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Estratto dal verbale della seduta di Venerdì 23 Luglio 2010 ore 14,00
Paragrafo n. 5

Comunicazioni del Sindaco su "Spostamento produzione monovolume FIAT".
Interventi

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Abbiamo ricevuto diverse richieste di comunicazioni urgenti in relazione alla
vicenda collegata alla produzione della nuova monovolume della Fiat, che sembrava
inizialmente destinata allo stabilimento di Mirafiori e che invece l'azienda, secondo
le dichiarazioni dell'amministratore delegato Sergio Marchionne, avrebbe deciso di
trasferire in Serbia.
Le richieste di comunicazioni (le cito secondo l'ordine di arrivo presso la Presidenza
del Consiglio) sono pervenute da Monica Cerutti del Gruppo Consiliare della Sinistra
Ecologia e Libertà; Domenico Gallo del Gruppo Consiliare Nuova Sinistra per
Torino; dai Consiglieri Ferrante, Cassano e Silvestrini del Gruppo Rifondazione
Comunista; dal Capogruppo Olmeo del Gruppo Misto Alleanza per l'Italia;
dall'Onorevole Ghiglia del Gruppo Consiliare Alleanza Nazionale Popolo della
Libertà e dal Capogruppo Daniele Cantore del Gruppo Consiliare Forza Italia PdL.
La parola al Sindaco.

SINDACO
Dopo l'allarme di ieri - al quale credo di essere stato uno dei primi rappresentanti
delle istituzioni a rispondere, dando un segnale, mi pare, abbastanza chiaro - questa
mattina ho avuto modo di sentire sia il dottor Marchionne che il ministro del Lavoro
Sacconi; quindi, quello che dico riflette anche un po' il primo esito di questi colloqui.
In questa fase interlocutoria, occorre innanzitutto ribadire con grande forza che è
inaccettabile dal punto di vista produttivo, nonché insostenibile socialmente, una
scelta che privi lo stabilimento di Mirafiori di quello che sembrava essere il modello
produttivo prevalente e centrale.
Questo va detto con molta chiarezza, anche se ciò non vuol dire che non ci possano
essere altri modelli che a Mirafiori svolgano lo stesso ruolo. Noi per primi, in epoche
non sospette e con pareri non sempre unanimi delle forze politiche, abbiamo
giustamente sempre sostenuto lo sforzo per fare di Mirafiori e di Torino un centro
dove la produzione di conoscenza applicata al sistema auto sostituisse la produzione
materiale di auto, sapendo che c'è una soglia oltre la quale la conoscenza non
progredisce, perché per quanto si investa in cervello, come è giusto fare per essere
competitivi, se manca quel minimo di corpo in cui sperimentare e realizzare le
applicazioni, anche la testa gira a vuoto. Quindi ci deve essere un equilibrio, una
soglia oltre la quale anche l'investimento nella conoscenza diventa inutile se non c'è
un po' di materia che garantisca le condizioni di base per poter sperimentare
l'innovazione e la ricerca.
Questo è il primo giudizio, già diffuso ieri dai giornali, che ovviamente ho espresso a
tutti i miei interlocutori. Ritengo, inoltre, che la decisione della Fiat, oltre a essere
insostenibile socialmente, sia a maggior ragione ingiusta e ingenerosa se si tiene
conto che Torino, durante la crisi Fiat di 5-6 anni fa, fu la prima città che, insieme
alla Provincia e alla Regione, investì proprio per dare una svolta al ruolo di Mirafiori,
al ruolo del sistema Fiat, anche in questo caso non sempre con il parere unanime di
tutti.
Sarebbe ingeneroso se per una serie di contraddizioni (e chi non le vede vuol dire che
è miope) presenti sulla strada della realizzazione di quello che è stato definito il
progetto "Fabbrica Italia", a pagarne i costi fosse Mirafiori, lo stabilimento che più di
ogni altro ha dimostrato di credere nella possibilità di rilancio del sistema Fiat.
Io ho una forte preoccupazione circa la possibilità di realizzare questo progetto, per
una serie di contraddizioni che, tuttavia, credo siano ancora recuperabili sia sul
versante dei rapporti con il Governo, sia nei rapporti tra le organizzazioni sindacali e
l'azienda stessa. Per questo, secondo me, ha fatto bene il Governo a dare il
messaggio della necessità di apertura di un tavolo. Il ministro Sacconi mi ha
confermato che sta lavorando per organizzare un appuntamento prima della pausa
estiva. Io stesso ieri mi sono permesso di lanciare un appello all'azienda e alle parti
sociali, affinché sfruttino questo incontro come un momento di confronto, perché
secondo me bisogna che una volta per tutte siano messe sul tavolo alcune questioni,
senza le quali rischiamo di perdere l'unica occasione "rivoluzionaria" che si sta
creando per il futuro del nostro Paese, cioè quella di riportare a un livello
significativo una produzione industriale di elevata qualità nel campo automobilistico,
settore manifatturiero per eccellenza che continua a essere, nonostante tutto, il settore
che dà più lavoro e innovazione. Un occasione, ripeto, che considero rivoluzionaria
nel contesto di un Paese in cui invece la norma è la delocalizzazione, tanto più se
alimentata da trasferimenti di produzioni che sono già all'estero, in paesi che offrono
un costo di produzione più basso e delle condizioni di lavoro peggiori delle nostre;
un'occasione per la quale bisogna che ognuno si assuma le proprie responsabilità in
modo trasparente e fino in fondo.
Quali sono le responsabilità che devono essere assunte? La Fiat ha preso un impegno
preciso, ha presentato un progetto che prevedeva una determinata scansione di
modelli da produrre, di stabilimenti da potenziare e valorizzare: nella sostanza tutti,
tranne Termini Imerese. Io credo che l'azienda non possa smantellare questo
progetto o lasciarlo rarefare a poco a poco, pezzo per pezzo, perché questo
significherebbe la perdita dell'intero sistema.
Dico una cosa che c'entra relativamente, ma che non va sottovalutata: lo spin-off,
ossia la scissione tra la Fiat Industriale e la Fiat Auto, può indubbiamente aprire uno
spazio di maggiore flessibilità dal punto di vista degli azionisti, della composizione
del governo dell'azienda e delle alleanze del settore auto, ma proprio per questo è
importante che in Italia vi sia un crescente radicamento e una crescente assunzione di
responsabilità sul cosiddetto progetto Fabbrica Italia. In questo modo, qualunque sarà
il governo dell'azienda nei prossimi decenni - perché adesso dobbiamo ragionare
anche a medio e lungo periodo - se c'è un radicamento di produzione e di ricerca
negli stabilimenti italiani, questa sarà una realtà da cui nessuno potrà prescindere.
Viceversa se non è così.
Quindi l'azienda deve mantenere questo impegno. Io ho ribadito questa esigenza a
Marchionne e, devo dire la verità, ho avuto segnali di ampia disponibilità e di
assoluta non volontà di pregiudicare quella "T" che nell'acronimo Fiat sta per Torino
e che Mirafiori evidentemente simboleggia. Quindi, da questo punto di vista e senza
indulgere in nessun facile ottimismo, credo che ci sia un segnale che sarebbe
sbagliato interpretare come un generico rivendicazionismo estremistico.
Secondo giudizio. Io non voglio fare polemiche e ho apprezzato il gesto del ministro
Sacconi, che ho sentito poc'anzi e mi ha detto che sta lavorando. Io però credo che il
Governo a quel tavolo, come dicono molti autorevoli commentatori, debba mettere
qualcosa in più che non la sua affidabilità; ossia debba anche cominciare a valutare
se il settore dell'auto è o non è uno dei punti forti della politica industriale del nostro
Paese.
Io capisco che noi non possiamo e non dobbiamo fare come la Serbia, e non c'è
bisogno di aggiungere altro, non per ragioni razziste ma per ovvie ragioni; però,
proprio perché vogliamo essere produzione materiale ma anche produzione di
conoscenza e di ricerca, io credo che su questo terreno vadano affrontati temi che se
non ricevono un concorso di risorse pubbliche e private, come è avvenuto in tutti gli
altri paesi europei, non si va da nessuna parte. Questo è il modo con cui si fa politica
industriale nei nostri paesi e credo che su questo il Governo debba dire qualcosa.
Infine, per quanto riguarda le organizzazioni sindacali, io da tempo dico che è
necessaria una svolta, non tanto nel singolo codicillo del singolo accordo, ma una
svolta che io chiamo di affidabilità, perché giustamente chi decide di fare l'opposto
di quello che fanno tutti i capitalisti – tanto per usare un'espressione d'antan - e cioè
riportare massicciamente produzioni industriali in Italia, chiede affidabilità e
assunzione di responsabilità in prima persona anche da parte delle organizzazioni
sindacali.
Io credo che questa sia una svolta che deve avvenire in tutti i sindacati, perché la
situazione attuale pone delle contraddizioni grandi come una casa e chi conosce un
po' queste vicende sa benissimo che è così e non può negarlo. Ritengo, altresì, che vi
siano tutte le condizioni fra le organizzazioni sindacali per un'assunzione non solo di
responsabilità ma di affidabilità in prima persona da parte di tutti, perché questo è il
presupposto fondamentale di questo progetto. Se si pensa di poter continuare a
misurare il futuro industriale del nostro Paese con i metri con cui abbiamo misurato
la gestione dell'industria negli anni che stanno ormai inesorabilmente alle nostre
spalle, secondo me sbagliamo di grosso.
Quando dico questo, per essere chiari, non faccio minimamente riferimento alle
condizioni di lavoro salariale, anche se tutti sappiamo che in Germania Audi e
Volkswagen hanno ridotto lo stipendio e i periodi di ferie; perché è chiarissimo a
tutti che da noi ci sono condizioni salariali e normative che non sono comprimibili.
Faccio riferimento al fatto che ci deve essere una gestione di tutta l'informalità che
sta alla base dell'organizzazione del lavoro di fabbrica e nelle relazioni industriali,
che non può essere totalmente deresponsabilizzata, come invece avviene adesso;
perché il problema della produttività in uno stabilimento è essenzialmente legato alla
gestione della informalità del modo quotidiano di lavorare all'interno degli
stabilimenti. Su questo ci vuole un'assunzione di responsabilità e di affidabilità più
netta, assunta in prima persona indistintamente da tutte le organizzazioni sindacali.
Se si riesce a costruire un tavolo di confronto di questo genere, in cui queste risorse
(affidabilità reciproca fra le parti e scelte di politica industriale del Governo)
vengono affrontate, concordando insieme un percorso di gestione, io credo che ci
siano tutte le condizioni per mantenere e anzi per rafforzare il valore, la qualità e
anche la dimensione produttivo-occupazionale del progetto che la Fiat ha proposto
per il nostro Paese.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Come ribadito in Conferenza dei Capigruppo, il tempo d'intervento a disposizione
per i Gruppi è di cinque minuti.
Sono iscritti a parlare il Consigliere Ghiglia, Ferrante, Domenico Gallo, Cerutti,
Giorgis e Carossa.
La parola al Consigliere Ghiglia.

