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Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 13 Settembre 2010 ore 12,00
Paragrafo n. 13

Comunicazioni del Sindaco su "Ricadute dei tagli regionali sui servizi sociali".
Interventi

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Comunico ai Colleghi che, nella giornata di venerdì, abbiamo ricevuto dal Sindaco
Chiamparino la seguente lettera: "Ai sensi dell'articolo 112, comma 1, del
Regolamento del Consiglio Comunale e delle prerogative connesse al Sindaco, la
informo che intendo comunicare in Consiglio Comunale in relazione alle possibili
pesanti ricadute negative che i preannunciati tagli della Regione sul fondo per
l'assistenza sociale potrebbero avere per la Città".
In Conferenza dei Capigruppo abbiamo deciso di aumentare il tempo a disposizione
dei singoli Gruppi per i loro interventi da 5 a 10 minuti. Ovviamente sarà compito
della Presidenza fare in modo che i tempi siano rispettati.
Su indicazione del Sindaco, do la parola all'Assessore Borgione per le
comunicazioni di cui sopra.

BORGIONE Marco (Assessore)
Signor Sindaco, Consiglieri presenti, le comunicazioni si sono rese necessarie dopo
una valutazione fatta in Giunta e anche per sottolineare come la Città di Torino, nel
corso degli anni, abbia tradizionalmente garantito ai propri cittadini un sistema
integrato di interventi e servizi sociali attraverso una sempre più ampia, solida e
innovativa offerta di prestazioni. La nostra Città ha fatto questo, sostenendo e
finanziando la relativa spesa con una percentuale che ha raggiunto quasi il 63%
(esattamente il 62,85%) di risorse proprie. Voglio sottolineare questo aspetto, perché
è una nota non confezionata "in house", ma una nota riportata in una DGR regionale,
per evidenziare come la media regionale, esclusa la Città di Torino, abbia un apporto
di finanziamento del sistema sociale con risorse proprie e dei Comuni piemontesi a
circa il 30%. Questo significa che la Città interviene per quasi il 63% sulla spesa
complessivamente sostenuta per la parte sociale, mentre la media degli altri Comuni
piemontesi è meno della metà, 27,9%.
Questo maggiore impegno della Città per la parte socio-sanitaria si può anche
leggere nei bilanci delle aziende sanitarie, dove notiamo come l'investimento pro
capite delle due aziende sanitarie torinesi (ovviamente per le attività socio-sanitarie
legate al territorio) sia doppio rispetto a quelle delle altre aziende regionali: siamo ad
una media di 220-240 Euro pro capite contro i 120 delle altre aziende.
In particolare nell'ultimo triennio il sistema dei servizi a Torino ha conosciuto uno
sviluppo consistente a fronte di nuovi e maggiori bisogni, con conseguente aumento
della spesa sociale, che in media si è registrata intorno al 5%. Questo è dovuto a
fattori che caratterizzano una città metropolitana e soprattutto a fattori che
contraddistinguono la tipicità della popolazione residente: principalmente abbiamo
registrato questi aumenti sull'utenza della popolazione adulta, anche in conseguenza
della situazione sociale complessiva che si registra nel nostro Paese. La spesa su
questo settore è aumentata del 15%: abbiamo registrato un aumento dell'utenza di
anziani non autosufficienti del 70% e un aumento delle prestazioni socio-assistenziali
rivolte a persone con disabilità per oltre il 30%. Abbiamo registrato, anche da un
punto di vista qualitativo, una modifica della richiesta di servizi da parte della
popolazione minorile, sempre più complessa e sempre più problematica: il lavoro
con la neuropsichiatria infantile lo testimonia.
Abbiamo registrato questo aumento che deriva anche da bisogni che le città
metropolitane soddisfano servizi che hanno una connotazione sovraterritoriale.
Questo soprattutto sulle basse soglie: ormai il 48% dei servizi di bassa soglia erogati
dalla Città di Torino è su persone non residenti, si tratta di servizi legati agli adulti in
difficoltà e di bisogni legati all'accoglienza di persone straniere e di persone con
caratteristiche di nomadismo.
A fronte di questa considerazione, la Città ha lavorato negli ultimi anni per la
predisposizione di forme di efficienza nell'organizzazione dei servizi trasversalmente
a tutte le tipologie di utenza. Faccio alcuni esempi, dimenticandone senz'altro altri:
la riorganizzazione dei servizi domiciliari, l'incremento della disponibilità dei posti
letto per persone non autosufficienti insieme al trasferimento delle gestioni dirette di
residenza per non autosufficienti alla sanità regionale, la realizzazione di nuove
opere con il coinvolgimento di nuove procedure di aggiudicazione delle aree
disponibili coinvolgendo il privato sociale, il potenziamento del percorso
dell'accreditamento delle strutture del privato sociale, l'istituzione di nuovi servizi
adattati alle nuove esigenze della popolazione torinese (pensate anche alla campagna
per la sollecitazione degli affidi familiari e alle iniziative a sostegno delle famiglie).
Tutto ciò, al fine di ottimizzare le risorse finanziarie disponibili, ma soprattutto per
avere un'efficienza utile a far fronte alla crescente richiesta delle risposte.
Nel bilancio approvato l'anno scorso dalla Regione erano previsti fondi straordinari
che si occupassero di questo aspetto particolare per le fragilità e per gli adeguamenti
tariffari di circa 25 milioni di Euro (10 più 15). Correttamente, nelle scelte compiute
dall'Amministrazione uscente Bresso, il bilancio tecnico questi fondi non li
prevedeva, ma era dato per scontato che, in fase di assestamento, con il bilancio
politico, fossero ripresentati, perché si registrava come sensibilità quella necessità di
far fronte alle fragilità anche con soldi straordinari. In fase di assestamento del
bilancio regionale, invece, abbiamo verificato come non solo non sono stati
ripristinati i fondi suddetti con i due fondi straordinari di 10 più 15 milioni di Euro
(in totale 25), ma, a fine luglio, il Consiglio Regionale ha approvato, su proposta
della Giunta, un ulteriore taglio su ciò che già era stato inserito nel bilancio tecnico
preventivo, cioè una proposta di riduzione di 20 milioni di Euro sulla spesa sociale,
ridotti a 12 dopo un emendamento proposto e approvato dal Consiglio.
La Regione ha quindi diminuito, in corso d'anno (siamo ormai ad agosto, a due terzi
del percorso amministrativo e di programmazione della gestione dei servizi), gli
stanziamenti destinati al welfare per un totale di 37 milioni di Euro su base regionale,
prevedendo anche diversi criteri (di cui si discute in questi giorni) per la ripartizione
dei fondi medesimi. Criteri che, manco a dirlo, penalizzano pesantemente la Città di
Torino. D'altro canto, ci tengo a sottolineare come questi criteri si ispirino
esclusivamente alla popolazione residente e alla dispersione territoriale: viene
completamente cancellato, in bozza DGR, in discussione con le autonomie locali,
qualunque riferimento alla complessità delle prese in carico, qualunque riferimento ai
fattori di deprivazione sociale, qualunque riferimento alle prese in carico di persone
con disabilità, agli anziani, ai minori, agli adulti in difficoltà e soprattutto non c'è
alcun rispetto né riferimento per l'impegno che ogni singolo Ente locale, ogni
singolo Comune aveva espresso come sensibilità nel finanziare la spesa storica dei
servizi.
Ecco perché gli ultimi provvedimenti della Giunta Comunale, provvedimenti di
attuazione degli indirizzi dati dal Consiglio Comunale nel novembre 2009, in
recepimento della DGR n. 39, provvedimenti (riassumibili nella relativa
reinternalizzazione di alcuni servizi sulle persone autosufficienti, nella verifica dei
percorsi di appropriatezza relativi alla richiesta di chiusura delle IPAB con
patrimonio immobiliare ma prive di attività sociale, nella riconversione di alcuni
servizi e nella messa a disposizione di nuove aree in diritto di superficie) che da soli
non riusciranno a produrre gli effetti sperati.
Siamo di fronte ad una minore dotazione finanziaria del fondo nazionale delle
politiche sociali, e fornisco anche in questo caso alcune cifre: il fondo del 2007 era di
745 milioni di Euro, nel 2009 di 518 milioni mentre, per il 2010, è stato firmato il
decreto a 380 milioni di Euro. Siamo, cioè, in presenza di una riduzione della spesa
sociale relativa al fondo nazionale pari al 26,63% rispetto all'anno precedente.
Inoltre la diminuzione delle risorse sul fondo regionale indistinto (ci sono 12 milioni
in meno sul 2009), la modifica dei criteri di ripartizione dei medesimi (che
penalizzano la Città di Torino per il 21,73% come trasferimento rispetto all'anno
precedente), l'azzeramento del fondo regionale sui nomadi (politiche sui nomadi), la
riduzione dei fondi sulla formazione, sulle persone psichiatriche rivalutate anziane o
disabili, sul servizio civico per gli anziani, sull'immigrazione, sull'Agenzia Adozioni
Internazionali e sulla non autosufficienza (e così di seguito) costringono
l'Amministrazione Comunale a impiegare la razionalizzazione e le minori efficienze
che aveva messo in programma di realizzare per coprire - ma soltanto parzialmente -
i minori trasferimenti annunciati in questa seconda parte di anno.
Ciò che accresce maggiormente - questa è una nota che, se il Sindaco me lo permette,
faccio al di fuori dei canoni di competenza stretta delle mie deleghe - la mia e penso
anche nostra preoccupazione è un complessivo attacco allo stato sociale, come
dimostra il minor stanziamento di risorse, ad esempio, sul fondo per il sostegno alla
locazione. Con provvedimento contenuto in un provvedimento deliberativo della
Giunta Regionale - dicono - sono state spostate le risorse dell'assestamento,
avvenuto a luglio di quest'anno, dall'assistenza al lavoro, con un effetto paradossale:
indurre alla disoccupazione i lavoratori dal punto di vista reddituale più fragili e, al
contempo, erogare più sussidi di disoccupazione, oppure - altro atto con
determinazione regionale - imporre agli enti gestori l'adeguamento delle tariffe sui
minori ma senza aggiungere, per realizzare ciò, nuove risorse finanziarie. La
copertura finanziaria, infatti, è stata prevista utilizzando gli stessi denari del fondo
indistinto che sono destinati al pagamento del servizio. In questo caso l'equazione è
facilmente riproducibile, anche per i non matematici: servizi meglio pagati, ma
chiusura di comunità per minori.
Questa operazione si traduce, quindi, per il sistema complessivo dell'assistenza del
Comune di Torino, con minori trasferimenti per complessivi 7.900.000 Euro. Ripeto:
fondo politiche sociali, fondo nomadi, formazione, servizio civico, immigrazione,
non autosufficienti.
Solo sul fondo della non autosufficienza ci sono 4.300.000 Euro in meno, che vanno
ad aggiungersi, però - lo ricordo ai Consiglieri presenti -, ai minori fondi sugli altri
pilastri su cui si fonda lo stato sociale e cioè scuola, servizio educativo, casa e lavoro.
La prospettiva che, come Città, abbiamo di fronte è rappresentata, quindi, da un lato,
dal rischio di chiudere i servizi negli ultimi mesi dell'anno in corso, il 2010,
dall'altro, in alternativa, di prevedere una parziale riduzione nel trattamento
quantitativo delle singole prestazioni, per garantire ancora per tutti e ancora per
quest'anno, il mantenimento complessivo delle prestazioni erogate, oltre ad un
ulteriore sforzo da parte del bilancio comunale di un'ulteriore spesa, per il 2010, di
circa altri 3 milioni di Euro.
Mi pare evidente che, se la Regione ha intenzione di modificare i criteri con cui si
ripartiscono i fondi della spesa sociale, un atto di DGR sia un atto arbitrario e
incompatibile con quanto definito dalla Legge Regionale 1/2004, che prevede che,
per il fondo, non si possono stanziare risorse inferiori all'anno precedente, soprattutto
nel momento in cui si penalizza così fortemente e non si tiene conto dell'esperienza.
Soprattutto, come dicevo poc'anzi, non si può prevedere uno stanziamento inferiore a
quello dell'anno appena trascorso, soprattutto in corso d'anno (siamo ormai quasi al
termine del 2010).
Questo è, in prospettiva - e termino -, lo scenario che ho descritto per l'anno in corso;
ovviamente, è necessario immaginare come operazioni strutturali si rendano
assolutamente necessarie per affrontare gli anni che avremo di fronte, perché le
aspettative o i sentori che si hanno è che, in questa fase, non ci siano margini di
miglioramento.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Ho iscritti a parlare i Consiglieri Domenico Gallo e Bruno.
Ricordo a tutti che, in parziale correzione di quanto predisposto dall'articolo 112,
comma 1, del Regolamento, la Conferenza dei Capigruppo ha deciso che ogni
Gruppo abbia a disposizione, per intervenire, non un tempo non superiore ai cinque
minuti (così come previsto dal Regolamento), bensì dieci minuti.
La parola al Consigliere Domenico Gallo.

