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Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 25 Ottobre 2010 ore 12,00
Paragrafo n. 7

Commemorazione di Nazzareno Guasso, già Consigliere Comunale.
Interventi

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Buongiorno a tutti, e grazie di essere qui con noi oggi. Un saluto al Consigliere
Sammartano che è qui in rappresentanza del Consiglio Provinciale, ed ovviamente
anche ai nostri amici ex Consiglieri Comunali, all'ex Sindaco Novelli e al Sindaco
Chiamparino. Rivolgo un saluto ai Consiglieri che sono qui con noi, ed ai familiari di
Nazzareno Guasso che oggi qui commemoriamo, il quale era conosciuto come Athos
Guasso e che ci ha lasciato circa un anno fa.
Athos è stato eletto nel Consiglio Comunale tra le liste del Partito Comunista Italiano
nel 1970 e poi rieletto nella tornata successiva. Erano anni difficili per una città come
Torino, il cui tessuto economico - poggiando ancora e soprattutto sulla produzione
industriale - si dimostrava particolarmente esposto alla crisi energetica mondiale
degli Anni Settanta. Anni impegnativi anche per gli Amministratori chiamati a
rispondere a interessi contrastanti: da una parte quelli delle aziende, sulle quali
sempre di più gravava il peso della crisi, dall'altra quella dei lavoratori e delle loro
famiglie, sui quali anche il peso della crisi era molto forte.
Come Consigliere Comunale prima e Regionale poi, ed anche come Assessore della
prima Giunta Novelli e come deputato a Roma, Guasso ha sempre dato voce ai
cittadini, ai loro problemi, intervenendo più volte in merito alla condizione lavorativa
e occupazionale torinese. A volte anche con parole dure, usate senza esitazione nei
confronti della più grande realtà produttiva torinese: la Fiat.
Ne riprendo alcune in particolare. Disse in alcune delle sedute qui in Consiglio
Comunale: "La Fiat vuole completa mano libera sui processi produttivi; vuole
liberarsi da ogni condizionamento che gli potrebbe venire dai lavoratori e dalle loro
organizzazioni". Ed ancora: "La Fiat non può pensare di usare l'attacco feroce
all'autonomia della classe operaia per poter così indisturbata portare avanti da sola i
processi di ristrutturazione".
Era un attacco forte, esplicito alle scelte organizzative di indirizzo dell'Azienda.
Perché tanta asprezza? Perché allora la situazione era piuttosto preoccupante: c'era il
rischio di riduzione di orario, di cassa integrazione, la rottura delle trattative presso il
Ministero del Lavoro, la crisi del mercato e della domanda. Tutto ciò determinava
cadute pesanti sul tessuto sociale torinese, era necessario un impegno forte da parte
del Sindaco, della Giunta, della Regione e del Governo; interventi e impegni chiesti a
più riprese dalla Sala Rossa e sostenuti con insistenza da Guasso. Ma la sua
attenzione non era limitata alla sola questione Fiat. Egli portava a conoscenza del
Consiglio Comunale situazioni lavorative pesanti per i lavoratori stessi e per le loro
famiglie. Sosteneva apertamente scioperi e manifestazioni volti a difendere e
conquistare diritti legittimi e inviolabili; segnalava tassi di disoccupazione sempre
più allarmanti; denunciava una situazione industriale preoccupante non solo per le
grandi aziende torinesi come la Venchi Unica e la Solex, ma anche per le piccole e le
medie aziende costrette a ricorrere alla soluzione più drastica: il licenziamento dei
dipendenti.
Nella relazione annuale che presentò come Assessore al Lavoro, Guasso scrisse:
"Uscire dalla crisi significa ribadire la necessità che si imbocchi una strada nuova.
Non possono bastare i fatti semplici, i provvedimenti congiunturali. Occorre attuare
una politica di riconversione dell'apparato produttivo"; un impegno che affidava
soprattutto alle istituzioni, da lui considerate soggetti efficaci, autorevoli e capaci di
riforme strutturali a difesa delle aziende, dello sviluppo economico così come dei
diritti e della dignità dei lavoratori.