GHIGLIA Agostino
Devo dire che una volta tanto mi trovo largamente d'accordo con quello che ha detto
il Sindaco Chiamparino. Apprezzo questa sua posizione di serietà e di responsabilità,
anche se devo sottolineare - ma non voglio far polemica - che esiste una certa
distanza tra le sue parole e le dichiarazioni del Vicesindaco Dealessandri, pubblicate
sulla stampa di oggi, che scaricano pesantemente e unicamente sul Governo la
responsabilità di questa situazione; reo, secondo il Vicesindaco, di non avere una
politica industriale.
Non mi è sembrato di percepire questa accusa nelle parole del Sindaco, anche perché
probabilmente il Vicesindaco Dealessandri - incapace, forse, di vedere
oggettivamente la realtà a causa della sua vecchia professione - sa che un Ministro
dello Sviluppo Economico c'è, il Presidente Berlusconi. Credo che in Italia pochi
siano in grado di vantare un'esperienza industriale come quella del premier, e credo
che questa possa rappresentare per tutti i problemi, compreso il tema di cui stiamo
trattando, la migliore delle garanzie.
Quindi, di fronte al fatto che qualche sociologo, tuttologo, menagramo, cerchi per
forza di individuare un nemico, anziché assumere una posizione di responsabilità che
deve essere condivisa da tutti, io credo invece che la cosa più importante sia
mantenere la serenità, perché il momento è sicuramente drammatico.
Mi piacerebbe poter condividere, ma non ho gli elementi, il prudente ottimismo del
Sindaco; mi auguro e prego che la produzione rimanga in Italia. Dopo mesi di
dichiarazioni assolutamente positive rispetto al futuro di Mirafiori, che ha registrato
addirittura un incremento della produzione industriale, espresse dallo stesso
amministratore delegato, ci siamo svegliati un mattino con la notizia del
trasferimento della produzione in Serbia. Ora, se questo avverrà, con la fine della
produzione dei modelli ormai obsoleti (siamo al 193° restyling), a Mirafiori
sostanzialmente non rimarrebbe nulla. E questo è drammatico.
Io sono certo che il Sindaco Chiamparino abbia bene interpretato la volontà positiva
dell'azienda di far sì che la "T" nell'acronimo di Fiat non rimanga solo un richiamo
al passato, su cui magari domani spendere una lacrimuccia, ma invece sia un
rafforzativo della torinesità in quanto produzione autoctona di nuovi veicoli e non di
restyling dell'azienda, con un rilancio della produzione piemontese, torinese, che
interessa pesantemente la nostra città, la Fiat e l'indotto, migliaia di famiglie, decine
di migliaia di lavoratori.
Sinceramente, però, sono un po' preoccupato non tanto dall'affermazione
"sposteremo o potremmo spostare la produzione", ma dal fatto che vengano indicati
con precisione il modello e il luogo dove si intenderebbe spostare l'unica produzione
in grado di rilanciare l'azienda; mi preoccupa un po' questa determinazione
nell'individuare un'alternativa a Mirafiori.
Io spero che il tavolo organizzato dal Governo - a cui auspico partecipino oltre alle
parti sociali anche tutte le istituzioni, a partire dal Comune di Torino - possa trovare
una soluzione positiva. È evidente però che uno dei principali ostacoli sia
rappresentato da quella parte del mondo sindacale che dimostra di essere
antidiluviano. Un sindacato flinstoniano, che si rifiuta di prendere in esame la realtà e
i dati oggettivi, innescando una sorta di guerra ai mulini a vento, che spesso sembra
fatta più per mantenere il numero dei tesserati piuttosto che per difendere gli interessi
dei lavoratori.
Di fronte a questa Sinistra antidiluviana e a questo sindacato flinstoniano, occorre
invece porre le ragioni della realtà; perché ha ragione il Sindaco quando dice che il
rilancio della produzione in Italia, dopo anni di delocalizzazione, rappresenta una
rivoluzione che ha un costo che tutti insieme dobbiamo affrontare con responsabilità
e coraggio, senza cercare di scaricare le proprie responsabilità a chi oggettivamente
non le ha, perché forse solo al Vicesindaco Dealessandri è sfuggito che la
delocalizzazione Fiat è iniziata tanti anni fa con ben altri governi.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Ferrante.

