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CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Passiamo alla discussione congiunta della proposta di deliberazione n. mecc. 201001785/024, presentata dalla Giunta Comunale in data…, avente per oggetto: "Bilancio di Previsione 2010. Relazione Previsionale e Programmatica. Bilancio pluriennale per il triennio 2010-2012. Approvazione". della proposta di mozione n. mecc. 201002645/002, presentata dai Consiglieri Cerutti e altri in data 17 maggio 2010, avente per oggetto: "(Mozione n. 25/2010) Contenimento compensi amministratori società partecipate e più investimenti in cultura, politiche giovanili e sport di base - collegata a deliberaz. mecc. 201001785/024 'Bilancio di Previsione 2010'". della proposta di mozione n. mecc. 201002646/002, presentata dai Consiglieri Cantore e altri in data 17 maggio 2010, avente per oggetto: "Mozione al Bilancio di Previsione 2010 - Relazione Previsionale e Programmatica. Bilancio pluriennale per il triennio 2010-2012". della proposta di mozione n. mecc. 201002647/002, presentata dai Consiglieri Rattazzi ed altri in data 17 maggio 2010, avente per oggetto: "(Mozione n. 26/2010) Accompagnamento alla deliberazione mecc. 201001785/024 avente ad oggetto 'Bilancio di Previsione 2009. Relazione Previsionale e Programmatica. Bilancio pluriennale per il triennio 2010-2012. Approvazione'". CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Come è logico che sia, l'insieme della deliberazione è stata sottoposta al vaglio e alla discussione nelle sedi delle Commissioni Consiliari e ciascuna di queste, poi, ha liberato, per la parte di propria competenza, il Bilancio per l'Aula. Sono presenti una serie di emendamenti; alcuni dei quali, presentati dai vari Gruppi consiliari, sono stati dichiarati inammissibili, ai sensi dell'articolo 17 comma 4 e 5 del Regolamento di Contabilità. Dopo l'illustrazione dell'Assessore e dopo il dibattito sulla relazione, procederemo all'illustrazione degli emendamenti e alla discussione degli stessi con successiva votazione. La parola all'Assessore Passoni, per l'illustrazione della deliberazione. PASSONI Gianguido (Assessore) Colleghi, anche quest'anno la rituale relazione al Bilancio preventivo della Città di Torino cade in un momento storico molto particolare. Stiamo vivendo una fase concitata e difficilmente decifrabile di instabilità del sistema economico mondiale e, soprattutto, di quello europeo. Se, da una parte, questo complica enormemente scenario e contesto, e condizionerà inesorabilmente anche la nostra sfera locale, è anche possibile che tale complessità aiuti ad accrescere l'interesse che la collettività ha maturato già negli ultimi anni in ordine al funzionamento degli Enti pubblici, in particolare, rispetto al modo con il quale vengono impiegate le risorse. Il Bilancio previsionale, insieme a un documento contabile che contiene le previsioni di entrata e di spesa relative all'esercizio in cui il Bilancio si riferisce, diventa, se si vuole, l'osservatorio di un contesto allargato in cui tutti stiamo vivendo, anche se spesso inconsapevolmente. Questo Bilancio ha dovuto ancora coniugare esigenze contrapposte: da una parte, l'esigenza di programmare in modo serio e con obiettivi di ampio respiro l'attività dell'Ente e, dall'altra, la necessità di dimensionare gli obiettivi alle reali risorse finanziarie che si renderanno concretamente disponibili nel triennio 2010/2012; tutto ciò avviene ed avverrà nel bel mezzo di una burrasca economico-finanziaria. Mala tempora currunt: l'instabilità economica iniziata tra estati fa non sembra scemare e tutto ciò produce effetti su larga scala che tramite i conduttori dell'economia arrivano fino al nostro microcontesto urbano. Queste ore sono state segnate dal deprezzamento dell'euro rispetto al dollaro. L'euro si è indebolito anche nei confronti di yen e sterlina, mentre è rimasto stabile sul franco svizzero. A determinare l'ulteriore perdita di valore dell'euro, sono stati alcuni dati macroeconomici americani da cui emerge il migliore stato di salute dell'economia statunitense rispetto a quella dell'area euro. Ciò ha spinto gli operatori a immaginare che si stia avvicinando l'aumento dei tassi di interesse da parte della Fed e dunque a spostare i capitali verso il Dollaro. Un contesto completamente diverso da quello dell'eurozona, dove, al contrario, i piani di rientro dal deficit e dal debito messi a punto da alcuni stati membri (in primis la Grecia) fanno temere per la ripresa dell'economia, già molto timida, e per la tenuta della moneta unica. In questo quadro, ogni piccolo movimento non fa che alimentare turbolenza. Il Presidente della BCE Jean Claude Trichet ha prefigurato una sorta di "polizia dell'euro", che veda tutti i Paesi di Eurolandia impegnati nel ruolo di sorveglianza per prevenire crisi finanziarie come quella innescata dal caso Grecia. Si parla, inoltre, di una sorta di garanzia aggiuntiva per gli Stati membri che superino il valore del 60% del rapporto debito/PIL (l'Italia al 31.12.2009 era al 115,80%), ovvero bisogna attendersi un'ulteriore stretta del patto di stabilità interno, con conseguenze facilmente prevedibili anche per noi che già così ci lamentiamo. Fonti giornalistiche riportano la notizia che la città di Chicago, una delle più importanti degli USA, è costretta a chiudere i battenti dei propri servizi, riducendo all'osso anche quelli essenziali, perché non ha i soldi per pagarli. Sanità - tranne le emergenze -, trasporti, servizi amministrativi, raccolta spazzatura, tutto fermo. A rischio anche il servizio locale di Polizia. Gli impiegati a casa senza stipendio, oggi e per ancora altri giorni in futuro. Anche in molte altre città degli USA la situazione è al collasso e sta causando drastici tagli ai bilanci dei Comuni, a cominciare dalla riduzione del personale. Uno scenario preoccupante, soprattutto in presenza di un massiccio intervento statale sull'economia da parte del Governo Obama. Mentre la BCE apprezza le misure varate dalla Grecia e valuta se lasciare invariati i tassi, in questo momento i bilanci pubblici dei governi sono particolarmente appesantiti dalle troppe questioni irrisolte e promesse non mantenute: opere pubbliche, ammortizzatori sociali, spesa sanitaria, riduzione delle tasse e salvataggi delle istituzioni finanziarie. I margini di manovra per un ulteriore aumento di spesa sono quindi molto limitati. Tuttavia, vi sono aspetti della congiuntura che potrebbero spingere verso un uso più intenso della spesa pubblica. Uno, ad esempio, è che la politica monetaria ha esaurito le sue cartucce. I tassi nominali a breve sono al minimo e l'inflazione è trascurabile. Ulteriori immissioni di liquidità da parte delle banche centrali potrebbero essere poco efficaci. Ma sul tema le ricette e le filosofie si contrappongono. E la sovranità limitata dei governi deve fare i conti con l'autorità delle istituzioni bancarie e finanziarie mondiali. In questo ginepraio, non vi è dubbio, senza la spesa corrente dello Stato, il crollo della domanda di consumo sarebbe ben peggiore e le conseguenze più devastanti. Ma chi paga e con quali risorse? La risposta non è affatto chiara. Che tasso di incremento del PIL sarà necessario per far fronte al mare dei debiti contratti dagli Stati? E in Europa? Una crescita del debito pubblico può aiutare a uscire dalla crisi, ma la sfida sarà come tornare alla normalità, quando i risparmiatori si stancheranno di detenere titoli a basso rischio e rendimenti nulli. I governi fronteggiano oggi nuovi problemi di politica economica e non trovano tutte le risposte nei testi economici, keynesiani in primo luogo. La questione di fondo non è se lo Stato e il settore pubblico debbano stimolare la crescita, ma quali strumenti deve usare a questo scopo. È una domanda chiave per uno sviluppo equilibrato e per impedire che la crisi venga pagata soltanto da pochi. Delle difficoltà nazionali ho detto nella relazione sul rendiconto, a cui rimando. Valga solo ricordare che nel nostro Paese il calo del prodotto interno lordo si è accompagnato ad un numero di occupati in calo dell'1,8% rispetto all'anno scorso. L'ISTAT ha segnalato che il calo di occupati è di 428.000 unità. Mi limito a citare due settori: il commercio all'ingrosso, il cui indice trimestrale del 2009 ha registrato un calo del 5,3% rispetto allo stesso trimestre dell'anno precedente; e quello della produzione industriale, che nel 2009 è diminuita del 17,4% rispetto al 2008. Si tratta della diminuzione più forte dal 1991. L'ISTAT segna un calo dell'11,4% nella produzione di costruzioni nell'ultimo trimestre dell'anno scorso. A gennaio di quest'anno, il debito pubblico è cresciuto dell'1,5% rispetto a dicembre 2009 e del 5,2% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente. In ambito locale, il quadro non è molto diverso. La consueta indagine congiunturale sull'industria manifatturiera condotta dalla Camera di Commercio di Torino - su un campione di 282 imprese industriali del territorio - evidenzia, a fine 2009, una variazione tendenziale della produzione negativa pari a -17,7%, in risalita rispetto ai due trimestri precedenti. Appare quindi in miglioramento l'andamento della produzione manifatturiera torinese, in linea con quanto è avvenuto a livello regionale. La consueta indagine congiunturale su un campione di imprese del commercio della provincia di Torino continua a rilevare una sostanziale riduzione delle vendite rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Aumentano, tuttavia, gli esercenti che dichiarano una crescita del giro d'affari (il 18,7% del totale) con un saldo tra dichiarazione di aumento e di diminuzione di vendita, sebbene negativo, in miglioramento rispetto ai tre mesi antecedenti. L'indagine trimestrale sulle imprese cooperative della provincia di Torino, condotta in collaborazione con l'osservatorio sull'economia civile, ha indagato un campione rappresentativo del territorio e ci dice che peggiora il giro di affari delle imprese cooperative in genere. Crescono le sofferenze bancarie. Le statistiche sui fallimenti evidenziano gli effetti della crisi economica che ha investito il sistema imprenditoriale torinese nella prima parte dell'anno: nel periodo gennaio-settembre 2009 sono risultati 278, con un aumento del 46,3% rispetto allo stesso intervallo dell'anno precedente. Se si analizzano le chiusure per settore merceologico, al primo posto si collocano le imprese manifatturiere, quasi il 30% dei fallimenti totali e un incremento pari a +78,2% rispetto ai primi nove mesi del 2008. Un vero bollettino di guerra. Come già l'anno 2009, anche il 2010 non lascia certamente intravedere cambiamenti significativi nell'ordinamento rispetto al recente passato. Resta il contraddittorio blocco delle entrate tributarie (con esclusione della tassa smaltimento rifiuti) che continua a determinare un sostanziale blocco delle entrate comunali e, quindi, una sorta di secondo patto di stabilità surrettizio. La continua progressiva riduzione dei trasferimenti erariali sarebbe dovuta essere gradualmente compensata dal gettito dei tributi locali, primo tra tutti l'ICI, le cui fonti di entrata non sono elastiche rispetto ad altre variabili economiche come il PIL e il tasso di inflazione: da ciò deriva, fermo restando il valore nominale, una progressiva perdita di valore reale del gettito in relazione all'inflazione e, quindi, delle entrate comunali complessive. Il nostro Comune, come altri, si trova così ad affrontare un andamento divergente tra crescita delle entrate e crescita delle spese legato alla bassa elasticità delle entrate proprie determinata dalla struttura dell'ICI, e da una strutturale propensione all'espansione dei Servizi. Il tentativo di comprimere le spese rischia di ridurre il livello dei Servizi, invece di aumentare il livello di efficienza; ciò deriva dal fatto che interventi capaci di migliorare strutturalmente il livello di efficienza richiederebbero ben altri gradi di libertà d'azione e la necessità di un primo momento di forte investimento (ad esempio, informatizzazione, logistica, scenari certi nel medio-lungo periodo). Al Consiglio Comunale, maggioranza e opposizione, voglio