei Consiglieri Galasso e Ghiglia riguardo alla competenza, però vorrei sottolineare altri due aspetti: l'iniziativa popolare, che è il punto di partenza di questa riunione, ed il contenuto di questa proposta di deliberazione, che ha come primo firmatario Silvio Viale. L'iniziativa popolare è un fatto positivo, perché significa partecipazione e noi chiediamo sempre quella dei cittadini. Io stesso ho proposto un disegno di legge di iniziativa popolare a livello regionale e so esattamente quanta fatica richieda lo sforzo di mettere a fuoco un problema e riuscire a comprendere la finalità dell'iniziativa, formulandola in modo adeguato e facendo in modo che i cittadini la intendano pienamente. Questo è un problema delicatissimo e mi auguro che il primo firmatario e chi, successivamente, ha sottoscritto questo provvedimento si siano impegnati in questa direzione. Vorrei, però, sottolineare alcuni punti critici di questo provvedimento: intanto, devo ammettere che è una proposta "simpatica", perché vuole "portarsi avanti" con il lavoro. Così, secondo le intenzioni dei presentatori, quando verrà approvata la legge, saremo un po' avanti, anziché essere sempre a rimorchio. Peccato che i Consiglieri che siedono anche in Parlamento abbiano riferito che, in quella sede, si sta lavorando visto che la competenza è nazionale. Alla fine arriverà un testo su questo tema e, di conseguenza, sarà necessario adeguarsi. A mio parere, è inutile lavorare ad un livello di dettaglio che coinvolga l'Assessore Ferraris, quando non abbiamo ancora una definizione di testamento biologico. Non conoscendo quale sarà il contenuto di quel testo, come possiamo dare delle indicazioni? Ritengo che tutto questo sia un po' prematuro, perché prima di tutto dovremmo conoscere la definizione di testamento biologico. Chi ha una conoscenza minima di questi argomenti comprende questa difficoltà. Infatti, come si fa a preparare un abito se non sappiamo chi lo dovrà indossare? Se produciamo dei testamenti biologici versione "proposta di deliberazione di iniziativa popolare", il risultato sarà che avremo delle buste, il cui contenuto solleverà dei contenziosi, perché una volontà è stata espressa, ma non è detto che quanto previsto dalla legge coinciderà perfettamente, anzi ho qualche dubbio. Naturalmente, c'è il problema delle competenze, a cui ho già accennato prima, che non rappresenta un fattore secondario. Probabilmente, è stato chiesto anche un parere giuridico sull'opportunità di presentare in questo Consiglio Comunale una proposta di deliberazione di questo genere e ritengo che non sia stato molto saggio dare il via libera; sarebbe stato meglio avviare il dibattito, ma senza presentare un simile provvedimento. Mi domando se, realmente, le famiglie di Torino sentano la necessità di questo Registro; proprio sulla base dell'esperienza della "Biennale Democrazia", la mia risposta è negativa: la maggior parte dei cittadini ha altre preoccupazioni. Sarebbe stato meglio se avessimo pensato ad un registro dei laureati della Città, oppure dei laureati che hanno conseguito il dottorato di ricerca; avrei preferito pensare a questo genere di registri, proprio per poter organizzare una bella vetrina per il loro futuro. Vorrei soffermarmi ancora qualche secondo sul vero obiettivo di questa proposta di deliberazione. Quando si presenta un provvedimento, ci si chiede quale obiettivo si vuole raggiungere e quello di Viale è scritto chiaramente: "L'introduzione dell'eutanasia attiva e passiva e del suicidio assistito". Quando l'ho letto sono rimasto atterrito, perché è scritto esplicitamente, ma non so se tutti sono così desiderosi di introdurre l'eutanasia ed il suicidio assistito. Avendo partecipato anche ad una riunione nel corso della quale si discuteva il nuovo Statuto, ne ho letto alcuni articoli e vorrei citarne l'inizio: "La Città di Torino, prima capitale dell'Italia unita, luogo di origine e crescita di Istituzioni di solidarietà sociale, Medaglia d'Oro della Resistenza (...)"; per quanto riguarda la solidarietà sociale, penso ci si riferisca al Cottolengo e al Valdocco e devo ammettere che c'è un certo contrasto nel leggere la proposta di deliberazione e l'incipit del nostro Statuto. Vorrei concludere con alcune testimonianze che sono state raccolte durante