FERRANTE Antonio
La settimana scorsa in quest'Aula abbiamo esaminato il mio ordine del giorno sulla
vicenda di Pomigliano, e in quella occasione io e il mio Gruppo avevamo espresso
forti preoccupazioni circa la possibilità che il modello Pomigliano avesse delle
ripercussioni su tutto il territorio nazionale. Ebbene, a distanza di qualche giorno il
signor Marchionne ha dato l'annuncio che la vettura "L0" non si produrrà più a
Mirafiori, ma in Serbia.
Io ho ascoltato attentamente le parole del Sindaco e voglio dire che, se parliamo di
affidabilità, in questo momento a non essere affidabile è il signor Marchionne. I
lavoratori hanno dimostrato negli anni di essere affidabili: la crisi Fiat del 2004,
citata dal Sindaco, è stata pagata dai lavoratori, dalla Città di Torino, dalla Provincia
e dalla Regione; ma i lavoratori - signor Sindaco - continuano a pagare anche oggi
con la cassa integrazione. Queste cose devono far riflettere.
Il signor Marchionne ha inviato una lettera a tutti i dipendenti del Gruppo Fiat per
spiegare le sue ragioni. Io l'ho letta attentamente, in essa si fa riferimento ai sacrifici
che dovranno sostenere i lavoratori, ma non ho capito qual è il suo sacrificio,
considerando i milioni di euro che incasserà come premio di risultato per attuare gli
impegni non indifferenti che ha assunto, mentre in questo momento i lavoratori della
Fiat stanno scioperando e lottando.
Per chi non lo sa, il premio di risultato serve ai lavoratori per poter vivere, ma i
risultati si raggiungono attraverso la produttività e il lavoro. Su "Repubblica",
Marchionne ha dichiarato: "Mi chiedono il premio di risultato i lavoratori della
Mirafiori che non lavorano"; come se fosse una loro scelta quella di non lavorare, di
essere messi in cassa integrazione!
Cominciamo, quindi, a stabilire chi deve essere affidabile, perché solo qualche mese
fa il signor Marchionne e i Presidenti delle Regioni in cui è presente uno stabilimento
Fiat, si sono incontrati a Roma per discutere il piano che oggi il signor Marchionne
disattende. Al riguardo, io apprezzo la volontà del Sindaco di richiamare il signor
Marchionne alle proprie responsabilità.
Per quanto riguarda le responsabilità sindacali, in questi giorni un po' tutti – l'ultimo
il Consigliere Ghiglia - si sono divertiti con i discorsi sulle responsabilità della
Sinistra (sempre questa Sinistra, brutta e cattiva), senza rendersi conto che parliamo
dei lavoratori. Qualche settimana fa, il Consigliere Ghiglia si lamentava del caldo di
quest'Aula; io lo invito ad andare in fabbrica, vicino ai macchinari, dove c'è una
temperatura di 60°, per vedere se si toglie solo la giacca. I lavoratori invece se la
devono tenere perché devono rispettare certe norme.
Dobbiamo, quindi, capire chi deve essere affidabile, perché è facile parlare sempre
degli altri, di quello che devono fare, a quale condizione e in che modo.
Il discorso ricorrente sul nuovo che avanza. Qual è il nuovo che avanza? Quello di
ridurre i diritti e i salari per concorrere con i paesi emergenti? Noi dobbiamo
ragionare sul fatto che il 30% delle vetture Fiat viene venduto in Italia. Pertanto la
Fiat ha delle responsabilità non solo nei confronti dei suoi dipendenti ma di tutto il
Paese, sia per gli ingenti finanziamenti pubblici ricevuti, sia perché gli italiani
acquistano soprattutto vetture Fiat, dimostrando di essere nazionalisti, io per primo.
In nome del nuovo che avanza si accusano di irresponsabilità quelle organizzazioni
sindacali che in questo momento si stanno battendo per difendere i diritti che i
lavoratori hanno acquisito negli anni. Ma qual è il nuovo? Perdere le pause, la mensa,
Il diritto allo sciopero? Oppure avere dei contratti interinali di quattro anni? Questo è
il nuovo che avanza? Per me è vecchio, vecchissimo! Neanche ai tempi di Valletta
c'erano condizioni simili!
Allora assumiamoci tutti le responsabilità, altrimenti i bamboccioni continueranno a
rimanere bamboccioni, perché i giovani non hanno la possibilità di avere prospettive!

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La invito a concludere, Consigliere Ferrante.

FERRANTE Antonio
Abbia pazienza, Presidente. Conoscendo personalmente la vita della fabbrica, mi
esalto quando in quest'Aula sento parlare di fabbrica coloro che magari l'hanno vista
passando da Corso Settembrini.
Grazie Presidente, ho finito.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Io mi rendo conto che a volte può essere spiacevole ricordare il tempo a disposizione,
però questa é la decisione che è stata assunta in Conferenza dei Capigruppo e invito
tutti quanti a rispettarla.
La parola al Consigliere Domenico Gallo.

GALLO Domenico Siamo di fronte a uno strano modo di fare politica industriale,
perché da una parte si localizza, riportando giustamente la produzione a Pomigliano
d'Arco, e dall'altra si delocalizza.
Nello spazio di poche settimane, il Paese intero ha vissuto questo modo di fare
politica industriale un po' strano, francamente. Io denuncio questo modo
schizofrenico di atteggiarsi rispetto alle problematiche della fabbrica e dell'industria.
Se la decisione della Fiat di trasferire la produzione della nuova monovolume in
Serbia è una conseguenza della inaffidabilità delle parti sindacali, io credo che siamo
di fronte a un atteggiamento di infantilismo estremistico, perché si diceva che
l'estremismo è la malattia infantile della politica.
Io vedo in questo modo di gestire l'azienda una sorta di atteggiamento infantile da
parte dell'amministratore delegato e mi dispiace, perché credo che Marchionne sia
una persona straordinaria e capace, che ha saputo rilanciare le sorti della Fiat. Come
può un amministratore delegato di una delle più importanti imprese automobilistiche
del mondo assumere posizioni incomprensibili solo sulla base della vicenda di
Pomigliano d'Arco, dove i lavoratori sono stati chiamati a rispondere a un quesito di
fondo: volete vivere o volete morire? Io sintetizzo così quel referendum, pur
apprezzando la volontà della Fiat di riportare la produzione a Pomigliano d'Arco. Ma
a quali condizioni?
Detto questo, io credo che Marchionne non stia colpendo la politica o il sindacato.
Marchionne, come diceva il Sindaco ieri nell'intervista a "La Repubblica", sta
colpendo la città nei suoi interessi vitali. Sta colpendo i lavoratori, ma anche gli
interessi generali di una città. Una città e un Paese che hanno dato molto alla Fiat, la
quale ha dato molto ai lavoratori e al mondo del lavoro, ma ha anche ricevuto molto.
Quindi, io credo che in questo atteggiamento dell'amministratore delegato ci sia un
po' di ingratitudine nei confronti di questi interessi generali.
La domanda che pongo all'amministratore delegato è che cosa accadrà a Torino dopo
una simile decisione? Se ne assume la responsabilità? È una domanda ovvia che gli
rivolgo come cittadino, come lavoratore e come politico. Quali potrebbero essere le
conseguenze - dal mio punto di vista nefaste - per gli interessi della città e dei
lavoratori?
L'intervento del Sindaco è stato molto chiaro e importante, perché c'è l'impegno a
far ragionare i vertici Fiat, anche se non sarà un compito facile. Ma io vorrei che da
questo Consiglio Comunale partisse un appello alla mobilitazione generale della città
di Torino, ad esempio invitando tutta la città, nelle sue varie articolazioni - dai
commercianti alle famiglie – a inondare la casella postale dell'amministratore
delegato di messaggi che dicano che noi non ci stiamo, siamo contrari a un
atteggiamento miope, incomprensibile, illogico, dopo che cinque anni fa la città e gli
Enti locali hanno concorso a salvare la Fiat.
Cinque anni fa, abbiamo realizzato un'operazione di politica industriale seria, forse il
primo atto di politica industriale, che oggi viene vanificato. Sarebbe un atto di
estrema ingratitudine, non per il sindacato, ma per i lavoratori e per Torino.
Uno scherzo del genere io credo la Fiat non se lo può consentire, non dobbiamo
accettarlo. Io invito veramente le singole persone di questa città a esprimere un
messaggio forte, inviando una lettera a Marchionne, per dire che non ci stiamo
perché è ingiusto e sbagliato, perché in questo modo si impoverisce una città,
disarticolando un sistema industriale che ha retto nei tempi e che, grazie agli Enti
Locali, ha continuato a vivere, con un rilancio importante che non si ottiene
solamente trasferendo le produzioni fuori dalla città. La città deve essere il cuore
delle produzioni, e se tu togli questa monovolume - che rappresenta l'unica boccata
d'ossigeno che in questo momento c'è per i lavoratori - è chiaro che metti a rischio la
sopravvivenza dello stabilimento di Mirafiori.
Queste sono le considerazioni che faccio, come persona e come lavoratore. Spero che
qualcuno riferisca all'amministratore delegato che c'è indignazione prima che
preoccupazione, e mi auguro che il buonsenso alla fine prevalga facendo marcia
indietro.
Se la logica è quella di importare un nuovo modello di fabbrica e di relazioni
industriali, lo si dica chiaramente, perché non è vero che i sindacati non hanno
capito: ci sono due sindacati che hanno firmato un accordo e un pezzo di sindacato
che è stato contrario. Ci sono parti sindacali che sono d'accordo a quel tipo di
orientamento. La divisione del sindacato...

