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CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Passiamo all'esame congiunto della proposta di deliberazione n. mecc. 201000969/009, presentata dalla Giunta Comunale in data 23 febbraio 2010, avente per oggetto: "Variante parziale n. 217 al PRG, ai sensi dell'art. 17, comma 7 della LUR, concernente la riqualificazione del complesso della Cavallerizza Reale. Adozione". della proposta di mozione n. mecc. 201004423/002, presentata dal Consigliere Levi- Montalcini in data 19 luglio 2010, avente per oggetto: "Accompagnamento alla deliberazione n. mecc. 201000969/009: 'Variante parziale n. 217 al PRG, ai sensi art. 17, comma 7 della LUR concernente riqualificazione complesso Cavallerizza Reale. Adozione'". e della proposta di mozione n. mecc. 201005590/002, presentata dal Consigliere Lonero in data 27 settembre 2010, avente per oggetto: "Accompagnamento alla deliberazione n. mecc. 201000969/009: 'Variante parziale n. 217 al PRG, ai sensi art. 17, comma 7 della LUR concernente riqualificazione complesso Cavallerizza Reale. Adozione'". CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Darei la parola all'Assessore per l'illustrazione della proposta di deliberazione, se lo ritiene opportuno ovviamente; successivamente apriremo il dibattito sulla proposta di deliberazione e credo che attraverso la discussione in Aula, gli elementi di poca chiarezza che evidenziava il Consigliere Angeleri possano essere chiariti e i dubbi eventualmente fugati, in modo tale da poter procedere alla votazione del provvedimento con piena contezza dei contenuti dello stesso. La parola all'Assessore Viano. VIANO Mario (Assessore) Si tratta del provvedimento con il quale - peraltro facendo seguito all'inclusione della porzione già acquisita dall'Agenzia del Demanio e della Cavallerizza nel piano di cartolarizzazioni - ci siamo impegnati proprio per consentire il finanziamento, da parte delle banche, della società di cartolarizzazione che ha acquisito da noi questo compendio. Ci siamo impegnati ad adeguare la normativa urbanistica relativa all'intervento sull'immobile in termini congruenti con le valorizzazioni possibili ed auspicabili. Nella sostanza, quindi, questo atto propone di ridefinire la scheda urbanistica relativa all'ambito Cavallerizza, stabilendo le nuove regole e condizioni alle quali l'intervento sull'immobile può avvenire. Richiamando i contenuti essenziali di questo provvedimento e in particolare della nuova scheda che proponiamo di introdurre al Piano Regolatore, a disciplina degli interventi sull'immobile, direi che in primo luogo va ribadito che si tratta di immobile di elevato interesse culturale, riconosciuto dal Ministero dei Beni Culturali e del Paesaggio, al di là naturalmente delle analoghe e coerenti qualificazioni fatte in sede di Piano Regolatore. Il Piano Regolatore, da questo punto di vista, è del tutto coerente con le posizioni espresse dal Ministero dei Beni Culturali, il quale a suo tempo ha autorizzato l'Agenzia del Demanio a cedere al Comune e ha altresì autorizzato l'Amministrazione Comunale - attraverso una procedura che offrisse tutte le necessarie garanzie, in particolare attraverso la scheda a cui facciamo riferimento con questo atto - alla cessione a soggetti terzi, direttamente o indirettamente attraverso la società di cartolarizzazione, che attuassero interventi rigorosamente conservativi dei valori storico-culturali dell'immobile. Quindi, si ribadisce nella scheda urbanistica che tutti i progetti devono essere assentiti dalla Sovrintendenza, nonché dalla Commissione del paesaggio. Questo come sollecitazione emersa nel corso della discussione in Commissione, volta ad acquisire, sulla scorta delle recenti nuove disposizioni introdotte dal Codice dei Beni ambientali, la individuazione della Commissione del paesaggio come organismo autonomo e autorevole, nel senso che non dà un parere consultivo, ma dà un parere vincolante in qualche misura della sovrintendenza ("sovrintendenza" nel senso di sovrintendere) alla attuazione degli interventi su quelle parti del territorio che segnalano particolare valore dal punto di vista storico e documentario, ma anche dal punto di vista del paesaggio urbano. Allora, fatto salvo il vincolo rigido, riconfermato di sottoporre i progetti di intervento, di riqualificazione, di restauro conservativo e di rifunzionalizzazione all'assenso della Sovrintendenza delle Commissioni dei beni del paesaggio, la scheda consente di realizzare quelle riconversioni funzionali, ovvero consente di destinare i volumi costituenti l'immobile ad un complesso di funzioni ed attività che sono obiettivamente molto estese, comprendono tutte le funzioni tipicamente urbane: dai servizi pubblici alle attività culturali museali, alle attività di servizio ASPI (Attività di Servizio delle Persone e Imprese), al terziario e al residenziale. Con alcune prescrizioni vincolanti. Prima prescrizione: le parti qualificate come Maneggio Chiablese, Cavallerizza in senso proprio e Rotonda vanno destinati in maniera vincolata, senza possibilità di deroghe, ad ospitare attività di interesse pubblico, servizi pubblici di carattere culturale e museale. Le funzioni residenziali non possono collocarsi ai piani terreni, affaccianti sullo spazio pubblico, in modo che questi piani, questi zoccoli degli edifici ospitino sempre funzioni di servizio, pubblico o privato, ma comunque funzioni di servizio. Complessivamente le funzioni residenziali non possono - sempre prescrittivamente previsto dalla scheda - impegnare più del 50% della superficie lorda di pavimento (SLP) della struttura. È possibile