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Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 1 Dicembre 2008 ore 15,00
Paragrafo n. 18
MOZIONE 2008-07593
(MOZIONE N. 62/2008) "INIZIATIVA GIUDIZIARIA CONTRO 'MOTOROLA'".
Interventi

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Passiamo all'esame congiunto della proposta di mozione n. mecc. 200807593/02,
presentata dai Consiglieri Goffi e Scanderebech in data 14 novembre 2008, avente per
oggetto:
"Iniziativa giudiziaria contro 'Motorola'"
e della proposta di ordine del giorno n. mecc. 200808518/02, presentata dai Consiglieri
Sbriglio, Lavolta, Centillo, Cerutti, Ventriglia, Ferrante, Gallo Domenico, Bonino,
Troiano, Salinas, Zanolini, Tronzano, Angeleri e Carossa in data 1° dicembre 2008,
avente per oggetto:
"Motorola e destino dei lavoratori".

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Goffi, per l'illustrazione della proposta di mozione.

GOFFI Alberto
La mozione, che è già stata ampiamente discussa in Commissione, parte dalla
considerazione che gli Enti Locali (Regione, Provincia e Comune), insieme al
Politecnico di Torino, hanno agevolato in modo consistente l'insediamento della
Motorola; inoltre, il Politecnico di Torino e la Motorola hanno stipulato una
convenzione per la collaborazione nella ricerca scientifica.
Certamente, a Torino, la Motorola ha avuto una vita molto facilitata, contrariamente a
quanto molto spesso avviene alle piccole e medie imprese presenti sul territorio
piemontese, e, per farsi un'idea di tali agevolazioni, basterà leggere la convenzione
stipulata fra la Città di Torino e il Politecnico e fra il Politecnico e la Motorola; ebbene,
noterete che la Motorola avrebbe dovuto versare un canone annuo d'affitto soltanto a
partire dall'undicesimo anno dalla stipula della convenzione, mentre il contratto viene
risolto - che combinazione! - all'ottavo anno, proprio per la concessione. Secondo noi,
quindi, vista la situazione, vi potrebbero essere gli estremi per un'azione giudiziaria, che
occorre certamente valutare.
La Motorola ha dichiarato di non aver mai avuto contribuzioni da parte degli Enti
Pubblici; però, se si vanno a vedere le dichiarazioni riportate nel comunicato stampa, si
afferma, di fatto, che la Motorola ha sostenuto circa 140 milioni di Euro di costi per il
personale di Torino. Vorrei ben vedere, ci mancherebbe! Sono dipendenti che hanno
lavorato per la Motorola, progettandone gli ultimi 25 telefonini, e ci mancherebbe solo
che fosse il Comune di Torino a pagare gli stipendi o a dover pagare gli stipendi dal
1999 ad oggi!
Inoltre, si dice che non hanno mai ricevuto, anzi, hanno dovuto spendere 20 milioni di
investimenti in attrezzature per lo sviluppo e la ricerca; ebbene, anche questo denaro è
stato speso dalla Motorola per adeguare la struttura alle esigenze specifiche che la stessa
voleva e si attendeva da Torino, mentre ha certamente avuto tutta una serie di benefici,
dalla concessione dell'area e dell'immobile ai contributi anche per la formazione
professionale, che sicuramente nessuno ci restituirà.
Pertanto, siccome il Sindaco è stato sollecito nel dire che avrebbe assunto anche azioni
di forza nei confronti della Motorola, noi vogliamo in qualche modo aumentare tale
pressione nei confronti di quest'ultima, chiedendo alla Giunta e al Sindaco di verificare;
quindi, non si tratta di un'azione secca, ma di una verifica circa l'esistenza o meno dei
presupposti giuridici per attivare un'azione giudiziaria nei confronti della Motorola.
Riteniamo che questo sia, dunque, un ulteriore strumento di pressione che deve andare
proprio nel senso di verificare anche questa condizione, pure per dare - credo - un
segnale molto forte alle multinazionali (le quali sono già forti per conto loro) che le
piccole e medie aziende piemontesi vivono una situazione di grande contrazione e di
difficoltà finanziaria, al contrario delle multinazionali, che invece ottengono i vantaggi.
