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Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 20 Ottobre 2008 ore 15,00
Paragrafo n. 16

Comunicazioni dell'Assessore Borgione su "Occupazione locali ex clinica San Paolo"
Interventi

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Come deciso in Conferenza dei Capigruppo, diamo corso alle comunicazioni del
Sindaco e della Giunta - nello specifico, dell'Assessore Borgione - in merito ad una
richiesta avanzata dal Consigliere Ravello che ha come oggetto: "Per sapere dal Sindaco
se lui abbia contezza delle ragioni per cui a distanza di una settimana dalla sua
occupazione non sia ancora stata sgomberata l'ex clinica San Paolo e per conoscere se
vi sia un progetto per il recupero dei locali a fini di utilità sociale".
Risponde a questa richiesta l'Assessore Borgione.
Al termine dell'intervento dell'Assessore, ogni Gruppo avrà a disposizione cinque
minuti, per intervenire.
La parola all'Assessore Borgione.

BORGIONE Marco (Assessore)
Cerco di fornire aggiornamenti sulla situazione che ha visto nel weekend dell'11 e 12
ottobre, l'occupazione di una struttura privata, una ex clinica convenzionata in Corso
Peschiera, da parte di un gruppo, come abbiamo appreso dalle informazioni
giornalistiche, di etnia somala.
Durante i primi giorni di occupazione, gli occupanti erano una ottantina. L'ex clinica
San Paolo di Corso Peschiera è una struttura privata; mi pare che la Digos o, comunque,
le Forze dell'Ordine, siano risaliti alla proprietà e l'abbiano contattata. La stessa ha
sporto denuncia e ha formalmente richiesto lo sgombero della struttura.
Questa situazione si è verificata in un periodo, temporalmente, abbastanza particolare -
perché c'erano stati, nei giorni precedenti, alcuni contatti con l'Amministrazione e
l'Ufficio Stranieri, da parte della comunità somala che lamentava, o meglio, che
segnalava al nostro Ufficio Stranieri, la presenza di un numero significativo di cittadini
somali sul nostro territorio cittadino.
Ciò che aveva allarmato il nostro ufficio non era tanto la presenza già effettiva sul
territorio, quanto quella preannunciata. L'evoluzione ha avuto degli sviluppi nella
scorsa settimana, cioè il numero degli occupanti originari è praticamente quasi
raddoppiato - queste informazioni le abbiamo ricevute dalla Digos - e non si tratta solo
di cittadini somali, ma anche di cittadini che arrivano da altre parti dell'Africa, come il
Darfur.
La situazione sembra in continua evoluzione, anche perché la palazzina ha dimensioni
significativamente rilevanti. Oggi c'è un curatore fallimentare, ma fino a qualche anno
fa è stata una struttura sanitaria attrezzata, quindi al suo interno è predisposta per
l'accoglienza. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Si presta all'ospitalità, perché
ci sono ancora stanze con letti e dei servizi igienici. (INTERVENTO FUORI
MICROFONO). In questo senso, si presta all'accoglienza.
La situazione preoccupa l'Amministrazione anche per questo regolare aumento
significativo di presenze sul nostro territorio. Non sono stati presi contatti particolari
con l'Amministrazione, la quale, però, ha chiesto al Questore di conoscere gli
occupanti, anche per verificare se erano già stati beneficiari di misure di protezione del
sistema di protezione e se erano "in più", oppure erano un "di cui" delle nostre liste di
attesa - delle quali vi parlerò fra poco. Siamo, comunque, in attesa che la Questura
fornisca, se in suo possesso, i dati sugli occupanti.
La situazione della città di Torino però, al di là della singola occupazione della Clinica
San Paolo di Corso Peschiera, ha dei connotati che devono, comunque, far riflettere,
rispetto anche ad un fenomeno che registra sbarchi in aumento: raddoppiati in questi
primi 9-10 mesi dell'anno, se non addirittura rispetto ai 12 mesi dell'anno scorso. Le
misure approntate dall'Amministrazione, in prevalenza con fondi ministeriali, portano,
oggi - dopo tutti gli sforzi portati avanti dall'Amministrazione e dalla Prefettura -, a 219
accoglienze giornaliere nella città. Di queste, non abbiamo nessuna garanzia e certezza
per il futuro. Oggi siamo in grado di organizzare e di approntare 219 accoglienze
quotidiane (per coloro che hanno un permesso umanitario o sono richiedenti asilo o
profughi), articolato su una serie di interventi che prevedono dei finanziamenti ad hoc.
