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CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Vicesindaco, per le comunicazioni in merito alla situazione occupazionale a Torino. DEALESSANDRI Tommaso (Vicesindaco) Nel tempo a disposizione per le comunicazioni, ovviamente, non possiamo pensare di fare un vero approfondimento su questa situazione di crisi e, soprattutto, di prendere in considerazione i diversi casi (almeno quelli principali) che le cronache o, comunque, gli incontri ci portano a dover affrontare in questi giorni. È possibile, però, fare il punto della situazione ad oggi per individuare alcuni dei temi su cui concentrare la nostra attenzione, anche nel rapporto con le Istituzioni e le parti sociali, e per cercare di interagire con questa crisi e di dare una vera speranza, oltre che un aiuto, alle persone e alle imprese che ne vengono colpite maggiormente. Questa crisi è essenzialmente finanziaria, è generalizzata e vede il suo epicentro negli Stati Uniti, ma ha coinvolto il mondo intero, anche le aree asiatiche in via di sviluppo come la Cina, che, pur segnando ancora un prodotto interno lordo positivo (+ 9%), vede già un gran numero di lavoratori che, dalle grandi città, tornano verso le campagne. La dimensione di questa crisi è impressionante, però non vorrei approfondire questa parte, ma le sue conseguenze sulla situazione reale. Già questo fatto in sé fa rabbrividire, perché in questi mesi abbiamo scoperto, in maniera evidente, da parte di tutti gli organi e delle autorità, che una volta c'era soltanto una situazione economica, mentre oggi c'è una situazione economica reale e una non reale, che, però, è quella che ha causato questa condizione. Rispetto all'Europa, come tutti sappiamo, l'Italia si colloca in una situazione di maggiore complessità, dovuta alla sua debolezza e alle difficoltà precedenti; all'interno del nostro Paese, non c'è ombra di dubbio che la regione Piemonte e la provincia di Torino, per il tipo di produzione manifatturiera semidurevole (con una percentuale superiore alla media nazionale), siano le aree che pagano, per quanto riguarda questa crisi (almeno in questo momento), un maggiore scotto. Credo che, se la situazione perdurerà, potremo considerare questo come l'anticipo di ciò che investirà l'intero Paese. In questo momento, in base ai dati che abbiamo a disposizione, è difficile riuscire a fornire, da parte mia, un quadro al Consiglio, come normalmente accade. In realtà, i dati più recenti arrivano al mese di agosto, poi vi sono i dati 2007 a consuntivo e i dati sul primo semestre, ma sarebbe interessante avere a disposizione dati più attuali. In ogni caso, per dare un'idea, possiamo fare riferimento al fatto che già l'ultimo rapporto della Camera di Commercio rileva che, nel settore industriale, per quanto riguarda il Piemonte, si registrava un calo con una media del 3,2%; la provincia di Torino si colloca vicino alla media, il novarese ed il vercellese sono superiori alla media, mentre l'alessandrino ed il cuneese sono inferiori. Tutti conosciamo la situazione del Piemonte: si capisce immediatamente che il dato tessile, il dato mobili e, per quanto ci riguarda, il dato auto, in questo momento, sono in fortissima contrazione. Recentemente, in III Commissione abbiamo anche proceduto ad un approfondimento sul tema. I dati aggiornati ai primi di settembre sono peggiori di quelli che la Banca d'Italia ha presentato poche settimane fa (riferiti alla settimana precedente rispetto a quelli della Camera di Commercio). Un'altra informazione che possiamo aggiungere è che, come dato consuntivo sulla cassa integrazione ordinaria (che viene utilizzata per equilibrare il rapporto con il mercato in proporzione al calo produttivo, non per guidare processi né di crisi, né di ristrutturazione), in rapporto agli addetti, eravamo la prima regione, perché, già ad agosto, chiudevamo attorno ai sette milioni di ore di cassa integrazione ordinaria, rispetto agli undici della Lombardia, che, però, ha una base produttiva superiore alla nostra. C'è, poi, una situazione abbastanza vicina delle Puglie e seguono tutte le altre regioni a vocazione industriale manifatturiera. Quanto sta avvenendo nella nostra provincia, in rapporto al tempo, ritengo che forse possa fornire un'idea più precisa dell'aggravarsi della situazione: siamo passati da una media di circa cento (vado per decine) aziende nel primo semestre o nella parte centrale dell'estate, a 200 aziende a settembre-ottobre, secondo i dati della Commissione provinciale di valutazione della cassa integrazione ordinaria. Vorrei sottolineare non soltanto la quantità di aziende che richiedono la cassa integrazione ordinaria, ma il fatto che, tra le aziende che l'hanno richiesta, ci sono i maggiori gruppi industriali, per cui, quando faremo i consuntivi delle ore lavorate, saranno ben oltre il doppio e in alcuni settori saranno il triplo o il quadruplo. C'è, inoltre, la cassa integrazione straordinaria, richiesta per crisi o per ristrutturazione. Per il momento, non c'è uno scostamento reale; l'hanno richiesta circa 100 aziende e tali sono rimaste, perché, in realtà, oggi, la maggior parte delle aziende affronta il calo degli ordini utilizzando la cassa integrazione ordinaria. Si sono verificate alcune situazioni di maggiore crisi, che, però, versavano già in una condizione critica; ad esempio, la Stampal, già prima dell'estate, era in procedura fallimentare, poi è stata rilevata, ma è nuovamente fallita. Possiamo desumere la stessa situazione per la maggior parte dei casi di cui ci siamo occupati nelle ultime settimane: non è cambiato lo stato in cui versa la Bertone; la novità è che, venerdì, il giudice ha definito - e questa è una buona notizia - il fatto che il perimetro dell'amministrazione straordinaria non riguardi solo più la parte industriale, essendo compresa nella S.p.A., invece, la proprietà delle aree, del centro stile e del marchio. Per cui, oggi, c'è la possibilità di provare a mettere in moto questo meccanismo. Non c'è ombra di dubbio che, però, questa decisione sia stata presa in un momento difficilissimo per il settore, cioè mentre per i maggiori produttori europei di auto il rischio è che, per quanto riguarda la quantità produttiva complessiva dell'Europa, si passi dai 16,5 milioni dell'anno scorso, ai 14 milioni di quest'anno, ad una stima di 12 milioni per l'anno prossimo. Per questa ragione, FIAT Auto, come avevamo valutato in III Commissione, dice che il settore dell'auto potrà subire una diminuzione tra il 10 e il 20%; ma siccome i dati non sono certi e visibili, sarà necessario riesaminare questa situazione ogni tre mesi. La situazione non aiuta sicuramente la condizione di Pininfarina che, a differenza di Bertone, ha realizzato una serie di investimenti per mantenere la quota di mercato che già possedeva e che, oggi, si è drasticamente ridotta (per cui, oggi, l'azienda dispone di molti impianti che non ha la possibilità di sfruttare pienamente). Cito il caso di Pininfarina, perché è noto a tutti e perché esprime il rischio corso da molte aziende medio-piccole della nostra provincia: il rischio, cioè, che oggi, nonostante l'indebitamento, in termini di investimenti, sostenuto dalle imprese per affrontare la situazione, oggi i volumi produttivi e i ricavi sono assolutamente inferiori a quelli necessari per reggere il costo finanziario dell'indebitamento. Possiamo fare le stesse considerazioni per Ages e Dayco, due aziende collegate all'automotive che erano in difficoltà già in precedenza. Fortunatamente, per il caso della Dayco, nel giro di quindici giorni, si è passati dall'ipotesi di chiusura dello stabilimento di Chivasso all'ipotesi del suo mantenimento (accanto a quella di Airasca), effettuando però un forte ridimensionamento di personale. Per quanto riguarda Ages, invece, la questione è tuttora in discussione, essendo molto difficile trovare una soluzione. Nei giorni scorsi, finalmente, si è parlato di quella che - credo - potrà essere l'unica soluzione, e cioè l'amministrazione straordinaria. In quel settore (mi riferisco alle componenti in gomma, di cui si occupa Ages), seppur con un certo ridimensionamento, c'è ancora forte tenuta. Per il mercato dell'auto, infatti, c'è ancora possibilità di lavoro. La crisi della Michelin, invece, è legata ad un problema strutturale dell'auto, delle motorizzazioni e del tipo di lavorazioni effettuate a Torino: indubbiamente è più difficile, in questo periodo di crisi (rispetto ad una situazione normale di gestione del mercato del lavoro), affrontare la sua ristrutturazione, che deve essere discussa, approfondita e portata ad un accordo a livello sindacale. In ogni caso, c'è la volontà (almeno questo è ciò che si evince dalle dichiarazioni) di approfondire e di cercare una soluzione, che permetta di non lasciare i lavoratori senza reddito. L'azienda più coinvolta in questa crisi è sicuramente Motorola, la cui situazione, per usare le parole del Sindaco, è assolutamente inaccettabile. Possiamo pensare che le multinazionali non abbiano un cuore, ma non possiamo pensare che non siano disponibili ad avere, con i livelli del territorio, un rapporto ed un atteggiamento minimamente responsabile. Come ho già avuto modo di dichiarare, nel caso di Motorola, la situazione è cambiata totalmente nell'arco di pochissimi giorni: mentre le altre situazioni erano già sotto osservazione ed erano già coinvolte in discussioni (si erano già intrapresi rapporti con le parti, anche a livello istituzionale), in questo caso si discuteva di un allargamento. Nei giorni in cui è stata comunicata la notizia della chiusura, infatti, Motorola stava selezionando persone per l'assunzione (nell'ultimo anno, dopo una