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COPPOLA Michele (Vicepresidente) Passiamo all'esame della proposta di deliberazione di iniziativa popolare n. mecc. 20097237/002, presentata in data..., avente per oggetto: "Proprietà e gestione pubblica del servizio idrico". COPPOLA Michele (Vicepresidente) La parola al Consigliere Cerutti. CERUTTI Monica Intervengo su una deliberazione che risulta essere particolarmente importante per questo Consiglio Comunale, proprio nel dibattito generale sui Servizi Pubblici Locali, proprio perché in questa proposta di deliberazione di iniziativa popolare viene considerato il tema dell'acqua, però non vorrei sottrarre la discussione al fatto che il tema acqua rientra in un dibattito più complessivo che riguarda proprio i Servizi Pubblici Locali. Questo è molto importante nell'ambito di una discussione democratica, in cui si vanno a configurare gli elementi di una comunità locale. I Servizi Pubblici Locali sono lo strumento essenziale per l'esercizio dei diritti di cittadinanza e della democrazia; questo è molto importante e vorrei che fosse ribadito, anche perché nel dibattito generale sui Servizi Pubblici Locali poco si parla di questi aspetti, della cittadinanza, della democrazia ed anche della partecipazione che abbiamo potuto vedere in questo caso esercitata da più di 12.000 cittadini che hanno firmato questa proposta. È chiaro che gli altri elementi che rientrano nella discussione complessiva sono quelli relativi alle forme di gestione, alla composizione delle proprietà, alle modalità di erogazione del servizio, alla qualità del servizio reso, ai risvolti occupazionali e lavorativi ed ai costi tariffari. Però alla base vi è il tema generale della democrazia e dello stabilire principi, che in questo caso vanno proprio a modificare la carta della nostra comunità, che è lo Statuto Comunale, così come è nella proposta di questa deliberazione che auspichiamo possa vedere il consenso di quest'Aula. Senza volere essere troppo didattica, vorrei però ricordare che le Linee Programmatiche approvate da questo Consiglio Comunale nel 2006 per il quinquennio 2006-2011 indicano come strategicamente necessario mantenere il controllo pubblico delle imprese e dei servizi pubblici. Avevamo approvato anche una mozione di accompagnamento alle Linee portate avanti dal Sindaco e dalla Giunta, in cui affermavamo che nell'integrazione con le altre utilities locali, all'interno dell'accordo in quel momento AEM-AMGA, era necessario mantenere il controllo pubblico con particolare attenzione al servizio idrico, in quanto, essendo l'acqua un bene comune dell'umanità, la gestione delle risorse idriche non può essere assoggettata alle norme del mercato. Questa è parte di una mozione di accompagnamento alle Linee Programmatiche, quindi una mozione con una maggiore dignità rispetto alle altre, che questo Consiglio Comunale ha già approvato. In questo senso, negli atti successivi abbiamo approvato anche un'altra mozione proprio per cercare di fare un minimo di storia nel momento in cui abbiamo ragionato della fusione Iride-ENIA, che tra l'altro abbiamo approvato con grande fretta e, purtroppo, si stanno verificando altri problemi, che questo Consiglio Comunale non ha ancora affrontato. In questa mozione affermavamo l'autonomia di SMAT, che è il nostro gestore del servizio idrico, rispetto alla società che nascerà dall'incorporazione di ENIA S.p.A. e di IRIDE, in modo da mantenere la totale proprietà pubblica del servizio idrico dell'area torinese. Ho voluto fare queste premesse proprio perché credo che questo Consiglio Comunale debba essere richiamato anche a una coerenza rispetto a quanto già approvato e che credo veda la maggioranza di questo Consiglio concorde nell'affermare il principio, che è stato già affermato in altri Comuni, in altre Regioni, come la Puglia e la Val d'Aosta. In questo senso, crediamo che, seppur il dibattito nazionale non ripercorra alcuni filoni che ho voluto considerare nella premessa del mio intervento, si debbano affrontare le questioni di carattere tecnico, fare proprio una discussione di carattere politico su alcuni principi, richiamati anche nello Statuto. Se vogliamo andare sul fronte tecnico, ricordiamo, così come ha fatto il Comitato che ha presentato la proposta di deliberazione, che non esiste a livello europeo e nazionale alcun elenco che stabilisce quali siano i servizi a rilevanza economica e quali quelli privi di rilevanza economica, e tra l'altro - lo abbiamo anche ricordato nelle Commissioni - un parere della Corte dei Conti della Lombardia sottolinea che non è possibile individuare a priori, in maniera definita e statica, una categoria di servizi a rilevanza economica, che va invece effettuata, di volta in volta, con riferimento al singolo servizio da espletare da parte dell'ente stesso. Quindi, credo che sia importante che questo Consiglio Comunale non si sottragga alla propria responsabilità e all'opportunità di votare questa proposta di deliberazione, con alcuni emendamenti proposti dalla maggioranza che possono essere il risultato di una mediazione di diverse sensibilità. Tutte le Circoscrizioni si sono dichiarate favorevoli a questa deliberazione, e quindi non stiamo approvando un atto che non ha nessun valore; è un atto che ha un valore politico perché, se approvato, andrà a modificare la carta della Città, che stabilisce le regole di convivenza della comunità. Crediamo, quindi, che sia fondamentale procedere con una soluzione che possa vedere sicuramente la maggioranza di questo Consiglio portare ad avere un parere unitario e, chiaramente, bisognerà poi tenere conto delle modalità stabilite dal Testo Unico circa le maggioranze necessarie. Se già alla prima votazione si ottenesse la maggioranza qualificata, che permette da subito l'approvazione di queste modifiche, quindi la modifica dello Statuto, sarebbe una bellissima prova da parte di Torino, che, convinta sul tema dell'acqua pubblica, procede in una direzione auspicata da molti cittadini. COPPOLA Michele (Vicepresidente) La parola al Consigliere Gallo Domenico, a cui ricordo che ha fino a dieci minuti. GALLO Domenico Intanto, un ringraziamento sincero va al Comitato per la difesa dell'acqua pubblica, che ha svolto un lavoro di base molto importante su un tema rilevante anche per la gestione della qualità della vita della nostra città e del nostro Paese. Il tema è quello dell'acqua pubblica, che sembra una banalità, ma credo che rispetto a quanto determinato da una legge dello Stato, l'art. 15 del Decreto Ronchi per essere precisi, che ha introdotto la regola in base alla quale - ad eccezione dell'elettricità, delle ferrovie e delle farmacie - la gara diventa la regola per l'erogazione di qualunque servizio pubblico. Entro la fine del 2010 tutte le società che gestiscono il servizio in monopolio dovranno trovare un partner privato ed entro il 2015 i Comuni dovranno scendere al di sotto del 30% nel capitale delle aziende municipalizzate e quotate in Borsa. Questo è in sintesi l'art. 15 del Decreto Ronchi, che vuole avviare un processo di privatizzazione dei servizi pubblici essenziali. Questo è il tema di cui stiamo dibattendo, ma di fronte all'acqua, che definirei un diritto inviolabile dell'umanità, credo che la coscienza civile di un popolo e di una comunità - in questo caso la comunità torinese - debba porsi in maniera da impedire che un bene come l'acqua possa essere, anche solo dal punto di vista della gestione, esposto alle regole del mercato, e quindi del profitto. Non credo che ci sarà nessun privato che, gestendo un bene come l'acqua, lo farà per beneficenza, ma lo farà con il chiaro scopo di trarre profitti. Questo è il tema che mi spinge a condividere sostanzialmente la proposta di iniziativa popolare del Comitato per l'acqua. Oltre al Comitato, vorrei ringraziare il Consigliere Stefano Lo Russo, che su questa vicenda credo abbia lavorato con grande intelligenza e con grande attenzione anche rispetto alla necessità di trovare una sintesi condivisibile, alla quale questo Consiglio fra poco potrà addivenire attraverso un voto che spero coinvolga tutta la maggioranza, ma anche pezzi dell'opposizione, visto che il bene dell'acqua è comune. Ritengo che gli emendamenti, sui quali c'è stata una discussione molto problematica, molto difficile, possano essere la soluzione per poter votare insieme questa deliberazione di iniziativa popolare emendata, ma senza alcuna forma di snaturamento. Mi riferisco all'emendamento che definisce sostanzialmente che la gestione dell'acqua deve essere senza scopi di lucro, quindi senza processi che innescano le regole del profitto. Il secondo aspetto, estremamente importante, è affermare la gestione del servizio, che poi è quello che determina dal mio punto di vista gli interessi, perché ci dicono: "Tanto la rete è pubblica. È la gestione che viene privatizzata". Io penso che proprio l'aspetto della gestione sia la parte delicata, perché vuol dire determinare processi in base ai quali si innescano forme di interesse e di profitto. Credo che un privato, legittimamente, tenderà a ricavarne guadagni. Faccio solo l'esempio di Latina: è una città dove il processo di liberalizzazione ha già portato a un aumento del 300% delle tariffe, quindi questa sarebbe una delle conseguenze naturali, e dobbiamo avere l'onestà intellettuale di dirlo ai cittadini. In Sicilia è avvenuta la stessa cosa, senza che l'aumento delle tariffe abbia poi innescato un processo di investimenti sulle infrastrutture, perché le logiche del privato vanno in quella direzione: ricavare puramente profitti. L'altro emendamento importante stabilisce che la gestione debba avvenire attraverso soggetti interamente pubblici. Credo che questi due emendamenti, quello che si riferisce alla gestione senza scopo di lucro e quello della gestione del servizio attraverso enti interamente pubblici, siano importanti. Il Comune di Torino, modificando lo Statuto, garantisce sostanzialmente la gestione pubblica di questo bene, che ho definito all'inizio "un bene inviolabile dell'umanità". L'acqua è un bene particolare, è un bene sul quale è giusto che il pubblico metta le mani e se lo tenga stretto, perché credo che su questo aspetto nei prossimi anni esploderanno grossi conflitti, soprattutto in quelle terre, in quelle regioni, in quelle nazioni dove purtroppo l'acqua diventa veramente un bene preziosissimo. Quindi, mi auguro che vi sia un voto unanime da parte della maggioranza di questo Consiglio e invito tutti i Consiglieri a fare una riflessione, disobbedendo anche alle logiche dei loro partiti, in questo caso, dicendo "no" all'articolo n. 15 del