Città di Torino

Consiglio Comunale

Città di Torino > Consiglio Comunale > VERBALI > Torna indietro

Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 17 Maggio 2010 ore 12,00
Paragrafo n. 13
DELIBERAZIONE (Giunta: proposta e urgenza) 2010-01785
BILANCIO DI PREVISIONE 2010. RELAZIONE PREVISIONALE E PROGRAMMATICA. BILANCIO PLURIENNALE PER IL TRIENNIO 2010-2012. APPROVAZIONE.
Interventi

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Passiamo alla discussione congiunta della proposta di deliberazione n. mecc.
201001785/024, presentata dalla Giunta Comunale in data…, avente per oggetto:
"Bilancio di Previsione 2010. Relazione Previsionale e Programmatica.
Bilancio pluriennale per il triennio 2010-2012. Approvazione".
della proposta di mozione n. mecc. 201002645/002, presentata dai Consiglieri Cerutti
e altri in data 17 maggio 2010, avente per oggetto:
"(Mozione n. 25/2010) Contenimento compensi amministratori società partecipate e
più investimenti in cultura, politiche giovanili e sport di base - collegata a deliberaz.
mecc. 201001785/024 'Bilancio di Previsione 2010'".
della proposta di mozione n. mecc. 201002646/002, presentata dai Consiglieri
Cantore e altri in data 17 maggio 2010, avente per oggetto:
"Mozione al Bilancio di Previsione 2010 - Relazione Previsionale e Programmatica.
Bilancio pluriennale per il triennio 2010-2012".
della proposta di mozione n. mecc. 201002647/002, presentata dai Consiglieri
Rattazzi ed altri in data 17 maggio 2010, avente per oggetto:
"(Mozione n. 26/2010) Accompagnamento alla deliberazione mecc. 201001785/024
avente ad oggetto 'Bilancio di Previsione 2009. Relazione Previsionale e
Programmatica. Bilancio pluriennale per il triennio 2010-2012. Approvazione'".

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Come è logico che sia, l'insieme della deliberazione è stata sottoposta al vaglio e alla
discussione nelle sedi delle Commissioni Consiliari e ciascuna di queste, poi, ha
liberato, per la parte di propria competenza, il Bilancio per l'Aula.
Sono presenti una serie di emendamenti; alcuni dei quali, presentati dai vari Gruppi
consiliari, sono stati dichiarati inammissibili, ai sensi dell'articolo 17 comma 4 e 5
del Regolamento di Contabilità. Dopo l'illustrazione dell'Assessore e dopo il
dibattito sulla relazione, procederemo all'illustrazione degli emendamenti e alla
discussione degli stessi con successiva votazione.
La parola all'Assessore Passoni, per l'illustrazione della deliberazione.

