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Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 6 Ottobre 2008 ore 15,00
Paragrafo n. 16

Comunicazioni del Presidente su "Esito Conferenza Capigruppo e richieste di comunicazioni al Sindaco su:
- forte perdita in borsa del titolo Dexia
Interventi

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Abbiamo ricevuto alcune richieste di comunicazione (in ogni caso, il Sindaco aveva già
preannunciato la sua intenzione di fare una comunicazione all'Aula) sulla vicenda
relativa alla fusione IRIDE, Enìa e HERA, quindi, le richieste avanzate sia dai
Consiglieri Goffi, Scanderebech e Cantore, sia dal Consigliere Ghiglia, sono state non
solo accolte, ma, addirittura, già previste dal Sindaco stesso.
È stata anche ricevuta una richiesta da parte del Consigliere Ghiglia in merito alle
perdite subite in Borsa, nei giorni scorsi, dal titolo Dexia, ma di questo argomento verrà
fatta ampia ed esauriente discussione in Commissione, non appena la Giunta avrà
reperito le informazioni necessarie.
Do la parola al Sindaco Chiamparino in merito alla vicenda legata alla fusione IRIDE,
Enìa e HERA.

SINDACO
La mia comunicazione può essere molto rapida, perché riassumo i passaggi principali.
È noto a tutti che, dal momento in cui si è concretizzata l'intesa che ha costituito IRIDE
(cioè, la fusione di AMGA ed AEM), si è cominciato, sul piano politico generale, a
parlare di altre fusioni.
Com'è noto, vi è stata una lunga fase in cui ci sono stati dialoghi fra i responsabili
aziendali, che coinvolgevano sia le emiliane HERA ed Enìa (soprattutto HERA), sia la
romana ACEA. Dopo le elezioni, ACEA ha scelto un'altra strada (cioè l'accordo con i
belgi, con cui era già in rapporto) e, dal punto di vista della fusione, il tavolo è rimasto
aperto solo tra le due emiliane (Enìa ed HERA) ed ACEA.
Questa è stata una fase di discussione generale, sulla quale chiunque avrebbe potuto e
poteva intervenire a livello di opinione pubblica; intendo dire che è stata una fase in cui
non è stato dato alcun particolare mandato al management e non c'è stato alcun
particolare ritorno per gli azionisti. Non vi è stata alcuna esigenza di coinvolgimento del
Consiglio Comunale, per la semplice ragione che ci trovavamo di fronte ad un dibattito
politico-economico di tipo generale, in cui ognuno era libero di intervenire (come,
effettivamente, molti hanno fatto).
Si è, invece, aperta una fase più stringente con una data (il 26 maggio scorso) in cui il
management delle tre società, sulla base di una lettera di intenti reciprocamente
scambiata, ha deciso di aprire una trattativa in esclusiva, tutelata e garantita da un patto
di riservatezza, che è formalmente, ancorché non perentoriamente, finita il 30 settembre.
Dico "non perentoriamente" perché le trattative, che si svolte esclusivamente fra il
management delle tre società, risultano ancora in corso.
C'è stato anche un momento - se vi ricordate - in cui ho chiesto che vi fosse un incontro
fra gli azionisti per effettuare una verifica sull'andamento della situazione e, soprattutto
da parte soprattutto del Collega bolognese Cofferati (senza che dagli altri partner
emiliani e romagnoli vi fossero segnali diversi), è emersa un'impostazione diversa, tesa
ad affidare al management la responsabilità della gestione di questa fase di trattativa.
Tutto questo è andato avanti in un lavoro fatto esclusivamente dal management, teso a
lavorare sul piano della riorganizzazione aziendale, in vista di una possibile fusione,
fino a circa 15 giorni fa, quando, esauriti i punti esclusivamente di competenza del
management, vi è stata una richiesta di incontro con gli azionisti per chiedere un
esplicito mandato ad entrare nella fase di trattativa. Vale a dire che il management,
valutato che sul piano industriale e degli assetti organizzativi - che non vuol dire assetto
di governo, né assetto societario -, cioè sul piano dell'organizzazione aziendale, vi
fossero le condizioni favorevoli per potere fare il passaggio successivo, ha chiesto un
incontro su cui avere un mandato.