Rileggere gli interventi degli ex Consiglieri, che ricordiamo in questa Sala Rossa – e
in questo caso è maggiormente dimostrato - permette di ricostruire il quadro storico
torinese corrispondente. E spesso accade che io stesso rimanga colpito dalla
contemporaneità delle problematiche che emergono, e questo è uno di quei casi: crisi
economica, licenziamenti, disoccupazione, problemi relativi ai diritti dei lavoratori.
E, inevitabilmente paragonabile all'attuale situazione dei nostri giorni, riguardante: la
disdetta del contratto dei metalmeccanici al caso dei tre operai di Melfi; quindi, le
condizioni di lavoro di molti precari alle recenti sentenze della Cassazione.
Forse il Consigliere si esprimerebbe oggi con le stesse parole che scelse allora, il
quale disse: "Nessuno in un Paese industriale del mondo può dare per scontato che la
gente si assoggetti alla disciplina della produzione per amore o necessità di
guadagno. Essa chiede che il lavoro abbia un senso, che si vada al di là del lavoro".
Parole che confermano le maggiori doti di Guasso: concretezza, capacità di analisi,
inclinazione ad andare a fondo dei problemi veri.
Vorrei concludere ripetendo una frase detta da lui: "Credo che ci troviamo di fronte a
problemi grossi, certamente, ma anche affrontabili". Mi sembra un ottimo
atteggiamento, realista ed ottimista, in ogni caso apprezzabile e prezioso, applicabile
ad ogni ambito da chi siede oggi su questi scranni trovandosi a sostenere sfide così
impegnative. Allora come oggi.
Ed è con questo spirito che oggi commemoriamo Athos, affinché il suo esempio sia
ancora per noi stimolo ad operare - per quanto è possibile – nel migliore dei modi,
nel lavoro che siamo chiamati a svolgere in quest'Aula. Quindi, è con tutti voi che
faccio memoria del Consigliere Guasso, ricordando le sue doti di grande umanità e
contemporaneamente all'esempio che lui ci ha dato. Grazie.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola, al Sindaco Novelli, quale rappresentante dell'Associazione tra gli ex
Consiglieri Comunali.

NOVELLI Diego (ex Sindaco)
Sono due, a mio avviso, gli elementi che hanno caratterizzato in modo particolare il
profilo umano e politico di Athos Guasso: la generosa ed intelligente modestia del
suo modo di essere e, la concezione che aveva della politica.
Ci siamo conosciuti giovanissimi, poco più che ragazzini, non vestivamo alla
marinara come una celebre signora torinese, ma ancora si portavano i calzoni alla
zuava. Entrambi eravamo militanti del Fronte della Gioventù, quello fondato da
Eugenio Curiel con Enrico Berlinguer. Mi occupavo dei lavoratori studenti mentre
lui dei giovani delle fabbriche. Il nostro impegno politico si svolgeva al di fuori del
nostro lavoro quotidiano, si basava sul volontariato.
Nel fronte militavano giovani di diversi orientamenti politici e religiosi: comunisti,
socialisti, democristiani, liberali, azionisti, cattolici, ebrei, valdesi. La nostra sede era
in Via Guastalla, in una ex casa del fascio trasformata nell'immediato dopoguerra in
un centro sportivo e ricreativo.
Con la rottura tra le forze che avevano partecipato alla Lotta di Liberazione nacque la
Federazione Giovanile Comunista e il nostro impegno, volontario, si trasformò in un
lavoro per il Partito a tempo pieno, diventando - come allora un po' ironicamente si
diceva - rivoluzionari di professione. Io andavo all'Unità a fare il cronista ed Athos
nella segreteria provinciale della FIGC quale responsabile del lavoro nelle fabbriche.
Mi viene di traslare il titolo di un bel libro che allora noi giovani comunisti abbiamo
tutti letto come fosse una sorta di Bibbia: "Come fu temprato l'acciaio". Guasso
dopo l'esperienza di dirigente del movimento giovanile passò al lavoro di Partito, che
lo vede impegnato nel volgere di pochi anni in tutti i settori.
E lì Guasso si temprò come l'acciaio, assumendo via via responsabilità politiche,
organizzative e istituzionali. Come è stato ricordato dal Presidente, fu Consigliere
Comunale, Assessore, Consigliere Provinciale, Deputato al Parlamento, e tornare in
Piemonte per assumere la responsabilità della segreteria regionale del suo Partito,
venendo eletto a Palazzo Lascaris.
