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CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Comunico ai Colleghi che, nella giornata di venerdì, abbiamo ricevuto dal Sindaco Chiamparino la seguente lettera: "Ai sensi dell'articolo 112, comma 1, del Regolamento del Consiglio Comunale e delle prerogative connesse al Sindaco, la informo che intendo comunicare in Consiglio Comunale in relazione alle possibili pesanti ricadute negative che i preannunciati tagli della Regione sul fondo per l'assistenza sociale potrebbero avere per la Città". In Conferenza dei Capigruppo abbiamo deciso di aumentare il tempo a disposizione dei singoli Gruppi per i loro interventi da 5 a 10 minuti. Ovviamente sarà compito della Presidenza fare in modo che i tempi siano rispettati. Su indicazione del Sindaco, do la parola all'Assessore Borgione per le comunicazioni di cui sopra. BORGIONE Marco (Assessore) Signor Sindaco, Consiglieri presenti, le comunicazioni si sono rese necessarie dopo una valutazione fatta in Giunta e anche per sottolineare come la Città di Torino, nel corso degli anni, abbia tradizionalmente garantito ai propri cittadini un sistema integrato di interventi e servizi sociali attraverso una sempre più ampia, solida e innovativa offerta di prestazioni. La nostra Città ha fatto questo, sostenendo e finanziando la relativa spesa con una percentuale che ha raggiunto quasi il 63% (esattamente il 62,85%) di risorse proprie. Voglio sottolineare questo aspetto, perché è una nota non confezionata "in house", ma una nota riportata in una DGR regionale, per evidenziare come la media regionale, esclusa la Città di Torino, abbia un apporto di finanziamento del sistema sociale con risorse proprie e dei Comuni piemontesi a circa il 30%. Questo significa che la Città interviene per quasi il 63% sulla spesa complessivamente sostenuta per la parte sociale, mentre la media degli altri Comuni piemontesi è meno della metà, 27,9%. Questo maggiore impegno della Città per la parte socio-sanitaria si può anche leggere nei bilanci delle aziende sanitarie, dove notiamo come l'investimento pro capite delle due aziende sanitarie torinesi (ovviamente per le attività socio-sanitarie legate al territorio) sia doppio rispetto a quelle delle altre aziende regionali: siamo ad una media di 220-240 Euro pro capite contro i 120 delle altre aziende. In particolare nell'ultimo triennio il sistema dei servizi a Torino ha conosciuto uno sviluppo consistente a fronte di nuovi e maggiori bisogni, con conseguente aumento della spesa sociale, che in media si è registrata intorno al 5%. Questo è dovuto a fattori che caratterizzano una città metropolitana e soprattutto a fattori che contraddistinguono la tipicità della popolazione residente: principalmente abbiamo registrato questi aumenti sull'utenza della popolazione adulta, anche in conseguenza della situazione sociale complessiva che si registra nel nostro Paese. La spesa su questo settore è aumentata del 15%: abbiamo registrato un aumento dell'utenza di anziani non autosufficienti del 70% e un aumento delle prestazioni socio-assistenziali rivolte a persone con disabilità per oltre il 30%. Abbiamo registrato, anche da un punto di vista qualitativo, una modifica della richiesta di servizi da parte della popolazione minorile, sempre più complessa e sempre più problematica: il lavoro con la neuropsichiatria infantile lo testimonia. Abbiamo registrato questo aumento che deriva anche da bisogni che le città metropolitane soddisfano servizi che hanno una connotazione sovraterritoriale. Questo soprattutto sulle basse soglie: ormai il 48% dei servizi di bassa soglia erogati dalla Città di Torino è su persone non residenti, si tratta di servizi legati agli adulti in difficoltà e di bisogni legati all'accoglienza di persone straniere e di persone con caratteristiche di nomadismo. A fronte di questa considerazione, la Città ha lavorato negli ultimi anni per la predisposizione di forme di efficienza nell'organizzazione dei servizi trasversalmente a tutte le tipologie di utenza. Faccio alcuni esempi, dimenticandone senz'altro altri: la riorganizzazione dei servizi domiciliari, l'incremento della disponibilità dei posti letto per persone non autosufficienti insieme al trasferimento delle gestioni dirette di residenza per non autosufficienti alla sanità regionale, la realizzazione di nuove opere con il coinvolgimento di nuove procedure di aggiudicazione delle aree disponibili coinvolgendo il privato sociale, il potenziamento del percorso dell'accreditamento delle strutture del privato sociale, l'istituzione di nuovi servizi adattati alle nuove esigenze della popolazione torinese (pensate anche alla campagna per la sollecitazione degli affidi familiari e alle iniziative a sostegno delle famiglie). Tutto ciò, al fine di ottimizzare le risorse finanziarie disponibili, ma soprattutto per avere un'efficienza utile a far fronte alla crescente richiesta delle risposte. Nel bilancio approvato l'anno scorso dalla Regione erano previsti fondi straordinari che si occupassero di questo aspetto particolare per le fragilità e per gli adeguamenti tariffari di circa 25 milioni di Euro (10 più 15). Correttamente, nelle scelte compiute dall'Amministrazione uscente Bresso, il bilancio tecnico questi fondi non li prevedeva, ma era dato per scontato che, in fase di assestamento, con il bilancio politico, fossero ripresentati, perché si registrava come sensibilità quella necessità di far fronte alle fragilità anche con soldi straordinari. In fase di assestamento del bilancio regionale, invece, abbiamo verificato come non solo non sono stati ripristinati i fondi suddetti con i due fondi straordinari di 10 più 15 milioni di Euro (in totale 25), ma, a fine luglio, il Consiglio Regionale ha approvato, su proposta della Giunta, un ulteriore taglio su ciò che già era stato inserito nel bilancio tecnico preventivo, cioè una proposta di riduzione di 20 milioni di Euro sulla spesa sociale, ridotti a 12 dopo un emendamento proposto e approvato dal Consiglio. La Regione ha quindi diminuito, in corso d'anno (siamo ormai ad agosto, a due terzi del percorso amministrativo e di programmazione della gestione dei servizi), gli stanziamenti destinati al welfare per un totale di 37 milioni di Euro su base regionale, prevedendo anche diversi criteri (di cui si discute in questi giorni) per la ripartizione dei fondi medesimi. Criteri che, manco a dirlo, penalizzano pesantemente la Città di Torino. D'altro canto, ci tengo a sottolineare come questi criteri si ispirino esclusivamente alla popolazione residente e alla dispersione territoriale: viene completamente cancellato, in bozza DGR, in discussione con le autonomie locali, qualunque riferimento alla complessità delle prese in carico, qualunque riferimento ai fattori di deprivazione sociale, qualunque riferimento alle prese in carico di persone con disabilità, agli anziani, ai minori, agli adulti in difficoltà e soprattutto non c'è alcun rispetto né riferimento per l'impegno che ogni singolo Ente locale, ogni singolo Comune aveva espresso come sensibilità nel finanziare la spesa storica dei servizi. Ecco perché gli ultimi provvedimenti della Giunta Comunale, provvedimenti di attuazione degli indirizzi dati dal Consiglio Comunale nel novembre 2009, in recepimento della DGR n. 39, provvedimenti (riassumibili nella relativa reinternalizzazione di alcuni servizi sulle persone autosufficienti, nella verifica dei percorsi di appropriatezza relativi alla richiesta di chiusura delle IPAB con patrimonio immobiliare ma prive di attività sociale, nella riconversione di alcuni servizi e nella messa a disposizione di nuove aree in diritto di superficie) che da soli non riusciranno a produrre gli effetti sperati. Siamo di fronte ad una minore dotazione finanziaria del fondo nazionale delle politiche sociali, e fornisco anche in questo caso alcune cifre: il fondo del 2007 era di 745 milioni di Euro, nel 2009 di 518 milioni mentre, per il 2010, è stato firmato il decreto a 380 milioni di Euro. Siamo, cioè, in presenza di una riduzione della spesa sociale relativa al fondo nazionale pari al 26,63% rispetto all'anno precedente. Inoltre la diminuzione delle risorse sul fondo regionale indistinto (ci sono 12 milioni in meno sul 2009), la modifica dei criteri di ripartizione dei medesimi (che penalizzano la Città di Torino per il 21,73% come trasferimento rispetto all'anno precedente), l'azzeramento del fondo regionale sui nomadi (politiche sui nomadi), la riduzione dei fondi sulla formazione, sulle persone psichiatriche rivalutate anziane o disabili, sul servizio civico per gli anziani, sull'immigrazione, sull'Agenzia Adozioni Internazionali e sulla non autosufficienza (e così di seguito) costringono l'Amministrazione Comunale a impiegare la razionalizzazione e le minori efficienze che aveva messo in programma di realizzare per coprire - ma soltanto parzialmente - i minori trasferimenti annunciati in questa seconda parte di anno. Ciò che accresce maggiormente - questa è una nota che, se il Sindaco me lo permette, faccio al di fuori dei canoni di competenza stretta delle mie deleghe - la mia e penso anche nostra preoccupazione è un complessivo attacco allo stato sociale, come dimostra il minor stanziamento di risorse, ad esempio, sul fondo per il sostegno alla locazione. Con provvedimento contenuto in un provvedimento deliberativo della Giunta Regionale - dicono - sono state spostate le risorse dell'assestamento, avvenuto a luglio di quest'anno, dall'assistenza al lavoro, con un effetto paradossale: indurre alla disoccupazione i lavoratori dal punto di vista reddituale più fragili e, al contempo, erogare più sussidi di disoccupazione, oppure - altro atto con determinazione regionale - imporre agli enti gestori l'adeguamento delle tariffe sui minori ma senza aggiungere, per realizzare ciò, nuove risorse finanziarie. La copertura finanziaria, infatti, è stata prevista