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CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Sindaco. SINDACO Credo che si possa dire che la progettata fusione tra le due società di trasporti (salvo contraccolpi dell'ultima ora, di cui non vedo segnali) sia in dirittura di arrivo, perché esiste una bozza pressoché definita di un documento di intenti, destinata ad essere sottoposta dai rispettivi Sindaci ai Consigli Comunali, e i punti ancora oggetto di affinamento - uso non a caso questa parola - sono ormai relativamente pochi e non sono centrali. Volentieri fornisco al Consiglio gli elementi essenziali di queste linee di indirizzo, fermo restando che, non appena la materia sarà definita, questi documenti saranno non solo nella disponibilità, ma nella competenza del Consiglio Comunale per tutte le valutazioni ed i passaggi successivi. Prima di tutto riconfermo che questo documento di indirizzi assume le linee generali del Piano industriale che dovrà essere sottoposto nella sua compiutezza e che si basa sui tre assunti che avevo già avuto modo di illustrare a questo Consiglio in occasione di un'altra richiesta di comunicazioni e su cui non vi farei perdere troppo tempo. Innanzitutto, il bacino compreso tra Torino e Milano (ne approfitto per dire che anche Genova è fortemente interessata ad entrare in questa partita aggregativa, ma ovviamente questo non potrà avvenire con gli stessi tempi, altrimenti si rallenterebbe troppo l'operazione) è destinato ad essere, nel giro di una decina di anni, uno dei bacini con la maggior domanda di mobilità pubblica e privata a livello europeo e, di conseguenza, a conoscere la maggiore competitività tra i grandi soggetti pubblici e privati che producono offerta di trasporto. Inoltre, con questa operazione si darebbe luogo ad un soggetto che sarebbe di gran lunga il primo operatore di trasporto pubblico in Italia con interventi in tutti gli ambiti (da quello del trasporto pubblico locale su tram e bus, alle ferrovie, oltre alla gestione di attività collaterali e collegate, quali i parcheggi) e che sarebbe compreso tra i primi 10 in Europa; sono partito da questi dati, perché danno la dimensione di quanto potremo essere competitivi. La parte più interessante del Piano industriale, che qui annuncio solo in generale, riguarda la possibilità (attraverso operazioni di sinergie produttive e di risparmi sui costi contemporanei che non mettono in alcun modo in discussione i livelli occupazionali definiti dalle rispettive aziende) di prevedere un significativo risparmio di risorse, dell'ordine di grandezza di 40 milioni di Euro annui, che capitalizzati potrebbero essere grossomodo l'equivalente con cui poter finanziare un intervento che sostenga la linea 2 della Metropolitana. Con questo, non intendo dire che questa sarà la destinazione di queste risorse, ma far comprendere qual è l'ordine di grandezza, che potrebbe essere utilizzato anche per rinnovare completamente il parco dei mezzi pubblici o in parte per l'uno ed in parte per l'altro. Il Piano industriale sarà il primo documento che verrà sottoposto come allegato alle linee di indirizzo della fusione. L'assetto di governo delle società che si delinea in quel documento è basato su una contestualità - sottolineo questo termine - nel costruire tre livelli di governo: innanzitutto, una finanziaria, costituita al 50% dal Comune di Milano ed al 50% dal Comune di Torino, con un Presidente e 4 amministratori senza indennità (2 indicati dal Comune di Torino e 2 dal Comune di Milano); per il primo triennio la Presidenza sarà affidata al Comune di Milano e la Vicepresidenza al Comune di Torino, la sede legale sarà a Milano. Questa finanziaria, che sarà una mera finanziaria di controllo (sul modello FSU, riferita alla fusione AEM-AMGA), avrà il compito di controllare la totalità delle azioni ordinarie della nuova società che si formerebbe dalla fusione che, per ragioni fiscali, dovrebbe avvenire come incorporazione di ATM in GTT. Questo è quanto garantisce quella che definisco la blindatura della pariteticità, perché questa società vota necessariamente con 3 voti su 4, quindi dà ad entrambe le Aziende un diritto di veto reciproco; ha delle clausole di arbitrato ai sensi del Codice Civile, laddove insorgano questioni