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Estratto dal verbale della seduta di Giovedì 4 Novembre 2010 ore 10,00
Paragrafo n. 7
INTERPELLANZA 2010-05431
"AREA THYSSENKRUPP - CORSO REGINA MARGHERITA" PRESENTATA DAL CONSIGLIERE CANTORE IN DATA 21 SETTEMBRE 2010.
Interventi

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Passiamo alla discussione dell'interpellanza n. mecc. 201005431/002, presentata in
data 21 settembre 2010, avente per oggetto:
"Area ThyssenKrupp - Corso Regina Margherita"

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola, per la risposta, all'Assessore Viano.

VIANO Mario (Assessore)
Ho una nota che ripercorre, in modo sintetico, le fasi essenziali di questa vicenda,
che credo sia utile leggere, perché credo che offra sostanzialmente il quadro degli atti
e delle iniziative assunte che possono concludere la vicenda offrendo sufficienti
garanzie rispetto all'atteggiamento che la Città intende tenere nel prosieguo di questa
vicenda.
Come è noto, nel dicembre 2007 è avvenuto l'incidente gravissimo, che si è collocato
in una fase immediatamente a ridosso della data, già definita in intese a livello
ministeriale, della cessazione dell'attività. Naturalmente, al di là di tutta la vicenda
giudiziaria, il percorso (che comunque era già segnato) di chiusura dell'attività
produttiva da parte della ThyssenKrupp ha subito un'accelerazione.
Infatti, il 3 marzo 2008, c'è stata la definitiva chiusura dello stabilimento, con
sottoscrizione di un verbale di accordo tra il Ministero delle Attività Produttive, il
Ministero del Lavoro, la Regione, la Provincia, gli Enti Locali, le rappresentanze
sindacali e l'azienda. L'accordo, quindi, sostanzialmente condiviso da tutti gli attori
in scena, individuava le linee guida relative alle principali finalità: il rilascio dell'area
industriale attraverso la reindustrializzazione delle aree dismesse e la rioccupazione
dei lavoratori attraverso appositi percorsi occupazionali. Le due partite,
rioccupazione e reindustrializzazione, cioè riuso a fini industriali e produttivi
dell'area, erano i due capisaldi dell'intesa.
Per favorire il percorso, Governo e Istituzioni locali confermavano che le aree
relative all'ambito ThyssenKrupp sarebbero state inserite nel piano FAS (Fondo
Aree Sottoutilizzate). Il 29 luglio 2008, pochi mesi dopo, una nota di ThyssenKrupp
confermava la sua disponibilità alla cessione delle aree.
Qualche mese dopo, a settembre del 2008, c'è stata la presentazione al Ministero
delle Attività Produttive, da parte della Città, del dossier di candidatura al
programma straordinario nazionale e per il recupero economico-produttivo di siti
industriali inquinati. La proposta è stata sottoscritta da Città, Provincia e Regione,
Soprin, Finpiemonte Partecipazioni, con la partnership di Fintecna e Gefim, quali
proprietari dell'area retrostante ex Ilva, inclusa nella proposta di trasformazione
unitaria.
La candidatura non ottiene risultati, nel senso che, nei fatti, in capo
all'amministrazione statale, non si sono rese disponibili risorse da destinare a questa
e ad altre iniziative simili; in realtà, quel che, in generale, è mancato è un apporto di
risorse significative, per ragioni che attengono a scelte di politica di bilancio e di
politica industriale, che vanno ben al di là della questione specifica. Resta il fatto
che, però, pur avendo integralmente adempiuto, da parte delle amministrazioni locali,
all'impegno assunto a suo tempo, non è stato possibile mettere in campo risorse
esterne, pubbliche, non a debito.
Tra il 2008 e il 2009, c'è uno scambio di lettere tra la ThyssenKrupp e la Città in
merito alla possibile acquisizione pubblica del comprensorio, sempre ribadita dalla
Città come intenzione, con esplicite dichiarazioni di insoddisfazione da parte di
ThyssenKrupp per l'assenza di una concreta proposta di acquisto, soprattutto su
valori ritenuti accettabili, e per l'indisponibilità a modifiche urbanistiche, in assenza
di una regia pubblica dell'operazione di riconversione.
Noi abbiamo sempre ribadito che, su quell'area, non era possibile accedere a
qualsiasi aggiustamento della normativa, se non a valle di una definizione del quadro
patrimoniale, che consentisse di riconoscere in modo inequivoco una regia pubblica
dell'operazione: cioè non può essere un'operazione di valorizzazione immobiliare in
capo alla proprietà attuale.
La trattativa - mai decollata veramente - si arena, nel senso che, di fatto, abbiamo
ribadito questo atteggiamento e la ThyssenKrupp ha rifiutato di accedere alle
proposte, informalmente indicate, di valore riconoscibile da parte delle
amministrazioni pubbliche, stante il fatto che non sono state acquisite le risorse
esterne statali previste e riconducibili al piano FAS.
Nell'aprile del 2010, la ThyssenKrupp autonomamente (è naturalmente nelle sue
potestà) ha pubblicato sui principali quotidiani, tramite Gabetti, un annuncio di
ricerca di acquirente con scadenza al maggio 2010.
Concludo dicendo che noi, come Amministrazione, abbiamo ricevuto richieste di
interlocuzione da parte di diversi soggetti che hanno manifestato interesse a
partecipare a questa procedura, gestita per il tramite di Gabetti, di cessione delle aree
ThyssenKrupp, rappresentando sempre in maniera costante e senza tentennamenti la
linea a cui ho fatto riferimento, cioè l'indisponibilità dell'Amministrazione a
considerare l'area come un'area ordinariamente industriale e dismessa che debba
essere riconvertita. Certo, dovrà essere riconvertita, ma ci sono alle spalle almeno
due questioni che stabiliscono una differenza specifica rispetto alle analoghe aree
industriali dismesse: innanzitutto, il fatto che, con un'iniziativa di politica industriale
abbastanza unilaterale, la società a suo tempo ha deciso di chiudere lo stabilimento
concentrando i suoi investimenti su Terni, con ricadute sociali e occupazionali
tutt'altro che irrilevanti, di cui in qualche misura la Città e le amministrazioni locali
si sono fatte carico, e quindi in altrettanta misura devono poter vedere compensate
con una valorizzazione dell'area che non vada in capo semplicemente alla proprietà;
in secondo luogo, la questione dell'incidente, che ha una valenza sociale oltre che
simbolica molto rilevante e non consente assolutamente di considerarla una
situazione ordinaria.
Questo è quanto noi abbiamo ribadito a tutti coloro che hanno chiesto di interloquire
in maniera informale per capire quale fosse l'atteggiamento della Città.
Vi elenco i dati urbanistici, e termino il mio intervento.
Si tratta di zona urbana di trasformazione, ambito 4.15, Regina Margherita,
superficie territoriale complessiva di circa 350.000 metri quadrati, di cui 150.000
relativi allo stabilimento ThyssenKrupp. L'indice territoriale è 0.5 metri quadrati a
metro quadro. La SLP ha destinazione d'uso per l'80% minimo di attività produttive,
10% massimo di attività terziarie, 10% massimo di ASPI (attività di servizio delle
persone e imprese). La stima della superficie lorda, quindi, di pavimento generata, è
175.000, cioè con l'indice 0.5, di cui 75.000 circa afferenti allo stabilimento
ThyssenKrupp.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Cantore.