GALLO Domenico
Ringrazio l'Assessore Borgione per la relazione con cui ci ha fatto un quadro molto
chiaro, preciso e preoccupato del panorama che sta investendo il nostro welfare
municipale.
Voglio accennare alla questione della sanità nel suo complesso, partendo, però, da un
elemento polemico, perché così non può non essere: dieci anni di governo di destra
della sanità pubblica (la famosa Giunta Ghigo) si sono conclusi con un buco di
1.400.000.000 Euro.
È da lì che credo siano iniziati i mali della sanità pubblica, con riflessi negativi
sull'assistenza e sui servizi sociali della nostra città: è un elemento di cui non si può
non tenere conto.
La Giunta Cota inizia il suo intervento nella sanità esautorando il Direttore Generale
dell'ASL 2, Giulio Fornero, che io reputo essere persona di grande qualità, che ha
dimostrato di essere capace a gestire quell'ASL: l'accusa che gli viene fatta è che è
costato troppo, che ha speso molto, più di quanto doveva. Non si dice, però, che ha
garantito servizi di qualità.
Credo che la crisi dello stato sociale cominci da questo modo di affrontare il
problema.
Da una parte, c'è il Governo nazionale che, a luglio, con la manovra correttiva del
Ministro Tremonti, taglia 40 milioni di Euro al Comune di Torino (questo è un dato
di fatto oggettivo), dall'altra, c'è il taglio di 8 milioni di Euro sui 20 previsti dalla
vecchia Amministrazione, tagli che riguardano disabili, anziani, minori, nuclei
disagiati e senza casa.
Vorrei capire: probabilmente si agisce in questo modo in nome di un federalismo
concepito stranamente, perché il federalismo dovrebbe portare più risorse agli Enti
Locali.
Con questo tipo di federalismo, che deve ancora nascere e di cui vediamo adesso le
prime applicazioni, sarà difficile governare le città, che saranno stritolate dai tagli.
Come accennato dall'Assessore poco fa, la Regione ha varato un piano per il lavoro
di cui sono curioso di vedere i risultati: voglio leggere bene questo piano, che
ridimensiona lo stato sociale e che porterà alla riduzione di posti sulla cooperazione
sociale. Da un lato, infatti, si fa un piano per il lavoro, dall'altro si taglia la spesa
sociale (determinando una forte diminuzione di posti di lavoro).
Negli ultimi giorni, su "La Repubblica", il Consigliere Carossa ha dichiarato che,
visto che si sta avvicinando la campagna elettorale, stiamo facendo qualcosa di
sinistra. Caro Consigliere Carossa, credo che noi, semplicemente, stiamo facendo il
nostro dovere politico, quello di tutelare lo stato sociale. Noi stiamo facendo
qualcosa di sinistra, voi, invece, state mostrando il vero volto della destra: questo
aspetto mi preoccupa come cittadino, ancor prima che come politico.
Da anni, questa Amministrazione ha garantito un sistema sociale che ha tutelato le
fasce deboli della popolazione, seppur nella sofferenza delle condizioni di salute,
garantendo una qualità della vita migliore ad anziani e disabili. Noi abbiamo il
dovere morale e politico di tutelare questa impostazione sociale, che credo abbia
prodotto risultati positivi e a cui si stanno ispirando altre città del nostro Paese. È
questo il punto. il centrodestra, a Torino (a livello regionale, quindi) come in Italia (a
livello nazionale), con i tagli drastici al fondo sociale, sta minando lo stato sociale.
Lo ha detto l'Assessore nella sua relazione e nelle dichiarazioni comparse sugli
organi di informazione: il centrodestra sta minando il welfare di Torino, che credo
sia il fiore all'occhiello dell'intera nazione. Assessore, credo che il provvedimento
regionale porterà, nel 2011, all'aumento delle rette e questo sarà insostenibile per
migliaia di famiglie.
C'è un punto, però, su cui vorrei fare chiarezza: personalmente, Assessore, non sono
d'accordo sulla riorganizzazione dei servizi, perché questo significherebbe accettare i
tagli. Credo, piuttosto, che la Regione Piemonte debba ripensare all'idea di effettuare
i tagli, perché insostenibili sul piano sociale. Penso che la Regione debba fare marcia
indietro su questo provvedimento, perché ingiusto, sbagliato e antisociale. È un
provvedimento che va respinto: i servizi non devono essere riorganizzati, vanno
mantenuti così come sono, perché non sono stati gli sprechi a procurare i debiti, ma
la necessità di garantire prestazioni ai nostri cittadini dignitose e di qualità. La invito,
quindi, Assessore, a riflettere sulla necessità di riorganizzare i servizi. Credo, invece,
che vada razionalizzata la spesa e che vadano colpiti gli sprechi, perché i servizi, fino
ad oggi, hanno dato grande prova di efficienza. Se avessimo avuto più risorse,
probabilmente saremmo stati ancor più efficienti. Aspettiamo, dunque, a procedere
alla riorganizzazione dei servizi.
La Regione dimostri serietà ed apra un confronto con la Città su questi temi, nei
quali verificare dove e cosa si possa tagliare: credo che, sullo stato sociale, non si
possa tagliare proprio nulla, perché altrimenti non potremo dare risposte alle vecchie
e nuove povertà.
Noi dobbiamo offrire migliori condizioni di vita e per farlo abbiamo bisogno di più
soldi e di più risorse destinate allo stato sociale, non abbiamo bisogno di tagli. Credo
che lo stato sociale rappresenti, con l'occupazione, una delle priorità di Torino e del
nostro Paese in generale.
Mi rivolgo soprattutto alla Lega Nord - ma non perché voglia attaccarla - che, in
questi anni, è stata il paladino della moralità e della difesa dei lavoratori, accusando
la sinistra di non essere più rappresentativa dei ceti sociali. Vi invito, oggi, a
sostenere nei fatti questi discorsi, perché, quando abbiamo avuto problemi relativi ai
soggiorni climatici per i disabili, c'è stata l'ira di Dio in Aula, per tagli che, poi, non
sono stati fatti perché, come maggioranza, abbiamo difeso in blocco quei
provvedimenti. Dimostrate, quindi, oggi, con i fatti, che siete dalla parte della
popolazione, perché altrimenti significa che voi, come la Giunta appena insediatasi in
Regione, predicate bene e razzolate male.
La nostra proposta è di aprire un tavolo di confronto serio su questi temi. Non c'è
bisogno di tagli: tagliate altrove, recuperate l'evasione fiscale, attaccate chi possiede
grandi ricchezze, non toccate la popolazione più debole (anziani, disabili, minori,
senza casa). Questo dovete fare.
Invito, dunque, la maggioranza di questa Città, Assessore, prima di assumere
provvedimenti riorganizzativi, a minacciare di chiudere quei servizi (in questo senso,
sarei più provocatorio), perché, se noi non siamo in grado di gestirli con le risorse
dateci, qualcuno si deve assumere le responsabilità politiche e morali dei tagli. Non
diamo alla Giunta Cota la possibilità di prendere provvedimenti di questa dimensione
e di scaricare, poi, sulla Città di Torino, le responsabilità.
Prima di qualsiasi riorganizzazione, quindi, occorre prevedere un tavolo di confronto,
per rivedere l'impostazione laddove è possibile farlo e per risparmiare sugli sprechi
veri e non sulle questioni che riguardano persone anziane e disabili.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Bruno.

