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Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 26 Luglio 2010 ore 12,00
Paragrafo n. 9
ORDINE DEL GIORNO 2010-04562
"IL GOVERNO CONVOCHI SUBITO UN TAVOLO NAZIONALE SULLA FIAT" PRESENTATO DAI CONSIGLIERI GIORGIS ED ALTRI IN DATA 23 LUGLIO 2010.
Interventi

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Passiamo all'esame congiunto della proposta di ordine del giorno n. mecc.
201004562/002, presentata dai Consiglieri Giorgis, Lavolta, Cuntrò, Gentile,
Rattazzi, Genisio, Olmeo, Centillo, Tedesco e Calgaro in data 23 luglio 2010, avente
per oggetto:
"Il Governo convochi subito un tavolo nazionale sulla FIAT".
la proposta di ordine del giorno n. mecc. 201004580/002, presentata dai Consiglieri
Carossa e Angeleri in data 26 luglio 2010, avente per oggetto:
"La FIAT mantenga gli impegni presi con Torino ed il territorio piemontese".
e la proposta di ordine del giorno n. mecc. 201004591/002, presentata dai Consiglieri
Ferrante, Castronovo, Silvestrini e Cassano in data 26 luglio 2010, avente per
oggetto:
"In difesa dei diritti democratici delle lavoratrici e dei lavoratori dell'Azienda
FIAT".

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Ricordo che vi sono a disposizioni tre minuti per l'intervento e cinque minuti per
l'illustrazione.
La parola al Consigliere Giorgis.

GIORGIS Andrea
Abbiamo presentato questo ordine del giorno venerdì scorso, non appena abbiamo
appreso dell'intenzione della FIAT di collocare parte delle future produzioni in
Serbia, in palese contrasto con quanto precedentemente dichiarato nel piano
industriale dallo stesso Amministratore Delegato Marchionne.
Abbiamo subito chiesto, come riportato nell'ordine del giorno, la convocazione di un
Tavolo nazionale, che si riunirà mercoledì e, naturalmente, ci auguriamo che questa
convocazione fornisca dei risultati concreti.
A questo proposito, credo che sia importante che il Consiglio Comunale di Torino
esprima alcune considerazioni di carattere politico ed economico in merito ad una
vicenda che rischia di avere ripercussioni sul tessuto economico non solo torinese,
ma nazionale. Infatti, la vicenda di Mirafiori e la decisione di dove collocare la
produzione non sono solo questioni che riguardano il territorio locale, ma il piano più
generale del nostro Paese.
Vorrei che fosse chiaro quanto è importante che gli impegni assunti vengano
rispettati e ciò vale in tutti i tipi di relazione umana: sia per quanto riguarda le
relazioni politiche, che - e, forse, ancora di più - nel campo economico. Infatti, è
essenziale poter fare affidamento sugli impegni assunti.
Spesso, ripetiamo quasi all'unisono quanto sia importante la stabilità e che alle
parole, poi, seguano dei comportamenti coerenti. A volte, la politica è accusata di
non essere all'altezza del ruolo che le compete, perché non è capace di garantire
quella stabilità e quella continuità delle proprie decisioni, che rappresentano
condizioni importanti per gli investitori economici. Molte volte, il mondo
dell'impresa ha dichiarato che Istituzioni stabili e affidabili e politiche di medio
periodo rappresentano le condizioni per rendere un Paese ed un territorio attrattori di
investimenti, ma credo che valga anche il contrario; le Istituzioni politiche per poter
svolgere il proprio ruolo ed essere in grado di accompagnare lo sviluppo economico
hanno bisogno di conoscere quali sono le intenzioni degli investitori economici - in
particolare, dell'industria - e devono poter fare affidamento sulle loro dichiarazioni,
perché è difficile realizzare politiche di sviluppo del territorio, di ricerca o,
comunque, volte a creare un contesto che renda conveniente effettuare degli
investimenti industriali, se alle dichiarazioni degli investitori, poi, non seguono i
fatti.
Il nostro territorio è ricco di competenze nel campo dell'innovazione tecnologica e,
ancora oggi, il Rettore del Politecnico ricordava nuovamente sui giornali i risultati, in
termini di ricerca e di studi, volti a rendere il contesto e la fabbrica di Mirafiori dei
luoghi nei quali è possibile fare delle economie di scala e, quindi, valorizzare le
competenze che vi si svolgono. Però, dalla prospettiva del territorio e
dell'Amministratore locale, mi chiedo come possiamo svolgere al meglio il nostro
compito se non possiamo confidare che gli impegni assunti verranno rispettati. Come
possiamo noi stessi essere garanti di impegni, quando questi non vengono rispettati
da tutti i soggetti?
C'è un rapporto biunivoco tra economia e politica: la politica deve essere affidabile e
garantire che alle scelte di medio periodo, poi, seguano realizzazioni e attuazioni
conseguenti, ma ribadisco che lo stesso deve fare anche il mondo dell'economia.
Inoltre - e questo è il secondo aspetto sul quale vorrei attirare la vostra attenzione -
non solo sono vincenti quei luoghi nei quali si riescono a fare sinergie tra ricerca,
innovazione scientifica, territorio, servizi, Pubblica Amministrazione e produzione
industriale, ma lo sono anche quei territori nei quali, all'interno delle realtà
produttive, si riescono ad instaurare relazioni sindacali improntate ad una logica
cooperativa. Lo abbiamo già detto in altre occasioni ed è un rilievo assolutamente
banale: laddove si riesce a ridurre il livello di conflittualità e ad instaurare relazioni
di fiducia e di reciproco affidamento, è probabile che la qualità dell'attività
produttiva migliori e, quindi, che quell'impresa sia capace di sostenere la
competitività globale.
Da questo punto di vista, è ovvio che il Sindacato deve fare la propria parte, ma è
altrettanto ovvio che un segnale deve arrivare dall'impresa. Concludo il mio
intervento chiedendo alla FIAT di voler dare, in questo senso, un segnale di
attenzione a quanto sia importante un clima di fiducia e di cooperazione, procedendo
immediatamente a ritirare i licenziamenti che si sono consumati nella realtà torinese.
Sarebbe un segnale attraverso il quale dichiarare con forza che si prende sul serio la
volontà di costruire un clima di reciproca fiducia ed improntato alla cooperazione;
con un primo gesto si è forse nella condizione migliore per chiedere al Sindacato di
fare altrettanto.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Per evitare discussioni, ricordo a tutti i tempi degli interventi: ogni membro del
Gruppo ha a disposizione cinque minuti per l'illustrazione dell'ordine del giorno,
mentre per tutti gli altri sono concessi tre minuti.
La parola al Consigliere Ghiglia.

GHIGLIA Agostino
Anticipo che voteremo tutti e due gli ordini del giorno… Mi è sfuggito il terzo.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Gli ordini del giorno sono tre.

