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CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Passiamo all'esame della seguente proposta di deliberazione di iniziativa popolare n. mecc. 200901905/002, presentata in data 27 febbraio 2009, avente per oggetto: "Riconoscimento di pari opportunità per le unioni civili. Approvazione Regolamento" CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Comunico che in data 9/06/2010 la Conferenza dei Capigruppo ha rimesso il provvedimento in Aula. Avevamo già iniziato la trattazione di questo argomento, poi sospesa in attesa del Consigliere Lonero, come giustamente ha ricostruito il Capogruppo Giorgis nella precedente dichiarazione. Chiedo se ci sono degli interventi di merito generale sull'insieme della deliberazione, e successivamente sull'illustrazione degli emendamenti. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Sono dieci minuti, è una deliberazione. La parola al Consigliere Ghiglia. GHIGLIA Agostino Volevo ancora ringraziarvi per non averci dato la possibilità di entrare maggiormente nel merito del dibattito. Avete buttato via tante settimane, tanti giorni, tanti Consigli Comunali per litigare tra di voi; credo che una settimana di rinvio non avrebbe fatto male a nessuno, soprattutto non avrebbe fatto male alla serietà del dibattito. Devo dire peraltro che, per quanto ci riguarda, noi non parteciperemo al voto di questa deliberazione perché la riteniamo una farsa giuridica. È evidente che questo è un tema importante, che tocca molte sensibilità, che deve essere trattato con serietà, ma deve essere trattato con serietà nelle sedi proprie. Far finta di trattarlo seriamente in una sede impropria quale quella di un Consiglio Comunale, a mio modesto avviso significa irridere le sensibilità di quelle persone che si sentono unite da vincoli affettivi, ma non hanno condiviso un percorso matrimoniale. In buona sostanza è una presa in giro, ed è una presa in giro proprio nei confronti di quelle situazioni che voi maldestramente e malamente tentate o tenterete di tutelare. Anzi diciamolo chiaro e forte subito: di non tutelare, perché questa proposta di deliberazione non rappresenterà alcun tipo di tutela nei confronti delle unioni civili. Quindi si tratterà di un fatto di pura forma, mancherà completamente la sostanza, forse accontenterete una parte della vostra sempre più riottosa maggioranza. Forse questo vi potrà assicurare qualche settimana in più di pace sociale e, forse, il mantenimento qualche volta in più del numero legale in questa Assemblea; però sicuramente a livello sostanziale voi non fissate alcunché, ed è per questo che a noi non sembra una cosa seria. Ci sono diritti costituzionalmente garantiti che devono essere riconosciuti a tutti, ma ci sono delle sedi in cui questi diritti possono essere dibattuti per prendere delle decisioni che abbiano poi anche un valore giuridico. Ci sono invece delle prese di posizione propagandistiche, puramente politiche, che servono per dare un po' di palcoscenico nel grande teatrino della politica (a cui non mi sottraggo neanche io, per carità, perché sono consapevole che spesso è un teatrino), affinché qualcuno possa farsi interprete di presunti diritti. E i diritti sono presunti, perché ognuno di noi è libero di pensarla in maniera differente, ma per me il diritto prioritario ineliminabile è quello che deve essere garantito alla famiglia naturale, già garantito dalla Costituzione. Per quanto riguarda le altre unioni civili, non voglio neanche entrare nel merito, perché significherebbe dare una legittimazione, una dignità all'atto che voi state per votare. Invece questo atto non ha nessun tipo di legittimazione giuridica e nessun tipo di dignità politica. È una pura sparata propagandistica, lo fate per tenere insieme i cocci, perché questo non è un Consiglio Comunale, ma è un assemblaggio tenuto assieme con la colla. Un insieme di cocci di un vaso che ogni tanto si sfascia: dovreste essere 34 in Aula, quando siete 26 potete cantare l' "Internazionale" per tre giorni, ubriacandovi di vodka per la felicità. Quindi perché fate queste cose? Per dare un segnale ad alcuni che sono interessati a ottenere qualcosa. Sono interessati a buttare lì un sasso, che da un punto di vista culturale potrebbe anche essere interessante, accontentandosi di dire che il Consiglio Comunale di Torino ha approvato il regolamento sulle unioni civili, che non servirà assolutamente a nulla e a nessuno. Voi vi accontentate di questo, perché si sa che ormai in questa Città il centrosinistra dimostra di essere abbastanza privo di sostanza (ma ognuno ha i suoi guai). Quindi, date un po' di spazio alla forma, giocate un po' su principi, sentimenti e sensibilità, e fate di quest'Aula un teatro. Peccato che non ci sia il pubblico che assista a questa pura farsa giuridica. Per questi motivi noi non parteciperemo al voto, perché partecipare al voto, entrare nel merito del dibattito significherebbe dare legittimazione e dignità a quello che non ha né legittimazione né dignità politica. CALGARO Marco (Consigliere f.f. di Presidente) La parola al Consigliere Lo Russo. LO RUSSO Stefano Io cercherò di utilizzare il tempo previsto anche per la discussione sugli emendamenti, facendo un intervento unico. La delibera oggi in discussione consente di svolgere una riflessione articolata su uno dei temi più controversi del dibattito politico degli ultimi anni, e per questo credo che il Consiglio Comunale debba essere grato ai cittadini proponenti il dibattimento. Come afferma il professor Angelo Mattioni, costituzionalista della Cattolica di Milano, in un bell'articolo pubblicato su "Aggiornamenti sociali" del giugno 2008, lo specifico riconoscimento costituzionale dei diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio, articolo 29 della Costituzione, pone il problema innanzitutto della legittimità costituzionale di un eventuale intervento legislativo che si proponga di tutelare come formazione sociale un'unione tra persone la cui rilevanza giuridica si ricolleghi esclusivamente ad un fatto, cioè la sufficiente stabilità dell'unione stessa, e non si fondi su una manifestazione di volontà, come ad esempio accade nel matrimonio. La nostra Costituzione propone un modello istituzionale di un rapporto di coppia, la famiglia fondata sul matrimonio, che assume responsabilità, garantite anche dal diritto, di fronte alla società in cui vive, e concorre a promuovere l'interesse generale. La famiglia di cui all'articolo 29 finisce così con l'assumere una rilevanza oggettivamente pubblica. È sulla base di questo presupposto sostanziale che si può affermare che la famiglia come società naturale assume uno status differenziato rispetto ad ogni altra forma di convivenza, promossa e tutelata dalla Costituzione nella sua specificità. Come opportunamente ricordato nella delibera, la Corte Costituzionale ha affermato però anche il valore sociale delle convivenze di fatto, ai cui membri deve essere riconosciuta la titolarità di diritti e di doveri, e ha legittimato l'ipotesi di una legge ordinaria che disponesse in questo senso, quando le convivenze presentano i caratteri di durata e di relativa stabilità. La Corte ha ritenuto che il loro fondamento costituzionale fosse da rinvenire nell'articolo 2 della Costituzione (peraltro citato in delibera), il quale prescrive che alla persona debbano essere riconosciuti i diritti inviolabili e imposti doveri inderogabili sia come singolo, sia nelle formazioni sociali in cui si svolge la sua personalità, escludendo esplicitamente la generalizzata estensione delle norme che configurano la condizione giuridica della famiglia di cui all'art. 29 