dire che sono necessarie nuove strade; oggi è evidente che qualcosa non funziona, se le amministrazioni locali si trovano in difficoltà non solo a costruire i bilanci, ma persino a regolarizzare i propri rapporti con i fornitori. In mancanza di un modello razionale di finanza locale, ancora oggi caratterizzata da sperequazioni nell'assegnazione di trasferimenti agli enti, la Legge n. 350/2003 imponeva tempi certi per presentare al Governo la relazione sui principi generali di coordinamento tra finanza pubblica e sistema tributario al fine di dare attuazione al riformato articolo 119 della Costituzione, che introduce il federalismo fiscale. Di qui l'esigenza, sollecitata ripetutamente al Parlamento, di una rapida e robusta revisione dell'impianto complessivo della finanza locale, passaggio indispensabile per far uscire gli Enti locali dall'emergenza e dalla precarietà finanziaria che continua ad attanagliarli, al fine di evitare la crisi del sistema delle Autonomie. Quello che invece ci aspetta, nell'immediato, è un altro anno di attesa. Regole che cambiano costantemente non possono non avere effetti negativi sull'operatività degli Enti locali. Circa il patto di stabilità, sono stati individuati quattro gruppi di Enti in funzione del segno del saldo di competenza mista registrato nel 2007 e in funzione del rispetto o meno delle regole del patto di stabilità del 2007. Per gli enti appartenenti a ciascuno dei quattro gruppi è stata individuata la variazione del saldo 2007 da conseguire al fine della determinazione del singolo saldo programmatico. Come previsto dalla legge finanziaria del 2008, anche per il 2010 rimane immutato il criterio generale alla base del patto di stabilità interno. La Città di Torino si caratterizza per avere sempre rispettato il patto di stabilità, ma per avere un saldo finanziario di competenza mista 2007 negativo, quindi l'Ente dovrà conseguire, per ciascuno degli anni 2010 e 2011, un saldo finanziario, determinato sempre in competenza mista, non inferiore al saldo finanziario 2007, migliorato dell'importo derivante dall'applicazione di percentuali calcolate osservando le norme vigenti. Il prodotto, considerato il segno positivo, tra la percentuale individuata e il saldo di competenza mista 2007, rappresenta il concorso alla manovra, ossia l'entità di miglioramento del saldo di competenza mista 2007, strumentale alla determinazione del saldo obiettivo per ciascun anno considerato. In pratica, per la Città di Torino, il saldo finanziario in termini di competenza mista (media del triennio 2003-2005) era pari a euro -334 milioni. La normativa sul patto di stabilità imponeva per il 2008 una manovra in termini di riduzione del disavanzo di euro +79 milioni; l'obiettivo diventava quindi - 255 milioni. Per l'esercizio 2009 l'importo della manovra richiesta dalla normativa era pari a ulteriori euro 83 milioni, e l'obiettivo è stato quantificato in euro -172 milioni. E il Comune di Torino ha centrato l'obiettivo. Per l'esercizio 2010, tuttavia, la normativa richiede il quasi annullamento del disavanzo, quindi una manovra restrittiva di 162 milioni e il conseguente obiettivo è pari a euro -9 milioni. Il Bilancio 2010 è coerente con gli obiettivi del patto. Ma per l'esercizio 2011 la Città di Torino deve non soltanto annullare il disavanzo portandosi in pareggio finanziario, ma addirittura chiudere con un saldo positivo di euro 215 milioni e quindi attuare una manovra di riduzione delle spese (in termini di competenza e cassa) e/o aumentare le entrate con una manovra complessiva pari a euro 225 milioni; come già illustrato in sede di consuntivo, viviamo la paradossale situazione di dover avere un saldo positivo, concorrendo quindi al recupero di disavanzo di un comparto, quello dello Stato, che non ci competerebbe. Occorre quindi concludere, prendendo atto di quello che risulta essere, allo stato attuale, l'impianto di disegno di legge di materia di federalismo fiscale, sottolineando la necessità che le previsioni trovino una sponda fertile nella riforma del Codice delle Autonomie e in quella della Contabilità pubblica. L'individuazione delle funzioni e l'impatto in termini finanziari e economici sulle Regioni, oltre che la precisa indicazione dei costi standard e dei meccanismi di perequazione sono temi complessi che al momento non trovano ancora una via precisa. Il contesto sopra menzionato lascia pochi dubbi sulle difficoltà affrontate anche quest'anno nella predisposizione del Bilancio. E come l'anno scorso, la morsa delle questioni nazionali, internazionali e locali rende sempre di maggiore complessità la garanzia dei servizi al cittadino, di qualunque fattispecie essi siano, nell'obbligo forzoso di dover ridurre la spesa pubblica. Nella continuità con gli anni precedenti, abbiamo cercato di mantenere elevato il livello dei servizi erogati, invariate le imposte dirette, di produrre nuove fonti di finanziamento dei servizi rinnovando lo straordinario impegno dell'anno scorso sul fronte del recupero dell'evasione di tributi comunali e, rafforzando sul fronte delle entrate extratributarie, canoni e rendimento del capitale investito pubblico; un altro filone è stato proseguire nello sforzo di contenimento dell'indebitamento, senza tuttavia far mancare alla Città un adeguato piano degli investimenti, e nel contempo realizzare un obiettivo di stabilità dei conti di Palazzo Civico, ovvero la riduzione, anno per anno, delle entrate straordinarie o finanziarie quale mezzo necessario per raggiungere la quadratura di Bilancio. Nel Bilancio 2010 scende il plusvalore applicato di oltre 12 milioni, la percentuale di avanzo applicato (15 milioni su 35 disponibili) e scende anche la quantità in valore assoluto di oneri di urbanizzazione applicati al Bilancio corrente. I numeri sono presto riassunti. Il Bilancio 2010 pareggia per la parte corrente in 1.377 milioni di euro. Le entrate tributarie ammontano a 454 milioni e rappresentano il 33% delle entrate complessive, mentre le entrate extratributarie (canoni, concessioni, interessi e fitti attivi, mense e contravvenzioni) ammontano a 419 milioni di euro e rappresentano il 30,4% del totale. Dato dolente quello dei trasferimenti, che scendono complessivamente a 452 milioni di euro, oltre 19 milioni in meno sul dato del Rendiconto del 2009. Ma, all'interno di essi, va segnalato come, tra il 2008 e il 2010, solo dallo Stato, il Comune di Torino abbia ricevuto 46 milioni di Euro in meno, pari ad una riduzione del 12% in due anni. Questo dato, più di altri, dimostra che il disimpegno dello Stato sul comparto enti locali non è propaganda, ma un dato certo e reale. Sul fronte della spesa, è da segnalare come le spese per il personale siano calate a 431 milioni di euro, rappresentando il 31% del totale della spesa, mentre due anni fa rappresentavano il 34% del totale della spesa, con 452 milioni di euro. Su questo punto è bene fare chiarezza. Con una serie di interventi, il Legislatore ha imposto agli Enti manovre restrittive sui conti delle risorse umane. La disciplina di cui all'art. 1, comma 557, della Legge 27 dicembre 2006, n. 296, come integrato dall'art. 3, comma 120, della Legge 24 dicembre 2007, n. 244 (legge finanziaria 2008) ha imposto il principio della riduzione delle spese di personale; spese che, di fatto, già erano oggetto di riduzioni per i pressanti obblighi derivanti dal patto di stabilità. Non è pensabile che tale principio venga condotto in eterno, con continui e ripetuti interventi di inasprimento delle manovre necessarie; infatti, al di là di proclami propagandistici contro il pubblico impiego, alla lunga l'impossibilità di sostituire il turn over dei dipendenti comunali produrrà conseguenze negative sul livello e sulle erogazioni dei servizi pubblici. La stessa ubriacatura della fine degli anni '90, che portava ad esternalizzare attività e risorse umane mostra ora tutti i suoi limiti: il patto di stabilità agisce sulla spesa economica, interna o esterna che sia. Il risultato sarà, inesorabilmente, un numero inferiore di occupati, che se associato alla stretta sulle prestazioni pensionistiche (in termini di rivalutazione e di età pensionabile) chiesta dal rispetto della stabilità monetaria europea, rischia di produrre danni sociali pesanti sulle future generazioni. Un'altra voce di spesa da tenere sott'occhio è quella per interessi passivi. Essa ammonta a 135 milioni di euro, una cifra rilevante che tuttavia è di molto inferiore al dato del 2008. La prospettiva di tassi di interesse non in crescita e il mix ottenuto tra diversi tipi di tasso del nostro debito, riequilibrato a vantaggio del fisso, rende le prospettive stabili. L'effetto del ritorno ad un Bilancio meno finanziario degli ultimi 4 anni ha prodotto l'effetto di elevare le quote di rimborso delle quote capitali dei mutui a euro 110 milioni nel 2010, effetto del rimborso alla francese dei debiti civici, con quote capitali crescenti. Come già anticipato, ciò permette al Comune di stanziare ordinariamente nei suoi bilanci le quote necessarie e fare fronte al rimborso dei debiti contratti a medio lungo termine. Il finanziamento di un adeguato fondo di riserva e di un congruo fondo rischi permetterà una politica di svalutazione, se del caso, di poste dell'attivo, a tutto vantaggio della solidità dei conti. In prima conclusione, con fatica e sacrifici, migliorano sia l'indice di rigidità della spesa, che scende dal 55% del 2008 al 51% del 2010, che quello di autonomia finanziaria, che sale dal 61% del 2008 al 65% del 2010. Tornando alle entrate tributarie, il 2010 si distingue per l'invarianza delle principali aliquote o tariffe, per il potenziamento del contrasto all'evasione, per la redistribuzione del prelievo, con l'entrata a regime delle agevolazioni anche per redditi intermedi, e nei provvedimenti agevolativi specifici per la crisi economica. Vi è, come nel 2009, l'incentivazione delle attività dirette al contrasto e al recupero dell'evasione (+51% sul 2008), utilizzando tutti gli strumenti disponibili, a partire dai sistemi di interscambio dati tra l'Agenzia delle Entrate e del Territorio, all'implementazione di personale comunale e di nuovo ingresso per il rafforzamento delle funzioni di accertamento, all'attuazione della collaborazione con l'Agenzia delle Entrate per la partecipazione all'accertamento erariale. Circa l'ICI, il Comune di Torino non avrebbe dovuto subire decurtazioni del rimborso del 2009, se non minime. Invece, a distanza di due anni, esso attende ancora 9 milioni di euro di trasferimento compensativo, di cui una parte addirittura relativa al 2008. È del tutto evidente che pretendere, per legge, politiche puntuali di pagamento dei fornitori, è quasi velleitario, essendo lo Stato a sua volta il primo pessimo pagatore. Altra questione fondamentale per i tributi locali: l'assenza di chiarezza normativa in materia di TARSU/TIA. A distanza di qualche mese dalla pubblicazione della sentenza della Corte Costituzionale n. 238/2009, con cui è stata sancita la natura tributaria della Tariffa di Igiene Ambientale (TIA) e sono state individuate alcune conseguenze sulla gestione, continua a non essere risolta la tematica quadro in materia di definizione della tassa, della sua composizione e del suo prelievo. La mancanza di provvedimenti normativi che ne chiariscono il quadro legislativo vigente sta ingenerando confusione sia tra i Comuni che, seppur in numero limitato, utilizzano, come strumento di prelievo la TIA, sia i Comuni che ancora - come la Città di Torino - gestiscono la TARSU. Appare a questo proposito risolutivo il fatto che, nell'ambito del decreto "milleproroghe", sia stata reiterata la facoltatività del passaggio. In mancanza della decretazione di attuazione, vigendo ancora il regime tributario della TARSU e proseguendo il processo di adeguamento delle tariffe TARSU in ottica di futura integrale copertura dei costi (prevista dal Decreto Ronchi e confermata dal Codice Ambientale), è stato previsto un aumento tariffario del 5% per le famiglie. Considerato il costo emergente per la chiusura della discarica di Basse di Stura, è da considerarsi un risultato degno di nota. Per il mantenimento delle agevolazioni previste