Questo mandato è pervenuto in forma congiunta dai due azionisti di maggioranza - il
sottoscritto e la collega Vincenzi - il 13 settembre in un incontro a Genova ed è stato
basato sostanzialmente su due punti. Innanzitutto, la definizione di un equilibrio fra i
livelli di concambio raggiungibili, cioè il numero di azioni IRIDE da dare in cambio di
un'azione HERA, ovviamente analogamente nei rapporti con ENIA. Quindi, un
rapporto tra questo concambio e l'assetto di governo della società che, come condizioni
minime, ha quello di garantire l'identità delle aziende che compongono i rispettivi
gruppi che potrebbero confluire e, al tempo stesso, la valorizzazione dei territori in cui
queste aziende sono inserite. Ovviamente, questa è la condizione minima.
E' chiaro che, a seconda di come si definisca il rapporto di concambio più o meno
favorevole agli uni o agli altri, questo può avere degli effetti sul piano dell'assetto di
governo della società. Per capire meglio quello che voglio dire, pensate ai casi limite.
Nel caso in cui l'assetto di governo della società fosse un assetto in cui comanda uno su
tre, è evidente che quello si configurerebbe come un'acquisizione e, quindi, il rapporto
di concambio dovrebbe essere molto più favorevole per gli acquisiti che non per gli
acquirenti e viceversa. Si tratta di trovare un equilibrio fra queste due soluzioni.
L'altro aspetto sul quale hanno avuto mandato è quello di definire un assetto societario,
quindi di composizione azionaria della nuova società, aperto ad una forma di controllo
pubblico che può diventare contendibile, quindi che può scendere sotto il 51%. Su
questo il management ha trattato e si è arrivati ai giorni nostri.
Quando è pervenuta la lettera della collega Vincenzi - su cui poi dirò, perché c'è una
piccola novità formale -, non avevamo ancora avuto alcun ritorno da parte del
management sullo stato della trattativa, che era la condizione ovvia per poter
coinvolgere il Consiglio Comunale. Contrariamente, non si sarebbe capito bene su quali
ipotesi coinvolgere il Consiglio Comunale, sia a livello di concambio, sia di assetto di
governo della società, sia, tanto meno, di governo della società medesima; inoltre, né
sarebbe proprio se, da parte mia, avanzassi oggi, qui pubblicamente, alcuni degli
elementi che pure sono emersi in questa trattativa, ma che hanno senso solo se
considerati nel loro insieme. Non ha senso dire che il livello di concambio potrebbe
essere "x" o "y", perché quello acquista valore in rapporto all'assetto che ha la società;
analogamente per il resto. Per cui, non c'è dubbio che il coinvolgimento del Consiglio
Comunale sarà pieno, non appena vi sarà un'ipotesi da sottoporre, che potrà essere
(come noi abbiamo chiesto esplicitamente al management) un'ipotesi che loro ritengono
di possibile conclusione, oppure un'ipotesi con la quale ritengono non ci siano le
condizioni per andare avanti. In entrambi i casi, è ovvio che ci vorrà un giudizio del
Consiglio Comunale, che se è conforme a quello che esprimeremo noi come esecutivo
della Città sarà conforme. Se non sarà conforme, prevarrà, ovviamente, quello del
Consiglio Comunale. Fino a che non ci sarà un'ipotesi conclusiva è inutile portare altri
elementi che, in una situazione che, come sapete meglio di me è già abbastanza
turbolenta per conto suo, potrebbero solo aggiungere confusione e danno a quello che
già c'è.
La lettera della collega Vincenzi è una lettera alla quale ho risposto riservatamente,
chiedendole un incontro. Mi ha risposto poco fa, dicendosi disposta all'incontro, ma
anche confermando che la lettera non voleva essere una interruzione delle trattative, ma
solo una sollecitazione al management, perché si definisse quell'ipotesi conclusiva,
oppure non conclusiva, a seconda di quanto noi avevamo sollecitato nell'incontro di
settembre. Quindi, da questo punto di vista, posso dire che alcune indiscrezioni emerse
sui giornali, mi pare nella giornata di ieri, risultino confermate da questa lettera.