parziale crisi del Gruppo nel 2007, ha assunto 50 persone). Questa notizia è stata data circa 15 giorni fa, nel fine settimana, ed il sabato è stata pubblicata sui giornali. Ricordo che il mercoledì precedente all'uscita sui giornali eravamo riuniti, nei miei Uffici, per discutere di un ampliamento del fotovoltaico, finalizzato alla diminuzione del costo dell'energia mediante l'utilizzo delle fonti rinnovabili. Come sapete, abbiamo chiesto ai vertici di Motorola di ripensarci. Questo è il nostro primo tentativo, espresso con la lettera inviata a Motorola dal Sindaco e dal Presidente della Regione. Il secondo tentativo è rappresentato dalla nostra richiesta di prendere tempo, per consentire alle persone di trovare una soluzione. Ricordo che la selezione non riguardava soltanto il territorio torinese, ma l'intera Italia: ci sono molte persone che hanno trasferito la loro famiglia per venire a lavorare in Motorola e che oggi hanno contratti d'affitto da rispettare. Le difficoltà, quindi, esistono anche dal punto di vista della gestione delle famiglie interessate. Ovviamente, il problema non è soltanto quello - seppur molto importante - di collocare le persone, ma è quello di riuscire a mantenere quel livello di competenza sul territorio: se Motorola non dovesse proseguire la sua attività, utilizzeremo (lo stiamo già facendo, da entrambe le parti) ogni rapporto, ogni nostra conoscenza, per mettere in evidenza questo problema, affinché tutti lo prendano in seria considerazione. Devo dire che, in questi giorni, sono molti i soggetti che ci pensano. Se dovessi dire che la soluzione c'è, non posso farlo, perché, in questi giorni e, soprattutto, in questi mesi, la situazione è difficilissima. Come si vede, si assumono decisioni che tendono a rallentare gli investimenti economici: l'esempio più evidente è rappresentato dall'Iveco, dove, a luglio, non era previsto nemmeno un giorno di cassa integrazione, mentre oggi, invece, la Power Track rappresenta la fermata più lunga del mese di dicembre (dovuta al fatto che le grandi flotte hanno sostanzialmente bloccato gli ordini). Ci troviamo, oggi, in una situazione in cui ciò che impressiona maggiormente è la velocità dell'estensione della crisi. Personalmente, purtroppo, ho vissuto diverse e numerose crisi: dal dopoguerra ad oggi, nessuna ha avuto livelli di estensione e di peggioramento simili a quello attuale. Siamo, poi, in una situazione in cui nessuno osa dire con certezza che cosa succederà. Credo, però, che, per poter prendere decisioni (e dobbiamo farlo), occorre porre almeno due punti fermi: anzitutto, ribadire che, da qui ai prossimi due mesi, al primo semestre 2009, le cose non miglioreranno (e se, invece, succederà, avremo sempre tempo per recuperare la situazione), e poi sperare che nel 2010 ci sia una ripresa. Occorre, infatti, evitare che ci sia una congiunzione tale da rendere la situazione oggettivamente difficile. Oggi ci troviamo in una situazione di grave difficoltà, dove il credito manca, dove il credito è più caro (c'è il rischio di avvicinarsi ad una procedura concorsuale). Al momento della ripresa, poi, occorrerà evitare che le aziende - e sono tante - che oggi attuano la cassa-integrazione ordinaria passino, invece, alla ristrutturazione, al riposizionamento dell'azienda, perché significherebbe aprire la strada non soltanto a mobilità e licenziamenti nelle aziende a procedura concorsuale e a quelle in stato di fallimento, ma vorrebbe dire aprire una valvola più generalizzata nelle altre aziende. Se questa è la situazione, penso che non si possa porre l'attenzione su tutto: occorre, piuttosto, concentrarsi su pochi aspetti, assumendo i dovuti provvedimenti in tempi rapidi. Sicuramente c'è un problema che riguarda le persone e, in termini di priorità, coloro con contratti a tempo determinato, intesi sia come il classico contratto a termine negli interinali, che come contratti formazione lavoro. Questa è la cosiddetta parte della flessibilità che, oggi, rischia di tramutarsi in tutt'altro, perché le prime decisioni dalle aziende riguardano le mancate conferme di questi contratti e se noi abbiamo già alcune migliaia di persone in questa situazione, in questo Paese ce ne sono alcuni milioni. Inoltre, vi sono coloro che vanno in cassa integrazione per un lungo periodo e con alle spalle situazioni familiari difficili, perché si tratta di famiglie numerose con un'unica fonte di reddito. In ogni caso, più in generale, si sta discutendo dei bassi redditi, a fronte del fatto che i redditi continuano a ridursi e già oggi nella nostra area vi è un'incidenza nel calo del consumo, rispetto al commercio di un -5%. Inoltre c'è questo aspetto del credito delle aziende, per cui vanno bene le decisioni della Regione, ma credo che a tal riguardo ci debba essere anche un'attenzione nazionale; in ogni caso, un altro aspetto che riguarda le aziende è il tema dell'innovazione, nel senso che in questo momento tutte le aziende stanno decidendo o di ridurre gli investimenti totalmente, o del 50%, con il rischio di trovarsi, nel momento in cui ci sarà la ripresa, maggiormente in difficoltà nel riuscire ad agganciarla, così come è sempre stato nelle situazioni di crisi. Qui si potrebbe pensare a forme un po' più innovative di affrontare il tema ed evitare di dare risorse a fondo perduto a delle aziende senza averne, poi, il controllo del pubblico. L'altro tema è sicuramente quello delle infrastrutture, che vede alcune iniziative di livello nazionale, ma che, principalmente, vede il problema degli Enti Locali, perché il maggior numero degli investimenti (più del 50% degli investimenti pubblici) è fatto dagli Enti Locali, e mi riferisco in particolare ai Comuni. Siccome questi sono stretti nella morsa del credito e sempre meno hanno la possibilità di intervenire (basta vedere la nostra situazione che non è molto diversa da quella delle altre Città), credo che un'attenzione generale su questo tema, così come ha già avuto modo di dire il Sindaco, sia assolutamente necessaria, se vogliamo mantenere il lavoro. Bisogna avere un sempre maggiore equilibrio tra quello che si fa sullo sviluppo e quello che si fa sul piano sociale: se si riesce a tenere sul lavoro facendo sviluppo, non solo si creano prospettive e futuro, ma si sostiene seriamente il dato sociale, che da solo rischia di essere costoso e di non portare frutti nel lungo periodo. Tutto questo credo abbia bisogno, da parte nostra, di non creare paura, che rischia di scoraggiare ancora di più, perché questa è una crisi di fiducia e rischia di metterla in discussione; per fare questo credo che sia necessario assumere decisioni che diano alle persone speranze e futuro. Questo è l'unico modo che abbiamo e da parte nostra possiamo contribuire cercando di sollecitarlo, essendo disponibili a sederci ad un tavolo che veda l'insieme degli Enti Locali coinvolti nel nostro territorio, le parti sociali e anche il Governo, il quale nelle prossime settimane penso che a questo tema debba dedicare particolare attenzione e decisioni. COPPOLA Michele (Vicepresidente) La parola al Consigliere Goffi. GOFFI Alberto Non voglio allarmare nessuno e contribuire ad aumentare le paure, però i dati descritti dal Vicesindaco sembra più riferito ad un bollettino di guerra che ad una situazione di difficoltà finanziaria. È una crisi finanziaria mondiale con aspetti devastanti ed io ne voglio aggiungere solo uno rispetto a quelli che sono stati indicati: la crisi finanziaria è così forte da aver messo in crisi e coinvolto anche i fondi immobiliari, che per definizione (il mattone) sono a contatto con la realtà, facendogli perdere dal 20 al 40% (16 fondi immobiliari chiusi su 22, oggi perdono dal 20 al 40%). Si tratta, quindi, di una crisi velocissima e devastante che richiede un intervento immediato e ha poi delle ripercussioni sulla crisi industriale di Torino che, come hanno ricordato degli illustri sindacalisti, sta diventando l'epicentro di questa crisi e questo ci impone delle riflessioni serie anche sulla vocazione che Torino dovrà avere in futuro, perché è in crisi non solo il settore automobilistico, ma lo sono anche quei settori su cui si puntava per la diversificazione dal settore automobilistico e che dovevano scongiurare il rischio del "Novecento fordista", avvenuto a Detroit e che non doveva capitare anche a Torino. Purtroppo, gli aspetti più negativi di questa crisi devono ancora arrivare; in questi giorni ha detto anche Carbonato che "l'onda lunga della crisi a Torino deve ancora arrivare". In questo quadro sconfortante credo che la politica debba dare delle risposte urgenti e noi tutti - questo è un appello che faccio a tutto il Consiglio Comunale, non sottraendomi alla critica - non possiamo rimanere a guardare mentre la casa brucia, rimanendo qui a discutere del colore della mimetica dei Vigili del Fuoco; dobbiamo cercare di discutere seriamente di quanto sta capitando. Le azioni che possiamo mettere in campo sono diverse come saranno diverse le ricette che dovranno essere diversificate. In questi giorni il Governo ha annunciato che per affrontare questa crisi metterà in campo 80 miliardi di Euro; ma lo faccia subito, perché a luglio ha preconfezionato una Finanziaria che era bloccata e sulla quale ha posto la fiducia; una Finanziaria in cui non era previsto un Euro per le famiglie e per le imprese, quindi, se adesso destinerà 80 miliardi in tal senso, ne saremo contenti, ma per ora l'unica certezza che abbiamo è che 20 miliardi di Euro serviranno per salvare le banche, quando 3 mesi fa si diceva che ci sarebbe stata l'introduzione della Robin Hood Tax per tassare gli ingenti profitti delle banche. Quindi, siamo passati dal tassare le banche perché hanno