ad altre forme di convivenza. Va sottolineato che è la stabilità il dato a cui la Corte Costituzionale ricollega il necessario riconoscimento di un rapporto che dà fondamento all'esercizio dei diritti e all'adempimento dei doveri. E se si fa riferimento quindi alla stabilità, risultano sostanzialmente irrilevanti le caratteristiche dei membri che fanno parte della formazione sociale. Si apre così la via a una pluralità di ipotesi che possono includere convivenze amicali, parentali, di persone di sesso diverso e di persone dello stesso sesso. In effetti una convivenza di qualunque tipo che si svolga con una sufficiente apprezzabile continuità, è certamente indice di un particolare rapporto affettivo che dà fondamento naturale ad una reciproca solidarietà, che l'ordinamento può (e noi aggiungiamo "deve") specificare in diritti e doveri giuridicamente rilevanti. In definitiva la rilevanza di una convivenza stabile e il riconoscimento di diritti e di doveri dei suoi membri, costituisce un contributo all'affermazione di valori di solidarietà che risultano socialmente apprezzabili e quindi giuridicamente tutelabili. Inoltre proprio perché si riconosce nella stabilità la fonte di questi diritti e doveri, risulterebbe contrario al principio di eguaglianza escludere da queste garanzie certi tipi di convivenze, in particolar modo quelle tra persone dello stesso sesso. D'altra parte il riconoscimento dei diritti fondamentali della persona è istanza morale prima che garanzia costituzionale. Alcuni problemi rimangono ancora da affrontare. Il primo consiste nel chiedersi se la tutela di questi diritti e l'adempimento dei relativi doveri trovino una più puntuale protezione riconoscendo un rapporto stabile, oppure prendendo in considerazione il singolo soggetto in quanto tale. Il riconoscimento comunitario di un rapporto sulla base di una documentata stabilità, offre una più stretta relazione tra diritti e doveri ed è dunque presupposto indispensabile per rendere efficace la realizzazione di diritti fondamentali da far valere nei riguardi dell'universalità dei soggetti. Secondariamente si pone il problema di individuare una forma giuridica di riconoscimento che non si ponga in contrasto con altri valori costituzionali, e in particolare con il modello di famiglia di cui all'art. 29 e con le prescrizioni dell'art. 2 in ordine alle formazioni sociali. I modelli possibili sono tre: il ricorso a una nuova figura fondata sul consenso dei soggetti, il rilievo pubblicistico dell'autonomia privata e per ultimo il riconoscimento giuridico del rapporto stabile che stiamo qui sostenendo. La prima soluzione, introducendo un vincolo assunto volontariamente, finirebbe con l'introdurre modelli paralleli a quelli matrimoniali, in contrasto con il concetto di famiglia fondato sul matrimonio, di cui all'art. 29 della Costituzione già citato. Se invece si volesse far ricorso all'istituto dell'autonomia privata, non si avrebbe la certezza di riuscire a tutelare adeguatamente ed equamente i reciproci diritti e doveri delle parti. In particolare ne soffrirebbe la posizione del convivente debole che l'autonomia privata, libera nei suoi contenuti, potrebbe anche non riuscire a tutelare, non rispettando pienamente le disposizioni dell'art. 2. Il riconoscimento del rapporto stabile si sottrae invece alla necessità di una manifestazione di consenso, può assicurare un riferimento pieno ai diritti e ai doveri di cui all'art. 2 della Costituzione, e costituisce strumento sicuro di individuazione del titolo che consente l'esercizio dei diritti e l'adempimento dei doveri. Alla fine la politica è chiamata a prendere una decisione, dicendo una parola chiara sulla questione. Alla luce di queste considerazioni non si può giustificare il rifiuto di qualunque disciplina legislativa delle unioni civili, soprattutto omosessuali. Nella misura in cui non le si equipara al matrimonio ma si riconoscano a esse alcuni diritti fondati sulla continuità di una convivenza e di una relazione affettiva, pare difficile sostenere che un simile riconoscimento costituirebbe una svalutazione dell'istituzione matrimoniale o una modificazione radicale dell'organizzazione sociale. La politica può avere tre possibili atteggiamenti nei confronti delle unioni civili: la tolleranza pratica senza alcun intervento giuridico (come peraltro l'intervento del Consigliere Ghiglia evidenziava), il riconoscimento legale come forme di unione diverse dal matrimonio o l'equiparazione al matrimonio. È indubbio che la prima opzione scelta in blocco dall'attuale maggioranza di centrodestra, purtroppo avallata da qualche esponente autorevole del centrosinistra, è una sostanziale sconfitta della missione stessa della politica. Ci sembra invece che forme di riconoscimento di relazioni stabili tra persone anche dello stesso sesso, non possano far perdere al matrimonio il riferimento essenziale al compito procreativo ed educativo. Proprio l'essere tale unioni configurate come relazioni a cui sono garantiti diritti e tutele diversi riaffermerebbe la centralità sociale del matrimonio, che è collegata al compito della generazione ed educazione di nuovi individui umani. È in questo quadro che si collocano gli emendamenti proposti alla deliberazione di iniziativa popolare in discussione oggi, firmati dal Consigliere Genisio. L'abolizione di ogni riferimento al concetto di pari opportunità per le unioni civili, a partire dal titolo stesso della deliberazione, ci pare indispensabile per chiarire la posizione politica sul punto e condizione imprescindibile per garantire il nostro sostegno. La sostanziale compatibilità della proposta con l'attuale quadro normativo e in particolare con l'articolo 4 del D.P.R. 223/89, rappresenta per noi un'ulteriore garanzia contro azioni incompatibili con la legge e con i compiti propri della Città di Torino. Non ci sfugge però il significato politico della deliberazione, e non abbiamo nessuna intenzione di minimizzarne il valore simbolico di stimolo al legislatore nazionale affinché si occupi tempestivamente della materia con la necessaria serenità e con la saggezza, che in molti casi ha fortunatamente contraddistinto le fasi più critiche della vita politica in questo Paese intorno a questi temi. CALGARO Marco (Consigliere f.f. di Presidente) La parola al Consigliere Cerutti. CERUTTI Monica Io sarò molto più semplice e concisa nel mio intervento, in quanto credo che questa proposta di deliberazione sia già stata ampiamente discussa nelle Commissioni e anche all'esterno. Certamente, come diceva il Consigliere Lo Russo, sarà il Parlamento nazionale a legiferare in questa direzione, ma questa deliberazione ha già un suo obiettivo importante, perché cerca di colmare quella distanza che esiste tra la politica e la realtà sociale. E questo lo dimostrano anche i numerosi cittadini che hanno sottoscritto questa proposta di deliberazione; cittadini di diverse età, di varie estrazioni sociale, che ritengono questo riconoscimento un atto così naturale da non comprendere il ritardo della politica e delle istituzioni. In Commissione abbiamo avuto anche modo di entrare nel merito sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo dei nuclei che sono interessati a questa deliberazione, e in particolare abbiamo potuto verificare che il numero dei nuclei interessati a questo riconoscimento è considerevole, proprio perché un numero considerevole di nuclei familiari risulta essere registrato attualmente con almeno una persona convivente. È chiaro che ci sono state delle considerazioni complesse rispetto, per esempio, alla caratteristica della convivenza, su cui certamente il Comune non può entrare nel