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Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 12 Luglio 2010 ore 12,00
Paragrafo n. 13
ORDINE DEL GIORNO 2010-03824
SOLIDARIETA' AI LAVORATORI E RIAPERTURA DEI NEGOZIATI A POMIGLIANO.
Interventi

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Passiamo all'esame congiunto della proposta di ordine del giorno n. mecc.
201003824/002, presentata dai Consiglieri Ferrante, Silvestrini, Cassano,
Castronovo, Gallo Domenico, Cerutti, Grimaldi, Petrarulo e Cugusi in data 23
giugno 2010, avente per oggetto:
"Solidarietà ai lavoratori e riapertura dei negoziati a Pomigliano".
e della proposta di ordine del giorno n. mecc. 201004242/002, presentata dai
Consiglieri Giorgis, Gentile, Lavolta, Cassiani, Cuntrò, Cutuli, Gallo Stefano,
Genisio, Lo Russo, Rattazzi, Tedesco e Trombini in data 12 luglio 2010, avente per
oggetto:
"Incrementare gli investimenti produttivi in Italia senza fare venire meno i diritti dei
lavoratori".

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Ferrante.

FERRANTE Antonio
Ho saputo oggi, in Aula, che un altro Gruppo avrebbe presentato un atto su questo
argomento, pur sapendo che vi era la massima disponibilità a discutere e ragionare
sull'ordine del giorno che ho proposto con altri Consiglieri.
Per quanto riguarda una parte dell'impegnativa, devo ammettere che è già superata,
in quanto, la settimana scorsa, la FIAT ha dichiarato che è intenzionata a confermare
l'intervento su Pomigliano. Naturalmente, rimangono aperte tutte le altre questioni,
che, a mio avviso, sono molto importanti. Oltre all'investimento (che pensavamo e
pensiamo debba essere fatto su quel territorio), per quanto riguarda invece
l'operazione che si è fatta sui lavoratori di Pomigliano, ritengo che una forzatura
simile non abbia precedenti. Vorrei sottolineare che ho lavorato in FIAT per 35 anni
e, quindi, conosco bene la situazione nelle sue fabbriche. Il risultato del referendum è
sotto gli occhi di tutti e vi sono state importanti pressioni e forzature sia da parte
della FIAT, che da parte di quella che si può definire la politica territoriale, cioè il
Comune, perché, in qualche modo, si sono adoperati affinché calasse il sipario dei
diritti su Pomigliano.
Vorrei sottolineare (per chi in quest'Aula non ne è ancora a conoscenza) che
quell'accordo prevede la riduzione dei diritti dei lavoratori. Si tratta di quegli stessi
diritti per i quali, negli anni, i lavoratori di tutta Italia si sono battuti affinché
venissero affermati: per esempio, il diritto alla pausa e alla mensa. Quei lavoratori,
che entrano in fabbrica alle ore 6.00, potranno mangiare solo dopo le ore 13.30,
sempre che non vi siano problemi dal punto di vista del recupero produttivo (almeno
questo è quanto prevede l'accordo). Nello stesso tempo, vengono meno anche il
diritto a scioperare - si tratta di un fatto inaudito! - e alla mutua. Proprio in
quest'Aula, un mese fa, abbiamo discusso sulla questione dello Statuto dei
Lavoratori e dei loro diritti e tre rappresentanti di "compagni" (posso definirli così
perché hanno lottato per affermare il principio e il diritto al lavoro e dei lavoratori)
hanno raccontato la storia che hanno vissuto all'interno della FIAT, di quando sono
partiti dal Sud ed hanno dovuto accettare determinate condizioni di lavoro.
Presidente, non so se siano disponibili delle cassette registrate di quell'incontro,
perché sarebbe opportuno riascoltare le loro parole. Quei rappresentanti erano della
FIM, della UILM e della FIOM; quindi, non è un discorso di parte, ma riguarda i
diritti universali di tutti i lavoratori, qualsiasi sia la loro appartenenza. Oggi, questo
accordo mette in discussione questi diritti.
La politica (quindi, i partiti di centro e - mi auguro - di centrosinistra) che ha ancora
a cuore la democrazia ed i diritti delle persone e dei lavoratori deve intervenire; si
tratta di persone che devono lavorare sotto il minuto su una linea di montaggio! Sfido
chiunque a dire il contrario, poiché per parlare di questi fatti bisognerebbe conoscerli
e aver provato che cosa significa, all'interno di una catena di montaggio, ridurre le
pause. Addirittura, c'è la possibilità (ed è previsto anche dagli accordi del Contratto
Nazionale che si possono applicare) della pausa collettiva - voluta dall'Azienda -,
mentre, invece, le pause individuali permettono al lavoratore di poter esercitare il suo
diritto, garantendo, nello stesso tempo, all'Azienda una produttività maggiore.
Non si vogliono percorrere queste strade? Però, almeno bisogna conoscere tutta la
storia! Mi permetto di leggere una e-mail della RSU dell'Università di Torino:
"Vorrebbero che tutta l'Italia diventasse una grande Pomigliano. Prima, hanno
marchiato i lavoratori pubblici come dei 'fannulloni'. Con Brunetta ci hanno tolto
parte del salario, con la manovra di Tremonti ci bloccano gli stipendi per quattro anni
(in realtà, guadagneremo di meno), non ci mandano in pensione e licenziano i
precari. Ora, il fronte dei 'fannulloni' si allarga. Ci entrano di diritto gli operai della
FIAT di Pomigliano e ben presto saranno seguiti da tutti i lavoratori e le lavoratrici,
peggio ancora se madri, che, come dice la Gelmini, non vanno a lavorare subito dopo
il parto. Le solite privilegiate"; lei, infatti, è riuscita a rientrare al lavoro subito dopo
il parto, mentre, invece - da quello che sostiene -, le lavoratrici non hanno neanche il
diritto di seguire il proprio neonato. "Che cosa chiede la FIAT a Pomigliano? Di fare
diciotto turni di lavoro (tre turni giornalieri per sei giorni), di diminuire le pause in
catena di montaggio, di spostare la mensa a fine turno (dopo sette ore e mezzo di
lavoro) e, in caso di lavoro straordinario, di non farla. E, poi, tutta una serie di misure
che comportano un pesantissimo peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro.
Poi, chiede di poter annullare quanto prevede il Contratto nazionale sul trattamento
di malattia. Ma non basta. Vuole poter licenziare chi sciopera (il lavoratore che viola
questo nuovo contratto è passibile di provvedimenti disciplinari fino al
licenziamento)".
Questa proposta di ordine del giorno deve essere approvata per dare dignità ai
lavoratori e alle lavoratrici di questo Paese, perché, per come stanno le cose, giorno
per giorno vengono violati i loro diritti a causa di una situazione che è degenerata
proprio dalla continua stipula di accordi separati. Questi accordi separati non
vengono votati da tutti i lavoratori, come il contratto dei metalmeccanici, mentre la
FIAT ha voluto che si facesse il referendum nello stabilimento di Pomigliano. Questo
dimostra che stiamo andando alla deriva, violando i diritti fondamentali dei
lavoratori e delle lavoratrici.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Gallo Domenico.

