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Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 17 Novembre 2008 ore 15,00
Paragrafo n. 12

Comunicazioni del Vicesindaco su "Situazione occupazionale"
Interventi

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Vicesindaco, per le comunicazioni in merito alla situazione occupazionale a
Torino.

DEALESSANDRI Tommaso (Vicesindaco)
Nel tempo a disposizione per le comunicazioni, ovviamente, non possiamo pensare di
fare un vero approfondimento su questa situazione di crisi e, soprattutto, di prendere in
considerazione i diversi casi (almeno quelli principali) che le cronache o, comunque, gli
incontri ci portano a dover affrontare in questi giorni.
È possibile, però, fare il punto della situazione ad oggi per individuare alcuni dei temi
su cui concentrare la nostra attenzione, anche nel rapporto con le Istituzioni e le parti
sociali, e per cercare di interagire con questa crisi e di dare una vera speranza, oltre che
un aiuto, alle persone e alle imprese che ne vengono colpite maggiormente.
Questa crisi è essenzialmente finanziaria, è generalizzata e vede il suo epicentro negli
Stati Uniti, ma ha coinvolto il mondo intero, anche le aree asiatiche in via di sviluppo
come la Cina, che, pur segnando ancora un prodotto interno lordo positivo (+ 9%), vede
già un gran numero di lavoratori che, dalle grandi città, tornano verso le campagne.
La dimensione di questa crisi è impressionante, però non vorrei approfondire questa
parte, ma le sue conseguenze sulla situazione reale. Già questo fatto in sé fa
rabbrividire, perché in questi mesi abbiamo scoperto, in maniera evidente, da parte di
tutti gli organi e delle autorità, che una volta c'era soltanto una situazione economica,
mentre oggi c'è una situazione economica reale e una non reale, che, però, è quella che
ha causato questa condizione.
Rispetto all'Europa, come tutti sappiamo, l'Italia si colloca in una situazione di
maggiore complessità, dovuta alla sua debolezza e alle difficoltà precedenti; all'interno
del nostro Paese, non c'è ombra di dubbio che la regione Piemonte e la provincia di
Torino, per il tipo di produzione manifatturiera semidurevole (con una percentuale
superiore alla media nazionale), siano le aree che pagano, per quanto riguarda questa
crisi (almeno in questo momento), un maggiore scotto. Credo che, se la situazione
perdurerà, potremo considerare questo come l'anticipo di ciò che investirà l'intero
Paese.
In questo momento, in base ai dati che abbiamo a disposizione, è difficile riuscire a
fornire, da parte mia, un quadro al Consiglio, come normalmente accade. In realtà, i dati
più recenti arrivano al mese di agosto, poi vi sono i dati 2007 a consuntivo e i dati sul
primo semestre, ma sarebbe interessante avere a disposizione dati più attuali.
In ogni caso, per dare un'idea, possiamo fare riferimento al fatto che già l'ultimo
rapporto della Camera di Commercio rileva che, nel settore industriale, per quanto
riguarda il Piemonte, si registrava un calo con una media del 3,2%; la provincia di
Torino si colloca vicino alla media, il novarese ed il vercellese sono superiori alla
media, mentre l'alessandrino ed il cuneese sono inferiori.
Tutti conosciamo la situazione del Piemonte: si capisce immediatamente che il dato
tessile, il dato mobili e, per quanto ci riguarda, il dato auto, in questo momento, sono in
fortissima contrazione. Recentemente, in III Commissione abbiamo anche proceduto ad
un approfondimento sul tema. I dati aggiornati ai primi di settembre sono peggiori di
quelli che la Banca d'Italia ha presentato poche settimane fa (riferiti alla settimana
precedente rispetto a quelli della Camera di Commercio).
Un'altra informazione che possiamo aggiungere è che, come dato consuntivo sulla cassa
integrazione ordinaria (che viene utilizzata per equilibrare il rapporto con il mercato in
proporzione al calo produttivo, non per guidare processi né di crisi, né di
ristrutturazione), in rapporto agli addetti, eravamo la prima regione, perché, già ad
agosto, chiudevamo attorno ai sette milioni di ore di cassa integrazione ordinaria,
rispetto agli undici della Lombardia, che, però, ha una base produttiva superiore alla
nostra. C'è, poi, una situazione abbastanza vicina delle Puglie e seguono tutte le altre
regioni a vocazione industriale manifatturiera.
Quanto sta avvenendo nella nostra provincia, in rapporto al tempo, ritengo che forse
possa fornire un'idea più precisa dell'aggravarsi della situazione: siamo passati da una
media di circa cento (vado per decine) aziende nel primo semestre o nella parte centrale
dell'estate, a 200 aziende a settembre-ottobre, secondo i dati della Commissione
provinciale di valutazione della cassa integrazione ordinaria.
Vorrei sottolineare non soltanto la quantità di aziende che richiedono la cassa
integrazione ordinaria, ma il fatto che, tra le aziende che l'hanno richiesta, ci sono i
maggiori gruppi industriali, per cui, quando faremo i consuntivi delle ore lavorate,
saranno ben oltre il doppio e in alcuni settori saranno il triplo o il quadruplo.
C'è, inoltre, la cassa integrazione straordinaria, richiesta per crisi o per ristrutturazione.
Per il momento, non c'è uno scostamento reale; l'hanno richiesta circa 100 aziende e
tali sono rimaste, perché, in realtà, oggi, la maggior parte delle aziende affronta il calo
degli ordini utilizzando la cassa integrazione ordinaria.
Si sono verificate alcune situazioni di maggiore crisi, che, però, versavano già in una
condizione critica; ad esempio, la Stampal, già prima dell'estate, era in procedura
fallimentare, poi è stata rilevata, ma è nuovamente fallita.
Possiamo desumere la stessa situazione per la maggior parte dei casi di cui ci siamo
occupati nelle ultime settimane: non è cambiato lo stato in cui versa la Bertone; la
novità è che, venerdì, il giudice ha definito - e questa è una buona notizia - il fatto che il
perimetro dell'amministrazione straordinaria non riguardi solo più la parte industriale,
essendo compresa nella S.p.A., invece, la proprietà delle aree, del centro stile e del
marchio. Per cui, oggi, c'è la possibilità di provare a mettere in moto questo
meccanismo.
Non c'è ombra di dubbio che, però, questa decisione sia stata presa in un momento
difficilissimo per il settore, cioè mentre per i maggiori produttori europei di auto il
rischio è che, per quanto riguarda la quantità produttiva complessiva dell'Europa, si
passi dai 16,5 milioni dell'anno scorso, ai 14 milioni di quest'anno, ad una stima di 12
milioni per l'anno prossimo.
Per questa ragione, FIAT Auto, come avevamo valutato in III Commissione, dice che il
settore dell'auto potrà subire una diminuzione tra il 10 e il 20%; ma siccome i dati non
sono certi e visibili, sarà necessario riesaminare questa situazione ogni tre mesi.
La situazione non aiuta sicuramente la condizione di Pininfarina che, a differenza di
Bertone, ha realizzato una serie di investimenti per mantenere la quota di mercato che
già possedeva e che, oggi, si è drasticamente ridotta (per cui, oggi, l'azienda dispone di
molti impianti che non ha la possibilità di sfruttare pienamente).
Cito il caso di Pininfarina, perché è noto a tutti e perché esprime il rischio corso da
molte aziende medio-piccole della nostra provincia: il rischio, cioè, che oggi, nonostante
l'indebitamento, in termini di investimenti, sostenuto dalle imprese per affrontare la
situazione, oggi i volumi produttivi e i ricavi sono assolutamente inferiori a quelli
necessari per reggere il costo finanziario dell'indebitamento.
Possiamo fare le stesse considerazioni per Ages e Dayco, due aziende collegate
all'automotive che erano in difficoltà già in precedenza.
Fortunatamente, per il caso della Dayco, nel giro di quindici giorni, si è passati
dall'ipotesi di chiusura dello stabilimento di Chivasso all'ipotesi del suo mantenimento
(accanto a quella di Airasca), effettuando però un forte ridimensionamento di personale.
Per quanto riguarda Ages, invece, la questione è tuttora in discussione, essendo molto
difficile trovare una soluzione. Nei giorni scorsi, finalmente, si è parlato di quella che -
credo - potrà essere l'unica soluzione, e cioè l'amministrazione straordinaria. In quel
settore (mi riferisco alle componenti in gomma, di cui si occupa Ages), seppur con un
certo ridimensionamento, c'è ancora forte tenuta. Per il mercato dell'auto, infatti, c'è
ancora possibilità di lavoro.