GHIGLIA Agostino
Io voterò quello firmato dal Consigliere Giorgis e quello della Lega Nord; sul terzo
ci penso, perché non l'ho visto; data la provenienza può darsi che lo condivida del
tutto, però preferisco rifletterci alla fine. Non per sfiducia, ma per prudenza.
Innanzitutto, segnalo che un Tavolo è già stato organizzato: grazie all'iniziativa del
Presidente della Giunta Regionale Cota, mercoledì si incontreranno i vertici FIAT, il
Governo, la Regione ed il Sindaco per cercare di affrontare questa drammatica
situazione. Quindi, un Tavolo a cui partecipa il Governo c'è già, per cui chiedo al
Consigliere Giorgis se ritiene opportuno tenere la stessa formulazione: visto che il
Tavolo c'è già, mi sembra pleonastico domandare che venga fatto. Anche se
condividiamo le premesse, nel dispositivo bisognerebbe cercare una formula che
abbia anche un po' più di prospettiva rispetto a un Tavolo che, di fatto, è già
convocato.
Vorrei fare solo due annotazioni di carattere politico. Non stiamo partendo dall'anno
zero in questa città, cari Consiglieri; quindi, non ci troviamo ad avere a che fare con
una realtà che ci piomba da qualche universo strano. La volontà di delocalizzazione
FIAT è lontana negli anni e trova anche nelle Giunte di Centrosinistra, soprattutto in
quelle di Castellani e di Chiamparino - le ultime due Giunte di Centrosinistra - delle
gravissime responsabilità.
A me fa piacere che il Rettore Profumo (peraltro trovo che abbia una visione di
questa città un po' da colletti bianchi) nutra ancora delle speranze, ma non possiamo
dimenticare che TNE, fortemente voluto da Chiamparino e da Bresso, è stato un
fallimento integrale e totale, che si sta trasformando soltanto in una speculazione
edilizia. Ricordo che qualche anno fa - persino noi alla fine abbiamo ceduto -
abbiamo fatto un patto per Torino New Economy, costato 70 milioni di Euro
pubblici; ci era stato assicurato che in questo modo 850 lavoratori in cassa
integrazione sarebbero stati riassunti. Personalmente feci una fermissima opposizione
in Regione e in Comune; tuttavia, alla fine lo appoggiammo per tutelare le sorti dei
lavoratori, pur sapendo che sarebbe stato un fallimento. Ed è stato un fallimento: non
c'è una sola azienda che abbia manifestato interesse per andare a insediarsi a
Mirafiori, e di questo non possiamo non prendere atto, perché la responsabilità è
della gestione politica di questa città.
Questa è una città, ormai, senza più fascino per gli incubatori produttivi, dove non si
viene più a produrre, ma si delocalizza, perché evidentemente la politica di questa
città non offre quei presupposti solidi affinché qualcuno venga qui ad intraprendere.
È sempre la guida politica che è debole e in questa città anche su questo argomento
"il re è nudo". Prima Castellani, poi Chiamparino e la sua Giunta, hanno dimostrato
la loro inefficienza, sono stati solo in grado di fare una serie di varianti al Piano
Regolatore (palmares della città che ha più varianti al Piano Regolatore senza avere
un nuovo Piano Regolatore), ma non hanno avuto una politica industriale, né hanno
avuto una politica produttiva. Vi siete limitati qualche volta a inseguire la Fiom e
qualche altra volta a inseguire qualcun altro, secondo le comodità del momento.
Quindi avete delle responsabilità storiche enormi.
È evidente che oggi ci troviamo di fronte a una grande difficoltà, allora anche noi
chiediamo alla FIAT (sperando di essere ascoltati, perché poi magari la FIAT non ci
ascolta) che cosa è cambiato rispetto al progetto Fabbrica Italia? Che cosa è cambiato
rispetto alle dichiarazioni del dottor Marchionne, secondo il quale Mirafiori avrebbe
dovuto/potuto produrre 200.000 vetture in più? Visto che gli accordi con la Serbia
sono antichi, sono decisamente antecedenti rispetto a queste dichiarazioni.
La nostra richiesta è che i nuovi prodotti della Fiat vengano costruiti a Torino, senza
escludere a priori che tutto questo si riveli solo come un grande spavento e che,
invece, la Fiat ha veramente l'intenzione di mantenere quel patto e quegli accordi.
Ci auguriamo che questa sia la via, quindi votiamo a favore di questo ordine del
giorno - che ormai ha un po' perso di significato - segnalando, però, una profonda
differenza rispetto all'interpretazione storica dei fatti e degli accadimenti che hanno
portato a questa crisi.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Bruno.

BRUNO Giuseppe Maurizio
Abbiamo tre ordini del giorno che chiedono cose differenti, ma in definitiva
chiedono che questa situazione sia più chiara.
In questi giorni, entrando in Corso Sebastopoli, viene da sorridere quando si legge il
cartello con scritto "Welcome, Mirafiori Motor Village". Percorro spesso quella
strada e, quindi, in questi giorni di discussioni sulla vicenda, mi ha sempre fatto
abbastanza impressione.
Le vicende della FIAT sono sempre alterne, comunque mettono sempre in agitazione
le Istituzioni. Ricordo che durante la crisi FIAT del 1999/2000, in Provincia
discutevano di FIAT e in quella occasione ci sottraemmo anche una quota dal gettone
e dall'indennità di funzione per andare in soccorso ai lavoratori, non certo
all'azienda. Anche allora tutti si preoccupavano affinché la FIAT potesse per lo
meno continuare a produrre a Mirafiori; l'interesse non era orientato verso un tipo o
un altro di auto, si voleva innanzitutto che non si arrestasse la produzione, perché il
timore era proprio quello che si smantellasse completamente l'impianto.
Oggi, stiamo parlando di un'azienda che ha comprato negli Stati Uniti delle altre
aziende produttrici di auto, si tratta quindi di un'azienda che si può permettere di
investire sul mercato internazionale. La FIAT è un'azienda che si è adeguata a quelle
che sono le regole internazionali per la produzione e la vendita dell'auto; quindi, è
un'azienda sana (con le difficoltà che oggi tutte le aziende sane incontrano nel
mercato internazionale per via della crisi che, a mesi alterni, si acuisce e diminuisce,
ma comunque rimane), in quanto si può permettere di costruire e produrre negli Stati
Uniti, dove mai si sarebbe pensato che la FIAT potesse andare.
Ci troviamo di fronte a un trasferimento ipotetico, ma già programmato ormai da due
anni. Anche se (come alcuni hanno affermato) era nota ormai da molto tempo -
almeno da due anni - l'intenzione della FIAT ad andare in Serbia, non conoscendone
i progetti, l'eventuale possibilità non destava una reale preoccupazione, perché voler
affermare la propria azienda incrementando ulteriormente la produzione di Mirafiori
è comunque un obiettivo positivo. Purtroppo scopriamo oggi che così non è.
Dopo la vicenda statunitense, nell'immaginario generale Marchionne è diventato
l'amministratore superstar di questa grossa azienda; cioè, colui che nell'ambito del
proprio ruolo risulta avere una marcia in più. Tutti però siamo uomini e, in quanto
tali, è anche possibile perdere di vista la percezione che la collettività può avere e i
danni che si possono creare.
Bisogna avere coscienza delle proprie dichiarazioni e rendersi conto concretamente
di come possono influire nell'animo e nella vita di tutti i giorni di una città come
Torino.
Chiaramente, comunicare improvvisamente che una parte della produzione di
Mirafiori sarà portata in Serbia è lecito, perché chi è a capo di un'azienda ha tutto il
diritto di dire ciò che crede, soprattutto se queste sono le sue reali intenzioni. Però,
Marchionne non è la storia della FIAT. La storia della FIAT è questa città, i suoi
cittadini, i suoi abitanti, i suoi operai, le lavoratrici e i lavoratori; è l'Italia intera, cioè
tutti quelli che in questi decenni hanno operato e vissuto insieme alla FIAT. Cosa che
probabilmente Marchionne non ha fatto; sta vivendo adesso un'importante fase della
sua vita insieme a questa grande industria, ma siamo tutti consapevoli che l'esistenza
della FIAT ha una lunga storia. Speriamo ne abbia ancora da fare tanta, benché molti,
ormai esausti da queste continue vicende legate alla FIAT, auspichino addirittura che
venga smantellata, considerando che sia semplice trovare una nuova identità per
Torino.
In ogni modo, Torino, molto più di Marchionne, sa che cosa significa vivere in
questa città con la FIAT; Torino conosce bene quanti sacrifici sono stati fatti dalla
Città, dalla Regione e dallo stesso Stato italiano affinché questa grande azienda
potesse rimanere sul mercato.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La invito a concludere, Consigliere Bruno.

BRUNO Giuseppe Maurizio
Concludo velocemente; come dicevo prima, le richieste all'ordine del giorno sono tre
istanze che così sintetizzo: la prima chiede un Tavolo di confronto; la seconda invita
il Sindaco a fare in modo che a quel Tavolo si rispettino i diritti dei lavoratori e delle
lavoratrici; la terza, presentata dalla Lega Nord, invita il Sindaco a mettere in campo
tutte le energie possibili, insieme alla Regione.
Credo che anche in questo caso tutto sia condivisibile e condiviso; noi avremo anche
la dichiarazione di voto dopo, quindi credo che… (INTERVENTO FUORI
MICROFONO). Posso tranquillamente dire - ed il Consigliere Ferrante mi sta
ascoltando - che mi asterrò sicuramente sull'ordine del giorno presentato dal Gruppo
di Rifondazione Comunista, mi asterrò sull'ordine del giorno presentato dalla Lega
Nord, mentre voterò a favore dell'ordine del giorno del Partito Democratico.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Carossa.