GALLO Domenico
Dopo l'intervento così appassionato del Consigliere Ferrante, non credo di poter
aggiungere altro al dibattito. Vorrei soltanto sottolineare che, purtroppo, la proposta
di ordine del giorno presentata dal Gruppo di Rifondazione Comunista, oggi, è
superata; infatti, la parte fondamentale del dispositivo chiedeva l'impegno del
Sindaco ad esprimere alla FIAT l'invito del Consiglio Comunale a confermare
l'investimento, ma ciò è già accaduto e, quindi, avremmo dovuto votarla una
settimana fa affinché potesse essere attuale (ovviamente, mi riferisco alla parte di
sostanza del provvedimento). Ne condivido, comunque, lo spirito, nel senso che il
fatto più brutto di questa vicenda è che un gruppo di lavoratori si è trovato di fronte
ad una scelta; ha dovuto decidere se voleva vivere o morire. Quando lo si chiede ad
una persona, naturalmente risponde che vuole vivere ed è proprio questa la
drammaticità di quel referendum. Infatti, non c'era alcuna ragione di farlo, in quanto
l'unico risultato che ha ottenuto è stato quello di acuire la contrapposizione
all'interno delle sigle sindacali, che, francamente, suona come qualcosa di grottesco
di questi tempi.
In situazioni così drammatiche e complesse, il Sindacato italiano riesce a dividersi in
mille rivoli e parti contrapposte e sembra quasi che CISL e UIL abbiano scelto una
via diversa da quella che era la vocazione storica dell'azione sindacale, mentre,
dall'altra parte, è rimasta la CGIL (e, in questo specifico caso, la FIOM). Credo che,
in questo momento, i lavoratori non abbiano forme di rappresentanza adeguate alle
loro esigenze.
Di conseguenza, come dicevo prima, la proposta di ordine del giorno ha perso la sua
attualità nella parte del dispositivo e, per questa ragione, ho difficoltà a votarla,
perché è già superata la parte dell'impegnativa che si rivolge al Sindaco per chiedere
alla FIAT di mantenere la produzione a Pomigliano.
D'altra parte, la proposta di ordine del giorno presentata dal Gruppo del Partito
Democratico, in qualche modo, non esprime un giudizio nettamente di parte e non
entra nel solco del problema, che, di fatto, è la violazione dei diritti dei lavoratori.
Quando si dice ai lavoratori che possono fare una pausa solo dopo otto ore di lavoro,
credo che si compia un atto di inciviltà. Tenete presente che si parla di otto ore di
fatica, sacrificio e sudore ed è facile parlare quando non si conosce quella realtà (e su
questo argomento condivido quanto detto dal Consigliere Ferrante); ad esempio,
quando una persona è malata comprende il problema della malattia, ma se è sana
probabilmente non coglie il dramma della situazione.
La FIAT ha compiuto, nei confronti dei lavoratori italiani, un gesto molto importante
ed un atto dovuto e, nell'era della globalizzazione, probabilmente è quasi
rivoluzionario (in quanto le fabbriche chiudono e si spostano altrove, dove si trova la
manovalanza a basso costo), per cui Marchionne può vantarsi di essere stato bravo a
lasciare la produzione a Pomigliano.
In effetti, colgo con soddisfazione questa azione della FIAT, però non capisco perché
debba essere controbilanciata dall'attacco ai diritti fondamentali; ad esempio, il fatto
di non poter manifestare il proprio dissenso su un accordo già firmato: se
quell'accordo scricchiolerà e non darà prova di rispettare i diritti dei lavoratori,
perché non sarà possibile scioperare? Perché i lavoratori non potranno protestare? Di
conseguenza, il lavoratore, in quella realtà, di fatto sarà inchiodato all'impossibilità
di poter manifestare il proprio dissenso. È molto grave questo fatto e mi trovo in
difficoltà, perché, da una parte, è giusto esprimere soddisfazione per il fatto che
Pomigliano avvierà la produzione, ma, dall'altra parte, mi rendo conto che questa
produzione verrà avviata sulla base di una sorta di costrizione dei lavoratori. Infatti,
il risultato del referendum ha evidenziato una spaccatura netta all'interno della
struttura di quella fabbrica: il 36% ha votato contro l'accordo.
Voterò a favore anche della proposta di ordine del giorno presentata dal Partito
Democratico, però, a proposito di questa vicenda, voglio invitare quel partito a non
abbassare la guardia sulla questione dei diritti, perché il lavoro è tale quando ci sono
i diritti. Il lavoro senza diritti non esiste, specialmente in fabbrica e mi rivolgo al
Capogruppo del Partito Democratico, perché credo che sia giusto mantenere un asse
parallelo tra diritti e lavoro.
Il lavoro senza i diritti comincia ad essere un problema e, siccome queste conquiste
sono state fatte grazie ad anni di lotta da parte dei lavoratori, credo che almeno su
questo argomento ci debba essere un'unità di intenti da parte del centrosinistra, senza
criminalizzare quelle parti del Sindacato che fanno determinate lotte (che, dal mio
punto di vista, sono giuste) e senza emarginarle dalla scena sindacale.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Grimaldi.