La crisi della Michelin, invece, è legata ad un problema strutturale dell'auto, delle
motorizzazioni e del tipo di lavorazioni effettuate a Torino: indubbiamente è più
difficile, in questo periodo di crisi (rispetto ad una situazione normale di gestione del
mercato del lavoro), affrontare la sua ristrutturazione, che deve essere discussa,
approfondita e portata ad un accordo a livello sindacale. In ogni caso, c'è la volontà
(almeno questo è ciò che si evince dalle dichiarazioni) di approfondire e di cercare una
soluzione, che permetta di non lasciare i lavoratori senza reddito.
L'azienda più coinvolta in questa crisi è sicuramente Motorola, la cui situazione, per
usare le parole del Sindaco, è assolutamente inaccettabile. Possiamo pensare che le
multinazionali non abbiano un cuore, ma non possiamo pensare che non siano
disponibili ad avere, con i livelli del territorio, un rapporto ed un atteggiamento
minimamente responsabile.
Come ho già avuto modo di dichiarare, nel caso di Motorola, la situazione è cambiata
totalmente nell'arco di pochissimi giorni: mentre le altre situazioni erano già sotto
osservazione ed erano già coinvolte in discussioni (si erano già intrapresi rapporti con le
parti, anche a livello istituzionale), in questo caso si discuteva di un allargamento. Nei
giorni in cui è stata comunicata la notizia della chiusura, infatti, Motorola stava
selezionando persone per l'assunzione (nell'ultimo anno, dopo una parziale crisi del
Gruppo nel 2007, ha assunto 50 persone). Questa notizia è stata data circa 15 giorni fa,
nel fine settimana, ed il sabato è stata pubblicata sui giornali. Ricordo che il mercoledì
precedente all'uscita sui giornali eravamo riuniti, nei miei Uffici, per discutere di un
ampliamento del fotovoltaico, finalizzato alla diminuzione del costo dell'energia
mediante l'utilizzo delle fonti rinnovabili.
Come sapete, abbiamo chiesto ai vertici di Motorola di ripensarci.
Questo è il nostro primo tentativo, espresso con la lettera inviata a Motorola dal Sindaco
e dal Presidente della Regione. Il secondo tentativo è rappresentato dalla nostra richiesta
di prendere tempo, per consentire alle persone di trovare una soluzione. Ricordo che la
selezione non riguardava soltanto il territorio torinese, ma l'intera Italia: ci sono molte
persone che hanno trasferito la loro famiglia per venire a lavorare in Motorola e che
oggi hanno contratti d'affitto da rispettare. Le difficoltà, quindi, esistono anche dal
punto di vista della gestione delle famiglie interessate.
Ovviamente, il problema non è soltanto quello - seppur molto importante - di collocare
le persone, ma è quello di riuscire a mantenere quel livello di competenza sul territorio:
se Motorola non dovesse proseguire la sua attività, utilizzeremo (lo stiamo già facendo,
da entrambe le parti) ogni rapporto, ogni nostra conoscenza, per mettere in evidenza
questo problema, affinché tutti lo prendano in seria considerazione. Devo dire che, in
questi giorni, sono molti i soggetti che ci pensano.
Se dovessi dire che la soluzione c'è, non posso farlo, perché, in questi giorni e,
soprattutto, in questi mesi, la situazione è difficilissima.
Come si vede, si assumono decisioni che tendono a rallentare gli investimenti
economici: l'esempio più evidente è rappresentato dall'Iveco, dove, a luglio, non era
previsto nemmeno un giorno di cassa integrazione, mentre oggi, invece, la Power Track
rappresenta la fermata più lunga del mese di dicembre (dovuta al fatto che le grandi
flotte hanno sostanzialmente bloccato gli ordini).
Ci troviamo, oggi, in una situazione in cui ciò che impressiona maggiormente è la
velocità dell'estensione della crisi. Personalmente, purtroppo, ho vissuto diverse e
numerose crisi: dal dopoguerra ad oggi, nessuna ha avuto livelli di estensione e di
peggioramento simili a quello attuale. Siamo, poi, in una situazione in cui nessuno osa
dire con certezza che cosa succederà.
Credo, però, che, per poter prendere decisioni (e dobbiamo farlo), occorre porre almeno
due punti fermi: anzitutto, ribadire che, da qui ai prossimi due mesi, al primo semestre
2009, le cose non miglioreranno (e se, invece, succederà, avremo sempre tempo per
recuperare la situazione), e poi sperare che nel 2010 ci sia una ripresa. Occorre, infatti,
evitare che ci sia una congiunzione tale da rendere la situazione oggettivamente
difficile. Oggi ci troviamo in una situazione di grave difficoltà, dove il credito manca,
dove il credito è più caro (c'è il rischio di avvicinarsi ad una procedura concorsuale). Al
momento della ripresa, poi, occorrerà evitare che le aziende - e sono tante - che oggi
attuano la cassa-integrazione ordinaria passino, invece, alla ristrutturazione, al
riposizionamento dell'azienda, perché significherebbe aprire la strada non soltanto a
mobilità e licenziamenti nelle aziende a procedura concorsuale e a quelle in stato di
fallimento, ma vorrebbe dire aprire una valvola più generalizzata nelle altre aziende.
Se questa è la situazione, penso che non si possa porre l'attenzione su tutto: occorre,
piuttosto, concentrarsi su pochi aspetti, assumendo i dovuti provvedimenti in tempi
rapidi.
Sicuramente c'è un problema che riguarda le persone e, in termini di priorità, coloro con
contratti a tempo determinato, intesi sia come il classico contratto a termine negli
interinali, che come contratti formazione lavoro. Questa è la cosiddetta parte della
flessibilità che, oggi, rischia di tramutarsi in tutt'altro, perché le prime decisioni dalle
aziende riguardano le mancate conferme di questi contratti e se noi abbiamo già alcune
migliaia di persone in questa situazione, in questo Paese ce ne sono alcuni milioni.
Inoltre, vi sono coloro che vanno in cassa integrazione per un lungo periodo e con alle
spalle situazioni familiari difficili, perché si tratta di famiglie numerose con un'unica
fonte di reddito.
In ogni caso, più in generale, si sta discutendo dei bassi redditi, a fronte del fatto che i
redditi continuano a ridursi e già oggi nella nostra area vi è un'incidenza nel calo del
consumo, rispetto al commercio di un -5%.
Inoltre c'è questo aspetto del credito delle aziende, per cui vanno bene le decisioni della
Regione, ma credo che a tal riguardo ci debba essere anche un'attenzione nazionale; in
ogni caso, un altro aspetto che riguarda le aziende è il tema dell'innovazione, nel senso
che in questo momento tutte le aziende stanno decidendo o di ridurre gli investimenti
totalmente, o del 50%, con il rischio di trovarsi, nel momento in cui ci sarà la ripresa,
maggiormente in difficoltà nel riuscire ad agganciarla, così come è sempre stato nelle
situazioni di crisi. Qui si potrebbe pensare a forme un po' più innovative di affrontare il
tema ed evitare di dare risorse a fondo perduto a delle aziende senza averne, poi, il
controllo del pubblico.
L'altro tema è sicuramente quello delle infrastrutture, che vede alcune iniziative di
livello nazionale, ma che, principalmente, vede il problema degli Enti Locali, perché il
maggior numero degli investimenti (più del 50% degli investimenti pubblici) è fatto
dagli Enti Locali, e mi riferisco in particolare ai Comuni.
Siccome questi sono stretti nella morsa del credito e sempre meno hanno la possibilità
di intervenire (basta vedere la nostra situazione che non è molto diversa da quella delle
altre Città), credo che un'attenzione generale su questo tema, così come ha già avuto
modo di dire il Sindaco, sia assolutamente necessaria, se vogliamo mantenere il lavoro.
Bisogna avere un sempre maggiore equilibrio tra quello che si fa sullo sviluppo e quello
che si fa sul piano sociale: se si riesce a tenere sul lavoro facendo sviluppo, non solo si
creano prospettive e futuro, ma si sostiene seriamente il dato sociale, che da solo rischia
di essere costoso e di non portare frutti nel lungo periodo.
Tutto questo credo abbia bisogno, da parte nostra, di non creare paura, che rischia di
scoraggiare ancora di più, perché questa è una crisi di fiducia e rischia di metterla in
discussione; per fare questo credo che sia necessario assumere decisioni che diano alle
persone speranze e futuro. Questo è l'unico modo che abbiamo e da parte nostra
possiamo contribuire cercando di sollecitarlo, essendo disponibili a sederci ad un tavolo
che veda l'insieme degli Enti Locali coinvolti nel nostro territorio, le parti sociali e
anche il Governo, il quale nelle prossime settimane penso che a questo tema debba
dedicare particolare attenzione e decisioni.

