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CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Riprendiamo l'esame della proposta di deliberazione n. mecc. 201001785/024, presentata dalla Giunta Comunale in data 16 aprile 2010, avente per oggetto: "Bilancio di Previsione 2010. Relazione Previsionale e Programmatica. Bilancio Pluriennale per il triennio 2010-2012. Approvazione". della proposta di mozione n. mecc. 201002645/002, presentata dai Consiglieri Cerutti, Grimaldi, Cugusi e Salinas in data 17 maggio 2010, avente per oggetto: "Contenimento compensi amministratori società partecipate e più investimenti in cultura, politiche giovanili e sport di base - Collegata alla deliberazione n. mecc. 201001785/024 'Bilancio di Previsione 2010'". della proposta di mozione n. mecc. 201002646/002, presentata dai Consiglieri Cantore, Andrea Tronzano, Ventriglia, Furnari, Bussola e Lospinuso in data 17 maggio 2010, avente per oggetto: "Mozione al Bilancio di Previsione 2010 - Relazione Previsionale e Programmatica. Bilancio Pluriennale per il triennio 2010 - 2012". e della proposta di mozione n. mecc. 201002647/002, presentata dai Consiglieri Rattazzi, Tedesco, Giorgis, Cassiani e Genisio in data 17 maggio 2010, avente per oggetto: "Accompagnamento alla deliberazione n. mecc. 201001785/024 avente ad oggetto 'Bilancio di Previsione 2010. Relazione Previsionale e Programmatica. Bilancio Pluriennale per il triennio 2010-2012. Approvazione" CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Cantore. CANTORE Daniele Ritengo che questa ultima discussione sul Bilancio di Previsione della Città di Torino debba partire da una considerazione, che, con molta umiltà, mi permetto di porre alla maggioranza: vorrei sottolineare che, dal prossimo anno, non avrete più il salvagente del Sindaco (non è per fare una lode a Chiamparino, perché non ha bisogno dei miei complimenti). Questa Amministrazione ha goduto del consenso popolare di un Sindaco che si è ricandidato e, a fronte di una candidatura non centrata da parte dell'opposizione, è stato riconfermato (non solo in quella votazione, ma anche nei sondaggi successivi) come persona gradita e come Sindaco che piace ai torinesi. Lo voglio ricordare perché questo salvagente vi ha permesso di navigare in acque abbastanza tranquille, in quanto a capo dell'Amministrazione c'era un Sindaco che aveva il consenso dei cittadini e che, soprattutto, ha saputo muoversi a livello nazionale. Nella scorsa riunione del Consiglio Comunale, ho percepito una discrasia tra il Sindaco e l'Assessore competente, pur non avendo nulla di personale nei confronti dell'Assessore Passoni (peraltro, ci siamo chiariti fuori dall'Aula per quanto riguarda la scorsa seduta), perché il Sindaco è consapevole del mandato e dei doveri e i diritti che ha e cerca un'interlocuzione con il Governo (di qualunque colore esso sia). Alcuni anni fa, disse: "Io, prima di essere del mio partito, sono Sindaco della mia Città" e questo l'ho apprezzato molto e, allo stesso modo, io, prima di essere del mio partito, sono un umile Consigliere Comunale di questa Città. Vorrei dare un piccolo consiglio (tipo quei bugiardini presenti nelle scatole delle medicine) al Consigliere Gallo Domenico e agli altri Colleghi che hanno la sindrome di Berlusconi o della citazione di Berlusconi: più lo citate, più lo rafforzate. A me può anche andare bene, però, affrontare un dibattito importante come quello sul Bilancio di Previsione soltanto con un approccio a livello nazionale e ribaltando le responsabilità sul Governo nazionale, mi pare inopportuno, insufficiente e non utile alla Città. In un'altra seduta del Consiglio Comunale, ho appreso che sui 200 milioni di Euro di fondo sociale e anche sul Patto di Stabilità c'è un'interlocuzione che può andare avanti, non è detto che si aprano queste porte, ma, comunque, si è dato inizio ad un tavolo, che vorrei ricordare - ed il Sindaco credo ne sia testimone - non era pensabile qualche mese fa e, a breve e medio termine, si può ipotizzare un'Imposta Comunale sugli Immobili, ovviamente questa definizione non è precisa, che possa compensare quanto viene tolto dal Patto di Stabilità. Questo è quello che ho compreso. So che non vi è nulla di definitivo e che c'è un'interlocuzione in corso, che serve alla Città e al nostro Paese, perseguendo la volontà del Sindaco, ma non la volontà di alcuni Assessori e della maggioranza che sostiene il Sindaco di questa Città. Come ha detto prima il Consigliere Rattazzi (la cito una seconda volta, così la danneggio anche questa sera ), rivolgendosi all'Assessore: "In questi anni, più che delle scelte, si sono fatte delle limature", che, peraltro, con gli assestamenti di Bilancio, in alcuni casi, sono state recuperate. Questo è il giudizio che dobbiamo dare su questa Amministrazione Comunale e sulla gestione del Bilancio. Mi permetto di fornire alcune cifre, chiedendo il conforto dell'Assessore: mi pare che la spesa corrente, nel 2010, sia aumentata di 19 milioni di Euro (su questo argomento non c'è stata discussione la scorsa settimana) ed è sicuramente diminuita - uso questo termine, perché voglio essere prudente questa sera, Consigliere Rattazzi - la spesa in conto capitale (che a me risulta essere sempre di 1.700.000.000 di Euro, ma probabilmente non è così), perché, certamente, anche rispetto alla cifra del 2009, dobbiamo registrare una significativa diminuzione. Il Comune riesce a raggiungere l'equilibrio economico con gli oneri di urbanizzazione (che ammontano a 46 milioni di Euro), le plusvalenze da dismissioni patrimoniali (38.650.000 Euro) e l'avanzo di amministrazione 2009 (ovviamente presunto, di 15 milioni di Euro). Vorrei, però, ricordare, Assessore, siccome su questo mi aveva detto che avrei trovato il fondo di garanzia più avanti, che c'è un problema che non abbiamo affrontato nella sua completezza durante la scorsa seduta del Consiglio Comunale: per alienare il patrimonio comunale, siamo passati dai fondi immobiliari alla cartolarizzazione e, nella previsione per il 2010, ritorneremo alle aste. In realtà, per quanto riguarda la vicenda della cartolarizzazione, dobbiamo prevedere un fondo rischi, perché, come è stato detto nella scorsa seduta del Consiglio Comunale, il secondo lotto della cartolarizzazione ha visto solo un acconto e non l'accordo complessivo, come è avvenuto per il primo lotto. Se questi dati sono reali - e la prego di smentirli se non lo sono -, la quota per pareggiare i conti, cioè quanto è stato applicato alla spesa corrente rispetto al 2009, è triplicata. Infatti, nel 2009 c'era un avanzo dell'anno precedente di 5 milioni di Euro, mentre, oggi, tutto l'avanzo del 2008 e parte di quello dell'anno scorso arriva a 15 milioni di Euro e, di conseguenza, è triplicato l'avanzo di amministrazione che si trova all'interno di questo Bilancio. Nello stesso tempo, è aumentata la pressione debitoria (ma mi si potrà confutare che si tratta di piccoli numeri), perché, quest'anno, su ogni torinese pesa una pressione tributaria di 499 Euro, a