Brevemente, per conoscenza dell'Aula, abbiamo il progetto Hopeland, che attinge ai
fondi del Sistema di Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR) che, in
Piemonte, prevede solo 4 Comuni pronti alle accoglienze: Torino, Ivrea, Chiesa Nuova
e Alice Bel Colle, in provincia di Alessandria. Abbiamo, in convenzione con lo SPRAR
- con un progetto della durata di un anno, quindi scadrà a dicembre 2008 -, 50 posti di
accoglienza: 35 per uomini e 15 per donne. Inoltre, abbiamo 38 posti finanziati con i
Fondi LIRE, progetto UNRA, che garantiamo fino a dicembre 2008. Sappiamo già che i
contributi non saranno più rinnovati, per esaurimento del fondo.
Grazie al lavoro del Sindaco e in collaborazione con il mio Assessorato eravamo
riusciti, l'anno scorso, ad ottenere, tramite la Prefettura, dei fondi straordinari: 300.000
Euro più 100.000 Euro, che abbiamo destinato ad accoglienze particolari. Con i 300.000
Euro, abbiamo approntato 66 posti in più, ma non abbiamo notizie dal Ministero se
questi fondi verranno riproposti anche per il 2009. Con i 100 mila Euro siamo riusciti ad
approntare 20 posti relativi al rifugio diffuso e anche per questo progetto non abbiamo
più avuto informazioni dal Ministero degli Interni rispetto alla sua continuazione.
Rimangono 25 posti, che vengono finanziati direttamente dal Comune a "Casa del
Mondo Unito" e 20 posti, sempre finanziati dal Comune, ottenuti ogni anno dal
volontariato.
Il Consiglio Comunale Tenga conto che da luglio di quest'anno è stata avviata l'attività
della Commissione Territoriale, presieduta dal Prefetto Poli, voluta dal Governo per
esaminare le domande di coloro che richiedono lo status di rifugiati o richiedenti asilo.
Questo è un elemento sicuramente positivo, perché evita viaggi lunghissimi verso
Milano, sede della Commissione di riferimento per il Piemonte. Dall'altro canto, presta
una forma di attrazione naturale per coloro che devono recarsi alla Commissione
Territoriale, che arrivano in città e, poi, vi si fermano.
Il secondo elemento legato al rapporto con il Ministero degli Interni è la non certezza
dei fondi, in quanto sappiamo che fino al 31/12 sono finanziati 219 posti, ma,
paradossalmente, il 1° gennaio potrebbe non esserci più il finanziamento. Così come il
precedente Governo di centrosinistra aveva già siglato con almeno due grandi città,
Roma e Milano, abbiamo proposto anche noi una bozza di protocollo, per aumentare i
posti in convenzione per l'accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati, oltre che la messa
a disposizione di alcune strutture di proprietà comunale, per la ristrutturazione con fondi
ministeriali.
Gli immobili proposti al Ministero nella bozza di protocollo erano due: l'asilo occupato
di Via Alessandria e una struttura dell'ex Nebiolo, situata in Via Bologna.
(INTERVENTO FUORI MICROFONO). No. L'Ex fabbrica Nebiolo era in Via
Bologna-Corso Novara; è di fronte al TOROC: un basso fabbricato di proprietà del
Comune. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Di fianco al Casellario Giudiziario.
(INTERVENTO FUORI MICROFONO). È lo stesso corpo, la stessa manica adiacente
al Casellario Giudiziario.
All'interno di quel protocollo (del quale, però, non abbiamo ancora avuto risposta
rispetto al gradimento del Ministero), chiedevamo il potenziamento in accoglienza e la
messa a disposizione di strutture per la ristrutturazione.
Terminerei con il dato di venerdì scorso, rispetto alla lista d'attesa che mi pare
significativa. Con gli 86 posti in più che abbiamo approntato l'anno scorso grazie ai
fondi straordinari (che verranno, se non c'è il rinnovo, a mancare), abbiamo già oggi 286
richieste di inserimento nel sistema di protezione dei rifugiati e 50 di richiedenti asilo.