per le famiglie in condizioni di disagio economico, trovano conferma le agevolazioni definite sulla base di certificazione della situazione economica e patrimoniale del nucleo attraverso l'ISEE. Ai fini dell'applicazione della riduzione, sono state confermate le fasce di reddito già a suo tempo incrementate, fino a 24.000 euro di reddito ISEE. A queste agevolazioni è stata anche confermata la previsione di una agevolazione sociale a vantaggio dei lavoratori colpiti dalla crisi occupazionale, derivante dalle dinamiche di recessione economica in atto. Con la sigla del Protocollo d'intesa tra Città e Sindacati Confederali, tale linea ha superato anche il confronto con le parti sociali. Anche per il 2010, sarà riconosciuta la possibilità di applicare sgravi fiscali finalizzati ad alleggerire i disagi derivanti alle attività commerciali ed artigianali ubicati nelle aree di cantiere interessate dall'esecuzione di opere pubbliche e a chi si trovi nel perimetro individuato di vicinanza all'area della discarica di Basse di Stura; quest'anno molte saranno le aree in cui lo sconto raggiungerà il 100% del tributo, annullandolo. In tema di IRE (già IRPEF), se resta confermata l'aliquota pari allo 0,5% (peraltro bloccata), viene adeguata la soglia di esenzione fino a concorrenza della quale non è dovuta l'addizionale; la fascia di esenzione per il 2010 è stata infatti portata a 10.750 euro, permettendo a Torino di continuare ad essere tra le città con fascia di esenzione più elevata, comprendendo, ad esempio, le soglie di redditi di pensioni minima, i lavoratori in CIG, in mobilità, alcune forme di precariato e altri redditi medio-bassi. Resta ancora irrisolto il tema della modulazione di tale esenzione graduandola per fasce, o diversificandola per tipologia di reddito. Sul fronte della COSAP si procede ad un adeguamento tariffario che recupera l'incremento del valore dei suoli degli ultimi tre anni. Sugli altri tributi o tariffe viene applicato il tasso di inflazione programmata. La risposta dell'Amministrazione alla crisi, quindi, c'è stata e continuerà nel privilegiare azioni di redistribuzione delle agevolazioni/sostegno, garantendo ai ceti deboli l'accesso ai servizi diffusi o a tariffa. Resta, quindi, preferita un'azione diretta tesa a contenere il costo dei servizi resi sin dalla formazione del loro costo e della tariffa a carico dei cittadini, garantendo sconti a fasce anche intermedie, piuttosto che appiattire gli aiuti alle fasce molto povere, con il criterio delle "card" o "bonus" nazionali. Sta in questo la differenza tra la concezione del welfare costituito a Torino in decenni di buona amministrazione e politiche sociali di mera facciata. Prova ne è che la percentuale di copertura dei servizi a domanda individuale scende, a dimostrazione che la Città ammortizza il maggior costo dei servizi sul proprio Bilancio generale e non sulla singola tariffa. Oggi la percentuale di copertura è del 46,6%, mentre era del 51,7% nel preventivo 2009. Il nostro Bilancio corrente chiama ad affrontare con serietà una ristrutturazione interna della macchina comunale, salvaguardando ed anzi migliorando l'efficacia della spesa sociale e l'efficienza dei servizi resi ai cittadini. Il Bilancio consente di affrontare, non senza le economie richieste dai tempi, tutte le sfide del presente: le politiche sociali, dirette o indirette, quali sostegno economico, assistenza, casa, lavoro, periferie, quelle culturali, sia in termini di infrastruttura, sia di sostegno e sviluppo, quelle sportive, ricreative, giovanili, centralmente e tramite le Circoscrizioni, quelle ambientali e quelle urbanistiche. Ma poiché il 2010 è ancora un anno di incertezze, il Bilancio è predisposto per far fronte anche a fabbisogni emergenti, sia sul piano finanziario che sul piano della spesa sociale. La solo parziale applicazione dell'avanzo di amministrazione 2009 (15 milioni su 35) consentirà di portare al tavolo delle scelte le migliori opzioni in materia di impiego dello stesso (riduzione del debito, finanziamento di investimenti, soddisfazione di bisogni emergenti), patto di stabilità permettendo. Per quanto concerne la spesa in conto capitale, il Bilancio prevede 401 milioni di investimenti, suddivisi tra 101 milioni di euro per opere pubbliche, 98 milioni di manutenzioni straordinarie e 202 di altri investimenti. Il Bilancio degli investimenti risente della necessità di contenere l'indebitamento, eppure continua ad esercitare un ruolo importante sullo sviluppo della Città. La cancellazione del cofinanziamento per le opere per la ricorrenza dei 150 anni dall'Unità d'Italia ha richiesto un ridimensionamento, ora tutto basato su risorse locali. La parola d'ordine degli investimenti 2010 resta ancora una volta "manutenzione". Più qualità urbana dell'esistente e più fruibilità dei servizi. Da segnalare l'intervento di programmazione delle manutenzioni straordinarie delle scuole cittadine, del Teatro Regio (è notevolissimo lo sforzo che la Città continua a compiere in favore del suo teatro lirico, in un momento in cui irresponsabilmente il Governo sta mettendo a repentaglio una delle eccellenze del nostro Paese), della Biblioteca Centrale, e tante altre. È una realtà il prolungamento della Linea 1 di metropolitana fino a Piazza Bengasi, il passante ferroviario che presto regalerà ai torinesi il sottopasso veicolare di Piazza Statuto, la nuova stazione di Porta Susa e con essi il grande viale che si completa. È una priorità, tra gli investimenti, la riqualificazione del bene culturale più importante del nostro territorio, il Museo Egizio. Senza il nostro sforzo, eccezionale dati i tempi, non potrebbe partire il processo di ristrutturazione e riallestimento. Quello che di fatto sarà l'ultimo anno pieno di questa Amministrazione vedrà anche completare alcuni processi sulle Utilities del Comune di Torino: la fusione Iride- ENIA e la ristrutturazione del Gruppo GTT; si apriranno nuovi scenari, complessi e delicati sotto il profilo strategico, industriale e finanziario. Il primo compito della nuova Amministrazione sarà il rafforzamento economico e finanziario del rapporto tra Città e Società partecipate. Lo strumento del Bilancio consolidato pubblico dovrà diventare la chiave di volta per l'assunzione di strategie di medio periodo. Anche quest'anno ho portato la presentazione del Bilancio nelle 10 Circoscrizioni, personalmente. È un viaggio sempre faticoso, ma utile, almeno a chi guida le scelte di Bilancio. Utile a spiegare il perché di certe scelte, utile a recepire i bisogni del territorio, utile a ricevere critiche, costruttive. Ho trovato consapevolezza della difficile situazione economica generale, ma anche voglia di accettare la sfida e di dimostrare che questa Città ha le risorse, evidenti o nascoste, per analizzare, discutere, ma anche per rimboccarsi le maniche. L'insegnamento che ne ho tratto è che la società chiede più informazione, più trasparenza sulle scelte economiche, più comprensione di dinamiche complesse di carattere finanziario, sulle quali il cittadino ben poco incide, partendo dalle politiche monetarie della BCE, così lontane, per finire al Patto di Stabilità. In conclusione, giunge anche il momento dei meriti. Senza retorica voglio dire che il Bilancio è un lavoro di tanti, a cui vanno i miei sentiti ringraziamenti. Dopo anni di nuovo metodo di lavoro, posso affermare che la struttura ha imparato a vedere nel Bilancio un unicum in cui esigenze diverse si contemperano. Un vascello solido, anche se in balia di tempeste normative, finanziarie, di sistema. Ciò che rende forte il vascello è l'equipaggio, non l'armatore. All'equipaggio, quindi, va il mio grazie, ovvero la Vice direzione servizi finanziari, alla Cabina di Regia economica presso il Direttore Generale, alla civica riprografia, passando per l'encomiabile lavoro degli uffici del Consiglio Comunale, testimoni loro malgrado di un'epoca dalle passioni tristi. La ricetta per consolidare a Torino una prospettiva di progresso economico e sociale è ancora nell'innesto dell'economia della conoscenza sulle tradizionali specializzazioni del tessuto produttivo. Ora, però, la qualità sociale (intesa come ciò che consente agli individui di realizzare combinazioni variabili di funzionamenti elementari - godere di buona salute, accrescere il capitale umano, nutrirsi adeguatamente - o complessi - partecipare alla vita della comunità) non può più essere data per scontata, stante il contesto economico emergenziale. La nuova sfida è coniugare un modello di sviluppo che consenta il miglioramento della qualità della vita della Città, il progresso economico, ma con maggiore enfasi su integrazione sociale, immigrazione, invecchiamento della popolazione, marginalità giovanile; unito a ciò, l'attenzione al debito, destinando proficuamente le valorizzazioni future. La vocazione turistica è ormai affermata; i dati del 2009 dell'ATL Torino e provincia riferiscono un incremento del 29% negli arrivi (1.912.929 persone) e del 4,5% nelle presenze (5.509.492) pernottamenti). Il dato dovrebbe essere incrementato nel 2010 in particolare grazie all'Ostensione della Sindone e in previsione del 2011, i 150 anni dell'Unità d'Italia. Ma le nuove povertà, effetto anche della crisi economica, l'impennata degli sfratti, l'invecchiamento della popolazione che richiede il rafforzamento dei Piani assistenziali individuali, ci mettono di fronte a nuove sfide per una città solidale. Nel 2010 arriveranno anche 200 posti in più negli asili nido a rafforzare, con nuove assunzioni, le politiche educative. Il nostro Bilancio potrà ancora accompagnare le necessarie politiche per Torino se orienterà in modo equilibrato le risorse emergenti, ripartendole dal trattato sociale e sviluppo, come si è fatto fin qui; solo con un equo rapporto di destinazione delle future risorse, tra nuovi investimenti e controllo del debito, reinvestendo in welfare i margini recuperati dal minor peso degli oneri finanziari, si costituirà quel binomio di progresso economico e sociale che ispira il programma dell'amministrazione e che ne è ancora il tratto vincente. Quest'amministrazione ha raccolto la sfida e ne ha gettato le basi. La prossima dovrà interpretare un nuovo capitolo. Ma la vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro. Leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Trattandosi di una discussione relativa al Bilancio, ricordo che i tempi massimi d'intervento sono raddoppiati: ogni capogruppo, o altro Consigliere delegato dal capogruppo, può intervenire per un tempo non superiore a venti minuti. Gli altri Consigliere di ogni gruppo avranno a disposizione un tempo massimo di dieci minuti. La parola al Consigliere Ventriglia. VENTRIGLIA Ferdinando Devo dire che, nonostante qualche anno di esperienza in quest'Aula, intervenire per primo dopo le parole dell'Assessore, per di più condite da metafore (prima la metafora del vascello, poi la metafora del libro di gusto borgesiano), mi mette in grande difficoltà. È pur vero che, dai tempi dell'Assessore Peveraro, in questo Consiglio siamo abituati a sentire lezioni di macroeconomia anziché la relazione di accompagnamento al Bilancio. Io vorrei dire all'Assessore Passoni (sicuramente bravo e competente nel suo lavoro) che volando sempre alto si rischia di perdere di vista i problemi e la realtà in cui si vive. Va bene l'aspirazione all'eccellenza e a incarichi più alti, va bene la passione, ma al suo predecessore Peveraro è capitato di reincarnare, in maniera più modesta, il mito di Icaro; nel senso che a forza di volare alto si è esposto ad una caduta un po' rovinosa (che noi riteniamo non meritasse dal punto di vista professionale), determinata probabilmente da quel modo di intendere e di presentare le discussioni relative al Bilancio, che ha contribuito a fargli perdere il contatto con i problemi veri. Ed è questo ciò di cui si può rimproverare, non all'Assessore personalmente, ma a tutta l'Amministrazione: una perdita di contatto con i problemi e con le responsabilità che sono loro affidate ed esclusive, lo dico con grande pacatezza e senza nessuna censura di carattere morale. Nello scenario che l'Assessore ci ha descritto - pieno di comparse inattese (gli spauracchi delle città americane che si svuotano, degli stati che devono chiudere i parchi, le prigioni e gli uffici pubblici, mandando i dipendenti in vacanza forzata; l'Assessore ricorderà che una cosa simile è successo anche da noi quando il Direttore Generale, credendo di risparmiare qualche centinaio di migliaia di euro di gasolio - ha messo i dipendenti comunali in ferie forzate tra Natale e Capodanno) - mancano gli attori principali: le maschere o le allegorie della serietà, della concretezza e del realismo. Quando l'Assessore dice che bisogna calibrare le politiche sul lungo periodo, assumendosi la responsabilità di ridimensionare anche gli obiettivi strategici alla luce delle nuove condizioni, siamo tutti d'accordo con lui. Tuttavia abbiamo il dubbio (per non dire la certezza) che alcuni dei suoi colleghi di Giunta continuino a non capire questa filosofia: l'Assessore Alfieri, ad esempio, anche quest'anno si è salvato dagl'interventi di contenimento della spesa, che invece hanno colpito - con rigore e a malincuore - gli altri Settori. Se volete uscire dalle caricature (presenti anche in quest'Aula, visto che alcuni Colleghi continuano a mettere il disco Bandiera Rossa, che è un po' rigato ma suona sempre bene e fa sempre la sua bella figura), dovrete iniziare a usare il linguaggio della concretezza, con il quale è possibile trovare un accordo responsabile e un compromesso virtuoso tra le istituzioni (in particolare tra Comune e Regione), specie sul terreno della cultura. Oggi, l'Assessore Passoni rappresenta un'Amministrazione che in questo settore ha ottenuto un medagliere di sprechi che hanno fatto il giro dei media internazionali: le Olimpiadi, i "Gianduiotti" di piazza Solferino, il progetto per la biblioteca del Bellini, ecc. Certo, l'Assessore non è stato l'artefice diretto di questi sprechi, non ha avuto una medaglia al valore per la singola azione, ma una medaglia per la partecipazione alla campagna, come si dava agli ufficiali che non si distinguevano particolarmente, ma avendo partecipato alla campagna ne ricevevano la medaglia. Questo è il volto dell'Amministrazione che lei oggi rappresenta. In altre parole, lei vuole finire questo mandato (così come è iniziato, e così come è iniziato questo ciclo alfieriano dieci anni fa) sostanzialmente in una prospettiva di continuità, perché non ha raccolto quella che poteva essere una sfida sulla quale avrebbe trovato un ampio consenso: la sfida della concretezza, del ritorno ai fondamentali. Faccio alcuni esempi provocatori, che spero diano il senso di quello che noi intendiamo. In una competizione territoriale tra città europee (non nel continente americano o nelle province occidentali del Canada), Assessore, ritiene che sia ragionevole, realistico sostenere il museo Mao (quattro stanze con qualche reperto, costato all'Amministrazione comunale 14 milioni di euro a fronte di un incasso di 300 mila euro e 60.000 visitatori paganti, nell'ultimo anno), visto che la competizione si fa con i grandi musei delle città europee? Nessun turista verrà mai a Torino per visitare appositamente il Mao. Sarebbe come se lei volesse fare una corsa automobilistica con una Fiat 600 nuova, o una Smart, il cui motore è stato truccato con un'iniezione di denaro pubblico: assolutamente insensata rispetto ai risultati. Assessore, se lei fosse concreto sarebbe andato dal suo collega Alfieri a dire: "Caro Alfieri, il Mao è economicamente e politicamente insostenibile, quindi non possiamo finanziare l'operazione". Vogliamo seriamente far credere che i ricorrenti appelli del Sindaco ai privati affinché investano nella cultura cadono nel vuoto perché a Torino sono tutti parsimoniosi e non otterrebbero un vantaggio sponsorizzando gli asset importanti della cultura di questa Città? Io non credo. Credo invece che il privato - a differenza di voi - abbia una maggiore consapevolezza di ciò che ha valore e non si possa permettere di buttare il proprio denaro. Assessore, perché l'interesse manifestato dai privati non viene considerato l'indicatore principale per calibrare l'investimento pubblico nel settore della cultura? Consideriamo "Artissima". Perché non dite ai privati: "Caro privato, quanto mi daresti per Artissima?", stabilendo che il finanziamento pubblico non sarà maggiore del finanziamento privato? Questo sarebbe un segnale di concretezza e di responsabilità. Tutto il resto sono belle lezioni, macroeconomia, appelli e sentimenti, ma - ancora una volta - la sfida del realismo, del ritorno ai fondamentali non l'avete voluta raccogliere. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Angeleri. ANGELERI Antonello Anche nella discussione sul bilancio preventivo 2010, abbiamo ascoltato la lezione dell'Assessore Passoni, che per ben dieci minuti ci ha spiegato la situazione economica internazionale. Noi, però, che siamo umili Consiglieri di questa Città e non abbiamo le conoscenze dell'Assessore, vorremmo parlare del Bilancio di questa Città e della situazione che è venuta a crearsi negl'ultimi anni. Apprezziamo la buona volontà e la professionalità dell'Assessore ma è stato un po' sfortunato, perché ha ereditato dall'ex Assessore Peveraro una situazione fallimentare. Oggi, lei chiude l'ultimo atto politico di questa Giunta, perché questo è l'ultimo bilancio che viene presentato prima della scadenza del mandato del Sindaco Chiamparino, e immagino che il Sindaco le abbia chiesto di scaricare la responsabilità di questa situazione fallimentare completamente sul Governo. Assessore, tutti noi sappiamo che c'è una richiesta unanime di revisione del Patto di stabilità, patrocinata da lei, dal Sindaco Chiamparino nella sua veste di Presidente ANCI, ma anche da parte di molti Comuni amministrati dal centrodestra; però, quando ha presentato il secondo Bilancio di questa legislatura, lei ha detto: "Io sono qui per rivedere interamente questo Bilancio e presenterò un Bilancio a costo zero". Ma così non è stato. Ovviamente le responsabilità vanno equamente ripartite, perché io comprendo che la sua Giunta, gli Assessori e il Sindaco abbiano bloccato la sua buona volontà. Allo stesso tempo, però, lei deve riconoscere che ha fallito, perché di bilanci a costo zero in quest'aula non ne abbiamo visti; oggi vediamo un bilancio ingessato, estremamente rigido e non potete scaricare le vostre responsabilità sul Governo. Io non voglio esaminare la sua relazione nel dettaglio, anche perché avrei voluto leggerla anticipatamente, ma non ci è stata consegnata: un atto irrispettoso nei confronti dei Consiglieri che devono intervenire. Noi, oggi, registriamo l'ultimo atto politico importante del Sindaco Chiamparino, che lascia un aumento della TARSU del 5% per i privati e del 10% per le piccole e medie imprese, e il Comune più indebitato d'Italia: 5.260 euro per abitante, sommando il debito del Comune con quello delle nostre aziende. Questa è una situazione gravissima che il Sindaco Chiamparino lascia in eredità alla prossima Amministrazione della Città. Questa situazione, Assessore, l'ha obbligata a far quadrare il Bilancio anche con artifici contabili (ad esempio, con l'intervento determinante delle banche) senza i quali non sarebbe riuscito a chiuderlo. Ma ci sono stati dei precedenti in tal senso: nel Bilancio 2008 abbiamo chiesto di rispettare gli impegni presi con Pirelli Real Estate, e nel rendiconto 2009 abbiamo inserito una plusvalenza di 30 milioni di euro nel capitolo relativo alle cartolarizzazioni, nonostante uno dei due atti dell'accordo con Pirelli fosse solo un compromesso e non un atto definitivo. Queste ovviamente sono operazioni molto rischiose, che si addicono più a una società che si avventura nelle maglie dell'economia, che a un Comune. Nella relazione di oggi, lei parlava con vanto dei 43 milioni di euro inseriti nel fondo rischi; ma 29 di questi 43 milioni derivano dalle attività di Amiat, condizionate dai problemi legati alla discarica di Basse di Stura. Anche questa è un operazione ipotetica, che non dà garanzie; mentre lei l'ha citata addirittura con vanto nella sua relazione. Invece di scaricare le responsabilità sul Governo, il Sindaco Chiamparino, come Presidente ANCI, potrebbe avanzare una proposta di terziarizzazione del credito, come è stato fatto in Francia nel 1982, per aiutare le piccole e medie imprese che oggi non ricevono i pagamenti dagl'enti locali, dalle Regioni e dallo Stato a causa del Patto di Stabilità e delle lungaggini burocratiche. Questa operazione potrebbe incrementare la liquidità delle aziende in difficoltà, migliorando i loro rapporti sia con gli enti locali sia con la grande azienda. Credo che una simile proposta riceverebbe un consenso politico unanime, perché darebbe una risposta concreta alle tante situazioni di difficoltà della piccola e medio impresa. L'Assessore parlava di un calo della produzione industriale del 17,7%; ancora oggi ci sono migliaia di fallimenti causati non tanto da difficoltà patrimoniali delle aziende, ma dalla crisi di liquidità. Per questi motivi, ritengo importante presentare al Governo questa iniziativa e spero che il senso di responsabilità che il Sindaco ha dimostrato in molte occasioni raccolga questa proposta della Lega Nord. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Cerutti. CERUTTI Monica Devo dire che la discussione sul Bilancio preventivo sta avvenendo un po' sotto tono, nonostante il lavoro della Giunta, e in particolare dell'Assessore Passoni, abbia permesso "la quadratura del cerchio" di fronte alle difficoltà di cassa, che le scelte del Governo nazionale rendono sempre più complesse da gestire. Credo che in quest'Aula sia prevalso il senso di responsabilità, che si è tradotto nella presentazione di un numero contenuto di emendamenti da parte dell'opposizione. La stella polare che ci ha accompagnato nei bilanci di questi anni è stata la difesa del welfare municipale che contraddistingue in positivo il nostro Comune rispetto alle altre amministrazioni. Una scelta assolutamente non scontata, che ha consentito ad esempio di introdurre delle agevolazioni per il pagamento della TARSU. Tuttavia, è mancata una riflessione condivisa sulla riorganizzazione della macchina comunale. Noi abbiamo approvato una mozione all'inizio del 2009 che chiedeva di ridefinire l'organizzazione del Comune sulla base delle priorità politiche che sarebbero state individuate in sede di Bilancio. In questo senso, l'attenzione dovrebbe andare ai servizi su cui si basa il welfare cittadino, ma noi non abbiamo modo di verificarne l'effettiva attuazione, salvo consultare i dati quantitativi. Sarebbe necessaria una riorganizzazione complessiva da attuare sia attraverso la modifica del Regolamento sul decentramento (che ritroviamo tra gli obiettivi del Bilancio preventivo), sia attraverso il Piano Regolatore Sociale, che avrebbe dovuto essere lo strumento per dare risposte nuove ai bisogni nuovi, in termini trasversali e organizzativi. Purtroppo al momento l'unico elemento di valutazione che abbiamo della riorganizzazione della macchina comunale è relativo al numero di dirigenti, che - sembra - aumenterà. Non stiamo cavalcando un argomento diventato oggi attuale, perché lo avevamo posto come obiettivo nella mozione del 2009. Un altro elemento di valutazione (già oggetto di discussione nazionale) potrebbero essere gli stipendi dei manager delle partecipate. In un momento di nomine, perché non ne rivediamo i compensi? È questo il senso di una parte della nostra mozione di accompagnamento al Bilancio, che si ispira alla Legge Regionale approvata dalla Giunta Bresso. Tale legge dispone che le indennità dei Presidenti e degli Amministratori delegati delle partecipate dalla Regione Piemonte non possono superare il 50% dell'indennità del Presidente della Regione. Chiediamo, quindi, che lo stesso principio si applichi nei confronti delle partecipate dal Comune di Torino, avendo come riferimento l'indennità del Sindaco. Il tema delle partecipate è molto complesso. Abbiamo società (come AMIAT) per le quali nutriamo grandi preoccupazioni sul loro futuro, anche rispetto alle scelte fatte e che si vogliono fare sulla gestione della discarica e sugli altri impianti (Bolgaro, Pulirec e Tbd), che presentano seri problemi dal punto di vista impiantistico, con i lavoratori attualmente in cassa integrazione o in esubero. Un'altra situazione intollerabile e quella dei lavoratori in cassa integrazione di Aviapartner, mentre Sagat discute sulla destinazione degli utili. Su questo è necessario una discussione, al fine di attivare alcune azioni concrete nei confronti delle società partecipate (tra l'altro chiederei al Presidente del Consiglio Comunale di discutere la relazione dell'Agenzia sui Servizi Pubblici Locali). Il modello di partnership pubblico-privato di Sagat, infatti, inizia a incontrare dei limiti e andrebbe rivisto, sapendo che per l'Azienda dei Trasporti stiamo cercando un partner privato. Questi sono gli elementi di maggiore interesse per noi, che non ci fanno dimenticare le altre partite relative alla Città, alle scelte urbanistiche, spesso dettate da esigenze di bilancio. Giudichiamo negativamente il permanere nel Piano di dismissioni 2010 dell'area "Galileo Ferraris", Strada Castello di Mirafiori angolo Parco Colonnetti. Ma su questo torneremo a discutere quando affronteremo la variante urbanistica collegata a quell'Area. Il nostro voto è favorevole, ma auspichiamo che nelle prossime settimane venga avviata un'ampia riflessione sul futuro delle partecipate e sulle scelte che la Città intraprenderà per salvaguardare la qualità del servizio offerto ai cittadini e il futuro dei lavoratori. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Rattazzi. RATTAZZI Giulio Cesare Come ci ha compiutamente illustrato l'Assessore Passoni, siamo in uno sfondo piuttosto fosco e preoccupante sia dal punto di vista internazionale che locale, e il bilancio preventivo del 2010 - che è l'ultimo di questo ciclo amministrativo - indubbiamente ne risente. Questo bilancio è collegato al consuntivo del 2009, garantendo così entrate più sicure e spese più caute. Desidero segnalarne brevemente alcuni aspetti. Innanzitutto, il pareggio di bilancio economico è pari a 1.377 milioni di euro, con 4 milioni di aumento rispetto al consuntivo dello scorso anno. Le entrate che hanno determinato questo aumento sono i 18 milioni relativi alla TARSU. Nelle entrate extra tributarie si registra un consistente aumento del recupero rimborso da enti e da privati, da 32 a 71 milioni: segno di uno sforzo eccezionale di reperimento di risorse. Nonostante i tagli effettuati, le spese ammontano a 26 milioni e hanno finanziato beni e servizi destinati al mantenimento dello stato sociale. Rilevante anche l'inserimento di 33 milioni per accantonamenti, disponibili per interventi futuri. Rimane invece pesante la cifra di 286 milioni per i contratti di servizio con le aziende partecipate, di cui ben 172 riguardano AMIAT e 87 circa IRIDE. Significativa invece la riduzione di 7 milioni di costo del personale e la sua probabile relazione con le esternalizzazioni, a fronte di un numero complessivo di dipendenti comunali - considerando anche le aziende partecipate – pari a 24-25 mila unità. La questione relativa al numero dei dipendenti comunali richiederà un'attenta valutazione, alla luce degli standard imposti dal Patto di stabilità. Sono previsti investimenti per 401 milioni, che serviranno soprattutto per i completamenti della Metropolitana 1 e del Passante ferroviario. Considerata la valenza nazionale di queste due opere, appare assurda la pretesa di contabilizzare i fondi necessari per i lavori come spesa locale, quindi soggetta al Patto di stabilità. L'impiego di entrate straordinarie, in particolare gli oneri di urbanizzazione in conto capitale, è diminuito di 5,5 milioni di euro: un risultato indubbiamente importante e da perseguire anche nei prossimi anni. Le entrate straordinarie derivanti dalle alienazioni patrimoniali hanno subito nel tempo un ridimensionamento, tanto da far ritenere che questa forma di raccolta finanziaria sia in fase di esaurimento: dai 140 milioni del Fondo immobiliare di tre o quattro anni fa, siamo passati ai 75 milioni delle cartolarizzazioni, per arrivare ai 20 milioni di oggi. Rimangono consistenti le entrate da oneri di urbanizzazione per le concessioni edilizie, che vanno monitorate attentamente per garantire un corretto rapporto tra quantità di risorse finanziarie percepite e qualità di sviluppo urbanistico perseguibile. Il debito (ne abbiamo parlato l'altra settimana) è certamente gestito saggiamente, tuttavia auspico una sua riduzione, con entrate straordinarie e non mutuate, per evitare che Torino risulti il Comune più indebitato d'Italia. Anche perché questo primato alimenta attacchi ingenerosi da parte delle altre città (che non versano sicuramente in condizioni migliori) e crea l'immagine di una gestione politico- amministrativa avventurosa, quando invece la realtà è esattamente opposta. Il pareggio del Bilancio è avvenuto attraverso le cosiddette "limature" (i tagli che qualcuno definisce lineari o orizzontali), mentre sarebbe opportuno effettuare scelte permanenti attraverso un maggior coordinamento della Giunta. Altrimenti l'Assessore al Bilancio sarà sempre costretto a effettuare tagli indiscriminati alla spesa, quando invece dovrebbe svincolarsi il più possibile dalla spesa storica e introdurre altri criteri di ripartizione. Infine credo che per affrontare compiutamente il problema di impostazione e conduzione della giusta linea politica socialmente ispirata e culturalmente aperta dell'Amministrazione, debbano essere approfonditi due aspetti, che vanno definiti in maniera non equivoca per evitare delle incertezze decisionali operative. Il primo aspetto è legato alla riflessione sulla natura del welfare. Esistono delle sperequazioni nel paniere del welfare, perché non contempla alcune situazione di sofferenza sociale, ma nello stesso tempo include forme di sostegno non del tutto necessarie. Senza un'attenta analisi della reale natura del welfare, le decisioni e gli interventi saranno disagevoli. Il secondo aspetto verte sul ruolo del Comune come protagonista del mercato (il "capitalismo municipale") per superare le vecchie aziende municipalizzate, aprendosi alla competizione nella gestione di alcuni servizi pubblici. È un tema articolato, non immediatamente schematizzabile nel complesso rapporto tra iniziative pubbliche e inclinazioni private, tra utilità sociale e profitti imprenditoriali, che coinvolge diverse posizione (anche ideologiche) e contrasti di interessi meno nobili, con la conseguenza di qualche rischio di immobilismo. Il possibile ruolo delle local utility - anche di fronte ai dubbi sorti sull'onnipotenza del mercato dopo le ultime crisi internazionali - merita indubbiamente qualche riflessione che ci aiuti a trovare la nostra linea politica. In questo contesto di incertezze, credo che il confronto civile tra le forze politico- economiche e sociali della Città sia fondamentale per dare impulso e certezza alle linee di azione politico-amministrativa attuale e futura del Comune di Torino. Nonostante tutto possiamo essere fiduciosi: è tempo di progettare il futuro, e questo bilancio assolve egregiamente il compito di garantire le condizioni di base per poterlo fare con onestà. CERUTTI Monica (Consigliere f.f. di Presidente) La parola Consigliere Domenico Gallo. GALLO Domenico Sono convinto che la responsabilità della situazione in cui versano i Comuni italiani debba essere addebitata solo in parte alle amministrazioni locali, perché molta di questa responsabilità ricade sul Governo. In attesa del paradisiaco federalismo fiscale che risolverà tutti i mali del nostro Paese, i Comuni sono abbandonati a se stessi e devono governare le città in condizioni economiche di cassa estremamente precarie. Ci troviamo in una situazione paradossale in cui lo Stato nazionale, per fare bella figura di fronte all'Europa dimostrando la propria capacità di ridurre la spesa pubblica, scarica sui Comuni la propria inefficienza e riduce i trasferimenti in maniera consistente. Ricordo solo due dati: il Comune di Torino nel 2009 ha subito un taglio nei trasferimenti del 6% e quest'anno la sforbiciata ha raggiunto un ammontare di 35 milioni di euro. Di fronte a un taglio di fondi di questa portata, credo che le polemiche sulla cultura, su Artissima, siano un po' ridicole. Tutto questo avviene mentre aspettiamo il tanto sbandierato federalismo fiscale, le cui caratteristiche stento ancora a comprendere. Spero che i Consiglieri Carossa e Angeleri abbiano un'abilità oratoria maggiore dei loro Colleghi Cota e Calderoli, e mi spieghino cosa significa esattamente. Perché se l'esempio di federalismo fiscale che voi intendete è quello delle scuole bresciane, dove il mancato pagamento di una retta da parte dei genitori in difficoltà si ritorce sui figli piccoli lasciati a pane e acqua, credo che dovremmo preoccuparci seriamente per il futuro del nostro Paese. Inizialmente ci consegneranno i beni demaniali, grazie ai quali riusciremo forse a fare un po' di cassa, in attesa della fase paradisiaca per i Comuni. Vedremo. Nel frattempo, a causa della diminuzione dei trasferimenti statali, siamo costretti a soffrire, riducendo le iniziative sociali, culturali e gli investimenti per le opere pubbliche. In primis, l'Assessore Passoni, che ha fatto le acrobazie insieme agli uffici per pareggiare questo bilancio, evitando il dissesto delle casse comunali. Io lo ringrazio personalmente e politicamente per l'impegno profuso, che ha garantito una finanza locale ordinata, equilibrata e orientata a realizzare le priorità della Città. Torno a ripetere la sostanza del mio intervento: non si può governare un Paese scaricando le proprie responsabilità sugli enti locali. Questo Governo sta stritolando i Comuni, li sta mettendo nelle condizioni di non poter governare. (Dicevo scherzosamente al Sindaco di consegnare le chiavi a Berlusconi, per vedere come il Presidente del Consiglio risolverebbe i problemi di Torino). Il taglio di 35 milioni operato dallo Stato ha imposto al nostro Comune una manovra acrobatica per pareggiare il bilancio, e l'opposizione dovrebbe riconoscerlo; altrimenti non si comprende come mai i sindaci padani manifestano in massa contro i tagli del governo, denunciando la difficoltà a governare i loro Comuni. Questa è una contraddizione che dovete chiarire per il bene del Paese e dei Comuni. Fino a poche settimane fa avete continuato a ripeterci che l'Italia era esente da rischi, ma oggi scopriamo che i conti economici non sono in regola come dicevate e che vi accingete a varare una manovra finanziaria da 25/27 miliardi di euro. Con questi ennesimi tagli, viene da chiedersi come faranno i Comuni a pareggiare il bilancio del prossimo anno. Alla luce di questi dati di fatto, è ingiusto scaricare sui Comuni la responsabilità dell'inefficienza del Governo nazionale, che finisce per gravare sempre sui più poveri. "Non metteremo le mani nelle tasche degli italiani" ci hanno sempre detto, ma nel frattempo chiuderanno le finestre per le pensioni, con la Lega Nord (nuovo "paladino" dei poveri) che avallerà un'operazione finanziaria che porterà sostanzialmente al prolungamento dell'età pensionabile. Abbiate il coraggio di dirlo ai lavoratori. Non solo, bloccheranno gli stipendi e le pensioni non rinnovandone i contratti, e come al solito saranno solamente i lavoratori ad essere colpiti. Mi auguro che prima o poi i lavoratori italiani in un sussulto di dignità capiscano in quali mani siamo finiti. In compenso c'è una novità "importante". Il Ministro leghista Calderoli ha proposto di tagliare gli stipendi dei parlamentari, dei ministri e dei manager pubblici del 5%: mille euro su 20 mila euro di stipendio. Una barzelletta. Tornando al nostro bilancio preventivo, nonostante le difficoltà abbiamo salvaguardato lo stato sociale, che però comincia a scricchiolare. La scarsità delle risorse, infatti, sta diminuendo la nostra capacità di rispondere alla domanda di servizi sociali. Non riusciamo più a garantire i buoni taxi a tutti gli aventi diritto; l'assegno di cura agli anziani comincia a essere un problema; si allungano le liste di attesa nei luoghi di ricovero per anziani; il blocco del turn over diminuisce le assunzioni; non riusciamo più a offrire un sostegno alla locazione abitativa delle famiglie in