Decreto Ronchi, che, in qualche modo, introduce un elemento di privatizzazione non solo dell'acqua, ma anche di altri servizi importanti per la nostra comunità, sui quali non credo che la mano dei privati produrrà dei vantaggi. Non è una guerra ai privati, ma credo che, per quanto riguarda alcuni beni essenziali (quindi, la proprietà e la loro gestione), questi debbano in qualche modo abbassare le loro pretese ed il pubblico debba alzare le sue. Magari interverrò nuovamente al momento della votazione degli emendamenti, ma annuncio subito che, con quegli emendamenti che ho citato - se saranno confermati fino alla fine -, il Gruppo Nuova Sinistra per Torino voterà favorevolmente alla proposta di deliberazione di iniziativa popolare emendata e - ribadisco - non snaturata, perché si tratterebbe di un'offesa nei confronti dei 12.000 cittadini che hanno sottoscritto quel documento. COPPOLA Michele (Vicepresidente) La parola al Consigliere Tronzano. TRONZANO Andrea A mio giudizio, questa polemica sulla proprietà pubblica dell'acqua non ha né capo né coda. In questo breve intervento, volevo illustrare alcuni punti fondamentali sia della Legge in vigore che del Decreto attuativo del Governo, per eliminare moltissimi dei dubbi rappresentati da questa proposta di deliberazione, che, tra l'altro, seppur rispettabile (perché rappresenta l'opinione di 12.000 cittadini, quindi è assolutamente meritoria), però non può dettare gli indirizzi al Consiglio Comunale, che, al suo interno, deve deliberare e decidere senza alcun assillo. In questo senso, riteniamo che l'acqua sia un bene pubblico e vada gestito in modo responsabile. L'acqua deve sfuggire alle logiche di mercato - e questo è un aspetto importantissimo -, ma chiaramente deve essere gestita, perché senza la sua gestione tutto questo ragionamento non funziona (con conseguenti sprechi, tariffe inadeguate e tutta una serie di fatti che sicuramente arrecherebbero danni ai cittadini). Questi due elementi hanno ispirato - e lo dico soprattutto ai Consiglieri del PD - la Legge che è attualmente in vigore. Ricordiamo, tra l'altro, una direttiva europea che, al contrario di quanto riportato dalla proposta di deliberazione - che ritiene che la privatizzazione dell'acqua sia imposta dal Trattato UE -, dà la possibilità ai Comuni di scegliere tra varie vie. Questa Legge non fa altro che ribadire questo concetto. Leggo un passaggio della Legge che, secondo me, è fondamentale: "(…) Tutte le forme di affidamento della gestione del servizio idrico (…) devono avvenire nel rispetto dei principi di autonomia gestionale del soggetto gestore e di piena ed esclusiva proprietà pubblica delle risorse idriche, il cui governo spetta esclusivamente alle Istituzioni pubbliche, in particolare in ordine alla qualità e al prezzo del servizio (…)". Questo è l'elemento essenziale che ribadisco. Vorrei ricordare, sempre citando la Legge, che si danno queste possibilità: "(…) a favore di imprenditori e di società in qualunque forma costituite (…); a società a partecipazione mista pubblica e privata, a condizione (…) che al socio - privato - sia attribuita una partecipazione non inferiore al 40%". Inoltre, vi è un terzo elemento, senz'altro in deroga a queste caratteristiche, che prevede: "(...) per situazioni eccezionali che, a causa di peculiari caratteristiche economiche, sociali, ambientali e geomorfologiche del contesto territoriale di riferimento, non permettono un efficace e utile ricorso al mercato, l'affidamento può avvenire a favore di società a capitale interamente pubblico (…)"; ho voluto specificare questo aspetto per onestà e correttezza di informazione, che è determinante. L'acqua, quindi, rimane un bene pubblico; dopodiché, che cosa possiamo aggiungere? Questa Legge non fa altro che attivare un meccanismo di concorrenza, perché le tariffe sono un problema di oggi, non di domani; come voi tutti sapete, oggi, le tariffe sono determinate dalle ATO (che, a Torino, in particolare, è costituita, come previsto dalla Legge regionale, entro i confini della provincia di Torino). L'ATO ha competenza sulle tariffe, quindi la Legge non modifica questo tipo di impostazione, perché continueranno ad esistere e, conseguentemente, a questo ragionamento si aggiunge anche il Decreto di attuazione di questa Legge, che voglio citare perché è altrettanto importante. Innanzitutto, il Decreto del Presidente della Repubblica ribadisce il concetto di pubblicità dell'acqua: "La proprietà dell'acqua è pubblica" e non ci sono dubbi su questo; inoltre, inserisce alcune norme per l'espletamento delle gare, che sono altrettanto importanti e che, a mio giudizio, vanno citate. Innanzitutto, prevede: "Le procedure competitive (…) sono indette nel rispetto degli standard qualitativi, quantitativi, ambientali e di equa distribuzione sul territorio e di sicurezza (…)". "Le società a capitale interamente pubblico possono partecipare alle procedure competitive ad evidenza pubblica (…)", quindi, in questo senso, nessuno vieta nulla. Per quanto riguarda il bando di gara - e lo sottolineo a chiare lettere, perché è fondamentale -, precisa: "(…) esclude che la disponibilità a qualunque titolo delle reti, degli impianti e delle altre dotazioni patrimoniali non duplicabili (…) possa costituire elemento discriminante per la valutazione delle offerte dei concorrenti." Quindi, il fatto che la pubblicità della risorsa idrica sia completamente pubblica è una questione dirimente nel bando di gara. Inoltre: "(…) prevede che la valutazione delle offerte sia effettuata da una commissione nominata dall'Ente affidante (…)", un altro elemento, a mio giudizio, di garanzia e che: "(…) I criteri di valutazione delle offerte basati su qualità e corrispettivo del servizio prevalgano di norma su quelli riferiti al prezzo delle quote societarie (…)". Quindi, il fatto che le tariffe siano competitive e favorenti i cittadini - e non contro i cittadini -, rappresenta un elemento dirimente del Decreto attuativo firmato dal Presidente della Repubblica; lo voglio sottolineare, sempre a beneficio di chi ascolta. Dopodiché, seguirà anche il parere dell'Autorità antitrust, perché è obbligatorio nel caso la popolazione interessata sia superiore a 50.000 unità. Potrei continuare nei dettagli, ma mi sembra che la situazione sia limpida e non vi sia alcun sotterfugio: la Legge è assolutamente in linea con quanto previsto dalla proposta di deliberazione e, di conseguenza, non credo che vi siano ulteriori discussioni da fare. Oggettivamente, rispetto a questo tema, non vediamo altro che una strumentalizzazione (ancora più grave, in quanto si tratta di un argomento importante come l'acqua) fatta esclusivamente a fini elettorali. Lo voglio sottolineare, perché credo che sia una speculazione di basso livello ed è per questo motivo che, a seguito di questa interpretazione che abbiamo cercato di dare con oggettiva trasparenza, al momento del voto abbandoneremo l'Aula: a nostro parere, su questo tema non ci deve essere strumentalizzazione. COPPOLA Michele (Vicepresidente) La parola al Consigliere Giorgis. GIORGIS Andrea Oggi, siamo chiamati a votare una proposta di deliberazione che è stata presentata, secondo quanto prevede il nostro Statuto, da un certo numero di cittadini. Questa proposta di modifica statutaria che affrontiamo, a sua volta, raccoglie una domanda che è diffusa nel nostro Paese e, se guardiamo la stampa europea, ci accorgiamo che non lo è soltanto in Italia: è una domanda di protezione rivolta alle Istituzioni pubbliche, affinché si facciano carico di garantire una giusta distribuzione ed un accesso sicuro ai beni essenziali, primo fra i quali l'acqua. Il movimento per la cosiddetta "acqua pubblica" ha dimensioni estese e questa proposta di deliberazione di iniziativa popolare gli dà voce formale. Noi ci riconosciamo nella domanda che origina da questo movimento, perché condividiamo la necessità di un intervento regolativo pubblico per assicurare a tutte le persone l'accesso al bene "acqua" (in questo caso stiamo parlando dell'acqua, ma, a nostro avviso, bisognerebbe ragionare in termini di beni essenziali). Le trasformazioni che sono in atto nell'economia mondiale - senza voler abusare oramai di questa categoria della globalizzazione - impongono una rinnovata azione pubblica a tutela della distribuzione dei beni essenziali. Tutti gli esseri umani devono poter accedere alle risorse essenziali per condurre una vita libera e dignitosa. Come realizzare questo obiettivo, posto che lo condividiamo e lo sentiamo come nostro? Bisogna essere sinceri ed intellettualmente onesti, ma, purtroppo, non è così facile dire come si possa efficacemente realizzare questo obiettivo di civiltà, progresso ed uguaglianza. È difficile dirlo perché, purtroppo, non solo la realtà davanti ai nostri occhi contraddice in maniera drammatica questa esigenza, ma anche perché la legislazione nazionale, regionale e, a maggior ragione, locale è ad armi spuntate rispetto alla dimensione di questi problemi. Tuttavia, dobbiamo cercare di svolgere la nostra parte e fare tutto ciò che è nelle nostre competenze: come Gruppo del Partito Democratico, abbiamo preso sul serio la richiesta che nasce da questa proposta di deliberazione di iniziativa popolare. Ho detto "abbiamo preso sul serio", perché, non volendoci accontentare semplicemente di declamare un obiettivo che riteniamo condivisibile, ma cercando di fare tutto il possibile affinché questo obiettivo si realizzi, abbiamo ragionato su quali potevano essere i contenuti di una deliberazione di modifica dello Statuto che fossero, nel quadro legislativo vigente, ragionevolmente attuabili, praticabili ed effettivamente garantibili. Abbiamo cercato di resistere alla tentazione - e non è sempre facile farlo quando si riveste un ruolo politico - di assecondare semplicemente qualsiasi desiderio, prendendo, invece, seriamente la domanda. Per esempio, a me farebbe molto piacere - e sarebbe assai gratificante, oltre che ricco di soddisfazioni - assicurare, attraverso una modifica dello Statuto, a tutti i cittadini torinesi l'accesso ai beni essenziali; figurarsi se non modificheremmo lo Statuto per fare in modo che tutti avessero una casa dignitosa o un lavoro dignitoso! Se questo fosse, di per sé, in grado di realizzare questo obiettivo, saremmo i primi a volerlo realizzare! Ho fatto questa premessa perché, lo dico molto esplicitamente, vorrei evitare che il nostro cercare di essere il più possibile seri, attenti e concreti, venisse scambiato per una sorta di timidezza verso il problema, il bisogno o, peggio ancora, verso il fondamentale diritto all'accesso all'acqua. Perché, quando si dice che è