altresì - con la salvaguardia delle pavimentazioni esterne di fiume - la realizzazione di parcheggi pertinenziali interrati, realizzando tutti quegli interventi in sottosuolo che sono finalizzati a dare una funzionalità all'immobile sostanzialmente corrispondente agli standard contemporanei, con la salvaguardia rigorosa sia dei materiali che dell'immagine storicamente consolidata della Cavallerizza. Tutto ciò, naturalmente, ha l'intento di perseguire un doppio obiettivo: uno, salvaguardare l'immobile; due, all'interno di regole definite, consentire a un investitore privato di finanziare interventi importanti dal punto di vista del valore economico, per quanto riguarda in particolare gli interventi di carattere conservativo e di restauro, che al contempo preservino l'immobile, ma ne consentano utilizzi in grado di produrre redditività, in modo da rendere l'intervento economicamente compatibile. Naturalmente, questo obiettivo è legato in maniera assolutamente evidente - quindi non si tratta di camuffarla in alcun modo - alla concreta impossibilità per l'Amministrazione Comunale di gestire direttamente, con finalità prevalentemente pubbliche, il recupero di questa struttura, che è di grande valore e che si intende conservare attraverso le regole e le condizioni che vengono poste alla sua trasformazione. Obiettivamente, questa fase di intervento richiede investimenti molto importanti, che non sono compatibili con la situazione finanziaria dell'Ente. Voi tutti sapete che l'atto urbanistico è un atto unilaterale di competenza dell'Amministrazione, mentre il resto è costituito da contratti fra due parti. C'è una parte venditrice, l'Amministrazione Comunale, e una parte acquirente che è un soggetto privato e naturalmente c'è un elemento negoziale evidente. La scheda urbanistica invece è un atto unilaterale, ma unilaterale perché giuridicamente è previsto come atto unilaterale, cioè è l'Amministrazione che, non contrattando formalmente con nessuno, definisce quali sono le regole alle quali assoggettare l'intervento sull'immobile. È un passaggio quindi non accessorio, molto importante, perché è la fase nella quale si esercita la potestà pianificatoria propria dell'Amministrazione. D'altra parte, è essenziale a rendere concretamente possibile la possibilità di valorizzazione, che consente di rendere l'investimento sull'immobile sostenibile anche economicamente, consentendo concretamente di superare lo stato di degrado e di abbandono, che richiede interventi importantissimi. Questa scheda urbanistica, appunto, li rende concretamente sostenibili; quindi, è un passaggio essenziale per dare concretezza ed effettività al percorso che abbiamo avviato con la cessione alla società di cartolarizzazione. Su questo punto, un'ultima annotazione di carattere generale: come sanno i Consiglieri, siamo nella fase in cui la Cavallerizza è inclusa nel secondo portafoglio degli immobili ceduti alla società di cartolarizzazione, oggetto di un preliminare di acquisto da parte della società di cartolarizzazioni, che occorre naturalmente perfezionare; tra l'altro anche questo atto rende concretamente attuabile la trasformazione e, quindi, la cessione sul mercato. Dal punto di vista della valenza patrimoniale e finanziaria, si tratta certamente di un passaggio importante, da condurre a termine con la massima sollecitudine possibile; naturalmente compatibilmente con le esigenze di confronto che certamente l'Aula avrà. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Ricordo a tutti i tempi degli interventi, così evitiamo polemiche: ogni Gruppo ha a disposizione 20 minuti per un membro del Gruppo, tutti gli altri membri del Gruppo hanno a disposizione 10 minuti per l'intervento. Quindi, riepilogando: se è un Gruppo con un solo componente, 20 minuti. Se è un Gruppo con più Consiglieri, un Consigliere 20 minuti e gli altri 10. Il Consigliere Silvestrini, quindi, ha 20 minuti a disposizione; ovviamente, non è obbligata a parlare per così tanto tempo. SILVESTRINI Maria Teresa Abbiamo appena discusso, con l'Assessore Viano, una interpellanza su alcuni aspetti procedurali dell'operazione sulla Cavallerizza. Prima di riprendere questi aspetti procedurali, volevo mettere in luce la difficoltà per chi è Consigliere Comunale - ma anche il semplice cittadino, penso, che si interroghi sulla vicenda - di comprendere il senso del percorso che si è voluto intraprendere. La Cavallerizza è composta di varie parti, abbiamo sentito che alcune di queste parti saranno destinate a uso pubblico, in particolare il Maneggio Chiablese per l'Università; la Rotonda e la Cavallerizza stessa non si è detto a quale uso pubblico verranno destinati, chiedo se per cortesia l'Assessore vorrà poi precisarlo. Però tutta questa area - che viene identificata più o meno con Via Verdi 9 e che non fa parte dell'Accademia Militare - è stata acquisita dall'Agenzia per il Demanio per una cifra di quasi 14 milioni di Euro, venduta alla società di cartolarizzazione per 9.752.000 Euro e messa a gara per 11.474.000 Euro. Allora, vorrei capire la logica di questa operazione "economica", che rimane oscura, specialmente nel momento in cui la Città si configura come una sorta di tramite per il quale l'Agenzia del Demanio svende questo bene, oltretutto senza sdemanializzare. E dico svende perché, dai calcoli che abbiamo fatto, la Cavallerizza viene a costare a chi la compra circa 200 Euro al metro quadrato. Se i calcoli sono giusti, vorrei che mi venisse spiegata la logica di tutto questo, che non mi pare essere un grande affare per la Città. L'Assessore mi conferma la cifra, sono 50.000 metri quadrati, più o meno 220 Euro al metro