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Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 21 Giugno 2010 ore 12,00
Paragrafo n. 19
DELIBERAZIONE (Giunta: proposta e urgenza) 2010-01079
APPROVAZIONE DEL CODICE DI COMPORTAMENTO PER LA TUTELA DELLA DIGNIT? DELLE LAVORATRICI E DEI LAVORATORI DEL COMUNE DI TORINO.
Interventi

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Passiamo all'esame congiunto della proposta di deliberazione n. mecc.
201001079/130, presentata dalla Giunta Comunale in data 2 marzo 2010, avente per
oggetto:
"Approvazione del Codice di Comportamento per la tutela della dignità delle
lavoratrici e dei lavoratori del Comune di Torino"
e della proposta di deliberazione n. mecc. 201001080/130, presentata dalla Giunta
Comunale in data 2 marzo 2010, avente per oggetto:
"Comitato Pari Opportunità. Adozione del Regolamento di disciplina dell'attività
del Comitato Pari Opportunità"

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Comunico che in data 16/06/2010 le Commissioni competenti hanno rimesso i
provvedimenti in Aula.
La parola all'Assessore Levi, per l'illustrazione.

LEVI Marta (Assessore)
Illustro congiuntamente le due proposte di deliberazione, per accorciare i tempi.
La Giunta Comunale approvò il Piano di Azioni Positive 2007/2011, all'interno del
quale erano previste la revisione del Codice di Comportamento per la tutela delle
dignità delle lavoratrici e dei lavoratori del Comune di Torino e la revisione del
Regolamento del Comitato Pari Opportunità.
In questi mesi, nell'ambito di un gruppo di lavoro costituito all'interno del Comitato
Pari Opportunità, è stato realizzato l'aggiornamento dei due documenti oggi in
votazione. In particolare, il Codice Etico è stato aggiornato alla normativa più
recente e a una serie di raccomandazioni della Comunità Europea, è stato introdotto
il concetto di pari opportunità per tutti, come oggi proposto dalla Comunità Europea
e, quindi, il diritto alla tutela da atti o comportamenti che producono discriminazione
in base non solo al genere, ma anche all'origine etnica, alla religione,
all'orientamento sessuale, all'età, alle disabilità e alle convinzioni personali.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Chiedo scusa, Assessore.
Consiglieri, vorremmo essere messi nelle condizioni di poter ascoltare quello che
dice l'Assessore, se possibile.

LEVI Marta (Assessore)
È stato fatto un lavoro di riorganizzazione e di migliore lettura, introducendo
discriminazioni dirette e discriminazioni indirette; è stata parzialmente riformulata la
parte riguardante le funzioni della consulente di fiducia dell'Amministrazione
Comunale; sono state meglio definite ed inquadrate la procedura informale e,
soprattutto, quella formale alle quali è chiamata a intervenire la Consigliera di fiducia
nel lavoro di mediazione del conflitto nel luogo di lavoro. In ultimo, per quanto
riguarda il Codice, è stato introdotto il limite di 180 giorni entro il quale le
procedure, sia quella informale, sia quella formale, devono trovare una conclusione.
Sono state introdotte innovazioni anche nel Regolamento del Comitato Pari
Opportunità, essendo un Regolamento di qualche anno fa. All'interno delle funzioni
del Comitato, accanto al tema delle pari opportunità, è stato inserito quello del
benessere organizzativo, tema di una certa rilevanza, anche rispetto alla normativa
più recente. Sono stati introdotti alcuni strumenti necessari al Comitato per svolgere
il proprio ruolo: si è prevista una relazione annuale del Direttore del Personale, con i
dati che riguardano il personale della Città, dati divisi per genere e accorpati per
Divisione, con particolare riferimento all'inquadramento e alla retribuzione, per poter
fare un ragionamento di riequilibrio di genere all'interno del personale
dell'Amministrazione. È stata anche introdotta una relazione annuale, sempre del
Direttore del Personale, sulle vertenze e i relativi esiti aventi per oggetto
comportamenti contrari ai principi contenuti all'interno del Codice Etico.
Ultimo elemento - ma significativo - di innovazione: durante i lavori del gruppo che
si è occupato della revisione del Regolamento, è emersa la proposta di trasformare il
Comitato Pari Opportunità in Comitato Pari Opportunità e per la Tutela dal Mobbing.
Una previsione del Contratto Nazionale di Lavoro di qualche anno fa, infatti,
prevedeva l'istituzione di Comitati per la Tutela dal Mobbing, comitati che erano
immaginati in maniera identica al Comitato Pari Opportunità, cioè comitati paritetici
tra le Organizzazioni Sindacali e i funzionari dell'Amministrazione, ed era prevista
altresì l'istituzione di una consulente di fiducia specifica sul tema del mobbing. In
accordo con le Organizzazioni Sindacali, abbiamo scelto di non duplicare i comitati,
ma di riunire, sotto un unico comitato, le funzioni messe in capo al Comitato Pari
Opportunità e quelle messe in capo al Comitato per la Tutela dal Mobbing (che,
peraltro, non esisteva ancora).
Questo è tutto.
Per quanto riguarda gli emendamenti, sono due emendamenti che recepiscono i
pareri delle Circoscrizioni.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Ventriglia.