fronte dei 483 Euro dell'anno scorso. Vorrei fare un ragionamento molto pacato e sereno, ma mi chiedo, tenendo conto del Patto di Stabilità e della crisi internazionale e nazionale, perché non ci impegniamo di più (come ha detto anche il Consigliere Grimaldi) affinché, al di là del Governo nazionale e delle competenze e responsabilità di altri, ci sia un lavoro collegiale per migliorare i conti della nostra Amministrazione Comunale. Anche a me dispiace che si dica che Torino è la città più indebitata d'Italia, magari non sarà così, Consigliere Grimaldi, però questo dato viene ribadito dagli organi di informazione non solo annualmente, ma anche semestralmente. A quanto ci risulta, il debito annuo di ogni cittadino di Torino è passato da 3.398 Euro a 3.416 Euro; questo non solo non fa onore alla Città, ma pesa sulla vita nei nostri concittadini. Vorrei affrontare nuovamente un argomento che, la scorsa settimana, è già stato discusso; di fatto, mi permetto di collegarmi, perché è nel Preventivo ed era anche oggetto della relazione dei Revisori dei Conti al Bilancio Consuntivo. Durante il vivace dibattito della scorsa settimana, l'Assessore ha detto: "Io leggo la relazione dei Revisione dei Conti, non la interpreto"; neanche io sono in grado e né voglio interpretarla, ma so che i Revisori hanno lamentato - e, in questo caso, mi ha fornito una risposta - il fatto che c'era un rischio per quanto riguardava questa cartolarizzazione (soprattutto a proposito del secondo lotto). Infatti, nel Fondo Svalutazione Crediti siamo passati dai 4 milioni di Euro, previsti nel 2009, ai 29 milioni di Euro, previsti nel 2010. Questo significa che la preoccupazione (non tanto mia, di umile Consigliere Comunale) dei Revisori dei Conti era fondata, così come il ritardo che ha fatto slittare il Conto Consuntivo, al punto da dover discutere in una settimana sia il Conto Consuntivo, che il Bilancio Preventivo. A questo punto, vorrei porre delle domande che possono essere propositive. Si tratta di una questione che abbiamo già discusso altre volte e che voglio sottoporre all'attenzione di tutti gli Assessori competenti. Elencherò dei dati - è presente in Aula il dottor Pizzala, che è un esperto - che, probabilmente, sono opinabili (anche perché non sempre riusciamo a leggerli bene), però credo che, con un delta di variazione possibile, possano essere presi in considerazione almeno per una valutazione politica. Per quanto riguarda l'impiantistica sportiva (purtroppo non è più presente in Aula l'Assessore Sbriglio), spendiamo 17,9 milioni di Euro e incassiamo solo 1.600.000 Euro, per cui, ogni anno, ci rimettiamo 16 milioni di Euro; a questo punto, mi chiedo se non sia possibile superare questa diseconomia e verificare (come hanno detto i Consiglieri Tronzano e Ventriglia) se non si possano introdurre, nei contratti e nelle concessioni, delle condizioni che permettano alla Città di non accumulare queste perdite quando concede una parte del suolo pubblico di sua proprietà. Il Consigliere Grimaldi citava la possibilità di usufruire di alcuni campi da tennis a 7 Euro piuttosto che, in altri casi, pagando una tessera annuale di 1.200 Euro; proprio su questa precisa valutazione di una zona della Città rispetto ad un'altra, vorrei sapere quanto paga di concessione al Comune chi fa pagare un abbonamento di 1.200 Euro. Questi dati sono molto importanti. Per quanto riguarda la gestione dei teatri e dei musei (non mi riferisco ai fondi per la cultura), spendiamo 2.198.000 Euro ed incassiamo 32.000 Euro; significa essere contro la cultura, i teatri e i musei pensare che ci debba essere una rivalutazione del biglietto e anche che, nei confronti degli enti e delle associazioni che utilizzano patrimoni della Città, si debbano prevedere dei canoni diversi (senza per questo motivo "ammazzare" l'approccio culturale della Città verso i cittadini e dei cittadini verso la Città)? Vi riporto altri dati, per come sono riuscito ad interpretarli. Per quanto riguarda le colonie, i soggiorni stagionali e gli stabilimenti termali, il Comune spende 1.952.000 Euro e incassa 273.000 Euro. Vorrei porle questa domanda: è possibile rivedere queste nostre iniziative e risparmiare, senza ovviamente mancare nei confronti dei servizi per il cittadino? Potrei citare anche i mercati e le fiere, perché c'è sempre un esborso notevole (una spesa di 2.390.000 Euro rispetto ad un incasso di 668.000 Euro). C'è, poi, un dato che mi preoccupa e che dovrebbe preoccupare tutta l'Amministrazione ed i Consiglieri Comunali: nel 2008, la percentuale complessiva di copertura dei costi dei servizi pubblici a domanda individuale era del 51,74% e a me, oggi, risulta che sia solo del 46,57%. Ovviamente, anche in questo caso bisogna tenere conto di tutta la vicenda nazionale e locale dovuta alla crisi, ma dobbiamo comunque fare i conti con questo dato, perché con la gestione dei servizi pubblici il Comune perde oltre 50 milioni di Euro. Questo è il secondo aspetto: è giusto guardare che cosa fa il Governo, chiedere una revisione del Patto di Stabilità e cercare di ridurre i nostri interventi (ove siano necessari), ma è anche opportuno spendere bene i nostri soldi; può sembrare un'affermazione banale e mi rendo conto che sia più facile affermarla che praticarla, ma dovremmo impegnarci tutti su questa strada virtuosa. Sono sicuro che vi sia stato un braccio di ferro con gli altri Assessori (cosa che, peraltro, per obiettività, devo ammettere che avviene in qualsiasi Giunta di qualsiasi luogo del nostro globo terracqueo), però, rispetto a questi 19 milioni di Euro di spesa corrente, c'è stata una contrazione sul Settore Turismo di 1.192.000 Euro, sul Settore Sociale di 10 milioni di Euro e sulle funzioni nel campo dello sviluppo economico di oltre 1.210.000 Euro. Probabilmente, si potevano evitare alcune di queste contrazioni, anche se mi rendo conto che si stia dibattendo se la cultura "paghi di più", tra virgolette, quando è gratuita (il riferimento è chiaramente all'Ostensione della Sindone e, in questi giorni, ci si chiede se sia stato corretto renderla gratuita) o se, invece, debba essere pagata come qualsiasi altro servizio. Ritengo che, in questa fase, privare il Settore Turismo di 1.192.000 Euro sia un provvedimento sbagliato, se veramente si vuole sedimentare in questa Città la "Torino olimpica" e la Torino con vocazione turistica. Prima di concludere il mio intervento, vorrei introdurre anche l'elemento che riguarda il conto capitale. A proposito della contrazione alla quale ho fatto riferimento anche durante la scorsa seduta (e di cui non ripeterò più la cifra per non fare arrabbiare il Consigliere Rattazzi), c'è un dato importante: 1.540.000 Euro in meno per le funzioni di Polizia Locale. Questo dato, secondo noi, è incomprensibile, soprattutto perché, ogni anno, ci siamo battuti affinché lo stanziamento non solo non venisse ridotto, ma venisse incrementato. Non si tratta di una nostra mania per la sicurezza (che, per fortuna, negli anni è diventata anche una vostra consapevolezza), ma