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CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Abbiamo ricevuto alcune richieste di comunicazione (in ogni caso, il Sindaco aveva già preannunciato la sua intenzione di fare una comunicazione all'Aula) sulla vicenda relativa alla fusione IRIDE, Enìa e HERA, quindi, le richieste avanzate sia dai Consiglieri Goffi, Scanderebech e Cantore, sia dal Consigliere Ghiglia, sono state non solo accolte, ma, addirittura, già previste dal Sindaco stesso. È stata anche ricevuta una richiesta da parte del Consigliere Ghiglia in merito alle perdite subite in Borsa, nei giorni scorsi, dal titolo Dexia, ma di questo argomento verrà fatta ampia ed esauriente discussione in Commissione, non appena la Giunta avrà reperito le informazioni necessarie. Do la parola al Sindaco Chiamparino in merito alla vicenda legata alla fusione IRIDE, Enìa e HERA. SINDACO La mia comunicazione può essere molto rapida, perché riassumo i passaggi principali. È noto a tutti che, dal momento in cui si è concretizzata l'intesa che ha costituito IRIDE (cioè, la fusione di AMGA ed AEM), si è cominciato, sul piano politico generale, a parlare di altre fusioni. Com'è noto, vi è stata una lunga fase in cui ci sono stati dialoghi fra i responsabili aziendali, che coinvolgevano sia le emiliane HERA ed Enìa (soprattutto HERA), sia la romana ACEA. Dopo le elezioni, ACEA ha scelto un'altra strada (cioè l'accordo con i belgi, con cui era già in rapporto) e, dal punto di vista della fusione, il tavolo è rimasto aperto solo tra le due emiliane (Enìa ed HERA) ed ACEA. Questa è stata una fase di discussione generale, sulla quale chiunque avrebbe potuto e poteva intervenire a livello di opinione pubblica; intendo dire che è stata una fase in cui non è stato dato alcun particolare mandato al management e non c'è stato alcun particolare ritorno per gli azionisti. Non vi è stata alcuna esigenza di coinvolgimento del Consiglio Comunale, per la semplice ragione che ci trovavamo di fronte ad un dibattito politico-economico di tipo generale, in cui ognuno era libero di intervenire (come, effettivamente, molti hanno fatto). Si è, invece, aperta una fase più stringente con una data (il 26 maggio scorso) in cui il management delle tre società, sulla base di una lettera di intenti reciprocamente scambiata, ha deciso di aprire una trattativa in esclusiva, tutelata e garantita da un patto di riservatezza, che è formalmente, ancorché non perentoriamente, finita il 30 settembre. Dico "non perentoriamente" perché le trattative, che si svolte esclusivamente fra il management delle tre società, risultano ancora in corso. C'è stato anche un momento - se vi ricordate - in cui ho chiesto che vi fosse un incontro fra gli azionisti per effettuare una verifica sull'andamento della situazione e, soprattutto da parte soprattutto del Collega bolognese Cofferati (senza che dagli altri partner emiliani e romagnoli vi fossero segnali diversi), è emersa un'impostazione diversa, tesa ad affidare al management la responsabilità della gestione di questa fase di trattativa. Tutto questo è andato avanti in un lavoro fatto esclusivamente dal management, teso a lavorare sul piano della riorganizzazione aziendale, in vista di una possibile fusione, fino a circa 15 giorni fa, quando, esauriti i punti esclusivamente di competenza del management, vi è stata una richiesta di incontro con gli azionisti per chiedere un esplicito mandato ad entrare nella fase di trattativa. Vale a dire che il management, valutato che sul piano industriale e degli assetti organizzativi - che non vuol dire assetto di governo, né assetto societario -, cioè sul piano dell'organizzazione aziendale, vi fossero le condizioni favorevoli per potere fare il passaggio successivo, ha chiesto un incontro su cui avere un mandato. Questo mandato è pervenuto in forma congiunta dai due azionisti di maggioranza - il sottoscritto e la collega Vincenzi - il 13 settembre in un incontro a Genova ed è stato basato sostanzialmente su due punti. Innanzitutto, la definizione di un equilibrio fra i livelli di concambio raggiungibili, cioè il numero di azioni IRIDE da dare in cambio di un'azione HERA, ovviamente analogamente nei rapporti con ENIA. Quindi, un rapporto tra questo concambio e l'assetto di governo della società che, come condizioni minime, ha quello di garantire l'identità delle aziende che compongono i rispettivi gruppi che potrebbero confluire e, al tempo stesso, la valorizzazione dei territori in cui queste aziende sono inserite. Ovviamente, questa è la condizione minima. E' chiaro che, a seconda di come si definisca il rapporto di concambio più o meno favorevole agli uni o agli altri, questo può avere degli effetti sul piano dell'assetto di governo della società. Per capire meglio quello che voglio dire, pensate ai casi limite. Nel caso in cui l'assetto di governo della società fosse un assetto in cui comanda uno su tre, è evidente che quello si configurerebbe come un'acquisizione e, quindi, il rapporto di concambio dovrebbe essere molto più favorevole per gli acquisiti che non per gli acquirenti e viceversa. Si tratta di trovare un equilibrio fra queste due soluzioni. L'altro aspetto sul quale hanno avuto mandato è quello di definire un assetto societario, quindi di composizione azionaria della nuova società, aperto ad una forma di controllo pubblico che può diventare contendibile, quindi che può scendere sotto il 51%. Su questo il management ha trattato e si è arrivati ai giorni nostri. Quando è pervenuta la lettera della collega Vincenzi - su cui poi dirò, perché c'è una piccola novità formale -, non avevamo ancora avuto alcun ritorno da parte del management sullo stato della trattativa, che era la condizione ovvia per poter coinvolgere il Consiglio Comunale. Contrariamente, non si sarebbe capito bene su quali ipotesi coinvolgere il Consiglio Comunale, sia a livello di concambio, sia di assetto di governo della società, sia, tanto meno, di governo della società medesima; inoltre, né sarebbe proprio se, da parte mia, avanzassi oggi, qui pubblicamente, alcuni degli elementi che pure sono emersi in questa trattativa, ma che hanno senso solo se considerati nel loro insieme. Non ha senso dire che il livello di concambio potrebbe essere "x" o "y", perché quello acquista valore in rapporto