COPPOLA Michele (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Goffi.

GOFFI Alberto
Non voglio allarmare nessuno e contribuire ad aumentare le paure, però i dati descritti
dal Vicesindaco sembra più riferito ad un bollettino di guerra che ad una situazione di
difficoltà finanziaria.
È una crisi finanziaria mondiale con aspetti devastanti ed io ne voglio aggiungere solo
uno rispetto a quelli che sono stati indicati: la crisi finanziaria è così forte da aver messo
in crisi e coinvolto anche i fondi immobiliari, che per definizione (il mattone) sono a
contatto con la realtà, facendogli perdere dal 20 al 40% (16 fondi immobiliari chiusi su
22, oggi perdono dal 20 al 40%).
Si tratta, quindi, di una crisi velocissima e devastante che richiede un intervento
immediato e ha poi delle ripercussioni sulla crisi industriale di Torino che, come hanno
ricordato degli illustri sindacalisti, sta diventando l'epicentro di questa crisi e questo ci
impone delle riflessioni serie anche sulla vocazione che Torino dovrà avere in futuro,
perché è in crisi non solo il settore automobilistico, ma lo sono anche quei settori su cui
si puntava per la diversificazione dal settore automobilistico e che dovevano
scongiurare il rischio del "Novecento fordista", avvenuto a Detroit e che non doveva
capitare anche a Torino. Purtroppo, gli aspetti più negativi di questa crisi devono ancora
arrivare; in questi giorni ha detto anche Carbonato che "l'onda lunga della crisi a Torino
deve ancora arrivare".
In questo quadro sconfortante credo che la politica debba dare delle risposte urgenti e
noi tutti - questo è un appello che faccio a tutto il Consiglio Comunale, non
sottraendomi alla critica - non possiamo rimanere a guardare mentre la casa brucia,
rimanendo qui a discutere del colore della mimetica dei Vigili del Fuoco; dobbiamo
cercare di discutere seriamente di quanto sta capitando. Le azioni che possiamo mettere
in campo sono diverse come saranno diverse le ricette che dovranno essere diversificate.
In questi giorni il Governo ha annunciato che per affrontare questa crisi metterà in
campo 80 miliardi di Euro; ma lo faccia subito, perché a luglio ha preconfezionato una
Finanziaria che era bloccata e sulla quale ha posto la fiducia; una Finanziaria in cui non
era previsto un Euro per le famiglie e per le imprese, quindi, se adesso destinerà 80
miliardi in tal senso, ne saremo contenti, ma per ora l'unica certezza che abbiamo è che
20 miliardi di Euro serviranno per salvare le banche, quando 3 mesi fa si diceva che ci
sarebbe stata l'introduzione della Robin Hood Tax per tassare gli ingenti profitti delle
banche. Quindi, siamo passati dal tassare le banche perché hanno guadagnato troppo ad
un pieno sostegno delle banche, ma ben venga anche questo, se servirà a finanziare le
aziende, perché per ora sono state proprio queste ultime a finanziare le banche, che, il
giorno dopo l'apertura di questa crisi, si sono sentite chiedere il rientro dei fidi ed i dati
di questi giorni - che non vi sto a leggere, perché li conoscete tutti - parlano di un rientro
dei fidi bancari da parte delle aziende torinesi e piemontesi che supera ampiamente il
10%. Questo dato indica che le banche un primo sostegno l'hanno avuto dai loro clienti
e che adesso ne otterranno un secondo dal Governo: mi auguro che questo secondo
sostegno sia almeno finalizzato.
Veniamo a che cosa può fare il Comune di Torino. Credo che sia fondamentale - questo
è un appello che rivolgo a tutti i Consiglieri - aprire un tavolo di crisi con l'opposizione:
in questo momento, nessuno si può sottrarre alle proprie responsabilità, proprio
nessuno! Ho sentito appelli da parte di buona parte degli esponenti politici illustri,
anche dell'opposizione, che dicono di aver coinvolto anche i Deputati piemontesi su
questo argomento e credo che, da parte nostra, ci debba essere il senso di responsabilità
per costituire un tavolo di crisi, allargandolo anche ai Parlamentari piemontesi (lo
abbiamo fatto per il Comitato per la Sicurezza, che era un argomento importante, lo si
può e lo si deve fare anche per la situazione emergenziale che stiamo vivendo), perché
sia sul fronte delle imprese che su quello delle famiglie dobbiamo prendere insieme dei
provvedimenti.
Per quanto riguarda le imprese, la Città di Torino dovrebbe, innanzitutto, farsi portavoce
(necessariamente, anche con i Parlamentari piemontesi) di una modifica ormai
necessaria del Patto di Stabilità, perché non possiamo, da una parte, bloccare gli
investimenti e, dall'altra, bloccare i pagamenti nei confronti delle imprese che stanno
lavorando, nel rispetto o di un criterio rigido del Patto di Stabilità.
La Città, a mio giudizio, deve accelerare anche la costituzione del Fondo di Garanzia
straordinario con la Finpiemonte, per il sostegno alle piccole e medie imprese,
esattamente come ha fatto il Veneto pochi giorni fa e in soli 15 giorni, quindi, se ci sono
riusciti loro, credo potremmo farlo anche noi, perché non abbiamo bisogno di
insegnamenti da parte di nessuno.
C'è poi anche il problema dell'enorme dilazione nei tempi di pagamento da parte degli
Enti locali alle imprese private, che, oggi, possono diventare più rapidi e più urgenti,
attraverso un buon sistema di leva fiscale, anche studiando strumenti di compensazione
tra crediti e debiti che ci sono a volte con le imprese private.
Rivolgo un appello al Vicesindaco e al Sindaco, che secondo me deve costituire uno dei
principi fondanti dell'azione che, insieme a tutto il Consiglio Comunale - mi auguro -
dovrete intraprendere nei prossimi mesi; porre, cioè, un principio vero, perché non si
può, da un lato, dichiararsi preoccupati per una crisi industriale che sta colpendo le
famiglie e le imprese, e, dall'altro, procedere rapidamente con la vendita all'asta delle
case di povera gente, che ha perso la propria casa perché non ha più un lavoro e che si
trova, quindi, in difficoltà finanziaria, non riuscendo, magari, a pagare la tassa rifiuti o
altre gabelle. È inutile che io parli della battaglia che sto facendo in questi tempi con
Equitalia. Ritengo che quanto stia facendo lo Stato in questi giorni, cioè la messa in
vendita di migliaia di case di povera gente, sia assolutamente vergognoso!
Noi dovremmo cercare di mandare un segnale, almeno con la moratoria dei
pignoramenti; è vero che le tasse devono essere pagate da tutti, ma, in un momento di
crisi, si possono anche valutare le diverse posizioni e cercare di non aggravare la
situazione che già di per sé è molto grave.
Un ultimo dato e poi termino il mio intervento, perché credo che un argomento così
serio meriti di essere affrontato.
Ricordo ancora un dato relativo agli anziani. Purtroppo, abbiamo 250 mila anziani, oltre
ai 65 anni, di cui 171 mila non percepiscono neanche 600 Euro mensili! C'è una
situazione di emergenza di povertà alla quale, in qualche modo, dobbiamo rispondere,
magari anche attraverso l'aumento del numero delle esenzioni dalla tassa rifiuti e dai
tributi locali. Come vedete, sul Titanic ci siamo tutti (le imprese, i lavoratori, le famiglie
e noi). Credo che se facessimo veramente un'azione coordinata, senza adottare
iniziative a compartimenti stagni, credo che ci possano essere le condizioni affinché
Torino ritrovi lo slancio di sempre.

COPPOLA Michele (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Cerutti.

CERUTTI Monica
Ringrazio il Vicesindaco del quadro che ci ha fornito.
Credo che le valutazioni generali sulla crisi di questo momento vedano Torino come
realtà, purtroppo, avanzata in Italia. Non dobbiamo, però, parlare solo di un caso
Torino, perché sappiamo che qui si manifestano i sintomi di una crisi generalizzata che,
però, interesserà tutto il Paese a partire dall'inizio del prossimo anno.
Questa situazione dimostra - vi faceva riferimento il Consigliere Goffi - come fosse un
po' pretestuosa la discussione sul futuro di Torino, che voleva contrapporre la sua
vocazione industriale ad un'altra, che alcuni hanno definito "pirotecnica", cioè
concentrata sul turismo e la cultura, dopo l'esperienza delle Olimpiadi (che, adesso, con
il senno di poi, possiamo dipingere a chiaroscuri, perché, sicuramente, ha avuto dei lati
positivi, ma ha lasciato anche alcune eredità non così positive). Il dato di fatto che, però,
interessa in questo momento è che nessuna direzione di sviluppo si è rivelata autonoma
e autosufficiente. In particolare, Torino risente pesantemente della crisi mondiale del
mercato dell'auto. È di questi giorni la notizia che il Presidente eletto degli Stati Uniti
promette aiuti al settore dell'auto; quindi, è chiaro che sappiamo di dovere affrontare
una situazione, come quella delineata dal Vicesindaco, che vede il caso Motorola come
la situazione più spiazzante, proprio perché interessa un settore sul quale finora si è
molto investito, pensando che potesse essere uno dei settori che avrebbe potuto incidere
pesantemente sul futuro della realtà torinese.
Ha fatto bene il Sindaco a drammatizzare la situazione. Peccato che, poi, in parte abbia
voluto dire che si trattava di una provocazione; invece, credo che abbia fatto bene a
provocare.
Detto questo, però, è bene andare a considerare le azioni sulle quali il Consiglio
Comunale possa intervenire direttamente, proprio perché siamo nell'incapacità di
comprendere ciò che potrà avvenire nei prossimi mesi.
Diceva prima il Vicesindaco che, per esempio, FIAT aggiornerà la situazione ogni tre
mesi, ma sappiamo che anche gli economisti non sono in grado di dire ciò che ci
aspetterà da qui all'inizio del prossimo anno.
Credo che un aspetto sul quale ci si debba impegnare, non tanto per intervento diretto,
ma come sollecitazione a livello nazionale, sia l'introduzione di ammortizzatori sociali
per i lavoratori precari. Su questo, credo che si debbano impegnare tutte le
Amministrazioni, proprio perché abbiamo visto che a Torino (ma lo sarà poi anche nelle
altre realtà) questi saranno i primi a rimanere a casa e le loro condizioni economiche si
avviano ad essere estremamente critiche.
Anche io convengo sul fatto che i Comuni debbano rivedere la questione del Patto di
Stabilità, che è un elemento che danneggia pesantemente ciò che possono fare.
Vorrei, però, andare a questioni molto più dirette, per quanto riguarda quello che può
fare da subito il Comune di Torino, e, quindi, vorrei già parlare del prossimo Bilancio.
Noi ci siamo impegnati già nel passato per dire che il totale della spesa del welfare
(inteso come servizi sociali, casa, scuola e lavoro) non solo doveva essere mantenuto,
ma, a questo punto, deve essere potenziato. Quindi, dobbiamo rivedere anche le nostre
priorità. Per esempio, leggiamo che le stesse fondazioni probabilmente dovranno
rivedere ciò che stanno facendo ed andare in un'altra direzione. Credo che, seriamente,
anche il Comune di Torino debba andare in questa direzione, così come diceva prima il
Vicesindaco, cioè l'attenzione dovrà essere concentrata su alcuni Settori. Allora,
pensiamo ai nostri investimenti nell'ambito, per esempio, degli incubatori, andando a
verificare quelli che, effettivamente, stanno funzionando, rendendo così il nostro
investimento organico. Questo è un altro elemento sul quale riflettere.
Riguardo alle tariffe, abbiamo già fatto qualcosa; sulla TARSU, magari, potremmo
ampliare la platea di chi può usufruire delle agevolazioni previste e, per esempio, nel
momento in cui parliamo delle aziende e dei pubblici servizi, potremmo pensare di
promuovere, con le aziende che erogano i servizi idrici ed energetici, un sistema di
agevolazioni tariffarie in relazione ai consumi, alla composizione dei nuclei familiari e
alle fasce sociali. Se questi servizi sono Servizi Pubblici Locali e hanno ancora una
maggioranza pubblica, si può sostanziare il loro essere pubblico.
Inoltre, abbiamo altri interventi già messi in campo sul fronte del contenimento dei
prezzi, oltre appunto alla definizione di accordi con le Associazioni dei Commercianti.
Il Comune può ulteriormente potenziare questi interventi, oltre alla promozione; lo
stanno facendo alcuni Comuni della Provincia, ad esempio, con l'avvio di Gruppi di
Acquisto Solidale. Sono tutti elementi che, in qualche modo, possono andare a definire
il quadro; sono piccole azioni, però concrete, che, forse, più dei vari tavoli che si
possono aprire (che, abbiamo già visto, in alcune situazioni non hanno portato grandi
giovamenti), possono promuovere interventi molto precisi e diretti. In questo senso,
sollecito la Giunta, ma, soprattutto, il Consiglio Comunale, ad iniziare a ragionare sul
Bilancio 2009.

