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Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 28 Giugno 2010 ore 12,00
Paragrafo n. 18
DELIBERAZIONE DI INIZIATIVA POPOLARE 2009-01905
RICONOSCIMENTO DELLE UNIONI CIVILI. APPROVAZIONE REGOLAMENTO.
Interventi

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Passiamo all'esame della seguente proposta di deliberazione di iniziativa popolare n.
mecc. 200901905/002, presentata in data 27 febbraio 2009, avente per oggetto:
"Riconoscimento di pari opportunità per le unioni civili. Approvazione
Regolamento"

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Comunico che in data 9/06/2010 la Conferenza dei Capigruppo ha rimesso il
provvedimento in Aula.
Avevamo già iniziato la trattazione di questo argomento, poi sospesa in attesa del
Consigliere Lonero, come giustamente ha ricostruito il Capogruppo Giorgis nella
precedente dichiarazione. Chiedo se ci sono degli interventi di merito generale
sull'insieme della deliberazione, e successivamente sull'illustrazione degli
emendamenti.
(INTERVENTO FUORI MICROFONO). Sono dieci minuti, è una deliberazione.
La parola al Consigliere Ghiglia.

GHIGLIA Agostino
Volevo ancora ringraziarvi per non averci dato la possibilità di entrare maggiormente
nel merito del dibattito. Avete buttato via tante settimane, tanti giorni, tanti Consigli
Comunali per litigare tra di voi; credo che una settimana di rinvio non avrebbe fatto
male a nessuno, soprattutto non avrebbe fatto male alla serietà del dibattito.
Devo dire peraltro che, per quanto ci riguarda, noi non parteciperemo al voto di
questa deliberazione perché la riteniamo una farsa giuridica.
È evidente che questo è un tema importante, che tocca molte sensibilità, che deve
essere trattato con serietà, ma deve essere trattato con serietà nelle sedi proprie. Far
finta di trattarlo seriamente in una sede impropria quale quella di un Consiglio
Comunale, a mio modesto avviso significa irridere le sensibilità di quelle persone che
si sentono unite da vincoli affettivi, ma non hanno condiviso un percorso
matrimoniale.
In buona sostanza è una presa in giro, ed è una presa in giro proprio nei confronti di
quelle situazioni che voi maldestramente e malamente tentate o tenterete di tutelare.
Anzi diciamolo chiaro e forte subito: di non tutelare, perché questa proposta di
deliberazione non rappresenterà alcun tipo di tutela nei confronti delle unioni civili.
Quindi si tratterà di un fatto di pura forma, mancherà completamente la sostanza,
forse accontenterete una parte della vostra sempre più riottosa maggioranza. Forse
questo vi potrà assicurare qualche settimana in più di pace sociale e, forse, il
mantenimento qualche volta in più del numero legale in questa Assemblea; però
sicuramente a livello sostanziale voi non fissate alcunché, ed è per questo che a noi
non sembra una cosa seria.
Ci sono diritti costituzionalmente garantiti che devono essere riconosciuti a tutti, ma
ci sono delle sedi in cui questi diritti possono essere dibattuti per prendere delle
decisioni che abbiano poi anche un valore giuridico. Ci sono invece delle prese di
posizione propagandistiche, puramente politiche, che servono per dare un po' di
palcoscenico nel grande teatrino della politica (a cui non mi sottraggo neanche io, per
carità, perché sono consapevole che spesso è un teatrino), affinché qualcuno possa
farsi interprete di presunti diritti.
E i diritti sono presunti, perché ognuno di noi è libero di pensarla in maniera
differente, ma per me il diritto prioritario ineliminabile è quello che deve essere
garantito alla famiglia naturale, già garantito dalla Costituzione. Per quanto riguarda
le altre unioni civili, non voglio neanche entrare nel merito, perché significherebbe
dare una legittimazione, una dignità all'atto che voi state per votare.
Invece questo atto non ha nessun tipo di legittimazione giuridica e nessun tipo di
dignità politica. È una pura sparata propagandistica, lo fate per tenere insieme i
cocci, perché questo non è un Consiglio Comunale, ma è un assemblaggio tenuto
assieme con la colla. Un insieme di cocci di un vaso che ogni tanto si sfascia:
dovreste essere 34 in Aula, quando siete 26 potete cantare l' "Internazionale" per tre
giorni, ubriacandovi di vodka per la felicità.
Quindi perché fate queste cose? Per dare un segnale ad alcuni che sono interessati a
ottenere qualcosa. Sono interessati a buttare lì un sasso, che da un punto di vista
culturale potrebbe anche essere interessante, accontentandosi di dire che il Consiglio
Comunale di Torino ha approvato il regolamento sulle unioni civili, che non servirà
assolutamente a nulla e a nessuno.
Voi vi accontentate di questo, perché si sa che ormai in questa Città il centrosinistra
dimostra di essere abbastanza privo di sostanza (ma ognuno ha i suoi guai). Quindi,
date un po' di spazio alla forma, giocate un po' su principi, sentimenti e sensibilità, e
fate di quest'Aula un teatro. Peccato che non ci sia il pubblico che assista a questa
pura farsa giuridica.
Per questi motivi noi non parteciperemo al voto, perché partecipare al voto, entrare
nel merito del dibattito significherebbe dare legittimazione e dignità a quello che non
ha né legittimazione né dignità politica.

CALGARO Marco (Consigliere f.f. di Presidente)
La parola al Consigliere Lo Russo.