BRUNO Giuseppe Maurizio
Non userò tutti i dieci minuti a mia disposizione, perché vorrei fare soltanto un paio
di riflessioni ed avere alcuni chiarimenti sulle motivazioni che la Regione adduce per
poter giustificare un taglio così ampio ai fondi per il sociale, una giustificazione che
non riesco a intuire per il semplice motivo che il sociale è, forse, quella parte del
Bilancio che più dovrebbe essere incrementata o, quanto meno, non diminuita,
poiché, purtroppo, nel sociale gli utenti aumentano giorno per giorno. Nessuno si può
nascondere: tutti sappiamo bene quali siano le difficoltà che attraversano l'Italia e
l'Occidente e quanto questa crisi abbia trasformato classi medie in classi più povere e
i poveri in persone che sopravvivono.
Siamo in una società in cui i centri urbani - e Torino non è esclusa, anzi è una città
che, da anni, sta cercando una nuova collocazione - hanno sempre maggior esigenza
di avere un'attenzione per tutti coloro che rientrano nella categoria di chi può
accedere ai servizi sociali. Personalmente non riesco davvero a intuire come si possa
perpetrare un taglio di questa ampiezza, senza contare che ci sarà sempre un
aumento, in questi mesi e in questi anni, del numero di persone che ne dovranno
usufruire o beneficiare loro malgrado, perché nessuno sicuramente è contento di
dover intervenire nella richiesta di aiuti agli Enti Locali.
Detto questo, vorrei che mi si fugasse un dubbio - e mi unisco a quanto diceva il
Consigliere Domenico Gallo - da parte dei Consiglieri della Lega, soprattutto da
parte di chi di loro siede anche nei banchi della Regione: non vorrei che, dietro a
questo taglio (visto che una parte - non così ampia - dei fondi va ai nomadi), ci sia la
volontà di dire che si è tagliato anche soltanto perché alcuni soldi vanno ai Rom. Non
arriviamo anche a questo.
Stiamo tagliando i soldi a cittadini torinesi, a persone che hanno bisogno: anziani,
ragazzi, disabili, persone che risiedono nel nostro territorio e non hanno la capacità
per affrontare una vita dignitosa.
Ricordando a me stesso che, già 70 anni fa, c'è stato chi ha provato a bruciare
500.000 persone e non è riuscito: tanto meno credo che potremmo riuscirci noi. Noi
dobbiamo affrontare i problemi: per favore, cerchiamo di non portare questa società
allo scontro sociale, che oggi forse non vediamo così prossimo, ma che, continuando
così, ahimè, ho paura che possa verificarsi.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Tronzano.

TRONZANO Andrea
Ringrazio l'Assessore per la sua relazione che cercherò, nel limite del possibile e
delle mie competenze, di confutare, perché non tutto quello che ha detto ci risulta
vero.
Innanzitutto, vorremmo inquadrare il provvedimento della Giunta Regionale in una
cornice di indirizzo politico: è indispensabile farlo, perché noi abbiamo una
determinata visione politica sul tema, voi ne avete un'altra, entrambe sono legittime.
Tuttavia, a beneficio del verbale, dei Consiglieri e di chi ci ascolta, vorrei individuare
il motivo di queste nostre scelte.
Sin dal suo insediamento, la Giunta Cota ha inteso dare una risposta concreta al
drammatico problema del lavoro, così come riferisce l'Assessore: noi abbiamo inciso
moltissimo per dare più risorse alle politiche attive del lavoro, per dare più attenzione
alle famiglie che oggi sono colpite dalla cassa integrazione, dalla disoccupazione e
da altri sistemi che, purtroppo, nel mondo dell'economia non funzionano. Da questo
punto di vista, sicuramente la Giunta Regionale ha fatto una razionalizzazione, più
che un taglio, riducendo da 20 a 12 milioni di Euro, come lo stesso Assessore ha
ricordato, e destinando questi 8 milioni di Euro al finanziamento degli Enti gestori.
In secondo luogo, per ipotizzare il ridisegno del sistema piemontese, si è iniziato a
rivalutare il sistema di welfare sia nella componente sanitaria, sia in quella
assistenziale, sui risultati conseguiti e sulla spesa impiegata(queste sono le linee di
indirizzo che la Giunta Cota ha voluto dare). Sotto questo aspetto il sistema si è
dimostrato molto rigido: su di esso noi vorremmo incidere. Nella situazione attuale il
sistema assistenziale piemontese (quello torinese in particolare), secondo gli studi
fatti dalla Giunta Cota (in seguito ai quali sono intervenuti i risparmi e le
razionalizzazioni), si è dimostrato molto rigido e impossibilitato a dare risposte
efficaci ed efficienti. Si è cercato allora di intervenire: questa è la valutazione politica
della Giunta di centrodestra.
In terzo luogo, occorre dire che la Regione, guidata dal centrodestra, intende superare
definitivamente il riparto basato sulla spesa storica, che ha sempre premiato, sul
territorio regionale - e rispondo ai Consiglieri Domenico Gallo e Bruno -, gli enti
gestori dei servizi socio-assistenziali in maniera poco trasparente e poco equa. A mio
giudizio, è questa la valutazione politica più importante. Lei sorride, Assessore, ma
secondo noi è così: in questo sistema socio-assistenziale si sono verificate, sul
territorio piemontese, situazioni non sempre eque (ad esempio, valutazioni fatte
sempre a beneficio di Torino e a discapito delle altre province) e, soprattutto, non
sempre trasparenti.
Detto questo, è importante sottolineare come, già nel Bilancio 2010 del Presidente
Bresso, vi fossero, rispetto al 2009, tagli per 45.400.000 Euro: è inutile, quindi, che il
Comune adesso si scandalizzi e batta i pugni sul tavolo per i tagli della Giunta Cota,
quando già la Giunta Bresso aveva tagliato dal fondo di gestione sociale 45 milioni
di Euro. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Cito dati avuti dall'Assessorato
alle Politiche Sociali della Regione Piemonte, che reputo veritieri. Informatevi e poi
diteci: io riferisco i dati di cui sono in possesso.
Alla luce del federalismo fiscale, poi, sono state fatte scelte congiunturali basate su
alcune linee guida, tra cui l'individuazione di aree prioritarie e di intervento, il
rilancio delle politiche per la famiglia e dei servizi ai minori, l'integrazione socio-
sanitaria delle persone anziane e disabili, il riordino del sistema istituzionale
incaricato di gestire i servizi socio-assistenziali (altro aspetto molto importante), la
sostenibilità del sistema di welfare regionale (ovvero impieghiamo le risorse esistenti
e non di più: altro aspetto che ha contraddistinto le Amministrazioni precedenti) e,
infine, la maggiore equità nella distribuzione delle risorse fra territori provinciali e
fra aree di bisogno. Sono state individuate tre aree prioritarie - famiglie e minori,
disabili e persone anziane non autosufficienti - e creati tre fondi regionali vincolati.
In queste tre aree si manterranno, anche attraverso la remunerazione corretta delle
prestazioni ai soggetti gestori, i servizi e le prestazioni.
Anche questo è un aspetto importante, Assessore, la remunerazione corretta delle
prestazioni ai soggetti gestori del servizio che, in precedenza, non c'è stata.
La razionalizzazione va in linea e crea una virtuosità: la parte indistinta delle risorse
raggiungerà, invece, altri obiettivi prioritari attraverso nuovi criteri basati sulla
popolazione residente per classi di età e sull'indice di dispersione territoriale, che
sicuramente agevolerà i territori montani e collinari e che penalizzerà altrettanto
sicuramente le città metropolitane (anche se le risorse sono molto più numerose per
le città rispetto ai territori collinari e montani: conseguentemente, si immagina che la
Città di Torino riesca a razionalizzare meglio il taglio operato dalla Giunta di
centrodestra).
La Città di Torino si lamenta molto dei tagli: alcuni numeri, però, smentiscono
categoricamente le cifre contenute nella deliberazione del 7 settembre u.s..
Lei, Assessore, sostiene che la riduzione dei finanziamenti statali e regionali sia di
7.650.000 Euro. In realtà, dalle cifre che abbiamo noi, si tratta di soli 2.800.000
Euro. Chiediamo a lei, allora, dove siano finiti questi fondi. Avete fatto male i conti?
Avete messo una cifra superiore rispetto a quella che ipotizziamo noi (2.800.000
Euro), per gestire meglio le vostre attività clientelari?
Consigliere Domenico Gallo, è anche questo il punto.
Per essere più precisi, la razionalizzazione operata dalla Regione si limita al solo
fondo indistinto. Il fondo regionale disabili è cresciuto, dal 2009 al 2010, di 1
milione di Euro, il che consente alla Città di mantenere gli impegni assunti. Certo, il
fondo regionale disabili vedrà una modifica dei criteri di riparto, che si baseranno
sulla popolazione in generale, sulla quota di popolazione adulta, sulla quota di
disabili a carico e sull'indice di dispersione territoriale. Altro aspetto importante: la
Città beneficia dei fondi delle ASL cittadine.
Sostanzialmente non è importante la quantità di denaro che circola all'interno di
questo settore, quanto l'efficacia e l'efficienza della spesa; soprattutto per quanto
riguarda la virtuosità dei Comuni, noi immaginiamo che la Regione voglia anche
capire - e giustamente vuole capire - dove vadano a finire questi soldi. Non possiamo
affidare completamente i soldi e dire di utilizzarli a proprio piacimento: la Regione
avrà oppure no il diritto di capire dove vadano a finire questi fondi, di capire se il
passaggio alla spesa storica standard funzioni e sia efficace, anche alla luce del
federalismo fiscale che si sta per attuare?
Queste sono le nostre valutazioni, Assessore Borgione.
Noi pensiamo che, su alcune cose che lei ha detto, abbia detto il vero; su altre,
invece, abbiamo una visione politica completamente diversa e vogliamo incidere
molto più pesantemente rispetto a quanto fatto da voi, in particolare sul sistema e sui
meccanismi di collusione clientelare che, in esso, si possono verificare. Perché - è
inutile nasconderlo - se vogliamo parlare in maniera costruttiva, se vogliamo parlare
per il bene di coloro che sono in difficoltà (le fasce di bisogno), bisogna anche
evidenziare queste cose in una sede istituzionale come quella del Consiglio
Comunale.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Angeleri.