CAROSSA Mario
Molto velocemente, anche perché abbiamo già fatto un'ampia discussione venerdì
scorso. Non mi pare che ci siano fatti nuovi ed auspico che ci sia la massima
convergenza in quest'Aula.
Per quanto riguarda il discorso della Città di Torino, della produzione FIAT e
quant'altro, in questi giorni, è stato detto e scritto molto a proposito della ricerca e
dell'innovazione. Vorrei ricordare che la produzione, fine a se stessa, non ha alcun
futuro se non vi sono anche la ricerca e l'innovazione, ma è altrettanto evidente che
la sola ricerca, senza la produzione, non è sufficiente in una città. Torino ha la
fortuna di avere tutti e due questi elementi: una capacità di produrre molto elevata
(data anche da un'esperienza lavorativa e da un mondo operaio e impiegatizio di
qualità) e, nel contempo, un livello qualificato di ricerca e di innovazione (che sono
coordinate dal Politecnico e non solo).
Di conseguenza, mi fa dire che stiamo giocando una partita molto importante con la
FIAT, perché non è giusto che, alla fine, vengano mortificate proprio Torino, la
provincia di Torino e l'intero Piemonte, che possiedono queste capacità.
Per questo motivo, abbiamo presentato questa proposta di ordine del giorno, che
vuole essere assolutamente "asettica", proprio perché speriamo che sia condivisa il
più possibile. Dopo aver letto le altre proposte di ordine del giorno, permettetemi di
dire che, forse, quella che abbiamo presentato noi è la più dura di tutte, perché
nell'impegnativa non diciamo soltanto che devono essere - indicazioni giuste,
peraltro - tutelati i diritti dei lavoratori e deve essere mantenuta la produttività, ma
chiediamo che la FIAT onori gli impegni presi, proprio a tutela dei lavoratori.
Non dobbiamo dimenticare che tra gli impegni presi c'è anche quello di aumentare il
numero dei lavoratori nella città di Torino e nel nostro Paese, perché questo è il
discorso importante.
Vorrei lanciare un appello al Sindaco affinché, insieme al Presidente della Regione
Roberto Cota, si metta da parte (lo voglio dire chiaramente) quella che io definisco la
"timidezza sabauda", che, secondo me, impedisce a Torino e al Piemonte di chiedere
e "pretendere" - naturalmente, tra virgolette -, o, per meglio dire, chiedere
fermamente. Infatti, come dicevo prima, non è possibile che, alla fine, la città di
Torino ed il Piemonte, che hanno queste capacità di ricerca e produzione, siano le
aree più penalizzate del territorio italiano.
Chiedo, quindi, che il Sindaco ed il Presidente della Giunta Regionale si attivino e, in
occasione di questo Tavolo, facciano in modo di raggiungere un risultato importante
per i cittadini torinesi e piemontesi.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Petrarulo.

PETRARULO Raffaele
Come ha detto il Consigliere Carossa, abbiamo già discusso venerdì su questo
argomento, ma credo che ci siano due o tre aspetti importanti da sottolineare. Noi
condividiamo quanto detto dal Sindaco: i finanziamenti che vengono erogati ad
imprese o aziende pubbliche (a Torino, in Piemonte o in altre parti d'Italia), devono -
non dovrebbero - essere restituiti quando queste aziende delocalizzano o
diminuiscono la forza lavoro.
Non deve più accadere che l'Italia, lo Stato, il Governo o gli Enti Locali finanzino
imprese che, poi, sfruttano la situazione fino a che sul territorio non rimane nulla di
quello che avevamo auspicato. La FIAT, Fabbrica Italiana Automobili Torino, è nata
e vive a Torino, ma, oggi, conta meno dipendenti di quelli comunali; questo è un
controsenso e ci fa comprendere realmente la situazione.
Per quanto riguarda le proposte di ordine del giorno (perché sul resto non vorrei
ripetere quanto ho già detto venerdì), condivido l'"impegna" e l'"invita" del
provvedimento presentato dal Gruppo del PD, ma non sono d'accordo sulla parte che
riguarda i lavoratori compresa nel "constatato".
Consigliere Giorgis, il nostro Gruppo appoggerà l'iniziativa di qualsiasi Istituzione
volta ad evitare che la FIAT delocalizzi le proprie aziende. Naturalmente,
appoggeremo anche qualunque sindacato (unitario o non unitario, anche quello di
Pomigliano di cui lei parlava prima) si esponga affinché a Torino o in altre industrie
si faccia valere il discorso che non si deve delocalizzare e non si devono fare degli
accordi ricattatori, come quelli di Pomigliano d'Arco; ribadisco il nostro appoggio,
qualunque sia il sindacato! Il nostro interesse principale - e, soprattutto, il mio - non è
sapere chi avrà il merito di aver raggiunto quel risultato, ma è proprio il
raggiungimento di quel risultato.
La proposta di ordine del giorno presentata dal Gruppo della Lega Nord mi trova
d'accordo, perché l'impegnativa è abbastanza forte (come ha detto il Consigliere
Carossa) ed è molto chiara: "… impegna il Sindaco a mettere in campo tutte le
iniziative necessarie, in accordo e coordinandosi con la Regione Piemonte, affinché
la FIAT mantenga gli impegni presi a tutela dei lavoratori...", sulla tutela dei
lavoratori, saremo sempre d'accordo, Consigliere Carossa, a prescindere da chi lo
propone "... dello stabilimento storico di Mirafiori, e del territorio torinese e
piemontese".
Sicuramente, si può obiettare che tre proposte di ordine del giorno sono troppe; come
ha detto qualcuno in Aula, si poteva proporre un ordine del giorno unico, che
impegnasse tutte le forze politiche rispetto a quanto è stato detto. Il fatto che siano
stati presentati tre ordini del giorno diversi dà l'impressione che qualcuno voglia
mettersi in luce rispetto agli altri.
Condivido anche il provvedimento presentato dal Gruppo di Rifondazione
Comunista; il Consigliere Ferrante, spesso, fa il "padrino" dei lavoratori, ma conosce
bene anche il lavoro svolto dal Gruppo Italia dei Valori su questo argomento. A tal
proposito, il sottoscritto si è sempre impegnato anche in altre sedi, per cui voterò
sicuramente a favore della sua proposta di ordine del giorno.
Personalmente, credo, però, che sia necessaria una maggiore sinergia. Naturalmente,
ritengo che - Sindaco, è una delle decisioni più importanti da prendere - i
finanziamenti da parte degli Enti Locali alle industrie sul territorio (che si chiamino
FIAT o meno) debbano essere erogati soltanto a patto che la forza lavoro rimanga
immutata o venga incrementata. Nel caso ciò non avvenga, si deve restituire tutto, sia
che si tratti di tasse locali o nazionali (in questo caso, Consigliere Carossa, per
quanto riguarda il discorso governativo). Non possiamo chiedere al Sindaco di
erogare dei fondi, quando, da Roma, magari si inviano dei finanziamenti al
Mezzogiorno, senza che venga stanziato nulla per Torino. Ritengo che su questo
argomento i Consiglieri Carossa e Ghiglia possano fare da portavoce in Regione.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Cantore.