LO RUSSO Stefano
Io cercherò di utilizzare il tempo previsto anche per la discussione sugli
emendamenti, facendo un intervento unico.
La delibera oggi in discussione consente di svolgere una riflessione articolata su uno
dei temi più controversi del dibattito politico degli ultimi anni, e per questo credo che
il Consiglio Comunale debba essere grato ai cittadini proponenti il dibattimento.
Come afferma il professor Angelo Mattioni, costituzionalista della Cattolica di
Milano, in un bell'articolo pubblicato su "Aggiornamenti sociali" del giugno 2008, lo
specifico riconoscimento costituzionale dei diritti della famiglia come società
naturale fondata sul matrimonio, articolo 29 della Costituzione, pone il problema
innanzitutto della legittimità costituzionale di un eventuale intervento legislativo che
si proponga di tutelare come formazione sociale un'unione tra persone la cui
rilevanza giuridica si ricolleghi esclusivamente ad un fatto, cioè la sufficiente
stabilità dell'unione stessa, e non si fondi su una manifestazione di volontà, come ad
esempio accade nel matrimonio.
La nostra Costituzione propone un modello istituzionale di un rapporto di coppia, la
famiglia fondata sul matrimonio, che assume responsabilità, garantite anche dal
diritto, di fronte alla società in cui vive, e concorre a promuovere l'interesse
generale. La famiglia di cui all'articolo 29 finisce così con l'assumere una rilevanza
oggettivamente pubblica.
È sulla base di questo presupposto sostanziale che si può affermare che la famiglia
come società naturale assume uno status differenziato rispetto ad ogni altra forma di
convivenza, promossa e tutelata dalla Costituzione nella sua specificità. Come
opportunamente ricordato nella delibera, la Corte Costituzionale ha affermato però
anche il valore sociale delle convivenze di fatto, ai cui membri deve essere
riconosciuta la titolarità di diritti e di doveri, e ha legittimato l'ipotesi di una legge
ordinaria che disponesse in questo senso, quando le convivenze presentano i caratteri
di durata e di relativa stabilità.
La Corte ha ritenuto che il loro fondamento costituzionale fosse da rinvenire
nell'articolo 2 della Costituzione (peraltro citato in delibera), il quale prescrive che
alla persona debbano essere riconosciuti i diritti inviolabili e imposti doveri
inderogabili sia come singolo, sia nelle formazioni sociali in cui si svolge la sua
personalità, escludendo esplicitamente la generalizzata estensione delle norme che
configurano la condizione giuridica della famiglia di cui all'art. 29 ad altre forme di
convivenza.
Va sottolineato che è la stabilità il dato a cui la Corte Costituzionale ricollega il
necessario riconoscimento di un rapporto che dà fondamento all'esercizio dei diritti e
all'adempimento dei doveri. E se si fa riferimento quindi alla stabilità, risultano
sostanzialmente irrilevanti le caratteristiche dei membri che fanno parte della
formazione sociale.
Si apre così la via a una pluralità di ipotesi che possono includere convivenze
amicali, parentali, di persone di sesso diverso e di persone dello stesso sesso. In
effetti una convivenza di qualunque tipo che si svolga con una sufficiente
apprezzabile continuità, è certamente indice di un particolare rapporto affettivo che
dà fondamento naturale ad una reciproca solidarietà, che l'ordinamento può (e noi
aggiungiamo "deve") specificare in diritti e doveri giuridicamente rilevanti.
In definitiva la rilevanza di una convivenza stabile e il riconoscimento di diritti e di
doveri dei suoi membri, costituisce un contributo all'affermazione di valori di
solidarietà che risultano socialmente apprezzabili e quindi giuridicamente tutelabili.
Inoltre proprio perché si riconosce nella stabilità la fonte di questi diritti e doveri,
risulterebbe contrario al principio di eguaglianza escludere da queste garanzie certi
tipi di convivenze, in particolar modo quelle tra persone dello stesso sesso. D'altra
parte il riconoscimento dei diritti fondamentali della persona è istanza morale prima
che garanzia costituzionale.
Alcuni problemi rimangono ancora da affrontare. Il primo consiste nel chiedersi se la
tutela di questi diritti e l'adempimento dei relativi doveri trovino una più puntuale
protezione riconoscendo un rapporto stabile, oppure prendendo in considerazione il
singolo soggetto in quanto tale. Il riconoscimento comunitario di un rapporto sulla
base di una documentata stabilità, offre una più stretta relazione tra diritti e doveri ed
è dunque presupposto indispensabile per rendere efficace la realizzazione di diritti
fondamentali da far valere nei riguardi dell'universalità dei soggetti.
Secondariamente si pone il problema di individuare una forma giuridica di
riconoscimento che non si ponga in contrasto con altri valori costituzionali, e in
particolare con il modello di famiglia di cui all'art. 29 e con le prescrizioni dell'art. 2
in ordine alle formazioni sociali.
I modelli possibili sono tre: il ricorso a una nuova figura fondata sul consenso dei
soggetti, il rilievo pubblicistico dell'autonomia privata e per ultimo il riconoscimento
giuridico del rapporto stabile che stiamo qui sostenendo. La prima soluzione,
introducendo un vincolo assunto volontariamente, finirebbe con l'introdurre modelli
paralleli a quelli matrimoniali, in contrasto con il concetto di famiglia fondato sul
matrimonio, di cui all'art. 29 della Costituzione già citato.
Se invece si volesse far ricorso all'istituto dell'autonomia privata, non si avrebbe la
certezza di riuscire a tutelare adeguatamente ed equamente i reciproci diritti e doveri
delle parti. In particolare ne soffrirebbe la posizione del convivente debole che
l'autonomia privata, libera nei suoi contenuti, potrebbe anche non riuscire a tutelare,
non rispettando pienamente le disposizioni dell'art. 2.
Il riconoscimento del rapporto stabile si sottrae invece alla necessità di una
manifestazione di consenso, può assicurare un riferimento pieno ai diritti e ai doveri
di cui all'art. 2 della Costituzione, e costituisce strumento sicuro di individuazione
del titolo che consente l'esercizio dei diritti e l'adempimento dei doveri.
Alla fine la politica è chiamata a prendere una decisione, dicendo una parola chiara
sulla questione. Alla luce di queste considerazioni non si può giustificare il rifiuto di
qualunque disciplina legislativa delle unioni civili, soprattutto omosessuali. Nella
misura in cui non le si equipara al matrimonio ma si riconoscano a esse alcuni diritti
fondati sulla continuità di una convivenza e di una relazione affettiva, pare difficile
sostenere che un simile riconoscimento costituirebbe una svalutazione
dell'istituzione matrimoniale o una modificazione radicale dell'organizzazione
sociale.
La politica può avere tre possibili atteggiamenti nei confronti delle unioni civili: la
tolleranza pratica senza alcun intervento giuridico (come peraltro l'intervento del
Consigliere Ghiglia evidenziava), il riconoscimento legale come forme di unione
diverse dal matrimonio o l'equiparazione al matrimonio. È indubbio che la prima
opzione scelta in blocco dall'attuale maggioranza di centrodestra, purtroppo avallata
da qualche esponente autorevole del centrosinistra, è una sostanziale sconfitta della
missione stessa della politica.
Ci sembra invece che forme di riconoscimento di relazioni stabili tra persone anche
dello stesso sesso, non possano far perdere al matrimonio il riferimento essenziale al
compito procreativo ed educativo. Proprio l'essere tale unioni configurate come
relazioni a cui sono garantiti diritti e tutele diversi riaffermerebbe la centralità sociale
del matrimonio, che è collegata al compito della generazione ed educazione di nuovi
individui umani. È in questo quadro che si collocano gli emendamenti proposti alla
deliberazione di iniziativa popolare in discussione oggi, firmati dal Consigliere
Genisio.
L'abolizione di ogni riferimento al concetto di pari opportunità per le unioni civili, a
partire dal titolo stesso della deliberazione, ci pare indispensabile per chiarire la
posizione politica sul punto e condizione imprescindibile per garantire il nostro
sostegno.
La sostanziale compatibilità della proposta con l'attuale quadro normativo e in
particolare con l'articolo 4 del D.P.R. 223/89, rappresenta per noi un'ulteriore
garanzia contro azioni incompatibili con la legge e con i compiti propri della Città di
Torino. Non ci sfugge però il significato politico della deliberazione, e non abbiamo
nessuna intenzione di minimizzarne il valore simbolico di stimolo al legislatore
nazionale affinché si occupi tempestivamente della materia con la necessaria serenità
e con la saggezza, che in molti casi ha fortunatamente contraddistinto le fasi più
critiche della vita politica in questo Paese intorno a questi temi.

CALGARO Marco (Consigliere f.f. di Presidente)
La parola al Consigliere Cerutti.