ANGELERI Antonello
Oggi è il 13 settembre e apprendiamo (semmai qualcuno non lo avesse capito) che è
iniziata la campagna elettorale per il rinnovo del Consiglio Comunale di Torino.
Inizia la campagna elettorale su un tema delicato e che dovrebbe essere fonte di
senso di responsabilità da parte di tutti quanti. Perché dico questo? Perché in Regione
il Bilancio è stato approvato esattamente un mese e mezzo fa, il 30 luglio, e quindi la
veemenza con cui si arriva in Consiglio Comunale al ritorno non è giustificata, se
non da qualche provvedimento - immagino - assunto dalla Giunta Regionale in
ordine ad alcune situazioni verificatesi in alcune ASL a livello regionale. Questo
arriva proprio all'indomani di questa situazione, dove abbiamo constatato che alcune
realtà superavano, come da legge, il 10% di deficit rispetto al Bilancio generale.
Vorrei evitare di fare polemica, però ci sono alcuni dati e alcuni numeri (che basta
verificare) che parlano da soli. A livello regionale, abbiamo una situazione
economica particolarmente difficile, avendo ereditato - faccio due esempi conosciuti
da tutti, ma ne potrei fare molti di più - alcune situazioni difficili: parlo, ad esempio,
della parcella di oltre 22 milioni di Euro pagata dall'ex Presidente Bresso
all'architetto Fuksas e parlo (dati che sono ben conosciuti anche dal Consigliere
Coppola) dei 26 milioni di Euro promessi alle associazioni culturali e non inseriti a
bilancio, che abbiamo dovuto responsabilmente inserire noi, perché altrimenti,
Consigliere Domenico Gallo, avremmo dovuto togliere altri posti di lavoro e
licenziare molte persone che operano in quel settore. (INTERVENTO FUORI
MICROFONO). Giusto per fare una piccola somma, si tratta di 50 milioni di Euro.
Forse il Consigliere Gallo, nel passato, aveva problemi in matematica perché, se ci
racconta che 1.400.000.000 Euro di debiti li ha fatti la Giunta Ghigo nei dieci anni
precedenti, significa che non ha riconteggiato i danni fatti dalla Giunta...

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Consigliere Angeleri, si rivolga alla Presidenza.

ANGELERI Antonello
Sì, Presidente, mi rivolgo a lei. Il rispetto impone - ci mancherebbe altro! - che si
parli al Presidente, al Sindaco e alla Giunta.
Voi capite che la situazione che abbiamo ereditato è una situazione difficilissima.
Ebbene, in questa situazione difficilissima, Consigliere Gallo, 2 miliardi e mezzo
sono il deficit che ha accumulato l'ex Presidente Bresso nei cinque anni in cui ha
amministrato: vada a ricontrollare i conti.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Consigliere Angeleri, la prego: si rivolga al Presidente.

ANGELERI Antonello
Scusi, Presidente, mi rivolgo a lei.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Non dia suggerimenti diretti al Consigliere Gallo.

ANGELERI Antonello
Sì, ma io voglio recuperare il tempo.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Sì, d'accordo. Prosegua.

ANGELERI Antonello
Perché se mi si continua ad interrompere, diventa difficile proseguire.
Capisco che questa sia la vostra tecnica per non far capire ciò che, in qualche modo,
vogliamo sostenere, però vorrei recuperare il tempo, Presidente.
I 2 miliardi e mezzo di Euro di deficit sono stati supportati da altrettanti debiti
contratti per la Regione Piemonte dall'Assessore al Bilancio che qui mi pare sia
stato, in qualche modo, smentito nella politica finanziaria dall'Assessore Passoni. Si
tratta dello stesso Assessore che, dopo aver fatto alcuni danni nel nostro Comune, è
passato in Regione Piemonte dove, come tutti sanno, il debito pubblico, nel 2005, era
fermo a 2 miliardi di Euro, oggi è di 4 miliardi e mezzo di Euro.
Sono dati oggettivi, non sono dati che ci inventiamo.
In 45 giorni, la Giunta del Presidente Cota ha messo insieme alcuni milioni di Euro
(per l'esattezza, 400 milioni di Euro), tra fondi regionali e fondi europei, per
costruire un nuovo futuro alla Regione e per cercare di avere nuovi insediamenti e
offrire nuova occupazione, così come richiesto nell'intervento del Consigliere
Domenico Gallo. Abbiamo pensato che questa fosse la politica corretta per cercare di
dare spazio e respiro alla nostra Regione, senza togliere, ovviamente, al comparto
dell'assistenza: sui dati, voi fate un ragionamento di carattere generale, però io vorrei
sottolineare che, sul socio-assistenziale, nel Bilancio regionale erano previsti 103
milioni di Euro, oggi sono previsti 99.725.000 Euro, cioè sono stati tolti 3.200.000
Euro. Ne sono certo, perché ho controllato la situazione un paio d'ore fa. Su questo
fondo, ci sono soltanto sette Comuni che hanno ricevuto meno soldi, tra questi c'è
Torino (è senza dubbio vero); vorrei, però, fare un ragionamento con l'Assessore che
sarà convocato, venerdì prossimo, alla Conferenza Regioni Autonomie Locali, per
ragionare su questi argomenti.
L'Assessore Ferrero riunirà una Commissione la prossima settimana, volta a
individuare quei nuovi criteri di cui parlava l'Assessore, al fine di avere una più equa
distribuzione sul territorio piemontese, perché - parliamoci chiaro - è vero che stiamo
parlando della città di Torino, ma in tutto il Piemonte ci sono 4 milioni e mezzo di
abitanti. Ricordo che c'erano territori completamente abbandonati sulla nostra
superficie e ricordo che la maggior parte di questo territorio ha avuto gli stessi soldi
del 2009. Voglio citare i sette Comuni, per essere chiaro: Ciriè (che ha avuto il 5%,
in meno), Grugliasco, Torino (che ha avuto l' 11% in meno), Pianezza, Rivoli,
Vercelli e Novara (che hanno avuto entrambi l'1% di riduzione). Sono questi i
Comuni nei quali si è tagliato sui servizi socio-assistenziali.
La nostra è una politica diversa che cerca di andare verso l'investimento, che cerca di
guardare al futuro, è una politica che non guarda ad una situazione che, se portata
avanti in questo modo (con un aumento continuo della spesa sul sociale), andrebbe
sicuramente verso il fallimento: nel frattempo, infatti, la situazione economica è
cambiata (lo dico, nel caso in cui non ve ne foste accorti) ed è ovvio che questa
situazione, con i criteri precedentemente adottati, non può andare avanti.
Vorrei, infine, aggiungere una nota polemica (ne ho sentite molte, oggi): ad esempio,
noto che Giunta e Sindaco trovano i soldi necessari al riconteggio dei voti delle
elezioni regionali e danno la propria disponibilità. Allora, abbiate pazienza, non si
può, da una parte, fare un ragionamento sui servizi socioassistenziali e sui soldi che
mancano (quando, in realtà, abbiamo visto che non è proprio così e che, anziché una
politica di mantenimento, c'è una politica di investimento che, per la situazione
economica generale, non può più proseguire) e, dall'altra, dare questa disponibilità
che, evidentemente, è solo ed esclusivamente politica.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Giorgis.