COPPOLA Michele (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Angeleri.

ANGELERI Antonello
Ho ascoltato con molta attenzione l'intervento del Vicesindaco, che ha chiarito una
situazione preoccupante e ha delineato un modello legato, probabilmente, ad un
capitalismo esasperato che si è arrestato con questa crisi. Il problema è che il
Vicesindaco - come abbiamo capito tutti - ci ha detto che siamo all'inizio e, quindi, che
i prossimi mesi, per questa Città, saranno molto difficili.
Il dato è relativo, signor Sindaco, in particolare, all'indebitamento della piccola e media
industria di questo territorio, che, ovviamente, oggi ha difficoltà dovute al calo degli
ordini. La riduzione della curva della redditività mette in seria e profonda crisi un terzo
delle aziende di questo territorio. Se il problema è questo (come è stato delineato anche
dagli interventi precedenti), è evidente che siamo in una situazione che sarebbe folle
esasperare, ma, altrettanto, sarebbe folle che, da parte dell'opposizione - parlo,
ovviamente, per quel che mi riguarda - venisse, in qualche modo, strumentalizzata.
Oltre a questo, esiste una situazione complessiva delle famiglie critica, tant'è che è stato
chiesto - domani lo discuteremo con l'Assessore Tricarico - che vengano sospesi gli
sfratti nei mesi invernali, pertanto, si ripercuoterà già in queste settimane sul problema
della casa. Questo è un altro dei motivi per cui abbiamo sottoscritto, con il Consigliere
Goffi, una mozione in cui si chiede una moratoria per i pignoramenti e, quindi, la
vendita all'asta degli alloggi.
C'è una situazione complessiva, signor Sindaco, che, obiettivamente, diventa difficile
guardare con superficialità.
Penso che - lo dico in maniera sommessa - sia importante avere dalla sua parte non solo
la maggioranza - che, talvolta, è presente in maniera alternativa -, ma anche la politica;
lei deve sentirsi il rappresentante, in momenti come questo, di tutto il Consiglio
Comunale e, soprattutto, con quel mondo bancario (che oggi è anche in difficoltà) che
lei conosce molto bene, perché ci sono rappresentanti di sua fiducia in quel mondo che
l'hanno appoggiata in passato e, proprio a loro, chieda, a nome non solo suo e della
maggioranza, ma di tutto il Consiglio Comunale, di intervenire.
Negli ultimi due mesi è stato chiesto al 10% delle aziende di rientrare delle aperture di
credito all'interno del sistema bancario. Faccio uno solo esempio: ad un'azienda media
del settore edile del torinese è stato richiesto di rientrare, perché i Comuni da cui aveva
avuto appalti non pagavano. I Comuni non pagavano!
Penso che sia indispensabile un suo intervento forte in questa direzione, con lo spessore
non solo del Sindaco di questa Città, ma anche con quello che ha dimostrato ieri, con la
sua presenza, alla trasmissione "Crozza Italia". Su questo tema, signor Sindaco, volevo
sottolinearle che avrà, da parte mia, tutto l'appoggio, perché ritengo che il senso di
responsabilità venga prima di qualsiasi polemica ed anche perché penso sia necessario
ed urgente intervenire, per il bene di questa città.

COPPOLA Michele (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Gallo Domenico.

GALLO Domenico
Tutte le volte che chiude o sta per chiudere una fabbrica, ci accorgiamo quanto sia
importante il ruolo di quegli stabilimenti, che hanno fatto storia nella nostra città.
Partendo da questa considerazione molto semplice, voglio portare il mio contributo al
dibattito.
Credo che questo Consiglio Comunale debba sciogliere un nodo di fondo e mi chiedo se
l'industria, a Torino, continui ad essere fondamentale per lo sviluppo, per l'economia e
per l'occupazione, perché penso che non ci siano, in questo momento, settori sostitutivi
in grado di poter essere alternativi, ma non nel senso che non debbano essere
sperimentati, attuati, realizzati: tutto ciò che è integrativo va realizzato, però, non credo
che ci siano settori in grado di reggere e di sostituire, in termini occupazionali, sociali
ed economici i settori industriali.
Ritengo che questo sia uno dei punti di fondo del nostro dibattito e se non lo sciogliamo,
ci limiteremo a fare accademia pura e semplice, quindi, ben venga il dibattito.
La crisi è seria e sarebbe opportuno sviluppare, d'ora in avanti, iniziative che non
debbano vedere solamente il Consiglio Comunale, ma tutte le Istituzioni impegnate a
fermare quel processo di deindustrializzazione che, in una città che possiede saperi,
professionalità, forze lavoro storiche e che hanno caratterizzato la nostra vita sociale per
almeno cento anni. Credo che sul nostro territorio esistano ancora aree ex industriali
(anche nell'area metropolitana) che potrebbero essere utilizzate per rilanciare l'industria
in questa città.
Mi limito solo a dire che, oggi, la Città ed il Governo nazionale devono constatare che
Torino, ormai, è un'area in crisi sul piano della politica industriale; dovremmo partire
da questo riconoscimento di fatto. È necessario un nuovo patto per Torino, che deve
vedere la Città ed il Governo nazionale impegnati su questo versante che possa,
praticamente, tracciare una nuova fase di sviluppo economico capace di creare le giuste
condizioni per rilanciare l'industria a Torino. Senza questa premessa e queste
condizioni, ci troveremo sempre in difesa ad affrontare le crisi man mano che si
presentano.
Mi pare che anche il Sindaco (e non solo lui), nelle scorse settimane abbia proposto la
necessità di costituire un fondo nazionale ad hoc per intervenire sulla crisi in atto,
perché, se non ci saranno le risorse, i discorsi resteranno semplicemente teorie e non
riusciremo a sviluppare un progetto capace di intervenire sulla crisi. Serve anche un
sistema di ammortizzatori sociali e non mi pare che questo Governo nazionale abbia
messo in campo. L'Italia è il Paese dove gli ammortizzatori sociali non sono in grado di
coprire l'indennità di disoccupazione e la cassa integrazione con un sistema più robusto.
Il Governo nazionale, su questo problema, deve assumersi le responsabilità politiche e
Torino è una città importante, è la città laboratorio rispetto a questo argomento.
Non so quali siano le vie d'uscita, ma serve un patto nuovo a questa città, che parta
sicuramente dalle cose che hanno portato innovazioni e che vanno, pertanto,
salvaguardate, ma anche dalla sua vocazione storica. Sarò noioso su questo argomento,
ma credo che la vocazione industriale di Torino sia un fatto indiscutibile. Senza le
industrie Torino è una città morta e lo dicono i fatti: se chiuderà la Michelin, se
chiuderanno altri stabilimenti di grande rilevanza, assisteremo al depauperamento, in
termini occupazionali e sociali, di questa città, quindi, occorre un nuovo patto, occorre
un fondo nazionale per l'occupazione e occorre che il Governo nazionale esca allo
scoperto, per proteggere le aree di crisi qual è questa.
Infine, c'è un argomento che anche il Sindaco citava in un'intervista a "La Stampa":
occorrono o meno delle regole rispetto ai processi di delocalizzazione delle imprese? Io
credo di sì, perché sono convinto (non sarò un esperto) che molte imprese lasciano la
città o le città approfittando delle crisi.
Occorrono o no delle regole rispetto ai processi di delocalizzazione delle imprese?
Credo di sì, perché, non sarò un esperto, ma sono convinto che molte imprese lasciano
le città sfruttando le crisi. Ricordo, ad esempio, la ThyssenKrupp (senza parlare della
tragedia), che si è trasferita a Terni non per motivi di crisi di mercato, ma per scelte di
tipo logistico, e così sta facendo la Michelin.
Dal punto di vista etico, ritengo sia veramente un crimine nei confronti di chi lavora, nei
confronti delle città: la Michelin sta facendo come la ThyssenKrupp, non chiude a
Torino per motivi di mercato, ma si sposta a Biella, a Cuneo, a Fossano e Torino non
serve più.
Ma c'è la possibilità di riconvertire lo stabilimento della Michelin di Torino e produrre
anche in quel settore altri segmenti di produzione in grado di lasciare quello
stabilimento in piedi nella nostra città? Una fabbrica che ha una presenza centenaria in
questa città decide di chiudere e di andare a Fossano, a Biella, a Cuneo.
Credo che questo sia uno dei problemi. Gli imprenditori devono avere delle regole, non
si possono spostare a loro piacimento, lasciando le città in difficoltà. La città non merita
questo trattamento da parte di grandi gruppi industriali, che sono multinazionali, come
la ThyssenKrupp, la Michelin: non stiamo parlando di piccole realtà.
Sindaco, se lei si incatena, io vengo con lei, forse sarebbe il caso di incatenarci tutti per
lanciare segnali, non barricadieri come qualcuno ha detto commentando la sua frase, ma
perché è giusto farlo in nome degli interessi collettivi dei lavoratori e della città di
Torino.

COPPOLA Michele (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Ravello.