guadagnato troppo ad un pieno sostegno delle banche, ma ben venga anche questo, se servirà a finanziare le aziende, perché per ora sono state proprio queste ultime a finanziare le banche, che, il giorno dopo l'apertura di questa crisi, si sono sentite chiedere il rientro dei fidi ed i dati di questi giorni - che non vi sto a leggere, perché li conoscete tutti - parlano di un rientro dei fidi bancari da parte delle aziende torinesi e piemontesi che supera ampiamente il 10%. Questo dato indica che le banche un primo sostegno l'hanno avuto dai loro clienti e che adesso ne otterranno un secondo dal Governo: mi auguro che questo secondo sostegno sia almeno finalizzato. Veniamo a che cosa può fare il Comune di Torino. Credo che sia fondamentale - questo è un appello che rivolgo a tutti i Consiglieri - aprire un tavolo di crisi con l'opposizione: in questo momento, nessuno si può sottrarre alle proprie responsabilità, proprio nessuno! Ho sentito appelli da parte di buona parte degli esponenti politici illustri, anche dell'opposizione, che dicono di aver coinvolto anche i Deputati piemontesi su questo argomento e credo che, da parte nostra, ci debba essere il senso di responsabilità per costituire un tavolo di crisi, allargandolo anche ai Parlamentari piemontesi (lo abbiamo fatto per il Comitato per la Sicurezza, che era un argomento importante, lo si può e lo si deve fare anche per la situazione emergenziale che stiamo vivendo), perché sia sul fronte delle imprese che su quello delle famiglie dobbiamo prendere insieme dei provvedimenti. Per quanto riguarda le imprese, la Città di Torino dovrebbe, innanzitutto, farsi portavoce (necessariamente, anche con i Parlamentari piemontesi) di una modifica ormai necessaria del Patto di Stabilità, perché non possiamo, da una parte, bloccare gli investimenti e, dall'altra, bloccare i pagamenti nei confronti delle imprese che stanno lavorando, nel rispetto o di un criterio rigido del Patto di Stabilità. La Città, a mio giudizio, deve accelerare anche la costituzione del Fondo di Garanzia straordinario con la Finpiemonte, per il sostegno alle piccole e medie imprese, esattamente come ha fatto il Veneto pochi giorni fa e in soli 15 giorni, quindi, se ci sono riusciti loro, credo potremmo farlo anche noi, perché non abbiamo bisogno di insegnamenti da parte di nessuno. C'è poi anche il problema dell'enorme dilazione nei tempi di pagamento da parte degli Enti locali alle imprese private, che, oggi, possono diventare più rapidi e più urgenti, attraverso un buon sistema di leva fiscale, anche studiando strumenti di compensazione tra crediti e debiti che ci sono a volte con le imprese private. Rivolgo un appello al Vicesindaco e al Sindaco, che secondo me deve costituire uno dei principi fondanti dell'azione che, insieme a tutto il Consiglio Comunale - mi auguro - dovrete intraprendere nei prossimi mesi; porre, cioè, un principio vero, perché non si può, da un lato, dichiararsi preoccupati per una crisi industriale che sta colpendo le famiglie e le imprese, e, dall'altro, procedere rapidamente con la vendita all'asta delle case di povera gente, che ha perso la propria casa perché non ha più un lavoro e che si trova, quindi, in difficoltà finanziaria, non riuscendo, magari, a pagare la tassa rifiuti o altre gabelle. È inutile che io parli della battaglia che sto facendo in questi tempi con Equitalia. Ritengo che quanto stia facendo lo Stato in questi giorni, cioè la messa in vendita di migliaia di case di povera gente, sia assolutamente vergognoso! Noi dovremmo cercare di mandare un segnale, almeno con la moratoria dei pignoramenti; è vero che le tasse devono essere pagate da tutti, ma, in un momento di crisi, si possono anche valutare le diverse posizioni e cercare di non aggravare la situazione che già di per sé è molto grave. Un ultimo dato e poi termino il mio intervento, perché credo che un argomento così serio meriti di essere affrontato. Ricordo ancora un dato relativo agli anziani. Purtroppo, abbiamo 250 mila anziani, oltre ai 65 anni, di cui 171 mila non percepiscono neanche 600 Euro mensili! C'è una situazione di emergenza di povertà alla quale, in qualche modo, dobbiamo rispondere, magari anche attraverso l'aumento del numero delle esenzioni dalla tassa rifiuti e dai tributi locali. Come vedete, sul Titanic ci siamo tutti (le imprese, i lavoratori, le famiglie e noi). Credo che se facessimo veramente un'azione coordinata, senza adottare iniziative a compartimenti stagni, credo che ci possano essere le condizioni affinché Torino ritrovi lo slancio di sempre. COPPOLA Michele (Vicepresidente) La parola al Consigliere Cerutti. CERUTTI Monica Ringrazio il Vicesindaco del quadro che ci ha fornito. Credo che le valutazioni generali sulla crisi di questo momento vedano Torino come realtà, purtroppo, avanzata in Italia. Non dobbiamo, però, parlare solo di un caso Torino, perché sappiamo che qui si manifestano i sintomi di una crisi generalizzata che, però, interesserà tutto il Paese a partire dall'inizio del prossimo anno. Questa situazione dimostra - vi faceva riferimento il Consigliere Goffi - come fosse un po' pretestuosa la discussione sul futuro di Torino, che voleva contrapporre la sua vocazione industriale ad un'altra, che alcuni hanno definito "pirotecnica", cioè concentrata sul turismo e la cultura, dopo l'esperienza delle Olimpiadi (che, adesso, con il senno di poi, possiamo dipingere a chiaroscuri, perché, sicuramente, ha avuto dei lati positivi, ma ha lasciato anche alcune eredità non così positive). Il dato di fatto che, però, interessa in questo momento è che nessuna direzione di sviluppo si è rivelata autonoma e autosufficiente. In particolare, Torino risente pesantemente della crisi mondiale del mercato dell'auto. È di questi giorni la notizia che il Presidente eletto degli Stati Uniti promette aiuti al settore dell'auto; quindi, è chiaro che sappiamo di dovere affrontare una situazione, come quella delineata dal Vicesindaco, che vede il caso Motorola come la situazione più spiazzante, proprio perché interessa un settore sul quale finora si è molto investito, pensando che potesse essere uno dei settori che avrebbe potuto incidere pesantemente sul futuro della realtà torinese. Ha fatto bene il Sindaco a drammatizzare la situazione. Peccato che, poi, in parte abbia voluto dire che si trattava di una provocazione; invece, credo che abbia fatto bene a provocare. Detto questo, però, è bene andare a considerare le azioni sulle quali il Consiglio Comunale possa intervenire direttamente, proprio perché siamo nell'incapacità di comprendere ciò che potrà avvenire nei prossimi mesi. Diceva prima il Vicesindaco che, per esempio, FIAT aggiornerà la situazione ogni tre mesi, ma sappiamo che anche gli economisti non sono in grado di dire ciò che ci aspetterà da qui all'inizio del prossimo anno. Credo che un aspetto sul quale ci si debba impegnare, non tanto per intervento diretto, ma come sollecitazione a livello nazionale, sia l'introduzione di ammortizzatori sociali per i lavoratori precari. Su questo, credo che si debbano impegnare tutte le Amministrazioni, proprio perché abbiamo visto che a Torino (ma lo sarà poi anche nelle altre realtà) questi saranno i primi a rimanere a casa e le loro condizioni economiche si avviano ad essere estremamente critiche. Anche io convengo sul fatto che i Comuni debbano rivedere la questione del Patto di Stabilità, che è un elemento che danneggia pesantemente ciò che possono fare. Vorrei, però, andare a questioni molto più dirette, per quanto riguarda quello che può fare da subito il Comune di Torino, e, quindi, vorrei già parlare del prossimo Bilancio. Noi ci siamo impegnati già nel passato per dire che il totale della spesa del welfare (inteso come servizi sociali, casa, scuola e lavoro) non solo doveva essere mantenuto, ma, a questo punto, deve essere potenziato. Quindi, dobbiamo rivedere anche le nostre priorità. Per esempio, leggiamo che le stesse fondazioni probabilmente dovranno rivedere ciò che stanno facendo ed andare in un'altra direzione. Credo che, seriamente, anche il Comune di Torino debba andare in questa direzione, così come diceva prima il Vicesindaco, cioè l'attenzione dovrà essere concentrata su alcuni Settori. Allora, pensiamo ai nostri investimenti nell'ambito, per esempio, degli incubatori, andando a verificare quelli che, effettivamente, stanno funzionando, rendendo così il nostro investimento organico. Questo è un altro elemento sul quale riflettere. Riguardo alle tariffe, abbiamo già fatto qualcosa; sulla TARSU, magari, potremmo ampliare la platea di chi può usufruire delle agevolazioni previste e, per esempio, nel momento in cui parliamo delle aziende e dei pubblici servizi, potremmo pensare di promuovere, con le aziende che erogano i servizi idrici ed energetici, un sistema di agevolazioni tariffarie in relazione ai consumi, alla composizione dei nuclei familiari e alle fasce sociali. Se questi servizi sono Servizi Pubblici Locali e hanno ancora una maggioranza pubblica, si può sostanziare il loro essere pubblico. Inoltre, abbiamo altri interventi già messi in campo sul fronte del contenimento dei prezzi, oltre appunto alla definizione di accordi con le Associazioni dei Commercianti. Il Comune può ulteriormente potenziare questi interventi, oltre alla promozione; lo stanno facendo alcuni Comuni della Provincia, ad esempio, con l'avvio di Gruppi di Acquisto Solidale. Sono tutti elementi che, in qualche modo, possono andare a definire il quadro; sono piccole azioni, però concrete, che, forse, più dei vari tavoli che si possono aprire (che, abbiamo già visto, in alcune situazioni non hanno portato grandi giovamenti), possono promuovere interventi