riteniamo che l'attività del Corpo di Polizia Municipale debba essere incrementata e dotata di tutte le possibilità per migliorare la qualità della vita dei nostri cittadini (dalla possibilità di far circolare bene pedoni, ciclisti e automobilisti, a quella di contribuire, insieme alle altre forze dell'ordine, alla sicurezza dei cittadini). Vorrei sottoporvi un altro calcolo che riguarda tutti i cittadini torinesi: oltre all'indebitamento pro capite, al quale facevo riferimento prima, di 3.433 Euro, dobbiamo riscontrare che, quest'anno (e questo argomento, negli anni passati, è stato anche oggetto di dibattiti con l'Assessore Borgogno, ma, adesso, non vedo in Aula l'Assessore Mangone), neonati compresi, ogni nostro concittadino pagherà 93 Euro di multe, perché il Bilancio di Previsione prevede di passare dai 74 milioni di Euro dell'anno scorso agli 84 milioni di Euro di quest'anno (e, probabilmente, mi risponderete che in quella cifra rientrano, per esempio, anche le multe sul suolo pubblico e sulle concessioni commerciali). Mi chiedo, però, per quale motivo la nostra Città, a meno che qualcuno sia in grado di smentirmi - e ne sarei contento -, sia quella che tartassa maggiormente gli automobilisti; non voglio difenderli a tutti i costi, ma è forte il dubbio - anzi, mi sento di dire la certezza - che in questa Città, quando c'è da fare cassa, si diano le multe agli automobilisti. Siccome questo è un atteggiamento ripetuto negli anni (anche se si dice sempre che non è così, ma poi, ogni anno, a preventivo si aumenta puntualmente questa cifra), ritengo che sia necessaria una riflessione, perché, fino a prova contraria, siamo la città dell'auto, che, dalla fine di maggio (e, a proposito, è presente in Aula l'Assessore Sestero), si preparerà ad una rivoluzione del traffico e dell'accesso alla Città, per cui dobbiamo riuscire a far convivere l'auto con i pedoni ed i ciclisti. Certamente, questa convivenza non può avvenire solo a scapito degli automobilisti e, soprattutto, bisogna prevenire, oltre a sanzionare quando si ravvisano dei casi di malacondotta o, comunque, non rispettosi del Codice della Strada e delle regole della Città. Ho voluto porre questi problemi, perché ritengo che, attraverso questo Bilancio di Previsione (che è l'ultimo prima delle elezioni del prossimo anno), ci si deve confrontare per, poi, poter affrontare la campagna elettorale, ma, soprattutto, è necessario dire con grande chiarezza che siamo noi che possiamo fare il più grande sforzo non solo per far quadrare i conti, ma per migliorare la qualità dei servizi e della vita dei nostri concittadini. A nostro parere, all'interno di questo Bilancio, ci sarebbero stati alcuni ulteriori margini, come ha ricordato anche il Consigliere Rattazzi, ma, purtroppo, non sono stati sfruttati, perché si è preferito limare, piuttosto che scegliere. Penso che questo sia un metodo sbagliato e che non sia nell'interesse dei torinesi. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Cuntrò. CUNTRO' Gioacchino A proposito della dichiarazione del Consigliere Carossa, che - a fronte del fatto che ritiene che il nostro Bilancio costi ai torinesi e che, nel corso degli anni, questo costo sia sempre aumentato - ha affermato che il Governo nazionale (purtroppo, devo citarlo anche io) non ha messo le mani nelle tasche degli italiani, devo ricordargli che questo è dovuto al fatto che ci ha lasciato in mutande. È difficile mettere le mani nelle tasche degli italiani, a fronte di una situazione economica che, ancora oggi, il Governo non riconosce, al contrario dell'opposizione. Il Consigliere Carossa ha ricordato che l'Assessore Passoni, la scorsa seduta, ha parlato della Grecia, mentre, oggi, ha parlato dell'America, personalmente spero che, la prossima volta, non dovremo parlare della tragica situazione economica in Italia, perché c'è una correlazione tra i Bilanci degli Enti Locali e la situazione finanziaria, tant'è vero che i vostri Sindaci, alcune settimane fa, hanno protestato, lasciando le loro fasce a disposizione del Governo. Delle due, l'una: o hanno fatto finta (come sempre fate) di rivoluzionare il territorio - e quando siete al Governo vi adagiate tranquillamente su scelte che non forniscono risposte, non solo agli italiani, ma neanche agli Enti Locali -, oppure la questione era seria. Io propendo più per la seconda ipotesi. La questione era seria, perché, piaccia o meno, la situazione economica di questo Paese incide pesantemente sugli Enti Locali. Il grido di allarme è stato lanciato dai Comuni e il Sindaco, in qualità di Presidente dell'ANCI, alcuni mesi fa ha chiesto una revisione del Patto di Stabilità, che non significava un aumento del debito, ma dava la possibilità ai Comuni, soprattutto a quelli virtuosi (e noi ne facciamo parte), di mettere in moto non dico un grande volano, ma l'economia locale attraverso l'utilizzo delle disponibilità economiche che i Comuni e le Province avevano e hanno tuttora. È innegabile che ci sia stato un ritardo di questo Governo su determinate scelte: per esempio, dove è andato a finire il federalismo fiscale? Non penserete mica che la proposta di queste ultime settimane (che non so se definire federalismo demaniale o "demoniale") possa risolvere i problemi dei Comuni? Il Ministro Calderoli ha affermato che gli Enti Locali saranno arricchiti ricevendo quegli immobili; però, entrando nel merito, si tratterà di caserme e caselli in disuso e strutture che, oggi, costano allo Stato perché hanno bisogno di un'ordinaria manutenzione. È questo il regalo che viene fatto ai Comuni e alle Province. Assessore, mi corregga se sbaglio, ma questo federalismo demaniale significa che ci daranno le caserme, che non potremo iscrivere a Bilancio e delle quali non potremo fare nulla, ma, l'anno prossimo, se questo succederà aggraverà la situazione finanziaria dei Comuni, perché dovremo fare la manutenzione ordinaria e straordinaria di quegli immobili. Il prossimo anno, magari, l'opposizione di questo Consiglio Comunale ci dirà che il Governo ha regalato tanti milioni di Euro, ma a noi non interessa questo tipo di regali. A noi interessa un federalismo fiscale serio, che permetta ai Comuni di fare una fiscalità locale e di intervenire sulla TARSU, attraverso una disposizione di legge che stiamo ancora aspettando, come diceva l'Assessore nella sua relazione. Altrimenti, è un po' il gatto che si morde la coda o il gioco non dei tre bicchieri, ma dei due bicchieri, perché, da una parte, il Governo dice che è necessaria un'autonomia fiscale e, dall'altra parte, non crea le condizioni affinché ciò avvenga. A me pare che questo Bilancio sia in sintonia con quelli degli anni precedenti, perché noi garantiamo le nostre scelte politiche e, coerentemente, le perseguiamo. Questa mattina, ho letto una dichiarazione del Consigliere Coppola (mi dispiace che non sia in Aula, ma adesso ricopre una carica importante e gli auguriamo buon lavoro), che, dall'alto della sua attuale funzione di responsabilità, diceva che bisogna tagliare sulla cultura; inoltre, ha