| Interventi |
CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Riprendiamo la discussione dell'interpellanza n. mecc. 201000921/002, presentata in data 19 febbraio 2010, avente per oggetto: "L'aumento delle tariffe dell'acqua. I cittadini pagano miglioramenti al servizio o nuove operazioni societarie?" CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola per la risposta, per la parte di sua competenza, all'Assessore Tricarico. TRICARICO Roberto (Assessore) L'interpellante chiede a quali finalità sia destinato l'investimento che sarà reso possibile dall'aumento delle tariffe e come esso potrà sostanziarsi in un aumento quantitativo e qualitativo dei servizi offerti ai cittadini torinesi. Questa è la stessa domanda che molti membri dell'Autorità d'Ambito torinese hanno fatto al Presidente della Provincia di Torino, Saitta, che ha delegato l'Assessore Ronco; nel corso della discussione - che, poi, ha scaturito la nota che mi è stata fornita dall'Autorità d'Ambito - sono emersi alcuni punti che riferirò. Il primo riguarda il fatto che la tariffa del servizio idrico è approvata dall'Autorità d'Ambito in attuazione e nel rispetto delle previsioni stabilite dal metodo normalizzato per definire le componenti di costo e determinare la tariffa di riferimento. Questo metodo permette di definire una tariffa per consentire il raggiungimento di adeguati livelli di servizio, per sostenere conseguenti programmi di investimento e per attuare il contenimento dei costi all'utenza ed il miglioramento dell'efficienza da parte del gestore. Il documento fondamentale per l'attuazione del servizio idrico integrato è il Piano d'Ambito, che, tra l'altro, individua i programmi di infrastrutturazione, il piano economico e finanziario ed il modello organizzativo. Normalmente, il Piano viene revisionato ogni tre anni per verificare il raggiungimento dei traguardi del livello di servizio e l'effettuazione degli investimenti. L'articolazione del Piano prevede la definizione della tariffa media che, comprensiva dell'inflazione, nel 2010 risulta essere di 1,25 Euro al metro cubo, rispetto a 1,17 Euro al metro cubo del 2009 (quindi, con un aumento di 0,0858 Euro al metro cubo). Tale aumento consente di coprire anche gli investimenti da tariffa che, per il 2010 - come riportato nell'allegata tabella che poi consegnerò al Consigliere Cerutti -, ammontano ad oltre 96,3 milioni di Euro, con un incremento rispetto al 2009 di oltre 12,2 milioni di Euro, pari al 14,5%. La pianificazione puntuale di ciascun intervento viene effettuata nel programma degli investimenti ATO (attualmente, risulta vigente quello per gli anni 2008/2010). Quando, recentemente, si è riunita l'ATO (ed io ero presente) ed ha approvato la proposta di deliberazione che contiene gli aumenti di cui parla il Consigliere Cerutti, lo ha fatto in aderenza con un programma di investimenti precedentemente assunto, che prevedeva una serie di interventi nel periodo temporale 2008/2010. In particolare, per il solo Comune di Torino, nel 2010, sono programmati 84 interventi infrastrutturali, con un impegno di spesa previsto pari ad oltre 35 milioni di Euro, che, rispetto al 2009, quando sono stati spesi 26,3 milioni di Euro, determinano un aumento degli investimenti previsti di oltre il 30%. Oltre ai maggiori investimenti di cui sopra, l'aumento tariffario del 2010, rispetto al 2009, consente di far fronte a diversi aspetti: il primo è la manutenzione ordinaria, finalizzata a consentire il mantenimento in stato di piena funzionalità degli impianti, delle reti e delle altre dotazioni infrastrutturali, che passa da 37 milioni di Euro a 38,2 milioni di Euro, con un aumento di 1,2 milioni di Euro; inoltre, gli oneri per lo smaltimento dei fanghi sono previsti in forte aumento, sia per l'effetto dell'esaurimento dell'attuale discarica e della necessità di nuove destinazioni, sia per i maggiori quantitativi di fanghi derivanti dal numero delle realizzazioni fognarie per allacciare utenze in precedenza non servite e i limiti più ristretti imposti dal legislatore. Per quanto attiene al recupero di efficienza da parte del gestore, abbiamo applicato ai costi operativi della gestione d'ambito lo 0,5% per l'anno 2010, corrispondente a 881.000 Euro, con relativo contenimento della tariffa. Inoltre, l'utile di SMAT si è chiuso con 12,12 milioni di Euro, comprensivo dell'utile da attività extraservizio idrico integrato. L'Autorità d'Ambito, attraverso il Piano d'Ambito, ha sempre fornito al gestore indicazioni in merito alle destinazioni di questo utile; in particolare, con l'attuale revisione del Piano (approvata con la scorsa deliberazione) è stata data indicazione del risultato netto di esercizio, dedotte le riserve di legge, e che la quota da