che non possono essere dipanate dai due azionisti (quindi dai Sindaci dei rispettivi Comuni); non sono previste altre clausole di dissolvenza, quindi, non è prevista, a differenza di FSU, la clausola che, in caso di dissidio non componibile neanche con l'arbitrato, si vada all'asta pubblica. Questo non si è fatto, a maggior garanzia e tutela del più piccolo, poiché un'asta pubblica potrebbe configurare una volontà, facendo probabilmente sorgere il sospetto che non si voglia andare d'accordo per poter poi andare ad un'asta pubblica e trovare qualcuno che acquisisca, facendo quindi perdere la proprietà. Il secondo livello - contestuale - riguarda la fusione, appunto, per incorporazione di ATM in GTT. Siccome i valori patrimoniali delle due Aziende sono diversi (GTT è un po' più della metà di ATM), è chiaro che, per rispettare la pariteticità, una parte del valore dell'Azienda di Milano debba esser tenuta fuori dalla finanziaria di controllo. Ciò viene delineato dal fatto che, come dicevo, la finanziaria ha la totalità delle azioni ordinarie, le quali dovrebbero (la valutazione patrimoniale è ancora in corso) costituire il 65%-70% della nuova Società, mentre il restante 35%-30% dovrebbe essere dato da azioni privilegiate, detenute direttamente dal Comune di Milano, che hanno i diritti patrimoniali e il diritto di voto, nonché quello di nomina degli amministratori. Quest'ultima, poi, dovrebbe avvenire secondo un meccanismo molto semplice: la finanziaria nomina 4 amministratori su 5 (quindi, si tratta di un sistema non duale, nel senso che vi è un Consiglio d'Amministrazione semplice), fra i quali si definiscono (in modo concorde fra i due Sindaci) l'Amministratore Delegato e il Presidente, mentre il quinto amministratore è indicato dalle azioni privilegiate. Perciò, alla fine, nella cosiddetta Newco (cioè, nella nuova Società), fra azioni ordinarie e privilegiate, i milanesi hanno 3 amministratori, mentre Torino ne ha 2; tuttavia, siccome i quattro amministratori indicati dalla finanziaria non possono votare disgiuntamente - per l'appunto, è un voto di lista -, non potrà mai verificarsi che vi sia un voto che metta in minoranza il Comune di Torino. Inoltre, esiste una modalità per cui, su tutte le questioni strategiche, nella Newco è previsto il voto dei quattro quinti; cioè, tutte le questioni che possano riferirsi a scelte strategiche (compresa la nomina nelle due Società di cui dirò dopo) sono trattate con un sostanziale diritto di veto, se vogliamo, reciproco, ma che pare faccia particolarmente al caso nostro, avendo solo due amministratori. Questa Società ha sede legale a Torino, con due sedi operative a Torino e a Milano, e per il primo triennio ha Presidente torinese e Amministratore Delegato milanese, fermo restando che, dal secondo triennio e per gli esercizi successivi, i due devono essere indicati d'intesa fra i due Sindaci. Quindi, vi è anche la possibilità di un cambiamento. Infine, per quanto riguarda il terzo livello contestuale, questa Società controlla il 100% delle due Società di trasporto pubblico locale (quindi, GTT e ATM), le quali hanno un Consiglio d'Amministrazione composto da 3 amministratori, il cui Presidente è indicato dai rispettivi Sindaci, e gli altri 2 amministratori sono indicati fra i dirigenti della Società, con lo scopo ovvio di costruire una catena che abbia il più possibile una propria omogeneità d'indirizzo produttivo e organizzativo. Come ho già detto prima, gli amministratori delle due controllate sono nominati dal Consiglio d'Amministrazione con un voto qualificato e, ovviamente, le due Società hanno sedi - è superfluo dirlo - nelle due Società di riferimento. Quindi, a grandi linee, questo è l'assetto della cosiddetta governance che si verrebbe a delineare. Ho già parlato del piano industriale, comunque, ripeto il percorso previsto: nella seconda metà di novembre, sulla base dell'affinamento dei pochi temi che ancora lo richiedono, i due Sindaci sottoscriveranno un documento d'indirizzo, che prevede il loro impegno a sottoporlo ai Consigli Comunali; se questi ultimi approveranno i suddetti documenti d'indirizzo - mi limito a sintetizzare i possibili punti essenziali -, si passerà allora allo studio dei veri e propri documenti di fusione, che saranno poi