CANTORE Daniele
Dopo averne discusso nel merito venerdì, ritengo che sia stato opportuno rimandare
ad oggi l'approvazione di queste proposte di ordine del giorno.
Vorrei sottolineare due questioni. In primo luogo, al Governo è stato chiesto di
istituire un Tavolo e il Governo, insieme alla Regione Piemonte e alla Città di
Torino, lo ha istituito. Inoltre, vorrei rilevare un fatto, che, stranamente, non è stato
riportato: il Tavolo non si svolgerà a Roma, ma a Torino. Per chi ha un po' di
memoria storica per quanto riguarda i rapporti tra la Città, la Regione, i Governi
nazionali e la grande impresa che sta sul nostro territorio, è la prima volta che un
Tavolo nazionale si svolge a Torino. Credo che questo fatto sia importante e
significativo.
Ritengo, altresì, che questo Tavolo non serva a fare filosofia e concordo che devono
cambiare le relazioni industriali, che si deve pensare ad un nuovo modo di svolgere il
ruolo del Sindacato e anche ad un nuovo modo di fare impresa, così come dobbiamo
ragionare sul futuro di questa Città, proiettata verso il resto d'Italia, ma anche verso
l'Europa.
Vorrei chiedere, come Gruppo di Forza Italia-PdL, al Sindaco e al Presidente della
Regione di dire alla FIAT (perché non possiamo nasconderci dietro ad un dito) che
bisogna rispettare gli accordi. Questa è la parola chiave, perché non mi sono
inventato io che Mirafiori avrebbe dovuto produrre duecentomila veicoli in più e non
abbiamo elaborato noi il piano "Fabbrica Italia". Gli impegni e le dichiarazioni
dell'Amministratore Delegato Marchionne - e, quindi, della FIAT - devono essere
mantenuti. Deve essere questo l'argomento da affrontare al Tavolo: la FIAT deve
mantenere fede a ciò che ha detto. Se questo impegno di presenza industriale e,
quindi, di tutela dei lavoratori, ma anche del territorio (e, quindi, di tutela non solo
del "cervello" dell'Azienda, ma anche della produzione), avverrà attraverso la
costruzione di una monovolume o di un'altra autovettura, a noi non interessa. Quello
che è importante è che Mirafiori continui a produrre e che, come è stato detto
dall'Amministratore Delegato Marchionne, si aggiungano altri duecentomila veicoli
all'anno. Se, invece, decidono di produrre la monovolume in un altro stabilimento,
mercoledì devono dirci che cosa intendono fare a Mirafiori.
Secondo me, è questo l'impegno che dobbiamo "strappare" - come ha detto
giustamente il Consigliere Carossa -, superando (come ho già detto venerdì) una
sudditanza che, spesso, abbiamo avuto nei confronti di questa Azienda e di questa ex
famiglia reale che ha governato la Città, essendo consapevoli che il Tavolo di
mercoledì è importante (so di averlo già sottolineato) per ridare un ruolo alle
Istituzioni.
Sindaco, non voglio fare la battuta del poker, ma, in questi giorni, tutti i
rappresentanti delle Istituzioni dicono che non si sapeva nulla di questa produzione
in Serbia, peccato che la FIAT abbia chiesto un finanziamento alla BEI per poterla
fare e per ottenere un finanziamento di quella Banca ci vuole un anno. Quindi, come
minimo, è un anno che la FIAT ha nei suoi programmi la produzione di una vettura
importante in Serbia. Evidentemente, tra una partita di poker (mi permetta la battuta)
o un incontro formale e informale, chi doveva informare non ha informato, o, invece,
chi era informato non ha comunicato, perché questa vicenda risale sicuramente ad un
anno e mezzo o due anni fa. È questo l'elemento preoccupante, che, però, possiamo
superare se, mercoledì, la Città, la Provincia e la Regione saranno in grado di
imporre - voglio usare questo termine - alla FIAT di rispettare gli impegni presi.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Cerutti.

CERUTTI Monica
Credo che, oggi, non abbiamo maggiori elementi rispetto a quelli in nostro possesso
nel corso del dibattito di venerdì, però abbiamo la certezza della convocazione del
Tavolo per mercoledì a Torino. Tra l'altro, anch'io vorrei ribadire l'importanza del
luogo in cui si svolgerà questo incontro, come ha fatto il Consigliere Cantore. Nessun
Collega lo ha sottolineato, però, grazie al dibattito di venerdì e al fatto che ai media è
giunto il messaggio che tutta la Sala Rossa si era posta la preoccupazione di quanto
sta accadendo (visto che, di solito, rileviamo sempre negativamente ciò che accade in
quest'Aula), abbiamo avuto la possibilità di inviare alla città un segno di
responsabilità di fronte ad una situazione che giudichiamo difficile.
Il nostro Gruppo non ha presentato un provvedimento, perché auspicavamo - ma le
condizioni non lo hanno permesso - che venisse approvato un unico atto, proprio
nell'ottica di una responsabilità complessiva. Probabilmente, non si riesce a
sintetizzare l'indicazione della Sala Rossa, perché le tre proposte di ordine del giorno
che sono state presentate hanno delle sfumature diverse e, in questo senso, credo che
sia importante arrivare alla loro approvazione, cercando di dare uno sguardo al
futuro.
Nei confronti di chi è intervenuto recriminando, per esempio, rispetto a ciò che nel
passato ha fatto il Comune con "Torino Nuova Economia", penso che si possa fare
semplicemente una rilevazione: in quell'occasione, il Comune portava avanti una
politica industriale che, in quel momento, aveva un suo significato, vista l'assenza di
una politica industriale a livello nazionale (che continua a mancare,
indipendentemente dai colori del Governo in carica).
Questo è il dato drammatico che dobbiamo fronteggiare e che dovrebbe indurre tutte
le forze politiche a fare una riflessione, proprio perché sappiamo - come hanno già
rilevato numerosi osservatori - che il trasferimento della produzione in Serbia
avviene non tanto per una questione relativa ai costi del lavoro, ma per gli interventi
del Governo serbo e dell'Unione Europea. Dobbiamo comprendere che è necessario
un cambio di rotta, innanzitutto a livello nazionale, affinché si punti verso quella che
potrebbe essere una specificità torinese, che spesso ci viene indicata e che avevamo
già rilevato nel dibattito di venerdì, cioè il fatto di avere a disposizione della capacità
che, finalmente, potranno portare a sviluppare il motore pulito, i modelli
ecocompatibili e, di conseguenza, arrivare ad una produzione che possa avere un
significato importante per la nostra città.
Le forze politiche possono richiedere alla FIAT di rispettare gli impegni e, per
quanto riguarda gli atti presentati, riteniamo che la proposta di ordine del giorno del
Partito Democratico comprensiva dell'emendamento (con l'indicazione su
Pomigliano, perché, al momento, non può essere interpretata come noi vorremmo)
possa ottenere il nostro voto favorevole. La proposta di ordine del giorno presentata
dal Gruppo della Lega Nord è pulita, secca e fornisce le indicazioni su quello che le
forze politiche dovrebbero fare trasversalmente, per cui avrà sicuramente il nostro
voto favorevole; la proposta di ordine del giorno presentata dal Gruppo di
Rifondazione Comunista, che riprende la questione dei rapporti sindacali e il fatto
che non si può derogare rispetto ai diritti dei lavoratori, otterrà il nostro sostegno e
anche la nostra sottoscrizione.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Domenico Gallo.

GALLO Domenico
Non era mia intenzione intervenire, perché avrei unicamente ripetuto quanto già
detto nel corso del dibattito di venerdì, ma l'intervento del Consigliere Ghiglia mi ha
fatto cambiare idea, perché devo contestare le sue dichiarazioni a proposito della
questione di TNE. Cinque anni fa, la FIAT sarebbe sparita da Torino senza
quell'accordo! Credo che la Città di Torino abbia compiuto un'operazione di politica
industriale con una valenza di portata storica e vorrei ricordare che quell'accordo era
stato osteggiato dal Consigliere Ghiglia e da tutta l'opposizione.
Su questo argomento bisognerebbe fare delle riflessioni. Se la questione TNE, alla
fine, non si è concretizzata secondo le aspettative del Comune di Torino, credo che le
responsabilità siano di altri e della FIAT stessa, ma quell'accordo di cinque anni fa
dà a questo Consiglio Comunale una posizione di lungimiranza rispetto a quello che
poteva accadere in quello stabilimento e in quella fabbrica.
Vorrei ricordare, inoltre - non per fare polemiche -, alcune questioni di fondo, ad
esempio la posizione del Governo nazionale sull'articolo n. 18, perché tutti parlano
di diritti, ma è necessario essere coerenti. L'articolo n. 18 è stato aggirato con
l'introduzione dell'arbitrato e credo che sulla parità dei diritti si debba essere sempre
coerenti, anche a livello di Enti Locali.
Questi sono i due aspetti che volevo sottolineare.
Annuncio il mio voto favorevole a tutte e tre le proposte di ordine del giorno, perché
voglio dimostrare che, in questo caso, non è importante mettersi in luce rispetto agli
altri. Vorrei fare solo un appunto al Consigliere Carossa, perché la sua proposta di
ordine del giorno dice: "… Il Presidente Cota ha convocato un Tavolo di
confronto…", ma credo che quel Tavolo nasca da una richiesta di massa degli stessi
lavoratori, del Consiglio Comunale di Torino e di tutti gli Enti Locali, che si sono
impegnati su questo versante. Secondo lei, il Sindaco non ha inciso sulla richiesta di
questo Tavolo di confronto? Quindi, sarebbe stato opportuno evitare di fare il nome
del Presidente Cota, perché quel Tavolo è la conseguenza di un fatto di
un'importanza straordinaria, in occasione del quale credo che l'Amministratore
Delegato della FIAT abbia commesso un errore, che, nella scorsa seduta, ho definito
di "infantilismo estremo".
A mio parere, quella posizione nasconde qualcosa di molto più complesso e penso
che siano in gioco il modello di fabbrica, le relazioni industriali (che, storicamente,
sono consolidate nel nostro Paese) e la questione dei diritti. Infatti, Pomigliano ha
innescato il problema dei diritti dei lavoratori: abbiamo apprezzato il fatto che la
fabbrica rimarrà a Pomigliano, ma a quale prezzo e a quali condizioni?
Credo che Mirafiori non c'entri nulla e che, probabilmente, Pomigliano dovrebbe
essere il modello universale, per cui dobbiamo confrontarci su questo argomento,
perché, quando parliamo di questioni del lavoro, dobbiamo essere tutti quanti
coerenti, se vogliamo rispettare fino in fondo questi diritti.
Il fatto che la produzione della monovolume L0 avvenga a Torino lo si deve alla
Città, al Consiglio Comunale e a tutti i cittadini, perché se questa operazione non
andasse in porto significherebbe pregiudicare il futuro di Mirafiori e, di conseguenza,
decretare il depauperamento di una città. Per questo motivo, ritengo che sia stato
utile discuterne in Consiglio Comunale.
Ribadisco, quindi, che voterò a favore delle tre proposte di ordine del giorno. Ho
presentato un emendamento - che, poi, discuteremo - sulla questione di Pomigliano.
Credo che il secondo capoverso del "considerato che" della proposta di ordine del
giorno presentata dal PD debba essere eliminato, perché, altrimenti, diamo spazio a
chi ha detto che l'inaffidabilità del Sindacato porta ad assumere una posizione di
vendetta e rappresaglia nei confronti di chi ha votato "no" in occasione di quel
referendum. Eliminerei, quindi, il secondo capoverso, perché mi pare giusto
ripristinare la questione di cui stiamo discutendo, ossia il mantenimento di quella
produzione a Mirafiori, così come previsto negli accordi.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Galasso.