aggiunto che vuole una cultura popolare, anche se qui diceva un'altra cosa! Siamo d'accordo sul desiderare una cultura popolare, però questa costa! Consigliere Cantore, è vero che per la gestione dei teatri e dell'attività culturale nella nostra Città stanziamo milioni di Euro, ma, se così non fosse, ai costi attuali non sarebbe consentito l'accesso ai cittadini e, quindi, ridurremmo gli spazi di acculturamento, mentre la cultura è democrazia. Per quanto riguarda l'indebitamento di questo Comune, come abbiamo detto in più occasioni, la migliore risposta non la troverete in quest'Aula, ma nei milioni di pellegrini che, in queste settimane, stanno giungendo a Torino e trovano una città stupenda e molto cambiata. È con molto orgoglio che affidiamo questo indebitamento ai nostri figli, se ciò ha permesso che, oggi, questa Città venga apprezzata e vissuta in un modo totalmente diverso rispetto a vent'anni fa. Al momento non conosco l'indebitamento pro capite di questo Comune, però sarei curioso di sapere a quanto ammonta l'indebitamento pro capite nel nostro Paese e di quanto è aumentato in questi ultimi tre anni. Perché anche il Governo sta lasciando un indebitamento pro capite ai nostri figli, però la differenza è che nel nostro Paese non si è visto uno sviluppo, mentre nella nostra Città si è visto. Voglio ringraziare l'Assessore Passoni, perché questo è stato un Bilancio difficile e apprezzo il Consigliere Cantore quando dice che ciò avviene in tutte le Giunte, sia di destra che di centrosinistra; infatti, quando bisogna fare i conti con meno fondi, purtroppo il confronto diventa aspro e difficile. Sicuramente, questo confronto è durato qualche settimana in più del previsto, ma è servito a dare un risultato a questa Città: ci sono più asili nido, riusciamo ad assicurare gli stessi servizi di prima e garantiamo degli interventi di supplenza (in quanto, oggi, il Governo non è in grado di offrirli), proprio perché molti cittadini chiedono agli Enti Locali di intervenire in questo periodo difficile per le famiglie e per le persone. In pratica, suppliamo a ciò che, oggi, il Governo non dà, ma noi lo facciamo perché siamo per una politica sociale di vicinanza alle persone e alle famiglie. Ha ragione il Consigliere Silvestrini quando dice che una parte dell'avanzo di Bilancio deve essere utilizzato per il welfare, le persone, i bambini e la scuola; Assessore, noi dovremo assumerci questo impegno in quest'Aula, proprio per la condizione che, oggi, i cittadini torinesi vivono nel contesto del "Paese Italia". Penso che questo Bilancio risponda coerentemente all'azione politica programmatica che questa Amministrazione ha avviato quattro anni fa e non sperate che, con la fine del mandato del Sindaco Chiamparino, questa maggioranza non sia in grado di offrire alla Città una continuità di buon governo. Abbiamo uomini e donne in grado di farlo e sono convinto che il Sindaco si impegnerà su questa vicenda. Noi siamo favorevoli a questo Bilancio, che risponde alle necessità dei cittadini torinesi e anche ad una capacità di programmare il futuro di questa Città (pur nei suoi limiti e con le condizioni ed i condizionamenti economici); l'Assessore ha disegnato, a grandi linee, questo futuro (ad esempio, la Metropolitana e gli investimenti nella zona nord di Torino) e siamo convinti che i cittadini capiranno le motivazioni di questo Bilancio, perché le risposte che cerchiamo di dare probabilmente non sono sufficienti, ma verrà apprezzata la responsabilità politica con la quale questa Amministrazione non solo ha scritto i numeri, ma ha anche operato le scelte politiche, che sicuramente un Governo di centrodestra (quale quello che, oggi, governa la Regione) non sarà capace di fare e, in questi giorni, stiamo già ricevendo le prime conferme. L'Assessore al Lavoro, Roberto Rosso (ex Consigliere Comunale), aveva garantito alcune cose (ad esempio, la cassa integrazione immediata), dicendo: "Noi faremo tutto, noi siamo quelli del fare", peccato, però, che gli impegni, poi, bisogna mantenerli e, questa mattina, purtroppo non sono stati rispettati. Noi non siamo per il governo del fare, ma per il governo del dare ai cittadini e questa vicinanza verrà sicuramente ricompensata dai cittadini non solo con la riconoscenza verso questa Amministrazione, capace di un'azione politica seria. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola, per la replica, all'Assessore Passoni. PASSONI Gianguido (Assessore) Probabilmente, ha ragione il Consigliere Ventriglia (che ringrazio per il suo intervento): toccando argomenti che non riguardano soltanto i numeri del Bilancio della Città, si può distrarre l'attenzione dell'Aula dal tema dei numeri specifici. Ritengo, però, corretto parlare del Bilancio - e continuerò, per quanto possibile, a seguire questa linea - su due livelli: da una parte, si descrive quanto si spende e come si impiegano, nel dettaglio, i fondi nei servizi e negli investimenti, mentre, dall'altra parte, la relazione tende sempre ad affermare il principio per cui non bisogna dimenticare che non è più il tempo in cui la singola Città è un feudo, che opera indipendentemente dal contesto, ma, al contrario, questo aspetto è fortemente condizionante. Nel dibattito è stato sottolineato più volte, da una parte, il tema del merito e, dall'altra parte, il tema del debito. Per quanto riguarda i numeri, ho seguito le cifre citate dal Consigliere Cantore, su alcune non sono d'accordo, ma sicuramente l'Aula non è la sede più adatta per entrare nel dettaglio dei numeri. È stato affermato che è scesa la percentuale di copertura del servizio individuale, ma io rivendico questo risultato nella relazione: dato che la percentuale di copertura è un indice di quanto le entrate coprano lo specifico servizio, se la percentuale di copertura scende e i servizi rimangono invariati per quanto riguarda il livello di quantità erogata - come nel caso della Città - , significa che la Città si accolla sul suo Bilancio maggiori quote di servizio rispetto a quanto fatto pagare all'utenza; per dirla in linguaggio "carossiano", la Città non mette le mani nelle tasche dei cittadini per pagare il servizio. Credo che rappresenti un valore il fatto che, durante la crisi economica, non si tocchino le tariffe delle mense, anche a costo di avere una percentuale di copertura minore; ciò significa che per questo servizio all'infanzia la Città ritiene di fornire il medesimo servizio, anzi di migliorarlo, sostenendo maggiori costi. Se, invece - come sosteneva il Consigliere Tronzano -, convenga che il pubblico entri nel settore della ristorazione scolastica e ottenga dell'economia, non mi permetto di discuterlo. Consigliere Tronzano, questa è un'ipotesi che la seconda Giunta Castellani prese in considerazione - peraltro, attraverso uno studio articolato e fondamentale - all'epoca dell'Assessorato Pozzi; sono positivamente stupito che, da parte sua, venga questa proposta, perché, mentre eliminiamo le privative pubbliche da settori economici trainanti (come l'acqua, l'energia