necessario cercare di introdurre una formulazione che renda davvero possibile, sulla base della legislazione vigente, l'accesso di tutti i cittadini all'acqua e si scrive, per esempio: "Onde evitare che SMAT debba non essere più posta in grado di svolgere il servizio" (quindi, onde evitare che SMAT si veda revocare il servizio e la sua gestione), bisogna scrivere "Enti", o "soggetti", o, comunque, una formula di carattere di generale, sottolineando che la partecipazione deve essere integralmente pubblica, ma non che il soggetto debba essere esclusivamente un Ente o una struttura pubblica. È necessario prendere sul serio il carattere pubblico del servizio e quel diritto all'accesso all'acqua che riteniamo sia meglio garantito se il gestore è un soggetto pubblico, però dove "soggetto pubblico" vuole anche dire, come nel caso di SMAT, che la proprietà del soggetto, che ha la forma della Società per Azioni, sia interamente pubblica. Quando diciamo questo è evidente che, se qualcuno pensa che dietro a questa attenzione e a questo rigore ci sia qualche mancanza di convinzione in ordine alla necessità di tutelare il diritto di accesso all'acqua, delle due, l'una: o, come dice qualcuno, siamo già e permanentemente in campagna elettorale, oppure (molto peggio) anche qui comincia a spirare quel vento che, a livello nazionale, spira in maniera molto intensa, a causa del quale diventa impossibile sottrarre al confronto politico un qualche principio, definiamolo, di legalità o qualche limite di conformità al diritto, cioè l'idea che tutto si possa e si debba piegare alla logica politica e in nome del consenso immediato. Questo è il male del nostro Paese: ormai, tutto è politica e, quindi, non ci sono più regole, ma quando, poi, si invocano le regole, vedete che cosa accade a livello nazionale? Si approvano leggi imbarazzanti, che cercano, in qualche misura, di certificare quello che è palesemente in contrasto con il principio fondamentale di legalità. Nel nostro piccolo, dobbiamo cercare di rifuggire da questa tentazione e, quando abbiamo un testo che chiede al Comune di Torino di agire come se fosse un'isola sovrana che non deve minimamente preoccuparsi della legislazione vigente e non deve farsi carico dello status esistente in tema di organizzazione e gestione del servizio, facciamo qualche cosa di molto simile - per fortuna, in piccolo - a quello che si critica a livello nazionale. Da questo punto di vista, mi avrebbe fatto piacere se, da parte dell'Ufficio di Presidenza, ci fosse stato un impegno a separare le questioni di carattere politico dalle questioni di carattere giuridico, in maniera da non far sì che ci potesse essere, sui profili di carattere giuridico, una contesa politica. Devo essere sincero: mi sarei aspettato che l'Ufficio di Presidenza (che è sensibile alle ragioni avanzate dai promotori) sottraesse al confronto della Conferenza dei Capigruppo e di questo Consiglio Comunale le questioni che la Città non può affrontare, perché sottratte alla Città dalla legislazione. Mi sarei aspettato questo dall'Ufficio di Presidenza, perché avrebbe significato mettere quest'Aula nella condizione di poter dire seriamente ai cittadini quello che possiamo e vogliamo fare fino in fondo. Lo dico chiaramente: il Gruppo del PD vuole fare quello che rientra nelle nostre competenze per garantire quel carattere pubblico al bene e, soprattutto, alla gestione del servizio idrico integrato. Ma quello che non possiamo fare, al di là delle nostre migliori intenzioni, è giusto che lo trattiamo in termini politici; per esempio, sarebbe stato interessante separare le questioni, prendere sul serio il problema di che cosa la Città sia competente a fare e aprire una discussione su che cosa, invece, la Città desideri che il legislatore faccia. Infatti, io vorrei dire che cosa dovrebbe fare il legislatore, ma non voglio essere accusato di voler scaricare su qualcun altro la responsabilità! Se, ad esempio, dico che, se la legge non cambia, dobbiamo confrontarci con il problema di come organizzare una gestione del servizio che garantisca a SMAT il controllo totale delle modalità di gestione, non voglio sentirmi dire che si sta svicolando, rinviando la questione al Parlamento, perché non abbiamo il coraggio di fare quello che qui si deve fare! Infatti, se lo dico io, come Capogruppo di un Gruppo Consiliare, mi si può dire che questa è una posizione politica e, infatti, non devo dirlo io, ma l'Ufficio di Presidenza. L'Ufficio di Presidenza avrebbe dovuto informare noi tutti su che cosa possiamo discutere, perché rientra nelle nostre competenze, e su che cosa non possiamo discutere, perché non rientra nelle nostre competenze, e su quale sia il modo, sulla base della legislazione vigente, di meglio tutelare il servizio pubblico! Forse sfugge che la Città di Torino non assegna direttamente il servizio, perché fa parte dell'ATO ed è un gran vantaggio che sia l'ATO a gestire il servizio idrico integrato, perché fa economie di scala e garantisce anche ai Comuni minori e ai cittadini dei Comuni minori l'accesso ad un servizio idrico integrato di qualità. Forse sarebbe stato meglio avere tutti una chiara consapevolezza di questo argomento, così come forse non è noto che la SMAT è una S.p.A. e le S.p.A. hanno una configurazione giuridica che, anche se è integralmente partecipata dal Comune, rimane comunque una S.p.A., per cui è necessario scrivere nello Statuto che non vogliamo revocare il servizio a SMAT, ma trovare una formula che consenta di salvaguardare quello che è, a detta di tutti i cittadini, un modello di gestione pubblica efficiente. Però, non posso dire questo ed essere accusato di non essere abbastanza sensibile, perché l'Ufficio di Presidenza non si è minimamente preoccupato di questo aspetto! Per questo motivo, oggi, attraverso i nostri emendamenti, abbiamo cercato di tradurre quella domanda (che i promotori, a loro volta, hanno interpretato, perché è diffusa in tutto il Paese), e abbiamo cercato di garantire che ciò che si scrive nello Statuto sia qualcosa di serio e realizzabile. In particolare, il fatto che tutti abbiano il diritto di accedere al bene "acqua", che, per quanto riguarda SMAT, il Comune di Torino preservi il carattere integralmente pubblico della gestione del servizio idrico integrato e, per quanto riguarda la legislazione nazionale, ci sia un impegno della nostra Città per far sì che questa gestione sia (non solo per la nostra città, ma per tutte le città) garantita attraverso l'esclusivo interesse pubblico. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Petrarulo. PETRARULO Raffaele Volevo fare un panegirico di quello che rappresenta l'acqua e di quello che è avvenuto in questi mesi e durante queste battaglie, ma, poi, ho deciso di tornare al concreto, fatto che mi contraddistingue. Ho ascoltato l'intervento del Consigliere Giorgis, con il quale sono d'accordo per alcuni aspetti, ma non ne condivido altri e non per un discorso di contraddittorietà fra Italia dei Valori e Partito Democratico o altri partiti. Quello che dice la Legge, lo sancisce il Codice Civile ed il Parlamento, ma, molte volte, la politica deve mantenere il suo impegno (così come ha fatto, anche quando, magari, ha sbagliato). Le faccio un esempio molto eclatante, che riguarda la destra come la sinistra: quando il Governo nazionale ha proposto quella Legge ad personam denominata "Lodo Alfano", benché tutti sapessero che non era prettamente costituzionale (e, infatti, poi è stata bocciata dalla Corte Costituzionale), il Parlamento l'ha approvata, anche se, poi, si è dovuto ricredere, vista l'incostituzionalità della Legge stessa. Quindi, quando un Ente - superiore o inferiore - prende delle decisioni politiche, può accadere che queste siano in discrasia con quanto previsto dalla legge (perché, altrimenti, qualcuno sbagliava allora e, oggi, forse non sbaglia più). Per quanto riguarda l'acqua "pubblica", come hanno già detto tutti quelli che mi hanno preceduto, la posizione dell'Italia dei Valori e del sottoscritto è che deve rimanere in mano pubblica, come si addice ad un bene essenziale, che non può essere ridotto a merce. Quindi, su questo argomento tutti la pensiamo allo stesso modo. Volevo ringraziare - come ha fatto anche il Consigliere Gallo Domenico - i dodicimila cittadini che, al freddo e sotto la pioggia, hanno apposto le loro firme e il Comitato per l'Acqua Pubblica, perché solo chi fa la raccolta firme - e chi vi parla lo dice a ragion veduta, perché ho raccolto le firme contro il lodo Alfano, anche sotto la pioggia durante il periodo invernale - sa che cosa significa, anche perché, poi, si rischia di vedere vanificato o stemperato il proprio lavoro (cioè la richiesta di una deliberazione di iniziativa popolare). La deliberazione di iniziativa popolare chiede, senza se e senza ma, che quello che è stato scritto venga mantenuto. Ci possono essere degli accorgimenti e degli emendamenti, ma non si può stravolgere - non è questo il caso, naturalmente - quanto viene richiesto, perché, se si dà valenza ai dodicimila cittadini che hanno firmato (e ai molti altri che avrebbero voluto, ma non hanno potuto fermarsi a firmare) e alle dieci Circoscrizioni (che rappresentano la totalità dei cittadini sul territorio torinese) che hanno decretato, a larghissima maggioranza, che vi fosse il parere favorevole, non si può arrivare in altre sedi a sovvertire l'ordine degli addendi. Il totale non dovrebbe cambiare, ma in questo caso l'ordine degli addendi ha fatto cambiare il totale… Penso che questa proposta di deliberazione debba essere approvata, prendendo l'impegno politico - che assumo, personalmente, come Vicecapogruppo dell'Italia dei Valori - di mantenere pubblica la rete e la sua gestione, senza se e senza ma (anche se, per il 2011, il Decreto Ronchi avrà stabilito il 40%). Alcuni incarichi si possono delegare agli enti sovrastanti, come l'ATO ed altri, ma è materia che non deve essere sancita per legge, ma, dato che esistono delle pieghe nelle leggi, alcuni Enti - la Regione Puglia - l'hanno fatto. Vedo che in Aula è presente Placido, il promotore del PD del Comitato referendario per l'Acqua Pubblica: evidentemente anche nel suo stesso Gruppo ci sono delle persone che la pensano come il sottoscritto su questo argomento! È per questo motivo che credo - e mi limito alla proposta di deliberazione, poi sugli emendamenti farò un discorso diverso - che questo provvedimento, questa sera, verrà approvato, perché i partiti di entrambi gli schieramenti dovrebbero rispettare quanto richiesto dai cittadini, cioè che un bene essenziale non può essere mercificato. Come ha detto il Consigliere