PASSONI Gianguido (Assessore)
Colleghi, anche quest'anno la rituale relazione al Bilancio preventivo della Città di
Torino cade in un momento storico molto particolare. Stiamo vivendo una fase
concitata e difficilmente decifrabile di instabilità del sistema economico mondiale e,
soprattutto, di quello europeo. Se, da una parte, questo complica enormemente
scenario e contesto, e condizionerà inesorabilmente anche la nostra sfera locale, è
anche possibile che tale complessità aiuti ad accrescere l'interesse che la collettività
ha maturato già negli ultimi anni in ordine al funzionamento degli Enti pubblici, in
particolare, rispetto al modo con il quale vengono impiegate le risorse.
Il Bilancio previsionale, insieme a un documento contabile che contiene le previsioni
di entrata e di spesa relative all'esercizio in cui il Bilancio si riferisce, diventa, se si
vuole, l'osservatorio di un contesto allargato in cui tutti stiamo vivendo, anche se
spesso inconsapevolmente.
Questo Bilancio ha dovuto ancora coniugare esigenze contrapposte: da una parte,
l'esigenza di programmare in modo serio e con obiettivi di ampio respiro l'attività
dell'Ente e, dall'altra, la necessità di dimensionare gli obiettivi alle reali risorse
finanziarie che si renderanno concretamente disponibili nel triennio 2010/2012; tutto
ciò avviene ed avverrà nel bel mezzo di una burrasca economico-finanziaria.
Mala tempora currunt: l'instabilità economica iniziata tra estati fa non sembra
scemare e tutto ciò produce effetti su larga scala che tramite i conduttori
dell'economia arrivano fino al nostro microcontesto urbano. Queste ore sono state
segnate dal deprezzamento dell'euro rispetto al dollaro. L'euro si è indebolito anche
nei confronti di yen e sterlina, mentre è rimasto stabile sul franco svizzero. A
determinare l'ulteriore perdita di valore dell'euro, sono stati alcuni dati
macroeconomici americani da cui emerge il migliore stato di salute dell'economia
statunitense rispetto a quella dell'area euro. Ciò ha spinto gli operatori a immaginare
che si stia avvicinando l'aumento dei tassi di interesse da parte della Fed e dunque a
spostare i capitali verso il Dollaro. Un contesto completamente diverso da quello
dell'eurozona, dove, al contrario, i piani di rientro dal deficit e dal debito messi a
punto da alcuni stati membri (in primis la Grecia) fanno temere per la ripresa
dell'economia, già molto timida, e per la tenuta della moneta unica. In questo quadro,
ogni piccolo movimento non fa che alimentare turbolenza. Il Presidente della BCE
Jean Claude Trichet ha prefigurato una sorta di "polizia dell'euro", che veda tutti i
Paesi di Eurolandia impegnati nel ruolo di sorveglianza per prevenire crisi finanziarie
come quella innescata dal caso Grecia. Si parla, inoltre, di una sorta di garanzia
aggiuntiva per gli Stati membri che superino il valore del 60% del rapporto
debito/PIL (l'Italia al 31.12.2009 era al 115,80%), ovvero bisogna attendersi
un'ulteriore stretta del patto di stabilità interno, con conseguenze facilmente
prevedibili anche per noi che già così ci lamentiamo.
Fonti giornalistiche riportano la notizia che la città di Chicago, una delle più
importanti degli USA, è costretta a chiudere i battenti dei propri servizi, riducendo
all'osso anche quelli essenziali, perché non ha i soldi per pagarli. Sanità - tranne le
emergenze -, trasporti, servizi amministrativi, raccolta spazzatura, tutto fermo. A
rischio anche il servizio locale di Polizia. Gli impiegati a casa senza stipendio, oggi e
per ancora altri giorni in futuro. Anche in molte altre città degli USA la situazione è
al collasso e sta causando drastici tagli ai bilanci dei Comuni, a cominciare dalla
riduzione del personale. Uno scenario preoccupante, soprattutto in presenza di un
massiccio intervento statale sull'economia da parte del Governo Obama.
Mentre la BCE apprezza le misure varate dalla Grecia e valuta se lasciare invariati i
tassi, in questo momento i bilanci pubblici dei governi sono particolarmente
appesantiti dalle troppe questioni irrisolte e promesse non mantenute: opere
pubbliche, ammortizzatori sociali, spesa sanitaria, riduzione delle tasse e salvataggi
delle istituzioni finanziarie. I margini di manovra per un ulteriore aumento di spesa
sono quindi molto limitati. Tuttavia, vi sono aspetti della congiuntura che potrebbero
spingere verso un uso più intenso della spesa pubblica. Uno, ad esempio, è che la
politica monetaria ha esaurito le sue cartucce. I tassi nominali a breve sono al
minimo e l'inflazione è trascurabile. Ulteriori immissioni di liquidità da parte delle
banche centrali potrebbero essere poco efficaci. Ma sul tema le ricette e le filosofie si
contrappongono. E la sovranità limitata dei governi deve fare i conti con l'autorità
delle istituzioni bancarie e finanziarie mondiali.
In questo ginepraio, non vi è dubbio, senza la spesa corrente dello Stato, il crollo
della domanda di consumo sarebbe ben peggiore e le conseguenze più devastanti.
Ma chi paga e con quali risorse? La risposta non è affatto chiara. Che tasso di
incremento del PIL sarà necessario per far fronte al mare dei debiti contratti dagli
Stati? E in Europa?
Una crescita del debito pubblico può aiutare a uscire dalla crisi, ma la sfida sarà
come tornare alla normalità, quando i risparmiatori si stancheranno di detenere titoli
a basso rischio e rendimenti nulli. I governi fronteggiano oggi nuovi problemi di
politica economica e non trovano tutte le risposte nei testi economici, keynesiani in
primo luogo. La questione di fondo non è se lo Stato e il settore pubblico debbano
stimolare la crescita, ma quali strumenti deve usare a questo scopo. È una domanda
chiave per uno sviluppo equilibrato e per impedire che la crisi venga pagata soltanto
da pochi.
Delle difficoltà nazionali ho detto nella relazione sul rendiconto, a cui rimando.
Valga solo ricordare che nel nostro Paese il calo del prodotto interno lordo si è
accompagnato ad un numero di occupati in calo dell'1,8% rispetto all'anno scorso.
L'ISTAT ha segnalato che il calo di occupati è di 428.000 unità. Mi limito a citare
due settori: il commercio all'ingrosso, il cui indice trimestrale del 2009 ha registrato
un calo del 5,3% rispetto allo stesso trimestre dell'anno precedente; e quello della
produzione industriale, che nel 2009 è diminuita del 17,4% rispetto al 2008. Si tratta
della diminuzione più forte dal 1991. L'ISTAT segna un calo dell'11,4% nella
produzione di costruzioni nell'ultimo trimestre dell'anno scorso. A gennaio di
quest'anno, il debito pubblico è cresciuto dell'1,5% rispetto a dicembre 2009 e del
5,2% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente.
In ambito locale, il quadro non è molto diverso. La consueta indagine congiunturale
sull'industria manifatturiera condotta dalla Camera di Commercio di Torino - su un
campione di 282 imprese industriali del territorio - evidenzia, a fine 2009, una
variazione tendenziale della produzione negativa pari a -17,7%, in risalita rispetto ai
due trimestri precedenti. Appare quindi in miglioramento l'andamento della
produzione manifatturiera torinese, in linea con quanto è avvenuto a livello
regionale. La consueta indagine congiunturale su un campione di imprese del
commercio della provincia di Torino continua a rilevare una sostanziale riduzione
delle vendite rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Aumentano, tuttavia,
gli esercenti che dichiarano una crescita del giro d'affari (il 18,7% del totale) con un
saldo tra dichiarazione di aumento e di diminuzione di vendita, sebbene negativo, in
miglioramento rispetto ai tre mesi antecedenti. L'indagine trimestrale sulle imprese
cooperative della provincia di Torino, condotta in collaborazione con l'osservatorio
sull'economia civile, ha indagato un campione rappresentativo del territorio e ci dice
che peggiora il giro di affari delle imprese cooperative in genere. Crescono le
sofferenze bancarie. Le statistiche sui fallimenti evidenziano gli effetti della crisi
economica che ha investito il sistema imprenditoriale torinese nella prima parte
dell'anno: nel periodo gennaio-settembre 2009 sono risultati 278, con un aumento
del 46,3% rispetto allo stesso intervallo dell'anno precedente. Se si analizzano le
chiusure per settore merceologico, al primo posto si collocano le imprese
manifatturiere, quasi il 30% dei fallimenti totali e un incremento pari a +78,2%
rispetto ai primi nove mesi del 2008. Un vero bollettino di guerra.
Come già l'anno 2009, anche il 2010 non lascia certamente intravedere cambiamenti
significativi nell'ordinamento rispetto al recente passato. Resta il contraddittorio
blocco delle entrate tributarie (con esclusione della tassa smaltimento rifiuti) che
continua a determinare un sostanziale blocco delle entrate comunali e, quindi, una
sorta di secondo patto di stabilità surrettizio.
La continua progressiva riduzione dei trasferimenti erariali sarebbe dovuta essere
gradualmente compensata dal gettito dei tributi locali, primo tra tutti l'ICI, le cui
fonti di entrata non sono elastiche rispetto ad altre variabili economiche come il PIL
e il tasso di inflazione: da ciò deriva, fermo restando il valore nominale, una
progressiva perdita di valore reale del gettito in relazione all'inflazione e, quindi,
delle entrate comunali complessive.
Il nostro Comune, come altri, si trova così ad affrontare un andamento divergente tra
crescita delle entrate e crescita delle spese legato alla bassa elasticità delle entrate
proprie determinata dalla struttura dell'ICI, e da una strutturale propensione
all'espansione dei Servizi. Il tentativo di comprimere le spese rischia di ridurre il
livello dei Servizi, invece di aumentare il livello di efficienza; ciò deriva dal fatto che
interventi capaci di migliorare strutturalmente il livello di efficienza richiederebbero
ben altri gradi di libertà d'azione e la necessità di un primo momento di forte
investimento (ad esempio, informatizzazione, logistica, scenari certi nel medio-lungo
periodo). Al Consiglio Comunale, maggioranza e opposizione, voglio dire che sono
necessarie nuove strade; oggi è evidente che qualcosa non funziona, se le
amministrazioni locali si trovano in difficoltà non solo a costruire i bilanci, ma
persino a regolarizzare i propri rapporti con i fornitori. In mancanza di un modello
razionale di finanza locale, ancora oggi caratterizzata da sperequazioni
nell'assegnazione di trasferimenti agli enti, la Legge n. 350/2003 imponeva tempi
certi per presentare al Governo la relazione sui principi generali di coordinamento tra
finanza pubblica e sistema tributario al fine di dare attuazione al riformato articolo
119 della Costituzione, che introduce il federalismo fiscale. Di qui l'esigenza,
sollecitata ripetutamente al Parlamento, di una rapida e robusta revisione
dell'impianto complessivo della finanza locale, passaggio indispensabile per far
uscire gli Enti locali dall'emergenza e dalla precarietà finanziaria che continua ad
attanagliarli, al fine di evitare la crisi del sistema delle Autonomie.
Quello che invece ci aspetta, nell'immediato, è un altro anno di attesa. Regole che
cambiano costantemente non possono non avere effetti negativi sull'operatività degli
Enti locali.
Circa il patto di stabilità, sono stati individuati quattro gruppi di Enti in funzione del
segno del saldo di competenza mista registrato nel 2007 e in funzione del rispetto o
meno delle regole del patto di stabilità del 2007.
Per gli enti appartenenti a ciascuno dei quattro gruppi è stata individuata la
variazione del saldo 2007 da conseguire al fine della determinazione del singolo
saldo programmatico.
Come previsto dalla legge finanziaria del 2008, anche per il 2010 rimane immutato il
criterio generale alla base del patto di stabilità interno.
La Città di Torino si caratterizza per avere sempre rispettato il patto di stabilità, ma
per avere un saldo finanziario di competenza mista 2007 negativo, quindi l'Ente
dovrà conseguire, per ciascuno degli anni 2010 e 2011, un saldo finanziario,
determinato sempre in competenza mista, non inferiore al saldo finanziario 2007,
migliorato dell'importo derivante dall'applicazione di percentuali calcolate
osservando le norme vigenti.
Il prodotto, considerato il segno positivo, tra la percentuale individuata e il saldo di
competenza mista 2007, rappresenta il concorso alla manovra, ossia l'entità di
miglioramento del saldo di competenza mista 2007, strumentale alla determinazione
del saldo obiettivo per ciascun anno considerato. In pratica, per la Città di Torino, il
saldo finanziario in termini di competenza mista (media del triennio 2003-2005) era
pari a euro -334 milioni. La normativa sul patto di stabilità imponeva per il 2008 una
manovra in termini di riduzione del disavanzo di euro +79 milioni; l'obiettivo
diventava quindi - 255 milioni.
Per l'esercizio 2009 l'importo della manovra richiesta dalla normativa era pari a
ulteriori euro 83 milioni, e l'obiettivo è stato quantificato in euro -172 milioni. E il
Comune di Torino ha centrato l'obiettivo.
Per l'esercizio 2010, tuttavia, la normativa richiede il quasi annullamento del
disavanzo, quindi una manovra restrittiva di 162 milioni e il conseguente obiettivo è
pari a euro -9 milioni. Il Bilancio 2010 è coerente con gli obiettivi del patto. Ma per
l'esercizio 2011 la Città di Torino deve non soltanto annullare il disavanzo
portandosi in pareggio finanziario, ma addirittura chiudere con un saldo positivo di
euro 215 milioni e quindi attuare una manovra di riduzione delle spese (in termini di
competenza e cassa) e/o aumentare le entrate con una manovra complessiva pari a
euro 225 milioni; come già illustrato in sede di consuntivo, viviamo la paradossale
situazione di dover avere un saldo positivo, concorrendo quindi al recupero di
disavanzo di un comparto, quello dello Stato, che non ci competerebbe.
Occorre quindi concludere, prendendo atto di quello che risulta essere, allo stato
attuale, l'impianto di disegno di legge di materia di federalismo fiscale, sottolineando
la necessità che le previsioni trovino una sponda fertile nella riforma del Codice delle
Autonomie e in quella della Contabilità pubblica. L'individuazione delle funzioni e
l'impatto in termini finanziari e economici sulle Regioni, oltre che la precisa
indicazione dei costi standard e dei meccanismi di perequazione sono temi complessi
che al momento non trovano ancora una via precisa.
Il contesto sopra menzionato lascia pochi dubbi sulle difficoltà affrontate anche
quest'anno nella predisposizione del Bilancio. E come l'anno scorso, la morsa delle
questioni nazionali, internazionali e locali rende sempre di maggiore complessità la
garanzia dei servizi al cittadino, di qualunque fattispecie essi siano, nell'obbligo
forzoso di dover ridurre la spesa pubblica.
Nella continuità con gli anni precedenti, abbiamo cercato di mantenere elevato il
livello dei servizi erogati, invariate le imposte dirette, di produrre nuove fonti di
finanziamento dei servizi rinnovando lo straordinario impegno dell'anno scorso sul
fronte del recupero dell'evasione di tributi comunali e, rafforzando sul fronte delle
entrate extratributarie, canoni e rendimento del capitale investito pubblico; un altro
filone è stato proseguire nello sforzo di contenimento dell'indebitamento, senza
tuttavia far mancare alla Città un adeguato piano degli investimenti, e nel contempo
realizzare un obiettivo di stabilità dei conti di Palazzo Civico, ovvero la riduzione,
anno per anno, delle entrate straordinarie o finanziarie quale mezzo necessario per
raggiungere la quadratura di Bilancio. Nel Bilancio 2010 scende il plusvalore
applicato di oltre 12 milioni, la percentuale di avanzo applicato (15 milioni su 35
disponibili) e scende anche la quantità in valore assoluto di oneri di urbanizzazione
applicati al Bilancio corrente.
I numeri sono presto riassunti. Il Bilancio 2010 pareggia per la parte corrente in
1.377 milioni di euro. Le entrate tributarie ammontano a 454 milioni e rappresentano
il 33% delle entrate complessive, mentre le entrate extratributarie (canoni,
concessioni, interessi e fitti attivi, mense e contravvenzioni) ammontano a 419
milioni di euro e rappresentano il 30,4% del totale. Dato dolente quello dei
trasferimenti, che scendono complessivamente a 452 milioni di euro, oltre 19 milioni
in meno sul dato del Rendiconto del 2009. Ma, all'interno di essi, va segnalato come,
tra il 2008 e il 2010, solo dallo Stato, il Comune di Torino abbia ricevuto 46 milioni
di Euro in meno, pari ad una riduzione del 12% in due anni. Questo dato, più di altri,
dimostra che il disimpegno dello Stato sul comparto enti locali non è propaganda, ma
un dato certo e reale.
Sul fronte della spesa, è da segnalare come le spese per il personale siano calate a
431 milioni di euro, rappresentando il 31% del totale della spesa, mentre due anni fa
rappresentavano il 34% del totale della spesa, con 452 milioni di euro. Su questo
punto è bene fare chiarezza. Con una serie di interventi, il Legislatore ha imposto
agli Enti manovre restrittive sui conti delle risorse umane. La disciplina di cui all'art.
1, comma 557, della Legge 27 dicembre 2006, n. 296, come integrato dall'art. 3,
comma 120, della Legge 24 dicembre 2007, n. 244 (legge finanziaria 2008) ha
imposto il principio della riduzione delle spese di personale; spese che, di fatto, già
erano oggetto di riduzioni per i pressanti obblighi derivanti dal patto di stabilità. Non
è pensabile che tale principio venga condotto in eterno, con continui e ripetuti
interventi di inasprimento delle manovre necessarie; infatti, al di là di proclami
propagandistici contro il pubblico impiego, alla lunga l'impossibilità di sostituire il
turn over dei dipendenti comunali produrrà conseguenze negative sul livello e sulle
erogazioni dei servizi pubblici. La stessa ubriacatura della fine degli anni '90, che
portava ad esternalizzare attività e risorse umane mostra ora tutti i suoi limiti: il patto
di stabilità agisce sulla spesa economica, interna o esterna che sia. Il risultato sarà,
inesorabilmente, un numero inferiore di occupati, che se associato alla stretta sulle
prestazioni pensionistiche (in termini di rivalutazione e di età pensionabile) chiesta
dal rispetto della stabilità monetaria europea, rischia di produrre danni sociali pesanti
sulle future generazioni.
Un'altra voce di spesa da tenere sott'occhio è quella per interessi passivi. Essa
ammonta a 135 milioni di euro, una cifra rilevante che tuttavia è di molto inferiore al
dato del 2008. La prospettiva di tassi di interesse non in crescita e il mix ottenuto tra
diversi tipi di tasso del nostro debito, riequilibrato a vantaggio del fisso, rende le
prospettive stabili. L'effetto del ritorno ad un Bilancio meno finanziario degli ultimi
4 anni ha prodotto l'effetto di elevare le quote di rimborso delle quote capitali dei
mutui a euro 110 milioni nel 2010, effetto del rimborso alla francese dei debiti civici,
con quote capitali crescenti. Come già anticipato, ciò permette al Comune di
stanziare ordinariamente nei suoi bilanci le quote necessarie e fare fronte al rimborso
dei debiti contratti a medio lungo termine. Il finanziamento di un adeguato fondo di
riserva e di un congruo fondo rischi permetterà una politica di svalutazione, se del
caso, di poste dell'attivo, a tutto vantaggio della solidità dei conti.
In prima conclusione, con fatica e sacrifici, migliorano sia l'indice di rigidità della
spesa, che scende dal 55% del 2008 al 51% del 2010, che quello di autonomia
finanziaria, che sale dal 61% del 2008 al 65% del 2010.
Tornando alle entrate tributarie, il 2010 si distingue per l'invarianza delle principali
aliquote o tariffe, per il potenziamento del contrasto all'evasione, per la
redistribuzione del prelievo, con l'entrata a regime delle agevolazioni anche per
redditi intermedi, e nei provvedimenti agevolativi specifici per la crisi economica. Vi
è, come nel 2009, l'incentivazione delle attività dirette al contrasto e al recupero
dell'evasione (+51% sul 2008), utilizzando tutti gli strumenti disponibili, a partire
dai sistemi di interscambio dati tra l'Agenzia delle Entrate e del Territorio,
all'implementazione di personale comunale e di nuovo ingresso per il rafforzamento
delle funzioni di accertamento, all'attuazione della collaborazione con l'Agenzia
delle Entrate per la partecipazione all'accertamento erariale. Circa l'ICI, il Comune
di Torino non avrebbe dovuto subire decurtazioni del rimborso del 2009, se non
minime. Invece, a distanza di due anni, esso attende ancora 9 milioni di euro di
trasferimento compensativo, di cui una parte addirittura relativa al 2008. È del tutto
evidente che pretendere, per legge, politiche puntuali di pagamento dei fornitori, è
quasi velleitario, essendo lo Stato a sua volta il primo pessimo pagatore.
Altra questione fondamentale per i tributi locali: l'assenza di chiarezza normativa in
materia di TARSU/TIA. A distanza di qualche mese dalla pubblicazione della
sentenza della Corte Costituzionale n. 238/2009, con cui è stata sancita la natura
tributaria della Tariffa di Igiene Ambientale (TIA) e sono state individuate alcune
conseguenze sulla gestione, continua a non essere risolta la tematica quadro in
materia di definizione della tassa, della sua composizione e del suo prelievo.
La mancanza di provvedimenti normativi che ne chiariscono il quadro legislativo
vigente sta ingenerando confusione sia tra i Comuni che, seppur in numero limitato,
utilizzano, come strumento di prelievo la TIA, sia i Comuni che ancora - come la
Città di Torino - gestiscono la TARSU. Appare a questo proposito risolutivo il fatto
che, nell'ambito del decreto "milleproroghe", sia stata reiterata la facoltatività del
passaggio. In mancanza della decretazione di attuazione, vigendo ancora il regime
tributario della TARSU e proseguendo il processo di adeguamento delle tariffe
TARSU in ottica di futura integrale copertura dei costi (prevista dal Decreto Ronchi
e confermata dal Codice Ambientale), è stato previsto un aumento tariffario del 5%
per le famiglie. Considerato il costo emergente per la chiusura della discarica di
Basse di Stura, è da considerarsi un risultato degno di nota.
Per il mantenimento delle agevolazioni previste per le famiglie in condizioni di
disagio economico, trovano conferma le agevolazioni definite sulla base di
certificazione della situazione economica e patrimoniale del nucleo attraverso
l'ISEE. Ai fini dell'applicazione della riduzione, sono state confermate le fasce di
reddito già a suo tempo incrementate, fino a 24.000 euro di reddito ISEE. A queste
agevolazioni è stata anche confermata la previsione di una agevolazione sociale a
vantaggio dei lavoratori colpiti dalla crisi occupazionale, derivante dalle dinamiche
di recessione economica in atto. Con la sigla del Protocollo d'intesa tra Città e
Sindacati Confederali, tale linea ha superato anche il confronto con le parti sociali.
Anche per il 2010, sarà riconosciuta la possibilità di applicare sgravi fiscali
finalizzati ad alleggerire i disagi derivanti alle attività commerciali ed artigianali
ubicati nelle aree di cantiere interessate dall'esecuzione di opere pubbliche e a chi si
trovi nel perimetro individuato di vicinanza all'area della discarica di Basse di Stura;
quest'anno molte saranno le aree in cui lo sconto raggiungerà il 100% del tributo,
annullandolo. In tema di IRE (già IRPEF), se resta confermata l'aliquota pari allo
0,5% (peraltro bloccata), viene adeguata la soglia di esenzione fino a concorrenza
della quale non è dovuta l'addizionale; la fascia di esenzione per il 2010 è stata
infatti portata a 10.750 euro, permettendo a Torino di continuare ad essere tra le città
con fascia di esenzione più elevata, comprendendo, ad esempio, le soglie di redditi di
pensioni minima, i lavoratori in CIG, in mobilità, alcune forme di precariato e altri
redditi medio-bassi. Resta ancora irrisolto il tema della modulazione di tale
esenzione graduandola per fasce, o diversificandola per tipologia di reddito. Sul
fronte della COSAP si procede ad un adeguamento tariffario che recupera
l'incremento del valore dei suoli degli ultimi tre anni. Sugli altri tributi o tariffe viene
applicato il tasso di inflazione programmata.
La risposta dell'Amministrazione alla crisi, quindi, c'è stata e continuerà nel
privilegiare azioni di redistribuzione delle agevolazioni/sostegno, garantendo ai ceti
deboli l'accesso ai servizi diffusi o a tariffa. Resta, quindi, preferita un'azione diretta
tesa a contenere il costo dei servizi resi sin dalla formazione del loro costo e della
tariffa a carico dei cittadini, garantendo sconti a fasce anche intermedie, piuttosto che
appiattire gli aiuti alle fasce molto povere, con il criterio delle "card" o "bonus"
nazionali. Sta in questo la differenza tra la concezione del welfare costituito a Torino
in decenni di buona amministrazione e politiche sociali di mera facciata. Prova ne è
che la percentuale di copertura dei servizi a domanda individuale scende, a
dimostrazione che la Città ammortizza il maggior costo dei servizi sul proprio
Bilancio generale e non sulla singola tariffa. Oggi la percentuale di copertura è del
46,6%, mentre era del 51,7% nel preventivo 2009.
Il nostro Bilancio corrente chiama ad affrontare con serietà una ristrutturazione
interna della macchina comunale, salvaguardando ed anzi migliorando l'efficacia
della spesa sociale e l'efficienza dei servizi resi ai cittadini. Il Bilancio consente di
affrontare, non senza le economie richieste dai tempi, tutte le sfide del presente: le
politiche sociali, dirette o indirette, quali sostegno economico, assistenza, casa,
lavoro, periferie, quelle culturali, sia in termini di infrastruttura, sia di sostegno e
sviluppo, quelle sportive, ricreative, giovanili, centralmente e tramite le
Circoscrizioni, quelle ambientali e quelle urbanistiche. Ma poiché il 2010 è ancora
un anno di incertezze, il Bilancio è predisposto per far fronte anche a fabbisogni
emergenti, sia sul piano finanziario che sul piano della spesa sociale. La solo parziale
applicazione dell'avanzo di amministrazione 2009 (15 milioni su 35) consentirà di
portare al tavolo delle scelte le migliori opzioni in materia di impiego dello stesso
(riduzione del debito, finanziamento di investimenti, soddisfazione di bisogni
emergenti), patto di stabilità permettendo.
Per quanto concerne la spesa in conto capitale, il Bilancio prevede 401 milioni di
investimenti, suddivisi tra 101 milioni di euro per opere pubbliche, 98 milioni di
manutenzioni straordinarie e 202 di altri investimenti. Il Bilancio degli investimenti
risente della necessità di contenere l'indebitamento, eppure continua ad esercitare un
ruolo importante sullo sviluppo della Città. La cancellazione del cofinanziamento per
le opere per la ricorrenza dei 150 anni dall'Unità d'Italia ha richiesto un
ridimensionamento, ora tutto basato su risorse locali. La parola d'ordine degli
investimenti 2010 resta ancora una volta "manutenzione". Più qualità urbana
dell'esistente e più fruibilità dei servizi. Da segnalare l'intervento di
programmazione delle manutenzioni straordinarie delle scuole cittadine, del Teatro
Regio (è notevolissimo lo sforzo che la Città continua a compiere in favore del suo
teatro lirico, in un momento in cui irresponsabilmente il Governo sta mettendo a
repentaglio una delle eccellenze del nostro Paese), della Biblioteca Centrale, e tante
altre. È una realtà il prolungamento della Linea 1 di metropolitana fino a Piazza
Bengasi, il passante ferroviario che presto regalerà ai torinesi il sottopasso veicolare
di Piazza Statuto, la nuova stazione di Porta Susa e con essi il grande viale che si
completa. È una priorità, tra gli investimenti, la riqualificazione del bene culturale
più importante del nostro territorio, il Museo Egizio. Senza il nostro sforzo,
eccezionale dati i tempi, non potrebbe partire il processo di ristrutturazione e
riallestimento.
Quello che di fatto sarà l'ultimo anno pieno di questa Amministrazione vedrà anche
completare alcuni processi sulle Utilities del Comune di Torino: la fusione Iride-
ENIA e la ristrutturazione del Gruppo GTT; si apriranno nuovi scenari, complessi e
delicati sotto il profilo strategico, industriale e finanziario. Il primo compito della
nuova Amministrazione sarà il rafforzamento economico e finanziario del rapporto
tra Città e Società partecipate. Lo strumento del Bilancio consolidato pubblico dovrà
diventare la chiave di volta per l'assunzione di strategie di medio periodo.
Anche quest'anno ho portato la presentazione del Bilancio nelle 10 Circoscrizioni,
personalmente. È un viaggio sempre faticoso, ma utile, almeno a chi guida le scelte
di Bilancio. Utile a spiegare il perché di certe scelte, utile a recepire i bisogni del
territorio, utile a ricevere critiche, costruttive. Ho trovato consapevolezza della
difficile situazione economica generale, ma anche voglia di accettare la sfida e di
dimostrare che questa Città ha le risorse, evidenti o nascoste, per analizzare,
discutere, ma anche per rimboccarsi le maniche. L'insegnamento che ne ho tratto è
che la società chiede più informazione, più trasparenza sulle scelte economiche, più
comprensione di dinamiche complesse di carattere finanziario, sulle quali il cittadino
ben poco incide, partendo dalle politiche monetarie della BCE, così lontane, per
finire al Patto di Stabilità.
In conclusione, giunge anche il momento dei meriti. Senza retorica voglio dire che il
Bilancio è un lavoro di tanti, a cui vanno i miei sentiti ringraziamenti. Dopo anni di
nuovo metodo di lavoro, posso affermare che la struttura ha imparato a vedere nel
Bilancio un unicum in cui esigenze diverse si contemperano. Un vascello solido,
anche se in balia di tempeste normative, finanziarie, di sistema.
Ciò che rende forte il vascello è l'equipaggio, non l'armatore. All'equipaggio,
quindi, va il mio grazie, ovvero la Vice direzione servizi finanziari, alla Cabina di
Regia economica presso il Direttore Generale, alla civica riprografia, passando per
l'encomiabile lavoro degli uffici del Consiglio Comunale, testimoni loro malgrado di
un'epoca dalle passioni tristi.
La ricetta per consolidare a Torino una prospettiva di progresso economico e sociale
è ancora nell'innesto dell'economia della conoscenza sulle tradizionali
specializzazioni del tessuto produttivo. Ora, però, la qualità sociale (intesa come ciò
che consente agli individui di realizzare combinazioni variabili di funzionamenti
elementari - godere di buona salute, accrescere il capitale umano, nutrirsi
adeguatamente - o complessi - partecipare alla vita della comunità) non può più
essere data per scontata, stante il contesto economico emergenziale. La nuova sfida è
coniugare un modello di sviluppo che consenta il miglioramento della qualità della
vita della Città, il progresso economico, ma con maggiore enfasi su integrazione
sociale, immigrazione, invecchiamento della popolazione, marginalità giovanile;
unito a ciò, l'attenzione al debito, destinando proficuamente le valorizzazioni future.
La vocazione turistica è ormai affermata; i dati del 2009 dell'ATL Torino e provincia
riferiscono un incremento del 29% negli arrivi (1.912.929 persone) e del 4,5% nelle
presenze (5.509.492) pernottamenti). Il dato dovrebbe essere incrementato nel 2010
in particolare grazie all'Ostensione della Sindone e in previsione del 2011, i 150 anni
dell'Unità d'Italia. Ma le nuove povertà, effetto anche della crisi economica,
l'impennata degli sfratti, l'invecchiamento della popolazione che richiede il
rafforzamento dei Piani assistenziali individuali, ci mettono di fronte a nuove sfide
per una città solidale. Nel 2010 arriveranno anche 200 posti in più negli asili nido a
rafforzare, con nuove assunzioni, le politiche educative.
Il nostro Bilancio potrà ancora accompagnare le necessarie politiche per Torino se
orienterà in modo equilibrato le risorse emergenti, ripartendole dal trattato sociale e
sviluppo, come si è fatto fin qui; solo con un equo rapporto di destinazione delle
future risorse, tra nuovi investimenti e controllo del debito, reinvestendo in welfare i
margini recuperati dal minor peso degli oneri finanziari, si costituirà quel binomio di
progresso economico e sociale che ispira il programma dell'amministrazione e che
ne è ancora il tratto vincente.
Quest'amministrazione ha raccolto la sfida e ne ha gettato le basi. La prossima dovrà
interpretare un nuovo capitolo. Ma la vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro.
Leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Trattandosi di una discussione relativa al Bilancio, ricordo che i tempi massimi
d'intervento sono raddoppiati: ogni capogruppo, o altro Consigliere delegato dal
capogruppo, può intervenire per un tempo non superiore a venti minuti. Gli altri
Consigliere di ogni gruppo avranno a disposizione un tempo massimo di dieci
minuti.
La parola al Consigliere Ventriglia.

