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Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 24 Maggio 2010 ore 12,00
Paragrafo n. 11
DELIBERAZIONE (Giunta: proposta e urgenza) 2010-00388
VARIANTE PARZIALE N. 190 AL P.R.G., AI SENSI DELL'ARTICOLO 17, COMMA 7 DELLA L.U.R., CONCERNENTE L'IMMOBILE DENOMINATO PALAZZO DEL LAVORO. APPROVAZIONE.
Interventi

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Passiamo all'esame della seguente proposta di deliberazione n. mecc.
201000388/009, presentata dalla Giunta Comunale in data 26 gennaio 2010, avente
per oggetto:
"Variante Parziale n. 190 al PRG, ai sensi dell'articolo 17, comma 7 della LUR,
concernente l'immobile denominato Palazzo del Lavoro. Approvazione"

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Comunico che in data 31/03/2010 la competente Commissione ha rimesso il
provvedimento in Aula.
La parola, per l'illustrazione, all'Assessore Viano.

VIANO Mario (Assessore)
Come i Consiglieri sanno, abbiamo chiesto di sospendere, per qualche settimana, la
discussione di questo atto deliberativo, in attesa di sciogliere le residue perplessità
che rimanevano circa l'opportunità di destinare l'immobile ad ospitare funzioni
pubbliche (in particolare, riconducibili al progetto "Città della Salute").
Come peraltro hanno riferito gli organi di informazione, le richieste della Regione di
soprassedere momentaneamente (in attesa di consentirle, insieme all'Università, di
valutare l'interesse a mettere in gioco questa struttura) sono state rimosse, per cui
non sussistono più. Naturalmente, avevamo agito in questo modo unicamente per
cortesia istituzionale, non per un dovere formale, ma ci era parso appropriato ai fini
di realizzare le migliori condizioni per instaurare un rapporto positivo, sul piano
istituzionale - la politica è altra questione -, con l'Amministrazione Regionale, oltre
che con l'Università. Da questo punto di vista, abbiamo ritenuto opportuno
concedere il tempo necessario per condurre tutte le valutazioni.
Per quanto riguarda il merito, questa proposta di deliberazione (che, peraltro,
conclude il percorso procedurale, che risale alla fine del 2009, nel suo atto di
adozione) è stata pubblicata e sono pervenute le osservazioni, che sono state
puntualmente contro dedotte e richiamate in modo sintetico nella stessa narrativa
dell'atto deliberativo. Le osservazioni si riferiscono alle questioni relative alla
Valutazione Ambientale Strategica, alle ripercussioni sul traffico e alla necessità di
adottare soluzioni di mitigazione degli effetti di ulteriori carichi sul traffico in un
contesto che, in certe fasi della giornata, risente pesantemente della collocazione
lungo uno dei principali viali di accesso alla Città.
In questo senso, si sono espresse la Provincia e l'ARPA, che ha chiesto un
approfondimento in sede di permesso di costruire, che è stato recepito nella scheda
normativa. Quindi, il progetto esecutivo (che sarà presentato ai fini dell'ottenimento
del permesso di costruire) e, al contempo, il progetto definitivo di utilizzazione,
ovvero di insediamento delle attività specifiche (che sarà presentato alla Città per
l'ottenimento delle autorizzazioni commerciali), saranno sottoposti all'esame del
Consiglio Comunale, proprio per consentire (nello specifico dei contenuti progettuali
che saranno proposti in esito alle interlocuzioni che il proponente sta conducendo
con vari operatori) l'acquisizione di elementi di dettaglio - almeno, ce lo auguriamo -
circa il riuso effettivo della struttura e le finalità specifiche. Come sappiamo, da molti
anni questa struttura è in uno stato di relativo abbandono o, comunque, di carenza
manutentiva grave, che ne denuncia tutto il degrado, con un effetto di disdoro
piuttosto importante sull'ingresso da sud della Città. La proposta di deliberazione si
muove in questo senso e dovrebbe chiudere questa fase preliminare di Variante
urbanistica.
Come accennavo, avremo modo di ritornare sulle soluzioni specifiche legate
all'attenuazione degli impatti viabili e anche alle compensazioni ambientali relative
all'intervento sulla parte verde (mi riferisco alle alberature), perché è prevista
l'acquisizione di uno specifico parere di merito del Settore Parchi e Aree Verdi, che
intendo allegare al permesso di costruire e, di conseguenza, presentare alla
Commissione e, successivamente, al Consiglio Comunale.
Ci auguriamo che questo passo preluda finalmente al recupero della struttura, che ne
ha un gran bisogno e che, allo stato, non può che essere affidata alle risorse di
investitori privati. Ci siamo mossi in questo senso, salvaguardando rigorosamente le
valenze storico-documentali ed architettoniche della struttura e, infatti, l'intesa con la
Sovrintendenza a tal proposito è totale; naturalmente, questa operazione è destinata a
recuperare filologicamente la struttura originaria e può essere effettuata soltanto
all'interno, con interventi che, dal punto di vista fisico, sono autonomi rispetto al
contenitore (anche se mi rendo conto che questo temine non sia un'espressione felice
per un oggetto di questa valenza) della grande struttura del "progetto Nervi".