RAVELLO Roberto Sergio
Istintivamente sarei tentato di dire che se il Consigliere Gallo dovesse mai
accompagnare il Sindaco ad incatenarsi da qualche parte, vorrei avere il piacere di
chiudere il lucchetto e di ingoiare la chiave, ma non risponderò all'istinto, perché sono
convinto di una cosa: se il Consigliere Gallo, con la sua visione del mondo, forse un po'
legata a tempi che furono e a un secolo trascorso, si legasse a un cancello, si
incatenasse, forse sarebbe un bene.
Però, oggi come oggi, a costo di andare anche contro i miei stessi interessi, il mio stesso
istinto, le dico, Signor Sindaco, che non è il momento di incatenarsi da nessuna parte.
Oggi questa Città ha, più che mai, bisogno di una guida forte, di una guida credibile, di
una guida preparata e consapevole del momento che si sta attraversando.
Ritengo che sia una prova di sensibilità il fatto che oggi la Giunta, di sua iniziativa, sia
venuta a dare comunicazione in merito alla situazione.
Ma, al di là della sensibilità e al di là di un intervento lungo e dettagliato con il quale il
Vicesindaco ha dipinto la situazione, credo di condividere il pensiero di tutti: è un
quadro molto preoccupante, però, al di là di questa analisi, non ho colto un'istanza di
cambiamento, non ho colto una proposta, non ho colto un elemento concreto che possa
far pensare che la Città, non solo è a conoscenza della situazione, ma chi la guida ha
anche individuato la ricetta, o comunque il tentativo per uscire dalla crisi.
Spero che si abbia, quantomeno, la consapevolezza del fatto che la crisi non è solo
industriale, che non tocca solo la Motorola, la Bertone, la Dayco, la Pininfarina, financo
la FIAT, ma tocca le piccole e medie imprese, tocca il commercio ed il consumo, di
conseguenza.
Voi lo saprete sicuramente molto meglio di me, ma solo sull'asse di Via Roma sono
diverse migliaia i lavoratori occupati e pensate allora agli effetti che su questi lavoratori
possono aver avuto le scelte avallate da questa Amministrazione per quanto riguarda la
viabilità, i parcheggi, le limitazioni al traffico.
Forse un segnale c'è stato (ma mi auguro venga raccolto da qualcuno) quando
l'Assessore Mangone si è finalmente reso conto che sarebbe stato poco opportuno
chiedere, oggi come oggi, di restringere ulteriormente le maglie delle limitazioni al
traffico privato. Ma è evidente che, vista anche la grande attenzione dimostrata da chi è
intervenuto prima di me riguardo al sistema industriale, non c'è ad oggi la
consapevolezza che la crisi non è solo dell'industria e che forse esiste realmente un
problema di vocazione, perché nessuno nella Città di Torino è riuscito ancora a indicare
e ad individuare una vocazione che sia chiara e definitiva. Ci si sta ancora scontrando
tra visioni del mondo contrapposte, tra chi crede che Torino debba mantenere la propria
vocazione industriale e chi, invece, ritiene che questo tipo di vocazione non sia più di
questi tempi.
Perché, oggi, e alcuni elementi che abbiamo visto e sostenuto in passato lo dimostrano
(e successivamente mi spiegherò), pretendere che Torino mantenga una vocazione
industriale è come tentare, manzonianamente, di "raddrizzare le gambe ai cani", come
da citazione. La soluzione non può essere sostenere finanziariamente un'altra operazione
come TNE.
E qui vengo a un altro dei punti che ritengo sia giusto sollevare quest'oggi: quali sono i
frutti che oggi possiamo raccogliere di quanto avete seminato in passato? Quali sono i
frutti dell'operazione TNE? Che cosa hanno generato? Qual è il valore aggiunto che i 67
milioni di Euro stanziati da Comune, Provincia, Regione per l'operazione TNE hanno
portato ai torinesi, all'industria, all'intero sistema economico produttivo e dei consumi
dell'area torinese?
È facile credere che non si possa finanziare ogni anno un'operazione TNE, ne sono
consapevole, ma non scorgo all'orizzonte la consapevolezza da parte di questa Giunta,
in particolare del Sindaco, a meno che oggi lui non venga a spiegarci qualcosa di
diverso: la necessità di un'altra operazione simile, perché purtroppo con i tavoli, di
fronte a questa crisi non si va molto distante, a meno che non sia solo ed esclusivamente
concentrata per salvare un grande gruppo industriale.
E allora, sono disposto a sedermi al tavolo con chiunque, anche con il demonio, se
questo potesse servire a sollevare le sorti della mia città, ma vorrei che a questo tavolo
si discutesse una proposta concreta che, ad oggi, ahimè, non ho colto.

COPPOLA Michele (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Giorgis.

GIORGIS Andrea
Innanzitutto spero che non cadiamo nella tentazione, di fronte a un momento così
difficile, di ripetere uno stucchevole dibattito su Torino industriale, del terziario, della
cultura, o del turismo: Torino è tutto questo insieme di cose. È una città nella quale, per
fortuna, le attività produttive e quelle capaci di realizzare il prodotto interno lordo sono
tante e non più solo quelle industriali.
Per quanto riguarda l'aspetto di carattere politico, non solo accolgo l'ipotesi avanzata in
questa sede, ma, come il Gruppo del Partito Democratico ha già avuto modo di proporre
in Commissione, per bocca, ad esempio, del Consigliere Centillo, credo sia necessario
avviare, al più presto, un luogo istituzionale, un tavolo di crisi, un'unità di crisi, nella
quale tutte le forze politiche e tutti i livelli istituzionali si confrontino dicendo qual è la
ricetta in positivo per affrontare questa crisi, assumendosi ciascuno le proprie
responsabilità.
Di fronte ad una vicenda di questa gravità e di questa complessità, chiamare i
Parlamentari, chiamare i Consiglieri Regionali, chiamare i Consiglieri Comunali e
aprire su questo tema un confronto, per certi aspetti analogo a quello che il Sindaco
avviò sul tema della sicurezza, credo che possa essere un modo per scongiurare,
perlomeno, il rischio di tattiche politiche e di proposte demagogiche, volte al solo fine
di ottenere visibilità e, poi, del tutto incapaci di affrontare il problema.
Su un tema di questa urgenza e di questa gravità è bene che ciascuna forza politica e
ciascun livello istituzionale (ripeto, dal Governo al Consiglio Comunale) dica in
positivo che cosa vuole fare e non che cosa in passato non si sarebbe dovuto fare.
Questa è la scommessa di una forza politica seria, che non vuole, su un tema di questo
tipo, acquisire consenso, ma vuole proporre risposte e avanzare soluzioni. E' questo il
discrimine tra quelle forze politiche che hanno titolo per presentarsi come forze
politiche di governo che hanno la responsabilità della soluzione e forze politiche che
registrano il disagio e si limitano ad enfatizzarlo, pensando, in questo modo, di acquisire
consenso.
Chiudo con una considerazione. E' vero che noi oggi abbiamo un contesto
internazionale che ha ripercussioni sul piano locale, ma attenzione a non pensare che
questa crisi e le condizioni economiche di molti lavoratori e di molte famiglie
dipendano esclusivamente dal contesto internazionale. Se oggi i redditi da lavoro
dipendente sono così inadeguati è perché sono state fatte delle scelte politiche che
hanno compresso il potere di acquisto dei salari oltre ogni ragionevole misura e, come si
disse fin da allora, comprimere il potere di acquisto dei salari, non solo non rilancia
l'economia, non solo è una misura ingiusta, ma, alla fine, arreca nocumento all'intera
collettività. Dobbiamo ripartire da questa considerazione, facendo in modo che si metta
al centro la ricerca di soluzioni praticabili ed efficaci.

COPPOLA Michele (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Silvestrini.

SILVESTRINI Maria Teresa
Intervengo più che altro sul tema del welfare, che è quello di cui mi occupo più
direttamente in Commissione, perché, di fronte alla crisi, a mio modo di vedere, siamo
sollecitati anche a pensare a nuove forme di welfare urbano. A questo proposito, vorrei
parlare della vulnerabilità sociale, che è il nome che i tecnici danno alla difficoltà di
strati sociali non marginali, ma che una volta erano garantiti, di affrontare le condizioni
nuove in cui si vengono a trovare.
Sul tema della vulnerabilità, noi, come Comune, nello specifico, finora non abbiamo
lavorato veramente, perché la nostra vocazione è stata prevalentemente di servizi
sociosanitari. Quindi, sul tema specifico della vulnerabilità sociale, non abbiamo
sviluppato ricerche e competenze.
A me sembrerebbe importante che il Comune si mettesse in relazione con i soggetti che
a Torino stanno investendo risorse economiche e anche risorse di ricerca sul tema della
vulnerabilità sociale; questi soggetti ci sono, sono anche molto importanti e, a mio
modo di vedere, come Comune, potremmo creare un progetto speciale di contrasto alla
vulnerabilità, che ci consenta di stare in partnership con i soggetti che nella città
operano su questi terreni, allo scopo di coordinare le politiche e le azioni, di verificare
quello che è stato fatto su questi temi e di coordinare le azioni, creando, attraverso
questi contatti, anche una rete ampia di tutti i soggetti che nella città lavorano su questi
temi, che siano essi attori pubblici, privati, istituzionali o anche piccole associazioni.
In questo modo, potremmo riuscire, probabilmente, a creare un'infrastruttura sociale sul
nostro territorio, che consenta di intervenire soprattutto sui temi della casa, del lavoro,
del sostegno al consumo e al reddito, che sono le direzioni di intervento tipiche del
contrasto alla vulnerabilità sociale di cui, a mio modo di vedere - in proposito,
presenterò a breve un documento - , la Città di Torino si deve occupare.

COPPOLA Michele (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Lonero.

