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Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 10 Novembre 2008 ore 15,00
Paragrafo n. 7
INTERPELLANZA 2008-06623
"QUALE FUTURO PER L'EX CASA DI CURA SAN PAOLO DI CORSO PESCHIERA?" PRESENTATA DAL CONSIGLIERE COMUNALE CAROSSA IN DATA 14OTTOBRE 2008.
Interventi

COPPOLA Michele (Vicepresidente)
Passiamo alla discussione dell'interpellanza n. mecc. 200806623/02, presentata in data
14 ottobre 2008, avente per oggetto:
"Quale futuro per l'ex casa di cura S. Paolo di Corso Peschiera?"

COPPOLA Michele (Vicepresidente)
La parola, per la risposta, all'Assessore Viano.

VIANO Mario (Assessore)
Naturalmente rispondo per la parte di mia competenza (edilizia ed urbanistica), mentre,
per quanto riguarda il punto di vista strettamente patrimoniale, non ci sono competenze,
poiché l'immobile, com'è noto, non è di proprietà comunale.
Circa le questioni che attengono all'ordine pubblico (e quindi, agli sgomberi), credo
abbiate già avuto modo di affrontare il tema in altra sede.
Per quanto riguarda, invece, le iniziative messe in campo, nel tempo, dalla proprietà e
l'atteggiamento e la posizione assunti dall'Amministrazione in proposito, anche ai fini
della futura discussione, ovvero della disponibilità da parte dell'Amministrazione a
riesaminare il problema, mi sembra utile ricostruire rapidamente la vicenda edilizia o,
comunque, la vicenda dell'iniziativa assunta dalla proprietà, che non ha prodotto esiti
dal punto di vista amministrativo.
Nel novembre 2003, infatti, è stato rilasciato un provvedimento di diniego in capo alla
Società San Paolo che, nel febbraio 2001, aveva presentato istanza per ottenere il
rilascio del permesso di costruire, per opere di ristrutturazione ed adeguamento del
fabbricato sito in Corso Peschiera 180. La CE aveva rilevato, infatti, che la destinazione
d'uso dell'intervento risultava non conforme a quella prevista per l'area normativa, anzi
risultava in contrasto. In particolare, i proponenti chiedevano di poter estendere l'attività
della clinica anche ad un immobile a destinazione residenziale.
La conversione d'uso richiedeva una variante urbanistica, che fu poi predisposta dalla
Giunta per parte mia. La discussione non approdò mai in Consiglio, perché prevalsero
giudizi di inopportunità rispetto alla possibilità, da offrire alla clinica (iniziativa che si
colloca all'interno dell'arcipelago della sanità privata), di ampliare la sua offerta di posti
letto, in generale di estendere la sua potenzialità.
Tutto ciò, quindi, ha portato ad un blocco della situazione, perché la proprietà non ha
ritenuto che, stante il dimensionamento in atto, ci fossero le condizioni per continuare la
sua attività e, di qui, sostanzialmente, si è avuta la dismissione.
Ora, a nozione degli Uffici, non ci sono stati contatti recenti; né la proprietà ha più
avuto rapporti con me personalmente.
Devo, però, dire, con tutta franchezza, che, stante anche il precipitare delle situazioni,
ovvero il riscontro oggettivo di un atteggiamento pregiudiziale rispetto a processi che,
in qualche misura, avvengono per forza propria e che, in generale, cerco di assecondare
attraverso le tanto vituperate (da molta parte del Consiglio) varianti, assecondo le
varianti per fare in modo che l'iniziativa e le condizioni di equilibrio economico
dell'iniziativa dei privati possano realizzarsi in modo compiuto, evitando che si
producano situazioni bloccate, ovvero dismissioni di immobili che, poi, nella migliore
delle ipotesi, sono offerti ad uso improprio.
Anche gli Uffici mi comunicano che è così, in merito alle iniziative dei privati, volte a
rimettere in uso la struttura.
Ricordo che, a suo tempo, l'esito di quella vicenda fu da ricondurre a questa
indisponibilità che, alla fine, l'Amministrazione espresse.
Credo che, forse, questa sia l'occasione per riprendere il discorso - qualora la proprietà
continui ad esserne interessata - al fine di rendere un servizio alla città. È certamente un
servizio privato, ma non esclude, in alcuna misura, l'efficacia e la generalità del servizio
pubblico. Al contempo, evita che si creino situazioni certamente esposte.

COPPOLA Michele (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Carossa.

CAROSSA Mario
Presidente, ci tengo a precisare che le risposte devono essermi fornite dall'Assessore
Viano, che ringrazio, ma anche dall'Assessore Borgione.
Abbiamo rimandato la discussione di questa interpellanza, per 2 settimane, proprio
perché non si riusciva ad avere la compresenza dei 2 Assessori.
L'Assessore Viano mi ha già fornito tante utili informazioni - chiederò poi una copia
della documentazione -, però non sono sufficienti (INTERVENTO FUORI
MICROFONO). Esatto. E quello mi interesserebbe.
Non conosco la proprietà, ma questo è proprio un caso di quelli che, forse, sarebbe
opportuno rivalutare.
Mi è sembrato che proprio l'Assessore sia stato il primo a sostenere che è opportuno
rivedere alcune cose e ritornare sul discorso.
L'uso di questo fabbricato non può essere sicuramente quello che attualmente è. Questo,
indipendentemente dalle polemiche che non voglio e non devo fare adesso, soprattutto
con l'Assessore Viano.
Mercoledì ci sarà un incontro con il Prefetto; sarà portata avanti la discussione e
vedremo che cosa capiterà.
Non si può continuare con questa occupazione, soprattutto in una zona della città così
densamente popolata e - mi permetterei di dire - trafficata.

