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CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Come deciso in Conferenza dei Capigruppo, diamo corso alle comunicazioni del Sindaco e della Giunta - nello specifico, dell'Assessore Borgione - in merito ad una richiesta avanzata dal Consigliere Ravello che ha come oggetto: "Per sapere dal Sindaco se lui abbia contezza delle ragioni per cui a distanza di una settimana dalla sua occupazione non sia ancora stata sgomberata l'ex clinica San Paolo e per conoscere se vi sia un progetto per il recupero dei locali a fini di utilità sociale". Risponde a questa richiesta l'Assessore Borgione. Al termine dell'intervento dell'Assessore, ogni Gruppo avrà a disposizione cinque minuti, per intervenire. La parola all'Assessore Borgione. BORGIONE Marco (Assessore) Cerco di fornire aggiornamenti sulla situazione che ha visto nel weekend dell'11 e 12 ottobre, l'occupazione di una struttura privata, una ex clinica convenzionata in Corso Peschiera, da parte di un gruppo, come abbiamo appreso dalle informazioni giornalistiche, di etnia somala. Durante i primi giorni di occupazione, gli occupanti erano una ottantina. L'ex clinica San Paolo di Corso Peschiera è una struttura privata; mi pare che la Digos o, comunque, le Forze dell'Ordine, siano risaliti alla proprietà e l'abbiano contattata. La stessa ha sporto denuncia e ha formalmente richiesto lo sgombero della struttura. Questa situazione si è verificata in un periodo, temporalmente, abbastanza particolare - perché c'erano stati, nei giorni precedenti, alcuni contatti con l'Amministrazione e l'Ufficio Stranieri, da parte della comunità somala che lamentava, o meglio, che segnalava al nostro Ufficio Stranieri, la presenza di un numero significativo di cittadini somali sul nostro territorio cittadino. Ciò che aveva allarmato il nostro ufficio non era tanto la presenza già effettiva sul territorio, quanto quella preannunciata. L'evoluzione ha avuto degli sviluppi nella scorsa settimana, cioè il numero degli occupanti originari è praticamente quasi raddoppiato - queste informazioni le abbiamo ricevute dalla Digos - e non si tratta solo di cittadini somali, ma anche di cittadini che arrivano da altre parti dell'Africa, come il Darfur. La situazione sembra in continua evoluzione, anche perché la palazzina ha dimensioni significativamente rilevanti. Oggi c'è un curatore fallimentare, ma fino a qualche anno fa è stata una struttura sanitaria attrezzata, quindi al suo interno è predisposta per l'accoglienza. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Si presta all'ospitalità, perché ci sono ancora stanze con letti e dei servizi igienici. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). In questo senso, si presta all'accoglienza. La situazione preoccupa l'Amministrazione anche per questo regolare aumento significativo di presenze sul nostro territorio. Non sono stati presi contatti particolari con l'Amministrazione, la quale, però, ha chiesto al Questore di conoscere gli occupanti, anche per verificare se erano già stati beneficiari di misure di protezione del sistema di protezione e se erano "in più", oppure erano un "di cui" delle nostre liste di attesa - delle quali vi parlerò fra poco. Siamo, comunque, in attesa che la Questura fornisca, se in suo possesso, i dati sugli occupanti. La situazione della città di Torino però, al di là della singola occupazione della Clinica San Paolo di Corso Peschiera, ha dei connotati che devono, comunque, far riflettere, rispetto anche ad un fenomeno che registra sbarchi in aumento: raddoppiati in questi primi 9-10 mesi dell'anno, se non addirittura rispetto ai 12 mesi dell'anno scorso. Le misure approntate dall'Amministrazione, in prevalenza con fondi ministeriali, portano, oggi - dopo tutti gli sforzi portati avanti dall'Amministrazione e dalla Prefettura -, a 219 accoglienze giornaliere nella città. Di queste, non abbiamo nessuna garanzia e certezza per il futuro. Oggi siamo in grado di organizzare e di approntare 219 accoglienze quotidiane (per coloro che hanno un permesso umanitario o sono richiedenti asilo