GALASSO Ennio Lucio
Annuncio il mio voto favorevole a tutte e tre le proposte di ordine del giorno e vorrei
fare delle brevi considerazioni.
Il mio voto favorevole è basato su tre motivi: in primo luogo, la necessità di
esprimere, in questo momento, la mia solidarietà (in linea con quanto ho detto nella
seduta precedente), con l'auspicio che vi sia una presa di coscienza e di
responsabilità da parte di tutte le Istituzioni, che, però, debbono dare un respiro più
ampio alle vicende locali e nazionali.
Voterò a favore di tutti e tre i provvedimenti, perché, quanto meno, non si è
verificata la delocalizzazione delle responsabilità e, come è stato detto, gli ordini del
giorno sono o asettici o deboli. Ritengo che questo aspetto debba essere sottolineato,
perché ci fa cogliere la condizione generale della politica: vi è una timidezza di
fondo, che, evidentemente, non è la conseguenza dell'ardore o degli ardori che hanno
i proponenti di questi atti, ma perché nei Gruppi di questo Consiglio non vi è alcuna
idea importante, non solo per questa situazione particolare, ma anche per altre
vicende più ampie che riguardano il nostro Paese.
È stato anche ricordato - e, forse, è necessario riflettervi ulteriormente - che Torino
ha risorse significative sul piano accademico per l'Università dell'auto, un sistema
imprenditoriale valido, un indotto fantasioso e capace, vi è il Museo dell'Auto e tutta
la filiera per poter sostenere l'industria automobilistica, per cui occorre capire come
dare un impulso a questi vari momenti dell'attività imprenditoriale. Però, è altrettanto
importante cogliere le grandi trasformazioni in atto tra le diverse aree del pianeta,
non solo dell'Italia; secondo me, è questa la ragione della nostra debolezza, perché
non facciamo che mutuare la debolezza nazionale.
Qualche ora fa, ho sentito una dichiarazione di Bonanni rilasciata a Rainews24, ma
non ho capito se è attuale o di repertorio, perché, ad un certo punto, si doleva del
fatto - ribadisco che non voglio delocalizzare le responsabilità - che il Governo non
interviene per svolgere un ruolo di coordinamento e, ovviamente, non investe risorse
che non ha.
Sempre oggi, Deaglio, in un suo articolo, solleva un problema: è necessario
scongiurare il pericolo che questo possa essere un tavolino, anziché un vero Tavolo,
perché, se si ha una visione angusta dei fatti e si interviene solo su un segmento
senza tenere conto della più ampia linea produttiva, politica ed imprenditoriale,
evidentemente non si potrà uscire da questa situazione. Deaglio sottolinea (ed è un
problema sul quale abbiamo già discusso in altre occasioni) che occorre una
riscrittura del modello economico sociale europeo ed è necessario partecipare a
questa riscrittura. Bisogna evitare di andare nuovamente ad avvilirci in stanchi rituali
che segnano il nostro declino e non ci danno speranze serie, che, invece, dobbiamo
coltivare, cominciando proprio da questo primo - seppur modesto e timido - segnale
di unione, per affrontare tempi che non saranno facili.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Ferrante.
Ricordo che ha a disposizione cinque minuti per l'illustrazione della proposta di
ordine del giorno e altri cinque minuti per intervenire.

FERRANTE Antonio
Per la verità, come hanno detto anche altri Consiglieri, la questione è stata posta già
due settimane fa e il nostro Gruppo ha presentato un primo ordine del giorno la
settimana scorsa, sul quale si è svolto un dibattito e sono affiorate posizioni diverse.
Bisogna ammettere che esistono posizioni diverse, perché, per esempio, emerge
anche dalla presentazione di tre proposte di ordine del giorno. Vorrei dichiarare che
voterò il provvedimento presentato dal Gruppo della Lega Nord e, eliminando la
parte a cui faceva riferimento il Consigliere Gallo Domenico, non avrò alcun
problema a votare anche quello del Gruppo del PD.
Vorrei, però, tornare a parlare delle differenze, perché dovete anche comprendere la
mia difficoltà a discutere, in queste due settimane, le vicende che attanagliano i
lavoratori della FIAT di Mirafiori e non solo. Spesso, di fronte a politici che hanno
una capacità non indifferente di porsi, una persona come me (che viene dalla fabbrica
ed ha vissuto in un determinato luogo), non comprende la politica "alta", mentre
conosce quella "bassa".
L'altro giorno, il Presidente del Consiglio ha dichiarato che questo è un Paese in cui
ognuno può fare quello che vuole, può delocalizzare… (INTERVENTO FUORI
MICROFONO). Ha usato queste parole, Consigliere Cantore. Ho ascoltato bene la
sua dichiarazione ed ha affermato che la FIAT può delocalizzare e spostarsi altrove
perché è un mercato libero, ma si augurava che continuasse a produrre nel nostro
Paese. Questa è la sintesi, ma, se è così, faccio fatica a farmi rappresentare da un
Governo che non ha delle politiche industriali chiare sul territorio (non solo torinese,
ma anche a livello nazionale). Manca il titolare di un Ministero che, nella riunione di
mercoledì, sarà importante e pensavo che, per sostituirlo, sarebbe intervenuto al
Tavolo (apprezzo che si svolga a Torino e, per aver fatto attività sindacale, lo
comprendo, perché ha un suo fondamento quanto detto dal Consigliere Cantore) il
Presidente del Consiglio, in quanto ha la delega (questa è l'unica ragione). Quindi,
sarebbe opportuno capire qual è il motivo della sua assenza.
Nell'editoriale di ieri, Scalfari ha fatto una bella fotografia del signor Marchionne per
quanto riguarda il suo modello e il suo modo di agire; secondo me, durante la crisi
del 2002 l'abbiamo un po' santificato, mentre, adesso, mostra la sua dinamicità dal
punto di vista di uomo che, ad un certo punto, deve far funzionare le imprese, deve
fare reddito e l'interesse degli imprenditori.
Nell'illustrare la proposta di ordine del giorno di oggi, vorrei fare un distinguo sulla
questione dei diritti. Possiamo continuare a discutere delle produzioni che si
dovranno fare nel nostro Paese, ma, chiaramente, non si potrà ripresentare una
"nuova Pomigliano"; siamo tutti d'accordo che si devono mantenere le produzioni e
che dobbiamo salvaguardare i diritti dei lavoratori, però, nello stesso tempo, dagli
interventi che ho ascoltato - che adottano quella dialettica politica - emerge con
molta forza il fatto che il Sindacato dovrebbe cedere in qualche modo, anche se non
ho capito su che cosa dovrebbe cedere.
Vi faccio degli esempi concreti: da quando è iniziata la vicenda di Pomigliano, si
sono registrati cinque licenziamenti e, in questo Paese, quando si verificano dei fatti
strani, la cronaca puntualizza sempre lo stesso episodio. Ribadisco che, nell'arco di
due mesi (da quando è iniziata la vicenda di Pomigliano), si sono registrati ben
cinque licenziamenti. Non è un fatto strano o casuale, perché è voluto dall'azione che
sta portando avanti l'Azienda, al fine di ridurre quelle che, ancora oggi, sono le forze
democratiche.
Fino a prova contraria, i lavoratori che si battono per difendere i loro diritti devono
essere considerati una forza democratica. Infatti, perdono il salario e si espongono in
prima persona anche per ostacolare il datore di lavoro nella difesa dei loro diritti.
Tutto ciò significa avere coraggio e non bisogna sottovalutare questi episodi.
Questa Città ha una lunga esperienza di vicende sindacali e non posso dimenticare
come, negli anni Settanta, ci siamo adoperati anche contro il terrorismo, per cui noi
difendiamo quella democrazia sindacale ed i diritti dei lavoratori, lo voglio precisare!
A proposito delle linee programmatiche della Giunta di centrosinistra di questa Città,
se non ricordo male, era previsto che a Mirafiori venisse prodotto un nuovo motore;
sono passati quattro anni e mezzo e, adesso, si ripresenta la discussione sul motore
ibrido a Mirafiori, che, però, avrebbe già dovuto essere oggetto di investimenti in
quelle aree produttive.
Naturalmente, la responsabilità dei lavoratori è tanta e, in questi giorni, stanno
rinunciando al loro salario affinché venga rispettato il diritto al premio di risultato,
che - lo ribadisco - è un loro diritto, non è un regalo. Infatti, per quanto riguarda le
nuove relazioni sindacali che si vogliono instaurare in questo Paese, l'Azienda può
decidere se concedere il premio di risultato o meno e il lavoratore deve rinunciare ad
un suo diritto, cioè quello di ricevere il salario.
Vi ricordo, per l'ennesima volta, che stiamo parlando di lavoratori con uno stipendio
di 1.200 Euro al mese con 35 anni di servizio, quindi non sono super pagati. Mi
auguravo, come ho detto venerdì, che nella lettera che il signor Marchionne ha
inviato a tutti i dipendenti FIAT vi fosse un accenno a quanto lui è disposto a
rinunciare dei milioni di Euro che guadagna e non solo ai 1.200 Euro che
guadagnano i lavoratori che sono alla linea di montaggio.
Ribadisco, quindi, che il nostro ordine del giorno va nella direzione di salvaguardare
i diritti all'occupazione, non di rinunciare ai diritti per l'occupazione.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Cuntrò. Ricordo che un Consigliere per Gruppo ha a
disposizione cinque minuti per intervenire.