merito; però è chiaro che, per quanto riguarda la considerazione attuale, il fatto che questa deliberazione proponga (e può essere considerata una forma, ma la forma diventa sostanza) per questi nuclei l'attestazione di famiglia anagrafica basata sul vincolo affettivo è un grosso passo avanti. Per quanto riguarda la distinzione tecnica fra le diverse tipologie di convivenza, ad esempio quella con l'assistente familiare, meglio nota come badante, rispetto a convivenze basate su un vincolo affettivo, è chiaro che sarà una scelta di coloro che chiederanno queste dichiarazioni, quindi è un aspetto che riguarda la soggettività dei singoli nuclei; però il fatto di avere questa opportunità, attualmente non prevista dalle nostre istituzioni, è sicuramente un'opportunità che costituisce un grosso passo avanti. Per questo noi consideriamo importante l'approvazione di questo atto, in quanto ha un valore concreto e anche politico. Tra l'altro, riscatta (sperando di arrivare all'approvazione) quest'Aula dalla bocciatura che era avvenuta nel marzo 2007 - durante un Governo in sintonia con questa Amministrazione, il Governo Prodi - di una mozione che aveva come primo firmatario il Consigliere Bonino e sottoscritta da diversi Consiglieri, che chiedeva il riconoscimento sostanziale delle famiglie anagrafiche in tutti i regolamenti della Città. In quell'occasione questa mozione era stata bocciata ed era stato invece approvato un generico ordine del giorno che chiedeva a livello nazionale di legiferare in merito, ma sappiamo che ciò non è avvenuto. Adesso abbiamo un altro colore nel Governo nazionale, i tempi sono cambiati e certamente arrivare all'approvazione di questa proposta di deliberazione può, a detta di alcuni Colleghi, non avere un valore immediatamente pratico, però rappresenta il riconoscimento formale. Dopo di che, bisognerà comprendere se i nostri regolamenti sono coerenti con questo tipo di riconoscimento, perché abbiamo una situazione piuttosto articolata: già alcuni regolamenti riconoscono le unioni di fatto, proprio perché - come hanno sottolineato diversi osservatori - oggi in molte situazioni le unioni di fatto hanno dei doveri, ma non diritti. Quindi un atto di questo tipo dovrebbe tendere a garantire diritti e doveri alle unioni civili. Al riguardo, dovrà essere un preciso impegno dell'Amministrazione uniformare i regolamenti preesistenti e prevedere per tutti i nuovi regolamenti la coerenza con questo riconoscimento, perché non è un aspetto che seguirà in modo cogente all'approvazione della deliberazione, ma bisognerà che ci sia questo tipo di impegno. Noi perciò siamo soddisfatti di essere arrivati oggi ad avere questa proposta. La volta scorsa avevamo chiesto di posticipare questa discussione di una settimana per verificare il contenuto degli emendamenti proposti dal Partito Democratico e dal Consigliere Lonero; anche se avremmo preferito approvare la delibera così com'era, perché riteniamo che (a differenza di quello che ha sostenuto il Consigliere Lo Russo) garantire le pari opportunità non sia soltanto una questione nominalistica, ma sia effettivamente un aspetto importante presente nel testo originale della proposta di deliberazione. Sappiamo che le soluzioni a cui si può pervenire (ricordando anche la bocciatura del 2007) devono tener conto delle diverse sensibilità; quindi, noi non voteremo questi emendamenti, però è chiaro che, anche se il testo della delibera verrà depotenziato del termine "pari opportunità", per noi avrà comunque lo scopo fondamentale di definire formalmente l'attestazione di famiglia anagrafica basata su vincolo affettivo, e in questo senso esprimeremo certamente il nostro voto favorevole. Ci riserviamo di intervenire sugli emendamenti e auspichiamo che quest'Aula sappia dare un segnale che possa giungere anche al legislatore nazionale. CALGARO Marco (Consigliere f.f. di Presidente) La parola al Consigliere Domenico Gallo. GALLO Domenico Mi ritrovo molto nell'intervento fatto dal Consigliere Cerutti, per cui non mi ripeto. Faccio solo alcune considerazioni di principio che attestano le motivazioni per le quali voterò a favore di questa proposta di deliberazione di iniziativa popolare. Ho seguito con molta attenzione l'intervento del Consigliere Lo Russo, ne ho apprezzato il garbo e anche l'approfondimento normativo rispetto a questo tema, che è molto importante. A me non sembra che una delibera di questo tipo debba essere vista come qualcosa che possa creare delle contrapposizioni rispetto alla famiglia tradizionale fondata sul matrimonio; capisco il travaglio e il dibattito che c'è nel Partito Democratico e anche in altri partiti rispetto a questo tema, però io credo che non ci sia assolutamente questo pericolo. Credo, invece, che stiamo parlando di qualcosa che esiste nella società, cioè di altre formazioni sociali che necessitano anch'esse di essere regolamentate. Io apprezzo molto la lungimiranza dello Statuto del Comune di Torino e vorrei leggere l'articolo citato nella proposta di iniziativa popolare per sottolinearne appunto questa lungimiranza rispetto al tema oggetto della deliberazione; l'articolo 2 recita: "Tutelare e promuovere i diritti costituzionalmente garantiti attinenti alla dignità e libertà delle persone, contrastando ogni forma di discriminazione; agire attivamente per garantire pari opportunità di vita a uomini e donne e per rimuovere le discriminazioni basate nelle tendenze sessuali". Questo è l'articolo 2 dello Statuto del Comune di Torino, che credo sia stato capace di capire quanto stava accadendo nella società italiana, prevedendo la necessità di una regolamentazione delle altre formazioni sociali che esistono nella vita quotidiana. Quindi noi stiamo applicando nient'altro che i principi del nostro Statuto. Sull'analisi concreta di questo tema, essa nasce dall'osservazione della realtà sociale in cui viviamo, nel senso che ciò che esiste nella società va regolamentato. Io credo che da entrambe le parti, contrari e favorevoli, si debbano eliminare i pregiudizi che ci sono rispetto a questo tema: ripeto, da una parte e dall'altra. Io penso che l'attualità, cioè la vita di ogni giorno, necessiti di un intervento su questa materia. Sul tema degli emendamenti, io li ho letti e ho grande rispetto per le cose sostenute; però, proprio per rispetto delle persone che hanno sottoscritto quella proposta di deliberazione di iniziativa popolare, sono costretto ad astenermi su di essi. Credo che bisogna accettare le proposte di iniziativa popolare così come ci vengono presentate, altrimenti quell'istituto perde senso; perché se tremila cittadini sottoscrivono una proposta di deliberazione e se la vedono poi stravolta, credo che le istituzioni non facciano un buon lavoro. C'è - lo dico con molta fermezza - una sorta di scorrettezza nei confronti di queste persone, perché noi per regolamento dovremmo sentire tutti i firmatari per poter modificare un testo deliberativo. Si può essere contrari o favorevoli, ci si può astenere, però se andiamo a modificare il titolo di una proposta di questo tipo io credo che non facciamo un lavoro corretto nei confronti dei firmatari. O modifichiamo l'istituto della delibera di iniziativa popolare, oppure la delibera di iniziativa popolare deve essere votata come ci viene presentata, così come previsto dal nostro regolamento, altrimenti compiamo un atto di scorrettezza istituzionale nei confronti di quei cittadini. A me sembra che la proposta di questa deliberazione sia semplicissima e non chieda nulla di straordinario; chiede semplicemente il rilascio da parte degli uffici di Stato Civile di una dichiarazione di che attesti la costituzione di una