la manifestazione "Biennale Democrazia", nel corso della quale si sono svolti dei dibattiti per riflettere proprio su questo tema. Era ancora calda la vicenda di Eluana Englaro e, effettivamente, la posizione più diffusa, convincente e condivisa sembrava essere quella di Beppino Englaro; però, pochi prendevano in considerazione il punto di vista di Eluana Englaro, perché non si riusciva a comprendere bene, così come - vorrei far notare - il punto di vista delle persone che la assistevano (ed assumere un punto di vista non è un fatto casuale). A proposito del testamento biologico, è intervenuta una signora che rappresentava un'associazione di anziani malati e, di fronte alla prospettiva della sua introduzione (fatto che, chiaramente, aprirebbe una prospettiva nella direzione dell'eutanasia), ha dichiarato che preferiva assicurarsi tutti gli accanimenti terapeutici, ma non voleva assolutamente sentire parlare di testamento biologico. Effettivamente, questo tema è importante, ma, soprattutto, preoccupa il fatto che lo strumento che viene posto in essere possa ledere la vera volontà delle persone. Due settimane fa, ho passato circa una dozzina di ore alle Molinette per assistere una persona che era al Pronto Soccorso ed ho visto in che condizioni arrivano soprattutto gli anziani: c'è sempre molto trambusto, il personale è insufficiente e gli infermieri ed i medici assistono i pazienti come possono, per cui, effettivamente, sono spesso abbandonati. Proprio queste persone abbandonate sarebbero state disposte a sottoscrivere immediatamente un testamento biologico. Di fronte alla disperazione, quale soluzione si può intravedere? Ma è proprio la presenza di qualcuno accanto alle persone in grande difficoltà e senza prospettiva che muta lo scenario. Come diceva in precedenza il Consigliere Calgaro, se abbiamo una vita di relazioni, le relazioni ci consentono di avere una prospettiva e i problemi del testamento biologico improvvisamente si riducono al minimo e, forse, scompaiono. L'ultima nota riguarda la credibilità dei proponenti: mi dispiace dirlo, ma i Radicali proposero un referendum sul nucleare, che ora ci costringe ad importare l'energia elettrica, prodotta con il nucleare, per illuminare quest'Aula; non vorrei che ci avviassimo su un percorso simile. VENTRIGLIA Ferdinando (Vicepresidente) La parola al Consigliere Genisio. GENISIO Domenica Ho ascoltato con attenzione i vari interventi e devo ammettere che non sono più confusa, ma abbastanza sconcertata. In Commissione, il documento è stato esaminato e sviscerato, per cui abbiamo ampiamente affrontato questo argomento e mi dispiace che alcuni Colleghi non fossero presenti a quelle riunioni (sia perché non erano ancora Consiglieri Comunali, sia per impegni dovuti alle loro attività parlamentari o regionali). Questo è un provvedimento che ho scelto di condividere (anche se, in realtà, lo condivido soltanto parzialmente), in primo luogo, perché è un atto di iniziativa popolare e credo che non vi sia una democrazia seria se non si rispettano e non si pongono in discussione le proposte che arrivano dai cittadini (credo che questo principio dovremmo averlo ben presente tutti); inoltre, si tratta di un tema di cui si parla da molto tempo. È vero che non vi è ancora alcun indirizzo preciso da parte del legislatore, ma, se devo esprimere il mio pensiero, preferirei che non fosse una legge a normare quando un cittadino può o meno rifiutare alcune terapie e cure, perché dovrebbe essere una libertà del singolo, indipendentemente dalla fede che il medesimo professa. Considerando il progredire della scienza e delle tecnologie, forse è necessario evitare che una persona possa essere oggetto di accanimento terapeutico o, al contrario, che possa essere abbandonata a se stessa se non si ritiene (come avviene nei Paesi anglosassoni e anche nella democraticissima Svezia) che sia conveniente un investimento per curarla, magari perché molto anziana. Ci troviamo di fronte a dimissioni velocissime dagli ospedali e, anche se l'intervento chirurgico è riuscito, il paziente muore perché le cure successive non sono state prestate per problemi economici, oppure alla scelta di interventi più o meno invasivi a seconda di quanto decidono, al posto dell'individuo, le case farmaceutiche