utilizzando gli stessi denari del fondo indistinto che sono destinati al pagamento del servizio. In questo caso l'equazione è facilmente riproducibile, anche per i non matematici: servizi meglio pagati, ma chiusura di comunità per minori. Questa operazione si traduce, quindi, per il sistema complessivo dell'assistenza del Comune di Torino, con minori trasferimenti per complessivi 7.900.000 Euro. Ripeto: fondo politiche sociali, fondo nomadi, formazione, servizio civico, immigrazione, non autosufficienti. Solo sul fondo della non autosufficienza ci sono 4.300.000 Euro in meno, che vanno ad aggiungersi, però - lo ricordo ai Consiglieri presenti -, ai minori fondi sugli altri pilastri su cui si fonda lo stato sociale e cioè scuola, servizio educativo, casa e lavoro. La prospettiva che, come Città, abbiamo di fronte è rappresentata, quindi, da un lato, dal rischio di chiudere i servizi negli ultimi mesi dell'anno in corso, il 2010, dall'altro, in alternativa, di prevedere una parziale riduzione nel trattamento quantitativo delle singole prestazioni, per garantire ancora per tutti e ancora per quest'anno, il mantenimento complessivo delle prestazioni erogate, oltre ad un ulteriore sforzo da parte del bilancio comunale di un'ulteriore spesa, per il 2010, di circa altri 3 milioni di Euro. Mi pare evidente che, se la Regione ha intenzione di modificare i criteri con cui si ripartiscono i fondi della spesa sociale, un atto di DGR sia un atto arbitrario e incompatibile con quanto definito dalla Legge Regionale 1/2004, che prevede che, per il fondo, non si possono stanziare risorse inferiori all'anno precedente, soprattutto nel momento in cui si penalizza così fortemente e non si tiene conto dell'esperienza. Soprattutto, come dicevo poc'anzi, non si può prevedere uno stanziamento inferiore a quello dell'anno appena trascorso, soprattutto in corso d'anno (siamo ormai quasi al termine del 2010). Questo è, in prospettiva - e termino -, lo scenario che ho descritto per l'anno in corso; ovviamente, è necessario immaginare come operazioni strutturali si rendano assolutamente necessarie per affrontare gli anni che avremo di fronte, perché le aspettative o i sentori che si hanno è che, in questa fase, non ci siano margini di miglioramento. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Ho iscritti a parlare i Consiglieri Domenico Gallo e Bruno. Ricordo a tutti che, in parziale correzione di quanto predisposto dall'articolo 112, comma 1, del Regolamento, la Conferenza dei Capigruppo ha deciso che ogni Gruppo abbia a disposizione, per intervenire, non un tempo non superiore ai cinque minuti (così come previsto dal Regolamento), bensì dieci minuti. La parola al Consigliere Domenico Gallo. GALLO Domenico Ringrazio l'Assessore Borgione per la relazione con cui ci ha fatto un quadro molto chiaro, preciso e preoccupato del panorama che sta investendo il nostro welfare municipale. Voglio accennare alla questione della sanità nel suo complesso, partendo, però, da un elemento polemico, perché così non può non essere: dieci anni di governo di destra della sanità pubblica (la famosa Giunta Ghigo) si sono conclusi con un buco di 1.400.000.000 Euro. È da lì che credo siano iniziati i mali della sanità pubblica, con riflessi negativi sull'assistenza e sui servizi sociali della nostra città: è un elemento di cui non si può non tenere conto. La Giunta Cota inizia il suo intervento nella sanità esautorando il Direttore Generale dell'ASL 2, Giulio Fornero, che io reputo essere persona di grande qualità, che ha dimostrato di essere capace a gestire quell'ASL: l'accusa che gli viene fatta è che è costato troppo, che ha speso molto, più di quanto doveva. Non si dice, però, che ha garantito servizi di qualità. Credo che la crisi dello stato sociale cominci da questo modo di affrontare il problema. Da una parte, c'è il Governo nazionale che, a luglio, con la manovra correttiva del Ministro Tremonti, taglia 40 milioni di Euro al Comune di Torino (questo è un dato di fatto oggettivo), dall'altra, c'è il taglio di 8 milioni di Euro sui 20 previsti dalla vecchia Amministrazione, tagli che riguardano disabili, anziani, minori, nuclei disagiati e senza casa. Vorrei capire: probabilmente si agisce in questo modo in nome di un federalismo concepito stranamente, perché il federalismo dovrebbe portare più risorse agli Enti Locali. Con questo tipo di federalismo, che deve ancora nascere e di cui vediamo adesso le prime applicazioni, sarà difficile governare le città, che saranno stritolate dai tagli. Come accennato dall'Assessore poco fa, la Regione ha varato un piano per il lavoro di cui sono curioso di vedere i risultati: voglio leggere bene questo piano, che ridimensiona lo stato sociale e che porterà alla riduzione di posti sulla cooperazione sociale. Da un lato, infatti, si fa un piano per il lavoro, dall'altro si taglia la spesa sociale (determinando una forte diminuzione di posti di lavoro). Negli ultimi giorni, su "La Repubblica", il Consigliere Carossa ha dichiarato che, visto che si sta avvicinando la campagna elettorale, stiamo facendo qualcosa di sinistra. Caro Consigliere Carossa, credo che noi, semplicemente, stiamo facendo il nostro dovere politico, quello di tutelare lo stato sociale. Noi stiamo facendo qualcosa di sinistra, voi, invece, state mostrando il vero volto della destra: questo aspetto mi preoccupa come cittadino, ancor prima che come politico. Da anni, questa Amministrazione ha garantito un sistema sociale che ha tutelato le fasce deboli della popolazione, seppur nella sofferenza delle condizioni di salute, garantendo una qualità della vita migliore ad anziani e disabili. Noi abbiamo il dovere morale e politico di tutelare questa impostazione sociale, che credo abbia prodotto risultati positivi e a cui si stanno ispirando altre città del nostro Paese. È questo il punto. il centrodestra, a Torino (a livello regionale, quindi) come in Italia (a livello nazionale), con i tagli drastici al fondo sociale, sta minando lo stato sociale. Lo ha detto l'Assessore nella sua relazione e nelle dichiarazioni comparse sugli organi di informazione: il centrodestra sta minando il welfare di Torino, che credo sia il fiore all'occhiello dell'intera nazione. Assessore, credo che il provvedimento regionale porterà, nel 2011, all'aumento delle rette e questo sarà insostenibile per migliaia di famiglie. C'è un punto, però, su cui vorrei fare chiarezza: personalmente, Assessore, non sono d'accordo sulla riorganizzazione dei servizi, perché questo significherebbe accettare i tagli. Credo, piuttosto, che la Regione Piemonte debba ripensare all'idea di effettuare i tagli, perché insostenibili sul piano sociale. Penso che la Regione debba fare marcia indietro su questo provvedimento, perché ingiusto, sbagliato e antisociale. È un provvedimento che va respinto: i servizi non devono essere riorganizzati, vanno mantenuti così come sono, perché non sono stati gli sprechi a procurare i debiti, ma la necessità di garantire prestazioni ai nostri cittadini dignitose e di qualità. La invito, quindi, Assessore, a riflettere sulla necessità di riorganizzare i servizi. Credo, invece, che vada razionalizzata la spesa e che vadano colpiti gli sprechi, perché i servizi, fino ad oggi, hanno dato grande prova di efficienza. Se avessimo avuto più risorse, probabilmente saremmo stati ancor più efficienti. Aspettiamo, dunque, a procedere alla riorganizzazione dei servizi. La Regione dimostri serietà ed apra un confronto con la Città su questi temi, nei quali verificare dove e cosa si possa tagliare: credo che, sullo stato sociale, non si possa tagliare proprio nulla, perché altrimenti non potremo dare risposte alle vecchie e nuove povertà. Noi dobbiamo offrire migliori condizioni di vita e per farlo abbiamo bisogno di più soldi e di più risorse destinate allo stato sociale, non abbiamo bisogno di tagli. Credo che lo stato sociale rappresenti, con l'occupazione, una delle priorità di Torino e del nostro Paese in generale. Mi rivolgo soprattutto alla Lega Nord - ma non perché voglia attaccarla - che, in questi anni, è stata il paladino della moralità e della difesa dei lavoratori, accusando la sinistra di non essere più rappresentativa dei ceti sociali. Vi invito, oggi, a sostenere nei fatti questi discorsi, perché, quando abbiamo avuto problemi relativi ai soggiorni climatici per i disabili, c'è stata l'ira di Dio in Aula, per tagli che, poi, non sono stati fatti perché, come maggioranza, abbiamo difeso in blocco quei provvedimenti. Dimostrate, quindi, oggi, con i fatti, che siete dalla parte della popolazione, perché altrimenti significa che voi, come la Giunta appena insediatasi in Regione, predicate bene e razzolate male. La nostra proposta è di aprire un tavolo di confronto serio su questi temi. Non c'è bisogno di tagli: tagliate altrove, recuperate l'evasione fiscale, attaccate chi possiede grandi ricchezze, non toccate la popolazione più debole (anziani, disabili, minori, senza casa). Questo dovete fare. Invito, dunque, la maggioranza di questa Città, Assessore, prima di assumere provvedimenti riorganizzativi, a minacciare di chiudere quei servizi (in questo senso, sarei più provocatorio), perché, se noi non siamo in grado di gestirli con le risorse dateci, qualcuno si deve assumere le responsabilità politiche e morali dei tagli. Non diamo alla Giunta Cota la possibilità di prendere provvedimenti di questa dimensione e di scaricare, poi, sulla Città di Torino, le responsabilità. Prima di qualsiasi riorganizzazione, quindi, occorre prevedere un tavolo di confronto, per rivedere l'impostazione laddove è possibile farlo e per risparmiare sugli sprechi veri e non sulle questioni che riguardano persone anziane e disabili. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Bruno. BRUNO Giuseppe Maurizio Non userò tutti i dieci minuti a mia disposizione, perché vorrei fare soltanto un paio di riflessioni ed avere alcuni chiarimenti sulle motivazioni che la Regione adduce per poter giustificare un taglio così ampio ai fondi per il sociale, una giustificazione che non riesco a intuire per il semplice motivo che il sociale è, forse, quella parte del Bilancio che più dovrebbe essere incrementata o, quanto meno, non diminuita, poiché, purtroppo, nel sociale gli utenti aumentano giorno per giorno. Nessuno si può nascondere: tutti sappiamo bene quali siano le difficoltà che attraversano l'Italia e l'Occidente e quanto questa crisi abbia trasformato classi medie in classi più povere e i poveri in persone che sopravvivono. Siamo in una società in cui i centri urbani - e Torino non è esclusa, anzi è una città che, da anni, sta cercando una nuova collocazione - hanno sempre maggior esigenza di avere un'attenzione per tutti coloro che rientrano nella categoria di chi può accedere ai servizi sociali. Personalmente non riesco davvero a intuire come si possa perpetrare un taglio di questa ampiezza, senza contare che ci sarà sempre un aumento, in questi mesi e in questi anni, del numero di persone che ne dovranno usufruire o beneficiare loro malgrado, perché nessuno sicuramente è contento di dover intervenire nella richiesta di aiuti agli Enti Locali. Detto questo, vorrei che mi si fugasse un dubbio - e mi unisco a quanto diceva il Consigliere Domenico Gallo - da parte dei Consiglieri della Lega, soprattutto da parte di chi di loro siede anche nei banchi della Regione: non vorrei che, dietro a questo taglio (visto che una parte - non così ampia - dei fondi va ai nomadi), ci sia la volontà di dire che si è tagliato anche soltanto perché alcuni soldi vanno ai Rom. Non arriviamo anche a questo. Stiamo tagliando i soldi a cittadini torinesi, a persone che hanno bisogno: anziani, ragazzi, disabili, persone che risiedono nel nostro territorio e non hanno la capacità per affrontare una vita dignitosa. Ricordando a me stesso che, già 70 anni fa, c'è stato chi ha provato a bruciare 500.000 persone e non è riuscito: tanto meno credo che potremmo riuscirci noi. Noi dobbiamo affrontare i problemi: per favore, cerchiamo di non portare questa società allo scontro sociale, che oggi forse non vediamo così prossimo, ma che, continuando così, ahimè, ho paura che possa verificarsi. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Tronzano. TRONZANO Andrea Ringrazio l'Assessore per la sua relazione che cercherò, nel limite del possibile e delle mie competenze, di confutare, perché non tutto quello che ha detto ci risulta vero. Innanzitutto, vorremmo inquadrare il provvedimento della Giunta Regionale in una cornice di indirizzo politico: è indispensabile farlo, perché noi abbiamo una determinata visione politica sul tema, voi ne avete un'altra, entrambe sono legittime. Tuttavia, a beneficio del verbale, dei Consiglieri e di chi ci ascolta, vorrei individuare il motivo di queste nostre scelte. Sin dal suo insediamento, la Giunta Cota ha inteso dare una risposta concreta al drammatico problema del lavoro, così come riferisce l'Assessore: noi abbiamo inciso moltissimo per dare più risorse alle politiche attive del lavoro, per dare più attenzione alle famiglie che oggi sono colpite dalla cassa integrazione, dalla disoccupazione e da altri sistemi che, purtroppo, nel mondo dell'economia non funzionano. Da questo punto di vista, sicuramente la Giunta Regionale ha fatto una razionalizzazione, più che un taglio, riducendo da 20 a 12 milioni di Euro, come lo stesso Assessore ha ricordato, e destinando questi 8 milioni di Euro al finanziamento degli Enti gestori. In secondo luogo, per ipotizzare il ridisegno del sistema piemontese, si è iniziato a rivalutare il sistema di welfare sia nella componente sanitaria, sia in quella assistenziale, sui risultati conseguiti e sulla spesa impiegata(queste sono le linee di indirizzo che la Giunta Cota ha voluto dare). Sotto questo aspetto il sistema si è dimostrato molto rigido: su di esso noi vorremmo incidere. Nella situazione attuale il sistema assistenziale piemontese (quello torinese in particolare), secondo gli studi fatti dalla Giunta Cota (in seguito ai quali sono intervenuti i risparmi e le razionalizzazioni), si è dimostrato molto rigido e impossibilitato a dare risposte efficaci ed efficienti. Si è cercato allora di intervenire: questa è la valutazione politica della Giunta di centrodestra. In terzo luogo, occorre dire che la Regione, guidata dal centrodestra, intende superare definitivamente il riparto basato sulla spesa storica, che ha sempre premiato, sul territorio regionale - e rispondo ai Consiglieri Domenico Gallo e Bruno -, gli enti gestori dei servizi socio-assistenziali in maniera poco trasparente e poco equa. A mio giudizio, è questa la valutazione politica più importante. Lei sorride, Assessore, ma secondo noi è così: in questo sistema socio-assistenziale si sono verificate, sul territorio piemontese, situazioni non sempre eque (ad esempio, valutazioni fatte sempre a beneficio di Torino e a discapito delle altre province) e, soprattutto, non sempre trasparenti. Detto questo, è importante sottolineare come, già nel Bilancio 2010 del Presidente Bresso, vi fossero, rispetto al 2009, tagli per 45.400.000 Euro: è inutile, quindi, che il Comune adesso si scandalizzi e batta i pugni sul tavolo per i tagli della Giunta Cota, quando già la Giunta Bresso aveva tagliato dal fondo di gestione sociale 45 milioni di Euro. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Cito dati avuti dall'Assessorato alle Politiche Sociali della Regione Piemonte, che reputo veritieri. Informatevi e poi diteci: io riferisco i dati di cui sono in possesso. Alla luce del federalismo fiscale, poi, sono state fatte scelte congiunturali basate su alcune linee guida, tra cui l'individuazione di aree prioritarie e di intervento, il rilancio delle politiche per la famiglia e dei servizi ai minori, l'integrazione socio- sanitaria delle persone anziane e disabili, il riordino del sistema istituzionale incaricato di gestire i servizi socio-assistenziali (altro aspetto molto importante), la sostenibilità del sistema di welfare regionale (ovvero impieghiamo le risorse esistenti e non di più: altro aspetto che ha contraddistinto le Amministrazioni precedenti) e, infine, la maggiore equità nella distribuzione delle risorse fra territori provinciali e fra aree di bisogno. Sono state individuate tre aree prioritarie - famiglie e minori, disabili e persone anziane non autosufficienti - e creati tre fondi regionali vincolati. In queste tre aree si manterranno, anche attraverso la remunerazione corretta delle prestazioni ai soggetti gestori, i servizi e le prestazioni. Anche questo è un aspetto importante, Assessore, la remunerazione corretta delle prestazioni ai soggetti gestori del servizio che, in precedenza, non c'è stata. La razionalizzazione va in linea e crea una virtuosità: la parte indistinta delle risorse raggiungerà, invece, altri obiettivi prioritari attraverso nuovi criteri basati sulla popolazione residente per classi di età e sull'indice di dispersione territoriale, che sicuramente agevolerà i territori montani e collinari e che penalizzerà altrettanto sicuramente le città metropolitane (anche se le risorse sono molto più numerose per le città rispetto ai territori collinari e montani: conseguentemente, si immagina che la Città di Torino riesca a razionalizzare meglio il taglio operato dalla Giunta di centrodestra). La Città di Torino si lamenta molto dei tagli: alcuni numeri, però, smentiscono categoricamente le cifre contenute nella deliberazione del 7 settembre u.s.. Lei, Assessore, sostiene che la riduzione dei finanziamenti statali e regionali sia di 7.650.000 Euro. In realtà, dalle cifre che abbiamo noi, si tratta di soli 2.800.000 Euro. Chiediamo a lei, allora, dove siano finiti questi fondi. Avete fatto male i conti? Avete messo una cifra superiore rispetto a quella che ipotizziamo noi (2.800.000 Euro), per gestire meglio le vostre attività clientelari? Consigliere Domenico Gallo, è anche questo il punto. Per essere più precisi, la razionalizzazione operata dalla Regione si limita al solo fondo indistinto. Il fondo regionale disabili è cresciuto, dal 2009 al 2010, di 1 milione di Euro, il che consente alla Città di mantenere gli impegni assunti. Certo, il fondo regionale disabili vedrà una modifica dei criteri di riparto, che si baseranno sulla popolazione in generale, sulla quota di popolazione adulta, sulla quota di disabili a carico e sull'indice di dispersione territoriale. Altro aspetto importante: la Città beneficia dei fondi delle ASL cittadine. Sostanzialmente non è importante la quantità di denaro che circola all'interno di questo settore, quanto l'efficacia e l'efficienza della spesa; soprattutto per quanto riguarda la virtuosità dei Comuni, noi immaginiamo che la Regione voglia anche capire - e giustamente vuole capire - dove vadano a finire questi soldi. Non possiamo affidare completamente i soldi e dire di utilizzarli a proprio piacimento: la Regione avrà oppure no il diritto di capire dove vadano a finire questi fondi, di capire se il passaggio alla spesa storica standard funzioni e sia efficace, anche alla luce del federalismo fiscale che si sta per attuare? Queste sono le nostre valutazioni, Assessore Borgione. Noi pensiamo che, su alcune cose che lei ha detto, abbia detto il vero; su altre, invece, abbiamo una visione politica completamente diversa e vogliamo incidere molto più pesantemente rispetto a quanto fatto da voi, in particolare sul sistema e sui meccanismi di collusione clientelare che, in esso, si possono verificare. Perché - è inutile nasconderlo - se vogliamo parlare in maniera costruttiva, se vogliamo parlare per il bene di coloro che sono in difficoltà (le fasce di bisogno), bisogna anche evidenziare queste cose in una sede istituzionale come quella del Consiglio Comunale. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Angeleri. ANGELERI Antonello Oggi è il 13 settembre e apprendiamo (semmai qualcuno non lo avesse capito) che è iniziata la campagna elettorale per il rinnovo del Consiglio Comunale di Torino. Inizia la campagna elettorale su un tema delicato e che dovrebbe essere fonte di senso di responsabilità da parte di tutti quanti. Perché dico questo? Perché in Regione il Bilancio è stato approvato esattamente un mese e mezzo fa, il 30 luglio, e quindi la veemenza con cui si arriva in Consiglio Comunale al ritorno non è giustificata, se non da qualche provvedimento - immagino - assunto dalla Giunta Regionale in ordine ad alcune situazioni verificatesi in alcune ASL a livello regionale. Questo arriva proprio all'indomani di questa situazione, dove abbiamo constatato che alcune realtà superavano, come da legge, il 10% di deficit rispetto al Bilancio generale. Vorrei evitare di fare polemica, però ci sono alcuni dati e alcuni numeri (che basta verificare) che parlano da soli. A livello regionale, abbiamo una situazione economica particolarmente difficile, avendo ereditato - faccio due esempi conosciuti da tutti, ma ne potrei fare molti di più - alcune situazioni difficili: parlo, ad esempio, della parcella di oltre 22 milioni di Euro pagata dall'ex Presidente Bresso all'architetto Fuksas e parlo (dati che sono ben conosciuti anche dal Consigliere Coppola) dei 26 milioni di Euro promessi alle associazioni culturali e non inseriti a bilancio, che abbiamo dovuto responsabilmente inserire noi, perché altrimenti, Consigliere Domenico Gallo, avremmo dovuto togliere altri posti di lavoro e licenziare molte persone che operano in quel settore. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Giusto per fare una piccola somma, si tratta di 50 milioni di Euro. Forse il Consigliere Gallo, nel passato, aveva problemi in matematica perché, se ci racconta che 1.400.000.000 Euro di debiti li ha fatti la Giunta Ghigo nei dieci anni precedenti, significa che non ha riconteggiato i danni fatti dalla Giunta... CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Consigliere Angeleri, si rivolga alla Presidenza. ANGELERI Antonello Sì, Presidente, mi rivolgo a lei. Il rispetto impone - ci mancherebbe altro! - che si parli al Presidente, al Sindaco e alla Giunta. Voi capite che la situazione che abbiamo ereditato è una situazione difficilissima. Ebbene, in questa situazione difficilissima, Consigliere Gallo, 2 miliardi e mezzo sono il deficit che ha accumulato l'ex Presidente Bresso nei cinque anni in cui ha amministrato: vada a ricontrollare i conti. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Consigliere Angeleri, la prego: si rivolga al Presidente. ANGELERI Antonello Scusi, Presidente, mi rivolgo a lei. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Non dia suggerimenti diretti al Consigliere Gallo. ANGELERI Antonello Sì, ma io voglio recuperare il tempo. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Sì, d'accordo. Prosegua. ANGELERI Antonello Perché se mi si continua ad interrompere, diventa difficile proseguire. Capisco che questa sia la vostra tecnica per non far capire ciò che, in qualche modo, vogliamo sostenere, però vorrei recuperare il tempo, Presidente. I 2 miliardi e mezzo di Euro di deficit sono stati supportati da altrettanti debiti contratti per la Regione Piemonte dall'Assessore al Bilancio che qui mi pare sia stato, in qualche modo, smentito nella politica finanziaria dall'Assessore Passoni. Si tratta dello stesso Assessore che, dopo aver fatto alcuni danni nel nostro Comune, è passato in Regione Piemonte dove, come tutti sanno, il debito pubblico, nel 2005, era fermo a 2 miliardi di Euro, oggi è di 4 miliardi e mezzo di Euro. Sono dati oggettivi, non sono dati che ci inventiamo. In 45 giorni, la Giunta del Presidente Cota ha messo insieme alcuni milioni di Euro (per l'esattezza, 400 milioni di Euro), tra fondi regionali e fondi europei, per costruire un nuovo futuro alla Regione e per cercare di avere nuovi insediamenti e offrire nuova occupazione, così come richiesto nell'intervento del Consigliere Domenico Gallo. Abbiamo pensato che questa fosse la politica corretta per cercare di dare spazio e respiro alla nostra Regione, senza togliere, ovviamente, al comparto dell'assistenza: sui dati, voi fate un ragionamento di carattere generale, però io vorrei sottolineare che, sul socio-assistenziale, nel Bilancio regionale erano previsti 103 milioni di Euro, oggi sono previsti 99.725.000 Euro, cioè sono stati tolti 3.200.000 Euro. Ne sono certo, perché ho controllato la situazione un paio d'ore fa. Su questo fondo, ci sono soltanto sette Comuni che hanno ricevuto meno soldi, tra questi c'è Torino (è senza dubbio vero); vorrei, però, fare un ragionamento con l'Assessore che sarà convocato, venerdì prossimo, alla Conferenza Regioni Autonomie Locali, per ragionare su questi argomenti. L'Assessore Ferrero riunirà una Commissione la prossima settimana, volta a individuare quei nuovi criteri di cui parlava l'Assessore, al fine di avere una più equa distribuzione sul territorio piemontese, perché - parliamoci chiaro - è vero che stiamo parlando della città di Torino, ma in tutto il Piemonte ci sono 4 milioni e mezzo di abitanti. Ricordo che c'erano territori completamente abbandonati sulla nostra superficie e ricordo che la maggior parte di questo territorio ha avuto gli stessi soldi del 2009. Voglio citare i sette Comuni, per essere chiaro: Ciriè (che ha avuto il 5%, in meno), Grugliasco, Torino (che ha avuto l' 11% in meno), Pianezza, Rivoli, Vercelli e Novara (che hanno avuto entrambi l'1% di riduzione). Sono questi i Comuni nei quali si è tagliato sui servizi socio-assistenziali. La nostra è una politica diversa che cerca di andare verso l'investimento, che cerca di guardare al futuro, è una politica che non guarda ad una situazione che, se portata avanti in questo modo (con un aumento continuo della spesa sul sociale), andrebbe sicuramente verso il fallimento: nel frattempo, infatti, la situazione economica è cambiata (lo dico, nel caso in cui non ve ne foste accorti) ed è ovvio che questa situazione, con i criteri precedentemente adottati, non può andare avanti. Vorrei, infine, aggiungere una nota polemica (ne ho sentite molte, oggi): ad esempio, noto che Giunta e Sindaco trovano i soldi necessari al riconteggio dei voti delle elezioni regionali e danno la propria disponibilità. Allora, abbiate pazienza, non si può, da una parte, fare un ragionamento sui servizi socioassistenziali e sui soldi che mancano (quando, in realtà, abbiamo visto che non è proprio così e che, anziché una politica di mantenimento, c'è una politica di investimento che, per la situazione economica generale, non può più proseguire) e, dall'altra, dare questa disponibilità che, evidentemente, è solo ed esclusivamente politica. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Giorgis. GIORGIS Andrea Quando abbiamo sentito dall'Assessore Borgione questi dati, ovviamente ci siamo preoccupati, ci siamo chiesti quali fossero le ragioni e gli argomenti a sostegno di misure così incomprensibili e abbiamo provato a confrontarci, a discuterne all'interno del Gruppo. Nel nostro Gruppo, abbiamo esperienze e abbiamo competenze; ne abbiamo parlato con i Presidenti Centillo e Genisio e con gli altri Consiglieri e abbiamo convenuto di ascoltare in Aula le argomentazioni, perché, sinceramente, a non riesce comprensibile la ragione di un taglio di questa gravità. Ho prestato molta attenzione a quanto detto in Aula dal Capogruppo Tronzano e devo dire che, dagli argomenti sentiti, la preoccupazione cresce, e cresce di molto. Vorrei, infatti, capire come, tagliando alla Città di Torino 8 milioni di Euro, venga meno la rigidità. Mi sfugge. Mi scusi, Consigliere, ma mi sfugge. Siccome c'è rigidità, tagliamo 8 milioni di Euro. Mi viene il dubbio che, forse, non è chiara la situazione dei cittadini che oggi sono destinatari di queste misure. Forse non si conosce la realtà che pure si vorrebbe amministrare perché, se la si conoscesse, si avrebbe almeno il pudore di usare argomenti più dignitosi. Anche il secondo argomento, devo dire la verità, mi stupisce, perché ho sentito dire che già la Giunta Bresso aveva tagliato. E allora? Siccome erano stati già fatti dei tagli, bisogna aggiungerne altri? Questo tipo di argomentazione presuppone una sola cosa: che oggi i cittadini ricevano troppo. E allora ditelo. Dite con chiarezza che, oggi, secondo voi, i cittadini disabili, i cittadini portatori di handicap, i cittadini anziani non autosufficienti ricevono troppo. Sareste più onesti. C'è, poi, il tema della spesa storica, su cui affermate di non voler discutere. Qui, però, non è che si sta ridiscutendo la spesa storica: qui, devo dire la verità, mi dispiace dirlo ma anche la Lega Nord, a forza di camminare con lo zoppo, ha imparato a zoppicare, perché della legalità se ne sta facendo un baffo. Noi, giustamente, parliamo tanto di indignazione e del fatto che, a livello nazionale, il nostro Governo non sa più che cosa è una sola legge, quando riguarda i suoi interessi, e non penso soltanto a Berlusconi, penso al modo in cui quotidianamente si violano le regole in nome dell'interesse politico. Qui si sta violando una regola in nome di che cosa? Mi sembra che, anche qui, non si conosca la legislazione che, pure in maniera organica, disciplina il settore, perché all'art. 35 comma 6 si dice che le risorse annuali e regionali di cui al comma 4 sono almeno pari a quelle dell'anno precedente. Sia chiaro: questa non è una previsione di un'amministrazione comunista che pensa di incrementare il debito pubblico, questa è un'amministrazione che si radica su un principio costituzionale, perché dove accadde che le risorse per le spese essenziali venissero ridotte in maniera drastica, la Corte, nel 1988, intervenne affermando un principio che è rimasto un principio cardine di tutte le Amministrazioni dello Stato: laddove si tratta di introdurre tagli alla spesa essenziale, questa riduzione può avvenire soltanto in maniera graduale, esattamente come in maniera graduale il legislatore può chiedere ai cittadini di sopportare una mancata attuazione di un principio fondamentale. La gradualità comporta che non si cambi in corso d'anno lo stanziamento di spese: è il minimo rispetto della gradualità. Ecco perché soltanto attraverso una modifica della legge (e quindi un dibattito pubblico) e soltanto di anno per anno si può pensare di rimodulare la spesa storica. Questa legge non solo è legge - e questo basta perché una deliberazione regionale la rispetti -, ma corrisponde a un principio fondamentale scritto in Costituzione e di civiltà. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Di civiltà. In ogni caso, trovo abbastanza grave che noi qui, oggi, abbiamo sentito persino contestare dei dati, come se questi tagli non si sapesse se ci sono o non ci sono. Qui è stato onesto il Consigliere Angeleri, devo riconoscerlo, che ha detto a chiare lettere che i tagli ci sono stati. Forse non aveva sentito l'intervento del Capogruppo suo alleato di qualche minuto prima, che aveva invece negato che i tagli si fossero consumati.. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Ma tant'è, può darsi. Credo che i circa 8 milioni di Euro di taglio siano quanto veniva prima ammesso. La misura non si può neanche giustificare in nome di quella che è, se ho capito bene l'ultimo argomento speso, una sorta di razionalizzazione in nome di un federalismo incipiente. Ho sentito parlare di federalismo incipiente, un federalismo che arriva, che sta arrivando, come il raffreddore. E siccome sta arrivando il federalismo, tagliamo. Vorrei, qui, di nuovo ricordare innanzitutto che, se mai questo Governo decidesse di prendere sul serio tutte le parole che va blaterando in giro e decidesse di attuare il federalismo, le prime cose da realizzare sarebbero l'autonomia impositiva e l'autonomia fiscale. In secondo luogo, se si decidesse di attuare un qualche regime di decentramento e di semiserio federalismo, la Regione non gestirebbe ogni spesa. Ho sentito dire, infatti, che se la Regione finanzia una certa attività e un certo tipo di servizi, deve poter controllare come i servizi vengono gestiti. Forse non c'è neanche bisogno di scomodare il federalismo, basta ricordare la distinzione tra legislazione e amministrazione: la Regione legifera e definisce lo stanziamento di bilancio; l'Amministrazione amministra. Io sono preoccupato, perché a ogni occasione concreta trovo conferma che il federalismo di cui parlano la Lega e gli Amministratori Regionali è il federalismo del "faccio tutto io" del "legifero, amministro, intervengo"; e in questo modo, sì, creo quelle relazioni dirette, perché questa ossessione di cui ho sentito traccia nel suo intervento (a parte che lo trovo molto sgradevole, perché prima di lanciare accuse a vanvera su presunte spese clientelari sarebbe bene documentare, perché altrimenti lanciamo accuse di una simile pesantezza senza che ci sia... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Consigliere Angeleri, come Bossi e Berlusconi, anche lei ha una concezione organica dello Stato: parlo per uno e rispondono tutti, ma questa è la vostra idea della democrazia. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Questa commistione continua e questa pervicace voglia di governare dalla legge all'atto amministrativo più puntuale che cosa tradisce alla fine? Tradisce un'idea per nulla conforme alla separazione tra i diversi livelli, ma attenta solo alla conquista di un consenso rapido, perché altrimenti un soggetto legislatore, una volta che definisce i criteri e li giustifica ragionevolmente, non si preoccupa della puntuale amministrazione, che dovrebbe trasferire ad altri soggetti se è davvero animato da quell'intento federalista e rispettoso della separazione tra i ruoli. Per quanto riguarda i criteri, c'è da dire qualcosa che sinceramente mi lascia abbastanza allibito: come si fa a giustificare la venuta meno di quel criterio che premia quegli enti che destinano proprie risorse per la spesa sociale? Come si fa a far venire meno questo criterio? Guardate che questo è un criterio che regola tutti i rapporti tra tutte le diverse amministrazioni: vale tra l'Amministrazione centrale e l'Amministrazione universitaria, tra l'Amministrazione centrale e l'Amministrazione regionale, tra l'Amministrazione regionale e l'Amministrazione comunale. In questo modo si orienta lo sforzo del livello inferiore e si fa in modo che il livello inferiore sia incentivato ad impegnarsi nella spesa per quel settore. E qui cosa si fa? Si fa esattamente l'opposto, si fa venire meno proprio quello che è il criterio guida per promuovere questo tipo di azione. Ma allora, se non lo si fa... CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La invito a concludere, Consigliere Giorgis. GIORGIS Andrea Se non lo si fa per penalizzare quelle Amministrazioni che hanno un indirizzo politico diverso (io sono certo che non lo volete fare per questo motivo, perché vi immagino amministratori seri e animati non certo dalla voglia di punire le Amministrazioni di centrosinistra), allora ditelo: è perché ritenete che i cittadini torinesi in difficoltà ricevono troppo. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Cerutti. CERUTTI Monica Ringrazio l'Assessore e il Sindaco per aver portato questo argomento in Sala Rossa e credo che, a fronte dei dati tecnici che l'Assessore ci ha fornito, valga la pena fare delle considerazioni anche di carattere politico. Abbiamo sentito gli interventi dei Consiglieri dell'opposizione e ci chiediamo quale possa essere l'esito di questo dibattito, perché credo che dopo un confronto valga la pena considerare quale possa essere il passo successivo. Dopo questi interventi, le nostre considerazioni vengono ancor più avvalorate, nel senso che crediamo che il Comune di Torino debba modificare il rapporto che ha con la Regione, non più condizionato dal tipo di settore (se in quel settore la Regione si comporta bene, c'è chiaramente una sorta di concordia e nel settore in cui invece riteniamo che la Regione non faccia quello che dovrebbe, andiamo in un'altra direzione). Proprio perché se individuiamo delle priorità per il Comune di Torino - e il sociale deve essere una priorità - è chiaro che a questo punto bisogna aprire una interlocuzione con la Regione a 360 gradi su tutti i fronti, quindi avere più capacità dal punto di vista interlocutorio. E qui vengo alle considerazione puntuali: certamente la manovra che è stata approvata dal Consiglio Regionale a fine luglio è una manovra, così come quella nazionale, depressiva e per questo motivo l'opposizione non ha condiviso questo tipo di proposta che è stata votata, proprio perché abbiamo ritenuto che non si siano date le risposte che i cittadini e le cittadine piemontesi si sarebbero attesi in questo momento, proprio perché la priorità era da dare al sociale. Così non è stato. I tagli che comunque ci sono stati, checché ne dicano i Colleghi Consiglieri, non tutelano le fasce deboli, seguono tra l'altro luoghi comuni e accezioni da tempo superati, perché da una parte il Welfare viene considerato solo come elemento di spesa e non di sviluppo, quindi non viene considerato come possibile fonte di posti di lavoro; dall'altra abbiamo invece gli annunci roboanti del Piano straordinario per l'occupazione, che vorremmo capire in che cosa si concretizzi. Quindi, il principio secondo cui quando ci sono difficoltà tutti devono fare sacrifici, non sembra rispettato, senza tenere conto che a fare i sacrifici non dovrebbero essere soprattutto gli indigenti, i disabili, le persone non autosufficienti, i minori maltrattati: cittadini che di sacrifici ne stanno già facendo. Non intendiamo fare della retorica, ma vogliamo considerare il fatto che questa situazione porterà comunque delle pesanti ripercussioni sul Welfare piemontese. Oltre tutto, sottolineo che questi tagli della Giunta Cota sono stati fatti senza ascoltare gli operatori che lavorano nel sociale, al fine di capire quali saranno le ricadute. Questa è la cornice generale in cui si va a inserire la realtà di Torino, cui faceva riferimento l'Assessore Borgione, che ha una sua specificità sia per il livello qualitativo dei servizi finora garantiti, sia per la multi problematicità dei cittadini che vi sono residenti. Le condizioni economiche stanno peggiorando, l'Assessore Borgogno non più tardi di dieci giorni fa in Commissione, ci diceva che i ricalcoli ISEE richiesti per le rette delle mense scolastiche sono triplicati dall'anno scorso a quest'anno; si registrano ritardi nei pagamenti dei bollettini; dal 2007 al 2009 le famiglie che hanno bisogno dell'assistenza comunale - ci diceva l'Assessore Tricarico - sono cresciute di un terzo, da 4500 a quasi 6000. Dunque si tratta di priorità che la Città di Torino ha per la sua amministrazione. A questo punto, ben vengano soluzioni concrete, come ad esempio lo scioglimento delle Ipab non più attive, ma l'elemento dirimente è capire quali sono i rapporti che il Comune di Torino può avere con la Regione, anche perché abbiamo competenze diversi. Il Comune di Torino ha subito stretto un accordo rispetto alla Città della Salute, ha lavorato in sintonia con la Regione sul tema dei trasporti, ma si trova in grossa difficoltà sul fronte sociale. Non accettiamo in questo momento che il risultato sia la chiusura dei servizi, ma è necessario che ci sia un'apertura a 360 gradi. Da qui deve partire un'azione che incalzi la Regione, perché non si possono avere due pesi e due misure a seconda del contesto. Il rapporto di forza certamente non è semplice, ma è necessario far capire alla Regione quali sono le nostre priorità, se chiaramente qui le condividiamo. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Ha chiesto di intervenire il Consigliere Zanolini. Ricordo al Consigliere Zanolini, che si è iscritto a parlare, sempre del Gruppo misto di Maggioranza, anche il Consigliere Olmeo; quindi i dieci minuti dovreste dividerveli fra di voi. La parola al Consigliere Zanolini. ZANOLINI Carlo Intervengo solo un minuto per una considerazione generale. Nelle società avanzate emergono nuove forme di economia: le economie correlate alla cultura, le cosiddette della Green Economy e attualmente sta decollando anche un altro tipo di economia, la Social Economy. Io penso che una politica di sviluppo del lavoro e della occupazione non possa non tener conto della Social Economy, quindi tutti i tagli che vengono fatti all'economia sociale si rifletteranno sul lavoro e sull'occupazione. Ricordo che a livello nazionale solo lo 0,1% del PIL è destinato ai disabili. Se non si aumenta questa percentuale, incrementando di riflesso la disponibilità per la Social Economy a livello regionale e comunale, potremmo avere delle ripercussioni negative sul lavoro e sull'occupazione. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Carossa. Ricordo che ha due minuti a disposizione, avendo parlato prima di lui il Consigliere Angeleri per circa otto minuti. CAROSSA Mario Io voglio ripetere un dato, anche se lo ha già ricordato il Consigliere Angeleri: a livello regionale sono stati stanziati 99,725 milioni di Euro a fronte di 103 milioni di Euro, questo è il dato vero a livello regionale. Dopodiché dico anche che - non lo so se ciò avverrà, ma proprio per rispondere al discorso circa l'impossibilità di diminuire la spesa storica - non è detto che in fase di assestamento non si riesca a racimolare qualche ulteriore milione di Euro, e fino al 30 novembre c'è sempre tempo per un assestamento tecnico. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Queste cifre devono essere ben chiare nell'ambito della polemica politica che sta montando, perché di questo si tratta. Ci sono due dati ben chiari a livello politico: le elezioni amministrative molto vicine, che fanno dire cose di sinistra a quelli che della sinistra si erano dimenticati; e la resistenza che c'è, sia a livello nazionale sia a livello della Città di Torino, contro l'attacco alla spesa storica. Nel riformare lo Stato e le Amministrazioni, si sta cercando di abbattere la spesa storica, perché non va bene né a livello centrale né a livello comunale: su questo dovremo confrontarci. Questo è forse l'unico vero dato politico, perché non si può rimanere ancorati a determinati tipi di spese. L'altro dato politico - e mi assumo la responsabilità come Capogruppo del Consiglio Comunale - è che il Comune di Torino forse può anche rivedere il modo di spendere i propri soldi sul sociale, io personalmente dico che quando non ci sono soldi, la priorità è per i cittadini italiani. Se ci sono, anche per gli stranieri; se non ci sono, la priorità è per i cittadini italiani. Può piacere, può non piacere, questo... CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La invito a concludere, Consigliere Carossa. Mi spiace, però... CAROSSA Mario No, ha ragione lei, perché il Consigliere Angeleri ha parlato a lungo. Ho finito. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Olmeo, che ha otto minuti a disposizione, visto che Zanolini ha parlato solo per due minuti. OLMEO Gavino Lascio da parte alcune delle cose che volevo dire, perché l'intervento del Consigliere Carossa effettivamente è in discontinuità con i due interventi della minoranza che lo hanno preceduto. Voglio accogliere questo segnale che è giunto adesso, cioè questa ipotesi che attraverso ulteriori assestamenti del bilancio regionale si possa rientrare dal gravissimo danno che a fine luglio c'è stato nei confronti dei cittadini torinesi. Invece quello che abbiamo sentito prima, ad esempio il ragionamento del Consigliere Tronzano… (INTERVENTO FUORI MICROFONO)… lascia un po' più perplessi. Di fronte ad un evento che è già abbastanza strano e raro, cioè il Sindaco chiede di poter comunicare al Consiglio Comunale una situazione che è evidentemente problematica, e lo si spiega con l'intervento dell'Assessore in maniera molto chiara, il rappresentante del principale partito del centrodestra ci spiega che è stata fatta semplicemente una scelta: quella di favorire le politiche attive sull'occupazione, prendendo risorse dal Welfare. Quindi, sono state tagliate una serie di cifre (poi sulle cifre si può discutere, perché non sono chiaramente quelle dette dal Consigliere Tronzano, magari fossero soltanto quelle). Ma anche su questo punto è bene far chiarezza, perché i soldi destinati alle politiche attive per l'occupazione, che la Giunta Cota sbandiera con tanta veemenza, andranno alle famiglie? Cioè serviranno per creare nuovi occupati o saranno semplicemente risorse che andranno di fatto alle imprese e serviranno semplicemente a ridurre la richiesta di cassa integrazione? Perché poi alla fine, secondo me, questo sarà il gioco. Siccome secondo la loro opinione queste risorse sono mal gestite dal Comune di Torino, vengono ridotte le risorse per quasi 8 milioni di Euro a favore dei disabili, delle persone in difficoltà, e contemporaneamente si racconta la storiella che questi soldi serviranno a ridurre l'occupazione. Ma lo sappiamo che non è così. Dove sono le politiche a favore della famiglia? Noi abbiamo problematiche che riguardano la famiglia, saremmo ben contenti se queste iniziative e queste risorse ci fossero. Fatecele conoscere, perché esattamente queste sono l'oggetto della comunicazione di oggi. Le criticità sono le famiglie che hanno disabili, anziani in casa, minori, alle quali la Giunta Cota ha tagliato 7.900.000,00 Euro. Un mesetto dopo poi Cota va sui giornali a raccontarci che daranno un contributo sui pannolini, magari la prossima settimana ci racconteranno qualcosa sulle montature degli occhiali o su qualcosa del genere. Cioè tolgono i soldi a una parte e poi con un po' di bella propaganda riescono a raccontare qualcos'altro. Noi ci auguriamo che quello che abbiamo sentito poc'anzi, cioè che la partita non è chiusa e i cittadini torinesi possono stare tranquilli, perché non è vero che Cota sta tagliando questi soldi, non è vero che sta facendo solo propaganda e ha già iniziato la campagna elettorale, sia vero. Se non è così lo si vedrà; hanno tempo per un ulteriore assestamento di bilancio per far vedere che queste risorse non sono state effettivamente tagliate alla Città di Torino. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Silvestrini. SILVESTRINI Maria Teresa Signor Presidente, devo dire che il dibattito di oggi effettivamente è doloroso e preoccupante. A mio modo di vedere, avrebbe bisogno di essere approfondito in Commissione, perché gli aspetti che emergono sono di una grande complessità e richiedono di essere approfonditi in maniera articolata. Per quello che riguarda le argomentazioni che la maggioranza ha sviluppato nei confronti delle politiche del centrodestra in Regione Piemonte, vorrei aggiungere un argomento. Nella sua relazione, l'Assessore regionale Ferrero, quando parla dell'analisi del contesto, dice chiaramente che il sistema del Welfare in Piemonte è forte di una elevata componente pubblicistica, cioè è troppo gestito dal pubblico, a fronte di una limitata applicazione dei principi della sussidiarietà orizzontale tra pubblico e privato e del principio di libera scelta del cittadino del fornitore di servizio. Questa logica, per cui il cittadino che fruisce di interventi sociali sarebbe un consumatore che acquista un servizio sul mercato a fronte di un'offerta variegata, è falsa e astratta. Esiste il senza dimora che sceglie in che dormitorio andare? Esiste il tossicodipendente che decide quale servizio va a scegliere? Il principio di libera scelta del cittadino del fornitore del servizio, che cosa significa? A quale tipo di cittadino ci vogliamo rivolgere? Quali sono le finalità del Welfare che in questo documento dell'Assessore Ferrero vengono prefigurate? Ma anche senza parlare delle marginalità, crediamo veramente che una famiglia che ha un anziano in difficoltà, con problemi di assistenza, scelga sul mercato chi offre le migliori condizioni? Questa è un'idea totalmente astratta. Le famiglie devono gestire una realtà difficile, complessa, che molto spesso subiscono, invece di avere la libera scelta del mercato del servizio. Cose di questo genere il centrosinistra non le deve più avallare, perché il cittadino non è un consumatore di servizi. Il cittadino è qualcuno che ha dei diritti e questi diritti vengono erogati dal pubblico, ma non sono consumi. Questo è il primo punto. Sono molto d'accordo con quanto diceva il Consigliere Olmeo, circa il travisare le politiche attive del lavoro con il trasferimento agli imprenditori dei fondi che erano destinati all'assistenza. Questa effettivamente è una truffa a danno dei cittadini bisognosi di assistenza. Mi chiedo come mai il centrodestra non applichi la legge n. 1 del 2004, emanata dalla Giunta Ghigo, che in questi anni ha rappresentato la stella polare dell'organizzazione dell'assistenza e dei Servizi Sociali in Piemonte e a Torino in particolare. Il nostro punto di riferimento normativo è la legge n. 1 del 2004, oltre la n. 328 del 2000. Mi pare che l'Assessore Borgione questo aspetto lo abbia evidenziato. I tagli non sono riorganizzazioni, i tagli sono tagli. Non sono identificazioni di strategie, di bisogni e di necessità del territorio. A me pare che in Piemonte stia accadendo esattamente quello che accade a livello nazionale con il Governo centrale, dove la riforma della scuola viene attuata attraverso una serie di tagli, senza nessun cambiamento qualitativo o quantitativo: semplicemente meno risorse e meno servizi, con la distruzione della scuola pubblica. In Piemonte vogliamo evidentemente distruggere il welfare pubblico, pensando che il cittadino sia uno che si compra i servizi sociali sul mercato come se fossero caramelle. Non è così, e penso che su questo il centrosinistra dovrebbe un po' tornare indietro, dovrebbe