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CERUTTI Monica (Consigliere f.f. di Presidente) La parola al Sindaco. SINDACO Abbiamo incontrato i Ministri Tremonti e Calderoli con una delegazione formata da me, dal Sindaco Alemanno, dai Sindaci di Varese, Piacenza, Potenza, oltre al Direttore dell'ANCI ed all'ex Sindaco di Giaveno Osvaldo Napoli, Vicepresidente vicario. Abbiamo posto al Ministro Tremonti ed al Ministro Calderoli il problema diviso in tre parti. La prima riguardava il problema delle risorse che i Comuni si sono visti, in qualche forma, tagliare e che non sono state restituite o ristorate completamente; in particolare, le cifre sono: 200 milioni di Euro tagliati sul fondo sociale (e non ritornati), 350 milioni di Euro circa a causa del mancato gettito dell'ICI sulla prima casa (nel senso che su 3.200.000.000 di Euro degli accertamenti riconosciuti attendibili dallo stesso Ministero, sono stati restituiti 2.850.000.000 di Euro) e, infine, circa 150 milioni di Euro relativi ai tagli che furono fatti sotto la voce "costi della politica". Si tratta, quindi, di circa 700 milioni di Euro che mancano dai conti complessivi dei Comuni. Nella seconda parte abbiamo posto il problema del Patto di Stabilità - cerco di fare un riassunto - con due aspetti. Il primo è di breve periodo, cioè consapevoli che il Patto di Stabilità richiederebbe una ristesura di norme che non può essere disgiunta dalla costruzione di un sistema di federalismo fiscale, semmai sarà effettivamente operante. C'è, però, nell'immediato il problema ben noto che, com'è congeniato il Patto di Stabilità, per le regole (che, per la verità, affondano le radici indietro negli anni) sono tali per cui con il 2011 - mi rivolgo all'Assessore Passoni, perché lo sa meglio di me - quasi tutto il comparto dei Comuni è obbligato ad andare in avance. Questo vuole dire che moltissimi Comuni si troveranno con risorse che non riusciranno a spendere, quindi, con opere fatte che non potranno essere pagate, oppure con risorse che non potranno essere impegnate per fare delle opere, che, in maniera crescente, si è già verificato quest'anno. Abbiamo posto il problema di valutare se nell'immediato (quindi, per l'anno in corso) fosse possibile fare quanto il Governo fece l'anno scorso, quando, con il Decreto di luglio - quello recante norme per contrastare la crisi economica -, fu allargata del 4% dei residui passivi (pari a circa 1.400.000.000 di Euro) la possibilità di andare oltre il Patto di Stabilità. Siamo consapevoli che una riscrittura del Patto di Stabilità debba andare di pari passo con il federalismo fiscale. Con il federalismo fiscale abbiamo posto il terzo punto, che abbiamo -anche qui - diviso in due parti, perché c'è un tema che riguarda il primo dei Decreti attuativi della Legge Calderoli, il cosiddetto "federalismo demaniale". Abbiamo apprezzato il principio presente nel Decreto, secondo cui i beni che possono essere trasferiti devono essere comunque richiesti dai Comuni, altrimenti il rischio è che venga trasferito sui Comuni tutto quello che non è valorizzabile, neanche se si camminasse a testa in giù e gambe in su. Abbiamo, però, sottolineato l'inadeguatezza dell'ammontare su cui sembrerebbe posizionarsi il Decreto, perché, se non abbiamo capito male, si parla di un ammontare, come patrimonio disponibile dello Stato, che non supera i 3 miliardi di Euro. Voi capite bene che 3 miliardi di Euro di patrimonio sono poca cosa; oltretutto, sembrerebbero - dico "sembrerebbero" perché manca ancora l'elenco - beni molto dispersi sul territorio, quindi, anche di difficile valorizzazione, perché un conto è avere un pacchetto di caserme in una città (possibilmente in una zona centrale) e un conto è avere edifici dispersi nella campagna sarda. Ci hanno invitato, poi, a ragionare sul Decreto che non c'è ancora, quello del federalismo fiscale, nel senso di accelerare i tempi per introdurre una misura che restituisca autonomia fiscale ai Comuni senza aumentare la pressione fiscale e semplificando il meccanismo di determinazione