difficoltà. Infine, la riduzione degli investimenti per realizzare le opere pubbliche. Sono dati che parlano da soli e sappiamo di chi sono le responsabilità. Io credo che se la logica devastante dei tagli non sarà fermata modificando il Patto di Stabilità, le città non potranno affrontare i problemi della manutenzione delle strade, della qualità dell'ambiente, dell'efficienza dei trasporti, della sicurezza, delle questioni sociali sempre più gravi. Io credo che tutto questo non avrà una soluzione se non ci sarà un recupero dell'evasione fiscale. Ma nel dibattito politico nazionale si discute di tutto, salvo di questo tema. Nel nostro Paese l'evasione fiscale ha raggiunto i 300 miliardi di euro e il 50% degli italiani dichiara un reddito inferiore a 15 mila euro. Questa è la fotografia dell'Italia. È facile prendere le risorse dai lavoratori dipendenti e dai pensionati, mentre si dovrebbero colpire i patrimoni, le grandi ricchezze. Io spero che una risposta in tal senso possa arrivare dalle forze popolari presenti nel Governo nazionale; quelle forze – come la Lega - che oggi sembrano aver assunto la rappresentanza dei lavoratori, sempre pronte a indignarsi nei confronti del malcostume della politica, salvo ritrovarsi coinvolte nelle medesime inchieste giudiziarie. Sarebbe auspicabile al riguardo una maggiore coerenza da parte di chi fa politica e si ritiene dalla parte del giusto, perché se si sta con i ladri si è complici dei ladri. In questo contesto, il Comune di Torino ha innalzato di 50 euro la soglie di esenzione dell'addizionale IRPEF. Ha aumentato la TARSU del 5%, ma ha confermato gli sgravi alle famiglie del 50, 30, 20% per i redditi da 13 mila fino a 24 mila euro. Ha confermato i 14 giorni di soggiorni climatici per i disabili. Io credo che abbiamo dimostrato di essere vicini ai più deboli, in una fase politica in cui la maggioranza politica che governa questo Paese fa esattamente il contrario. L'ultima proposta relativa al taglio dello stipendio parlamentare del 5% è una barzelletta. Fanno ridere queste cose. C'è bisogno d'altro: di giustizia sociale. Una parola che ormai nessuno usa più, ma che dovrebbe essere condivisa da tutti perché sancita dalla Costituzione Italiana. Invece regna l'ingiustizia sociale. Voi siete responsabili di questa situazione, quindi anziché attaccare il Comune di Torino dovreste riconoscere (al Sindaco Chiamparino e alle due Giunte che si sono succedute negli ultimi dieci anni) almeno il merito di aver prodotto un indebitamento virtuoso, realizzando delle opere pubbliche importanti come il Passante ferroviario e la metropolitana. Io capisco che nel confronto politico sia normale prendersela con l'Assessore al Bilancio per i problemi economici della Città o con il Sindaco per le questioni sulla sicurezza. Ma come si fa a non riconoscere l'oggettiva difficoltà dei Comuni, dissestati dai tagli alla spesa pubblica disposti dal Governo e impossibilitati a finanziarsi con entrate fiscali? Signor Sindaco, consegni le chiavi del Comune al Presidente del Consiglio. La nostra coscienza è tranquilla: quello che abbiamo potuto fare, l'abbiamo fatto. CERUTTI Monica (Consigliere f.f. di Presidente) La parola al Consigliere Silvestrini. SILVESTRINI Maria Teresa Apprezziamo il lavoro dell'Assessore Passoni, perché - a fronte di una situazione gravemente debitoria del nostro Comune e della difficoltà a rispettare i parametri del Patto di stabilità - è riuscito a rendere più solido il bilancio e a ridurre il debito. Questa operazione di rigore e di trasparenza sul piano contabile e finanziario, guidata da una piena presa di coscienza della situazione, incontra il nostro consenso. Ma l'Assessorato di Passoni è solo uno degli Assessorati che compongono la Giunta. Noi crediamo che la stretta finanziaria imposta ai Comuni, la nostra particolare situazione debitoria e la grave crisi economica generale avrebbero dovuto imporre un modo diverso di impostare la gestione delle risorse. Il bilancio del Comune di Torino è la somma dei bilanci dei diversi Assessorati, i quali non hanno avviato una confronto comune per individuare le priorità da privilegiare, ma hanno continuato a gestire le proprie risorse come se fossero delle "case" isolate che non comunicano tra di loro. Invece sarebbe stato necessario gestire le risorse in modo condiviso, razionalizzando gli interventi attraverso azioni interassessorili e interdivisionali. Un problema, questo, in un certo senso già anticipato dalla Collega Cerutti, quando sottolineava la necessaria riorganizzazione della macchina comunale per consentire di individuare le priorità di spesa della nostra Città. Per quanto riguarda le politiche urbanistiche, apprezziamo la scelta di destinare fondi per le piccole opere (come la ristrutturazione di asili e scuole), e per la grande opera di completamento della metropolitana, che, pur essendo d'interesse nazionale, dovrebbe essere finanziata dal Governo. Tuttavia è noto il nostro dissenso nei confronti di una programmazione urbanistica frammentata in circa 200 varianti, che hanno come finalità dichiarata il recupero di risorse attraverso gli oneri di urbanizzazione e la vendita del patrimonio immobiliare della Città. Non crediamo che i risultati economici di queste operazioni siano così ingenti da giustificare l'abdicazione da parte di questa Amministrazione a una visione urbanistica complessiva, che richiederebbe una valutazione dell'attuazione del Piano Regolatore di Gregotti e Cagnardi; e riteniamo che l'assenza di questa visione complessiva porti a una cementificazione sistematica della Città, che non ci trova concordi. Abbiamo forti dubbi, infatti, sul vantaggio che ai cittadini possa venire dalla moltiplicazione delle residenze in una Città in cui il mercato immobiliare è fermo, gli alloggi sfitti sono 50 mila e la popolazione non cresce. L'aumento delle abitazioni rischia di far perdere valore alle abitazioni esistenti, determinando una sorta di inflazione del mercato. La nostra Città è piena di cartelli "affittasi" e "vendesi", ma noi continuiamo a costruire. Per quanto riguarda la vendita del patrimonio immobiliare della Città, segnaliamo la presenza sul nostro territorio di alcuni edifici (come l'ex mercato generale, MOI) che rimangono vuoti per anni in attesa che l'Amministrazione concluda affari vantaggiosi, che non ci sono. Nel frattempo questi luoghi si degradano e vengono perse delle occasioni per destinarli a un uso pubblico. Un altro esempio è la Cavallerizza, dove il processo di privatizzazione evidenzia l'assenza di un progetto urbanistico significativo per la nostra Città, e l'ultima delibera all'ordine del giorno ne è una prova. Alla fine sarà la società di cartolarizzazioni a determinare il destino di un luogo rilevante per la nostra Città e di grande significato storico urbanistico. Anche le politiche di autorizzazione alla creazione di grandi centri commerciali nelle aree in trasformazione ci appaiono finalizzate a ottenere profitti immediati, mortificando così il sistema commerciale metropolitano (come ha segnalato anche la Provincia), ma soprattutto il commercio di prossimità e il piccolo artigianato. La nostra è una Città dove ci sono sempre più serrande abbassate, e questo noi lo troviamo preoccupante. È necessaria invece una nuova politica di edilizia popolare, coordinata alla programmazione urbanistica generale al fine di individuare le aree idonee dal punto di vista dell'ubicazione e dei servizi. Questo l'abbiamo già evidenziato nella mozione di accompagnamento al bilancio dello scorso anno, che è stata approvata ma mai applicata; non siamo neppure riusciti a convocare una Commissione specifica sulla programmazione dell'edilizia popolare nell'ambito della programmazione urbanistica generale, sempre promessa e mai riunita. Interventi come Locare o l'housing sociale sono utili e li condividiamo, ma sono insufficienti in una situazione di estremo bisogno come quella che viene segnalata dai servizi sociali, verso cui si indirizza la maggior parte delle richieste, che riguarda casa e lavoro. Nel corso di questa amministrazione, sono state assegnate le case popolari costruite durante le Olimpiadi presso l'ex MOI e in Spina 3, ma non è stata fatta alcuna programmazione di nuove residenze di edilizia popolare, nonostante i continui stimoli del Presidente ATC e il programma regionale per la costruzione di 10.000 alloggi entro il 2012, che è rimasto sulla carta. Si è persino arrivati a monetizzare le residenze di Edilizia residenziale sociale con poche centinaia di migliaia di euro, che alcuni costruttori (come l'Immobiliare Ibisco) erano tenuti a fornire alla Città, episodio su cui avevamo presentato un'interpellanza. Questo discorso si connette con le politiche di welfare, che non hanno attuato alcun programma di prevenzione e contrasto della vulnerabilità sociale. Una nostra mozione chiedeva di attivare un progetto interassessorile tra i servizi sociali, l'Assessorato alla Casa e quello al Lavoro, per definire azioni di sostegno alle famiglie che, perdendo il lavoro o parte del reddito a causa della cassa integrazione, corrono il rischio di perdere la casa perché non riescono più a pagare l'affitto o le rate del mutuo. Anche questa mozione era stata approvata, ma un progetto di prevenzione della vulnerabilità sociale non è stato realizzato. L'Assessorato ai Servizi Sociali è di fatto un Assessorato assistenziale, non esprime una visione complessiva del welfare e non lavora sui cambiamenti concreti della Città; si limita a erogare prestazioni standardizzate con requisiti e iter burocratici sempre più gravosi per i cittadini. E siccome non ci sono diritti esigibili, perché i diritti sociali dei cittadini sono tutelati solo fino a quando ci sono le risorse, spesso questi servizi non vengono erogati oppure vengono delegati alle istituzioni di beneficenza. La situazione di sofferenza dei servizi sociali è nota, non ho bisogno di richiamarla; ma quello che forse non è chiaro a coloro che non si occupano direttamente di questo settore, è che la situazione è drammatica e rischia di esplodere con delle conseguenze imprevedibili. Il Piano regolatore sociale, che sarebbe stata l'occasione per trasformare l'assistenza in un progetto di welfare urbano, è rimasto anch'esso sulla carta, nonostante fosse uno degli elementi qualificanti del Piano strategico per la Città di Torino elaborato tra il 2005 e il 2006, poi inserito nelle linee programmatiche del Sindaco per l'Amministrazione. Per quanto riguarda il lavoro, già negli anni scorsi abbiamo segnalato la necessità di incrementare le risorse e dedicare maggiore attenzione ai cantieri di lavoro, che rappresentano per molti cittadine e cittadini un indispensabile sostegno per affrontare situazioni di disagio. Sappiamo che ci potrebbero essere risorse nell'assestamento di bilancio e chiediamo che vengano destinate a questo scopo. Connesso al discorso sul welfare di una Città che soffre in misura crescente fenomeni di povertà e di frammentazione sociale, è quello delle politiche culturali che privilegiano alcuni grandi eventi e progetti di carattere turistico commerciale, ma non si pongono il problema di rinvigorire il tessuto culturale urbano nel suo complesso. Un piccolo esempio è la fatica degli ecomusei urbani che sono privi di risorse e affidati quasi esclusivamente al volontariato. Certamente noi condividiamo il sostegno al Teatro Regio, luogo di eccellenza; vorremmo però che la programmazione del Regio fosse distribuita su tutta la Città come ai tempi di Balmas (sicuramente i lavoratori del Regio apprezzerebbero). Siamo preoccupati, infatti, dei fenomeni di segregazione culturale che avvertiamo nelle aree periferiche, che esprimono il loro disagio da abbandono attraverso azioni e atteggiamenti ostili alle novità, percepite come pericoli per il territorio; si pensi ai comitati costituiti per opporsi ai progetti di housing sociale e alle residenze sanitarie per gli anziani. In molti ambiti - come il welfare, l'integrazione, le politiche giovanili, le pari opportunità, le politiche culturali e territoriali - troppo spesso la carenza di risorse determina una rinuncia alla politica. Non avendo risorse, si rinuncia a elaborare una direzione d'intervento che dia corpo ai diritti di cittadinanza per tutti e per tutte, e si realizzano invece dei progetti o degli eventi estemporanei che non rafforzano il tessuto cittadino radicandosi in esso. Secondo noi, questi progetti occasionali dovrebbero essere sostituiti da politiche di lungo respiro. Un'altra questione è il nostro dissenso nei confronti della privatizzazione dei servizi pubblici locali (l'energia, i rifiuti, i trasporti e l'acqua). Forse è ora di ripensare il modello della società per azioni e di riconsiderare, come affermano anche alcuni movimenti, la possibilità di tornare all'azienda speciale, che consente di disporre degli utili che potrebbero essere reinvestiti in strutture, ricerca e riduzione delle tariffe o, in situazione di difficoltà di Bilancio, di reindirizzare le risorse a sostegno del welfare. Noi non abbiamo presentato emendamenti ostruzionistici a questo bilancio, perché non ci pareva opportuno; né emendamenti o mozioni propositive, che abbiamo presentato invano negli anni passati, invano perché approvati ma non applicati. Non di meno abbiamo una proposta che vorremmo fosse almeno ascoltata, e cioè che i circa 39 milioni di euro di avanzo di bilancio siano messi a disposizione di politiche per il welfare che affrontino le difficoltà dei cittadini e delle cittadine sul versante casa e lavoro, secondo le indicazioni progettuali che abbiamo già discusso in passato, attraverso un lavoro interdivisionale e interassessorile, in modo da dare risposte concrete alla crisi economica e alla povertà crescente, realizzando così uno dei compiti primari affidati ai Comuni: i servizi alla persona. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Lonero. LONERO Giuseppe Il mio intervento verterà unicamente sul merito del bilancio preventivo e non mi lascerò prendere la mano in una reprimenda nei confronti del Governo, come ha fatto il Collega Gallo. Sono preoccupato del fatto che l'Assessore Passoni possa esaurire la fantasia nel trovare soluzioni per mantenere in piedi il bilancio della Città di Torino e per finanziare la spesa. Quest'anno è stata ipotizzata l'accensione di nuovi prestiti per 382 milioni, con una restituzione di quote capitale e di anticipo di cassa di 259 milioni. L'operazione quindi creerebbe un disavanzo di circa 130 milioni che aumenterà ulteriormente l'indebitamento della Città (uno dei più alti d'Italia), lasciando in eredità ai cittadini torinesi una situazione che mi lascia molto perplesso. Un secondo aspetto che mi preoccupa è l'ipotesi della riduzione di 18 milioni di euro dei proventi derivanti dalle dismissioni patrimoniali. Questo può significare due cose: innanzitutto (contrariamente alle affermazioni del Consigliere Silvestrini), nel 2009 si è costruito meno e si costruirà meno nel 2010; in secondo luogo, ormai non abbiamo più nulla da vendere perché è stato dato fondo alla dotazione patrimoniale della Città. Nel 2011 per pareggiare il bilancio non vorrei che arrivassimo a mettere in vendita la Mole Antonelliana. Ho accolto con un certo stupore la proposta della Consigliera Silvestrini di mettere mano alla visione urbanistica della Città, riformulando il Piano Regolatore. Voglio ricordare che uno dei primi interventi che feci in quest'Aula chiedeva proprio questo, perché all'epoca l'impostazione del Piano Regolatore della Città di Torino era stata ampiamente modificata e vanificata da circa 100 varianti parziali. Chiedere oggi di mettere mano al Piano Regolatore mi trova assolutamente contrario per due motivi: il primo di natura economica, perché non ci sono le risorse per finanziare un nuovo ufficio del Piano Regolatore; il secondo di natura politica, vista l'annunciata volontà della nuova Giunta Regionale di mettere mano alla legge urbanistica. Quindi è assolutamente il momento sbagliato per una decisione di questo tipo; diverso invece sarebbe stato farlo cinque anni fa, come avevamo proposto. Noi abbiamo proposto alla Giunta solo quattro emendamenti tutt'altro che ostruzionistici, ma dai contenuti politici a nostro avviso rilevanti per la Città. Uno in particolare di questi a noi sembra importante per il miglioramento della qualità di vita dei cittadini torinesi. Ma ne parlerò dopo. Chiudo complimentandomi dal punto di vista tecnico per l'operato dell'Assessore Passoni, ma ovviamente non posso fare altrettanto per i contenuti politici di questo bilancio. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Tronzano. TRONZANO Andrea Le cose dette dai Colleghi sono state di buon senso a mio giudizio e hanno riassunto nella sostanza la situazione del bilancio, quindi continuare a ripetere le stesse cose non avrebbe molto senso. Capisco il vostro punto vista del primum vivere, ma per noi è bene non adattarsi solo all'esistente ma proiettarsi anche nel futuro. Volevo dare tre suggerimenti molto modesti all'Assessore Passoni, perché il nostro obiettivo per il 2011 è il rispetto del Patto di stabilità da parte della Città di Torino, e a far fronte agli impegni presi in passato. Al riguardo abbiamo presentato una serie di emendamenti e di mozioni (che illustreremo successivamente), che a nostro giudizio vanno nella direzione del bilancio a budget zero annunciato dall'Assessore. Innanzitutto abbiamo visto che l'assistenza è oggettivamente uno dei problemi principali della Città. Dal 2006 al 2009 si è passati da 11.000 a 14.500 nuove richieste d'aiuto. Tra queste, quella che più mi preme sottolineare è il sostegno al reddito, perché credo che fra tutte sia la più importante, la più evidente, la più immediatamente tangibile dai cittadini, e ci consentirebbe anche di porre fine a alla polemica contro i costi della politica. La politica in questo momento, infatti, è sotto attacco (a mio giudizio ingiustamente), soprattutto dal punto di vista locale, perché non è in grado di dare risposte ai cittadini. Io non condivido la proposta di ridurre del 5% lo stipendio dei parlamentari, perché in questo modo non si fa altro che danneggiare la democrazia, indebolendola sempre di più nei confronti dei poteri forti. Nessun italiano si è mai lamentato dello stipendio di De Gasperi o di un parlamentare degli anni '80, perché probabilmente la politica rispondeva alle necessità dei cittadini. Assessore, per ritornare a una politica forte che salvaguardi la democrazia, dobbiamo dare delle risposte vere ai bisogno della gente. Nel 2009 abbiamo speso 28 milioni di euro per il sostegno al reddito a fronte di circa 6.300/6.500 assistiti. Questo significa che noi abbiamo speso circa 350 euro mensili a persona. Come può una persona continuare a vivere con 350 euro al mese? Una delle mozioni che presenteremo successivamente cercherà di essere una risposta concreta a questo problema. Chiederemo all'Assessore Passoni se sia possibile ipotizzare un'agenzia pubblica dell'assistenza sociale, perché in questo settore ci sono mille rivoli di spesa e mille situazioni diverse una dall'altra che portano a un'inefficienza mostruosa, con la facoltà (lo ripeto per il secondo anno consecutivo) di vita o di morte degli assistenti sociali nei confronti degli assistiti, e mi assumo la responsabilità di quello che dico, Assessore; perché, mi creda, in questo settore la situazione è drammatica: ci sono casi di assistenza ingiustificata a fronte di situazioni di assoluto bisogno. L'altro aspetto cui noi teniamo moltissimo è la revisione dei contratti di servizio, degli appalti e dei mutui, che farebbero risparmiare 100-150 milioni di euro. Per le mense scolastiche, ad esempio, spenderemo 116 milioni di euro nel triennio 2009/2011, con uno sconto medio dello 0,9% da parte di coloro che partecipano al bando. Assessore, lo 0,9% significa che noi siamo in balia delle mense scolastiche. Vogliamo avere il coraggio di rompere questa situazione? Noi abbiamo, inoltre, un indice di copertura dell'85,8% del costo delle mense: il cittadino quindi paga l'85% del costo della mensa. Se riuscissimo a rivedere questo sconto, portandolo dallo 0,9 al 5%, potremmo risparmiare 10, 20, 30 milioni di euro. Assessore, queste aziende straguadagnano grazie agli attuali appalti. Un'altra delle nostre mozioni riguarda lo sconto del 50% sulle affissioni riconosciuto alle associazioni culturali patrocinate dal Comune. Alcune sono associazioni senza fini di lucro, mentre altre fanno pagare il biglietto d'ingresso. Ma come è possibile che gli spettacoli culturali a pagamento, patrocinati dal Comune, fruiscano anche di questo sconto? Non è più accettabile. Modifichiamo quindi il relativo regolamento, e avremo altri 20, 30, 100.000, 200.000 euro recuperati ogni anno. Assessore, esempi di questo tipo ne abbiamo centinaia. Con una revisione complessiva (di cui chiediamo una relazione trimestrale dell'Assessore, in Consiglio o in Commissione) pensiamo di poter recuperare fino a 100/150 milioni di euro. L'ultima proposta riguarda il leasing in costruendo. Io non capisco perché questa Città non utilizzi uno strumento di spesa in deroga al Patto di stabilità, previsto dalla Finanziaria Prodi del 2007. Questo è un obiettivo che noi porteremo avanti, in coerenza con l'impegno da noi responsabilmente manifestato per la Città: abbiamo, infatti, lanciato il dibattito sugli asili nido, sulla manutenzione delle strade, sulla TARSU, sulla Polizia Municipale. Pensiamo che il leasing in costruendo sia un tema su cui la Città debba riflettere attentamente, perché ci consentirebbe di realizzare la metropolitana di Torino in deroga al Patto di stabilità. Non riesco a capire il silenzio della Città su questo argomento. Mi auguro che gli organi di informazione diano il giusto risalto a questa proposta avanzata dall'opposizione, che ritengo oggettivamente rivoluzionaria nell'attuale situazione economica. Potrebbe consentire, infatti, la realizzazione della linea 2 della metropolitana e la riqualificazione di una parte molto più consistente di Barriera di Milano. Su questo aspetto, Assessore, non vogliamo essere emarginati, ma protagonisti. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Grimaldi. GRIMALDI Marco Pochi minuti, visto che il mio Capogruppo ha già dato ovviamente il nostro parere favorevole a questo bilancio. Un consiglio al Sindaco: non consegni le chiavi della Città, non vorrei che la Bertolaso SpA si prendesse pezzi del nostro Bilancio. Al massimo può chiedere al Consiglio dei Ministri se c'è qualche imprenditore che ha voglia di pagarci qualche mutuo, magari senza dircelo, così il prossimo anno facciamo un bel regalo alla Città, riducendo una parte del nostro debito. Io credo che in qualche modo il federalismo dei vassalli e delle eccezioni sia attinente in questa discussione, e credo che il Consigliere Gallo sia in errore quando parla di Milano e Roma, perché anche loro presentano una situazione simile alla nostra, nonostante i favoritismi ricevuti. Torino ha dimostrato in questi anni di sapere investire, non solo indebitarsi; mentre il Governo ha investito solo 37 milioni di euro per Italia 150 (tra l'altro, come si chiama il funzionario dello Stato che si è occupato della pratica? Balducci, mi pare). Questo è l'investimento per Italia 150. La pratica inoltre credo che risalga a due anni fa, quindi in questi due anni non è arrivato niente. Stiamo parlando del 150° anniversario dell'Unità di Italia e non è arrivato niente in questo territorio. Io spero che i nostri Parlamentari inizino a bussare alla porta del federalismo, per ora ingiusto; per il momento ci sono solo particolarismi: qualcuno inizia a chiedere le accise per il petrolio, qualcun altro le chiederà per il carbone. Insomma un federalismo delle disuguaglianze, in cui ognuno chiederà l'eccezione per il proprio modello. Le critiche a questa Giunta e all'Assessore Passoni sono ingiuste, perché già prima dell'inizio della crisi economica ci siamo accorti di vivere al di sopra delle nostre possibilità e abbiamo iniziato, prima di altri Comuni, a ridurre gli investimenti. Forse dovevamo tagliare di più, ma lo abbiamo fatto più di tanti altri Enti locali. Questo però non vuol dire che ci sia stato un disinvestimento. Io ringrazio gli Assessori e i tanti funzionari dello Stato che quest'anno hanno lavorato di più, nonostante il