CUNTRO' Gioacchino
Penso che in queste occasioni sia giusto e doveroso ricondurre a realtà e a verità i
fatti, perché il rischio è che l'enfasi della partecipazione, in un momento particolare e
delicato come quello attuale, ci faccia vivere e dire le cose per come le si vedono e,
quindi, ognuno dal proprio punto di vista, che può essere un po' di parte.
La scorsa settimana, il Consiglio Comunale ha chiesto le comunicazioni del Sindaco,
che, praticamente, ci ha informati in diretta di aver avuto un colloquio sia con il
Ministro, che con Marchionne. Ritengo che si debba riconoscere il fatto che, grazie
al Sindaco, il meccanismo si è mosso. Capisco che alcuni Colleghi citino spesso il
Presidente della Regione, che parteciperà al Tavolo, ma, per onesta intellettuale,
dobbiamo riconoscere il fatto che il meccanismo è partito grazie al Sindaco.
Adesso che il meccanismo si è messo in moto, auspichiamo che le Istituzioni, che
mercoledì parteciperanno al Tavolo, svolgano un ruolo importante.
Ritengo sbagliato, così come ha detto il Consigliere Gallo Domenico, che, in
quest'Aula, qualche Collega (purtroppo, è sempre lo stesso) parta sempre dalla
questione TNE. In quell'occasione, la Città ha fatto bene ad intervenire e non
abbiamo regalato nulla alla FIAT, perché abbiamo comprato l'area e abbiamo chiesto
un impegno e la partecipazione all'investimento. Questa operazione ha rimesso in
moto la FIAT non soltanto a Torino e in Italia; infatti, ha creato tutte le condizioni
per far sì che la FIAT, oggi, sia presente non solo nel nostro Paese, grazie ad alcuni
accordi internazionali.
I provvedimenti che sono stati presentati vanno bene, per carità; su alcuni penso di
dover fare delle osservazioni, ma è il dispositivo che si deve condividere, perché è
chiaro che siamo tutti d'accordo sull'importanza dei diritti e che la democrazia
sindacale è uno strumento decisivo. Le battaglie le abbiamo fatte tutti. Ricordo che,
in banca, ne abbiamo fatte molte con il Presidente Castronovo, addirittura una lo
riguardava direttamente, perché l'Istituto Bancario Sanpaolo lo aveva licenziato.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Mi scusi, Consigliere Cuntrò, intervengo per fatto personale; vorrei precisare che ho
sempre avuto un buon rapporto con i giudici.

CUNTRO' Gioacchino
Il problema è che dobbiamo essere coscienti del fatto che c'è un'evoluzione
dell'economia, dovuta anche alla globalizzazione, che determina un'evoluzione
anche del mondo del lavoro, che deve essere seguita costantemente.
I diritti dobbiamo rivendicarli ed assicurarli, ma dobbiamo creare le condizioni per
cui vi siano i diritti perché c'è il lavoro. Infatti, se non c'è il lavoro, di quali diritti
stiamo parlando?
Per quanto riguarda l'azione della FIAT, mi sono informato ed ho saputo che il costo
del lavoro incide per il 7-8% sulla produzione dell'auto, per cui, forse, in Serbia la
FIAT potrà risparmiare il 2% sulla produzione; evidentemente, in questo caso il
problema non è il costo del lavoro.
Per l'incontro di mercoledì, auspico - e lo dico al Consigliere Ghiglia, che non è in
Aula, ma sicuramente starà ascoltando gli interventi degli altri Colleghi dalla sala -
che non ci limiteremo a chiedere alla FIAT di dirci che cosa vuole fare, perché non è
sufficiente.
È il Governo che deve guidare la politica industriale di questo Paese. Torino e la
Regione Piemonte faranno la loro parte, ma l'azione più importante deve venire dal
Governo (come avviene in tutti i Paesi) e mi aspetto che si presenti al Tavolo con
delle proposte e che non si accontenti dell'istituzione di questo Tavolo. Al Tavolo
dovranno giocare tutti, anche mettendosi in discussione, compreso il Sindacato
(intendo, unitariamente).
Vorrei terminare il mio intervento facendo una richiesta: siccome tutti auspichiamo
che il Sindaco ed il Presidente della Regione diano forza alla nostra voce al Tavolo
istituzionale, propongo che, mercoledì - come si è fatto in altre occasioni -, venga
convocato un Consiglio Comunale aperto davanti all'Unione Industriale o alla
Regione (dove si svolgerà l'incontro), in modo tale che potremo supportare coloro
che ci rappresenteranno in quella sede.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Prendo atto della richiesta del Consigliere Cuntrò. (INTERVENTO FUORI
MICROFONO). Ha richiesto la convocazione di un Consiglio Comunale aperto.
Domani, alle ore 14.00, ne discuteremo nel corso della Conferenza dei Capigruppo.
La parola al Consigliere Lonero.