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La invito a concludere, Consigliere Gallo.

GALLO Domenico
La drammaticità di tutto questo è che il sindacato purtroppo è diviso da logiche
interne, questa è la cosa che preoccupa e allarma.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Cerutti.

CERUTTI Monica
Grazie Sindaco per le comunicazioni. Noi come Gruppo di Sinistra Ecologia e
Libertà abbiamo richiesto oggi queste comunicazioni perché riteniamo doveroso che
il Comune di Torino esprima la propria posizione. Ovviamente leggiamo sui giornali
le dichiarazioni del Sindaco, però crediamo che sia giusto che tutto il Consiglio
Comunale, nonostante i limiti della propria azione, dia un contributo su questa
vicenda decisamente critica.
Siamo contenti di aver sentito un leggero ottimismo nelle parole del Sindaco verso la
disponibilità dimostrata da Sergio Marchionne. Tuttavia, riteniamo che il momento
sia particolarmente grave se non ci sarà un cambio di rotta dell'azienda.
Con l'internazionalizzazione del Gruppo Fiat avvenuta in seguito all'integrazione
con Chrysler, noi ci siamo accorti immediatamente che il piano industriale presentato
al Lingotto aveva delle luci ma anche delle ombre, perché puntava soprattutto sul
tema del costo del lavoro, ma non sufficientemente sul tema, ad esempio,
dell'innovazione. Tuttavia, abbiamo accolto con favore il progetto "Fabbrica Italia"
perché c'era la volontà dell'azienda di non procedere a una delocalizzazione,
nonostante le difficoltà di Termini Imerese. Ora, invece, l'azienda vuole procedere in
un'altra direzione.
Nel suo intervento il Sindaco, parlando dei capitalisti, ha usato il termine "d'antan";
io vorrei citare Nichi Vendola: "Davvero si pensa che rievocare grottescamente un
vallettismo d'antan possa rilanciare l'industria automobilistica nel nostro Paese?".
Credo che il termine "vallettismo d'antan" sia, purtroppo, un termine adatto ai nostri
giorni. La vicenda di Pomigliano è stata certamente un momento doloroso, ma
sembrava essere un caso isolato; invece adesso sembra che Pomigliano abbia un
seguito, per questo motivo riteniamo importante andare avanti per capire cosa è
possibile fare a livello istituzionale.
Anche noi crediamo che questo Governo non abbia una politica industriale e che non
ci sia un ministro per lo Sviluppo Economico. Abbiamo il ministro Sacconi
disponibile per un tavolo e il Presidente Cota che ha riconosciuto la gravità della
situazione e ha offerto la sua disponibilità.
Abbiamo letto sui giornali le affermazioni di Callieri, ex dirigente Fiat, secondo il
quale Torino deve rimboccarsi le maniche e puntare a una produzione di qualità.
Ebbene io credo che Torino si sia già rimboccata le maniche e sia ingiusto
dimenticare che in passato proprio dal sindacato sono arrivate le sollecitazioni per la
progettazione di nuovi modelli di qualità. Quante volte si è discusso sul fatto che
proprio a Torino esistono le conoscenze e le competenze tecniche idonee alla
realizzazione di nuovi modelli: si è parlato dell'auto elettrica, del motore a idrogeno,
dell'aspetto tecnologico e di come ci si potesse mettere in linea rispetto alle
eccellenze presenti sul mercato.
È bene parlare di tavoli, ma è bene anche rilanciare le proposte del sindacato, il quale
- mi permetta, signor Sindaco - non credo debba essere richiamato all'affidabilità,
perché ha già dimostrato di essere affidabile attraverso queste proposte sicuramente
innovative. Forse la svolta deve farla la politica, dicendo parole chiare sui diritti dei
lavoratori e sul fatto che se si va in una certa direzione, anziché passare dal
Novecento al nuovo secolo, rischiamo di tornare nell'Ottocento. Questo, nessuno dei
lavoratori e nessuna forza della Sinistra lo vuole.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Giorgis.

GIORGIS Andrea
In Conferenza dei Capigruppo abbiamo deciso di aprire la seduta di lunedì prossimo
inserendo all'ordine del giorno una proposta del Partito Democratico che chiede al
Governo un intervento deciso per scongiurare una delocalizzazione che non solo
arrecherebbe un grave danno ai lavoratori della Fiat Mirafiori, ma più in generale al
sistema produttivo italiano.
Io credo che sarebbe necessario ben altro tempo rispetto ai pochi minuti che abbiamo
oggi a disposizione; del resto qui noi abbiamo voluto sentire dal Sindaco se vi erano
elementi di novità e quali erano le prime risposte che l'amministratore delegato
aveva dato alla Città.
Al di là della moderata fiducia che a questa apertura dell'azienda seguano poi dei
comportamenti concreti, e della moderata fiducia nei confronti dell'iniziativa del
ministro Sacconi, io mi auguro che il Governo si renda conto della gravità della posta
in palio, e si renda conto soprattutto che far morire sul nascere quello che era un
atteggiamento testimoniato dalla localizzazione a Pomigliano, significherebbe non
soltanto perdere la produzione di un pezzo del sistema industriale italiano, ma
significherebbe chiudere le porte a quello che era sembrato a molti l'avvio di una
nuova stagione.
Faccio solo un'osservazione molto puntuale che poi riprenderemo nel dibattito più
approfondito di lunedì prossimo. Probabilmente ha ragione il Sindaco quando dice
che sarebbe auspicabile un nuovo clima nelle relazioni sindacali. È vero, la
produttività di una impresa dipende da molti fattori e il costo del lavoro è solo uno di
questi, peraltro assai marginale nella complessiva capacità di un'impresa di stare sul
mercato. Ma in ogni caso, anche per parlare del costo del lavoro, l'esperienza
dell'Asia e della Cina lo dimostrano, se si comprimono i salari oltre un certo livello,
a pagarne le conseguenze non sono solo i salariati e le famiglie dei salariati, ma è
l'economia complessiva, perché si riducono i consumi.
Ma a parte questo, tornando alle relazioni sindacali, un tema sul quale da tempo si
riflette, sarebbe da questo punto di vista importante che anche la Fiat si impegnasse
maggiormente nella costruzione di quel clima che rende le imprese più competitive.
Un diverso atteggiamento, un diverso clima negli stabilimenti Fiat è possibile non
solo se il sindacato responsabilmente si rende conto di quanto sia importante il
rilancio dell'attività produttiva e la qualità della produzione, ma anche se la dirigenza
Fiat - a tutti i livelli, non soltanto l'amministratore delegato – si rende conto che un
atteggiamento di fiducia nasce se si ha quella corresponsabilità e quella apertura,
quella tolleranza e quella costruzione di relazioni umane che troppo spesso ancora
oggi sentiamo denunciarne l'assenza.
Io non credo che siano solo denunce strumentali. Credo che siano il segnale di un
malessere che deve essere interpretato non con le categorie classiche dello scontro tra
capitale e lavoro, ma come il malessere di chi comincia a percepire che bisogna
trovare il modo di rompere quella dinamica e di uscire da un arroccamento reciproco,
perché per onestà intellettuale io credo che, quando si discute di globalizzazione e di
mercato, dobbiamo anche renderci conto che in Italia il mercato (perlomeno per le
grandi imprese) è disconosciuto.
Il mercato, così come viene teorizzato e mitizzato, è molto difficile da realizzare.
Prenderlo sul serio vuole dire fare dei sacrifici da tutte le parti, vuol dire per esempio
che se i discorsi sulla sinergia tra conoscenza, relazioni industriali e produzione
materiale sono seri, allora certe prove di forza o certe dinamiche...

