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CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Vicesindaco. DEALESSANDRI Tommaso (Vicesindaco) Faccio una sintesi del percorso fatto da AMIAT rispetto alla discussione avuta ed al tentativo di acquisto della discarica di Cassagna. A partire dal mese di settembre 2009 i proprietari della Cassagna S.r.l. avevano manifestato ad AMIAT l'intenzione di alienare la totalità delle quote della stessa. Le attività svolte da Cassagna possono essere riassunte come segue: - gestione della discarica di Pianezza (attraverso la convenzione in essere con CIDIU) e delle attività correlate (bioenergia in associazione 50% con terzi); - la gestione della discarica di Natal (in Brasile), attraverso due società controllate di diritto brasiliano: la Braseco e la Sereco. A seguito di questi contatti, nel corso del mese di ottobre i soci della Cassagna fornivano ad AMIAT una presentazione della società, nella quale formulavano, in conclusione, un valore della società. Successivamente, gli stessi proprietari comunicavano ad AMIAT di avere, nel frattempo, sviluppato due ulteriori business, portando questo valore, sulla base dei dati definiti e visti con AMIAT stessa, all'incirca a 27 milioni di Euro, ipotizzando crediti e debiti pari a zero. AMIAT, dopo la sottoscrizione di un memorandum, avrebbe dato corso ad una completa due diligence, finalizzata alla predisposizione di un business plan, per consentirle di disporre dei dati necessari a formulare un'offerta congrua. Il 7 gennaio AMIAT faceva pervenire a Cassagna un riscontro di questa lettera e, contemporaneamente, avviava un rapporto, invece, con le società di due diligence. La lettera che si sono scambiati l'AMIAT e la Cassagna S.r.l. conteneva l'intenzione di vendere l'intera partecipazione di Cassagna ed il prezzo, stabilito presupponendo determinati livelli di redditività futuri e conseguenti ai flussi di cassa. Il prezzo - come già precedentemente rappresentato da AMIAT - poteva essere verificato da una preventiva e completa due diligence, sia per quanto riguarda Cassagna, ovviamente, sia per quanto riguardava le due società brasiliane; inoltre, nella lettera era inclusa l'analisi dei piani economici, finanziari e prospettici. In questo documento si diceva, poi, che se la due diligence confermava questi presupposti, ovviamente AMIAT sarebbe stata tenuta a corrispondere quanto richiesto dai soci di Cassagna. Oltre il merito, la lettera di AMIAT dice di versare il corrispettivo; in caso contrario, AMIAT sarà libera di non dare seguito a quanto oggetto della lettera, o di proporre ai soci condizioni diverse, che i medesimi avranno il diritto di accettare o meno. Qualora AMIAT, poi, non fosse stata autorizzata a decidere di non dare seguito all'acquisizione, non si generavano né diritti, né obblighi a favore ed a carico delle parti. AMIAT, inoltre, aveva posto nella sua lettera il fatto che qualsiasi operazione andava preventivamente approvata dal suo socio di riferimento, cioè la Città di Torino, che poteva adottare questa decisione nelle forme e nelle procedure previste dalla Legge per le società pubbliche. In data 15 gennaio, sulla base di queste lettere (restituite il 14), AMIAT iniziava una procedura pubblica per individuare il soggetto per la due diligence. Ha invitato le quattro principali aziende - che tutti conosciamo - e, sulla base delle manifestazioni d'interesse pervenute, veniva individuata la società KPMG, con la quale, in data 8 febbraio, veniva sottoscritto il contratto per l'esecuzione della due diligence. Le attività si sono concluse in data 14 aprile, come previsto. Le osservazioni fatte dalla due diligence le racchiudo in tre motivazioni: 1) il valore del business indicato nel piano industriale tiene conto di iniziative che non hanno, al momento, riscontri oggettivi e, quindi, non sono certi dal punto di vista, poi, del piano stesso. In particolare, ci si riferisce a crediti di carbonio, relativamente alla produzione di energia da oli vegetali; 2) il valore del business plan per quanto riguarda la discarica di Pianezza, in cui si ipotizzano conferimenti superiori rispetto alle quantità previste dall'attuale concessione; 