famiglia basata sul vincolo di natura affettiva. Non chiede la luna. Altra cosa è la parità vera, concreta con la famiglia fondata sul matrimonio, così come prevista dalla Carta Costituzionale. Ma questa previsione non esclude altre possibilità, su questo non credo che ci siano dubbi; cioè la Costituzione nelle sue varie articolazioni non esclude la possibilità che altre formazioni sociali vengano riconosciute. Se non condividiamo questo principio, non applichiamo la Costituzione italiana. Pertanto voterò a favore della proposta di deliberazione così come è stata presentata da coloro che l'hanno sottoscritta; mi asterrò invece sugli emendamenti, pur ritenendo importante lo sforzo fatto dai Consiglieri, che hanno presentato gli emendamenti, per votare comunque a favore del testo, seppure emendato. CALGARO Marco (Consigliere f.f. di Presidente) La parola al Consigliere Lonero. LONERO Giuseppe Un intervento molto breve per motivare la contrarietà a questa deliberazione di iniziativa popolare. Il Consiglio Comunale di Torino si trova oggi a dover votare una proposta di deliberazione di iniziativa popolare con la quale si dovrebbe approvare un regolamento per il riconoscimento di pari opportunità per le unioni civili. A difesa e a sostegno di questa proposta si portano spesso, troppo spesso, argomenti che non rappresentano i reali motivi per cui i proponenti si sono adoperati a raccogliere il numero di firme richieste dalle norme vigenti e dallo Statuto della Città di Torino. Infatti, a nostro avviso istituire un albo per le unioni civili, finalizzato a salvaguardare i diritti acquisiti attraverso una lunga convivenza tra due persone per diversi motivi, dovrebbe essere cosa ben diversa dal volere in maniera artificiosa riconoscere le coppie di fatto, mi riferisco soprattutto alle coppie di fatto omosessuali. Se così non fosse, non sarebbe necessario citare nelle premesse il crescere di forme di legami affettivi che non si concretano nell'istituto del matrimonio, perché evidentemente quello del matrimonio o comunque di un vincolo contrattuale che legittimi l'unione al pari del matrimonio, è il vero obiettivo che di fatto si vuole perseguire con questa delibera. Inoltre, se non si perseguisse in realtà il riconoscimento delle unioni omosessuali, perché citare l'articolo 2 dello Statuto del Comune di Torino, con il quale ci si impegna ad agire attivamente per garantire pari opportunità di vita e di lavoro a uomini e donne, e per rimuovere le discriminazioni basate sulle tendenze sessuali? E infine, perché altrimenti affermare - travisando le sentenze della Corte Costituzionale - che la tutela costituzionale prevista nell'articolo 2 della Costituzione si estende sicuramente alla fattispecie della famiglia di fatto? dimenticando che la famiglia di fatto è comunque e sempre costituita da un uomo e da una donna, come ha confermato proprio la Corte Costituzione in una sentenza dell'aprile scorso. Noi della Destra abbiamo il coraggio di dire, in maniera forte, che non accettiamo questo tentativo di stravolgimento del concetto di famiglia e denunciamo il comportamento mistificatorio dei sostenitori di questa proposta, i quali quando affrontano il problema citano i vantaggi per chi convive con gli anziani, anche per assisterli, tralasciando volutamente e strumentalmente gli effetti di questo provvedimento sulle coppie omosessuali. Noi della Destra lo diciamo con chiarezza che la società italiana è basata sull'istituto della famiglia intesa come unione anche di fatto tra un uomo e una donna e respinge al mittente ogni tentativo di dare copertura legale ad ogni altra unione di conviventi, soprattutto se a queste unioni si tenta di dare la dignità di una famiglia. Così recita la delibera in questione allorquando propone che vengano rilasciate dichiarazioni di stato civile che attestino la costituzione di una famiglia basata su vincoli di natura affittiva, travalicando - Consigliere Gallo - quelle che sono le competenze del Comune, perché nessuna legge e nessuna Costituzione hanno dato al Comune la possibilità di dare un'accezione diversa al termine famiglia. Per garantire i membri delle unioni di fatto - che possono convivere (come ha già citato il Consigliere Lo Russo) per motivi amicali, parentali e, a volte, per motivi ben diversi da quelli che si possono pensare, ad esempio per alleviare la solitudine o addirittura combattere il carovita - ci sono a nostro avviso altri strumenti legalmente validi previsti dal Codice Civile: basta andare dal notaio. Ma c'è un altro motivo per cui ci opponiamo a questo provvedimento: una volta riconosciuto il rango di famiglia alle unioni omosessuali, chi impedirà a queste unioni di chiedere in adozione un bambino? È anche per questi motivi che noi ci opponiamo e voteremo contro a questa proposta di deliberazione. Aggiungo, Presidente, che siccome è venuto meno lo scopo della presentazione degli emendamenti, ritiro tutti gli emendamenti che ho presentato per dare la possibilità di accelerare la discussione e di pervenire subito al voto della delibera stessa. CALGARO Marco (Consigliere f.f. di Presidente) La parola al Consigliere Bruno. BRUNO Giuseppe Maurizio Rinuncio alla parola, grazie. CALGARO Marco (Consigliere f.f. di Presidente) La parola al Consigliere Olmeo. OLMEO Gavino Il mio intervento sarà breve e non ruberò ulteriore tempo ai Consiglieri, visto che già in Commissione ho avuto modo di esprimere la mia posizione in proposito, che riassumerò sinteticamente in questa sede. A mio avviso, questa proposta di deliberazione è problematica e sbagliata e non è accettabile fin dal titolo: "Riconoscimento di pari opportunità per le unioni civili"; è fin troppo evidente che la pari opportunità si intende nei confronti del matrimonio e questo è semplicemente inaccettabile. Ritengo che, prima o poi, il Parlamento dovrà legiferare per regolamentare in qualche modo queste unioni civili, ma la competenza è del Parlamento, per cui è necessario attendere che vi provveda e, visto che approva tante leggi, non mi spiego perché non sia ancora riuscito a trovare un accordo su questo argomento. A scanso di equivoci, perché già nel titolo ci sono degli elementi che potrebbero subire delle variazioni (grazie agli emendamenti presentati dal Consigliere Genisio, che, se non altro, cercano di ridurre il danno e, quindi, avranno il nostro voto favorevole), come ho già spiegato in Commissione, la ragione fondamentale che mi induce a votare contro questa proposta di deliberazione è la elementare inutilità della stessa. Come abbiamo avuto modo di spiegare, il cuore della proposta di deliberazione è il regolamento che viene approvato, perché, in effetti, nel provvedimento non si fa alcun riconoscimento, ma si approva un regolamento. Il fulcro di questo regolamento è l'articolo n. 2: "L'ufficiale di Anagrafe rilascia su richiesta degli interessati un attestato di famiglia anagrafica basata su vincolo affettivo". La situazione è molto semplice: l'ufficiale di Anagrafe può rispondere soltanto ed esclusivamente al DPR n. 223 del 1989; per qualsiasi ufficiale di Anagrafe quel DPR è un Vangelo, esiste solo quello, non può esistere null'altro come interlocutore legislativo. Ma ciò potrebbe avvenire già da oggi, perché chiunque, unito da vincolo affettivo e dichiarato come tale all'Anagrafe, può recarsi all'Anagrafe e richiedere un certificato di famiglia anagrafica, che verrà rilasciato. Si può obiettare che il Comune di Torino non scrive sul certificato "basato su vincoli affettivi", ma questo non potrà avvenire neanche dopo l'approvazione di questa proposta di deliberazione, perché, affinché ciò possa avvenire, è necessaria una disposizione