sottoposti, ovviamente con deliberazione, all'approvazione del Consiglio, e, su questa base, si darà il via libera alla fusione vera e propria. Si stima che, a far data da oggi, per essere realisti, occorrerà circa un anno per riuscire a completare questo percorso ed arrivare così all'esito atteso, ovvero alla fusione; invece, il percorso di discussione sulle linee generali, sulla base dei documenti, se i tempi saranno rispettati, potrà iniziare ancora prima della sospensione natalizia o, al più tardi, subito dopo. È inutile sottolineare che il mio giudizio sul punto raggiunto è molto positivo, perché, come avevo detto, la questione per noi essenziale era quella di garantire una pariteticità di controllo, in una Società nella quale, evidentemente, i valori patrimoniali sono molto diversi. Mi pare che su questo sia stato raggiunto un punto d'equilibrio, che non è più messo in discussione dai milanesi, quindi, ritengo che vi siano tutte le condizioni per andare avanti, siglare quest'intesa con il Sindaco Moratti e, poi, sottoporla al Consiglio per portare avanti il percorso. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Ghiglia. GHIGLIA Agostino Quando entreremo nel merito, vi saranno le Commissioni e ci verrà presentato tutto nel dettaglio, avremo modo di esprimere un giudizio su quest'operazione, che comunque non sarà aprioristicamente negativo. Però, signor Sindaco - lo dico in termini più ideali -, lei non è preoccupato per il fatto che, a prescindere dalla bontà dell'operazione di politica industriale, la nostra Città perda ancora un pezzo? È tutto vero e, magari, in un'ottica di creazione di un grande polo del trasporto pubblico anche con Genova, si possono pure immaginare futuri possibili - non solo residuali - per alcuni pezzi della nostra storia, poiché è evidente che un'Azienda, che era pubblica, partecipata, e che poi è diventata una S.p.A., fosse un pezzo costruito da questa città e in questa città; infatti, senza voler disegnare una Torino d'antan o, peggio ancora, da amarcord, o volerne fare una vignetta, risulta tuttavia evidente che, una volta, a Torino e non solo, esistevano delle aziende che s'insediavano, crescevano, maturavano, si consolidavano con i soldi dei cittadini contribuenti e, in qualche modo, rimanevano patrimonio della città. Invece, oggi, è in corso un processo veloce - che interessa anche e soprattutto questa Città - di fusione, per diventare qualcos'altro; questo "qualcos'altro", però, nel caso di GTT (fra breve, comunque, affronteremo pure il caso di IRIDE), è proprio qualcos'altro, una cosa che diventa qualcos'altro, nella quale non comandiamo più noi, bensì qualcun altro, e comanda peraltro molto più di noi. Certamente, è vero che questo "qualcun altro" è più grosso e, magari, sta anche finanziariamente meglio, quindi, è ovvio che, in una logica di mercato, comandi, assuma il controllo ed abbia la maggioranza dei Consiglieri d'Amministrazione, ma, anche e soprattutto, che detenga la maggioranza dei poteri. Infatti, chi nomina l'Amministratore Delegato, il quale poi detiene poteri di gestione ordinaria e straordinaria, salvo quelli spettanti ai Consigli d'Amministrazione, ha nelle proprie mani un potere pressoché assoluto, che diventa assoluto nella misura in cui questo socio maggioritario controlla anche, di fatto, la maggioranza del Consiglio d'Amministrazione. Quindi, oggi non possiamo dichiararci contrari, perché personalmente non ho un'idea precisa e me la devo ancora fare, magari, quando ci verranno presentati altri documenti; però, vorrei porle una domanda, senza alcun intento provocatorio: non si sente un po' il "Sindaco liquidatore" di questa Città? Sotto la sua Amministrazione, di fatto, andiamo a "socializzare", per così dire, con altri, a mettere sul mercato due pezzi importanti di questa Città, che hanno una storia centenaria (forse, anche più che centenaria) e che domani non avremo più, in quanto usciranno dal nostro controllo e diventeranno qualcos'altro. Mi auguro, anche per noi, che si tratti di qualcosa di molto meglio, di molto più solido e ricco, di grande prospettiva ed utilità per tutti. Però, lei non è preoccupato? Non vorrei che questa fosse scambiata per una presa di posizione politica, ma vorrei sapere davvero se non la preoccupi il fatto