e di pagamento delle varie tasse ed imposte pagate dai cittadini. Quali sono state le risposte su questi tre punti? Intanto, era il giorno stesso in cui esplose la crisi in Grecia, quindi, il Ministro ha avuto, ovviamente, una platea a cui non poteva non fare un quadro (che, poi, era quello emerso dai giornali); in quella sede il Ministro ha annunciato l'anticipo di una manovra correttiva per circa 7 miliardi di Euro, invece, il giorno successivo, dai giornali abbiamo appreso che l'importo della manovra era più che triplicato, perché si parlava di circa 25 miliardi di Euro. Lo dico non per individuare possibili contraddizioni nel Ministro, ma perché è evidente che denota quantomeno un'incertezza che potrebbe pesare molto, poi, su quanto dirò dopo, perché una manovra da 25 miliardi di Euro è consistente e - ahimè - temo sia difficile immaginarla senza che anche i Comuni siano chiamati a fare la loro parte o, peggio ancora, temo sia possibile immaginarla con gli altri comparti della Pubblica Amministrazione che fanno la loro parte di sacrifici ed i Comuni che ci guadagnano qualcosa. Mi sembra irrealistico ed è per questo motivo che citavo le cifre della manovra. Le risposte del Ministro sono state, ovviamente, tutte interlocutorie e si sono, poi, concretizzate in un appuntamento fra quindici giorni (quindi, sarebbe fra dieci giorni) ed in un lavoro tecnico che dovrebbe essere già cominciato. Sui punti che io chiamo "pochi, maledetti e subito", cioè delle risorse che dovevano essere date ai Comuni, i Ministri hanno posto il vincolo del rispetto dei saldi di finanza pubblica ed è anche comprensibile in questa fase, perché non credo che possiamo assumerci la responsabilità - come insieme delle Autonomie Locali - di dire: "Sforate", perché l'esempio greco è ben presente. Nell'ambito dei saldi di finanza pubblica c'è stata una disponibilità a discutere: a) dei 200 milioni di Euro del fondo sociale di cui ho parlato prima. Bisogna capire - aggiungo io - se siano gli stessi di cui il Ministro si era detto disposto a discutere anche con le Regioni, perché, ovviamente, la cosa non è indifferente, nel senso che se sono gli stessi, vuol dire che passano dalle Regioni e c'è il rischio che queste se li tengano e li usino come vogliono, se sono diversi è un'altra cosa, perché sarebbe un risultato da non sottovalutare; b) il Ministro si è reso disposto a ragionare su una proposta che abbiamo fatto noi: come saprete, c'è un fondo per pagare la premialità dei Comuni di circa 300 milioni di Euro, quello che l'anno scorso aveva dato vita a quella bizzarra graduatoria per cui c'era Torino, ma anche Palermo, se vi ricordate (noi avevamo preso non tantissimo, ma qualcosa). Abbiamo proposto di eliminare questa premialità (che così costruita, in realtà, risulta essere poco premiale) e, invece, di utilizzare questi 300 milioni di Euro per alleggerire la manovra. È chiaro che, se - ripeto - i 200 milioni di Euro del fondo sociale fossero nuovi e questi 300 milioni di Euro fossero effettivamente utilizzati per alleggerire la manovra, avremmo, per il 2011, una manovra che potrebbe ridursi di quasi la metà di quanto previsto, cioè 1.100.000.000 di Euro per il comparto Comuni. Sulla questione del Patto di Stabilità non c'è stata nessuna disponibilità, se non quella di valutare Regione per Regione la possibilità di utilizzare l'articolo che era già stato approvato lo scorso anno nel "Decreto anticrisi", che prevedeva, per le Regioni, la possibilità di compensare le possibilità di spesa dei diversi Comuni, cosa che avevano fatto il Piemonte (per 100 milioni di Euro), la Lombardia e poche altre Regioni. Non vi è stata, però, disponibilità ad allentare i livelli del Patto di Stabilità nemmeno nella forma fatta l'anno scorso. Infine, sulle questioni più di prospettiva, soprattutto sulla manovra fiscale, si intravede un percorso che potrebbe essere anche interessante, vale a dire di accorpare tutte le imposizioni fiscali che attengono agli immobili (la parte che riguarda il reddito, il patrimonio, quindi, le imposte