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Silvestrini.

SILVESTRINI Maria Teresa
Come è noto, siamo contrari a questa proposta di deliberazione e abbiamo già
espresso le nostre motivazioni in più di un'occasione. Però, prima di ricordare
brevemente i motivi, volevo precisare all'Assessore Viano che il disdoro che si
percepisce entrando a Torino non riguarda certamente il Palazzo del Lavoro, ma è
dovuto proprio a quel cavalcavia costruito ad un centimetro dalle case (che,
oltretutto, sono disordinatissime); per cui definirei bruttissimo quell'ingresso in
Torino. Infatti, c'è un disordine urbanistico pesante: l'autostrada è ad un centimetro
dai balconi (praticamente, entra nelle case) e non penso che il disdoro sia
rappresentato dal Palazzo del Lavoro, che è una piccola isola verde. Dopodiché, ma
lo abbiamo già detto altre volte... (INTERVENTO FUORI MICROFONO).
Passando, sembra molto più degradato, invece, quello che si vede prima: case
totalmente disordinate, attaccate all'autostrada, con un cavalcavia arrugginito; è una
sensazione veramente pesante (almeno, per quanto mi riguarda). Se si vuole parlare
di disdoro e di degrado, andiamo a vedere dove ci sono.
Il Palazzo del Lavoro va sicuramente ristrutturato e riaperto, però non si pensi che
farne un centro commerciale sia la soluzione migliore, o che lo sia tagliare tutti gli
alberi per farci un parcheggio; avremmo voluto vedere un progetto della Città per la
città e non un progetto dei costruttori per i proprietari dei centri commerciali.
Per questo motivo siamo contrari; avremmo voluto che fosse un bene pubblico, che
rimanesse ad uso pubblico e che il parco non fosse distrutto; voglio ricordare che
verranno abbattuti 205 alberi per costruire il solito parcheggio interrato con il solito
verde su soletta. Sono anche piuttosto in dubbio di come verrà dal punto di vista
estetico, perché ho già visto altri rifacimenti del genere - per esempio, il Palazzo a
Vela: per me quanto si vede è antiestetico - e temo che la prevista ristrutturazione
omologherà la città, invece di mantenere la sua identità.
Lo abbiamo già detto tante volte, quindi, il nostro voto negativo di oggi non sarà una
sorpresa.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Zanolini.

ZANOLINI Carlo
Anch'io sono abbastanza contrario a questo tipo di progetto, perché vede snaturato
un edificio che testimonia tempi molto cari a tanti cittadini torinesi.
Mi asterrò dalla votazione per dovere di maggioranza, anche se sarei tentato di
esprimere il mio voto contrario.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Carossa.