del direttore dei Servizi Civici o del suo Assessore, proprio in forza di un provvedimento approvato dal Consiglio Comunale. Ma anche qualora ciò avvenisse, sarà sufficiente il ricorso al TAR di un qualsiasi cittadino e, immediatamente (non essendoci corrispondenza con l'unico riferimento legislativo, cioè il DPR n. 223), saremmo di nuovo punto e a capo. Questa iniziativa è esclusivamente politica (devo ammettere che l'intervento del Consigliere Gallo Domenico, questa volta - lo voglio sottolineare - è corretto) e punta al riconoscimento di pari opportunità tra il matrimonio e le unioni civili; noi siamo candidamente contrari a questo, perché per noi la famiglia è quella basata sul matrimonio, non ci possono essere confusioni in proposito. Attendiamo che il legislatore certifichi in qualche modo le modalità attraverso le quali riconoscere le unioni civili. CALGARO Marco (Consigliere f.f. di Presidente) La parola al Consigliere Galasso. GALASSO Ennio Lucio Anche io vorrei esprimere il mio dissenso a questa proposta di deliberazione, perché è inutile ed è caratterizzata da un'insignificanza giuridica, che, però, a mio parere arreca un nocumento sotto il profilo antropologico. Personalmente, ritengo che i mali o le difficoltà in cui si dimenano le attuali società dipendano proprio da un mutamento antropologico regressivo. Vorrei fare solo qualche brevissima considerazione sotto il profilo tecnico, senza indugiare oltre - avendo già dato la definizione del danno - sul profilo etico. Innanzitutto, voglio ricordare che la Costituzione non la si può invocare a corrente alternata; in questa sede, ci sono i "sacerdoti" della Costituzione quando, giustamente, rilevano le incongruenze altrui, ma, poi, la Costituzione diventa nuovamente un prodotto elastico quando la si vuole ricondurre ad un proprio vantaggio ideologico. L'articolo n. 29 della Costituzione recita: "La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio"; quindi, la Costituzione dice che la famiglia è una società naturale fondata sul matrimonio. Debbo dire che anche tutte le acrobazie che, spesso, si fanno invocando l'articolo n. 9 della Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea non hanno rilevanza, perché quell'articolo riconosce il diritto di sposarsi e di costituire una famiglia ed afferma che quei diritti "…sono garantiti secondo le leggi nazionali che ne disciplinano l'esercizio". La legge fondamentale ci dice che cos'è la famiglia, ma le leggi nazionali no, quindi ciò significa che non si può operare alcun recupero, neppure sotto quel profilo. Anche l'articolo n. 2 diventa una materia elastica, se non viene utilizzato con raziocinio e secondo principi di adeguatezza. Non è possibile un'equiparazione proprio per la struttura ontologica che sta alla base della famiglia e per la natura delle altri unioni, che non possono essere definite "famiglia" per le ragioni che ho già detto, ma anche per un altro motivo: per la Costituzione, la famiglia è un'istituzione sopraindividuale, mentre l'unione, come invece è stata proposta (basata, quindi, sulla "affectio"), è una soggettività individuale. È pacifico che i diritti individuali e le soggettività meritino tutela; nella proposta di regolamento che è stata presentata le aree tematiche entro le quali gli interventi sono da considerarsi prioritari sono: casa, sanità, servizi sociali, giovani, anziani, sport e tempo libero, formazione, scuola, servizi educativi, diritti e partecipazioni. Devo precisare che alcune di queste situazioni sono o già superate dalla pratica, o già previste per agevolare situazioni particolari che meritano tutela. Ribadisco, però, che un conto è la tutela sul piano individuale, mentre un altro conto è l'equiparazione all'idea di famiglia, che contrasta con quanto sancito dalla Costituzione. Con queste brevi considerazioni volevo sottolineare l'inutilità di questo provvedimento e ritengo che, alla distanza, questa proposta può essere spiegata come un'iniziativa legittima, ma sicuramente nociva per la salute della società. CALGARO Marco (Consigliere f.f. di Presidente) La parola al Consigliere Genisio. GENISIO Domenica Non ripeterò alcuni concetti che sono già stati illustrati negli interventi precedenti, vorrei soltanto fare un'osservazione al Consigliere Gallo Domenico e, poi, entrerò nel merito degli emendamenti. Personalmente, non credo di aver offeso la dignità e la volontà dei cittadini proponenti l'atto; sono cosciente che le proposte di iniziativa popolare hanno un percorso, ma so anche che, nel dibattito democratico, si ascolta chi propone e chi è contrario e, quindi, si svolgono un confronto ed un dibattito sui documenti. Ciò non è avvenuto e non è stato neanche ascoltato il Forum delle Famiglie, che ha inviato le sue osservazioni. Questa proposta di iniziativa popolare è stata ferma per parecchio tempo ed è vero che ho causato un momento di rallentamento quando non ho votato la "mozione Bonino" e non ho approvato alcuni percorsi, ma ciò è dovuto ad un semplicissimo ragionamento: in italiano, riconoscere significa prendere atto, per esempio della nascita di un figlio naturale, o di un'annessione di Stati, o dei cambiamenti degli stili e dei comportamenti della società. Questi cambiamenti di stili possono produrre un effetto per queste persone (che, però, non mi sento di considerare come famiglia solo perché la norma non lo consente e non per il fatto che sono cattolica e che, quando si parla di famiglia, si dice sempre che i cattolici considerano la questione sotto il profilo etico) e non è mia intenzione sottolineare se sia positivo o negativo, come ha fatto il Consigliere Galasso - perché non mi permetto di criticare i comportamenti degli individui -, ma considero positivamente la volontà di queste persone di manifestare pubblicamente e, di conseguenza (così come fanno le persone che contraggono un contratto matrimoniale), di assumersi una responsabilità nei confronti della società. Per questo motivo, ho cercato di marcare una separazione netta tra il percorso della famiglia e quello delle unioni civili. Il discorso non è sulle pari opportunità, perché le coppie eterosessuali oggi possono sposarsi senza alcun impedimento, mentre questo impedimento esiste per gli omosessuali; se avessimo il coraggio, dovremmo affrontare seriamente quell'argomento. Gli eterosessuali, se vogliono seguire un percorso diverso e non vogliono stipulare un contratto (mi riferisco al matrimonio civile), sono liberissimi di farlo, nessuno li obbliga o li contesta. Quel vincolo, però, non è solo affettivo fra i due soggetti - e mi ricollego a quanto, secondo me, esprimeva correttamente il Consigliere Galasso -, ma lo è anche nei confronti della società; attraverso quel contratto ci si assume un ruolo di tutela pubblica nei confronti dell'altra persona e, quindi, diventa una manifestazione nei confronti della collettività. Infatti, in tutti i documenti nazionali ed internazionali la famiglia formalmente costituita con atto pubblico è considerata la cellula della società da tutti gli Stati. C'è, poi, la famiglia basata sul matrimonio religioso, ma quello è un sacramento ed è un discorso diverso; per me rappresenta un valore aggiunto, mentre per altri è un qualcosa che non ha alcun significato. Quello che è importante è l'accordo siglato, un patto che si stipula con un'altra persona, ma anche nei confronti della società, tant'è vero che quei soggetti hanno dei doveri e delle responsabilità ben precise verso gli affini e i parenti. Questo può sembrare un po' un paradosso, ma i depositi bancari sono considerati, in una misura dell'80%, in capo alle famiglie e ai nuclei familiari; per cui pensate