all'assetto che ha la società; analogamente per il resto. Per cui, non c'è dubbio che il coinvolgimento del Consiglio Comunale sarà pieno, non appena vi sarà un'ipotesi da sottoporre, che potrà essere (come noi abbiamo chiesto esplicitamente al management) un'ipotesi che loro ritengono di possibile conclusione, oppure un'ipotesi con la quale ritengono non ci siano le condizioni per andare avanti. In entrambi i casi, è ovvio che ci vorrà un giudizio del Consiglio Comunale, che se è conforme a quello che esprimeremo noi come esecutivo della Città sarà conforme. Se non sarà conforme, prevarrà, ovviamente, quello del Consiglio Comunale. Fino a che non ci sarà un'ipotesi conclusiva è inutile portare altri elementi che, in una situazione che, come sapete meglio di me è già abbastanza turbolenta per conto suo, potrebbero solo aggiungere confusione e danno a quello che già c'è. La lettera della collega Vincenzi è una lettera alla quale ho risposto riservatamente, chiedendole un incontro. Mi ha risposto poco fa, dicendosi disposta all'incontro, ma anche confermando che la lettera non voleva essere una interruzione delle trattative, ma solo una sollecitazione al management, perché si definisse quell'ipotesi conclusiva, oppure non conclusiva, a seconda di quanto noi avevamo sollecitato nell'incontro di settembre. Quindi, da questo punto di vista, posso dire che alcune indiscrezioni emerse sui giornali, mi pare nella giornata di ieri, risultino confermate da questa lettera. Dato che nella richiesta, mi pare fatta dal Consigliere Cantore, si faceva riferimento ad alcuni passaggi di questa lettera, voglio precisare che è del tutto evidente - e questo indirettamente lo dice anche la collega Vincenzi - che il riferimento che lei fa alle reti e alle infrastrutture che sarebbero perse, evidentemente è un riferimento alle reti e infrastrutture che stanno nell'azienda e sul territorio genovese. Perché è un riferimento alle reti dell'acqua e del gas che nulla hanno a che vedere con gli impianti di produzione energetica nostra. Come è ben noto, le reti dell'acqua e del gas torinesi sono fuori da Iride, quindi non potrebbero essere coinvolte. Questo per dire che non vi è nessuno di questi pericoli. Poi, quello a cui alludeva la collega Vincenzi era, probabilmente, il rischio che un assetto di governo della società non tenesse sufficientemente conto del rapporto tra chi ha la responsabilità del mercato e chi ha la responsabilità delle reti del gas e dell'acqua, cioè la Città di Genova. Infine, sapete tutti delle vicende di Borsa. A me sembra che ormai la situazione abbia dimensioni talmente internazionali e le motivazioni delle perdite delle borse di oggi, almeno a Milano, hanno una natura tale che credo che queste cose persino non tocchino più. C'è un andamento che è sostanzialmente omogeneo, quindi credo che, per fare riferimento ad un secondo passaggio della lettera di Cantore, credo che sia del tutto irrilevante, rispetto agli andamenti di Borsa - io dico purtroppo -, perché probabilmente gli effetti solo delle incertezze che ci sono state nelle trattative, dovute ad una comunicazione non perfetta, sarebbero stati probabilmente minori di quelli invece determinati da una crisi che credo origini, soprattutto, dal fatto che ci sono soggetti finanziari globali importanti che si stanno sbarazzando di tutto quello che possono sbarazzarsi per poter acquisire risorse che gli servono, probabilmente, per far fronte a debiti che hanno ragione nella crisi finanziaria internazionale. Ma sconfineremmo dal tema della comunicazione di oggi su cui credo di aver dato tutte le informazioni utili per prendere un impegno. Io mi auguro che nei prossimi giorni ci sia l'incontro del management (che era previsto) e, a seguire, l'incontro con la collega Vincenzi, in modo tale che ci sia la possibilità di arrivare qui già il prossimo lunedì - perché i tempi potrebbero coincidere -, per mettere il Consiglio Comunale di fronte alle alternative che ci saranno prospettate da questa ultima fase di andamento delle trattative che, ripeto, stando alla lettera che ho appena ricevuto, dovrebbero continuare e arrivare al loro epilogo qualunque esso sia. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Goffi. GOFFI Alberto Apprezzo lo stile sabaudo (non dico di un "anziano sabaudo", ma semplicemente di un sabaudo) di aver messo una toppa, oggi, ad una vicenda che, dalla lettura dei giornali, mi è parsa molto diversa ed alla quale ho dato due interpretazioni: in primo luogo, ho pensato che si potesse trattare di un dispetto fra Colleghi Sindaci dello stesso Partito - uso il termine "dispetto", ovviamente, per gentilezza -, in secondo luogo, invece, che potesse riguardare il venir meno di un sogno che vedeva la realizzazione di un grande polo energetico che forse avrebbe dovuto essere fra i più importanti d'Italia nei servizi ambientali, il secondo in materia di acqua, il terzo in materia di gas e, certamente, con numeri notevoli (5 miliardi di capitalizzazione, 6 milioni di utenti), quindi, un'operazione veramente importante. Però, se l'interpretazione corretta è la prima, devo dire che il dispetto è stato grosso, perché le ha fatto fare certamente una brutta figura, poiché, contestualmente a quando lei dichiarava che si era ormai "alla fase conclusiva", la Vincenzi dichiarava: "Si ferma tutto e, per me, le trattative sono chiuse". Quindi, l'ho interpretato come un dispetto, oltretutto anche irresponsabile, perché è vero che in questi giorni il mercato azionario vive una turbolenza particolare, ma è altrettanto vero che quelle dichiarazioni hanno fatto cadere le Società in un'assoluta incertezza, con ricadute economiche pesanti. Invece, se vale la seconda interpretazione (secondo la quale verrebbe meno questo grande sogno di un polo energetico importante), devo chiedere - non solo al Sindaco, ma anche a tutto il Consiglio Comunale - un approfondimento serio sulle responsabilità, perché la Vincenzi oggi risponde che, in qualche modo, "la vicenda è chiusa", rivolgendo però accuse molto pesanti ai manager, accusandoli di non aver prodotto nulla per tutto questo tempo. Ebbene, se questo è, signor Sindaco, le chiedo di convocare i manager ed anche gli advisor, poiché vorrei capire che cosa questi ultimi abbiano prodotto in questo periodo, visto che la data del 30 settembre