e la telefonia), entriamo con la privativa pubblica nella somministrazione dei pasti. Devo dire che è una tesi economica da tenere in considerazione, però, a mio parere, è sorprendente se pensiamo ad una nouvelle vague nazionale che, invece, tende a ritenere il disimpegno, la concorrenza e la gara come elemento di efficienza rispetto all'assegnazione dei servizi pubblici. È stata chiesta una sorta di analisi del dato delle entrate extratributarie. L'incremento delle quote dei rimborsi è dovuto fondamentalmente alle entrate per il ripristino dei suoli, alle indennità del canone per l'accollo della discarica chiusa dall'AMIAT il 31 dicembre 2009, all'anticipazione della cassa integrazione (che entra ed esce, in entrata e in spesa), all'incremento e alle progettazioni interne per opere pubbliche, al rimborso delle spese per il rilascio di contrassegni, al rimborso delle spese sostenute per Enti terzi (come la Provincia) per riscaldamenti e quant'altro, e alla liquidazione dell'Azienda Acquedotto Municipale, che è arrivata al termine dell'operazione; tutto ciò, sostanzialmente, porta alla somma che è stata sopraindicata. Quindi, il riscontro è presto fatto e, naturalmente, le somme derivanti da entrate da terzi non sono applicate alla spesa (ci tengo a precisarlo, non siamo così sprovveduti), ma, semmai, sono vincolate ed accantonate nella spesa medesima, sotto forma di accantonamenti diversi (per esempio, il fondo svalutazioni di cui sopra). Non vi è alcun rischio per il Bilancio per il minore conseguimento di queste entrate, perché non sono applicate alla spesa contrattualizzata obbligatoria, ma, invece, vengono accantonate in fondi che non hanno contropartite in spesa corrente. Relativamente al tema della tenuta complessiva dell'Amministrazione, non credo che ci debba essere un tabù a discutere apertamente delle dinamiche dei conti; l'unica differenza tra i conti del Comune e quelli dello Stato è che i conti del Comune sono difficili ma abbordabili, mentre quelli dello Stato sono incomprensibili. Lo afferma una persona che, per professione, si occupa di contabilità pubblica; cioè, è raro trovare qualcuno che sappia entrare nel Bilancio dello Stato e, in quattro parole, riesca a spiegare esattamente come si muovono i fondi dello Stato. Questo è un elemento di differenza che fa sì che, per fortuna, in quest'Aula si possano discutere i numeri, entrando nel merito e anche allargando il respiro del dibattito, mentre non ho mai sentito una discussione parlamentare entrare nel dettaglio non di come vengano impiegati i fondi statali, ma di come si articoli la manovra dello Stato sui grandi numeri (cioè sulla divisione in comparti, sulla ripartizione della spesa pubblica e sul rispetto degli obiettivi di finanza pubblica). Non voglio eludere il tema del debito, ma vorrei che su questo argomento si dicesse una verità. Negli ultimi anni, siamo passati da una fase ciclica dell'economia in cui, dagli anni del reaganismo, negli Stati Uniti un furore ideologico (almeno, io lo chiamo così) colpevolizzava la spesa pubblica e, naturalmente, il sistema tenuto negli Stati Uniti dalle politiche keynesiane, cioè l'aumento della crescita ricorrendo all'investimento pubblico anche con il ricorso al debito. Però, pochi sanno, perché i governi che hanno il furore ideologico sono anche quelli che normalmente hanno la grande menzogna in seno, che, in realtà, durante il periodo reaganiano è stato raggiunto il massimo fulgore della spesa pubblica statunitense, perché, alla fine, per rispondere alla recessione economica di quegli anni, si ricorse, né più né meno, alla spesa pubblica e al debito, esattamente come avrebbe fatto qualunque governo precedente. Quindi, il furore ideologico contro l'indebitamento ed il debito deve essere calmierato e collocato storicamente nella fase in cui si vive. È inaccettabile - non riferito alla minoranza, ma alla rappresentazione dei fatti ad uso e consumo della fase in cui si vive - che, in alcuni momenti, la spesa pubblica o l'indebitamento sia un costo sostenuto dalle tasse e che produce PIL e ricchezza nazionale, mentre, in un altro ciclo economico, serva a spaventare la collettività e i mercati, perché, improvvisamente, il debito diventa un grave elemento di criticità, a causa del quale mancheranno i soldi per remunerare i debiti, dando così il via alla speculazione. Tutto questo non lo contesto alle parti politiche, ma al sistema di rappresentazione delle fasi economiche. È troppo comodo che il debito, in alcune fasi, sia un elemento positivo e, in altre, un elemento negativo, a seconda della convenienza del messaggio politico che si vuole dare in quel momento storico. Ciò non è possibile. Per quanto riguarda la Città di Torino e lo Stato italiano, la verità è che, se il debito pubblico italiano è di 1.800 miliardi di Euro e se non è fondamentalmente disceso, è frutto del fatto che, quando abbiamo sottoscritto gli accordi per la stabilità monetaria in Europa, pochi Governi (non sta a me dire di quale colore) sono intervenuti realisticamente, in termini strutturali, per contenere il debito pubblico; molti hanno scelto la strada - forse più facile - del consenso e, di conseguenza, hanno abbinato manovre, magari, contenitive, ma, di fatto, non incisive sul debito pubblico stesso. La grave situazione che stiamo vivendo, cioè il 120% del rapporto debito/PIL, è frutto di quella politica. "Mutatis mutandis", esaminiamo la situazione di Torino. Questa Giunta, al di là del valore assoluto del debito, ha rivendicato con orgoglio il fatto che, se non avesse investito circa 400-500 milioni di Euro all'anno (e vorrei che fosse chiaro a tutti che il Prodotto Interno Lordo assomma al suo interno anche gli investimenti pubblici, che sono una componente fondamentale dei 26 miliardi di Euro di PIL della Città di Torino, cioè il PIL medio degli ultimi 10 anni di questa Città), non avrebbe traghettato la Città dalla crisi economica dell'industria manifatturiera alla situazione attuale. La domanda che pongo è: è un valore aggiunto scagliarsi contro il debito, se, alla fine, il risultato è stato traghettare questa Città da quella crisi grigia che nessuno voleva - neanche voi, ne sono convinto -, pur ricorrendo allo strumento dell'imposizione, del debito e dell'investimento? È necessario tenere conto della grande necessità di uscire da quella fase. Se devo dirla tutta, credo che si sia fatta una politica keynesiana corretta: si è evitato che il collasso economico e finanziario della Città (intesa come tessuto economico e sociale) travolgesse complessivamente il tessuto sociale, economico e anche lo stesso welfare che vogliamo finanziare. La questione non è tanto se si sia sbagliato o meno allora, ma il tema delle politiche keynesiane è un altro: cioè, quando finisce il ciclo, come si fa a rientrare dal deficit spending che si è fatto per sostenere l'economia? Questo tema, piaccia o meno, non lo ha risolto nessuno (neanche Berlusconi), perché è difficilissimo e, probabilmente, in molti casi e in molte fasi, vi è