Cerutti, la politica spesso è anche mediazione; io penso che la mediazione deve essere fatta, ma deve essere politica e, quando è scritta, deve usare parole certe e chiare. Quando io garantisco, lo faccio sul serio e quando il Consigliere Petrarulo si impegna a garantire, si impegna seriamente a fare qualcosa, ma l'impegno non lo può portare alla garanzia di quello che viene a fare. Siccome credo che le parole abbiano un loro senso e quello che è scritto poi rimane all'interno di quello che facciamo, ognuno, naturalmente, deve concedere il beneficio di inventario a chi l'ha scritto (perché quella può essere la verità di quanto potrà avvenire), però penso che quando uno dice "sì" o "no", non può essere interpretato come un "sì, forse" o "no, forse", per cui ci deve essere una parola chiara e definitiva. Qualcuno può dire che è meglio avere il bicchiere mezzo vuoto, oppure mezzo pieno; francamente, io lo vorrei intero, che sia vuoto o pieno, però vorrei riuscire, almeno, a sapere di che cosa andiamo a parlare, perché, in quel modo, possiamo capire quello che credono e chiedono i cittadini. I cittadini non chiedono che qualcuno si impegni a fare qualcosa, ma vogliono avere la garanzia che venga fatta. Se qualcuno dice che ne stiamo parlando perché siamo in campagna elettorale, vorrei ricordare che abbiamo avuto tre mesi di tempo per portare in Aula questa proposta di deliberazione, ma ribadisco che c'è già stato un dibattito a priori: in VI Commissione (della quale faccio parte), da diverso tempo, prima della campagna elettorale, insieme ad altre forze politiche, abbiamo chiesto che questo provvedimento venisse discusso in Aula, perché, comunque, tre mesi per ragionare sono molti. Questa mattina il Consigliere Carossa ha chiesto di poter approfondire l'esame degli emendamenti; credo che nessuno vieti alla politica di poter approfondire qualsiasi argomento ed ha avuto ragione a parlarne nel corso della Conferenza dei Capigruppo. Allo stesso modo, però, è necessario, dopo tre mesi, che vi sia una parola chiara e questa parola non può essere ancora rinviata, ma deve essere netta: si è d'accordo, oppure non si è d'accordo. Per quanto riguarda la SMAT (lo ribadisco perché non vorrei che qualcuno mi fraintendesse), credo che, tra le Società per Azioni, sia una delle poche ad essere un fiore all'occhiello a livello nazionale; però, bisogna dire che una società può essere funzionale sia che si tratti di una società per azioni (quindi commerciale), sia che si tratti di un ente di diritto pubblico che svolga lo stesso compito, ma esistono enti di diritto pubblico che hanno agevolazioni fiscali alte, che non sono quelle delle società commerciali. Mi spiego meglio: un ente di diritto pubblico non paga le tasse e quei 9 milioni di Euro di tasse che pagheremmo perché è una S.p.A. potrebbero essere azzerate se si trattasse di un ente di diritto pubblico, reinvestendo quella cifra nella rete e nella gestione dell'acqua pubblica. Quindi, tutto ciò non riguarda tanto la funzionalità di quello che viene fatto, ma le diverse opinioni o i diversi convincimenti: di conseguenza, tutto è giusto, ma tutto può anche essere modificato. Solamente un aspetto non può essere modificato: la proposta di deliberazione - che avrà il voto favorevole dell'Italia dei Valori - deve essere approvata da 34 Consiglieri e la risposta deve essere data oggi. Se la risposta arriverà domani, tra una settimana o tra 15 giorni, non dilateremo unicamente il tempo, ma prenderemo in giro i cittadini che, per mesi, hanno creduto in questa battaglia, sia quella della gestione pubblica dell'acqua, che quella della gestione privata dell'acqua, perché forse è quanto crede, ma poi deve dimostrarlo. Visto che guardiamo spesso all'Europa, città come Parigi o Grenoble ci possono insegnare che noi non siamo i primi attori e, anche se sono governate da coalizioni di altri colori politici (o, magari, simili ai nostri), dovremmo prestare attenzione a gestioni diverse e, forse, ottimali. Invito, quindi, il Consiglio tutto a votare a favore di questa proposta di deliberazione, affinché si possa modificare lo Statuto della Città di Torino e si possa inserire questo concetto, che ha un significato molto serio: l'acqua deve rimanere in mano pubblica, sia per quanto riguarda la rete, che la gestione. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Silvestrini. SILVESTRINI Maria Teresa Questo dibattito è interessante e, grazie alla presentazione da parte del Comitato per l'Acqua Pubblica della proposta di deliberazione di iniziativa popolare, oggi, il nostro Consiglio Comunale si trova ad affrontare un tema che ha una rilevanza non soltanto locale, non soltanto nazionale, ma - come ha detto anche il Consigliere Giorgis -, internazionale. Per questo motivo, mi dispiace che il Consigliere Tronzano abbia detto che si tratta di una strumentalizzazione. Non la interpreto come una strumentalizzazione, ma come una partecipazione e, dal punto di vista politico, non posso fare a meno di osservare che la discussione su questa proposta di deliberazione ripristina un po' (rispetto al "bipartisan" che va di moda ultimamente) gli schieramenti che, secondo me, è sano che siano differenti e riconoscibili come tali dalle cittadine e dai cittadini. Nel corso del dibattito, l'acqua è stata riconosciuta come un bene comune, cioè come uno di quei beni che, per la loro peculiarità e per il fatto di essere direttamente funzionali al soddisfacimento di diritti fondamentali, sono beni di appartenenza collettiva. Di conseguenza, il soggetto pubblico non gestisce un bene di sua proprietà, perché l'acqua non è una "proprietà pubblica", ma è un bene di appartenenza collettiva, collocato fuori dal mercato, non commercializzabile e su cui non è immaginabile fare profitti. Questa è la nostra idea, che condividiamo con il Comitato e con il movimento internazionale per l'acqua pubblica. Sull'argomento, però, esistono i problemi giuridici a cui ha accennato il Consigliere Giorgis, anche se non ho compreso un certo tono amaro del suo intervento. Non voglio entrare negli aspetti giuridici, però su questo genere di beni, che riconosciamo come "non di rilevanza economica", le competenze possono essere regionali e locali, in base alla riforma dell'articolo n. 5 della Costituzione; inoltre, vorrei ricordare che, proprio su questa base, la Regione Piemonte ha sollevato l'incostituzionalità degli articoli nn. 23 bis della Legge n. 133 del 2008 e 15 della Legge Ronchi. Quindi, su questo tema vi è anche il sostegno di una precisa presa di posizione da parte della Regione, che avoca a sé, sulla base dell'articolo n. 5 della Costituzione, il diritto di legiferare in materia. Le funzioni amministrative attribuite ai Comuni dopo la modifica dell'articolo n. 118 della Costituzione rendono perfettamente legittimo per il Comune dichiarare nel proprio Statuto che il servizio idrico è privo di rilevanza economica e senza scopo di lucro e, pertanto, non sottoposto a quanto previsto dall'articolo n. 23 bis della Legge n. 133 del 2008 e dalle sue successive modifiche nell'articolo n. 15 del Decreto Legge n. 135 del 2009. Anche la normativa europea - forse lo aveva già ricordato la Consigliera Cerutti -, in particolare il Trattato di Lisbona, indica quali sono i livelli di governo più idonei a legiferare in materia; sulla base del principio di sussidiarietà, i Comuni sono gli enti più vicini ai cittadini e sono i titolari del potere di identificare ed organizzare i servizi di interesse generale, scegliendone anche i modelli di gestione. Quindi, riteniamo che, nel dibattito giuridico, sia compreso quanto stiamo discutendo oggi. Voteremo a favore di questa proposta di deliberazione e abbiamo partecipato con interesse al processo popolare partecipativo di costruzione di questo percorso, che abbiamo voluto condividere; auspichiamo che il Consiglio Comunale la approvi, anche se la consideriamo il punto di partenza di un dibattito sui servizi pubblici, che riteniamo importante ed interessante. Non penso che ci siano state delle contese politiche sulle questioni giuridiche (come ha detto il Consigliere Giorgis), ma mi pare che, all'interno dei Gruppi che si identificano nell'area del centrosinistra e della sinistra, vi siano stati un consenso ed un accordo su questo tema, sul percorso che ha portato a definire gli emendamenti e sul colloquio con il Comitato. Esprimo, inoltre, il mio apprezzamento, non soltanto per l'enorme lavoro svolto dal Comitato, ma anche per la capacità di interlocuzione che ha dimostrato nei confronti delle Istituzioni; spero, quindi, di poter esprimere tra poco la mia soddisfazione per l'approvazione della proposta di deliberazione. CERUTTI Monica (Consigliere f.f. di Presidente) La parola al Consigliere Lonero. LONERO Giuseppe Vorrei intervenire per fare, ad alta voce, delle considerazioni che, in parte, ho già esposto in Commissione, durante l'esame di questa proposta di deliberazione, e che rientrano nelle proposte politiche che il Partito che rappresento porta avanti. Partiamo da una prima considerazione: l'aria e l'acqua sono gli unici due beni veramente essenziali ed indispensabili per la vita dell'uomo. La differenza tra l'una e l'altra sta nel fatto che basta respirare per approvvigionarci dell'aria, perché non deve essere incanalata e fornita, mentre per approvvigionarci dell'acqua è necessario realizzare opere di captazione e reti di distribuzione per farla arrivare fino ai rubinetti delle nostre case o dei nostri uffici. Questa è la vera discriminante: realizzare le opere di captazione, costruire le reti e portare fino al singolo individuo il bene essenziale per la vita comporta dei costi; questi costi, in qualche modo, devono essere recuperati da chi fornisce il servizio, oppure devono essere pagati dal singolo cittadino che utilizza questo bene essenziale. Se non volessimo guardare questa realtà, dovremmo pensare ai singoli che vanno ad approvvigionarsi alle fonti, ai ruscelli e alle sorgenti, ma, nella vita moderna, questa situazione sarebbe evidentemente improponibile. Ed è proprio qui che nasce il problema: o questo sistema viene pagato attraverso le tasse dei contribuenti, oppure questo approvvigionamento del bene essenziale si equipara ad un altro servizio. La posizione che sostengo è che assimilare questo servizio a qualunque altro servizio, come potrebbe essere per esempio il trasporto pubblico, non è possibile e, dal punto di vista morale, non è neanche accettabile. Ecco perché, per quanto riguarda la proposta e le illustrazioni effettuate in Commissione dal Comitato per l'Acqua Pubblica, l'unica eccezione che faccio è quella di aver posto