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CERUTTI Monica (Consigliere f.f. di Presidente) Passiamo all'esame della seguente proposta di deliberazione n. mecc 201001519/024, presentata dalla Giunta Comunale in data…, avente per oggetto: "Rendiconto del Comune per l'esercizio 2009. Approvazione" CERUTTI Monica (Consigliere f.f. di Presidente) Così come stabilito in sede di Conferenza dei Capigruppo, procediamo con la relazione sul Rendiconto 2009. La relazione sul Bilancio di Previsione 2010, invece, non essendo lo stesso ancora stato liberato dalle Commissioni, avverrà lunedì prossimo. La parola all'Assessore Passoni. PASSONI Gianguido (Assessore) Cari Consiglieri, come è stato anticipato, è stata disgiunta la relazione sul Preventivo, ma naturalmente è solo rinviata alla settimana prossima. La dimostrazione dei risultati di gestione avviene mediante il Rendiconto di Gestione, che comprende il conto del Bilancio, il conto economico e il conto del patrimonio. Il conto del Bilancio dimostra i risultati finali della gestione autorizzatoria contenuta nel Bilancio annuale rispetto alle previsioni; il conto economico evidenzia i componenti positivi e negativi dell'attività dell'Ente secondo criteri di competenza economica. Comprende gli accertamenti e gli impegni del conto di Bilancio - rettificati al fine di costruire la dimensione finanziaria dei valori economici riferita alla gestione di competenza - le insussistenze e sopravvenienze derivanti dalla gestione dei residui e gli elementi economici non rilevati nel conto del Bilancio; il conto del patrimonio rileva i risultati di gestione patrimoniale e riassume la consistenza del patrimonio al termine dell'esercizio, evidenziando le variazioni intervenute nel corso dello stesso, rispetto alla consistenza iniziale. Il Rendiconto è il momento in cui si valutano i risultati di un anno, in cui si determinano i confronti tra previsioni fatte e il reale andamento della gestione. Se, da una parte, è sempre più vero che risultati e conseguenti analisi sono connessi anche strettamente alla finanza pubblica italiana e al contesto europeo, è d'altra parte anche vero che i Comuni italiani navigano in mare aperto, sempre con meno riferimenti e spesso con mappe non precise e continuamente corrette da un legislatore sovente impreciso. L'avanzo di Amministrazione 2009 ammonta ad Euro 38.708.144,16, di cui 3.826.831 vincolati. L'avanzo è composto da un avanzo economico di 10 milioni di Euro e complessivamente l'avanzo di competenza è positivo per 14 milioni. Nel complesso sono aumentate le entrate tributarie dovute principalmente all'aumento del gettito relativo alla compartecipazione IRE, alla TARSU e all'addizionale comunale IRE; di queste solo l'incremento della TARSU è dovuto ad una dinamica di crescita delle aliquote, mentre per le altre si è registrata una maggiore base imponibile a parità di aliquote. Il maggior gettito derivato dalle tasse rispetto al 2008 è da imputarsi sostanzialmente all'aumento della TARSU, che ha come obiettivo di fondo il progressivo avvicinamento all'introduzione delle tariffe previste dai Decreti Ronchi e Matteoli. Da segnalarsi quest'anno l'eccezionale risultato dell'azione di recupero sull'evasione fiscale e tributaria, con +9 milioni di incremento di gettito. Il dato è notevole, ed è frutto di una politica contrassegnata dalla ricerca di maggiore equità fiscale, contribuendo a ridistribuire i benefici dell'attività stessa sulle fasce di popolazione più deboli; il dispositivo messo in campo dal Comune per ridurre il carico tributario e tariffario per tali soggetti ha permesso, grazie all'incremento delle fasce ISEE e alla loro standardizzazione, di sgravare oltre 51.000 famiglie nel corso dell'anno. Si è verificato un calo dei trasferimenti dallo Stato di quasi il 6%; ancora una volta occorre ribadire che l'attuale contesto della finanza pubblica è forse il peggiore degli ultimi trent'anni. Da una parte, non si percepisce ancora la portata dell'annunciato federalismo fiscale e, più in generale, della riforma delle autonomie; nel frattempo, e per almeno un lustro, gli enti locali sopravvivranno (forse) falcidiati su due fronti: da una parte il blocco totale dell'autonomia impositiva efficace comunque fino all'avvio della riforma annunciata, che col taglio dei trasferimenti crea un vero cappio, e dall'altra il Patto di Stabilità, con le sue regole sempre più aspre, che obbliga a ridurre spesa e personale. La cosa che più pesa è la totale impossibilità di fare della programmazione, di immaginare un contesto di risorse certe e durature su cui far lavorare azioni necessarie come la riduzione del debito, la pianificazione dei nuovi investimenti necessari, eccetera. Sul fronte della spesa si rileva una diminuzione di quella corrente del 2,32%, dovuta principalmente alla contrazione delle spese di personale e per interessi passivi, mentre si registra un aumento del titolo III della spesa, ovvero per rimborso quote capitali mutui, +9%, conseguenza della stabilizzata dinamica di rimborso dei prestiti contratti, con quote capitali crescenti ed ammortamento alla francese. È una buona notizia. Sul fronte delle entrate extratributarie si rileva una diminuzione di circa 12 milioni complessivi; tale calo è dovuto principalmente alla preventivata diminuzione dei canoni per concessioni edilizie e della diminuzione delle entrate per sanzioni. Va segnalato che il nostro Comune ha rispettato nel 2009 ogni previsione in tema di Patto di Stabilità. A tale riguardo, tuttavia, è necessaria qualche considerazione in più, che peraltro ben si associa al dibattito poc'anzi svolto. Il comparto della finanza locale concorre alla realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica per il triennio 2009-2011 per un importo pari a 2.900 milioni di Euro, secondo quanto stabilito dal Decreto 112/2008, convertito, con modificazioni, nella Legge 133/2008. Il parametro su cui intervenire è rappresentato dal saldo finanziario tra entrate finali e spese finali (al netto delle riscossioni e concessioni di crediti e altre voci di minore rilievo) calcolate in termini di competenza mista, ovvero assumendo, per la parte corrente, gli accertamenti e gli impegni e, per la parte in conto capitale, gli incassi e i pagamenti. In pratica, per la Città di Torino, il saldo finanziario in termini di competenza mista (media del triennio 2003-2005) era pari a Euro -334.595.859,03. La normativa sul patto di stabilità imponeva per il 2008 una manovra in termini di riduzione del disavanzo di Euro +79.083.829,35; l'obiettivo diventava quindi pari a Euro - 255.512.029,68. Per l'esercizio 2009 l'importo della manovra richiesta dalla normativa era pari a ulteriori Euro 83.143.448,13, e l'obiettivo è stato quantificato in Euro - 172.368.581,55. E il Comune di Torino ha fatto la sua parte fino in fondo. Per l'esercizio 2010, tuttavia, la normativa richiede il quasi annullamento del disavanzo, quindi una manovra restrittiva di Euro 162.413.671,24 e il conseguente obiettivo è pari a Euro -9.954.910,31. Questo obiettivo sarà illustrato nella relazione al Bilancio Previsionale, la settimana prossima. Per l'esercizio 2011 (e qui si manifesta in tutta la sua evidenza il paradosso o, meglio, la beffa), la Città di Torino deve non soltanto annullare il disavanzo portandosi in pareggio finanziario, ma addirittura chiudere con un saldo positivo di Euro 215.689.723,42 e quindi attuare una manovra di riduzione delle spese (in termini di competenza e di cassa) e/o aumentare le entrate con una nuova manovra complessiva pari a Euro 225.644.633,73; in altre parole al nostro Comune non viene solo chiesto di fare la sua parte, ma anche quello dello Stato centrale, di cui noi concorriamo a finanziare il disavanzo proprio. In altre parole, se il disavanzo complessivo fosse diviso in due fette, una per lo Stato e una per il comparto Enti Locali, sarebbe come se, esaurita la nostra fetta, venissimo obbligati a "mangiare" anche quella dello Stato, semplicemente perché "non di suo gusto". Rilevante sul fronte patrimoniale, ma che deve essere oggetto di costante monitoraggio, è l'andamento del debito: siamo di fonte a un significativo contenimento nell'ultimo triennio, tenuto conto che nell'indebitamento entrano a far parte anche spese deliberate negli anni precedenti, ma il cui mutuo entra in ammortamento solo successivamente; è il caso degli anni 2006 e 2007. La Città di Torino può affermare di aver fatto di necessità virtù, controvertendo l'impostazione precedente basata sulla spesa storica e anzi imponendo a sé stessa il superamento delle storture possibili; il Comune di Torino, infatti, può orgogliosamente affermare che i suoi bilanci sin dal 2007 sono già nati come un primo passo verso un sistema di budget a base zero. Al contrario del sistema storico- incrementale, questo approccio prevede la programmazione delle risorse necessarie senza un condizionamento derivante dalle scelte consolidate nei precedenti bilanci e dalle spese sostenute, per favorire la responsabilizzazione di ciascun centro di costo e la rivalutazione, anno per anno, degli interventi da realizzare, della loro necessità e convenienza. In altri termini, tutto ciò si esplicita in una maggiore responsabilità che le singole Amministrazioni devono avere nel prendere le decisioni sia di spesa che di entrata. L'impostazione della manovra 2009 ha confermato l'orientamento verso una politica che consenta sia una riduzione del costo del debito, sia un contenimento dell'ammontare dello stesso. Associata a ciò, è in corso una ristrutturazione del Bilancio corrente, la cui rigidità era in aumento ed ora è in diminuzione, e per il quale occorre affrontare con serietà una ristrutturazione interna, salvaguardando e anzi migliorando efficacia della spese sociale ed efficienza dei servizi resi ai cittadini. Il tema del welfare e della ridistribuzione della ricchezza tra cittadini devono guidare le scelte dell'Amministrazione dei prossimi anni. Ma in questo penultimo consuntivo di questa legislatura, possiamo trovare i primi segni di questa nuova politica, come la nuova gestione mista degli istituti di riposo, il necessario rigore in tema di fondazione ed enti terzi, la semplificazione e il consolidamento dei conti delle partecipate del gruppo "Città di Torino". È di questi giorni la preoccupazione generale per lo stato dei conti in area Euro; la situazione greca riempie le pagine dei giornali, ma c'è tanta confusione nell'informazione, e la trasparenza delle informazioni è offuscata anche dal grado di capacità di apprendimento di chi legge: sarebbe necessaria una seria riflessione sulla necessità di una vera democrazia economica e sulla necessità di formare nuove generazioni di cittadini in possesso di strumenti di comprensione adeguati alle complessità del terzo millennio. La crisi di fiducia sulle capacità di tenuta di alcuni paesi dell'area Euro, ed in particolare il rapporto deficit/PIL genera grandi instabilità. Tra i paesi più esposti ci