VENTRIGLIA Ferdinando
Devo dire che, nonostante qualche anno di esperienza in quest'Aula, intervenire per
primo dopo le parole dell'Assessore, per di più condite da metafore (prima la
metafora del vascello, poi la metafora del libro di gusto borgesiano), mi mette in
grande difficoltà. È pur vero che, dai tempi dell'Assessore Peveraro, in questo
Consiglio siamo abituati a sentire lezioni di macroeconomia anziché la relazione di
accompagnamento al Bilancio.
Io vorrei dire all'Assessore Passoni (sicuramente bravo e competente nel suo lavoro)
che volando sempre alto si rischia di perdere di vista i problemi e la realtà in cui si
vive. Va bene l'aspirazione all'eccellenza e a incarichi più alti, va bene la passione,
ma al suo predecessore Peveraro è capitato di reincarnare, in maniera più modesta, il
mito di Icaro; nel senso che a forza di volare alto si è esposto ad una caduta un po'
rovinosa (che noi riteniamo non meritasse dal punto di vista professionale),
determinata probabilmente da quel modo di intendere e di presentare le discussioni
relative al Bilancio, che ha contribuito a fargli perdere il contatto con i problemi veri.
Ed è questo ciò di cui si può rimproverare, non all'Assessore personalmente, ma a
tutta l'Amministrazione: una perdita di contatto con i problemi e con le
responsabilità che sono loro affidate ed esclusive, lo dico con grande pacatezza e
senza nessuna censura di carattere morale.
Nello scenario che l'Assessore ci ha descritto - pieno di comparse inattese (gli
spauracchi delle città americane che si svuotano, degli stati che devono chiudere i
parchi, le prigioni e gli uffici pubblici, mandando i dipendenti in vacanza forzata;
l'Assessore ricorderà che una cosa simile è successo anche da noi quando il Direttore
Generale, credendo di risparmiare qualche centinaio di migliaia di euro di gasolio -
ha messo i dipendenti comunali in ferie forzate tra Natale e Capodanno) - mancano
gli attori principali: le maschere o le allegorie della serietà, della concretezza e del
realismo. Quando l'Assessore dice che bisogna calibrare le politiche sul lungo
periodo, assumendosi la responsabilità di ridimensionare anche gli obiettivi strategici
alla luce delle nuove condizioni, siamo tutti d'accordo con lui. Tuttavia abbiamo il
dubbio (per non dire la certezza) che alcuni dei suoi colleghi di Giunta continuino a
non capire questa filosofia: l'Assessore Alfieri, ad esempio, anche quest'anno si è
salvato dagl'interventi di contenimento della spesa, che invece hanno colpito - con
rigore e a malincuore - gli altri Settori.
Se volete uscire dalle caricature (presenti anche in quest'Aula, visto che alcuni
Colleghi continuano a mettere il disco Bandiera Rossa, che è un po' rigato ma suona
sempre bene e fa sempre la sua bella figura), dovrete iniziare a usare il linguaggio
della concretezza, con il quale è possibile trovare un accordo responsabile e un
compromesso virtuoso tra le istituzioni (in particolare tra Comune e Regione), specie
sul terreno della cultura.
Oggi, l'Assessore Passoni rappresenta un'Amministrazione che in questo settore ha
ottenuto un medagliere di sprechi che hanno fatto il giro dei media internazionali: le
Olimpiadi, i "Gianduiotti" di piazza Solferino, il progetto per la biblioteca del
Bellini, ecc. Certo, l'Assessore non è stato l'artefice diretto di questi sprechi, non ha
avuto una medaglia al valore per la singola azione, ma una medaglia per la
partecipazione alla campagna, come si dava agli ufficiali che non si distinguevano
particolarmente, ma avendo partecipato alla campagna ne ricevevano la medaglia.
Questo è il volto dell'Amministrazione che lei oggi rappresenta.
In altre parole, lei vuole finire questo mandato (così come è iniziato, e così come è
iniziato questo ciclo alfieriano dieci anni fa) sostanzialmente in una prospettiva di
continuità, perché non ha raccolto quella che poteva essere una sfida sulla quale
avrebbe trovato un ampio consenso: la sfida della concretezza, del ritorno ai
fondamentali.
Faccio alcuni esempi provocatori, che spero diano il senso di quello che noi
intendiamo. In una competizione territoriale tra città europee (non nel continente
americano o nelle province occidentali del Canada), Assessore, ritiene che sia
ragionevole, realistico sostenere il museo Mao (quattro stanze con qualche reperto,
costato all'Amministrazione comunale 14 milioni di euro a fronte di un incasso di
300 mila euro e 60.000 visitatori paganti, nell'ultimo anno), visto che la
competizione si fa con i grandi musei delle città europee? Nessun turista verrà mai a
Torino per visitare appositamente il Mao. Sarebbe come se lei volesse fare una corsa
automobilistica con una Fiat 600 nuova, o una Smart, il cui motore è stato truccato
con un'iniezione di denaro pubblico: assolutamente insensata rispetto ai risultati.
Assessore, se lei fosse concreto sarebbe andato dal suo collega Alfieri a dire: "Caro
Alfieri, il Mao è economicamente e politicamente insostenibile, quindi non possiamo
finanziare l'operazione".
Vogliamo seriamente far credere che i ricorrenti appelli del Sindaco ai privati
affinché investano nella cultura cadono nel vuoto perché a Torino sono tutti
parsimoniosi e non otterrebbero un vantaggio sponsorizzando gli asset importanti
della cultura di questa Città? Io non credo. Credo invece che il privato - a differenza
di voi - abbia una maggiore consapevolezza di ciò che ha valore e non si possa
permettere di buttare il proprio denaro. Assessore, perché l'interesse manifestato dai
privati non viene considerato l'indicatore principale per calibrare l'investimento
pubblico nel settore della cultura? Consideriamo "Artissima". Perché non dite ai
privati: "Caro privato, quanto mi daresti per Artissima?", stabilendo che il
finanziamento pubblico non sarà maggiore del finanziamento privato? Questo
sarebbe un segnale di concretezza e di responsabilità. Tutto il resto sono belle
lezioni, macroeconomia, appelli e sentimenti, ma - ancora una volta - la sfida del
realismo, del ritorno ai fondamentali non l'avete voluta raccogliere.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Angeleri.