Dato che nella richiesta, mi pare fatta dal Consigliere Cantore, si faceva riferimento ad
alcuni passaggi di questa lettera, voglio precisare che è del tutto evidente - e questo
indirettamente lo dice anche la collega Vincenzi - che il riferimento che lei fa alle reti e
alle infrastrutture che sarebbero perse, evidentemente è un riferimento alle reti e
infrastrutture che stanno nell'azienda e sul territorio genovese. Perché è un riferimento
alle reti dell'acqua e del gas che nulla hanno a che vedere con gli impianti di produzione
energetica nostra.
Come è ben noto, le reti dell'acqua e del gas torinesi sono fuori da Iride, quindi non
potrebbero essere coinvolte. Questo per dire che non vi è nessuno di questi pericoli. Poi,
quello a cui alludeva la collega Vincenzi era, probabilmente, il rischio che un assetto di
governo della società non tenesse sufficientemente conto del rapporto tra chi ha la
responsabilità del mercato e chi ha la responsabilità delle reti del gas e dell'acqua, cioè
la Città di Genova.
Infine, sapete tutti delle vicende di Borsa. A me sembra che ormai la situazione abbia
dimensioni talmente internazionali e le motivazioni delle perdite delle borse di oggi,
almeno a Milano, hanno una natura tale che credo che queste cose persino non tocchino
più. C'è un andamento che è sostanzialmente omogeneo, quindi credo che, per fare
riferimento ad un secondo passaggio della lettera di Cantore, credo che sia del tutto
irrilevante, rispetto agli andamenti di Borsa - io dico purtroppo -, perché probabilmente
gli effetti solo delle incertezze che ci sono state nelle trattative, dovute ad una
comunicazione non perfetta, sarebbero stati probabilmente minori di quelli invece
determinati da una crisi che credo origini, soprattutto, dal fatto che ci sono soggetti
finanziari globali importanti che si stanno sbarazzando di tutto quello che possono
sbarazzarsi per poter acquisire risorse che gli servono, probabilmente, per far fronte a
debiti che hanno ragione nella crisi finanziaria internazionale.
Ma sconfineremmo dal tema della comunicazione di oggi su cui credo di aver dato tutte
le informazioni utili per prendere un impegno. Io mi auguro che nei prossimi giorni ci
sia l'incontro del management (che era previsto) e, a seguire, l'incontro con la collega
Vincenzi, in modo tale che ci sia la possibilità di arrivare qui già il prossimo lunedì -
perché i tempi potrebbero coincidere -, per mettere il Consiglio Comunale di fronte alle
alternative che ci saranno prospettate da questa ultima fase di andamento delle trattative
che, ripeto, stando alla lettera che ho appena ricevuto, dovrebbero continuare e arrivare
al loro epilogo qualunque esso sia.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Goffi.

GOFFI Alberto
Apprezzo lo stile sabaudo (non dico di un "anziano sabaudo", ma semplicemente di un
sabaudo) di aver messo una toppa, oggi, ad una vicenda che, dalla lettura dei giornali,
mi è parsa molto diversa ed alla quale ho dato due interpretazioni: in primo luogo, ho
pensato che si potesse trattare di un dispetto fra Colleghi Sindaci dello stesso Partito -
uso il termine "dispetto", ovviamente, per gentilezza -, in secondo luogo, invece, che
potesse riguardare il venir meno di un sogno che vedeva la realizzazione di un grande
polo energetico che forse avrebbe dovuto essere fra i più importanti d'Italia nei servizi
ambientali, il secondo in materia di acqua, il terzo in materia di gas e, certamente, con
numeri notevoli (5 miliardi di capitalizzazione, 6 milioni di utenti), quindi,
un'operazione veramente importante.
Però, se l'interpretazione corretta è la prima, devo dire che il dispetto è stato grosso,
perché le ha fatto fare certamente una brutta figura, poiché, contestualmente a quando
lei dichiarava che si era ormai "alla fase conclusiva", la Vincenzi dichiarava: "Si ferma
tutto e, per me, le trattative sono chiuse". Quindi, l'ho interpretato come un dispetto,
oltretutto anche irresponsabile, perché è vero che in questi giorni il mercato azionario
vive una turbolenza particolare, ma è altrettanto vero che quelle dichiarazioni hanno
fatto cadere le Società in un'assoluta incertezza, con ricadute economiche pesanti.