GRIMALDI Marco
Credo che la lettera citata dal Consigliere Ferrante riassuma tutte le riflessioni di
questi mesi. La narrazione ha un ruolo centrale in questa vicenda e, prima, ha voluto
dire che c'erano i fannulloni nelle Amministrazioni Pubbliche, poi, che c'erano i
fannulloni nei vecchi tessuti produttivi di questo Paese e, adesso, magicamente sono
diventati fannulloni tutti gli operai della FIAT in questo Paese.
La narrazione è forte quando la politica è assente e bisogna ammettere che la politica
è stata assente nel corso di questa vicenda. Per carità, è giusto non entrare nel merito
di un accordo mentre si sta redigendo, ma la politica dovrebbe essere presente prima
e subito dopo; questa presenza è mancata ed è stato più facile per FIAT porre sul
tavolo della trattativa un vero ricatto nazionale. Le sinistre europee, i socialismi
europei e i riformismi europei cercano di coprire dieci anni di sciagure e, invece di
portare i diritti in Polonia e nei nuovi Paesi dell'Unione Europea (si tratta di un
lavoro difficile) ed estenderli dall'altra parte di questo continente e dell'oceano, noi
stiamo cercando di fare la Cina a chilometri zero. Si pensa di investire settecento
milioni di Euro per avere una Panda "schiavi" in mano, ma questo non è possibile,
perché non è il nostro Paese e non è neanche il Paese della FIAT; infatti, quei
contratti nazionali sono stati siglati dalla FIAT e questi Sindacati sarebbero stati
disposti anche a derogare a quel contratto nazionale.
Quello che è più stupefacente è che, in questo caso, si vuole ottenere la vittoria in
termini culturali, oltre che produttivi, perché non stiamo parlando soltanto di
produzione, ma di un banco di prova, esattamente come dice il Partito Democratico.
Invito il Partito Democratico, che secondo me ha trovato anche le parole giuste in
questa proposta di ordine del giorno, ad evitare un po' delle nostre contraddizioni, in
quanto non capisco per quale motivo, di fatto, dovremmo uscire da questa
discussione divisi negli obiettivi.
Come Gruppo della Sinistra Democratica siamo disposti a votare favorevolmente la
proposta di ordine del giorno presentata dal Partito Democratico, a cui chiediamo di
astenersi (non stiamo chiedendo di votare a favore) sul provvedimento che ha come
primo firmatario il Consigliere Ferrante. L'obiettivo può essere duplice, perché,
anche se ci sono dei punti di partenza diversi, credo che ci debbano essere dei punti
di arrivo condivisi, proprio perché tutti auspichiamo che la FIAT mantenga i propri
insediamenti produttivi in Italia e desideriamo che quei diritti inviolabili, previsti
nello Statuto dei Lavoratori (ma anche in tanti Contratti nazionali siglati da tutti e tre
i Sindacati), vengano rispettati sia ora, che nel futuro.
Stabilire questi diritti deve essere una parte del lavoro svolto dalle sinistre in Europa,
affinché, fra i Paesi dell'Unione Europea, non si giochi più a capire dove costa meno
la produzione o qual è il Paese in cui ci sono meno diritti, meno turni, meno
maternità e meno scioperi; non è questo il tema della produzione del futuro e
Marchionne lo sa, perché, più volte, lo ha scritto negli accordi che sta siglando negli
Stati Uniti d'America.
Non comprendo perché in Italia, dove la tradizione anche nelle relazioni fra Sindacati
e aziende è così forte, si debba fare un passo indietro così marcato. Per questo
motivo, voteremo sia a favore della proposta di ordine del giorno del Consigliere
Ferrante, che di quella del Partito Democratico, chiedendo un atto di generosità da
parte di tutti quei Gruppi che non hanno firmato il documento del Consigliere
Ferrante, affinché l'esito di questa discussione sia positivo.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Lavolta.

LAVOLTA Enzo
Per quanto riguarda la dichiarazione di voto, interverrà in seguito il Capogruppo
Giorgis. Volevo semplicemente chiedere all'Aula di affrontare questo dibattito
evitando la semplificazione, che, a mio modesto avviso, ha caratterizzato il dibattito
nazionale su questo tema.
Non sottovaluto e, anzi, do molto peso alle parole del Consigliere Ferrante, ma credo
che il problema principale della discussione a cui abbiamo assistito in queste ultime
settimane sia esattamente la semplificazione, anche mediatica, rispetto ad un dibattito
che avrebbe meritato più attenzione e serietà in molte circostanze. Mi dispiace che la
semplificazione abbia ridotto la questione ad un "sì" o ad un "no", come se ci si
trovasse a dover tifare per una parte piuttosto che l'altra (Marchionne o FIOM), così
come mi dispiace che, nel nostro Paese, molto spesso le questioni, soprattutto quelle
più importanti, vengano sempre viziate da una dicotomia per la quale l'italiano si
deve schierare e prendere una posizione.
Sinceramente, sono ancora più indignato quando si tratta di temi fondamentali come
questo, che, tra l'altro, nel nostro Paese caratterizzano e possono segnare in modo
profondo le relazioni industriali tra aziende, Organizzazioni Sindacali e lavoratori. Il
nostro Paese ha una tradizione importante in termini di relazioni industriali, come
ricordava il Consigliere Ferrante, e, dal punto di vista del diritto del lavoro,
soprattutto nel periodo a cavallo degli anni Settanta, ha accumulato una maturità tale
che, molto spesso, un dibattito simile e questo modo di affrontarlo, secondo me,
mortificano quell'esperienza straordinaria. Questo tema (che è relativo alla FIAT, al
piano di sviluppo, a Pomigliano e al destino di Mirafiori) è fondamentale e, tra
l'altro, riguarda anche lo sviluppo economico nel nostro Paese, per cui, secondo me,
meriterebbe un'attenzione maggiore, anche dal punto di vista del linguaggio.
Mi dispiace che, anche in quest'Aula, si riscontrino alcuni atteggiamenti che
sembrano quasi voler barattare un voto, come se fosse opportuno addivenire ad un
compromesso. A proposito di un tema importante come questo, credo che non valga
la pena scendere a compromessi ed ha ragione il Consigliere Ferrante, senza
necessariamente rievocare Gino Giugni, quando dice che il contraente debole, tra il
lavoratore e l'Azienda, continua ad essere il lavoratore.
Dichiaro con fermezza che la competitività delle aziende non può e non deve essere
mai pagata al prezzo della dignità dei lavoratori e, se è necessaria una
responsabilizzazione, questa può essere chiesta anche ai lavoratori, ma non può
essere imposta, perché deve essere in ogni caso condivisa. A mio parere, anche in
questa circostanza (ma non dovrebbe mai accadere) sono mancate la dialettica e la
concertazione; devo affermare con sincerità che, se mancano questi due elementi,
non possono esserci impresa e lavoro.
Dobbiamo uscire dallo schema dicotomico del tifo di cui parlavo prima e credo che,
forse, varrebbe anche la pena che nel nostro Paese - e l'appello non lo faccio agli altri
Gruppi Consiliari, ma a tutti i partiti politici presenti anche in quest'Aula - si sviluppi
un dibattito forte e significativo sulla pressione competitiva nei Paesi comunitari, che
non necessariamente, come diceva Tito Boeri qualche giorno fa (e io lo condivido),
non implica un appiattimento verso il basso delle retribuzioni lavorative.
È proprio per tutte queste ragioni (che sono state condivise all'interno del nostro
Gruppo Consiliare) che ci siamo permessi di presentare una proposta di ordine del
giorno che, in qualche modo, prende atto delle considerazioni del Consigliere
Ferrante, ma prova anche a comprendere la situazione, al di là dello schieramento e
del tifo rispetto ad un accordo nel quale non è competenza dei Gruppi Consiliari di
quest'Aula entrare. Ritengo, però, che valga la pena rilanciare con forza quanto detto
dal Consigliere Ferrante ed esprimere, attraverso il provvedimento che abbiamo
presentato, con altrettanta forza, da una parte, la nostra soddisfazione alla FIAT per
aver collocato a Pomigliano l'attività produttiva con un investimento significativo e,
dall'altra parte, una seria e profonda preoccupazione rispetto all'inasprimento delle
relazioni sindacali. Credo che, anche da questo punto di vista, le Organizzazioni in
rappresentanza dei lavoratori debbano compiere uno sforzo.
Naturalmente, visto che a breve la discussione ci riguarderà (mi riferisco allo
stabilimento di Mirafiori), l'auspicio più significativo e profondo che quest'Aula può
esprimere oggi è che le soluzioni in grado di garantire la produttività anche sul nostro
territorio seguano un percorso all'insegna della concertazione e della dialettica, ma
devono essere capaci di rispettare - e lo sottolineo - i diritti che la Costituzione e la
Legge riconoscono ai lavoratori.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Giorgis.