CAROSSA Mario
Innanzitutto, voglio ringraziare il Sindaco e l'Assessore Viano per la correttezza e la
gentilezza che hanno dimostrato verso il neo Presidente della Regione Cota e la sua
Giunta, i quali volevano approfondire anche con l'Università (mi risulta che
l'abbiano fatto anche con voi) il discorso della "Città della Salute"; questo è un
ringraziamento vero e non formale.
Il Gruppo della Lega Nord dichiara la propria contrarietà a questa deliberazione, che,
per l'ennesima volta, va in una direzione che riteniamo assolutamente sbagliata per la
città di Torino. Capiamo perfettamente i problemi di bilancio, diventa, però, riduttivo
che tutto si concluda, in questa Città, oramai da anni, solamente più in un'ottica di
bilancio. Non lo riteniamo corretto soprattutto verso i cittadini; forse, siete obbligati,
ma la responsabilità è comunque solamente vostra, anche perché siete voi della
sinistra che governate questa Città da almeno quindici anni.
Voglio dire una cosa che potrà valere poco da un punto di vista di quanto piace a me,
ossia entrare nel lato pratico dei problemi: è emblematico che, nel momento in cui,
da tutte le parti, si parla di festeggiamenti per i 150 anni dell'Unità d'Italia, voi, in
pratica, distruggete quanto era nato nel 1961 proprio per il centenario dell'Unità
d'Italia. Non si tratta solamente di una questione di forma strutturale. Assessore, mi
permetta: per "distruggere" un edificio intendo quando si cambia radicalmente l'uso
per cui era stato costruito.
Sono d'accordo con quanto ha detto il Consigliere di Rifondazione Comunista: i
simboli, tante volte, sono importanti e voi mi sembra che non li capiate. Non è
solamente una questione di forma materiale, ci sono anche altre cose.
Non siamo d'accordo per una serie di motivi; innanzitutto - e lei, Assessore, lo ha
accennato, però, se ne parla in innumerevoli Commissioni, poi, tanto, alla fine, non si
arriva a niente, oppure dove volete arrivare voi, quindi, a far cassa -, perché ci sarà
un incremento del traffico in quella zona. Chiunque può vedere, a qualsiasi ora, ma,
soprattutto, in alcune ore della giornata, le code di auto in Corso Unità d'Italia ed in
Corso Maroncelli. Vi invito veramente a riflettere; so che, tanto, la maggioranza è
sorda a qualsiasi richiesta da parte non dico dell'opposizione, ma del buonsenso, mi
permetto di dire. Quando anche un Consigliere come Zanolini (che io stimo dal
punto di vista personale, ma non da quello politico) dice: "Mi devo adeguare, mi
astengo"... è già un gesto che io approvo fino ad un certo punto; secondo me, in certi
momenti bisognerebbe fare il salto oltre l'ostacolo, ma non dipende da me e non
voglio intromettermi più di tanto.
Ci sarà un aumento del traffico e, di conseguenza, dell'inquinamento in questa zona.
Ribadisco: voi avete trasformato Torino, che dovrebbe essere capofila, la "città del
verde", la città in cui i cittadini donano le piante alla Città, alla collettività; di colpo,
andate ad abbattere decine di alberi di alto fusto, che non sono nati per caso, è vero
che sono cresciuti in modo spontaneo, perché, per fortuna, gli alberi crescono ancora
da soli, non seguono i vostri regolamenti, ma erano stati piantumati nel lontano 1961
esattamente seguendo un disegno e ci sono le cartografie che lo dimostrano.
Si abbattono questi alberi perché, in quest'ottica di centri commerciali, bisogna
rispettare due cose: la prima è che il centro commerciale deve essere assolutamente
visibile da più lontano possibile per questioni di pubblicità, di marketing e, la
seconda, perché il centro commerciale all'interno deve essere il più accogliente
possibile per i cittadini e disadorno al massimo all'esterno e vi spiego il motivo. Il
centro commerciale, per invogliare i cittadini, i consumatori ad entrare, bisogna che
fuori, d'estate, sia un deserto (quindi, caldo assoluto) - e lei, Assessore, lo sa, perché
questo è l'ABC della pubblicità dei centri commerciali - e d'inverno un deserto
altrettanto freddo, per cui, il cittadino e futuro consumatore d'estate deve entrare per
avere il refrigerio dell'aria condizionata e d'inverno per avere il riscaldamento e stare
bene.
Lei lo sa benissimo - le prove ci sono dappertutto, non solo in Italia - che intorno ad
un centro commerciale, normalmente, non ci sono parchi, compreso in questo caso.
Assessore, non mi può venire a dire che... (INTERVENTO FUORI MICROFONO).
Lo vedremo. Io mi baso sui progetti esistenti, che contemplano l'abbattimento di
decine di alberi di alto fusto e la non sostituzione con altrettanti alberi di alto fusto,
perché gli alberi di alto fusto non li abbattereste se voleste lasciare il verde vero. Se
volete, invece, lasciare il verde che io considero finto, ma che anche nel Piano
Regolatore della Città di Torino veniva considerato così fino a qualche anno fa,
allora fate il verde su soletta, perché l'unico verde vero è quello a tutta terra. Penso
che almeno su questa distinzione possiamo quantomeno essere d'accordo.
Altri problemi che evidenziamo e, che, purtroppo, sorgeranno con questo nuovo
commerciale - e anche questi sono solo una questione di buonsenso, lo stiamo
vedendo da tutte le parti dove aprono i centri commerciali - saranno ulteriori
difficoltà per la piccola distribuzione, i piccoli negozi di quartiere, di prossimità, che
saranno messi ancora più in crisi da questo mega centro commerciale. Si sta
dimenticando che la piccola distribuzione è quel collante sociale che serve a far sì
che i nostri quartieri non siano disabitati ad una certa ora della sera, che ci sia
l'incontro tra le persone e questo viene proprio dai piccoli negozi e non dai grossi
centri commerciali.
Mi dispiace che, nel momento in cui io sono in questo Consiglio Comunale, si
permetta che l'ingresso a sud della nostra bella città sia con la visione "bellissima" -
tra virgolette - di un mega centro commerciale, dimostrando che Torino non è la città
della cultura e dell'arte, ma è, invece, la città dei centri commerciali, come voi siete
stati molto capaci, in questi ultimi anni, di portare avanti.
Mi dispiace anche che i cittadini torinesi - e non solo - debbano rassegnarsi a subire
code ed enormi rallentamenti del traffico, perché è sicuro - sono pronto a
scommetterci con lei, Assessore - che in quella zona non si parlerà più di sottopasso,
perché non si può pensare, poi, di fronte a questi signori che aprono il centro
commerciale e che vi danno tanti milioni di Euro di oneri, di interrare il passaggio
delle auto in modo che i cittadini che arrivano da fuori città non possano vedere ed
essere attirati da questo nuovo feticcio.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Domenico Gallo.