VENTRIGLIA Ferdinando
Ovviamente intervengo nella qualità di Consigliere, avendo cercato di partecipare,
per quanto mi è stato possibile (tra l'altro, sembra mai abbastanza), alla discussione
di questa deliberazione, per dire che, nonostante le perplessità anche avanzate in
Commissione, c'erano gli elementi per votare favorevolmente questa deliberazione
(parlo del Codice di Comportamento). In realtà, facendo una verifica all'interno del
nostro Gruppo, in particolare con il Consigliere Furnari che segue queste cose e che,
oggi, per problemi di carattere personale, non può essere qui con noi a discutere la
deliberazione, l'orientamento prevalso è stato quello di un'astensione.
Per riguardo all'Aula e dovere di cronaca, allora, vorrei brevemente riportare quelle
che sono state le osservazioni avanzate in Commissione.
In questa deliberazione, che è il frutto di un lungo lavoro (peraltro ampiamente e
trasversalmente riconosciuto), ci sono alcuni aspetti che non riteniamo siano
migliorabili: si tratta di debolezze e insidie proprie e insite del tema in sé e per sé e,
quindi per quanto lavoro possano fare, in buona coscienza, un Assessore o una
Commissione, si tratta di nodi profondi di carattere culturale che una Commissione
non può certo risolvere, e neanche l'Aula. Vale, però, la pena di indicarli, perché
quando, tra qualche anno, anche noi ci troveremo a ridiscutere questi temi, alla luce
di una sensibilità culturale che, da un certo punto di vista, sarà maturata e mutata,
forse potremo guardare con più attenzione a qualche avvertimento che già all'epoca
si poteva registrare.
Primo tema: il fatto di voler promuovere a tutti i costi regolamentazioni che vengono
a giustapporsi a una produzione normativa assolutamente matura, è un fatto che non
interessa soltanto questo Consiglio, ma è un problema in generale delle istituzioni, a
partire dalla stessa Unione Europea.
Riteniamo, però, che non sia utile creare situazioni formali paradossali, per cui, per
esempio, la dipendente oggetto del classico ricatto sessuale, invece o oltre a recarsi al
Commissariato o alla Procura della Repubblica, dovrebbe farsi forte del nostro
Codice di Comportamento. E' un tema che richiedeva, forse, uno snellimento,
partendo da una base di carattere giuridico e giurisprudenziale che, per fortuna,
ormai è solida e visibile.
Secondo tema: le declaratorie.
Noi prendiamo atto del fatto che le declaratorie, in particolare sui comportamenti e
con la messa al bando degli stereotipi, sono ricavate soprattutto da una serie di
indicazioni di fonte europea, però mi sono permesso di osservare - e voglio ripeterlo
in questa sede - che queste declaratorie molto generali sono anche molto insidiose,
perché normalmente sortiscono due effetti speculari e entrambi poco utili
all'intendimento che sottende queste iniziative, cioè che vengano non applicate nella
loro possibile applicazione assolutamente estesa, ampia, al punto di criminalizzare
anche comportamenti, mentalità, espressioni del pensiero, che potranno non piacere
ma non hanno rilevanza penale e rientrano nell'ambito dei rapporti sociali e che non
si dovrebbe cercare di normare inseguendo una minuziosa regolamentazione di
quello che poi, alla fine, non si può regolamentare. Una volta, i marxisti dicevano
che non si potevano mettere le mutande al mondo: io spero di poter ancora parlare di
biancheria intima, senza essere additato come sessista. Quindi, oltre a tentare di
mettere le mutande al mondo, l'effetto qual è? Doppio. O che l'applicazione è
talmente estesa che non si applicherà mai, cioè da un punto di vista tecnico-giuridico
diventa fragile per quanto diventa sottile, o che sia applicata in maniera
assolutamente selettiva e poco equa, nel senso che questa norma di comportamento
codificata in un regolamento, in un codice, si presti a essere strumentalizzata in
situazioni singole, al di là del merito e oltre il merito, a volte anche contro, della
vicenda.
Il terzo tema è stato chiarito in Commissione: è pur vero che la Consigliera di fiducia
è una figura importante e sicuramente non onerosa per il lavoro che svolge per il
Comune, ma siamo in un periodo in cui c'è una spinta alla riduzione di queste figure,
al disboscamento burocratico, alla compressione di tutte le figure che, nell'ambito
delle Amministrazioni locali, partecipano alla gestione più complessiva del sistema
amministrativo e quindi anche della nostra organizzazione del personale.
Diventa, quindi, una situazione paradossale (ma non sarà questo il caso, infatti a me
vengono in mente casi più clamorosi, per esempio quello del Garante per le persone
private della libertà personale: anche qui c'è una faticosa locuzione): se fossi in
un'epoca in cui si mettono in discussione gli enti del decentramento e in cui i
Consiglieri comunali di una Città capoluogo di Regione arrivano a percepire un
emolumento pari circa a mille Euro al mese, rischierebbe di suonare stonato, tra
qualche anno, il fatto di mettersi a ragionare di figure ulteriori. Mi rendo conto che
questa è sicuramente l'ultima delle figure sulle quali possiamo discutere, ma
nondimeno rientra in questo panorama.
C'è sicuramente un forte elemento a favore, quello sul quale avrei fondato la mia
opinione a favore: si tratta di un'iniziativa che, in qualche modo, si inserisce nel
tentativo più ampio di degiudizializzare i rapporti sociali. Questo è un problema sul
quale credo ognuno di noi debba impegnarsi a dare il proprio contributo per quanto
modesto, ma nondimeno importante. Viviamo in una società sempre più conflittuale
e deresponsabilizzata, che tende, in maniera impropria, ad affidare la gestione della
conflittualità ai vari livelli alle istanze giudiziarie, siano esse amministrative, civili o
penali. Un tentativo in questo senso è già stato fatto con la mediazione garantita dalla
Polizia Municipale. Certo, sono tentativi generosi quanto insidiosi, ma questa è
sicuramente una cosa lodevole e si va nella direzione giusta.
Ho voluto riportare queste osservazioni, perché mi pare importante - ho parlato a
lungo, chiedo scusa -, su temi così delicati, cercare di superare una concezione che, a
mio modo di vedere, talvolta farebbe pensare ad un'inclinazione verso il pensiero
unico. Non c'è pensiero unico, neanche su queste cose, non c'è altro terreno morale,
neanche su queste cose. C'è una discussione tra rappresentanti con pari legittimità
eletti nelle istanze della nostra Assemblea cittadina e io sono sicuro che, rimuovendo,
a volte, alcune sottolineature non necessarie che non aiutano il dibattito, potremmo
comunque, in un futuro, anche su queste vicende fare un migliore dibattito di merito,
come mi sembra abbia voluto fare - e concludo - l'Assessore che, con atteggiamento
assolutamente laico, anche rispetto alle sue posizioni e convinzioni personali
fortemente radicate, ha sempre dimostrato una grande apertura alle sensibilità e ai
suggerimenti di più diversa origine. Di questo io intendo darle atto a verbale,
Assessore.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Centillo.