o profughi), articolato su una serie di interventi che prevedono dei finanziamenti ad hoc. Brevemente, per conoscenza dell'Aula, abbiamo il progetto Hopeland, che attinge ai fondi del Sistema di Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR) che, in Piemonte, prevede solo 4 Comuni pronti alle accoglienze: Torino, Ivrea, Chiesa Nuova e Alice Bel Colle, in provincia di Alessandria. Abbiamo, in convenzione con lo SPRAR - con un progetto della durata di un anno, quindi scadrà a dicembre 2008 -, 50 posti di accoglienza: 35 per uomini e 15 per donne. Inoltre, abbiamo 38 posti finanziati con i Fondi LIRE, progetto UNRA, che garantiamo fino a dicembre 2008. Sappiamo già che i contributi non saranno più rinnovati, per esaurimento del fondo. Grazie al lavoro del Sindaco e in collaborazione con il mio Assessorato eravamo riusciti, l'anno scorso, ad ottenere, tramite la Prefettura, dei fondi straordinari: 300.000 Euro più 100.000 Euro, che abbiamo destinato ad accoglienze particolari. Con i 300.000 Euro, abbiamo approntato 66 posti in più, ma non abbiamo notizie dal Ministero se questi fondi verranno riproposti anche per il 2009. Con i 100 mila Euro siamo riusciti ad approntare 20 posti relativi al rifugio diffuso e anche per questo progetto non abbiamo più avuto informazioni dal Ministero degli Interni rispetto alla sua continuazione. Rimangono 25 posti, che vengono finanziati direttamente dal Comune a "Casa del Mondo Unito" e 20 posti, sempre finanziati dal Comune, ottenuti ogni anno dal volontariato. Il Consiglio Comunale Tenga conto che da luglio di quest'anno è stata avviata l'attività della Commissione Territoriale, presieduta dal Prefetto Poli, voluta dal Governo per esaminare le domande di coloro che richiedono lo status di rifugiati o richiedenti asilo. Questo è un elemento sicuramente positivo, perché evita viaggi lunghissimi verso Milano, sede della Commissione di riferimento per il Piemonte. Dall'altro canto, presta una forma di attrazione naturale per coloro che devono recarsi alla Commissione Territoriale, che arrivano in città e, poi, vi si fermano. Il secondo elemento legato al rapporto con il Ministero degli Interni è la non certezza dei fondi, in quanto sappiamo che fino al 31/12 sono finanziati 219 posti, ma, paradossalmente, il 1° gennaio potrebbe non esserci più il finanziamento. Così come il precedente Governo di centrosinistra aveva già siglato con almeno due grandi città, Roma e Milano, abbiamo proposto anche noi una bozza di protocollo, per aumentare i posti in convenzione per l'accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati, oltre che la messa a disposizione di alcune strutture di proprietà comunale, per la ristrutturazione con fondi ministeriali. Gli immobili proposti al Ministero nella bozza di protocollo erano due: l'asilo occupato di Via Alessandria e una struttura dell'ex Nebiolo, situata in Via Bologna. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). No. L'Ex fabbrica Nebiolo era in Via Bologna-Corso Novara; è di fronte al TOROC: un basso fabbricato di proprietà del Comune. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Di fianco al Casellario Giudiziario. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). È lo stesso corpo, la stessa manica adiacente al Casellario Giudiziario. All'interno di quel protocollo (del quale, però, non abbiamo ancora avuto risposta rispetto al gradimento del Ministero), chiedevamo il potenziamento in accoglienza e la messa a disposizione di strutture per la ristrutturazione. Terminerei con il dato di venerdì scorso, rispetto alla lista d'attesa che mi pare significativa. Con gli 86 posti in più che abbiamo approntato l'anno scorso grazie ai fondi straordinari (che verranno, se non c'è il rinnovo, a mancare), abbiamo già oggi 286 richieste di inserimento nel sistema di protezione dei rifugiati e 50 di richiedenti asilo. Quindi, ci sono 336 persone che attendono che si liberi un posto - ne hanno assolutamente diritto - per l'inserimento nei percorsi che l'Amministrazione ha approntato. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Ravello. RAVELLO Roberto Sergio Il nostro interesse non era tanto quello di conoscere lo stato delle politiche di sostegno ai rifugiati e richiedenti asilo attuate dall'Amministrazione, né sapere che fine avessero fatto quei fondi ministeriali utilizzati per i progetti di rifugio diffuso. Più che altro, ci premeva capire se questa Amministrazione avesse intenzione di muovere un dito per riportare ad uno stato di civiltà una situazione che, oggi, all'interno di un quartiere molto popoloso, rappresenta, al contrario, uno stato di profondo degrado. Sono molto preoccupato per il fatto che lei abbia confermato quanto dichiarato di recente su qualche mezzo di stampa, cioè che, dagli ottanta occupanti iniziali, il numero sia raddoppiato e che la tendenza sia all'aumento. Al di là del fatto che la struttura si possa prestare ad essere occupata (anche casa mia si presta all'occupazione, ma mi aspetto che nessuno mi butti giù la porta e venga a dormire sul divano del mio salotto), credo che un ragionamento che parte dal principio che una struttura si presta all'occupazione non abbia le necessarie caratteristiche per stare in piedi. Qualunque struttura si presta all'occupazione; abbiamo visto che anche la Sala Carpanini, un anno fa, si è prestata all'occupazione, tra l'altro per la stessa ragione che ha portato all'occupazione dell'ex clinica San Paolo. Il problema, a mio avviso, è un altro. Infatti, mi chiedo perché Torino sia diventata una città attraente per orde di sedicenti rifugiati, che, organizzati dai centri sociali, vanno a fare danni, commettere illeciti, occupare strutture pubbliche o private. Mi creda, Assessore, non è che io veda centri sociali dappertutto; io leggo e, purtroppo, conosco la realtà. In un sito, che, insomma, per noi è una fonte di ispirazione inesauribile, c'è un reportage molto dettagliato sull'occupazione dell'ex clinica San Paolo e leggo: "Anche questa volta, come successo in passato, è stato il Comitato in solidarietà con profughi e migranti, all'interno del quale sono presenti i centri sociali di Askatasuna, Gabrio e individualità sensibili, a dare una mano agli immigrati che hanno posto loro il problema, vista anche l'ottima esperienza di Via Bologna.". Questo significa che, se da un lato c'è qualcuno che cavalca e, molto spesso, strumentalizza a fini politici un dramma, dall'altra parte c'è un'Amministrazione che si rende particolarmente disponibile a trattare con gli organizzatori e chi strumentalizza una tragedia, che, in questo caso, sono i centri sociali. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Questa volta, non è colpa del Governo; ricordo che quando sono state occupate altre realtà di questa città, al Governo c'era un altro signore, che non si chiamava Berlusconi, ma Prodi, se non sbaglio, che conduceva politiche, a mio avviso, inqualificabili, che hanno dato risultati che, poi, sono stati sotto gli occhi di tutti e dei cittadini torinesi, che hanno visto, di qua e di là, palazzine occupate da povera gente (perché molto spesso si tratta di povera gente) che si dichiarava rifugiata. A tal proposito, chiedo: che cosa ha fatto l'Amministrazione per verificare la sussistenza dei requisiti per ottenere lo status di rifugiati? Qualcuno dell'Amministrazione Comunale di Torino, territorio all'interno del quale si è verificato il fatto, è andato a verificare che questi signori avessero i documenti di identità? È andato a verificare che queste persone fossero davvero rifugiate, oppure, al contrario, fossero semplici poveri senza tetto? Vedo una certa qual partecipazione da parte di questa Giunta nel sostenere politiche di sostegno al rifugio, quando, dall'altro lato, vi sono all'incirca 10.000 famiglie in lista di attesa per un alloggio di Edilizia Residenziale Pubblica! A mio avviso, non è accettabile osservare (e parlo da semplice contribuente, quindi mettendomi al livello di qualunque altro cittadino torinese) che l'Amministrazione si muove a velocità diverse, a seconda del fatto che a cavalcare una protesta o una proposta siano i centri sociali piuttosto che no. Devo ricordare che, in più di un'occasione, per il solo