molto precisi e diretti. In questo senso, sollecito la Giunta, ma, soprattutto, il Consiglio Comunale, ad iniziare a ragionare sul Bilancio 2009. COPPOLA Michele (Vicepresidente) La parola al Consigliere Angeleri. ANGELERI Antonello Ho ascoltato con molta attenzione l'intervento del Vicesindaco, che ha chiarito una situazione preoccupante e ha delineato un modello legato, probabilmente, ad un capitalismo esasperato che si è arrestato con questa crisi. Il problema è che il Vicesindaco - come abbiamo capito tutti - ci ha detto che siamo all'inizio e, quindi, che i prossimi mesi, per questa Città, saranno molto difficili. Il dato è relativo, signor Sindaco, in particolare, all'indebitamento della piccola e media industria di questo territorio, che, ovviamente, oggi ha difficoltà dovute al calo degli ordini. La riduzione della curva della redditività mette in seria e profonda crisi un terzo delle aziende di questo territorio. Se il problema è questo (come è stato delineato anche dagli interventi precedenti), è evidente che siamo in una situazione che sarebbe folle esasperare, ma, altrettanto, sarebbe folle che, da parte dell'opposizione - parlo, ovviamente, per quel che mi riguarda - venisse, in qualche modo, strumentalizzata. Oltre a questo, esiste una situazione complessiva delle famiglie critica, tant'è che è stato chiesto - domani lo discuteremo con l'Assessore Tricarico - che vengano sospesi gli sfratti nei mesi invernali, pertanto, si ripercuoterà già in queste settimane sul problema della casa. Questo è un altro dei motivi per cui abbiamo sottoscritto, con il Consigliere Goffi, una mozione in cui si chiede una moratoria per i pignoramenti e, quindi, la vendita all'asta degli alloggi. C'è una situazione complessiva, signor Sindaco, che, obiettivamente, diventa difficile guardare con superficialità. Penso che - lo dico in maniera sommessa - sia importante avere dalla sua parte non solo la maggioranza - che, talvolta, è presente in maniera alternativa -, ma anche la politica; lei deve sentirsi il rappresentante, in momenti come questo, di tutto il Consiglio Comunale e, soprattutto, con quel mondo bancario (che oggi è anche in difficoltà) che lei conosce molto bene, perché ci sono rappresentanti di sua fiducia in quel mondo che l'hanno appoggiata in passato e, proprio a loro, chieda, a nome non solo suo e della maggioranza, ma di tutto il Consiglio Comunale, di intervenire. Negli ultimi due mesi è stato chiesto al 10% delle aziende di rientrare delle aperture di credito all'interno del sistema bancario. Faccio uno solo esempio: ad un'azienda media del settore edile del torinese è stato richiesto di rientrare, perché i Comuni da cui aveva avuto appalti non pagavano. I Comuni non pagavano! Penso che sia indispensabile un suo intervento forte in questa direzione, con lo spessore non solo del Sindaco di questa Città, ma anche con quello che ha dimostrato ieri, con la sua presenza, alla trasmissione "Crozza Italia". Su questo tema, signor Sindaco, volevo sottolinearle che avrà, da parte mia, tutto l'appoggio, perché ritengo che il senso di responsabilità venga prima di qualsiasi polemica ed anche perché penso sia necessario ed urgente intervenire, per il bene di questa città. COPPOLA Michele (Vicepresidente) La parola al Consigliere Gallo Domenico. GALLO Domenico Tutte le volte che chiude o sta per chiudere una fabbrica, ci accorgiamo quanto sia importante il ruolo di quegli stabilimenti, che hanno fatto storia nella nostra città. Partendo da questa considerazione molto semplice, voglio portare il mio contributo al dibattito. Credo che questo Consiglio Comunale debba sciogliere un nodo di fondo e mi chiedo se l'industria, a Torino, continui ad essere fondamentale per lo sviluppo, per l'economia e per l'occupazione, perché penso che non ci siano, in questo momento, settori sostitutivi in grado di poter essere alternativi, ma non nel senso che non debbano essere sperimentati, attuati, realizzati: tutto ciò che è integrativo va realizzato, però, non credo che ci siano settori in grado di reggere e di sostituire, in termini occupazionali, sociali ed economici i settori industriali. Ritengo che questo sia uno dei punti di fondo del nostro dibattito e se non lo sciogliamo, ci limiteremo a fare accademia pura e semplice, quindi, ben venga il dibattito. La crisi è seria e sarebbe opportuno sviluppare, d'ora in avanti, iniziative che non debbano vedere solamente il Consiglio Comunale, ma tutte le Istituzioni impegnate a fermare quel processo di deindustrializzazione che, in una città che possiede saperi, professionalità, forze lavoro storiche e che hanno caratterizzato la nostra vita sociale per almeno cento anni. Credo che sul nostro territorio esistano ancora aree ex industriali (anche nell'area metropolitana) che potrebbero essere utilizzate per rilanciare l'industria in questa città. Mi limito solo a dire che, oggi, la Città ed il Governo nazionale devono constatare che Torino, ormai, è un'area in crisi sul piano della politica industriale; dovremmo partire da questo riconoscimento di fatto. È necessario un nuovo patto per Torino, che deve vedere la Città ed il Governo nazionale impegnati su questo versante che possa, praticamente, tracciare una nuova fase di sviluppo economico capace di creare le giuste condizioni per rilanciare l'industria a Torino. Senza questa premessa e queste condizioni, ci troveremo sempre in difesa ad affrontare le crisi man mano che si presentano. Mi pare che anche il Sindaco (e non solo lui), nelle scorse settimane abbia proposto la necessità di costituire un fondo nazionale ad hoc per intervenire sulla crisi in atto, perché, se non ci saranno le risorse, i discorsi resteranno semplicemente teorie e non riusciremo a sviluppare un progetto capace di intervenire sulla crisi. Serve anche un sistema di ammortizzatori sociali e non mi pare che questo Governo nazionale abbia messo in campo. L'Italia è il Paese dove gli ammortizzatori sociali non sono in grado di coprire l'indennità di disoccupazione e la cassa integrazione con un sistema più robusto. Il Governo nazionale, su questo problema, deve assumersi le responsabilità politiche e Torino è una città importante, è la città laboratorio rispetto a questo argomento. Non so quali siano le vie d'uscita, ma serve un patto nuovo a questa città, che parta sicuramente dalle cose che hanno portato innovazioni e che vanno, pertanto, salvaguardate, ma anche dalla sua vocazione storica. Sarò noioso su questo argomento, ma credo che la vocazione industriale di Torino sia un fatto indiscutibile. Senza le industrie Torino è una città morta e lo dicono i fatti: se chiuderà la Michelin, se chiuderanno altri stabilimenti di grande rilevanza, assisteremo al depauperamento, in termini occupazionali e sociali, di questa città, quindi, occorre un nuovo patto, occorre un fondo nazionale per l'occupazione e occorre che il Governo nazionale esca allo scoperto, per proteggere le aree di crisi qual è questa. Infine, c'è un argomento che anche il Sindaco citava in un'intervista a "La Stampa": occorrono o meno delle regole rispetto ai processi di delocalizzazione delle imprese? Io credo di sì, perché sono convinto (non sarò un esperto) che molte imprese lasciano la città o le città approfittando delle crisi. Occorrono o no delle regole rispetto ai processi di delocalizzazione delle imprese? Credo di sì, perché, non sarò un esperto, ma sono convinto che molte imprese lasciano le città sfruttando le crisi. Ricordo, ad esempio, la ThyssenKrupp (senza parlare della tragedia), che si è trasferita a Terni non per motivi di crisi di mercato, ma per scelte di tipo logistico, e così sta facendo la Michelin. Dal punto di vista etico, ritengo sia veramente un crimine nei confronti di chi lavora, nei confronti delle città: la Michelin sta facendo come la ThyssenKrupp, non chiude a Torino per motivi di mercato, ma si sposta a Biella, a Cuneo, a Fossano e Torino non serve più. Ma c'è la possibilità di riconvertire lo stabilimento della Michelin di Torino e produrre anche in quel settore altri segmenti di produzione in grado di lasciare quello stabilimento in piedi nella nostra città? Una fabbrica che ha una presenza centenaria in questa città decide di chiudere e di andare a Fossano, a Biella, a Cuneo. Credo che questo sia uno dei problemi. Gli imprenditori devono avere delle regole, non si possono spostare a loro piacimento, lasciando le città in difficoltà. La città non merita questo trattamento da parte di grandi gruppi industriali, che sono multinazionali, come la ThyssenKrupp, la Michelin: non stiamo parlando di piccole realtà. Sindaco, se lei si incatena, io vengo con lei, forse sarebbe il caso di incatenarci tutti per lanciare segnali, non barricadieri come qualcuno ha detto commentando la sua frase, ma perché è giusto farlo in nome degli interessi collettivi dei lavoratori e della città di Torino. COPPOLA Michele (Vicepresidente) La parola al Consigliere Ravello. RAVELLO Roberto Sergio Istintivamente sarei tentato di dire che se il Consigliere Gallo dovesse mai accompagnare il Sindaco ad incatenarsi da qualche parte, vorrei avere il piacere di chiudere il lucchetto e di ingoiare la chiave, ma non risponderò all'istinto, perché sono convinto di una cosa: se il Consigliere Gallo, con la sua visione del mondo, forse un po' legata a tempi che furono e a un secolo trascorso, si legasse a un cancello, si incatenasse, forse sarebbe un bene. Però, oggi come oggi, a costo di andare anche contro i miei stessi interessi, il mio stesso istinto, le dico, Signor Sindaco, che non è il momento di incatenarsi da nessuna parte. Oggi questa Città ha, più che mai, bisogno di una guida forte, di una guida