GALLO Domenico
Faccio, più che altro, una breve dichiarazione di voto. Non ho seguito molto bene il
lavoro di Commissione, però voglio esprimere le motivazioni del mio voto
favorevole a questa deliberazione.
Comprendo le ragioni illustrate dal Consigliere Silvestrini rispetto all'ambiente
circostante ed alla necessità di fare un intervento di questo tipo, ma auspico anche
che la Regione Piemonte blocchi i centri commerciali e faccia una legge in tal senso,
perché credo che sia problema reale rispetto all'abbattimento di una serie di piccole
attività di via.
Non credo, però, che, nella fattispecie, stia accadendo questo, perché nella zona dove
sorge il Palazzo del Lavoro non mi risulta che ci sia un pullulare di piccoli negozi;
credo che sia, invece, un luogo abbandonato a se stesso in questo momento. Io parto
da questa idea: è un edificio abbandonato a se stesso, ha un valore architettonico, un
valore storico, però, è un bene che, diversamente, rimarrebbe inutilizzato.
Capisco che non sia una motivazione nobile quella che sto avanzando, però non
riesco a comprendere quale alternativa abbia, in questo momento, la Città; forse, ci
vuole un concorso di idee sull'area, capire bene come si possa intervenire
diversamente, forse, si poteva fare altro, ma in una fase come questa di difficoltà
economiche della nostra Città (come per l'intero Paese), vorrei che mi si spiegasse
quale alternativa abbiamo rispetto all'abbandono dell'immobile, di quella struttura
architettonica storica che si vuole, in qualche modo, salvaguardare.
Questa è la motivazione che mi spinge a votare favorevolmente questa deliberazione.
Capisco - ripeto - le contraddizioni nelle mie parole, però un palazzo come quello mi
sembra non possa essere abbattuto, perché ha anche un valore documentario, quindi,
è tutelato dalla Soprintendenza alle Belle Arti, per cui, non è possibile fare altrimenti.
In questo momento credo che sia una sorta di atteggiamento difensivo quello di
intervenire su quell'area.
Mi sembra che anche sul piano dell'intervento complessivo, nella deliberazione si
pone la questione su 10.000 metri quadrati di area destinati ad una piazza urbana ed a
viabilità pedonale; credo che sia un'area importante anche per un uso collettivo da
parte dei cittadini.
C'è, invece, un aspetto molto interessante rispetto al tipo di commercio che sarà
realizzato. Se l'intervento commerciale sarà adeguato alle caratteristiche della
struttura, penso che si possa fare un commercio diverso da quello previsto. Insomma,
non credo che debba trattarsi necessariamente di un commercio alimentare a tutti i
costi, ma, che, invece, si possa attivare una sorta di commercio di qualità. Io non so
quale possa essere e su che cosa un imprenditore possa investire in quell'area, però
ritengo che la sollecitazione che la politica debba fare al soggetto attuatore del
progetto potrebbe essere questa, ossia un'idea di commercio diversa da quello
alimentare. Questo è un aspetto che ancora si può curare, dal mio punto di vista, per
salvaguardare la storicità del manufatto e su cui, forse, anche nell'analisi fatta in
Commissione non è emerso in maniera molto adeguata.
Cerchiamo di recuperare questo deficit di analisi rispetto alla tipologia del
commercio e, probabilmente, il progetto che ne verrà fuori potrebbe essere
veramente di alta qualità. È un aspetto su cui chiedo che, magari, nel prosieguo della
discussione, quando si arriverà alla fase attuativa, realizzativa del progetto, vengano
individuate quali possano essere le attività commerciali adeguate a quel manufatto.
Su questo elemento credo che si possa ancora agire, quindi, con queste
considerazioni esprimerò il mio voto favorevole su una deliberazione molto
importante, dibattuta con passione da parte non solo del Consigliere Silvestrini, ma
anche da altri. Credo che la legittimità degli interventi sia giusta, perché, comunque,
ognuno ha espresso, anche in sede di Commissione, le proprie valutazioni, però -
ripeto - alternative, in questa fase, io, francamente, non ne vedo. Se ci fossero state le
possibilità economiche da parte della Città di fare qualcos'altro, allora il discorso
sarebbe stato diverso. Probabilmente, si poteva approfondire di più il tipo di
intervento più adeguato a quella condizione ambientale.
Siamo in una fase difensiva, però con la possibilità di correggere, eventualmente,
alcuni aspetti che potrebbero portare qualità al progetto stesso.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Goffi.