che, dopo, non ci saranno più. Non voglio avere una mentalità grettamente provinciale, perché non è neppure detto che, in futuro, io non vada a votare a favore di un'operazione del genere, però, da torinese, mi interrogo, rifletto sul fatto che questo non ce l'abbiamo più, IRIDE nemmeno, e che ci rimane solo l'Acquedotto - lo banalizzo -, cioè la SMAT; allora, mi domando: non ci rimane un po' troppo poco, in questa Città, anche di nostro e di attivo, senza farci correre il rischio di diventare, poi, semplicemente, un satellite altrui? Insomma, al di là delle operazioni industriali e, magari - ne parleremo in altra sede -, di IRIDE e delle operazioni di cassa, non vorrei - l'ho già detto una volta - che diventassimo Milano 5, con l'unica differenza che non ci ha costruiti Berlusconi! Quindi, da torinese, la preoccupazione c'è, esiste realmente, poiché è evidente che, per una questione di grandezza, di numeri, la nostra Città "perde" (magari sto usando un termine improprio) realmente delle quote di quella che era una sovranità assoluta su un bene proprio, mentre questo diventerà, in futuro, un patrimonio di altri (pure degli azionisti) e, in qualche modo, più privato. Perciò, anche rispetto alla prospettiva storica della nostra città, lei crede davvero, signor Sindaco, che queste operazioni di politica industriale possano portare un vantaggio a tutti noi? Questa è la domanda che sottopongo alla discussione, perché non si tratta di una presa di posizione ideologica, ma di una presa di posizione, semmai, sulla nostra prospettiva di crescita e di futuro. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Cantore. CANTORE Daniele Condivido le riflessioni del Consigliere Ghiglia, anche perché, in questa Città - non per responsabilità sua, signor Sindaco -, abbiamo purtroppo assistito a molte vicende nelle quali, poi, siamo stati inglobati da altri. Spesso, ho ricordato la vicenda CRT-Unicredit - e mi è stato risposto che non era andata così, mentre, in parte, è andata proprio così -, ma anche l'ultima vicenda, riguardante Intesa-Sanpaolo, non può che renderci un po' diffidenti nelle nostre valutazioni. Esprimiamo a nostra volta un giudizio apparentemente positivo, rispetto ad un'operazione che ci pare importante sul piano industriale ed economico. In quest'Aula, lei ha riportato cifre significative, perché non è certamente cosa da poco il fatto di diventare, probabilmente, il primo operatore di trasporto pubblico in Italia e il decimo in Europa. Però, mi sorge immediatamente una domanda; precisamente, fermo restando che lei ha detto in Aula che vi sarà una tenuta dei livelli occupazionali, vorrei sapere quale sarà, invece, la ricaduta sul servizio e sulle tasche dei nostri concittadini. Una risposta c'è già stata, in parte, perché sembra che possa esservi un risparmio annuo di 40 milioni, che certamente non è cifra da poco; però, penso che, come per la vicenda IRIDE-Enìa, si debba valutare anche la successiva ricaduta reale sulla nostra Città, e questo non per essere provinciali, bensì per considerare il fatto che un conto è un'operazione rilevante sul piano economico-industriale ed è anche importante risparmiare questi 40 milioni, un altro conto è, invece, vedere quali siano le ricadute dirette sulla Città. Peraltro, ritengo che, nelle sue parole, rispetto a quanto sapevo, vi sia stata una piccola variazione; infatti, ricordo che si era detto che, nella nuova Newco, vi sarebbe stato un 70% di azioni ordinarie della finanziaria madre, mentre mi pare che adesso, probabilmente, vi sia uno sbocco di trattativa che, però, come lei sa, potrebbe cambiare il peso all'interno della Società. Credo che quello della sede legale non sia un problema, anzi, voglio ricordare - a me stesso ed ai Colleghi - che ci siamo sempre lamentati quando ci vedevamo assegnata solamente la sede legale; invece, è meglio che la sede legale ce l'abbia qualcun altro, in quanto è più importante che la sede della Newco sia nella nostra città. Tuttavia, bisogna verificare un altro aspetto (per portarci un po' avanti nel lavoro) che lei non ha riportato e che mi pare dovrebbe essere compreso nel presunto o preparatorio accordo fra i due Comuni, ovverosia che i due Comuni si mettano d'accordo per indire la gara per il trasporto pubblico, che