È bene, comunque, dire molto chiaramente alle multinazionali che, se ottengono dei
vantaggi, è giusto che si sappiano anche assumere le loro responsabilità: questo è il
principio di fondo alla base della nostra mozione.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Lavolta.

LAVOLTA Enzo
Preannuncio che il mio Gruppo Consiliare condivide la proposta di mozione presentata
dal Consigliere Goffi, sebbene nutra ancora alcuni dubbi sull'esito di una denuncia che
vede un'Amministrazione adire nei confronti di un soggetto economico, il quale a tutti
gli effetti ha rispettato un contratto e, di conseguenza, da questo punto di vista, le
possibilità appaiono limitate.
Mi premeva soprattutto intervenire, però, su un documento proposto da tutta la
Commissione Consiliare e, precisamente, un ordine del giorno che (fra l'altro, a poche
ore dal tavolo di crisi che ha preso il via proprio stamattina) vede tra i firmatari tutti i
Gruppi Consiliari presenti in Aula e chiede tre cose molto semplici e concrete.
Innanzitutto, chiediamo d'intercedere presso il Ministero del Lavoro al fine di estendere
quelle tutele e garanzie che non sono proprie dei 330 lavoratori, rispetto alla Cassa
Integrazione Guadagni Straordinaria; purtroppo, in occasione del trasferimento di ramo
d'azienda nel 2002, questi 330 lavoratori sono stati privati del diritto alla copertura di
questa tutela, quindi, visto che ne ha facoltà il Ministro, chiediamo, in deroga, di
estendere la tutela della Cassa Integrazione Guadagni.
Un'ulteriore richiesta, anche questa piuttosto concreta, è quella di persuadere o,
perlomeno, cercare di convincere l'azienda a posticipare il termine ultimo fissato, ad
oggi, al 15 gennaio (anziché al 15 marzo, come impropriamente riportato nell'ordine del
giorno, errore che chiederei di correggere), relativo alla consultazione prevista per la
procedura di mobilità.
L'ultima e concreta richiesta è quella di mettere a disposizione, come già viene fatto ed
è prassi ormai consolidata per quest'Amministrazione, tutti gli strumenti possibili per la
ricollocazione di questi lavoratori e, in particolare, riferendomi all'intervento del
Consigliere Goffi, che venga in qualche modo capitalizzato tutto l'investimento
significativo, che non solo l'Amministrazione della Città di Torino, ma anche il
Politecnico, la Regione e la Provincia hanno fatto in questi anni, quindi, che si favorisca
altresì la possibilità che questi lavoratori rimangano a Torino e costituiscano nuove
imprese, in modo tale che il know-how e le competenze acquisite su questo territorio ivi
rimangano e si sviluppino.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Ventriglia.

VENTRIGLIA Ferdinando
Presidente, vorrei incominciare rifacendomi all'antica saggezza cinese, recentemente
reinterpretata dal Vicepresidente Coppola, il nostro "maītre à penser": "Lo sciocco
indica il dito che punta alla luna".
Non credo che si possa fare un dibattito riduttivo su quanto siano cattivi o furbetti alla
Motorola, perché hanno approfittato delle facoltà contenute nella convenzione per - tale
il sotteso di alcuni interventi, anche in Commissione - prendere quando c'era da
prendere e chiudere poi baracca, "passata la festa, gabbato lo santo".
Non vorrei che, a parte Colleghi come il Consigliere Gallo o il Consigliere Goffi (che,
oggi, faccio un po' fatica a distinguere, poiché l'abbiamo visto nell'inedita veste da "no
global in doppiopetto"), nei prossimi shift in maggioranza si esagerasse in un senso o
nell'altro; cioè, va bene che lasciamo che ognuno stia nelle proprie caselle, più o meno
tradizionali, poiché la situazione politica è già confusa, ma come si fa a pensare, o a
continuare a sostenere, apertamente come fa il Consigliere Gallo, oppure in maniera
forse un po' implicita come fa il Consigliere Goffi, che una multinazionale possa essere
sensibile a questo genere di richiamo ed iniziative?