ANGELERI Antonello
Anche nella discussione sul bilancio preventivo 2010, abbiamo ascoltato la lezione
dell'Assessore Passoni, che per ben dieci minuti ci ha spiegato la situazione
economica internazionale.
Noi, però, che siamo umili Consiglieri di questa Città e non abbiamo le conoscenze
dell'Assessore, vorremmo parlare del Bilancio di questa Città e della situazione che è
venuta a crearsi negl'ultimi anni.
Apprezziamo la buona volontà e la professionalità dell'Assessore ma è stato un po'
sfortunato, perché ha ereditato dall'ex Assessore Peveraro una situazione
fallimentare. Oggi, lei chiude l'ultimo atto politico di questa Giunta, perché questo è
l'ultimo bilancio che viene presentato prima della scadenza del mandato del Sindaco
Chiamparino, e immagino che il Sindaco le abbia chiesto di scaricare la
responsabilità di questa situazione fallimentare completamente sul Governo.
Assessore, tutti noi sappiamo che c'è una richiesta unanime di revisione del Patto di
stabilità, patrocinata da lei, dal Sindaco Chiamparino nella sua veste di Presidente
ANCI, ma anche da parte di molti Comuni amministrati dal centrodestra; però,
quando ha presentato il secondo Bilancio di questa legislatura, lei ha detto: "Io sono
qui per rivedere interamente questo Bilancio e presenterò un Bilancio a costo zero".
Ma così non è stato. Ovviamente le responsabilità vanno equamente ripartite, perché
io comprendo che la sua Giunta, gli Assessori e il Sindaco abbiano bloccato la sua
buona volontà. Allo stesso tempo, però, lei deve riconoscere che ha fallito, perché di
bilanci a costo zero in quest'aula non ne abbiamo visti; oggi vediamo un bilancio
ingessato, estremamente rigido e non potete scaricare le vostre responsabilità sul
Governo.
Io non voglio esaminare la sua relazione nel dettaglio, anche perché avrei voluto
leggerla anticipatamente, ma non ci è stata consegnata: un atto irrispettoso nei
confronti dei Consiglieri che devono intervenire. Noi, oggi, registriamo l'ultimo atto
politico importante del Sindaco Chiamparino, che lascia un aumento della TARSU
del 5% per i privati e del 10% per le piccole e medie imprese, e il Comune più
indebitato d'Italia: 5.260 euro per abitante, sommando il debito del Comune con
quello delle nostre aziende. Questa è una situazione gravissima che il Sindaco
Chiamparino lascia in eredità alla prossima Amministrazione della Città.
Questa situazione, Assessore, l'ha obbligata a far quadrare il Bilancio anche con
artifici contabili (ad esempio, con l'intervento determinante delle banche) senza i
quali non sarebbe riuscito a chiuderlo. Ma ci sono stati dei precedenti in tal senso:
nel Bilancio 2008 abbiamo chiesto di rispettare gli impegni presi con Pirelli Real
Estate, e nel rendiconto 2009 abbiamo inserito una plusvalenza di 30 milioni di euro
nel capitolo relativo alle cartolarizzazioni, nonostante uno dei due atti dell'accordo
con Pirelli fosse solo un compromesso e non un atto definitivo. Queste ovviamente
sono operazioni molto rischiose, che si addicono più a una società che si avventura
nelle maglie dell'economia, che a un Comune.
Nella relazione di oggi, lei parlava con vanto dei 43 milioni di euro inseriti nel fondo
rischi; ma 29 di questi 43 milioni derivano dalle attività di Amiat, condizionate dai
problemi legati alla discarica di Basse di Stura. Anche questa è un operazione
ipotetica, che non dà garanzie; mentre lei l'ha citata addirittura con vanto nella sua
relazione.
Invece di scaricare le responsabilità sul Governo, il Sindaco Chiamparino, come
Presidente ANCI, potrebbe avanzare una proposta di terziarizzazione del credito,
come è stato fatto in Francia nel 1982, per aiutare le piccole e medie imprese che
oggi non ricevono i pagamenti dagl'enti locali, dalle Regioni e dallo Stato a causa del
Patto di Stabilità e delle lungaggini burocratiche. Questa operazione potrebbe
incrementare la liquidità delle aziende in difficoltà, migliorando i loro rapporti sia
con gli enti locali sia con la grande azienda. Credo che una simile proposta
riceverebbe un consenso politico unanime, perché darebbe una risposta concreta alle
tante situazioni di difficoltà della piccola e medio impresa. L'Assessore parlava di un
calo della produzione industriale del 17,7%; ancora oggi ci sono migliaia di
fallimenti causati non tanto da difficoltà patrimoniali delle aziende, ma dalla crisi di
liquidità. Per questi motivi, ritengo importante presentare al Governo questa
iniziativa e spero che il senso di responsabilità che il Sindaco ha dimostrato in molte
occasioni raccolga questa proposta della Lega Nord.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Cerutti.

CERUTTI Monica
Devo dire che la discussione sul Bilancio preventivo sta avvenendo un po' sotto
tono, nonostante il lavoro della Giunta, e in particolare dell'Assessore Passoni, abbia
permesso "la quadratura del cerchio" di fronte alle difficoltà di cassa, che le scelte
del Governo nazionale rendono sempre più complesse da gestire.
Credo che in quest'Aula sia prevalso il senso di responsabilità, che si è tradotto nella
presentazione di un numero contenuto di emendamenti da parte dell'opposizione.
La stella polare che ci ha accompagnato nei bilanci di questi anni è stata la difesa del
welfare municipale che contraddistingue in positivo il nostro Comune rispetto alle
altre amministrazioni. Una scelta assolutamente non scontata, che ha consentito ad
esempio di introdurre delle agevolazioni per il pagamento della TARSU. Tuttavia, è
mancata una riflessione condivisa sulla riorganizzazione della macchina comunale.
Noi abbiamo approvato una mozione all'inizio del 2009 che chiedeva di ridefinire
l'organizzazione del Comune sulla base delle priorità politiche che sarebbero state
individuate in sede di Bilancio.
In questo senso, l'attenzione dovrebbe andare ai servizi su cui si basa il welfare
cittadino, ma noi non abbiamo modo di verificarne l'effettiva attuazione, salvo
consultare i dati quantitativi. Sarebbe necessaria una riorganizzazione complessiva
da attuare sia attraverso la modifica del Regolamento sul decentramento (che
ritroviamo tra gli obiettivi del Bilancio preventivo), sia attraverso il Piano Regolatore
Sociale, che avrebbe dovuto essere lo strumento per dare risposte nuove ai bisogni
nuovi, in termini trasversali e organizzativi.
Purtroppo al momento l'unico elemento di valutazione che abbiamo della
riorganizzazione della macchina comunale è relativo al numero di dirigenti, che -
sembra - aumenterà. Non stiamo cavalcando un argomento diventato oggi attuale,
perché lo avevamo posto come obiettivo nella mozione del 2009. Un altro elemento
di valutazione (già oggetto di discussione nazionale) potrebbero essere gli stipendi
dei manager delle partecipate. In un momento di nomine, perché non ne rivediamo i
compensi? È questo il senso di una parte della nostra mozione di accompagnamento
al Bilancio, che si ispira alla Legge Regionale approvata dalla Giunta Bresso. Tale
legge dispone che le indennità dei Presidenti e degli Amministratori delegati delle
partecipate dalla Regione Piemonte non possono superare il 50% dell'indennità del
Presidente della Regione. Chiediamo, quindi, che lo stesso principio si applichi nei
confronti delle partecipate dal Comune di Torino, avendo come riferimento
l'indennità del Sindaco.
Il tema delle partecipate è molto complesso. Abbiamo società (come AMIAT) per le
quali nutriamo grandi preoccupazioni sul loro futuro, anche rispetto alle scelte fatte e
che si vogliono fare sulla gestione della discarica e sugli altri impianti (Bolgaro,
Pulirec e Tbd), che presentano seri problemi dal punto di vista impiantistico, con i
lavoratori attualmente in cassa integrazione o in esubero. Un'altra situazione
intollerabile e quella dei lavoratori in cassa integrazione di Aviapartner, mentre Sagat
discute sulla destinazione degli utili.
Su questo è necessario una discussione, al fine di attivare alcune azioni concrete nei
confronti delle società partecipate (tra l'altro chiederei al Presidente del Consiglio
Comunale di discutere la relazione dell'Agenzia sui Servizi Pubblici Locali). Il
modello di partnership pubblico-privato di Sagat, infatti, inizia a incontrare dei limiti
e andrebbe rivisto, sapendo che per l'Azienda dei Trasporti stiamo cercando un
partner privato.
Questi sono gli elementi di maggiore interesse per noi, che non ci fanno dimenticare
le altre partite relative alla Città, alle scelte urbanistiche, spesso dettate da esigenze di
bilancio.
Giudichiamo negativamente il permanere nel Piano di dismissioni 2010 dell'area
"Galileo Ferraris", Strada Castello di Mirafiori angolo Parco Colonnetti. Ma su
questo torneremo a discutere quando affronteremo la variante urbanistica collegata a
quell'Area.
Il nostro voto è favorevole, ma auspichiamo che nelle prossime settimane venga
avviata un'ampia riflessione sul futuro delle partecipate e sulle scelte che la Città
intraprenderà per salvaguardare la qualità del servizio offerto ai cittadini e il futuro
dei lavoratori.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Rattazzi.