non era certamente perentoria, ma comunque era la data di scadenza dei termini. Perciò, in questo periodo non vi è stata la produzione di documenti. Ebbene, se questi dovevano essere prodotti dai manager, voglio capire perché non vi abbiano provveduto; se è cambiata la volontà politica, vorrei capire perché ciò sia accaduto (probabilmente, per qualche opportunismo o egoismo elettorale, dato che entrambi i Comuni, Genova e Bologna, andranno alle elezioni); infine, caso ben peggiore, per il quale mi rivolgo direttamente a lei, vorrei sapere se, dietro questo stop, vi sia un cambio di strategia dell'onnipresente Benessia, dal momento che su tutti i quotidiani circola con sempre maggiore insistenza la notizia secondo la quale, quest'anno, il mercato azionario ha fatto in modo che non siamo davanti ai superdividendi del 2007, ma che anche le fondazioni bancarie probabilmente non avranno gli stessi dividendi. Se così fosse, allora, gettiamo la maschera, convochiamo per una volta il professor avvocato Benessia e cerchiamo di capire da lui se questo stop non sia, anche qui, tutto architettato, cioè una sua strategia. Io non sono ossessionato da Benessia, ma qualcuno comincia ad esserlo, e ho paura che… (INTERVENTO FUORI MICROFONO). No, non credo di averne bisogno. Considerate le circostanze del mercato e questo cambio, quantomeno anomalo (a meno che - ripeto - ci sia una diversa volontà politica, che è cambiata all'interno della stessa maggioranza e degli altri Comuni), credo che sia ora di gettare la maschera. Quindi, lei faccia questa convocazione, cosicché possiamo parlare una volta con i manager (dato che non abbiamo mai avuto il piacere di vederli convocati) e con gli advisor, e ci comunicherete in modo assolutamente formale se la vostra volontà politica (dato che per definizione appartenete allo stesso Partito Democratico e siete tutti e tre dello stesso Partito), di questi Sindaci, rimanga assolutamente comune nel procedere a tale operazione; altrimenti, è meglio che lo diciate subito, perché è da maggio che chiediamo spiegazioni in merito a questa fusione, ma finora non abbiamo avuto altro che docce fredde. Ritengo che non siamo e certamente la Città non sia nelle condizioni di ricevere continuamente queste docce fredde, e che sia giunto il momento di fornire delle spiegazioni sensate e di buonsenso. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Carossa. CAROSSA Mario Forse, signor Sindaco, credeva di bypassare completamente la Sala Rossa, passando sopra tutto, senza dover venire a discutere della questione in quest'Aula? Mi sembra un po' troppo anche per lei! Per il resto, devo dire che non ho sentito assolutamente nulla, a parte le solite tiritere, per cui, alla fine, ci sono dei balzi in avanti da parte del Sindaco di Genova, delle dichiarazioni riportate dai giornali; poi, si torna indietro, nulla di nuovo, nulla di più! Ebbene, come al solito, sto vedendo solamente una cosa: gli interessi di bassa bottega passano sicuramente sopra - non intendo suoi, signor Sindaco, ma di altri, che non so neppure chi siano, perché non sono a quell'altezza - al bene di tutti gli utenti, dei cittadini, non solo torinesi, perché non ho ancora sentito parlare di una fusione che porti un vantaggio ai cittadini torinesi, ma si continua a parlare solo delle solite cose. Non mi appassiono su tali materie, perché riguardano tutte soltanto vostre lotte interne; forse, ha ragione il Consigliere Goffi, quando dice che qualcuno deve andare alle elezioni - purtroppo per noi, ben prima di Torino - e, quindi, deve incominciare a difendere qualcosa, qualcuno o qualcos'altro: non lo so e non m'interessa, perché a me interessa solamente cercare di fare in modo che i cittadini torinesi possano ottenere qualcosa di buono da questa fusione. Spero che passi questa linea, al di là di tutte le altre prese di posizione e quant'altro, perché è l'unica cosa a cui i Sindaci dovrebbero veramente aspirare. Poi, sul discorso del dibattito in Aula, vedremo, si discuterà; credo che i problemi saranno soprattutto dalla sua parte, certamente non da parte nostra, perché noi usiamo - quantomeno, cerchiamo sempre di farlo - il buonsenso e non ci pariamo gli occhi con l'ideologia. Quindi, vedrà come cavarsela, in questa situazione, ma d'altronde lei è abituato, come ha fatto vedere sabato, li ha presi per stanchezza, dopodiché, dopo circa sette ore, tutto appianato, tutti d'accordo... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Sì, c'ero anch'io... Sono stato invitato, ma non sono venuto, per correttezza verso di voi… Detto questo, chiedo, non tanto a lei, signor Sindaco, quanto al Presidente del Consiglio, di chiarire qualcosa. Se non si riesce in questo intento, è opportuno che il Controllo di Gestione convochi qualcuno che si stia occupando di questa vicenda da tanti mesi e che possa dirci qualcosa di sensato, di serio, in merito. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Cantore. CANTORE Daniele Signor Sindaco, vorrei porle pubblicamente le 3 perplessità - sempre che siano rimaste tali - contenute nella lettera del Sindaco Vincenzi. Purtroppo, io non ho la possibilità, come ha lei, di parlare con i Sindaci del suo Partito - mi fa piacere che, almeno ogni tanto, vi parliate! Veniamo nel merito del problema: lei sostiene di ritenere inagibile il progetto di aggregazione con i partner emiliani. Non penso che abbia scritto questo per fare un dispetto. Forse, per fare un dispetto al Sindaco o, forse, perché non crede nel sogno - ma, probabilmente, c'è qualcosa di più fondato. Ci sono altri 2 passaggi che ritengo importanti. Il Sindaco di Genova ritiene che, di fatto, questa aggregazione porterebbe al mancato controllo del Pubblico, sulla rete - che lei ritiene indispensabile - e, anzi, avverrebbe il contrario: il management e gli advisor avrebbero lavorato, perché la rete non sia di controllo pubblico - cosa sulla quale siamo tutti d'accordo, mi pare - . Il terzo punto sul quale si sofferma il Sindaco di Genova riguarda il rischio che correrebbe questo servizio - che dovrebbe essere ispirato ai criteri di mercato, nella lettera è citato il termine "contendibilità" - se dovesse subire, lo dice con chiarezza, l'influenza della mano Pubblica e dei Comuni azionisti. E' vero che questi interrogativi sono stati pubblicati sui giornali, è vero