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La invito a concludere, Consigliere Giorgis.

GIORGIS Andrea
... che sanno molto di ricatto nei confronti della possibilità che i governi non europei
finanzino le imprese, a differenza dei governi europei che non le possono finanziare -
sarebbe bene che non si consumassero in maniera così diretta e direi anche così
volgare.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Carossa.

CAROSSA Mario
Devo ammettere che non ho capito del tutto l'intervento del Capogruppo Giorgis, ma
mi sembra un po' troppo dare un colpo al cerchio e un colpo alla botte, perché in
questi casi bisognerebbe essere un po' più tranchant e dire le cose come stanno.
Premesso che quando si parla di certi argomenti - Presidente - bisognerebbe avere a
disposizione un tempo maggiore di cinque minuti, io apprezzo il discorso che ha
fatto il Sindaco Chiamparino, soprattutto quando ha sottolineato la necessità che tutte
le parti siano credibili, compresa l'azienda. Riallacciandomi alle parole del
Governatore Cota quando dice che Marchionne ha fatto delle promesse per il
Piemonte, per Torino e per l'Italia, credo che essere credibili significhi soprattutto
mantenere le promesse. Sicuramente la politica e il sindacato devono fare la propria
parte, ma anche l'azienda deve assolutamente dimostrarsi credibile. E questa è
l'occasione.
Forse sono troppo ottimista, ma io spero ancora che quella di Marchionne sia solo
pretattica. Di sicuro il referendum di Pomigliano non si può accantonare così, non si
può pensare che un imprenditore come Marchionne possa dimenticare di colpo il
risultato del referendum di Pomigliano, tenendo presente tra l'altro che la Fiom è
decisamente più forte a Torino che a Pomigliano. Su questo l'azienda deve fare
un'attenta riflessione.
Quindi spero che sia solo pretattica, lo spero come cittadino torinese, perché non
dimentichiamo (è già stato detto, ma voglio ripeterlo) che Torino e il Piemonte hanno
dato molto alla Fiat in questi anni. Se ricordiamo Mirafiori di trent'anni fa...
(INTERVENTO FUORI MICROFONO). No, è chiaro che non è possibile ritornare a
quei tempi, ma di certo oggi il divario è decisamente forte.
Quindi, Torino e il Piemonte hanno qualcosa da chiedere a questa azienda e a
Marchionne in particolare. Confido inoltre in una vera sinergia (sono certo che
avverrà) tra lo Stato, il Ministro Sacconi, il Presidente della Regione Cota e il
Sindaco Chiamparino; perché se alla Fiat arriva un segnale forte di collaborazione,
non solo di richieste, da tutti i livelli della politica (ripeto, sono sicuro che ciò
avverrà), questo mi fa sentire leggermente più ottimista.
Il Presidente Cota (sono contento che oggi se ne sia parlato in questa sede) riferirà in
Regione martedì pomeriggio; lì avremo occasione di dibattere di nuovo su questo
problema, e io spero che nel frattempo ci siano stati dei segnali positivi da tutte le
parti.
Un'ultima annotazione veloce: io cerco di fare il Consigliere Comunale e non voglio
assolutamente fare altre cose che non mi competono e di cui non sono all'altezza,
quindi non voglio entrare nel merito della politica sindacale. Tuttavia, spero che
anche la parte sindacale avvii una riflessione al proprio interno, perché la Fiat non
può dimenticare una presa di posizione così forte come quella del sindacato a
Pomigliano. Quindi bisogna cercare tutti insieme di fare la propria parte.
Ho apprezzato, e concludo, l'intervento del Consigliere Ferrante, perché quando uno
dimostra di aver vissuto determinate situazioni, merita rispetto. Non condivido alcuni
passaggi del suo intervento, però lo rispetto, perché si sente che parte dal cuore, che è
una cosa vissuta, e le cose vissute sono sempre da rispettare.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Cantore.

CANTORE Daniele
Signor Sindaco, penso anch'io che le sue comunicazioni siano state importanti, e
peraltro anche il risultato del dibattito ne è testimonianza. Vorrei però iniziare con
una battuta che faceva sovente secondo me un grande personaggio, ex Sindaco di
Torino, che si chiama Giovanni Porcellana. Egli diceva che c'era una classe politica
e di amministratori che stava con il cappello in mano sotto Corso Marconi. Questa
era una battuta che io mi permetto di ripetere, perché Porcellana l'ha fatta diverse
volte.
Io in un dibattito dissi a Porcellana un'altra cosa: che in realtà questa città era divisa
tra quelli con il cappello in mano sotto Corso Marconi - e oggi si potrebbe parlare di
Via Nizza - e quelli invece che erano in modo pregiudiziale contro la Fiat.
Perché ho voluto fare questa battuta? Perché penso che anche in questa vicenda si
debba riconoscere l'autorevolezza della politica e delle istituzioni nei confronti
dell'azienda. Parto dall'inizio. A settembre è previsto lo spin off: molti hanno
applaudito, tutti hanno detto che finalmente si divide la parte auto dalla Fiat
industriale. Io devo dire che nei confronti di questa operazione mantengo ancora
delle perplessità, che peraltro erano emerse già qualche anno fa quando si parlava di
questa ipotesi di sganciamento, di scissione di Fiat Auto dal resto della Fiat. È ovvio
che tutto questo potrà avere una ricaduta positiva se, come diceva lei, si investe e si
scommette su Fiat Auto, ma questo è tutto da vedere. Dobbiamo tener conto dei
rapporti della Fiat con Chrysler, della paura di essere americanizzati; sappiamo tutti
che Chrysler non sta andando bene, perché mentre c'è stata una lieve ripresa di Fiat
sui mercati internazionali, Chrysler è ancora in una situazione difficile.
Quindi io ritengo che ci debba essere una concordia istituzionale e politica nei
confronti dell'azienda, e che anche i sindacati debbano fare la loro parte. Non
raccolgo le polemiche sull'azione governativa, perché c'è un Governo, un Presidente
del Consiglio che ha la delega alle Attività Produttive, c'è un Ministro del Lavoro
che mi pare si stia muovendo con capacità ed efficacia, e penso che non sia il
momento di fare delle polemiche. È vero, ci vuole un richiamo alla responsabilità,
ma io penso che questo richiamo alla responsabilità debba andare nei confronti delle
organizzazioni sindacali e dell'azienda.
E qui voglio dire due parole provocatorie, signor Sindaco. Non vorrei che dopo
Pomigliano, che alcuni di noi hanno segnato come un momento positivo (si è detto
che parte una nuova stagione industriale per l'Italia e finisce la delocalizzazione),
Fiat possa pensare di poter fare quello che vuole ovunque, non mantenendo le
promesse e i rapporti con il Governo e con le istituzioni. Io penso che questo non
possa avvenire. Qui ritorna l'autorevolezza della politica e delle istituzioni,
l'importanza di un tavolo che sappia guardare al futuro, a questa ipotesi di Fabbrica
Italia, e che dica con grande chiarezza "Fiat, hai fatto delle promesse sul tuo futuro
ma anche sul futuro degli insediamenti industriali che hai nel nostro Paese" (quindi
non parliamo solo di Mirafiori ma anche degli altri insediamenti industriali), "devi
quindi mantenere queste promesse", perché queste erano previste (lei lo ha ricordato,
Sindaco) nel cosiddetto "piano di Fabbrica Italia". Io penso che riportare Fiat su
questo binario, al di là che le dichiarazioni di Marchionne siano state dei tatticismi o
delle provocazioni, sia il primo dovere della politica.
Tutti insieme, Governo e istituzioni, dobbiamo certamente dire al sindacato che i
tempi sono cambiati e ci si deve adeguare (ma penso che quasi tutta la base del
sindacato comprenda queste cose); ma dobbiamo anche dire "Fiat, guarda che il
nostro compito non è solo quello di far ragionare il sindacato e i cittadini, ma è anche
quello di pretendere che tu mantenga gli impegni che hai preso".