e la speculazione in materia sanitaria. Il quadro è molto complicato ed ho ascoltato con attenzione l'intervento del Consigliere Calgaro (anche se ha detto che abbiamo scritto delle scemenze, ma non importa, perché può anche essere vero e non mi offendo assolutamente), ma credo che sia significativo che la Città (che, peraltro, si era già espressa sull'argomento, ma, all'epoca, non votai quella mozione, perché non ne condividevo il metodo), visto che il tempo sta passando e da parte dell'opinione pubblica c'è sempre più confusione, si metta al servizio del cittadino, anche se non è un atto dovuto e non è prescritto. È giusto che la nostra Città metta a disposizione e, eventualmente, insieme alla società e alle associazioni attivi quelle iniziative che mettano al sicuro le persone, perché, oggi, stiamo vivendo una fase in cui si crea soltanto paura e confusione. Nelle stanze di questo palazzo - ma non in Sala Rossa - e anche fuori ho sentito che molti dichiarano che farebbero quella scelta piuttosto che vivere in condizioni tali da creare difficoltà ai familiari e l'elemento che impressiona non è l'istituzione di un registro più o meno valido o puntuale in ambito comunale, ma quello che le persone stanno vivendo e le difficoltà che hanno nell'affrontare la vita (che non ritengo solo biologica), perché questa richiesta la può fare liberamente un cittadino di qualsiasi età. Alcuni degli emendamenti presentati credo abbiano snellito e anche un po' stemperato alcune durezze contenute nella proposta di deliberazione, ma quello che ci deve colpire, come Consiglieri Comunali ed amministratori, è il clima di insicurezza e di timore che stanno vivendo i nostri concittadini (e, magari, noi stessi). Ricordo che il Ministro Turco, a proposito dei casi Englaro e Welby, diceva che non dobbiamo lasciare soli i cittadini e le famiglie che vivono delle difficoltà estreme, perché certe scelte possono essere fatte anche perché si ha il timore di trovarsi in quelle condizioni. La proposta di mozione (non è nulla di che, si poteva scrivere un trattato, perché sono state fatte tante dichiarazioni) richiama semplicemente l'attenzione sul valore della vita: si tratta di un valore indisponibile e credo che lo debba essere per chiunque, anche se qualcuno ci crede un po' di più e qualcuno un po' meno, ma deve ricordare a tutti di creare un sistema di relazioni, perché nessuno sia tentato dal pensare che la sua vita non valga più, magari perché non è come prima; chiaramente, è difficile accettare il decadimento, l'invecchiamento, le rughe ed i capelli bianchi (e, ormai, lo è anche per gli uomini, che se li tingono come le donne). VENTRIGLIA Ferdinando (Vicepresidente) Consigliere Genisio, le chiedo di avviarsi alla conclusione. GENISIO Domenica Concludo dicendo che voto questa deliberazione con fatica, perché la mia è una scelta complessa che segue l'indirizzo espresso dal Consiglio Comunale, ed è una sollecitazione rivolta al Parlamento, affinché, anziché perdersi in tante stupidaggini, riesca a definire una volta per tutte, dopo dieci anni, un atto che sicuramente non è prioritario per la vita e per l'economia del Paese, ma che può migliorare la qualità della vita dei cittadini. VENTRIGLIA Ferdinando (Vicepresidente) La parola al Consigliere Centillo. CENTILLO Maria Lucia Mi fa piacere intervenire dopo aver ascoltato il Consigliere Genisio, perché tutti sappiamo che anche all'interno del PD abbiamo posizioni diversificate sui temi etici. Ho già detto in quest'Aula e ci tengo a ribadire che, mentre anni fa su temi di sensibilità etica, come il divorzio e l'aborto, il PC e la Democrazia Cristiana riuscivano a trovare una sintesi in Parlamento, oggi come oggi questo non avviene più e non mi stupisco che in quest'Aula ci siano posizioni così diversificate. A parte alcuni interventi, permettetemi di dire, alcune cadute di stile, ho trovato molto apprezzabili i toni che abbiamo avuto nel dibattito di oggi. Ci troviamo di fronte a problemi di merito e di metodo. Questa deliberazione, che è una deliberazione di iniziativa popolare, quindi rappresenta un possibile esercizio di democrazia riconosciuto dal nostro Statuto, è stata presentata parecchi mesi or sono e in questo arco di tempo vi sono state diverse discussioni al nostro interno. Abbiamo