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CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Buongiorno a tutti, e grazie di essere qui con noi oggi. Un saluto al Consigliere Sammartano che è qui in rappresentanza del Consiglio Provinciale, ed ovviamente anche ai nostri amici ex Consiglieri Comunali, all'ex Sindaco Novelli e al Sindaco Chiamparino. Rivolgo un saluto ai Consiglieri che sono qui con noi, ed ai familiari di Nazzareno Guasso che oggi qui commemoriamo, il quale era conosciuto come Athos Guasso e che ci ha lasciato circa un anno fa. Athos è stato eletto nel Consiglio Comunale tra le liste del Partito Comunista Italiano nel 1970 e poi rieletto nella tornata successiva. Erano anni difficili per una città come Torino, il cui tessuto economico - poggiando ancora e soprattutto sulla produzione industriale - si dimostrava particolarmente esposto alla crisi energetica mondiale degli Anni Settanta. Anni impegnativi anche per gli Amministratori chiamati a rispondere a interessi contrastanti: da una parte quelli delle aziende, sulle quali sempre di più gravava il peso della crisi, dall'altra quella dei lavoratori e delle loro famiglie, sui quali anche il peso della crisi era molto forte. Come Consigliere Comunale prima e Regionale poi, ed anche come Assessore della prima Giunta Novelli e come deputato a Roma, Guasso ha sempre dato voce ai cittadini, ai loro problemi, intervenendo più volte in merito alla condizione lavorativa e occupazionale torinese. A volte anche con parole dure, usate senza esitazione nei confronti della più grande realtà produttiva torinese: la Fiat. Ne riprendo alcune in particolare. Disse in alcune delle sedute qui in Consiglio Comunale: "La Fiat vuole completa mano libera sui processi produttivi; vuole liberarsi da ogni condizionamento che gli potrebbe venire dai lavoratori e dalle loro organizzazioni". Ed ancora: "La Fiat non può pensare di usare l'attacco feroce all'autonomia della classe operaia per poter così indisturbata portare avanti da sola i processi di ristrutturazione". Era un attacco forte, esplicito alle scelte organizzative di indirizzo dell'Azienda. Perché tanta asprezza? Perché allora la situazione era piuttosto preoccupante: c'era il rischio di riduzione di orario, di cassa integrazione, la rottura delle trattative presso il Ministero del Lavoro, la crisi del mercato e della domanda. Tutto ciò determinava cadute pesanti sul tessuto sociale torinese, era necessario un impegno forte da parte del Sindaco, della Giunta, della Regione e del Governo; interventi e impegni chiesti a più riprese dalla Sala Rossa e sostenuti con insistenza da Guasso. Ma la sua attenzione non era limitata alla sola questione Fiat. Egli portava a conoscenza del Consiglio Comunale situazioni lavorative pesanti per i lavoratori stessi e per le loro famiglie. Sosteneva apertamente scioperi e manifestazioni volti a difendere e conquistare diritti legittimi e inviolabili; segnalava tassi di disoccupazione sempre più allarmanti; denunciava una situazione industriale preoccupante non solo per le grandi aziende torinesi come la Venchi Unica e la Solex, ma anche per le piccole e le medie aziende costrette a ricorrere alla soluzione più drastica: il licenziamento dei dipendenti. Nella relazione annuale che presentò come Assessore al Lavoro, Guasso scrisse: "Uscire dalla crisi significa ribadire la necessità che si imbocchi una strada nuova. Non possono bastare i fatti semplici, i provvedimenti congiunturali. Occorre attuare una politica di riconversione dell'apparato produttivo"; un impegno che affidava soprattutto alle istituzioni, da lui considerate soggetti efficaci, autorevoli e capaci di riforme strutturali a difesa delle aziende, dello sviluppo economico così come dei diritti e della dignità dei lavoratori. Rileggere gli interventi degli ex Consiglieri, che ricordiamo in questa Sala Rossa – e in questo caso è maggiormente dimostrato - permette di ricostruire il quadro storico torinese corrispondente. E spesso accade che io stesso rimanga colpito dalla contemporaneità delle problematiche che emergono, e questo è