destinare agli investimenti diretti di SMAT deve essere ripartita tra i Comuni come segue: una quota da destinare a dividendo e una quota da destinare al fondo per le politiche ambientali, per il territorio e per i servizi dei Comuni. La nota (che, poi, consegnerò all'interpellante) contiene un'altra serie di notizie. Vorrei, però, sottolineare che, al momento dell'approvazione dell'aumento, per la prima volta abbiamo introdotto una nuova formula che consente di tutelare le fasce deboli: abbiamo modificato il regolamento di SMAT e abbiamo acconsentito al fatto che si potessero, così come avverrà, presentare domande cumulative; i consorzi di servizi socio-assistenziali, le ATC e i Comuni, possono, qualora ravvisino - sulla base di una raccolta di documentazione relativa all'attività che svolgono - la presenza di nuclei familiari con un ISEE inferiore a 9.000 Euro, trasmettere automaticamente l'elenco a SMAT, che, a quel punto, potrà versare al Comune le risorse che dovranno essere, poi, girate agli utenti. Ciò consente, per esempio, al Comune di Torino, che già assiste queste persone (perché, magari, dà il contributo per l'affitto o gli sgravi della TARSU), di aggiungere anche il rimborso SMAT. Il rimborso SMAT ora ammonta - anche tenendo conto delle indicazioni del Consiglio Comunale - a 20 Euro per nuclei di una sola persona e a 30 Euro per nuclei con più di tre persone. In questo modo, si introduce quanto era emerso nel corso del dibattito in questo Consiglio Comunale rispetto all'assunzione della deliberazione di iniziativa popolare, cioè il concetto di un minimo vitale gratis. Infatti, 20 Euro corrispondono a 45 litri di acqua al giorno, mentre 30 Euro corrispondono a 70 litri, che, in questo modo, vengono forniti gratis. Rispetto alla richiesta di esenzione nei confronti dell'universalità delle persone, personalmente ho assunto un atteggiamento diverso. Ritengo che la politica tariffaria debba proprio essere usata in questo modo, consentendo piccoli aumenti nei confronti di chi ha di più per permettere a chi ha di meno di potersi comunque veder assicurato un diritto minimo e vitale. È un primo passo, siamo sicuri che con il prossimo esercizio riusciremo a perfezionare questa situazione e, per tutti questi motivi, la Città di Torino si è espressa favorevolmente alla proposta di deliberazione presentata nel corso della conferenza dell'Autorità d'Ambito. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Cerutti. CERUTTI Monica Credo che questo argomento sia molto importante e ringrazio per la risposta molto articolata fornita dai due Assessori; è chiaro che, da una parte, ci sono le competenze dell'ATO e, dall'altra parte, quelle di SMAT, per cui è bene che anche noi, dal punto di vista politico, distinguiamo i ruoli. Dal punto di vista dell'ATO, ho condiviso le riflessioni dell'Assessore, anche rispetto alle scelte al suo interno. Tuttavia, penso che potrebbe essere interessante, magari nel corso di una seduta della Commissione competente, chiarire da parte del Consiglio Comunale come viene calcolata la tariffa dell'acqua. Effettivamente, l'Assessore Tricarico faceva riferimento al metodo normalizzato per arrivare alla tariffa di riferimento, però sarebbe interessante, magari non in Sala Rossa, comprendere meglio come si sia arrivati a questo aumento (da 1,17 Euro al metro cubo a 1,25 Euro). Per quanto riguarda la questione del Piano d'Ambito, ho compreso la destinazione delle maggiori entrate che vengono previste, però credo che, per esempio, tenendo conto delle considerazioni generali, uno dei fronti sui quali SMAT - e, in questo senso, l'ATO, come indirizzo - avrebbe dovuto lavorare (e che, forse, non è ancora stato realizzato) è quello relativo al discorso dell'acquedotto di valle (sul quale, finora, forse non c'è stata un'attuazione rispetto agli indirizzi precedenti). In questo senso, per quanto riguarda l'approfondimento dell'interpellanza, credo che anche la Provincia dovrebbe essere presente, affinché la discussione sia più completa, anche relativamente alla questione dell'infrastrutturazione. Sul fronte del tema "fasce deboli", sono del tutto d'accordo rispetto alla scelta fatta, ma sarebbe opportuno entrare maggiormente nel merito del calcolo della tariffa, per capire meglio il motivo di questo aumento. Infatti, la questione è comprendere quanto pesano effettivamente questi programmi di manutenzione ordinaria, i maggiori oneri per lo smaltimento dei fanghi ed il recupero di efficienza sull'attività complessiva e, per quanto riguarda gli utili che sono stati divisi, è chiaro che, da una considerazione un po' "spannometrica", visto che la SMAT è comunque in attivo, questo aumento, per certi aspetti, potrebbe risultare un po' particolare (non voglio