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Galasso.

GALASSO Ennio Lucio
È agevole concordare sulla necessità di credibilità che debbono avere l'azienda, i
sindacati e la politica, e mi pare che il nodo sia soprattutto questo. È stato scritto che
la vicenda di cui ci occupiamo è un terremoto che frantuma i rapporti azienda
sindacati e si abbatte su tutta la politica. Questa constatazione, che coglie bene il
momento, è il segno della poca credibilità in cui la politica si dimena e della
mancanza di progettualità di cui c'è urgente bisogno. Tutti concordiamo con le
misurate e, debbo dire, piuttosto consuete parole di equilibrio del Sindaco, che
richiama opportunamente alla responsabilizzazione e all'affidabilità, che sono tutti
corollari di quanto finora è stato detto; però, per non smarrirci e non dividerci in
infeconde individuazioni o di responsabilità o di nemici, dobbiamo capire che questa
situazione è il termometro del momento storico e che c'è quindi la necessità che tutte
le forze responsabili, tutte le intelligenze, le istituzioni e tutte le manifestazioni della
società (civili, sociali e imprenditoriali) abbiano e sappiamo trovare un momento di
incontro.
Che cosa emerge qui? Un impegno che sembra disatteso, non adeguatamente
coltivato - o comunque c'è il timore che non possa essere adeguatamente coltivato -
di un Governo che reagisce e mostra subito, per quello che ci dice il Sindaco,
un'attenzione al problema. Però, secondo me, emerge un altro problema a monte:
l'incapacità di progettualità e di offrire orizzonti più vasti. Perché si è colti
impreparati? Perché un manager di grande spessore e personalità, e di grande
autorevolezza assume certe posizioni che possono sembrare incaute? Tutto questo
accade perché c'è una debolezza di tutta la politica, incapace non solo di
progettualità ma anche di trovare, almeno sui nodi fondamentali di questo momento
storico, una reciproca armonia.
È necessario, quindi, che il sindacato colga fino in fondo il dato del superamento
della conflittualità, perché se è vero che certi atteggiamenti possono sembrare
incauti, è anche vero però che riproporre il modello della conflittualità significa non
solo tornare indietro, ma soprattutto non offrire nessuna soluzione feconda ai
problemi. Io non voglio essere retorico, ma circa due anni fa avevo già detto che
quando ci sono momenti di crisi, la società politica, civile, gli imprenditori e gli
intellettuali devono saper trovare un motivo di incontro (avevo citato addirittura
l'Inghilterra di metà Ottocento), e la vicenda di Mirafiori è un momento significativo
che bisogna saper cogliere. Quindi mi pare che questo sia il momento opportuno...

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La invito a concludere, Consigliere Galasso. Sono già 5 minuti e 30 secondi.

GALASSO Ennio Lucio
Concludo con una battuta, dicendo che questo momento deve porci in un
atteggiamento serio e culturalmente adeguato. Riprendendo quanto diceva prima
Cantore - perché è vero quello che diceva Porcellana - io aggiungo che il limite di
allora (e che oggi forse non c'è più, né nel bene né nel male) era che non solo c'era
chi voleva presentarsi "col cappello in mano" o si presentava "col cappello in mano",
ma c'era anche chi agognava a presentarsi pur denunciando tutti gli aspetti che non
apprezzava.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Calgaro.

CALGARO Marco
Innanzitutto, volevo fare due rapide notazioni. Qualcuno ha richiamato il fatto che
l'intervento del Consigliere Giorgis sollevasse troppe complessità; ma io credo che
oggettivamente siamo di fronte a un mondo così complesso che le interpretazioni un
po' tranchant di alcuni (ad esempio della Lega Nord) non servono a comprendere
questa complessità, mentre sarebbe necessario che queste situazioni complesse
fossero interpretate con una certa complessità anche culturale.
Penso anche che se vogliamo trarre un insegnamento dagli ultimi vent'anni, non
dobbiamo correre dietro agli intellettuali della sinistra radical chic, perché tante volte
negli ultimi 10 15 anni ho sentito parlare del terziario come del futuro di questa Città
e della fine del settore manifatturiero; addirittura, secondo alcuni intellettuali e
"Soloni", gli operai non esistevano quasi più. Mi sembra di ricordare quando tutti
costoro ci dicevano che il maggior problema dell'Italia era la sovrappopolazione,
mentre oggi siamo in una crisi demografica senza precedenti. Quindi direi che non
bisogna prenderli come maestri, perché per fortuna oggi il Sindaco ci dice - e io
condivido totalmente - che una piccola rivoluzione per l'Italia forse è proprio quella
che il manifatturiero sta recuperando uno spazio forte. Forse questo è proprio uno dei
piccoli spin up della nostra ripresa che va sfruttato in tutti i modi, e credo che questo
sia vero e concordo assolutamente.
Naturalmente concordo anche sul fatto che (qualcuno ha citato Porcellana, ma credo
in tanti lo abbiano detto) in un mondo globalizzato sarebbe tremendo oggi perderci a
fare la lotta contro il sindacato, per rendere il sindacato meno importante. Credo che
il sindacato debba riacquisire la propria importanza e anche la propria peculiarità,
nell'ottica citata dal Sindaco, perché sarebbe tremendo se una delle due parti
vincesse in questa situazione; in un mondo globalizzato, proprio perché così
complesso, bisogna invece che ciascuno riprenda a fare la propria parte fino in fondo.
Bisogna abbandonare alcune categorie del passato, come quella della lotta di classe,
e capire che (forse questo le piccole e medie imprese lo hanno capito bene)
all'interno di questo sistema l'imprenditore e l'operaio giocano dalla stessa parte
della barricata.
Credo quindi che bisogna riuscire a fare tesoro di questa valutazione: ciascuno faccia
la propria parte fino in fondo, senza eccessivi sovra o sottolivellamenti. Questa è una
cosa che dobbiamo imparare.
Un'altra cosa che mi pare importante è che non vorrei perdermi a ragionare solo di
Fiat e solo di Mirafiori, perché già tutti ne abbiamo parlato; vorrei parlare della Città
di Torino, cioè della parte che dobbiamo fare noi. Al riguardo io credo che la Città di
Torino negli ultimi anni abbia fatto bene la propria parte. Di fronte al fatto che oggi
le politiche industriali e le grandi politiche economiche passano ampiamente sopra le
nostre teste, cosa possiamo fare noi? Possiamo costruire un tessuto sociale,
industriale e infrastrutturale nel nostro territorio, affinché sia pronto a cogliere le
opportunità che da queste decisioni, sulle quali non possiamo intervenire
direttamente, ci vengono offerte. E io credo che noi abbiamo fatto la nostra parte,
perché uno degli aspetti più importanti di un sistema come quello della Città di
Torino è la coesione sociale, e noi abbiamo fatto la nostra parte negli ultimi anni
affinché Torino mantenesse la sua coesione sociale: abbiamo cercato di lavorare per
l'integrazione, per mantenere il livello raggiunto dalle politiche dell'assistenza e
dell'integrazione, nonostante la scarsità di risorse, proprio perché la coesione sociale
è uno degli aspetti importanti di un territorio per attirare la localizzazione di imprese
e di aziende.
Dal punto di vista infrastrutturale, nonostante alcuni cattivi pensieri ed esempi, io
credo che il nostro giocare sempre e con tutta chiarezza a favore dello sviluppo
infrastrutturale di quest'area e della TAV sia stato assolutamente importantissimo.
Qui ci sono delle contraddizioni che alcune forze politiche, anche in quest'Aula,
devono superare, perché se vogliamo essere competitivi e richiamare lo sviluppo in
quest'area, questo è uno degli altri aspetti essenziali.
In merito alla politica dell'energia - e qui non c'entriamo solo noi, ma anche il
Governo - io credo che il Governo certo farà la sua parte, ma dobbiamo notare che
dal punto di vista delle politiche dell'energia e delle politiche industriali questo
Governo non ha ancora fatto appieno la sua parte.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La invito a concludere, Consigliere Calgaro.