uno di quei casi: crisi economica, licenziamenti, disoccupazione, problemi relativi ai diritti dei lavoratori. E, inevitabilmente paragonabile all'attuale situazione dei nostri giorni, riguardante: la disdetta del contratto dei metalmeccanici al caso dei tre operai di Melfi; quindi, le condizioni di lavoro di molti precari alle recenti sentenze della Cassazione. Forse il Consigliere si esprimerebbe oggi con le stesse parole che scelse allora, il quale disse: "Nessuno in un Paese industriale del mondo può dare per scontato che la gente si assoggetti alla disciplina della produzione per amore o necessità di guadagno. Essa chiede che il lavoro abbia un senso, che si vada al di là del lavoro". Parole che confermano le maggiori doti di Guasso: concretezza, capacità di analisi, inclinazione ad andare a fondo dei problemi veri. Vorrei concludere ripetendo una frase detta da lui: "Credo che ci troviamo di fronte a problemi grossi, certamente, ma anche affrontabili". Mi sembra un ottimo atteggiamento, realista ed ottimista, in ogni caso apprezzabile e prezioso, applicabile ad ogni ambito da chi siede oggi su questi scranni trovandosi a sostenere sfide così impegnative. Allora come oggi. Ed è con questo spirito che oggi commemoriamo Athos, affinché il suo esempio sia ancora per noi stimolo ad operare - per quanto è possibile – nel migliore dei modi, nel lavoro che siamo chiamati a svolgere in quest'Aula. Quindi, è con tutti voi che faccio memoria del Consigliere Guasso, ricordando le sue doti di grande umanità e contemporaneamente all'esempio che lui ci ha dato. Grazie. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola, al Sindaco Novelli, quale rappresentante dell'Associazione tra gli ex Consiglieri Comunali. NOVELLI Diego (ex Sindaco) Sono due, a mio avviso, gli elementi che hanno caratterizzato in modo particolare il profilo umano e politico di Athos Guasso: la generosa ed intelligente modestia del suo modo di essere e, la concezione che aveva della politica. Ci siamo conosciuti giovanissimi, poco più che ragazzini, non vestivamo alla marinara come una celebre signora torinese, ma ancora si portavano i calzoni alla zuava. Entrambi eravamo militanti del Fronte della Gioventù, quello fondato da Eugenio Curiel con Enrico Berlinguer. Mi occupavo dei lavoratori studenti mentre lui dei giovani delle fabbriche. Il nostro impegno politico si svolgeva al di fuori del nostro lavoro quotidiano, si basava sul volontariato. Nel fronte militavano giovani di diversi orientamenti politici e religiosi: comunisti, socialisti, democristiani, liberali, azionisti, cattolici, ebrei, valdesi. La nostra sede era in Via Guastalla, in una ex casa del fascio trasformata nell'immediato dopoguerra in un centro sportivo e ricreativo. Con la rottura tra le forze che avevano partecipato alla Lotta di Liberazione nacque la Federazione Giovanile Comunista e il nostro impegno, volontario, si trasformò in un lavoro per il Partito a tempo pieno, diventando - come allora un po' ironicamente si diceva - rivoluzionari di professione. Io andavo all'Unità a fare il cronista ed Athos nella segreteria provinciale della FIGC quale responsabile del lavoro nelle fabbriche. Mi viene di traslare il titolo di un bel libro che allora noi giovani comunisti abbiamo tutti letto come fosse una sorta di Bibbia: "Come fu temprato l'acciaio". Guasso dopo l'esperienza di dirigente del movimento giovanile passò al lavoro di Partito, che lo vede impegnato nel volgere di pochi anni in tutti i settori. E lì Guasso si temprò come l'acciaio, assumendo via via responsabilità politiche, organizzative e istituzionali. Come è stato ricordato dal Presidente, fu Consigliere Comunale, Assessore, Consigliere Provinciale, Deputato al Parlamento, e tornare in Piemonte per assumere la responsabilità della segreteria regionale del suo Partito, venendo eletto a Palazzo Lascaris. Il temperamento altruista, ed il suo carattere gioviale, non gli impedivano di affrontare tutte le responsabilità che gli venivano affidate con grande scrupolo, serietà, determinazione. Non cercava mai di sgomitare per raggiungere status