dire immotivato), per cui è necessario capire meglio quanto è accaduto. È anche questo il senso del secondo punto dell'interpellanza, al quale voi rispondete - e, chiaramente, non posso fare altro che registrarlo - che tutto ciò che è stato fatto fuori dalla provincia di Torino non c'entra nulla con questo aumento della tariffa; ne prendiamo atto, ma, attraverso la presentazione di questa interpellanza, volevamo averne una conferma, anche se, come ha detto il Vicesindaco, nello start-up si possono avere normalmente dei disavanzi (come è avvenuto per la SMAT). A nostro parere, è necessaria una riflessione complessiva su quella che è stata questa operazione da parte di SMAT e sul fatto che, adesso, ci sia un arbitrato in corso, a proposito del quale non sappiamo quali possano essere i risultati; evidentemente, è stato dato un indirizzo alle nostre aziende pubbliche in un'azione fuori dalla nostra Provincia, che, però, al momento non sembra avere particolari esiti positivi, almeno dal punto di vista finanziario; è importante anche un ragionamento più complessivo relativo alla questione dell'acqua e al fatto che, forse, sarebbe più opportuno che venisse gestita territorialmente, senza questo tipo di operazioni, che, probabilmente, non portano risultati particolari dal punto di vista operativo e finanziario. Chiaramente, questa è una considerazione sulla quale possiamo avere opinioni diverse; ne prendo atto e poi, se l'Assessore Tricarico mi fornirà la nota, avrò modo di approfondire meglio i dati che sono stati forniti. Credo che, anche a fronte della prima e della seconda parte dell'interpellanza, valga la pena di procedere ad un approfondimento ulteriore in Commissione, anche perché penso che per il Consiglio Comunale questo sia - vista anche la discussione della deliberazione di iniziativa popolare che l'Assessore Tricarico ricordava - sicuramente un argomento importante (anche rispetto a ciò che abbiamo definito nel nostro Statuto) e sia condiviso, soprattutto adesso, in primis dai rappresentanti dei cittadini. Ringrazio gli Assessori perché, grazie alle loro risposte, hanno sicuramente fatto luce e, per certi aspetti, hanno anche eliminato determinate incomprensioni che potevano collegare l'"operazione palermitana" all'aumento della tariffa; credo, però, che su tutti e due gli argomenti valga la pena di avere il modo di comprenderne meglio i termini. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Non vi è alcun problema a procedere ad un ulteriore approfondimento in I più VI Commissione. La parola al Vicesindaco. DEALESSANDRI Tommaso (Vicesindaco) Ho cercato, così come l'Assessore Tricarico, di fornire le risposte cercando di distinguere le diverse responsabilità - anche relativamente ai Consigli di Amministrazione - delle diverse società interessate nell'"operazione Sicilia" e, per quanto riguarda l'ATO, chiarendo la questione delle tariffe e degli investimenti. Tengo solo a precisare che, a fronte delle situazioni così definite dell'ATO, dipende poi dalla gestione di SMAT riuscire ad avere o meno un utile a fine anno; questo non è predefinibile all'inizio dell'anno e sarebbe sbagliato, perché, a quel punto, non si comprenderebbe più perché una società deve essere gestita nel miglior modo possibile dal punto di vista della sua capacità organizzativa e dell'efficienza. Inoltre (e su questo argomento dovrà esserci un approfondimento, perché c'è un rapporto molto complesso con l'insieme dei Comuni) l'operazione "siciliana" deve essere riconsiderata tenendo conto di due fattori: in primo luogo, il fatto che non c'è ombra di dubbio che, da tre anni a questa parte, durante l'estate gli organi di informazione non hanno più parlato della carenza d'acqua a Palermo; per cui, dal punto di vista della gestione, credo che sia stata data ai cittadini la risposta necessaria. Però, quello che non ha funzionato è stato il rapporto - come ho detto nella risposta - del Piano d'Ambito ed è per questa ragione che siamo giunti all'arbitrato (che ha permesso di sistemare la situazione di SMAT dopo i primi tre anni). È evidente che, se l'Autorità d'Ambito dell'ATO di Palermo non ci metterà in una condizione di equilibrio, questo rapporto dovrà essere per forza riconsiderato. Credo che non possa continuare ad utilizzare gli utili, anche perché finiscono su altre attività di business, comprese quelle di SMAT, per poi, invece, pareggiare i conti. Quello che chiediamo è che l'Autorità d'Ambito applichi quanto previsto nel contratto di servizio con la gestione delle Acque Potabili Siciliane. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) L'interpellanza è discussa per l'Aula. Invito gli Uffici a calendarizzare l'approfondimento di questa interpellanza in I più VI Commissione. |