CERUTTI Monica
Io sarò molto più semplice e concisa nel mio intervento, in quanto credo che questa
proposta di deliberazione sia già stata ampiamente discussa nelle Commissioni e
anche all'esterno. Certamente, come diceva il Consigliere Lo Russo, sarà il
Parlamento nazionale a legiferare in questa direzione, ma questa deliberazione ha già
un suo obiettivo importante, perché cerca di colmare quella distanza che esiste tra la
politica e la realtà sociale. E questo lo dimostrano anche i numerosi cittadini che
hanno sottoscritto questa proposta di deliberazione; cittadini di diverse età, di varie
estrazioni sociale, che ritengono questo riconoscimento un atto così naturale da non
comprendere il ritardo della politica e delle istituzioni.
In Commissione abbiamo avuto anche modo di entrare nel merito sia dal punto di
vista quantitativo che qualitativo dei nuclei che sono interessati a questa
deliberazione, e in particolare abbiamo potuto verificare che il numero dei nuclei
interessati a questo riconoscimento è considerevole, proprio perché un numero
considerevole di nuclei familiari risulta essere registrato attualmente con almeno una
persona convivente.
È chiaro che ci sono state delle considerazioni complesse rispetto, per esempio, alla
caratteristica della convivenza, su cui certamente il Comune non può entrare nel
merito; però è chiaro che, per quanto riguarda la considerazione attuale, il fatto che
questa deliberazione proponga (e può essere considerata una forma, ma la forma
diventa sostanza) per questi nuclei l'attestazione di famiglia anagrafica basata sul
vincolo affettivo è un grosso passo avanti.
Per quanto riguarda la distinzione tecnica fra le diverse tipologie di convivenza, ad
esempio quella con l'assistente familiare, meglio nota come badante, rispetto a
convivenze basate su un vincolo affettivo, è chiaro che sarà una scelta di coloro che
chiederanno queste dichiarazioni, quindi è un aspetto che riguarda la soggettività dei
singoli nuclei; però il fatto di avere questa opportunità, attualmente non prevista dalle
nostre istituzioni, è sicuramente un'opportunità che costituisce un grosso passo
avanti. Per questo noi consideriamo importante l'approvazione di questo atto, in
quanto ha un valore concreto e anche politico.
Tra l'altro, riscatta (sperando di arrivare all'approvazione) quest'Aula dalla
bocciatura che era avvenuta nel marzo 2007 - durante un Governo in sintonia con
questa Amministrazione, il Governo Prodi - di una mozione che aveva come primo
firmatario il Consigliere Bonino e sottoscritta da diversi Consiglieri, che chiedeva il
riconoscimento sostanziale delle famiglie anagrafiche in tutti i regolamenti della
Città. In quell'occasione questa mozione era stata bocciata ed era stato invece
approvato un generico ordine del giorno che chiedeva a livello nazionale di legiferare
in merito, ma sappiamo che ciò non è avvenuto. Adesso abbiamo un altro colore nel
Governo nazionale, i tempi sono cambiati e certamente arrivare all'approvazione di
questa proposta di deliberazione può, a detta di alcuni Colleghi, non avere un valore
immediatamente pratico, però rappresenta il riconoscimento formale. Dopo di che,
bisognerà comprendere se i nostri regolamenti sono coerenti con questo tipo di
riconoscimento, perché abbiamo una situazione piuttosto articolata: già alcuni
regolamenti riconoscono le unioni di fatto, proprio perché - come hanno sottolineato
diversi osservatori - oggi in molte situazioni le unioni di fatto hanno dei doveri, ma
non diritti.
Quindi un atto di questo tipo dovrebbe tendere a garantire diritti e doveri alle unioni
civili. Al riguardo, dovrà essere un preciso impegno dell'Amministrazione
uniformare i regolamenti preesistenti e prevedere per tutti i nuovi regolamenti la
coerenza con questo riconoscimento, perché non è un aspetto che seguirà in modo
cogente all'approvazione della deliberazione, ma bisognerà che ci sia questo tipo di
impegno.
Noi perciò siamo soddisfatti di essere arrivati oggi ad avere questa proposta. La volta
scorsa avevamo chiesto di posticipare questa discussione di una settimana per
verificare il contenuto degli emendamenti proposti dal Partito Democratico e dal
Consigliere Lonero; anche se avremmo preferito approvare la delibera così com'era,
perché riteniamo che (a differenza di quello che ha sostenuto il Consigliere Lo
Russo) garantire le pari opportunità non sia soltanto una questione nominalistica, ma
sia effettivamente un aspetto importante presente nel testo originale della proposta di
deliberazione. Sappiamo che le soluzioni a cui si può pervenire (ricordando anche la
bocciatura del 2007) devono tener conto delle diverse sensibilità; quindi, noi non
voteremo questi emendamenti, però è chiaro che, anche se il testo della delibera verrà
depotenziato del termine "pari opportunità", per noi avrà comunque lo scopo
fondamentale di definire formalmente l'attestazione di famiglia anagrafica basata su
vincolo affettivo, e in questo senso esprimeremo certamente il nostro voto
favorevole.
Ci riserviamo di intervenire sugli emendamenti e auspichiamo che quest'Aula sappia
dare un segnale che possa giungere anche al legislatore nazionale.

CALGARO Marco (Consigliere f.f. di Presidente)
La parola al Consigliere Domenico Gallo.

GALLO Domenico
Mi ritrovo molto nell'intervento fatto dal Consigliere Cerutti, per cui non mi ripeto.
Faccio solo alcune considerazioni di principio che attestano le motivazioni per le
quali voterò a favore di questa proposta di deliberazione di iniziativa popolare.
Ho seguito con molta attenzione l'intervento del Consigliere Lo Russo, ne ho
apprezzato il garbo e anche l'approfondimento normativo rispetto a questo tema, che
è molto importante. A me non sembra che una delibera di questo tipo debba essere
vista come qualcosa che possa creare delle contrapposizioni rispetto alla famiglia
tradizionale fondata sul matrimonio; capisco il travaglio e il dibattito che c'è nel
Partito Democratico e anche in altri partiti rispetto a questo tema, però io credo che
non ci sia assolutamente questo pericolo. Credo, invece, che stiamo parlando di
qualcosa che esiste nella società, cioè di altre formazioni sociali che necessitano
anch'esse di essere regolamentate.
Io apprezzo molto la lungimiranza dello Statuto del Comune di Torino e vorrei
leggere l'articolo citato nella proposta di iniziativa popolare per sottolinearne
appunto questa lungimiranza rispetto al tema oggetto della deliberazione; l'articolo 2
recita: "Tutelare e promuovere i diritti costituzionalmente garantiti attinenti alla
dignità e libertà delle persone, contrastando ogni forma di discriminazione; agire
attivamente per garantire pari opportunità di vita a uomini e donne e per rimuovere le
discriminazioni basate nelle tendenze sessuali". Questo è l'articolo 2 dello Statuto
del Comune di Torino, che credo sia stato capace di capire quanto stava accadendo
nella società italiana, prevedendo la necessità di una regolamentazione delle altre
formazioni sociali che esistono nella vita quotidiana. Quindi noi stiamo applicando
nient'altro che i principi del nostro Statuto.
Sull'analisi concreta di questo tema, essa nasce dall'osservazione della realtà sociale
in cui viviamo, nel senso che ciò che esiste nella società va regolamentato. Io credo
che da entrambe le parti, contrari e favorevoli, si debbano eliminare i pregiudizi che
ci sono rispetto a questo tema: ripeto, da una parte e dall'altra. Io penso che
l'attualità, cioè la vita di ogni giorno, necessiti di un intervento su questa materia.
Sul tema degli emendamenti, io li ho letti e ho grande rispetto per le cose sostenute;
però, proprio per rispetto delle persone che hanno sottoscritto quella proposta di
deliberazione di iniziativa popolare, sono costretto ad astenermi su di essi. Credo che
bisogna accettare le proposte di iniziativa popolare così come ci vengono presentate,
altrimenti quell'istituto perde senso; perché se tremila cittadini sottoscrivono una
proposta di deliberazione e se la vedono poi stravolta, credo che le istituzioni non
facciano un buon lavoro. C'è - lo dico con molta fermezza - una sorta di scorrettezza
nei confronti di queste persone, perché noi per regolamento dovremmo sentire tutti i
firmatari per poter modificare un testo deliberativo. Si può essere contrari o
favorevoli, ci si può astenere, però se andiamo a modificare il titolo di una proposta
di questo tipo io credo che non facciamo un lavoro corretto nei confronti dei
firmatari. O modifichiamo l'istituto della delibera di iniziativa popolare, oppure la
delibera di iniziativa popolare deve essere votata come ci viene presentata, così come
previsto dal nostro regolamento, altrimenti compiamo un atto di scorrettezza
istituzionale nei confronti di quei cittadini.
A me sembra che la proposta di questa deliberazione sia semplicissima e non chieda
nulla di straordinario; chiede semplicemente il rilascio da parte degli uffici di Stato
Civile di una dichiarazione di che attesti la costituzione di una famiglia basata sul
vincolo di natura affettiva. Non chiede la luna.
Altra cosa è la parità vera, concreta con la famiglia fondata sul matrimonio, così
come prevista dalla Carta Costituzionale. Ma questa previsione non esclude altre
possibilità, su questo non credo che ci siano dubbi; cioè la Costituzione nelle sue
varie articolazioni non esclude la possibilità che altre formazioni sociali vengano
riconosciute. Se non condividiamo questo principio, non applichiamo la Costituzione
italiana.
Pertanto voterò a favore della proposta di deliberazione così come è stata presentata
da coloro che l'hanno sottoscritta; mi asterrò invece sugli emendamenti, pur
ritenendo importante lo sforzo fatto dai Consiglieri, che hanno presentato gli
emendamenti, per votare comunque a favore del testo, seppure emendato.

