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CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Passiamo alla discussione dell'interpellanza n. mecc. 201004614/002, presentata in data 27 luglio 2010, avente per oggetto: "Secondo il City Manager per le malattie degli impiegati del Comune 'ci vogliono punizioni più dure tipo il licenziamento'" CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola, per la risposta, all'Assessore Mangone. MANGONE Domenico (Assessore) Il Consigliere Gallo Domenico mi costringe a dare un'"interpretazione autentica" delle dichiarazioni del Direttore Generale, che farò con piacere, perché credo che, dopo, insieme al Consigliere ci renderemo conto di essere tutti d'accordo. Innanzitutto, le dichiarazioni rilasciate dal Direttore Generale partivano da dati oggettivi, cioè dalla presa d'atto del fallimento di un'iniziativa attuata dal Ministro della Funzione Pubblica. Dopo gli annunci fatti e dopo la netta diminuzione della percentuale del numero dei giorni di malattia dei dipendenti pubblici, questi, dopo circa un anno, sono tornati - o quasi - ad essere uguali al passato. È evidente che le affermazioni sulla sanzione da applicare a chi abusa dell'istituto della malattia non è riferito a tutti i lavoratori pubblici (verso i quali sono certo di poter dire che vi è la stima del Direttore Generale e, sicuramente, dell'Assessore), ma a quei dipendenti pubblici che, come dicevo prima, ne approfittano. Essere un dipendente pubblico non comporta assolutamente il fatto di decidere di andare a lavorare quando si vuole; si deve prestare la propria attività lavorativa alle dipendenze del Pubblico Impiego, per cui si viene assunti e pagati. Non so se nel rapporto tra medico ed assistito si verifichino delle anomalie, può anche darsi, perché bisogna capire se il medico può stabilire se una persona è in grado o meno di andare a lavorare. Infatti, anche in questo caso c'è uno snodo particolare: è difficile per un medico affermare che il lavoratore può andare a lavorare a fronte di una persona che, magari, dichiara di stare male. Infatti, molto spesso il certificato è fatto a fronte di dichiarazioni e, quindi, non so se questa sia un'anomalia da correggere. All'epoca, questo argomento è entrato nel dibattito, perché viene vissuto come un problema. La conclusione del ragionamento è che, con tutta la stima che abbiamo per gli onesti lavoratori alle dipendenze della Città di Torino che sono sicuramente la gran parte e spero di non sbagliare se dico che rappresentano il 99% dei dipendenti di questa Città, le affermazioni che condivido sono riferite a quell'1%, che, probabilmente, abusa di quell'istituto. La sanzione è sicuramente un deterrente affinché si possa far comprendere a chi percepisce uno stipendio pagato dai cittadini torinesi che deve andare a lavorare e che, probabilmente, il mal di testa o l'indisposizione (perché magari la sera prima si è fatto tardi) non sono delle ragioni sufficienti per non recarsi al lavoro. Ritengo, quindi, che possiamo tranquillamente assecondare le affermazioni del Direttore Generale, nel senso che, probabilmente, in casi particolari, conclamati e comprovati, le sanzioni possono arrivare anche al licenziamento. VENTRIGLIA Ferdinando (Vicepresidente) La parola al Consigliere Gallo Domenico. GALLO Domenico Ringrazio l'Assessore anche per la passione con la quale ha risposto all'interpellanza. Posso condividere il fatto che chi sbaglia deve pagare, ma l'Assessore riconoscerà che il Pubblico Impiego sta subendo un'ondata denigratoria senza precedenti, screditando un'intera categoria per colpa di pochi e non vorrei che questo si ripetesse anche al Comune di Torino. Detto questo, nessuno vuole tutelare chi usa lo strumento della malattia abusivamente e bisogna anche aggiungere che, eventualmente, la certificazione andrebbe contestata. Dal mio punto di vista, Assessore, è una questione di stile e può essere affrontata diversamente, senza emulare il Ministro Brunetta. Infatti, quando il Ministro Brunetta definisce "panzoni" i poliziotti, "ignoranti" gli insegnanti e "fannulloni" tutti gli impiegati pubblici, commette un gravissimo atto di denigrazione di massa. Diamo a Cesare quel che è di Cesare e difendiamo i lavoratori che svolgono il proprio dovere e che, con impegno, al mattino si recano al lavoro e guadagnano poco più di 1.000 Euro al mese. Infatti, se la macchina statale e comunale ancora reggono è grazie a quei lavoratori! I treni sono guidati dai macchinisti, gli infermieri fanno i turni