GIORGIS Andrea
Quando abbiamo sentito dall'Assessore Borgione questi dati, ovviamente ci siamo
preoccupati, ci siamo chiesti quali fossero le ragioni e gli argomenti a sostegno di
misure così incomprensibili e abbiamo provato a confrontarci, a discuterne
all'interno del Gruppo. Nel nostro Gruppo, abbiamo esperienze e abbiamo
competenze; ne abbiamo parlato con i Presidenti Centillo e Genisio e con gli altri
Consiglieri e abbiamo convenuto di ascoltare in Aula le argomentazioni, perché,
sinceramente, a non riesce comprensibile la ragione di un taglio di questa gravità.
Ho prestato molta attenzione a quanto detto in Aula dal Capogruppo Tronzano e
devo dire che, dagli argomenti sentiti, la preoccupazione cresce, e cresce di molto.
Vorrei, infatti, capire come, tagliando alla Città di Torino 8 milioni di Euro, venga
meno la rigidità. Mi sfugge. Mi scusi, Consigliere, ma mi sfugge. Siccome c'è
rigidità, tagliamo 8 milioni di Euro.
Mi viene il dubbio che, forse, non è chiara la situazione dei cittadini che oggi sono
destinatari di queste misure. Forse non si conosce la realtà che pure si vorrebbe
amministrare perché, se la si conoscesse, si avrebbe almeno il pudore di usare
argomenti più dignitosi.
Anche il secondo argomento, devo dire la verità, mi stupisce, perché ho sentito dire
che già la Giunta Bresso aveva tagliato. E allora? Siccome erano stati già fatti dei
tagli, bisogna aggiungerne altri? Questo tipo di argomentazione presuppone una sola
cosa: che oggi i cittadini ricevano troppo. E allora ditelo. Dite con chiarezza che,
oggi, secondo voi, i cittadini disabili, i cittadini portatori di handicap, i cittadini
anziani non autosufficienti ricevono troppo. Sareste più onesti.
C'è, poi, il tema della spesa storica, su cui affermate di non voler discutere. Qui,
però, non è che si sta ridiscutendo la spesa storica: qui, devo dire la verità, mi
dispiace dirlo ma anche la Lega Nord, a forza di camminare con lo zoppo, ha
imparato a zoppicare, perché della legalità se ne sta facendo un baffo.
Noi, giustamente, parliamo tanto di indignazione e del fatto che, a livello nazionale,
il nostro Governo non sa più che cosa è una sola legge, quando riguarda i suoi
interessi, e non penso soltanto a Berlusconi, penso al modo in cui quotidianamente si
violano le regole in nome dell'interesse politico. Qui si sta violando una regola in
nome di che cosa? Mi sembra che, anche qui, non si conosca la legislazione che, pure
in maniera organica, disciplina il settore, perché all'art. 35 comma 6 si dice che le
risorse annuali e regionali di cui al comma 4 sono almeno pari a quelle dell'anno
precedente. Sia chiaro: questa non è una previsione di un'amministrazione comunista
che pensa di incrementare il debito pubblico, questa è un'amministrazione che si
radica su un principio costituzionale, perché dove accadde che le risorse per le spese
essenziali venissero ridotte in maniera drastica, la Corte, nel 1988, intervenne
affermando un principio che è rimasto un principio cardine di tutte le
Amministrazioni dello Stato: laddove si tratta di introdurre tagli alla spesa essenziale,
questa riduzione può avvenire soltanto in maniera graduale, esattamente come in
maniera graduale il legislatore può chiedere ai cittadini di sopportare una mancata
attuazione di un principio fondamentale. La gradualità comporta che non si cambi in
corso d'anno lo stanziamento di spese: è il minimo rispetto della gradualità. Ecco
perché soltanto attraverso una modifica della legge (e quindi un dibattito pubblico) e
soltanto di anno per anno si può pensare di rimodulare la spesa storica. Questa legge
non solo è legge - e questo basta perché una deliberazione regionale la rispetti -, ma
corrisponde a un principio fondamentale scritto in Costituzione e di civiltà.
(INTERVENTO FUORI MICROFONO). Di civiltà.
In ogni caso, trovo abbastanza grave che noi qui, oggi, abbiamo sentito persino
contestare dei dati, come se questi tagli non si sapesse se ci sono o non ci sono. Qui è
stato onesto il Consigliere Angeleri, devo riconoscerlo, che ha detto a chiare lettere
che i tagli ci sono stati. Forse non aveva sentito l'intervento del Capogruppo suo
alleato di qualche minuto prima, che aveva invece negato che i tagli si fossero
consumati.. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Ma tant'è, può darsi.
Credo che i circa 8 milioni di Euro di taglio siano quanto veniva prima ammesso. La
misura non si può neanche giustificare in nome di quella che è, se ho capito bene
l'ultimo argomento speso, una sorta di razionalizzazione in nome di un federalismo
incipiente. Ho sentito parlare di federalismo incipiente, un federalismo che arriva,
che sta arrivando, come il raffreddore. E siccome sta arrivando il federalismo,
tagliamo.
Vorrei, qui, di nuovo ricordare innanzitutto che, se mai questo Governo decidesse di
prendere sul serio tutte le parole che va blaterando in giro e decidesse di attuare il
federalismo, le prime cose da realizzare sarebbero l'autonomia impositiva e
l'autonomia fiscale. In secondo luogo, se si decidesse di attuare un qualche regime di
decentramento e di semiserio federalismo, la Regione non gestirebbe ogni spesa. Ho
sentito dire, infatti, che se la Regione finanzia una certa attività e un certo tipo di
servizi, deve poter controllare come i servizi vengono gestiti.
Forse non c'è neanche bisogno di scomodare il federalismo, basta ricordare la
distinzione tra legislazione e amministrazione: la Regione legifera e definisce lo
stanziamento di bilancio; l'Amministrazione amministra.
Io sono preoccupato, perché a ogni occasione concreta trovo conferma che il
federalismo di cui parlano la Lega e gli Amministratori Regionali è il federalismo del
"faccio tutto io" del "legifero, amministro, intervengo"; e in questo modo, sì, creo
quelle relazioni dirette, perché questa ossessione di cui ho sentito traccia nel suo
intervento (a parte che lo trovo molto sgradevole, perché prima di lanciare accuse a
vanvera su presunte spese clientelari sarebbe bene documentare, perché altrimenti
lanciamo accuse di una simile pesantezza senza che ci sia... (INTERVENTO FUORI
MICROFONO). Consigliere Angeleri, come Bossi e Berlusconi, anche lei ha una
concezione organica dello Stato: parlo per uno e rispondono tutti, ma questa è la
vostra idea della democrazia. (INTERVENTO FUORI MICROFONO).
Questa commistione continua e questa pervicace voglia di governare dalla legge
all'atto amministrativo più puntuale che cosa tradisce alla fine? Tradisce un'idea per
nulla conforme alla separazione tra i diversi livelli, ma attenta solo alla conquista di
un consenso rapido, perché altrimenti un soggetto legislatore, una volta che definisce
i criteri e li giustifica ragionevolmente, non si preoccupa della puntuale
amministrazione, che dovrebbe trasferire ad altri soggetti se è davvero animato da
quell'intento federalista e rispettoso della separazione tra i ruoli.
Per quanto riguarda i criteri, c'è da dire qualcosa che sinceramente mi lascia
abbastanza allibito: come si fa a giustificare la venuta meno di quel criterio che
premia quegli enti che destinano proprie risorse per la spesa sociale? Come si fa a far
venire meno questo criterio? Guardate che questo è un criterio che regola tutti i
rapporti tra tutte le diverse amministrazioni: vale tra l'Amministrazione centrale e
l'Amministrazione universitaria, tra l'Amministrazione centrale e l'Amministrazione
regionale, tra l'Amministrazione regionale e l'Amministrazione comunale. In questo
modo si orienta lo sforzo del livello inferiore e si fa in modo che il livello inferiore
sia incentivato ad impegnarsi nella spesa per quel settore. E qui cosa si fa? Si fa
esattamente l'opposto, si fa venire meno proprio quello che è il criterio guida per
promuovere questo tipo di azione.
Ma allora, se non lo si fa...

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La invito a concludere, Consigliere Giorgis.

GIORGIS Andrea
Se non lo si fa per penalizzare quelle Amministrazioni che hanno un indirizzo
politico diverso (io sono certo che non lo volete fare per questo motivo, perché vi
immagino amministratori seri e animati non certo dalla voglia di punire le
Amministrazioni di centrosinistra), allora ditelo: è perché ritenete che i cittadini
torinesi in difficoltà ricevono troppo.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Cerutti.

CERUTTI Monica
Ringrazio l'Assessore e il Sindaco per aver portato questo argomento in Sala Rossa e
credo che, a fronte dei dati tecnici che l'Assessore ci ha fornito, valga la pena fare
delle considerazioni anche di carattere politico.
Abbiamo sentito gli interventi dei Consiglieri dell'opposizione e ci chiediamo quale
possa essere l'esito di questo dibattito, perché credo che dopo un confronto valga la
pena considerare quale possa essere il passo successivo. Dopo questi interventi, le
nostre considerazioni vengono ancor più avvalorate, nel senso che crediamo che il
Comune di Torino debba modificare il rapporto che ha con la Regione, non più
condizionato dal tipo di settore (se in quel settore la Regione si comporta bene, c'è
chiaramente una sorta di concordia e nel settore in cui invece riteniamo che la
Regione non faccia quello che dovrebbe, andiamo in un'altra direzione). Proprio
perché se individuiamo delle priorità per il Comune di Torino - e il sociale deve
essere una priorità - è chiaro che a questo punto bisogna aprire una interlocuzione
con la Regione a 360 gradi su tutti i fronti, quindi avere più capacità dal punto di
vista interlocutorio.
E qui vengo alle considerazione puntuali: certamente la manovra che è stata
approvata dal Consiglio Regionale a fine luglio è una manovra, così come quella
nazionale, depressiva e per questo motivo l'opposizione non ha condiviso questo tipo
di proposta che è stata votata, proprio perché abbiamo ritenuto che non si siano date
le risposte che i cittadini e le cittadine piemontesi si sarebbero attesi in questo
momento, proprio perché la priorità era da dare al sociale.
Così non è stato. I tagli che comunque ci sono stati, checché ne dicano i Colleghi
Consiglieri, non tutelano le fasce deboli, seguono tra l'altro luoghi comuni e
accezioni da tempo superati, perché da una parte il Welfare viene considerato solo
come elemento di spesa e non di sviluppo, quindi non viene considerato come
possibile fonte di posti di lavoro; dall'altra abbiamo invece gli annunci roboanti del
Piano straordinario per l'occupazione, che vorremmo capire in che cosa si
concretizzi. Quindi, il principio secondo cui quando ci sono difficoltà tutti devono
fare sacrifici, non sembra rispettato, senza tenere conto che a fare i sacrifici non
dovrebbero essere soprattutto gli indigenti, i disabili, le persone non autosufficienti, i
minori maltrattati: cittadini che di sacrifici ne stanno già facendo.
Non intendiamo fare della retorica, ma vogliamo considerare il fatto che questa
situazione porterà comunque delle pesanti ripercussioni sul Welfare piemontese.
Oltre tutto, sottolineo che questi tagli della Giunta Cota sono stati fatti senza
ascoltare gli operatori che lavorano nel sociale, al fine di capire quali saranno le
ricadute.
Questa è la cornice generale in cui si va a inserire la realtà di Torino, cui faceva
riferimento l'Assessore Borgione, che ha una sua specificità sia per il livello
qualitativo dei servizi finora garantiti, sia per la multi problematicità dei cittadini che
vi sono residenti. Le condizioni economiche stanno peggiorando, l'Assessore
Borgogno non più tardi di dieci giorni fa in Commissione, ci diceva che i ricalcoli
ISEE richiesti per le rette delle mense scolastiche sono triplicati dall'anno scorso a
quest'anno; si registrano ritardi nei pagamenti dei bollettini; dal 2007 al 2009 le
famiglie che hanno bisogno dell'assistenza comunale - ci diceva l'Assessore
Tricarico - sono cresciute di un terzo, da 4500 a quasi 6000. Dunque si tratta di
priorità che la Città di Torino ha per la sua amministrazione.
A questo punto, ben vengano soluzioni concrete, come ad esempio lo scioglimento
delle Ipab non più attive, ma l'elemento dirimente è capire quali sono i rapporti che il
Comune di Torino può avere con la Regione, anche perché abbiamo competenze
diversi. Il Comune di Torino ha subito stretto un accordo rispetto alla Città della
Salute, ha lavorato in sintonia con la Regione sul tema dei trasporti, ma si trova in
grossa difficoltà sul fronte sociale.
Non accettiamo in questo momento che il risultato sia la chiusura dei servizi, ma è
necessario che ci sia un'apertura a 360 gradi. Da qui deve partire un'azione che
incalzi la Regione, perché non si possono avere due pesi e due misure a seconda del
contesto. Il rapporto di forza certamente non è semplice, ma è necessario far capire
alla Regione quali sono le nostre priorità, se chiaramente qui le condividiamo.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Ha chiesto di intervenire il Consigliere Zanolini. Ricordo al Consigliere Zanolini, che
si è iscritto a parlare, sempre del Gruppo misto di Maggioranza, anche il Consigliere
Olmeo; quindi i dieci minuti dovreste dividerveli fra di voi.
La parola al Consigliere Zanolini.