Quindi, ci sono 336 persone che attendono che si liberi un posto - ne hanno
assolutamente diritto - per l'inserimento nei percorsi che l'Amministrazione ha
approntato.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Ravello.

RAVELLO Roberto Sergio
Il nostro interesse non era tanto quello di conoscere lo stato delle politiche di sostegno
ai rifugiati e richiedenti asilo attuate dall'Amministrazione, né sapere che fine avessero
fatto quei fondi ministeriali utilizzati per i progetti di rifugio diffuso.
Più che altro, ci premeva capire se questa Amministrazione avesse intenzione di
muovere un dito per riportare ad uno stato di civiltà una situazione che, oggi, all'interno
di un quartiere molto popoloso, rappresenta, al contrario, uno stato di profondo degrado.
Sono molto preoccupato per il fatto che lei abbia confermato quanto dichiarato di
recente su qualche mezzo di stampa, cioè che, dagli ottanta occupanti iniziali, il numero
sia raddoppiato e che la tendenza sia all'aumento. Al di là del fatto che la struttura si
possa prestare ad essere occupata (anche casa mia si presta all'occupazione, ma mi
aspetto che nessuno mi butti giù la porta e venga a dormire sul divano del mio salotto),
credo che un ragionamento che parte dal principio che una struttura si presta
all'occupazione non abbia le necessarie caratteristiche per stare in piedi. Qualunque
struttura si presta all'occupazione; abbiamo visto che anche la Sala Carpanini, un anno
fa, si è prestata all'occupazione, tra l'altro per la stessa ragione che ha portato
all'occupazione dell'ex clinica San Paolo.
Il problema, a mio avviso, è un altro. Infatti, mi chiedo perché Torino sia diventata una
città attraente per orde di sedicenti rifugiati, che, organizzati dai centri sociali, vanno a
fare danni, commettere illeciti, occupare strutture pubbliche o private. Mi creda,
Assessore, non è che io veda centri sociali dappertutto; io leggo e, purtroppo, conosco la
realtà. In un sito, che, insomma, per noi è una fonte di ispirazione inesauribile, c'è un
reportage molto dettagliato sull'occupazione dell'ex clinica San Paolo e leggo: "Anche
questa volta, come successo in passato, è stato il Comitato in solidarietà con profughi e
migranti, all'interno del quale sono presenti i centri sociali di Askatasuna, Gabrio e
individualità sensibili, a dare una mano agli immigrati che hanno posto loro il problema,
vista anche l'ottima esperienza di Via Bologna.". Questo significa che, se da un lato c'è
qualcuno che cavalca e, molto spesso, strumentalizza a fini politici un dramma, dall'altra
parte c'è un'Amministrazione che si rende particolarmente disponibile a trattare con gli
organizzatori e chi strumentalizza una tragedia, che, in questo caso, sono i centri sociali.
(INTERVENTO FUORI MICROFONO). Questa volta, non è colpa del Governo;
ricordo che quando sono state occupate altre realtà di questa città, al Governo c'era un
altro signore, che non si chiamava Berlusconi, ma Prodi, se non sbaglio, che conduceva
politiche, a mio avviso, inqualificabili, che hanno dato risultati che, poi, sono stati sotto
gli occhi di tutti e dei cittadini torinesi, che hanno visto, di qua e di là, palazzine
occupate da povera gente (perché molto spesso si tratta di povera gente) che si
dichiarava rifugiata. A tal proposito, chiedo: che cosa ha fatto l'Amministrazione per
verificare la sussistenza dei requisiti per ottenere lo status di rifugiati? Qualcuno
dell'Amministrazione Comunale di Torino, territorio all'interno del quale si è verificato
il fatto, è andato a verificare che questi signori avessero i documenti di identità? È
andato a verificare che queste persone fossero davvero rifugiate, oppure, al contrario,
fossero semplici poveri senza tetto? Vedo una certa qual partecipazione da parte di
questa Giunta nel sostenere politiche di sostegno al rifugio, quando, dall'altro lato, vi
sono all'incirca 10.000 famiglie in lista di attesa per un alloggio di Edilizia Residenziale
Pubblica! A mio avviso, non è accettabile osservare (e parlo da semplice contribuente,
quindi mettendomi al livello di qualunque altro cittadino torinese) che
l'Amministrazione si muove a velocità diverse, a seconda del fatto che a cavalcare una
protesta o una proposta siano i centri sociali piuttosto che no.