sono Grecia, Portogallo, Spagna, Irlanda e Italia. In casi come quello attuale, è altamente improbabile che si muovano i tassi di interesse; infatti il costo del denaro viene aumentato per rallentare crescite dell'economia che possono generare inflazione, mentre oggi succede esattamente il contrario. Questo dato dovrebbe contenere gli effetti negativi sul sistema degli enti locali, ma certamente dovrebbe riproporre al centro della discussione il Patto di Stabilità e soprattutto, fuori dal dato tecnico, aprire una vera discussione democratica su chi (quali classi sociali, quali settori produttivi, quali fonti di capitale) e in che proporzioni si deve fare carico di tutto ciò. Non può essere la spesa pubblica sociale, né dello Stato, né dell'Ente locale, a fare da capro espiatorio delle speculazioni impunite di un sistema finanziario globale che si autogoverna. Di grande importanza è cogliere la tendenza del quadro economico nazionale locale; secondo le ultime stime diffuse dall'ISTAT, il PIL italiano nel 2009 è calato del 5,1%, evidenziando una decisa decrescita rispetto all'anno precedente. Nello stesso periodo il PIL degli USA è stato del +1,4%, della Francia +0,6%, del Regno Unito +0,3% positivo, della Germania stazionario e della Spagna -3,1%. Nel nostro Paese il calo del prodotto interno lordo si è accompagnato ad un numero di occupati in calo dell'1,8% rispetto all'anno scorso. L'ISTAT ha segnalato che il numero degli occupati italiani è pari a 22.922.000, pertanto il calo degli occupanti è di 428.000 unità. L'Istituto di Statistica spiega inoltre che il numero degli italiani che perdono il posto di lavoro è maggiore rispetto a quello degli stranieri. L'incremento della disoccupazione si concentra nel Centro-Nord e, in particolare, tra i lavoratori che hanno perso la precedente occupazione. Nell'ambito di settori specifici, si può osservare quanto segue: nel quarto trimestre del 2009 l'indice trimestrale del fatturato del commercio all'ingrosso ha registrato un calo del 5,3% rispetto al trimestre dell'anno precedente. Quello del settore della manutenzione e riparazione autoveicoli ha, invece, segnato un incremento dello 0,2%. Gli indici del fatturato del trasporto marittimo e aereo hanno registrato, rispettivamente, una diminuzione del 5,8% e un incremento dell'1,3%. Infine, il fatturato del comparto dei servizi postali e attività di corriere è diminuito del 5,1% e quello dei servizi di informazione e comunicazione del 4%. La produzione industriale nel 2009 è diminuita del 17,4% rispetto al 2008. Il calo corretto per gli effetti del calendario è stato del 17,5%. Si tratta della diminuzione più forte dal '91. Il calo della produzione più consistente si è avuto sui beni intermedi (- 24,9%) e nei beni strumentali (-21,2%). Per i beni di consumo il calo della produzione è stato più contenuto (-6,9%). L'ultimo aggiornamento dell'ISTAT segnala un calo dell'11,4% nella produzione di costruzioni italiane nell'ultimo trimestre dell'anno scorso. Nel quarto trimestre l'indice destagionalizzato della produzione nel settore delle costruzioni si è ridotto dello 0,9% rispetto al trimestre precedente. A gennaio le entrate tributarie complessive dello Stato si sono stabilite a quota 28.809 milioni di Euro. La flessione è di quasi 3 milioni di Euro rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. A gennaio di quest'anno il debito pubblico è cresciuto dell'1,5% rispetto a dicembre 2009 e del 5,2% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente. Il dato fornito da Bankitalia è relativo al debito in valore assoluto. È stato un anno molto pesante per l'economia e le famiglie. E le conseguenze economiche partono dall'alto, per arrivare ai cittadini con ritardo, ma con inesorabili conseguenze. Questa è la ragione per la quale, pure in tempi difficili, la gestione del bilancio 2009 è stata e sarà, nel 2010, improntata ad affrontare, anche durante la gestione in corso d'anno, bisogni emergenti, anche con una politica di investimenti, che possono, se ben orientati, contribuire ad attutire gli effetti della pesante crisi economica sul territorio. Non può non destare preoccupazione, tuttavia, la crisi occupazionale del settore industriale produttivo, che avvalendosi di opportunità rese possibili da una globalizzazione non sempre ponderata, tende a delocalizzare dai distretti locali quelle produzioni che non siano inserite dentro filiere di riferimento georeferenziate nel Torinese. È una sfida, l'analisi di questi processi, in cui la volontà degli enti locali da sola non basta. Occorrono politiche nazionali ed europee in grado di compensare i processi di terziarizzazione del territorio. Dal canto suo, la Città mette a disposizione iniziative ed opportunità tese allo sviluppo in vari settori, tradizionali e non. In tal senso, occorrerà valutare attentamente il respiro e il mix di destinazione delle nuove aree oggetto di ampi interventi urbanistici, quali vere e proprie occasioni di rilancio economico indotto, e non solo di emersione di valore fondiario. È stato assunto dal Governo il provvedimento recante il nuovo ordinamento delle autonomie. In esso sono ridisegnati tanto il ruolo delle Regioni quanto i rapporti tra Comuni e Stato e Regioni medesime. Val solo la pena accennare come un nuovo ordinamento di finanza locale basata sul livello regionale potrebbe cambiare radicalmente anche i nostri bilanci, e come cioè possa, in linea di principio, configurare un modello di controllo della finanza pubblica, sia in termini di entrate tributarie, sia in termini di determinazione di limiti all'indebitamento, diversificati sul territorio nazionale. Autorevoli commentatori parlano anche di patto di stabilità diversificato per aree. Occorre fare molta attenzione alle conseguenze reali di tali scelte, al di là di quelle di breve periodo. Primi in Italia, abbiamo sentito la necessità di comprendere nel settore pubblico allargato anche le società o enti partecipati dagli enti locali. Precursori dei tempi e allettati dall'interesse che una tale analisi può dare al governo della finanza comunale, tale lavoro è stato inserito a pieno titolo nella strumentazione dell'ente, che con l'ausilio dell'Università degli Studi di Torino ha condotto uno studio congiunto per la realizzazione di un modello concreto di Bilancio consolidato comunale, che fotografi e dia indicazioni sulle scelte, comprendendo anche indicatori non inseriti, in termini canonici, nei nostri bilanci, ma indispensabili per una corretta omnicomprensiva gestione delle leve decisionali: ricorso al debito, capitalizzazione, immobilizzazioni materiali e immateriali, crediti. Un cenno merita, infine, anche il posizionamento del rating della Città. L'agenzia Standard & Poor's ha confermato il nostro Comune come "A" con prospettive negative (A = Capacità Alta di onorare il pagamento degli interessi e del capitale). È un indice di buona salute, che ci posiziona sempre nella "zona azzurra" del classamento. Le motivazioni principali risiedono nell'accumulazione di debito a medio lungo termine e nella struttura del margine corrente. L'altra agenzia internazionale, la Fitch, ci ha posizionati in "A+" con prospettive stabili. Il possibile abbassamento del rating dello Stato, tuttavia, potrebbe ora avere conseguenze negative anche per gli enti locali. I rating rilevati nel comparto pubblico italiano sconterebbero tutti inesorabilmente l'abbassamento del rating dello Stato italiano (considerato soglia massima per tutti gli enti di riferimento). La Città ha consapevolmente operato un elevato alto livello di investimento reperendo risorse proprie e a debito per l'evento olimpico, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. L'interesse nazionale e internazionale per la Città è ancora sempre alto. Ora noi godiamo i frutti, in termini di qualità della Città, ma siamo anche posti di fronte a uno scenario nuovo, condizionato dalla lunga crisi economica globale. I risultati conseguiti da singole Divisioni e Assessorati sono illustrati analiticamente nelle Relazioni allegate; esse sono la dimostrazione che la cultura del saper fare e fare bene, se radicata, emerge anche in tempi duri; la qualità del lavoro si dimostra coi risultati, ed essa non si è diluita nel contesto di risorse scarse. Un'ultima considerazione sul Bilancio 2009. Si parla della difficoltà da parte di Comuni di applicare l'avanzo di amministrazione al Bilancio di parte corrente in presenza dei vincoli del patto di stabilità. Credo che la strada giusta, laddove possibile, sia quella di incentivare l'applicazione dell'avanzo medesimo agli investimenti: ciò consentirebbe non solo di non accrescere la spesa corrente senza una contropartita di entrata corrente consolidata, ma proficuamente consentirebbe il finanziamento di investimenti senza ricorso di capitale a debito. Lo sforzo profuso dell'Amministrazione di Torino andrà progressivamente in questa direzione. Già da quest'anno si è tentato di dare un segnale in controtendenza. Infatti il rendiconto del 2009, in conclusione, dimostra che nonostante stia trascorrendo il peggior periodo per la finanza locale italiana degli ultimi trent'anni, con una crisi economica pesante accompagnata da instabilità economiche e finanziarie mondiali, e un quadro normativo da montagne russe, la nostra Amministrazione ha significativamente ridotto il ricorso ad entrate non ripetitive per il proprio pareggio sia in termini di avanzo applicato, sia di oneri di urbanizzazioni, sia di plusvalore. Da ultimo mi sia consentito un ringraziamento non rituale agli Uffici del Bilancio, alla Commissione Consiliare per il lavoro svolto, alla Giunta e ai Revisori dei Conti per tutto il lavoro fin qui svolto. CERUTTI Monica (Consigliere f.f. di Presidente) La parola al Consigliere Cantore. CANTORE Daniele È anche inusuale che Consuntivo e Preventivo siano discussi in due momenti diversi: vorrei ricordare che, alla Conferenza dei Capigruppo, l'Assessore - e noi, come opposizione, eravamo d'accordo - aveva proposto di fare un'unica relazione, comprensiva sia del Rendiconto sia del Bilancio di previsione. Questa mattina, invece, la Commissione competente non ha liberato la seconda parte e siamo tornati alla situazione precedente, quindi oggi discutiamo il Consuntivo e la prossima settimana il Preventivo. Mi pare particolare un fatto del genere. Mi permetto di dire due parole, anche perché il professor Rattazzi, che considero un maestro in tema di bilancio (ma non vorrei che questo lo danneggiasse, mi permetto di dire), dice giustamente che noi discutiamo sempre del Preventivo (e lo dice - mi permetto - a tutto il Consiglio Comunale) e che spesso, invece (anzi, di solito), non ci impegniamo sul conto consuntivo. Personalmente, ho cercato di impegnarmi, scontrandomi con le mie poche capacità in questa materia e con il fatto che, in passato, non ci siamo mai impegnati, e mi pare che, da questo consuntivo, si possa derivare che il grado di realizzazione degli investimenti è stato nettamente