ZANOLINI Carlo
Intervengo solo un minuto per una considerazione generale. Nelle società avanzate
emergono nuove forme di economia: le economie correlate alla cultura, le cosiddette
della Green Economy e attualmente sta decollando anche un altro tipo di economia,
la Social Economy.
Io penso che una politica di sviluppo del lavoro e della occupazione non possa non
tener conto della Social Economy, quindi tutti i tagli che vengono fatti all'economia
sociale si rifletteranno sul lavoro e sull'occupazione.
Ricordo che a livello nazionale solo lo 0,1% del PIL è destinato ai disabili. Se non si
aumenta questa percentuale, incrementando di riflesso la disponibilità per la Social
Economy a livello regionale e comunale, potremmo avere delle ripercussioni
negative sul lavoro e sull'occupazione.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Carossa.
Ricordo che ha due minuti a disposizione, avendo parlato prima di lui il Consigliere
Angeleri per circa otto minuti.

CAROSSA Mario
Io voglio ripetere un dato, anche se lo ha già ricordato il Consigliere Angeleri: a
livello regionale sono stati stanziati 99,725 milioni di Euro a fronte di 103 milioni di
Euro, questo è il dato vero a livello regionale. Dopodiché dico anche che - non lo so
se ciò avverrà, ma proprio per rispondere al discorso circa l'impossibilità di
diminuire la spesa storica - non è detto che in fase di assestamento non si riesca a
racimolare qualche ulteriore milione di Euro, e fino al 30 novembre c'è sempre
tempo per un assestamento tecnico. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Queste
cifre devono essere ben chiare nell'ambito della polemica politica che sta montando,
perché di questo si tratta.
Ci sono due dati ben chiari a livello politico: le elezioni amministrative molto vicine,
che fanno dire cose di sinistra a quelli che della sinistra si erano dimenticati; e la
resistenza che c'è, sia a livello nazionale sia a livello della Città di Torino, contro
l'attacco alla spesa storica. Nel riformare lo Stato e le Amministrazioni, si sta
cercando di abbattere la spesa storica, perché non va bene né a livello centrale né a
livello comunale: su questo dovremo confrontarci. Questo è forse l'unico vero dato
politico, perché non si può rimanere ancorati a determinati tipi di spese.
L'altro dato politico - e mi assumo la responsabilità come Capogruppo del Consiglio
Comunale - è che il Comune di Torino forse può anche rivedere il modo di spendere
i propri soldi sul sociale, io personalmente dico che quando non ci sono soldi, la
priorità è per i cittadini italiani. Se ci sono, anche per gli stranieri; se non ci sono, la
priorità è per i cittadini italiani. Può piacere, può non piacere, questo...

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La invito a concludere, Consigliere Carossa. Mi spiace, però...

CAROSSA Mario
No, ha ragione lei, perché il Consigliere Angeleri ha parlato a lungo. Ho finito.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Olmeo, che ha otto minuti a disposizione, visto che Zanolini
ha parlato solo per due minuti.

OLMEO Gavino
Lascio da parte alcune delle cose che volevo dire, perché l'intervento del Consigliere
Carossa effettivamente è in discontinuità con i due interventi della minoranza che lo
hanno preceduto. Voglio accogliere questo segnale che è giunto adesso, cioè questa
ipotesi che attraverso ulteriori assestamenti del bilancio regionale si possa rientrare
dal gravissimo danno che a fine luglio c'è stato nei confronti dei cittadini torinesi.
Invece quello che abbiamo sentito prima, ad esempio il ragionamento del Consigliere
Tronzano… (INTERVENTO FUORI MICROFONO)… lascia un po' più perplessi.
Di fronte ad un evento che è già abbastanza strano e raro, cioè il Sindaco chiede di
poter comunicare al Consiglio Comunale una situazione che è evidentemente
problematica, e lo si spiega con l'intervento dell'Assessore in maniera molto chiara,
il rappresentante del principale partito del centrodestra ci spiega che è stata fatta
semplicemente una scelta: quella di favorire le politiche attive sull'occupazione,
prendendo risorse dal Welfare. Quindi, sono state tagliate una serie di cifre (poi sulle
cifre si può discutere, perché non sono chiaramente quelle dette dal Consigliere
Tronzano, magari fossero soltanto quelle). Ma anche su questo punto è bene far
chiarezza, perché i soldi destinati alle politiche attive per l'occupazione, che la
Giunta Cota sbandiera con tanta veemenza, andranno alle famiglie? Cioè serviranno
per creare nuovi occupati o saranno semplicemente risorse che andranno di fatto alle
imprese e serviranno semplicemente a ridurre la richiesta di cassa integrazione?
Perché poi alla fine, secondo me, questo sarà il gioco.
Siccome secondo la loro opinione queste risorse sono mal gestite dal Comune di
Torino, vengono ridotte le risorse per quasi 8 milioni di Euro a favore dei disabili,
delle persone in difficoltà, e contemporaneamente si racconta la storiella che questi
soldi serviranno a ridurre l'occupazione. Ma lo sappiamo che non è così. Dove sono
le politiche a favore della famiglia? Noi abbiamo problematiche che riguardano la
famiglia, saremmo ben contenti se queste iniziative e queste risorse ci fossero.
Fatecele conoscere, perché esattamente queste sono l'oggetto della comunicazione di
oggi.
Le criticità sono le famiglie che hanno disabili, anziani in casa, minori, alle quali la
Giunta Cota ha tagliato 7.900.000,00 Euro. Un mesetto dopo poi Cota va sui giornali
a raccontarci che daranno un contributo sui pannolini, magari la prossima settimana
ci racconteranno qualcosa sulle montature degli occhiali o su qualcosa del genere.
Cioè tolgono i soldi a una parte e poi con un po' di bella propaganda riescono a
raccontare qualcos'altro.
Noi ci auguriamo che quello che abbiamo sentito poc'anzi, cioè che la partita non è
chiusa e i cittadini torinesi possono stare tranquilli, perché non è vero che Cota sta
tagliando questi soldi, non è vero che sta facendo solo propaganda e ha già iniziato la
campagna elettorale, sia vero. Se non è così lo si vedrà; hanno tempo per un ulteriore
assestamento di bilancio per far vedere che queste risorse non sono state
effettivamente tagliate alla Città di Torino.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Silvestrini.

SILVESTRINI Maria Teresa
Signor Presidente, devo dire che il dibattito di oggi effettivamente è doloroso e
preoccupante. A mio modo di vedere, avrebbe bisogno di essere approfondito in
Commissione, perché gli aspetti che emergono sono di una grande complessità e
richiedono di essere approfonditi in maniera articolata.
Per quello che riguarda le argomentazioni che la maggioranza ha sviluppato nei
confronti delle politiche del centrodestra in Regione Piemonte, vorrei aggiungere un
argomento. Nella sua relazione, l'Assessore regionale Ferrero, quando parla
dell'analisi del contesto, dice chiaramente che il sistema del Welfare in Piemonte è
forte di una elevata componente pubblicistica, cioè è troppo gestito dal pubblico, a
fronte di una limitata applicazione dei principi della sussidiarietà orizzontale tra
pubblico e privato e del principio di libera scelta del cittadino del fornitore di
servizio. Questa logica, per cui il cittadino che fruisce di interventi sociali sarebbe un
consumatore che acquista un servizio sul mercato a fronte di un'offerta variegata, è
falsa e astratta. Esiste il senza dimora che sceglie in che dormitorio andare? Esiste il
tossicodipendente che decide quale servizio va a scegliere? Il principio di libera
scelta del cittadino del fornitore del servizio, che cosa significa? A quale tipo di
cittadino ci vogliamo rivolgere? Quali sono le finalità del Welfare che in questo
documento dell'Assessore Ferrero vengono prefigurate?
Ma anche senza parlare delle marginalità, crediamo veramente che una famiglia che
ha un anziano in difficoltà, con problemi di assistenza, scelga sul mercato chi offre le
migliori condizioni? Questa è un'idea totalmente astratta. Le famiglie devono gestire
una realtà difficile, complessa, che molto spesso subiscono, invece di avere la libera
scelta del mercato del servizio. Cose di questo genere il centrosinistra non le deve più
avallare, perché il cittadino non è un consumatore di servizi. Il cittadino è qualcuno
che ha dei diritti e questi diritti vengono erogati dal pubblico, ma non sono consumi.
Questo è il primo punto.
Sono molto d'accordo con quanto diceva il Consigliere Olmeo, circa il travisare le
politiche attive del lavoro con il trasferimento agli imprenditori dei fondi che erano
destinati all'assistenza. Questa effettivamente è una truffa a danno dei cittadini
bisognosi di assistenza.
Mi chiedo come mai il centrodestra non applichi la legge n. 1 del 2004, emanata
dalla Giunta Ghigo, che in questi anni ha rappresentato la stella polare
dell'organizzazione dell'assistenza e dei Servizi Sociali in Piemonte e a Torino in
particolare. Il nostro punto di riferimento normativo è la legge n. 1 del 2004, oltre la
n. 328 del 2000. Mi pare che l'Assessore Borgione questo aspetto lo abbia
evidenziato.
I tagli non sono riorganizzazioni, i tagli sono tagli. Non sono identificazioni di
strategie, di bisogni e di necessità del territorio. A me pare che in Piemonte stia
accadendo esattamente quello che accade a livello nazionale con il Governo centrale,
dove la riforma della scuola viene attuata attraverso una serie di tagli, senza nessun
cambiamento qualitativo o quantitativo: semplicemente meno risorse e meno servizi,
con la distruzione della scuola pubblica.
In Piemonte vogliamo evidentemente distruggere il welfare pubblico, pensando che il
cittadino sia uno che si compra i servizi sociali sul mercato come se fossero
caramelle. Non è così, e penso che su questo il centrosinistra dovrebbe un po' tornare
indietro, dovrebbe un po' abbandonare le sirene del mercato, perché anche nel
linguaggio del centrosinistra ho sentito espressioni di questo genere. Se si va avanti
con linguaggi e categorie mentali di questo genere, poi questo è il risultato che
otteniamo.
Per quanto riguarda i Servizi Sociali del Comune di Torino, in molte occasioni ho
messo in evidenza delle differenze di strategia e di punti di vista. Ora, questa
situazione deve costringere il Comune di Torino a rivedere profondamente le spese, i
costi e l'organizzazione dei servizi, ma non ridurre i servizi: sono d'accordo con la
Consigliere Cerutti.
Noi chiediamo che l'Assessorato si batta in tutti i modi non per presentarci una
deliberazione di tagli, ma per presentarci una deliberazione di incremento dei servizi
attraverso nuovi metodi, nuove organizzazioni. Chiedo un controllo di gestione su
quelli che sono i costi e l'organizzazione dell'assistenza. Non lo abbiamo mai avuto.
In questo momento non voglio mettere in discussione la bontà di certe scelte, voglio
però rimarcare che, a mio modo di vedere, determinate logiche hanno avuto in questa
tornata amministrativa (per quello che ho potuto vedere) degli andamenti inerziali.
Non si metteva in discussione quello che si faceva, si agiva sulla base di un'abitudine
che diventava sempre più bulimica: sempre più spese, sempre più costi. Non voglio
ora fare esempi concreti, ma li posso dimostrare. Non mi sembra elegante farlo
adesso, ma ci sono settori in cui ci sono spese sovradimensionate. Bisogna fare cose
con poche spese, bisogna avere un'organizzazione differente. Questo ho sollecitato
dall'inizio della tornata amministrativa, senza avere riscontri. Anche la mia
disponibilità a lavorare con l'Assessorato, con i vari Uffici, non ha avuto la
possibilità di esplicarsi per motivazioni di pregiudizio politico, al di là del merito di
quello che poi questo voleva dire; invece le idee che abbiamo proposto avevano una
logica.
Voglio concludere il mio intervento dicendo che una revisione dei costi e
dell'organizzazione è assolutamente necessaria. Credo che questo vada condotto in
collaborazione con le associazioni degli utenti e del terzo settore, perché non vorrei
che tagliando i servizi si verificasse quello che un giornalista de "La Stampa" ama
spesso ricordare: "Tagli il bosco e volano le schegge": lo diceva Stalin. Io non sono
stalinista e non voglio tagliare il bosco e far volare le schegge, perché sono sicura
che sarei una scheggia. Quindi stiamo molto attenti ai tagli che facciamo, perché
appunto rischiamo che si tagli qualche cosa che poi fa volare schegge, e questo
penalizza gli stessi cittadini che invece vorremmo tutelare. Si tratta di fare uno sforzo
di inventiva, uno sforzo di creatività, uno sforzo di sinistra (se posso dirlo), per
organizzare nuovamente i servizi e per allocare le risorse in una maniera differente,
che va tutta discussa, ed è da quattro anni che su questo sollecito una discussione.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Calgaro, per gli ultimi due minuti a disposizione.