di registro, l'imposta ipocatastale, eccetera), aggiungere a questo le principali tasse pagate dai cittadini a livello locale (sostanzialmente, la TARSU) e costruire, quindi, una nuova imposta, che possa, ovviamente, essere determinata e, poi, gestita autonomamente dai Comuni. I calcoli fatti dicono che, mettendo insieme questo importo, l'ammontare iniziale sarebbe circa pari al livello dei trasferimenti. Oggi i Comuni hanno trasferimenti complessivi per circa 17/18 miliardi di Euro e l'importo di tutti questi tributi (quindi, IRPEF immobili, registri, ipocatastali, ovviamente, l'ICI sulla seconda casa e quella residua sulla prima casa, eccetera) ammonta grossomodo a quella stessa cifra. A quel punto, ci siamo fermati, perché si tratta di fare un lavoro di più lungo respiro. Mi sembra, quindi, che le cose si accentrino sulla verifica della veridicità di questi margini per allentare la manovra che i Comuni dovranno affrontare per il 2011 e sapere se, per il 2010, vi possa essere la possibilità di prevedere almeno un allentamento del Patto di Stabilità, come è stato fatto lo scorso anno. Non abbiamo dato, ovviamente, un giudizio negativo su questo, perché l'interlocuzione è stata utile, quindi, non abbiamo rotto le trattative, non siamo andati via, però, naturalmente, per dare un giudizio bisogna aspettare di vedere questa interlocuzione in cosa si tradurrà e saremo in grado di dirlo solamente fra una settimana o due. CERUTTI Monica (Consigliere f.f. di Presidente) La parola al Consigliere Silvestrini. SILVESTRINI Maria Teresa Ringrazio, naturalmente, il Sindaco, che, come Presidente dell'ANCI, ci ha aggiornati su un tema tanto importante per i Bilanci dei nostri Comuni. Come ha detto anche il Sindaco, discutere oggi di questo tema, nel corso della crisi della Grecia, dell'attacco all'Euro e di quanto leggiamo sui giornali, significa toccare problemi quali il debito pubblico e il deficit, compreso quello italiano. I Comuni collaborano al risanamento per una consistente quota, che è stata calcolata in circa la metà. Tra il 2004 ed il 2008, infatti, il comparto degli Enti locali ha contribuito a migliorare i conti pubblici italiani per 2,5 miliardi di Euro, che è, praticamente, la metà del miglioramento complessivo. Questi problemi, a nostro modo di vedere (il Patto di Stabilità e Crescita ed i suoi effetti sulle finanze degli Enti locali), ci sembra che, forse, siano lontani dall'opinione pubblica, che siano temi - almeno, per i riscontri che ho io - di cui l'opinione pubblica non è al corrente, ma di cui, forse, si comincia ad essere più sensibili a seguito, appunto, di quanto sta succedendo in altri Paesi. Sappiamo che la stretta finanziaria sui Comuni è stata particolarmente rigida negli ultimi due anni, che la previsione per il 2011 è ancora più preoccupante e che molte volte ci sono state occasioni di mobilitazione bipartisan (l'ultima è successa a Milano) di Amministratori locali, in particolare, dei Sindaci; la stessa ANCI ha prodotto documenti e un ordine del giorno (anche il nostro Comune ha approvato una mozione). Come è scritto anche nella parte introduttiva della Relazione Previsionale e Programmatica del nostro Bilancio, i Comuni hanno dovuto far fronte al blocco delle entrate tributarie, alla diminuzione dei trasferimenti da parte dello Stato, alla mancanza di certezza su quando sarebbero state erogate le spettanze, alla mancata compensazione per l'eliminazione dell'ICI, all'impossibilità di spendere i residui avanzi, eccetera. Di fatto, per i Comuni l'unica possibilità per rientrare nei limiti imposti dal Patto è la riduzione della spesa; le politiche di bilancio sono frammentarie e prive di certezza. La mediazione, quindi, fatta dal Sindaco e dall'ANCI è estremamente positiva ed è importante che venga anche divulgata. Non vogliamo dimenticare che, per i Comuni, il rispetto del Patto di Stabilità implica, per la parte di spesa corrente, la difficoltà di far fronte alla crescente domanda dei servizi sociali (come emerge anche dal nostro Bilancio), all'aumento dei