quadrato, giusto? (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Questo è il primo aspetto. Il fatto di svendere questo patrimonio pubblico ci porta all'altro argomento che volevo affrontare. Dal punto di vista storico-culturale e dal punto di vista urbanistico, si tratta di un complesso risalente alla seconda metà del Seicento; un complesso barocco che era annesso al Palazzo Reale, definito la zona di comando della città, perché c'erano le funzioni di governo dei Savoia, oltre all'Accademia Militare fatta costruire da Maria Giovanna Battista di Savoia Nemours per i figli dei nobili che venivano a Torino a formarsi per la carriera militare. Ora, dal punto di vista urbano, sarebbe stato opportuno che quel complesso non perdesse l'unitarietà con Palazzo Reale. Credo che dal punto di vista storico filologico sia un'eresia quella di scorporare una parte del Palazzo Reale, con il quale è nata e condivide una storia. Questo è un primo punto. Un secondo punto è che la Città avrebbe dovuto assumere la sfida di rendere quel complesso un luogo unitario, da mettere a disposizione della cittadinanza e anche di coloro che spesso, in Commissione e in Consiglio, sento qualificare come i turisti che devono portarci il benessere. Se questa struttura fosse stata riqualificata come complesso unitario, visitabile con tutta la sua storia, sarebbe stata un punto di attrazione culturale e storica importantissima della città. Adesso sappiamo che verrà non soltanto cartolarizzato (parola estremamente ostica), ma anche destinato ad abitazioni probabilmente di lusso; in questo modo, le funzioni pubbliche verranno perdute, perché non ci sarà l'accesso per chi vuole visitare, non ci sarà la possibilità di entrare nell'edificio e coglierne la storia, la valenza culturale, che tra l'altro non si limita soltanto al Seicento e al Settecento, ma conserva tracce di una storia anche più recente. Tra le persone che sono state sfrattate dal Comune di Torino, c'era, credo, la nipote del giardiniere regio: una signora anziana, che era residente in quel complesso per decreto regio in quanto appartenente alla famiglia dei giardinieri reali. La storia di quel complesso è qualcosa di molto più articolato e lungo nel tempo, che trascende la costruzione e la destinazione d'uso originaria dei palazzi. Questa avrebbe dovuto o potuto essere in qualche maniera valorizzata nel senso vero del termine, non venduta o svenduta, ma messa a disposizione della cittadinanza e naturalmente dei visitatori della nostra città. Preferisco chiamarli visitatori anziché turisti, perché non si tratta soltanto di un consumo ma di una crescita culturale, che è un'altra cosa. Il primo punto era "non capiamo l'operazione economico finanziaria, perché ci pare non dotata di quella finalità di profitto che invece si annuncia". Non comprendiamo la mancanza di un progetto culturale e urbanistico. Tenete conto che qualsiasi altra città avesse avuto un complesso del genere, avrebbe fatto di tutto per valorizzarlo in un altro modo, in un'altra forma che non fosse quella di cederlo a un privato che ne faccia un po' quello che vuole. Questo è il discorso. la Cavallerizza avrebbe dovuto assumere un altro significato per la città; il significato che assume, invece, è quello della cartolarizzazione. E forse è effettivamente il significato più attuale, perché quello che sta facendo la nostra Città è vendere e cartolarizzare; quindi, passerà alla storia per quello, sarà il segno del fatto che Torino i propri beni culturali li cartolarizza e li affida a un privato che ne fa un progetto suo, non un progetto della Città. Tra l'altro, normalmente proponiamo delle varianti quando il privato presenta un progetto grazie al quale acquisisce dei nuovi vantaggi e, di conseguenza, noi incassiamo gli oneri di urbanizzazione, ma, in questo caso, presentiamo prima la proposta di deliberazione di variante, senza poter neanche immaginare di avere degli oneri di urbanizzazione. Infatti, se avessimo ceduto quel compendio con i vincoli che aveva da Piano Regolatore, successivamente, proponendo una variante, avremmo introitato gli oneri di urbanizzazione; invece, in questo caso, non solo la base d'asta è inferiore al prezzo di acquisto, ma mettiamo a disposizione una variante senza alcun onere. È per questi motivi che trovo abbastanza difficile comprendere questa scelta. Per quanto riguarda le procedure, in precedenza l'Assessore Viano ha risposto ad un'interpellanza relativa alla loro verifica a proposito della cosiddetta sdemanializzazione (naturalmente, mi rivolgo ai Consiglieri, perché vorrei che fossero a conoscenza del lavoro che ho svolto) ed è emerso che le procedure non sono state rispettate e non è stato rispettato il codice per i Beni Culturali e Ambientali, in quanto non è intervenuta una vera e propria procedura di sdemanializzazione, ma semplicemente un'autorizzazione all'alienazione da parte di un dirigente locale del Ministero per i Beni Culturali. La procedura prevede che il Ministero per i Beni Culturali dichiari che quel bene è di interesse pubblico, l'Agenzia del Demanio lo sdemanializza e ne autorizza la vendita. In questo caso, non è stata seguita questa procedura, abbiamo solo l'autorizzazione alla vendita da parte di un dirigente del Ministero per i Beni Culturali e, quindi, si tratta di un atto che definirei "ibrido". In precedenza, l'Assessore ha detto che dava per inteso che la procedura fosse regolare e che, eventualmente, potranno seguire anche controlli da parte delle autorità competenti (che non sono in quest'Aula); quindi, ha invitato implicitamente a verificare, nelle sedi competenti, la regolarità e la non nullità