RATTAZZI Giulio Cesare
Come ci ha compiutamente illustrato l'Assessore Passoni, siamo in uno sfondo
piuttosto fosco e preoccupante sia dal punto di vista internazionale che locale, e il
bilancio preventivo del 2010 - che è l'ultimo di questo ciclo amministrativo -
indubbiamente ne risente.
Questo bilancio è collegato al consuntivo del 2009, garantendo così entrate più sicure
e spese più caute. Desidero segnalarne brevemente alcuni aspetti.
Innanzitutto, il pareggio di bilancio economico è pari a 1.377 milioni di euro, con 4
milioni di aumento rispetto al consuntivo dello scorso anno. Le entrate che hanno
determinato questo aumento sono i 18 milioni relativi alla TARSU. Nelle entrate
extra tributarie si registra un consistente aumento del recupero rimborso da enti e da
privati, da 32 a 71 milioni: segno di uno sforzo eccezionale di reperimento di risorse.
Nonostante i tagli effettuati, le spese ammontano a 26 milioni e hanno finanziato
beni e servizi destinati al mantenimento dello stato sociale. Rilevante anche
l'inserimento di 33 milioni per accantonamenti, disponibili per interventi futuri.
Rimane invece pesante la cifra di 286 milioni per i contratti di servizio con le aziende
partecipate, di cui ben 172 riguardano AMIAT e 87 circa IRIDE.
Significativa invece la riduzione di 7 milioni di costo del personale e la sua probabile
relazione con le esternalizzazioni, a fronte di un numero complessivo di dipendenti
comunali - considerando anche le aziende partecipate – pari a 24-25 mila unità. La
questione relativa al numero dei dipendenti comunali richiederà un'attenta
valutazione, alla luce degli standard imposti dal Patto di stabilità.
Sono previsti investimenti per 401 milioni, che serviranno soprattutto per i
completamenti della Metropolitana 1 e del Passante ferroviario. Considerata la
valenza nazionale di queste due opere, appare assurda la pretesa di contabilizzare i
fondi necessari per i lavori come spesa locale, quindi soggetta al Patto di stabilità.
L'impiego di entrate straordinarie, in particolare gli oneri di urbanizzazione in conto
capitale, è diminuito di 5,5 milioni di euro: un risultato indubbiamente importante e
da perseguire anche nei prossimi anni.
Le entrate straordinarie derivanti dalle alienazioni patrimoniali hanno subito nel
tempo un ridimensionamento, tanto da far ritenere che questa forma di raccolta
finanziaria sia in fase di esaurimento: dai 140 milioni del Fondo immobiliare di tre o
quattro anni fa, siamo passati ai 75 milioni delle cartolarizzazioni, per arrivare ai 20
milioni di oggi.
Rimangono consistenti le entrate da oneri di urbanizzazione per le concessioni
edilizie, che vanno monitorate attentamente per garantire un corretto rapporto tra
quantità di risorse finanziarie percepite e qualità di sviluppo urbanistico perseguibile.
Il debito (ne abbiamo parlato l'altra settimana) è certamente gestito saggiamente,
tuttavia auspico una sua riduzione, con entrate straordinarie e non mutuate, per
evitare che Torino risulti il Comune più indebitato d'Italia. Anche perché questo
primato alimenta attacchi ingenerosi da parte delle altre città (che non versano
sicuramente in condizioni migliori) e crea l'immagine di una gestione politico-
amministrativa avventurosa, quando invece la realtà è esattamente opposta.
Il pareggio del Bilancio è avvenuto attraverso le cosiddette "limature" (i tagli che
qualcuno definisce lineari o orizzontali), mentre sarebbe opportuno effettuare scelte
permanenti attraverso un maggior coordinamento della Giunta. Altrimenti
l'Assessore al Bilancio sarà sempre costretto a effettuare tagli indiscriminati alla
spesa, quando invece dovrebbe svincolarsi il più possibile dalla spesa storica e
introdurre altri criteri di ripartizione.
Infine credo che per affrontare compiutamente il problema di impostazione e
conduzione della giusta linea politica socialmente ispirata e culturalmente aperta
dell'Amministrazione, debbano essere approfonditi due aspetti, che vanno definiti in
maniera non equivoca per evitare delle incertezze decisionali operative. Il primo
aspetto è legato alla riflessione sulla natura del welfare. Esistono delle sperequazioni
nel paniere del welfare, perché non contempla alcune situazione di sofferenza
sociale, ma nello stesso tempo include forme di sostegno non del tutto necessarie.
Senza un'attenta analisi della reale natura del welfare, le decisioni e gli interventi
saranno disagevoli. Il secondo aspetto verte sul ruolo del Comune come protagonista
del mercato (il "capitalismo municipale") per superare le vecchie aziende
municipalizzate, aprendosi alla competizione nella gestione di alcuni servizi pubblici.
È un tema articolato, non immediatamente schematizzabile nel complesso rapporto
tra iniziative pubbliche e inclinazioni private, tra utilità sociale e profitti
imprenditoriali, che coinvolge diverse posizione (anche ideologiche) e contrasti di
interessi meno nobili, con la conseguenza di qualche rischio di immobilismo. Il
possibile ruolo delle local utility - anche di fronte ai dubbi sorti sull'onnipotenza del
mercato dopo le ultime crisi internazionali - merita indubbiamente qualche
riflessione che ci aiuti a trovare la nostra linea politica.
In questo contesto di incertezze, credo che il confronto civile tra le forze politico-
economiche e sociali della Città sia fondamentale per dare impulso e certezza alle
linee di azione politico-amministrativa attuale e futura del Comune di Torino.
Nonostante tutto possiamo essere fiduciosi: è tempo di progettare il futuro, e questo
bilancio assolve egregiamente il compito di garantire le condizioni di base per
poterlo fare con onestà.

CERUTTI Monica (Consigliere f.f. di Presidente)
La parola Consigliere Domenico Gallo.

GALLO Domenico
Sono convinto che la responsabilità della situazione in cui versano i Comuni italiani
debba essere addebitata solo in parte alle amministrazioni locali, perché molta di
questa responsabilità ricade sul Governo. In attesa del paradisiaco federalismo fiscale
che risolverà tutti i mali del nostro Paese, i Comuni sono abbandonati a se stessi e
devono governare le città in condizioni economiche di cassa estremamente precarie.
Ci troviamo in una situazione paradossale in cui lo Stato nazionale, per fare bella
figura di fronte all'Europa dimostrando la propria capacità di ridurre la spesa
pubblica, scarica sui Comuni la propria inefficienza e riduce i trasferimenti in
maniera consistente. Ricordo solo due dati: il Comune di Torino nel 2009 ha subito
un taglio nei trasferimenti del 6% e quest'anno la sforbiciata ha raggiunto un
ammontare di 35 milioni di euro. Di fronte a un taglio di fondi di questa portata,
credo che le polemiche sulla cultura, su Artissima, siano un po' ridicole.
Tutto questo avviene mentre aspettiamo il tanto sbandierato federalismo fiscale, le
cui caratteristiche stento ancora a comprendere. Spero che i Consiglieri Carossa e
Angeleri abbiano un'abilità oratoria maggiore dei loro Colleghi Cota e Calderoli, e
mi spieghino cosa significa esattamente. Perché se l'esempio di federalismo fiscale
che voi intendete è quello delle scuole bresciane, dove il mancato pagamento di una
retta da parte dei genitori in difficoltà si ritorce sui figli piccoli lasciati a pane e
acqua, credo che dovremmo preoccuparci seriamente per il futuro del nostro Paese.
Inizialmente ci consegneranno i beni demaniali, grazie ai quali riusciremo forse a
fare un po' di cassa, in attesa della fase paradisiaca per i Comuni. Vedremo.
Nel frattempo, a causa della diminuzione dei trasferimenti statali, siamo costretti a
soffrire, riducendo le iniziative sociali, culturali e gli investimenti per le opere
pubbliche. In primis, l'Assessore Passoni, che ha fatto le acrobazie insieme agli uffici
per pareggiare questo bilancio, evitando il dissesto delle casse comunali. Io lo
ringrazio personalmente e politicamente per l'impegno profuso, che ha garantito una
finanza locale ordinata, equilibrata e orientata a realizzare le priorità della Città.
Torno a ripetere la sostanza del mio intervento: non si può governare un Paese
scaricando le proprie responsabilità sugli enti locali. Questo Governo sta stritolando i
Comuni, li sta mettendo nelle condizioni di non poter governare. (Dicevo
scherzosamente al Sindaco di consegnare le chiavi a Berlusconi, per vedere come il
Presidente del Consiglio risolverebbe i problemi di Torino). Il taglio di 35 milioni
operato dallo Stato ha imposto al nostro Comune una manovra acrobatica per
pareggiare il bilancio, e l'opposizione dovrebbe riconoscerlo; altrimenti non si
comprende come mai i sindaci padani manifestano in massa contro i tagli del
governo, denunciando la difficoltà a governare i loro Comuni. Questa è una
contraddizione che dovete chiarire per il bene del Paese e dei Comuni.
Fino a poche settimane fa avete continuato a ripeterci che l'Italia era esente da rischi,
ma oggi scopriamo che i conti economici non sono in regola come dicevate e che vi
accingete a varare una manovra finanziaria da 25/27 miliardi di euro. Con questi
ennesimi tagli, viene da chiedersi come faranno i Comuni a pareggiare il bilancio del
prossimo anno.
Alla luce di questi dati di fatto, è ingiusto scaricare sui Comuni la responsabilità
dell'inefficienza del Governo nazionale, che finisce per gravare sempre sui più
poveri. "Non metteremo le mani nelle tasche degli italiani" ci hanno sempre detto,
ma nel frattempo chiuderanno le finestre per le pensioni, con la Lega Nord (nuovo
"paladino" dei poveri) che avallerà un'operazione finanziaria che porterà
sostanzialmente al prolungamento dell'età pensionabile. Abbiate il coraggio di dirlo
ai lavoratori. Non solo, bloccheranno gli stipendi e le pensioni non rinnovandone i
contratti, e come al solito saranno solamente i lavoratori ad essere colpiti. Mi auguro
che prima o poi i lavoratori italiani in un sussulto di dignità capiscano in quali mani
siamo finiti.
In compenso c'è una novità "importante". Il Ministro leghista Calderoli ha proposto
di tagliare gli stipendi dei parlamentari, dei ministri e dei manager pubblici del 5%:
mille euro su 20 mila euro di stipendio. Una barzelletta.
Tornando al nostro bilancio preventivo, nonostante le difficoltà abbiamo
salvaguardato lo stato sociale, che però comincia a scricchiolare. La scarsità delle
risorse, infatti, sta diminuendo la nostra capacità di rispondere alla domanda di
servizi sociali. Non riusciamo più a garantire i buoni taxi a tutti gli aventi diritto;
l'assegno di cura agli anziani comincia a essere un problema; si allungano le liste di
attesa nei luoghi di ricovero per anziani; il blocco del turn over diminuisce le
assunzioni; non riusciamo più a offrire un sostegno alla locazione abitativa delle
famiglie in difficoltà.
Infine, la riduzione degli investimenti per realizzare le opere pubbliche. Sono dati
che parlano da soli e sappiamo di chi sono le responsabilità. Io credo che se la logica
devastante dei tagli non sarà fermata modificando il Patto di Stabilità, le città non
potranno affrontare i problemi della manutenzione delle strade, della qualità
dell'ambiente, dell'efficienza dei trasporti, della sicurezza, delle questioni sociali
sempre più gravi.
Io credo che tutto questo non avrà una soluzione se non ci sarà un recupero
dell'evasione fiscale. Ma nel dibattito politico nazionale si discute di tutto, salvo di
questo tema. Nel nostro Paese l'evasione fiscale ha raggiunto i 300 miliardi di euro e
il 50% degli italiani dichiara un reddito inferiore a 15 mila euro. Questa è la
fotografia dell'Italia.
È facile prendere le risorse dai lavoratori dipendenti e dai pensionati, mentre si
dovrebbero colpire i patrimoni, le grandi ricchezze. Io spero che una risposta in tal
senso possa arrivare dalle forze popolari presenti nel Governo nazionale; quelle forze
– come la Lega - che oggi sembrano aver assunto la rappresentanza dei lavoratori,
sempre pronte a indignarsi nei confronti del malcostume della politica, salvo
ritrovarsi coinvolte nelle medesime inchieste giudiziarie. Sarebbe auspicabile al
riguardo una maggiore coerenza da parte di chi fa politica e si ritiene dalla parte del
giusto, perché se si sta con i ladri si è complici dei ladri.
In questo contesto, il Comune di Torino ha innalzato di 50 euro la soglie di esenzione
dell'addizionale IRPEF. Ha aumentato la TARSU del 5%, ma ha confermato gli
sgravi alle famiglie del 50, 30, 20% per i redditi da 13 mila fino a 24 mila euro. Ha
confermato i 14 giorni di soggiorni climatici per i disabili. Io credo che abbiamo
dimostrato di essere vicini ai più deboli, in una fase politica in cui la maggioranza
politica che governa questo Paese fa esattamente il contrario. L'ultima proposta
relativa al taglio dello stipendio parlamentare del 5% è una barzelletta. Fanno ridere
queste cose. C'è bisogno d'altro: di giustizia sociale. Una parola che ormai nessuno
usa più, ma che dovrebbe essere condivisa da tutti perché sancita dalla Costituzione
Italiana. Invece regna l'ingiustizia sociale.
Voi siete responsabili di questa situazione, quindi anziché attaccare il Comune di
Torino dovreste riconoscere (al Sindaco Chiamparino e alle due Giunte che si sono
succedute negli ultimi dieci anni) almeno il merito di aver prodotto un indebitamento
virtuoso, realizzando delle opere pubbliche importanti come il Passante ferroviario e
la metropolitana.
Io capisco che nel confronto politico sia normale prendersela con l'Assessore al
Bilancio per i problemi economici della Città o con il Sindaco per le questioni sulla
sicurezza. Ma come si fa a non riconoscere l'oggettiva difficoltà dei Comuni,
dissestati dai tagli alla spesa pubblica disposti dal Governo e impossibilitati a
finanziarsi con entrate fiscali?
Signor Sindaco, consegni le chiavi del Comune al Presidente del Consiglio. La nostra
coscienza è tranquilla: quello che abbiamo potuto fare, l'abbiamo fatto.