GIORGIS Andrea
L'invito al quale il Consigliere Lavolta faceva riferimento è quello di assumere
l'atteggiamento di chi cerca non di testimoniare una posizione, ma di dare un -
seppur minimo - contributo al governo di un dilemma. Si tratta di un atteggiamento
profondamente diverso e che fa la differenza, perché, se dovessimo esprimere in
quest'Aula la nostra vicinanza alle parti che hanno dato vita al confronto e al parziale
accordo, senza dubbio la testimonieremmo alle ragioni del lavoro, dell'occupazione e
di coloro che da un dumping sociale e da una competizione sfrenata a livello
mondiale hanno solo da rimetterci.
Se, invece, ci mettiamo nella prospettiva di chi cerca di governare questi nuovi ed
inediti scenari europei e mondiali, ci rendiamo conto che il sostegno dello Stato (in
termini di defiscalizzazione o di incentivi) rappresenta una strada che, da sola, non
può risolvere i problemi dell'occupazione e della competitività. Al tempo stesso,
però, ci rendiamo conto che la competitività e l'occupazione non possono essere
favorite o garantite - per quanto riguarda l'occupazione - semplicemente e
meramente comprimendo il costo del lavoro, innanzitutto per una ragione di carattere
politico (o di principio, o di giustizia): comprimere il costo del lavoro significa
chiedere un sacrifico ai lavoratori che, a nostro avviso, è inaccettabile. Siamo
contrari a questa strada perché è ingiusta ed è, altresì, una misura diseconomica;
infatti, comprimere il costo del lavoro oltre una certa misura comprime lo sviluppo
economico, deprime la possibilità di consumo e, quindi, determina una decrescita del
Paese.
Come è possibile tenere insieme queste esigenze diverse? Naturalmente, vorremmo
poter fornire una risposta ed il fatto che ci si muova per tentativi significa che non è
facile trovarla. Tuttavia, ci sono alcune linee di principio: una prima linea, per
esempio, è quella di guardare a questo primo - spero che sia soltanto il primo di una
lunga serie - tentativo di non delocalizzare, ma al contrario di rilocalizzare. Questo è
l'aspetto di novità della vicenda di Pomigliano: per la prima volta, un'impresa
decide, in un Paese dove il costo del lavoro ha dei livelli significativi, di ricollocare
un'attività industriale.
Quindi, che cos'è accettabile? È accettabile che si pongano i problemi della
produttività, della capacità lavorativa e della non elusione di quei principi di
efficienza che portano alcune zone e alcuni luoghi a sollevare delle questioni circa
una presenza adeguata dei lavoratori. Questo è legittimo. Non è legittimo, invece,
trasformare questo problema in una vicenda di carattere generale, secondo la quale,
laddove non si riescono a risolvere le questioni della presenza, bisogna discutere dei
diritti che sono riconosciuti dalla Legge o nella Costituzione. Questo è inaccettabile!
Questa strada non è percorribile e nella nostra proposta di ordine del giorno - mi
rivolgo a chi l'ha definita una sorta di compromesso, anche se non si capisce bene tra
chi e per che cosa - non vi è alcun compromesso, né tra Consiglieri, né tra esterni.
Infatti, il nostro provvedimento chiede che si trovino delle soluzioni in grado di
garantire produttività - e, quindi, sostenibilità economica dell'attività in quel luogo -
nel rispetto dei diritti che la Costituzione e la Legge riconoscono ai lavoratori, i
quali, peraltro, non possono essere violati da alcun accordo, sia esso siglato o meno.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Per quanto riguarda i tempi di discussione di ordini del giorno e mozioni, ricordo che
si dispone di cinque minuti per l'illustrazione e poi, all'interno di ogni Gruppo, di
cinque minuti per un componente del Gruppo e di tre minuti per tutti gli altri.
Così è predisposto dal nostro Regolamento.
La parola al Consigliere Cassiani.

CASSIANI Luca
Chiedo scusa al Capogruppo Giorgis, ma ho chiesto di intervenire proprio perché
condivido appieno quanto riferito in quest'Aula su entrambi gli ordini del giorno, sia
su quello presentato dal Consigliere Ferrante, sia su quello presentato dal Partito
Democratico, che ritengo non essere assolutamente in contrasto, dopo averli letti
bene e dopo aver tolto le sfumature di cui parlava il Consigliere Grimaldi che, da un
certo punto di vista possono essere "politichese", da un altro, invece, possono essere
questioni tattiche che nulla hanno a che vedere con ciò di cui parliamo, cioè i diritti
delle persone, imprenditori o lavoratori.
Personalmente, appartengo ad un partito, il Partito Democratico, che ha fatto della
difesa dei diritti costituzionali una delle battaglie principali di questi ultimi anni;
credo che il diritto allo sciopero, il diritto alla malattia, il diritto ad essere retribuiti
dignitosamente rientrino in una delle battaglie fatte in questi anni, nella storia politica
di tutte le componenti che arrivano al nostro partito, dal Partito Democratico a molto
lontano.
Quando si chiede solidarietà ai lavoratori in questa battaglia come una battaglia di
legalità, credo che entrambi gli ordini del giorno vogliano mettere l'accento su un
fatto: non si può mediare sui diritti sanciti dalle leggi e dalla Costituzione, ma si può
contrattualmente discutere delle vicende che, in un mondo che cambia, sono
ovviamente modificabili.
Allora io apprezzo che per Pomigliano sia previsto un investimento importante, che
si voglia puntare sull'Italia e che si voglia, in qualche modo, rilocalizzare un'impresa
importante con un investimento da 700 milioni di Euro in una zona depressa, però
non posso pretendere che qualcuno sottoscriva il fatto che in un contratto si decida
quando si ha il diritto di ammalarsi, quando si ha il diritto di scioperare e quando
alcuni lavori usuranti possano godere della pausa prevista dalle normative (che, tra
l'altro, non sono soltanto normative di legge, ma sono normative derivanti dalla
medicina del lavoro, che impone le pause a lavori usuranti di quel genere).
Personalmente ho la fortuna - e dico la "fortuna" - di non lavorare alla linea di
montaggio, ma ho parenti, amici e conoscenti che mi hanno raccontato che cosa
significa; ovviamente, mi sento molto più fortunato ed essendo più fortunato di loro
credo, quando si tratta di diritti di persone che stanno peggio di me, di dovermi
immedesimare in loro o, almeno, cercare di farlo.
Siccome sono del Partito Democratico (ho tirato fuori la tessera per far vedere che,
quest'anno, su di essa è riportato un elenco di diritti costituzionali, che stiamo anche
pubblicizzando sui pullman), credo nel diritto allo sciopero e nel diritto ad ammalarsi
seriamente, pur essendo vero che, in alcune parti d'Italia, c'è un'abnorme
percentuale di malati, ma è altrettanto vero che ci sono lavoratori che, in caso di abusi,
vengono sanzionati. Il fatto di decidere contrattualmente, a priori, che non si ha il
diritto di ammalarsi per più di tre giorni mi pare un assurdo giuridico.
Siccome, in quest'Aula, io rappresento un partito, comunico che voterò, per
disciplina di gruppo, l'ordine del giorno che abbiamo concordemente presentato
perché lo ritengo giusto; voterò, altresì, l'ordine del giorno presentato dal Consigliere
Ferrante. Infatti, pur non condividendo – lo dico a verbale - molte delle cose a cui fa
riferimento (soprattutto nella parte del considerato, ma anche nell'impegnativa, che
ritengo superata dal fatto che ci sono state ulteriori questioni), credo che si debba
lottare per la dignità e i diritti del lavoro. Ritengo le due frasi non in contrasto, né
nell'ordine del giorno del Partito Democratico, né in quello presentato dagli altri
Consiglieri e siccome i diritti, le leggi e la Costituzione sono rappresentati in
entrambi gli ordini del giorno, per coerenza comunico che voterò a favore.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Petrarulo.