COPPOLA Michele (Vicepresidente)
La parola all'Assessore Borgione.

BORGIONE Marco (Assessore)
La questione l'avevamo già affrontata nelle comunicazioni fatte, forse, 2 settimane fa in
Consiglio. La struttura è di proprietà privata e la Città di Torino non ha attivato nessuna
procedura di sgombero. Dalle notizie informali di cui siamo in possesso, ci risulta che,
invece, la proprietà abbia richiesto il ritorno in disponibilità della struttura.
Questa richiesta, ovviamente, non l'ha rivolta al Comune, ma alle autorità di pubblica
sicurezza le quali, probabilmente, staranno facendo le proprie valutazioni.

COPPOLA Michele (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Carossa.

CAROSSA Mario
A questo punto sarò un po' più polemico, ma non per la risposta che mi ha fornito
l'Assessore Borgione; piuttosto, perché entriamo nel merito dell'occupazione.
Premesso, come dicevo prima, che bisognerà ritornare - sempre che la proprietà privata
lo richieda - all'utilizzo di questo fabbricato, mi sembra veramente assurdo che si sia
bloccato tutto. Adesso i profughi sono circa 250, perché nel 2003 una Commissione
Consiliare comunale non riteneva di poter proseguire con un ampliamento marginale di
questa proprietà, alla luce della richiesta dei privati.
Temo fortemente, Assessori, che Torino diventi sempre più attrattiva, ma noi sappiamo
benissimo di non poter far fronte a determinate richieste - lo ha detto anche lei, tante
volte, Assessore Borgione!

BORGIONE Marco (Assessore)
Ahimé.

CAROSSA Mario
Penso che se si potesse - io per primo - aiuteremmo tutto il Mondo, ma, purtroppo, non
è così. Si riesce ad aiutarne soltanto una piccola parte.
Limitiamoci ad aiutare chi riusciamo e a farlo veramente.
Purtroppo, Torino sta diventando sempre più attrattiva e non lo dico per fare polemica.
Il giorno successivo all'occupazione di questo fabbricato, sui quotidiani cittadini, c'era
scritto che i profughi erano circa 80.
Dopo una decina di giorni, altre testate giornalistiche parlavano di circa 250 profughi.
Vorrei chiedere, a questo proposito, se avete notizie più precise, perché proprio dai
giornali ho appreso che oggi si sarebbe saputo il numero esatto degli occupanti la
struttura.
Vedete, è successo proprio ciò che io temevo. Dissi, fin da subito, che, purtroppo, si
sarebbe rischiata una situazione del genere. Sono stato un facile profeta, perché siamo
passati in nemmeno un mese, da 80 a 250 persone - salvo che l'Assessore mi
contraddica, ma non credo che possa, purtroppo -.
Al momento, 250 persone vivono stabilmente in un fabbricato che non può offrire loro i
comfort necessari.
Un anno fa, una situazione del genere, si è vissuta in Via Paganini dove hanno trovato
dimora un centinaio di persone, tra profughi e rifugiati politici. Adesso, ne abbiamo
250!
La maggior parte dei rifugiati politici, tra l'altro, non è di Torino, ma proviene da altre
città del nord Italia - e non solo -.
Noi rischiamo di essere attrattivi senza poter dare delle risposte. Ribadisco che, se
potessimo aiutare tutto il Mondo, sarei il primo a mettermi in marcia per farlo, ma non
possiamo.
Spero che durante l'incontro con il Prefetto si riesca a trovare qualche soluzione. Il
problema non si può risolvere solamente con lo sgombero! Non penso!
Il Comune di Torino continua a non darmi risposte veramente concrete. Scusatemi, ma
continuo a non sentirne. Forse, soltanto adesso, a distanza di più di un mese
dall'accaduto, sappiamo quanti occupanti ci sono in questo fabbricato! A distanza di un
mese!
Permettetemi, non è perché è una struttura privata e dipende dal Prefetto che noi non
possiamo o non dobbiamo (come quasi mi sembra di capire) fare niente. È la Città di
Torino, siamo dentro la Città di Torino, quindi dobbiamo fare qualcosa, che siano
pressioni verso la Prefettura o verso il Governo (non mi nascondo dietro a un dito), o
che sia qualcos'altro, bisogna fare qualcosa; non si può fare finta quasi che nulla
avvenga per sperare che, poi, il problema si risolva.
Le sarei grato, Assessore, se potesse consegnarmi le risposte scritte, perché ho provato a
prendere nota, ma è troppo difficile, perché parla velocemente.
Comunque, non mi ritengo assolutamente soddisfatto delle risposte, ma proprio perché
ho visto che non ci sono grandi risposte da parte del Comune.
Dopo l'incontro con il Prefetto, spero che ci sia qualche novità, altrimenti tornerò alla
carica con gli Assessori.

COPPOLA Michele (Vicepresidente)
L'interpellanza è discussa.
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