3) il periodo coperto dal piano industriale era di 15 anni e viene fatto rilevare che, oltre i 4/5 anni, ovviamente, i dati divengono sempre più incerti. Tutto questo determina che l'eventuale mancato raggiungimento degli obiettivi di fatturato e di redditività potrebbe comportare che i risultati attesi si verifichino significativamente differenti rispetto alle attese. A fronte di queste osservazioni, l'Amministratore Delegato dell'AMIAT ha interloquito, così come previsto dalle lettere incrociate del 14 aprile, in cui questa analisi è stata sottoposta ai proprietari di Cassagna. Sulla base di queste osservazioni (che portavano necessariamente a rivedere il prezzo complessivo da cui si era partiti), dopo alcuni giorni di riflessione, sia da parte dell'AMIAT (per fare la proposta), sia dei proprietari di Cassagna hanno ritenuto di non poter accettare una diversa valutazione di prezzo e da qui il comunicato del 27 aprile, da cui parte la richiesta di informazioni e di comunicazioni, in cui si dice che "AMIAT Spa e Cassagna Srl informano che, non essendo stati condivisi i termini economici a base dell'operazione, non è stato possibile dare corso all'ipotizzata acquisizione della società di Cassagna da parte di AMIAT". Riteniamo che l'operazione sia stata condotta con la dovuta trasparenza, ma anche con la necessaria discrezione, in modo tale da non creare problemi, in particolare, all'Azienda privata ed all'AMIAT stessa e che si è tenuto conto in maniera fondamentale - e non poteva essere elusa, ovviamente - la due diligence che è stata condotta. Questo significa che non si è messo in discussione uno degli indirizzi dati dal socio ed assunti da AMIAT, che è quello di allargare la base industriale e produttiva di AMIAT stessa; ritengo che, sia da parte del socio, cioè la Città di Torino, sia da parte di AMIAT si debba continuare a cercare altre opportunità, anche in rapporto alla riprogrammazione (che viene data sempre dal lato rifiuti). Si tratterà, poi, di vedere che cosa ne sarà dell'ATO, perché, secondo la legge, dovrebbero terminare le loro funzioni entro quest'anno. È necessario prendere in considerazione ogni possibilità di allargare la base produttiva di AMIAT, per rafforzare l'Azienda stessa e per consentirle di dispiegare al meglio le competenze che sono riconosciute, oltre che nel nostro Paese, anche in altri. CALGARO Marco (Consigliere Anziano) La parola al Consigliere Giorgis. GIORGIS Andrea Da quanto abbiamo ascoltato, credo che AMIAT non avesse molte altre alternative alla scelta che, al momento, ha compiuto. Di fronte ad una valutazione effettuata da un soggetto terzo ed a una richiesta significativamente difforme dalla valutazione, non poteva che mettere in discussione il buon esito della trattativa e, quindi, riconsiderare l'opportunità di acquistare quella discarica. Penso, però, che sarebbe opportuno trarre spunto da questa vicenda per riconsiderare quale sia l'attuale sistema normativo ed amministrativo di raccolta e, soprattutto, di smaltimento dei rifiuti. Sono convinto, Assessore, che sia difficile immaginare delle soluzioni che non suscitino preoccupazione o timore, da parte degli Amministratori, in ordine alla corretta e totale soddisfazione dell'interesse pubblico se non si interviene alla radice del problema. Credo che, da questo punto di vista, l'esperienza debba davvero essere considerata come un tesoro prezioso, perché è la seconda volta che ci troviamo a discutere dell'opportunità di collaborare con soggetti che operano lo smaltimento rifiuti fuori dalle cinte daziarie e per la seconda volta tocchiamo con mano quanto sia complicato, per un Ente locale, dover svolgere la tutela dell'interesse pubblico in un rapporto con dei soggetti privati che la legge - prima di tutto - e le Istituzioni amministrative considerano come interlocutori indispensabili per la risoluzione del problema e lo svolgimento del servizio. Ritengo che il bene "smaltimento dei rifiuti" sia altrettanto essenziale che il bene "acqua" o il bene "cure sanitarie" e che si debba, quindi, riflettere in che misura la legislazione debba sottrarre alla logica del mercato la predisposizione di questo servizio. Trovo paradossale che, attualmente, noi