politici di livello superiore, non era un arrivista e non era un settario. Non era mai un mezzo passo in avanti di troppo, semmai stava un passo indietro. La sua generosa modestia fu di grande insegnamento per tanti di noi, ma soprattutto per quei giovani che si avviavano alla politica è stata una vera scuola al servizio del Partito e non solo, per raggiungere non benefici personali, bensì nobili obiettivi al servizio di quella che un tempo si chiamava classe operaia, di cui si sentiva parte con orgoglio. Athos Guasso aveva un'alta concezione della politica, intesa come servizio per il bene comune, senza mai trascendere nel confronto, e se necessario lo scontro, con la controparte politica. In questa Sala Rossa, che lo ha visto presente come Consigliere Comunale e dopo il 1975 come Assessore, ha raccolto stima e apprezzamento da tutti i settori. La sua voce pacata non gli impediva di difendere con vigore e con educazione le proprie idee coerenti con le conseguenti scelte. Ma lui, come era solito ripetere Giancarlo Pajetta - a proposito, Presidente, ti ricordo e mi auguro che il prossimo anno si celebrerà degnamente il centenario della nascita di Pajetta - Guasso affermava: "La politica è utopia e scienza". Utopia: immaginazione, fantasia, creatività, passione. Scienza: impegno, studio, coerenza, sacrificio, se necessario. Chi mi conosce sa che non sono un nostalgico, perché considero la nostalgia un disvalore o, se volete, un valore passivo. Ma di fronte a tutto ciò che stiamo vivendo in questi tempi, come non andare con la memoria a figure come quella di Athos Guasso? Al modo come allora si prospettava? Guasso ha saputo dare un senso alla propria esistenza, lavorando soprattutto per gli altri, in modo particolare per gli ultimi. Questo Consiglio Comunale può essere fiero per averlo avuto su questi banchi impegnato per il bene della Città. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Sindaco Chiamparino. SINDACO Prima di tutto volevo salutare Adriana e tutta la famiglia. Ho conosciuto Guasso Athos più come dirigente di Partito che non come Consigliere Comunale, perché ero uno dei giovani - non so faccio parte di quelli a cui si riferiva Diego prima, ma ero uno dei giovani di allora, invece adesso siamo tutti un po' ciompo, come si dice - che nell'80, dopo una fase politica molto travagliata per la segreteria regionale del Partito Comunista, Guasso fu chiamato ad assumersene la responsabilità anche per garantire quel passaggio di generazione che conobbe la Segreteria Provinciale di Piero Fassino, e che poi andò incontro - con tutta la discussione e gli esiti che conosciamo - alla vicenda per Torino che determinò "i 35 giorni alla Fiat", e che alcune delle frasi citate prima evocavano. Lì ho conosciuto anche Adriana, la quale, anche lei lavorava alla Federazione. Devo subito dire che mi riconosco nelle parole che ha espresso Diego Novelli, cioè questa modestia ed aggiungo anche umiltà, di chi però è consapevole di avere una forza interiore molto grande. La sua, non era l'umiltà di chi finge, e che poi in realtà è presuntuoso, e non era neanche la modestia di chi è debole nell'argomentare e nel sapersi porre in relazione agli altri. Athos, me lo ricordo come uno che non alzava mai la voce, se non ogni tanto quando proprio era necessario. Era uno che lasciava molto parlare, non era arrogante, e che riusciva a far prevalere le decisioni che riteneva giuste attraverso il libero confronto di tutti, avendo la capacità di mettere insieme i vari punti, anche minuscoli, delle varie considerazioni, dei vari interventi sulle diverse prese di posizione che venivano assunte, e da questo trarne la sintesi. In questo senso era umile e modesto, cercava di mettere insieme le diverse questioni, riuscendo a fare unità, ripeto, in una fase della vita della politica in cui non era facile perché era un periodo molto travagliato, molto complicato, in particolare a Torino. Ritengo, che questa propensione sia segno di umiltà. La modestia e l'umiltà che caratterizza i "forti". Questa, era una forza acquisita da una scuola e dalla cultura che possedeva, da un