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CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Ringrazio tutti voi per essere presenti alla commemorazione di Giorgio Cardetti. Porgo un saluto particolarmente caro ad Adriana e a tutti coloro che lo hanno conosciuto e che, insieme a noi, hanno avuto modo di apprezzare le sue grandi qualità e le sue doti umane e politiche. La commemorazione di oggi ha, nello stesso tempo, un sapore dolce e amaro, perché, da un lato, è un onore e un piacere ricordare Giorgio Cardetti, che ha condiviso, con molti di noi presenti in quest'Aula oggi pomeriggio, un lungo tratto di strada, sia come compagno di partito, sia come amico, sia come leale antagonista; dall'altro, inevitabilmente, è forte il rammarico per non poter più contare sulle sue qualità di fine politico dal grande spessore umano, che tanto potrebbe ancora dare oggi all'Amministrazione della nostra città. Giorgio Cardetti entrò in Sala Rossa nel 1974 con la nomea di pericoloso sovversivo (come lui stesso si definì il 9 luglio 1974) ed arrivò a ricoprire le più alte cariche politiche e istituzionali: fu Consigliere, Capogruppo, Assessore, Sindaco di Torino a soli 41 anni, Onorevole e Vice Presidente dei Deputati Socialisti. Come dicevo prima, si tratta di una grave perdita per tutti noi, perché per lui la politica era passione, una passione che non lo abbandonò mai, neanche nei momenti di maggiore delusione, una passione che faceva convivere con l'entusiasmo e la dedizione con cui interpretò la sua professione di giornalista. Chi era Giorgio Cardetti? Per i compagni di partito era un uomo e un politico essenziale, limpido, responsabile, diplomatico. Durante un'intervista, la mamma disse che, per presentarlo, sceglieva aggettivi quali riservato, serio e pacato. E Cardetti era così. Quando, subito dopo la sua nomina, gli chiesero se, per le sue prime firme, avesse avuto in dono una penna d'oro, lui rispose: "Lasciamo perdere", e tirò fuori dalla tasca due comunissime biro, commentando: "L'importante è che siano cariche di inchiostro". Interpretò la politica con consapevolezza e serietà, non certo per prestigio. Nell'assumere l'incarico di Sindaco, ammise che trovarsi ad assumere questa grande responsabilità nella città lo faceva dubitare delle sue forze: in realtà, a lui le forze non mancarono mai. È stato uno dei Sindaci che maggiormente ha lasciato il segno del suo mandato: a lui dobbiamo importanti modifiche dell'assetto urbanistico, l'avvio di significativi progetti edilizi, l'innovazione e la modernizzazione della politica dei trasporti e della viabilità torinese. Tra i principali provvedimenti del suo mandato ricordiamo il recupero del complesso Lingotto Mercati Generali, il passante ferroviario di Porta Susa, la realizzazione delle metropolitane leggere, la progettazione del nuovo Palazzo di Giustizia, il restauro e l'ampliamento della Galleria d'Arte Moderna e le prime ipotesi legate al rifacimento e alla costruzione dello Stadio delle Alpi. Fu socialista sempre, anche nei momenti più difficili. Non percorse scorciatoie alla ricerca di posti di prestigio: Giorgio Cardetti fu sempre coerente con se stesso, con i valori del socialismo in cui credeva, con il partito e con gli elettori. Fu uomo poco incline alla mondanità e, nelle poche occasioni in cui ho avuto modo di incontrarlo (in particolare, nel corso di riunioni organizzate per la definizione del programma delle ultime elezioni comunali), ho potuto apprezzare il suo carattere sereno, aperto al dialogo e all'ascolto. Ne ho ricavato un'impressione estremamente positiva. Di sé disse: "Penso che il mio sia un approccio laico alla realtà e ai problemi, un modo d'essere che presuppone capacità di autocritica e quindi disponibilità a rivedere le proprie posizioni". Doti rare e preziose, che Giorgio Cardetti riusciva ad unire a una indubbia maturità politica e a un profondo senso delle istituzioni e della democrazia. Riprendo una sua frase che, da questo punto di vista, mi sembra davvero significativa. Una volta disse: "Ringrazio i Consiglieri che mi hanno votato e ringrazio