LONERO Giuseppe
Intervengo, a completamento dell'intervento del Consigliere Angeleri, per proporre un
momento di meditazione su una questione molto semplice. Mentre parliamo di queste
tematiche, facendo analisi e cercando di capire da dove arrivi e dove porterà questa
crisi, le persone direttamente coinvolte in questa crisi - che sono i lavoratori che hanno
perso il posto di lavoro - si trovano in una situazione drammatica. Non hanno i soldi per
fare fronte agli impegni che hanno assunto.
Una piccola proposta, a brevissima scadenza perché urgente, potrebbe essere quella di
prendere in considerazione - e far prendere in considerazione attraverso un ordine del
giorno che questo Consiglio Comunale potrebbe approvare all'unanimità - l'ipotesi di
congelare tutti i debiti che i lavoratori interessati dalla crisi hanno assunto per acquistare
beni essenziali, come, per esempio, la casa. Questo potrebbe essere un modo per andare
concretamente incontro a questi lavoratori, che, altrimenti, non riuscendo a pagare le
rate del mutuo, potrebbero vedersi sottrarre una proprietà per la quale hanno impegnato
gran parte della loro vita e alla quale hanno dedicato gran parte dei loro sogni.
Non dimentichiamo che le norme che ci sono in Italia oggi, riguardo all'accesso al
credito, obbligano tutte le banche e tutte le finanziarie interessate a segnalare presso la
Centrale Rischi tutti i debitori che non fanno fronte anche solo ad una delle rate, mentre,
invece, per essere cancellati dalla Centrale Rischi, la procedura è molto più lunga.
Questa può essere una proposta utile, nel breve termine, a minimizzare i danni che
devono subire i lavoratori e, in qualche modo, porre rimedio a quello che sarebbe, per i
singoli e per le singole famiglie, una vera e propria disfatta come conseguenza di questa
crisi, che ha una dimensione talmente grande da non poter essere affrontata
singolarmente. Ecco perché un intervento collettivo su tutta la comunità dei lavoratori
interessati a questa crisi potrebbe essere un segnale di vero interesse sociale da parte di
questa Amministrazione e da parte del Governo.

COPPOLA Michele (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Cassano.

CASSANO Luca
Il quadro che ha dipinto il Vicesindaco nell'illustrazione è certamente allarmante per il
contesto generale in cui questa crisi economica coglie la città di Torino. A differenza
dell'ultima crisi automobilistica, vissuta da questa città nel 2005, oggi la crisi coinvolge
numerose altre aziende. Da mesi, ormai, sono state annunciate migliaia di ore di cassa
integrazione da FIAT, ma anche da settori sicuri, come quelli dei veicoli industriali e
quello delle macchine agricole, che, a suo tempo, avevano consentito di galleggiare.
Oggi ci troviamo, a differenza di allora, con un sistema bancario attraversato da una fase
ulteriormente difficile, che allora aveva garantito un aiuto a questa città - direttamente,
attraverso il finanziamento del debito, e, indirettamente, con le ex fondazioni bancarie -
e che oggi, sicuramente, va ridimensionato.
Oltre la retorica, di cui è impossibile fare a meno anche in questi dibattiti, il quadro di
insieme rientra nelle discussioni che questo Consiglio Comunale dovrà affrontare, a
partire del DPEF, toccando anche il Bilancio Preventivo del 2009.
Vicesindaco, la domanda che è opportuno e lecito porsi, oggi, è se abbia ancora senso
pensare, nei tratti che interessano le politiche industriali, al DPEF così come è stato
presentato ed illustrato nei mesi scorsi, o se non sia più opportuno riscriverlo, alla luce
dell'evoluzione della crisi, che si sta declinando anche a livello locale.
Discutiamo di gare d'appalto per i trasporti e di ingresso dei privati, proprio mentre lo
Stato, a tutti i livelli, viene chiamato a salvare dalla bancarotta importanti istituzioni,
siano esse bancarie o automobilistiche; ciò accade anche altrove, ad esempio, come
citato dal Consigliere Cerutti, è stato preannunciato l'intervento del nuovo Presidente
degli Stati Uniti nei confronti dell'industria automobilistica.
Il futuro di Torino dipende, evidentemente, anche da una riduzione degli investimenti
effimeri, come anticipato dal Sindaco nel corso di un'intervista qualche giorno fa, a
cominciare dal Bilancio Preventivo per l'anno 2009, che dovremo discutere nelle
prossime settimane.
Vorrei terminare il mio intervento con una nota finale sul ruolo del Governo, che,
purtroppo, è il grande assente di queste settimane e di questa fase, perché toglie risorse
economiche agli Enti Locali (ad esempio, eliminando l'ICI) e non interviene nelle realtà
in cui si determinano gravi crisi, come quella del settore industriale nel nostro territorio;
inoltre, elargisce oboli alle Amministrazioni amiche e sodali, come nel caso di Roma,
Milano e di Catania. La questione da porre alla Presidenza del Consiglio dei Ministri ed
ai Ministri competenti è se la realtà torinese non richieda le stesse attenzioni riservate
all'Expo 2015, a Roma capitale e alle voragini lasciate dal centrodestra nel Comune di
Catania.
Quindi, rivolgo a lei questa domanda, Vicesindaco, perché sarebbe opportuno
sollecitare un intervento del Governo.

COPPOLA Michele (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Cantore.

CANTORE Daniele
Ringrazio il Vicesindaco per l'ampia relazione. Consigliere Cassano, tralascio le
polemiche sul Governo, anche se mi rendo conto che ci possano stare su un argomento
così serio.
Personalmente, ritengo che il Governo abbia fatto il suo dovere, non poteva fare
altrimenti; un appunto che si può fare al Governo, ma riguarda la classe politica in
generale, è che, quando si interviene sulle banche - così come è giustamente avvenuto -,
bisogna pretendere che da parte di queste ci sia un atteggiamento diverso nei confronti
delle piccole e medie imprese e nei confronti dei consumatori. Per ora, ciò non è
avvenuto! Le banche hanno dovuto richiedere l'intervento del Governo, perché alcune
sono state mal gestite, questa è la realtà! In un altro Paese, questi amministratori o
questi Presidenti sarebbero stati mandati a casa! Però, questo argomento riguarda
qualsiasi Governo, a prescindere dal suo colore, perché, nel nostro Paese, si mantiene
chi ha mandato quasi in fallimento le istituzioni bancarie!
Quello che ritengo importante - e mi rivolgo anche al Vicesindaco e al Sindaco - non è
soltanto l'impegno governativo per decidere un nuovo atteggiamento delle banche nei
confronti dell'utenza (piccoli e medi imprenditori e cittadini), ma anche un intervento
locale. Infatti, Vicesindaco, questo atteggiamento deve avvenire anche a livello locale,
dove è possibile sia come operatività degli istituti di credito, che come operatività delle
fondazioni.
Vorrei ribadire quanto affermato dal Consigliere Cassano, che condivido: il vero tavolo
di prova e di confronto potrebbe essere questo tavolo di crisi, come dice il Consigliere
Goffi, ma, personalmente, ritengo che sarà il Bilancio di Previsione, perché, una volta
superate le polemiche, bisognerà affrontare in tutta la sua gravità la vera crisi di questa
città. Confrontiamoci su questo Bilancio di Previsione, sapendo che dobbiamo mettere
in conto che alcune spese e alcuni capitoli, che, in passato, contribuivano alla
formazione della ricchezza di questa città, forse dovranno essere diminuiti.
A mio parere, nella città c'è questa sensibilità ed in alcune fondazioni è già stata
dimostrata. Voglio inoltre sottolineare che dobbiamo convincerci che questa città ha
bisogno di investire sulle infrastrutture, sulle grandi opere, sul sociale e sull'assistenza.
Probabilmente dovremo prevedere qualche taglio su quello che una volta veniva
definito l'"effimero", pur sapendo che non lo è affatto, perché mi rendo conto che la
cultura e il turismo sono anch'esse produttrici di ricchezza e di reddito; ribadisco,
comunque, che bisognerà fare delle scelte.
Quindi, se vogliamo fronteggiare seriamente la crisi, queste scelte potete farle voi come
maggioranza, oppure possiamo dare vita ad un tavolo, dove potranno esserci posizioni
diverse o condivisione, ma dove sarà necessario arrivare al cuore del problema.
Personalmente, ritengo che potremmo valutare anche un aiuto all'industria
automobilistica (che certamente non può essere al livello di quella del passato), visto
che anche nella nostra città vive una situazione di difficoltà, per fortuna minore rispetto
ai problemi che stanno affrontando alcune case automobilistiche di altri Paesi; sono
cosciente, però, che nel Governo non tutti la pensano così.
Ritengo che per Torino, essendo una specificità importante, si possa anche pensare a
qualche intervento diretto nei confronti dell'industria, in particolare quella
automobilistica, che, in questo caso, non significherebbe protezionismo (come, invece,
si intende quando si parla di un eventuale intervento del Governo americano nei
confronti dell'industria automobilistica o di quanto, comunque, vorrà fare il nuovo
Presidente degli Stati Uniti), ma salvare una cultura, una tradizione e, soprattutto, dei
posti di lavoro. Dobbiamo riconoscere che, oggi, le attività nella nostra città si sono
diversificate, però, in questi anni, l'industria, soprattutto quella automobilistica, è,
comunque, rimasta un perno importante e, quindi, questo Consiglio Comunale, in
estrema autonomia, potrebbe pensare anche a prevedere interventi in quella direzione.
Voglio ricordare che, in questa città, non c'è soltanto una sofferenza - come anticipato
in un intervento precedente - degli anziani, ma anche dei giovani ed è permanente.
Questa è una città che vive tante contraddizioni politiche, sociali e industriali, alle quali
bisogna porre rimedio. Nessuno di noi possiede la ricetta, per cui penso che un tavolo di
confronto possa essere utile, non dico per trovare delle soluzioni, ma per stabilire un
percorso che faccia prevedere delle soluzioni. Sono convinto che il Governo farà la sua
parte, ma aggiungo che, in questa condizione, qualsiasi Governo avrebbe dovuto fare la
sua parte.
Ribadisco che dobbiamo fare la nostra parte, tenendo presente l'interesse dei torinesi,
quindi superando gli schemi politici, che, in questo frangente, non interessano nessuno.
Ai nostri concittadini non interessa vedere un sogno, ma un bagliore o un'ipotesi di via
d'uscita da questa crisi. Sono convinto che, lavorando tutti insieme, potremo realizzare
a Torino questo risultato, riuscendo nuovamente a determinare la nostra città come
laboratorio a livello nazionale.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Ravello.