della procedura. Tra l'altro, prima ho accennato al fatto (ma, poi, il Presidente mi ha fermata) che, ad un certo punto, i residenti della Cavallerizza hanno ricevuto varie procedure ed ingiunzioni di sfratto, ma un'ordinanza del TAR che, avverso alle istanze presentate dai cittadini, si avvale di una nota della Divisione Patrimonio, Settore Diritti Reali, del 24 marzo 2009, specifica che: "L'immobile di proprietà comunale, sito in Via Verdi 7, denominato Cavallerizza Reale, rientra tra i beni indisponibili della Città di Torino". Grazie a questa dichiarazione, il TAR ha emesso un'ordinanza avverso alle istanze degli abitanti, che, in qualche modo, hanno perso il loro ricorso, ma, a questo punto, chiedo che cosa significhi "beni indisponibili della Città di Torino". Per quanto riguarda il punto di vista sociale, abbiamo detto che la Città ha perso un'occasione culturale ed urbanistica per trasformare quel complesso in una struttura interessante per la Città e per i suoi visitatori e, per di più, lo sta facendo cacciando via delle persone (lavoratrici e lavoratori, con i loro figli e genitori, o pensionati), che vi risiedevano da molti anni, in virtù di una concessione a favore dei dipendenti statali; mi rendo conto che questo sia uno strumento obsoleto, ma è la nostra eredità (istituzionale e giuridica) e quelle persone usufruivano di una concessione valida. Purtroppo, nei loro confronti è stato attuato un vero e proprio mobbing, inviando anche i Vigili Urbani e non sono sicura che rientrasse tra i loro compiti chiedere lo sgombero di una proprietà che non era più comunale, ma della CCT. Penso che il fatto che un'Amministrazione di centrosinistra espella dal centro i ceti popolari sia, da un punto di vista sociale, miope e, in qualche maniera, iniquo. Forse, pensate che le zone centrali della Città debbano essere abitate soltanto da chi ha tanti soldi, ma non sono sicura che chi ha tanti soldi voglia stare proprio a Torino. Al di là di questo, riteniamo che nel centro di Torino avrebbe dovuto essere mantenuta una stratificazione sociale, la cui integrazione garantisce la salute sociale, mentre l'Amministrazione Comunale ha espulso i ceti popolari. A mio parere, questo tipo di azione non è condivisibile e non posso evitare di considerarla negativamente, per cui dichiaro il nostro voto contrario a questa proposta di deliberazione. Si dice sempre che il Piano Regolatore prescrive che ci possano essere incrementi edificatori (come il PEC riguardante San Mauro Torinese, che approveremo fra poco) e che non si possa fare diversamente proprio per questo motivo, ma, in questo caso, il Piano Regolatore prevedeva che la Cavallerizza venisse adibita a servizio pubblico e, invece, è stata proposta la variante. Come al solito, il Piano Regolatore è un elastico e viene usato a seconda delle diverse idee del momento, perché non posso neanche definirle strategie, in quanto, in questo caso, non vedo quale sia la vera prospettiva; a Torino, anche il mercato degli affitti e della compravendita degli alloggi è abbastanza fermo, a meno che non ci sia qualcuno che è disposto ad acquistare a 200 Euro al metro quadrato. Mi domando perché non sia stato concesso il diritto di prelazione agli abitanti e perché siano stati spazzati via; infatti, avrebbero potuto comprare loro a 200 Euro al metro quadrato. Se ci fosse una cordata di cittadini che intendono farlo, si potrebbe offrire a loro la possibilità di comprare a 200 Euro al metro quadrato, perché si riuscirebbe a fare qualche cosa di più utile per la Città. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Ventriglia. VENTRIGLIA Ferdinando Le considerazioni sociologiche del Consigliere Silvestrini riescono sempre un po' a confondermi, anche perché la nozione di mix sociale credo che sia non dico superata, ma certamente matura, in quanto si riferisce ad un periodo (quello dell'implementazione del Piano Regolatore) che risale ai primi anni Novanta. Oggi, siamo di fronte a trasformazioni sociali che, a mio modo di vedere, richiedono anche altre forme di interpretazione e di programmazione urbanistica. Vorrei far capire che nessuno si scandalizza se si effettuano operazioni di recupero, che, dal punto di vista del privato, comprendono un aspetto di profitto, ma, alla fine, si riverberano in termini di riqualificazione e di vantaggio generale per tutta la città. Vorrei sottolineare, però, che alcuni interrogativi riproposti dal Consigliere Silvestrini non sono peregrini; l'anno scorso, nelle prime fasi di questa vicenda, mi ero occupato soprattutto della questione relativa agli abitanti e di questo tentativo di ricorso al Tribunale Amministrativo. Effettivamente, non essendo stata, di fatto, riconosciuta una possibilità di prelazione, mi pare che il Comune abbia in qualche maniera forzato su questa strada. Mi rendo conto che per effettuare alcune operazioni il Comune abbia dovuto farlo, ma è altrettanto vero che mi lascia un po' perplesso la determinazione cieca e sorda a qualsiasi ragione di temperamento che presiede a queste operazioni. Vorrei fare una battuta e mi auguro che l'Assessore non se la prenda: il Piano Regolatore sarà un elastico, qualcuno lo potrà definire un tappeto volante che spostava le cubature già dalla sua concezione, ma è certo che questo elastico deve essere costituito da una gomma particolarmente buona. Infatti, vorrei ricordare che sono oltre duecento le Varianti e credo che la Giunta, alla fine della tornata amministrativa, non possa andare fiera di avere stiracchiato, per ragioni che non appartengono ad una visione complessiva di sviluppo della Città, un Piano Regolatore vecchio di più di