CALGARO Marco
Dato che ho solo due minuti non potrò fare un intervento organico, ma voglio
focalizzare la mia attenzione su due punti fondamentali. Il primo è quello della
sgradevole sensazione di trovarsi di fronte a una Regione che, probabilmente per
situazioni anche contingenti che sta vivendo, ormai ha rinunciato a un'azione di
programmazione e fa della propaganda politica pura e semplice, perché questa
accusa di avere iniziato la campagna elettorale è sinceramente sgradevole.
Insomma, noi sentiamo annunciare in giro per la città e per il Piemonte, dal
Presidente della Regione, che si pagheranno i pannolini gratis ai bambini delle
famiglie piemontesi, e dall'altra parte si fanno i tagli sull'assistenza. Mi sembra che
il ridicolo si commenti da sé. Dopodiché mi pare che ogni azione di programmazione
venga a cadere nel momento in cui si fa un taglio estemporaneo (come già diceva il
Consigliere Giorgis) all'interno di nessuna programmazione, in un campo come
l'assistenza all'interno del quale in questa città da anni, anche in momenti di
difficoltà, abbiamo cercato di non fare nulla di tutto questo. E questa non è campagna
elettorale, sono cose verificabili. Allora io credo che questi tagli estemporanei siano
sinceramente il segno di una grave mancanza di programmazione e anche di gravi
contraddizioni.
Voglio fare un altro esempio: sentiamo dire dalla Giunta Regionale che si taglieranno
i tempi di attesa negli ospedali per le prestazioni, e dall'altro canto si chiede a tutte le
ASL indiscriminatamente di diminuire le prestazioni. Ma sapete di cosa parlate?
Quando si diminuiscono le prestazioni è evidente che le liste di attesa non possono
che aumentare.
Ultima affermazione, rapidissima dato che ho poco tempo. Voi non sapete di cosa
parlate quando parlate di politica del lavoro, perché ogni taglio importante
all'assistenza e alla sanità si traduce con quasi automatica certezza in diminuzione di
posti di lavoro. Forse non sapete che il campo dell'assistenza e della sanità sono i
due campi nei quali la prestazione di manodopera è meno comprimibile di tutti gli
altri. Quindi non sapete di cosa parlate anche quando fate affermazioni di questo
genere. Ritengo veramente gravi le cose che state facendo.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola all'Assessore Borgione, per una breve replica.

BORGIONE Marco (Assessore)
Io mi sento in dovere di intervenire per condividere il ragionamento del Consigliere
Tronzano, che testimonia l'esistenza di una visione politica diversa, perché la
superficialità con la quale è stato affrontato il tema è disarmante e sconfortante, oltre
ad essere intollerabili e infamanti le cose che sono state dette.
"Più risorse al lavoro": è un principio sacrosanto, penso lo condividano tutti, purché,
è stato detto adesso, le risorse non vengano prese allo stato sociale, perché altrimenti
è una contraddizione in termini e non si sa veramente di che cosa si stia parlando.
"Un sistema assistenziale troppo rigido, in cui vengono utilizzati come criteri di
riparto esclusivamente il principio dei residenti, e non si tiene conto minimamente
della difficoltà e della complessità dei territori": francamente mi sembra che non si
conosca il territorio.
"Ripartizione non equa e trasparente": poi le clientele vorrei che le esplicitasse in
maniera più... (INTERVENTO FUORI MICROFONO).
"I criteri e i residenti": vuol dire azzerare, brasare, asfaltare, buttare a mare tutta
l'esperienza di organizzazione dei servizi dello stato sociale portati avanti dalle
Giunte di centrodestra fino a quelle di centrosinistra, perché non tenere in
considerazione la quantità di disabili, non considerare la gravità degli
autosufficienti... ma come fa a dire che non è vero, considerando i criteri popolazione
residente, minori residenti, anziani residenti e dispersione territoriale? Allora o non
sa di cosa sta parlando, o sta sostenendo cose false.
"La ripartizione non equa e trasparente": la DGR regionale contesta la gestione degli
enti consorziati, mentre ritiene che la Città di Torino sia uno dei migliori esempi di
gestione dei servizi, tanto da prendere la sua organizzazione a modello delle
organizzazioni regionali. Ma siamo talmente bravi che assorbiamo la spesa regionale
soltanto per il 30% sulla spesa sociale. Ma di che cosa stiamo parlando?
"La corretta corresponsione": Sindaco, questo mi sembra gravissimo e inaudito. Noi
stiamo pagando servizi rispetto a DGR regionali, stiamo pagando servizi esattamente
su criteri di tariffazione regionale. Su questo vorrei capire quali riferimenti lei sta
facendo.
In merito ai tagli, vorrei ricordarle, Consigliere Tronzano, che sulla formazione
relativa all'assistenza mancano 200 mila Euro; ex psichiatrici: 1 milione di Euro;
servizio civico anziani: 2 milioni e mezzo di Euro; nomadi: meno 300 mila Euro;
agenzia Adozioni Internazionali: meno 887.500 Euro; immigrazione: meno 800 mila
Euro; finanziamento dei detenuti: meno 350 mila Euro; fondi indistinti: meno
2.360.000 Euro (questo è l'unico riferimento a cui lei ha fatto cenno, ma che nel
mare fa 1/6); fondi sulla non autosufficienza: meno 4.300.000 Euro; rimborso della
Commissione di Vigilanza delle ASL: meno 500 mila Euro. Avanti di questo passo,
preferisco interrompermi. Il totale che lei ha letto correttamente inserito nella
deliberazione della Giunta Regionale, tiene conto di questi tagli della Giunta
Regionale e di come questa Giunta Regionale non ha ripristinato i fondi straordinari,
che per sensibilità e attenzione la Giunta Bresso aveva inserito nel bilancio del 2009.
Il totale fa, 12 meno 25 non ripristinati, 37 milioni in meno che ricadono sul servizio
sociale di questa Regione, e non mi pare che sia diminuita la complessità delle
situazioni con fragilità, e senz'altro non si è rientrati dalla crisi, quindi era
assolutamente giustificato che quei fondi rimanessero.
"Attaccare la spesa storica": non capisco perché solo Torino, quando tutti gli altri
enti gestori, criticati dalla deliberazione di Giunta Regionale per una cattiva
organizzazione amministrativa, tecnica e territoriale, hanno preso quanto hanno
chiesto o di più: consorzi che hanno chiesto 100, secondo i criteri nuovi di riparto
vedono assegnati 110-112-115. Ma che cosa vogliamo aggredire la spesa storica?
Allora a me pare che evocare il rispetto delle regole significhi innanzitutto rispettare
quelle che le istituzioni che si rappresentano si sono date, e il non rispetto della legge
n. 1 del 2004 è un esempio che non va in questa direzione.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Sindaco, per le conclusioni finali.