Devo ricordare che, in più di un'occasione, per il solo fatto che un'istanza vi è stata
sottoposta dai vostri amici di Askatasuna e Gabrio, voi l'abbiate raccolta e, ancora
peggio, finanziata! Assessore, ha la memoria corta, perché questo è accaduto solo a
dicembre dell'anno scorso: ci hanno occupato una Sala del Comune per un'intera
giornata e, successivamente, voi avete destinato dei fondi ministeriali per sostenere il
progetto portato quel giorno in Commissione dai centri sociali, da persone ben note,
alcune delle quali, tra l'altro, pluripregiudicate; l'avete attuato e avete finanziato
progetti di sostegno a rifugio diffuso. Questo successivamente all'occupazione di una
sala del Comune! Peccato che giustamente vengano respinte le istanze di quelle famiglie
che occupano l'Assessorato alla Casa dell'Assessore Tricarico, per chiedere
semplicemente un alloggio e si vedano ripetutamente e costantemente chiusa loro la
porta in faccia.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Carossa.

CAROSSA Mario
Avevo presentato un'interpellanza, e l'ho chiamata anche in risposta per il lunedì
successivo, ma, a questo punto, non so se verrà mantenuta nell'ordine del giorno, anche
perché io ero rimasto che lo scorso lunedì lei aveva liquidato molto sbrigativamente la
richiesta di comunicazioni, presentata da me e dal Consigliere Ravello, dicendo che era
un fabbricato privato (quindi, in pratica, non le interessava nulla), dimenticando però
che, come diceva giustamente il Consigliere Ravello, si trova in un quartiere
assolutamente popoloso e popolato, e che, quindi, un'occupazione del genere poteva
creare alcuni problemi, come effettivamente sta avvenendo.
Discuteremo in seguito che cosa dovrò fare di questa mia interpellanza e discuteremo
successivamente in un'altra Conferenza dei Capigruppo delle modalità di decisione se
concedere o meno la parola agli Assessori o al Sindaco, cioè se spetti al Capogruppo
Giorgis decidere se ci debbano essere le comunicazioni o se, invece, spetti a qualcun
altro deciderlo, perché questo, oggi, mi è sfuggito, ma ne parleremo alla prossima
riunione dei Capigruppo.
Il Consigliere Ravello, oggi, aveva chiesto le comunicazioni non certo - e lo ribadisco -
per chiedere che cosa ne fate dei soldi che vi arrivano dallo Stato (pochi o tanti che
siano) o che cosa fate della politica (errata o giusta, non lo so) dell'accoglienza nella
città. Chiedeva conto di una certa occupazione, perché lì, comunque, è stato commesso
un reato. Poi, voi naturalmente deviate bellamente e non rispondete su questo, salvo che
il Sindaco, poi, quando nessuno potrà replicare, faccia il suo comizio, e noi potremmo
rispondere soltanto interrompendolo ad alta voce andando fuori dal Regolamento. Di
necessità virtù; vedremo che cosa fare.
Mi chiedo, però, Assessore, molto seriamente, sapete che cosa state facendo voi del
Comune? Allora, leggo una lettera che il 4 aprile di quest'anno l'architetto Franco
D'Agnolo Vallan scrive, in risposta ad una interpellanza di un Consigliere di
Circoscrizione 3 della Lega Nord, nella quale si chiedeva conto dell'abbandono di
questo fabbricato (la casa di cura non era occupata). L'architetto, anche in risposta ad un
articolo apparso su un quotidiano cittadino, risponde: "In qualità di progettista della
ristrutturazione della casa di cura in oggetto, confermo quanto segue: la pratica è stata
inoltrata al Comune di Torino, all'Assessorato Regionale alla Sanità, ASL competente e
al Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco nel novembre del 2000. Il Comune di
Torino ha espresso la propria disponibilità a rilasciare il permesso di costruire
condizionato all'approvazione del progetto dalla parte della direzione programmazione
sanitaria.
L'Ufficio medesimo ha espresso parere favorevole al progetto di ristrutturazione nel
settembre del 2002. La conclusione della pratica, con la definizione delle categorie
nosologiche autorizzate, sembra oggi avviata a soluzione (4 aprile 2008). In questi anni
d'immobilismo burocratico - non lo scrivo io, quale appartenente al Gruppo Lega Nord,
ma lo scrive questo professionista -, gli interventi di protezione dell'immobile sono stati
molteplici, onerosi e spesso inutili, per le reiterate pressioni di malintenzionati.