Invece, se vale la seconda interpretazione (secondo la quale verrebbe meno questo
grande sogno di un polo energetico importante), devo chiedere - non solo al Sindaco,
ma anche a tutto il Consiglio Comunale - un approfondimento serio sulle responsabilità,
perché la Vincenzi oggi risponde che, in qualche modo, "la vicenda è chiusa",
rivolgendo però accuse molto pesanti ai manager, accusandoli di non aver prodotto
nulla per tutto questo tempo. Ebbene, se questo è, signor Sindaco, le chiedo di
convocare i manager ed anche gli advisor, poiché vorrei capire che cosa questi ultimi
abbiano prodotto in questo periodo, visto che la data del 30 settembre non era
certamente perentoria, ma comunque era la data di scadenza dei termini.
Perciò, in questo periodo non vi è stata la produzione di documenti. Ebbene, se questi
dovevano essere prodotti dai manager, voglio capire perché non vi abbiano provveduto;
se è cambiata la volontà politica, vorrei capire perché ciò sia accaduto (probabilmente,
per qualche opportunismo o egoismo elettorale, dato che entrambi i Comuni, Genova e
Bologna, andranno alle elezioni); infine, caso ben peggiore, per il quale mi rivolgo
direttamente a lei, vorrei sapere se, dietro questo stop, vi sia un cambio di strategia
dell'onnipresente Benessia, dal momento che su tutti i quotidiani circola con sempre
maggiore insistenza la notizia secondo la quale, quest'anno, il mercato azionario ha
fatto in modo che non siamo davanti ai superdividendi del 2007, ma che anche le
fondazioni bancarie probabilmente non avranno gli stessi dividendi. Se così fosse,
allora, gettiamo la maschera, convochiamo per una volta il professor avvocato Benessia
e cerchiamo di capire da lui se questo stop non sia, anche qui, tutto architettato, cioè una
sua strategia.
Io non sono ossessionato da Benessia, ma qualcuno comincia ad esserlo, e ho paura
che… (INTERVENTO FUORI MICROFONO). No, non credo di averne bisogno.
Considerate le circostanze del mercato e questo cambio, quantomeno anomalo (a meno
che - ripeto - ci sia una diversa volontà politica, che è cambiata all'interno della stessa
maggioranza e degli altri Comuni), credo che sia ora di gettare la maschera.
Quindi, lei faccia questa convocazione, cosicché possiamo parlare una volta con i
manager (dato che non abbiamo mai avuto il piacere di vederli convocati) e con gli
advisor, e ci comunicherete in modo assolutamente formale se la vostra volontà politica
(dato che per definizione appartenete allo stesso Partito Democratico e siete tutti e tre
dello stesso Partito), di questi Sindaci, rimanga assolutamente comune nel procedere a
tale operazione; altrimenti, è meglio che lo diciate subito, perché è da maggio che
chiediamo spiegazioni in merito a questa fusione, ma finora non abbiamo avuto altro
che docce fredde.
Ritengo che non siamo e certamente la Città non sia nelle condizioni di ricevere
continuamente queste docce fredde, e che sia giunto il momento di fornire delle
spiegazioni sensate e di buonsenso.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Carossa.

CAROSSA Mario
Forse, signor Sindaco, credeva di bypassare completamente la Sala Rossa, passando
sopra tutto, senza dover venire a discutere della questione in quest'Aula? Mi sembra un
po' troppo anche per lei!
Per il resto, devo dire che non ho sentito assolutamente nulla, a parte le solite tiritere,
per cui, alla fine, ci sono dei balzi in avanti da parte del Sindaco di Genova, delle
dichiarazioni riportate dai giornali; poi, si torna indietro, nulla di nuovo, nulla di più!
Ebbene, come al solito, sto vedendo solamente una cosa: gli interessi di bassa bottega
passano sicuramente sopra - non intendo suoi, signor Sindaco, ma di altri, che non so
neppure chi siano, perché non sono a quell'altezza - al bene di tutti gli utenti, dei
cittadini, non solo torinesi, perché non ho ancora sentito parlare di una fusione che porti
un vantaggio ai cittadini torinesi, ma si continua a parlare solo delle solite cose.
Non mi appassiono su tali materie, perché riguardano tutte soltanto vostre lotte interne;
forse, ha ragione il Consigliere Goffi, quando dice che qualcuno deve andare alle
elezioni - purtroppo per noi, ben prima di Torino - e, quindi, deve incominciare a
difendere qualcosa, qualcuno o qualcos'altro: non lo so e non m'interessa, perché a me
interessa solamente cercare di fare in modo che i cittadini torinesi possano ottenere
qualcosa di buono da questa fusione.