LONERO Giuseppe
Non voglio ripetere le considerazioni che hanno già fatto i Consiglieri che hanno
parlato prima di me, molte delle quali sono condivisibili.
Per quanto riguarda la proposta del Consigliere Cuntrò, sono assolutamente
favorevole e spero che venga accolta.
In quella sede, mercoledì mattina, alla presenza del Consiglio Comunale davanti alla
sede dell'Unione Industriale, dovremo fare chiarezza sulle posizioni delle persone
sedute a quel tavolo; dovremo dire con forza e sottolineare che c'è un'azienda privata
che è in debito nei confronti degli interlocutori che le siedono di fronte, nei confronti
del Governo, della Regione, del Comune e di tutti quei lavoratori che hanno fatto
grande quell'azienda.
Fino a quando la FIAT continuerà a far finta di dimenticare questa posizione di
debito nei confronti dei suoi interlocutori, noi avremo questa situazione; fino a
quando gli interlocutori di FIAT non decideranno di alzare la voce, FIAT ricatterà
ora il Governo, ora i lavoratori, per fare solo ed esclusivamente i propri interessi.
Il tavolo è stato convocato a Torino, come diceva giustamente il Consigliere Cantore
(con cui concordo), al contrario di quanto fa, invece (lo leggiamo sugli organi di
stampa), il responsabile economico del PD che ritiene che il tavolo dovesse essere
convocato a Roma. Noi riteniamo che la sede giusta, istituzionale, logica sia quella di
Torino, perché è qui che si gioca la partita più importante ed è qui che FIAT ha
consumato tutta la sua inaffidabilità. FIAT chiede affidabilità alle istituzioni e ai
sindacati, chiede produttività agli operai, ma poi si dimostra più inaffidabile di tutti i
suoi interlocutori.
A quel tavolo, allora, anche alzando la voce, se necessario - lo ripeto -, bisognerà
domandare a FIAT quali siano le sue reali intenzioni, chiedendole di esporre il reale
quadro d'insieme delle sue iniziative future, il reale piano industriale (già smentito
più volte in poche settimane). Bisognerà che le istituzioni chiedano il mantenimento
dei livelli istituzionali, perché ormai l'ingratitudine della FIAT nei confronti di chi,
da sempre, è stato dalla sua parte è assodata ed è bene che il governo serbo (che oggi
le apre le porte) sappia che, domani, FIAT non si porrà troppi problemi a spostare
nuovamente o rilocalizzare le produzioni insediate o in via di insediamento su quel
territorio.
Per quanto riguarda i tre ordini del giorno, voterò a favore dell'ordine del giorno
proposto dal PD e di quello proposto dalla Lega, mentre mi asterrò sull'ordine del
giorno proposto da Rifondazione Comunista, perché non mi sembra chiedere un
impegno effettivo e concreto. Questo è il momento in cui bisogna fare e non dire:
l'impegnativa dell'ordine del giorno di Rifondazione Comunista è un auspicio che
non modifica e non dà strumenti agli interlocutori di FIAT.
Voglio, poi, sottolineare un altro aspetto: a mio avviso, a quel tavolo, manca un
interlocutore. Penso, infatti, che a quel tavolo avrebbero dovuto sedersi anche i
rappresentanti delle aziende dell'indotto che, nel caso in cui FIAT perseveri nel suo
intento di delocalizzare, avranno ricadute occupazionali ed economiche negative, che
si ripercuoteranno su tutto il territorio piemontese e non soltanto su quello torinese.
Auspico, quindi, che al tavolo, seppur in extremis, siano invitati anche i
rappresentanti delle piccole e medie aziende.
Un'ultima considerazione, prima di terminare il mio intervento: visto che FIAT ha
preso così tanto dal Governo, dalla Regione e dal Comune e non sta dando niente
(come non ha mai dato niente, avendo preso a piene mani anche da tutti quei
lavoratori che - ripeto - l'hanno resa grande) e visto che il bilancio è a favore del
Governo e degli enti locali, auspico che si possa prendere in considerazione l'ipotesi
di nazionalizzazione dell'azienda, se questa continuerà nell'intento di delocalizzare.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Silvestrini.

SILVESTRINI Maria Teresa
Voglio intervenire, valutando interessante il dibattito odierno dell'Aula, come anche
l'intervento del Consigliere Lonero, al quale vorrei precisare che noi, oggi, abbiamo
scelto di chiedere il rispetto dei diritti contenuti nella Costituzione e nello Statuto dei
Lavoratori. Tuttavia, in riferimento a quanto espresso in precedenza dai Consiglieri
Giorgis e Cerutti, ma soprattutto, dai Consiglieri Ghiglia e Cantore, credo che i
Partiti debbano discutere il tema del ruolo della FIAT nella nostra città.
Il Consigliere Ghiglia ha parlato del fallimento del progetto di TNE, per il quale sono
stati spesi 70 milioni di Euro. Non so se sia giusto parlare di carenze della politica
industriale della città, personalmente penso che la città abbia avuto una politica
industriale, ma che questa, oggi, non sia adeguata ai tempi (che sono mutati).
È vero quello che dice il Consigliere Ghiglia, cioè che la nostra città non è più una
città attrattiva di investimenti e di attività industriali. Credo che dobbiamo tenere
conto di questo, analizzando la questione; in ogni caso, la situazione non dipende
dalle carenze e dalle lacune della politica comunale, bensì dal fatto che c'è una
ristrutturazione del capitale finanziario, non più destinato a investimenti produttivi,
ma a speculazioni finanziarie. Mi sembra che la nostra città sia al margine di questi
percorsi e mi sembra che le strategie del passato, volte a sostenere e irrobustire il
sistema produttivo, oggi, per Torino, non siano più efficaci.
Vorrei approfondire la questione in Consiglio Comunale (vorrei farlo prima della
scadenza della tornata amministrativa, visto che non abbiamo più molti mesi di
tempo), per capire che cosa pensino gli altri partiti sull'attuale situazione di
depressione economica e di investimenti nella nostra città, che, secondo me, è
rimasta al margine della ristrutturazione del capitalismo italiano, che si è
"finanziarizzato".
Essendo ai margini, Torino soffre di una situazione economica per la quale varrebbe
la pena capire che cosa possa fare la politica. Forse può fare qualcosa di diverso
rispetto al passato, quando sono stati concessi aiuti e investimenti alle imprese. Oggi,
forse, si tratta di immaginare strategie differenti. Non voglio entrare nel merito di
questo discorso, che pongo soltanto come problema, ma sarei interessata ad una
discussione sull'argomento.
Ho letto anch'io, recentemente, sui giornali, il dato secondo cui l'incidenza del costo
del lavoro sull'auto è dell'8%, però va ricordato che un lavoratore di Kragujevac, in
Serbia, guadagna 400 Euro al mese: questo credo sia uno dei motivi che spinge la
FIAT a spostare la produzione in quella zona. Non so, poi, se qualcuno abbia letto
anche la notizia secondo cui, nella sede della Zastava, dove già nel passato si
producevano automobili, si pensa di arrivare ad impiegare, con tutto l'indotto di
Kragujevac, circa 30.000 persone.
Il progetto della FIAT, quindi, non è nato oggi o ieri, quando abbiamo sentito
l'annuncio, è conosciuto da tanto tempo. La FIAT non ha deciso soltanto adesso di
disinvestire su Torino.
Il nostro problema è che, di fatto, abbiamo soltanto la FIAT, ed è un problema che
abbiamo da tanto tempo, al quale non siamo mai riusciti ad ovviare.
È chiaro che un Consiglio Comunale non possa incidere più di tanto sulle dinamiche
industriali, si tratta, tuttavia, di problemi che ci dobbiamo porre.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Tronzano.