credibile, di una guida preparata e consapevole del momento che si sta attraversando. Ritengo che sia una prova di sensibilità il fatto che oggi la Giunta, di sua iniziativa, sia venuta a dare comunicazione in merito alla situazione. Ma, al di là della sensibilità e al di là di un intervento lungo e dettagliato con il quale il Vicesindaco ha dipinto la situazione, credo di condividere il pensiero di tutti: è un quadro molto preoccupante, però, al di là di questa analisi, non ho colto un'istanza di cambiamento, non ho colto una proposta, non ho colto un elemento concreto che possa far pensare che la Città, non solo è a conoscenza della situazione, ma chi la guida ha anche individuato la ricetta, o comunque il tentativo per uscire dalla crisi. Spero che si abbia, quantomeno, la consapevolezza del fatto che la crisi non è solo industriale, che non tocca solo la Motorola, la Bertone, la Dayco, la Pininfarina, financo la FIAT, ma tocca le piccole e medie imprese, tocca il commercio ed il consumo, di conseguenza. Voi lo saprete sicuramente molto meglio di me, ma solo sull'asse di Via Roma sono diverse migliaia i lavoratori occupati e pensate allora agli effetti che su questi lavoratori possono aver avuto le scelte avallate da questa Amministrazione per quanto riguarda la viabilità, i parcheggi, le limitazioni al traffico. Forse un segnale c'è stato (ma mi auguro venga raccolto da qualcuno) quando l'Assessore Mangone si è finalmente reso conto che sarebbe stato poco opportuno chiedere, oggi come oggi, di restringere ulteriormente le maglie delle limitazioni al traffico privato. Ma è evidente che, vista anche la grande attenzione dimostrata da chi è intervenuto prima di me riguardo al sistema industriale, non c'è ad oggi la consapevolezza che la crisi non è solo dell'industria e che forse esiste realmente un problema di vocazione, perché nessuno nella Città di Torino è riuscito ancora a indicare e ad individuare una vocazione che sia chiara e definitiva. Ci si sta ancora scontrando tra visioni del mondo contrapposte, tra chi crede che Torino debba mantenere la propria vocazione industriale e chi, invece, ritiene che questo tipo di vocazione non sia più di questi tempi. Perché, oggi, e alcuni elementi che abbiamo visto e sostenuto in passato lo dimostrano (e successivamente mi spiegherò), pretendere che Torino mantenga una vocazione industriale è come tentare, manzonianamente, di "raddrizzare le gambe ai cani", come da citazione. La soluzione non può essere sostenere finanziariamente un'altra operazione come TNE. E qui vengo a un altro dei punti che ritengo sia giusto sollevare quest'oggi: quali sono i frutti che oggi possiamo raccogliere di quanto avete seminato in passato? Quali sono i frutti dell'operazione TNE? Che cosa hanno generato? Qual è il valore aggiunto che i 67 milioni di Euro stanziati da Comune, Provincia, Regione per l'operazione TNE hanno portato ai torinesi, all'industria, all'intero sistema economico produttivo e dei consumi dell'area torinese? È facile credere che non si possa finanziare ogni anno un'operazione TNE, ne sono consapevole, ma non scorgo all'orizzonte la consapevolezza da parte di questa Giunta, in particolare del Sindaco, a meno che oggi lui non venga a spiegarci qualcosa di diverso: la necessità di un'altra operazione simile, perché purtroppo con i tavoli, di fronte a questa crisi non si va molto distante, a meno che non sia solo ed esclusivamente concentrata per salvare un grande gruppo industriale. E allora, sono disposto a sedermi al tavolo con chiunque, anche con il demonio, se questo potesse servire a sollevare le sorti della mia città, ma vorrei che a questo tavolo si discutesse una proposta concreta che, ad oggi, ahimè, non ho colto. COPPOLA Michele (Vicepresidente) La parola al Consigliere Giorgis. GIORGIS Andrea Innanzitutto spero che non cadiamo nella tentazione, di fronte a un momento così difficile, di ripetere uno stucchevole dibattito su Torino industriale, del terziario, della cultura, o del turismo: Torino è tutto questo insieme di cose. È una città nella quale, per fortuna, le attività produttive e quelle capaci di realizzare il prodotto interno lordo sono tante e non più solo quelle industriali. Per quanto riguarda l'aspetto di carattere politico, non solo accolgo l'ipotesi avanzata in questa sede, ma, come il Gruppo del Partito Democratico ha già avuto modo di proporre in Commissione, per bocca, ad esempio, del Consigliere Centillo, credo sia necessario avviare, al più presto, un luogo istituzionale, un tavolo di crisi, un'unità di crisi, nella quale tutte le forze politiche e tutti i livelli istituzionali si confrontino dicendo qual è la ricetta in positivo per affrontare questa crisi, assumendosi ciascuno le proprie responsabilità. Di fronte ad una vicenda di questa gravità e di questa complessità, chiamare i Parlamentari, chiamare i Consiglieri Regionali, chiamare i Consiglieri Comunali e aprire su questo tema un confronto, per certi aspetti analogo a quello che il Sindaco avviò sul tema della sicurezza, credo che possa essere un modo per scongiurare, perlomeno, il rischio di tattiche politiche e di proposte demagogiche, volte al solo fine di ottenere visibilità e, poi, del tutto incapaci di affrontare il problema. Su un tema di questa urgenza e di questa gravità è bene che ciascuna forza politica e ciascun livello istituzionale (ripeto, dal Governo al Consiglio Comunale) dica in positivo che cosa vuole fare e non che cosa in passato non si sarebbe dovuto fare. Questa è la scommessa di una forza politica seria, che non vuole, su un tema di questo tipo, acquisire consenso, ma vuole proporre risposte e avanzare soluzioni. E' questo il discrimine tra quelle forze politiche che hanno titolo per presentarsi come forze politiche di governo che hanno la responsabilità della soluzione e forze politiche che registrano il disagio e si limitano ad enfatizzarlo, pensando, in questo modo, di acquisire consenso. Chiudo con una considerazione. E' vero che noi oggi abbiamo un contesto internazionale che ha ripercussioni sul piano locale, ma attenzione a non pensare che questa crisi e le condizioni economiche di molti lavoratori e di molte famiglie dipendano esclusivamente dal contesto internazionale. Se oggi i redditi da lavoro dipendente sono così inadeguati è perché sono state fatte delle scelte politiche che hanno compresso il potere di acquisto dei salari oltre ogni ragionevole misura e, come si disse fin da allora, comprimere il potere di acquisto dei salari, non solo non rilancia l'economia, non solo è una misura ingiusta, ma, alla fine, arreca nocumento all'intera collettività. Dobbiamo ripartire da questa considerazione, facendo in modo che si metta al centro la ricerca di soluzioni praticabili ed efficaci. COPPOLA Michele (Vicepresidente) La parola al Consigliere Silvestrini. SILVESTRINI Maria Teresa Intervengo più che altro sul tema del welfare, che è quello di cui mi occupo più direttamente in Commissione, perché, di fronte alla crisi, a mio modo di vedere, siamo sollecitati anche a pensare a nuove forme di welfare urbano. A questo proposito, vorrei parlare della vulnerabilità sociale, che è il nome che i tecnici danno alla difficoltà di strati sociali non marginali, ma che una volta erano garantiti, di affrontare le condizioni nuove in cui si vengono a trovare. Sul tema della vulnerabilità, noi, come Comune, nello specifico, finora non abbiamo lavorato veramente, perché la nostra vocazione è stata prevalentemente di servizi sociosanitari. Quindi, sul tema specifico della vulnerabilità sociale, non abbiamo sviluppato ricerche e competenze. A me sembrerebbe importante che il Comune si mettesse in relazione con i soggetti che a Torino stanno investendo risorse economiche e anche risorse di ricerca sul tema della vulnerabilità sociale; questi soggetti ci sono, sono anche molto importanti e, a mio modo di vedere, come Comune, potremmo creare un progetto speciale di contrasto alla vulnerabilità, che ci consenta di stare in partnership con i soggetti che nella città operano su questi terreni, allo scopo di coordinare le politiche e le azioni, di verificare quello che è stato fatto su questi temi e di coordinare le azioni, creando, attraverso questi contatti, anche una rete ampia di tutti i soggetti che nella città lavorano su questi temi, che siano essi attori pubblici, privati, istituzionali o anche piccole associazioni. In questo modo, potremmo riuscire, probabilmente, a creare un'infrastruttura sociale sul nostro territorio, che consenta di intervenire soprattutto sui temi della casa, del lavoro, del sostegno al consumo e al reddito, che sono le direzioni di intervento tipiche del contrasto alla vulnerabilità sociale di cui, a mio modo di vedere - in proposito, presenterò a breve un documento - , la Città di Torino si deve occupare. COPPOLA Michele (Vicepresidente) La parola al Consigliere Lonero. LONERO Giuseppe Intervengo, a completamento dell'intervento del Consigliere Angeleri, per proporre un momento di meditazione su una questione molto semplice. Mentre parliamo di queste tematiche, facendo analisi e cercando di capire da dove arrivi e dove porterà questa crisi, le persone direttamente coinvolte in questa crisi - che sono i lavoratori che hanno perso il posto di lavoro - si trovano in una situazione drammatica. Non hanno i soldi per fare fronte agli impegni che hanno assunto. Una piccola proposta, a brevissima scadenza perché urgente, potrebbe essere quella di prendere in considerazione - e far prendere in considerazione attraverso un ordine del giorno che questo Consiglio Comunale potrebbe approvare all'unanimità - l'ipotesi di congelare tutti i debiti che i lavoratori interessati