si abbia una gestione integralmente pubblica, un soggetto che effettua il servizio integralmente pubblico ed i luoghi nei quali questo servizio, poi, alla fine, va a esaurire il suo ciclo (l'equivalente potremmo dire delle reti per i servizi di trasporto e idrici) siano, invece, nella disponibilità dei soggetti privati. Varrebbe la pena, allora, oltre che, naturalmente, sollecitare un adeguamento della legislazione, insieme agli Enti amministrativi preposti a disciplinare questo tipo di servizio - penso alla Provincia e all'ATO -, che si valutasse se fin da subito, a legislazione invariata, sia possibile, in qualche modo, sottrarre alla dinamica del mercato il bene fisico "discarica", quindi, sempre se sia possibile, fare sì che il valore commerciale di quel bene sia pari a zero, o un valore che, perlomeno, non acquisisca nessun ulteriore incremento in conseguenza dell'essere stato autorizzato a smaltire i rifiuti. Quando ci preoccupiamo dell'incremento di valore delle aree edificabili facciamo esattamente la stessa riflessione, con una differenza: in quel caso, ci preoccupiamo solo di scongiurare la speculazione, qui, invece, a maggior ragione, dovremmo preoccuparci anche di garantire che il servizio venga realizzato alle migliori condizioni, perché se rimane fermo il principio della tariffa, si scarica sugli utenti quel delta che il pubblico deve sottostare all'interesse privato. Non credo che questa mia riflessione riproponga uno spettro che si aggira per l'Europa, ma che sia soltanto un modo molto semplice per tutelare l'interesse pubblico ed evitare che, attraverso la leva pubblica, il privato acquisti plusvalore. Vorrei anche ricordare, per quanto banale, che senza l'autorizzazione - quindi, senza l'atto amministrativo che definisce quel luogo come un posto adatto allo smaltimento - il valore di quel luogo è pressoché irrilevante. Sarebbe, allora, bene evitare che l'attività amministrativa conferisse valore e, poi, chiedesse ad un altro livello di pagare quel valore che è stato attribuito ad un soggetto privato. CALGARO Marco (Consigliere Anziano) La parola al Consigliere Ghiglia. GHIGLIA Agostino So che sarà scontato, però le chiedo, signor Vicesindaco, se non sia il caso di iniziare a valutare le dimissioni del dottor Magnabosco, perché è riuscito a fare un altro buco nell'acqua, nel senso che non ha comprato il "buco" (la discarica), ma il buco nell'acqua l'ha di nuovo fatto e lo dice il dottor Magnabosco stesso, capace manager di AMIAT. Il 17 marzo 2010, signor Vicesindaco, in una Commissione - peraltro, della sinistra, quindi, portatori di verità - convocata dal Presidente Antonello Angeleri, alcuni Consiglieri chiedevano all'Amministratore dell'AMIAT dove avrebbe preso i soldi, come avrebbe sostituito i soldi che i minori introiti derivanti dal mancato conferimento a Basse di Stura; il dottor Magnabosco, con la solita e nota sicumera, rispondeva: "Stiamo acquistano la società Cassagna, che detiene i diritti a scaricare nell'omonimo impianto di Pianezza per i prossimi quattro anni e per vent'anni in quella di Natal in Brasile", cioè "La stiamo comprando, quindi, è ovvio, no? Cosa mi chiedete? Sostituiremo i mancati conferimenti di Basse di Stura con questi guadagni", che, peraltro, aveva anche quantificato così: "In base ai nostri dati, che sono all'esame del nostro advisor, con gli incassi previsti tra Cassagna e Natal incasseremo, nei primi quattro anni, 4 o 5 milioni di Euro ogni 12 mesi e circa 3 milioni annui nei 16 anni rimanenti". Il dottor Magnabosco aveva spiegato al Consiglio Comunale (da manager attento e oculato qual è) come sarebbe riuscito a recuperare i soldi che l'AMIAT avrebbe preso in meno grazie al conferimento a Basse di Stura. Peccato che questa operazione non si sia perfezionata. Allora, visto che è un vero peccato - lo dico senza ironia, non ne faccio sulle discariche brasiliane -, dimostrassero di riuscire ad amministrare - non voglio essere troppo provinciale - la città di Torino, senza allargarsi troppo a fare i mega manager falliti (perché, poi, si vede come vanno a finire queste grandi operazioni), si limitassero un po' più al territorio. Signor Vicesindaco, lei si è dimenticato di dirci