assistito al cambio dell'Assessore ai Servizi demografici - e non nascondo che questo ha modificato un po' il corso dei lavori -, vi è stata l'acquisizione di pareri giuridici e soprattutto abbiamo vissuto un'attesa che sembrava potesse consentire di avere, in qualche modo, a portata di mano la legge nazionale. Purtroppo questo non è successo. Auspico che a dicembre, o magari domani mattina, ci sia una legge nazionale ed è chiaro che questa deliberazione non può che essere transitoria rispetto all'attuale vuoto legislativo che c'è. Già nella precedente tornata amministrativa abbiamo approvato una proposta di ordine del giorno che auspicava una legge su questo tema e da allora saranno passati sei o sette anni, eravamo alla fine del precedente mandato. Quindi, non darei così per scontato che questa situazione si possa risolvere; in questo senso dico al Consigliere Zanolini - che conosco da molti anni e so quanto si sia impegnato su questi temi anche in termini professionali - che il nostro sarà un voto di astensione, non come giudizio di merito, ma nella speranza che si possa trovare una soluzione a livello nazionale. A parer mio è una speranza che potrebbe venir meno, quindi invito il Consigliere Zanolini a riflettere su questo aspetto e ad essere coerente con le sue posizioni, che io conosco. Questa deliberazione, nel metodo, è proposta sicuramente da alcuni cittadini attivisti politici - e li voglio ringraziare perché ci costringono, comunque, ad entrare nel merito di alcune questioni -, ma è stata firmata anche da tantissimi cittadini comuni, e non soltanto sull'onda dell'emozione suscitata dal caso Englaro. Vorrei ricordare al Consigliere Boero che il padre di Eluana Englaro ha fatto questa battaglia civile così importante, sicuramente difficile e faticosa per lui, proprio per onorare quella che era stata la posizione della figlia. Quindi, dire che non esisteva una posizione di Eluana Englaro è, a parer mio, un falso storico, perché il padre riportava esattamente quanto la figlia aveva detto. È chiaro che, se ci fossero state volontà scritte, sarebbe stato tutto più facile. Oggi nella nostra Città esistono tantissime associazioni che già svolgono questo lavoro; credo che la proposta della Giunta di fare un po' da collettori rispetto alle associazioni sia sicuramente utile, ma non ci mette nella condizione di coprire, in qualche modo, non in termini di vicariare, ma di lenire il danno che il Parlamento sta facendo nel non dare risposte ai cittadini e anche agli operatori che si trovano di fronte a casi da discutere. Ci sono altri Comuni che hanno fatto questa scelta. Spesso il Comune, come Ente vicino ai cittadini, si prende degli spazi compatibili con il suo funzionamento proprio perché nel nostro Statuto il principio di uguaglianza è una cosa importante. Per me è importante sapere che un cittadino non debba ricorrere a un notaio o non debba pagare necessariamente 30, 40, 50 Euro all'anno per essere iscritto ad un'associazione. Dopodiché nessuno è obbligato a fare questa scelta. Penso che votare la deliberazione di iniziativa popolare sia una scelta giusta, nel metodo e nel merito, e la mozione di accompagnamento, che abbiamo predisposto come Gruppo del PD, ha una lettura completamente diversa rispetto a quella data dal Consigliere Gallo. Sia il Consigliere Giorgis che il Consigliere Silvestrini hanno citato gli aspetti religiosi ed etici; esiste un altro aspetto di cui bisogna tenere conto, che è quello sociale: nella società di oggi bisogna essere prestanti, giovani, attivi e forti. Allora la dignità della vita è nella vita in sé, nella vita di un bambino che nasce con dei problemi, perché quel bambino ha diritto di vivere, nella vita di un anziano nella fase di decadimento - che cita anche oggi Prodi rispetto al Paese -, perché è una cosa che si può accettare, ma la dignità della vita e la dignità della morte riguardano un dato personale che ciascuna persona ha diritto di esprimere senza giudizi, Onorevole Calgaro, scemate o non scemate, in piena autonomia ed in piena libertà. In questo senso credo non sia giusto votare per parti separate, perché questo è il principio che noi volevamo affermare, in base al quale si curano anche le persone povere, malate e fragili, perché, se vale il principio