CALGARO Marco
Credo anche che, dal punto di vista della presenza, della conoscenza, della ricerca,
dell'innovazione e della formazione, quest'area abbia fatto la sua parte: la città di
Torino è stata una delle poche città italiane che negli ultimi anni ha svolto davvero
una politica industriale con ciò che si è deciso di fare sull'area di Mirafiori.
Al termine di questo discorso (che era più complesso, ma chiudo) vorrei dire che
Marchionne deve tenere conto di un fatto: tutti, lui compreso, parliamo di
meritocrazia; beh, se per la localizzazione di alcune imprese industriali conta anche il
"merito" delle aree, io credo che Torino abbia fatto ampiamente la sua parte: le
istituzioni, chi l'ha governata, la città, il sistema.
Credo quindi che dobbiamo richiamare anche Marchionne a una scelta di merito e
nel merito, che non penalizzi il merito di questa Città e di questo sistema che la
costituisce.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Lonero.

LONERO Giuseppe
Voglio intervenire dicendo che è evidente che ci uniamo al coro di chi si indigna
davanti alle ipotesi di delocalizzazione della produzione industriale di Mirafiori, ma
cerchiamo - e attraverso questo dibattito possiamo dare un grosso contributo - anche
di capire che cosa sta succedendo in generale nella politica industriale della Fiat.
Qualcuno prima di me ha sollevato un dubbio: ma Fiat naviga a vista? Dopo l'avanti
e indietro su Pomigliano, dopo la comunicazione estemporanea data senza preavvisi
dello spin off, dopo questa ipotesi di delocalizzazione, dopo aver annunciato
trionfalisticamente l'utile di 130 milioni di Euro solo nel primo periodo di
quest'anno, senza però rinunciare alla cassa integrazione, qualcuno veramente
potrebbe pensare che Fiat navighi a vista.
In realtà, troppe volte abbiamo pensato la stessa cosa e poi ci siamo accorti che
invece così non era: l'amministratore delegato di Fiat (e il management in generale di
Fiat) si sta muovendo in una direzione che sicuramente ha una giustificazione
globale e complessiva. E allora le istituzioni, che tanto hanno dato a Fiat e quindi
hanno un credito nei confronti di Fiat, a quel tavolo che il Ministro Sacconi ha
auspicato e che auspichiamo tutti venga attivato quanto prima, dovrebbero mettere
Fiat con le spalle al muro e chiedere una indicazione circa il progetto generale di
sviluppo o di trasformazione dell'azienda stessa, senza aspettare quotidianamente le
comunicazioni dell'amministratore delegato o la sorpresa che possa venire dal
management di Fiat. Questo è un aspetto che le istituzioni sicuramente possono
rivendicare da Fiat, perché solo avendo una conoscenza del quadro complessivo della
direzione reale nella quale Fiat si sta muovendo noi possiamo eventualmente metterci
a fianco di Fiat per supportarla nella realizzazione di questo progetto complessivo,
oppure porre dei paletti attraverso i quali Fiat deve passare, per ottenere la miglior
ricaduta possibile sul territorio e sui cittadini.
Ma secondo me, in linea generale c'è anche un altro aspetto che bisogna prendere in
considerazione: in tutte le società, in tutte le nazioni in cui si è dovuto affrontare una
crisi profonda anche dal punto di vista industriale, come quella che si preannuncia in
Italia, in tutte quelle situazioni c'è stato un elemento che ha caratterizzato la politica
per superare quella crisi, che è stato quello di indebolire, se non annullare, il
sindacato. Ora, Marchionne, con queste iniziative, con queste proposte, con queste
minacce, con quelli che qualcuno potrebbe definire dei ricatti, probabilmente sta
tracciando questa linea, probabilmente sta dicendo alla politica che in questo
momento non sta svolgendo pienamente il suo ruolo, come ricordava prima il
Consigliere Galasso; probabilmente Marchionne sta dicendo che per superare la crisi
bisogna come minimo indebolire il sindacato, togliergli tutte le armi di ricatto che ha
utilizzato negli ultimi anni, e non guardare tanto al giorno di ferie o alla mezz'ora di
riposo, ma pensare alla produttività e dire ad alta voce che il nuovo che sta arrivando
e che si prospetta non è tanto - ripeto - la pausa o il giorno di ferie, ma è avere il
posto di lavoro. Quindi la modifica radicale che il sindacato dovrebbe fare, secondo
la mia interpretazione dell'azione di Marchionne, è quella di pensare a fare in modo
che ci siano dei posti di lavoro anche domani, dopodomani e fra due giorni, piuttosto
che attaccarsi alla difesa di un privilegio conseguito quando c'erano le vacche grasse,
e ora che le vacche grasse non ci sono più conservare almeno il posto di lavoro,
perché c'è il rischio di non avere più neanche questo.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Bonino.

BONINO Gian Luigi
Io ho ascoltato attentamente le comunicazioni del Sindaco e devo dire che su questo
problema sono state puntuali e più che condivisibili. Ha toccato tutti i temi di un
argomento che è estremamente complesso, che non si può certamente analizzare in
cinque minuti. Però possiamo portare alcune testimonianze, alcune riflessioni che
possono essere utili su come muoverci per il futuro. Intanto il Sindaco parlava di
rassicurazioni, di aver ascoltato sia il Ministro che l'amministratore delegato; io mi
auguro, signor Sindaco, che la Città di Torino possa partecipare al tavolo auspicato
dal Ministro, visto che è la città della Fiat e che questo problema riguarda in modo
particolare Mirafiori.
La preoccupazione però - almeno da quello che abbiamo letto sui giornali - è che la
Fiat e Marchionne abbiano dato già delle indicazioni estremamente precise, cioè che
la produzione va in Serbia, la fabbrica è localizzata, come pure il tipo di auto che
verrà costruito. Leggevo stamani, se non ho letto male, che addirittura i tecnici della
Fiat sono già sul luogo per preparare, credo, le nuove catene di montaggio o
quant'altro serve tecnicamente all'operazione.
Questa è una forte perplessità e io non so se ci siano gli spazi, signor Sindaco, per
fare marcia indietro: questo vorremmo capire e credo che lei per primo voglia essere
rassicurato. Probabilmente gli spazi ci sono per avere una localizzazione diversa da
quella che si pensava per la monovolume "L0", e mi auguro che Mirafiori non venga
penalizzata.
È chiaro che chi fa industria, chi produce auto fa i conti anche sui costi di
produzione, e noi non possiamo imputare alla Fiat e a Marchionne il tipo di politica
industriale che bisogna realizzare.
La responsabilità dove sta? Chi è che deve fare la politica industriale? La devono
fare gli industriali o chi governa ai vari livelli, impostando delle politiche che
sottolineino l'interesse sulla produzione?
Io penso che sulla produzione dell'auto l'Italia non possa assolutamente abbandonare
i progetti di cui avevamo parlato negli anni passati, perché la produzione dell'auto è
indubbiamente trascinante per l'occupazione ma anche per la ricerca.
Quindi chi fa la politica dell'auto? In questo Paese c'è stata una volontà forte di
rilancio, come c'è stata negli altri Paesi, oppure questa volontà è mancata? Cioè la
colpa sta soltanto da una parte, dalla parte degl'industriali, o sta anche dalla parte di
chi doveva realizzare la politica industriale?
In questi anni Torino certamente ha fatto molto per la Fiat, ha dato fiducia e ha
creduto nella ripresa dell'azienda, investendo anche molto.
E veniamo a uno degli ultimi argomenti che ritengo importante, che anche lei, signor
Sindaco, ha affrontato: le responsabilità e le condivisioni delle responsabilità.
L'impressione, almeno secondo l'opinione più diffusa, è che una parte del sindacato
stia facendo una politica di retroguardia, e non riesca a liberarsi dei vecchi schemi
politici, che erano adatti negli anni passati ma che oggi non lo sono più. il Sindacato
(una parte di esso) non può...

