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CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Passiamo all'esame congiunto della proposta di mozione n. mecc. 200807593/02, presentata dai Consiglieri Goffi e Scanderebech in data 14 novembre 2008, avente per oggetto: "Iniziativa giudiziaria contro 'Motorola'" e della proposta di ordine del giorno n. mecc. 200808518/02, presentata dai Consiglieri Sbriglio, Lavolta, Centillo, Cerutti, Ventriglia, Ferrante, Gallo Domenico, Bonino, Troiano, Salinas, Zanolini, Tronzano, Angeleri e Carossa in data 1° dicembre 2008, avente per oggetto: "Motorola e destino dei lavoratori". CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Goffi, per l'illustrazione della proposta di mozione. GOFFI Alberto La mozione, che è già stata ampiamente discussa in Commissione, parte dalla considerazione che gli Enti Locali (Regione, Provincia e Comune), insieme al Politecnico di Torino, hanno agevolato in modo consistente l'insediamento della Motorola; inoltre, il Politecnico di Torino e la Motorola hanno stipulato una convenzione per la collaborazione nella ricerca scientifica. Certamente, a Torino, la Motorola ha avuto una vita molto facilitata, contrariamente a quanto molto spesso avviene alle piccole e medie imprese presenti sul territorio piemontese, e, per farsi un'idea di tali agevolazioni, basterà leggere la convenzione stipulata fra la Città di Torino e il Politecnico e fra il Politecnico e la Motorola; ebbene, noterete che la Motorola avrebbe dovuto versare un canone annuo d'affitto soltanto a partire dall'undicesimo anno dalla stipula della convenzione, mentre il contratto viene risolto - che combinazione! - all'ottavo anno, proprio per la concessione. Secondo noi, quindi, vista la situazione, vi potrebbero essere gli estremi per un'azione giudiziaria, che occorre certamente valutare. La Motorola ha dichiarato di non aver mai avuto contribuzioni da parte degli Enti Pubblici; però, se si vanno a vedere le dichiarazioni riportate nel comunicato stampa, si afferma, di fatto, che la Motorola ha sostenuto circa 140 milioni di Euro di costi per il personale di Torino. Vorrei ben vedere, ci mancherebbe! Sono dipendenti che hanno lavorato per la Motorola, progettandone gli ultimi 25 telefonini, e ci mancherebbe solo che fosse il Comune di Torino a pagare gli stipendi o a dover pagare gli stipendi dal 1999 ad oggi! Inoltre, si dice che non hanno mai ricevuto, anzi, hanno dovuto spendere 20 milioni di investimenti in attrezzature per lo sviluppo e la ricerca; ebbene, anche questo denaro è stato speso dalla Motorola per adeguare la struttura alle esigenze specifiche che la stessa voleva e si attendeva da Torino, mentre ha certamente avuto tutta una serie di benefici, dalla concessione dell'area e dell'immobile ai contributi anche per la formazione professionale, che sicuramente nessuno ci restituirà. Pertanto, siccome il Sindaco è stato sollecito nel dire che avrebbe assunto anche azioni di forza nei confronti della Motorola, noi vogliamo in qualche modo aumentare tale pressione nei confronti di quest'ultima, chiedendo alla Giunta e al Sindaco di verificare; quindi, non si tratta di un'azione secca, ma di una verifica circa l'esistenza o meno dei presupposti giuridici per attivare un'azione giudiziaria nei confronti della Motorola. Riteniamo che questo sia, dunque, un ulteriore strumento di pressione che deve andare proprio nel senso di verificare anche questa condizione, pure per dare - credo - un segnale molto forte alle multinazionali (le quali sono già forti per conto loro) che le piccole e medie aziende piemontesi vivono una situazione di grande contrazione e di difficoltà finanziaria, al contrario delle multinazionali, che invece ottengono i vantaggi. È bene, comunque, dire molto chiaramente alle multinazionali che, se ottengono dei vantaggi, è giusto che si sappiano anche assumere le loro responsabilità: questo è il principio di fondo alla base della nostra mozione. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Lavolta. LAVOLTA Enzo Preannuncio che il mio Gruppo Consiliare condivide la proposta di mozione presentata dal Consigliere Goffi, sebbene nutra ancora alcuni dubbi sull'esito di una denuncia che vede un'Amministrazione adire nei confronti di un soggetto economico, il quale a tutti gli effetti ha rispettato un contratto e, di conseguenza, da questo punto di vista, le possibilità appaiono limitate. Mi premeva soprattutto intervenire, però, su un documento proposto da tutta la Commissione Consiliare e, precisamente, un ordine del giorno che (fra l'altro, a poche ore dal tavolo di crisi che ha preso il via proprio stamattina) vede tra i firmatari tutti i Gruppi Consiliari presenti in Aula e chiede tre cose molto semplici e concrete. Innanzitutto, chiediamo d'intercedere presso il Ministero del Lavoro al fine di estendere quelle tutele e garanzie che non sono proprie dei 330 lavoratori, rispetto