| Interventi |
CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Passiamo alla discussione dell'interpellanza n. mecc. 200807683/02, presentata in data 18 novembre 2008, avente per oggetto: "Iniziative per la riduzione della lista d'attesa per i nidi d'infanzia" CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola, per la risposta, all'Assessore Saragnese. SARAGNESE Luigi (Assessore) La prima questione posta nell'interpellanza riguarda il rapporto numerico educatori- bambini, mentre la seconda riguarda la capacità ricettiva e la possibilità di aumentare quella dei nidi comunali. Relativamente al primo punto, nei nostri asili a gestione diretta (quindi, esclusi quelli affidati, eccetera) sono presenti 3.732 bambini, dei quali 738 frequentano il tempo breve e 2.994 il tempo lungo. L'organico necessario per la gestione di questi bambini è di 684, per tenere fisso il rapporto, durante tutta la giornata, di 1 a 10; in organico, ne abbiamo 687, e ciò significa naturalmente che quest'organico è necessario per la gestione dei bambini attualmente presenti nei nostri nidi e quindi non può diminuire. Bisogna considerare che l'orario degli educatori - sei ore giornaliere - non può essere un orario diviso o spezzettato; ciò, fra l'altro, fa in modo che - fortunatamente, devo aggiungere - vi sia una concentrazione di educatori, in alcuni momenti della giornata (essenzialmente nelle ore centrali), ovvero quelli in cui si concentrano alcune attività fondamentali, che richiedono una maggiore presenza, cioè quella del pasto e della nanna pomeridiana, eccetera. Questo fa sì che l'orario e la distribuzione del personale durante la giornata possano essere articolati, in considerazione anche del fatto che, fortunatamente, non tutti i bambini sono sempre presenti e, quindi, non tutti fanno l'orario intero. Il mese dell'anno con il rapporto educatori-bambini più elevato è il mese di maggio ed è quello che prendiamo come parametro per avere un organico sufficiente a garantire il servizio per tutto il corso dell'anno. Nel mese di maggio, considerando le presenze effettive, il rapporto educatori-bambini è di 1 a 4,94 bambini presenti. Considerando che il servizio è aperto 10 ore al giorno e che gli educatori fanno 6 ore, si deduce che è appena sufficiente a garantire un rapporto medio, per tutto il giorno, di 1 a 10, con la possibilità, appunto, nella parte centrale delle giornate, di avere una maggior presenza per quelle attività. Se i bambini presenti usufruissero dell'intero orario concesso, cioè se fossero presenti a scuola quelli a tempo pieno per tutte le 10 ore e quelli a tempo breve per tutte le 6 ore, ci sarebbero gravi problemi, considerando che 660 dei bambini presenti sono lattanti e, quindi, richiedono una maggiore cura e presenza da parte degli educatori. Fortunatamente, appunto, non tutti fanno le 10 ore, e ciò permette di avere, ad esempio, per i lattanti, un rapporto un po' più favorevole. Talvolta, la situazione è meno favorevole, con punte critiche, ad esempio, in un certo periodo, nel quale siamo arrivati ad avere un rapporto di 1 a 6,2 bambini, cioè un rapporto che sfiora il parametro regionale. D'altra parte, bisogna considerare che il rapporto 1 a 10 è quello stabilito nella Legge del 1973 e che, negli interventi successivi - penso, per esempio, alla Legge Regionale sui micronidi -, tale rapporto è stato (i micronidi sono quelli fino a 24 posti) previsto in 1 a 4 per i lattanti e 1 a 6 per gli altri, cioè piccoli e grandi. In queste condizioni, dunque, con l'organico presente e con il numero dei bambini presenti, non vi è alcuna possibilità di trasferire educatrici da una sede all'altra. Per quanto riguarda la capacità ricettiva, bisogna innanzitutto capire che cosa s'intenda con questa espressione. Se si prende come parametro il nullaosta rilasciato dall'ASL, questo non è un criterio utilizzabile per definire l'effettiva capacità ricettiva dei nidi, in primo luogo, perché la grande maggioranza dei nullaosta sono stati rilasciati negli anni Ottanta, applicando una Legge del 1973, ma ignorando le successive norme regionali che hanno approvato un capitolato che disciplina in modo diverso gli standard (in particolare, si passa da uno standard complessivo ad uno diviso per destinazione degli spazi); in secondo luogo, perché i nullaosta sono fra loro spesso contraddittori, come nel caso di nidi identici con nullaosta diversi, come i nidi di Via Montenovegno e Via Podgora, in cui abbiamo 115 posti (indicati appunto dall'ASL) in uno e 125 nell'altro. Nel corso del tempo, l'ASL stessa ha modificato i criteri di applicazione degli standard regionali; ad esempio, è recente un'interpretazione più restrittiva della Legge Regionale che prevede, di norma, un numero massimo di 75 bambini per nido. Vi sono ben 24 nidi comunali che, oggi, hanno un nullaosta igienico-sanitario per un numero superiore di bambini. A seguito di interventi edilizi, l'ASL, per esempio, è intervenuta per ridimensionare la ricettività e, ad esempio, in Via Braccini, abbiamo dovuto sdoppiare il nido. Inoltre, nei