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La invito a concludere, Consigliere Bonino.

BONINO Gian Luigi
il sindacato non può continuare con questa politica miope. In Europa (vedi l'esempio
della Germania) il sindacato ha assunto un ruolo di forte responsabilità nei confronti
degli industriali a favore dei lavoratori, ponendosi il problema del superamento della
crisi e del mantenimento del livello occupazionale. Io credo che anche in Italia
questa responsabilità debba essere vista e presa più seriamente in considerazione da
tutta la parte sindacale.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Petrarulo.

PETRARULO Raffaele
Siamo gli ultimi in Aula, ma siamo stati i primi a denunciare questa situazione alcuni
mesi fa. Io penso che il caso Fiat vada collocato in una serie di atti che sono stati
perpetuati fino ad oggi: la notizia della chiusura dello stabilimento di Termini
Imerese, con duemila posti di lavoro che saltano; l'annuncio di nuova cassa
integrazione in tutte le realtà Fiat; il teatrino di Pomigliano, dove sono stati
contrapposti i diritti individuali dei lavoratori agli investimenti; per ultimo, la
separazione dal Gruppo Fiat delle attività di Iveco e di New Holland, con il pericolo
reale per la solidità delle fabbriche italiane. E naturalmente, dulcis in fundo,
l'annuncio che Mirafiori produrrà la nuova monovolume in Serbia.
Oggi la politica sembra avere aperto gli occhi, ma noi di Italia dei Valori è da sei
mesi che denunciamo questa situazione, sia in questa sede sia presso la Presidenza
del Consiglio, ma naturalmente è stata lettera morta. Abbiamo scritto una lettera a
Marchionne e ai lavoratori in cui abbiamo ribadito...
Presidente, può non essere interessante la sorte dei lavoratori, e la politica non fa
nulla al riguardo, però se c'è anche la disattenzione totale sicuramente la politica non
riuscirà a salvare i lavoratori.
Dicevo che noi abbiamo scritto alcune settimane fa, caro Sindaco, una lettera a
Marchionne e ai lavoratori (firmata da Maurizio Zippone, Antonio Di Pietro e
naturalmente il sottoscritto), in cui abbiamo ribadito esattamente il punto della
questione...

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Chiedo scusa, Consigliere Petrarulo. Consigliere Goffi, finché non è arrivato lei in
Aula c'era attenzione e silenzio. La invito a non proseguire nel disturbo della quiete
della Sala Rossa. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Ovviamente il tempo
sarà recuperato dal Consigliere Petrarulo.

PETRARULO Raffaele
Stavo dicendo che in questa lettera abbiamo ricordato gli ingenti finanziamenti
pubblici percepiti dalla Fiat e il graduale abbandono delle attività principali avvenuto
in tutto il Paese, Torino compresa, e questo in molti oggi lo hanno capito. Qualcuno
parlava del Ministro del Lavoro Sacconi, io lo chiamo "Ministro della
disoccupazione", perché non so quale politica del lavoro abbia attuato in Italia e a
Torino.
Quello che noi dobbiamo capire è anche il fatto che la Fiat oggi sta usando (e noi
l'abbiamo denunciato) i fornitori come banche, perché vengono pagati dopo 180 200
giorni. Dobbiamo renderci conto che il problema della Fiat è il debito che con le
operazioni in atto viene riversato su tutta la collettività. La questione aperta, signor
Sindaco, è quella di far rimanere la Fiat un'azienda orgogliosamente italiana, che
sappia costruire macchine di qualità ed ecologicamente compatibili con i nuovi
standard del rispetto ambientale. Un obiettivo, questo, che impone di abbandonare la
vecchia politica che ha reso la Fiat un'azienda pubblica nei finanziamenti e privata
nella divisione degli utili agli azionisti. Questa è la discrasia che Fiat ha perpetrato,
sta perpetrando e continuerà a perpetrare.
Qualcuno parlava del recente utile della Fiat e del prossimo spin off. Noi crediamo
che il piccolissimo utile dichiarato nei giorni scorsi serva unicamente e
sostanzialmente a sostenere l'operazione in Borsa dello spin off (lei l'aveva citato
all'inizio, Sindaco). Occorre capire che l'utile ricavato dall'azienda deriva
esattamente dai 600 euro di premio di risultato che la Fiat non ha pagato ai lavoratori
nel mese di luglio (il calcolo è all'incirca questo).
Siamo naturalmente ben felici del prossimo incontro tra le istituzioni e la Fiat, e
speriamo che il "Ministro della disoccupazione" Sacconi si risvegli dal torpore e
risponda alle nostre richieste direttamente alle istituzioni.
Sindaco, ovviamente noi riconosciamo il suo costante impegno, il suo essere sempre
in prima linea a difesa degli interessi dei lavoratori, e il suo intervento oggi in Aula
lo dimostra; però mi permetta di dire che alla fine si ha l'impressione che gli unici a
scontare questa situazione siano solo i lavoratori, che guadagnano 1.200 Euro al
mese. Questo forse ci fa capire che l'imprenditoria sta scaricando la crisi sui
lavoratori e Pomigliano è stato l'ultimo atto. Noi l'avevamo detto in Aula che la
vicenda di Pomigliano era la punta dell'iceberg, infatti quello che sta accadendo a
Pomigliano si sta ripercuotendo in tutto il comparto Fiat Auto, con ricadute negative
nella nostra città e negli Enti Locali.
Io, Sindaco, non credo che la politica abbia il potere di cambiare la situazione, perché
quando un'azienda come Fiat decide di attuare una determinata politica, lo fa senza
ma e senza se. Tuttavia la politica, locale e nazionale, può non riconoscere più quei
benefit che molte volte sono stati concessi a tutela di certe aree localizzate in Torino,
perché quei benefit sono legati all'occupazione: se non c'è occupazione, non ci sono
benefit; se ci sono benefit, deve esserci occupazione.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Abbiamo esaurito gli interventi.
La parola al Sindaco, per una replica.

SINDACO
Mi riservo di intervenire lunedì, così vediamo anche gli aggiornamenti e gli effetti di
questo nostro dibattito sull'evoluzione della situazione.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Quindi, il Sindaco si riserva di procedere come primo atto del Consiglio Comunale di
lunedì prossimo alla discussione di un ordine del giorno, già depositato da parte del
Gruppo del Partito Democratico, al quale (se non ho capito male) se ne
aggiungeranno altri che saranno discussi in sede congiunta, avendo lo stesso oggetto.
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