vent'anni con queste duecento varianti, che sono quasi tutte ad indirizzo di sviluppo residenziale. Ribadisco che nessuno si scandalizza per questo, per noi il denaro non è lo sterco del demonio, anzi diffidiamo da chi promuove o si fa promotore di un presunto interesse generale a spese del meccanismo naturale dell'incentivo attraverso il profitto; spesso questi atteggiamenti nascondono una concezione vecchia, o promettono danni per la Città, o, in realtà (magari, anche inconsapevolmente), vanno a rivendicare vecchi equilibri, nei quali il profitto c'era comunque, solo che veniva definito con altre etichette. Ritengo, però, che anche in futuro questo interrogativo posto dal Consigliere Silvestrini debba essere affrontato; non possiamo pensare di andare avanti con un Piano Regolatore che, ormai, sembra una pentola per le caldarroste (visto il riferimento a metafore casalinghe) e non possiamo proseguire con operazioni in cui, per risolvere urgentemente problemi di cassa, si fanno delle forzature che, secondo me, non testimoniano un rapporto sereno e disteso (non voglio dire amichevole) tra l'Amministrazione Comunale e la cittadinanza. A livello personale, vorrei esprimere il mio voto favorevole alla proposta di mozione presentata dal Consigliere Lonero, che è un pannicello caldo rispetto a questo problema, ma se non altro ripropone questo interrogativo, che, a mio modo di vedere, ha soprattutto una natura etica; voterò anche a favore della proposta di mozione presentata dal Consigliere Levi-Montalcini, perché, ancorché assolutamente estranea al grande tema che stiamo discutendo oggi, introduce un argomento sul quale sarebbe opportuno che l'Assessore riflettesse (lo abbiamo già chiesto all'Assessore Altamura). Infatti, troppo spesso questa Città viene colpita dagli effetti provocati dal prolungamento di cantieri, lavori o iniziative; se si tratta del mercatino di Confesercenti, con la porchetta davanti al Duomo, non è una questione che riguarda l'Assessore Viano, ma altre, invece, rappresentano dei problemi. Spesso, l'Assessore Alfieri viene in Aula a rivendicare le nostre iniziative e ci vantiamo di "Torino 150", ma, per esempio, all'apertura della mostra "Vittorio Emanuele. Il Re galantuomo", mi è sembrato di stare in uno scalo ferroviario; infatti, nel cortile erano presenti delle macerie e non era neanche ben transennato. Quindi, credo che sia doveroso affrontare quanto chiesto dal Consigliere Levi-Montalcini sul fatto che le fasi di lavoro siano anche accompagnate da una sensibilità particolare al valore dell'opera; a mio parere, dovremo tornare a discuterne nei prossimi mesi. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Angeleri. ANGELERI Antonello Vorrei proporre una riflessione di carattere generale sulla politica urbanistica seguita ultimamente dall'Assessore (che ho ribattezzato "Assessore alle varianti"). Questa è la duecentodiciassettesima Variante, per cui abbiamo superato ampiamente le duecento. Sono d'accordo che, come l'Assessore ha sostenuto più volte in quest'Aula, sia cambiato il modo di concepire lo sviluppo urbanistico di una Città e, in chiave moderna, si debbano fornire risposte in termini e in tempi più veloci per il rischio di perdere la possibilità dell'investimento privato, che, spesso, all'interno di molti Comuni sfugge proprio a causa delle tempistiche troppo lunghe. È difficile essere in disaccordo su questo tema, anche tenendo conto del momento contingente e delle difficoltà riferite dall'Assessore rispetto al Bilancio (che non riguardano solo il Comune di Torino, ma anche l'economia della città). Ritengo, però, che esista una via di mezzo e mi pare che, in questi anni, il Comune di Torino abbia un po' esagerato. Questa considerazione mi consente di riallacciarmi ad un altro ragionamento: l'Assessore ha detto giustamente che non ci deve sfuggire l'opportunità di alcuni investimenti importanti da parte del privato, perché queste operazioni fanno girare l'economia della Città e sappiamo che il volano dell'edilizia è molto importante. Se l'Assessore sostiene questi argomenti lo mettiamo alla prova, perché, a livello regionale, si sta lavorando per cercare di andare nella stessa direzione; per esempio, è iniziato proprio ieri il nuovo articolato per la rivisitazione del piano casa. Di conseguenza, cercheremo di verificare come verrà interpretata questa norma dal Comune di Torino, perché ha la stessa finalità che l'Assessore ci ha spiegato, cioè cercare di arginare un fenomeno economico che è fortemente in crisi in questa realtà; a livello regionale, si stima una perdita di circa dodicimila posti di lavoro nel settore dell'edilizia, mentre, per quanto riguarda la città, si parla sempre di aziende e di industrie e non si cita mai il fenomeno edilizio, che ha dei numeri molto consistenti. Ho voluto sottolineare questo aspetto per capire se il Comune di Torino sarà coerente (come auspico), oppure se, come ha fatto con molta solerzia rispetto all'edizione precedente della Legge n. 20, verrà cassato completamente il piano casa (e ne è testimone l'Ufficio Tecnico dei Lavori Pubblici). In questo senso, mi può aiutare il Consigliere Carossa, perché mi pare che le richieste per quanto riguarda il piano casa siano una decina (si tratta di ristrutturazioni ed operazioni importanti) e, quindi, questa risposta è incoerente rispetto a quanto sostenuto dall'Assessore da un punto di vista urbanistico generale per quanto riguarda gli interventi sul Piano Regolatore. Ho fatto questa premessa per dire che, fondamentalmente, non siamo contrari a questo tipo di interventi, però bisogna cercare di capire bene il loro significato. Dobbiamo