Il temperamento altruista, ed il suo carattere gioviale, non gli impedivano di
affrontare tutte le responsabilità che gli venivano affidate con grande scrupolo,
serietà, determinazione. Non cercava mai di sgomitare per raggiungere status politici
di livello superiore, non era un arrivista e non era un settario. Non era mai un mezzo
passo in avanti di troppo, semmai stava un passo indietro.
La sua generosa modestia fu di grande insegnamento per tanti di noi, ma soprattutto
per quei giovani che si avviavano alla politica è stata una vera scuola al servizio del
Partito e non solo, per raggiungere non benefici personali, bensì nobili obiettivi al
servizio di quella che un tempo si chiamava classe operaia, di cui si sentiva parte con
orgoglio. Athos Guasso aveva un'alta concezione della politica, intesa come servizio
per il bene comune, senza mai trascendere nel confronto, e se necessario lo scontro,
con la controparte politica.
In questa Sala Rossa, che lo ha visto presente come Consigliere Comunale e dopo il
1975 come Assessore, ha raccolto stima e apprezzamento da tutti i settori. La sua
voce pacata non gli impediva di difendere con vigore e con educazione le proprie
idee coerenti con le conseguenti scelte.
Ma lui, come era solito ripetere Giancarlo Pajetta - a proposito, Presidente, ti ricordo
e mi auguro che il prossimo anno si celebrerà degnamente il centenario della nascita
di Pajetta - Guasso affermava: "La politica è utopia e scienza". Utopia:
immaginazione, fantasia, creatività, passione. Scienza: impegno, studio, coerenza,
sacrificio, se necessario. Chi mi conosce sa che non sono un nostalgico, perché
considero la nostalgia un disvalore o, se volete, un valore passivo. Ma di fronte a
tutto ciò che stiamo vivendo in questi tempi, come non andare con la memoria a
figure come quella di Athos Guasso? Al modo come allora si prospettava?
Guasso ha saputo dare un senso alla propria esistenza, lavorando soprattutto per gli
altri, in modo particolare per gli ultimi. Questo Consiglio Comunale può essere fiero
per averlo avuto su questi banchi impegnato per il bene della Città.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Sindaco Chiamparino.

SINDACO
Prima di tutto volevo salutare Adriana e tutta la famiglia.
Ho conosciuto Guasso Athos più come dirigente di Partito che non come Consigliere
Comunale, perché ero uno dei giovani - non so faccio parte di quelli a cui si riferiva
Diego prima, ma ero uno dei giovani di allora, invece adesso siamo tutti un po'
ciompo, come si dice - che nell'80, dopo una fase politica molto travagliata per la
segreteria regionale del Partito Comunista, Guasso fu chiamato ad assumersene la
responsabilità anche per garantire quel passaggio di generazione che conobbe la
Segreteria Provinciale di Piero Fassino, e che poi andò incontro - con tutta la
discussione e gli esiti che conosciamo - alla vicenda per Torino che determinò "i 35
giorni alla Fiat", e che alcune delle frasi citate prima evocavano.
Lì ho conosciuto anche Adriana, la quale, anche lei lavorava alla Federazione. Devo
subito dire che mi riconosco nelle parole che ha espresso Diego Novelli, cioè questa
modestia ed aggiungo anche umiltà, di chi però è consapevole di avere una forza
interiore molto grande. La sua, non era l'umiltà di chi finge, e che poi in realtà è
presuntuoso, e non era neanche la modestia di chi è debole nell'argomentare e nel
sapersi porre in relazione agli altri.
Athos, me lo ricordo come uno che non alzava mai la voce, se non ogni tanto quando
proprio era necessario. Era uno che lasciava molto parlare, non era arrogante, e che
riusciva a far prevalere le decisioni che riteneva giuste attraverso il libero confronto
di tutti, avendo la capacità di mettere insieme i vari punti, anche minuscoli, delle
varie considerazioni, dei vari interventi sulle diverse prese di posizione che venivano
assunte, e da questo trarne la sintesi.
In questo senso era umile e modesto, cercava di mettere insieme le diverse questioni,
riuscendo a fare unità, ripeto, in una fase della vita della politica in cui non era facile
perché era un periodo molto travagliato, molto complicato, in particolare a Torino.