Spero che passi questa linea, al di là di tutte le altre prese di posizione e quant'altro,
perché è l'unica cosa a cui i Sindaci dovrebbero veramente aspirare.
Poi, sul discorso del dibattito in Aula, vedremo, si discuterà; credo che i problemi
saranno soprattutto dalla sua parte, certamente non da parte nostra, perché noi usiamo -
quantomeno, cerchiamo sempre di farlo - il buonsenso e non ci pariamo gli occhi con
l'ideologia.
Quindi, vedrà come cavarsela, in questa situazione, ma d'altronde lei è abituato, come
ha fatto vedere sabato, li ha presi per stanchezza, dopodiché, dopo circa sette ore, tutto
appianato, tutti d'accordo... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Sì, c'ero
anch'io... Sono stato invitato, ma non sono venuto, per correttezza verso di voi…
Detto questo, chiedo, non tanto a lei, signor Sindaco, quanto al Presidente del Consiglio,
di chiarire qualcosa. Se non si riesce in questo intento, è opportuno che il Controllo di
Gestione convochi qualcuno che si stia occupando di questa vicenda da tanti mesi e che
possa dirci qualcosa di sensato, di serio, in merito.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Cantore.

CANTORE Daniele
Signor Sindaco, vorrei porle pubblicamente le 3 perplessità - sempre che siano rimaste
tali - contenute nella lettera del Sindaco Vincenzi. Purtroppo, io non ho la possibilità,
come ha lei, di parlare con i Sindaci del suo Partito - mi fa piacere che, almeno ogni
tanto, vi parliate! Veniamo nel merito del problema: lei sostiene di ritenere inagibile il
progetto di aggregazione con i partner emiliani.
Non penso che abbia scritto questo per fare un dispetto. Forse, per fare un dispetto al
Sindaco o, forse, perché non crede nel sogno - ma, probabilmente, c'è qualcosa di più
fondato. Ci sono altri 2 passaggi che ritengo importanti. Il Sindaco di Genova ritiene
che, di fatto, questa aggregazione porterebbe al mancato controllo del Pubblico, sulla
rete - che lei ritiene indispensabile - e, anzi, avverrebbe il contrario: il management e gli
advisor avrebbero lavorato, perché la rete non sia di controllo pubblico - cosa sulla
quale siamo tutti d'accordo, mi pare - . Il terzo punto sul quale si sofferma il Sindaco di
Genova riguarda il rischio che correrebbe questo servizio - che dovrebbe essere ispirato
ai criteri di mercato, nella lettera è citato il termine "contendibilità" - se dovesse subire,
lo dice con chiarezza, l'influenza della mano Pubblica e dei Comuni azionisti.
E' vero che questi interrogativi sono stati pubblicati sui giornali, è vero che adesso il
Sindaco di Genova l'avrà ricontattata, Sindaco Chiamparino, ma penso che questo sia il
fulcro della questione.
Consigliere Goffi, sono importanti i 2 punti, quelli del dispetto e quelli del sogno, non
sminuibili, però, secondo me, come abbiamo scherzato, con frasi tipo: "Mettiamoci
attorno ad un tavolo", perché, allora, la domanda più semplice è quella che è già stata
posta, signor Sindaco: "Che cosa ha fatto il management e che cosa hanno fatto gli
advisor, in questi mesi"? Il Sindaco Vincenzi, differentemente da lei, sostiene che è da
mesi che si sta lavorando su questa operazione.
Se è davvero così - e rimangono queste perplessità - vuol dire, come ha detto il
Consigliere Goffi - non soltanto che ha fine un suo sogno, ma anche l'impostazione del
suo mandato amministrativo, perché lei ha iniziato con IRIDE, poi con GTT e ATM, sta
continuando con Hera ed Enia; di fatto, impostando in un certo modo, il suo mandato
amministrativo. Questo, sarebbe uno "Stop" molto serio.
Non ho altre fonti, all'infuori dei giornali - mi sono messo a leggerli, mentre in passato
dicevo che non li leggevo - e ci potrebbe essere il pericolo che questo mancato accordo
con Hera portasse Hera ed Enia a stipulare un accordo autonomamente, nel caso di una
conclusione affrettata . A questo punto, ci troveremmo, di nuovo, di fronte ad un
interlocutore forte nell'area nord del Paese.