CERUTTI Monica (Consigliere f.f. di Presidente)
La parola al Consigliere Silvestrini.

SILVESTRINI Maria Teresa
Apprezziamo il lavoro dell'Assessore Passoni, perché - a fronte di una situazione
gravemente debitoria del nostro Comune e della difficoltà a rispettare i parametri del
Patto di stabilità - è riuscito a rendere più solido il bilancio e a ridurre il debito.
Questa operazione di rigore e di trasparenza sul piano contabile e finanziario, guidata
da una piena presa di coscienza della situazione, incontra il nostro consenso. Ma
l'Assessorato di Passoni è solo uno degli Assessorati che compongono la Giunta.
Noi crediamo che la stretta finanziaria imposta ai Comuni, la nostra particolare
situazione debitoria e la grave crisi economica generale avrebbero dovuto imporre un
modo diverso di impostare la gestione delle risorse. Il bilancio del Comune di Torino
è la somma dei bilanci dei diversi Assessorati, i quali non hanno avviato una
confronto comune per individuare le priorità da privilegiare, ma hanno continuato a
gestire le proprie risorse come se fossero delle "case" isolate che non comunicano tra
di loro. Invece sarebbe stato necessario gestire le risorse in modo condiviso,
razionalizzando gli interventi attraverso azioni interassessorili e interdivisionali. Un
problema, questo, in un certo senso già anticipato dalla Collega Cerutti, quando
sottolineava la necessaria riorganizzazione della macchina comunale per consentire
di individuare le priorità di spesa della nostra Città.
Per quanto riguarda le politiche urbanistiche, apprezziamo la scelta di destinare fondi
per le piccole opere (come la ristrutturazione di asili e scuole), e per la grande opera
di completamento della metropolitana, che, pur essendo d'interesse nazionale,
dovrebbe essere finanziata dal Governo. Tuttavia è noto il nostro dissenso nei
confronti di una programmazione urbanistica frammentata in circa 200 varianti, che
hanno come finalità dichiarata il recupero di risorse attraverso gli oneri di
urbanizzazione e la vendita del patrimonio immobiliare della Città.
Non crediamo che i risultati economici di queste operazioni siano così ingenti da
giustificare l'abdicazione da parte di questa Amministrazione a una visione
urbanistica complessiva, che richiederebbe una valutazione dell'attuazione del Piano
Regolatore di Gregotti e Cagnardi; e riteniamo che l'assenza di questa visione
complessiva porti a una cementificazione sistematica della Città, che non ci trova
concordi.
Abbiamo forti dubbi, infatti, sul vantaggio che ai cittadini possa venire dalla
moltiplicazione delle residenze in una Città in cui il mercato immobiliare è fermo, gli
alloggi sfitti sono 50 mila e la popolazione non cresce. L'aumento delle abitazioni
rischia di far perdere valore alle abitazioni esistenti, determinando una sorta di
inflazione del mercato. La nostra Città è piena di cartelli "affittasi" e "vendesi", ma
noi continuiamo a costruire.
Per quanto riguarda la vendita del patrimonio immobiliare della Città, segnaliamo la
presenza sul nostro territorio di alcuni edifici (come l'ex mercato generale, MOI) che
rimangono vuoti per anni in attesa che l'Amministrazione concluda affari
vantaggiosi, che non ci sono. Nel frattempo questi luoghi si degradano e vengono
perse delle occasioni per destinarli a un uso pubblico. Un altro esempio è la
Cavallerizza, dove il processo di privatizzazione evidenzia l'assenza di un progetto
urbanistico significativo per la nostra Città, e l'ultima delibera all'ordine del giorno
ne è una prova. Alla fine sarà la società di cartolarizzazioni a determinare il destino
di un luogo rilevante per la nostra Città e di grande significato storico urbanistico.
Anche le politiche di autorizzazione alla creazione di grandi centri commerciali nelle
aree in trasformazione ci appaiono finalizzate a ottenere profitti immediati,
mortificando così il sistema commerciale metropolitano (come ha segnalato anche la
Provincia), ma soprattutto il commercio di prossimità e il piccolo artigianato. La
nostra è una Città dove ci sono sempre più serrande abbassate, e questo noi lo
troviamo preoccupante.
È necessaria invece una nuova politica di edilizia popolare, coordinata alla
programmazione urbanistica generale al fine di individuare le aree idonee dal punto
di vista dell'ubicazione e dei servizi. Questo l'abbiamo già evidenziato nella
mozione di accompagnamento al bilancio dello scorso anno, che è stata approvata ma
mai applicata; non siamo neppure riusciti a convocare una Commissione specifica
sulla programmazione dell'edilizia popolare nell'ambito della programmazione
urbanistica generale, sempre promessa e mai riunita. Interventi come Locare o
l'housing sociale sono utili e li condividiamo, ma sono insufficienti in una situazione
di estremo bisogno come quella che viene segnalata dai servizi sociali, verso cui si
indirizza la maggior parte delle richieste, che riguarda casa e lavoro.
Nel corso di questa amministrazione, sono state assegnate le case popolari costruite
durante le Olimpiadi presso l'ex MOI e in Spina 3, ma non è stata fatta alcuna
programmazione di nuove residenze di edilizia popolare, nonostante i continui
stimoli del Presidente ATC e il programma regionale per la costruzione di 10.000
alloggi entro il 2012, che è rimasto sulla carta. Si è persino arrivati a monetizzare le
residenze di Edilizia residenziale sociale con poche centinaia di migliaia di euro, che
alcuni costruttori (come l'Immobiliare Ibisco) erano tenuti a fornire alla Città,
episodio su cui avevamo presentato un'interpellanza.
Questo discorso si connette con le politiche di welfare, che non hanno attuato alcun
programma di prevenzione e contrasto della vulnerabilità sociale. Una nostra
mozione chiedeva di attivare un progetto interassessorile tra i servizi sociali,
l'Assessorato alla Casa e quello al Lavoro, per definire azioni di sostegno alle
famiglie che, perdendo il lavoro o parte del reddito a causa della cassa integrazione,
corrono il rischio di perdere la casa perché non riescono più a pagare l'affitto o le
rate del mutuo. Anche questa mozione era stata approvata, ma un progetto di
prevenzione della vulnerabilità sociale non è stato realizzato.
L'Assessorato ai Servizi Sociali è di fatto un Assessorato assistenziale, non esprime
una visione complessiva del welfare e non lavora sui cambiamenti concreti della
Città; si limita a erogare prestazioni standardizzate con requisiti e iter burocratici
sempre più gravosi per i cittadini. E siccome non ci sono diritti esigibili, perché i
diritti sociali dei cittadini sono tutelati solo fino a quando ci sono le risorse, spesso
questi servizi non vengono erogati oppure vengono delegati alle istituzioni di
beneficenza. La situazione di sofferenza dei servizi sociali è nota, non ho bisogno di
richiamarla; ma quello che forse non è chiaro a coloro che non si occupano
direttamente di questo settore, è che la situazione è drammatica e rischia di esplodere
con delle conseguenze imprevedibili. Il Piano regolatore sociale, che sarebbe stata
l'occasione per trasformare l'assistenza in un progetto di welfare urbano, è rimasto
anch'esso sulla carta, nonostante fosse uno degli elementi qualificanti del Piano
strategico per la Città di Torino elaborato tra il 2005 e il 2006, poi inserito nelle linee
programmatiche del Sindaco per l'Amministrazione.
Per quanto riguarda il lavoro, già negli anni scorsi abbiamo segnalato la necessità di
incrementare le risorse e dedicare maggiore attenzione ai cantieri di lavoro, che
rappresentano per molti cittadine e cittadini un indispensabile sostegno per affrontare
situazioni di disagio. Sappiamo che ci potrebbero essere risorse nell'assestamento di
bilancio e chiediamo che vengano destinate a questo scopo.
Connesso al discorso sul welfare di una Città che soffre in misura crescente fenomeni
di povertà e di frammentazione sociale, è quello delle politiche culturali che
privilegiano alcuni grandi eventi e progetti di carattere turistico commerciale, ma non
si pongono il problema di rinvigorire il tessuto culturale urbano nel suo complesso.
Un piccolo esempio è la fatica degli ecomusei urbani che sono privi di risorse e
affidati quasi esclusivamente al volontariato. Certamente noi condividiamo il
sostegno al Teatro Regio, luogo di eccellenza; vorremmo però che la
programmazione del Regio fosse distribuita su tutta la Città come ai tempi di Balmas
(sicuramente i lavoratori del Regio apprezzerebbero). Siamo preoccupati, infatti, dei
fenomeni di segregazione culturale che avvertiamo nelle aree periferiche, che
esprimono il loro disagio da abbandono attraverso azioni e atteggiamenti ostili alle
novità, percepite come pericoli per il territorio; si pensi ai comitati costituiti per
opporsi ai progetti di housing sociale e alle residenze sanitarie per gli anziani.
In molti ambiti - come il welfare, l'integrazione, le politiche giovanili, le pari
opportunità, le politiche culturali e territoriali - troppo spesso la carenza di risorse
determina una rinuncia alla politica. Non avendo risorse, si rinuncia a elaborare una
direzione d'intervento che dia corpo ai diritti di cittadinanza per tutti e per tutte, e si
realizzano invece dei progetti o degli eventi estemporanei che non rafforzano il
tessuto cittadino radicandosi in esso. Secondo noi, questi progetti occasionali
dovrebbero essere sostituiti da politiche di lungo respiro.
Un'altra questione è il nostro dissenso nei confronti della privatizzazione dei servizi
pubblici locali (l'energia, i rifiuti, i trasporti e l'acqua). Forse è ora di ripensare il
modello della società per azioni e di riconsiderare, come affermano anche alcuni
movimenti, la possibilità di tornare all'azienda speciale, che consente di disporre
degli utili che potrebbero essere reinvestiti in strutture, ricerca e riduzione delle
tariffe o, in situazione di difficoltà di Bilancio, di reindirizzare le risorse a sostegno
del welfare.
Noi non abbiamo presentato emendamenti ostruzionistici a questo bilancio, perché
non ci pareva opportuno; né emendamenti o mozioni propositive, che abbiamo
presentato invano negli anni passati, invano perché approvati ma non applicati. Non
di meno abbiamo una proposta che vorremmo fosse almeno ascoltata, e cioè che i
circa 39 milioni di euro di avanzo di bilancio siano messi a disposizione di politiche
per il welfare che affrontino le difficoltà dei cittadini e delle cittadine sul versante
casa e lavoro, secondo le indicazioni progettuali che abbiamo già discusso in passato,
attraverso un lavoro interdivisionale e interassessorile, in modo da dare risposte
concrete alla crisi economica e alla povertà crescente, realizzando così uno dei
compiti primari affidati ai Comuni: i servizi alla persona.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Lonero.