radicamento culturale e sociale che sentiva strutturalmente e che lo rendevano molto forte, perché questa è la storia di Athos Guasso; le sue, erano radici – volendo usare questa espressione - ben radicate, perché la provenienza della sua estrazione sociale era la categoria della classe operaia. Inoltre, le sue radici si rifanno anche al Movimento Operaio, di cui fece esperienza, ed al Movimento Comunista Internazionale, perché quella era stata la sua scuola politica. Tuttavia, Guasso – vorrei affermarlo senza che nessuno si arrabbi - non era un conservatore. Anzi, ricordo (e qui c'è Giorgio Ardito che credo possa ricordare con me), che è stata una figura di espressione della parte, se vogliamo, più tradizionale del Partito Comunista, ossia quella più "di centro" - come si diceva un tempo – ma, che fu chiamata e seppe far emergere quello che in quella fase erano le risorse che risultavano disponibili - qui non mi riferisco a me, mi riferisco ad altri – cioè, quelle che più interessavano al cambiamento e all'innovazione. Ricordo, che nella sua carica di Segretario Regionale, con Guasso, si fece a Torino quella convenzione per il futuro di Torino alla quale lavorammo io, Mario Virano e Livia Turco -per citarne solo alcuni – e, nella quale (se qualcuno avesse la pazienza e la voglia di andarsi a riprendere il materiale) ritrova alcune tesi che forse ancora oggi potrebbe essere attuale proprio sui temi di più stringente attualità, pensando per esempio a una questione come quella delle grandi infrastrutture o una questione come quella della fabbrica, del mondo del lavoro e delle relazioni sindacali. E' stata una persona che aveva l'umiltà, la modestia, la saggezza dei "forti", e per questo - scusate la ripetizione - ha saputo garantire, aprendo la porta a persone che hanno - ognuno nel suo modo – potuto esprimere, le loro idee giuste o sbagliate, ma questo è un altro discorso. Ha saputo portare avanti una parte di quel discorso innovativo, che poi è finito per diradare e in qualche misura disperdersi nella grande crisi della Sinistra italiana che ha coinciso con la caduta del Muro di Berlino. Ma questa è un'altra storia. A quell'epoca Athos era già più ai margini della vita politica. Vorrei concludere su questo. È anche stata una persona che ha saputo, quando era il momento, passare la mano. Ritengo che sia una componente innata di spirito conservatore, difficile da estirpare, e che costituisce ognuno di noi - anche se di questo tendiamo a parlarne poco - si tratta di una parte integrante importante, perché spesso determina un vero leader, una vera figura di prestigio, un vero uomo delle istituzioni, un vero uomo o donna; sostengo che una vera figura di statura pubblica elevata la si denota maggiormente per come sa lasciare il campo piuttosto che da come sa stare al proprio posto. Athos, nel suo campo, nel suo piccolo finché volete, che però era un piccolo comunque di un Partito che allora rappresentava larga parte della società torinese, ha saputo dare un contributo importante per fare emergere persone, idee nuove in un momento cruciale per la vita della Sinistra torinese. Non dimentichiamo che coincise anche con la crisi della epopea delle Giunte Novelli, ed anche in questo seppe orientare questo suo ruolo per fare emergere idee, persone, e risorse nuove. Inoltre, seppe, nel momento opportuno, farsi da parte lasciando il suo contributo, cooperando con chi seguiva, facendo in modo che chi prendesse in mano le vicende della politica se ne assumesse le responsabilità fino in fondo. Per questa sua saggezza, per questa sua determinazione e per questa sua capacità di dare spazio al nuovo, credo meriti di continuare ad essere ricordato non solo in questa Sala Rossa, ed è comunque quello che per me ha costituito l'insegnamento che mi ha dato un uomo come Athos Guasso. Porgo nuovamente un grande saluto e un abbraccio ad Adriana, al figlio e a tutta la famiglia. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Ringrazio tutti e comunico che la cerimonia è conclusa. Invito tutti ad alzarvi in piedi per permettere al Gonfalone di lasciare la Sala. |