RAVELLO Roberto Sergio
Volevo solo comunicare che un'agenzia di stampa delle ore 18.08 riporta queste
dichiarazioni della Motorola: "La Motorola non ha ricevuto per l'attivazione del centro
ricerche di Torino denaro pubblico, tanto meno undici milioni di Euro, e non ha mai
beneficiato di sostegni da parte delle Amministrazioni locali, che, del resto, non
potevano offrire vantaggi ad alcuna impresa senza alterare le normali regole della
concorrenza".
Vorrei approfittare di questa occasione per chiarire la situazione, visto che è un'ANSA
di 20 minuti fa e che va a confutare il ragionamento sostenuto dal Sindaco in questi
giorni. Il Sindaco ha dichiarato che Motorola ha ingannato la città ed ha ottenuto undici
milioni di Euro di finanziamenti pubblici. Ora, invece, Motorola afferma l'esatto
contrario, infatti il documento prosegue dicendo che, anzi, ha pagato per la
ristrutturazione dell'immobile.
A questo punto, vorrei che, quanto meno, si facesse un po' di chiarezza e, se è il caso
che ci si vada ad incatenare, il Sindaco dovrebbe andare nell'Illinois, dove è stata presa
la decisione, perché, evidentemente, qualcosa non quadra.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Carossa.

CAROSSA Mario
Colgo l'occasione per ringraziare il Consigliere Ravello per quanto ha appena detto,
anche perché, prima o poi, un chiarimento dovrà essere fatto.
Non pretendiamo che il Sindaco, o chi per esso - ormai ci siamo abituati a questo
meccanismo - rispondano subito a nostre sollecitazioni.
Abbiamo capito che rispondete quando vi interessa rispondere, ma è legittimo, da parte
vostra. Nessuno vuole farne una polemica.
Ormai c'è un asse Giunta-Presidente del Consiglio; normalmente, il Presidente stoppa le
richieste e il tutto si esaurisce. Ma fa lo stesso; tanto, tutti i nodi, prima o poi, vengono
al pettine e questa ne è la dimostrazione.
Non crederete mica che questa crisi venga dalla Luna! Che questa crisi sia nata l'altro
ieri! E' chiaro che trova le sue radici negli anni passati! E' chiaro, secondo il sottoscritto,
che questa crisi nasce quando la classe politica italiana, tutta, non ha mai voluto
ascoltare ciò che la Lega ha sempre sostenuto, ovvero, che bisogna cercare, in qualche
maniera, tutti assieme, di proteggere le nostre industrie.
Adesso ci lamentiamo, perché i nostri operai stanno a casa, perché i settori
manifatturiero, meccanico e automobilistico, sono in crisi! Però, cari signori, è da anni
che diciamo queste cose! E' da anni che sosteniamo la necessità di essere un gruppo e di
difendere, in qualche maniera, le nostre industrie!
Ci avete sempre tacciato di essere razzisti, beceri, ignoranti, adesso, però, i nodi
vengono al pettine!
Non è una soddisfazione, la mia! Però queste cose bisogna dirle! Ripeto, cari amici
Consiglieri: questa crisi, soprattutto nell'area torinese, non è nata così, perché un giorno
qualcuno si è svegliato e ha deciso di chiudere l'azienda, di ridurre il personale, o di
mettere in cassa-integrazione. Questa crisi nasce dalla mancata protezione delle nostre
industrie. Lo diceva prima il Consigliere Ravello: ricordiamo TNE, nata per cercare di
rilanciare, nata grazie ad un esborso di circa 67 milioni di Euro, pubblici!
Adesso che cosa ha portato? E a che cosa porterà? Sostegni pubblici assegnati senza
nemmeno avere garanzie in merito al fatto che almeno una parte della produzione, per
esempio, della FIAT, rimanesse a Torino. Siete corresponsabili di questa crisi mondiale,
internazionale, ma anche italiana, che, nella nostra città, si sente più che altrove.
Questa situazione è frutto di una politica sbagliata degli ultimi anni, portata avanti da
chi ha guidato - o non ha guidato - questa città.
Non nascondiamolo, questo! Veramente mi stupisco, perché ho sentito dichiarazioni di
ogni genere, ma nessuno ha affrontato i due punti importanti. E' stato erogato del
denaro pubblico - da parte del Comune di Torino e non solo - alla FIAT, senza alcuna
garanzia occupazionale. Qual è il risultato? Le auto più vendute, vengono prodotte
all'estero e non in Italia, o a Torino.
Non credete che anche questo possa avere influenze negative su tutte le altre aziende?
Questo lo si sa benissimo, però, non è stato fatto nulla. Anzi, per strani accordi - perché
bisognava elargire denaro ad occhi chiusi a determinate posizioni di potere - non si è
mai voluta condurre una politica nazionale di protezione delle nostre industrie e queste
sono le conclusioni!
Noi saremmo anche razzisti e beceri, ma questo è il risultato!
In tutta Italia, sono migliaia le persone che perdono il posto di lavoro e a questo
proposito, la Lega avrebbe pensato ad una proposta: niente immigrazione in Italia, per 2
anni! Che cosa possono venire a fare, gli stranieri, quando già nostri concittadini
perdono il lavoro? Addirittura, anche immigrati regolari, che avevano un lavoro, lo
hanno perso!
Anche la minoranza del Governo, dopo aver sentito questa proposta della Lega, ci ha
liquidati considerandoci, come sempre, dei razzisti! E allora, diciamole queste cose!

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La invito a concludere.

CAROSSA Mario
La conduzione del Vicepresidente è stata leggermente diversa. Non è colpa sua,
naturalmente. Prima sono stati concessi fino a 8 minuti, pertanto, mi adeguavo a quel
termine.
Ma ho finito, Presidente,anche perché ciò che volevo dire l'ho detto.
Non nascondiamoci dietro le parole. C'è stata una cosciente miopia, anzi, una cecità
politica e, ripeto, non solo da parte di chi ha amministrato Torino, ma anche da parte di
chi ha amministrato malamente lo stato italiano.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Sindaco.