LONERO Giuseppe
Il mio intervento verterà unicamente sul merito del bilancio preventivo e non mi
lascerò prendere la mano in una reprimenda nei confronti del Governo, come ha fatto
il Collega Gallo.
Sono preoccupato del fatto che l'Assessore Passoni possa esaurire la fantasia nel
trovare soluzioni per mantenere in piedi il bilancio della Città di Torino e per
finanziare la spesa. Quest'anno è stata ipotizzata l'accensione di nuovi prestiti per
382 milioni, con una restituzione di quote capitale e di anticipo di cassa di 259
milioni. L'operazione quindi creerebbe un disavanzo di circa 130 milioni che
aumenterà ulteriormente l'indebitamento della Città (uno dei più alti d'Italia),
lasciando in eredità ai cittadini torinesi una situazione che mi lascia molto perplesso.
Un secondo aspetto che mi preoccupa è l'ipotesi della riduzione di 18 milioni di euro
dei proventi derivanti dalle dismissioni patrimoniali. Questo può significare due
cose: innanzitutto (contrariamente alle affermazioni del Consigliere Silvestrini), nel
2009 si è costruito meno e si costruirà meno nel 2010; in secondo luogo, ormai non
abbiamo più nulla da vendere perché è stato dato fondo alla dotazione patrimoniale
della Città. Nel 2011 per pareggiare il bilancio non vorrei che arrivassimo a mettere
in vendita la Mole Antonelliana.
Ho accolto con un certo stupore la proposta della Consigliera Silvestrini di mettere
mano alla visione urbanistica della Città, riformulando il Piano Regolatore. Voglio
ricordare che uno dei primi interventi che feci in quest'Aula chiedeva proprio questo,
perché all'epoca l'impostazione del Piano Regolatore della Città di Torino era stata
ampiamente modificata e vanificata da circa 100 varianti parziali. Chiedere oggi di
mettere mano al Piano Regolatore mi trova assolutamente contrario per due motivi: il
primo di natura economica, perché non ci sono le risorse per finanziare un nuovo
ufficio del Piano Regolatore; il secondo di natura politica, vista l'annunciata volontà
della nuova Giunta Regionale di mettere mano alla legge urbanistica. Quindi è
assolutamente il momento sbagliato per una decisione di questo tipo; diverso invece
sarebbe stato farlo cinque anni fa, come avevamo proposto.
Noi abbiamo proposto alla Giunta solo quattro emendamenti tutt'altro che
ostruzionistici, ma dai contenuti politici a nostro avviso rilevanti per la Città. Uno in
particolare di questi a noi sembra importante per il miglioramento della qualità di
vita dei cittadini torinesi. Ma ne parlerò dopo.
Chiudo complimentandomi dal punto di vista tecnico per l'operato dell'Assessore
Passoni, ma ovviamente non posso fare altrettanto per i contenuti politici di questo
bilancio.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Tronzano.

TRONZANO Andrea
Le cose dette dai Colleghi sono state di buon senso a mio giudizio e hanno riassunto
nella sostanza la situazione del bilancio, quindi continuare a ripetere le stesse cose
non avrebbe molto senso. Capisco il vostro punto vista del primum vivere, ma per
noi è bene non adattarsi solo all'esistente ma proiettarsi anche nel futuro.
Volevo dare tre suggerimenti molto modesti all'Assessore Passoni, perché il nostro
obiettivo per il 2011 è il rispetto del Patto di stabilità da parte della Città di Torino, e
a far fronte agli impegni presi in passato. Al riguardo abbiamo presentato una serie di
emendamenti e di mozioni (che illustreremo successivamente), che a nostro giudizio
vanno nella direzione del bilancio a budget zero annunciato dall'Assessore.
Innanzitutto abbiamo visto che l'assistenza è oggettivamente uno dei problemi
principali della Città. Dal 2006 al 2009 si è passati da 11.000 a 14.500 nuove
richieste d'aiuto. Tra queste, quella che più mi preme sottolineare è il sostegno al
reddito, perché credo che fra tutte sia la più importante, la più evidente, la più
immediatamente tangibile dai cittadini, e ci consentirebbe anche di porre fine a alla
polemica contro i costi della politica.
La politica in questo momento, infatti, è sotto attacco (a mio giudizio ingiustamente),
soprattutto dal punto di vista locale, perché non è in grado di dare risposte ai
cittadini. Io non condivido la proposta di ridurre del 5% lo stipendio dei
parlamentari, perché in questo modo non si fa altro che danneggiare la democrazia,
indebolendola sempre di più nei confronti dei poteri forti. Nessun italiano si è mai
lamentato dello stipendio di De Gasperi o di un parlamentare degli anni '80, perché
probabilmente la politica rispondeva alle necessità dei cittadini.
Assessore, per ritornare a una politica forte che salvaguardi la democrazia, dobbiamo
dare delle risposte vere ai bisogno della gente. Nel 2009 abbiamo speso 28 milioni di
euro per il sostegno al reddito a fronte di circa 6.300/6.500 assistiti. Questo significa
che noi abbiamo speso circa 350 euro mensili a persona. Come può una persona
continuare a vivere con 350 euro al mese?
Una delle mozioni che presenteremo successivamente cercherà di essere una risposta
concreta a questo problema. Chiederemo all'Assessore Passoni se sia possibile
ipotizzare un'agenzia pubblica dell'assistenza sociale, perché in questo settore ci
sono mille rivoli di spesa e mille situazioni diverse una dall'altra che portano a
un'inefficienza mostruosa, con la facoltà (lo ripeto per il secondo anno consecutivo)
di vita o di morte degli assistenti sociali nei confronti degli assistiti, e mi assumo la
responsabilità di quello che dico, Assessore; perché, mi creda, in questo settore la
situazione è drammatica: ci sono casi di assistenza ingiustificata a fronte di situazioni
di assoluto bisogno.
L'altro aspetto cui noi teniamo moltissimo è la revisione dei contratti di servizio,
degli appalti e dei mutui, che farebbero risparmiare 100-150 milioni di euro. Per le
mense scolastiche, ad esempio, spenderemo 116 milioni di euro nel triennio
2009/2011, con uno sconto medio dello 0,9% da parte di coloro che partecipano al
bando. Assessore, lo 0,9% significa che noi siamo in balia delle mense scolastiche.
Vogliamo avere il coraggio di rompere questa situazione? Noi abbiamo, inoltre, un
indice di copertura dell'85,8% del costo delle mense: il cittadino quindi paga l'85%
del costo della mensa. Se riuscissimo a rivedere questo sconto, portandolo dallo 0,9
al 5%, potremmo risparmiare 10, 20, 30 milioni di euro. Assessore, queste aziende
straguadagnano grazie agli attuali appalti.
Un'altra delle nostre mozioni riguarda lo sconto del 50% sulle affissioni riconosciuto
alle associazioni culturali patrocinate dal Comune. Alcune sono associazioni senza
fini di lucro, mentre altre fanno pagare il biglietto d'ingresso. Ma come è possibile
che gli spettacoli culturali a pagamento, patrocinati dal Comune, fruiscano anche di
questo sconto? Non è più accettabile. Modifichiamo quindi il relativo regolamento, e
avremo altri 20, 30, 100.000, 200.000 euro recuperati ogni anno.
Assessore, esempi di questo tipo ne abbiamo centinaia.
Con una revisione complessiva (di cui chiediamo una relazione trimestrale
dell'Assessore, in Consiglio o in Commissione) pensiamo di poter recuperare fino a
100/150 milioni di euro.
L'ultima proposta riguarda il leasing in costruendo. Io non capisco perché questa
Città non utilizzi uno strumento di spesa in deroga al Patto di stabilità, previsto dalla
Finanziaria Prodi del 2007. Questo è un obiettivo che noi porteremo avanti, in
coerenza con l'impegno da noi responsabilmente manifestato per la Città: abbiamo,
infatti, lanciato il dibattito sugli asili nido, sulla manutenzione delle strade, sulla
TARSU, sulla Polizia Municipale.
Pensiamo che il leasing in costruendo sia un tema su cui la Città debba riflettere
attentamente, perché ci consentirebbe di realizzare la metropolitana di Torino in
deroga al Patto di stabilità. Non riesco a capire il silenzio della Città su questo
argomento.
Mi auguro che gli organi di informazione diano il giusto risalto a questa proposta
avanzata dall'opposizione, che ritengo oggettivamente rivoluzionaria nell'attuale
situazione economica. Potrebbe consentire, infatti, la realizzazione della linea 2 della
metropolitana e la riqualificazione di una parte molto più consistente di Barriera di
Milano. Su questo aspetto, Assessore, non vogliamo essere emarginati, ma
protagonisti.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Grimaldi.