che adesso il Sindaco di Genova l'avrà ricontattata, Sindaco Chiamparino, ma penso che questo sia il fulcro della questione. Consigliere Goffi, sono importanti i 2 punti, quelli del dispetto e quelli del sogno, non sminuibili, però, secondo me, come abbiamo scherzato, con frasi tipo: "Mettiamoci attorno ad un tavolo", perché, allora, la domanda più semplice è quella che è già stata posta, signor Sindaco: "Che cosa ha fatto il management e che cosa hanno fatto gli advisor, in questi mesi"? Il Sindaco Vincenzi, differentemente da lei, sostiene che è da mesi che si sta lavorando su questa operazione. Se è davvero così - e rimangono queste perplessità - vuol dire, come ha detto il Consigliere Goffi - non soltanto che ha fine un suo sogno, ma anche l'impostazione del suo mandato amministrativo, perché lei ha iniziato con IRIDE, poi con GTT e ATM, sta continuando con Hera ed Enia; di fatto, impostando in un certo modo, il suo mandato amministrativo. Questo, sarebbe uno "Stop" molto serio. Non ho altre fonti, all'infuori dei giornali - mi sono messo a leggerli, mentre in passato dicevo che non li leggevo - e ci potrebbe essere il pericolo che questo mancato accordo con Hera portasse Hera ed Enia a stipulare un accordo autonomamente, nel caso di una conclusione affrettata . A questo punto, ci troveremmo, di nuovo, di fronte ad un interlocutore forte nell'area nord del Paese. Questo sarebbe non soltanto il termine di un sogno, ma anche un problema vero per quanto riguarda IRIDE. Addirittura, in alcuni articoli di giornale, si dice che potrebbe finire il matrimonio - perché tale è stato - di IRIDE e Genova e Torino potrebbero andare per conto proprio - questa sarebbe, soprattutto, una volontà di Genova. Mi permetta, questo è il disastro completo di una strategia non andata a termine. Se così non è, bisogna cercare di capirne le ragioni e, soprattutto, io pongo un dubbio sulla volontà di IRIDE. Io ho visto l'andamento del titolo nelle scorse settimane - adesso, ovviamente, entriamo in una logica più diversa, più internazionale -: rispetto ad un mese fa, ma, ancora, fino a 10 giorni fa, veniva da dire che, probabilmente, neanche IRIDE sarebbe stata interessata a stringere questo accordo con Hera ed Enia, perché ci sarebbero sussistiti dei problemi. Io penso che sia arrivato il momento della chiarezza. Non basta! E' molto importante venire a riferire in Consiglio Comunale! Penso che si debba mettere questa Assemblea, attraverso la Commissione Controllo di Gestione, la Conferenza dei Capigruppo e anche tramite, se vuole - dato che ci diciamo sempre che di fronte agli interessi dei nostri cittadini, lasciamo la parte politica dietro le spalle -, una Commissione apposita - perché la situazione è complessa - in condizione di capire che cosa sia successo e, se si ritiene, aiutare un percorso che non veda, di nuovo, una speranza che si riduca in una negatività per la nostra città. Su questo piano siamo disponibili; però, Sindaco Chiamparino, sarebbe importante che lei, nella replica, rispondesse a questi 3 quesiti che la sua collega di Genova ha posto e che sono abbastanza seri. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Gallo Domenico. GALLO Domenico Non nego che ho difficoltà ad intervenire su argomenti così difficili, però, esprimerò soltanto 2 considerazioni, la prima delle quali di carattere generale. Credo che in una fase di forte crisi finanziaria mondiale, il nostro Comune debba preservare le proprie aziende - questo è un concetto che spesso ribadisco, quando discutiamo di questi problemi. Le nostre aziende sono le uniche a poter garantire solidità patrimoniale in una fase molto difficile, ripeto, sul piano finanziario. Quindi, lasciare al mercato, oggi, aziende importanti, soprattutto inerenti ai servizi pubblici quali l'energia e l'acqua, credo diventi un problema serio, per cui, tutti, dovremmo essere molti attenti. Se non ci saranno le condizioni favorevoli per la città di Torino, la fusione non si dovrà fare. Mi permetto di esprimere questo concetto molto semplice: dalla fusione si devono avere delle ricadute positive per il nostro territorio, altrimenti non va fatta. Si deve evitare "il pasticcio" ed io credo che il Sindaco stia lavorando molto attentamente proprio in questa direzione. E, a questo proposito, il Consiglio Comunale deve essergli vicino, per poter trovare una soluzione più prudente rispetto ad operazioni che potrebbero essere anche controproducenti per la nostra Amministrazione e, soprattutto, per la nostra città. Non sono sicuro di aver capito correttamente, ma dalla lettura di quanto ha scritto il Sindaco Vincenzi, emerge che sull'aspetto riguardante l'assetto societario, si è divisi. Sono preoccupato, perché aprire una forma di controllo contendibile (scendere sotto il 51%), potrebbe essere una minaccia per gli interessi generali della città. Credo che anche il Consiglio Comunale di Torino debba pronunciarsi su questo risvolto, prima che si giunga ad una operazione definitiva; purtroppo, il rischio di andare al di sotto del 51% è reale ed è uno dei punti che poneva il Sindaco di Genova. Addirittura, il Sindaco Vincenzi parla dell'influenza pubblica dei Comuni azionisti rispetto alla possibilità di scendere sotto la percentuale del 51%. Io non so che cosa i nostri manager abbiano portato avanti fino ad oggi; ciò che posso dire, però, è il mio Gruppo ritiene che la quota del 51% debba essere preservata e che la fusione si debba attuare soltanto se ci saranno condizioni favorevoli agli interessi della città e della nostra Amministrazione. Siamo di fronte ad un'azienda, IRIDE, che ha dato dei risultati molto buoni. Abbiamo gestito l'energia in maniera molto positiva in questi anni; quindi, attenzione a non concretizzare operazioni che potrebbero essere controproducenti per gli interessi generali della città. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Galasso. GALASSO Ennio Lucio In merito ai tre punti prima richiamati dal Consigliere Cantore, il Sindaco, seppure sinteticamente, ha abbozzato una risposta. Parto, però, da questo dato, per riprendere le indicazioni pervenute dal Sindaco di Genova, Vincenzi, in particolare sul fatto che quelle perplessità, articolate in quei tre nodi, in effetti, ne sottendano altri. Infatti, nel momento in cui il Sindaco di Genova avverte che, qualora si dovesse pervenire ad un accordo e ad un piano definitivo, questo sarà ancora rimesso alla valutazione di un advisor, come si dice in virgolettato, "di completa e di comprovata professionalità e di fiducia del Comune di Genova". Cioè, mi pare che il Sindaco di Genova, oltre le perplessità, voglia un po' smentire il lavoro svolto fino a questo momento. Quindi, ci preme sapere quanto siano fondate le perplessità, sia quelle esplicitate sia quelle che si possono cogliere (e che possono cogliere, soprattutto, coloro che, ovviamente, conoscono la vicenda), pur tenendo presente la delicatezza del tema e la riservatezza che, di solito, deve accompagnare queste vicende. Inoltre, ci deve dire, soprattutto, come quelle riserve possano essere superate e come si atteggia il Sindaco di Torino. Riprendo la sollecitazione del Consigliere Gallo affinché venga fatta una riflessione profonda (ed è da tempo che noi, per la verità, la sollecitiamo) sul ruolo delle Aziende partecipate, che non dobbiamo affrontare soltanto come segmenti che, di volta in volta, vengono offerti alla nostra osservazione, ma dobbiamo vedere in che modo si debbano comportare in questo particolare e turbolento momento finanziario. Ripeto, è un problema che avevamo già messo in grande evidenza in ordine ai derivati, ma, insomma, riguarda un po' tutto. Non possiamo ragionare soltanto in una logica aziendale, anche se, per renderla feconda, quella logica deve essere rispettata, ma ci sono interessi sociali così rilevanti che non possono essere tenuti in subordine a questi altri aspetti. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Bonino. BONINO Gian Luigi Ringrazio il Sindaco per le comunicazioni che ha voluto fare su questo tema estremamente importante. Sono d'accordo sul fatto che sia necessario, se possibile, procedere pensando all'ammodernamento di una rete così importante per tutti i cittadini che ne usufruiscono, con concetti che non sono più quelli del secolo scorso, ma che devono vedere accorpamenti che rendano forti le ex municipalizzate (chiamiamole così), perché offrono servizi che devono essere sempre più moderni. Di questo sono assolutamente convinto, e ho avuto modo di dirlo in più di un'occasione. In merito a quanto detto dal Sindaco, non mi è stato molto chiaro un concetto, ma forse per colpa mia. Indubbiamente, siamo di fronte a una impasse, a una frenata della situazione, altrimenti non si spiegherebbero le lettere, eccetera. Vorrei capire le motivazioni di questo meccanismo; probabilmente, il Sindaco l'ha detto, e forse non ho afferrato bene. Non mi riferisco alle tre questioni accennate, rispetto alle quali, in un certo modo, sono già state date risposte durante la sua prolusione, ma il motivo per cui arriviamo a questa che, comunque, pare che sia, se non uno stop, una battuta di arresto; mi auguro sia un momento di riflessione, visto che, da parte sua e da parte anche del Sindaco di Genova, si dice che si procede. Mi sia consentito fare semplicemente alcune annotazioni, che vogliono essere delle raccomandazioni, almeno per quanto è il mio pensiero. Non sono preoccupato del 51%; mi preoccupa semmai una questione fondamentale, cioè che l'Ente pubblico mantenga il potere di indirizzo. In queste situazioni, il potere di indirizzo, probabilmente, si può mantenere anche senza il 51%, se necessario. È chiaro che il 51% è una percentuale che dà garanzie superiori, ma non credo che sia questo il problema. Il problema è che, da parte sua e da parte del management, ci sia il mantenimento del potere di indirizzo. Inoltre, c'è un problema che testardamente ripeto e che ho sollevato in più di un'occasione, ed è quello che, quando si va verso questo necessario ammodernamento della rete, bisogna che non si impoverisca il territorio. Abbiamo avuto una grande esperienza in questo settore; bisogna che quando si va a questi accorpamenti, il territorio non si impoverisca, cioè non si perdano opportunità di investimento. Non è per fare del campanilismo. Mi è parso di capire che il meccanismo si sia fermato o sia in una fase di riflessione perché tutti vogliono avere il bandolo della matassa in mano e decidere: tutti i territori vogliono avere questo. Se così fosse, credo che sarà molto difficile arrivare ad una soluzione. Nello stesso tempo, anche Torino ha queste necessità. Le fusioni che abbiamo visto (mi riferisco a SanPaolo-Intesa e ad altre pregresse situazioni dove non c'entrano per niente le municipalizzate o il Comune) fanno vedere che, invece, negli anni c'è stato un impoverimento del territorio su delle eccellenze che erano nate qui. Ripeto, non è campanilismo; è fare attenzione che questo non succeda. Lei afferma che ci sarà un ampio coinvolgimento del Consiglio. C'è la massima fiducia su quanto può fare sia la nostra parte politica che il nostro management, però ritengo che su questo vadano fatti passaggi più puntuali in Consiglio e venga diffusa un'informazione più precisa e costante su una prospettiva che ritengo sia di grandissimo interesse e di grande importanza per il futuro della nostra città. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Giorgis. GIORGIS Andrea Credo che sia normale che in ogni vicenda politica e amministrativa si consumi una dialettica, un confronto e anche uno scontro tra la maggioranza e l'opposizione. Quindi, trovo normale che l'opposizione cerchi di criticare e di mettere in luce i possibili errori di prospettiva, di amministrazione o di scelta politica della maggioranza. Devo anche dire, però, che rispetto a temi come quello che stiamo qui trattando, mi sarei aspettato una maggiore cautela da parte dell'opposizione, non di tutta, ma di quella opposizione che qui è intervenuta con più durezza nel confondere il piano politico con il piano istituzionale, perché questa insistenza sull'appartenenza dei due Sindaci allo stesso Partito, mi sembra veramente del tutto inconferente. Io sono sicuro che il nostro Sindaco, nel momento in cui svolge le sue funzioni da Primo Cittadino, consideri l'appartenenza al Partito come qualcosa che viene dopo e quindi, questa insistenza sulla priorità dell'appartenenza politica rispetto al ruolo istituzionale, mi sembra davvero un po' stonata e più stonata ancora è l'insinuazione di un management o, peggio, di un advisor poco capace di svolgere al meglio l'interesse della Città. Peggio