anche quelli che non mi hanno votato: la libertà di votare in modo diverso è, infatti, l'essenza della democrazia". Queste parole ci richiamano in modo forte al nostro impegno: amministrare insieme, al meglio, questa città che Cardetti profondamente amava. La parola al Consigliere Angeleri. ANGELERI Antonello Questo mio intervento, oggi, non era previsto, ma avendo io trascorso con Giorgio Cardetti parecchi anni (anni in cui ero molto più giovane e non portavo ancora gli occhiali), ho ritenuto di intervenire. Avevo anche preparato una nota scritta, ma non la leggo, perché penso che Giorgio meriti un intervento fatto con il cuore e non i soliti apprezzamenti. Giorgio è stato il secondo Sindaco con cui ho lavorato dopo Diego Novelli, qui presente. Voglio intervenire per ringraziarlo, pur facendolo attraverso la sua signora e i suoi amici, perché anche a lui devo la mia formazione politica. Lo dico da avversario quale sono sempre stato, dato che le nostre posizioni sono state completamente diverse. Se vogliamo usare un aggettivo per Giorgio, possiamo definirlo "riformista". Ovviamente, la mia storia è andata in una direzione diversa rispetto alla sua: questa è, però, per me, l'occasione per testimoniare la correttezza, la serietà e, soprattutto, il profondo senso delle istituzioni e del loro rispetto che lui ha sempre dimostrato di avere. Dopo tanti anni di Consiglio Comunale e di pubblica amministrazione, oggi posso dire che è molto difficile trovare queste doti. Occorre, quindi, ricordare questi esempi, occorre ricordare gli interventi, ma anche la passione e il rispetto che uomini come Giorgio avevano per i cittadini e per la propria città: il Presidente ha ricordato il passante ferroviario e la metropolitana, due opere realizzate dalla nostra Città, i cui inizi risalgono alla sua attività politica. Questo è Giorgio Cardetti: un uomo che ha dato un enorme contributo alla nostra città. Giorgio amava difendere una storia e una tradizione, riproponendola sempre con grande coraggio e con grande dignità: di questo voglio ringraziarlo pubblicamente in questa occasione. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Bonino. BONINO Gian Luigi Ho conosciuto Giorgio negli anni '70: lui aveva qualche anno più di me, entrambi facevamo parte del Partito della Sinistra lombardiana e frequentavamo, con altri che ancora fanno politica oggi, il mitico CESPEC. Si andava a mangiare dalla Betty, si trascorrevano lunghe serate passeggiando e chiacchierando. Durante le riunioni, Giorgio, da grande fumatore qual è stato e qual è rimasto fino alla fine, ci sollazzava con le sue sigarette. Divenne, poi, Consigliere negli anni in cui il centrosinistra assunse il governo della Città, mentre io mi occupai, come esponente di partito, della Confesercenti. Il nostro percorso, intrapreso da ragazzi, continuò abbastanza parallelamente (quando ci si conosce da giovani - questo vale soprattutto per chi fa politica - non ci si lascia mai del tutto), anche quando la corrente lombardiana divenne minoritaria all'interno del partito. Dopo un periodo abbastanza travagliato per il partito, Giorgio divenne Sindaco. Non voglio citare nuovamente le importanti opere compiute durante il suo mandato, che sono già state ricordate: il Piano Regolatore, il Passante e moltissime altre opere che, a Torino, hanno lasciato un segno, un segno del buon governo che c'è stato in questa città da quegli anni in poi e che ci ha portato fino ad oggi. Ricordo con piacere gli anni romani di Giorgio, quando fu eletto deputato e abbandonò la carica di Sindaco: in quel periodo, ero Presidente nazionale della Confesercenti. Lui, in Parlamento, ci seguì attentamente in diversi progetti: ad esempio, nell'importante progetto dei mercati all'ingrosso. Subito dopo, fummo tra i promotori della legge del sequestro alla mafia. Ci ritrovammo alcuni anni dopo, quando Giorgio aveva ripreso a fare il giornalista e quando le difficoltà del partito erano diventate enormi. Abbiamo lavorato insieme, soprattutto negli ultimi anni della sua vita. Come sempre succede tra socialisti, non sempre si andava d'accordo (questa è sempre stata una peculiarità del Partito Socialista): finché abbiamo potuto, però, siamo stati insieme, fino a quando Giorgio mancò. Negli ultimi anni, infatti, lui è stato segretario provinciale dello SDI ed io segretario regionale: abbiamo, dunque, lavorato insieme, dibattendo e criticandoci, a volte, fortemente. Ricordo Giorgio così, senza enfasi né esagerazioni: era un uomo corretto, che portava avanti le sue idee e le dibatteva fino alla fine, un uomo che, come tutti noi, aveva alti e bassi, aveva le sue debolezze, un uomo rimasto, fino alla fine, un buon compagno. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Prima di dare la parola al Consigliere Cuntrò, comunico che il Consigliere Cantore, per impegni istituzionali, oggi purtroppo non può essere presente in Aula, essendo trattenuto in Regione per importanti riunioni alle quali non può mancare. Mi ha, però, pregato di salutare Adriana e tutti gli amici - e lo faccio con molto piacere -, con la speranza di riuscire a liberarsi e poter arrivare qui a salutare di persona. In ogni caso, mi prega di scusarlo per la sua assenza. La parola al Consigliere Cuntrò. CUNTRO' Gioacchino In queste occasioni, il ricordo è sempre lasciato alla memoria, come se ognuno di noi avesse conosciuto la persona che ricordiamo, esaltandone le virtù, le negatività e le criticità, così come ha appena fatto il compagno Bonino. Noi, forse, abbiamo la pretesa di aver vissuto con lui molti anni di militanza: personalmente, ho conosciuto Cardetti negli Anni '70 (ero più giovane sia di Giorgio, sia di Bonino), e la militanza che abbiamo condiviso ci ha fatto scoprire i punti di debolezza, di forza e le criticità del partito in cui militavamo. Ecco perché, Presidente, ho preteso, quando improvvisamente Cardetti mancò, di ricordarlo immediatamente in quest'Aula. L'ho preteso, ritenendo importante ricordare un compagno socialista, con cui per anni avevo fatto azioni e battaglie politiche. Ricordarlo in quest'Aula è un fatto non solo importante, ma è un fatto che si può riportare alla situazione attuale. Presidente, lei ha presentato Giorgio come un sovversivo. Si può essere d'accordo sul termine "sovversivo", perché in effetti, con l'elezione di un socialista a Sindaco della Città, si modificava, in un periodo difficile, la presenza politica in quest'Aula. Erano, infatti, anni critici: ci si avviava verso la fine della Prima Repubblica e la Città, con il Sindaco Cardetti, ebbe le sue prime innovazioni. Eravamo di fronte alla prima ricerca di una città volta al futuro: la crisi della FIAT cominciava a sentirsi e si andava alla ricerca di una vita e di un futuro nuovi, che mettessero le radici di una economia diversa da quella mono-economica che ruotava intorno alla FIAT. In quegli anni, il Consiglio Comunale, con il Sindaco Cardetti, aprì le strade al futuro di questa città. Il ricordo che ho di Cardetti è il ricordo di un socialista semplice che, nella sua semplicità, militava in un partito che, forse, non era tanto amato, se non soltanto dai suoi militanti e dai suoi elettori ed elettrici, un partito che, però, ha saputo dimostrare l'importanza di mettere a disposizione delle istituzioni i suoi dirigenti. Cardetti è un esempio (che ancora oggi viene ricordato) di un socialista che si mise a disposizione delle istituzioni. Ricordo Cardetti (così come l'ho ricordato in occasione della sua scomparsa) come un compagno che ha saputo distinguere il suo lavoro dall'attività politica e che dell'attività politica ha fatto una militanza di appartenenza ideologica: egli - diversamente da tutti noi - è stato socialista fino alla fine. Nel 2000, io mi candidai come indipendente in una lista diversa da quella del Partito Socialista: lui, invece, restò socialista fino alla fine, anche nei momenti difficili. Voglio ricordare questo aspetto, perché serva da esempio soprattutto per coloro che, oggi, chiedono il ricambio e l'innovazione generazionale: il ricambio generazionale passa anche attraverso la coerenza e il senso di appartenenza. Quando ci sono coerenza e senso di appartenenza possiamo ricordare Cardetti per quello che fu, e io per questo voglio sempre ricordarlo. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola a Marziano Marzano, in rappresentanza dell'Associazione tra i Consiglieri Comunali di Torino. MARZANO Marziano Porto il saluto del Presidente Notaristefano e di tutti i membri del direttivo dell'Associazione, ma ci tengo a citare i molti ex Consiglieri Comunali qui presenti, perché rappresentano tutte le anime che allora popolarono questo Consiglio Comunale, da Berardi a Novelli, Bonino, Foppa, Garesio, Aceto, De Andreis, Nigro, Moretti, Mollo e Salerno (spero di non aver dimenticato nessuno). Per me parlare di Cardetti vuol dire andare molto indietro nel tempo: non parlo di Cardetti soltanto come ex compagno, perché ho avuto la ventura di conoscerlo - ci tengo a dirlo - prima di sua moglie (che ebbi l'occasione di presentargli, avendo io avuto prima di lui l'opportunità di conoscere una donna eccellente )e di avere un rapporto con la coppia per molti anni. I ricordi, quindi, sono molti: ci siamo conosciuti al liceo, quando combattevamo contro la Giovane Italia, associazione neofascista di quelle che "picchiavano", tanto per essere chiari, tant'è che, una volta, fui preso da due personaggi che me le avrebbero date di santa ragione, se non fossero arrivati in mio soccorso Cardetti e un'altra persona ancor più robusta di lui. Questo era il clima: costituimmo, allora, il circolo di istituto interno con cui, per la prima volta, si fece insieme una cosa rivoluzionaria, permettendo a chi faceva politica di entrare in una scuola pubblica. Le persone che facevano politica allora si chiamavano Bobbio, Grosso, Firpo e Passerin d'Entrèves, persone che il vicepreside della scuola chiamò "politicanti" e che non potevano entrare nella scuola pubblica. Ebbene, vi entrarono e parlarono di Costituzione. A questo lavorò Giorgio Cardetti. Poi ci dividemmo, perché io entrai nel PSI e lui entrò nel PSDI, ma ci ritrovammo quando Nenni decise che, prima dell'unificazione dei partiti, occorreva unificare i giovani: furono così scelti trenta giovani socialisti e trenta giovani socialdemocratici, che diedero vita al "Comitato centrale provvisorio". In quel frangente, ci ritrovammo e costituimmo, insieme all'opera di Bertoldi, la Federazione Giovanile Socialista Unificata. Dopo poco tempo, si fece l'unificazione socialista. Ci fu poi la scissione e Giorgio rimase nel Partito Socialista. A chi diceva che Giorgio era un rivoluzionario, ricordo che noi giovani socialisti lo chiamavamo "socialtraditore", perché era un socialdemocratico e allora i socialdemocratici erano socialtraditori. Lui rimase nel Partito Socialista; nella Federazione Giovanile continuò un connubio, promosso soprattutto da lui come lombardiano (io, con i miei maestri Bozzello e Lamberto, ero demartiniano), con la costituzione di un nucleo forte di sinistra della Federazione Giovanile, che, dopo la scissione, riuscì a trattenere nel PSI molti ex socialdemocratici. Prima di diventare Sindaco, Cardetti divenne Consigliere Comunale nel 1974 e, per pochi mesi, nel 1975, Assessore della Giunta Novelli: occorre ricordarlo perché lui, più che un amministratore, era un politico, amava la politica più dell'amministrazione, nel vero senso della parola. Quando fece il Sindaco, però, ci mise tutta la sua volontà e il suo entusiasmo. Al suo Assessorato, che aveva cambiato nome (per la prima volta in Italia fu costituito l'Assessorato all'Ecologia e all'Ambiente) e nel quale aveva ricoperto tutta una serie di deleghe, subentrai io, raccogliendo una parte di eredità di Cardetti. Divenne Sindaco e vi posso dire che con me si confidava: molte volte (soprattutto prima di essere eletto tale) era preoccupato. Mentre adesso - mi consentano i Consiglieri Comunali attuali - qualcuno nasce Assessore e non si preoccupa di diventare tale, io, il 14 luglio 1975, prima di diventare Assessore della Giunta Novelli (pur sapendo di avere un politico come Novelli alle spalle, tanto per essere chiari), dissi a mia moglie: "Non so mica se ce la farò, forse a settembre me ne vado". Allo