PETRARULO Raffaele
Sono in difficoltà, oggi, Consigliere Ferrante, e sa perché? Perché lei ha presentato,
in data 23 giugno 2010, un ordine del giorno con il quale denunciava la gravità dei
fatti accaduti a Pomigliano. Oggi, 12 luglio, vedo in discussione un altro ordine del
giorno, presentato dal Partito Democratico, molto più edulcorato del nostro, e dico
"nostro" perché, se l'avessi presentato io, sarebbe stato ben peggiore di quello
presentato da lei, Consigliere Ferrante.
Non ritengo opportuno, però, in questa sede, andare a copiare gli ordini del giorno
già presentati: credo che occorra, invece, allinearsi all'ordine del giorno riguardante
la linea politica adottata a Pomigliano, con quegli aggiornamenti che le avevo
indicato quel giorno in cui le chiesi di non ritirare l'ordine del giorno, ma di portarlo
in Aula (ovviamente, non per avere uno scontro).

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Consigliere Petrarulo, la invito a rivolgersi a me.

PETRARULO Raffaele
Presidente, il Consigliere Ferrante è del suo stesso partito, non se ne abbia a male.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Lo so, però lei formalmente deve rivolgersi a me.

PETRARULO Raffaele
Credo che convenisse portare quell'ordine del giorno in Aula già allora, in modo tale
che gli accorgimenti fossero subito adottati.
Non sono d'accordo con il Consigliere Lavolta, quando dice che la politica deve star
fuori dagli accordi, in presenza di concertazione: credo, piuttosto, che la politica
debba entrare nell'accordo, quando questo è frutto - e l'ho scritto anche su CittAgorà
- di ricatti e intimidazioni da parte di imprenditori che fanno leva sulla crisi generale
per vincere le resistenze dei lavoratori italiani.
Il patto di Pomigliano non è un patto tra imprenditori e lavoratori, stilato attorno a un
tavolo alla presenza delle Organizzazioni Sindacali: qui si stanno decidendo le sorti
dello Statuto dei Lavoratori e dei lavoratori dipendenti.
Dice bene il Consigliere Cassiani, quando dice che gli strumenti per controllare e
verificare esistono. E allora, se ci sono medici compiacenti che firmano certificati a
lavoratori che, in realtà, stanno bene, dichiarando il falso, questi vanno denunciati.
Vorrei anche sapere che fine hanno fatto quei dottori che hanno firmato certificati a
falsi invalidi.
Non bisogna colpire il lavoratore che sta male e sta a casa qualche giorno, bisogna
colpire i medici conniventi. E' qui che deve intervenire la politica, Consigliere
Lavolta; non deve, secondo me, auspicare quanto scritto nel contratto finale
nell'ordine del giorno (che ritengo giusto, ma molto edulcorato).
Condivido totalmente quanto riferito dal Consigliere Ferrante, sia a livello personale,
sia come membro di partito.
Credo che la classe politica debba schierarsi in questo senso: non si può accettare ciò
che è avvenuto a Pomigliano. Pomigliano deve rimanere un caso isolato: il fatto che
si sia trovato il modo di ricollocare quella fabbrica non ci obbliga, ora, a calare le
braghe su tutto.
L'imprenditore fa l'imprenditore, l'operaio fa l'operaio: i Sindacati, allora, devono
fare i Sindacati. Come riferito dal Consigliere Ferrante, non è possibile che le
persone, dopo sette ore di lavoro, non possano avere una pausa. Stiamo scherzando?
Siamo a questi livelli e cerchiamo la concertazione sull'ordine del giorno?
È questo il motivo per cui dissi al Consigliere Ferrante di portare subito in Aula
quell'ordine del giorno, perché era cogente, immediato. Oggi, votiamo due ordini del
giorno che sono aria fritta.
Il mio voto sarà favorevole ad entrambi, perché l'uno non esclude l'altro,
semplicemente uno è precedente e l'altro è successivo. Anch'io avrei potuto
presentarne uno ieri, ma non l'ho fatto, perché il primo ordine del giorno
sull'argomento è quello presentato dal Consigliere Ferrante, al quale penso si potesse
aggiungere qualcosa, perché imperfetto, come ogni cosa. Sicuramente, si sarebbe
potuto agire in modo diverso; in ogni caso, la critica e il fatto di non votare a priori
quell'ordine del giorno dimostrano che si sta votando contro la libertà di quei
lavoratori tutelati dallo Statuto dei Lavoratori, approvato dalla legge italiana diversi
anni fa.
Per questo motivo dico che il voto di oggi è importante: non è importante chi l'abbia
presentato (Partito Democratico, Rifondazione Comunista, Italia dei Valori o API),
ma ciò che viene scritto in esso.
Personalmente ho firmato quell'ordine del giorno in tempi non sospetti e penso che
delimiti correttamente le linee politiche da seguire. La politica deve entrare negli
accordi sindacali, quando questi ledono i diritti dei lavoratori, non quando l'accordo
è già stato assunto nella fabbrica stessa, tramite diritti acquisiti che non applicano
correttamente lo Statuto dei Lavoratori circa, ad esempio, le pause, i beni, i premi di
produzione. La politica faccia il suo mestiere, entrando nel merito di queste
decisioni: diversamente, a che cosa serve e a che cosa serviamo noi, qui? Soltanto a
votare e a far passare il tempo?
Per quanto riguarda, quindi, l'ordine del giorno presentato dal Consigliere Ferrante,
Italia dei Valori, da me rappresentata in Consiglio Comunale, voterà a favore.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Bruno.