dalla crisi hanno assunto per acquistare beni essenziali, come, per esempio, la casa. Questo potrebbe essere un modo per andare concretamente incontro a questi lavoratori, che, altrimenti, non riuscendo a pagare le rate del mutuo, potrebbero vedersi sottrarre una proprietà per la quale hanno impegnato gran parte della loro vita e alla quale hanno dedicato gran parte dei loro sogni. Non dimentichiamo che le norme che ci sono in Italia oggi, riguardo all'accesso al credito, obbligano tutte le banche e tutte le finanziarie interessate a segnalare presso la Centrale Rischi tutti i debitori che non fanno fronte anche solo ad una delle rate, mentre, invece, per essere cancellati dalla Centrale Rischi, la procedura è molto più lunga. Questa può essere una proposta utile, nel breve termine, a minimizzare i danni che devono subire i lavoratori e, in qualche modo, porre rimedio a quello che sarebbe, per i singoli e per le singole famiglie, una vera e propria disfatta come conseguenza di questa crisi, che ha una dimensione talmente grande da non poter essere affrontata singolarmente. Ecco perché un intervento collettivo su tutta la comunità dei lavoratori interessati a questa crisi potrebbe essere un segnale di vero interesse sociale da parte di questa Amministrazione e da parte del Governo. COPPOLA Michele (Vicepresidente) La parola al Consigliere Cassano. CASSANO Luca Il quadro che ha dipinto il Vicesindaco nell'illustrazione è certamente allarmante per il contesto generale in cui questa crisi economica coglie la città di Torino. A differenza dell'ultima crisi automobilistica, vissuta da questa città nel 2005, oggi la crisi coinvolge numerose altre aziende. Da mesi, ormai, sono state annunciate migliaia di ore di cassa integrazione da FIAT, ma anche da settori sicuri, come quelli dei veicoli industriali e quello delle macchine agricole, che, a suo tempo, avevano consentito di galleggiare. Oggi ci troviamo, a differenza di allora, con un sistema bancario attraversato da una fase ulteriormente difficile, che allora aveva garantito un aiuto a questa città - direttamente, attraverso il finanziamento del debito, e, indirettamente, con le ex fondazioni bancarie - e che oggi, sicuramente, va ridimensionato. Oltre la retorica, di cui è impossibile fare a meno anche in questi dibattiti, il quadro di insieme rientra nelle discussioni che questo Consiglio Comunale dovrà affrontare, a partire del DPEF, toccando anche il Bilancio Preventivo del 2009. Vicesindaco, la domanda che è opportuno e lecito porsi, oggi, è se abbia ancora senso pensare, nei tratti che interessano le politiche industriali, al DPEF così come è stato presentato ed illustrato nei mesi scorsi, o se non sia più opportuno riscriverlo, alla luce dell'evoluzione della crisi, che si sta declinando anche a livello locale. Discutiamo di gare d'appalto per i trasporti e di ingresso dei privati, proprio mentre lo Stato, a tutti i livelli, viene chiamato a salvare dalla bancarotta importanti istituzioni, siano esse bancarie o automobilistiche; ciò accade anche altrove, ad esempio, come citato dal Consigliere Cerutti, è stato preannunciato l'intervento del nuovo Presidente degli Stati Uniti nei confronti dell'industria automobilistica. Il futuro di Torino dipende, evidentemente, anche da una riduzione degli investimenti effimeri, come anticipato dal Sindaco nel corso di un'intervista qualche giorno fa, a cominciare dal Bilancio Preventivo per l'anno 2009, che dovremo discutere nelle prossime settimane. Vorrei terminare il mio intervento con una nota finale sul ruolo del Governo, che, purtroppo, è il grande assente di queste settimane e di questa fase, perché toglie risorse economiche agli Enti Locali (ad esempio, eliminando l'ICI) e non interviene nelle realtà in cui si determinano gravi crisi, come quella del settore industriale nel nostro territorio; inoltre, elargisce oboli alle Amministrazioni amiche e sodali, come nel caso di Roma, Milano e di Catania. La questione da porre alla Presidenza del Consiglio dei Ministri ed ai Ministri competenti è se la realtà torinese non richieda le stesse attenzioni riservate all'Expo 2015, a Roma capitale e alle voragini lasciate dal centrodestra nel Comune di Catania. Quindi, rivolgo a lei questa domanda, Vicesindaco, perché sarebbe opportuno sollecitare un intervento del Governo. COPPOLA Michele (Vicepresidente) La parola al Consigliere Cantore. CANTORE Daniele Ringrazio il Vicesindaco per l'ampia relazione. Consigliere Cassano, tralascio le polemiche sul Governo, anche se mi rendo conto che ci possano stare su un argomento così serio. Personalmente, ritengo che il Governo abbia fatto il suo dovere, non poteva fare altrimenti; un appunto che si può fare al Governo, ma riguarda la classe politica in generale, è che, quando si interviene sulle banche - così come è giustamente avvenuto -, bisogna pretendere che da parte di queste ci sia un atteggiamento diverso nei confronti delle piccole e medie imprese e nei confronti dei consumatori. Per ora, ciò non è avvenuto! Le banche hanno dovuto richiedere l'intervento del Governo, perché alcune sono state mal gestite, questa è la realtà! In un altro Paese, questi amministratori o questi Presidenti sarebbero stati mandati a casa! Però, questo argomento riguarda qualsiasi Governo, a prescindere dal suo colore, perché, nel nostro Paese, si mantiene chi ha mandato quasi in fallimento le istituzioni bancarie! Quello che ritengo importante - e mi rivolgo anche al Vicesindaco e al Sindaco - non è soltanto l'impegno governativo per decidere un nuovo atteggiamento delle banche nei confronti dell'utenza (piccoli e medi imprenditori e cittadini), ma anche un intervento locale. Infatti, Vicesindaco, questo atteggiamento deve avvenire anche a livello locale, dove è possibile sia come operatività degli istituti di credito, che come operatività delle fondazioni. Vorrei ribadire quanto affermato dal Consigliere Cassano, che condivido: il vero tavolo di prova e di confronto potrebbe essere questo tavolo di crisi, come dice il Consigliere Goffi, ma, personalmente, ritengo che sarà il Bilancio di Previsione, perché, una volta superate le polemiche, bisognerà affrontare in tutta la sua gravità la vera crisi di questa città. Confrontiamoci su questo Bilancio di Previsione, sapendo che dobbiamo mettere in conto che alcune spese e alcuni capitoli, che, in passato, contribuivano alla formazione della ricchezza di questa città, forse dovranno essere diminuiti. A mio parere, nella città c'è questa sensibilità ed in alcune fondazioni è già stata dimostrata. Voglio inoltre sottolineare che dobbiamo convincerci che questa città ha bisogno di investire sulle infrastrutture, sulle grandi opere, sul sociale e sull'assistenza. Probabilmente dovremo prevedere qualche taglio su quello che una volta veniva definito l'"effimero", pur sapendo che non lo è affatto, perché mi rendo conto che la cultura e il turismo sono anch'esse produttrici di ricchezza e di reddito; ribadisco, comunque, che bisognerà fare delle scelte. Quindi, se vogliamo fronteggiare seriamente la crisi, queste scelte potete farle voi come maggioranza, oppure possiamo dare vita ad un tavolo, dove potranno esserci posizioni diverse o condivisione, ma dove sarà necessario arrivare al cuore del problema. Personalmente, ritengo che potremmo valutare anche un aiuto all'industria automobilistica (che certamente non può essere al livello di quella del passato), visto che anche nella nostra città vive una situazione di difficoltà, per fortuna minore rispetto ai problemi che stanno affrontando alcune case automobilistiche di altri Paesi; sono cosciente, però, che nel Governo non tutti la pensano così. Ritengo che per Torino, essendo una specificità importante, si possa anche pensare a qualche intervento diretto nei confronti dell'industria, in particolare quella automobilistica, che, in questo caso, non significherebbe protezionismo (come, invece, si intende quando si parla di un eventuale intervento del Governo americano nei confronti dell'industria automobilistica o di quanto, comunque, vorrà fare il nuovo Presidente degli Stati Uniti), ma salvare una cultura, una tradizione e, soprattutto, dei posti di lavoro. Dobbiamo riconoscere che, oggi, le attività nella nostra città si sono diversificate, però, in questi anni, l'industria, soprattutto quella automobilistica, è, comunque, rimasta un perno importante e, quindi, questo Consiglio Comunale, in estrema autonomia, potrebbe pensare anche a prevedere interventi in quella direzione. Voglio ricordare che, in questa città, non c'è soltanto una sofferenza - come anticipato in un intervento precedente - degli anziani, ma anche dei giovani ed è permanente. Questa è una città che vive tante contraddizioni politiche, sociali e industriali, alle quali bisogna porre rimedio. Nessuno di noi possiede la ricetta, per cui penso che un tavolo di confronto possa essere utile, non dico per trovare delle soluzioni, ma per stabilire un percorso che faccia prevedere delle soluzioni. Sono convinto che il Governo farà la sua parte, ma aggiungo che, in questa condizione, qualsiasi Governo avrebbe dovuto fare la sua parte. Ribadisco che dobbiamo fare la nostra parte, tenendo presente l'interesse dei torinesi, quindi superando gli schemi politici, che, in questo frangente, non interessano nessuno. Ai nostri concittadini non interessa vedere un sogno, ma un bagliore o un'ipotesi di via d'uscita da questa crisi. Sono convinto che, lavorando tutti insieme, potremo realizzare a Torino questo risultato, riuscendo nuovamente a determinare la nostra città come laboratorio a livello nazionale. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Ravello. RAVELLO Roberto Sergio Volevo solo comunicare che un'agenzia di stampa delle ore 18.08 riporta queste dichiarazioni della Motorola: "La Motorola non ha ricevuto per l'attivazione del centro ricerche di Torino denaro pubblico, tanto meno undici milioni di Euro, e non ha mai beneficiato di sostegni da parte delle Amministrazioni locali, che, del resto, non potevano offrire vantaggi ad alcuna impresa senza alterare le normali regole della concorrenza". Vorrei approfittare di questa occasione per chiarire la situazione, visto che è un'ANSA di 20 minuti fa e che va a confutare il ragionamento sostenuto dal Sindaco in questi giorni. Il Sindaco ha dichiarato che Motorola ha ingannato la città ed ha ottenuto undici milioni di Euro di finanziamenti pubblici. Ora, invece, Motorola afferma l'esatto contrario, infatti il documento prosegue dicendo che, anzi, ha pagato per la ristrutturazione dell'immobile. A questo punto, vorrei che, quanto meno, si facesse un po' di chiarezza e, se è il caso che ci si vada ad incatenare, il Sindaco dovrebbe andare nell'Illinois, dove è stata presa la decisione, perché, evidentemente, qualcosa non quadra. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Carossa. CAROSSA Mario Colgo l'occasione per ringraziare il Consigliere Ravello per quanto ha appena detto, anche perché, prima o poi, un chiarimento dovrà essere fatto. Non pretendiamo che il Sindaco, o chi per esso - ormai ci siamo abituati a questo meccanismo - rispondano subito a nostre sollecitazioni. Abbiamo capito che rispondete quando vi interessa rispondere, ma è legittimo, da parte vostra. Nessuno vuole farne una polemica. Ormai c'è un asse Giunta-Presidente del Consiglio; normalmente, il Presidente stoppa le richieste e il tutto si esaurisce. Ma fa lo stesso; tanto, tutti i nodi, prima o poi, vengono al pettine e questa ne è la dimostrazione. Non crederete mica che questa crisi venga dalla Luna! Che questa crisi sia nata l'altro ieri! E' chiaro che trova le sue radici negli anni passati! E' chiaro, secondo il sottoscritto, che questa crisi nasce quando la classe politica italiana, tutta, non ha mai voluto ascoltare ciò che la Lega ha sempre sostenuto, ovvero, che bisogna cercare, in qualche maniera, tutti assieme, di proteggere le nostre industrie. Adesso ci lamentiamo, perché i nostri operai stanno a casa, perché i settori manifatturiero, meccanico e automobilistico, sono in crisi! Però, cari signori, è da anni che diciamo queste cose! E' da anni che sosteniamo la necessità di essere un gruppo e di difendere, in qualche maniera, le nostre industrie! Ci avete sempre tacciato di essere razzisti, beceri, ignoranti, adesso, però, i nodi vengono al pettine! Non è una soddisfazione, la mia! Però queste cose bisogna dirle! Ripeto, cari amici Consiglieri: questa crisi, soprattutto nell'area torinese, non è nata così, perché un giorno qualcuno si è svegliato e ha deciso di chiudere l'azienda, di ridurre il personale, o di mettere in cassa-integrazione. Questa crisi nasce dalla mancata protezione delle nostre industrie. Lo diceva prima il Consigliere Ravello: ricordiamo TNE, nata per cercare di rilanciare, nata grazie ad un esborso di circa 67 milioni di Euro, pubblici! Adesso che cosa ha portato? E a che cosa porterà? Sostegni pubblici assegnati senza nemmeno avere garanzie in merito al fatto che almeno una parte della produzione, per esempio, della FIAT, rimanesse a Torino. Siete corresponsabili di questa crisi mondiale, internazionale, ma anche italiana, che, nella nostra città, si sente più che altrove. Questa situazione è frutto di una politica sbagliata degli ultimi anni, portata avanti da chi ha guidato - o non ha guidato - questa città. Non nascondiamolo, questo! Veramente mi stupisco, perché ho sentito dichiarazioni di ogni genere, ma nessuno ha affrontato i due punti importanti. E' stato erogato del denaro pubblico - da parte del Comune di Torino e non solo - alla FIAT, senza alcuna garanzia occupazionale. Qual è il risultato? Le auto più vendute, vengono prodotte all'estero e non in Italia, o a Torino. Non credete che anche questo possa avere influenze negative su tutte le altre aziende? Questo lo si sa benissimo, però, non è stato fatto nulla. Anzi, per strani accordi - perché bisognava elargire denaro ad occhi chiusi a determinate posizioni di potere - non si è mai voluta condurre una politica nazionale di protezione delle nostre industrie e queste sono le conclusioni! Noi saremmo anche razzisti e beceri, ma questo è il risultato! In tutta Italia, sono migliaia le persone che perdono il posto di lavoro e a questo proposito, la Lega avrebbe pensato ad una proposta: niente immigrazione in Italia, per 2 anni! Che cosa possono venire a fare, gli stranieri, quando già nostri concittadini perdono il lavoro? Addirittura, anche immigrati regolari, che avevano un lavoro, lo hanno perso! Anche la minoranza del Governo, dopo aver sentito questa proposta della Lega, ci ha liquidati considerandoci, come sempre, dei razzisti! E allora, diciamole queste cose! CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La invito a concludere. CAROSSA Mario La conduzione del Vicepresidente è stata leggermente diversa. Non è colpa sua, naturalmente. Prima sono stati concessi fino a 8 minuti, pertanto, mi adeguavo a quel termine. Ma ho finito, Presidente,anche perché ciò che volevo dire l'ho detto. Non nascondiamoci dietro le parole. C'è stata una cosciente miopia, anzi, una cecità politica e, ripeto, non solo da parte di chi ha amministrato Torino, ma anche da parte di chi ha amministrato malamente lo stato italiano. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Sindaco. SINDACO Tralascio la parte di analisi, anche perché non voglio scendere su un terreno propagandistico, come hanno fatto alcuni Consiglieri - da ultimo Carossa. Basterebbe ricordare che da quando Maroni è Ministro degli Interni e la Lega è al Governo, il numero degli immigrati clandestini sono più che raddoppiati (questo lo dico soltanto per fare giustizia su alcune sue affermazioni). (INTERVENTO FUORI MICROFONO). No, bisognerebbe anche rendere conto di questo, altrimenti si chiede sempre a tutti di non nascondersi dietro le parole. Vorrei che qualcuno, tra coloro che sono al Governo, rispondesse anche di questo. Cercate di farlo, senza scaricare sempre sugli altri tutte le responsabilità. Chieda conto ai suoi Ministri del perché questo è avvenuto. Rispondo al Consigliere Ravello, dicendogli che se ha seguito attentamente, come fa di solito, le mie dichiarazioni, avrà sicuramente notato che ho sempre aggiunto l'avverbio "indirettamente", perché il finanziamento di cui ha beneficiato l'azienda Motorola non è avvenuto in modo diretto, perché non sarebbe neanche potuto avvenire. Il fondo è stato concesso attraverso l'utilizzo di fondi europei, attraverso il Politecnico, che ha permesso di creare condizioni di maggior attrattività degli insediamenti di Motorola, come di altre aziende - cosa che, peraltro, continuiamo a fare. Vorrei fosse chiaro che il cosiddetto investimento nella cittadella politecnica, non è niente altro, se non questo. Gli investimenti che si annunciano - la Presidente Bresso ha parlato di un'importante multinazionale - sono esattamente, se verranno, come mi auguro, approvati, frutto di questa politica. Non c'è nessuna contraddizione tra ciò che comprensibilmente afferma Motorola e quanto abbiamo sostenuto noi, ovvero, che non è un richiamo all'etica. Non mi sono mai fatto illusioni sulle multinazionali; forse, semmai, qualcuno della vostra corrente politica può averne avute in passato, ma la responsabilità sì, è pubblica. Questo non perché abbia ricevuto risorse dirette, ma perché la comunità che ha ospitato quest'azienda, ha investito risorse perché quest'ultima si instaurasse proprio qui. Per quel che riguarda il dibattito, io credo che la prima questione da affrontare sia quella di non perdere un orientamento saggio. Vorrei subito dire, a tal proposito, che noi non possiamo pensare di proporre una linea - che poi si traduca nel Bilancio 2009, in altri comportamenti - che si rifà all'assistenzialismo e all'industrialismo. Ci tengo a sottolineare le due desinenze, perché una cosa è l'assistenza, un'altra è l'assistenzialismo, così come un conto è l'industria, un altro è l'industrialismo. Dico questo, innanzitutto, alla luce degli interventi di alcuni Consiglieri; secondariamente, perché non si possono confondere i livelli. Non accetto che sul Comune vengano scaricate responsabilità e carichi altrui ai quali il Comune non può far fronte! E se cercasse di farvi fronte, sarebbe travolto, per esempio, il bisogno di darsi risposte. Chiariamo questo concetto. Riguardo all'assistenza, riproponiamo quanto avevamo proposto nella crisi di 4 anni fa: attraverso le fondazioni bancarie, che, con i loro strumenti, sono in grado di mettere in campo risorse significative a questo proposito, cerchiamo di aiutare coloro che si trovano in situazioni particolari, ad esempio, dal punto di vista degli impegni assunti per i mutui, o per i figli nei loro percorsi formativi, e altri che possono emergere. Certamente - come ho già detto -, orienteremo il Bilancio 2009 su un terreno che affidi alle politiche sociali, e non assistenzialistiche, il rilievo che devono avere, ma senza confusione, perché se, per esempio, si generalizza una politica di riduzione delle tariffe, poi, qualcuno dovrà spiegarmi se, con l'altra mano, invece, si tagliano i servizi, perché oltre una certa soglia non si può andare, altrimenti è demagogia. Quindi, noi orienteremo il Bilancio 2009 con un profilo teso a mantenere la coesione sociale della città, ma non scadremo nell'assistenzialismo, perché, se si va oltre una certa soglia, poi