costi, alle difficoltà per i rinnovi contrattuali e per le assunzioni di personale (come sta succedendo anche al nostro Comune), mentre ridurre la spesa in conto capitale significa riduzione degli investimenti e, soprattutto, un problema piuttosto grave, ossia i ritardi dei pagamenti ai fornitori: siccome i fornitori sono soggetti economici sul territorio, significa anche penalizzazione delle economie locali. Il nostro Gruppo è anche particolarmente sensibile a tutti gli aspetti che il Patto di Stabilità comporta sulle politiche urbanistiche ed ambientali e sui Servizi pubblici, perché ai Comuni viene consentito di raccogliere le risorse sul fronte degli oneri di urbanizzazione, della monetizzazione degli standard e della vendita dei patrimoni immobiliari ed azionari. Per noi questo significa impoverire i beni comuni, incoraggiare la cementificazione delle città e scoraggiare, invece, una programmazione di piccole o grandi opere infrastrutturali. Non voglio parlare soltanto della manutenzione degli asili o di altri progetti, come ad esempio quello della Cascina Grangia, del quale sono circa 4 anni e mezzo che non abbiamo notizie, né voglio parlare del fatto che all'ATC non abbiamo potuto, o voluto, concedere aree per costruire nuove case popolari; per noi è importante anche il fatto che la linea 2 della metropolitana, pur essendo un'opera infrastrutturale di rilevanza nazionale, non sia stata finanziata dal Governo. Credo, infatti, che quest'opera rientri nei vincoli del patto di stabilità (qualcuno me lo confermi, ma penso che sia così). I "grandi eventi", invece, hanno una corsia preferenziale, per cui, ad esempio, l'Expo 2015 viene privilegiato rispetto allo sforzo compiuto dalla Città di Torino per costruire una linea della metropolitana. CERUTTI Monica (Consigliere f.f. di Presidente) Consigliere Silvestrini, dovrebbe avviarsi alla conclusione. SILVESTRINI Maria Teresa Quanto riferitoci dal Sindaco ci fa notare la disponibilità del Governo a dare un po' di ossigeno; tuttavia, rimane il problema delle regole (tema sollevato in più occasioni sia dai Sindaci, sia dall'ANCI, sia dal nostro Consiglio Comunale), che dovrebbero, in qualche modo, garantire, nel tempo, una stabilità tale da poter garantire ai Comuni una programmazione. Penso che, nell'ambito del nostro Consiglio, non abbiamo discusso abbastanza di questi temi: non abbiamo, neppure, provato ad elaborare collettivamente delle idee e delle risposte. Abbiamo divulgato poco presso la cittadinanza le difficoltà in cui ci troviamo, per cui talvolta i cittadini si concentrano sul nostro debito, senza avere la percezione dello sforzo che realmente il Comune sta facendo. Il mio auspicio, quindi, è che il Sindaco continui ad aggiornarci e che il Consiglio Comunale entri nel merito di una discussione importante e fondamentale. Con il mio Gruppo abbiamo organizzato, per venerdì 14, in Sala Colonne, un momento di dibattito pubblico su questi temi, con la presenza di esperti e amministratori, dibattito al quale invito tutti, sperando che rappresenti un contributo di innovazione di pensiero su questi temi. CERUTTI Monica (Consigliere f.f. di Presidente) La parola al Consigliere Gallo Domenico. GALLO Domenico Soltanto poche battute, per dire che, se fossi il Sindaco Chiamparino, porterei le chiavi del Comune a Berlusconi: credo, infatti, che, in questa situazione, governare i Comuni sia davvero complesso, nonostante la bravura del nostro Assessore. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Se Scajola restituisse i soldi della casa, forse riuscirebbe ad aiutare il Comune ad andare avanti. Penso che i conti del nostro Paese siano a posto: si dice infatti che, tra i Paesi europei, l'Italia rientra tra i primi 5-6 Paesi con i conti in ordine. In questo caso, però, non capisco le motivazioni che portano a prevedere una manovra di 25 miliardi: mi sembra una contraddizione. Vorrei, allora, che i Consiglieri della Lega Nord, soprattutto, ci spiegassero oggi come possiamo stare tranquilli, con il federalismo fiscale che, prossimamente, risolverà i problemi dei Comuni. In questo momento, esprimo tranquillità, perché dopo che saranno applicati i dodici decreti attuativi, il nostro Paese vivrà sicuramente una nuova fase brillante. Mi rivolgo a voi, Colleghi della Lega: come pensate di essere federalisti e di attuare manovre da 25 miliardi di Euro, nelle prossime settimane? È questa la domanda: spero che qualcuno - e non soltanto in questa sede - possa dare risposte ai cittadini italiani. Credo che la questione principale che dobbiamo affrontare riguardi l'evasione fiscale che, in questo Paese, supera i 100.000 miliardi: fino a quando non si affronterà la questione, non ci sarà federalismo fiscale che tenga per risanare i conti del nostro Paese e consentire ai Comuni di poter governare le città. È questo il vero problema, perché viviamo in un Paese dove soltanto 150.000 persone dichiarano 100.000 Euro e dove il 50% delle persone dichiara meno di 15.000 Euro. Questa è la situazione del nostro Paese. Rinnovo, quindi, il mio appello, signor Sindaco: quando tornerà a Roma, consegni le chiavi di Torino al Governo di questo Paese. Forse, questo, è l'unico modo per fare provocazioni serie e, soprattutto, per farsi restituire il maltolto, cioè quei 200 milioni del fondo sociale, una cifra consistente che impedisce ai Comuni di rispondere alla crescente domanda sociale e di tappare le buche. Lo dico al Consigliere Cantore, che ha chiesto una comunicazione sulle buche della città: le città, purtroppo, oggi non hanno nemmeno più i fondi per tappare le buche. Questo è il problema del nostro Paese. CERUTTI Monica (Consigliere f.f. di Presidente) La parola al Consigliere Cantore. CANTORE Daniele Parleremo dei problemi di questo Comune, quando affronteremo il Consuntivo e soprattutto il Bilancio preventivo, Consigliere Gallo. In realtà, avrei voluto fare un intervento costruttivo: se vogliamo, però, far sempre la parte in commedia, facciamola e diciamo: "Piove, governo ladro", oppure "Consegniamo le chiavi a Berlusconi". Sarebbe sempre una bella scenetta, ma non ci toglieremmo da questo pantano che, purtroppo, non è responsabilità né nostra né del Governo, ma di una situazione internazionale economica che dovrebbe - mi permetto di dirle, Consigliere Gallo, data la confidenza che abbiamo - farci più prudenti nelle affermazioni. Voglio, però, ritornare all'intervento che intendevo fare. Signor Sindaco, ritengo positiva la disponibilità data dal Governo per quanto riguarda il fondo sociale, ma penso che si debba ancora insistere sulla revisione del patto di stabilità: su questo, sono d'accordo gli amministratori di qualsiasi parte politica. Non è, infatti, un confronto tra parti politiche, ma tra Enti dello Stato che devono salvaguardare un bilancio e, soprattutto, un'economia a forte rischio, anche in relazione alle situazioni internazionali. Ritengo, poi, interessante - e vorrei che il Sindaco, in conclusione, ci fornisse ulteriori elementi, anche se alcuni li ha già dati - questo passo "nuovo" (per quanto mi riguarda e ci riguarda), il percorso (che, al di là del recupero dei fondi sociali, si potrebbe intravedere) di una possibile revisione del patto di stabilità, questo nuovo percorso che, in realtà, sarebbe un percorso di vero federalismo fiscale che - se non ho inteso male - porterebbe l'Amministrazione Comunale a determinare e, addirittura, a gestire un'imposta sugli immobili (se il termine è consentito, ma mi pare di aver capito questo, da parte del Sindaco). Penso che questa (in aggiunta al federalismo fiscale, che riguarda, Consigliere Gallo, tutto l'aspetto demaniale, cosa non da poco per questa e per altre città) certamente rappresenti una quota non... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Ma è naturale, dipende da che cosa ci si mette dentro; penso che abbia ragione, anche se si agisce in una logica di visione nazionale, perché non può, una sola parte della nazione, avere dei vantaggi rispetto ad una disponibilità dello Stato. Se a questa disponibilità che riguarda, per ora, la quota demaniale aggiungiamo questo percorso di imposta immobiliare (chiamiamola così; credo, infatti, che non abbiate ancora determinato il termine dell'imposta, che, da quanto ho capito, comprende un po' tutto ciò che riguarda l'immobile), si potrebbe avere, forse, l'opportunità per sperimentare insieme - Governo ed Enti Locali -, in una situazione di crisi e in una situazione di vero convincimento nei confronti di un federalismo fiscale, un percorso che può portare frutti immediati e che può permettere di dire ai nostri concittadini che ciò che viene prelevato sul territorio, poi, ritorna sul territorio, Consigliere Gallo, e forse può servire a tappare le tante buche presenti nella nostra città. CERUTTI Monica (Consigliere f.f. di Presidente) La parola al Consigliere Giorgis. GIORGIS Andrea Mi viene da dire: "Peccato che il Capogruppo Cantore non sia il Capogruppo alla Camera o al Senato del Governo Berlusconi". Peccato! Peccato, perché, se noi sentissimo questo tipo di impegno, avremmo probabilmente un atteggiamento un po' più serio per quanto riguarda l'attuazione di quella parte che, genericamente e giornalisticamente, va sotto la formula "federalismo fiscale", ma che ricomprende, prima di tutto, il tema delle funzioni fondamentali degli Enti Locali, perché non si può attuare l'articolo 119, non si può dar vita a un federalismo fiscale fino a quando non si dà attuazione alla lettera p) dell'articolo 117 e si definiscono quindi le funzioni fondamentali degli Enti locali. Che cosa succede adesso? Mentre noi siamo qui a discutere e mentre ascoltiamo, anche dai banchi del centrodestra, un atteggiamento molto ragionevole, il Governo, per firma dei suoi più esponenti Ministri, presenta un disegno di legge, dedicato appunto all'attuazione dell'articolo 117, che non produce una sola innovazione. Ripete, invece, le competenze duplici e triplici che ci sono oggi. Faccio un esempio: l'edilizia scolastica, nel disegno di legge governativo, continua ad essere di competenza del Comune e della Provincia, mentre la sua programmazione è di competenza della Regione. Noi abbiamo la stessa scuola, dove il primo piano è di competenza della Provincia ed il secondo del Comune, che ha dipendenti del Comune e dipendenti della Provincia, che intervengono servizi per la manutenzione del Comune e della Provincia, con un dispendio e una confusione e, quindi, con uno spreco notevole di risorse. Magari ci fosse, da parte del Governo, la consapevolezza che siamo in un momento di crisi e quindi bisogna procedere con serietà a razionalizzare l'assetto istituzionale! Magari ci fosse, da parte del Governo, la determinazione a far seguire a tante chiacchiere e a tanti proclami una vera attuazione del Titolo V della Costituzione! Purtroppo, al momento così non è. Quindi ben vengano questi incontri che mi sembrano improntati alla massima collaborazione, però probabilmente la situazione è così drammatica che anche il Governo non può non cercare di "mettere una pezza" dove questo diventa l'unico rimedio per sopravvivere, perché un patto di stabilità così com'è quello attualmente definito, che guarda solo alla quantità, che non distingue tra Comuni virtuosi e Comuni non virtuosi e che impedisce, quindi, in un momento di crisi economica, che gli Enti locali operino quella funzione di investimento che sola potrebbe, in qualche misura, contribuire a fare uscire dalla crisi, è la prova provata di un Governo che non si rende conto della situazione in cui siamo e, purtroppo, di Camere del tutto subalterne alle dinamiche di sopravvivenza che non riescono, neanche su un tema così delicato, a prendere l'iniziativa. Non c'è stata, infatti, purtroppo, una sola proposta di legge di attuazione degli articoli 117 e 119 che sia provenuta dai banchi della maggioranza. La maggioranza ha consegnato tutto il suo potere di iniziativa politica al Governo, il Governo ha fotografato l'esistente - invito a prendere gli atti parlamentari che sono in discussione e si scoprirà che è proprio così, non c'è alcun intento polemico nelle mie affermazioni - e l'opposizione, alla