stesso modo Cardetti, quando diventò Sindaco, mi abbracciò e mi disse, prima di andare a bere qualcosa: "Marziano, qua non so mica se ce la faccio. È dura, sai". Queste cose me le diceva quotidianamente. Noi non siamo mai stati nella stessa corrente, ma ci fu sempre un rapporto leale, che dimostra che l'amicizia conta anche in politica, non è vero che non conti. Lui, poi, andò a Roma; lasciò il Comune di Torino, cercò di farmi diventare Sindaco, nonostante l'opposizione di qualcuno, che ormai non c'è più, che espresse, tramite i suoi luogotenenti locali, la sua contrarietà, e lavorò fortemente in quella direzione. Occorre dirlo, perché forse non tutti lo sanno ed è bene rendergli atto di questo. È sempre stato un uomo schivo, sobrio. L'ho pregato moltissime volte di entrare a far parte dell'Associazione tra i Consiglieri Comunali e mi ha sempre risposto negativamente. Non è mai entrato nemmeno nell'Associazione degli ex allievi del Liceo Cavour, né in quella degli ex Parlamentari (dove forse i vantaggi sarebbero stati e sono maggiori). Fu sempre molto sobrio e schivo. Voglio concludere esprimendo non soltanto il mio dolore, ma facendo una piccola violenza a Giorgio: desidero regalare alla moglie, a nome dell'Associazione tra i Consiglieri Comunali, un foulard con i colori di Torino. Si tratta di un foulard che solitamente doniamo alle ex Consigliere, però siccome il Consigliere Cardetti non c'è più, oggi vogliamo donarlo a sua moglie. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Sindaco. SINDACO Innanzitutto desidero salutare tutti voi e desidero salutare Adriana, anche in pubblico e non soltanto privatamente, perché io, a differenza di tutti coloro che finora hanno parlato, ho avuto un minor numero di vicende comuni con Giorgio, rispetto a quanto appena citato dal Consigliere Marzano; tuttavia credo di poter fare, come già feci nella triste occasione del funerale, un paio di considerazioni su quello che Giorgio Cardetti credo abbia rappresentato e rappresenti per la nostra Città. Com'è già stato detto, a cominciare dal Presidente Castronovo, la sua Amministrazione - breve, tra l'altro, essendo durata due anni - è stata quella in cui si è determinata una svolta sul terreno della modernizzazione della città. È già stato ricordato, ma noi stiamo ancora lavorando a molti progetti che trovarono allora l'idea iniziale, soprattutto nel campo della trasformazione del sistema dei trasporti e della trasformazione urbanistica: cito l'incarico a Gregotti, gli studi sul Piano Regolatore, le Spine, la ricongiunzione della città, l'interramento delle ferrovie, eccetera. Opere che credo, qui, oggi, si possano dare abbondantemente per conosciute, ma tuttavia è bene ricordare che la loro ideazione trova origine in quella fase. Voglio dire, però (e non soltanto perché qui c'è Diego Novelli, di cui peraltro Cardetti, com'è stato appena ricordato, fu Assessore), che credo che questo sia stato possibile, da un lato, perché indubbiamente (è inutile nascondersi dietro un dito) in quegli anni, all'interno della sinistra, ci fu un forte scontro politico e culturale fra due visioni della città. Dall'altro, credo che la visione modernizzatrice riuscì ad affermarsi (anche se poi, da allora, di vicissitudini, travagli e contraddizioni ce ne sono state tante) anche perché (di questo credo sia giusto dare merito in questa sede) l'Amministrazione di Novelli riuscì a completare la maggior parte del lavoro utile a porre rimedio alle lacerazioni sociali che una fase di sviluppo convulso, disordinato e per molti aspetti inevitabile aveva portato alla nostra città fra gli anni '50 e '60. Il valore della modernizzazione, infatti, è tanto più forte e offre maggiori possibilità di riuscita, se si innesca su una struttura sociale che non sia fragile, che non sia troppo lacerata e che non rischi di frantumarsi da un momento all'altro. La grande intelligenza politica di Cardetti e del Partito Socialista (perché - bisogna dire la verità - queste erano le discussioni) fu di capire che si era raggiunto un livello di coesione sociale tale (nemmeno oggi si può dire