CALGARO Marco (Consigliere f.f. di Presidente)
La parola al Consigliere Lonero.

LONERO Giuseppe
Un intervento molto breve per motivare la contrarietà a questa deliberazione di
iniziativa popolare.
Il Consiglio Comunale di Torino si trova oggi a dover votare una proposta di
deliberazione di iniziativa popolare con la quale si dovrebbe approvare un
regolamento per il riconoscimento di pari opportunità per le unioni civili. A difesa e
a sostegno di questa proposta si portano spesso, troppo spesso, argomenti che non
rappresentano i reali motivi per cui i proponenti si sono adoperati a raccogliere il
numero di firme richieste dalle norme vigenti e dallo Statuto della Città di Torino.
Infatti, a nostro avviso istituire un albo per le unioni civili, finalizzato a
salvaguardare i diritti acquisiti attraverso una lunga convivenza tra due persone per
diversi motivi, dovrebbe essere cosa ben diversa dal volere in maniera artificiosa
riconoscere le coppie di fatto, mi riferisco soprattutto alle coppie di fatto
omosessuali.
Se così non fosse, non sarebbe necessario citare nelle premesse il crescere di forme
di legami affettivi che non si concretano nell'istituto del matrimonio, perché
evidentemente quello del matrimonio o comunque di un vincolo contrattuale che
legittimi l'unione al pari del matrimonio, è il vero obiettivo che di fatto si vuole
perseguire con questa delibera.
Inoltre, se non si perseguisse in realtà il riconoscimento delle unioni omosessuali,
perché citare l'articolo 2 dello Statuto del Comune di Torino, con il quale ci si
impegna ad agire attivamente per garantire pari opportunità di vita e di lavoro a
uomini e donne, e per rimuovere le discriminazioni basate sulle tendenze sessuali?
E infine, perché altrimenti affermare - travisando le sentenze della Corte
Costituzionale - che la tutela costituzionale prevista nell'articolo 2 della Costituzione
si estende sicuramente alla fattispecie della famiglia di fatto? dimenticando che la
famiglia di fatto è comunque e sempre costituita da un uomo e da una donna, come
ha confermato proprio la Corte Costituzione in una sentenza dell'aprile scorso.
Noi della Destra abbiamo il coraggio di dire, in maniera forte, che non accettiamo
questo tentativo di stravolgimento del concetto di famiglia e denunciamo il
comportamento mistificatorio dei sostenitori di questa proposta, i quali quando
affrontano il problema citano i vantaggi per chi convive con gli anziani, anche per
assisterli, tralasciando volutamente e strumentalmente gli effetti di questo
provvedimento sulle coppie omosessuali.
Noi della Destra lo diciamo con chiarezza che la società italiana è basata sull'istituto
della famiglia intesa come unione anche di fatto tra un uomo e una donna e respinge
al mittente ogni tentativo di dare copertura legale ad ogni altra unione di conviventi,
soprattutto se a queste unioni si tenta di dare la dignità di una famiglia. Così recita la
delibera in questione allorquando propone che vengano rilasciate dichiarazioni di
stato civile che attestino la costituzione di una famiglia basata su vincoli di natura
affittiva, travalicando - Consigliere Gallo - quelle che sono le competenze del
Comune, perché nessuna legge e nessuna Costituzione hanno dato al Comune la
possibilità di dare un'accezione diversa al termine famiglia.
Per garantire i membri delle unioni di fatto - che possono convivere (come ha già
citato il Consigliere Lo Russo) per motivi amicali, parentali e, a volte, per motivi ben
diversi da quelli che si possono pensare, ad esempio per alleviare la solitudine o
addirittura combattere il carovita - ci sono a nostro avviso altri strumenti legalmente
validi previsti dal Codice Civile: basta andare dal notaio.
Ma c'è un altro motivo per cui ci opponiamo a questo provvedimento: una volta
riconosciuto il rango di famiglia alle unioni omosessuali, chi impedirà a queste
unioni di chiedere in adozione un bambino?
È anche per questi motivi che noi ci opponiamo e voteremo contro a questa proposta
di deliberazione. Aggiungo, Presidente, che siccome è venuto meno lo scopo della
presentazione degli emendamenti, ritiro tutti gli emendamenti che ho presentato per
dare la possibilità di accelerare la discussione e di pervenire subito al voto della
delibera stessa.

CALGARO Marco (Consigliere f.f. di Presidente)
La parola al Consigliere Bruno.

BRUNO Giuseppe Maurizio
Rinuncio alla parola, grazie.

CALGARO Marco (Consigliere f.f. di Presidente)
La parola al Consigliere Olmeo.

OLMEO Gavino
Il mio intervento sarà breve e non ruberò ulteriore tempo ai Consiglieri, visto che già
in Commissione ho avuto modo di esprimere la mia posizione in proposito, che
riassumerò sinteticamente in questa sede.
A mio avviso, questa proposta di deliberazione è problematica e sbagliata e non è
accettabile fin dal titolo: "Riconoscimento di pari opportunità per le unioni civili"; è
fin troppo evidente che la pari opportunità si intende nei confronti del matrimonio e
questo è semplicemente inaccettabile. Ritengo che, prima o poi, il Parlamento dovrà
legiferare per regolamentare in qualche modo queste unioni civili, ma la competenza
è del Parlamento, per cui è necessario attendere che vi provveda e, visto che approva
tante leggi, non mi spiego perché non sia ancora riuscito a trovare un accordo su
questo argomento.
A scanso di equivoci, perché già nel titolo ci sono degli elementi che potrebbero
subire delle variazioni (grazie agli emendamenti presentati dal Consigliere Genisio,
che, se non altro, cercano di ridurre il danno e, quindi, avranno il nostro voto
favorevole), come ho già spiegato in Commissione, la ragione fondamentale che mi
induce a votare contro questa proposta di deliberazione è la elementare inutilità della
stessa.
Come abbiamo avuto modo di spiegare, il cuore della proposta di deliberazione è il
regolamento che viene approvato, perché, in effetti, nel provvedimento non si fa
alcun riconoscimento, ma si approva un regolamento. Il fulcro di questo regolamento
è l'articolo n. 2: "L'ufficiale di Anagrafe rilascia su richiesta degli interessati un
attestato di famiglia anagrafica basata su vincolo affettivo".
La situazione è molto semplice: l'ufficiale di Anagrafe può rispondere soltanto ed
esclusivamente al DPR n. 223 del 1989; per qualsiasi ufficiale di Anagrafe quel DPR
è un Vangelo, esiste solo quello, non può esistere null'altro come interlocutore
legislativo. Ma ciò potrebbe avvenire già da oggi, perché chiunque, unito da vincolo
affettivo e dichiarato come tale all'Anagrafe, può recarsi all'Anagrafe e richiedere un
certificato di famiglia anagrafica, che verrà rilasciato. Si può obiettare che il Comune
di Torino non scrive sul certificato "basato su vincoli affettivi", ma questo non potrà
avvenire neanche dopo l'approvazione di questa proposta di deliberazione, perché,
affinché ciò possa avvenire, è necessaria una disposizione del direttore dei Servizi
Civici o del suo Assessore, proprio in forza di un provvedimento approvato dal
Consiglio Comunale. Ma anche qualora ciò avvenisse, sarà sufficiente il ricorso al
TAR di un qualsiasi cittadino e, immediatamente (non essendoci corrispondenza con
l'unico riferimento legislativo, cioè il DPR n. 223), saremmo di nuovo punto e a
capo. Questa iniziativa è esclusivamente politica (devo ammettere che l'intervento
del Consigliere Gallo Domenico, questa volta - lo voglio sottolineare - è corretto) e
punta al riconoscimento di pari opportunità tra il matrimonio e le unioni civili; noi
siamo candidamente contrari a questo, perché per noi la famiglia è quella basata sul
matrimonio, non ci possono essere confusioni in proposito. Attendiamo che il
legislatore certifichi in qualche modo le modalità attraverso le quali riconoscere le
unioni civili.