fine, si trova costretta a giocare di rimessa e a mettere in evidenza quelle che sono vere e proprie operazioni di mancata attuazione di quei principi tanto sbandierati sui giornali. La situazione, quindi, è drammatica e, a mio parere, è anche drammatica l'inerzia con la quale questo Governo corrisponde ai problemi del nostro Paese. CERUTTI Monica (Consigliere f.f. di Presidente) La parola al Consigliere Angeleri. ANGELERI Antonello Ho ascoltato l'intervento del Sindaco e ho avuto modo di apprezzare il suo atteggiamento di estrema collaborazione, mantenuto anche in veste di Presidente dell'ANCI. Penso che questo sia l'approccio corretto, anche perché il ragionamento di oggi va inserito in una situazione a livello europeo difficile. Lo stesso ragionamento, fatto qualche mese fa, avrebbe provocato, anche in quest'Aula, un modo diverso di ragionare. Penso, allora, che - così come, più volte, lo stesso Governatore della Regione Piemonte, ha invitato a fare - occorra rapportarsi tra istituzioni, soprattutto sui problemi che riguardano l'economia di questo territorio e, quindi, la situazione di questa Città, dal punto di vista del bilancio. Se, da un lato, condividiamo l'approccio del Sindaco Chiamparino, dall'altro respingiamo i ragionamenti espressi dal Capogruppo Giorgis nel suo intervento in Aula. Non conosco i provvedimenti applicativi dell'articolo 117, non avendoli letti; penso, però, che, in un momento come questo, l'appello al senso di responsabilità debba farci ragionare in quest'Aula: i problemi che dobbiamo affrontare non soltanto come Città e la situazione internazionale molto difficile richiedono, infatti, un senso di responsabilità non solo alla Città e alle istituzioni a livello locale, ma anche alle istituzioni nazionali ed europee. Ancora una volta, quindi, voglio sottolineare il mio apprezzamento nei confronti del Sindaco Chiamparino; spero che questo approccio, in qualche modo, possa portare a una revisione del Patto di Stabilità, che in questo momento ingessa e tiene ingessata una situazione che può diventare pericolosa anche per la nostra Città, non tanto e non solo per la questione relativa alla mancanza di possibilità di investimenti, ma anche semplicemente per quelle che sono le possibilità di pagamento che abbiamo nei confronti di quelle piccole e medie aziende che, oggi, avanzano dal Comune di Torino, come dalla Regione, come dalle istituzioni tutte, parecchi denari. Penso che questo sia un modo per affrontare la crisi con consapevolezza e, soprattutto, per cercare di ridare spazio e possibilità alle aziende di proseguire le loro attività. CERUTTI Monica (Consigliere f.f. di Presidente) La parola al Consigliere Galasso. GALASSO Ennio Lucio Dato il tono molto conciliante e ovviamente pieno di apprezzamenti per l'intervento del Sindaco, che mi sento di condividere, vorrei limitarmi a qualche brevissima e sintetica considerazione, riprendendo un po' quanto detto poco fa dal Collega sulla necessità di una revisione del Patto di Stabilità e, soprattutto, sulla necessità di liberare risorse per le imprese creditrici degli Enti locali. Qual è la considerazione che intendo fare? È chiaro che noi ci troviamo di fronte ad una riforma del Titolo V fatta in modo un po' raffazzonato per cercare di anticipare i desiderata della Lega, una riforma che ha creato i gravi scompensi dovuti alla disciplina e alla disciplina mancata di tutte le materie concorrenti regolate dall'articolo 117 della Costituzione. Debbo dire che ha un difetto di fondo, che neppure la riforma (poi non andata a buon fine) del centrodestra aveva risolto, pur avendo fatto un tentativo apprezzabile di risistemare i vari aspetti e i vari contenuti della Costituzione: in questa Costituzione resta un tarlo, l'articolo 114, laddove lo si modifica, con un tono non voglio dire politico o giuridico (perché può essere opinabile), ma proprio da un punto di vista della tecnica costituzionale, in modo devastante, portando a ritenere lo Stato non il momento di sintesi di tutti i soggetti istituzionali, ma un