la necessità di mettere le mani nelle tasche degli italiani. Se si fa la campagna elettorale dicendo che si restituirà anziché prendere, è chiaro che l'ultimo problema di quel Governo sarà l'abbassamento del rapporto debito/PIL, perché vuole dare e non prendere, mentre è possibile abbassarlo unicamente prendendo dai cittadini e non dando. Questo è il grande equivoco di fondo. Queste sono verità e non opinioni; non voglio fare una lezioncina - sono già stato accusato di questo - sulla scuola di Chicago e su Keynes, ma credo che sia necessario che si parli apertamente delle questioni economiche che muovono la nostra economia locale, così come quella nazionale, perché se non comprendiamo come si muovono i fondamentali, non possiamo sapere di che cosa stiamo parlando. Credo che, oggi, la linea della "limatura", così come è stata definita, in realtà sia semplicemente la risposta di questa Amministrazione per uscire dalla politica keynesiana della Giunta precedente (la sua intenzione era quella di fare uscire la Città dalla crisi), riaggiustando i conti non in termini di messa in crisi del sistema del welfare (cioè, tagliando la spesa pubblica), ma mantenendo e coniugando la spesa pubblica ad un livello accettabile e contenendo l'indebitamento. Questo è la sfida dei keynesiani veri: poter dimostrare che si rientra dalle politiche di investimento pubblico non con il fallimento del sistema, ma con la responsabilità di chi governa. Questa è la differenza fondamentale. Ho accettato questa delega non per mettere in discussione chi mi ha preceduto o il suo modello di programma, ma perché ero sicuro che quella scelta era necessaria per sollevare la Città da quella crisi e per uscirne (sicuramente, è molto meglio fare il keynesiano puro che il post-keynesiano, questo è molto chiaro), ma la responsabilità di chi governa passa attraverso delle fasi, per cui diventa troppo facile, in alcune fasi, fare il giustizialista contro la spesa pubblica e, in altre fasi, agire esattamente al contrario. Vi sono fasi che attraversiamo nel corso delle quali è necessario coniugare il prima e il dopo. Questa è una fase storica. Qual è la differenza fondamentale? Sono fortunati i post-keynesiani che hanno fasi di crescita economica e ricchezza, attraverso le quali si può operare sull'imposizione fiscale, mentre sono sfortunati quelli che, dopo, devono affrontare una crisi peggiore. La sfortuna di Torino non è dipesa da una crisi prolungata, ma dall'aver dovuto affrontare, prima, la crisi della Città e, poi, la crisi mondiale (e non il contrario). È necessario prendersi la responsabilità di traghettare la Città fuori dalla crisi e di garantire l'occupazione. Il Consigliere Rattazzi diceva che sono più di 20.000 gli occupati del sistema, ma vorrei ricordare che quell'occupazione, insieme ai nostri investimenti, contribuisce a creare il prodotto interno della Città. Il consumatore che compra a Torino può essere un dipendente pubblico o di un'azienda, oppure può essere un consulente (molti li odiano, ma esistono anche loro e devono pur mangiare); magari, ci sono imprese, operai, lavoratori e persone che vivono di committenza anche pubblica, ma è quella che fa girare l'economia, soprattutto grazie all'investimento pubblico. Non posso accettare la logica giustizialista che dice che la spesa pubblica rappresenta il male e, quindi, è necessario "tagliare". Non funziona così: bisogna garantire il welfare che fa da ammortizzatore e gli investimenti che sostengono l'economia; però, è difficilissimo fare tutto ciò in una fase recessiva. Per quanto riguarda la stretta monetaria, c'è una politica che richiederebbe esattamente il contrario, cioè di aumentare il PIL, senza incrementare il debito; infatti, le crisi monetarie chiedono di ridurre la spesa pubblica, ma di aumentare il PIL per facilitare la crescita che bisogna far rientrare da quel debito. È difficile fare aumentare il PIL senza investimenti pubblici in un paese come l'Italia, altrimenti il debito pubblico non sarebbe di 1.750.000.000 di Euro. È necessario guardare la storia del nostro Paese, perché non credo ci sia da insegnare nulla a nessuno; ribadisco che non voglio tenere alcuna lezione, ma analizzo semplicemente la fotografia del nostro Paese, così come si guarda la storia degli Stati Uniti, non perché siano un modello positivo o negativo, ma perché rappresentano la storia dell'economia di mercato e, in questo modo, si possono comprendere tante cose. Ho l'impressione che, in questa sede, il tema non sia quello di giudicare bene o male il Bilancio della Città o di giudicare bene o male il debito della Città; il debito di Roma è di 7 miliardi di Euro, quello di Milano è di 3.800.000.000 di Euro e quello di Torino è di 3.190.000.000 di Euro. Per quanto riguarda il debito pro capite, siamo i primi soltanto perché abbiamo meno abitanti. La domanda che pongo è: abbiamo fatto bene o male negli anni passati, anche con tanti voti della minoranza, a fare scelte economiche difficili per sostenere questa Città? A mio parere, abbiamo fatto bene. Oggi, non è possibile affermare che tutto ciò non fa parte di un valore aggiunto che l'Amministrazione, per quanto ha potuto fare, ha dato alla Città. Non so se i soldi pubblici siano stati spesi bene o male e non si può negare il fatto che il Patto di Stabilità europeo chieda (come ho detto nella relazione) la Polizia dei Governi, cioè la vigilanza sui Governi e sulla spesa pubblica di chi è al di sopra del 60% del rapporto debito/PIL (noi siamo al 120%). Se chiedessi qual è la ricetta che propone l'Aula per aumentare la crescita economica di Torino e sostenere l'occupazione, con i numeri che ho detto prima, riducendo il debito pubblico della Città e non facendo più investimenti, non potrei ricevere delle risposte, perché non esiste una ricetta. Bisogna saper fare quello che, purtroppo, noi facciamo nel Bilancio: la limatura (anche se non mi piace che venga chiamata così) della spesa nelle parti non produttive di welfare e direttamente di PIL ed il contenimento del debito, ma non facendo l'errore di bloccare gli investimenti; inoltre, è necessario accompagnare ogni iniziativa che aumenti la crescita economica della Città, non perché la crescita in sé sia un valore, ma perché comporta un minor ricorso al welfare e a strumenti di assistenza e di stato sociale nei confronti dei cittadini ed una maggiore integrazione sociale e questo mix in questa fase economica è la miglior risposta possibile, perché coniuga politiche difensive e aggressive della crisi. Io non credo che ne esistano altre. Questo non è il Bilancio perfetto, non poteva esserlo per il 2006 e non sarà giudicato così nel 2020. Questo è il miglior Bilancio possibile - lo difendo a spada tratta -, in un contesto in cui, nel 2010, la situazione economica è in continuo peggioramento per l'impoverimento dei cittadini, per il continuo aumento del fabbisogno sociale e per l'invecchiamento della popolazione; per cui il welfare non si può toccare, altro che taglio della spesa pubblica! È necessario sostenerla