GOFFI Alberto
Il Consigliere Carossa ha posto alcuni problemi reali: l'arteria del traffico sappiamo
che è molto complicata ed è un problema che sicuramente va affrontato; la difesa del
piccolo commercio è una questione che andrà analizzata, prevedendo tutta una serie
di meccanismi, perché non ci sia un impatto troppo violento sul piccolo commercio
della zona.
Mi permetto di fare alcune considerazioni più generali. Stiamo parlando della
valorizzazione di un bene pubblico, che deve essere coniugata anche al fatto che il
bene deve essere appetibile sul mercato, soprattutto quello degli investitori. Mentre
noi stiamo parlando qui tranquillamente, il Governo - e mi riferisco in particolare ai
partiti che lo rappresentano in questa Sala - sta approntando un piano di dismissioni
per 71 beni immobili, che andrà a finanziare un organismo che si chiama Difesa
S.p.A., cioè una privatizzazione dell'approvvigionamento della difesa dello Stato
attraverso un meccanismo di vendita.
Questo meccanismo di vendita avverrà sulle valorizzazioni dei beni immobili che si
metteranno sul mercato; non credo che ci sia qualche possibilità, sia per lo Stato che
per i Comuni, di vendere beni immobili come caserme, né credo si possa fare
altrettanto con immobili destinati a magazzini dell'Esercito. Penso che lo Stato
avanzerà all'Assessore Viano richieste ben precise per fare due cose: o la
trasformazione - non sono un guru e neanche un veggente, mi attengo semplicemente
alla realtà - in centri commerciali, oppure la modifica dei piani in edifici residenziali.
Bisogna cercare di tenere una regola uguale a secondo che si stia seduti qui
all'opposizione e, in altri luoghi, in maggioranza. (INTERVENTO FUORI
MICROFONO). No, perché io tengo la stessa coerenza, a prescindere che sia qua o
là, ma vedo che alcune persone dimenticano il loro ruolo quando sono in quest'Aula.
Quando ci sarà questo benedetto piano, andremo ad analizzarlo. Io, certamente, lo
porterò in Regione, perché vorrò anche sentire come si svolgerà la difesa del piccolo
commercio contro la cementificazione ed il fatto che si creino troppi alloggi nella
città di Torino e dintorni. Vorrò sentire, a questo punto, quali sono queste logiche
così illuminate che oggi ho sentito qui, perché certamente non ci saranno.
La fotografia dell'esistente oggi è un immobile privo di valorizzazione, decadente (ci
sono stati ampi reportage su tutti i giornali cittadini) e la cui appetibilità, se rimane
così, è assolutamente uguale a zero. Valgono anche per me (come per tutti) le
riflessioni sul fatto di non moltiplicare i centri commerciali, di creare le condizioni
migliori per il traffico, ma queste sono considerazioni ovvie; vorrei sentire, in questa
Sala, quali sono le soluzioni per rendere appetibile un immobile senza dargli la
destinazione commerciale o residenziale. Io non ne vedo.
Per me Italia 61 è un simbolo (forse, per Calderoli no) dei 150 anni o dei 100 anni
dell'Unità d'Italia, avrei voluto anche vedere soldi stanziati dal Governo o da
qualcun altro per farci dei bellissimi musei, per fare un parco multimediale, per
realizzare una grande opera che fosse di beneficio per le future generazioni. Tutto
questo non c'è stato, quindi, mi spiace, con grande rammarico - lo dico anch'io -,
dover constatare che questa Città si deve piegare al centro commerciale. Questa,
purtroppo, è la logica del mercato ed anche l'Amministrazione Pubblica deve farci i
conti.
Il mio voto a questa deliberazione, quindi, non sarà favorevole, perché non sono
entusiasta del progetto, ma mi rendo conto dello stato di necessità, pertanto, mi
asterrò.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Angeleri.

ANGELERI Antonello
Non avrei voluto intervenire, ma sono stato sollecitato dal Collega che mi ha
preceduto, quindi, sono costretto a rispondere, visto che siamo stati accusati,
fondamentalmente, di essere incoerenti rispetto alla nostra posizione su questa
vicenda.
Ho l'impressione, però, che il Collega abbia la memoria corta, perché, in quanto a
coerenza, diventa difficile dare degli insegnamenti a chi in Provincia è in
maggioranza, in Regione sta all'opposizione, il Capogruppo, forse, sta da una parte e
l'altro Consigliere da un'altra ed in Comune c'è una vicenda che, ogni tanto, si
capisce e non si capisce.
Entro nella vicenda, invece, che riguarda e che più interessa, ovviamente, i cittadini.
Quando si parla di lottizzazioni, io vorrei sgombrare il campo. Il nostro movimento
non ha mai partecipato ad alcuna lottizzazione, né qui a Torino, né nella Provincia di
Torino, quindi, vorrei che sia chiaro: la difesa del piccolo commercio permane, tant'è
che anche in una deliberazione che è stata sottoposta a questo Consiglio Comunale
recentemente e che riguardava la vendita di alcuni pezzi, anche di pregio, di questa
Città noi ci siamo fortemente battuti perché andasse nei confronti dei singoli
affittuari. Questa è la dimostrazione della nostra coerenza e verificheremo, poi, sul
piano locale, che cosa accadrà in futuro.
Voglio sottolineare che la nostra posizione rimane da sempre quella ed è verificabile
anche dai verbali di questo Consiglio Comunale.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Goffi per fatto personale.