che bisogna essere sani e belli, vale il principio - come avviene in altri Paesi - che si deve decidere dove si utilizzano le risorse, sui sani e sui belli. VENTRIGLIA Ferdinando (Vicepresidente) Vorrei anche ricordare che vale il Regolamento, che prescrive interventi della durata di 5 minuti, con un minuto di tolleranza, ma i minuti non possono diventare 7 o 8. La parola al Consigliere Cassiani. CASSIANI Luca Non volevo intervenire, però alcune cose dette dal Consigliere Boero spingono a fare un intervento di carattere tecnico, ovviamente le posizioni rimangono diverse, come è giusto che sia. Il confronto democratico serve ad ascoltare l'opinione degli altri, però ricordo che poi l'Aula è sovrana e la rappresentanza dei cittadini torinesi è in quest'Aula. Siamo stati eletti dai cittadini torinesi, esistono una Maggioranza ed una Minoranza, democraticamente credo che sia giusto che si esercitino i diritti che questo sistema consente. Quindi, nessuno di noi ha, in qualche modo, il monopolio dell'opinione dei torinesi se non attraverso il voto e la rappresentanza democratica che qui compare. Prima di tutto, per quanto riguarda le battaglie sui diritti civili, credo che il Paese reale sia molto più avanti della società politica e della comunità politica; questo lo ha dimostrato il nostro Paese nel corso di cinquant'anni: il Paese reale era molto più avanti della comunità politica e del Parlamento ai tempi del divorzio, tant'è vero che ci furono queste battaglie, che il Consigliere Boero ricordava, da parte dei radicali, tra l'altro una battaglia di civiltà vinta democraticamente dagli italiani con un referendum democratico che ha preso una posizione; tra l'altro, anche i cattolici consentirono a quel referendum di essere vinto, sicuramente non soltanto la Sinistra. Lo stesso vale per la Legge 194, che riguarda l'interruzione di gravidanza: anche per quanto riguarda questa Legge credo che, democraticamente, i cittadini italiani siano molto più avanti della comunità politica, che rappresenta posizioni diverse, che si sono espresse nel referendum e che, in qualche modo, hanno trovato collocazione giuridica nel Parlamento, che ha legiferato e ancora oggi, nonostante siano passati oltre 30 anni, questa continua ad essere una legge fondamentale nel nostro ordinamento, perché vige il principio della democrazia. È capitato, invece, che per altre questioni sono stati fatti dei referendum, per esempio sul testamento biologico, sulle questioni derivanti dall'uso degli embrioni, sulla fecondazione assistita e quant'altro, ma l'affluenza alle urne da parte dei cittadini non è stata sufficiente per affermare numericamente quanto il referendum richiedeva, quindi queste proposte non sono diventate leggi del nostro ordinamento. Però bisogna accettare sia quando i cittadini si esprimono in un modo, sia quando si esprimono nell'altro. Personalmente avevo espresso un voto favorevole a quei referendum, invece, purtroppo, il loro esito non è stato positivo per i proponenti. Per quanto riguarda la questione del ruolo costituzionale del Comune, voglio precisare che è la stessa Costituzione ad affidare ai Comuni il compito di difendere i diritti dei cittadini in essa stabiliti, quindi è giusto ed è bene che anche questo Consiglio Comunale si occupi di questi diritti, che riguardano la vita, la salute e le scelte dei cittadini. Per terminare, ritengo che l'impegnativa di questa deliberazione citi un punto fondamentale, che è l'istituzione, su base volontaria, delle dichiarazioni dei cittadini. Se il Consigliere Boero ritiene che questo sia un errore, credo che sia giusto che lui e la sua parte politica facciano una battaglia per non aderire volontariamente a questa scelta. Però non si può impedire a me o a chi la pensa come me di scegliere questa possibilità, su base volontaria, bisogna dare un'opportunità a chi non la pensa come il Consigliere Boero e come altri. Essere in un regime di libertà, secondo me, significa consentire a chi ha un certo tipo di idee di poterle esprimere liberamente. Moltissime persone, pur cattoliche o con convinzioni morali, credono che la Legge 194 sia sbagliata e non avrebbero mai acconsentito o dato l'assenso, personalmente o nella propria famiglia, all'interruzione volontaria di una gravidanza. Però da