una cosa: questi soldi che vengono a mancare, visto che le sorti magnifiche e progressive di Cassagna sono sfumate, da dove li prenderete? Nella sua relazione lei si è dimenticato di dirci dove andrà a prendere i soldi AMIAT, visto che l'operazione è fallita. Quei soldi non ci sono più! Avrei voluto dire che si sono "termovalorizzati", se aveste costruito per tempo il termovalorizzatore. È ovvio, quindi, che chiediamo le dimissioni del dottor Magnabosco, un'altra volta per manifesta incapacità. Queste sono cose che ha detto lui, aveva già previsto gli introiti! Questi soldi in meno come li recuperate, signor Vicesindaco? Sono tre anni che ve lo chiediamo - lo dico provocatoriamente -, perché se va a rileggersi le nostre interrogazioni, è da tre anni che chiediamo come farete a recuperare il mancato conferimento di Basse di Stura e ogni volta ci tirate fuori la discarica a "Oba Oba" o la discarica di Cassagna di Pianezza, che, poi, alla fine non comprate. Lei, quindi, oggi ci deve dire dove prendere questi soldi. Apprendo con favore che finalmente il PD si è aperto al mercato - che, peraltro, io condivido -, parlando, in questo settore, di una sinergia virtuosa e fruttuosa pubblico- privato per quanto riguarda il ciclo dei rifiuti. Consigliere Giorgis, perché quando noi proponevamo una TRM mista pubblico- privato ci avete detto "no" in tutti i modi? Come mai il Presidente Saitta (so che non c'entra con questa Aula) ci ha detto "no" in tutti i modi, per cui, questo strumento doveva assolutamente rimanere pubblico? Oggi state cambiando idea e mi sembra che, da quanto ha detto lei, domani potremmo avere una grande holding TRM- AMIAT (chiamatela "TRAMIAT", così ci mettete dentro anche ATM, visto che avete fatto fallire altre operazioni). Evidentemente, avete cambiato idea rispetto al mercato, perché se fin da subito si fosse pensato ad una società mista pubblico- privato anche per TRM, oltre a deciderla nei tempi dovuti in una democrazia normale, probabilmente questo ennesimo pasticcio "Magnabosco-AMIAT" non sarebbe capitato. Al di là della polemica e della felicità per il neoliberismo del PD torinese, voglio sempre capire da dove prenderete quei soldi, visto che l'operazione è sfumata. Non ci avete portato delle alternative rispetto ai diversi milioni di Euro che verranno a mancare né oggi, né ieri. L'unica è che avete cominciato ad aumentare la TARSU: quest'anno solo del 5% (perché l'anno prossimo si vota), ma l'anno prossimo poveri tornesi! E sarò facile profeta. CALGARO Marco (Consigliere Anziano) La parola al Consigliere Cerutti. CERUTTI Monica Intervengo - e ringrazio il Capogruppo Giorgis per aver posto questo tema - perché credo che le preoccupazioni sul futuro di AMIAT debbano essere le preoccupazioni di questa Sala. Ricordo anch'io la Commissione a cui faceva riferimento il Consigliere Ghiglia, in cui ci venne annunciata questa possibile operazione, che avrebbe portato un utile annuo di 5 milioni di Euro (di cui 2 provenienti da Cassagna e 3 dall'impianto brasiliano). In quella sede, fu confermato il fatto che si sarebbe mantenuto il contratto di servizio, così come i livelli occupazionali. Dico questo perché, se parliamo di AMIAT, parliamo anche delle persone che lavorano in quell'azienda, elemento di non poco rilievo per quest'Aula. Così come ci ha riferito dal Vicesindaco, l'operazione non è andata a buon fine: le considerazioni del Capogruppo Giorgis vanno esattamente nel senso opposto rispetto a quanto evidenziato dal Consigliere Ghiglia. Rispetto all'accordo con i privati per l'utilizzo di Cassagna, ritengo necessario ricordare che AMIAT paga 75 Euro a tonnellata (di cui 35 destinate a CDU e 40 al privato). Da questa breve considerazione, penso che rappresenti un elemento di non poco conto riflettere sul fatto che, se c'è questa ripartizione, forse vale la pena ragionare sull'organizzazione di consorzi e di AMIAT a livello provinciale, in questo rapporto pubblico-privato, per cercare di realizzare quelle economie di scala che, con l'organizzazione attuale, non è possibile realizzare. Dopodiché, altri elementi importanti (che abbiamo già approfondito in Commissione e che approfondiremo successivamente) sono legati