quale rilevanza - sia sotto il profilo etico, che economico - hanno le famiglie, perché rappresentano dei pilastri. Ovviamente, la società è dinamica e non so che cosa potrà accadere in futuro, ma ho cercato di cogliere questa opportunità non contestando le unioni civili, ma cercando di ricollocarle in un contesto positivo. Per questo motivo, ho presentato gli emendamenti e credo che il Partito Democratico abbia fatto un percorso significativo nella direzione della lettura dei bisogni della società, delle sue diverse forme di espressione e del riconoscimento, come diceva il Consigliere Galasso, dei diritti soggettivi. La maggior parte delle attività previste dal regolamento riguardano i diritti soggettivi; forse, il diritto alla casa è un po' meno soggettivo, ma lo sono sicuramente quello alla salute e allo studio e nei nostri regolamenti i figli naturali delle unioni o coppie di fatto (definitele come volete) hanno già una serie di percorsi addirittura privilegiati rispetto ai figli delle famiglie fondate sull'atto matrimoniale. Ritengo che siamo in un campo in cui anche il Comune di Torino, oggi, abbia il titolo per esprimersi, affinché questo gruppo di persone, che sta insieme per motivi di natura affettiva, assuma un ruolo maggiormente pubblico e sia di supporto al bene comune della nostra Città e mi auguro che questo provvedimento serva a sollecitare anche un intervento da parte del Parlamento. Come ho già detto tante volte, avrei fatto soltanto una norma (e mi dispiace per il Consigliere Olmeo, perché dissento profondamente da quanto ha sostenuto) a favore delle persone omosessuali che si stimano e si prendono cura l'una dell'altra, affinché abbiano la possibilità di vedere riconosciuto non solo questo loro sentimento, ma anche questo sostegno vicendevole (cosa che, oggi, non è possibile). Forse, non sono ancora maturi i tempi, non credo che sia un automatismo, perché il riconoscimento delle coppie omosessuali non è un cavallo di Troia, come qualcuno crede, ma è un percorso che deve tener conto delle diversità. Ho cercato di non stravolgere troppo il provvedimento con la presentazione degli emendamenti, perché sarebbe stato scorretto da parte mia; mi sono limitata ad evidenziare che le unioni civili sono una cosa e che il concetto di pari opportunità con un altro soggetto giuridico, costituzionalmente riconosciuto, non era possibile. Ovviamente, spero che approviate gli emendamenti che ho presentato (altrimenti dovrò prendere atto di quello che l'Assemblea Consiliare voterà) e annuncio il ritiro dell'emendamento n. 30, che proponeva di eliminare una locuzione che parla di discriminazione; mi auguro che questa mia disponibilità vi convinca a votare diversamente. CALGARO Marco (Consigliere f.f. di Presidente) La parola al Consigliere Zanolini. ZANOLINI Carlo Vorrei dichiarare il mio voto favorevole a questa proposta di deliberazione. In merito alla diatriba se sia opportuno o meno presentare degli emendamenti ad una proposta di deliberazione di iniziativa popolare, ritengo che sia assolutamente legittimo, in quanto, pur con le dovute proporzioni rispetto al Parlamento, il Consiglio Comunale è sovrano, nel senso che, se si vota un provvedimento, può essere emendato. Condivido gli emendamenti presentati dal Consigliere Genisio, in particolare il n. 7, in quanto probabilmente nell'atto non erano state previste alcune conseguenze. Per quanto riguarda, invece, le considerazioni più generali, chiedo umilmente scusa al Consigliere Galasso, ma l'articolo n. 29 della Costituzione stabilisce che: "La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio" e, di conseguenza, riconosce i diritti, ma non quella famiglia in particolare come unico modo di aggregazione affettiva con le persone. A mio parere, quindi, non ne esclude altri (anche se, ovviamente, non sono un costituzionalista). Ritengo che questa proposta di deliberazione (anche se, magari, potrà non avere un significato importantissimo ed essere impugnata per quanto riguarda la sua realizzazione), rappresenti un piccolo passo avanti nel dibattito culturale che si basa sul dato di fatto che, ormai, non si può più parlare di famiglia tradizionale, ma di famiglie. Infatti, il 40-50% delle famiglie, dopo un certo numero di anni, si scioglie e questa può essere la dimostrazione, come tutte quelle scientifiche, che un certo fatto non è poi così assodato e assolutamente puro. Il fatto che vi sia la crisi della famiglia è accertato e, di conseguenza, questa istituzione può anche essere messa in discussione e si può parlare di "famiglie". Parlando con il Consigliere Genisio, e questo può essere un contributo importante al dibattito, ho rilevato come, in questa situazione, le famiglie più disastrate siano proprio quei rapporti affettivi tra due persone dello stesso sesso (mi riferisco ai GLBT, che rappresentano una realtà); sono discriminate, in quanto per loro non è possibile avere un riconoscimento formale anche minimo, in modo da permettergli di avere delle garanzie e dei diritti. I GLBT non hanno diritti completi e non hanno pari opportunità. A mio parere, questo provvedimento rappresenta un piccolo tassello e la società avanza non solo attraverso le rivoluzioni, ma anche con i piccoli cambiamenti che, di giorno in giorno, avvengono. Questo è un tassello che ci fa pensare che la società sta cambiando e dobbiamo favorire questo cambiamento, perché, pur essendo molto difficile, può portare dei benefici. Questa proposta di deliberazione, come dicevano altri Consiglieri, deve essere anche uno stimolo per il Governo nazionale, affinché si prenda atto che la situazione dei rapporti affettivi tra le persone non è quella di 40 o 50 anni fa o, per meglio dire, di come appariva 40 o 50 anni fa, perché, nel frattempo, le cose non sono cambiate per quanto riguarda i rapporti affettivi tra le persone. Dichiaro, quindi, per il verbale il mio voto favorevole agli emendamenti presentati. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Giorgis. GIORGIS Andrea Nonostante l'assenza di molti Consiglieri dell'opposizione, per la precisione di quasi tutti tranne l'encomiabile eccezione del Consigliere Galasso… (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Naturalmente, oltre a quelli di Rifondazione Comunista, che, però, su questo argomento hanno già espresso il loro consenso in Commissione. Stiamo per approvare un regolamento che, anche se non è foriero di particolari conseguenze dal punto di vista giuridico-formale, tuttavia, dal punto di vista politico e simbolico, è un atto importante. Come alcuni Consiglieri hanno sottolineato, il Comune è già nella condizione di certificare la famiglia anagrafica e, quindi, riconoscere tutte le forme di convivenza, indipendentemente dal regime matrimoniale o meno. È altresì vero che, anni addietro, abbiamo modificato tutti i regolamenti (ma rientrava nella nostra competenza) per superare delle odiose discriminazioni nell'accesso ai Servizi e, in particolare, nell'esercizio di quei diritti che sono da noi disciplinati. Anche da questo punto di vista, vorrei ricordare che il Consiglio Comunale non ha assunto comportamenti reticenti in tema di discriminazioni; al contrario, la precedente tornata amministrativa cominciò la modifica dei vari regolamenti e, oggi, non vi è più alcun regolamento che operi discriminazioni improntate al genere o all'orientamento sessuale. Ovviamente, qualcuno potrebbe chiedersi, visto che non ci sono discriminazioni improntate all'orientamento sessuale e al genere e che c'è già la possibilità del riconoscimento della famiglia anagrafica, quale sia la novità; la novità è rappresentata dal fatto che, con questo regolamento, la