CALGARO Marco (Consigliere f.f. di Presidente)
La parola al Consigliere Galasso.

GALASSO Ennio Lucio
Anche io vorrei esprimere il mio dissenso a questa proposta di deliberazione, perché
è inutile ed è caratterizzata da un'insignificanza giuridica, che, però, a mio parere
arreca un nocumento sotto il profilo antropologico. Personalmente, ritengo che i mali
o le difficoltà in cui si dimenano le attuali società dipendano proprio da un
mutamento antropologico regressivo.
Vorrei fare solo qualche brevissima considerazione sotto il profilo tecnico, senza
indugiare oltre - avendo già dato la definizione del danno - sul profilo etico.
Innanzitutto, voglio ricordare che la Costituzione non la si può invocare a corrente
alternata; in questa sede, ci sono i "sacerdoti" della Costituzione quando,
giustamente, rilevano le incongruenze altrui, ma, poi, la Costituzione diventa
nuovamente un prodotto elastico quando la si vuole ricondurre ad un proprio
vantaggio ideologico.
L'articolo n. 29 della Costituzione recita: "La Repubblica riconosce i diritti della
famiglia come società naturale fondata sul matrimonio"; quindi, la Costituzione dice
che la famiglia è una società naturale fondata sul matrimonio. Debbo dire che anche
tutte le acrobazie che, spesso, si fanno invocando l'articolo n. 9 della Carta dei Diritti
Fondamentali dell'Unione Europea non hanno rilevanza, perché quell'articolo
riconosce il diritto di sposarsi e di costituire una famiglia ed afferma che quei diritti
"…sono garantiti secondo le leggi nazionali che ne disciplinano l'esercizio". La
legge fondamentale ci dice che cos'è la famiglia, ma le leggi nazionali no, quindi ciò
significa che non si può operare alcun recupero, neppure sotto quel profilo. Anche
l'articolo n. 2 diventa una materia elastica, se non viene utilizzato con raziocinio e
secondo principi di adeguatezza.
Non è possibile un'equiparazione proprio per la struttura ontologica che sta alla base
della famiglia e per la natura delle altri unioni, che non possono essere definite
"famiglia" per le ragioni che ho già detto, ma anche per un altro motivo: per la
Costituzione, la famiglia è un'istituzione sopraindividuale, mentre l'unione, come
invece è stata proposta (basata, quindi, sulla "affectio"), è una soggettività
individuale.
È pacifico che i diritti individuali e le soggettività meritino tutela; nella proposta di
regolamento che è stata presentata le aree tematiche entro le quali gli interventi sono
da considerarsi prioritari sono: casa, sanità, servizi sociali, giovani, anziani, sport e
tempo libero, formazione, scuola, servizi educativi, diritti e partecipazioni. Devo
precisare che alcune di queste situazioni sono o già superate dalla pratica, o già
previste per agevolare situazioni particolari che meritano tutela. Ribadisco, però, che
un conto è la tutela sul piano individuale, mentre un altro conto è l'equiparazione
all'idea di famiglia, che contrasta con quanto sancito dalla Costituzione.
Con queste brevi considerazioni volevo sottolineare l'inutilità di questo
provvedimento e ritengo che, alla distanza, questa proposta può essere spiegata come
un'iniziativa legittima, ma sicuramente nociva per la salute della società.

CALGARO Marco (Consigliere f.f. di Presidente)
La parola al Consigliere Genisio.