GOFFI Alberto
In quanto a coerenza, volevo solo ricordare al Consigliere Angeleri che, a differenza
sua, io non ho mai cambiato un partito, mentre lui ne ha cambiati tre.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Tronzano.

TRONZANO Andrea
Mi sento di intervenire su questo argomento perché credo che in III Commissione -
non vedo il Presidente Lavolta - abbiamo lavorato tanto, Assessore, per tutelare il
piccolo commercio, quello di vicinato e quello ambulante. Pur capendone la
necessità, credo che l'approvazione di questa deliberazione potrebbe,
oggettivamente, creare grandissimi problemi sia di viabilità - non è una novità, per
carità, lo so benissimo - (la Rotonda Maroncelli), sia per quanto riguarda il piccolo
commercio e quello ambulante.
Io penso, Assessore, che noi - e lo dico senza avere informazioni, per cui, magari, lei
potrà smentirmi tranquillamente - non abbiamo esperito tutte le vie possibili per
trovare qualcosa che potesse andare bene per quella struttura. Esistono grandi catene
della musica, come la Sony, per esempio, che non è detto non fosse o non potesse
essere interessata ad un'operazione di questo genere, che non avrebbe riguardato,
quindi, il commercio di vicinato od altre situazioni merceologiche ed avrebbe potuto
essere, eventualmente, un'alternativa.
Ritengo che su questa partita non si siano esperite tutte le possibili soluzioni, quindi,
noi voteremo sfavorevolmente questo atto, perché in III Commissione stiamo
facendo tutto un altro lavoro e questa deliberazione va veramente in una direzione
completamente opposta.

CALGARO Marco (Consigliere f.f. di Presidente)
La parola all'Assessore Viano.