CANTORE Daniele
Chiedo all'Assessore se sia possibile avere la nota che ha appena letto e lo ringrazio
per la puntuale ricostruzione, anche di alcuni passaggi già conosciuti.
Ho presentato questa interpellanza innanzitutto per il rispetto della fascia fluviale
(come ho scritto nell'interpellanza stessa), che penso sia nelle corde - se così
possiamo dire - dell'Amministrazione Comunale. La seconda questione, alla quale
peraltro ha risposto in maniera puntuale, riguarda non soltanto una vicenda di un'area
che riteniamo, in quella zona, dovrebbe avere una prevalenza di interesse pubblico
(ma questo può riguardare altre aree), ma ho apprezzato anche il suo passaggio:
siamo di fronte a una situazione nella quale, al di là dell'incidente gravissimo (e
secondo me, a differenza di molti altri che parlano di questa vicenda, dopo questo
incidente l'azienda dovrebbe stare zitta, senza voler criminalizzare nessuno), la
chiusura era già stata preventivata.
In una situazione economica qual è quella del nostro paese e della nostra Città,
l'auspicio sarebbe che si potesse di nuovo investire in industria, cioè poter avere di
nuovo attività produttive. Questo, purtroppo, in relazione ai programmi nazionali e
alla situazione contingente, non è possibile: penso, allora, che faccia bene la Città a
dire che comunque, per quest'area (che ha delle responsabilità dovute al fatto che si
tratta di un'area industriale che in quella zona dovrebbe rispettare le fasce fluviali e
avere un interesse pubblico, oltre a responsabilità sociali, che, secondo me, si
aggiungono, dell'incidente e della chiusura) si debba usare la dovuta prudenza e
debba essere molto rigido l'atteggiamento da parte dell'Amministrazione Comunale.
Apprezzo l'atteggiamento che lei, Assessore, sta tenendo, così come apprezzo la sua
risposta all'interpellanza.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
L'interpellanza è discussa.
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