nidi sono stati effettuati diversi lavori, nel corso del tempo, molti dei quali giustificati dalla disciplina sulla sicurezza; sebbene tali lavori non abbiano sostanzialmente modificato gli spazi destinati ai bambini, in alcuni casi (per esempio, per favorire le vie di fuga) hanno riconsiderato gli spazi, per cui lo stesso progetto di applicazione ha poi definito le capacità in modo diverso. In molto casi non è stato chiesto un aggiornamento dei nullaosta, che, comunque, rappresenta sempre un parere; pertanto, abbiamo dei nullaosta che, in moltissimi casi, non sono aggiornati. Alcuni di questi nullaosta sono molto teorici, in quanto non tengono conto della dimensione dei lettini; ad esempio, in Via Spoleto non ve ne sono tanti quanti previsti nel nullaosta e, in altri casi, i lettini ostruirebbero le vie di fuga. Poi, esistono anche casi clamorosi, come per esempio in Via Principe Tommaso, dove l'ASL ha dato un nullaosta per 30 lattanti e 40 divezzi; ebbene, appare evidente che questo rapporto non possa funzionare, ovvero che debbano esservi meno lattanti e più divezzi. Modificando opportunamente la ricettività a favore dei divezzi, abbiamo dovuto diminuire complessivamente la ricettività, poiché per i divezzi servono maggiori spazi che per i lattanti. Nel corso del tempo sono stati assunti provvedimenti per ricavare posti laddove possibile; per esempio, nell'anno 2004-2005 c'è stato un aumento di 182 posti, in seguito ad alcuni interventi dell'ASL, la quale nello stesso anno ci ha ridotto un nido da 90 a 85, mentre nell'attuale anno scolastico sono stati aumentati 2 posti in un altro nido e da gennaio 2009, in un'altra situazione, avremo ulteriori 5 posti. Questa è stata l'attività svolta, cioè la riconsiderazione e la ricognizione degli spazi, che ha prodotto alcuni mutamenti nel corso del tempo. È altresì vero che esistono alcune situazioni, come ad esempio in Via Roveda, in cui non vi è sufficiente domanda per completare i posti che sarebbero a disposizione, cioè il nido di Via Roveda (che si trova a Mirafiori Sud) avrebbe e ha la possibilità di posti disponibili, ma quelli a disposizione non sono nemmeno completamente coperti dalla domanda, perché, in quella Circoscrizione, non è sufficiente, quindi, l'offerta risulta sovrabbondante, non riuscendo ad essere coperta da bambini provenienti da altre Circoscrizioni. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Olmeo. OLMEO Gavino La risposta dell'Assessore mi sembra sufficientemente chiara e, da sola, serve a descrivere la ragionevolezza dell'interpellanza. Infatti, se consideriamo innanzitutto la questione del rapporto numerico, il fatto di aver poc'anzi dichiarato che il rapporto numerico effettivo sia sotto l'1 a 5, già solo questo crea non pochi problemi nei confronti delle numerose famiglie che non riescono a far andare i propri figli al nido. Vi sono diverse famiglie, cittadini torinesi, che pagano regolarmente le tasse e che trovano posto nei nidi anche in condizioni assolutamente di elevata qualità, ma ve ne sono altre che pagano le tasse perché quelli di prima trovino il posto al nido, mentre loro non lo trovano, e noi continuiamo a creare e a conservare le condizioni perché vi siano mesi dell'anno in cui si arriva ad un rapporto numerico effettivo che è sotto l'1 a 5! Se confrontiamo i nostri rapporti effettivi (cioè, ribadisco, fra il numero degli educatori e quello dei bambini effettivamente presenti nei vari nidi d'infanzia comunali) con quelli di altre Città e nidi d'infanzia, assumendo ad esempio Roma, dove sfiorano l'1 a 7, mentre noi siamo appunto a meno di 1 a 5, ebbene, penso che questo dato basti, da solo, a spiegare la ragionevolezza dell'interpellanza! La seconda questione che abbiamo voluto evidenziare, poi, riguarda un problema che mi sembra abbastanza chiaro, cioè quello dell'eventuale trasferimento di una serie di persone da una sede ad un'altra, ovvero, da una con minore agibilità riconosciuta da parte dell'ASL ad un'altra con maggiore agibilità. Vorrei far presente, a tale proposito, che questi nullaosta di agibilità potranno anche esser vecchi, ma sono pur sempre quelli che stanno consentendo ai nidi di funzionare. Infatti, senza di essi, non funzionerebbero e dovremmo chiuderli; quindi, non è che siano buoni quando si tratta di dire che non si possono aumentare i nidi e, invece, non siano buoni in altre circostanze, perché, o sono buoni o non lo sono. Qualora siano buoni, però, bisogna tenerne conto e cercare di allargare laddove vi sono maggiori possibilità e spazi, in modo da creare e incrementare questi posti, anche trasferendo il personale, previo accordo sindacale, ovviamente, laddove possibile. Basta volerlo fare, basta impegnarsi, basta cercare di darsi da fare con le Organizzazioni Sindacali per riuscire a spuntarla su questi punti, come d'altronde si è riusciti a fare (è già stato ampiamente spiegato) nel 2004-2005, quando c'è stata la volontà di farlo e si è ottenuto il risultato. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) L'interpellanza è discussa. |