VIANO Mario (Assessore)
In merito all'ultima questione trattata, vorrei fare delle precisazioni. La proprietà
dell'immobile demaniale è passata, a causa di una forzatura del Ministro delle
Finanze, a Fintecna, che è una società totalmente detenuta dal Tesoro e che aveva le
casse ampiamente disponibili in relazione ad operazioni immobiliari che aveva fatto
sulle aree a destinazione acciaierie (ex IRI, in buona sostanza) che sono passate,
appunto, nella competenza Fintecna.
L'Agenzia del Demanio ha ceduto l'immobile a Fintecna, con il compito di
valorizzare ad un corrispettivo molto significativo - attorno ai 17/18 milioni di Euro,
in relazione allo stato conservativo dell'immobile -, naturalmente, dandogli mandato
di esperire tutte le possibili soluzioni ed alternative di valorizzazione congruenti con
il mercato, per realizzare il miglior risultato economico.
Fintecna ha ampiamente esplorato anche i grandi investitori, le grandi aziende e, in
generale, sono emersi diversi problemi. Uno di questi è legato ai vincoli posti dal
contenitore, che è molto particolare dal punto di vista della geometria, oltre che da
quello dell'ingegneria, nel senso che, ovviamente, i pilastri a raggiera, ad ombrello
sono da preservare nella loro visibilità dall'interno, mantenendo una possibile
fruizione pubblica degli spazi liberi, perché la parte a piazza interna è significativa. È
una piazza giocata in funzione delle attività commerciali che vi si affacciano, va da
sé, perché le risorse sono investite da questi operatori, però si mantiene questa
componente significativa di fruizione pubblica, di spazi che sono a tutti gli effetti
caratterizzati come piazze coperte, interne ad una struttura, ma che sono
assolutamente assoggettate ad uso pubblico, quindi, regolate come un qualsiasi
spazio di proprietà privata, ma assoggettata all'uso pubblico.
Fintecna, oltretutto, è una società molto presente a scala nazionale, ma certamente
opera anche con partner internazionali e, alla fine, ha fatto un bando per ricercare un
partner locale con cui sviluppare l'iniziativa. Di qui è venuta la proposta che ha
costituito, poi, l'oggetto del nostro atto.
Dal versante privato, quindi, sono state ampiamente esperite da questo soggetto
pubblico verifiche per utilizzi più nobili - passatemi l'espressione - e meno
conflittuali con il diffuso tessuto a scala urbana, non locale perché il commercio di
vicinato è abbastanza assente.
Sul versante pubblico, l'ultima verifica (naturalmente, fatta con la Regione) ha
confermato che mettere le mani per rifunzionalizzare una struttura di questo genere,
per ospitare delle funzioni pubbliche significherebbe spendere più del doppio del
realizzare il nuovo, perché una volta acquisito l'immobile (che ha, comunque, un
valore, lo sappiamo), recuperato nel suo valore, appunto, storico, documentario e
simbolico, quindi, con particolari attenzioni alle soluzioni di restauro conservativo da
mettere in campo per una struttura che, ovviamente, ha delle complessità legate
all'uso diffuso del calcestruzzo (chi si occupa di costruzioni sa bene come il degrado
del calcestruzzo ponga problemi di ripristino e restauro, che sono tutt'altro che banali
in termini di costo), si deve, poi, costruirlo ex novo all'interno, perché non si può
climatizzare tutto il contenitore senza andare incontro a situazioni gestionali
insostenibili.
Fatto, pertanto, qualche conto (ma non da noi Amministratori, ma dagli Uffici
Tecnici), si è evidenziato come si spendesse più del doppio del realizzare il nuovo
per quest'ultima utilizzazione di cui si è parlato. Nel corso del tempo sono state
valutate diverse ipotesi, come, per esempio, collocarvi il Museo della Scienza,
oppure trasferire il Museo dell'Automobile, ma tutte si sono scontrate con il fatto che
è un edificio di dimensioni straordinariamente importanti (mi esprimo in questo
modo retorico per dire che è enorme, è veramente una struttura molto grande). È
evidente che riuscire a sostenere i costi di acquisizione, restauro, risistemazione, e,
poi, di gestione di una macchina di questo genere, vuole dire avere un grande
progetto da metterci dentro.
In tutti questi anni di utilizzo precario, inadeguato al contenitore (del tutto evidente),
i tentativi sono stati condotti da tutte le Amministrazioni che si sono succedute, non
solo quelle del Comune di Torino, ma anche di quelle Regionali.
Non si sono trovati degli investitori privati che realizzassero una struttura nella
salvaguardia della fruizione e della percezione pubblica anche dall'interno di questa
straordinaria, ma molto particolare architettura, che consentissero anche di mettere in
gioco valorizzazioni che ne giustificassero l'investimento e l'assunzione in carico dei
costi di esercizio. Questa è, sostanzialmente, la conclusione a cui siamo arrivati.
Per quanto riguarda la questione delle alberature del Parco - come dicevamo in
Commissione -, d'accordo con la Soprintendenza e non per ragioni commerciali, ma
di messa in valore, occorre riordinare questo verde. In merito alla questione del verde
artificiale, quindi, finto e di quello vero in piena terra, abbiamo introdotto (e lo
diciamo nella deliberazione), in sede di approvazione definitiva, la possibilità di
localizzare i parcheggi nell'intorno, ma diversamente, nel senso che, ad un certo
punto, è emersa l'opportunità di mettere in gioco i sedimi stradali sotto cui realizzare
i parcheggi, per salvaguardare maggiormente il piena terra. È una questione che,
comunque - lo accennavo nella mia illustrazione iniziale - è sottoposta ad un parere
del Settore Verde, che, sulla base del Regolamento approvato dal Consiglio
(particolarmente attento a salvaguardarlo e ad adottare soluzioni che mettano in
questione nella misura minima possibile) e, naturalmente, anche a prescrivere
compensazioni non necessariamente in termini di cespugli sul verde cosiddetto
"finto" ("cosiddetto" dal Consigliere, ovviamente, perché io non lo ritengo tale,
anche se diverso dal verde in piena terra).
C'è anche un'ulteriore apertura in questo senso, legata proprio alla possibilità di
valorizzare, invece, in funzione di realizzazione di parcheggi in sottosuolo a servizio
della struttura i sedimi stradali, quindi, salvaguardando maggiormente il piena terra;
in più, sarà eliminata la recinzione. Viene ripristinata una continuità dell'intorno
immediato col Parco, c'è una fruizione continua, naturalmente, relazionata
all'apertura della struttura, ma noi auspichiamo, in situazioni come queste, che
l'apertura sia estesa, per l'evidente ragione che c'è un interesse anche dell'operatore
nel momento in cui si colloca in un contesto apprezzabile dal punto di vista
ambientale del tempo libero, che possa avere un arco temporale di apertura piuttosto
esteso.
Per quanto riguarda, infine, la questione del piccolo commercio, sia chiaro che questa
struttura è abilitata ad insediare attività di commercio compatibili con la disciplina
della A2, cioè gli addensamenti periferici. Non è possibile, quindi, prevedere grandi
tagli commerciali, o la piastra commerciale classica. La taglia massima ammissibile è
di 1.800 metri quadrati per ogni esercizio commerciale, che è assolutamente non
corrispondente alle esigenze della grande distribuzione, quella che in gergo ordinario
è, appunto, chiamata "grande distribuzione". È una garanzia il fatto di non essere
riconosciuto come un L2, così non assumerà un carattere di centro commerciale,
secondo le fantasmatiche avanzate; salvaguardiamo integralmente il Parco.
L'ultimo accenno è alla viabilità. Certamente il problema sussiste: se avete avuto
modo di esaminare con attenzione la narrativa della deliberazione, è richiamato in
modo esplicito anche nelle osservazioni dell'ARPA e della Provincia. C'è l'impegno
ad esaminare soluzioni di attenuazione dei carichi aggiuntivi attraverso l'adozione di
soluzioni viabilistiche che valgano a ridurre la congestione.
Noi siamo in grado, attraverso quest'operazione, di mettere in campo risorse
significative di urbanizzazione che potranno essere destinate, come è avvenuto (per
citare un caso altrettanto grande, anche di più) per il "Delle Alpi", dove si prevede a
carico dell'operatore la realizzazione di un nuovo svincolo sulla tangenziale, in modo
che lo sbarco verso lo Stadio non sia solo in uscita, ma anche in entrata, quindi,
affinché non avvenga attraverso Strada Altessano. Ci sono operazioni anche
importanti dal punto di vista viabilistico che sono messe in conto all'operazione; è
vero che è assolutamente necessario rimettere in funzione la struttura, perché è
evidente che, se rimane inusata, non può che degradare progressivamente e
rappresentare, alla fine, un buco nero (passatemi l'espressione gergale).
È un po' fatale che abbia un incremento del carico di traffico nell'intorno, però
devono essere esaminate e forse questa è l'occasione per imprimere, nonostante
l'opinione del Consigliere Carossa, una svolta definitiva alla decisione di realizzare
lungo Corso Unità d'Italia il sottopasso che alleggerisca significativamente la
rotonda di Corso Maroncelli.