bisogna anche avere il coraggio di dire che quanto si dà sotto forma di riduzione delle tariffe bisogna prenderlo sotto forma di taglio dei servizi. A meno che non intervenga una variabile - che io non chiedo intervenga in tal modo -, cioè, sussidi o interventi da parte dello Stato centrale finalizzati a questo. Io non credo; credo piuttosto che ci sia un impiego ottimale delle risorse che vale per tutti e anche per lo Stato. Questa è la prima questione sulla quale volevo rispondere. La seconda questione è il rispetto delle competenze. Come hanno già sollevato il Consigliere Gallo e altri Consiglieri, è fuori di dubbio che ci sia il problema di garantire ammortizzatori sociali adeguati per tutti, a prescindere dal tipo di contratto che hanno. Questo, però, spetta al Governo, perché se il Comune si impegnasse su questo, racconterebbe balle! Se provasse a farlo, ne sarebbe travolto, e con esso sarebbero travolti i destinatari. Quindi, questo è un tema sul quale credo si tratti di istruire un confronto attraverso i parlamentari, perché il Governo si impegni e definisca misure urgenti che intervengano su questo. Sono solo esempi non esaustivi della discussione, ma servono per dare un segno a quanto ho cercato di dire: assistenza sì, primato delle politiche sociali sì, ma non assistenzialismo senza confusione di ruolo. Industria, non industrialismo. Se le Olimpiadi non ci fossero state, noi, oggi, saremmo messi molto peggio di come siamo. Vorrei che questo fosse chiaro. Se qualcuno non l'ha ancora capito, è bene che lo capisca, perché da quell'evento si è sprigionata una serie di risorse che ha inciso anche sull'industria. L'economia, infatti, è complicata; c'è anche l'industria alimentare, che produce per coloro che consumano, e così via, perché il meccanismo non è così semplicistico: non si fanno solo macchine o torni, ma si producono tante cose. Quindi, se non ci fossero state le Olimpiadi a Torino, noi, oggi, staremmo certamente peggio. Dico da sempre che pensare al futuro di Torino come a una "novella Firenze" sia un'illusione; può piacere o non piacere, ma è un'illusione - non faccio più riferimento a città straniere, perché altrimenti il Consigliere Carossa mi prende in giro -. Noi dobbiamo pensare a Torino come a una città con una struttura industriale che deve essere profondamente modernizzata, perché la competizione non si regge con i muri, ma con la capacità di stare sul mercato internazionale. Prima, ho fatto riferimento ad alcuni investimenti: la Cittadella Politecnica, TNE, il Centro per il Design (che finalmente parte). A tal proposito, apro una parentesi: viviamo in un Paese in cui, fra magistrature ordinarie e magistrature amministrative, impieghiamo il doppio - quando va bene - del tempo necessario per fare degli interventi, e questo è il caso di TNE e della questione del design, e rischia di diventare il caso del termovalorizzatore: un investimento da 350 milioni di Euro che, oltre agli effetti a lungo periodo sul sistema (che tutti sapete), può anche avere l'effetto di rappresentare un volano significativo dal punto di vista economico, se i lavori partono - come mi auguro, ma il Segretario conferma - nelle prossime settimane e se non ci saranno intoppi. Quindi, industria modernizzata, con investimenti che ne migliorino le capacità produttive, non industrialismo! Non chiudiamoci soltanto in quelle che sono state le antiche radici industriali. Rispondo al Consigliere Ravello, il quale mi ha gentilmente interpellato su TNE. Se non avessimo investito, ci saremmo trovati 4 anni fa la situazione della FIAT a Torino (non voglio dire nel mondo) decisamente peggiore di quella di oggi. Questo è inconfutabile, perché se Mirafiori non ha chiuso, anzi, si è rinnovata, è dovuto a quell'investimento. Ci troviamo così con una risorsa che ha delle potenzialità; prima fra tutte, quella di mettere in campo il primo esperimento italiano di un Centro per il Design industriale automobilistico collegato al Politecnico, che punti ad essere una risorsa per creare prodotti a maggiore valore aggiunto. Cioè, bisogna anche sapere guardare un po' più in là della punta del naso! Quindi, è chiaro? Assistenza, non assistenzialismo; industria, non industrialismo. Credo che alcune questioni si debbano poi traguardare nei confronti del Governo. Ad esempio, riguardo al tema degli ammortizzatori sociali, credo che dobbiamo costruire una richiesta che vada direttamente al Governo o attraverso il Parlamento. Analogamente, si è parlato, giustamente, di preoccupazione per i redditi. Sono d'accordo, però questo è il classico campo dove la misura determinante (come suggeriscono, tra l'altro, da diverse parti) è quella della detassazione dei redditi da lavoro, che libera risorse per lo sviluppo e, contemporaneamente, riduce il costo per l'impresa. Quindi, automaticamente, ha un effetto di sostegno ai redditi e ai consumi (perché, normalmente, comunque, favorisce chi ha redditi più bassi, e quindi una maggior propensione al consumo) e riduce il costo del lavoro, rende più competitivi i prodotti e libera risorse per gli investimenti. Questo, però, è un secondo punto sul quale è inutile dire che lo possa fare il Comune, perché fa ridere! È il classico tema sul quale dobbiamo muoverci con quello spirito evocato anche dal Consigliere Cantore - che io condivido -: cioè, Torino, essendo un po' la punta dell'iceberg dal punto di vista dell'impatto con la crisi internazionale, può anche cercare di essere la punta dell'iceberg dal punto di vista delle proposte. Aggiungo altre due questioni che riguardano più direttamente il Comune. Una riguarda le infrastrutture, e abbiamo anche avanzato un'iniziativa, sollecitata dall'UDC e consegnata al Parlamento, che mi auguro venga incardinata. Il Ministro Tremonti annuncia un piano da 80 miliardi; bene, ma come si concretizza questo piano? Cioè, in questo piano, quanto c'è di ammortizzatori sociali, di detassazione dei redditi da lavoro, di fondo per le infrastrutture e per i progetti? In assenza di questi, i progetti in corso rischiano di fermarsi, e quelli che stanno per partire rischiano di non partire. Questo è un altro tema. Altra questione, sempre nei confronti del Governo, che ha richiamato anche il Consigliere Goffi, riguarda le difficoltà di pagamento che hanno gli Enti locali e che quindi causano effetti negativi, in termini di decelerazione dell'economia che in qualche modo è tributaria del Comune. Il fatto che ci sia una maggior elasticità del patto di stabilità è positivo, ma il problema di fondo è un altro, secondo me, cioè, è un problema di cassa, su cui il patto di stabilità incide indirettamente. Ad esempio, un provvedimento che bisognerà affrontare sarà quello di capire se uno dei problemi principali che hanno tutti i grandi Comuni (cioè, quello di una quota di residui attivi troppo elevata rispetto alle necessità di cassa) possa diventare oggetto di un'operazione nazionale che, attraverso il sostegno di un consorzio di banche, diventi liquidità immessa nel sistema. È un tema da approfondire parallelamente al discorso del patto di stabilità che, secondo me, ha un'incidenza maggiore nell'economia reale, a breve periodo, di quanto non lo abbia la semplice modifica dei parametri del patto di stabilità. Sono solo esempi di questioni che si devono considerare con quelle che riguardano direttamente la nostra Città: la costruzione del DPF, dei provvedimenti. Vorrei ricordare che fra termovalorizzatore, grattacielo San Paolo, stadio Delle Alpi e centrale Torino Nord si parla di lavori del valore di quasi un miliardo di Euro che si mettono in moto, che non sono proprio da sottovalutare in questo periodo, dal punto di vista dell'effetto volano sull'economia e sto parlando di progetti che potranno partire relativamente a breve periodo, quindi, sono significativi. Dato che questi investimenti, in parte, dipendono ancora anche da questioni politico-amministrative, credo che occorra prestare una certa attenzione, perché gli effetti che potrebbero avere, a breve periodo, opere di questo genere sono rilevanti. Per questo motivo non solo non sono contrario, ma, come ho fatto per il tema della sicurezza, se il Consiglio è d'accordo, non ho difficoltà a far mia la proposta del Consigliere Goffi. Potrà vivere in forme diverse, facendo perno, prima di tutto, sulla Commissione Consigliare competente, perché, secondo me, è bene coinvolgere gli organismi che, fino ad ora, hanno seguito queste vicende ed allargarsi a momenti che coinvolgano più direttamente il Sindaco, il Vicesindaco ed i parlamentari quando lo si riterrà opportuno. Da questo punto di vista, se il Consiglio Comunale è d'accordo, non ho difficoltà a farla mia, proprio nello spirito che diceva nel suo intervento il Consigliere Cantore, cioè, di cercare di far sì che la Città (che rischia di essere colpita di più e prima di altre dalla crisi che ha queste caratteristiche) cerchi di reagire, indicando anche prima e più di altre quali possano essere i possibili antidoti alla crisi. Voglio dire molto chiaramente che questo non è (non è nelle intenzioni del Consigliere Goffi e nemmeno, credo, di coloro che si sono detti d'accordo, come i Consiglieri Giorgis e Cantore) un modo surrettizio per cambiare gli equilibri politici in questa Sala, ma, al tempo stesso, bisogna sapere che, in momenti di crisi così difficili, così acuti, che mettono alla prova - sono d'accordo con il Consigliere Ravello - la capacità di guida e di lavoro di un'Amministrazione, si verifica la coerenza, la compattezza e la determinazione delle coalizioni che hanno la responsabilità di governare, perché c'è una sola cosa alla quale non possiamo abdicare ed è la responsabilità nei confronti dei torinesi. |