Città di Torino si impegna a certificare le unioni affettive, cioè quelle particolari forme di convivenza il cui legame non è di parentela e neanche di mutuo soccorso (come il Comune certifica con la famiglia anagrafica), ma è un vincolo affettivo. Stiamo compiendo un gesto attraverso il quale la Città di Torino consentirà che si dia pubblico e simbolico riconoscimento a quei legami tra persone adulte e consenzienti, le quali stringono un legame proprio perché hanno tra di loro una reciproca "affectio". Questo atto del Comune di Torino non farà immediatamente conseguire dei diritti e dei doveri (purtroppo, permettetemi di aggiungere), però è un primo atto attraverso il quale un'Amministrazione stabilisce che non vi è nulla di male nello stringere legami affettivi e nella non istituzionalizzazione di questi legami attraverso il matrimonio. Ridotto all'essenza, perché non voglio rubare altro tempo, è questo il significato del regolamento che stiamo per approvare: vogliamo dire, in maniera solenne, che non vi è nulla di male se due persone adulte e consenzienti, siano esse di sesso diverso o dello stesso sesso, stringono un legame affettivo. Oggi, come Amministrazione e come Istituzione locale, stiamo certificando questo principio, che, rispetto a quanto capita altrove, potrà sembrare poca cosa, ma che a me sembra un piccolo ma importante passo di civiltà proprio nella direzione del rispetto di quell'autonomia e di quell'autodeterminazione nel vivere i sentimenti che, per fortuna, ciascuno di noi prova. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Calgaro. CALGARO Marco Condivido alcune delle affermazioni fatte nel corso di questo dibattito. Sono convinto che in questo Paese non sia in atto alcuna discriminazione nei confronti delle coppie eterosessuali che vivono serenamente un legame affettivo al di fuori del matrimonio, ma sarebbe bene che il Parlamento regolamentasse in qualche modo le unioni tra persone dello stesso sesso, perché si tratta dell'unica situazione che richiede una forma di regolamentazione, che, naturalmente, deve essere totalmente diversa rispetto a quella della famiglia. Questa regolamentazione farebbe chiarezza rispetto a molti dei problemi che sono emersi durante il nostro dibattito e che, secondo me, rendono difficile legiferare su questo tema, proprio perché sono convinto che non vi sia alcuna discriminazione e non via la necessità di ricercare alcuna pari opportunità per le coppie eterosessuali che vivano un legame affettivo al di fuori del matrimonio. Non comprendo l'enfasi del Consigliere Giorgis rispetto a questa proposta di deliberazione, perché credo che non vi sia alcuna legge dello Stato che, in qualche modo, affermi che ci sia qualcosa di male nell'impostare un legame affettivo tra due persone non dello stesso sesso che vogliano vivere una vita in comune. Non credo che ci sia bisogno di una deliberazione del Consiglio Comunale per dire che nel nostro corpus legale qualcosa attribuisca un significato negativo all'unione di due persone al di fuori del matrimonio. Un tema diverso è stabilire quali sono i diritti che derivano da queste unioni. A mio parere, nel nostro corpo di leggi non vi è nulla che discrimini due persone non dello stesso sesso che vivono un'unione affettiva. È giusto il lavoro fatto sui regolamenti comunali, affinché non vi siano discriminazioni nei confronti, per esempio, di persone unite da un legame affettivo e con dei figli, ma questo lo considero assolutamente normale. Ritengo che tutta questa enfasi sia totalmente mal riposta, perché questa proposta di deliberazione, come ha già detto il Consigliere Olmeo, sostanzialmente non sortisce alcun effetto, se non un po' di propaganda. Per questo motivo, esprimo il voto contrario del mio Gruppo. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Centillo. CENTILLO Maria Lucia Innanzitutto, vorrei fare un ringraziamento non formale ai presentatori di questa proposta di deliberazione di iniziativa popolare, che ci hanno permesso di svolgere un lungo ed approfondito dibattito all'interno delle Commissioni e del Consiglio Comunale, oltre che nell'ambito della società (attraverso i giornali, per esempio). Infatti, abbiamo affrontato questo tema riportandolo sul piano istituzionale e, secondo me, rappresenta un aspetto di democrazia vera, significativa e partecipata, che i nostri Regolamenti e lo Statuto prevedono, ed è una ricchezza per tutta la Città. Vorrei iniziare il mio intervento riportando una frase che molti di noi, nei mesi passati, hanno letto sui manifesti riguardante un progetto per cui il Comune di Torino ha ricevuto un importante premio nell'ambito della Pubblica Amministrazione; ricordate quel bambino che diceva: "Mi presti la tua famiglia? La mia è un po' in difficoltà"? Si trattava del progetto per gli affidi familiari, che, in questa Città, non richiedono una famiglia basata sul vincolo del matrimonio. Questo è un primo elemento che ci deve far riflettere quando, come diceva prima il Consigliere Zanolini, parliamo delle famiglie che non sono fondate sul matrimonio. Spesso, la società è più avanti della Legge e del Parlamento che legifera; lo ha dimostrato il nostro Sindaco quando, con un atto eclatante, ha voluto partecipare ad una cerimonia simbolica tra due donne, per sottolineare che vi è discriminazione quando non si riconoscono i diritti. La nostra Costituzione, che considero tra le più avanzate al mondo, è stata promulgata prima che il DSM - e, quindi, l'Organizzazione Mondiale della Sanità - dichiarasse, attraverso il libro che identifica le patologie, che l'omosessualità non è una malattia. Di conseguenza, quando è stata promulgata la Costituzione, l'omosessualità era ancora considerata una malattia. Quindi, vorrei dire a persone come il Consigliere Genisio, che ringrazio per lo sforzo fatto, che non è mai troppo tardi. Ritengo che quest'Aula possa predisporre un ordine del giorno che inviti il Parlamento ad affrontare questi temi, superando le discriminazioni e riconoscendo il grandissimo movimento presente in questa Città; infatti, si tratta di un movimento pacifico, che si basa sui diritti civili e che, proprio la settimana scorsa, ha percorso le vie della Città in occasione del Pride. Credo che questo sia un patrimonio di tutta la Città. Per quanto riguarda gli emendamenti presentati dal Consigliere Genisio, vorrei sottolineare lo sforzo fatto dal Partito Democratico (che è composto da persone con sensibilità diverse) nel misurarsi su temi eticamente sensibili. Deve essere riconosciuto che le forze politiche della nostra maggioranza (e non solo, perché mi auguro che anche il Gruppo di Rifondazione Comunista accetti e comprenda lo sforzo che abbiamo fatto su questi temi) si sono misurate su argomenti eticamente sensibili e credo che abbiano dimostrato di poter dare, con trasparenza, un contributo al provvedimento presentato dal comitato promotore, perché, in Commissione, alcuni Consiglieri hanno dichiarato che avrebbero proposto degli emendamenti in questa direzione. Se il Consigliere Genisio non avesse ritirato l'emendamento n. 30 (che riguardava la necessità di cassare l'aspetto legato alla discriminazione), credo che non avremmo potuto condividere questo percorso; avendo superato questo aspetto, l'essenza della deliberazione rimane in tutto il suo valore, soprattutto perché il Consiglio di Stato ha recentemente riconosciuto la possibilità di certificare con il regolamento anagrafico le famiglie basate su vincolo affettivo. Vorrei ringraziare gli Uffici per il lavoro svolto, perché si è prolungato per mesi e, probabilmente, avremmo potuto chiudere prima questa vicenda; oggi, lo facciamo consegnando alla Città una risposta positiva, che è patrimonio di tutti, e che va ben oltre quello che avevamo cercato di portare a termine negli anni scorsi. Questo tipo di situazioni, nella nostra Città, rappresenta circa l'8 o il 9% delle famiglie complessive. Circa 10.500 famiglie sono composte da due persone, comprese anche le coppie di fatto, e una quota minima è costituita da persone dello stesso sesso (il cui legame può non essere basato su vincolo affettivo); invece, circa 21.500 famiglie hanno almeno un figlio. Ritengo che dobbiamo rivolgere la nostra attenzione alle famiglie con figli, poiché risultano ancora forme di discriminazione rispetto ai figli di conviventi che si separano e quella più rilevante è che queste situazioni vengono esaminate dal Tribunale dei Minori e non dal Tribunale Ordinario. Ritengo che ci sia ancora molta strada da fare, ma questo rappresenta un primo passo, che possiamo sicuramente riconoscere come positivo. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Dichiaro chiusa la discussione di merito. Passiamo all'analisi degli emendamenti. Consigliere Lonero, conferma il ritiro dei suoi emendamenti? LONERO Giuseppe (Intervento fuori microfono). CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Gli emendamenti dal n. 2 al n. 18, dal n. 20 al n. 22 e gli emendamenti nn. 24 e 25 sono ritirati. Consigliere Genisio, l'emendamento n. 30 è stato ritirato? GENISIO Domenica (Intervento fuori microfono). CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) L'emendamento n. 30 è ritirato. A questo punto, passiamo alla trattazione degli emendamenti rimasti, che considero come illustrati nel corso del dibattito, per cui possiamo procedere alla votazione. L'emendamento n. 1, presentato dal Consigliere Genisio, recita: CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Non essendoci richieste di intervento, pongo in votazione l'emendamento n. 1: Presenti 30, Favorevoli 20, Astenuti 10. L'emendamento n. 1 è approvato. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Il subemendamento all'emendamento n. 19, presentato dal Consigliere Centillo, recita: CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola, per l'illustrazione, al Consigliere Centillo. CENTILLO Maria Lucia Con questo emendamento chiediamo di sopprimere la parte dell'atto che fa riferimento a forme di integrazione sociale; non ci sembra utile questa sottolineatura. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Vorrei precisare che, nel caso venisse approvato il subemendamento, l'emendamento n. 19 sarebbe soppresso. Non essendoci altre richieste di intervento, pongo in votazione il subemendamento all'emendamento n. 19: Presenti 29, Favorevoli 20, Astenuti 7, Contrari 2. Il subemendamento all'emendamento n. 19 è approvato. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) L'emendamento n. 19 è decaduto. L'emendamento n. 23, presentato dal Consigliere Genisio, recita: CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Lo Russo. LO RUSSO Stefano Presidente, a beneficio di chi non ha in mano la copia degli emendamenti, le chiedo, prima di porlo in votazione, di fare riferimento al merito dell'emendamento, in quanto ce ne sono molti e rischiamo di fare confusione. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Non essendoci altre richieste di intervento, pongo in votazione l'emendamento n. 23: Presenti 28, Favorevoli 16, Astenuti 10, Contrari 2. L'emendamento n. 23 è approvato. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) L'emendamento n. 26, presentato dal Consigliere Genisio, recita: CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Non essendoci richieste di intervento, pongo in votazione l'emendamento n. 26: Presenti 29, Favorevoli 19, Astenuti 10. L'emendamento n. 26 è approvato. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) L'emendamento n. 27, presentato dal Presidente del Consiglio Castronovo, recita: CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Non essendoci richieste di intervento, pongo in votazione l'emendamento n. 27: Presenti 29, Favorevoli 26, Astenuti 3. L'emendamento n. 27 è approvato. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) L'emendamento n. 28, presentato dal Consigliere Genisio, recita: CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Non essendoci richieste di intervento, pongo in votazione l'emendamento n. 28: Presenti 30, Favorevoli 20, Astenuti 10. L'emendamento n. 28 è approvato. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) L'emendamento n. 29, presentato dal Consigliere Genisio, recita: CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Non essendoci richieste di intervento, pongo in votazione l'emendamento n. 29: Presenti 29, Favorevoli 19, Astenuti 9, Contrari 1. L'emendamento n. 29 è approvato. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Il subemendamento all'emendamento n. 31, presentato dal Consigliere Gentile, recita: CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Non essendoci richieste di intervento, pongo in votazione il subemendamento all'emendamento n. 31: Presenti 29, Favorevoli 17, Astenuti 12. Il subemendamento all'emendamento n. 31 è approvato. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) L'emendamento n. 31 è decaduto. L'emendamento n. 32, presentato dal Consigliere Genisio, recita: CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Non essendoci richieste di intervento, pongo in votazione l'emendamento n. 32: Presenti 29, Favorevoli 19, Astenuti 10. L'emendamento n. 32 è approvato. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola, per la dichiarazione di voto, al Consigliere Galasso. GALASSO Ennio Lucio Vorrei fare una breve puntualizzazione a proposito del garbato rilievo del Consigliere Zanolini. Per quanto riguarda l'articolo n. 29 della Costituzione, c'è concordia nel ritenere che definisce la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Infatti, non dice solo che riconosce i diritti della famiglia, ma riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio; in altre parole, riconosce i diritti della famiglia e la famiglia è quella e non può essere altra. Sotto questo profilo, la Corte Costituzionale - come previsto dalla sentenza del 25 luglio 2000 - ha evidenziato ed è ferma nell'affermare l'impossibilità di una parificazione di trattamento tra il matrimonio e la convivenza di fatto, pur ritenendo (e c'è il richiamo agli articoli nn. 2 e 29 della Costituzione) non arbitrario che il legislatore adotti per la diversa fattispecie dell'unione di fatto una disciplina diversa da quella del matrimonio. In quest'Aula, ho sentito dire che la società è in crisi, che ci sono dei problemi ed è in corso un cambiamento, ma le crisi non vanno sempre assecondate e ritengo che questo sia un metodo dialettico pernicioso, perché c'è proprio un costume legislativo avverso. A mio parere, si sbaglia se si accetta il criterio che, siccome ci sono un cambiamento ed una crisi in corso, si debba assecondare la crisi anziché prevenirla, contrastarla e condurla a conseguenze migliori e più feconde per la società, proprio perché si deve tutelare l'interesse generale. C'è un'ovvia considerazione: la società, a volte, progredisce, ma, a volte, regredisce ed è proprio questo il ruolo di tutela che debbono avere gli amministratori e i legislatori. Dichiaro, quindi, il mio voto contrario a questa proposta di deliberazione. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Non essendoci altre richieste di intervento, pongo in votazione la proposta di deliberazione così emendata: Presenti 31, Favorevoli 24, Astenuti 3, Contrari 4. La proposta di deliberazione di iniziativa popolare è approvata. |