SINDACO
Tralascio la parte di analisi, anche perché non voglio scendere su un terreno
propagandistico, come hanno fatto alcuni Consiglieri - da ultimo Carossa.
Basterebbe ricordare che da quando Maroni è Ministro degli Interni e la Lega è al
Governo, il numero degli immigrati clandestini sono più che raddoppiati (questo lo dico
soltanto per fare giustizia su alcune sue affermazioni). (INTERVENTO FUORI
MICROFONO). No, bisognerebbe anche rendere conto di questo, altrimenti si chiede
sempre a tutti di non nascondersi dietro le parole. Vorrei che qualcuno, tra coloro che
sono al Governo, rispondesse anche di questo. Cercate di farlo, senza scaricare sempre
sugli altri tutte le responsabilità. Chieda conto ai suoi Ministri del perché questo è
avvenuto.
Rispondo al Consigliere Ravello, dicendogli che se ha seguito attentamente, come fa di
solito, le mie dichiarazioni, avrà sicuramente notato che ho sempre aggiunto l'avverbio
"indirettamente", perché il finanziamento di cui ha beneficiato l'azienda Motorola non è
avvenuto in modo diretto, perché non sarebbe neanche potuto avvenire. Il fondo è stato
concesso attraverso l'utilizzo di fondi europei, attraverso il Politecnico, che ha permesso
di creare condizioni di maggior attrattività degli insediamenti di Motorola, come di altre
aziende - cosa che, peraltro, continuiamo a fare.
Vorrei fosse chiaro che il cosiddetto investimento nella cittadella politecnica, non è
niente altro, se non questo. Gli investimenti che si annunciano - la Presidente Bresso ha
parlato di un'importante multinazionale - sono esattamente, se verranno, come mi
auguro, approvati, frutto di questa politica.
Non c'è nessuna contraddizione tra ciò che comprensibilmente afferma Motorola e
quanto abbiamo sostenuto noi, ovvero, che non è un richiamo all'etica. Non mi sono mai
fatto illusioni sulle multinazionali; forse, semmai, qualcuno della vostra corrente
politica può averne avute in passato, ma la responsabilità sì, è pubblica. Questo non
perché abbia ricevuto risorse dirette, ma perché la comunità che ha ospitato
quest'azienda, ha investito risorse perché quest'ultima si instaurasse proprio qui.
Per quel che riguarda il dibattito, io credo che la prima questione da affrontare sia quella
di non perdere un orientamento saggio. Vorrei subito dire, a tal proposito, che noi non
possiamo pensare di proporre una linea - che poi si traduca nel Bilancio 2009, in altri
comportamenti - che si rifà all'assistenzialismo e all'industrialismo. Ci tengo a
sottolineare le due desinenze, perché una cosa è l'assistenza, un'altra è
l'assistenzialismo, così come un conto è l'industria, un altro è l'industrialismo.
Dico questo, innanzitutto, alla luce degli interventi di alcuni Consiglieri;
secondariamente, perché non si possono confondere i livelli. Non accetto che sul
Comune vengano scaricate responsabilità e carichi altrui ai quali il Comune non può far
fronte! E se cercasse di farvi fronte, sarebbe travolto, per esempio, il bisogno di darsi
risposte.
Chiariamo questo concetto. Riguardo all'assistenza, riproponiamo quanto avevamo
proposto nella crisi di 4 anni fa: attraverso le fondazioni bancarie, che, con i loro
strumenti, sono in grado di mettere in campo risorse significative a questo proposito,
cerchiamo di aiutare coloro che si trovano in situazioni particolari, ad esempio, dal
punto di vista degli impegni assunti per i mutui, o per i figli nei loro percorsi formativi,
e altri che possono emergere.
Certamente - come ho già detto -, orienteremo il Bilancio 2009 su un terreno che affidi
alle politiche sociali, e non assistenzialistiche, il rilievo che devono avere, ma senza
confusione, perché se, per esempio, si generalizza una politica di riduzione delle tariffe,
poi, qualcuno dovrà spiegarmi se, con l'altra mano, invece, si tagliano i servizi, perché
oltre una certa soglia non si può andare, altrimenti è demagogia. Quindi, noi
orienteremo il Bilancio 2009 con un profilo teso a mantenere la coesione sociale della
città, ma non scadremo nell'assistenzialismo, perché, se si va oltre una certa soglia, poi
bisogna anche avere il coraggio di dire che quanto si dà sotto forma di riduzione delle
tariffe bisogna prenderlo sotto forma di taglio dei servizi. A meno che non intervenga
una variabile - che io non chiedo intervenga in tal modo -, cioè, sussidi o interventi da
parte dello Stato centrale finalizzati a questo. Io non credo; credo piuttosto che ci sia un
impiego ottimale delle risorse che vale per tutti e anche per lo Stato. Questa è la prima
questione sulla quale volevo rispondere.
La seconda questione è il rispetto delle competenze.
Come hanno già sollevato il Consigliere Gallo e altri Consiglieri, è fuori di dubbio che
ci sia il problema di garantire ammortizzatori sociali adeguati per tutti, a prescindere dal
tipo di contratto che hanno. Questo, però, spetta al Governo, perché se il Comune si
impegnasse su questo, racconterebbe balle! Se provasse a farlo, ne sarebbe travolto, e
con esso sarebbero travolti i destinatari. Quindi, questo è un tema sul quale credo si
tratti di istruire un confronto attraverso i parlamentari, perché il Governo si impegni e
definisca misure urgenti che intervengano su questo.
Sono solo esempi non esaustivi della discussione, ma servono per dare un segno a
quanto ho cercato di dire: assistenza sì, primato delle politiche sociali sì, ma non
assistenzialismo senza confusione di ruolo.
Industria, non industrialismo.
Se le Olimpiadi non ci fossero state, noi, oggi, saremmo messi molto peggio di come
siamo. Vorrei che questo fosse chiaro. Se qualcuno non l'ha ancora capito, è bene che lo
capisca, perché da quell'evento si è sprigionata una serie di risorse che ha inciso anche
sull'industria. L'economia, infatti, è complicata; c'è anche l'industria alimentare, che
produce per coloro che consumano, e così via, perché il meccanismo non è così
semplicistico: non si fanno solo macchine o torni, ma si producono tante cose. Quindi,
se non ci fossero state le Olimpiadi a Torino, noi, oggi, staremmo certamente peggio.
Dico da sempre che pensare al futuro di Torino come a una "novella Firenze" sia
un'illusione; può piacere o non piacere, ma è un'illusione - non faccio più riferimento a
città straniere, perché altrimenti il Consigliere Carossa mi prende in giro -. Noi
dobbiamo pensare a Torino come a una città con una struttura industriale che deve
essere profondamente modernizzata, perché la competizione non si regge con i muri, ma
con la capacità di stare sul mercato internazionale.
Prima, ho fatto riferimento ad alcuni investimenti: la Cittadella Politecnica, TNE, il
Centro per il Design (che finalmente parte). A tal proposito, apro una parentesi: viviamo
in un Paese in cui, fra magistrature ordinarie e magistrature amministrative,
impieghiamo il doppio - quando va bene - del tempo necessario per fare degli interventi,
e questo è il caso di TNE e della questione del design, e rischia di diventare il caso del
termovalorizzatore: un investimento da 350 milioni di Euro che, oltre agli effetti a lungo
periodo sul sistema (che tutti sapete), può anche avere l'effetto di rappresentare un
volano significativo dal punto di vista economico, se i lavori partono - come mi auguro,
ma il Segretario conferma - nelle prossime settimane e se non ci saranno intoppi.
Quindi, industria modernizzata, con investimenti che ne migliorino le capacità
produttive, non industrialismo! Non chiudiamoci soltanto in quelle che sono state le
antiche radici industriali.
Rispondo al Consigliere Ravello, il quale mi ha gentilmente interpellato su TNE.
Se non avessimo investito, ci saremmo trovati 4 anni fa la situazione della FIAT a
Torino (non voglio dire nel mondo) decisamente peggiore di quella di oggi. Questo è
inconfutabile, perché se Mirafiori non ha chiuso, anzi, si è rinnovata, è dovuto a
quell'investimento. Ci troviamo così con una risorsa che ha delle potenzialità; prima fra
tutte, quella di mettere in campo il primo esperimento italiano di un Centro per il
Design industriale automobilistico collegato al Politecnico, che punti ad essere una
risorsa per creare prodotti a maggiore valore aggiunto.
Cioè, bisogna anche sapere guardare un po' più in là della punta del naso! Quindi, è
chiaro? Assistenza, non assistenzialismo; industria, non industrialismo.
Credo che alcune questioni si debbano poi traguardare nei confronti del Governo. Ad
esempio, riguardo al tema degli ammortizzatori sociali, credo che dobbiamo costruire
una richiesta che vada direttamente al Governo o attraverso il Parlamento.
Analogamente, si è parlato, giustamente, di preoccupazione per i redditi. Sono
d'accordo, però questo è il classico campo dove la misura determinante (come
suggeriscono, tra l'altro, da diverse parti) è quella della detassazione dei redditi da
lavoro, che libera risorse per lo sviluppo e, contemporaneamente, riduce il costo per
l'impresa. Quindi, automaticamente, ha un effetto di sostegno ai redditi e ai consumi
(perché, normalmente, comunque, favorisce chi ha redditi più bassi, e quindi una
maggior propensione al consumo) e riduce il costo del lavoro, rende più competitivi i
prodotti e libera risorse per gli investimenti.
Questo, però, è un secondo punto sul quale è inutile dire che lo possa fare il Comune,
perché fa ridere! È il classico tema sul quale dobbiamo muoverci con quello spirito
evocato anche dal Consigliere Cantore - che io condivido -: cioè, Torino, essendo un
po' la punta dell'iceberg dal punto di vista dell'impatto con la crisi internazionale, può
anche cercare di essere la punta dell'iceberg dal punto di vista delle proposte.
Aggiungo altre due questioni che riguardano più direttamente il Comune. Una riguarda
le infrastrutture, e abbiamo anche avanzato un'iniziativa, sollecitata dall'UDC e
consegnata al Parlamento, che mi auguro venga incardinata.
Il Ministro Tremonti annuncia un piano da 80 miliardi; bene, ma come si concretizza
questo piano? Cioè, in questo piano, quanto c'è di ammortizzatori sociali, di
detassazione dei redditi da lavoro, di fondo per le infrastrutture e per i progetti? In
assenza di questi, i progetti in corso rischiano di fermarsi, e quelli che stanno per partire
rischiano di non partire. Questo è un altro tema.
Altra questione, sempre nei confronti del Governo, che ha richiamato anche il
Consigliere Goffi, riguarda le difficoltà di pagamento che hanno gli Enti locali e che
quindi causano effetti negativi, in termini di decelerazione dell'economia che in qualche
modo è tributaria del Comune.
Il fatto che ci sia una maggior elasticità del patto di stabilità è positivo, ma il problema
di fondo è un altro, secondo me, cioè, è un problema di cassa, su cui il patto di stabilità
incide indirettamente.
Ad esempio, un provvedimento che bisognerà affrontare sarà quello di capire se uno dei
problemi principali che hanno tutti i grandi Comuni (cioè, quello di una quota di residui
attivi troppo elevata rispetto alle necessità di cassa) possa diventare oggetto di
un'operazione nazionale che, attraverso il sostegno di un consorzio di banche, diventi
liquidità immessa nel sistema. È un tema da approfondire parallelamente al discorso del
patto di stabilità che, secondo me, ha un'incidenza maggiore nell'economia reale, a
breve periodo, di quanto non lo abbia la semplice modifica dei parametri del patto di
stabilità.
Sono solo esempi di questioni che si devono considerare con quelle che riguardano
direttamente la nostra Città: la costruzione del DPF, dei provvedimenti. Vorrei ricordare
che fra termovalorizzatore, grattacielo San Paolo, stadio Delle Alpi e centrale Torino
Nord si parla di lavori del valore di quasi un miliardo di Euro che si mettono in moto,
che non sono proprio da sottovalutare in questo periodo, dal punto di vista dell'effetto
volano sull'economia e sto parlando di progetti che potranno partire relativamente a
breve periodo, quindi, sono significativi. Dato che questi investimenti, in parte,
dipendono ancora anche da questioni politico-amministrative, credo che occorra
prestare una certa attenzione, perché gli effetti che potrebbero avere, a breve periodo,
opere di questo genere sono rilevanti.
Per questo motivo non solo non sono contrario, ma, come ho fatto per il tema della
sicurezza, se il Consiglio è d'accordo, non ho difficoltà a far mia la proposta del
Consigliere Goffi. Potrà vivere in forme diverse, facendo perno, prima di tutto, sulla
Commissione Consigliare competente, perché, secondo me, è bene coinvolgere gli
organismi che, fino ad ora, hanno seguito queste vicende ed allargarsi a momenti che
coinvolgano più direttamente il Sindaco, il Vicesindaco ed i parlamentari quando lo si
riterrà opportuno. Da questo punto di vista, se il Consiglio Comunale è d'accordo, non
ho difficoltà a farla mia, proprio nello spirito che diceva nel suo intervento il
Consigliere Cantore, cioè, di cercare di far sì che la Città (che rischia di essere colpita di
più e prima di altre dalla crisi che ha queste caratteristiche) cerchi di reagire, indicando
anche prima e più di altre quali possano essere i possibili antidoti alla crisi.
Voglio dire molto chiaramente che questo non è (non è nelle intenzioni del Consigliere
Goffi e nemmeno, credo, di coloro che si sono detti d'accordo, come i Consiglieri
Giorgis e Cantore) un modo surrettizio per cambiare gli equilibri politici in questa Sala,
ma, al tempo stesso, bisogna sapere che, in momenti di crisi così difficili, così acuti, che
mettono alla prova - sono d'accordo con il Consigliere Ravello - la capacità di guida e di
lavoro di un'Amministrazione, si verifica la coerenza, la compattezza e la
determinazione delle coalizioni che hanno la responsabilità di governare, perché c'è una
sola cosa alla quale non possiamo abdicare ed è la responsabilità nei confronti dei
torinesi.
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