approvare la variante, poi seguiranno i passaggi successivi, e le posso garantire, in particolare grazie al Consigliere Carossa (che è molto più ferrato di me in materia), che seguiremo con molta attenzione che cosa accadrà. Sinceramente, non ho compreso la posizione del Consigliere Silvestrini; il suo intervento era profondamente contrario a questo tipo di variante e lo ha motivato dal suo punto di vista e anche a livello sociologico, però, francamente, non lo ritengo così schematicamente inquadrabile. Questo intervento, così come è stato formulato (e dovrà essere verificato), non esclude che quel punto della Città non possa rientrare (per riprendere l'esempio del Consigliere Silvestrini) in un'operazione che riguarda il turismo, che può verificare sul campo una capacità di ristrutturazione apprezzabile e godibile, ma, a mio parere, questo è tranquillamente fattibile, anche con un'iniziativa di questo genere. Non comprendo (e riprendo una parte dell'intervento del Consigliere Ventriglia), invece, il discorso sul mix sociale, perché, oggi, mi sembra un po' obsoleto. Il Consigliere Silvestrini non ha ancora spiegato (e la domanda l'ho già posta prima) perché ha ritirato gli emendamenti. Nel suo intervento - l'ho ascoltato con attenzione - ha dichiarato che è profondamente contraria a questo tipo di trasformazione (non ripeterò i motivi che ha elencato), ma, in apertura di seduta, ha ritirato gli emendamenti, per cui vorrei sapere qual è stata la contropartita. Altrimenti, non si comprende il suo intervento ed il motivo per cui questo provvedimento è rimasto fermo più di sessanta giorni in Consiglio Comunale (anche se, molte volte, era compreso nell'ordine del giorno, ma non è mai stato affrontato). Il Consigliere Silvestrini ha detto che molte famiglie sono in una situazione di difficoltà e vorrei che l'Assessore verificasse questi numeri e se questa denuncia corrisponde alla realtà. Se ciò fosse vero, sono stupito che dei componenti di quella parte politica solo il Consigliere Silvestrini sia intervenuta per difendere i lavoratori o chi paga regolarmente l'affitto per una casa avuta in convenzione; se, invece, non è così, vorrei che mi si chiarisse questo aspetto, ma sono sorpreso che i Consiglieri del Partito Democratico non siano intervenuti, visto che hanno sempre difeso questa categoria di persone, che noi continuiamo ed intendiamo difendere. Quindi, vorrei che l'Assessore, magari nella risposta finale, ci fornisse un'ulteriore garanzia su questo aspetto, onde evitare che passi un messaggio che non sarebbe utile per l'Assessore (magari per noi sì, per fare polemica, ma non è la nostra intenzione, noi vogliamo costruire); vorremmo sapere se, in effetti, i cittadini sono tutelali e se coloro che, per tanti anni, hanno vissuto regolarmente in quell'immobile, grazie alla sottoscrizione di una convenzione, verranno mandati via (proprio come può fare un privato cittadino, che può cacciare da un'abitazione, con tutte le garanzie che ci possono essere, i propri inquilini). CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Carossa. CAROSSA Mario Il mio intervento sarà breve, anche perché a tale riguardo ha già parlato approfonditamente il Consigliere Angeleri. Per quanto riguarda questa proposta di deliberazione, ritengo che rappresenti l'ennesimo passaggio di ciò che - ahimè - ha fatto la Città di Torino negli ultimi anni. A mio parere, bisognerebbe discutere non tanto questo provvedimento, ma la politica fallimentare portata avanti dal Sindaco da troppi anni in questa Città attraverso gli Assessori; per esempio, la questione dell'espulsione dei ceti medio-bassi dal centro delle città è sicuramente da analizzare. Vorrei ricordare la vicenda della vendita di Casa Gramsci, risale all'inizio di questa tornata amministrativa, e anche in quel caso c'erano degli inquilini, ma non si è potuto fare altrimenti, perché, secondo l'Amministrazione, se non si faceva quell'albergo, Torino non avrebbe più avuto dei turisti. Invito i Consiglieri di maggioranza ad andare a vedere che tipo di albergo è stato costruito in Piazza Carlina, perché non è stato fatto assolutamente nulla, ma gli inquilini sono stati prontamente mandati via. L'argomento esula dalla variante e da questo provvedimento, perché riguarda queste espulsioni effettuate da una maggioranza che, nelle parole ma non nei fatti, continua a dirsi di centrosinistra. È questo l'argomento su cui dovremmo discutere. A nostro parere, è sbagliato prevedere degli interventi di social housing in periferia, continuando, però, a perseguire questa politica sbagliata nel centro della città. Per quanto riguarda il centro della città, dovremmo discutere sulla ZTL allargata e sulla vostra mancata volontà di prevedere una vera area pedonale centrale al suo posto; la ZTL vi consente certamente di incassare dei soldi, ma nient'altro. Credo che questa serie di argomenti debba essere affrontata, anche in previsione della prossima campagna elettorale. Condivido l'intervento del Consigliere Silvestrini per quanto riguarda il fatto che questa operazione sia poco remunerativa; infatti, se non vado errato, la Cavallerizza è andata in cartolarizzazione circa un anno e mezzo fa, dopodiché è stata presentata la variante, perché permette - sto cercando di pesare le parole - di operare determinati interventi (non vado oltre e lascio dei puntini di sospensione per i Consiglieri di maggioranza del PD). È chiaro, però, che quanto introitato dalla Città, secondo noi, è una cifra poco rilevante se rapportata al complesso della Cavallerizza. A meno che l'Assessore, nella replica, ci stupisca con effetti speciali (mi permetta la battuta, così