all'impiantistica generale di AMIAT, che fa sì che Borgaro lavori metà delle tonnellate rispetto alle previsioni dell'impianto stesso (altro elemento di non poco conto, visto l'investimento di 4.485.000 Euro effettuato per la sua rimessa a punto), che Publirec sia fermo (dopo l'incendio, non si è ancora riusciti a ripristinarlo e non si sa se si riuscirà a farlo) e che TBD sia l'unico impianto in funzione. L'impiantistica di AMIAT ha, dunque, seri problemi: per questo motivo, ritengo necessaria una riflessione più ampia da parte della politica, soprattutto sulla considerazione generale dell'organizzazione di consorzi e AMIAT a livello provinciale, per la quale esistono visioni diverse, anche all'interno della maggioranza. Credo che la scelta non possa più essere procrastinata, proprio perché ci sono in gioco il futuro di AMIAT e il futuro di questi lavoratori. Se si decide di effettuare l'aggregazione in IREN (già letta sui giornali come fatta e della quale, non a caso, la scorsa seduta del Consiglio, si è discusso con il Vicesindaco, che ha negato che la scelta fosse già stata fatta) e se non si vuole andare in questa direzione, occorre prendere in considerazione tutte le possibilità (così come normalmente non si fa) e tutti gli indirizzi che la politica offre. A questo punto, sarebbe certamente irresponsabile non decidere nulla e lasciare che le cose vadano come vadano: si tratta, infatti, del futuro della gestione dei rifiuti di Torino e della provincia e del futuro dei lavoratori dell'azienda. CALGARO Marco (Consigliere Anziano) La parola al Consigliere Angeleri. ANGELERI Antonello Sinceramente, sono stupito della richiesta di comunicazioni presentata dal Capogruppo Giorgis, sono stupito in maniera positiva, perché capisco che, da parte di questa maggioranza, ci siano delle logiche per le quali, in qualche modo, si vogliono occupare, dal punto di vista della presenza del pubblico, realtà che, se gestite correttamente e con regole precise, potrebbero tranquillamente essere gestite dal privato. In realtà, non comprendo quali siano le preoccupazioni, se non quelle per i cittadini (che non sono emerse). A questo punto, vista la mancanza di programmazione più volte denunciata da questi banchi in ordine alla raccolta dei rifiuti, mi chiedo che cosa succederà in futuro. Il Consigliere Ghiglia ci ha ricordato che, in Commissione Controllo di Gestione, era stato convocato l'amministratore delegato di AMIAT, il quale aveva garantito - e sottolineo "garantito" - che l'operazione si sarebbe conclusa di lì a poco: poiché siamo in sede di approvazione di bilancio, mi chiedo, allora, dove andremo a recuperare i milioni di Euro che mancano o che mancheranno rispetto al mancato introito di questa operazione. Le questioni, dunque, sono due: innanzitutto, c'è un problema di discarica, vista la chiusura di Basse di Stura; in secondo luogo, vorrei capire - e lo vorrei capire dalla risposta del Vicesindaco - come chiuderemo il bilancio, visto questo "buco" non previsto. Ho ascoltato con molta attenzione quanto riferito dal Vicesindaco in ordine alle motivazioni della Società KPMG sul due diligence e devo dire che quanto ha detto stasera, a distanza di un mese e mezzo, è esattamente il contrario di quanto riferito dall'amministratore delegato. Il problema, però, non è di chiedere la testa dell'amministratore delegato (che è stato indicato e messo in quella posizione da qualcuno); occorre, piuttosto, dare una risposta in chiave politica: personalmente, vorrei che il Consiglio Comunale, stasera, potesse essere rassicurato in ordine a questo aspetto. La risposta fornitaci dal Vicesindaco, invece, non ci rassicura. Aggiungo ancora che nemmeno la dichiarazione apparsa sui giornali ci convince, dato che, con poche righe, liquidate un'operazione già partita e sulla quale c'era certezza di chiusura. Vi dico, allora, che alcune voci - che sto verificando - mi riferiscono che la vicenda di Natal non è andata così come è stato qui spiegato, perché Natal è proprietaria di Cassagna e Cassagna, probabilmente, sta trattando anche con altri. La questione di Natal non è come viene spiegata: si è chiusa perché non c'era comunque interesse, al di là delle valutazioni