troppo l'accento sulle motivazioni economiche. Al contrario, vorrei fare un ragionamento di principio, perché sui principi ritengo che ci possiamo trovare d'accordo, facendo anche venir meno quelle critiche all'azione del Governo a proposito dell'approvazione del Decreto Ronchi; infatti, ritengo che nessuno possa essere in disaccordo riguardo al fatto che l'acqua debba essere di proprietà pubblica (quindi, di tutti), non possa essere demandata per fini di lucro ad un qualunque soggetto privato e la proprietà delle opere di captazione e delle reti debba rimanere pubblica. La questione, quindi, riguarda chi paga veramente il servizio e chi deve avere la refusione dei costi sostenuti per la gestione del servizio stesso. A questo punto, torniamo ai principi ricordati nella proposta di deliberazione e negli emendamenti che ci apprestiamo a votare. Nella proposta di deliberazione e negli emendamenti si sottolinea che l'acqua è un bene pubblico - e ci troviamo tutti d'accordo -, che la gestione deve essere fatta senza scopi di lucro - e condividiamo anche questo concetto -, che deve essere garantito il quantitativo minimo vitale di acqua al singolo cittadino, anche se non può sostenere il costo di un approvvigionamento idrico superiore al quantitativo minimo vitale. La questione che mi lascia perplesso (ed è il motivo per cui, poi, chiederò alla Presidenza di procedere alla votazione del provvedimento per parti separate) riguarda non tanto il contenuto degli emendamenti nn. 1, 2 e 4, sui quali possiamo essere d'accordo, ma quello dell'emendamento n. 3 e, di conseguenza, sul comma 2 dell'art. 71 bis, laddove si dice che "la gestione del servizio idrico integrato deve essere effettuata esclusivamente mediante soggetti interamente pubblici". In questo caso, l'attenzione del Consiglio deve essere massima per due motivi: il primo è che possiamo trovarci di fronte ad un contenuto statutario che può essere contrario alla normativa vigente, mentre il secondo è che stiamo proprio parlando di una modifica dello Statuto e, quindi, lo Statuto deve contenere dei principi ispiratori dell'azione di governo del Comune, che non possono essere contrari alla normativa. Pertanto, fin quando parliamo di principi ispiratori dell'attività amministrativa del Comune, possiamo dare l'indicazione che l'acqua deve rimanere pubblica, che la gestione del servizio deve avvenire senza fini di lucro e che deve essere garantito il quantitativo minimo vitale ad ogni singolo cittadino, ma quando, entrando nel merito delle modalità di gestione, scriviamo "esclusivamente", possiamo avere un contenuto statutario contrario alla normativa, che può inficiare tutto il percorso che stiamo assumendo e tutto il contenuto della proposta di deliberazione stessa. Pertanto, Presidente, le chiedo di procedere alla votazione per parti separate (in particolare, sull'articolo 71 bis) della proposta di deliberazione. Anticipo già il mio voto favorevole a tutti gli altri contenuti e la mia astensione sul comma 2 dell'art. 71 bis, perché, a mio avviso, deve essere approfondita la coerenza con la normativa vigente e, soprattutto, verificata la coerenza di un contenuto di questo tipo con il dettato statutario della Città di Torino. COPPOLA Michele (Vicepresidente) Considero la richiesta del Consigliere Lonero un atto di carattere politico. Il Regolamento, però, prevede che lei formalizzi questa richiesta per iscritto, indicando nello specifico quali sono le parti interessate. Ricordo ai Colleghi che, terminato il dibattito generale, analizzeremo gli emendamenti e, poi, procederemo alle dichiarazioni di voto. La parola al Consigliere Lo Russo. LO RUSSO Stefano Alla luce di quest'ultima precisazione ed essendo lo scopo del mio intervento quello di illustrare genesi e testo degli emendamenti, vorrei capire quali siano i tempi a disposizione e comprendere se sia possibile anticipare questa trattazione. COPPOLA Michele (Vicepresidente) In realtà, stiamo affrontando il dibattito generale sulla proposta di deliberazione, che precede la trattazione degli emendamenti. Durante l'analisi degli emendamenti, ogni singolo emendamento potrà essere illustrato e i Consiglieri potranno intervenire e dibattere nel merito. Di conseguenza, lei, adesso, ha la facoltà di intervenire nel dibattito generale e, successivamente, qualora lo ritenesse utile, potrà intervenire anche sugli emendamenti. LO RUSSO Stefano Visto che, sostanzialmente, gli emendamenti possono indirizzare e completare alcune delle riflessioni emerse durante il dibattito generale, nel corso dell'analisi dei singoli emendamenti ci riserveremo di entrare nel merito, qualora ritenessimo opportuno fare delle precisazioni. I Consiglieri hanno potuto visionare otto emendamenti: quattro fanno riferimento unicamente al dispositivo, che è quello che impegna, dal punto di vista formale, la modifica statutaria e - come si può notare - si tratta di differenze lessicali. Ovviamente, non è mia intenzione sovrapporre il mio intervento a quello del Consigliere Giorgis, che condivido; vorrei entrare, però, nel merito di alcune questioni che, a mio parere, hanno una loro importanza. Gli emendamenti vanno letti in una chiave di tipo squisitamente politico, proprio per stabilire un principio attraverso l'inserimento di un articolo ad hoc all'interno del nostro Statuto sul tema del servizio idrico. Nell'emendamento n. 1, nella seconda formulazione, abbiamo ritenuto opportuno estendere il tema delle garanzie (che rientrano tra le finalità del Comune) non solo per l'accesso ad un'acqua di buona qualità, ma, in generale, crediamo che sia opportuno che il Comune garantisca ai propri cittadini l'accesso a tutti i beni essenziali. Come è già stato detto precedentemente da qualche Consigliere, non è solo l'acqua a rendere migliore la qualità della vita dei cittadini che vivono nella nostra città, ma vi sono altri beni essenziali che è opportuno che il Comune contribuisca a garantire: una buona qualità dell'aria e del verde, ad esempio. In generale, trattandosi dello Statuto, abbiamo voluto estendere questa enunciazione di principio anche ad altri beni essenziali per la vita umana e per una buona qualità della vita. In una delle due formulazioni, in particolare nell'ultima, abbiamo precisato - anche dopo un confronto che abbiamo avuto in maggioranza e con i Comitati - l'opportunità di insistere sul tema dell'acqua. In questo senso, deve essere rivolto, credo da parte di tutti, un grande ringraziamento al Comitato, per aver stimolato il Consiglio Comunale a modificare lo Statuto su un tema così importante, precisando che tra i beni essenziali riteniamo particolarmente importante l'acqua. Per quanto riguarda l'emendamento n. 2 (anche in questo caso rientriamo in una definizione di principi), abbiamo operato sul titolo dell'articolo n. 71 bis, aggiungendo l'aggettivo "integrato", proprio per andare incontro al quadro normativo che, dall'introduzione della Legge Galli n. 36/94 e dalla sua attuazione regionale attraverso la LR 13/97, di fatto associa la pianificazione e la gestione del servizio idrico di acquedotto con quello di fognatura e depurazione; quindi, abbiamo usato la terminologia più appropriata di "servizio idrico integrato". L'inserimento di questo aggettivo permette di estendere il principio della non operatività attraverso il fine di lucro non solo al servizio di acquedotto, ma anche al servizio di fognatura e depurazione; infatti, riteniamo che sia importante, essendo - soprattutto la parte relativa alla depurazione delle acque - un argomento che ha attinenza con un servizio al cittadino, ma ha anche l'ulteriore valenza della tutela ambientale. È del tutto evidente che diventa complesso accedere ad un'impostazione che vede del lucro in una società o in un ente che gestisce un servizio che, di fatto, ha uno scopo preciso: sicuramente il servizio diretto al cittadino (per quanto riguarda la qualità della depurazione), ma soprattutto il servizio indiretto (cioè, la qualità delle acque di scarico). Per quanto riguarda l'emendamento n. 3, è stata leggermente modificata (ovviamente, nella forma, ma non nella sostanza) l'impostazione propostaci nella deliberazione di iniziativa popolare. A questo proposito, devo ammettere che ho apprezzato l'onestà intellettuale del Capogruppo del PDL nel dichiarare la loro impossibilità ad accedere a questo tipo di impostazione; del resto, sarebbe stato complesso da parte loro accedere, a livello comunale, ad un'impostazione che, di fatto, è contraddittoria rispetto a quella che viene seguita sul piano nazionale. Abbiamo ritenuto opportuno estendere il tema della proprietà delle reti (che nell'accezione e nella formulazione originaria della deliberazione faceva riferimento unicamente all'acquedotto e alle reti di distribuzione) alla più generale definizione della proprietà delle infrastrutture e delle reti del servizio idrico integrato, intendendo con questa accezione, anche in questo caso, l'ottica dell'integrazione tra acquedotto, fognatura e depurazione (ovviamente, senza modificare la definizione di pubblico e di inalienabile). In questo caso, invece, gli avverbi sono importanti: "(…) La Città si impegna per garantire che la gestione del servizio idrico integrato sia effettuata esclusivamente mediante soggetti interamente pubblici". Questo per noi è molto importante ed è del tutto evidente che si tratta di una finalità politica, cioè l'affermazione del principio che è ovvio che ci muoviamo in un contesto di normativa nazionale e comunitaria, però, visto che tocchiamo i principi costitutivi della nostra comunità cittadina, è importante affermare il principio dell'esclusività e dell'interezza del soggetto pubblico che si occupa di gestire il servizio idrico integrato, atteso che la proprietà rimane sempre in capo al pubblico. Se il Presidente mi concede ancora un minuto... COPPOLA Michele (Vicepresidente) Consigliere Lo Russo, aveva a disposizione cinque minuti ed è intervenuto per sette minuti; mi dispiace, ma devo avere un atteggiamento che sia uguale per tutti. La parola al Consigliere Angeleri. ANGELERI Antonello Il mio intervento sarà breve, anche per un semplice fatto: mi dispiace che questo dibattito arrivi in un momento particolare, cioè durante la campagna elettorale. Si tratta di un dibattito importante e riguarda un argomento che può essere preoccupante: l'acqua deve rimanere un bene pubblico per tutti i Consiglieri che sono qui presenti (o, almeno, me lo auguro); per il mio Gruppo è sicuramente così. Dagli interventi che si sono susseguiti in quest'Aula, invece, si capisce molto bene che è in atto la campagna elettorale; si comprende soprattutto