Il difetto, cari amici, sta in noi, sta nella Pubblica Amministrazione che fa questo genere
di accordi, sta nella Pubblica Amministrazione che si fa forte dell'accordo di Motorola
fatto in questo modo (che poi consente questo genere di esiti), quando conviene farci
campagna elettorale. Io me li ricordo i programmi del Sindaco, quando diceva: "Vedrete
che cosa diventerà Torino con l'insediamento di Motorola". Qualche anno dopo, invece,
viene a fare delle cose che, francamente, sono un po' in spirito sabaudo (anche questo
molto dichiarato, ma poco praticato), tipo una "merolata". Non vorrei che, a forza di
incatenarsi, trovassimo il Sindaco, qui sotto, scambiarsi con il signore col fischietto e
con il cartello "Vendo reni e altri organi"! Ci vuole serietà nelle cose.
Allora, pensare che noi ce la suoniamo e ce la cantiamo e pensare che, prima, facciamo
questa cosa perché bisogna chiudere l'accordo per venderlo in giro, e poi - oddio! - la
multinazionale cattiva ci lascia e se ne va, mi pare, francamente, che voi pretendiate da
noi un'ingenuità che - come dire - non dovrebbe essere e non dovrebbe appartenere a
questa Sala.
Quindi, per ragioni di carattere eminentemente politico e di coerenza, perché abbiamo
stima anche dell'intelligenza dei Consiglieri e del Signor Sindaco, che - ne siamo sicuri -
non vede il mondo funzionare come in una bella fiaba con la principessa, il drago e il
cavaliere che salva la principessa e il lieto fine, ma che vede un mondo che funziona
con regole di mercato che bisogna conoscere e nelle quali, se si gioca a fare le
avanguardie politiche e il partito democratico del Nord, bisogna sapersi muovere,
reagendo nella maniera adatta.
Per questo motivo, quindi, siamo molto perplessi e ci asteniamo.
Riteniamo che, invece, l'altra mozione (che abbiamo sottoscritto) rappresenti un segnale
incoraggiante e che, nel limite del possibile e date le circostanze, proponga due
soluzioni: la prima soluzione, dovuta, è il recupero delle tecnicalità che impediscono di
fruire degli ammortizzatori sociali per i lavoratori licenziati; la seconda è che, in questo
modo, l'Amministrazione può attivamente tentare il reinserimento di questo tipo di
risorse umane, altamente qualificate sotto il profilo professionale.
Per il resto, che lo si voglia fare per decreto o con un'azione di responsabilità civile,
dobbiamo essere consapevoli che le imprese, in questo Paese, in questa città, non
verranno mai, né per una carta bollata del magistrato, né per un editto del Governo o per
decreto sindacale. Ci pare strano che il Sindaco non sia riuscito a farlo: forse la
maggioranza vota la mozione per pulirsi un po' la coscienza rispetto alla leggerezza
dimostrata. Se, infatti, non ci fossero state tante amministrazioni di centrosinistra dietro
Motorola, l'accordo non si sarebbe fatto. Non si sarebbe fatto né nel bene, né nel male.
Mi pare che lo spirito giusto sia quello espresso dalla seconda parte della mozione da
noi sottoscritta, cioè il fatto che l'Amministrazione non debba cercare facili successi con
il singolo interlocutore, ma debba fare ciò che può e deve fare (e che non ha fatto) per
creare un clima favorevole all'insediamento delle imprese, possibilmente con scarsa o
nessuna interferenza, né in caso di concessioni, né in caso di comodati o di accordi di
altro genere da parte di pubblici poteri.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Gallo Domenico.

GALLO Domenico
Ringrazio il Consigliere Ventriglia per l'assist che mi offre per intervenire in questo
dibattito.