Architetto...".
Quindi, non venite a dirmi che non sapete "chi siano i proprietari... che hanno dovuto
cercare...", perché basta chiedere al braccio sinistro, o viceversa, che cosa stia facendo,
visto che esiste un progetto presentato, nonché tutto un iter in corso da anni per fare di
questo un centro ospedaliero, quantomeno di cura e quant'altro.
La risposta fornita dall'Assessore mi lascia davvero perplesso, perché, o questo signore
è un mitomane - e dovremmo verificarlo -, oppure terrò l'interpellanza per la
discussione e vedremo, poiché voglio veramente capire quale sia effettivamente la
situazione, per il bene della Città.
Come dicevo prima, infatti, non bisogna prendere sottogamba quest'occupazione come
fa lei, Presidente; quindi, per questo motivo ed anche per cercare di stimolare
finalmente il Comune di Torino (come abbiamo fatto - ed è servito - in Via Cottolengo),
sabato faremo un presidio davanti a questa palazzina occupata, sperando di riuscire
nuovamente a stimolare, appunto, il Comune di Torino, il quale può chiedere al Prefetto
e quant'altri di sgomberare la palazzina, pur trattandosi di un fabbricato privato.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Gallo Domenico.

GALLO Domenico
Devo dire che sono più preoccupato dello stato di salute di queste persone che delle
affermazioni del Consigliere Ravello.
Mi sarebbe piaciuto sentire dall'Assessore notizie sulle condizioni di salute e di vita,
magari, di queste persone.
Penso che, al di là di tutto ciò, ci troviamo a dover affrontare una questione innanzitutto
umanitaria, e ciò che maggiormente m'interessa, nell'intervento del Consigliere Ravello
(il quale parlava, con quasi certezza, di "orde di sedicenti rifugiati"), è capire quali
informazioni possa avere sulle individualità, sulle persone all'interno di questo edificio
occupato; peraltro, mi sarebbe piaciuto sentire anche cose sul piano umanitario, e il
Collega Ravello non dovrebbe dimenticare che è proprio il suo Governo a gestire questo
genere di problemi, lasciando i Comuni ad affrontare emergenze di questo tipo e di tali
dimensioni, in condizioni di estrema difficoltà.
Quindi, Consigliere Ravello, c'è un responsabile, ed è il suo Governo, il Governo di cui
fa parte il suo Partito, che, dal mio punto di vista, su queste vicende sta scherzando
seriamente col fuoco, molte volte, aizzando - lo dico con molta franchezza - la
popolazione sui temi dei gruppi etnici e dell'immigrazione.
Credo che le comunicazioni debbano essere rivolte al Governo nazionale, che ha delle
responsabilità, perché noi, invece, che cosa dovremmo fare?
Forse, dovremmo ordinare lo sgombero su un locale di proprietà privata, o meglio, il
Consigliere Ravello vorrebbe che il Sindaco ordinasse lo sgombero?
Altrimenti, non ho capito il senso delle comunicazioni!
Noi dovremmo ordinare lo sgombero, su un locale privato di un edificio privato di non
so quale proprietario, dal momento che non so nemmeno chi sia; cioè, conosco l'ex
clinica, ma non so chi sia il proprietario di quella realtà.
Quindi, sono veramente stupito.
Consigliere Ravello, la mia forza politica è una forza piccola, che non ha rappresentanti
in Parlamento, però è finita l'epoca dei Partiti di lotta e di governo, e non solo per me,
ma anche per il vostro Partito.
Lei, peraltro, appartiene ad un Partito di Governo che sta gestendo l'economia, i
processi sociali, le questioni della scuola e dell'immigrazione, dunque, si rivolga al suo
Governo, che sta impoverendo le Città, tagliando fondi e dimostrandosi negligente e
inadempiente su temi di una simile portata!
Veramente, la invito a riflettere anche quando fa le comunicazioni, e se lei si fosse
interessato delle condizioni fisiche e di salute di queste persone, rifugiati o meno, l'avrei
apprezzato.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Lonero.