fatto che un'istanza vi è stata sottoposta dai vostri amici di Askatasuna e Gabrio, voi l'abbiate raccolta e, ancora peggio, finanziata! Assessore, ha la memoria corta, perché questo è accaduto solo a dicembre dell'anno scorso: ci hanno occupato una Sala del Comune per un'intera giornata e, successivamente, voi avete destinato dei fondi ministeriali per sostenere il progetto portato quel giorno in Commissione dai centri sociali, da persone ben note, alcune delle quali, tra l'altro, pluripregiudicate; l'avete attuato e avete finanziato progetti di sostegno a rifugio diffuso. Questo successivamente all'occupazione di una sala del Comune! Peccato che giustamente vengano respinte le istanze di quelle famiglie che occupano l'Assessorato alla Casa dell'Assessore Tricarico, per chiedere semplicemente un alloggio e si vedano ripetutamente e costantemente chiusa loro la porta in faccia. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Carossa. CAROSSA Mario Avevo presentato un'interpellanza, e l'ho chiamata anche in risposta per il lunedì successivo, ma, a questo punto, non so se verrà mantenuta nell'ordine del giorno, anche perché io ero rimasto che lo scorso lunedì lei aveva liquidato molto sbrigativamente la richiesta di comunicazioni, presentata da me e dal Consigliere Ravello, dicendo che era un fabbricato privato (quindi, in pratica, non le interessava nulla), dimenticando però che, come diceva giustamente il Consigliere Ravello, si trova in un quartiere assolutamente popoloso e popolato, e che, quindi, un'occupazione del genere poteva creare alcuni problemi, come effettivamente sta avvenendo. Discuteremo in seguito che cosa dovrò fare di questa mia interpellanza e discuteremo successivamente in un'altra Conferenza dei Capigruppo delle modalità di decisione se concedere o meno la parola agli Assessori o al Sindaco, cioè se spetti al Capogruppo Giorgis decidere se ci debbano essere le comunicazioni o se, invece, spetti a qualcun altro deciderlo, perché questo, oggi, mi è sfuggito, ma ne parleremo alla prossima riunione dei Capigruppo. Il Consigliere Ravello, oggi, aveva chiesto le comunicazioni non certo - e lo ribadisco - per chiedere che cosa ne fate dei soldi che vi arrivano dallo Stato (pochi o tanti che siano) o che cosa fate della politica (errata o giusta, non lo so) dell'accoglienza nella città. Chiedeva conto di una certa occupazione, perché lì, comunque, è stato commesso un reato. Poi, voi naturalmente deviate bellamente e non rispondete su questo, salvo che il Sindaco, poi, quando nessuno potrà replicare, faccia il suo comizio, e noi potremmo rispondere soltanto interrompendolo ad alta voce andando fuori dal Regolamento. Di necessità virtù; vedremo che cosa fare. Mi chiedo, però, Assessore, molto seriamente, sapete che cosa state facendo voi del Comune? Allora, leggo una lettera che il 4 aprile di quest'anno l'architetto Franco D'Agnolo Vallan scrive, in risposta ad una interpellanza di un Consigliere di Circoscrizione 3 della Lega Nord, nella quale si chiedeva conto dell'abbandono di questo fabbricato (la casa di cura non era occupata). L'architetto, anche in risposta ad un articolo apparso su un quotidiano cittadino, risponde: "In qualità di progettista della ristrutturazione della casa di cura in oggetto, confermo quanto segue: la pratica è stata inoltrata al Comune di Torino, all'Assessorato Regionale alla Sanità, ASL competente e al Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco nel novembre del 2000. Il Comune di Torino ha espresso la propria disponibilità a rilasciare il permesso di costruire condizionato all'approvazione del progetto dalla parte della direzione programmazione sanitaria. L'Ufficio medesimo ha espresso parere favorevole al progetto di ristrutturazione nel settembre del 2002. La conclusione della pratica, con la definizione delle categorie nosologiche autorizzate, sembra oggi avviata a soluzione (4 aprile 2008). In questi anni d'immobilismo burocratico - non lo scrivo io, quale appartenente al Gruppo Lega Nord, ma lo scrive questo professionista -, gli interventi di protezione dell'immobile sono stati