In questo momento, mi sento alleato del Consigliere Goffi, che credo scriva cose
sensate: penso, infatti, che la sua analisi rispetto al cinismo delle multinazionali sia un
fatto oggettivo, che constatiamo ogni giorno, ogni volta che, per atto unilaterale di una
multinazionale, chiude una fabbrica.
Qui siamo di fronte ad una multinazionale che, sbagliando un prodotto, fa fallire la sua
impresa di Torino, e che, indovinando un nuovo prodotto (che, forse, sarà lanciato sul
mercato a fine 2009), non coinvolge i lavoratori oggi licenziati, nonostante tutto ciò che
gli Enti Locali hanno fatto per l'azienda stessa.
Credo che la decisione della Motorola sia un atto unilaterale sbagliato e cinicamente
inopportuno in questo momento per la Città. Condivido, quindi, la mozione del
Consigliere Goffi, perché siamo di fronte ad un atteggiamento di sbarramento rispetto
ad una posizione che la Città, in questa fase, non comprende.
Io mi offro davvero di incatenarmi davanti alla fabbrica, se il Sindaco lo farà, ed invito
tutto il Consiglio Comunale a scendere in lotta su questo versante, perché è in gioco il
posto di lavoro per 333 persone.
Credo che, di fronte a fatti di questo tipo, la presa di coscienza da parte di tutti sia un
atto dovuto nei confronti della cittadinanza.
Motorola sta facendo, in parte, ciò che ha fatto la ThyssenKrupp, scegliendo Terni al
posto di Torino. Anche in quel caso, si trattava di una multinazionale (che chiude il
Bilancio non ricordo con quanti milioni di attivo) che ha deciso di chiudere lo
stabilimento di Torino e di spostarsi a Terni, e poi è successo quel che è successo.
Di fronte a questi atteggiamenti, quindi, credo che un'azione di "lotta" - consentitemi
questo termine - da parte di un'Istituzione come il Comune di Torino sia un atto dovuto.
È un atto dovuto.
Penso che le azioni giudiziarie, per un imprenditore, non siano mai qualcosa di bello;
tuttavia, di fronte all'arroganza e all'atteggiamento di netta chiusura manifestato da
questa azienda, credo che quel versante vada verificato. Dunque, verifichiamolo.
Ritengo che la mozione da me sottoscritta (e che voterò) sia una mozione debole: debole
perché, nel dispositivo, non si lascia nemmeno uno spazio minimo al fatto che Motorola
possa recedere dal suo atteggiamento.
Credo che questo sia sbagliato: in questo senso, credo che un rigo andasse inserito.
In ogni caso, voterò la mozione con convinzione, anche se, secondo me, è come se
prendessimo l'elemosina. Per carità, va benissimo prevedere gli ammortizzatori sociali,
però non comprendo perché un errore strategico di questa azienda (occorso nel
momento in cui viene immesso sul mercato un prodotto fallimentare) debba essere
pagato dai lavoratori. È questo l'aspetto maggiormente mi scandalizza.
Questa sera, non stiamo assumendo nessun tipo di atteggiamento strano.
Personalmente, credo che entrambe le mozioni vadano votate: una, perché esprime la
possibilità dei Consiglieri Comunali di indignarsi rispetto al modo di operare di aziende
come questa, l'altra, perché - pur essendo, in qualche modo, riduttiva - rappresenta il
minimo che possiamo offrire, in questo momento, ai lavoratori.
Credo che questo Consiglio debba continuare sulla strada di tentare di far recedere
l'azienda dalla scelta fatta. Dobbiamo farlo.
Due anni fa, tutta Terni scese in lotta per mantenere la ThyssenKrupp in quella città.
Due anni fa, la ThyssenKrupp scelse Terni al posto di Torino.
Credo che, ogni tanto, qualche azione di forza rispetto a scelte incomprensibili debba
essere fatta. Non c'è da scandalizzarsi: lo ritengo un atto dovuto anche nei confronti
della cittadinanza.
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