LONERO Giuseppe
Intervengo per riportare la discussione nei canoni della serietà, dopo il comizio del
Consigliere Gallo, rivolgendo una domanda all'Assessore e al Sindaco e, precisamente,
vorrei sapere quanti siano gli immobili non occupati, di proprietà pubblica e/o privata,
sul territorio comunale di Torino, e anche quante le famiglie disperate alla ricerca di una
casa che possano economicamente permettersi.
La domanda è finalizzata a capire quale sarebbe l'atteggiamento dell'Amministrazione,
se queste migliaia di famiglie disperate (che vivono, appunto, nella città di Torino), in
cerca di un tetto, decidessero di coalizzarsi e di andare ad occupare arbitrariamente tutti
gli immobili vuoti esistenti nella città di Torino, siano essi di proprietà pubblica o
privata: forse, girerebbero la testa dall'altra parte, come stanno facendo in questo caso?

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Zanolini.

ZANOLINI Carlo
Innanzitutto, ringrazio i Consiglieri che hanno presentato quest'interpellanza, poiché ha
permesso di chiarire alcune situazioni che, altrimenti, sarebbero probabilmente passate
anche al di sopra della mia testa e della mia considerazione.
Non mi ero reso conto di questa situazione seria, che non è altro che il risultato di una
situazione altrettanto seria, dovuta a cause varie, che l'Assessore ha illustrato in
quest'Aula.
Vorrei limitarmi ai fatti; perciò, stando a quanto dichiarato, mi consta che si sia trattato
dell'occupazione di un edificio privato - quindi, non pubblico -, da parte di richiedenti
asilo e rifugiati. Ciò ha causato la reazione del proprietario, il quale ha denunciato il
fatto all'Autorità competente, la quale - sia chiaro - non è comunale, bensì nazionale o
regionale o di Pubblica Sicurezza; perciò, stento a capire quale possa essere il ruolo del
Comune nell'influire, in qualche modo, in tale occupazione.
Questo è un problema di ordine pubblico che dev'essere risolto a più alti livelli; si tratta
di un'operazione che dev'essere risolta da Polizia e Carabinieri, cioè dalle forze
dell'ordine, le quali non dipendono dal Sindaco, bensì dal Ministero competente, nella
fattispecie, dal Ministero dell'Interno.
Siccome questi sono i fatti, non capisco proprio che cosa c'entri il Comune; semmai, a
quest'ultimo compete tutto ciò che aveva illustrato molto bene l'Assessore Borgione.
Il Comune sta cercando, invece, di fare una politica di integrazione e interazione con
queste persone, le quali - ripeto - sono richiedenti asilo e rifugiati, quindi tutelate da
norme internazionali; perciò, non sono delinquenti, fino a prova contraria, e non tocca
neppure al Comune stabilirlo, bensì alle forze di Polizia e all'Autorità competente.
Apprezzo altresì lo sforzo dell'Assessorato, nel tentativo di offrire sistemazione con i
pochi soldi che abbiamo visto essere a disposizione e che, purtroppo, mi risulta debbano
terminare in gran parte per la fine del corrente anno, quindi, l'ottimo sforzo per poter
perlomeno sistemare quelle 200-300 persone aventi diritto, che - ripeto - sono rifugiati
politici o richiedenti asilo e per questo soggette alle norme nazionali di tutela.
Dato che c'è una lista d'attesa di circa 300 persone e che 300 persone sono state
sistemate, mi domando che cosa farà il Governo dopo il 2008 e quali finanziamenti
potrà inviare alla nostra Città ed alle altre Città che hanno dato la propria disponibilità.
Che cosa accadrà se non riuscirà a mantenere almeno gli stessi livelli di finanziamento?
Seicento rifugiati politici, tutelati dalle leggi internazionali e nazionali, saranno senza
dimora e si troveranno ad essere completamente spaesati nella nostra città; circa l'8%
degli abitanti della nostra città non avrà un'accoglienza e non avrà una dimora.
Porre rimedio con dei finanziamenti dipende esclusivamente dalla volontà del Ministero
degli Interni e mi auguro che la sensibilità del Governo sia tale da poter dare asilo a
queste persone e rinnovare i finanziamenti, altrimenti si creeranno situazioni di attrito
che molti vogliono fomentare e che vedo con molta preoccupazione, perché potrebbero
degenerare in atti illegali sia da parte dei cittadini torinesi sia da parte di coloro che
momentaneamente sono ospitati da questa Città.