GENISIO Domenica
Non ripeterò alcuni concetti che sono già stati illustrati negli interventi precedenti,
vorrei soltanto fare un'osservazione al Consigliere Gallo Domenico e, poi, entrerò
nel merito degli emendamenti.
Personalmente, non credo di aver offeso la dignità e la volontà dei cittadini
proponenti l'atto; sono cosciente che le proposte di iniziativa popolare hanno un
percorso, ma so anche che, nel dibattito democratico, si ascolta chi propone e chi è
contrario e, quindi, si svolgono un confronto ed un dibattito sui documenti. Ciò non è
avvenuto e non è stato neanche ascoltato il Forum delle Famiglie, che ha inviato le
sue osservazioni.
Questa proposta di iniziativa popolare è stata ferma per parecchio tempo ed è vero
che ho causato un momento di rallentamento quando non ho votato la "mozione
Bonino" e non ho approvato alcuni percorsi, ma ciò è dovuto ad un semplicissimo
ragionamento: in italiano, riconoscere significa prendere atto, per esempio della
nascita di un figlio naturale, o di un'annessione di Stati, o dei cambiamenti degli stili
e dei comportamenti della società. Questi cambiamenti di stili possono produrre un
effetto per queste persone (che, però, non mi sento di considerare come famiglia solo
perché la norma non lo consente e non per il fatto che sono cattolica e che, quando si
parla di famiglia, si dice sempre che i cattolici considerano la questione sotto il
profilo etico) e non è mia intenzione sottolineare se sia positivo o negativo, come ha
fatto il Consigliere Galasso - perché non mi permetto di criticare i comportamenti
degli individui -, ma considero positivamente la volontà di queste persone di
manifestare pubblicamente e, di conseguenza (così come fanno le persone che
contraggono un contratto matrimoniale), di assumersi una responsabilità nei
confronti della società.
Per questo motivo, ho cercato di marcare una separazione netta tra il percorso della
famiglia e quello delle unioni civili. Il discorso non è sulle pari opportunità, perché le
coppie eterosessuali oggi possono sposarsi senza alcun impedimento, mentre questo
impedimento esiste per gli omosessuali; se avessimo il coraggio, dovremmo
affrontare seriamente quell'argomento. Gli eterosessuali, se vogliono seguire un
percorso diverso e non vogliono stipulare un contratto (mi riferisco al matrimonio
civile), sono liberissimi di farlo, nessuno li obbliga o li contesta. Quel vincolo, però,
non è solo affettivo fra i due soggetti - e mi ricollego a quanto, secondo me,
esprimeva correttamente il Consigliere Galasso -, ma lo è anche nei confronti della
società; attraverso quel contratto ci si assume un ruolo di tutela pubblica nei
confronti dell'altra persona e, quindi, diventa una manifestazione nei confronti della
collettività. Infatti, in tutti i documenti nazionali ed internazionali la famiglia
formalmente costituita con atto pubblico è considerata la cellula della società da tutti
gli Stati.
C'è, poi, la famiglia basata sul matrimonio religioso, ma quello è un sacramento ed è
un discorso diverso; per me rappresenta un valore aggiunto, mentre per altri è un
qualcosa che non ha alcun significato. Quello che è importante è l'accordo siglato, un
patto che si stipula con un'altra persona, ma anche nei confronti della società, tant'è
vero che quei soggetti hanno dei doveri e delle responsabilità ben precise verso gli
affini e i parenti.
Questo può sembrare un po' un paradosso, ma i depositi bancari sono considerati, in
una misura dell'80%, in capo alle famiglie e ai nuclei familiari; per cui pensate quale
rilevanza - sia sotto il profilo etico, che economico - hanno le famiglie, perché
rappresentano dei pilastri.
Ovviamente, la società è dinamica e non so che cosa potrà accadere in futuro, ma ho
cercato di cogliere questa opportunità non contestando le unioni civili, ma cercando
di ricollocarle in un contesto positivo. Per questo motivo, ho presentato gli
emendamenti e credo che il Partito Democratico abbia fatto un percorso significativo
nella direzione della lettura dei bisogni della società, delle sue diverse forme di
espressione e del riconoscimento, come diceva il Consigliere Galasso, dei diritti
soggettivi.
La maggior parte delle attività previste dal regolamento riguardano i diritti
soggettivi; forse, il diritto alla casa è un po' meno soggettivo, ma lo sono
sicuramente quello alla salute e allo studio e nei nostri regolamenti i figli naturali
delle unioni o coppie di fatto (definitele come volete) hanno già una serie di percorsi
addirittura privilegiati rispetto ai figli delle famiglie fondate sull'atto matrimoniale.
Ritengo che siamo in un campo in cui anche il Comune di Torino, oggi, abbia il
titolo per esprimersi, affinché questo gruppo di persone, che sta insieme per motivi di
natura affettiva, assuma un ruolo maggiormente pubblico e sia di supporto al bene
comune della nostra Città e mi auguro che questo provvedimento serva a sollecitare
anche un intervento da parte del Parlamento.
Come ho già detto tante volte, avrei fatto soltanto una norma (e mi dispiace per il
Consigliere Olmeo, perché dissento profondamente da quanto ha sostenuto) a favore
delle persone omosessuali che si stimano e si prendono cura l'una dell'altra, affinché
abbiano la possibilità di vedere riconosciuto non solo questo loro sentimento, ma
anche questo sostegno vicendevole (cosa che, oggi, non è possibile). Forse, non sono
ancora maturi i tempi, non credo che sia un automatismo, perché il riconoscimento
delle coppie omosessuali non è un cavallo di Troia, come qualcuno crede, ma è un
percorso che deve tener conto delle diversità. Ho cercato di non stravolgere troppo il
provvedimento con la presentazione degli emendamenti, perché sarebbe stato
scorretto da parte mia; mi sono limitata ad evidenziare che le unioni civili sono una
cosa e che il concetto di pari opportunità con un altro soggetto giuridico,
costituzionalmente riconosciuto, non era possibile.
Ovviamente, spero che approviate gli emendamenti che ho presentato (altrimenti
dovrò prendere atto di quello che l'Assemblea Consiliare voterà) e annuncio il ritiro
dell'emendamento n. 30, che proponeva di eliminare una locuzione che parla di
discriminazione; mi auguro che questa mia disponibilità vi convinca a votare
diversamente.

CALGARO Marco (Consigliere f.f. di Presidente)
La parola al Consigliere Zanolini.

ZANOLINI Carlo
Vorrei dichiarare il mio voto favorevole a questa proposta di deliberazione.
In merito alla diatriba se sia opportuno o meno presentare degli emendamenti ad una
proposta di deliberazione di iniziativa popolare, ritengo che sia assolutamente
legittimo, in quanto, pur con le dovute proporzioni rispetto al Parlamento, il
Consiglio Comunale è sovrano, nel senso che, se si vota un provvedimento, può
essere emendato.
Condivido gli emendamenti presentati dal Consigliere Genisio, in particolare il n. 7,
in quanto probabilmente nell'atto non erano state previste alcune conseguenze.
Per quanto riguarda, invece, le considerazioni più generali, chiedo umilmente scusa
al Consigliere Galasso, ma l'articolo n. 29 della Costituzione stabilisce che: "La
Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul
matrimonio" e, di conseguenza, riconosce i diritti, ma non quella famiglia in
particolare come unico modo di aggregazione affettiva con le persone. A mio parere,
quindi, non ne esclude altri (anche se, ovviamente, non sono un costituzionalista).
Ritengo che questa proposta di deliberazione (anche se, magari, potrà non avere un
significato importantissimo ed essere impugnata per quanto riguarda la sua
realizzazione), rappresenti un piccolo passo avanti nel dibattito culturale che si basa
sul dato di fatto che, ormai, non si può più parlare di famiglia tradizionale, ma di
famiglie. Infatti, il 40-50% delle famiglie, dopo un certo numero di anni, si scioglie e
questa può essere la dimostrazione, come tutte quelle scientifiche, che un certo fatto
non è poi così assodato e assolutamente puro. Il fatto che vi sia la crisi della famiglia
è accertato e, di conseguenza, questa istituzione può anche essere messa in
discussione e si può parlare di "famiglie".
Parlando con il Consigliere Genisio, e questo può essere un contributo importante al
dibattito, ho rilevato come, in questa situazione, le famiglie più disastrate siano
proprio quei rapporti affettivi tra due persone dello stesso sesso (mi riferisco ai
GLBT, che rappresentano una realtà); sono discriminate, in quanto per loro non è
possibile avere un riconoscimento formale anche minimo, in modo da permettergli di
avere delle garanzie e dei diritti. I GLBT non hanno diritti completi e non hanno pari
opportunità.
A mio parere, questo provvedimento rappresenta un piccolo tassello e la società
avanza non solo attraverso le rivoluzioni, ma anche con i piccoli cambiamenti che, di
giorno in giorno, avvengono. Questo è un tassello che ci fa pensare che la società sta
cambiando e dobbiamo favorire questo cambiamento, perché, pur essendo molto
difficile, può portare dei benefici.
Questa proposta di deliberazione, come dicevano altri Consiglieri, deve essere anche
uno stimolo per il Governo nazionale, affinché si prenda atto che la situazione dei
rapporti affettivi tra le persone non è quella di 40 o 50 anni fa o, per meglio dire, di
come appariva 40 o 50 anni fa, perché, nel frattempo, le cose non sono cambiate per
quanto riguarda i rapporti affettivi tra le persone.
Dichiaro, quindi, per il verbale il mio voto favorevole agli emendamenti presentati.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Giorgis.