Ritengo, che questa propensione sia segno di umiltà. La modestia e l'umiltà che
caratterizza i "forti". Questa, era una forza acquisita da una scuola e dalla cultura che
possedeva, da un radicamento culturale e sociale che sentiva strutturalmente e che lo
rendevano molto forte, perché questa è la storia di Athos Guasso; le sue, erano radici
– volendo usare questa espressione - ben radicate, perché la provenienza della sua
estrazione sociale era la categoria della classe operaia. Inoltre, le sue radici si rifanno
anche al Movimento Operaio, di cui fece esperienza, ed al Movimento Comunista
Internazionale, perché quella era stata la sua scuola politica.
Tuttavia, Guasso – vorrei affermarlo senza che nessuno si arrabbi - non era un
conservatore. Anzi, ricordo (e qui c'è Giorgio Ardito che credo possa ricordare con
me), che è stata una figura di espressione della parte, se vogliamo, più tradizionale
del Partito Comunista, ossia quella più "di centro" - come si diceva un tempo – ma,
che fu chiamata e seppe far emergere quello che in quella fase erano le risorse che
risultavano disponibili - qui non mi riferisco a me, mi riferisco ad altri – cioè, quelle
che più interessavano al cambiamento e all'innovazione.
Ricordo, che nella sua carica di Segretario Regionale, con Guasso, si fece a Torino
quella convenzione per il futuro di Torino alla quale lavorammo io, Mario Virano e
Livia Turco -per citarne solo alcuni – e, nella quale (se qualcuno avesse la pazienza e
la voglia di andarsi a riprendere il materiale) ritrova alcune tesi che forse ancora oggi
potrebbe essere attuale proprio sui temi di più stringente attualità, pensando per
esempio a una questione come quella delle grandi infrastrutture o una questione
come quella della fabbrica, del mondo del lavoro e delle relazioni sindacali.
E' stata una persona che aveva l'umiltà, la modestia, la saggezza dei "forti", e per
questo - scusate la ripetizione - ha saputo garantire, aprendo la porta a persone che
hanno - ognuno nel suo modo – potuto esprimere, le loro idee giuste o sbagliate, ma
questo è un altro discorso. Ha saputo portare avanti una parte di quel discorso
innovativo, che poi è finito per diradare e in qualche misura disperdersi nella grande
crisi della Sinistra italiana che ha coinciso con la caduta del Muro di Berlino. Ma
questa è un'altra storia.
A quell'epoca Athos era già più ai margini della vita politica. Vorrei concludere su
questo.
È anche stata una persona che ha saputo, quando era il momento, passare la mano.
Ritengo che sia una componente innata di spirito conservatore, difficile da estirpare,
e che costituisce ognuno di noi - anche se di questo tendiamo a parlarne poco - si
tratta di una parte integrante importante, perché spesso determina un vero leader, una
vera figura di prestigio, un vero uomo delle istituzioni, un vero uomo o donna;
sostengo che una vera figura di statura pubblica elevata la si denota maggiormente
per come sa lasciare il campo piuttosto che da come sa stare al proprio posto. Athos,
nel suo campo, nel suo piccolo finché volete, che però era un piccolo comunque di
un Partito che allora rappresentava larga parte della società torinese, ha saputo dare
un contributo importante per fare emergere persone, idee nuove in un momento
cruciale per la vita della Sinistra torinese.
Non dimentichiamo che coincise anche con la crisi della epopea delle Giunte
Novelli, ed anche in questo seppe orientare questo suo ruolo per fare emergere idee,
persone, e risorse nuove. Inoltre, seppe, nel momento opportuno, farsi da parte
lasciando il suo contributo, cooperando con chi seguiva, facendo in modo che chi
prendesse in mano le vicende della politica se ne assumesse le responsabilità fino in
fondo.
Per questa sua saggezza, per questa sua determinazione e per questa sua capacità di
dare spazio al nuovo, credo meriti di continuare ad essere ricordato non solo in
questa Sala Rossa, ed è comunque quello che per me ha costituito l'insegnamento
che mi ha dato un uomo come Athos Guasso.
Porgo nuovamente un grande saluto e un abbraccio ad Adriana, al figlio e a tutta la
famiglia.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Ringrazio tutti e comunico che la cerimonia è conclusa. Invito tutti ad alzarvi in piedi
per permettere al Gonfalone di lasciare la Sala.
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