| Interventi |
CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Passiamo alla discussione dell'interpellanza n. mecc. 201005778/002, presentata in data 2 ottobre 2010, avente per oggetto: "Destinazione dell'edificio di proprietà comunale di Via Ferrari adiacente l'Istituto Avogadro" CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) A questa interpellanza rispondono congiuntamente prima l'Assessore Viano e poi l'Assessore Borgogno. La parola all'Assessore Viano. VIANO Mario (Assessore) Devo dire che la questione è istituzionalmente abbastanza imbarazzante, perché siamo di fronte a un'interpellanza nella quale si avanzano riserve e si pone in discussione una scelta di competenza della Provincia. È vero che noi siamo proprietari dell'immobile, ma è altrettanto vero che noi non lo abbiamo dato in comodato alla Provincia perché la Provincia ci è simpatica, ma perché ha la competenza istituzionale sulla formazione superiore. Non potevamo non darglielo e non possiamo adesso dire, siccome siamo proprietari, "Un mument, veduma". CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Le prego di utilizzare l'inglese piuttosto che lingue straniere poco conosciute; almeno l'inglese lo si conosce bene. VIANO Mario (Assessore) Volevo rappresentare in modo un po' colorato il fatto che la situazione è obiettivamente imbarazzante per la proprietà, che non mantiene una titolarità d'uso almeno di seconda battuta dell'edificio. A fronte della competenza provinciale sulla formazione superiore e a fronte del fatto che la Provincia, nella corrispondenza che ci ha recentemente indirizzato, ha ribadito che quella porzione di edifici, che fanno parte del grande compendio, nel recente passato non è stata destinata principalmente per attività direttamente formative, nel momento in cui ha ritenuto che fosse ragionevole e possibile destinarla a un uso assolutamente coerente in termini generali e complementare alle attività formative proprie (peraltro confermandoci che ha interloquito ed è arrivata ad un'intesa con l'Amministrazione dell'Istituto), obiettivamente ci riesce abbastanza difficile assumere un atteggiamento censorio, mettendo in discussione delle decisioni che sono proprie di quel livello istituzionale, in nome del fatto che noi ne siamo proprietari. Certo, siamo proprietari, ma il comodato in qualche misura è obbligatorio in capo alla Provincia. Volevo stabilire questa premessa di carattere sostanziale, perché altrimenti si potrebbe dire che non se ne fa niente perché noi siamo i proprietari e non ci sta bene. Beh, un momento; devo ribadire che la competenza propria in materia di attribuzione di spazi, di valutazione delle risorse, eccetera, è di competenza provinciale. Io comprendo alcune delle proposte contenute nell'interpellanza, nella quale si sostiene per esempio che ci sono altri plessi che potrebbero ben ospitare... eccetera; ma nello stesso tempo dico che una simile interpellanza deve essere presentata presso la Provincia, perché è quella la sede istituzionale competente a discutere la correttezza di quella scelta. Dopodiché, noi come Giunta ci faremo interpreti delle preoccupazione espressa dal Consiglio Comunale con questa interpellanza, direttamente e indirettamente. Ma un cosa è farcene interpreti, altra cosa è rivendicare una competenza non nostra, di fronte a una conferma della determinazione della Provincia e fatte salve tutte le interlocuzioni e audizioni del caso. Ci faremo interpreti di queste preoccupazioni, però senza eccedere, per evitare incidenti istituzionali. Perché se è una competenza di un altro Ente, dobbiamo rispettarla, altrimenti in altri casi la situazione potrebbe ribaltarsi. Quindi, se pretendiamo che altri non mettano il naso in questioni che sostanzialmente attengono alla nostra competenza, dobbiamo fare altrettanto. Ribadendo che il comodato non è una scelta discrezionale, ma è un obbligo legato alla ripartizione delle competenze istituzionali, per quanto mi riguarda in particolare, avendo la competenza di carattere patrimoniale, rappresenterò le preoccupazioni e anche le proposte alternative avanzate. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola all'Assessore Borgogno. BORGOGNO Giuseppe (Assessore) In realtà noi ci siamo già in parte fatti interpreti della questione posta dal Consigliere Rattazzi e da altri quarantadue Consiglieri. Stimolati dall'interpellanza e avendo un'interlocuzione istituzionale con la Provincia, abbiamo ovviamente chiesto alcuni elementi in più per conoscere bene la situazione. Come accennava l'Assessore Viano, una nota sull'argomento ci è arrivata il 2 novembre, quindi pochi giorni fa. Ve la leggo: "Recentemente l'Istituto Avogadro ha richiesto alla Provincia garanzie circa il fatto che il progetto in questione non impedisse una futura possibilità di sviluppo in termini di spazi da parte dell'Istituto per una serie di progetti che l'Istituto ha in campo. Tale assicurazione è stata fornita all'Istituto, comunicando che in futuro possibili espansioni potranno avvenire all'interno del medesimo immobile" eccetera. Quindi, noi il rapporto istituzionale lo abbiamo con la Provincia e gli abbiamo chiesto che ci fornisse qualche argomento più dettagliato sulla questione. I rapporti istituzionali con gli altri due soggetti coinvolti in questa operazione, cioè con la Compagnia di San Paolo da un lato e con l'Istituto Avogadro dall'altro, li ha la Provincia. Naturalmente nei prossimi giorni sarà nostra cura approfondire ancora, se è necessario, l'argomento; tuttavia, per quanto riguarda il Comune di Torino, la questione si pone esattamente nei termini che sono stati descritti dall'Assessore Viano. Peraltro, devo dire che anche le caratteristiche, perlomeno quelle che abbiamo potuto vedere, del progetto elaborato dalla Compagnia di San Paolo, hanno senza dubbio un'utilità, al di là della loro ubicazione fisica, per il sistema scolastico torinese ed in particolare per le scuole primarie e secondarie. Quindi questo elemento noi non possiamo non considerarlo. So che domani in Provincia verrà discussa un'interpellanza simile; sarà un elemento in più che si aggiunge a questa lunga istruttoria, che ormai va avanti da qualche mese: sentiremo che cosa succede lì. Non credo che ci siano problemi ad approfondire ancora la questione, tuttavia rimane fermo il fatto che le politiche che riguardano gli istituti scolastici superiori sono politiche che stanno in capo alla Provincia, che i rapporti istituzionali con la Compagnia di San Paolo e con l'Istituto Avogadro, in questo caso in particolare, sono anche loro in capo alla Provincia e che il rapporto istituzionale che dobbiamo tenere noi è innanzitutto con la Provincia. Quindi dobbiamo muoverci ovviamente entro questi confini. Spero che tutto ciò avvenga rapidamente, perché mi pare che la Provincia si fosse organizzata per chiudere la questione entro il 16 novembre con la sottoscrizione della convenzione. Quindi i tempi non sono lunghissimi, tuttavia... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Sì, sono problemi della Provincia, ma dato che stiamo discutendo di questa interpellanza e visto che dovremo sottoscrivere anche noi questa convenzione, sono problemi anche nostri. Quindi l'auspicio è che, nell'arco di questa settimana, quanto c'è ancora da chiarire venga chiarito; dopodiché, noi non possiamo che muoverci entro l'ambito che l'Assessore Viano ha descritto bene poco fa. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Rattazzi. RATTAZZI Giulio Cesare Le risposte non mi soddisfano completamente, soprattutto l'ultima riguardo gli aspetti temporali. Solo adesso stiamo cominciando a parlare di questo problema e bisognerebbe anche chiedersi per quale motivo l'Istituto Avogadro, che è il più antico d'Italia e il più grande del Piemonte, abbia conosciuto questa vicenda soltanto una decina di giorni fa. Non è una questione di poco conto, perché è un problema di democrazia. Appunto, io non lo imputo a voi io, per carità; vi sto solo sollecitando un ruolo che deve andare al di là degli aspetti strettamente burocratici, perché altrimenti vengono fuori altri problemi. Questa vicenda affrontata con la fretta va a finire male, nel senso che produrrà all'esterno tutta una serie di situazioni e di contrasti che - dovete darmene atto - finora ho cercato di evitare. A me capita di dovermi occupare di questo aspetto per tre motivi. Primo, perché ho fatto per vent'otto anni il preside dell'Avogadro e credo di poter dire di aver dato qualche contributo, al di fuori di ogni presunzione, per fare in modo che questa scuola venga definita come il migliore istituto tecnico d'Italia dai quotidiani "Il Sole 24 Ore" e "Il Corriere della Sera". Un riconoscimento importante, tanto più se consideriamo che si tratta di giornali di Milano e che i milanesi considerano Torino una borgata periferica. Si dovrà tener conto che in questo edificio c'è anche l'Avogadro e quindi questa costruzione spetta logicamente all'Avogadro. Ho preparato una pratica, che bisognerà andare a cercare, dove si diceva: "Cara Provincia, quando mandi via gli uffici bisogna che questo palazzo ritorni compiutamente all'Istituto Avogadro, come lo è stato per decenni". Non so se sapete che l'Istituto Avogadro ha avuto per decenni questo edificio, in cui successivamente sono stati messi degli uffici della Provincia, dando in concessione la zona del seminterrato - tuttora in uso all'Avogadro - dove si svolgono delle attività (musica, teatro, cinema) che per adesso sono state solo sospese. Quindi, non è vero quando si dice che si prendono delle zone che non sono utilizzate: non sono utilizzate temporaneamente, perché è venuta fuori tutta questa bega e ci sono state tutta una serie di questioni, che non è il caso adesso di riprendere, ma che sarà bene approfondire in seguito. Il secondo motivo è la mia conoscenza di quello che può essere il futuro dell'istruzione tecnica in Italia e dei suoi raccordi all'interno delle varie riforme, compresa l'attuale finta riforma della scuola media superiore, avendo fatto parte del gruppo di trenta persone che, tre anni fa, ha cercato di definire lo sviluppo di questa tipologia scolastica, che ha tutta una serie di problemi, ma che certamente rappresenta una delle poche realtà che funzionano nella scuola italiana. Di Torino, c'ero io, il professore Zich e il Vicerettore del Politecnico De Martini. Con tutto ciò, non dico che mi spiace che non mi sia stato chiesto niente, però potevano anche chiedermi qualcosa su come vanno a finire le cose nell'istruzione tecnica. Non volevo fare il consulente, avrei dato il parere gratis. Comunque lasciamo perdere, questa è solo un'osservazione maliziosa. Il terzo motivo (vorrei che sentisse anche il Vicesindaco Dealessandri), riguarda il problema principale di questa vicenda, ossia la coerenza che le Amministrazione Pubbliche - la Provincia ma anche il Comune, che è ovviamente implicato per i motivi che voi avete riconosciuto - dovrebbero tenere per quanto riguarda lo sviluppo economico della città. In questi giorni sono andato a un paio di convegni, ma non c'è bisogno di andare ai convegni; le cose le sentiamo dire da Dealessandri, dal Sindaco, da tanta altra gente: per andare avanti e mantenere le industrie, fondamentali per il mantenimento di una consistenza economica e di uno sviluppo civile e sociale della città di Torino, ci sono delle priorità che riguardano la ricerca applicata, l'innovazione e il trasferimento di tecnologie. Ma soprattutto tutti finiscono per parlare (ho sentito l'altro giorno un personaggio della Bocconi e un altro dell'Università di Torino) della formazione, perché se non ci sono le risorse umane non si va avanti; oltre il Politecnico e l'Università degli Studi, ci sono anche altre realtà come per esempio l'Avogadro. Noi abbiamo avuto una lunga collaborazione con il Politecnico; presso l'Avogadro non si fa solo scuola media superiore, ma si tengono anche i corsi post diploma; l'Avogadro è stato tra i primi Istituti