dalle risposte di alcuni Consiglieri e di alcuni partiti nei confronti di una lecita e corretta sollecitazione che proviene da migliaia di cittadini. Si tratta, quindi, di una più che legittima iniziativa di carattere popolare, ma, già nella raccolta delle firme, sono state sollevate questioni (ad esempio, che ci sarebbe il rischio che il costo dell'acqua aumenti di quattro o cinque volte) che io non ho riscontrato nel Decreto attuativo del Presidente della Repubblica. Quindi, ritengo che ci voglia anche un po' di onestà intellettuale. La proposta di deliberazione, a pagina 3, recita: "(…) Solo un'informazione lacunosa, incompleta o di parte, peraltro analoga a quella che vi è stata per altri settori privatizzati, è riuscita finora a nascondere il totale fallimento degli obiettivi promessi da una martellante campagna di promozione comunicativa (…)". Mi sorprendo, perché, evidentemente, in quest'Aula la campagna elettorale non è iniziata solo per la parte politica, ma, probabilmente, è iniziata anche per altri. Lo dico con estrema franchezza, perché anche l'utilizzo, da parte di qualcuno, di questa proposta di migliaia di cittadini appare quasi come una possibilità per regolare i conti all'interno della maggioranza. Quando in Consiglio Comunale si arriva a questo punto, penso che non si possa essere sereni in una valutazione attenta. Faccio una premessa che penso sia doverosa e cito solamente due righe dell'intervento fatto alcuni mesi fa in Parlamento dal Capogruppo alla Camera Onorevole Roberto Cota, che diceva: "L'acqua è pubblica e di nostra proprietà. Non potrà mai venire alcun Governo o multinazionale straniera a prenderci, a rubarci la nostra acqua". Questa è la posizione ufficiale del nostro Gruppo a livello nazionale, che, ovviamente, ribadiamo anche in questa sede. Quando si fa informazione è utile, però, farla corretta fino in fondo, perché è anche opportuno leggere lo Schema di Decreto del Presidente della Repubblica che è stato pubblicato, in cui si dice: "Con riguardo alla gestione del servizio idrico integrato restano ferme l'autonomia gestionale del soggetto gestore, la piena ed esclusiva proprietà pubblica delle risorse idriche…". Lo dice il Presidente della Repubblica, cioè il massimo riferimento istituzionale, che penso valga per tutti i partiti, per tutti i cittadini, per tutto il popolo italiano! C'è un altro aspetto che in quest'Aula non è stato citato in alcun intervento, quello degli sprechi di acqua che, purtroppo, ci sono. Per fortuna, in minima parte anche nella nostra città, per non parlare dei buchi che ha la rete idrica; ad esempio, cito le città di Bari e di Roma, ma potrei citare altre. Quando si raccolgono delle firme e si fa, velatamente o meno, anche un po' di terrorismo psicologico, è cosa corretta o scorretta? Lo dico perché bisogna anche sapere di che cosa stiamo parlando. Stiamo parlando di una rete che fa acqua da tutte le parti (e lo sappiamo), sappiamo quali siano le risorse oggi e le possibilità che abbiamo, da un punto di vista economico, in termini di investimenti, di correggere il tiro su una rete che, oggi, non funziona. È chiaro che dobbiamo fare ricorso affinché ci siano gli investimenti, affinché ci sia un reale risparmio di acqua su questo pianeta, come più volte richiamato da qualsiasi organizzazione locale o mondiale che sia. Questo è fare un ragionamento serio, che parte dal presupposto che dicevo prima, ossia che l'acqua non la deve toccare nessuno, ci mancherebbe altro, ma dobbiamo, in qualche modo, cercare anche di operare quel risparmio che ci viene richiesto a livello internazionale, vista la scarsità di risorse idriche a cui andremo incontro. Non sto a citare tutto quanto detto dai Colleghi da un punto di vista delle direttive europee e non sto a citare altri passaggi che sono estremamente chiari nella direzione della difesa dell'acqua come bene pubblico esplicitati anche nello Schema di Decreto del Presidente della Repubblica, ma bastano queste cose per testimoniare che questa iniziativa è legittima, ma strumentale. Rispetto a questa iniziativa, noi non parteciperemo al voto, ma volendo un dibattito ed un ragionamento serio in quest'Aula su questi argomenti, lo vorremmo fare, magari, all'indomani della campagna elettorale, quindi, dal 30 marzo in avanti e, per questo motivo, noi abbandoneremo anche l'Aula. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Ravello. RAVELLO Roberto Sergio Vorrei, prima di tutto, condividere con quest'Aula la soddisfazione per aver trovato la "notizia", perché la vera novità di questo dibattito è che, finalmente, il centrosinistra, che dovrebbe amministrare questa Città, per la prima volta in quattro anni ha raccolto un'istanza proveniente dall'esterno, ha preso in considerazione una petizione popolare, una tra le tante che ci sono state presentate, che sono state discusse con colpevolissima leggerezza nelle altre occasioni e l'ha portata in quest'Aula. Questa è una notizia ed io ne sono lieto, però, se da un lato ne sono felice, dall'altro non posso che constatare e provare un certo senso di disagio per il fatto che, rispetto a tante altre istanze che avevano la stessa dignità (sempre perché portate avanti da centinaia e centinaia di cittadini), non sia stata dedicata ai firmatari ed ai sottoscrittori la stessa attenzione. È evidente, signori - non prendiamoci in giro -, che il periodo sia quello di campagna elettorale e, che - ma viene da sé, nessuno di noi è nato ieri -, in campagna elettorale sia più facile, sia quasi più automatico guardare con maggiore attenzione a quanto arriva dall'esterno di questa Amministrazione ed aprire le auliche porte dentro le quali ci chiudiamo ogni lunedì pomeriggio. Signor Presidente, so che devo rivolgermi a lei, per cui la prego di portare questo messaggio al Consigliere Petrarulo, che ha fatto l'uovo, poi, ha dovuto, evidentemente, volare via: io accetto tutto dai Colleghi, perché sono convinto, con umiltà, di avere moltissimo da imparare da tutti, persino dal Consigliere Petrarulo, però mi si risparmino lezioni sul fatto che la politica sia al servizio del cittadino. La prima volta che ho fatto una raccolta firme avevo 15 anni; sono passati quasi vent'anni da quel giorno lontano (il tempo passa anche per me) e che arrivi proprio il Consigliere Petrarulo a farmi l'apologia della raccolta firme, cercando di far leva sul senso di colpa di quelli che - secondo il suo punto di vista - sono i politici arroccati sui loro biechi interessi personali, egoisti nei confronti dei cittadini, questo, mi dispiace, ma non mi sento di poterlo accettare! Invito le persone come lui ad avere l'onestà di parlare di ciò di cui nessuno, almeno tra i banchi della maggioranza, ha avuto il coraggio e l'onestà di trattare. Il tema nodale della "questione acqua" - lo ha detto il Consigliere Angeleri pochi minuti fa - è la dispersione. Quanti di voi sanno che, per ogni bicchiere d'acqua che riempiamo per soddisfare la nostra sete, ce n'è almeno una buona metà, in questa città (che è virtuosa), che viene buttata via? Quanti di voi sanno che un barese, ogni volta che vuole farsi un bagno, per ogni vasca d'acqua che riempie ne spreca un'altra, anzi, persino qualcosa di più? Quanti di noi (metto in mezzo anche me stesso) hanno voluto interrogarsi su questo problema e quanti hanno voluto, dopo essersi interrogati, provare a darsi delle risposte? Con gli emendamenti che avete presentato, cari Consiglieri, voi, di fatto, rispondete a questo problema con un "nulla cambi". Voi, di fatto, andate a scaricare sul Pubblico. Consigliere Lo Russo, ormai ci conosciamo: io non ho mai ceduto alle sirene neoliberiste, abbiamo avuto un acceso dibattito in occasione della deliberazione relativa alla fusione tra IRIDE ed Enìa, credo di aver rimarcato delle posizioni che, prima che politiche, sono culturali e dico persino etiche, però, di fronte ad una situazione come quella che ho appena descritto (ma che è nota a tutti), dove c'è un livello di dispersione a Torino, città virtuosa, pari al 50%, dove c'è un livello di dispersione, in alcune realtà d'Italia, che supera il 100%, dove c'è un livello di dispersione medio nel nostro Paese attorno al 40%, perché non osare, tessendo tela con il filo che si ha, aprendo e spezzando dei monopoli, che, anche se privati, non garantiscono una qualità, un'efficienza del servizio, aprendo a dei capitali non necessariamente privati, ma, che, in quanto tali, molto facilmente lo saranno? Perché non aprire, attraverso un sistema di gara (che voi applicate quotidianamente in questa Amministrazione), che è l'unico sistema capace di garantire qualità, efficacia ed efficienza ed un livello di prestazioni al cittadino all'altezza delle sue esigenze? Perché non aprire alle gare, lasciando che siano anche i privati a partecipare, spezzando quella catena di monopoli pubblici che non ha permesso che i livelli di dispersione di un bene così prezioso, dell'oro del terzo millennio, si riducesse? Se tutti siamo d'accordo - e certamente è così - sul fatto che davvero l'acqua sia l'oro del terzo millennio, perché, invece di fare leva sulle paure della gente, che non sono tanto quelle di trovarsi in guerra con la Francia per il possesso di un bacino idrico, quanto quelle di trovarsi una bolletta (come spesso capita nelle nostre case popolari) assolutamente fuori dalla portata delle tasche dei nostri cittadini? Perché, invece di fare leva su queste paure, non si ragiona in maniera razionale e ragionevole sulle possibilità che abbiamo a nostra disposizione? Concludo annunciando che anche il mio Gruppo, non volendo cedere al vostro terrorismo (questa volta assolutamente bieco), non parteciperà al voto. Vi segnalo che c'è qualcosa, poi, noi siamo appassionati di politica; se siamo qui ogni giorno è principalmente per questo motivo, per cui, possiamo anche permetterci di parlare di qualcosa che non interesserà molto ai cittadini, ma, che, probabilmente, alimenterà il nostro confronto. La seconda notizia è che oggi il vostro Partito, anzi, la vostra maggioranza, quella che ha firmato il documento programmatico del Sindaco, che lo ha, poi, votato in quest'Aula, che gli ha portato tutti questi voti, oggi lo ha sfiduciato. Delle due, l'una: o dal 27 novembre dell'anno scorso il nostro Sindaco ha cambiato idea rispetto al tema di cui stiamo parlando, o oggi il Partito Democratico e la sua maggioranza lo hanno sfiduciato. Chiamparino il 27 novembre 2009 diceva che il Decreto Ronchi avrebbe smosso la situazione ed avrebbe obbligato un po' tutti a smuoversi su un terreno sul quale c'è un'arretratezza rispetto al resto d'Europa. Perché il Sindaco Chiamparino il 27 novembre diceva che il Decreto Ronchi è persino più moderato del Decreto Lanzillotta, che, se non ricordo male, era un vostro ministro? Credo di aver bisogno di un chiarimento rispetto a questo tema, perché non accade tutti i giorni che una maggioranza sfiduci, su un tema di tale rilievo, il proprio Sindaco. Non è, allo stesso tempo, un fatto naturale che un Sindaco serio come il nostro in soli due mesi possa cambiare posizione rispetto ad un tema di tale importanza. Credo che non solo l'opposizione, non solo quest'Aula, ma tutta la città abbia bisogno di sapere se oggi Torino è guidata da un Sindaco che ha il consenso dei Partiti che lo hanno portato a sedere su quello scranno, oppure, se, da domani, dobbiamo cambiare un po' tutto e prepararci, magari, anche a nuove elezioni. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Galasso. GALASSO Ennio Lucio Debbo dire che il tono di questo dibattito è garbato, ma i contenuti, le scelte sono un po' la metafora di questi tempi politici caratterizzati dalla tirannia del consenso, a detta di quelli che la denunciano mentre la coltivano e da quelli che la praticano, però si pone anche come metafora della ricerca di rispondere alle primarie esigenze delle comunità e, partendo, almeno, dagli ultimi due secoli e mezzo, impegna ed affascina studiosi ed amministratori. Di recente ho letto un passo de "La ricchezza delle nazioni" di Adam Smith e lo cito per dire come l'acqua sia un bene principe, tant'è che suscitava queste riflessioni, seppur in un discorso evidentemente più ampio, a Smith: "Le cose che hanno maggior valore d'uso hanno spesso poco o nessun valore di scambio e, al contrario, quelle che hanno maggior valore di scambio hanno spesso poco o nessun valore d'uso. Nulla è più utile dell'acqua, ma difficilmente se ne può avere qualcosa in cambio; un diamante, al contrario, ha difficilmente valore d'uso, ma in cambio di esso si possono ottenere una quantità di beni". Questo per dire di questa ricerca continua. Centrocinquant'anni dopo queste riflessioni di Adam Smith, noi leggiamo, nella parte introduttiva della proposta di deliberazione, che la nostra Città nel 1926, in una sobria pubblicazione, ricordava che "…con l'esercizio del proprio acquedotto il Comune ha raggiunto tutti gli scopi che si proponeva, ha assicurato alla città una dotazione idrica…, ha favorito lo sviluppo industriale…, ha risolto annosi problemi igienici… ed ha funzionato energicamente da calmiere sul prezzo dell'acqua…" e, che, quindi, "…il Comune, alieno da ogni intento speculativo, ha messo in seconda linea i criteri puramente industriali quando contrastavano con quelli di utilità pubblica...". Questa è, quindi, la perenne e costante ricerca che impegna e che deve impegnare gli Amministratori. Abbiamo vissuto, negli anni scorsi, un'ossessione utilitaristica e quantitativa, che ha generato, evidentemente, anche reazioni con motivazioni, magari, ideologiche, ma senza dubbio giustificate quando erano in gioco beni primari come l'acqua e non solo. A noi spetta conciliare democrazia e bene comune, mercato e Istituzione. Questo è il lavoro che dobbiamo fare ed una contrapposizione laddove si sia d'accordo segna la malattia di questi tempi, quindi, rende, forse, più difficoltoso il lavoro degli uni e degli altri. Voglio ricordare, non contraddittoriamente, quanto diceva Von Hayek, quindi, un liberista - io non sono un liberista per antica formazione culturale e politica -, che dava un ammonimento saggio quando diceva che il mercato deve essere visto come organizzazione della nostra intelligenza collettiva. Questo è il dato, quindi, il riuscire a comporre tenendo presente, però, i beni prevalenti. Come ho già detto in Commissione, ho apprezzato il lavoro fatto dal Comitato, però abbiamo la necessità, il dovere di rendere ogni proposta ed ogni deliberazione armoniche rispetto al sistema normativo vigente, perché si tratta di una deliberazione. Si possono, poi, fare altre iniziative che diano impulso politico, che possano dare suggerimenti, ma ciò che è deliberazione deve essere e deve rispettare il quadro delle normative vigenti. La lettura degli emendamenti n. 3, n. 5, n. 7 e n. 9 mi pare che compia uno sforzo per pervenire a questa armonizzazione, anche se, poi, avrò ulteriori chiarimenti quando saranno illustrati. Credo che un ulteriore sforzo di armonizzazione debba essere fatto tra l'emendamento n. 7 ed il n. 9. Ribadisco che il perseguimento ed il conseguimento dell'armonia normativa mi pare decisivo ai fini dell'approvazione di questa deliberazione. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Trombini. TROMBINI Claudio Intervengo per cercare un attimo di capire, perché sono arrivato da poco tempo in questa Sala, quindi, tante cose me le sono perse, però, di sicuro, entrando qui speravo che la minoranza facesse il suo mestiere. Oggi ci troviamo a dover praticamente approvare una deliberazione di questa importanza perché, come ricordato da alcuni Consiglieri dell'opposizione, siamo stati sollecitati dalle firme di 12.000 persone. Secondo me, se loro fossero stati più attenti, forse avrebbero potuto darci una mano, perché credo che, comunque, alla fine, sia interesse di tutti, nel bene e nel male, che sia di maggioranza o di minoranza, che il lavoro svolto in questa Sala sia, poi, riconosciuto a tutela dei cittadini della nostra città. Noi siamo stati eletti per il bene loro e, oggi, sentirmi dire che ci sono persone che intendono uscire dall'Aula per non votare una deliberazione così importante solo perché è stata proposta dal Partito di maggioranza, credo che sia davvero vergognoso, perché questo atto non deve essere visto dal punto di vista politico, ma da quello umano. Invito, quindi, i Colleghi dell'opposizione a rivedere la loro posizione e a far sì che, una volta per tutte, nel rispetto delle persone che hanno raccolto queste firme anche sulla nostra pelle (nel senso che noi siamo pagati per fare queste cose e non certo le persone che adesso sono fuori dal Palazzo), di rivedere il loro atteggiamento e, se, eventualmente, c'è qualche cosa da aggiungere, di farlo dopo aver deliberato questo atto. Mi sembra che il Consigliere Lo Russo, con altri Colleghi e con il sottoscritto, abbia cercato di coinvolgere il più possibile anche l'opposizione. Se, poi, oggi questa cosa viene strumentalizzata a causa delle elezioni regionali o quant'altro, auguri anche a voi. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Sindaco. SINDACO La ringrazio, Presidente, per avermi dato la parola per ultimo. Il mio non è un intervento conclusivo, ma da Consigliere che, evitando, poi, di intervenire in fase di dichiarazioni di voto, preannuncia la propria astensione dalla votazione di questa deliberazione. Intanto, per quel naturale riserbo istituzionale che mi è proprio, che mi impedisce, di fronte ad un'iniziativa popolare fatta propria dal Consiglio, di interferire nel libero dispiegamento della dialettica consiliare. Per quanto riguarda la sfiducia, vedremo: come amo dire di questi tempi, me ne farò una ragione se verrà, ma non credo che succederà, perché, essendo un dibattito consiliare, io qui intervengo e mi esprimo come cinquantunesimo Consigliere e non come Sindaco. Mi asterrò anche perché trovo che sia una deliberazione contraddittoria al suo interno, nonostante lo sforzo meritorio di miglioramento che, se ho ben capito, viene apportato con gli emendamenti. È contraddittoria perché ci sono degli aspetti sicuramente positivi, ma che sono già contenuti in tutti i dispositivi di legge. Io, molto sommessamente, cito il comma 1 ter dell'articolo 15 della Legge in questione, cioè la n. 166 del 2009, che dice testualmente: "Si prevede la piena ed esclusiva proprietà pubblica delle risorse idriche, il cui governo spetta esclusivamente alle Istituzioni pubbliche", quindi, mi sembra un'affermazione di principio nitida, netta, che fa il paio con quanto afferma la Legge stessa, cioè che si introducono delle procedure competitive per affidare la gestione del medesimo, sempre sotto il governo delle Istituzioni pubbliche. La parte positiva della deliberazione è l'affermazione di questo principio della proprietà pubblica delle risorse; se c'è un punto debole della legge - come io e l'ANCI abbiamo avuto modo di dire - è che non c'è una sufficiente distinzione fra le reti e la gestione e da questo punto di vista, se ho ben capito, uno degli emendamenti illustrati dal Consigliere Lo Russo va in questa direzione ed è sicuramente positivo, però questo è il punto, cioè quando si dice: "proprietà pubblica delle risorse idriche e governo delle Istituzioni pubbliche", va da sé che si tratti di principi già affermati, quindi, non c'è bisogno di ripeterli, perché diventerebbe un esercizio che potrebbe anche essere meritorio, ma del tutto inutile, che se si fermasse lì non potrebbe che essere apprezzato, semmai con questa esigenza di precisare che il governo dell'Istituzione pubblica può avvenire proprio gestendo nel migliore dei modi una procedura competitiva per affidare al migliore rapporto qualità/prezzo il servizio, fermo restando che gli impianti di captazione, di distribuzione, di depurazione, di smaltimento dei fanghi e dei residui devono essere in mano pubblica. Da questo punto di vista, sarei portato ad approvare questo atto, ma sono precisazioni che già ci sono. Aggiungo anche che la gestione è pubblica e funziona, perché la dispersione, a Torino, è di poco superiore ad un quarto delle risorse (quindi, non mezzo bicchiere, ma un quarto, Consigliere Ravello, a differenza di altri esempi che lei ha fatto) ed ha un rapporto qualità/prezzo che, complessivamente, io valuto sempre; se guardo alle lettere di protesta che ricevo, ad eccezione per qualcuno che dice che i "Turet" dovrebbero essere chiusi, o che si lamenta perché il "Turet" sotto la finestra d'estate fa rumore, o qualcun altro che lo vuole azzurro o giallo, è uno dei servizi che, da questa mia customer satisfaction molto semplice, empirica risulta premiato a pieni voti. Non c'è, quindi, ragione per una discussione che affronti un tema su cui la Città di Torino credo possa vantare, insieme a Milano ed a poche altre, una vera e propria eccellenza pubblica. Mi sembra, quindi, che si tratti di una discussione fatta più a colpi di stilemi ideologici che non (come dovrebbero le decisioni del Consiglio Comunale) in termini pratici e concreti, per migliorare la fruibilità di un servizio da parte dei cittadini. C'è, però, un aspetto che mi preoccupa, perché qui si sta parlando della situazione a Torino, dove l'acqua e tutto il suo procedimento che ho testé sommariamente descritto è pubblico fino al 2023 e