CALGARO Marco (Consigliere f.f. di Presidente)
Passiamo all'analisi dell'accorpamento degli emendamenti dal n. 1 al n. 118.
Gli emendamenti originali, dal n. 1 al n. 118, sono inseriti nel presente verbale
all'appendice degli emendamenti respinti, codificati sequenzialmente dal n. al n.
.

CALGARO Marco (Consigliere f.f. di Presidente)
Non essendoci richieste di intervento, pongo in votazione l'accorpamento degli
emendamenti dal n. 1 al n. 118:
Presenti 28, Favorevoli 1, Astenuti 1, Contrari 26.
Il primo blocco degli emendamenti accorpati è respinto.

CALGARO Marco (Consigliere f.f. di Presidente)
L'emendamento n. 85, presentato da…, recita:

CALGARO Marco (Consigliere f.f. di Presidente)
Non essendoci richieste di intervento, pongo in votazione l'emendamento n. 85:
Presenti 28, Favorevoli 27, Astenuti 1.
L'emendamento n. 85 è approvato.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Passiamo all'analisi degli emendamenti accorpati dal n. 119 al n. 122.
Non essendoci richieste di intervento, pongo in votazione gli emendamenti accorpati
dal n. 119 al n. 122:
(Presenti 28, Favorevoli 1, Astenuti 2, Contrari 25).
Gli emendamenti accorpati dal n. 119 al n. 122 sono respinti.
In seguito alla votazione di cui sopra, l'originale degli emendamenti accorpati dal n.
119 al n. 122 sono inseriti nel presente verbale all'appendice degli emendamenti
respinti, codificati con i nn. .

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Passiamo all'analisi degli emendamenti accorpati dal n. 123 al n. 206.
Non essendoci richieste di intervento, pongo in votazione gli emendamenti accorpati
dal n. 123 al n. 206:
(Presenti 28, Favorevoli 1, Astenuti 2, Contrari 25).
Gli emendamenti accorpati dal n. 123 al n. 206 sono respinti.
In seguito alla votazione di cui sopra, l'originale degli emendamenti accorpati dal n.
123 al n. 206 sono inseriti nel presente verbale all'appendice degli emendamenti
respinti, codificati con i nn. .

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Passiamo all'analisi dell'emendamento n. 207.
L'emendamento n. 207, presentato dall'Assessore Viano, recita:

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Si tratta di un emendamento tecnico, che l'Assessore non intende illustrare.
Non essendoci richieste di intervento, pongo in votazione l'emendamento n. 207:
(Presenti 28, Contrari 1, Favorevoli 27)
L'emendamento n. 207 è approvato.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Passiamo all'analisi dell'emendamento n. 208.
L'emendamento n. 208, presentato dall'Assessore Viano, recita:

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Non essendoci richieste di intervento, pongo in votazione l'emendamento n. 208:
(approvato con lo stesso esito)

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Abbiamo concluso la trattazione degli emendamenti.
Non essendoci richieste di intervento per dichiarazioni di voto, pongo in votazione la
proposta di deliberazione così come emendata:
(Presenti 38, Favorevoli 24, Contrari 12 , Astenuti 2).
La proposta di deliberazione è approvata.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Prima di mettere in votazione l'immediata eseguibilità, c'è una richiesta di
dichiarazione a verbale. La parola al Consigliere Grimaldi.
&O _178
GRIMALDI Marco:
Chiedo un differente voto, visto che il mio voto sulla deliberazione era favorevole:
vorrei che fosse messo a verbale. Credo che questo valga anche per il mio Collega
Cugusi, che era qui vicino a me.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Prendiamo nota, quindi, a verbale che, nella votazione precedente, nonostante sia
comparso il voto contrario, il voto dei Consiglieri Cugusi e Grimaldi era favorevole.
Pongo in votazione l'immediata esecutività del provvedimento:
(Presenti 30, Favorevoli 28, Contrari 2)
L'immediata esecutività è concessa.
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