dovrà essere bandita il prossimo anno. Forse, si tratta di un passaggio che lei ha dimenticato, ma credo che sia comunque un passaggio importante. Immagino che potrà avvenire solamente a fusione conclusa, nel senso che non penso si possa indire, sia per la Città di Torino sia per la Città di Milano, un bando di gara ad evidenza pubblica prima che la fusione sia avvenuta, anche perché mi pare vi sia scritto che, di fatto, per questo bando, sia necessaria l'autorizzazione della finanziaria, quando riguarda altri interventi, non per quanto riguarda le due Città, quindi, sia per Torino sia per Milano. Ritengo che, però, a questo si dovrà porre una scadenza e, d'altronde, abbiamo la scadenza di Legge - se non erro, del 2010 -, che probabilmente ci sarà. È possibile prevedere, signor Sindaco, che la fusione avverrà contemporaneamente al fatto che si andrà a gara per quanto riguarda il servizio trasporti pubblici, sia a Torino sia a Milano; lo ritengo un dato importante, poiché sarà da quel momento in avanti che avremo modo di verificare effettivamente come quest'operazione economico-industriale possa avere una ricaduta positiva sui nostri utenti e concittadini. Quindi, anche noi attendiamo e ci riserviamo di vedere le carte, per poi esprimere un giudizio definitivo. Ritengo opportuno che, come peraltro aveva già detto, il documento che dovrete sottoscrivere (perché mi pare che sia solo una sottoscrizione) venga discusso e approfondito in Aula, prima di passare all'attività deliberativa che compete proprio al Consiglio Comunale. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Lonero. LONERO Giuseppe Ringrazio il Sindaco per la sua comunicazione, anche se, come sempre, abbiamo il sospetto che i giochi siano già fatti e che il Consiglio abbia, quindi, una scarsa possibilità d'incidere effettivamente sulle scelte da adottare. Il mio intervento sarà molto breve, poiché gran parte di quanto avevo intenzione di dire è già stato detto da chi mi ha preceduto, ma, signor Sindaco, mi permetto di farle una proposta, di lanciarle un'idea, se possibile: nel documento che lei e il Sindaco Moratti andrete a sottoscrivere, vorrei suggerire di cominciare a pensare ad un'ipotesi di utilizzo di quei risparmi che si possono conseguire attraverso questa fusione, in termini di effettiva ricaduta sociale; cioè, potremmo cominciare ad ipotizzare una riduzione del costo del biglietto e degli abbonamenti, che - se ne renderà perfettamente conto, immagino - sarebbe veramente un aspetto positivo per i cittadini torinesi e, di conseguenza, anche per quelli milanesi. È questo un aspetto sul quale si può iniziare a discutere, confrontandosi fin da subito, e anche a porlo come ipotesi, magari, in quel documento di linee d'indirizzo che prossimamente sottoscriverà insieme al Sindaco Moratti. Questo sarebbe uno degli elementi che determinerebbe il favore della mia parte politica nei confronti di quest'ipotesi di fusione, e, in alternativa, aspettiamo solamente di vedere quali possano essere le altre effettive ricadute positive sul servizio, in termini non solo di qualità, ma anche economici. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Zanolini. ZANOLINI Carlo Intervengo solo per esprimere la mia soddisfazione per questo progetto che rende equilibrata l'operazione e non subordina Torino ad un'altra città grande ed economicamente potente come Milano. Ho sentito anche parlare di questi 40 milioni di avanzo che risulterebbero dall'economia di scala: sarei più favorevole alla possibilità di sfruttarli attraverso investimenti nella mobilità sostenibile, che permette nuove prospettive, soprattutto per quanto riguarda la difesa dell'ambiente. Tengo a precisare che già il fatto che si sia creata questa nuova Compagnia fa sì che i prezzi non crescano, perché se si fosse giunti nel 2010 ad un appalto con una società molto piccola, rispetto a società europee molto grandi, sicuramente si sarebbe ottenuta una ricaduta sull'aumento dei prezzi, come vediamo in altre nazioni dove si ha una tendenza maggiore alla privatizzazione del trasporto pubblico. La mia unica raccomandazione è che questa nuova Compagnia tenga presente tutti i bisogni di mobilità sostenibile e metta in atto nuove idee in merito alla difesa dell'ambiente e alla diminuzione dell'inquinamento che, sappiamo, angustia molto Torino. Il trasporto pubblico che permette la diminuzione dei chilometri percorsi in città porta ad una diminuzione dell'inquinamento nella città e anche nella Val Padana, zona con uno dei maggiori tassi di inquinamento di micropolveri, forse anche d'Europa. Penso che questo ingrandirsi della Compagnia di trasporti possa essere di utilità, non solo puramente economica, ma permetta investimenti sulle nuove tecnologie di trasporto pubblico per dare giovamento all'ambiente. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Sindaco, per la replica. SINDACO Il Consigliere Cantore ha fatto bene a ricordare un punto che, effettivamente, ho tralasciato, cioè quello delle gare, sul quale è in corso quell'affinamento a cui faceva riferimento. Di sicuro, nel testo che dovremmo sottoscrivere sarà prevista la contestualità nel bandire le gare sia fra l'operazione di fusione e l'indizione delle gare stesse, sia, ovviamente, tenendo conto dei tempi di gara per le due città. Questa doppia contestualità dovrà essere prevista e voglio dirlo anche al Consigliere Lonero, di cui colgo lo spirito di iniziativa, ma dobbiamo pensare ad uno scenario completamente diverso, per cui, quanto più tempo impieghiamo per le gare, quanto più tempo facciamo passare senza dotarci di una struttura aziendale che sia forte, più si rischia di perdere le gare. È un po' come ho avuto modo di scrivere per il centrosinistra, non c'è un'ereditarietà (lo ricordo per la gioia del Consigliere Carossa), quindi vuol dire che le questioni da lei sollevate, come anche altre (le tariffe, la qualità del servizio), sono totalmente a disposizione della Città, alla quale spetta la definizione del contratto di servizio, del bando e poi del suo controllo. Adesso non c'è l'Assessore Sestero, ma mi pare l'equivalente di 20 milioni di Euro all'anno in GTT. È ovvio che, se il piano industriale è veritiero e, quindi, c'è un risparmio doppio, è evidente che si possa utilizzarlo per investimenti e per interventi che possano, se non altro, mantenere un livello di tariffe socialmente compatibili. Però, si tratta di una scelta totalmente a nostra disposizione, che non c'entra nulla con il progetto di fusione (ci tengo a dirlo). Per quanto riguarda, invece, il progetto di fusione (rispondendo rapidamente al Consigliere Ghiglia), ci sono temi sui quali bisogna certamente discutere prima di schierarci, eventualmente, ma andando io in montagna e non avendo, quindi, timore del vuoto, mi sento di affrontare una sfida anche verso ciò che, indubbiamente, presenta delle incognite. Con la fusione energetica non abbiamo perso pezzi, siamo partiti da un'azienda locale e ne abbiamo costruita un'altra che adesso si colloca tra i primi quattro produttori e distributori di energia a livello nazionale. Quindi, non abbiamo perso nulla, abbiamo costruito un soggetto più grosso in cui i nostri asset (come si dice adesso) sono centrali; analogamente pensiamo di fare con questa operazione. Abbiamo insistito sulla pariteticità, perché mi sembra la clausola che ci garantisce contro il rischio presente e futuro che ci venga sottratto il controllo. La sua definizione (ma poi lo vedrete quando avrete i documenti) mi pare ci garantisca abbondantemente da quello. Infine, non vorrei che sottovalutaste, colleghi, un aspetto non banale, che spero tratteremo nelle prossime sedute del Consiglio Comunale. Come sapete meglio di me, stiamo conoscendo uno stillicidio di crisi aziendali di estrema gravità e di grande preoccupazione: la situazione di Motorola è forse quella che colpisce di più, perché è un investimento che ci parlava del futuro, ci parla anche di come i grandi Gruppi Multinazionali assumono le decisioni. Ad ogni modo, non voglio parlare di altro, dico solo di non sottovalutare, assieme a tutto il resto, anche il segnale che può venire portando avanti un'operazione che, rispetto a logiche di ristrutturazione aziendale, purtroppo tutte prevalentemente volte a ridurre e razionalizzare, va in una logica, invece, di aggregare e creare un soggetto più forte. Certo, in un campo specifico, ma, tuttavia, in un campo che ha una funzione altamente produttiva sia dal punto di vista della produzione, che della garanzia dei livelli occupazionali. |