alla Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria; purtroppo, in occasione del trasferimento di ramo d'azienda nel 2002, questi 330 lavoratori sono stati privati del diritto alla copertura di questa tutela, quindi, visto che ne ha facoltà il Ministro, chiediamo, in deroga, di estendere la tutela della Cassa Integrazione Guadagni. Un'ulteriore richiesta, anche questa piuttosto concreta, è quella di persuadere o, perlomeno, cercare di convincere l'azienda a posticipare il termine ultimo fissato, ad oggi, al 15 gennaio (anziché al 15 marzo, come impropriamente riportato nell'ordine del giorno, errore che chiederei di correggere), relativo alla consultazione prevista per la procedura di mobilità. L'ultima e concreta richiesta è quella di mettere a disposizione, come già viene fatto ed è prassi ormai consolidata per quest'Amministrazione, tutti gli strumenti possibili per la ricollocazione di questi lavoratori e, in particolare, riferendomi all'intervento del Consigliere Goffi, che venga in qualche modo capitalizzato tutto l'investimento significativo, che non solo l'Amministrazione della Città di Torino, ma anche il Politecnico, la Regione e la Provincia hanno fatto in questi anni, quindi, che si favorisca altresì la possibilità che questi lavoratori rimangano a Torino e costituiscano nuove imprese, in modo tale che il know-how e le competenze acquisite su questo territorio ivi rimangano e si sviluppino. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Ventriglia. VENTRIGLIA Ferdinando Presidente, vorrei incominciare rifacendomi all'antica saggezza cinese, recentemente reinterpretata dal Vicepresidente Coppola, il nostro "maītre à penser": "Lo sciocco indica il dito che punta alla luna". Non credo che si possa fare un dibattito riduttivo su quanto siano cattivi o furbetti alla Motorola, perché hanno approfittato delle facoltà contenute nella convenzione per - tale il sotteso di alcuni interventi, anche in Commissione - prendere quando c'era da prendere e chiudere poi baracca, "passata la festa, gabbato lo santo". Non vorrei che, a parte Colleghi come il Consigliere Gallo o il Consigliere Goffi (che, oggi, faccio un po' fatica a distinguere, poiché l'abbiamo visto nell'inedita veste da "no global in doppiopetto"), nei prossimi shift in maggioranza si esagerasse in un senso o nell'altro; cioè, va bene che lasciamo che ognuno stia nelle proprie caselle, più o meno tradizionali, poiché la situazione politica è già confusa, ma come si fa a pensare, o a continuare a sostenere, apertamente come fa il Consigliere Gallo, oppure in maniera forse un po' implicita come fa il Consigliere Goffi, che una multinazionale possa essere sensibile a questo genere di richiamo ed iniziative? Il difetto, cari amici, sta in noi, sta nella Pubblica Amministrazione che fa questo genere di accordi, sta nella Pubblica Amministrazione che si fa forte dell'accordo di Motorola fatto in questo modo (che poi consente questo genere di esiti), quando conviene farci campagna elettorale. Io me li ricordo i programmi del Sindaco, quando diceva: "Vedrete che cosa diventerà Torino con l'insediamento di Motorola". Qualche anno dopo, invece, viene a fare delle cose che, francamente, sono un po' in spirito sabaudo (anche questo molto dichiarato, ma poco praticato), tipo una "merolata". Non vorrei che, a forza di incatenarsi, trovassimo il Sindaco, qui sotto, scambiarsi con il signore col fischietto e con il cartello "Vendo reni e altri organi"! Ci vuole serietà nelle cose. Allora, pensare che noi ce la suoniamo e ce la cantiamo e pensare che, prima, facciamo questa cosa perché bisogna chiudere l'accordo per venderlo in giro, e poi - oddio! - la multinazionale cattiva ci lascia e se ne va, mi pare, francamente, che voi pretendiate da noi un'ingenuità che - come dire - non dovrebbe essere e non dovrebbe appartenere a questa Sala. Quindi, per ragioni di carattere eminentemente politico e di coerenza, perché abbiamo stima anche dell'intelligenza dei Consiglieri e del Signor Sindaco, che - ne siamo sicuri - non vede il mondo funzionare come in una bella fiaba con la principessa, il drago e il cavaliere che salva la principessa e il lieto fine, ma che vede un mondo che funziona con regole di mercato che bisogna conoscere e nelle quali, se si gioca a fare le avanguardie politiche e il partito democratico del Nord, bisogna sapersi muovere, reagendo nella maniera adatta. Per questo motivo, quindi, siamo molto perplessi e ci asteniamo. Riteniamo che, invece, l'altra mozione (che abbiamo sottoscritto) rappresenti un segnale incoraggiante e che, nel limite del possibile e date le circostanze, proponga due soluzioni: la prima soluzione, dovuta, è il recupero delle tecnicalità che impediscono di fruire degli ammortizzatori sociali per i lavoratori licenziati; la seconda è che, in questo modo, l'Amministrazione può attivamente tentare il reinserimento di questo tipo di risorse umane, altamente qualificate