TRONZANO Andrea
Ovviamente non penso che, nel mio intervento, dirò qualcosa di nuovo o di storico,
perché le informazioni in possesso del Sindaco e del governo sono certamente
maggiori rispetto alle mie: ci tengo, però, a lasciare a verbale alcune mie sensazioni.
Innanzitutto, credo che dobbiamo avere il coraggio di lavorare per essere tutti più
ricchi, non per discutere su quanto guadagni, più di me, una persona. A me non
interessa sapere quanto guadagni Marchionne: se fa bene il suo lavoro, è giusto che
guadagni. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Noi dobbiamo lavorare affinché
anche noi si sia più ricchi.
In secondo luogo, ha ragione il Consigliere Ferrante: è vero che non conosco il
mondo della fabbrica, ma sono anch'io convinto che, per parlare adeguatamente di
FIAT, occorra conoscere a fondo questa realtà. Conosco, però, il diritto di avere un
lavoro, così come conosco il dovere di lavorare per ottenere risultati: ritengo che
questi due aspetti siano entrambi importantissimi. Molte volte, ci dimentichiamo, per
esempio - e voglio citare quanto avvenuto a Pomigliano -, che alcuni lavoratori,
anche a scapito dei loro colleghi, si mettono in mutua per andare a vedere la partita
della nazionale. Occorre, quindi, anche ragionare su questi fatti, se la politica vuole
essere seria.
Per fare, poi, il punto di quella che potrebbe essere una mia modesta proposta, signor
Sindaco, penso che occorra capire se verranno costruite quelle 200.000 automobili
che Marchionne ha detto di voler produrre a Mirafiori, anche perché gli investimenti
fatti su questo territorio per quanto riguarda gli stabilimenti non sono così cospicui
come ci si aspetterebbe. Chiaramente, per poter produrre 200.000 auto in più, occorre
avere le linee adatte: Torino ha la forza di fare questo? Mirafiori ha la forza di
produrre 200.000 auto in più? È una domanda fondamentale.
Mi chiedo, poi, se non sia arrivato il momento di rivedere lo Statuto dei Lavoratori:
credo che dobbiamo dircelo chiaramente, Consigliere Ferrante, perché ci sono alcuni
diritti dei lavoratori che, oggi, non sono tutelati, ci sono lavoratori che non sono
nemmeno citati in esso. È, forse, opportuno rivisitare lo Statuto dei Lavoratori, non
soltanto per offrire più diritti, ma anche per garantire alle imprese di lavorare nel
miglior modo possibile. Credo che i cinque licenziamenti e le provocazioni di
Marchionne derivino dall'esigenza di avere, dalla società italiana, una risposta su
quelle azioni: Marchionne (giustamente, a mio giudizio) vuole che i lavoratori
producano e che abbiano i loro diritti, ma è chiaro che, se questi non lavoreranno,
dovrà compiere determinate scelte.
Concludendo, Presidente, se è arrivato il momento di rivedere lo Statuto dei
Lavoratori, credo che sia arrivato anche il momento di verificare i salari. A fronte di
una produttività maggiore, occorre garantire salari maggiori: oggi, il salario annuale
di un operaio italiano è di 11.000 Euro (in Irlanda, quando la situazione economica
era stabile, era di 17.000 Euro). Se vogliamo avere maggiore flessibilità nel mondo
del lavoro, dobbiamo anche garantire - ed è questa la sfida della politica - un
maggiore salario a fronte di una maggiore produttività.
Spero che di questo argomento si possa parlare al tavolo che è stato convocato.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Non ho altre richieste di intervento.
La parola al Sindaco.

SINDACO
Sarò rapidissimo perché, dopo l'ampio dibattito di venerdì, ho avuto modo di
intervenire su alcuni quotidiani e di esprimere il mio pensiero, che credo sia noto.
Intervengo per rispondere al Consigliere Cantore, che scherzosamente ha insinuato
che io non sapessi o facessi finta di non sapere.
Io sono una persona che legge o si fa leggere i documenti integralmente (a seconda
delle circostanze): quando ho letto il piano FIAT, ho letto anche la parte globale, non
soltanto quella relativa alla situazione italiana (come hanno fanno, invece, molti
esponenti politici). Se si fosse letto il piano industriale complessivo, si saprebbe che
lo stabilimento serbo è uno stabilimento previsto fin dall'inizio (argomento al quale i
giornali avevano dedicato ampio spazio). Se si fosse letto il piano relativo alla parte
internazionale, laddove si parla anche di Chrysler, di Brasile e di Turchia, si sarebbe
scoperto che si tratta di uno stabilimento progettato per le cosiddette piattaforme
"small", le piccole piattaforme destinate alla produzione di veicoli van e di
monovolumi di piccola cilindrata.
Chi fa finta di non sapere, quindi, o è volutamente disinformato (perché non ha letto i
giornali), oppure mente sapendo di mentire.
Il problema vero è che, nel piano complessivo di Marchionne, c'è sempre stata una
serie di piattaforme per i modelli, che non sono ancora tutte definite nella loro
destinazione, stabilimento per stabilimento, a livello globale.
Per questo motivo, più volte ho ribadito la mia convinzione secondo cui, se c'è la
volontà, la questione Mirafiori può trovare abbastanza tranquillamente una
collocazione di prodotti che colmi quelle 250.000 vetture (teniamo conto che c'è
anche Bertone, stabilimento che dovrà entrare in funzione e che darà risposta a un
migliaio di persone, se non ricordo male).
Oltre ai piani, credo debba essere rivisto globalmente anche il risultato.
Penso che dovremmo riflettere su un dato, che mai nessuno cita (perché non è che un
dato è negativo per definizione, se è citato soltanto dall'azienda), cioè sul fatto che i
risultati di FIAT Italia, nel sistema complessivo FIAT, sono la parte del sistema che
perde. È vero o no? Questo va detto. Noi stiamo in piedi grazie ai lavoratori
brasiliani, polacchi e turchi. È questa la verità, senza girare attorno alle questioni.
Dico questo innanzitutto perché, altrimenti, discutiamo sempre…. (INTERVENTO
FUORI MICROFONO) Io leggo i dati, e i dati dicono che il sistema FIAT Italia
perde circa 250 milioni di Euro all'anno…(INTERVENTO FUORI MICROFONO).

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Consigliere Ferrante, per cortesia, permetta al Sindaco di concludere il suo
intervento.

SINDACO
Nessuno dà dell'imbecille a nessuno: sto semplicemente dicendo che, se si
leggessero i bilanci, si vedrebbe che FIAT produce ricchezza e guadagno in Brasile,
in Polonia e in Turchia, ma non in Italia. In Italia FIAT brucia risorse. Non sto
nemmeno dicendo che la colpa sia di qualcuno in particolare: però è così ed è un
problema su cui occorre riflettere, perché altrimenti rischiamo di nasconderne una
parte.
Detto ciò, il timore più grosso che ho rispetto all'incontro di mercoledì è uno e uno
soltanto, cioè che sia un tavolo di "facciata".
Spero, allora, che gli ordini del giorno odierni servano, perché - diciamo la verità - il
rischio è che sia un tavolo convocato soltanto allo scopo di stare in prima pagina dei
giornali e di comparire in televisione, senza determinare l'avvio di un lavoro serio
che serva ad affrontare i nodi che devono essere risolti. Nodi che, in ordine di
importanza, sono (lo abbiamo già detto mille volte): 1) FIAT deve confermare il suo
impegno per il progetto "Fabbrica Italia" e non tornare indietro, nel caso in cui
emergano problemi (che ci sono e che sono già emersi); 2) la politica, nel suo
insieme (enti locali e, in primis, governo nazionale), deve fare uno sforzo non per
dare soldi ma per mettere in campo una politica industriale e deve chiarire se il
settore dell'auto e dell'indotto auto è o non è una delle priorità strategiche per il
nostro Paese (allo stato attuale, non si capisce); 3) le organizzazioni sindacali devono
impegnarsi a capire (come dobbiamo capire tutti) che non si può più continuare a
paragonare la situazione attuale a quella di trent'anni fa, perché il mondo è cambiato.
Forse, adesso, è peggiore, non lo so, ma è cambiato, e anche noi dobbiamo guardare
alla situazione in modo diverso, senza tornare, ovviamente, a forme di schiavismo.
Credo, piuttosto, che in Italia significhi creare finalmente le condizioni per
aumentare quelli che sono stipendi da fame e per cambiare un sistema in cui il debito
pubblico assorbe, sotto forma di fiscalità, una parte di quello che dovrebbe andare a
remunerare gli investimenti e i consumi.
Mi auguro, quindi, che il tavolo avvii, in questa direzione, un lavoro che parta da
Mirafiori, chiedendo il rispetto degli impegni circa il numero di automobili che
devono essere prodotte (le condizioni ci sono), e che affronti non soltanto il caso
Torino, ma il progetto complessivo di FIAT Italia. Perché, se non si inverte quella
situazione (che può anche far innervosire il Consigliere Ferrante, ma che, purtroppo,
rappresenta la verità, cioè che, in tutto il sistema FIAT del mondo, la realtà italiana è
l'unica che non produce ricchezza, ma la brucia), è difficile pensare di continuare ad
investire.
Detto questo, voterò a favore degli ordini del giorno presentati dalla Lega Nord e dal
Partito Democratico, mentre mi asterrò su quello di Rifondazione, perché lo ritengo,
sostanzialmente, o inutile o capzioso: inutile, perché ribadisce concetti sacrosanti che
non possono che essere condivisi, capzioso, perché è un modo indiretto per dire che
non c'è il rispetto della Costituzione e dello Statuto dei Diritti dei Lavoratori. Non
avendo io avuto elementi che mi permettano di capire quale delle due interpretazioni
sia quella corretta, preferisco astenermi, in modo tale da non sposare nessuna delle
due possibili letture dell'ordine del giorno.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Il dibattito molto articolato sulla questione FIAT è concluso.
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