inferiore rispetto a quanto vi era nel Bilancio di previsione del 2009: allora si parlava di 1.700.000.000 Euro (una cifra molto importante per gli investimenti che riguardano il 2010), mentre adesso, nel Rendiconto, leggiamo invece che la cifra si è concretizzata in 285.000.000 Euro, con uno scostamento di 1.415.000.000 Euro. È facile dire che il Bilancio di previsione era un libro dei sogni. L'Assessore e la dirigenza di questo Comune sicuramente mi diranno - e in parte è vero - che la realizzazione degli investimenti richiede tempi lunghi, che non c'è il tempo di impegnare la spesa (valutazioni che ritengo accettabili), però mi pare che il divario tra 1.700.000.000 Euro e 285.000.000 sia veramente eccessivo. Nel Bilancio 2009, poi, l'Amministrazione prevedeva di rimborsare prestiti per 253.000.000 Euro: sono stati, invece, rimborsati soltanto 103.000.000 Euro. Vorrei, dunque, chiedere conto all'Assessore di questi dati, essendoci anche un dimezzamento della previsione rispetto al Rendiconto: anche questo potrebbe rientrare nel libro dei sogni, ma anche nelle buone intenzioni (che non si realizzano) dell'Assessore. Il residuo di 38.000.000 Euro che è stato riportato dall'Assessore, risulta invece essere, grazie alla gestione dei residui, di 53.000.000 Euro, e il risultato della gestione di competenza perde 14.883.000 Euro: anche questi penso siano elementi da verificare. Soprattutto sono stupito, Assessore, conoscendo la sua competenza e la sua precisione, che lei non abbia ricordato che siamo arrivati ad un Consuntivo così vicino al Preventivo per uno specifico problema dell'Amministrazione: la cartolarizzazione. Vorrei aprire e chiudere una parentesi: in questo Comune, per fare cassa, prima ci siamo inventati il fondo di investimento, poi la cartolarizzazione, adesso si parla di nuovo di aste. Vorrei ricordare ai Colleghi, se hanno un po' di memoria storica, che, due anni fa, per poter presentare la deliberazione per il fondo di investimento, si disse che l'asta era lo strumento meno adatto per entrare sul mercato immobiliare e soprattutto per far rendere in modo equo (perché penso che l'Amministrazione Comunale debba porsi questo termine) gli immobili di proprietà dei Comuni. Ripeto: abbiamo istituito il fondo investimenti, sappiamo come è andato e come sta andando, non è bastato e abbiamo fatto la cartolarizzazione; adesso si parla, per il prossimo anno, delle aste. Siamo, quindi, tornati indietro di 360 gradi (e di questo parleremo al momento opportuno): di fatto, siamo di fronte al fallimento della gestione immobiliare da parte dell'Amministrazione. Vorrei leggere, essendo stata consegnata a tutti i Consiglieri Comunali, la relazione dei Revisori dei Conti sul conto consuntivo (e sono stupito che lei, Assessore, non ne abbia fatto cenno, che è determinante del fatto che discutiamo Consuntivo e Preventivo in tempi così vicini), laddove, in tema di cartolarizzazione, si parla di due lotti. Il primo lotto ha formato oggetto di trasferimento a titolo definitivo e il relativo corrispettivo è stato totalmente incassato; circa il secondo atto riguardante l'altro lotto, si è stipulato un preliminare di vendita, con contestuale incasso di una consistente somma a titolo di caparra (a dire che l'anno scorso l'Amministrazione Comunale ha avuto una caparra). Sotto il profilo contabile, l'intero controvalore dei due lotti dell'operazione di cartolarizzazione è stato incluso tra gli accertamenti di competenza nel rendiconto dell'anno 2009: a dire che anche la caparra è stata considerata tra gli accertamenti di competenza. Ad adiuvandum di questa scelta dell'Amministrazione, c'è un parere rilasciato dal professor Sergio Foà; il Collegio dei Revisori, però, ha rilevato margini di opinabilità anche nella valutazione del professor Foà ed esprime riserva; in via prudenziale, considerando la possibilità che la seconda cessione possa non perfezionarsi (che, quindi, alla caparra non segua il perfezionamento della cessione del secondo lotto, come detto in premessa in questa relazione), propone che una quota dell'avanzo di Amministrazione sia destinata alla totale copertura del relativo accertamento di entrata. Non mi pare che questa proposta del Collegio dei Revisori (che è inserita anche nella parte finale, perché il Collegio attesta la corrispondenza del Rendiconto ed esprime parere favorevole, proponendo di vincolare una parte dell'avanzo di Amministrazione disponibile alle finalità indicate nella relazione, e che io non sono riuscito a leggere nella relazione dell'Assessore, ma nemmeno tra le righe del Rendiconto), anzi, questo invito molto fondato (che, peraltro, seguiva al fatto che si è dovuto ritardare la presentazione del Rendiconto proprio perché non era stato definito il secondo lotto rispetto alla cartolarizzazione impostata dalla Città di Torino) a parte del Collegio dei Revisori sia stato seguito dall'Amministrazione. CERUTTI Monica (Consigliere f.f. di Presidente) La parola al Consigliere Angeleri. ANGELERI Antonello Volevo ringraziare il nostro Ministro Tremonti, che ci ha fatto la relazione sul quadro internazionale: ovviamente lo dico in senso positivo, "Tremonti di sinistra", perché poi ci sono alcune valutazioni di tipo politico da fare. Noi, infatti, stimiamo molto il Ministro Tremonti dal punto di vista professionale e crediamo molto in lui, dunque il nostro è un complimento rivolto all'Assessore Passoni, che ha tutta la nostra stima dal punto di vista professionale, pur non avendo, ovviamente, la nostra condivisione politica. Alcuni aspetti importanti sono già stati sottolineati dal Capogruppo Cantore; vorremmo, però, che, soprattutto sulle realizzazioni degli investimenti, l'Assessore Passoni fosse più preciso, visto che si sta parlando dell'85% degli oltre 1.700.00.000 Euro messi a bilancio e che non sono stati spesi. Al di là di questo, voglio soffermarmi su un altro aspetto del Rendiconto che l'Assessore non ha sottolineato con chiarezza, la parte relativa alle considerazioni e ai rilievi espressi dai Revisori dei Conti nella pagina conclusiva della loro relazione. A questo proposito, vorrei chiedere all'Assessore quanto sia costato all'Amministrazione il parere rilasciato dal professor Sergio Foà; sul fatto, poi, che questo professore abbia rilasciato un parere in ordine alla cartolarizzazione, mi pare evidente quanto già letto dal Capogruppo Cantore, ossia che il Collegio, nel suo complesso, aveva rilevato un margine di opinabilità e che, quando un Collegio dei Revisori, all'unanimità, rileva un margine di opinabilità, questo significa che il Collegio non è concorde. Questa è, ovviamente, una mia opinione, che esprimo dal punto di vista politico e non tecnico: è il tentativo modo di non mettere in difficoltà la pubblica amministrazione e di dire con estrema chiarezza che, sul parere del professor Foà, c'è una versione che può essere diversa. Poiché si parla di una cifra di tutto rispetto (non ho i dati precisi, ma mi pare che si aggiri sui 32.000.000 Euro), vorremmo che l'Assessore Passoni dedicasse più tempo a questi dati e ci spiegasse, innanzitutto, il motivo della richiesta del parere al professor Foà. Forse perché i Revisori avevano già dimostrato, all'inizio, una loro contrarietà? Oppure è stata un'iniziativa dell'Amministrazione, già consapevole che un atto del genere, essendo un compromesso e non un atto definitivo, poteva avere un'interpretazione che non sarebbe passata al vaglio dei Revisori dei Conti? Rispetto a questo, vorrei una risposta, dopodiché mi riservo di intervenire successivamente. CERUTTI Monica (Consigliere f.f. di Presidente) La parola al Consigliere Rattazzi. RATTAZZI Giulio Cesare Io credo che le valutazioni che si possono esprimere sul Bilancio Consuntivo vadano in due direzioni: la prima, verso il Bilancio Consuntivo del 2009, che evidenzia i risultati rispetto alle previsioni del 2008 con i relativi scostamenti e l'andamento delle entrate e delle spese effettive. La seconda, verso il Bilancio Preventivo del 2009, con l'accertamento del livello di corrispondenza o di scarto tra quanto era stato previsto e quanto effettivamente è successo. Il Consuntivo, quindi, non è solo un rendiconto contabile, ma rappresenta un'importante occasione di riflessione sul mantenimento o il significativo cambiamento della consistenza delle varie voci di bilancio e sull'attendibilità delle previsioni, approvate lo stesso anno con il Bilancio Preventivo, e della loro attuazione. Quest'anno, inoltre, c'è stata la presentazione congiunta dei documenti contabili predisposti dalla Giunta, con un unico fascicolo di sintesi. La coincidenza dei tempi di compilazione del Consuntivo 2009 e del Preventivo del 2010 rende più leggibile il Bilancio Preventivo, che discuteremo la settimana prossima. In merito ai commenti su questo Consuntivo, invece, forse sarà meglio inserire nel fascicolo anche la colonna del Preventivo 2009 al fine di agevolare il confronto. Sono convinto che la tendenza a sottovalutare il significato e l'approfondimento di un appuntamento importante per giudicare le vicende amministrative di un Ente, soprattutto se è un Ente pubblico elettivo, non debba essere così diffusa da non consentire qualche osservazione interessante, che riflette peraltro gli aspetti concreti del programma politico-amministrativo del Comune di Torino, che si rivela solido e coerente alle linee sociali adottate e mantenute da questa Amministrazione, tanto da rendere naturale da parte del nostro Gruppo l'approvazione del rendiconto di cui stiamo discutendo, senza sottovalutare alcuni problemi emersi. Mi riferisco ad almeno tre aspetti che, a mio parere, meritano attenzione e comprensione: il primo riguarda il livello degli investimenti con l'espressione di cifre che comportano notevoli scostamenti che tuttavia hanno un significato prevalentemente formale, perché i 694 milioni previsti nel 2009 (non i 1.700 milioni indicati da Cantore) sono diventati 285 rendicontati quest'anno e diventeranno 401 nel Preventivo 2010: uno scostamento importante, di circa 400 milioni. Di questi 694 milioni, 413 erano prestiti (di cui attivati sono stati 159 con una diminuzione del 61%, che è indubbiamente notevole). Questo, però, è un fenomeno che avviene tutti gli anni: in sostanza, le previsioni dell'Amministrazione - in assenza di entrate - rimangono a bilancio con una cifra alta che fatalmente finisce per essere ridotta a causa dei tempi di progettazione, di contrattazione dei mutui e dei cambiamenti che possono avvenire in itinere. A questo proposito, vorrei ricordare che nei 694 milioni c'erano anche i 200 milioni di competenza del Comune di Torino per finanziare la Metropolitana, pari al 40% della cifra stanziata. Ma siccome il 60% di competenza dello Stato non è arrivato, è chiaro che non si poteva impegnare il nostro 40%. Per cui, dei 694 milioni previsti a bilancio, 200 milioni spariscono e così avviene per altri finanziamenti che ho già avuto modo di chiarire. Credo sia necessario ricordare che a Milano - una città di 1.300.000 abitanti, che ha già tre linee metropolitane - si sta procedendo alla convenzione per la linea 4 e alla gara per la linea 5, perché i fondi dello Stato sono arrivati e l'Assessore al Bilancio del Comune di Milano - in una dichiarazione che io ritengo curiosa - dice: "Portare a casa i finanziamenti da Roma è una sottile battaglia psicologica. Quando ci si fa logorare e dici basta, qualcuno arriva e si prende il tuo finanziamento. Il Sindaco Moratti è una che quando attacca la preda non molla, e i buoni risultati li abbiamo ottenuti" - cioè hanno preso i soldi per fare altre due linee metropolitane - "con un lavoro di squadra tra la Moratti, Formigoni e il Sottosegretario Roberto Castelli". Ci complimentiamo con i Colleghi di Milano, però questo è certamente un modo singolare di intendere il senso dello Stato e un'equanime distribuzione dei suoi soldi, tenuto anche conto che per l'"Expo 2015" la Finanziaria ha stanziato 1.421 milioni, mentre per "Italia 150" sono stati previsti solo 37 milioni in tutto. Mi pare, quindi, che Torino potrà ottenere dallo Stato i finanziamenti necessari solo attraverso una maggiore collaborazione di squadra tra la maggioranza e l'opposizione del Consiglio Comunale. Tutto questo discorso per spiegare perché sono stati rendicontati solo 285 milioni rispetto ai 694 milioni previsti (di cui 413 milioni per mutui, altri trasferimenti e partite di giro). Il secondo aspetto riguarda l'avanzo di amministrazione, che passa dai 21 milioni del Consuntivo 2008 ai 39 milioni del 2009, rispetto ai 5 milioni del Bilancio Preventivo 2009. La spiegazione di questo salto in avanti è probabilmente legata al fatto che ben 25 dei 39 milioni provengono dalla gestione dei residui, che hanno subito - così come ha detto in Commissione, con un termine molto chiaro, l'Assessore Passoni - una "pulitura epocale" di per sé lodevole, che io ritengo anche faticosa da parte dell'apparato amministrativo ma che potrà determinare la riduzione o l'eliminazione dei residui futuri. Si è trattato di un lavoro ben indirizzato agli effetti dell'avanzo, perché la riflessione sul destino dei residui attivi e passivi ha determinato un risultato eccezionale rispetto agli anni precedenti. Quanto tempo ho? CERUTTI Monica (Consigliere f.f. di Presidente) Ci sono venti minuti a disposizione per ogni Gruppo. RATTAZZI Giulio Cesare L'interrogativo che rimane è se l'operazione possa essere ripetuta con un'ulteriore revisione dei residui, tenendo presente che 15 di questi 39 milioni di avanzo di amministrazione sono applicati nel Bilancio Preventivo del 2010 per raggiungere il pareggio tra entrate e spese correnti. Credo sia un fatto positivo aver trovato questa soluzione, definita "pulitura" dei residui. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Se mi lasciate parlare vado avanti. Il terzo aspetto riguarda il debito residuo, che all'inizio di questo quinquennio era di quasi di 3.000 milioni (2.980 se ricordo bene), l'anno scorso era di 3.107 milioni e oggi è di 3.199 milioni di Euro. Sono progressioni sostanzialmente contenute, anche se non entusiasmanti, che incidono poco sulla quota annuale per il pagamento delle rate - che rimane comunque alta - e consentono di ritenere complessivamente accettabile la linea adottata dall'Assessorato di aprire nuovi mutui, peraltro su cifre limitate, solo contestualmente all'estinzione di mutui pregressi, oltre gli altri accorgimenti che sono stati illustrati precedentemente e negli anni passati, che riguardano i BOC o la rinegoziazione dei derivati. Ma due ulteriori elementi vanno sottolineati: il primo è il contenimento e la riduzione del debito conseguiti attraverso una maggiore attenzione della destinazione di una parte delle entrate straordinarie non generate dai prestiti. Il secondo è che l'aumento del debito nel 2010 è avvenuto perché è iniziato il pagamento dei mutui contratti negli anni precedenti, come ha riferito l'Assessore nella sua Relazione. Nel complesso, per concludere, le voci più importanti riportate nel Rendiconto 2009 - come il costo del personale o dei contratti di servizio con le aziende partecipate, AMIAT in primis - rimangono entro oscillazioni equilibrate e di continuità con il Rendiconto 2008 e risultano sostanzialmente in linea con il Preventivo 2009. Cosicché il totale relativo al Bilancio economico, che era di 1.332 milioni nel Preventivo 2009, diventa di 1.323 milioni nel Consuntivo, con una riduzione di 9 milioni, componendo qualche minore spesa e qualche minore entrata con i passaggi che sono stati prima descritti. Tutto ciò nonostante la difficile congiuntura economico-sociale, che è aggravata però da precisi atteggiamenti - non dico vessatori, ma certamente pesanti - degli organi centrali dello Stato, criticati anche dai Sindaci di qualunque parte politica. La riduzione, infatti, delle risorse destinate agli enti locali imposta dal Patto di Stabilità mette a dura prova il sistema delle autonomie locali, che deve difendersi e arrangiarsi in proprio, nonostante gli annunci del radioso avvenire previsto dal Codice delle Autonomie e dal Federalismo. Con questo consuntivo, che illustra le attività svolte nel 2009, credo che Torino dimostri di saperlo fare. CERUTTI Monica (Consigliere f.f. di Presidente) Ricordo che per gli interventi ogni Gruppo ha a disposizione venti minuti, e ogni Consigliere dieci minuti al massimo. La parola al Consigliere Carossa. CAROSSA Mario Prendo atto che da oggi non abbiamo solo un maestro - l'Assessore Passoni - che ci insegna bilancio, finanza e quant'altro, ma ne abbiamo due: ne avevamo assolutamente bisogno. Spero che tutti quanti i Consiglieri di minoranza siano stati attenti alla relazione del Consigliere Rattazzi, così potremo andare a casa con le idee più chiare. Due maestri, che però mi sembrano abbastanza disattenti. Soprattutto il Consigliere, perché - nonostante dalla sua relazione emerga un Rendiconto 2009 oserei dire quasi radioso come quello del Codice delle Autonomie da lui citato - dimentica o fa finta di dimenticare alcune cose. L'Assessore Passoni, invece, quando a pagina 4 sottolinea "il necessario rigore in tema di fondazioni ed enti terzi", forse fa assegnamento sul fatto che noi dell'opposizione non sappiamo leggere, scrivere e fare di conto. Come si fa a parlare di rigore nella spesa verso le Fondazioni ed Enti terzi, quando nel corso dell'esercizio 2009 la spesa destinata a tale scopo è arrivata a 39,5 milioni di Euro, contro i circa 26 milioni del 2008, con un aumento del 53% di soldi dei cittadini torinesi dati alle Fondazioni? Cito qualche dato: Fondazione Torino Musei, si è passati da 6 milioni nel 2008 a 10,9 milioni di Euro nel 2009 (ha un bel dire il Consigliere Cantore che non riusciamo a riparare le buche delle strade, però certi altri buchi riusciamo sicuramente a sistemarli). Fondazione Museo del Cinema, da 2 a 3 milioni. Fondazione Teatro Stabile di Torino, da 5 a 7,5 milioni. Per il Comitato Italia 150 i fondi erogati sono passati da 800 mila Euro a 3 milioni. Fondazione Teatro Regio, da 3 a 7,5 milioni di Euro. Tornando ai 39,5 milioni Euro spesi per le Fondazioni, questi sono soldi che escono dalle tasche dei torinesi senza che si sappia quale sia l'impiego finale. Quindi quando leggo che c'é stato un incremento del 50% circa rispetto al 2008, io non accetto che nella relazione dell'Assessore al Bilancio di questo Comune venga sottolineato "il necessario rigore in tema di Fondazioni ed Enti terzi". Se rigore significa spendere in questo modo le risorse, allora ha ragione lei, Assessore; se invece il rigore implica una maggiore attenzione nel destinare i soldi dei torinesi, allora non sono più tanto d'accordo. Io ritengo che l'attuale maggioranza della Città dovrebbe operare delle scelte diverse, destinando le risorse esigue del Bilancio non alle Fondazioni ma al miglioramento dei servizi offerti ai cittadini, come la manutenzione delle strade, invece di aumentare la TARSU. Sicuramente verrà detto che il leghista, come al solito, danneggia la cultura. Ma dato che intuisco come sono stati usati in questi anni i soldi pubblici dalle Amministrazioni governate dalla Sinistra, mi pongo qualche interrogativo e invito i Consiglieri del PD, che pontificano sulla bontà di questo consuntivo, a esaminare tutte le cifre e non solo quelle che fanno comodo. CERUTTI Monica (Consigliere f.f. di Presidente) La parola al Consigliere Gallo Domenico. GALLO Domenico Intervengo volentieri per ricordare al Collega Carossa e agli altri Colleghi dell'opposizione che i vostri partiti sono al Governo da ben otto anni, esclusa la piccola parentesi (18 mesi) del Governo Prodi. In questi otto anni avete dissestato, massacrato gli Enti locali, falcidiando la spesa anno dopo anno. Nel 2009 (lo cita l'Assessore nella relazione) avete tagliato i trasferimenti del 6% circa. Io condivido il discorso sulle Fondazioni e farei qualunque cosa per eliminare gli sprechi, ma cosa dire dell'attuale Governo, con tutti gli scandali e il malcostume che stanno emergendo in questi giorni. Francamente ci vuole un po' di faccia tosta per scaricare le responsabilità su un Comune virtuoso come quello di Torino, perché nonostante tutte le contraddizioni e le enormi difficoltà di bilancio la nostra Amministrazione ha saputo salvaguardare l'impostazione dello stato sociale. Forse non ha dato una risposta a tutti i problemi, ma credo che abbia risolto molte situazioni di sofferenza, dagli invalidi agli assegni di cura. Cose di cui tutti noi - opposizione compresa - siamo consapevoli e che ci sono invidiate a livello nazionale. La manutenzione delle strade non si fa perché lo Stato nazionale sta abbandonando i Comuni a se stessi: occorrerebbero 30/40 milioni per sistemarle. Il Governo dia una mano agli enti locali, riducendo la spesa pubblica (che ha raggiunto un livello insostenibile) attraverso una lotta agli sprechi dei Ministeri e degl'altri Enti statali. In un momento di grave difficoltà economica, in cui il Comune di Torino subisce un taglio dei trasferimenti statali del 6%, credo che se il Bilancio Consuntivo registra un avanzo di 38 milioni di Euro, ciò dimostri la capacità di gestione del nostro Ente. Mentre il Comune di Torino nel 2009 ha recuperato 9 milioni di Euro dall'evasione fiscale, vorrei sapere cosa sta facendo il Governo nazionale su questo tema. Inoltre, mentre noi siamo stati in grado di mantenere l'impostazione dello Stato sociale - che andrebbe ulteriormente potenziato vista la crescita della domanda sociale - cosa fa il Governo rispetto a questo problema? Taglia il fondo sociale di 200 milioni. Soldi che invece dovrebbero servire per affrontare l'aumento della disoccupazione causata dalla chiusura delle fabbriche. Tutto questo si ripercuote ovviamente sui Comuni. Io penso che questa sia un'analisi obiettiva della situazione. Non voglio demonizzare tutte le vostre argomentazioni, però voi non tenete conto di alcuni aspetti importanti: il Comune di Torino quest'anno ha anticipato