sotto il profilo professionale. Per il resto, che lo si voglia fare per decreto o con un'azione di responsabilità civile, dobbiamo essere consapevoli che le imprese, in questo Paese, in questa città, non verranno mai, né per una carta bollata del magistrato, né per un editto del Governo o per decreto sindacale. Ci pare strano che il Sindaco non sia riuscito a farlo: forse la maggioranza vota la mozione per pulirsi un po' la coscienza rispetto alla leggerezza dimostrata. Se, infatti, non ci fossero state tante amministrazioni di centrosinistra dietro Motorola, l'accordo non si sarebbe fatto. Non si sarebbe fatto né nel bene, né nel male. Mi pare che lo spirito giusto sia quello espresso dalla seconda parte della mozione da noi sottoscritta, cioè il fatto che l'Amministrazione non debba cercare facili successi con il singolo interlocutore, ma debba fare ciò che può e deve fare (e che non ha fatto) per creare un clima favorevole all'insediamento delle imprese, possibilmente con scarsa o nessuna interferenza, né in caso di concessioni, né in caso di comodati o di accordi di altro genere da parte di pubblici poteri. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Gallo Domenico. GALLO Domenico Ringrazio il Consigliere Ventriglia per l'assist che mi offre per intervenire in questo dibattito. In questo momento, mi sento alleato del Consigliere Goffi, che credo scriva cose sensate: penso, infatti, che la sua analisi rispetto al cinismo delle multinazionali sia un fatto oggettivo, che constatiamo ogni giorno, ogni volta che, per atto unilaterale di una multinazionale, chiude una fabbrica. Qui siamo di fronte ad una multinazionale che, sbagliando un prodotto, fa fallire la sua impresa di Torino, e che, indovinando un nuovo prodotto (che, forse, sarà lanciato sul mercato a fine 2009), non coinvolge i lavoratori oggi licenziati, nonostante tutto ciò che gli Enti Locali hanno fatto per l'azienda stessa. Credo che la decisione della Motorola sia un atto unilaterale sbagliato e cinicamente inopportuno in questo momento per la Città. Condivido, quindi, la mozione del Consigliere Goffi, perché siamo di fronte ad un atteggiamento di sbarramento rispetto ad una posizione che la Città, in questa fase, non comprende. Io mi offro davvero di incatenarmi davanti alla fabbrica, se il Sindaco lo farà, ed invito tutto il Consiglio Comunale a scendere in lotta su questo versante, perché è in gioco il posto di lavoro per 333 persone. Credo che, di fronte a fatti di questo tipo, la presa di coscienza da parte di tutti sia un atto dovuto nei confronti della cittadinanza. Motorola sta facendo, in parte, ciò che ha fatto la ThyssenKrupp, scegliendo Terni al posto di Torino. Anche in quel caso, si trattava di una multinazionale (che chiude il Bilancio non ricordo con quanti milioni di attivo) che ha deciso di chiudere lo stabilimento di Torino e di spostarsi a Terni, e poi è successo quel che è successo. Di fronte a questi atteggiamenti, quindi, credo che un'azione di "lotta" - consentitemi questo termine - da parte di un'Istituzione come il Comune di Torino sia un atto dovuto. È un atto dovuto. Penso che le azioni giudiziarie, per un imprenditore, non siano mai qualcosa di bello; tuttavia, di fronte all'arroganza e all'atteggiamento di netta chiusura manifestato da questa azienda, credo che quel versante vada verificato. Dunque, verifichiamolo. Ritengo che la mozione da me sottoscritta (e che voterò) sia una mozione debole: debole perché, nel dispositivo, non si lascia nemmeno uno spazio minimo al fatto che Motorola possa recedere dal suo atteggiamento. Credo che questo sia sbagliato: in questo senso, credo che un rigo andasse inserito. In ogni caso, voterò la mozione con convinzione, anche se, secondo me, è come se prendessimo l'elemosina. Per carità, va benissimo prevedere gli ammortizzatori sociali, però non comprendo perché un errore strategico di questa azienda (occorso nel momento in cui viene immesso sul mercato un prodotto fallimentare) debba essere pagato dai lavoratori. È questo l'aspetto maggiormente mi scandalizza. Questa sera, non stiamo assumendo nessun tipo di atteggiamento strano. Personalmente, credo che entrambe le mozioni vadano votate: una, perché esprime la possibilità dei Consiglieri Comunali di indignarsi rispetto al modo di operare di aziende come questa, l'altra, perché - pur essendo, in qualche modo, riduttiva - rappresenta il minimo che possiamo offrire, in questo momento, ai lavoratori. Credo che questo Consiglio debba continuare sulla strada di tentare di far recedere l'azienda dalla scelta fatta. Dobbiamo farlo. Due anni fa, tutta Terni scese in lotta per mantenere la ThyssenKrupp in quella città. Due anni fa, la ThyssenKrupp scelse Terni al posto di Torino. Credo che, ogni tanto, qualche azione di forza rispetto a scelte incomprensibili debba essere fatta. Non c'è da scandalizzarsi: lo ritengo un atto dovuto anche nei confronti della cittadinanza. |