BRUNO Giuseppe Maurizio
Sarò molto breve.
Voglio ringraziare il Consigliere Ferrante e congratularmi per il suo intervento,
innanzitutto perché, al di là di quello che può essere il parere finale sulla sua
proposta, è un intervento che sottolinea i punti di vista di chi la fabbrica l'ha vissuta e
di chi certe problematiche le conosce sicuramente meglio di molti di noi che siamo
seduti in questa Aula, e già soltanto per questo motivo non può essere assolutamente
trascurato; in secondo luogo, per il modo con cui lo ha esposto, con severità,
passione e chiarezza, dando una lettura per suo conto esatta, per me sicuramente vera
(non verosimile, ma vera) di quella che è la situazione dei lavoratori in questo
momento in questo Paese. E' altrettanto vero, però, che la sua proposta è superata,
come molti Consiglieri hanno già sottolineato.
Per quanto riguarda, invece, il documento proposto dal Partito Democratico, non se
ne abbiano a male i Consiglieri, però mi sento di dire che è una sorta di ovvietà,
inserite in un documento, che diamo per scontate e nella cui sottolineatura non credo
quest'Aula oggi debba perdersi più di tanto: credo che le cose o si fanno o non si
fanno, o si dicono o non si dicono.
Il Consigliere Petrarulo sosteneva che la politica deve fare qualcosa e oggi lo può
fare, ma, purtroppo non siamo noi dal Consiglio Comunale che la possiamo fare.
Tante volte, trovano difficoltà a farla anche i Governi nazionali e i Parlamenti, per
una semplice questione: ormai le regole economiche viaggiano per sistemi
internazionali, non c'è un organo politico internazionale che possa porre regolamento
a questo.
Noi, come Moderati (almeno, io personalmente lo farò, ma credo che anche i miei
Colleghi prenderanno la stessa strada), ci asterremo per tutti e due i documenti,
cercando di invitare ognuno di noi a comprendere la realtà in cui vive e quella in cui
può combattere.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Olmeo.

OLMEO Gavino
Mi è sembrato di capire che qualche Consigliere che mi ha preceduto denunciasse il
fatto che si è cercato di affrontare in termini troppo semplicistici e un po' troppo
"sbarazzini" (ma non è stato utilizzato questo termine) il tema.
Personalmente, ho l'impressione esattamente contraria, cioè che si sia voluto, in
queste settimane (cioè da quando il Consigliere Ferrante e altri Colleghi hanno
presentato l'ordine del giorno), complicare eccessivamente quella che era la loro
richiesta. La loro richiesta era, secondo me, semplicissima, e come tale andava presa:
loro chiedevano e chiedono al Sindaco di esprimere alla FIAT l'invito a riaprire il
negoziato su Pomigliano. Credo che questo lo chiedano tutti, anche se ho sentito gli
interventi di alcuni dei firmatari che, parlando di questo stesso documento, lo hanno
definito "il documento di Rifondazione": a questi ricordo che anche loro hanno
firmato quel documento, pur prendendone quasi le distanze adesso. In ogni caso,
ognuno vota quello che ritiene opportuno.
Il Consigliere Ferrante e gli altri Consiglieri firmatari di questo documento, dunque,
hanno chiesto e chiedono al Consiglio Comunale, in maniera - secondo me - molto
semplice e chiara (perché tutte le accuse possono essere fatte a questi Consiglieri - ad
esempio li si può accusare di essere succubi della FIOM o di essere estremisti - ma
non quella di non essere semplici e chiari nella loro richiesta), di chiedere al Sindaco
di esprimere alla FIAT l'invito a riaprire il negoziato su Pomigliano su nuove basi,
con l'obiettivo di raggiungere il consenso della FIOM (non c'è scritta la parola
"FIOM", ma è palese il riferimento a chi non ha firmato l'accordo), consenso che
rappresenta una condizione necessaria per il buon funzionamento della fabbrica, nel
senso che la fabbrica non funziona se non c'è il consenso della FIOM.
La loro posizione mi sembra chiarissima.
Con altrettanta chiarezza, allora, esprimo la mia: sono contrario, contrarissimo, al
fatto che il Sindaco vada ad esprimere, a nome del Consiglio Comunale di Torino,
questa posizione alla FIAT.
Per quanto riguarda l'altro documento, Presidente, ricordo che io ci sono già passato
in questo Gruppo, un Gruppo al quale davvero sono affezionato, un Partito che ho
contribuito a fondare e se me ne sono andato è proprio per non dover firmare più
questo genere di cose, e lo dico con tutto l'affetto possibile e immaginabile, nel senso
che davvero voglio bene ad ognuno dei miei Colleghi del PD e a chi ha posizioni
ancora più autorevoli, ma ritengo molto più opportuno che, alla fine, alcuni votino a
favore e altri contro, e fine della questione.
Il fatto di pensare, invece, di risolvere il problema votando tutti insieme,
appassionatamente, un documento che auspica che si trovino sempre soluzioni capaci
di assicurare produttività nel rispetto dei diritti che la Costituzione e la legge
riconoscono ai lavoratori, mi sembra un'ovvietà. Presentiamo, allora, domani, anche
un ordine del giorno nel quale diciamo che tutte le mamme devono voler bene ai loro
bambini o un altro nel quale si dice che è giusto che il Segretario Generale, dopo anni
di onorato servizio, vada in pensione. Non è che, ogni volta, si può votare l'ovvio,
semplicemente perché viene presentato.
Quindi io, per dirla alla maniera del Consigliere Grimaldi (una maniera molto
veltroniana che ho visto che ha influenzato anche il Consigliere Petrarulo), voterò
contro la proposta di ordine del giorno del Consigliere Ferrante, ma anche mi asterrò
dalla proposta presentata dal PD.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Silvestrini.
Le ricordo, Consigliere, che dispone di tre minuti di tempo.