GIORGIS Andrea
Nonostante l'assenza di molti Consiglieri dell'opposizione, per la precisione di quasi
tutti tranne l'encomiabile eccezione del Consigliere Galasso… (INTERVENTO
FUORI MICROFONO). Naturalmente, oltre a quelli di Rifondazione Comunista,
che, però, su questo argomento hanno già espresso il loro consenso in Commissione.
Stiamo per approvare un regolamento che, anche se non è foriero di particolari
conseguenze dal punto di vista giuridico-formale, tuttavia, dal punto di vista politico
e simbolico, è un atto importante. Come alcuni Consiglieri hanno sottolineato, il
Comune è già nella condizione di certificare la famiglia anagrafica e, quindi,
riconoscere tutte le forme di convivenza, indipendentemente dal regime
matrimoniale o meno. È altresì vero che, anni addietro, abbiamo modificato tutti i
regolamenti (ma rientrava nella nostra competenza) per superare delle odiose
discriminazioni nell'accesso ai Servizi e, in particolare, nell'esercizio di quei diritti
che sono da noi disciplinati.
Anche da questo punto di vista, vorrei ricordare che il Consiglio Comunale non ha
assunto comportamenti reticenti in tema di discriminazioni; al contrario, la
precedente tornata amministrativa cominciò la modifica dei vari regolamenti e, oggi,
non vi è più alcun regolamento che operi discriminazioni improntate al genere o
all'orientamento sessuale. Ovviamente, qualcuno potrebbe chiedersi, visto che non ci
sono discriminazioni improntate all'orientamento sessuale e al genere e che c'è già la
possibilità del riconoscimento della famiglia anagrafica, quale sia la novità; la novità
è rappresentata dal fatto che, con questo regolamento, la Città di Torino si impegna a
certificare le unioni affettive, cioè quelle particolari forme di convivenza il cui
legame non è di parentela e neanche di mutuo soccorso (come il Comune certifica
con la famiglia anagrafica), ma è un vincolo affettivo.
Stiamo compiendo un gesto attraverso il quale la Città di Torino consentirà che si dia
pubblico e simbolico riconoscimento a quei legami tra persone adulte e consenzienti,
le quali stringono un legame proprio perché hanno tra di loro una reciproca
"affectio".
Questo atto del Comune di Torino non farà immediatamente conseguire dei diritti e
dei doveri (purtroppo, permettetemi di aggiungere), però è un primo atto attraverso il
quale un'Amministrazione stabilisce che non vi è nulla di male nello stringere legami
affettivi e nella non istituzionalizzazione di questi legami attraverso il matrimonio.
Ridotto all'essenza, perché non voglio rubare altro tempo, è questo il significato del
regolamento che stiamo per approvare: vogliamo dire, in maniera solenne, che non vi
è nulla di male se due persone adulte e consenzienti, siano esse di sesso diverso o
dello stesso sesso, stringono un legame affettivo.
Oggi, come Amministrazione e come Istituzione locale, stiamo certificando questo
principio, che, rispetto a quanto capita altrove, potrà sembrare poca cosa, ma che a
me sembra un piccolo ma importante passo di civiltà proprio nella direzione del
rispetto di quell'autonomia e di quell'autodeterminazione nel vivere i sentimenti che,
per fortuna, ciascuno di noi prova.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Calgaro.

CALGARO Marco
Condivido alcune delle affermazioni fatte nel corso di questo dibattito. Sono
convinto che in questo Paese non sia in atto alcuna discriminazione nei confronti
delle coppie eterosessuali che vivono serenamente un legame affettivo al di fuori del
matrimonio, ma sarebbe bene che il Parlamento regolamentasse in qualche modo le
unioni tra persone dello stesso sesso, perché si tratta dell'unica situazione che
richiede una forma di regolamentazione, che, naturalmente, deve essere totalmente
diversa rispetto a quella della famiglia. Questa regolamentazione farebbe chiarezza
rispetto a molti dei problemi che sono emersi durante il nostro dibattito e che,
secondo me, rendono difficile legiferare su questo tema, proprio perché sono
convinto che non vi sia alcuna discriminazione e non via la necessità di ricercare
alcuna pari opportunità per le coppie eterosessuali che vivano un legame affettivo al
di fuori del matrimonio.
Non comprendo l'enfasi del Consigliere Giorgis rispetto a questa proposta di
deliberazione, perché credo che non vi sia alcuna legge dello Stato che, in qualche
modo, affermi che ci sia qualcosa di male nell'impostare un legame affettivo tra due
persone non dello stesso sesso che vogliano vivere una vita in comune. Non credo
che ci sia bisogno di una deliberazione del Consiglio Comunale per dire che nel
nostro corpus legale qualcosa attribuisca un significato negativo all'unione di due
persone al di fuori del matrimonio.
Un tema diverso è stabilire quali sono i diritti che derivano da queste unioni. A mio
parere, nel nostro corpo di leggi non vi è nulla che discrimini due persone non dello
stesso sesso che vivono un'unione affettiva. È giusto il lavoro fatto sui regolamenti
comunali, affinché non vi siano discriminazioni nei confronti, per esempio, di
persone unite da un legame affettivo e con dei figli, ma questo lo considero
assolutamente normale.
Ritengo che tutta questa enfasi sia totalmente mal riposta, perché questa proposta di
deliberazione, come ha già detto il Consigliere Olmeo, sostanzialmente non sortisce
alcun effetto, se non un po' di propaganda. Per questo motivo, esprimo il voto
contrario del mio Gruppo.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Centillo.

CENTILLO Maria Lucia
Innanzitutto, vorrei fare un ringraziamento non formale ai presentatori di questa
proposta di deliberazione di iniziativa popolare, che ci hanno permesso di svolgere
un lungo ed approfondito dibattito all'interno delle Commissioni e del Consiglio
Comunale, oltre che nell'ambito della società (attraverso i giornali, per esempio).
Infatti, abbiamo affrontato questo tema riportandolo sul piano istituzionale e,
secondo me, rappresenta un aspetto di democrazia vera, significativa e partecipata,
che i nostri Regolamenti e lo Statuto prevedono, ed è una ricchezza per tutta la Città.
Vorrei iniziare il mio intervento riportando una frase che molti di noi, nei mesi
passati, hanno letto sui manifesti riguardante un progetto per cui il Comune di Torino
ha ricevuto un importante premio nell'ambito della Pubblica Amministrazione;
ricordate quel bambino che diceva: "Mi presti la tua famiglia? La mia è un po' in
difficoltà"? Si trattava del progetto per gli affidi familiari, che, in questa Città, non
richiedono una famiglia basata sul vincolo del matrimonio. Questo è un primo
elemento che ci deve far riflettere quando, come diceva prima il Consigliere
Zanolini, parliamo delle famiglie che non sono fondate sul matrimonio.
Spesso, la società è più avanti della Legge e del Parlamento che legifera; lo ha
dimostrato il nostro Sindaco quando, con un atto eclatante, ha voluto partecipare ad
una cerimonia simbolica tra due donne, per sottolineare che vi è discriminazione
quando non si riconoscono i diritti. La nostra Costituzione, che considero tra le più
avanzate al mondo, è stata promulgata prima che il DSM - e, quindi,
l'Organizzazione Mondiale della Sanità - dichiarasse, attraverso il libro che identifica
le patologie, che l'omosessualità non è una malattia. Di conseguenza, quando è stata
promulgata la Costituzione, l'omosessualità era ancora considerata una malattia.
Quindi, vorrei dire a persone come il Consigliere Genisio, che ringrazio per lo sforzo
fatto, che non è mai troppo tardi. Ritengo che quest'Aula possa predisporre un ordine
del giorno che inviti il Parlamento ad affrontare questi temi, superando le
discriminazioni e riconoscendo il grandissimo movimento presente in questa Città;
infatti, si tratta di un movimento pacifico, che si basa sui diritti civili e che, proprio la
settimana scorsa, ha percorso le vie della Città in occasione del Pride. Credo che
questo sia un patrimonio di tutta la Città.
Per quanto riguarda gli emendamenti presentati dal Consigliere Genisio, vorrei
sottolineare lo sforzo fatto dal Partito Democratico (che è composto da persone con
sensibilità diverse) nel misurarsi su temi eticamente sensibili. Deve essere
riconosciuto che le forze politiche della nostra maggioranza (e non solo, perché mi
auguro che anche il Gruppo di Rifondazione Comunista accetti e comprenda lo
sforzo che abbiamo fatto su questi temi) si sono misurate su argomenti eticamente
sensibili e credo che abbiano dimostrato di poter dare, con trasparenza, un contributo
al provvedimento presentato dal comitato promotore, perché, in Commissione, alcuni
Consiglieri hanno dichiarato che avrebbero proposto degli emendamenti in questa
direzione.
Se il Consigliere Genisio non avesse ritirato l'emendamento n. 30 (che riguardava la
necessità di cassare l'aspetto legato alla discriminazione), credo che non avremmo
potuto condividere questo percorso; avendo superato questo aspetto, l'essenza della
deliberazione rimane in tutto il suo valore, soprattutto perché il Consiglio di Stato ha
recentemente riconosciuto la possibilità di certificare con il regolamento anagrafico
le famiglie basate su vincolo affettivo.
Vorrei ringraziare gli Uffici per il lavoro svolto, perché si è prolungato per mesi e,
probabilmente, avremmo potuto chiudere prima questa vicenda; oggi, lo facciamo
consegnando alla Città una risposta positiva, che è patrimonio di tutti, e che va ben
oltre quello che avevamo cercato di portare a termine negli anni scorsi.
Questo tipo di situazioni, nella nostra Città, rappresenta circa l'8 o il 9% delle
famiglie complessive. Circa 10.500 famiglie sono composte da due persone,
comprese anche le coppie di fatto, e una quota minima è costituita da persone dello
stesso sesso (il cui legame può non essere basato su vincolo affettivo); invece, circa
21.500 famiglie hanno almeno un figlio. Ritengo che dobbiamo rivolgere la nostra
attenzione alle famiglie con figli, poiché risultano ancora forme di discriminazione
rispetto ai figli di conviventi che si separano e quella più rilevante è che queste
situazioni vengono esaminate dal Tribunale dei Minori e non dal Tribunale
Ordinario.
Ritengo che ci sia ancora molta strada da fare, ma questo rappresenta un primo
passo, che possiamo sicuramente riconoscere come positivo.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Dichiaro chiusa la discussione di merito.
Passiamo all'analisi degli emendamenti.
Consigliere Lonero, conferma il ritiro dei suoi emendamenti?