molteplici, onerosi e spesso inutili, per le reiterate pressioni di malintenzionati. Architetto...". Quindi, non venite a dirmi che non sapete "chi siano i proprietari... che hanno dovuto cercare...", perché basta chiedere al braccio sinistro, o viceversa, che cosa stia facendo, visto che esiste un progetto presentato, nonché tutto un iter in corso da anni per fare di questo un centro ospedaliero, quantomeno di cura e quant'altro. La risposta fornita dall'Assessore mi lascia davvero perplesso, perché, o questo signore è un mitomane - e dovremmo verificarlo -, oppure terrò l'interpellanza per la discussione e vedremo, poiché voglio veramente capire quale sia effettivamente la situazione, per il bene della Città. Come dicevo prima, infatti, non bisogna prendere sottogamba quest'occupazione come fa lei, Presidente; quindi, per questo motivo ed anche per cercare di stimolare finalmente il Comune di Torino (come abbiamo fatto - ed è servito - in Via Cottolengo), sabato faremo un presidio davanti a questa palazzina occupata, sperando di riuscire nuovamente a stimolare, appunto, il Comune di Torino, il quale può chiedere al Prefetto e quant'altri di sgomberare la palazzina, pur trattandosi di un fabbricato privato. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Gallo Domenico. GALLO Domenico Devo dire che sono più preoccupato dello stato di salute di queste persone che delle affermazioni del Consigliere Ravello. Mi sarebbe piaciuto sentire dall'Assessore notizie sulle condizioni di salute e di vita, magari, di queste persone. Penso che, al di là di tutto ciò, ci troviamo a dover affrontare una questione innanzitutto umanitaria, e ciò che maggiormente m'interessa, nell'intervento del Consigliere Ravello (il quale parlava, con quasi certezza, di "orde di sedicenti rifugiati"), è capire quali informazioni possa avere sulle individualità, sulle persone all'interno di questo edificio occupato; peraltro, mi sarebbe piaciuto sentire anche cose sul piano umanitario, e il Collega Ravello non dovrebbe dimenticare che è proprio il suo Governo a gestire questo genere di problemi, lasciando i Comuni ad affrontare emergenze di questo tipo e di tali dimensioni, in condizioni di estrema difficoltà. Quindi, Consigliere Ravello, c'è un responsabile, ed è il suo Governo, il Governo di cui fa parte il suo Partito, che, dal mio punto di vista, su queste vicende sta scherzando seriamente col fuoco, molte volte, aizzando - lo dico con molta franchezza - la popolazione sui temi dei gruppi etnici e dell'immigrazione. Credo che le comunicazioni debbano essere rivolte al Governo nazionale, che ha delle responsabilità, perché noi, invece, che cosa dovremmo fare? Forse, dovremmo ordinare lo sgombero su un locale di proprietà privata, o meglio, il Consigliere Ravello vorrebbe che il Sindaco ordinasse lo sgombero? Altrimenti, non ho capito il senso delle comunicazioni! Noi dovremmo ordinare lo sgombero, su un locale privato di un edificio privato di non so quale proprietario, dal momento che non so nemmeno chi sia; cioè, conosco l'ex clinica, ma non so chi sia il proprietario di quella realtà. Quindi, sono veramente stupito. Consigliere Ravello, la mia forza politica è una forza piccola, che non ha rappresentanti in Parlamento, però è finita l'epoca dei Partiti di lotta e di governo, e non solo per me, ma anche per il vostro Partito. Lei, peraltro, appartiene ad un Partito di Governo che sta gestendo l'economia, i processi sociali, le questioni della scuola e dell'immigrazione, dunque, si rivolga al suo Governo, che sta impoverendo le Città, tagliando fondi e dimostrandosi negligente e inadempiente su temi di una simile portata! Veramente, la invito a riflettere anche quando fa le comunicazioni, e se lei si fosse interessato delle condizioni fisiche e di salute di queste persone, rifugiati o meno, l'avrei apprezzato. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Lonero. LONERO Giuseppe Intervengo per riportare la discussione nei canoni della serietà, dopo il comizio del Consigliere Gallo, rivolgendo una domanda all'Assessore e al Sindaco e, precisamente, vorrei sapere quanti siano gli immobili non occupati, di proprietà pubblica e/o privata, sul territorio comunale di Torino, e anche quante le famiglie disperate alla ricerca di una casa che possano economicamente permettersi. La domanda è finalizzata a capire quale sarebbe l'atteggiamento dell'Amministrazione, se queste migliaia di famiglie disperate (che vivono, appunto, nella città di Torino), in cerca di un tetto, decidessero di coalizzarsi e di andare ad occupare arbitrariamente tutti gli immobili vuoti esistenti nella città di Torino, siano essi di proprietà pubblica o privata: forse, girerebbero la testa dall'altra parte, come stanno facendo in questo caso? CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Zanolini. ZANOLINI Carlo Innanzitutto, ringrazio i Consiglieri che hanno presentato quest'interpellanza, poiché ha permesso di chiarire alcune situazioni che, altrimenti, sarebbero probabilmente passate anche al di sopra della mia testa e della mia considerazione. Non mi ero reso conto di questa situazione seria, che non è altro che il risultato di una situazione altrettanto seria, dovuta a cause varie, che l'Assessore ha illustrato in quest'Aula. Vorrei limitarmi ai fatti; perciò, stando a quanto dichiarato, mi consta che si sia trattato dell'occupazione di un edificio privato - quindi, non pubblico -, da parte di richiedenti asilo e rifugiati. Ciò ha causato la reazione del proprietario, il quale ha denunciato il fatto all'Autorità competente, la quale - sia chiaro - non è comunale, bensì nazionale o regionale o di Pubblica Sicurezza; perciò, stento a capire quale possa essere il ruolo del Comune nell'influire, in qualche modo, in tale occupazione. Questo è un problema di ordine pubblico che dev'essere risolto a più alti livelli; si tratta di un'operazione che dev'essere risolta da Polizia e Carabinieri, cioè dalle forze dell'ordine, le quali non dipendono dal Sindaco, bensì dal Ministero competente, nella fattispecie, dal Ministero dell'Interno. Siccome questi sono i fatti, non capisco proprio che cosa c'entri il Comune; semmai, a quest'ultimo compete tutto ciò che aveva illustrato molto bene l'Assessore Borgione. Il Comune sta cercando, invece, di fare una politica di integrazione e interazione con queste persone, le quali - ripeto - sono richiedenti asilo e rifugiati, quindi tutelate da norme internazionali; perciò, non sono delinquenti, fino a prova contraria, e non tocca neppure al Comune stabilirlo, bensì alle forze di Polizia e all'Autorità competente. Apprezzo altresì lo sforzo dell'Assessorato, nel tentativo di offrire sistemazione con i pochi soldi che abbiamo visto essere a disposizione e che, purtroppo, mi risulta debbano terminare in gran parte per la fine del corrente anno, quindi, l'ottimo sforzo per poter perlomeno sistemare quelle 200-300 persone aventi diritto, che - ripeto - sono rifugiati politici o richiedenti asilo e per questo soggette alle norme nazionali di tutela. Dato che c'è una lista d'attesa di circa 300 persone e che 300 persone sono state sistemate, mi domando che cosa farà il Governo dopo il 2008 e quali finanziamenti potrà inviare alla nostra Città ed alle altre Città che hanno dato la propria disponibilità. Che cosa accadrà se non riuscirà a mantenere almeno gli stessi livelli di finanziamento? Seicento rifugiati politici, tutelati dalle leggi internazionali e nazionali, saranno senza dimora e si troveranno ad essere completamente spaesati nella nostra città; circa l'8% degli abitanti della nostra città non avrà un'accoglienza e non avrà una dimora. Porre rimedio con dei finanziamenti dipende esclusivamente dalla volontà del Ministero degli Interni e mi auguro che la sensibilità del Governo sia tale da poter dare asilo a queste persone e rinnovare i finanziamenti, altrimenti si creeranno situazioni di attrito che molti vogliono fomentare e che vedo con molta preoccupazione, perché potrebbero degenerare in atti illegali sia da parte dei cittadini torinesi sia da parte di coloro che momentaneamente sono ospitati da questa Città. Concludo complimentandomi per l'azione di tutela di queste persone deboli, il cui status è riconosciuto dalle leggi nazionali ed internazionali; mi auguro che al più presto cessi questa azione di non considerazione di situazioni umanitarie molto gravi che potrebbe causare una situazione di illegalità. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Angeleri. ANGELERI Antonello Non sarei voluto intervenire su questa iniziativa - che, peraltro, condivido - di Alleanza Nazionale, però ascoltando la risposta dell'Assessore Borgione mi sono ricordato di un'interpellanza che presentai lo scorso anno, in data 3 settembre, che riguardava il futuro dell'ex asilo Principe di Napoli. A distanza di più di un anno, questo ex asilo risulta essere ancora occupato e, secondo quanto appena detto dall'Assessore, i fini a cui sarà destinato sono cambiati rispetto ad un anno fa (a questo punto, vorrei capire se questo Consiglio Comunale sia un bar dove si chiacchiera liberamente, oppure un luogo nel quale si prendono impegni di una certa serietà; purtroppo, ho già riscontrato più volte che probabilmente la prima ipotesi è più corrispondente alla realtà!). La mia interpellanza chiedeva conto della destinazione e del possibile sgombero di Via Alessandria, che era in una situazione di degrado riscontrata non solo in un mio sopralluogo, ma anche dalle testimonianze della cittadinanza che sappiamo come vive quella situazione. Veniva anche segnalato che l'associazione Fratia aveva proposto di ristrutturare a proprie spese quella struttura. Ricordo che questa è forse la più grande associazione di rumeni presente in città e dato che i rumeni presenti mi pare siano circa 70.000, penso che un ragionamento… (INTERVENTO FUORI MICROFONO). No, Sindaco, le posso garantire che tra ufficiali e non ufficiali sono 70.000. Faccia le dovute verifiche con i suoi Assessori, ma anche se fossero la metà, penso che un'associazione che rappresenta 35.000 persone e si occupa della loro integrazione all'interno della città, meriti rispetto, tanto più se questa associazione ha fatto una proposta per ristrutturare questi locali e, soprattutto, vi è stato un accordo con la Città. Nella proposta avanzata veniva garantito l'utilizzo del futuro edificio ristrutturato per le attività dell'associazione, assicurando una fruizione improntata al sociale ed in accordo con il territorio e la Circoscrizione. La risposta dell'Assessore Curti a questa interpellanza fu: "Siamo all'inizio di ottobre, entro la fine del mese sgombereremo l'ex asilo di Via Alessandria e consegneremo all'associazione questi locali, perché la proposta ci sembra una proposta interessante per la Città, in quanto è una proposta a costo zero". L'opposizione non strumentalizza queste cose: tre mesi fa mi sono permesso di ripresentare un'interpellanza e stiamo aspettando che venga discussa in Aula; oggi, l'Assessore Borgione, nel suo intervento, ha detto che la destinazione di questa struttura è totalmente diversa rispetto ad un anno fa e allora vorrei capire se quanto dichiarato a verbale in quest'Aula un anno fa dall'Assessore Curti abbia ancora valore, oppure se la destinazione d'uso nel frattempo sia cambiata, ma in questo caso vorrei che il Consiglio Comunale ne fosse informato. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola, per la replica, al Sindaco. SINDACO Vorrei dire che facciamo sempre molto volentieri le comunicazioni, però mi permetterei di dire che bisognerebbe reciprocamente dare una certa affidabilità a quello che diciamo, altrimenti le comunicazioni diventano inutili. L'Assessore Borgione ha risposto molto nettamente alla richiesta di comunicazioni, perché ha detto che, essendo proprietà privata, non possiamo ordinarne lo sgombero, perché, magari, il proprietario desidera che la situazione rimanga invariata; inoltre, ci siamo preoccupati di chiedere alla Questura un intervento teso ad identificare le persone che occupano questa struttura al fine di capire se rientrino tra coloro che hanno i titoli per richiedere asilo, se ne abbiano già fatto domanda e quale sia il contesto ambientale in cui poter suggerire interventi. Quindi, abbiamo fatto pienamente il nostro dovere entro i