Concludo complimentandomi per l'azione di tutela di queste persone deboli, il cui status
è riconosciuto dalle leggi nazionali ed internazionali; mi auguro che al più presto cessi
questa azione di non considerazione di situazioni umanitarie molto gravi che potrebbe
causare una situazione di illegalità.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Angeleri.

ANGELERI Antonello
Non sarei voluto intervenire su questa iniziativa - che, peraltro, condivido - di Alleanza
Nazionale, però ascoltando la risposta dell'Assessore Borgione mi sono ricordato di
un'interpellanza che presentai lo scorso anno, in data 3 settembre, che riguardava il
futuro dell'ex asilo Principe di Napoli. A distanza di più di un anno, questo ex asilo
risulta essere ancora occupato e, secondo quanto appena detto dall'Assessore, i fini a cui
sarà destinato sono cambiati rispetto ad un anno fa (a questo punto, vorrei capire se
questo Consiglio Comunale sia un bar dove si chiacchiera liberamente, oppure un luogo
nel quale si prendono impegni di una certa serietà; purtroppo, ho già riscontrato più
volte che probabilmente la prima ipotesi è più corrispondente alla realtà!).
La mia interpellanza chiedeva conto della destinazione e del possibile sgombero di Via
Alessandria, che era in una situazione di degrado riscontrata non solo in un mio
sopralluogo, ma anche dalle testimonianze della cittadinanza che sappiamo come vive
quella situazione. Veniva anche segnalato che l'associazione Fratia aveva proposto di
ristrutturare a proprie spese quella struttura. Ricordo che questa è forse la più grande
associazione di rumeni presente in città e dato che i rumeni presenti mi pare siano circa
70.000, penso che un ragionamento… (INTERVENTO FUORI MICROFONO). No,
Sindaco, le posso garantire che tra ufficiali e non ufficiali sono 70.000. Faccia le dovute
verifiche con i suoi Assessori, ma anche se fossero la metà, penso che un'associazione
che rappresenta 35.000 persone e si occupa della loro integrazione all'interno della città,
meriti rispetto, tanto più se questa associazione ha fatto una proposta per ristrutturare
questi locali e, soprattutto, vi è stato un accordo con la Città.
Nella proposta avanzata veniva garantito l'utilizzo del futuro edificio ristrutturato per le
attività dell'associazione, assicurando una fruizione improntata al sociale ed in accordo
con il territorio e la Circoscrizione.
La risposta dell'Assessore Curti a questa interpellanza fu: "Siamo all'inizio di ottobre,
entro la fine del mese sgombereremo l'ex asilo di Via Alessandria e consegneremo
all'associazione questi locali, perché la proposta ci sembra una proposta interessante per
la Città, in quanto è una proposta a costo zero".
L'opposizione non strumentalizza queste cose: tre mesi fa mi sono permesso di
ripresentare un'interpellanza e stiamo aspettando che venga discussa in Aula; oggi,
l'Assessore Borgione, nel suo intervento, ha detto che la destinazione di questa struttura
è totalmente diversa rispetto ad un anno fa e allora vorrei capire se quanto dichiarato a
verbale in quest'Aula un anno fa dall'Assessore Curti abbia ancora valore, oppure se la
destinazione d'uso nel frattempo sia cambiata, ma in questo caso vorrei che il Consiglio
Comunale ne fosse informato.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola, per la replica, al Sindaco.

SINDACO
Vorrei dire che facciamo sempre molto volentieri le comunicazioni, però mi permetterei
di dire che bisognerebbe reciprocamente dare una certa affidabilità a quello che
diciamo, altrimenti le comunicazioni diventano inutili.
L'Assessore Borgione ha risposto molto nettamente alla richiesta di comunicazioni,
perché ha detto che, essendo proprietà privata, non possiamo ordinarne lo sgombero,
perché, magari, il proprietario desidera che la situazione rimanga invariata; inoltre, ci
siamo preoccupati di chiedere alla Questura un intervento teso ad identificare le persone
che occupano questa struttura al fine di capire se rientrino tra coloro che hanno i titoli
per richiedere asilo, se ne abbiano già fatto domanda e quale sia il contesto ambientale
in cui poter suggerire interventi. Quindi, abbiamo fatto pienamente il nostro dovere
entro i limiti concessi, perché non siamo onnipotenti.