GRIMALDI Marco
Pochi minuti, visto che il mio Capogruppo ha già dato ovviamente il nostro parere
favorevole a questo bilancio.
Un consiglio al Sindaco: non consegni le chiavi della Città, non vorrei che la
Bertolaso SpA si prendesse pezzi del nostro Bilancio. Al massimo può chiedere al
Consiglio dei Ministri se c'è qualche imprenditore che ha voglia di pagarci qualche
mutuo, magari senza dircelo, così il prossimo anno facciamo un bel regalo alla Città,
riducendo una parte del nostro debito. Io credo che in qualche modo il federalismo
dei vassalli e delle eccezioni sia attinente in questa discussione, e credo che il
Consigliere Gallo sia in errore quando parla di Milano e Roma, perché anche loro
presentano una situazione simile alla nostra, nonostante i favoritismi ricevuti.
Torino ha dimostrato in questi anni di sapere investire, non solo indebitarsi; mentre il
Governo ha investito solo 37 milioni di euro per Italia 150 (tra l'altro, come si
chiama il funzionario dello Stato che si è occupato della pratica? Balducci, mi pare).
Questo è l'investimento per Italia 150. La pratica inoltre credo che risalga a due anni
fa, quindi in questi due anni non è arrivato niente. Stiamo parlando del 150°
anniversario dell'Unità di Italia e non è arrivato niente in questo territorio.
Io spero che i nostri Parlamentari inizino a bussare alla porta del federalismo, per ora
ingiusto; per il momento ci sono solo particolarismi: qualcuno inizia a chiedere le
accise per il petrolio, qualcun altro le chiederà per il carbone. Insomma un
federalismo delle disuguaglianze, in cui ognuno chiederà l'eccezione per il proprio
modello.
Le critiche a questa Giunta e all'Assessore Passoni sono ingiuste, perché già prima
dell'inizio della crisi economica ci siamo accorti di vivere al di sopra delle nostre
possibilità e abbiamo iniziato, prima di altri Comuni, a ridurre gli investimenti. Forse
dovevamo tagliare di più, ma lo abbiamo fatto più di tanti altri Enti locali. Questo
però non vuol dire che ci sia stato un disinvestimento. Io ringrazio gli Assessori e i
tanti funzionari dello Stato che quest'anno hanno lavorato di più, nonostante il
ministro Brunetta continui ad accusarli di essere dei fannulloni, anziché valorizzarne
l'impegno in difesa delle nostre istituzioni. Ci sono tanti settori in questa Città,
infatti, che quest'anno si sono assunti l'onere di realizzare manifestazioni ferme da
tanti anni.
In molti hanno deciso di iniziare a lavorare assieme, ma non tutti. Ci sono tanti
Assessori che non conosco l'operato dei loro colleghi di Giunta. Credo che sia
inaccettabile che un Assessore dica "Io non so come vengano spesi i soldi della legge
n. 285, perché se ne occupa l'Istruzione". Questa situazione non deve più verificarsi
e credo che, al riguardo, dobbiamo riconoscere il merito dell'opposizione leale di
Rifondazione, perché gli stimoli a lavorare di più servono a tutti.
Signor Sindaco, io non ho gradito l'atteggiamento del nostro city manager quando ha
dichiarato che nei confronti delle fondazioni bancarie siamo passati dal regime del
bancomat alla carità. Io credo che quando un alto funzionario dello Stato (che
guadagna tanti soldi pubblici) afferma una cosa simile, faccia solo male a questa
Città. È un'affermazione illegittima, perché non credo che le fondazioni bancarie
sino a ieri si siano fatte calpestare e oggi hanno iniziato a comandare la Città (questo
è il senso della tesi di Vaciago). Anche se devo dire che questi atteggiamenti da
padroni iniziano a essere reali: quest'anno per la prima volta "Estate Ragazzi" viene
gestito non dalla Città di Torino ma dalla Compagnia di San Paolo, perché a causa di
ritardi abbiamo optato per l'affidamento diretto in luogo della gara pubblica.
Ovviamente con i loro soldi sono liberi di fare le loro scelte; però attenzione, stanno
iniziando a controllare un "brand" che si chiama Città di Torino, perché "Estate
Ragazzi" esprime la passione civile del nostro territorio, che ha caratterizzato un
parte importante della storia politica di Torino. Probabilmente la nostra
Amministrazione ha commesso qualche errore di gestione, ma voglio sottolineare ad
esempio l'atteggiamento del presidente della Compagnia di San Paolo, Benessia, che
quando era presidente di una piccola fondazione che gestiva il festival MITO ci
chiedeva di investire di più, mentre quando è stato nominato presidente della
Compagnia di San Paolo ci ha tolto 500.000 euro il primo anno.
Sì, forse qualche errore l'avremo fatto, ma vi ricordo che tutti quelli che sono stati
dentro le fondazioni si sono salvati, peccato che alcune fondazioni bancarie hanno
gestito il sistema pubblico. Il Museo del Cinema, ad esempio, non si è limitato a
ricevere fondi pubblici, ma ha iniziato a dirigere gli altri festival, lasciando
l'autonomia ad altri sistemi. Ci sono altre istituzioni invece che non lo hanno fatto.
Credo che sia giusto dire che avremmo fatto bene a lasciare alcune spese in
investimenti, perché, per esempio, in questo modo abbiamo salvato i Musei civici di
questa città. Ricordiamoci, però, di tutto quello che è rimasto fuori: lo sport di base e
le politiche giovanili e culturali dei territori. Credo che su questo dovremmo porre
maggiore attenzione.
È vero che non abbiamo più soldi, ma unicamente spazi, però è inaccettabile che
quegli spazi, per l'80%, siano spesso chiusi e, per il rimanente 20%, vengano
utilizzati in forma privatistica, per cui per affittare un campo da tennis viene richiesta
una tessera di 1.200 Euro.
L'altro giorno, sono andato in un piccolo campo di barriera, gestito dalla Città di
Torino, e, grazie ad una convenzione, ho affittato un campo da tennis spendendo 7
Euro. Nel periodo estivo, visto che non conviene, per usufruire di circa la metà dei
campi convenzionati viene chiesta una tessera di 1.200 Euro, nonostante si tratti di
spazi pubblici.
Ritengo che, nei periodi di "vacche magre", dobbiamo ripensare agli spazi per
l'istruzione, la cultura e lo sport e, di conseguenza, credo che sia necessario
prevedere per quei settori maggiori stanziamenti nella spesa corrente e lavorare - mi
rivolgo a tutta la Giunta - di più. Infatti, in un momento in cui ci sono meno soldi,
bisogna lavorare maggiormente, fare in modo che i soggetti collaborino, prevedendo
dei progetti organici nei territori, perché anticipando oggi dei soldi non li dovremo
spendere dopodomani e, in questo modo, forse l'agio potrà battere il disagio.
I precari di oggi chiedono anche questo per i loro figli, visti i servizi che la scuola
non può più assicurare (mi riferisco al doposcuola o ad attività come "Estati ragazzi",
che, purtroppo, non possiamo finanziare a causa della mancanza di fondi), e, di
conseguenza, lo sport di base inizia a costare di più, così come, ad esempio, la
cultura.
Una Città come la nostra ha tutti gli strumenti per reinventarsi una nuova stagione,
attraverso un lavoro diverso e probabilmente più concreto nel territorio rispetto a
quello che abbiamo visto fino ad ora; dovremo lasciare le Circoscrizioni meno sole e
far sì che gli Assessori si impegnino maggiormente in questi progetti integrati.
Sono necessarie più ludoteche, oratori e centri di incontro e solo la solidarietà può
fare in modo che la nostra Città superi questo triste momento; a mio parere,
riusciremo a superarlo anche senza l'ausilio di quelle fondazioni bancarie che, due
anni fa, hanno promesso di stanziare più soldi per il sociale e che, oggi, non ne danno
né per il sociale, né per la cultura di base.
Ritengo che, rispetto a quel progetto strategico che abbiamo condiviso in quest'Aula,
ci sia sicuramente qualcosa da riscrivere, ma lo potremo fare solo con l'aiuto di tutti,
a cominciare dai cittadini.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Carossa.

CAROSSA Mario
Devo ammettere che, ogni volta (ma questa più di altre), rimango esterrefatto
riguardo alla discussione sul Bilancio Preventivo in Consiglio Comunale.
Innanzitutto, vorrei ringraziare l'Assessore, perché, nella scorsa seduta, ci ha tenuto
una lezione sui guai finanziari della Grecia, mentre, oggi, ha parlato di Chicago ed è
andato ben oltre. Almeno quattordici minuti della sua relazione non riguardavano
Torino, ma la descrizione di tutti i problemi finanziari del mondo intero; meno male
che il prossimo anno scade la tornata amministrativa, perché, altrimenti, ci saremmo
ulteriormente allargati per arrivare chissà fino a dove.
Un'altra considerazione che vorrei sottoporvi - poi magari farò, molto brevemente,
alcune domande specifiche all'Assessore - è che, una volta di più, alcuni vecchi detti
si rivelano sempre più veri; ad esempio: "Quando nella foresta il leone diventa
vecchio, anche i conigli ruggiscono" e, in quest'Aula, i conigli ruggiscono. Mi
sembra che la critica ad Assessori, Sindaco e quant'altro sia diventata, soprattutto
fuori da quest'Aula, lo sport cittadino, ma, oggi, ho sentito alcune critiche anche in
Aula. Imparo sempre molto da questi interventi nei quali si criticano personaggi che,
fino a sei mesi fa, esclusivamente io, rappresentante della Lega Nord, avevo il
coraggio di criticare (ad esempio, il City Manager), mentre, adesso, vedo che altre
persone si stanno allineando, magari si tratta di persone che sono in cerca di casa, ma
lo accettiamo ugualmente, bisogna essere ecumenici e dare sempre la casa a tutti,
anche in momenti di difficoltà come questi.
Vorrei sottolineare molto brevemente che il Governo, che voi - per primo l'Assessore
- criticate tanto, finora è riuscito ad evitare di mettere le mani nelle tasche degli
italiani, mentre voi lo avete fatto, visto che vi è stato un incremento del 5% nelle
entrate tributarie del Comune di Torino; quindi, siamo ben oltre qualsiasi tasso di
inflazione. Il 5% significa 3,5 punti in più rispetto al preventivato aumento del tasso
di inflazione dell'1,5%; di conseguenza, quello che non ha fatto questo Governo, lo
fa invece il Comune di Torino.
Inoltre, vi lamentate sempre tutti del Governo - è molto diffuso questo sport
nazionale -, dimenticando tutti i soldi sprecati da questo Comune negli anni scorsi.
Non faccio distinzioni, perché la linea politica è stata la stessa sia per l'Assessore
Peveraro che per l'Assessore Passoni; infatti, non si tratta solo di una questione di
iniziali del cognome, ma di prosecuzione della linea politica. Prima dell'Assessore
Passoni, non ha ricoperto, per sei o sette anni, il ruolo di Assessore al Bilancio del
Comune di Torino Mario Carossa della Lega Nord, ma un componente del PD. I
problemi di questa Città sono iniziati quando nessuno di voi ha pensato che, forse,
sarebbero finiti i tempi delle "vacche grasse" e sarebbe arrivato il tempo delle
"vacche magre". Non ci avete mai pensato e non lo avete mai denunciato! Tanto
meno avete pensato di ridurre le spese, soprattutto in tempi di lavori olimpici, quando
qualsiasi opera costava almeno cinque volte rispetto al normale; oltretutto, stiamo
parlando di Torino, non di Roma o Catania o altre città!
Rilevo che le critiche a questo Patto di Stabilità derivano dal fatto che un'intera parte
della Nazione (magari, con un accento ben particolare, che, spesso, sento anche in
quest'Aula) ha buttato via i soldi per venti o trent'anni e, se non fosse stato per il
Patto, avrebbe continuato a farlo! Questo, però, ci dimentichiamo di dirlo!
Posso riconoscere che, magari, siamo anche più virtuosi di altri Comuni, però ciò
non è dovuto ad una questione di Partito, ma al rispetto sabaudo per i soldi.
Vorrei porre alcune domande all'Assessore. Mi chiedo se sia vero che si prevede che
l'indebitamento del Comune di Torino aumenti di circa 123 milioni di Euro in un
anno e che, quindi, quello che si era attestato a 3,2 miliardi di Euro arriverà, alla fine
del 2010, oltre i 3,32 miliardi di Euro. Vorrei che venisse fatta questa precisazione,
perché è vero che non sono tanti 123 milioni di Euro in più di debito, ma si tratta
sempre di soldi e, quindi, hanno la loro importanza.
Vorrei sapere se è vero che, come è stato detto prima, aumenterà ulteriormente il
debito di ogni cittadino torinese; infatti, sommando il debito normale (so che non è
un termine corretto dal punto di vista del Bilancio) al debito verso le società
controllate o collegate, arriverà a circa 5.260 Euro per ogni cittadino torinese.
Mi chiedo per quale ragione la TARSU, che dovrebbe aumentare del 4,83%, invece
subirà un incremento del 12,64%. Infatti, si prevede che la TARSU passi da 156,3
milioni di Euro a circa 176 milioni di Euro, con un incremento del 12%.
Vorrei anche capire come viene gestita la morosità dei contribuenti da parte del
Comune di Torino (ovviamente, se ha intenzione di gestirla), perché, nei mesi scorsi,
ho sentito parlare di una notevole capacità della SORIS, la nostra società di
riscossione, di ottenere dei successi e, addirittura, si è parlato di concederle dei premi
di incentivazione, ma, poi, dal Rendiconto risulta che, mentre nel 2008 la morosità
era stata del 23%, nel 2009 ha superato il 26%. A fronte di 112 milioni di Euro, vi è
sicuramente un aumento di entrate non percepite dal Comune di Torino.
Senza continuare ad esaminare le cifre, vorrei, però, capire un'ultima cosa, proprio
per vedere se, effettivamente, questo Bilancio, in alcuni punti, sia un po' "gonfiato".
Nelle entrate extratributarie, alla voce "Recupero rimborsi da enti diversi da privati",
vengono registrati 64,7 milioni di Euro, contro i 27,6 milioni di Euro registrati nel
Consuntivo del 2009, quindi si tratta di un aumento di oltre 37 milioni di Euro e
vorrei che l'Assessore mi spiegasse nello specifico da dove deriva questo
incremento.
Inoltre, la vostra relazione prevede che i trasferimenti statali (di cui tanto vi
lamentate) passino da 2,6 milioni di Euro a 14,2 milioni di Euro e che i trasferimenti
regionali passino da 19,2 milioni di Euro a 48,6 milioni di Euro, per cui vorrei
sapere, nel dettaglio, da che cosa derivano queste cifre.
Durante la discussione avvenuta nella scorsa seduta, lei, con la sua ineffabile
capacità dialettica, ha detto che, forse, sarebbe ora di creare una generazione di
cittadini che comprendano la complessità del Terzo Millennio; ritengo che sarebbe
più utile aiutare noi, poveri Consiglieri Comunali, a capire un po' meglio gli artifici
di Bilancio del Comune di Torino che lei, in questi anni, sta portando avanti, degno
erede dell'Assessore Peveraro.
Copyright © Comune di Torino - accesso Intracom Comunale (riservato ai dipendenti)