SILVESTRINI Maria Teresa
Li userò per fare una breve analisi del testo, così come si potrebbe fare a scuola.
Nell'ordine del giorno del PD, la prima frase, da "Considerato che", è copiata
integralmente dall'ordine del giorno che ha come primo firmatario il Consigliere
Ferrante. Stessa cosa vale per la frase "Convinti che".
Dobbiamo, allora, segnalare l'afasia del PD, che non è nemmeno capace di proferire
parole originali su un qualche cosa che riguarda il problema del lavoro in Italia, che
fa talmente fatica a parlarne che non riesce nemmeno a scrivere qualche cosa che non
sia copiato. Semplicemente, il PD fa un "copia e incolla" dal nostro ordine del
giorno.
Il contributo originale dell'ordine del giorno del PD, del famoso documento del PD,
è rappresentato da ben quattro righe e mezzo!
Qui non posso che concordare con il Consigliere Olmeo: avremmo potuto, allora,
scrivere che tutte le mamme sono belle o che ci piacciono le caramelle!
Non si capisce dove quest'ordine del giorno si distingua da quello del Consigliere
Ferrante. Il Consigliere Ferrante, dopo aver richiamato giustamente l'importanza del
fatto che la politica si esprima su una vicenda così importante come quella di
Pomigliano, esprime solidarietà ai lavoratori; il PD, invece, esprime, innanzitutto,
ossequio alla FIAT, poi passa a preoccuparsi genericamente per qualcosa, infine
scrive l'ultima frase, nella quale assolutamente non si capisce di che cosa stia
parlando.
A mio modo di vedere, l'atteggiamento del PD in quest'Aula è diventato veramente
patogeno. Patogeno significa generatore di patologia: patologia mentale negli
elettori, che non possono più riconoscersi in un partito fortemente ambiguo, che dice
tutto e il contrario di tutto, senza preoccuparsi minimamente della propria pregnanza
e coerenza. Lo credo, allora, che gli elettori di sinistra sono disorientati, lo credo che
gli elettori di sinistra non sanno più dove guardare, lo credo che gli elettori di sinistra
non trovano più rappresentanza nelle istituzioni!
Non trovo degno di questo Consiglio Comunale quest'ordine del giorno!
Scusate, ma sono indignata.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Lo Russo.

LO RUSSO Stefano
Se il Consigliere Silvestrini concentrasse maggiormente le sue energie, anziché per
attaccare il partito di maggioranza relativa di questa Città, per occuparsi di questioni
inerenti a quello che dice di starle a cuore, cioè la tutela dei lavoratori, forse farebbe
bene. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Sarebbe troppo semplice scendere
nella polemica, per il tenore e i contenuti degli interventi
che si sono succeduti in quest'Aula oggi e per la rappresentazione caricaturale che è stata data
sulla posizione politica espressa dal Gruppo del Partito Democratico nell'ordine del
giorno firmato dai suoi Consiglieri, in relazione a qualcuno che qui è dalla parte della
FIAT e a qualcuno che qui è dalla parte dei lavoratori.
È caricaturale questa raffigurazione, è ridicola e non fa onore all'intelligenza di chi è
intervenuto in quest'Aula e non fa onore a quest'Aula.
Affinché sia molto chiara, credo che vada ribadita la posizione del Gruppo del PD:
noi qui, grazie al cielo, ci troviamo in uno Stato di diritto, in uno Stato in cui c'è una
Carta Costituzionale, in cui ci sono leggi dello Stato e organi preposti a farle
rispettare.
Se quello che è accaduto a Pomigliano è all'esterno della compatibilità normativa
delle leggi dello Stato italiano, è lì che deve intervenire la politica, Consigliere
Petrarulo: non in Consiglio Comunale a Torino, ma nelle sedi proprie, nel
rispetto dei luoghi. Lei qui, in Consiglio Comunale, svolge attività politica (se decide
di svolgere attività sindacale, svolga attività sindacale): ritengo, quindi, opportuno
che il richiamo all'impegno della politica nelle relazioni sindacali sia fatto nelle sedi
proprie.
Dicevo: c'è la legge dello Stato che effettivamente dirà se quello che è successo a
Pomigliano è compatibile o meno con l'ordinamento. Qualora non fosse compatibile,
è del tutto evidente che abbiamo organi che lo diranno. E qualora ci fosse
un'esigenza di modificare la legge, la sede propria, cioè il Parlamento nazionale, se
ne occuperà.
Credo che il problema vero (che dovrebbe far interrogare, innanzitutto, i Sindacati e i
lavoratori iscritti a questi Sindacati) sia la costante dicotomia di linea strategica tra
alcune confederazioni sindacali che, alla lunga, non produce altro che
l'indebolimento complessivo della rappresentanza sindacale e va esattamente contro
quello che dovrebbe essere, invece, il primo e unico fine dell'attività sindacale, cioè
la difesa dei diritti dei lavoratori.
Credo che l'ordine del giorno che ha come primo firmatario il Consigliere Ferrante,
scendendo nell'arena e schierandosi apertamente per una posizione politica che è
quella che, legittimamente - ci mancherebbe altro -, è stata espressa dalla FIOM
sull'accordo di Pomigliano, commetta un errore di fondo, che è esattamente quello di
scendere nell'arena, schierandosi e facendo il tifo per una delle soluzioni.
Credo che, invece, l'ordine del giorno del Partito Democratico, in questo senso,
stabilisca quelli che sono i giusti paletti entro cui si deve muovere l'iniziativa
politica, per cui è proprio il centrosinistra che deve riconoscerne il valore, caro
Consigliere Silvestrini: questo è uno Stato di diritto dove esiste una legge dello Stato,
esiste una Costituzione repubblicana. Allora, se esiste una compatibilità con le leggi
dello Stato e la Costituzione repubblicana, per quello che mi riguarda, nelle sedi
proprie si fanno le battaglie, senza accuse di faziosità per nessuno che, con grande
determinazione, per quello che mi riguarda (e credo di interpretare il pensiero di
molti Colleghi), rispediamo con grande vigore al mittente.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Zanolini.

ZANOLINI Carlo
La mia è anche una dichiarazione di voto: voterò a favore dell'ordine del giorno
presentato dal Consigliere Ferrante, perché ha portato alla ribalta un problema che,
probabilmente, stavamo dimenticando, cioè le condizioni a volte ingiuste dei
lavoratori. Ricordo che, nella pubblica amministrazione, alcune soluzioni erano già
state tentate, quando si è deciso di non pagare i primi tre giorni di malattia dei
dipendenti delle ASL. Personalmente non concepisco il fatto che lo stesso infermiere
che talvolta lavora per dodici ore consecutive, non riuscendo nemmeno a pranzare,
veda il proprio stipendio decurtato, nel momento in cui si ammala.
Ritengo che in quest'Aula si debba fare non soltanto amministrazione, ma anche
politica, perché altrimenti, così come sostenuto dal Consigliere Petrarulo, che cosa ci
stiamo a fare noi, qui? Credo che non dobbiamo occuparci soltanto della viabilità o
delle varianti urbanistiche: questo piccolo organismo che è il Consiglio Comunale
deve, invece, dare un segnale in questa direzione.
Visto che i problemi dei diritti dei lavoratori sono stati portati in Aula, voterò
favorevolmente l'ordine del giorno presentato dal Consigliere Ferrante, che
ringrazio.
Per quanto riguarda, invece, l'ordine del giorno del Partito Democratico, mi chiedo
come si possa non votarlo. E' vero che si tratta di un ordine del giorno pieno di
ovvietà, ma sono ovvietà che ritengo condivisibili. Mi rendo conto dello sforzo fatto
dal PD per arrivare a questa sintesi: ritengo che, se nel centrosinistra ci fosse più
sintesi, probabilmente non sarebbe ridotto com'è ridotto attualmente.
Riconoscendo lo sforzo fatto per unire le varie anime che animano il Partito
Democratico e la nostra società, credo che quell'ordine del giorno debba
essere premiato con un voto a favore. Qualcosa in più si doveva scrivere, ma forse,
più di questo, il PD non poteva ottenere.
Il mio voto sarà favorevole ad entrambi gli ordini del giorno.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Lonero.