e, dall'altra parte, bisogna garantire la modernizzazione della Città, l'investimento continuo, l'innovazione, la possibilità di insediamento delle imprese ed il proseguimento delle grandi opere attraverso gli investimenti, ma ricorrendo il meno possibile al debito pubblico. Questa è la lezione che abbiamo imparato negli anni scorsi e, di conseguenza, questo è il Bilancio. Detto questo, vorrei precisare che scendono le entrate straordinarie, non è vero che aumentano, quindi bisogna cercare anche degli elementi di salute di questo Bilancio. Vorrei porre una domanda: qualche mese fa, ho partecipato al congresso nazionale dell'ANCI a Torino e l'Assessore al Bilancio del Comune di Roma - credo si chiami Leo - ha tranquillizzato la platea degli addetti ai lavori assicurando che l'ICI sarebbe stata rimborsata, perché era previsto l'accertamento da scudo fiscale. Però, bisogna essere seri: in primo luogo, lo scudo fiscale significa mettere le mani nelle tasche dei cittadini, perché sono comunque tasse (pagate, non pagate o pagabili per il futuro); in secondo luogo, è più grave, perché è un'entrata tributaria straordinaria una tantum, che non è affatto strutturale e, se devo essere proprio sincero, mi preoccupa molto di più che, a livello statale, prendiamo, una tantum, qualche miliardo di Euro dallo scudo fiscale per pagare strutturalmente l'ICI ai Comuni (che, comunque, tutti gli anni, avranno bisogno di essere rimborsati e quindi, si usa un'entrata una tantum per pagare spese ripetitive), piuttosto dei 18 milioni di Euro di plusvalore immobiliare sul mio Bilancio, che, francamente, mi fa sganasciare dalle risate rispetto al problema dello Stato. Infatti, quell'entrata sostituiva un'entrata tributaria costante e ripetitiva negli anni, mentre sul plusvalore posso sempre decidere di abbattere quella cifra (rispetto ad un miliardo, 360 milioni è poca cosa) tagliando la spesa. Al contrario, se non vi fosse stata l'entrata dello scudo fiscale, non ci avrebbero dato i soldi dell'ICI ed è stato detto ad un convegno pubblico, non si tratta di una mia libera interpretazione. Quindi, è chiaro a tutti che il sistema Paese - e, con esso, lo Stato e i Comuni - è in difficoltà ed è disonorevole per tutti questo passarsi la patata bollente della responsabilità o della linea. Non voglio dire che sia colpa di questo Governo, ma, in Italia, imparando ad evitare di prendere tutto il peggio che giunge da oltreoceano (i passaggi storici da keynesismo a reaganismo e ritorno, come se fosse tutto perfetto o imperfetto) ed acquisendo un maggiore senso di responsabilità europeo su questo tema, potremmo coniugare politiche di rientro del debito pubblico, di condivisione tra ceti popolari diversi di quest'onere - quindi, non accollandolo solo ad alcune categorie sociali - e di sostegno del welfare, che rappresentano il mix di una ricetta economica normale. Tutto ciò esisteva già ed era definita socialdemocrazia. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Sindaco. SINDACO Innanzitutto, vorrei ringraziare coloro che sono intervenuti, perché mi pare che siano stati interventi animati (pur nelle ovvie e comprensibili differenze), ma lontani da logiche meramente contrappositive. Personalmente, ritengo che sia importante ed utile. Inoltre, vorrei tranquillizzare nuovamente il Consigliere Gallo Domenico e se proprio devo accogliere la sua richiesta, preferisco consegnare la fascia, perché ce n'è sempre una di ricambio, infatti ne abbiamo due o tre. (INTERVENTI FUORI MICROFONO). Le chiavi possono aprire... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Al di là delle battute, ritengo che questo Bilancio, senza alcuna retorica, rappresenti un piccolo capolavoro, soprattutto tenendo conto della situazione obiettivamente complicata. Infatti, non c'è bisogno di spendere molte parole per descriverla, è sufficiente prendere qualsiasi giornale o rivista e si potrà capire com'è complicata la situazione e come potrà complicarsi ulteriormente nei prossimi mesi. In questa situazione, con il peso della finanza pubblica in Italia, che, come ha detto adesso l'Assessore Passoni, non è nata adesso e neanche cinque anni fa, ma... (INTERVENTI FUORI MICROFONO). Questa situazione di finanza pubblica (e per scoprire le ragioni di questa criticità bisogna andare molto indietro negli anni) differenzia il nostro Paese dalle altre realtà europee. Di conseguenza, in questa situazione, mi pare che con questo Bilancio si riesca a compiere un piccolo capolavoro, se non vogliamo essere enfatici, perché non vengono toccate minimamente - anzi, per certi aspetti, le allarga - le maglie delle politiche sociali. Consultando i dati, emerge che riusciamo ad allargare le fasce di esenzione per l'addizionale IRPEF, arrivando sostanzialmente a quella soglia di reddito che copre tutte le persone che stanno nella parte più bassa della scala sociale (mi riferisco a chi ha un reddito inferiore ai 10.000 Euro annui, anche se mi rendo conto che anche chi rientra fra i 12.000 e i 15.000 Euro non naviga nell'oro). Quindi, ritengo che vada sottolineato questo sforzo, così come bisogna tenere in considerazione tutte le esenzioni fiscali che vengono mantenute (per quel poco di fisco che abbiamo ancora). Ritengo che sia uno sforzo inclusivo (ad esempio, 200 posti in più negli asili non mi pare un fatto banale in questa situazione), ma non si tratta soltanto di un'inclusività dal punto di vista delle politiche fiscali, ma anche dal punto di vista delle politiche sociali. Mi sembra che, nel quadro della crisi, le nostre politiche sociali, per certi aspetti, accrescano la loro inclusività. Inoltre, mi pare che venga mantenuta e rafforzata una visione della Città, che - come è stato detto da molti Consiglieri della maggioranza, a cominciare dal Consigliere Cuntrò - è quella che abbiamo sotto gli occhi, cioè una città che, mantenendo ferma la priorità delle politiche sociali, riesce a portare avanti la necessaria modernizzazione infrastrutturale (ad esempio, il completamento della Metropolitana) ed il necessario incremento delle attività che contribuiscono al successo. È una città che riesce a valorizzare le sue risorse (il patrimonio artistico, architettonico e culturale) e sono tutti ingredienti non di poco conto. Credo che tenere insieme questa situazione rappresenti un piccolo capolavoro politico ed economico; non si tratta solo di far quadrare i conti, ma far quadrare i conti mantenendo una visione della società, ed è un fatto un po' differente. Per quanto riguarda la situazione di difficoltà, mi voglio togliere una piccola soddisfazione; come ha accennato il Consigliere Cuntrò, è indubbiamente vero che la Città di Torino ha un debito elevato, ma vi invito a riflettere su due aspetti: sapete a quanto ammonta debito italiano pro capite? Provate a dividere 1.800 miliardi di Euro per 60 milioni di cittadini, se non ho fatto male i conti (ma li abbiamo fatti in due), arriviamo a circa 30.000 Euro pro capite, che è esattamente dieci volte maggiore rispetto a quello del Comune di Torino. È