un po' abbandonare le sirene del mercato, perché anche nel linguaggio del centrosinistra ho sentito espressioni di questo genere. Se si va avanti con linguaggi e categorie mentali di questo genere, poi questo è il risultato che otteniamo. Per quanto riguarda i Servizi Sociali del Comune di Torino, in molte occasioni ho messo in evidenza delle differenze di strategia e di punti di vista. Ora, questa situazione deve costringere il Comune di Torino a rivedere profondamente le spese, i costi e l'organizzazione dei servizi, ma non ridurre i servizi: sono d'accordo con la Consigliere Cerutti. Noi chiediamo che l'Assessorato si batta in tutti i modi non per presentarci una deliberazione di tagli, ma per presentarci una deliberazione di incremento dei servizi attraverso nuovi metodi, nuove organizzazioni. Chiedo un controllo di gestione su quelli che sono i costi e l'organizzazione dell'assistenza. Non lo abbiamo mai avuto. In questo momento non voglio mettere in discussione la bontà di certe scelte, voglio però rimarcare che, a mio modo di vedere, determinate logiche hanno avuto in questa tornata amministrativa (per quello che ho potuto vedere) degli andamenti inerziali. Non si metteva in discussione quello che si faceva, si agiva sulla base di un'abitudine che diventava sempre più bulimica: sempre più spese, sempre più costi. Non voglio ora fare esempi concreti, ma li posso dimostrare. Non mi sembra elegante farlo adesso, ma ci sono settori in cui ci sono spese sovradimensionate. Bisogna fare cose con poche spese, bisogna avere un'organizzazione differente. Questo ho sollecitato dall'inizio della tornata amministrativa, senza avere riscontri. Anche la mia disponibilità a lavorare con l'Assessorato, con i vari Uffici, non ha avuto la possibilità di esplicarsi per motivazioni di pregiudizio politico, al di là del merito di quello che poi questo voleva dire; invece le idee che abbiamo proposto avevano una logica. Voglio concludere il mio intervento dicendo che una revisione dei costi e dell'organizzazione è assolutamente necessaria. Credo che questo vada condotto in collaborazione con le associazioni degli utenti e del terzo settore, perché non vorrei che tagliando i servizi si verificasse quello che un giornalista de "La Stampa" ama spesso ricordare: "Tagli il bosco e volano le schegge": lo diceva Stalin. Io non sono stalinista e non voglio tagliare il bosco e far volare le schegge, perché sono sicura che sarei una scheggia. Quindi stiamo molto attenti ai tagli che facciamo, perché appunto rischiamo che si tagli qualche cosa che poi fa volare schegge, e questo penalizza gli stessi cittadini che invece vorremmo tutelare. Si tratta di fare uno sforzo di inventiva, uno sforzo di creatività, uno sforzo di sinistra (se posso dirlo), per organizzare nuovamente i servizi e per allocare le risorse in una maniera differente, che va tutta discussa, ed è da quattro anni che su questo sollecito una discussione. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Calgaro, per gli ultimi due minuti a disposizione. CALGARO Marco Dato che ho solo due minuti non potrò fare un intervento organico, ma voglio focalizzare la mia attenzione su due punti fondamentali. Il primo è quello della sgradevole sensazione di trovarsi di fronte a una Regione che, probabilmente per situazioni anche contingenti che sta vivendo, ormai ha rinunciato a un'azione di programmazione e fa della propaganda politica pura e semplice, perché questa accusa di avere iniziato la campagna elettorale è sinceramente sgradevole. Insomma, noi sentiamo annunciare in giro per la città e per il Piemonte, dal Presidente della Regione, che si pagheranno i pannolini gratis ai bambini delle famiglie piemontesi, e dall'altra parte si fanno i tagli sull'assistenza. Mi sembra che il ridicolo si commenti da sé. Dopodiché mi pare che ogni azione di programmazione venga a cadere nel momento in cui si fa un taglio estemporaneo (come già diceva il Consigliere Giorgis) all'interno di nessuna programmazione, in un campo come l'assistenza all'interno del quale in questa città da anni, anche in momenti di difficoltà, abbiamo cercato di non fare nulla di tutto questo. E questa non è campagna elettorale, sono cose verificabili. Allora io credo che questi tagli estemporanei siano sinceramente il segno di una grave mancanza di programmazione e anche di gravi contraddizioni. Voglio fare un altro esempio: sentiamo dire dalla Giunta Regionale che si taglieranno i tempi di attesa negli ospedali per le prestazioni, e dall'altro canto si chiede a tutte le ASL indiscriminatamente di diminuire le prestazioni. Ma sapete di cosa parlate? Quando si diminuiscono le prestazioni è evidente che le liste di attesa non possono che aumentare. Ultima affermazione, rapidissima dato che ho poco tempo. Voi non sapete di cosa parlate quando parlate di politica del lavoro, perché ogni taglio importante all'assistenza e alla sanità si traduce con quasi automatica certezza in diminuzione di posti di lavoro. Forse non sapete che il campo dell'assistenza e della sanità sono i due campi nei quali la prestazione di manodopera è meno comprimibile di tutti gli altri. Quindi non sapete di cosa parlate anche quando fate affermazioni di questo genere. Ritengo veramente gravi le cose che state facendo. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola all'Assessore Borgione, per una breve replica. BORGIONE Marco (Assessore) Io mi sento in dovere di intervenire per condividere il ragionamento del Consigliere Tronzano, che testimonia l'esistenza di una visione politica diversa, perché la superficialità con la quale è stato affrontato il tema è disarmante e sconfortante, oltre ad essere intollerabili e infamanti le cose che sono state dette. "Più risorse al lavoro": è un principio sacrosanto, penso lo condividano tutti, purché, è stato detto adesso, le risorse non vengano prese allo stato sociale, perché altrimenti è una contraddizione in termini e non si sa veramente di che cosa si stia parlando. "Un sistema assistenziale troppo rigido, in cui vengono utilizzati come criteri di riparto esclusivamente il principio dei residenti, e non si tiene conto minimamente della difficoltà e della complessità dei territori": francamente mi sembra che non si conosca il territorio. "Ripartizione non equa e trasparente": poi le clientele vorrei che le esplicitasse in maniera più... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). "I criteri e i residenti": vuol dire azzerare, brasare, asfaltare, buttare a mare tutta l'esperienza di organizzazione dei servizi dello stato sociale portati avanti dalle Giunte di centrodestra fino a quelle di centrosinistra, perché non tenere in considerazione la quantità di disabili, non considerare la gravità degli autosufficienti... ma come fa a dire che non è vero, considerando i criteri popolazione residente, minori residenti, anziani residenti e dispersione territoriale? Allora o non sa di cosa sta parlando, o sta sostenendo cose false. "La ripartizione non equa e trasparente": la DGR regionale contesta la gestione degli enti consorziati, mentre ritiene che la Città di Torino sia uno dei migliori esempi di gestione dei servizi, tanto da prendere la sua organizzazione a modello delle organizzazioni regionali. Ma siamo talmente bravi che assorbiamo la spesa regionale soltanto per il 30% sulla spesa sociale. Ma di che cosa stiamo parlando? "La corretta corresponsione": Sindaco, questo mi sembra gravissimo e inaudito. Noi stiamo pagando servizi rispetto a DGR regionali, stiamo pagando servizi esattamente su criteri di tariffazione regionale. Su questo vorrei capire quali riferimenti lei sta facendo. In merito ai tagli, vorrei ricordarle, Consigliere Tronzano, che sulla formazione relativa all'assistenza mancano 200 mila Euro; ex psichiatrici: 1 milione di Euro; servizio civico anziani: 2 milioni e mezzo di Euro; nomadi: meno 300 mila Euro; agenzia Adozioni Internazionali: meno 887.500 Euro; immigrazione: meno 800 mila Euro; finanziamento dei detenuti: meno 350 mila Euro; fondi indistinti: meno 2.360.000 Euro (questo è l'unico riferimento a cui lei ha fatto cenno, ma che nel mare fa 1/6); fondi sulla non autosufficienza: meno 4.300.000 Euro; rimborso della Commissione di Vigilanza delle ASL: meno 500 mila Euro. Avanti di questo passo, preferisco interrompermi. Il totale che lei ha letto correttamente inserito nella deliberazione della Giunta Regionale, tiene conto di questi tagli della Giunta Regionale e di come questa Giunta Regionale non ha ripristinato i fondi straordinari, che per sensibilità e attenzione la Giunta Bresso aveva inserito nel bilancio del 2009. Il totale fa, 12 meno 25 non ripristinati, 37 milioni in meno che ricadono sul servizio sociale di questa Regione, e non mi pare che sia diminuita la complessità delle situazioni con fragilità, e senz'altro non si è rientrati dalla crisi, quindi era assolutamente giustificato che quei fondi rimanessero. "Attaccare la spesa storica": non capisco perché solo Torino, quando tutti gli altri enti gestori, criticati dalla deliberazione di Giunta Regionale per una cattiva organizzazione amministrativa, tecnica e territoriale, hanno preso quanto hanno chiesto o di più: consorzi che hanno chiesto 100, secondo i criteri nuovi di riparto vedono assegnati 110-112-115. Ma che cosa vogliamo aggredire la spesa storica? Allora a me pare che evocare il rispetto delle regole significhi innanzitutto rispettare quelle che le istituzioni che si rappresentano si sono date, e il non rispetto della legge n. 1 del 2004 è un esempio che non va in questa direzione. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Sindaco, per le conclusioni finali. SINDACO Il mio sarà un breve intervento più che una replica, con qualche considerazione sulle questioni politiche poste anche dalla maggioranza che mi sostiene. Mi spiace un po' che in questo dibattito sia assente Italia dei Valori, che reclama un maggior coinvolgimento nelle politiche sociali, un tema che a me sta a cuore, come a tutto il Consiglio. Devo però constatare che è mancata questa possibilità di interlocuzione. Devo fare una precisazione, visto che c'è la stampa. Ho già avuto modo di dirlo in privato, ma ci tengo a dirlo in pubblico: noi è dal 18 agosto che siamo pronti sia per la messa a disposizione del personale che dovrebbe fare le operazioni, sia per la predisposizione dei mezzi per il trasporto, e sia anche per la sistemazione della Scuola Cervi in cui avverrebbero le operazioni. Queste ultime due operazioni noi le faremmo a nostre spese per le seguenti ragioni: A) che la Scuola Cervi, se sarà utilizzata - so che il Presidente del Tribunale sta facendo fare dei sopralluoghi - noi la dobbiamo comunque utilizzare per le nostre elezioni, le uniche che si svolgeranno di sicuro, quindi comunque è una spesa preventivata, non avendo noi velleità da monarchi; B) siamo disposti ad accettare di farci carico delle spese di trasporto. Le spese del personale siamo prontissimi a metterle a disposizione a condizione che ci arrivi la lettera di qualcuno che ce lo chieda, affinché valga come titolo di credito. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Se uno legge non solo il titolo, ma le dichiarazioni dell'Assessore Passoni, questo passaggio è chiarissimo, ed è così dal 18 agosto. Seconda considerazione: il Consigliere Giorgis ha detto cose precise. Io dico solo questo: attenzione al rischio di centralismo regionale, che non è meglio del centralismo centrale. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). È più vicino, ma a volte è anche peggio. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Non posso che sottoscrivere al 100% quello che ha detto il Consigliere Giorgis, penso che la Regione dovrebbe fare legislazione e programmazione, e lasciare ai Comuni e alle Province, almeno finché ci sono, la gestione di alcuni comparti. Se la Regione ritiene invece di intervenire più attivamente nelle politiche di gestione - lo dico proprio in termini rozzi - io, come amministratore, chiedo in cambio dei soldi e delle certezze finanziarie; perché l'idea che la Regione voglia mettersi a fare gestione e poi ti tolga anche i soldi non va bene: questo è il caso in cui si delinea un modello di questo genere e va corretto. Quindi sarebbe più corretto fare solo programmazioni e legislazioni. Se si ritiene di fare gestione, però che almeno si paghi questo ruolo gestionale, perché è l'unico modo in cui si può trovare un compromesso, come è avvenuto sui trasporti, per essere molto chiaro e dire le cose come stanno. Veniamo al dunque: la priorità del lavoro. Io penso che su questo punto sarebbe opportuno dedicare un'altra seduta, perché per esempio l'Assessore Dealessandri mi dice che è lecito avere dei dubbi sull'efficacia almeno a breve termine di quei provvedimenti, per la semplice ragione che, essendo tutti interventi finalizzati ad incentivare le imprese che assumono, in un momento in cui invece il problema è quello di accompagnare quelli che non hanno il lavoro, perché le ore di cassa integrazione sono ancora molto alte, è lecito dubitare che il cavallo non beva. Ma comunque io non metto in discussione questo, io metto in discussione un'altra cosa: quei soldi trovateli da un'altra parte. Io non so dove, Carossa ha fatto degli esempi; sforzatevi, ma trovateli da un'altra parte. Non siamo certo noi che ci opponiamo ad una priorità del lavoro, però ci opponiamo ad una priorità del lavoro pagata da un taglio insostenibile alle spese sociali. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). L'elenco molto preciso che ha fatto il Consigliere Angeleri delle città, ci dice che si è fatta una scelta. Come il Consigliere Giorgis, io non metto minimamente in dubbio che ci sia una volontà politica dietro, ma quando togliete di più a Torino, e poi a tutte le cittadine medio grandi che stanno attorno a Torino, e poi a Vercelli e a Novara, voi colpite le agglomerazioni urbane. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Sì, ma comunque toglie sempre qualcosa. Ma io le voglio considerare tutte, perché quando togliete il grosso nella conurbazione urbana, voi toccate i problemi di natura sociale che hanno una dimensione più grossa e più difficile da gestire. Un conto è una comunità urbana più diffusa sul territorio, come è in quasi tutte le province torinesi, dove c'è un maggior sostegno delle famiglie e una realtà territoriale più armonica dal punto di vista della gestione dei problemi sociali; un conto è la grande realtà metropolitana, che si trova a farsi carico dei problemi che arrivano da fuori area metropolitana. Questo, se posso dire, è un taglio esattamente inverso a quello che bisognerebbe fare se si andasse incontro alle priorità e alle criticità sociali. Non solo, ma (in questo di nuovo mi sostiene il Consigliere Giorgis) penalizzare chi mette di più - perché noi mettiamo il 60% - vuol dire andare contro tutti i principi di governo, a cominciare da quelli europei, che giustamente danno i soldi in funzione di quanto mette l'ente destinatario. Perché il fatto che noi investiamo delle risorse vuol dire che ci teniamo a fare queste cose, che abbiamo delle politiche, che abbiamo un'organizzazione. Se si fa il contrario, si rischia anche di sprecarli questi soldi, cioè si rischia di metterli in posti che non sanno come impiegarli, o comunque che li utilizzano non per delle vere e proprie priorità. Ho una cosa da dire al Carossa di Governo. Se si parla di costi standard, un conto è la spesa storica, un conto sono i costi standard; se andate a vedere i costi standard (ammesso che sia possibile già averli calcolati) per l'ASL 2 di Torino, che due mesi e mezzo prima voi avete commissariato, troverete che sono più bassi di quelli di altre ASL, per la semplice ragione che una parte di quelle prestazioni le altre ASL le scaricano, giustamente, sulle spese delle aziende ospedaliere che sono inserite nello stesso territorio. Il costo standard va benissimo, ma fateli bene i conti, perché altrimenti rischiate di prendere delle cantonate. Spero che la riflessione che Carossa ha esposto qui in Consiglio, corrisponda ad uno spazio reale. Io la considero molto seria, perché altrimenti si rischia di mettere a repentaglio la possibilità di dare risposte a servizi essenziali. Va benissimo l'incontro, anzi se lo avessimo fatto prima di prendere decisioni così impegnative, forse sarebbe stato anche meglio, perché questa sarebbe stata una scelta di sussidiarietà, non ispirata a un centralismo amministrativo. Ma si può sempre rimediare. Proprio per questo (qui mi rivolgo al Consigliere Domenico Gallo, al Consigliere Cerutti, eccetera), al di là del fatto che non mi pare appartenga alla sinistra la logica del "tanto peggio tanto meglio", io mi auguro che Carossa faccia la sua battaglia e la vinca. Se però non cambia niente, io non mi assumo la responsabilità di tagliare di netto interi servizi, perché a prescindere che vengano qui o che vadano in Piazza Castello ad urlare, io la responsabilità di privare intere categorie di cittadini di un servizio non me l'assumo e cercherò di fare un riordino che garantisca che i servizi di assistenza, magari in maniera un po' più spalmata, continuino a essere garantiti. Così come - Consigliere Cerutti, lo dico molto sinceramente - io la responsabilità di buttare a mare o di congelare i 20 milioni di Euro che si possono investire su barriera di Milano per il piano Urban non me l'assumo, e credo sarebbe sbagliato assumersela, perché qui dobbiamo far prevalere il fatto che noi siamo amministratori responsabili. Poi sul piano politico il discorso è diverso. Ma io come amministratore non solo non mi assumo la responsabilità, ma, avendo firmato la richiesta, spero che alla richiesta corrisponda l'erogazione del progetto e che presto possiamo partire per quegli interventi di microqualificazione urbana che sono essenziali per migliorare quella parte del territorio. Ultima considerazione sui servizi, mi rivolgo al Consigliere Gallo e a tutti in generale. Oltre al discorso sui tagli, su cui io spero si possa ritornare, resta il fatto che noi dobbiamo comunque portare avanti una strategia di riorganizzazione dei servizi, perché abbiamo bisogni qualitativamente e quantitativamente nuovi e diversi, ai quali non si può rispondere solo allargando le modalità con le quali fino adesso abbiamo retto. Noi abbiamo una serie di domande più o meno di nicchia, alle quali fatichiamo a dare delle risposte perché l'incontro fra la qualità della domanda e la qualità dell'offerta a volte è più complicata. Quindi attenzione a dire "non si tocchi nulla", perché un progetto di medio periodo che riarticoli la struttura dell'offerta in funzione della nuova domanda, secondo me si impone in ogni modo. Certamente non si devono confondere le due cose. In accordo con la Regione - io lo dico esplicitamente - spero che sia possibile che si faccia un mezzo passo indietro, che si trovi una sede comune, che si ragioni e sia possibile trovare quelle risorse che insieme valuteremo sufficienti, sulla base di una valutazione attenta dei costi standard delle singole prestazioni, per realizzare una politica che sia in grado di dare risposte ai bisogni a cui noi già diamo risposte, e sia anche in grado di offrire più opportunità per quelle domande che allo stato attuale restano ancora inevase perché l'attuale modello rende difficile dare delle risposte. Questa non è campagna elettorale, ma è l'appello che io rivolgo alla Regione da amministratore, affinché si trovi un percorso comune; perché credo sia interesse di entrambi che i cittadini torinesi e dell'area metropolitana torinese possano essere protagonisti di un percorso che garantisca i servizi essenziali alle persone che ne hanno bisogno, in un quadro di forte innovazione, perché solo con l'innovazione si possono dare concretamente delle risposte a tutti quelli che ne hanno bisogno. |