limiti concessi, perché non siamo onnipotenti. L'Assessore ha voluto fare anche una disamina su come stiamo affrontando il problema dei rifugiati e dei richiedenti asilo, perché riteniamo che nei prossimi mesi questo problema rischia di diventare, non dico un'emergenza, perché uso malvolentieri questa parola, ma un problema molto serio e ci interessava mettere il Consiglio di fronte a questa situazione. Non nascondiamoci dietro un dito: il Governo, per colpe sue o perché non è in grado o perché non può - non lo so -, come ha ammesso sabato mattina il Ministro Maroni di fronte all'assemblea di Saint Vincent, non è in grado di far rispettare l'accordo con la Libia. Non voglio fare battute, però, mentre l'accordo con la Libia sembra funzionare per Unicredit, non mi pare funzioni per quel che riguarda il controllo dei flussi di clandestini. Infatti (e sono parole del Ministro Maroni, non mie), nell'estate 2008, rispetto all'estate precedente, sono raddoppiati gli sbarchi sulle coste siciliane. Si deve arrestare questa spinta dall'origine, come si è fatto a suo tempo, ad esempio, con l'Albania, facendo degli accordi di reciproco riconoscimento e riammissione che hanno permesso i pattugliamenti al limite delle acque territoriali albanesi (in questo caso, sarebbero quelle libiche) e arginando questo fenomeno attraverso una politica di governo dei flussi dell'immigrazione. Se non si agisce così, rischiamo di intervenire sempre e soltanto a valle e, inevitabilmente, al di là delle volontà politiche, di essere solo in grado di rincorrere i fenomeni. In questo caso, trattandosi di richiedenti asilo e rifugiati, sono persone che hanno diritto, per ragioni internazionali riconosciute dalle leggi nazionali, ad essere accolti, assistiti, tutelati e, quindi, non possiamo fare altro (e lo facciamo volentieri) che andare in questa direzione. La seconda questione che pongo al Governo (ed ha fatto bene l'Assessore Borgione ad illustrare la situazione) è molto semplice: noi, dal governo di centrosinistra, abbiamo ottenuto, grazie agli sforzi e al lavoro fatto dall'Assessore (e in parte anche dal sottoscritto), 300.000 Euro e 100.000 Euro per l'emergenza freddo (quindi, 400.000 Euro) e, in più, un impegno a verificare un protocollo, come era stato fatto a Milano e a Roma, in cui far rientrare (con un'ipotesi in parte diversa da quella dell'assegnazione ad un'associazione) anche l'asilo di Via Alessandria, proprio per finalizzarlo all'accoglienza dei profughi e dei richiedenti asilo. Siamo in attesa, ma questo è un compito dello Stato nazionale, non dei Comuni, delle Province o delle Regioni; quindi, non nascondiamoci dietro ad un dito. Per quanto riguarda i luoghi di nostra competenza, non appena si sono verificati i fatti, abbiamo chiesto per iscritto al Questore e al Prefetto di intervenire per sgomberare e ciò è avvenuto. Per quanto riguarda Via Paganini, stiamo parlando della stessa categoria di persone, tanto è vero che è stata inserita in un progetto di housing sociale finalizzato alla ristrutturazione, proprio per dare, in maniera diversa da quella prevista dal protocollo, una risposta ai richiedenti asilo. L'abbiamo fatto diventare un progetto. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). È nato dall'occupazione di persone che avevano diritto ad un'assistenza. A proposito di questi fenomeni, ci deve essere da parte del Governo la volontà di intervenire e non lo dico per fare propaganda, ma perché non ho avuto risposte dal Ministro Maroni, o, meglio, la risposta è che ci sono delle difficoltà a far funzionare l'accordo con la Libia. Credo che questo debba essere un impegno, perché, se non si interviene a monte, qui possiamo fare tutte le polemiche possibili per ottenere un titolo su un giornale, ma non si riuscirà a risolvere il problema del controllo dell'immigrazione clandestina e del giusto aiuto ed assistenza che bisogna fornire a chi fugge da situazioni di tirannia, guerra e dittatura. Credo che il senso di questa nostra comunicazione sia di chiarire quello che stiamo facendo e richiamare il Governo ad un impegno fattivo su questo terreno. |