qui a negare la possibilità a qualcuno di fare quella scelta, passa una parola soltanto: democrazia, cioè il rispetto per chi non la pensa come me. Allora, se non ci si vuole iscrivere al registro del testamento biologico torinese, non lo si fa, ma se io volessi scegliere oggi di fare, in qualche modo, il tipo di vita che ha fatto Eluana e affidare nelle mani di qualcuno - che non so chi sarà e non so, soprattutto, come la pensi - quella che sarà la fine della mia vita, io non ci sto, preferisco scegliere adesso, che sono nelle condizioni morali, sociali ed intellettuali per poterlo fare. Su questo il Consigliere Olmeo ha dei dubbi, personalmente gli auguro che ci sia qualcuno che la pensi come lui. Questo è, a mio parere, quello che deve fare il Consiglio Comunale di Torino: dare la possibilità a tutti di poter esprimere una scelta, così come abbiamo fatto, per esempio, per il registro delle unioni civili. Anche per quanto riguarda tale questione, tutti noi abbiamo un'idea della famiglia, che, nel mio caso, è molto diversa rispetto a quella di alcune persone dell'Opposizione, per fortuna è diversa e per fortuna ci sono una Maggioranza ed un'Opposizione. Lo stesso accade in Parlamento, dove, per esempio, su queste vicende la nostra parte politica molto spesso non ha trovato la possibilità di affermare questi diritti. Ritengo e ribadisco, però, che il Paese reale è molto più avanti rispetto alla nostra realtà politica e rispetto alle discussioni che si affrontano in Parlamento. Mi dispiace ricordare al Consigliere Centillo che negli anni Settanta l'allora Ministro Fanfani, segretario della Democrazia Cristiana, fece una battaglia ferocissima sul divorzio ed i suoi elettori lo sconfessarono. Attenzione, perché il Paese reale è molto più avanti sulle questioni riguardanti la fine della vita, sulle unioni civili e sulle questioni riguardanti le scelte sessuali delle persone. Attenzione a questo, altrimenti facciamo battaglie di retroguardia, senza mai tenere conto dei pensieri che esprime realmente il Paese. VENTRIGLIA Ferdinando (Vicepresidente) Non vi sono altri Consiglieri che intendono intervenire. La parola al Sindaco. SINDACO Intervengo come Consigliere soltanto per esprimere, molto rapidamente, la mia opinione. Premettendo che sono, ovviamente, d'accordo con la proposta di deliberazione, come diceva il Consigliere Boero, rispetto la partecipazione a questa iniziativa popolare. Per quanto riguarda il tema dei proponenti che darebbero un marchio di origine sbagliato, naturalmente non si può pretendere che chi promuove la partecipazione sia come vorremmo noi, però ricordo sommessamente che i Radicali - come è già stato, peraltro, appena ricordato - sono anche coloro che hanno obbligato il Parlamento ad approvare la Legge sul divorzio, che, se non ci fosse stata, ci avrebbe relegato ad essere un Paese del sottosviluppo culturale dei diritti civili. Da questo punto di vista, mi permetto di ricordare, da ex comunista iscritto al PCI già in quegli anni, ahimè, per ragioni di età ("ahimè" è riferito all'età, non sono un pentito), che allora la sottovalutazione ci fu da entrambe le parti, perché chi ha la mia età ricorda benissimo l'editoriale di un dirigente del PCI, Bufalini, che ormai è deceduto, che invitava a trovare un accordo con la DC in Parlamento perché considerava il divorzio un istituto che poteva spezzare l'etica pubblica prevalente. Lei è più giovane di me. Quando ci fu il referendum nel 1974, io facevo il guardia- seggi nei seggi vicino a Belluno, perché ero nell'Artiglieria da montagna, e la cosa che mi aveva colpito era il fatto che vi fosse una straordinaria maggioranza di popolazione a difendere la legge e a far vincere il referendum, anche in aree notoriamente non proprio metropolitane. Personalmente non sono in accordo su molte questioni con i Radicali, però innanzitutto non si può pretendere che abbiano valore soltanto le iniziative di partecipazione fatte da chi è d'accordo con noi, con me, con lei, con il Consigliere Carossa o con il Consigliere Centillo, e poi si possono anche non condividere alcune cose, ma bisogna dare atto che, dal punto dei vista dei diritti civili, senza il Partito Radicale l'Italia sarebbe più povera di quel che è. Questo mi consente di affrontare il tema che più