ministro Brunetta continui ad accusarli di essere dei fannulloni, anziché valorizzarne l'impegno in difesa delle nostre istituzioni. Ci sono tanti settori in questa Città, infatti, che quest'anno si sono assunti l'onere di realizzare manifestazioni ferme da tanti anni. In molti hanno deciso di iniziare a lavorare assieme, ma non tutti. Ci sono tanti Assessori che non conosco l'operato dei loro colleghi di Giunta. Credo che sia inaccettabile che un Assessore dica "Io non so come vengano spesi i soldi della legge n. 285, perché se ne occupa l'Istruzione". Questa situazione non deve più verificarsi e credo che, al riguardo, dobbiamo riconoscere il merito dell'opposizione leale di Rifondazione, perché gli stimoli a lavorare di più servono a tutti. Signor Sindaco, io non ho gradito l'atteggiamento del nostro city manager quando ha dichiarato che nei confronti delle fondazioni bancarie siamo passati dal regime del bancomat alla carità. Io credo che quando un alto funzionario dello Stato (che guadagna tanti soldi pubblici) afferma una cosa simile, faccia solo male a questa Città. È un'affermazione illegittima, perché non credo che le fondazioni bancarie sino a ieri si siano fatte calpestare e oggi hanno iniziato a comandare la Città (questo è il senso della tesi di Vaciago). Anche se devo dire che questi atteggiamenti da padroni iniziano a essere reali: quest'anno per la prima volta "Estate Ragazzi" viene gestito non dalla Città di Torino ma dalla Compagnia di San Paolo, perché a causa di ritardi abbiamo optato per l'affidamento diretto in luogo della gara pubblica. Ovviamente con i loro soldi sono liberi di fare le loro scelte; però attenzione, stanno iniziando a controllare un "brand" che si chiama Città di Torino, perché "Estate Ragazzi" esprime la passione civile del nostro territorio, che ha caratterizzato un parte importante della storia politica di Torino. Probabilmente la nostra Amministrazione ha commesso qualche errore di gestione, ma voglio sottolineare ad esempio l'atteggiamento del presidente della Compagnia di San Paolo, Benessia, che quando era presidente di una piccola fondazione che gestiva il festival MITO ci chiedeva di investire di più, mentre quando è stato nominato presidente della Compagnia di San Paolo ci ha tolto 500.000 euro il primo anno. Sì, forse qualche errore l'avremo fatto, ma vi ricordo che tutti quelli che sono stati dentro le fondazioni si sono salvati, peccato che alcune fondazioni bancarie hanno gestito il sistema pubblico. Il Museo del Cinema, ad esempio, non si è limitato a ricevere fondi pubblici, ma ha iniziato a dirigere gli altri festival, lasciando l'autonomia ad altri sistemi. Ci sono altre istituzioni invece che non lo hanno fatto. Credo che sia giusto dire che avremmo fatto bene a lasciare alcune spese in investimenti, perché, per esempio, in questo modo abbiamo salvato i Musei civici di questa città. Ricordiamoci, però, di tutto quello che è rimasto fuori: lo sport di base e le politiche giovanili e culturali dei territori. Credo che su questo dovremmo porre maggiore attenzione. È vero che non abbiamo più soldi, ma unicamente spazi, però è inaccettabile che quegli spazi, per l'80%, siano spesso chiusi e, per il rimanente 20%, vengano utilizzati in forma privatistica, per cui per affittare un campo da tennis viene richiesta una tessera di 1.200 Euro. L'altro giorno, sono andato in un piccolo campo di barriera, gestito dalla Città di Torino, e, grazie ad una convenzione, ho affittato un campo da tennis spendendo 7 Euro. Nel periodo estivo, visto che non conviene, per usufruire di circa la metà dei campi convenzionati viene chiesta una tessera di 1.200 Euro, nonostante si tratti di spazi pubblici. Ritengo che, nei periodi di "vacche magre", dobbiamo ripensare agli spazi per l'istruzione, la cultura e lo sport e, di conseguenza, credo che sia necessario prevedere per quei settori maggiori stanziamenti nella spesa corrente e lavorare - mi rivolgo a tutta la Giunta - di più. Infatti, in un momento in cui ci sono meno soldi, bisogna lavorare maggiormente, fare in modo che i soggetti collaborino, prevedendo dei progetti organici nei territori, perché anticipando oggi dei soldi non li dovremo spendere dopodomani e, in questo modo, forse l'agio potrà battere il disagio. I precari di oggi chiedono anche questo per i loro figli, visti i servizi che la scuola non può più assicurare (mi riferisco al doposcuola o ad attività come "Estati ragazzi", che, purtroppo, non possiamo finanziare a causa della mancanza di fondi), e, di conseguenza, lo sport di base inizia a costare di più, così come, ad esempio, la cultura. Una Città come la nostra ha tutti gli strumenti per reinventarsi una nuova stagione, attraverso un lavoro diverso e probabilmente più concreto nel territorio rispetto a quello che abbiamo visto fino ad ora; dovremo lasciare le Circoscrizioni meno sole e far sì che gli Assessori si impegnino maggiormente in questi progetti integrati. Sono necessarie più ludoteche, oratori e centri di incontro e solo la solidarietà può fare in modo che la nostra Città superi questo triste momento; a mio parere, riusciremo a superarlo anche senza l'ausilio di quelle fondazioni bancarie che, due anni fa, hanno promesso di stanziare più soldi per il sociale e che, oggi, non ne danno né per il sociale, né per la cultura di base. Ritengo che, rispetto a quel progetto strategico che abbiamo condiviso in quest'Aula, ci sia sicuramente qualcosa da riscrivere, ma lo potremo fare solo con l'aiuto di tutti, a cominciare dai cittadini. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Carossa. CAROSSA Mario Devo ammettere che, ogni volta (ma questa più di altre), rimango esterrefatto riguardo alla discussione sul Bilancio Preventivo in Consiglio Comunale. Innanzitutto, vorrei ringraziare l'Assessore, perché, nella scorsa seduta, ci ha tenuto una lezione sui guai finanziari della Grecia, mentre, oggi, ha parlato di Chicago ed è andato ben oltre. Almeno quattordici minuti della sua relazione non riguardavano Torino, ma la descrizione di tutti i problemi finanziari del mondo intero; meno male che il prossimo anno scade la tornata amministrativa, perché, altrimenti, ci saremmo ulteriormente allargati per arrivare chissà fino a dove. Un'altra considerazione che vorrei sottoporvi - poi magari farò, molto brevemente, alcune domande specifiche all'Assessore - è che, una volta di più, alcuni vecchi detti si rivelano sempre più veri; ad esempio: "Quando nella foresta il leone diventa vecchio, anche i conigli ruggiscono" e, in quest'Aula, i conigli ruggiscono. Mi sembra che la critica ad Assessori, Sindaco e quant'altro sia diventata, soprattutto fuori da quest'Aula, lo sport cittadino, ma, oggi, ho sentito alcune critiche anche in Aula. Imparo sempre molto da questi interventi nei quali si criticano personaggi che, fino a sei mesi fa, esclusivamente io, rappresentante della Lega Nord, avevo il coraggio di criticare (ad esempio, il City Manager), mentre, adesso, vedo che altre persone si stanno allineando, magari si tratta di persone che sono in cerca di casa, ma lo accettiamo ugualmente, bisogna essere ecumenici e dare sempre la casa a tutti, anche in momenti di difficoltà come questi. Vorrei sottolineare molto brevemente che il Governo, che voi - per primo l'Assessore - criticate tanto, finora è riuscito ad evitare di mettere le mani nelle tasche degli italiani, mentre voi lo avete fatto, visto che vi è stato un incremento del 5% nelle entrate tributarie del Comune di Torino; quindi, siamo ben oltre qualsiasi tasso di inflazione. Il 5% significa 3,5 punti in più rispetto al preventivato aumento del tasso di inflazione dell'1,5%; di conseguenza, quello che non ha fatto questo Governo, lo fa invece il Comune di Torino. Inoltre, vi lamentate sempre tutti del Governo - è molto diffuso questo sport nazionale -, dimenticando tutti i soldi sprecati da questo Comune negli anni scorsi. Non faccio distinzioni, perché la linea politica è stata la stessa sia per l'Assessore Peveraro che per l'Assessore Passoni; infatti, non si tratta solo di una questione di iniziali del cognome, ma di prosecuzione della linea politica. Prima dell'Assessore Passoni, non ha ricoperto, per sei o sette anni, il ruolo di Assessore al Bilancio del Comune di Torino Mario Carossa della Lega Nord, ma un componente del PD. I problemi di questa Città sono iniziati quando nessuno di voi ha pensato che, forse, sarebbero finiti i tempi delle "vacche grasse" e sarebbe arrivato il tempo delle "vacche magre". Non ci avete mai pensato e non lo avete mai denunciato! Tanto meno avete pensato di ridurre le spese, soprattutto in tempi di lavori olimpici, quando qualsiasi opera costava almeno cinque volte rispetto al normale; oltretutto, stiamo parlando di Torino, non di Roma o Catania o altre città! Rilevo che le critiche a questo Patto di Stabilità derivano dal fatto che un'intera parte della Nazione (magari, con un accento ben particolare, che, spesso, sento anche in quest'Aula) ha buttato via i soldi per venti o trent'anni e, se non fosse stato per il Patto, avrebbe continuato a farlo! Questo, però, ci dimentichiamo di dirlo! Posso riconoscere che, magari, siamo anche più virtuosi di altri Comuni, però ciò non è dovuto ad una questione di Partito, ma al rispetto sabaudo per i soldi. Vorrei porre alcune domande all'Assessore. Mi chiedo se sia vero che si prevede che l'indebitamento del Comune di Torino aumenti di circa 123 milioni di Euro in un anno e che, quindi, quello che si era attestato a 3,2 miliardi di Euro arriverà, alla fine del 2010, oltre i 3,32 miliardi di Euro. Vorrei che venisse fatta questa precisazione, perché è vero che non sono tanti 123 milioni di Euro in più di debito, ma si tratta sempre di soldi e, quindi, hanno la loro importanza. Vorrei sapere se è vero che, come è stato detto prima, aumenterà ulteriormente il debito di ogni cittadino torinese; infatti, sommando il debito normale (so che non è un termine corretto dal punto di vista del Bilancio) al debito verso le società controllate o collegate, arriverà a circa 5.260 Euro per ogni cittadino torinese. Mi chiedo per quale ragione la TARSU, che dovrebbe aumentare del 4,83%, invece subirà un incremento del 12,64%. Infatti, si prevede che la TARSU passi da 156,3 milioni di Euro a circa 176 milioni di Euro, con un incremento del 12%. Vorrei anche capire come viene gestita la morosità dei contribuenti da parte del Comune di Torino (ovviamente, se ha intenzione di gestirla), perché, nei mesi scorsi, ho sentito parlare di una notevole capacità della SORIS, la nostra società di riscossione, di ottenere dei successi e, addirittura, si è parlato di concederle dei premi di incentivazione, ma, poi, dal Rendiconto risulta che, mentre nel 2008 la morosità era stata del 23%, nel 2009 ha superato il 26%. A fronte di 112 milioni di Euro, vi è sicuramente un aumento di entrate non percepite dal Comune di Torino. Senza continuare ad esaminare le cifre, vorrei, però, capire un'ultima cosa, proprio per vedere se, effettivamente, questo Bilancio, in alcuni punti, sia un po' "gonfiato". Nelle entrate extratributarie, alla voce "Recupero rimborsi da enti diversi da privati", vengono registrati 64,7 milioni di Euro, contro i 27,6 milioni di Euro registrati nel Consuntivo del 2009, quindi si tratta di un aumento di oltre 37 milioni di Euro e vorrei che l'Assessore mi spiegasse nello specifico da dove deriva questo incremento. Inoltre, la vostra relazione prevede che i trasferimenti statali (di cui tanto vi lamentate) passino da 2,6 milioni di Euro a 14,2 milioni di Euro e che i trasferimenti regionali passino da 19,2 milioni di Euro a 48,6 milioni di Euro, per cui vorrei sapere, nel dettaglio, da che cosa derivano queste cifre. Durante la discussione avvenuta nella scorsa seduta, lei, con la sua ineffabile capacità dialettica, ha detto che, forse, sarebbe ora di creare una generazione di cittadini che comprendano la complessità del Terzo Millennio; ritengo che sarebbe più utile aiutare noi, poveri Consiglieri Comunali, a capire un po' meglio gli artifici di Bilancio del Comune di Torino che lei, in questi anni, sta portando avanti, degno erede dell'Assessore Peveraro. |