ancora - ma questo non è stato detto, ovviamente - in un sorta di mascherato (perché è stato detto "buttare giù la maschera") conflitto di interessi, o incapacità di tutelare al meglio la nostra Città. Allora, devo essere sincero, rispetto ad un tema di questa delicatezza, mi sarei aspettato un'opposizione più sul merito che su una… (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Sì, sì, certo. Non sto chiedendo scusa di niente, sto semplicemente constatando argomentazioni non consuete e non del tutto opportune - perché non entrano nel merito della vicenda - su temi di una certa delicatezza. Detto questo, per quanto riguarda lo specifico ruolo, come Gruppo di maggioranza, da un lato vorrei ribadire la condivisione dell'indirizzo politico che questa Amministrazione ha espresso in quest'Aula, in ordine alla strategia di fusione e dall'altro, riconfermare la piena condivisione all'indirizzo politico, che è stato espresso e che abbiamo appena sentito da parte del Sindaco essere, con molta probabilità, riconfermato dalla stessa Amministrazione genovese. Naturalmente, dell'Amministrazione genovese noi non discutiamo, discutiamo della nostra posizione politica e che, per quanto riguarda il Gruppo del Partito Democratico, è tuttora valida. Vorrei esprimere anche la nostra fiducia nel management e nell'advisor che stanno coadiuvando la realizzazione dell'indirizzo politico, che questa Amministrazione ha voluto loro consegnare. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Cerutti. CERUTTI Monica A me sembra che, in queste vicende, la politica stia incidendo molto poco, perché non credo che le decisioni dipendano soltanto dal Consiglio Comunale. Altre decisioni sempre inerenti il rapporto economia-politica, vengono assunte altrove, in altre sedi. Sappiamo che alcune vicende, effettivamente, procedono un po' per la propria strada e non soltanto per il Consiglio Comunale. Comunque, credo sia priorità, per il Consiglio Comunale, e in questo senso non vedo maggioranza e opposizione distinte. A me sembra che, da parte di tutti, ci sia l'intento a comprendere quale sia il bene per la società IRIDE e il bene, chiaramente, per la Città di Torino. In questo senso, il bene non è sicuramente continuare ad avere questo clima di incertezza verso una realtà così importante, per il nostro territorio. Prima, alcuni Consiglieri facevano riferimento al fatto che queste aziende sono elemento di grande ricchezza per la nostra realtà territoriale e, in questo senso, quindi, credo che si debbano certamente sposare le ipotesi più allettanti. Il Sindaco faceva riferimento ad un'ipotesi conclusiva che speriamo di poter esaminare al più presto, anche perché queste ultime incertezze sembrano vedere la Città di Genova molto interessata a difendere legittimi interessi territoriali. Credo che anche Torino debba sicuramente difendere i propri interessi e muoversi in sintonia verso un indirizzo condiviso. Signor Sindaco, da quanto si evince dalla lettura dei giornali, pare che, se prima sembrava esserci una contrapposizione fra IRIDE, rappresentata dai due Sindaci, in merito alla contendibilità che poteva scendere anche al di sotto del 51% e la parte di HERA ed ENIA, non d'accordo (quindi, sempre nelle persone dei Sindaci), adesso sembra, dalle ultime vicende, che anche il Sindaco Marta Vincenzi non sia favorevole ad una discesa al di sotto del 51%. Vorrei comprendere meglio, perché dai giornali è sembrato, soprattutto dalle pubblicazioni dello scorso sabato, che anche lei ponesse come prioritario il tema del controllo pubblico. Dico questo proprio perché credo che non sia un elemento di poco conto e che, in qualche modo, almeno per un certo numero di anni, il 51%, che poi sappiamo essere suddiviso fra le diverse Città e che quindi è sicuramente anche non di facile gestione, debba comunque, però, essere mantenuto proprio per evitare possibili scalate di soggetti privati che potrebbero superare quel 30% al quale si fa riferimento e che renderebbe la partecipazione pubblica non più presente. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Ravello. RAVELLO Roberto Sergio Le confesso che, purtroppo, a causa di altri impegni, non ho potuto ascoltare l'intervento del Sindaco, tra l'altro richiesto anche da noi, in Conferenza dei Capigruppo. Se non fosse stato per l'intervento del Consigliere Giorgis, sarei intervenuto più che altro per portarle un saluto, visto che ormai è un privilegio, per noi, poterle parlare, poterle dire - non dico tutti i lunedì, ma un lunedì ogni tanto -quello che pensano molti torinesi che non possono essere con noi, qui, in Sala Rossa. Se c'è un benefit dei Consiglieri Comunali, l'unico reale è quello di poterle dire il lunedì, quando ci capita, "Signor Sindaco, lei ha fatto questo, ha fatto quest'altro, ha sbagliato di qua, ha sbagliato di là", talvolta anche "Vada anche a quel paese…". Poi, però, è intervenuto il Consigliere Giorgis, credo del tutto impropriamente. Ho avuto modo di ascoltare gli interventi dei Colleghi che siedono con me da questa parte dei banchi, li avrebbe criticati denunciando una mancanza di cautela nel loro atteggiamento. Mi sembra si sia arrivati davvero al paradosso, per cui credo urga un intervento, più che altro per riportare un po' ad un senso di realtà che, evidentemente, è stato smarrito. Ma saranno davvero poco cauti i Consiglieri Comunali che chiedono conto di un'operazione della quale si sta perdendo la comprensione? Oppure la cautela manca a quegli amministratori, a quei Sindaci, che si lasciano andare a dichiarazioni pesantissime, ad atti di sfiducia nei confronti di un management, a critiche su un'operazione di fusione che vanno anche ad influenzare l'andamento dei titoli azionari? Io credo che se qualcuno può essere davvero destinatario dell'accusa del Consigliere Giorgis, questo possa essere lei, questo essere la sua omologa genovese, perché non è null'altro che un atteggiamento irresponsabile, quello di chi si la lascia andare senza un preciso mandato della politica - intendo i Consigli Comunali -, a condurre operazioni che si giocano sulle spalle e sui sacrifici di centinaia di migliaia di cittadini. Questo è il vero atteggiamento irresponsabile, e il fatto che si stia arrivando ad una sorta di tira e molla, che non fa pensare a nulla di buono, è anche conseguenza del fatto che, ormai, anche ed in particolare a Torino, si sia relegata la politica al ruolo di semplice spettatrice. La politica - e per "politica", in questo caso, intendo la voce dei cittadini, degli elettori -, ormai, è in un cantuccio, in un angolino, non viene mai interpellata, non ha mai l'occasione di dare un mandato circa operazioni sulle quali si gioca l'interesse pubblico dei cittadini torinesi. Credo che non possiamo che lasciarci andare ad un sussulto di orgoglio, e che questo Consiglio (l'ho già detto, in occasione dei diversi dibattiti sulla fusione fra GTT e ATM Milano) debba essere riportato a ciò che deve essere, cioè un ruolo capace di dettare le linee d'indirizzo che il Sindaco, poi, dovrà interpretare. Lei è il Sindaco della città di Torino, non un qualunque soggetto che detiene carta bianca su scelte delle quali noi vogliamo essere partecipi. Ormai, in questa fase, la preoccupazione è particolare. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Non mi prenda in giro, però. Lei sa, sicuramente meglio di me, che IRIDE è una delle poche cose importanti e di valore che ci siano rimaste; quindi, è normale che ci si preoccupi ed è ancora più normale che ci si preoccupi molto di più quando qualcuno che gioca questa partita va, ad esempio, a sfiduciare un management al quale è stato affidato un incarico. Nel privato, un'accusa simile a quella lanciata dal Sindaco Vincenzi avrebbe comportato l'assoluta sparizione di quel management, che sarebbe stato mandato a zappare; invece, noi continuiamo a pendere dalle loro labbra, continuiamo a lasciare nelle loro mani i nostri destini, nonché quelli di molti torinesi! Su questo si deve intervenire - lo dico, più per retorica che perché ci creda veramente -, indipendentemente dalle appartenenze politiche o dal fatto che voi due siate due Sindaci che rispondono alle medesime logiche dello stesso Partito, perché non ritengo che il problema sia solo questo; semmai, il problema è una concezione più a larga scala del ruolo che la politica deve assumere in scelte riguardanti l'interesse pubblico. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Cassano. CASSANO Luca Dopo aver ascoltato il Consigliere Ravello, l'impressione è che la moda del saluto dilaghi anche in Consiglio Comunale, oltreché nella politica torinese. Sicuramente, la cautela è indispensabile su un tema simile. Ringrazio il Sindaco per la sua comunicazione, e credo che, da amministratori torinesi, sia indispensabile fornire con chiarezza ai nostri concittadini una comunicazione sui benefici derivanti da un'eventuale aggregazione fra soggetti del comparto energetico. Per quanto riguarda IRIDE, al di là del vantaggio (pur ammesso che, in queste ore, l'essere quotato in Borsa sia realmente un vantaggio, perché sappiamo che la vulnerabilità dei mercati può significare anche vulnerabilità per i gestori di servizio pubblico locale), ci spaventa, per le possibili aggregazioni future, il modello, appunto IRIDE, adottato in questi primi due anni di fusione fra AEM e AMGA. Partendo dall'analisi del ruolo e del controllo vero che questo Consiglio Comunale ha esercitato nei primi due anni su IRIDE, e interrogandosi sul vero ruolo che questo Consiglio non ha avuto - ma non per un deficit di democrazia, poiché è evidente che, nel momento in cui il potere d'indirizzo e di controllo viene delegato a società o a finanziarie, il Consiglio Comunale abbia pochissimi poteri d'intervento e di indirizzo -, vorrei porre due domande al Sindaco. La prima riguarda i tempi: siccome sappiamo che vi sono delle scadenze elettorali per alcune delle Amministrazioni coinvolte, vorrei capire quali saranno i reali poteri di approfondimento che questo Consiglio Comunale potrà avere. La seconda riguarda, invece, una questione più delicata: riferendomi agli eventuali atti che dovremo votare per accettare o meno le aggregazioni di cui si è parlato, vorrei sapere se questo Consiglio Comunale dovrà o meno votare, appunto, degli atti in tale direzione. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Sindaco, per la replica. SINDACO Mi stupisce - poiché è abbastanza evidente - che nessuno abbia rilevato che, in un quadro di difficoltà finanziarie ed azionarie, i processi di fusione aziendali siano molto più difficili. Basta guardare il panorama e le cronache economiche, infatti, per accorgersi che siamo passati abbastanza rapidamente da una fase nella quale le ipotesi di fusione (a vario livello, cioè in tutti i campi, non necessariamente delle public utilities) erano tendenzialmente, se non all'ordine del giorno, quantomeno all'ordine del giorno della discussione, ad una fase nella quale, invece, non ne parla più nessuno, e ciò è peraltro comprensibile. Quindi, dobbiamo sapere che discutiamo ed operiamo dentro una cappa di questo genere, della quale nessuno di noi porta responsabilità, ma che comunque esiste. Riconfermo - è l'affermazione più propria, l'unica che si possa fare in questa fase - che sono convinto che sia strategicamente necessario che, non solo nel Nord-Ovest, ma in tutta Italia, vada avanti un processo di accorpamento e di fusione nell'insieme delle aziende che gestiscono i servizi a rete più propriamente detti public utilities, in particolar modo a cominciare da quelli che, come l'energia, già si muovono con una regolazione prevalentemente di mercato, quindi, cominciando da quelle che hanno già una regolazione prevalentemente di mercato e che hanno delle società che, più che in altri campi, sono quotate in Borsa. Pertanto, riguardo a qualsiasi prosecuzione, qualsiasi strategia di IRIDE, sia nell'ipotesi - che auspico - che sia possibile arrivare ad un'intesa con IRIDE ed Enìa, sia considerando altre ipotesi che dovremo analizzare, credo che lo scenario debba sempre essere quello di favorire un processo di integrazione che, da tutte quelle che un tempo erano le ex municipalizzate energetiche, riesca a costruire un settore, un soggetto industriale ed economico in grado di essere un competitore, che quindi allarghi il gioco del mercato, ancora oggi sostanzialmente oligopolistico. Mi auguro che il Governo - poiché queste sono scelte che, in qualche modo, chiamano in causa anche il Governo - sia in grado di prendere delle misure, ove necessario, che aiutino in tal senso, anziché, come sta facendo ad esempio con i famosi certificati CP-6, aiutare solamente gli interventi nella termovalorizzazione a favore di quelle regioni che hanno maggiori problemi - me lo auguro - e che però meno si sono mosse autonomamente su un settore tanto strategico; insomma, sarebbe opportuno che il Governo, anche in questo caso, non avesse solo "figli e figliastri". Poi, non ho capito la ragione di qualche suggestione estemporanea, rispetto alla quale mi viene qualche cattivo pensiero, ma non lo dico; invece, se vi è un'ossessione più di fondo, vorrei consigliare al caro Consigliere Goffi di rivolgersi ad un esorcista, in quanto non so proprio come sia possibile, ma lei vede Benessia ovunque, molto più di me... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Senza polemiche, comunque, al di là di questo, mi verrebbe voglia di dire: quasi tutti, avete fatto un intervento che sarebbe stato più opportuno fare nel Consiglio Comunale di Genova, perché tutte le questioni che avete posto andrebbero poste alla Collega ed amica Marta Vincenzi, la quale, però, si è premurata di far sapere che, in realtà, la sua lettera, alla quale voi avete fatto così ampio riferimento, è stata male interpretata e intendeva soltanto essere una sollecitazione al management affinché accelerasse questa fase della trattativa. Peraltro - ripeto -, non sto esponendo altro che la realtà dei fatti, poiché, ancora prima di ricevere la lettera, ho potuto leggerlo ieri su alcuni quotidiani. Non è mia intenzione sfuggire al dibattito, tuttavia, mi sembra un po' malinconico il fatto di dover ripetere le cose; forse, dovremmo pensare di trasformare queste comunicazioni in una sorta di conferenza stampa collettiva, nella quale ognuno possa dichiarare ciò che vuole ai giornali e, perlomeno, eviteremmo di far finta di discutere. Poi, vorrei rivolgermi al Consigliere Cantore, relativamente ad alcune considerazioni che avevo anticipato e rispetto alle quali desidero chiedere scusa per essere stato evidentemente poco chiaro, quindi, per non essere riuscito a farmi capire; comunque, cercherò di porvi rimedio adesso, spiegandomi meglio. Il riferimento alle reti è fatto per il timore, che - credo, perché non ho scritto io quella cosa - la società che gestisce l'acqua e il gas - che adesso è una società che fa capo, come è noto, a Genova -, possa, in un'operazione di fusione, andare a finire sotto la direzione di qualche divisione di business che non sia genovese. Questo credo che sia il timore, perché per tutto il resto sarebbe incomprensibile; non si capisce l'affermazione secondo cui le reti diventano private. Quando mai, perché, come? L'unica spiegazione è questa. Viceversa - qui rispondo al Consigliere Cerutti sulla questione del 51% -, l'affermazione che il Consigliere Cantore e il Consigliere Gallo riprendevano il fatto che il servizio risentirebbe troppo della politica dei Comuni, è riferito a quello che ho detto io. Fin dall'inizio abbiamo detto che vogliamo sì un controllo pubblico, ma contendibile o perlomeno aperto in futuro alla contendibilità. Lei, invece, dice che nella trattativa si sta delineando un profilo che rischia di essere troppo municipalista. Questa è l'interpretazione che ho dato io, però vi pregherei di far presentare delle interpellanze. Non voglio istigare il Comune di Genova a fare la stessa cosa, però non posso rispondere di lettere altrui! Se c'è una cosa che tutti dovremmo dire è che, su una vicenda delicata come questa, si è parlato troppo! Non ho mai visto che durante una fase... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Ho accusato voi? Mi sono persino girato! Si è parlato troppo e mi aspettavo da voi questa accusa! Durante la trattativa tra Fiat e General Motors, non mi risulta che Fiat o General Motors abbiano convocato l'assemblea degli azionisti. Adesso, mutatis mutandis, naturalmente non mi sfuggono le differenze... Semmai si è parlato troppo, però spero di essere riuscito a farmi capire rispetto a cosa credo (ripeto per la seconda volta) si riferisse Marta Vincenzi in quella sua lettera. In ogni caso, se si vuole proprio avere la certezza, bisogna rivolgersi a lei e non a me. A me basta aver appreso che la sua lettera sia da interpretare come una forte sollecitazione al management, perché definisse un'ipotesi, in qualche modo conclusiva, o in positivo o in negativo. Dove conclusiva, attenzione, non vuol dire che concludano loro: io questo ci terrei a sottolinearlo. Vuol dire che definiscono un'ipotesi, che, a loro dire, potrebbe essere conclusiva e che poi gli azionisti valuteranno. Rispondo al Consigliere Cassano che ha posto il problema dei tempi. Il Consiglio Comunale, fino al giorno in cui non decade, può approvare qualunque cosa, quindi, in realtà, non c'è un semestre bianco come per il Presidente della Repubblica. Non ne sono certo, ma credo che, politicamente parlando, sia molto delicato affrontare temi di questa natura all'esaurirsi di una tornata amministrativa, anche se istituzionalmente non c'è una scadenza obbligatoria. Per quanto riguarda gli atti, è evidente che nel momento in cui vi sia un'ipotesi, ancorché generale, definita dal management, sulla quale noi esprimeremo un'opinione, è evidente che il Consiglio Comunale, con una mozione o con qualche atto, dovrà esprimersi; poi ci saranno dei passaggi, invece, formali, che saranno quelli di modifica degli assetti statutari della società. E' ovvio che questi non possono che essere di competenza del Consiglio Comunale. Il Consigliere Galasso ha detto che bisogna meditare, perché il tema delle aziende è importante. Non a caso - mi rivolgo a lei come componente della maggioranza -, ho concluso la discussione di sabato (nella quale uno dei temi centrali è stato proprio quello ed è uno, non a caso, dei temi caratterizzanti il documento che ho presentato), invitando tutti a fare un esame di coscienza individuale e collettivo. Ho usato non a caso questo termine che un po' richiama la meditazione, perché, dato che ritengo che il tema sia profondo, costitutivo di questa fase di consiliatura che si sta per intraprendere, è molto importante che la si affronti solo se c'è la convinzione di farlo. E' il momento - per dirla con Max Weber - in cui l'etica della convinzione deve andare di pari passo con l'etica della responsabilità. dell'area da trasformare per servizi ambito '5L1 Rubbertex 2' - Approvazione". |