mi interessa sottolineare, cioè io non credo che quello che noi approviamo - nel suo piccolo, come segnale, ben inteso - sia un problema di democrazia, nel senso che non è un problema procedurale, formale, legato alle istituzioni, secondo me è molto più legato a questioni che sono state sollevate, per esempio, negli interventi dei Consiglieri Giorgis, Calgaro e anche di altri Consiglieri, e che sono state riprese, ad esempio, dai Consiglieri Boero, Tronzano, Genisio e Centillo. Noi siamo un Paese che, nella contrapposizione fra laicismo e confessionalismo, ha mutilato, più di quanto fosse dovuto, la possibilità di accrescere il patrimonio dei diritti civili degli italiani. Questo credo sia un passo che va in una direzione un po' diversa e, in questo senso, non mi sembra di poter trovare una coincidenza. Vorrei riferirmi all'intervento del Consigliere Calgaro e mi dispiace che in questo momento non sia presente, perché ritengo che approvare questa proposta di deliberazione sia un primo passo verso il riconoscimento di una centralità della persona, non intesa come entità autoreferenziale o solipsistica, ma esattamente come luogo di relazioni, come elemento di un sistema di relazioni. Approfitto del fatto che sia rientrato in Aula il Consigliere Calgaro per ribadire quanto stavo dicendo, e cioè che ritengo che questo, nel suo piccolo, sia un segnale, un primo passo per superare una contrapposizione fra confessionalismo e laicismo, perché, in qualche modo, investe la persona come soggetto delle proprie decisioni, non in senso deterministico, autoreferenziale e solipsistico, bensì in quanto la obbliga a riflettere esattamente un concerto di partecipazione e di relazioni che sono proprie della persona. Quindi, quantomeno, offrire una opportunità in più di riflessione su un tema certamente difficilissimo, come è il fine vita e quello che ognuno vorrebbe per il fine vita (in merito al quale ritengo che occorra diffidare da tutte le semplificazioni), proponendo degli stimoli e degli incentivi, proprio perché si tratta di un fatto pubblico e non di un fatto privato che obbliga ad andare in un'associazione o da un notaio, secondo me è un elemento in più che può aiutare una lievitazione della centralità della persona come luogo e come centro di un sistema di relazioni, e non come entità solipsistica nell'universo. Ovviamente questa riflessione coinvolge anche le convinzioni religiose della persona, ci mancherebbe altro, fanno parte del patrimonio di relazioni e del modo con cui una persona si rapporta con la società. Sono consapevole del fatto che questo è solo un segnale anche per accelerare una discussione, per far vedere che nel Paese esiste un'esigenza in merito alla quale è bene che il Parlamento discuta. Se poi il Parlamento prenderà delle decisioni e darà un segnale, è chiaro che non potremo che tenerne conto, qualora venisse approvata una legge che va in una direzione diversa, ne terremo conto, anche se, ad occhio e croce, se capisco qualcosa di politica, temo che il Parlamento non prenderà più molte decisioni, almeno per un po' di tempo, poi vedremo. Sarebbe facile far battute sulle cose di cui attualmente è costretto ad occuparsi il Parlamento, ma non le faccio per non turbare un dibattito complessivamente rispettoso ed impegnato. Al momento l'unica preoccupazione che esprimo (che era già emersa all'origine delle riflessioni fatte come Giunta di alcuni suggerimenti di emendamento) riguarda il sovraccarico burocratico che da questo può derivare per il Comune. Ritengo sia giusto che il Comune si faccia carico di questo, però bisogna tenere conto che, così come accade per molte altre materie che sono di stretta competenza, assumere funzioni e non avere risorse a disposizione o non avere autonomia finanziaria e fiscale per potervi far fronte è un problema di cui credo dobbiamo farci carico tutti. Noi cercheremo di farcene carico e di organizzare al meglio, però pregherei anche quest'Aula, qualora fosse approvata questa deliberazione, di tener conto del fatto che poi, nella gestione, potrebbe rendersi necessario tornare sulla questione proprio per adeguarla dal punto di vista funzionale, burocratico e finanziario. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Dichiaro conclusa la discussione congiunta. |