lo sarà anche oltre, perché nessuno intende metterlo in discussione: non vorrei - è questo che mi preoccupa, anche se sono cose che non mi riguarderanno più come Sindaco, ma solo come cittadino - che, con l'introduzione nello Statuto di un principio che contraddice l'organizzazione concreta del ciclo dell'acqua (qui attraverso una società per azioni a totale maggioranza pubblica, ma pur sempre una società per azioni, quindi, un soggetto che, nel codice previsto, potrebbe avere anche scopi di lucro, perché questa è la società pubblica), si crei un principio di contraddizione che rischia di creare le condizioni per riportare la Città di Torino proprio a quegli esempi negativi che qualcuno, negli interventi precedenti, ha indicato. È stata citata la questione della Puglia, ma basta andare nel Canavese, dove c'è un consorzio i cui Comuni, proprio perché hanno l'esclusiva gestione dell'acqua, stanno piangendo lacrime di sangue, perché non sanno come far fronte ai debiti che ha prodotto quella gestione. La mia astensione, quindi, si motiva per questa ragione molto semplice: sono d'accordo sui principi (non c'è bisogno di ribadirli), ma bisogna stare attenti ad inserire nello Statuto un qualcosa che, nel corso degli anni, potrebbe smantellare dall'interno quell'impianto virtuoso gestionale dell'acqua pubblica che si è costruito a Torino. Questa sarebbe davvero una contraddizione in termini, cioè partiti per fare la grande battaglia, per affermare il valore pubblico dell'acqua, si finisce per creare un meccanismo che, nel corso degli anni, potrebbe peggiorare la situazione, al punto da far sì che, magari, fra dieci o vent'anni qualche cittadino comincerà a raccogliere le firme per chiedere: "Per favore, tornate ad una società gestita con criteri di efficacia e di efficienza, come era nel lontano 2010". CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Il primo emendamento recepisce il parere delle Circoscrizioni, che hanno tutte espresso parere favorevole alla deliberazione. L'emendamento n. 1, presentato da…, recita: CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Non essendoci richieste di intervento, pongo in votazione l'emendamento n. 1: Presenti 32, Favorevoli 30, Astenuti 2. L'emendamento n. 1 è approvato. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) L'emendamento n. 2, presentato da…, recita: CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Giorgis. GIORGIS Andrea Questo emendamento, così come altri, in maniera coerente a quanto illustrato prima dal Consigliere Lo Russo, viene ritirato. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Posso chiederle, per economia del dibattito, quali altri emendamenti sono ritirati? (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Me lo dice di volta in volta. L'emendamento n. 2 è ritirato. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) L'emendamento n. 3, presentato da…, recita: CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Lo Russo. LO RUSSO Stefano Intervengo brevemente, perché nel mio precedente intervento ho avuto modo di esporlo. L'emendamento n. 3 estende, tra le finalità principali del Comune, oltre a quello della tutela della salute e della casa, anche l'accesso ai beni essenziali, con particolare riferimento all'acqua. Questa è la versione modificata ed è la ragione del ritiro dell'emendamento precedente. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Non essendoci altre richieste di intervento, pongo in votazione l'emendamento n. 3: Presenti 33, Favorevoli 29, Astenuti 4. L'emendamento n. 3 è approvato. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) L'emendamento n. 4, presentato da…, recita: CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Giorgis. GIORGIS Andrea Ritiriamo anche questo emendamento. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) L'emendamento n. 4 viene ritirato. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) L'emendamento n. 5, presentato da…, recita: CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Lo Russo. LO RUSSO Stefano Lo abbiamo modificato rispetto all'emendamento precedente che è stato ritirato, precisando che l'impegno della Città di Torino statutariamente previsto è quello relativo alla gestione di un servizio idrico integrato che, nella specificità della separazione tra rete e gestione, fa sì che, comunque, anche la gestione sia operata attraverso mezzi che non perseguano il lucro. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Petrarulo. PETRARULO Raffaele Su questo emendamento non vorrei che ci fosse qualche fraintendimento, per questo motivo faccio una dichiarazione di voto. Il Gruppo dell'Italia dei Valori si asterrà, ma non perché non crede nella garanzia del senso pubblico, perché, come ho detto nell'intervento precedente, la parte impegnativa della deliberazione, secondo noi, poteva essere cassato. Vedremo, poi, se avremo ragione o meno in seguito. La nostra astensione dal voto vuol essere di buon auspicio. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Non essendoci altre richieste di intervento, pongo in votazione l'emendamento n. 5: Presenti 33, Favorevoli 28, Astenuti 5. L' emendamento n. 5 è approvato. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) L'emendamento n. 6, presentato da…, recita: CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Giorgis. GIORGIS Andrea L'emendamento è ritirato perché non si è stati capaci di porre in essere quell'attenzione che io, prima, avrei desiderato tra quanto è di competenza politica di questo Consiglio e quanto, invece, non lo è. Nonostante le migliori intenzioni, prendo atto che sia importante, in questa vicenda, che si instauri un rapporto di fiducia e che la nostra forza politica, pur sacrificando quelle che, a mio giudizio, sono importanti ragioni di forma (dove la forma è sostanza nel mondo del diritto e delle prescrizioni giuridiche), privilegi, invece, un rapporto di comprensione e di reciproco riconoscimento. Abbiamo, quindi, proposto una diversa formulazione che i fatti hanno dimostrato essere in grado di creare quella comprensione che, a volte, le parole, purtroppo, se non c'è un contesto favorevole, non riescono a realizzare. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) L'emendamento n. 6, quindi, è ritirato. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) L'emendamento n. 7, presentato da.., recita: CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Non essendoci richieste di intervento, pongo in votazione l'emendamento n. 7: Presenti 32, Favorevoli 28, Astenuti 4. L'emendamento n. 7 è approvato. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) L'emendamento n. 8, presentato da…, recita: CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Giorgis. GIORGIS Andrea Ritiriamo l'emendamento. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) L'emendamento n. 8 è ritirato. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) L'emendamento n. 9, presentato da…, recita: CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Lo Russo. LO RUSSO Stefano Non avendo avuto il tempo prima, rubo all'Aula un minuto di attenzione solo per individuare le modifiche apportate. Rispetto alla definizione in relazione all'universo verso cui si riferisce l'attività del Comune che, nella formulazione originaria, prevedeva che "il Comune assicura ai propri cittadini…", abbiamo ritenuto opportuno che questo principio (che condividiamo) venga esteso al di fuori del diritto di cittadinanza, ma per il fatto di insistere sul territorio comunale di Torino, quindi, abbiamo utilizzato la locuzione "abitanti" al posto di "cittadini". L'altra modifica sostanziale è che, pur condividendo l'esigenza che ci sia un impegno formale assunto nel garantire, soprattutto ai ceti meno abbienti, anzi, sostanzialmente a loro, un accesso al servizio ad onere della collettività, la definizione di "gratuità", in qualche modo, andava a mettere in discussione l'impianto complessivo della gestione tariffaria dell'ATO. Invece che nella definizione di "gratuità", intendiamo assumere questo principio nella definizione di "diritto". L'emendamento prevede, fondamentalmente, che il Comune assicuri a tutti i suoi abitanti, non solo ai cittadini, il diritto alla disponibilità di un quantitativo minimo vitale giornaliero per persona. Questa è la ratio della proposta che formuliamo all'Aula. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Non essendoci altre richieste di intervento, pongo in votazione l'emendamento n. 9: Presenti 34, Favorevoli 30, Astenuti 4. La proposta di emendamento n. 9 è approvata. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Prima di procedere alle dichiarazioni di voto, vi comunico che abbiamo ricevuto, da parte del Consigliere Lonero, una mozione di votazione per parti separate. Vi prego di prestare attenzione, perché, ovviamente, dovrà essere sottoposta al voto dell'Aula. "Vista la proposta di deliberazione n. mecc. 200907237/002, avente per oggetto 'Proprietà e gestione pubblica del servizio idrico', propone che la votazione avvenga per parti separate, stralciando dalla votazione della deliberazione generale la seconda parte del comma 2 dell'articolo 71 bis 'Il servizio idrico' del dispositivo dalle parole 'La gestione della rete' a 'interamente pubblica'". La proposta, quindi, è che la deliberazione venga votata per parti separate, stralciando la parte relativa a "La gestione della rete" fino a "interamente pubblica". In sostanza, la parte che si chiede di votare separatamente dal resto della deliberazione è quella relativa al dispositivo al comma 2 stralciando questa frase: "La gestione della rete e l'erogazione del servizio idrico tra loro indivisibili sono attuate esclusivamente mediante Enti o Aziende interamente pubblici". Questa parte si dovrà votare a parte, ovviamente, se la proposta di mozione per parti separate verrà accolta positivamente dal Consiglio. Credo che sia tutto estremamente chiaro. Non essendoci altre richieste di intervento, pongo in votazione la mozione che propone la votazione per parti separate: Presenti 33, Contrari 30, Favorevoli 2, Astenuti 1. La proposta di mozione per votazione per parti separate è respinta. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Lonero. LONERO Giuseppe Come avevo annunciato nel mio intervento precedente, visto che non è stata approvata la mia mozione per procedere alla votazione per parti separate, mi asterrò dalla votazione globale del provvedimento. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Non essendoci altre richieste di intervento, pongo in votazione la proposta di deliberazione così emendata: Presenti 33, Favorevoli 31, Astenuti 2. |