CENTILLO Maria Lucia
Sono lieta di avere ascoltato queste parole dal Vicepresidente del Consiglio,
Consigliere Ventriglia, perché mi sembra un importante passo avanti rispetto ad un
argomento che, anche in base al ruolo che svolgo, ritengo fondamentale, argomento
che, in questi anni e in questa tornata amministrativa, ritengo abbia avuto un
progressivo rinforzo nelle politiche dell'amministrazione e nelle azioni del
Consiglio, intanto attraverso l'istituzione della Commissione Diritti e Pari
Opportunità come una Commissione ordinaria, aperta non soltanto alla presenza
delle Consigliere, ma anche a quella dei Consiglieri e di quei Gruppi che non hanno
una presenza femminile tra i loro eletti, ma soprattutto aperta ad un'impostazione che
vede non soltanto nelle politiche di genere ma soprattutto nell'accezione più ampia
delle pari opportunità un elemento di caratterizzazione delle politiche della Città.
In questo senso, secondo me, l'aggiornamento del Codice di Comportamento e del
Comitato Pari Opportunità è un ulteriore passo avanti. Ma in quale direzione? Nella
direzione del benessere organizzativo, nella direzione di una cultura del rispetto della
dignità delle lavoratrici e dei lavoratori: la dignità è un titolo, è un termine che non
sempre è utilizzato con concetti omogenei tra le persone.
Allora, probabilmente, è molto importante il fatto di aver voluto aggiornare (perché il
lavoro è frutto di un'analisi svolta anche mediante i codici etici più avanzati già
approvati nella Pubblica Amministrazione) non soltanto in base al contratto e alle
norme di legge, ma anche in base alla cultura più attiva e più progressista, un
concetto che parte dalla dignità delle lavoratrici e dei lavoratori (ripeto: non soltanto
delle donne, che è fondamentale, ma anche di altri elementi, come ad esempio le
persone diversamente abili e le persone straniere).
Credo che questi aspetti che riguardano l'ente, la politica del personale, come
quest'ultimo si rivolge alla cittadinanza e come la più grande azienda pubblica della
Città diventa esempio per le altre aziende che lavorano nel nostro territorio, siano un
elemento di cui tutta l'Amministrazione e tutti coloro che operano nella nostra Città
possono essere orgogliosi. In questo senso, anche riportando in minima parte l'azione
fatta dalla Consigliera di fiducia (con cui la Commissione, periodicamente, si
incontra), credo sia proprio necessario avere strumenti che non vadano nella
direzione prettamente giudiziale. Credo, invece, sia fondamentale avere la possibilità
di mediare, di fare emergere i problemi, di cercare di trovare soluzioni con la
corresponsabilizzazione dei quadri intermedi e dei dirigenti.
Ringrazio, allora, la Commissione e le Circoscrizioni per il lavoro svolto e,
ovviamente, gli Uffici e la Giunta che hanno predisposto questo atto.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Silvestrini.