di notte, i medici effettuano operazioni a cuore aperto, rendiamoci conto che è questo il Pubblico Impiego! Il Pubblico Impiego è composto da infermieri, poliziotti, insegnanti, impiegati comunali, statali e regionali e la stragrande maggioranza, sono d'accordo con l'Assessore, svolge il proprio lavoro seriamente. Considero un po' sgradevole ed anche una mancanza di stile affermare che l'unico strumento efficace contro l'abuso dell'istituto della malattia sia il licenziamento. Lo considero molto grave, perché credo che questo denunci l'impotenza e l'inefficienza nell'organizzazione della macchina comunale. Probabilmente, le questioni relative all'assenteismo nascono anche da un problema di organizzazione del lavoro e di formazione professionale, perché, poi, in quella situazione emergono i fannulloni, che sicuramente vanno colpiti, ma con gli strumenti adeguati. A mio parere, è necessario anche colloquiare con i lavoratori, al fine di comprendere come mai si verificano certe situazioni. Di conseguenza, contesto l'affermazione secondo cui l'unico strumento che può far paura è il licenziamento, perché è un atto veramente pesante. Il rischio nel rilasciare queste dichiarazioni - e mi dispiace, perché il Direttore Generale è una persona che rispetto, in quanto è dotato di estrema intelligenza - è che ci si ponga alla stessa stregua del Ministro Brunetta. Il Ministro, con la riforma della Pubblica Amministrazione, ha fatto spendere allo Stato il 5% in più rispetto agli anni precedenti; non si può certo dire che sia stato più efficiente ammodernando la macchina statale e facendo pagare meno lo Stato, perché, in realtà, stiamo pagando di più. Probabilmente, non ha compreso come si devono affrontare problemi di questo tipo. Di conseguenza, voglio contestare questa dichiarazione del Direttore Generale e, lo dico pubblicamente, se ne avessi l'occasione, lo farei personalmente. Queste dichiarazioni lasciano spazio ad accuse indiscriminate, che colpiscono tutti; infatti, in queste dichiarazioni non si dice che qualcuno ne sta abusando, ma che l'unico modo per evitare l'assenteismo nel Pubblico Impiego è il licenziamento. Mi dispiace, Assessore, ma ritengo che questa espressione sia veramente brutta e la politica non può evitare di intervenire rispetto a questo tema, ma deve dire la sua, evitando di mantenere una posizione neutrale. Se si condivide questa espressione così pesante, la politica deve assumersene la responsabilità; personalmente, opterei per un atteggiamento molto più colloquiale, al fine di comprendere le cause di questa crisi rispetto al rapporto di lavoro. Quando si lancia un'accusa del genere, chiaramente si deve coinvolgere anche il medico che rilascia un certificato falso (come, giustamente, diceva prima l'Assessore) e non credo che possiamo arrivare a simili affermazioni. Le dichiarazioni e la posizione di carattere generale inducono a pensare questo e, allora, bisogna colpire anche chi certifica una malattia fasulla. L'invito che mi sento di rivolgere all'Assessore, affinché lo riferisca al Direttore Generale, è che sarebbe meglio porsi nei confronti dei lavoratori con attestazioni positive e manifestando la nostra stima (ma, purtroppo, ciò non accade spesso). Ogni tanto, bisogna ricordare che il 90% dei lavoratori italiani del Pubblico Impiego svolge il proprio lavoro, vogliamo dirlo o preferiamo far prevalere l'ondata denigratoria? Questa è la domanda che pongo alla politica. Il mio intervento vuole essere un attestato di solidarietà verso quei lavoratori che non c'entrano nulla con i fannulloni. Ritengo che, nelle nostre argomentazioni, sia necessario far prevalere questo aspetto, altrimenti faremo di ogni erba un fascio e, purtroppo, è quello che, oggi, sta accadendo nel nostro Paese. VENTRIGLIA Ferdinando (Vicepresidente) La parola, per una breve replica, all'Assessore Mangone. MANGONE Domenico (Assessore) Più che di una replica, si tratta di un chiarimento. Prima, rispondendo ad un'altra interpellanza sulla questione dei dirigenti, ho affermato, in un momento non sospetto, che la nostra macchina comunale funziona bene. Se questa macchina funziona è evidente che lo dobbiamo agli 11.400 dipendenti di questa Città e ci tengo a chiarirlo senza ombra di dubbio. Però, è anche vero che, statisticamente - perché è normale -, ci sono soggetti che probabilmente abusano dell'istituto della malattia e in questi casi, secondo il mio punto di vista, non bisogna essere tolleranti. VENTRIGLIA Ferdinando (Vicepresidente) L'interpellanza è discussa. |