su Pianezza. Vorrei, allora, capire dal Vicesindaco, con maggiore specificità, esattamente come sono andate le valutazioni sulla sede brasiliana, perché ho l'impressione che quanto riferito oggi - e non perché lo ha detto il Vicesindaco, visto che anche a lui i fatti sono stati riferiti - non corrisponda esattamente al vero. Da questo punto di vista vorrei una risposta, anche per rassicurare i cittadini piemontesi. CALGARO Marco (Consigliere Anziano) La parola al Consigliere Lonero. LONERO Giuseppe La risposta del Vicesindaco ci lascia perplessi, perché un comportamento come quello che ci è stato raccontato ed esposto si potrebbe accettare, se provenisse da un dilettante, da un amministratore alla prima esperienza, da un amministratore che gestisce i propri denari o una piccola azienda con qualche decina di migliaia di Euro di fatturato. In questo caso, invece, stiamo parlando di un'azienda pubblica che gestisce un servizio essenziale: di conseguenza, un comportamento che porta l'amministratore delegato a desistere dall'acquisto di quote di partecipazione per entrare in possesso e gestire una discarica, che arriva a ridosso dell'acquisto e a ridosso dell'approvazione del bilancio del Comune (che è proprietario di quella società) e decide, dopo aver dato rassicurazioni in sedi pubbliche del contrario, di non acquistare più quella quota di partecipazione, se non è questo un comportamento da dilettanti, ditemi voi come lo si deve definire. La consulenza di un advisor a che cosa serve, se non ad accompagnare un'operazione di questo tipo fin dalle prime battute e a non arrivare, all'ultimo momento, per capire che un piano industriale di quindici anni non ha alcun significato nell'economia odierna, per capire che la produzione di energia con olio di colza o simili è un bel sogno che oggi tarda a decollare e che, quindi, sulle cui entrate non si può assolutamente scommettere, e soprattutto non deve scommettere un'azienda pubblica? Se ce lo avessero chiesto, glielo avremmo potuto dire noi. Il comportamento di un amministratore delegato, che non sa queste cose e che si affida a un advisor all'ultimo momento, soltanto per avere una scusa per non procedere con l'operazione, mi sembra assolutamente inaccettabile, è un comportamento che non è degno della Città di Torino. Di conseguenza, la richiesta di dimissioni già avanzata da parte di altri Colleghi mi trova assolutamente concorde, ma invita anche ad una riflessione su tutta la gestione delle aziende partecipate del Comune e su tutti i personaggi che le gestiscono. La stessa ipotesi di dilettantismo, per esempio, ricade su chi gestisce SAGAT, per la quale non si riescono a trovare soluzioni di medio o lungo respiro che diano una prospettiva di sviluppo a questa azienda. Mi associo, quindi, con le richieste e deploro il comportamento dell'amministratore delegato di AMIAT, che avrà sicuramente conseguenze negative, a causa del suo dilettantismo, sia sulla qualità del servizio che sarà prestato ai cittadini torinesi, sia sui costi che ricadranno sugli stessi. CALGARO Marco (Consigliere Anziano) La parola al Consigliere Carossa, che dispone, in teoria, di dieci secondi. CAROSSA Mario Dieci secondi bastano per stigmatizzare il comportamento del Capogruppo Giorgis, che si è accorto che ha perso le elezioni regionali e comincia a portarsi avanti con il lavoro, temendo di perdere anche quelle comunali del prossimo anno. Oggi viene discusso, in questa Sala, un argomento sul quale, fino a due mesi fa, si sarebbero "smazzati" - e lo dico a verbale - al di fuori di quest'Aula. Sono d'accordo con il Capogruppo Lonero: qualcuno deve risponderne ufficialmente. Non si può scaricare tutto sui cittadini torinesi. Stiamo parlando di persone molto ben pagate, che sono state scelte da voi per gestire un'azienda: credo che una P.O. del Comune di Torino sarebbe capace di fare meglio di ciò che ha fatto il dirigente Magnabosco. CALGARO Marco (Consigliere Anziano) La parola al Vicesindaco, per una breve replica. DEALESSANDRI Tommaso (Vicesindaco) Per quanto riguarda la questione di Natal - ovviamente, poi, tutte le situazioni vanno approfondite -, l'unico problema posto da parte dell'advisor era che la concessione