L'Assessore ha voluto fare anche una disamina su come stiamo affrontando il problema
dei rifugiati e dei richiedenti asilo, perché riteniamo che nei prossimi mesi questo
problema rischia di diventare, non dico un'emergenza, perché uso malvolentieri questa
parola, ma un problema molto serio e ci interessava mettere il Consiglio di fronte a
questa situazione.
Non nascondiamoci dietro un dito: il Governo, per colpe sue o perché non è in grado o
perché non può - non lo so -, come ha ammesso sabato mattina il Ministro Maroni di
fronte all'assemblea di Saint Vincent, non è in grado di far rispettare l'accordo con la
Libia.
Non voglio fare battute, però, mentre l'accordo con la Libia sembra funzionare per
Unicredit, non mi pare funzioni per quel che riguarda il controllo dei flussi di
clandestini. Infatti (e sono parole del Ministro Maroni, non mie), nell'estate 2008,
rispetto all'estate precedente, sono raddoppiati gli sbarchi sulle coste siciliane.
Si deve arrestare questa spinta dall'origine, come si è fatto a suo tempo, ad esempio, con
l'Albania, facendo degli accordi di reciproco riconoscimento e riammissione che hanno
permesso i pattugliamenti al limite delle acque territoriali albanesi (in questo caso,
sarebbero quelle libiche) e arginando questo fenomeno attraverso una politica di
governo dei flussi dell'immigrazione. Se non si agisce così, rischiamo di intervenire
sempre e soltanto a valle e, inevitabilmente, al di là delle volontà politiche, di essere
solo in grado di rincorrere i fenomeni.
In questo caso, trattandosi di richiedenti asilo e rifugiati, sono persone che hanno diritto,
per ragioni internazionali riconosciute dalle leggi nazionali, ad essere accolti, assistiti,
tutelati e, quindi, non possiamo fare altro (e lo facciamo volentieri) che andare in questa
direzione.
La seconda questione che pongo al Governo (ed ha fatto bene l'Assessore Borgione ad
illustrare la situazione) è molto semplice: noi, dal governo di centrosinistra, abbiamo
ottenuto, grazie agli sforzi e al lavoro fatto dall'Assessore (e in parte anche dal
sottoscritto), 300.000 Euro e 100.000 Euro per l'emergenza freddo (quindi, 400.000
Euro) e, in più, un impegno a verificare un protocollo, come era stato fatto a Milano e a
Roma, in cui far rientrare (con un'ipotesi in parte diversa da quella dell'assegnazione ad
un'associazione) anche l'asilo di Via Alessandria, proprio per finalizzarlo
all'accoglienza dei profughi e dei richiedenti asilo.
Siamo in attesa, ma questo è un compito dello Stato nazionale, non dei Comuni, delle
Province o delle Regioni; quindi, non nascondiamoci dietro ad un dito.
Per quanto riguarda i luoghi di nostra competenza, non appena si sono verificati i fatti,
abbiamo chiesto per iscritto al Questore e al Prefetto di intervenire per sgomberare e ciò
è avvenuto.
Per quanto riguarda Via Paganini, stiamo parlando della stessa categoria di persone,
tanto è vero che è stata inserita in un progetto di housing sociale finalizzato alla
ristrutturazione, proprio per dare, in maniera diversa da quella prevista dal protocollo,
una risposta ai richiedenti asilo. L'abbiamo fatto diventare un progetto. (INTERVENTO
FUORI MICROFONO). È nato dall'occupazione di persone che avevano diritto ad
un'assistenza.
A proposito di questi fenomeni, ci deve essere da parte del Governo la volontà di
intervenire e non lo dico per fare propaganda, ma perché non ho avuto risposte dal
Ministro Maroni, o, meglio, la risposta è che ci sono delle difficoltà a far funzionare
l'accordo con la Libia. Credo che questo debba essere un impegno, perché, se non si
interviene a monte, qui possiamo fare tutte le polemiche possibili per ottenere un titolo
su un giornale, ma non si riuscirà a risolvere il problema del controllo
dell'immigrazione clandestina e del giusto aiuto ed assistenza che bisogna fornire a chi
fugge da situazioni di tirannia, guerra e dittatura.
Credo che il senso di questa nostra comunicazione sia di chiarire quello che stiamo
facendo e richiamare il Governo ad un impegno fattivo su questo terreno.
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