Questo sarebbe non soltanto il termine di un sogno, ma anche un problema vero per
quanto riguarda IRIDE.
Addirittura, in alcuni articoli di giornale, si dice che potrebbe finire il matrimonio -
perché tale è stato - di IRIDE e Genova e Torino potrebbero andare per conto proprio -
questa sarebbe, soprattutto, una volontà di Genova. Mi permetta, questo è il disastro
completo di una strategia non andata a termine.
Se così non è, bisogna cercare di capirne le ragioni e, soprattutto, io pongo un dubbio
sulla volontà di IRIDE. Io ho visto l'andamento del titolo nelle scorse settimane -
adesso, ovviamente, entriamo in una logica più diversa, più internazionale -: rispetto ad
un mese fa, ma, ancora, fino a 10 giorni fa, veniva da dire che, probabilmente, neanche
IRIDE sarebbe stata interessata a stringere questo accordo con Hera ed Enia, perché ci
sarebbero sussistiti dei problemi. Io penso che sia arrivato il momento della chiarezza.
Non basta! E' molto importante venire a riferire in Consiglio Comunale! Penso che si
debba mettere questa Assemblea, attraverso la Commissione Controllo di Gestione, la
Conferenza dei Capigruppo e anche tramite, se vuole - dato che ci diciamo sempre che
di fronte agli interessi dei nostri cittadini, lasciamo la parte politica dietro le spalle -,
una Commissione apposita - perché la situazione è complessa - in condizione di capire
che cosa sia successo e, se si ritiene, aiutare un percorso che non veda, di nuovo, una
speranza che si riduca in una negatività per la nostra città.
Su questo piano siamo disponibili; però, Sindaco Chiamparino, sarebbe importante che
lei, nella replica, rispondesse a questi 3 quesiti che la sua collega di Genova ha posto e
che sono abbastanza seri.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Gallo Domenico.

GALLO Domenico
Non nego che ho difficoltà ad intervenire su argomenti così difficili, però, esprimerò
soltanto 2 considerazioni, la prima delle quali di carattere generale.
Credo che in una fase di forte crisi finanziaria mondiale, il nostro Comune debba
preservare le proprie aziende - questo è un concetto che spesso ribadisco, quando
discutiamo di questi problemi. Le nostre aziende sono le uniche a poter garantire
solidità patrimoniale in una fase molto difficile, ripeto, sul piano finanziario.
Quindi, lasciare al mercato, oggi, aziende importanti, soprattutto inerenti ai servizi
pubblici quali l'energia e l'acqua, credo diventi un problema serio, per cui, tutti,
dovremmo essere molti attenti.
Se non ci saranno le condizioni favorevoli per la città di Torino, la fusione non si dovrà
fare.
Mi permetto di esprimere questo concetto molto semplice: dalla fusione si devono avere
delle ricadute positive per il nostro territorio, altrimenti non va fatta.
Si deve evitare "il pasticcio" ed io credo che il Sindaco stia lavorando molto
attentamente proprio in questa direzione. E, a questo proposito, il Consiglio Comunale
deve essergli vicino, per poter trovare una soluzione più prudente rispetto ad operazioni
che potrebbero essere anche controproducenti per la nostra Amministrazione e,
soprattutto, per la nostra città.
Non sono sicuro di aver capito correttamente, ma dalla lettura di quanto ha scritto il
Sindaco Vincenzi, emerge che sull'aspetto riguardante l'assetto societario, si è divisi.
Sono preoccupato, perché aprire una forma di controllo contendibile (scendere sotto il
51%), potrebbe essere una minaccia per gli interessi generali della città.
Credo che anche il Consiglio Comunale di Torino debba pronunciarsi su questo risvolto,
prima che si giunga ad una operazione definitiva; purtroppo, il rischio di andare al di
sotto del 51% è reale ed è uno dei punti che poneva il Sindaco di Genova.
Addirittura, il Sindaco Vincenzi parla dell'influenza pubblica dei Comuni azionisti
rispetto alla possibilità di scendere sotto la percentuale del 51%.