poteva essere messa in discussione, se fosse cambiato l'azionista. In questo caso, la soluzione era che il Comune di Natal approvasse una delibera (così come noi facciamo, in alcuni casi, presso società che hanno concessioni dalla Città di Torino) che stabilisse che, in caso di cambiamento d'azienda, il trapasso delle azioni non avrebbe messo in discussione la concessione. Questo era l'unico problema posto; per il resto, dal punto di vista dei dati, le cose avrebbero funzionato. Come avete capito benissimo, nella valutazione, i dati non corrispondevano a quanto qui citato, sia nella lunghezza del piano industriale, sia nella quantità ancora recepibile da Cassagna dal punto di vista degli RSU e dal punto di vista delle attività che venivano date per scontato (che invece sono incerte). Per buona pace dell'intelligenza di tutti noi, personalmente credo che, in attesa di un advisor, quando si fa una prima valutazione, si debbano assumere per buoni i dati forniti dall'azienda. Come sappiamo bene (e ho riferito le date), dalla data della lettera (mese di settembre) si passa al 14 aprile. Tra l'inizio e la fine, ai primi di febbraio, della prima discussione, l'advisor compie tutte le sue operazioni. D'altra parte, sarebbe impensabile agire diversamente: bisogna, invece, operare in questa direzione, per evitare di commettere, verso l'azionista (cioè la Città di Torino), atti non corrispondenti o poco trasparenti. Questo, per quanto riguarda il merito. Credo che, in qualsiasi situazione ci troviamo, non abbiamo possibilità diverse da questa. Credo che sarebbe un grave errore, se si procedesse in questa direzione perché alimentati da una speranza. Ritengo, infatti, che, di fronte a ragionevoli dubbi (visto che stiamo parlando di risorse provenienti dall'azionista pubblico), sia necessario avere le necessarie cautele. L'altro dato da sottolineare è che nessuno di noi ha dato per certa l'operazione, tant'è vero che il bilancio della Città (e, di conseguenza, il contratto di servizio con AMIAT), in questa fase, non la prevede assolutamente. È necessaria l'operazione di allargamento della base produttiva di AMIAT rispetto al futuro? Credo di sì: penso, infatti, che, non possiamo evitare di valutare altre operazioni, dopo aver intrapreso una strada ed aver visto che non funziona, non essendoci, per AMIAT, pagando un determinato prezzo, un ritorno. In questo senso, credo che ciò che ha riferito il Capogruppo Giorgis in questo dibattito sia da contestualizzare: è, infatti, quello che cercavo di dire io nella conclusione. Con l'ATO (o chi per essa, e lo vedremo il 1° gennaio 2011, con l'applicazione della Legge Calderoli, quale sarà l'Autorità), possiamo discutere una programmazione che, già dall'inizio, non ci faccia dipendere sempre, dal punto di vista della loro conclusione, con il privato per quanto riguarda le discariche? Ritengo corretto che l'Ente pubblico si ponga questo problema. Ovviamente, si ricerca sempre l'equilibrio del mancato ricavo, ma, in ogni caso, questa voce non è iscritta a bilancio. Inoltre né il dottor Magnabosco, né il sottoscritto abbiamo detto, in Commissione (e lo devo dire, perché altrimenti non hanno più senso nemmeno queste riunioni), che questa operazione avrebbe sostanzialmente riequilibrato l'operazione di chiusura della discarica: nessuno l'ha mai detto. Non c'è ombra di dubbio che tante operazioni di questo tipo ci possano aiutare ed abbiamo, infatti, anche detto che a queste operazioni ci teniamo e vogliamo continuare a perseguirle. Credo, quindi, che torneremo a discutere delle prospettive di AMIAT sia dal punto di vista industriale, sia dal punto di vista dei servizi che offre, così come è stato richiesto. Sicuramente ne riparleremo nelle prossime settimane, anche affrontando le questioni qui giustamente ricordate dal Consigliere Cerutti. La soluzione di questi temi aiuta questo percorso, ma non risolve, di per sé, la situazione. Non c'è, infatti, un'azione che risolve i mancati ricavi della chiusura di Basse di Stura, di questo dobbiamo essere consapevoli: nessuno ha la bacchetta magica utile a risolvere il problema (se qualcuno, invece, la possiede, si faccia pure avanti, perché sono molto interessato). |