sorridiamo un po'), penso che non parteciperemo al voto per due motivi importanti: in primo luogo, l'introito di questa operazione non è soddisfacente per la Città di Torino e, poi, riteniamo che, per l'ennesima volta, si faccia un'operazione sbagliata dal punto di vista urbanistico. A questo punto, la possiamo aggiungere a tutte le operazioni che sono state fatte nel periodo delle Olimpiadi. Se osserviamo le opere e i fabbricati che sono andati o andranno alle aste, in cartolarizzazione o quant'altro (eventualmente, discuteremo questi argomenti in occasione della discussione di un'altra proposta di deliberazione), ci rendiamo conto, a distanza di tre o quattro anni, che quegli interventi sono stati fatti in maniera assolutamente errata, senza una programmazione complessiva. Adesso, dobbiamo vendere o demolire; vorrei ricordare la questione - mischio un po' tutto, ma ci sta tutto - dei "Gianduiotti": dovremo andare a controllare quanto ci sono costati effettivamente e a riprendere quanto hanno detto i vari Assessori quando sono stati costruiti. Si fanno un insieme di interventi senza che vi sia una programmazione, se non quella obbligata di far cassa, ma, purtroppo, anche questa, secondo il nostro modesto parere, si sta facendo malamente; dobbiamo tamponare questo enorme debito che lascerà la Giunta Chiamparino dopo nove anni di mandato, ma non si riesce, perché si rincorre sempre la copertura e, quindi, si effettuano malamente queste operazioni. Per i motivi che ho citato in precedenza, non parteciperemo al voto di questa proposta di deliberazione, perché non ci sentiamo di avallare una simile operazione, ma, mi rivolgo soprattutto ai Consiglieri del PD, non considerate la nostra decisione come un modo di tirarci indietro, perché, quando a Torino si aprirà questo dibattito, lo affronteremo per ribadire che avete sbagliato la programmazione in una Città degna e importante come la nostra. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Bruno. BRUNO Giuseppe Maurizio Ho ascoltato con attenzione gli interventi e i richiami alla storia della Cavallerizza e vorrei che, a verbale, si ricordasse la figura del Caprilli, che, proprio tra la Cavallerizza di Torino e quella di Pinerolo, diede vita al sistema naturale di equitazione e al salto ad ostacoli senza la forzatura del cavallo, ma con l'accompagnamento dell'animale. Si tratta di un fatto storico, perché, poi, è stato mutuato a livello internazionale. Tanti si sono dichiarati protettori della cultura e di ciò che rappresenta storicamente la Cavallerizza per Torino, ma, in questi anni, non ho mai avuto la fortuna di assistere ad alcun intervento per ricordare questa grande figura dell'equitazione italiana, che, oltretutto, ha fatto scuola in tutto il mondo. Dispiace sempre quando un complesso immobiliare storico non può più essere tutelato in toto da chi amministra il bene pubblico, ma sappiamo che, in questo momento, le necessità della nostra Città ci impongono di riprendere in mano le sorti economiche, che, sicuramente, non sono tra le più rosee. La scelta era tra tutelare un "non ricordo" (visto che nessuno si è mai preoccupato di rammentare questa figura) e, invece, poter affrontare serenamente le problematiche che, giorno per giorno, sta prendendo in considerazione questa Città (il sociale, l'assistenza domiciliare, gli asili, eccetera); si tratta di interventi che necessitano di stanziamenti e, in questo momento storico, sono sicuramente più importanti del ricordare, così forfettariamente, la cultura della Città, senza neanche riconoscere i personaggi che ne hanno fatto la storia. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Cuntrò. CUNTRÒ Gioacchino Sono rimasto stupito dal dibattito che si è consumato attorno a questa proposta di deliberazione. Soprattutto dai Consiglieri del Gruppo della Lega Nord (che, sicuramente, mi staranno ascoltando) mi aspettavo che la loro preoccupazione e l'attenzione rispetto a questo immobile storico che deve essere recuperato sorgessero prima del dibattito di oggi, perché non dobbiamo dimenticare che, fino a qualche mese fa, questo complesso immobiliare non era di proprietà della Città di Torino, ma, nonostante tutto, la Città ha curato con attenzione quell'immobile (fatiscente in alcune parti) in attesa che il Demanio intervenisse... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Il Demanio, nel momento in cui avrebbe dovuto investire sulla Cavallerizza, se ne è liberato - usiamo il termine esatto -, lasciando alla Città (non dico la patata bollente) l'onere e l'onore di recuperare questo immobile, che, finalmente, sarà ripristinato in ricordo della sua storia. Non solo verrà ripristinato, ma, finalmente, sarà un complesso immobiliare ad onore della storia (quindi, ricordandola) e aperto al pubblico. Se questo è il dramma che sta consumando Torino, ben vengano simili drammi! Il Consigliere Carossa era preoccupato e capisco che ogni occasione sia buona per ricordare i debiti di Torino, ma anche io, quando posso, rammento ai Consiglieri dell'opposizione che questi debiti sono dovuti agli investimenti fatti dalla Città. A differenza di altre città governate dal centrodestra e dalla Lega Nord, non abbiamo speso i nostri soldi per mettere i loghi di partito, ma la abbiamo resa e la stiamo rendendo più accogliente, vivibile e rispondente alle esigenze della società moderna. Ciò sta avvenendo anche per la Cavallerizza, perché non ce ne stiamo liberando, ma stiamo investendo per riportarla agli onori e alla giusta gloria. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola, per la replica, all'Assessore Viano. VIANO Mario (Assessore) Cercherò di affrontare con ordine e rapidamente tutti i temi. Per quanto riguarda il fatto che si dice che "si svende", quando si citano i valori unitari a cui si farebbe l'operazione (i famosi 200 o poco più Euro a metro quadrato) vengono forniti dei dati assolutamente scorretti, Consigliere Silvestrini. Si tratta di 50.000 metri cubi, quindi, grosso modo, di 14.000 metri quadrati e, pur nello stato di profondo degrado in cui versa tutta la struttura, siamo nell'ordine di un migliaio di Euro a metro quadrato, quindi una cifra cinque volte maggiore rispetto a quella citata. Questo complesso è stato pagato circa quattordici milioni di Euro (uso cifre tonde), è stato ceduto alla società di cartolarizzazione a nove milioni e mezzo di Euro e l'asta viene indetta sulla base di 11.700.000 Euro. Vorrei sottolineare due o tre questioni che credo siano rilevanti: in primo luogo, salvaguardiamo gli usi pubblici e ne chiediamo la dismissione una volta sistemate le coperture e gli impianti (naturalmente, a titolo non oneroso) di tutte le parti pubbliche (quindi, Cavallerizza, Rotonda, eccetera). Una delle altre osservazioni che sono state fatte è che sottraiamo tutto lo spazio libero alla fruizione generalizzata, mentre, al contrario, la salvaguardiamo, perché diventa pubblico; infatti, tutto quanto non è edificato deve essere fruibile, percorribile e non precluso alla visita. Naturalmente, le parti costruite che ospitano funzioni private sono precluse alla visita, però dobbiamo mettere in evidenza come quelle parti siano proprio quelle che, nel corso del tempo, sono state interessate dalle maggiori manomissioni e, quindi, hanno perso larga parte del loro valore storico. Infatti, nel tempo sono state profondamente trasformate dalle operazioni che sono state effettuate e sono monumenti dal punto di vista del costruito in senso classico, ma, ormai, al di là delle facciate, nell'interno sono stati introdotti tali e tanti interventi da farne perdere complessivamente la natura e la ragione storica. È evidente che per quelle parti il fatto che si attui un intervento di adeguamento agli standard funzionali e alle dotazioni impiantistiche contemporanee comporta un investimento molto importante, che non può che essere finalizzato ad ospitare delle funzioni private. Ribadisco che il prezzo versato al Demanio tiene conto del fatto che manteniamo nella disponibilità tutto lo spazio libero e le porzioni che sono vincolate a servizi pubblici (compreso il Maneggio Chiablese, già concesso all'Università) e il valore di riqualificazione di quegli spazi pubblici, nei fatti, è introitato dalla Città. A proposito dello "svendere", in un intervento si chiedeva perché presentiamo ora la variante, prima di cedere ai privati, e non dopo, quando potremmo mettere in evidenza la valorizzazione; ciò è dovuto al fatto che il prezzo versato all'Agenzia del Demanio è basato su uno studio di fattibilità preliminare, che metteva in conto gli interventi che, ora, con la scheda urbanistica rendiamo possibili. Infatti, c'era un'intesa e c'è un protocollo formale con l'Agenzia del Demanio che prevede queste destinazioni. Noi abbiamo comprato sulla base di queste destinazioni ed è chiaro che non possiamo ribaltarle sul privato senza averle prima introiettate nell'edificio e riconosciute nel valore stabilito dalle perizie fin qui condotte. Per quanto riguarda l'unitarietà della struttura con il Palazzo Reale, è garantita dalla fruizione in continuità. Certamente, gli edifici di residuo valore storico, se non nelle facciate o nelle cortine che affacciano sullo spazio pubblico, fatalmente li sottraiamo ad una fruizione generalizzata. Vorrei, infine, analizzare gli ultimi due punti: la questione del bene indisponibile e l'espulsione dei ceti popolari. La questione del bene indisponibile, che è stata formalizzata in un parere della Divisione Patrimonio al TAR, è inoppugnabile dal punto di vista formale; allo stesso modo, è agli atti il fatto che la normativa speciale che è stata introdotta a favore della cartolarizzazione dei beni immobiliari dei Comuni, nell'ambito di un'ipotesi generale politica (volta a sottrarre il patrimonio pubblico scarsamente utilizzato e valorizzato ad una situazione di degrado progressivo), ha consentito espressamente di introdurre nella cartolarizzazione i beni indisponibili. Infatti, ciò è previsto da una norma speciale relativa alle società di cartolarizzazione attuabili dagli Enti Locali, in particolare dai Comuni. A proposito dell'espulsione dei ceti popolari, tre anni fa, appena acquisito il bene, abbiamo comunicato a tutti i residenti che l'esigenza di una ristrutturazione da attuare sugli elementi strutturali (murature, solai, elementi orizzontali), sugli impianti (in maniera radicale) e sui collegamenti verticali (connessioni, scale, eccetera) non rendevano possibile, nel corso dei lavori, la loro permanenza in tutto il complesso (ed è una condizione che garantisce l'unitarietà a quel cantiere, perché, altrimenti, quell'opera sarebbe diventata un "patchwork" difficile da giustificare). Di conseguenza, abbiamo fornito tutta l'assistenza possibile ai residenti per agevolare un'uscita verso l'edilizia pubblica o privata. Come sapete, nessuna città ha tanta edilizia pubblica nelle aree centrali come Torino; si tratta di immobili storici riconvertiti e riutilizzati per funzioni residenziali sociali. Ritengo, quindi, che affermare che abbiamo espulso questi inquilini e che li abbiamo trattati come un qualsiasi speculatore privato non sia accettabile, perché non corrisponde alla realtà. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Dichiaro concluso il dibattito generale. |