la cassa integrazione, ha elargito l'assegno di cura agli anziani, ha tutelato i minori, ha garantito la qualità delle scuole materne ed elementari, che sono - e non lo dico io - le migliori d'Europa. Ci sono degli aspetti che questo bilancio consuntivo mette in evidenza ma che voi fate finta di non vedere. Io capisco che nel gioco delle parti ognuno difenda il proprio orticello, però penso che in politica un po' di obiettività non guasterebbe. Come fate a criticare l'Amministrazione per il debito contratto per le Olimpiadi. È ovvio che nel momento in cui si decide di organizzare un evento di questa portata, è necessario indebitarsi per realizzare le strutture adeguate. Questo avviene in tutti i Paesi che organizzano le Olimpiadi. Quella fase è finita e mi pare che il bilancio a budget zero costruito dall'Assessore Passoni vada nella direzione di razionalizzare la spesa. Gli investimenti oggi sono mirati, non sono gli investimenti degli anni precedenti; tutte le opere costruite per le Olimpiadi, infatti, sono rimaste in piedi, mentre in altre città sono scomparse e lo spreco è stato dilagante, anche con il Governo di centrodestra. Io credo che questo Bilancio Consuntivo sia stato oggettivamente difficile, però in qualche modo abbiamo raggiunto degli obiettivi importanti. Non sappiamo cosa avverrà l'anno prossimo, ma sarà un disastro totale se il Governo continuerà con i tagli agli enti locali per risanare la spesa pubblica nazionale. Così è facile, ma è un gioco al massacro; altrimenti non si capisce come mai i Sindaci della Lombardia sono scesi in piazza: come giustificate questa contraddizione? Senza fare tanta enfasi, credo che questo sia un bilancio di difesa. Ci stiamo difendendo. La battuta delle chiavi da consegnare a Berlusconi era ovviamente una battuta, però l'anno prossimo le chiavi andranno veramente consegnate se si continua così, in attesa del paradisiaco federalismo fiscale che tutti stiamo aspettando come la panacea di tutti i mali. Io me lo auguro, ma bisogna vedere cosa sarà questo federalismo fiscale, come sarà attuato, quali saranno le Regioni che se ne avvantaggeranno: perché federalismo fiscale per qualcuno significa Regioni ricche e Regioni povere, e sarà così. La Calabria si arrangi! (Ho citato la Calabria perché sono calabrese). Questa è probabilmente la verità sul federalismo fiscale; ma è pericolosa, perché il bene fondamentale è l'unità del Paese, che qualcuno vuole mettere in discussione. Ringrazio l'Assessore e gli Uffici per l'ottimo lavoro svolto, nonostante le enormi difficoltà incontrate. CERUTTI Monica (Consigliere f.f. di Presidente) La parola al Consigliere Silvestrini. SILVESTRINI Maria Teresa Ringrazio anch'io l'Assessore, ma non intendo intervenire sul tema del Bilancio Consuntivo. Voglio invece dare una risposta al Consigliere Gallo che ha chiesto cosa fa il Governo. Ho letto recentemente un articolo, scritto dalla studiosa Silvia Giannini, in cui viene criticata la politica di bilancio del Governo perché nell'ultimo anno e mezzo questa si è svolta, in gran parte, al di fuori della sessione di bilancio e mediante lo strumento della decretazione d'urgenza. Tra novembre 2008 e marzo 2010 sono stati emanati ben sei decreti legge, che non rientrano nella normale programmazione di bilancio e spostano l'equilibrio dei poteri tra Governo e Parlamento in una direzione favorevole ovviamente al Governo. Secondo le valutazioni ufficiali, questi decreti hanno comportato minori entrate e maggiori spese per circa 16,6 miliardi di Euro nel 2009 e 10 miliardi nel 2010 e nel 2011. L'intervento più importante è stato il bonus famiglia, che ha erogato un aiuto una tantum, quindi temporaneo. Certo, ci sono stati anche gli aiuti per L'Aquila, ma anche la proroga degli incentivi alla rottamazione, al rinnovo dei veicoli, e mi pare anche un provvedimento sulla sicurezza. Quindi, mentre i Comuni fanno fatica a stare dentro i parametri imposti da un Patto di Stabilità troppo coercitivo, la politica di bilancio del Governo procede con provvedimenti occasionali e frammentari. Questa situazione è preoccupante, perché dinanzi a una crisi economica che ha ridotto i parametri del PIL non credo che il Governo stia operando nel modo più opportuno, come invece stanno facendo i Comuni. CERUTTI Monica (Consigliere f.f. di Presidente) La parola, per la replica, all'Assessore Passoni. PASSONI Gianguido (Assessore) La discussione ha affrontato una serie di questioni, alcune già dibattute e altre nuove. Mi limito a esprimere soddisfazione per il lavoro svolto dalla Giunta in relazione a questo Consuntivo, e a rilevare come questa discussione diventi in quest'Aula o un fatto supertecnico o superpolitico. Stento a capire quale sia la giusta misura per discutere di un Consuntivo, che è prima di tutto un atto di natura politica con cui la Città approva il Rendiconto dell'anno precedente e gli allegati di natura tecnico- politica, che illustrano il raggiungimento degli obiettivi che l'Amministrazione si è data sul piano contabile e sul piano politico-programmatico. Questo elemento a volte è presente e a volte è assente nel dibattito, leggermente incentrato su alcune questioni dettate dall'agenda mediatica e non sui temi veri che il Consuntivo pone a questa Città. Oggi, il debito del Comune di Torino o il modo in cui l'Ente impiega l'avanzo di amministrazione non sono i temi centrali. Gli aspetti fondamentali che la Città deve analizzare in materia di consuntivo sono ben altri: uno di questi è stato posto dalla minoranza quando ha parlato degli investimenti. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Consigliere Cantore, riconosco la natura non polemica del suo intervento, tuttavia dopo un'ora e trenta minuti di dibattito sul Patto di Stabilità, sono indotto a pensare che non abbiamo capito niente. Mi passi la brutalità della mia affermazione, ma se si sostiene che l'anno scorso il Comune, a fronte di 695 milioni previsti in bilancio per finanziare gli investimenti, ne ha impegnati solo 300 o 400 perché i progetti dei tecnici non vengono realizzati o perché c'è carenza o incertezza di progettazione politica, credo francamente che non abbiamo colto la fase in cui ci troviamo. Forse non si è capito che, oggi, fare o non fare un'opera pubblica non è un fatto tecnico. Ho illustrato in Commissione una tendenza degli ultimi undici anni di bilanci, che evidenzia come la differenza tra opere previste a bilancio e realizzate era in alcuni anni persino del 15%; in quel periodo non c'era il Patto di Stabilità, ma forse c'era una differente valutazione della fase progettuale rispetto alla capacità di realizzazione. Il tema vero è che la Città non si può più permettere di progettare e finanziare un'opera pubblica senza assicurarsi che le condizioni economico- finanziarie imposte dal Patto di Stabilità siano sostenibili dall'economia reale. Noi viviamo in un Paese in cui il Governo da una parte emana un decreto per dire: "Siete obbligati a pagare le imprese entro 90 giorni" e poi nello stesso tempo dice: "Però c'è il Patto di Stabilità". In queste condizioni è impossibile rispettare i tempi di pagamento disposti con legge. Allora, abbiate pazienza, di cosa stiamo parlando? Questa discussione è dissociata: quando chi ha la responsabilità politica decide di realizzare un'opera pubblica, infrastrutturale o pluriennale, sa bene che quell'opera sarà frutto di una filiera di appalti che richiederà l'impiego di molta manodopera e materiale, e non sarà sufficiente stabilire con una legge un termine certo (90 giorni) entro cui l'Ente deve effettuare i pagamenti, perché tutti sanno che la capacità di spesa della Pubblica Amministrazione non è soggetta agli impegni di spesa ma al Patto di Stabilità. In tutta Italia, i pagamenti alle imprese che lavorano per gli Enti pubblici sono condizionati non dalle disponibilità di cassa, o dal procedimento amministrativo di liquidazione degli impegni di spesa più o meno lungo, ma dal parametro previsto dal Patto di Stabilità alla voce "spesa per investimenti". Negare questa evidenza vuol dire ignorare in modo assoluto la realtà economica di questo Paese. Mi sembra di rivivere la storia della direttiva europea Bolkestein: fino a quando il processo di liberalizzazione dei servizi pubblici era una questione astratta, non interessava a nessuno. Quando invece ci si è accorti che l'applicazione concreta della direttiva avrebbe intaccato, in Italia, il valore economico di migliaia di licenze, allora è diventata un caso politico. Basta con l'ipocrisia! altrimenti il sistema dei conti pubblici rischia di crollare. Con questo Patto di Stabilità non si può dire "pagate", senza prevedere una contestuale modifica dei suoi parametri. Non è possibile. Così come non si può dire: "Dobbiamo garantire maggiori spese per il Welfare", se questo non consente di stare dentro il Patto di Stabilità, che impone dei vincoli di contenimento della spesa per gli investimenti e della spesa corrente per servizi, personale, acquisto di beni, ecc. La legge deroga al Patto di Stabilità, che l'anno scorso ha consentito ad alcuni Comuni di sforare alcuni parametri relativi ai pagamenti per le spese in conto capitale nei limiti autorizzati dalla Regione di appartenenza, quest'anno prevede che il rapporto tra dipendenti e popolazione residente non superi un determinato livello, che è stato ulteriormente abbassato da un DPCM presentato dal Ministro Maroni. Quindi, se il rapporto dipendenti/residenti di un Comune non rientra in questo parametro, l'Ente non potrà ricorrere alla deroga regionale per effettuare i pagamenti oltre i limite imposti dal Patto di Stabilità. In questo modo si è ridotto di oltre due terzi il numero degli enti locali che potranno valersi della deroga: il Comune di Torino per usufruirne dovrebbe avere un rapporto dipendenti/residenti di 1 a 74. Mandateli via voi, se avete il coraggio, duemila dipendenti comunali! Io questo coraggio non ce l'ho! Questo è il punto: duemila dipendenti fuori dal Comune per stare nel Patto di Stabilità. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). La teoria è semplice, ma la pratica è un'altra cosa. I problemi di finanziamento degli investimenti presentano un'ulteriore complicazione. Ogni anno vengono progettate opere pubbliche locali finanziate dallo Stato per il 60%. Se io inserisco a bilancio la previsione di spesa per quest'opera ma il CIPE o l'Amministrazione competente in materia non rilascia la relativa autorizzazione (come è avvenuto per la linea 1 della Metropolitana e per il prolungamento di Piazza Bengasi), è ovvio che l'anno dopo quest'opera programmata non risulterà realizzata ma soltanto candidata a un finanziamento. Questi sono aspetti tecnici necessari, che garantiscono alla Città la programmazione di opere e di investimenti che otterranno il finanziamento dello Stato. Quindi non si può dire che la Città promette i finanziamenti e gli investimenti e poi non li realizza. Inoltre il 60% di finanziamento statale non risolve i problemi, perché il Comune potrà finanziare il restante 40% d'investimento per realizzare l'opera solo a condizione di non sforare il Patto di Stabilità. Fino a prova contraria, siamo l'unico Paese al mondo che dice "il Patto di Stabilità si paga sugli enti locali, però le opere pubbliche, anche d'interesse nazionale, non le finanzio più solo con i soldi dello Stato ma con il 40% delle risorse locali". Messa così, uno dice "così responsabilizzo la spesa locale". Ma non è così, perché se quel 40% non starà dentro il Patto di Stabilità, come fa il Comune a realizzare nuove opere che rendano la Città più moderna? O peggio, come fa il Comune a dire che il 40% di spesa potrà rientrare nei limiti del Patto a condizione di realizzare l'opera in sette, otto anni, andando così a ipotecare il futuro della spesa sociale? Per questi motivi citavo la totale assenza di programmazione, perché non si può programmare un bel niente, tranne l'autoestinzione degli enti locali. Questo è il vero dramma. Questa è la discussione politica da fare sul Patto di Stabilità e sui bilanci degli enti locali. Diversamente il Patto diventa una questione astratta e noi continueremo a parlare dei bilanci come se fossero entità scollegate. In merito alle cartolarizzazioni, il parere espresso dal Collegio dei Revisori dei Conti - organo indipendente, nominato dal Consiglio Comunale e non dalla Giunta - è stato accolto dalla Giunta. Infatti, la prossima settimana noterete che nel Bilancio Preventivo il Comune non ha applicato tutto l'avanzo di amministrazione ma ne riserva un'ampia parte, circa 20 milioni di Euro. Questa è la risposta politica a un'osservazione tecnica, perché ai sensi dell'articolo 187 del Testo Unico l'avanzo di amministrazione può essere utilizzato: primo, solo in certi casi; secondo, soltanto previa approvazione del Conto Consuntivo dell'esercizio precedente, quindi da oggi si potrà applicare; terzo, secondo un ordine di priorità, una delle quali è la necessita di salvaguardare gli equilibri di bilancio nel caso, ad esempio, via sia un residuo attivo insussistente. Teniamo a disposizione parte dell'avanzo di amministrazione per affrontare gli eventuali squilibri di bilancio. Io sono convinto che questa circostanza non si verificherà, ma in ogni caso il Bilancio Preventivo (come vedremo la prossima settimana) ha risorse sufficienti affinché il Comune assicuri la continuità della propria attività aziendale e mantenga gli equilibri economici in presenza degli eventi negativi citati dal Collegio dei Revisori dei Conti. Io non ho intenzione di commentare l'osservazione dei revisori, perché non è costume della mia generazione politica giudicare il lavoro degli organi di controllo, che agiscono in modo indipendente. Dico solo che ho recepito questo parere e l'ho applicato al Bilancio Preventivo. Questa è la posizione della Giunta, che mi pare molto chiara. C'è un altro tema. Rattazzi ricordava che il rendiconto genera un avanzo di amministrazione che può essere distinto fra la parte che deriva dalla gestione in conto competenza e quella che nasce dalla gestione in conto residui, fra la parte economica e quella non economica (investimenti in primis). Io conosco Comuni che producono l'avanzo di amministrazione esclusivamente con la gestione dei residui, nel totale silenzio dei rispettivi Consigli. Notoriamente, fare l'avanzo di amministrazione attraverso la gestione dei residui vuol dire cancellare alcuni residui, di solito quelli più a rischio. Il Comune di Milano, due anni fa, ha registrato un avanzo di amministrazione di 130 milioni: un ottimo risultato, però determinato unicamente dalla gestione dei residui: ossia dalla cancellazione di impegni precedenti. Sono orgoglioso che il Comune di Torino arrivi con un risultato di questo tipo, perché sono convinto che l'avanzo di amministrazione si produca con la gestione sia di competenza che dei residui. Se nel corso dell'anno, infatti, la parte residui dell'avanzo viene utilizzata per coprire uno squilibrio di bilancio, ma non si è provveduto a generare avanzo sulla parte competenza, allora vuol dire che le spese sono state maggiori delle entrate a causa di una cattiva gestione delle risorse. Il nostro avanzo di amministrazione è positivo sotto ogni aspetto: competenza, residui e investimenti. Questo vuol dire che la gestione del bilancio di competenza è stata più oculata di altri Enti locali; vuol dire che l'equilibrio costante tra accertamenti ed impegni è stato verificato quotidianamente (grazie anche alla cabina di coordinamento e di regia economico-finanziaria), non soltanto complessivamente in sede di formazione del rendiconto. Questo risultato, inoltre, è stato ottenuto in un contesto economico in cui, in presenza di un disavanzo di bilancio, potrebbe essere una facile tentazione formare l'avanzo solo tramite i residui. Invece no, ci siamo riusciti lo stesso, certi che la componente competenza dell'avanzo di amministrazione rappresenti una buona gestione del bilancio. Sono quindi contento che abbiamo eliminato numerosi residui attivi e passivi. Non è positivo, infatti, che un Comune abbia tanti residui iscritti a bilancio, perché non è semplice capirne la natura e la provenienza; di conseguenza è giusto procedere a una "pulizia", tecnicamente parlando. Questa operazione, però, non è solo finalizzata a generare avanzi e residui che compensino i disavanzi economici, ma è positiva in sé. E non è un fatto banale: vi invito a leggere i bilanci degli altri Comuni italiani. In merito alla frase "rigore delle Fondazioni", se rigore vuol dire spendere meno spero che lei non faccia mai il Ministro delle Finanze, Collega Carossa, perché non è questo il significato. Rigore vuol dire che c'è una rinnovata attenzione dell'Amministrazione al merito e alla qualità della spesa. Questa Amministrazione è passata attraverso fasi difficili nel rapporto con le Fondazioni, in conseguenza delle quali abbiamo ricalcolato la misura del sostegno comunale: nel 2008 vi sono state delle economie di spese, che si ripeteranno nel 2010. Nel 2009 non è stato così: questo vuol dire che siccome si è speso di più si è sprecato? Io non condivido questa tendenza ad attribuire sempre un valore negativo alla spesa pubblica. I Comuni che spendono poco per il personale non vuol dire che sono sani e quelli che spendono di più non lo sono; chi aumenta la spesa pubblica spende male, chi spende un Euro in più di consulenze spende malissimo e chi ha un po' di debito in più è sicuramente folle. No, non funziona così l'economia pubblica del sistema italiano. Perché se funzionasse così, il Consigliere Carossa mi dovrebbe spiegare come mai il rapporto debito/PIL del Comune di Torino è passato dall'11,90% al 12,37% mentre quello dello Stato è cresciuto dal 105,80% al 115,80%. La nostra Città - grazie al Comune e agli investimenti pubblici - nonostante tutto riesce a produrre sul territorio un PIL in calo solo di 400 milioni di Euro. Inoltre, il debito quasi fermo fa sì che il rapporto debito/PIL locale sia stabile. Siamo quindi una Città che produce e si indebita in modo coerente. Mentre il crollo del PIL nazionale ha portato il rapporto debito/PIL dello Stato dal 105,80% al 115,80%. Voglio essere chiaro: se il Patto di Stabilità serve per diventare più virtuosi, più efficienti, meno indebitati e con meno dipendenti ma più produttivi, la cosa può anche starmi bene. Se invece (come ho letto ieri su "Il Sole 24Ore"), si vuole distinguere le aree territoriali del Paese in base agli obiettivi, lasciando indietro le aree che stanno peggio e concentrando l'efficienza economico-finanziaria sulle aree più virtuose, allora sono molto preoccupato. Perché questo non è federalismo fiscale, ma disuguaglianza. La crescita economica di un Paese, infatti, non è determinata dalla presenza di Regioni avanzate che sostengono quelle in difficoltà, ma da una crescita omogenea di efficienza economica, basata su una politica territoriale uniforme. Ho l'impressione invece che voi (temendo che alcune aree territoriali vengano depauperate della propria ricchezza - come se questa fosse nata da una potestà divina e non dal lavoro di tutti gli italiani) nascondiate il fatto che con questo Patto di Stabilità - la cui insostenibilità è nota ormai a tutti, tranne a quelli abituati a mentire da anni - non ci sarà nessun vero federalismo fiscale e non sarà possibile recuperare fino in fondo l'efficienza del Paese; e siccome non potete più mentire, cambiate le regole del gioco per dimostrare il contrario. Francamente, credo... CAROSSA Mario Francamente dovrebbe moderarsi con i termini, perché parla di Governi passati e presenti. CERUTTI Monica (Consigliere f.f. di Presidente) Consigliere Carossa! PASSONI Gianguido (Assessore) Guardi che non sta scritto da nessuna parte che l'Assessore al Bilancio debba essere l'unico bersaglio delle critiche. (INTERVENTI FUORI MICROFONO). CERUTTI Monica (Consigliere f.f. di Presidente) Lasci terminare l'Assessore, Consigliere Carossa. PASSONI Gianguido (Assessore) (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Quando sarò in Parlamento dirò la mia anche in Parlamento. CERUTTI Monica (Consigliere f.f. di Presidente) Consigliere Carossa, lasci terminare l'Assessore. CAROSSA Mario (INTERVENTO FUORI MICROFONO) CERUTTI Monica (Consigliere f.f. di Presidente) Consigliere Carossa, basta! PASSONI Gianguido (Assessore) Consigliere Carossa, non mi deluda, perché se la mette così, vuol dire che abbiamo detto delle cose vere e le dà fastidio. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Vorrei fare soltanto un'ultima considerazione sul rendiconto. Come è noto, per conto della Giunta vado in tutti i quartieri a portare il Bilancio e il Rendiconto, dove ricevo apprezzamenti, critiche costruttive e meno costruttive da tutte le parti, opposizione e cittadini: è un lavoro molto interessante. Io vi assicuro che quando si comincia a spiegare che le conseguenze di una logica efficientista della spesa pubblica cadranno sulle nostre teste e sui nostri bilanci, perché, lo ripeto per l'ultima volta, il Patto di Stabilità si pareggia con tre manovre: facendo meno investimenti e pagandoli meno, dismettendo beni pubblici con entrate straordinarie e diminuendo la spesa pubblica, in particolare la spesa per il personale e per lo stato sociale. Non ci sono altri meccanismi tecnici per stare nel Patto di Stabilità. Se questa "triplice alleanza" di concomitanti sfortune e disastri capita in un momento di grave crisi economica, allora i sacrifici verranno pagati non dal ceto medio e da chi sta bene, ma dai pensionati (non è un caso che in Grecia si metta mano nelle pensioni e nei ceti sociali deboli) e dai ceti meno abbienti. Allora, la vogliamo dire tutta? Questo sistema è nemico delle istanze popolari, di chi ha bisogno. E siccome il Comune è l'ultimo organo di rappresentanza a rispondere ai bisogni sociali, di assistenza, di istruzione e quant'altro, noi saremo i più colpiti proprio perché siamo l'elemento di spesa pubblica più vicino al cittadino. Questo tema non riguarda solo il Comune di Torino, perché altrimenti il Sindaco del Comune di Varese (illustre avvocato della Lega Nord, che io conosco bene) non sarebbe sceso in piazza con la propria fascia, tra gli striscione e le sigle dell'ANCI, per dire che questo è un problema sociale, non un problema politico. Impariamo quindi a separare i problemi, le emergenze sociali di un Paese - affrontandoli anche dal punto di vista macro economico - dalla strumentalizzazione politica. Facciamolo per rispetto dei cittadini che rappresentiamo. CERUTTI Monica (Consigliere f.f. di Presidente) Comunico che in data 27/04/2010 la competente Commissione ha rimesso il provvedimento in Aula. È stato presentato il seguente emendamento dall'Assessore Passoni: CERUTTI Monica (Consigliere f.f. di Presidente) Non essendoci richieste di interventi, pongo in votazione l'emendamento: Presenti 37, Favorevoli 26, Contrari 8, Astenuti 3. L'emendamento è approvato. CERUTTI Monica (Consigliere f.f. di Presidente) La parola, per la dichiarazione di voto, al Consigliere Cantore. CANTORE Daniele La mia dichiarazione di voto è molto semplice, visto che abbiamo già espresso il nostro voto contrario sull'emendamento. Concordo pienamente con le conclusioni dell'Assessore Passoni: ha ragione, non abbiamo capito nulla, ma, soprattutto, anche lei, Assessore, come noi non ha capito nulla. Naturalmente, può decidere lei se il mio intervento sarà politico o tecnico (certamente sulla parte tecnica nei suoi confronti dobbiamo toglierci tutti il cappello e le signore farle un inchino), però, di fronte ad un Consiglio Comunale che è iniziato con una relazione del Sindaco sull'incontro dell'ANCI con il Governo e che, di fatto, ha detto al Sindaco di proseguire su questa strada (anche se il Sindaco non aveva bisogno di sentire i nostri complimenti), al di là di qualche sbavatura che il Consigliere Gallo Domenico ha ripetuto nell'intervento sul Consuntivo (perché, comunque, bisogna sempre chiamare in causa il Governo Berlusconi)… (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Allora, diremo ai Parlamentari della Repubblica di parlare del Consiglio Comunale di Torino. È facile scaricare sul Governo nazionale i problemi della Città di Torino, come hanno fatto nei loro interventi il Consigliere Gallo Domenico e l'Assessore Passoni. Il nostro approccio, da minoranza ed opposizione, a questo dibattito sul Consuntivo è stato costruttivo, ponendo delle domande - non essendo degli sprovveduti -, ma la sua vis polemica nella replica rappresenta quasi una "excusatio non petita", perché, in questi anni, ci ha raccontato una bella favola ed il fatto grave è che il primo a credere a questa favola e ad esserne convinto è lei; d'altronde non poteva che essere così, a fronte dell'Amministrazione in cui si trova e a fronte della gestione di questa Città. Mi stupisco che, per l'ennesima volta, lei abbia anteposto la voglia di dare una lezione sul piano tecnico e anche politico (perché ha confuso i due approcci a questo Consuntivo), quando, da parte dell'opposizione e in particolare da parte del sottoscritto, c'era un'eccezione che riguardava gli investimenti, una cifra sulla quale certamente non concordo ed ho apprezzato l'intervento del Consigliere Rattazzi, che, con intelligenza e con la dovuta moderazione - che è sintomo di intelligenza -, ha eccepito ad una cifra che a me risulta essere ancora di 1,7 miliardi di Euro. Posso verificare che questa cifra non corrisponda, ma, Assessore, sappiamo anche noi che c'è il Patto di Stabilità e infatti l'ho ricordato nel mio intervento - probabilmente lei era disattento - e, nonostante questo, lei, poi, ha voluto tenere una lezione; ho sostenuto anche io che ci sono delle opere che devono essere preventivate e fatte rientrare nei Bilanci Pluriennali e che, quindi, non è così automatico dire che in un determinato Bilancio si prevede una certa cifra e, poi, riuscire a realizzarla. Rispetto alla cifra in mio possesso - 1,7 miliardi di Euro - e a quanto si è concretizzato - 285 milioni di Euro - vi è una differenza notevole, che va oltre qualsiasi valutazione del Patto di Stabilità e anche del fatto che siano richiesti dei tempi lunghi per la realizzazione. Se, per caso, ho sbagliato cifra, non chiederò scusa a lei, ma al Consigliere Rattazzi, per il modo corretto ed istituzionale con il quale ha preparato l'approccio al Bilancio. Inoltre, caro Assessore, le ho posto una domanda alla quale poteva rispondere senza perdersi in tutta la sua concione e con la sua presunta lezione agli amministratori torinesi. Le ho chiesto se, di fronte alle cartolarizzazioni (che voi avete fatto il 30 dicembre 2009 e lei ha omesso di dire che sono state l'oggetto del ritardo del Conto Consuntivo e si tratta di un'omissione grave, che lei avrebbe dovuto rendere nota a questo Consiglio Comunale), vi era la previsione di vincolare una parte dell'avanzo di amministrazione per tutelarci di fronte ad un secondo lotto che aveva avuto solo una caparra e che, invece, era stato conteggiato e definito nel Consuntivo come il primo lotto. Lei ha risposto positivamente a questa mia domanda e poteva farlo molto semplicemente, senza dare presunti schiaffoni o lezioni. Termino il mio intervento sottolineando che va tutto bene, dovete soltanto mettervi d'accordo: da una parte, c'è stata un'impostazione che vuole risolvere i problemi (mi riferisco a quanto dichiarato in Aula dal Sindaco), mentre, dall'altra parte, c'è stato un intervento velleitario - mi permetta -, che, invece di cercare una concordia istituzionale per aiutare questa Città, cerca di dividere, assumendo spesso argomenti pretestuosi, che non sono di competenza di questo Consiglio Comunale. CERUTTI Monica (Consigliere f.f. di Presidente) La parola al Consigliere Carossa. CAROSSA Mario Naturalmente, anche il Gruppo della Lega Nord voterà contro questa proposta di deliberazione. Vorrei solo precisare un paio di punti: se vogliamo fare la gara a chi urla di più, Assessore, non mi tiro certo indietro, non si preoccupi, ma non accetto lezioni dal punto di vista politico. Infatti, se, dal punto di vista dei conti, sicuramente lei è un ottimo commercialista, mentre io, al massimo, posso essere un mediocre geometra, non posso accettare lezioni dal punto di vista politico, soprattutto perché diventa molto difficile aiutare un'Amministrazione all'interno della quale l'Assessore al Bilancio accusa i componenti del Governo di mentire (addirittura, ripetendolo due volte). Diventa veramente difficile aiutare queste Amministrazioni Comunali, che si fanno rappresentare da simili Assessori, e questo lo dico al Sindaco che, pur nella sua diversità e pur nel suo essere contro tante affermazioni politiche che vengono fatte a livello nazionale, riesce sempre a mantenere un livello di mediazione e di discussione consono, cosa che invece non mi sembra che capiti a lei, Assessore Passoni. Sicuramente, non è detto che spendere di più significhi spendere male, ma sfido chiunque in questa Sala a dirmi come viene impiegato anche uno solo dei milioni che vengono destinati alle varie fondazioni, perché tutto questo - e lei lo sa meglio di me - sfugge, passa oltre il Consiglio Comunale (infatti, neanche un centesimo di questi 40 milioni di Euro passa in Consiglio Comunale) e questo è molto grave. Ho tralasciato, e lo dico adesso, il fatto che nell'ultimo anno avete aumentato di più del 4% le imposte ai cittadini e questo aumento non è sicuramente dovuto all'inflazione, perché è quattro volte il tasso dell'inflazione stabilito dall'ISTAT. Allo stesso modo, viene tralasciato il fatto che questo indebitamento non è venuto già dalla Luna e non è colpa delle Olimpiadi (come si dice sempre), ma di una politica errata di questa maggioranza, che ha guidato il Comune di Torino dal 1993 in poi. La politica di questa maggioranza ha indebitato il Comune di Torino, perché, lungo tutti questi anni, ha fatto in modo che nel 2009 (e questo bisogna dirlo ai cittadini) siamo giunti ad avere un debito dato dai derivati di circa 947 milioni di Euro. Questo è il punto grave! Questo dato non può essere scaricato sul Governo, perché è dovuto all'incapacità degli amministratori che, a partire dal 1993, hanno guidato la Città di Torino. A proposito della "questione Benessia" all'interno della Compagnia di San Paolo, l'altro giorno ho detto che non mi interessava più di tanto sapere come sarebbe andata a finire questa vicenda; da torinese, mi auguravo che finisse l'epoca dei Salza, cioè di quelli che - per chi avesse la memoria corta - hanno dato il via al declino di questa Città a partire dal 1993, quando è iniziato l'esperimento de L'Ulivo e di Alleanza per Torino, proprio sotto gli auspici di Salza. Assessore, invece di fare dichiarazioni contro il Governo, riferisca all'Aula di quanto è aumentato il debito della Città dal 1993 al 2010: in questi anni, è aumentato in maniera esponenziale e, adesso, ogni cittadino ha un debito di 5.000 Euro e, sicuramente, questo debito non è venuto giù dalla Luna. Quindi, caro Assessore e cari Consiglieri, quando si parla di soldi - l'ho già detto altre volte -, bisogna cercare di farlo seriamente, perché non sono soldi nostri o dell'Assessore, ma di tutti i cittadini. CERUTTI Monica (Consigliere f.f. di Presidente) Consigliere Carossa, è terminato il tempo a sua disposizione. CAROSSA Mario Anche su questo fatto, poi, dovremo discutere: infatti, mi sembra curioso che vi siano soltanto cinque minuti a disposizione per la dichiarazione di voto su un Bilancio che viene portato in Aula con cinque mesi di ritardo… (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Lo so che voi non volete sentirvi dire queste cose, non tanto l'Assessore, che già le conosce, ma voi che non le conoscete nemmeno… (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Stia tranquillo, la invito personalmente a partecipare martedì 18 alla discussione che si svolgerà e, se vorranno, la faremo anche intervenire. CERUTTI Monica (Consigliere f.f. di Presidente) La parola al Consigliere Giorgis. GIORGIS Andrea Ringrazio l'Assessore Passoni. Non mi stupisce questo nervosismo della Lega Nord e dell'opposizione, quando, in maniera così puntuale… (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Guardi che facciamo tornare dalla Sicilia il nostro Presidente pro tempore e non so se questo... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). In effetti, preoccupa anche noi il fatto che, durante la sessione di Bilancio, il Presidente Castronovo non riesca ad essere presente alle sedute del Consiglio Comunale. Detto questo, capisco che vi faccia innervosire sentir descrivere con tanta chiarezza e precisione le clamorose contraddizioni della nostra legislazione nazionale. In questo caso, non si tratta di non assumersi, come Ente Locale, le proprie responsabilità o di voler rivendicare - anche se io la rivendico - la buona amministrazione di questi ultimi quindici anni; se questa Città ha cambiato faccia e, pur in un contesto difficilissimo, è riuscita in qualche modo a sostenere condizioni di vita dignitose, è merito di una buona amministrazione. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Ma, oltre ai voti… (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Non volevo introdurre l'argomento del voto, perché Berlusconi ha avuto un seguito anche qui in Piemonte; però il voto è sempre considerato qualcosa che si carpisce, il risultato di una capacità di demagogia e di promesse populistiche, quindi, purtroppo, non è più un argomento così serio quello del consenso nel nostro Paese, ma è diventato un fatto su cui interrogarsi e da analizzare con maggiore attenzione… (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Spiegavo che il consenso… (INTERVENTO FUORI MICROFONO). No, non mi permetto di fare lezioni; stavo spiegando… (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Purtroppo, confrontarsi con l'opposizione sul voto è difficile, perché le loro orecchie sono poco sensibili su questi argomenti. Mi dispiace che, tra una battuta e l'altra, sembri quasi che le contraddizioni illustrate poco fa dall'Assessore al Bilancio siano una mera questione di polemica politica. Purtroppo non è così e questo è un grave problema del nostro Paese. Vorrei fare un appello accorato ai Consiglieri Comunali dell'opposizione e ai Consiglieri Regionali affinché facciano in modo che il Governo ed il Parlamento risolvano queste contraddizioni nell'interesse di tutti. Sono necessari meno provvedimenti ad effetto e meno investiture da Bertolaso a Berlusconi, ma più pragmaticità ed evitare le contraddizioni. Non esiste l'uomo con la bacchetta magica o un provvedimento che possa risanare l'Italia in un colpo solo; esiste, invece - ed è l'unica strada da percorrere -, la possibilità di governare questo Paese in maniera seria, non per spot, per proclami o attraverso leggi che contraddicono altre leggi. Secondo me, da questo dibattito emerge, innanzitutto, la necessità che i nostri rappresentanti nazionali, con quella condotta costruttiva che prima il Consigliere Cantore ha in qualche modo considerato opportuna, chiedano al Governo di cambiare atteggiamento e di non sottovalutare la drammaticità della situazione. Vi chiedo, come opposizione che è maggioranza a Roma, di convincere il Presidente del Consiglio, i Ministri ed i Parlamentari, che pure sono tanti e hanno i numeri per approvare nel giro di pochi mesi l'attuazione del Titolo V e per semplificare anche il nostro sistema fiscale, di rendere possibile che un Ente Locale si assuma le responsabilità che noi saremmo pronti ad assumerci. CERUTTI Monica (Consigliere f.f. di Presidente) La parola al Consigliere Scanderebech. SCANDEREBECH Federica Consigliere Giorgis, mi auguravo che, con tanta chiarezza, questa buona Amministrazione che lei ha citato ci spiegasse, in questi quattro anni, come estinguere i derivati che ha contratto negli anni precedenti. Questi derivati sono stati contratti da un'Amministrazione di questo stesso colore, ma, in questa sede, è in corso un dibattito politico e sono stati chiari ed inaccettabili gli attacchi al Governo centrale. Il Comune di Torino è il più indebitato d'Italia, proprio a causa del metodo attraverso il quale sono stati contratti questi derivati. È inaccettabile che, come abbiamo letto a dicembre su "La Stampa", si diffonda la notizia che ogni cittadino torinese ha un debito di 5.000 Euro, non è giusto, perché è il Comune che ha fatto indebitare i cittadini torinesi. Questo non possiamo permetterlo, così come non possiamo permettere che "La Stampa", grazie allo strapotere di questo Comune, scriva queste notizie, perché la realtà fotografata è ben diversa: è il Comune che ha fatto indebitare i cittadini torinesi. Per questo motivo, voterò contro questa proposta di deliberazione sul Rendiconto, così come voterò contro quella sul Bilancio. CERUTTI Monica (Consigliere f.f. di Presidente) La parola al Consigliere Bonino. BONINO Gian Luigi Credo che la discussione svolta abbia permesso di avere molti chiarimenti e, soprattutto, il mio intervento (naturalmente, a nome del mio Gruppo) vuole essere un riconoscimento al lavoro fatto dagli Uffici in modo particolare, ma anche dalla Giunta e dall'Assessore, che, a nostro giudizio, sono riusciti a governare un Bilancio in una situazione di estrema difficoltà. Non comprendo le polemiche e, onestamente, non riesco ad afferrare il significato di quelle giunte da parte della minoranza, se non per un dovere di polemica che sente di dover sostenere. Credo che su argomenti simili, che sono vitali per il Comune, ci debba essere una solidarietà maggiore e, soprattutto, un impegno più importante da parte di quella che è la minoranza nel Comune di Torino ma che fa parte della maggioranza che, negli ultimi quindici anni, ha governato il nostro Paese (infatti, solo per due o tre anni c'è stato un Governo di centrosinistra) e che, quindi, ha grandi responsabilità. Tra l'altro, lo stesso Ministro Tremonti sta cercando di lavorare in un certo modo per ridurre il deficit del nostro Paese, per cui anche da parte della minoranza ci vorrebbe una maggiore presa di coscienza, al di là del fatto di urlare perché è doveroso farlo e perché si pensa che sia il suo compito. Al contrario, questo non è positivo per i cittadini e per il nostro Comune e non è assolutamente il modo giusto per governare una città importante come Torino, che ha fatto degli enormi passi avanti (come hanno riconosciuto tutti in Italia) negli ultimi quindici anni di governo del centrosinistra. Vorrei annunciare il voto favorevole del Gruppo dei Moderati per le motivazioni che, anche se brevemente, ho cercato di addurre. CERUTTI Monica (Consigliere f.f. di Presidente) La parola al Sindaco. SINDACO Il mio intervento sarà breve, perché, avendo fatto una pre-introduzione a questo dibattito, volevo riprenderne le fila, anche se, poi, lo riproporremo sicuramente durante la discussione sul Bilancio Preventivo della prossima settimana. Devo ripetere quello che ho già detto, perché sappiamo tutti - e lo sa anche la maggioranza di Governo a Roma - che, se si vorrà vedere il federalismo fiscale attuato, bisognerà aspettare anni (forse, addirittura parecchi anni) e, quindi, a me va bene che sul medio-lungo periodo si imbastisca un discorso. Prima, però, ho detto che c'è un "primum vivere" e mi stupisce un po' questa situazione - lo dico molto pacatamente, ma lo sanno tutti -, perché sono molto più numerosi i Comuni amministrati dal centrodestra a sentire questo problema, per la semplice ragione che, mediamente, appartengono a zone più ricche. Infatti, si tratta delle Valli, della Lombardia e del Veneto, cioè zone più ricche, che hanno maggiori risorse a disposizione e che avvertono, prima di quanto lo avvertiamo noi, questo progressivo strozzamento dei Comuni prodotto dal Patto di Stabilità. Lo affermo molto pacatamente, ma, in sostanza, è quello che ha detto anche l'Assessore Passoni. Vorrei invitarvi a riflettere, perché, quando si dice che il prossimo anno tutto il comparto dei Comuni sarà costretto - e non andrà - ad andare in avanzo di amministrazione, significa che ci saranno Comuni che avranno risorse disponibili e che non potranno utilizzarle per pagare lavori magari già eseguiti o per effettuare delle opere anche medio-piccole (che sono quelle più diffuse sul territorio). Questo è un problema, possiamo provare a girarlo come vogliamo, ma bisogna affrontarlo. Su questo argomento, vorrei far riflettere proprio quelle forze politiche che sono più affezionate al discorso strategico sul federalismo, perché, se non si risolve il "primum vivere", anche la strategia sarà compromessa. Infatti, cari Consiglieri Carossa e Cantore, non regge a lungo una strategia in cui si continua a parlare di federalismo, nonostante siamo l'unico Paese in Europa in cui i Comuni non hanno un minimo di autonomia fiscale. Lo possiamo dire in tanti modi, ma il "primum vivere", che è ciò che collega l'immediato con il medio periodo, è una questione che si può affrontare o allentando un po' il Patto di Stabilità e caricandolo su altri comparti della Pubblica Amministrazione, o rivedendo se all'interno delle stesse modalità con cui si trasferiscono i fondi ai Comuni non vi sia la possibilità di rimodulare alcune poste. È complicato entrare nel dettaglio tecnico, ma se, per esempio, analizziamo quanto trasferito dal Ministero degli Interni e dal Ministero dell'Economia, ci può essere qualcosa di più di qualche aporia e, quindi, una rimodulazione potrebbe consentire una ridistribuzione a favore di tutti i Comuni, quindi, riuscendo ad allentare per tutti i vincoli del Patto di Stabilità (fatto che, invece, oggi funziona solo per alcuni). Ritengo che se non ci misura su questo aspetto, il federalismo resterà, nella migliore delle ipotesi, una bandiera da sventolare, ma non si realizzerà mai o, meglio, si realizzerà causando la morte del sistema più vitale delle Istituzioni italiane, che è quello rappresentato dai Comuni. Lo affermo in termini molto pacati, anche perché spero che questo ragionamento serva non solo ad esprimere un auspicio, ma a favorire un lavoro che fornisca delle risposte; se le risposte non ci saranno, avverrà il progressivo strozzamento e questo sarà fatale per l'immediato e per la prospettiva. Per quanto riguarda l'intervento del Consigliere Scanderebech (poi, naturalmente, l'Assessore Passoni risponderà durante la discussione sul Bilancio), l'argomento dei derivati è stucchevole, per due ragioni: innanzitutto, perché, se controllasse chi li ha inventato ed introdotti e quanti derivati ci sono nel Bilancio del Governo italiano, starebbe zitta o, perlomeno, farebbe un'analisi più generale; infatti, dovrebbe cercare di comprendere da dove nascono, chi li ha inventati (si tratta di un nome abbastanza noto nel panorama dei Ministri economici italiani) e dovrebbe calcolare quanti sono nel Bilancio dello Stato italiano. Di conseguenza, quanto meno, prenderebbe atto che ci si è trovati di fronte ad un problema di obiettiva debolezza della politica e delle Istituzioni rispetto al potere finanziario internazionale. Questo almeno per quanto riguarda il discorso generale. Se, poi, vogliamo analizzare come sono gestiti i derivati del Comune di Torino - non voglio rubare il mestiere a nessuno, per cui lo dirà l'Assessore, ma non è un mistero - "absit iniuria verbis", ne ha parlato anche il Financial Times, finora siamo riusciti, attraverso una gestione accorta, a realizzare un guadagno dai derivati che sono stati estinti. Ritengo che stiamo applicando quel rigore del buon padre di famiglia che deve ispirare il comportamento di ogni amministratore pubblico. Naturalmente, esprimo il mio voto favorevole a questa proposta di deliberazione. CERUTTI Monica (Consigliere f.f. di Presidente) Non essendoci altre richieste di intervento, pongo in votazione la proposta di deliberazione così emendata: Presenti 37, Favorevoli 27, Contrari 7, Astenuti 3. La proposta di deliberazione è approvata. |