vero che in quella cifra sono compresi anche i debiti degli Enti Locali, che ammontano circa a 170-180 miliardi di Euro complessivamente, ma, se li eliminiamo, il debito pro capite è di 27.000-28.000 Euro. L'ho voluto precisare, perché, quando si citano i dati, bisogna fornirli tutti. Naturalmente, la colpa non è del centrodestra o di Tremonti, perché è una storia molto lunga, che arriva da molto lontano, ma questa è la realtà. Vorrei fare un altro esempio che metta a fuoco quanto detto dall'Assessore Passoni riguardo il suo ragionamento sul keynesismo; un conto è far debito per costruire la Metropolitana, mentre un altro conto è far debito per effettuare gli interventi alla Maddalena (che, poi, verranno distrutti). Questi due debiti rientrano all'interno di quei 1.850 miliardi di Euro, ma uno serve a migliorare la città e a permettere ai cittadini di andare dal Lingotto a Collegno, mentre l'altro non serve a nulla. Non vado oltre, visto quello che recitano le cronache dei giornali. Il debito è una storia lunga, ha ragione l'Assessore Passoni, perché l'ultimo momento della modernizzazione dell'Italia risale all'entrata nell'Euro. Dopo l'Euro ci si è acconciati, perché è chiaro che, finché non c'era l'Euro, quando l'inflazione saliva, era sufficiente svalutare la Lira (non voglio fare una lezione, è proprio solo una battuta) e questo migliorava la competitività dei nostri prodotti, a parità di ogni altra condizione, per cui si vendevano più prodotti all'estero e, soprattutto, si svalutava il debito. Di conseguenza, le politiche di competitività di mercato e le politiche assistenziali costavano meno; era un giochetto semplice, che, fino a quando è stato possibile, è stato perseguito ed ha permesso all'Italia di sopravvivere. Per questo motivo, dico che è una storia lunga. Quando è finito il giochetto, si sarebbe dovuto mettere mano alle riforme, ma non è stato fatto; non a caso, forse, il Governo Prodi è caduto in quel momento, ma non vado oltre, perché invaderei una sfera di dibattito che non è appropriata in questa sede. Le difficoltà dei Comuni ci sono; oggi, rilasciando alcune dichiarazioni all'Ansa, ho detto che, per quel che riguarda la riduzione delle indennità, noi siamo pronti a fare la nostra parte; io propongo, anziché il 5%, di portarlo al 10% come dato medio, ma bisogna avere il coraggio della progressività e di non togliere al Sindaco di un Comune di 800 abitanti o di 2.000 abitanti la stessa cifra percentuale che si toglie al grande manager che prende 12.000 Euro al mese. Bisogna avere il coraggio della progressività! Il 5% è poco, raddoppiamolo e stabiliamo il 10%, ma deve essere la risultante di una media progressiva, perché così si rispetta chi fa del proprio impegno politico quasi una missione e chi, invece - io dico, giustamente -, lo trasforma in un impegno a tempo pieno. I Comuni, come hanno sempre fatto, sono pronti a partecipare al risanamento finanziario; però, vorrei sottolineare che, negli ultimi cinque anni, hanno contribuito per 2 miliardi e mezzo di Euro al saldo di finanza pubblica, mentre non lo hanno fatto gli altri comparti della Pubblica Amministrazione, che, anzi, hanno contribuito in negativo. È giusto partecipare, ma, anche in questo caso, con un criterio di equilibrio, cioè paghino quei comparti, locali e nazionali, della Pubblica Amministrazione che, finora, non hanno contribuito al saldo positivo di finanza pubblica. Naturalmente, sto parlando come rappresentante dei Comuni, ma è chiaro che, per fare questo, è necessaria una forte volontà politica, perché, altrimenti, questo discorso non vale. Anche la storia dei Comuni è antica ed è la cosa più facile del mondo scaricare su chi sta sotto, perché, poi, non devi misurarti tutto il giorno con il tuo dirigente che ti guarda storto perché gli hai tolto dei fondi (non mi riferisco tanto allo stipendio, ma al suo budget). È sicuramente molto più facile continuare a mantenere un mercato (in senso tecnico, quindi di competenza dell'Assessore Altamura) all'interno del Ministero dell'Economia. Infatti, chi si reca in Via XX Settembre a Roma, entrando nel cortile (in fondo a sinistra), trova un mercato, che immagino non sia un elemento che migliori la produttività degli impiegati e dei funzionari di quel Ministero. Quindi, è più semplice dire ai Comuni di non spendere più e tirare una riga (è persino umano). A questo punto, però, è necessaria una volontà politica, perché siamo pronti a farci carico delle nostre responsabilità, ma a condizione che ci sia la volontà di corrispondere. Il Consigliere Angeleri ha fatto una proposta, se ho ben capito, che allude a qualcosa che l'ANCI ha già fatto; stante il fatto che i Comuni non riescono a pagare le imprese, soprattutto per due ragioni (in parte, perché non siamo pagati noi - basta pensare alle multe e ad altri nostri debitori che non pagano in tempo utile, a cominciare da altri livelli della Pubblica Amministrazione - e, in parte, per i meccanismi del Patto di Stabilità), avevamo provato a fare un fondo con la Cassa Depositi e Prestiti che fungesse da garanzia. Il problema che è sorto, però, è che, essendo la Cassa Depositi e Prestiti fuori dalla Pubblica Amministrazione in senso stretto, tutto ciò diventa debito pubblico e, di conseguenza, lo incrementa. Questa è l'obiezione che è stata avanzata dal Ministero dell'Economia all'idea di istituire un fondo che, di fatto, consenta di garantire le imprese che attendono dei soldi dalla Pubblica Amministrazione. Per cui, si tratta di un'idea su cui stavamo già lavorando. Vorrei terminare il mio intervento ringraziando i Revisori dei Conti, perché hanno svolto il loro lavoro con professionalità, grande correttezza, autonomia ed indipendenza (che mi pare una caratteristica essenziale per chi fa un mestiere di controllo), fornendo indicazioni e critiche (necessariamente e giustamente, quando lo ritengono) sempre con uno spirito di collaborazione civica, che è una caratteristica essenziale propria dell'organismo di controllo. Vorrei ringraziare, come faccio ogni anno, gli Uffici, il dottor Pizzala e tutti i suoi collaboratori, perché mi pare che alla consueta professionalità continuino ad unire un notevole impegno ed una grande passione professionale. Vorrei ringraziare la Commissione ed il Presidente Cuntrò, perché senza il suo lavoro di coordinamento dell'attività preparatoria del Bilancio, probabilmente, non saremmo arrivati ad una discussione complessivamente costruttiva. Infine, vorrei ringraziare l'Assessore Passoni, perché mi pare che, come ho detto all'inizio, non abbia solamente fatto tornare i conti di un Bilancio difficile, ma lo ha fatto non trascurando la prosecuzione di una visione della Città, fornendo alla Città intera lo slancio necessario per superare fasi inevitabilmente complesse nell'ambito del passaggio da un'Amministrazione all'altra; con il nostro impegno questa fase potrà passare con slancio, nell'interesse, prima ancora che di questa o di quella coalizione, della Città di Torino, alla quale tutti teniamo molto. |