LONERO Giuseppe
(Intervento fuori microfono).

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Gli emendamenti dal n. 2 al n. 18, dal n. 20 al n. 22 e gli emendamenti nn. 24 e 25
sono ritirati.
Consigliere Genisio, l'emendamento n. 30 è stato ritirato?

GENISIO Domenica
(Intervento fuori microfono).

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
L'emendamento n. 30 è ritirato.
A questo punto, passiamo alla trattazione degli emendamenti rimasti, che considero
come illustrati nel corso del dibattito, per cui possiamo procedere alla votazione.
L'emendamento n. 1, presentato dal Consigliere Genisio, recita:

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Non essendoci richieste di intervento, pongo in votazione l'emendamento n. 1:
Presenti 30, Favorevoli 20, Astenuti 10.
L'emendamento n. 1 è approvato.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Il subemendamento all'emendamento n. 19, presentato dal Consigliere Centillo,
recita:

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola, per l'illustrazione, al Consigliere Centillo.

CENTILLO Maria Lucia
Con questo emendamento chiediamo di sopprimere la parte dell'atto che fa
riferimento a forme di integrazione sociale; non ci sembra utile questa sottolineatura.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Vorrei precisare che, nel caso venisse approvato il subemendamento, l'emendamento
n. 19 sarebbe soppresso.
Non essendoci altre richieste di intervento, pongo in votazione il subemendamento
all'emendamento n. 19:
Presenti 29, Favorevoli 20, Astenuti 7, Contrari 2.
Il subemendamento all'emendamento n. 19 è approvato.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
L'emendamento n. 19 è decaduto.
L'emendamento n. 23, presentato dal Consigliere Genisio, recita:

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Lo Russo.

LO RUSSO Stefano
Presidente, a beneficio di chi non ha in mano la copia degli emendamenti, le chiedo,
prima di porlo in votazione, di fare riferimento al merito dell'emendamento, in
quanto ce ne sono molti e rischiamo di fare confusione.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Non essendoci altre richieste di intervento, pongo in votazione l'emendamento n. 23:
Presenti 28, Favorevoli 16, Astenuti 10, Contrari 2.
L'emendamento n. 23 è approvato.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
L'emendamento n. 26, presentato dal Consigliere Genisio, recita:

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Non essendoci richieste di intervento, pongo in votazione l'emendamento n. 26:
Presenti 29, Favorevoli 19, Astenuti 10.
L'emendamento n. 26 è approvato.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
L'emendamento n. 27, presentato dal Presidente del Consiglio Castronovo, recita:

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Non essendoci richieste di intervento, pongo in votazione l'emendamento n. 27:
Presenti 29, Favorevoli 26, Astenuti 3.
L'emendamento n. 27 è approvato.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
L'emendamento n. 28, presentato dal Consigliere Genisio, recita:

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Non essendoci richieste di intervento, pongo in votazione l'emendamento n. 28:
Presenti 30, Favorevoli 20, Astenuti 10.
L'emendamento n. 28 è approvato.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
L'emendamento n. 29, presentato dal Consigliere Genisio, recita:

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Non essendoci richieste di intervento, pongo in votazione l'emendamento n. 29:
Presenti 29, Favorevoli 19, Astenuti 9, Contrari 1.
L'emendamento n. 29 è approvato.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Il subemendamento all'emendamento n. 31, presentato dal Consigliere Gentile,
recita:

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Non essendoci richieste di intervento, pongo in votazione il subemendamento
all'emendamento n. 31:
Presenti 29, Favorevoli 17, Astenuti 12.
Il subemendamento all'emendamento n. 31 è approvato.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
L'emendamento n. 31 è decaduto.
L'emendamento n. 32, presentato dal Consigliere Genisio, recita:

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Non essendoci richieste di intervento, pongo in votazione l'emendamento n. 32:
Presenti 29, Favorevoli 19, Astenuti 10.
L'emendamento n. 32 è approvato.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola, per la dichiarazione di voto, al Consigliere Galasso.

GALASSO Ennio Lucio
Vorrei fare una breve puntualizzazione a proposito del garbato rilievo del Consigliere
Zanolini. Per quanto riguarda l'articolo n. 29 della Costituzione, c'è concordia nel
ritenere che definisce la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.
Infatti, non dice solo che riconosce i diritti della famiglia, ma riconosce i diritti della
famiglia come società naturale fondata sul matrimonio; in altre parole, riconosce i
diritti della famiglia e la famiglia è quella e non può essere altra.
Sotto questo profilo, la Corte Costituzionale - come previsto dalla sentenza del 25
luglio 2000 - ha evidenziato ed è ferma nell'affermare l'impossibilità di una
parificazione di trattamento tra il matrimonio e la convivenza di fatto, pur ritenendo
(e c'è il richiamo agli articoli nn. 2 e 29 della Costituzione) non arbitrario che il
legislatore adotti per la diversa fattispecie dell'unione di fatto una disciplina diversa
da quella del matrimonio.
In quest'Aula, ho sentito dire che la società è in crisi, che ci sono dei problemi ed è
in corso un cambiamento, ma le crisi non vanno sempre assecondate e ritengo che
questo sia un metodo dialettico pernicioso, perché c'è proprio un costume legislativo
avverso. A mio parere, si sbaglia se si accetta il criterio che, siccome ci sono un
cambiamento ed una crisi in corso, si debba assecondare la crisi anziché prevenirla,
contrastarla e condurla a conseguenze migliori e più feconde per la società, proprio
perché si deve tutelare l'interesse generale. C'è un'ovvia considerazione: la società, a
volte, progredisce, ma, a volte, regredisce ed è proprio questo il ruolo di tutela che
debbono avere gli amministratori e i legislatori. Dichiaro, quindi, il mio voto
contrario a questa proposta di deliberazione.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Non essendoci altre richieste di intervento, pongo in votazione la proposta di
deliberazione così emendata:
Presenti 31, Favorevoli 24, Astenuti 3, Contrari 4.
La proposta di deliberazione di iniziativa popolare è approvata.
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