che sia compiuto) da consentire di innescare una nuova marcia, quella della modernizzazione. Questa è la prima considerazione che voglio fare. Ed è un qualcosa che, secondo me, mutatis mutandis, tenendo conto del fatto che ne stiamo parlando 25-30 anni dopo, è valido metodologicamente ancora oggi, pur con tutti i mutamenti occorsi. Credo che, per certi aspetti, ci troviamo, così come allora, di fronte ad una fase in cui si è raggiunto un livello di consolidamento nella costruzione di un certo impianto dell'assetto di città che può consentire di provare, in qualche campo, qualche accelerazione. Non voglio aprire una discussione, dico soltanto che, oggi, secondo me, il campo è quello dello sviluppo e della crescita, perché, diversamente, rischiamo di trovarci in una situazione esattamente capovolta rispetto a quella di molti anni fa, in una situazione in cui la città rischia di lacerarsi non perché c'è crescita selvaggia, ma perché non c'è crescita, non c'è sviluppo (ma qui mi fermo, perché se proseguissi invaderei un terreno che non è quello di un ricordo). Ho voluto, però, porre alla vostra attenzione questo aspetto, perché credo che, in quegli anni, si sia determinato un passaggio di cui Giorgio è stato interprete e protagonista prima come Consigliere Comunale, poi come Assessore, poi come Sindaco e, infine, come esponente politico del Partito Socialista nazionale e locale. L'altro aspetto che desidero ricordare - e concludo il mio intervento - riguarda un avvenimento molto più recente, e cioè quando, prima della mia rielezione, ci siamo trovati ad avere ipotesi diverse. Se non ricordo male, io sostenevo che c'erano tutte le condizioni per poter fare una grande lista, magari inventando un qualche nome, dove i socialisti fossero a pieno titolo protagonisti, poiché ritenevo che, anche per l'esperienza amministrativa vissuta insieme, fosse importante mantenere nell'amministrazione cittadina il patrimonio socialista, un patrimonio storico nella nostra Città, un patrimonio di idee e di proposte. Nessuno ha accennato al tema della laicità, voglio farlo io: forse proprio questo è stato l'elemento che ha portato Giorgio Cardetti a fare una scelta diversa rispetto a quanto propugnato da me, perché l'altra strada era quella dell'alleanza con il Partito Radicale. Personalmente, ritenevo che quell'esperienza dovesse trovare ospitalità all'interno di una lista di carattere civico, che non dico avrebbe prefigurato il Partito Democratico (perché col senno di poi è sempre facile dire che cosa prefigurano cose avvenute in precedenza), ma che avrebbe avuto una caratteristica di grande apertura. La discussione fu molto franca e l'orientamento del Partito Socialista fu quello di fare l'esperienza dell'alleanza, forse anche complice il fatto che vi era concomitanza tra elezioni locali ed elezioni politiche nazionali: forse anche per questo motivo fu fatta un'altra scelta. Ma non è questo il tema in discussione oggi: il motivo per cui ho ricordato questo episodio era il desiderio di ricordare un momento nel quale siamo stati non dico antagonisti (sarebbe assurdo), ma sul quale abbiamo avuto opinioni diverse. Dopo un po' di anni di sua assenza dalla scena politica (se non ricordo male, ci siamo ancora incontrati qualche volta ai Murazzi, mentre tornavo dallo jogging della domenica mattina), la veemenza e la passione con cui sosteneva le sue tesi durante il congresso organizzato al Circolo dei Ferrovieri rappresentano l'ultimo ricordo che mi è rimasto impresso del Giorgio dirigente politico. Questo, a dimostrazione del fatto che si riesce a essere protagonisti di un pezzo di storia della propria comunità e della propria città, se si è animati, oltre che da intelligenza politica e da determinazione, anche da una grande passione. Giorgio questa grande passione ce l'aveva ed è quella per la quale credo tutti noi lo possiamo ricordare con rimpianto, ma anche con la gioia di essere stati amici e compagni suoi. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La cerimonia è conclusa. Invito ad alzarvi per permettere ai Gonfaloni di lasciare la Sala. |