LONERO Giuseppe
Intervengo semplicemente per manifestare il mio assenso e la mia condivisione, in
linea di principio, sull'ordine del giorno presentato dal Consigliere Ferrante.
Obietto semplicemente che il destinatario è quello sbagliato, perché l'invito al
Sindaco a parlare con FIAT è un invito assolutamente inutile. L'invito dovrebbe
essere sì rivolto al Sindaco, ma perché parli con il Governo, perché, signori, da
troppo tempo - e le ultime vicende lo stanno confermando - stiamo assistendo a un
fenomeno preoccupante: il fatto che la politica industriale, in Italia, non è più fatta
dal Governo (in particolare, questo Governo sta abdicando da questa sua volontà e da
questa sua potestà).
La politica industriale la sta dettando FIAT al Governo.
Quando FIAT, all'inizio di quest'anno, ha minacciato di mettere in cassa
integrazione tutti i suoi dipendenti, anche gli impiegati, a fronte di un mancato
rifinanziamento degli incentivi per la rottamazione, quello che cosa è, se non un
dettare una politica industriale al Governo? Che cosa è, se non un ricatto di chiusura
dell'azienda, e quindi il conseguente licenziamento di migliaia e migliaia di operai ed
impiegati, a fronte di un tornaconto assolutamente personale, inteso come ad hoc per
quella azienda?
Le trattative tra azienda e Sindacati sull'accordo che poi, alla fine, è stato approvato
anche dagli operai con il referendum stavano nella legittima potestà dell'industriale,
del datore di lavoro, e il rispetto della volontà degli operai è quasi un dovere morale,
a questo punto, sia da parte del Governo, sia da parte del datore di lavoro stesso.
Quindi l'invito e il mio breve intervento, Presidente, andavano in questa direzione,
per annunciare il mio voto favorevole, ma sottolineando che il destinatario di questa
raccomandazione, di questo invito di maggiore attenzione verso il mondo del lavoro
non deve essere FIAT (perché se anche qui, in quest'Aula,ci rivolgiamo a FIAT
come interlocutore privilegiato su questi temi non facciamo altro che confermare
quello che dicevo prima, Consigliere Ferrante, cioè che l'interlocutore, in tema di
politica industriale nazionale, è FIAT, anziché il Governo). Siccome questa
situazione perdura da diversi anni, credo che si debba cambiare.
Un segnale più forte, forse più forte di questo ordine del giorno, sarebbe stato,
invece, sottolineare al Governo la necessità che si riappropri della sua capacità
contrattuale e della sua capacità di progettazione politica in questo ambito.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Ferrante.
Ricordo che dispone di tre minuti, di cui ha già utilizzato una parte.

FERRANTE Antonio
Se dovessi rispondere a tutti gli interventi effettuati oggi in Aula, tre minuti
sarebbero pochissimi.
Mi fa molto piacere, lo dico con estrema sincerità, che si sia giunti in quest'Aula a
discutere anche di questioni riguardanti il mondo del lavoro, e non soltanto di
varianti urbanistiche e così via. Questo è un dato di grande soddisfazione per me.
Ringrazio, però, anche il Consigliere Lonero, che nel suo intervento mi suggeriva di
rivolgermi al Governo, organo superiore in questo Paese, per quanto riguarda le
istanze che, in qualche modo, mancano sulle politiche industriali. Concordo con lui
da questo punto di vista. Ho, però, invitato il nostro amato Sindaco, che non ricordo
da quanto tempo manchi da Mirafiori, però certamente dalle ultime elezioni, quattro
anni e mezzo fa. Ricordo, anzi, un altro particolare: al mattino, alle ore 5.30, davanti
alla Porta 2, all'ingresso dei lavoratori, durante le ultime elezioni regionali.
La questione del lavoro coincide con le politiche del lavoro, con la politica. Non è un
caso, quindi, che si presenti in questo Consiglio Comunale un ordine del giorno che
esprime solidarietà al lavoro e al mondo del lavoro, e io l'ho presentato con molto
orgoglio.
Voglio ricordare a chi non sa che cosa significhi tenere in mano un avvitatore per
sette ore che, negli anni passati, si sono aperte vertenze, nei luoghi di lavoro (lo ha
riferito anche l'avvocato Cassiani), che coinvolgevano lavoratori affetti da tendiniti,
tunnel carpale e così via, vertenze che hanno rappresentato un costo per la società;
c'è, dunque, attinenza con la politica, perché ritmi di lavoro esasperati possono
rendere le persone invalide, possono provocare malattie fisiche e psichiche.
Voglio ricordare che il sottoscritto, negli anni, ha lavorato per cercare di mantenere
un'unità sindacale, ma questa si mantiene soltanto grazie ai lavoratori. Faccio
l'esempio del contratto dei metalmeccanici, per il quale si è chiesto più volte un
referendum che permettesse ai lavoratori di esprimersi, considerando che, nel nostro
Paese, il salario è sempre più basso, e non lo dice il Consigliere Ferrante, lo ha detto
l'OCSE la settimana scorsa. A livello europeo, la competitività si ottiene attraverso
investimenti, sia sui prodotti, sia sugli uomini.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Consigliere Ferrante, la invito a concludere.

FERRANTE Antonio
Un'ultima cosa, caro Presidente: visto che non intervengo quasi mai, mi conceda la
possibilità di farlo, almeno quando sono toccati gli interessi delle persone che
soffrono.
Voglio anche ricordare che, in questo momento, tre lavoratori di Melfi si trovano in
sospensione cautelare, dato che, in quella città, hanno aumentato la produzione del
10%, senza concordarlo con nessuna organizzazione sindacale.
Evidentemente, in questo Paese è il profitto che prevale, non i diritti.
Concludo il mio intervento, auspicando che il Sindaco si faccia promotore di questa
iniziativa che, in qualche modo, va nella direzione della salvaguardia dei lavoratori:
non dimentichiamo che il Consiglio Comunale, la Provincia e la Regione hanno dato
a FIAT 67 milioni di Euro.
Credo, quindi, che FIAT debba essere rispettosa di questa Istituzione.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Abbiamo terminato la discussione congiunta dei due ordini del giorno.
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