SINDACO
Il mio sarà un breve intervento più che una replica, con qualche considerazione sulle
questioni politiche poste anche dalla maggioranza che mi sostiene. Mi spiace un po'
che in questo dibattito sia assente Italia dei Valori, che reclama un maggior
coinvolgimento nelle politiche sociali, un tema che a me sta a cuore, come a tutto il
Consiglio. Devo però constatare che è mancata questa possibilità di interlocuzione.
Devo fare una precisazione, visto che c'è la stampa. Ho già avuto modo di dirlo in
privato, ma ci tengo a dirlo in pubblico: noi è dal 18 agosto che siamo pronti sia per
la messa a disposizione del personale che dovrebbe fare le operazioni, sia per la
predisposizione dei mezzi per il trasporto, e sia anche per la sistemazione della
Scuola Cervi in cui avverrebbero le operazioni.
Queste ultime due operazioni noi le faremmo a nostre spese per le seguenti ragioni:
A) che la Scuola Cervi, se sarà utilizzata - so che il Presidente del Tribunale sta
facendo fare dei sopralluoghi - noi la dobbiamo comunque utilizzare per le nostre
elezioni, le uniche che si svolgeranno di sicuro, quindi comunque è una spesa
preventivata, non avendo noi velleità da monarchi; B) siamo disposti ad accettare di
farci carico delle spese di trasporto. Le spese del personale siamo prontissimi a
metterle a disposizione a condizione che ci arrivi la lettera di qualcuno che ce lo
chieda, affinché valga come titolo di credito. (INTERVENTO FUORI
MICROFONO). Se uno legge non solo il titolo, ma le dichiarazioni dell'Assessore
Passoni, questo passaggio è chiarissimo, ed è così dal 18 agosto.
Seconda considerazione: il Consigliere Giorgis ha detto cose precise. Io dico solo
questo: attenzione al rischio di centralismo regionale, che non è meglio del
centralismo centrale. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). È più vicino, ma a
volte è anche peggio. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Non posso che
sottoscrivere al 100% quello che ha detto il Consigliere Giorgis, penso che la
Regione dovrebbe fare legislazione e programmazione, e lasciare ai Comuni e alle
Province, almeno finché ci sono, la gestione di alcuni comparti.
Se la Regione ritiene invece di intervenire più attivamente nelle politiche di gestione
- lo dico proprio in termini rozzi - io, come amministratore, chiedo in cambio dei
soldi e delle certezze finanziarie; perché l'idea che la Regione voglia mettersi a fare
gestione e poi ti tolga anche i soldi non va bene: questo è il caso in cui si delinea un
modello di questo genere e va corretto.
Quindi sarebbe più corretto fare solo programmazioni e legislazioni. Se si ritiene di
fare gestione, però che almeno si paghi questo ruolo gestionale, perché è l'unico
modo in cui si può trovare un compromesso, come è avvenuto sui trasporti, per
essere molto chiaro e dire le cose come stanno.
Veniamo al dunque: la priorità del lavoro. Io penso che su questo punto sarebbe
opportuno dedicare un'altra seduta, perché per esempio l'Assessore Dealessandri mi
dice che è lecito avere dei dubbi sull'efficacia almeno a breve termine di quei
provvedimenti, per la semplice ragione che, essendo tutti interventi finalizzati ad
incentivare le imprese che assumono, in un momento in cui invece il problema è
quello di accompagnare quelli che non hanno il lavoro, perché le ore di cassa
integrazione sono ancora molto alte, è lecito dubitare che il cavallo non beva. Ma
comunque io non metto in discussione questo, io metto in discussione un'altra cosa:
quei soldi trovateli da un'altra parte. Io non so dove, Carossa ha fatto degli esempi;
sforzatevi, ma trovateli da un'altra parte.
Non siamo certo noi che ci opponiamo ad una priorità del lavoro, però ci opponiamo
ad una priorità del lavoro pagata da un taglio insostenibile alle spese sociali.
(INTERVENTO FUORI MICROFONO). L'elenco molto preciso che ha fatto il
Consigliere Angeleri delle città, ci dice che si è fatta una scelta. Come il Consigliere
Giorgis, io non metto minimamente in dubbio che ci sia una volontà politica dietro,
ma quando togliete di più a Torino, e poi a tutte le cittadine medio grandi che stanno
attorno a Torino, e poi a Vercelli e a Novara, voi colpite le agglomerazioni urbane.
(INTERVENTO FUORI MICROFONO). Sì, ma comunque toglie sempre qualcosa.
Ma io le voglio considerare tutte, perché quando togliete il grosso nella conurbazione
urbana, voi toccate i problemi di natura sociale che hanno una dimensione più grossa
e più difficile da gestire. Un conto è una comunità urbana più diffusa sul territorio,
come è in quasi tutte le province torinesi, dove c'è un maggior sostegno delle
famiglie e una realtà territoriale più armonica dal punto di vista della gestione dei
problemi sociali; un conto è la grande realtà metropolitana, che si trova a farsi carico
dei problemi che arrivano da fuori area metropolitana.
Questo, se posso dire, è un taglio esattamente inverso a quello che bisognerebbe fare
se si andasse incontro alle priorità e alle criticità sociali. Non solo, ma (in questo di
nuovo mi sostiene il Consigliere Giorgis) penalizzare chi mette di più - perché noi
mettiamo il 60% - vuol dire andare contro tutti i principi di governo, a cominciare da
quelli europei, che giustamente danno i soldi in funzione di quanto mette l'ente
destinatario. Perché il fatto che noi investiamo delle risorse vuol dire che ci teniamo
a fare queste cose, che abbiamo delle politiche, che abbiamo un'organizzazione. Se si
fa il contrario, si rischia anche di sprecarli questi soldi, cioè si rischia di metterli in
posti che non sanno come impiegarli, o comunque che li utilizzano non per delle vere
e proprie priorità.
Ho una cosa da dire al Carossa di Governo. Se si parla di costi standard, un conto è la
spesa storica, un conto sono i costi standard; se andate a vedere i costi standard
(ammesso che sia possibile già averli calcolati) per l'ASL 2 di Torino, che due mesi
e mezzo prima voi avete commissariato, troverete che sono più bassi di quelli di altre
ASL, per la semplice ragione che una parte di quelle prestazioni le altre ASL le
scaricano, giustamente, sulle spese delle aziende ospedaliere che sono inserite nello
stesso territorio. Il costo standard va benissimo, ma fateli bene i conti, perché
altrimenti rischiate di prendere delle cantonate.
Spero che la riflessione che Carossa ha esposto qui in Consiglio, corrisponda ad uno
spazio reale. Io la considero molto seria, perché altrimenti si rischia di mettere a
repentaglio la possibilità di dare risposte a servizi essenziali. Va benissimo
l'incontro, anzi se lo avessimo fatto prima di prendere decisioni così impegnative,
forse sarebbe stato anche meglio, perché questa sarebbe stata una scelta di
sussidiarietà, non ispirata a un centralismo amministrativo. Ma si può sempre
rimediare.
Proprio per questo (qui mi rivolgo al Consigliere Domenico Gallo, al Consigliere
Cerutti, eccetera), al di là del fatto che non mi pare appartenga alla sinistra la logica
del "tanto peggio tanto meglio", io mi auguro che Carossa faccia la sua battaglia e la
vinca. Se però non cambia niente, io non mi assumo la responsabilità di tagliare di
netto interi servizi, perché a prescindere che vengano qui o che vadano in Piazza
Castello ad urlare, io la responsabilità di privare intere categorie di cittadini di un
servizio non me l'assumo e cercherò di fare un riordino che garantisca che i servizi di
assistenza, magari in maniera un po' più spalmata, continuino a essere garantiti.
Così come - Consigliere Cerutti, lo dico molto sinceramente - io la responsabilità di
buttare a mare o di congelare i 20 milioni di Euro che si possono investire su barriera
di Milano per il piano Urban non me l'assumo, e credo sarebbe sbagliato
assumersela, perché qui dobbiamo far prevalere il fatto che noi siamo amministratori
responsabili. Poi sul piano politico il discorso è diverso. Ma io come amministratore
non solo non mi assumo la responsabilità, ma, avendo firmato la richiesta, spero che
alla richiesta corrisponda l'erogazione del progetto e che presto possiamo partire per
quegli interventi di microqualificazione urbana che sono essenziali per migliorare
quella parte del territorio.
Ultima considerazione sui servizi, mi rivolgo al Consigliere Gallo e a tutti in
generale. Oltre al discorso sui tagli, su cui io spero si possa ritornare, resta il fatto che
noi dobbiamo comunque portare avanti una strategia di riorganizzazione dei servizi,
perché abbiamo bisogni qualitativamente e quantitativamente nuovi e diversi, ai quali
non si può rispondere solo allargando le modalità con le quali fino adesso abbiamo
retto. Noi abbiamo una serie di domande più o meno di nicchia, alle quali fatichiamo
a dare delle risposte perché l'incontro fra la qualità della domanda e la qualità
dell'offerta a volte è più complicata.
Quindi attenzione a dire "non si tocchi nulla", perché un progetto di medio periodo
che riarticoli la struttura dell'offerta in funzione della nuova domanda, secondo me si
impone in ogni modo. Certamente non si devono confondere le due cose. In accordo
con la Regione - io lo dico esplicitamente - spero che sia possibile che si faccia un
mezzo passo indietro, che si trovi una sede comune, che si ragioni e sia possibile
trovare quelle risorse che insieme valuteremo sufficienti, sulla base di una
valutazione attenta dei costi standard delle singole prestazioni, per realizzare una
politica che sia in grado di dare risposte ai bisogni a cui noi già diamo risposte, e sia
anche in grado di offrire più opportunità per quelle domande che allo stato attuale
restano ancora inevase perché l'attuale modello rende difficile dare delle risposte.
Questa non è campagna elettorale, ma è l'appello che io rivolgo alla Regione da
amministratore, affinché si trovi un percorso comune; perché credo sia interesse di
entrambi che i cittadini torinesi e dell'area metropolitana torinese possano essere
protagonisti di un percorso che garantisca i servizi essenziali alle persone che ne
hanno bisogno, in un quadro di forte innovazione, perché solo con l'innovazione si
possono dare concretamente delle risposte a tutti quelli che ne hanno bisogno.
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