ulteriore addendo. Ritengo che discenda proprio da questa impostazione viziata anche il cosiddetto federalismo demaniale, che finirà per determinare, almeno nelle proposizioni che ci sono state offerte, ulteriori danni. Voglio dire che un difetto che ci affligge da almeno una ventina d'anni è quello delle mode: così come agli albori degli anni Novanta del secolo scorso vi era la moda liberista, adesso sta prendendo piede la moda federalista, senza però quel rigore che armonizza e riconduce la realtà entro quegli schemi giuridici e amministrativi che debbono e possono essere fecondi e preziosi per l'Amministrazione e ovviamente per la comunità tutta. Questa era un po' la considerazione che volevo fare: è necessario, quindi, pur dovendo necessariamente disciplinare la materia, pur rendendola adeguata alle esigenze che una moderna società impone di seguire, che non ci lasciamo prendere la mano verso derive che poi, nel tentativo di seguire le mode, non riusciamo più a governare. CERUTTI Monica (Consigliere f.f. di Presidente) La parola al Sindaco, per la replica. SINDACO Intervengo per dire che anche a me sembra che possano emergere prospettive interessanti nel medio periodo, così come sosteneva il Consigliere Cantore, perché indubbiamente l'idea della tassa, della service tax, è stata lanciata dall'ANCI e sembra che i due Ministeri siano disponibili a recepirla. Se fosse così, dunque, a medio periodo sarebbe certamente interessante: personalmente, non sono una di quelle persone che nega un'idea, se questa viene recepita da un'altra parte politica. Resta il problema che c'è un primum vivere - come, peraltro, sosteneva lo stesso Consigliere Angeleri nel suo intervento -, nel senso che, se non si riempie il breve e medio periodo, c'è il rischio, come diceva John Maynard Keynes, di essere, poi, nel lungo periodo, tutti morti. Consigliere Gallo, eviterei di consegnare le chiavi della città, perché c'è il rischio che se le tengano, non si sa mai! (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Credo piuttosto che dobbiamo cercare di forzare nel breve, affinché ci sia una rimodulazione del concorso dei diversi comparti della Pubblica Amministrazione per il raggiungimento dei saldi di finanza pubblica che dobbiamo accettare come vincolo. Come diceva il Consigliere Silvestrini, il comparto dei Comuni ha contribuito per più della metà del saldo positivo di finanza pubblica, negli anni tra il 2004 e il 2008, e quindi è legittimo che chieda, di fronte a nuovi sacrifici, di non essere chiamato a farne ulteriori ed è legittimo che, di conseguenza, chieda una rimodulazione a suo favore della manovra a cui deve concorrere e del Patto di Stabilità. Ovviamente, la stessa cosa deve scaricarsi in parte sui Ministeri centrali e in parte sulle altre Amministrazioni decentrate, cioè le Regioni da un lato e gli enti come ad esempio l'INPS dall'altro. Credo, quindi, che i Comuni abbiano la legittimità per chiedere quello che noi abbiamo già chiesto; abbiamo anche fatto alcune proposte, ma bisogna vedere se c'è la volontà, da parte del Governo e soprattutto del Ministero dell'Economia, di andare in questa direzione o se, invece, ancora una volta, come purtroppo succede da molti anni, alla fine si fa la scelta più facile, quella di dire ai Comuni: "Risparmiate voi che siete tanti, perché, per poco o tanto che risparmiate, l'ammontare delle risorse è sicuramente maggiore di quello che ogni Regione dovrebbe ricavare per ottenere la stessa cifra" (perché questa è la logica). Mi auguro, invece, che riusciamo a far prevalere una logica basata sulla razionalità, perché il nostro concorso nei sacrifici (dico "nostro", come Comuni) lo abbiamo già fatto. È evidente che l'ANCI, se questa fase di interlocuzione concertata non dovesse dare risultati, senza restituire le chiavi al Governo (perché - ripeto - non si mai che decidano di tenerle o che vadano perse), dovrà pensare ad altre forme di mobilitazione dal forte valore simbolico (come, ad esempio, è avvenuto per la mobilitazione dei Sindaci lombardi a Milano). |