SILVESTRINI Maria Teresa
Concordo con quanto detto dal Consigliere Centillo e ringrazio l'Assessore Levi per
questa deliberazione alla quale auguro vita felice.
Spero che soprattutto la deliberazione sul Codice di Comportamento sia un effettivo
strumento per tutelare la dignità delle lavoratrici e dei lavoratori del Comune di
Torino. Vorrei, però, fare un'osservazione (che ho già fatto in Commissione) che non
riguarda il contenuto della deliberazione (su cui siamo pienamente d'accordo), ma
altre discussioni già svolte in quest'Aula.
Il benessere organizzativo dei lavoratori e delle lavoratrici dipende certamente da un
Codice di Comportamento che speriamo sarà rispettato, ma dipende soprattutto dalla
modalità di organizzazione della macchina comunale, sulla quale tante volte abbiamo
chiesto di intervenire per rivedere e rimodulare molti aspetti (a conoscenza non
soltanto di noi Consiglieri ma anche dei lavoratori) che sono penalizzanti o che
producono malessere organizzativo.
Auspico, quindi, che il Codice di Comportamento possa essere di stimolo a
modificare alcune modalità organizzative: ad esempio - e voglio dirlo in questa Aula
perché mi sento di farlo -, credo che, nel momento in cui si attribuiscono premi che,
in partenza, escludono il 25% dei lavoratori, così come proposto dal decreto
Brunetta, non si possa parlare di pari opportunità, dato che si parte dall'esclusione
preventiva del 25% di lavoratori e lavoratrici, che sono discriminati già in partenza.
Auspico, quindi, che questo Codice di Comportamento, in qualche modo, valga
anche per valorizzare il lavoro come attività degna e pregnante, anche in relazione
alle derive a cui, ultimamente, stiamo assistendo, che non valorizzano il lavoro, la
professionalità e la competenza delle lavoratrici e dei lavoratori.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La discussione congiunta delle due proposte di deliberazione è conclusa.
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