a fare i corsi post-diploma di Istruzione Tecnica Superiore, tra i primi a inserire la specializzazione di informatica, tra i primi a inserire il liceo scientifico tecnologico. Tutto questo verrebbe soffocato se non si darà una possibilità di sviluppo in quella zona e in quel palazzo. E io questo ve lo posso dimostrare, anche come - lasciatemi dire la parola - esperto del settore. Dopodiché, sarà bene che il Comune, proprietario dello stabile, mediti su questo problema, perché non penso che debba essere coinvolto in una operazione che porta a qualcosa di negativo rispetto allo sviluppo economico della città. Per essere concreti (avremo modo di approfondire questo discorso in altri sedi), ci sono alcuni aspetti da tenere presenti. Io non sono contro un intervento della Compagnia di San Paolo, ma c'è qualcuno che conosce, qui o in Provincia, che cosa esattamente vuole fare la Compagnia di San Paolo in quel settore? Nessuno lo sa. Per cui sarà bene che se ne parli prima di presentare un progetto esecutivo, perché conoscere le intenzioni della Compagnia di San Paolo credo sia anche una questione di dignità del Comune, dell'Avogadro e soprattutto della Provincia. Quali sono le possibilità di conciliare le diverse esigenze della la Provincia, del Comune, della Compagnia di San Paolo e dell'Avogadro? Io sono amareggiato della convenzione presentata dalla Provincia alla Fondazione per la Scuola della Compagnia di San Paolo e alla Città di Torino, che saggiamente non l'ha firmata. E l'Avogadro dov'è visto che è ritenuta la migliore scuola d'Italia dal punto di vista dell'accompagnamento allo sviluppo industriale? Non si capisce perché non ci debba essere. Cosa vuol dire questo? Vuol dire che la procedura seguita sino adesso - che si vorrebbe concludere in tempi affrettati e non validi - va indubbiamente ripensata. Per questo motivo, Vicepresidente Ventriglia, chiedo che la questione venga approfondita in Commissione, come peraltro hanno sollecitato entrambi gli Assessori; perché ciò che prevede questa convenzione è veramente strano: anziché fornire nuovi spazi per le aule, giacché all'Avogadro, nonostante venga ritenuta una scuola di eccellenza, mancano tante aule e la rotazione delle classi in più aule anche al pomeriggio è un pesante problema da risolvere. Se non lo sapete, ve lo dico io. Mentre nelle altre scuole la situazione è migliore. Perché io mi appassiono su questo tema? Perché può essere colpa o merito mio quello di aver trasformato vari spazi disponibili per collocare moderni laboratori che mancavano (automazione, idrogeno, fotovoltaico, eccetera), luoghi di accoglienza per attività di completamento culturale e socializzante. Ecco perché gli ambienti sono già adesso compressi ed insufficienti (attualmente 20 aule per le 50 classi diurne e 20 serali). VENTRIGLIA Ferdinando (Vicepresidente) Ingegner Rattazzi, le chiedo scusa, ma siamo già oltre il doppio del tempo regolamentare. RATTAZZI Giulio Cesare Ho finito. Bisogna fornire spazi per altri prevedibili laboratori, per le attività culturali integrative, che possono stimolare lo studio dei ragazzi. Proprio in questi giorni, l'Istituto ha perfezionato un accordo con la Arenaways per inserire un laboratorio che riguarda le alte tecnologie ferroviarie. E dove lo fa se non c'è lo spazio? Al contrario, la Provincia, usando il Comune, decide di sottrarre spazio oggi in dotazione alla scuola senza avere una visione del soddisfacimento (finora dimenticato) delle ineludibili esigenze ambientali dell'Avogradro. Allora, io chiedo a voi di assumere delle responsabilità e di non essere complici di un'operazione demenziale. VENTRIGLIA Ferdinando (Vicepresidente) Mi pare di capire che c'è una richiesta di trattazione in Commissione. Forse, Consigliere Rattazzi, non sarebbe una cattiva idea che la formalizzasse per iscritto, includendo anche eventualmente la richiesta di interlocutori internazionali esterni, che forse non sono inutili in quella sede. L'interpellanza è discussa. |