Io non so che cosa i nostri manager abbiano portato avanti fino ad oggi; ciò che posso
dire, però, è il mio Gruppo ritiene che la quota del 51% debba essere preservata e che la
fusione si debba attuare soltanto se ci saranno condizioni favorevoli agli interessi della
città e della nostra Amministrazione.
Siamo di fronte ad un'azienda, IRIDE, che ha dato dei risultati molto buoni. Abbiamo
gestito l'energia in maniera molto positiva in questi anni; quindi, attenzione a non
concretizzare operazioni che potrebbero essere controproducenti per gli interessi
generali della città.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Galasso.

GALASSO Ennio Lucio
In merito ai tre punti prima richiamati dal Consigliere Cantore, il Sindaco, seppure
sinteticamente, ha abbozzato una risposta. Parto, però, da questo dato, per riprendere le
indicazioni pervenute dal Sindaco di Genova, Vincenzi, in particolare sul fatto che
quelle perplessità, articolate in quei tre nodi, in effetti, ne sottendano altri. Infatti, nel
momento in cui il Sindaco di Genova avverte che, qualora si dovesse pervenire ad un
accordo e ad un piano definitivo, questo sarà ancora rimesso alla valutazione di un
advisor, come si dice in virgolettato, "di completa e di comprovata professionalità e di
fiducia del Comune di Genova". Cioè, mi pare che il Sindaco di Genova, oltre le
perplessità, voglia un po' smentire il lavoro svolto fino a questo momento. Quindi, ci
preme sapere quanto siano fondate le perplessità, sia quelle esplicitate sia quelle che si
possono cogliere (e che possono cogliere, soprattutto, coloro che, ovviamente,
conoscono la vicenda), pur tenendo presente la delicatezza del tema e la riservatezza
che, di solito, deve accompagnare queste vicende. Inoltre, ci deve dire, soprattutto,
come quelle riserve possano essere superate e come si atteggia il Sindaco di Torino.
Riprendo la sollecitazione del Consigliere Gallo affinché venga fatta una riflessione
profonda (ed è da tempo che noi, per la verità, la sollecitiamo) sul ruolo delle Aziende
partecipate, che non dobbiamo affrontare soltanto come segmenti che, di volta in volta,
vengono offerti alla nostra osservazione, ma dobbiamo vedere in che modo si debbano
comportare in questo particolare e turbolento momento finanziario.
Ripeto, è un problema che avevamo già messo in grande evidenza in ordine ai derivati,
ma, insomma, riguarda un po' tutto. Non possiamo ragionare soltanto in una logica
aziendale, anche se, per renderla feconda, quella logica deve essere rispettata, ma ci
sono interessi sociali così rilevanti che non possono essere tenuti in subordine a questi
altri aspetti.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Bonino.

BONINO Gian Luigi
Ringrazio il Sindaco per le comunicazioni che ha voluto fare su questo tema
estremamente importante.
Sono d'accordo sul fatto che sia necessario, se possibile, procedere pensando
all'ammodernamento di una rete così importante per tutti i cittadini che ne usufruiscono,
con concetti che non sono più quelli del secolo scorso, ma che devono vedere
accorpamenti che rendano forti le ex municipalizzate (chiamiamole così), perché
offrono servizi che devono essere sempre più moderni. Di questo sono assolutamente
convinto, e ho avuto modo di dirlo in più di un'occasione.
In merito a quanto detto dal Sindaco, non mi è stato molto chiaro un concetto, ma forse
per colpa mia. Indubbiamente, siamo di fronte a una impasse, a una frenata della
situazione, altrimenti non si spiegherebbero le lettere, eccetera. Vorrei capire le
motivazioni di questo meccanismo; probabilmente, il Sindaco l'ha detto, e forse non ho
afferrato bene. Non mi riferisco alle tre questioni accennate, rispetto alle quali, in un
certo modo, sono già state date risposte durante la sua prolusione, ma il motivo per cui
arriviamo a questa che, comunque, pare che sia, se non uno stop, una battuta di arresto;
mi auguro sia un momento di riflessione, visto che, da parte sua e da parte anche del
Sindaco di Genova, si dice che si procede.
Mi sia consentito fare semplicemente alcune annotazioni, che vogliono essere delle
raccomandazioni, almeno per quanto è il mio pensiero.
Non sono preoccupato del 51%; mi preoccupa semmai una questione fondamentale,
cioè che l'Ente pubblico mantenga il potere di indirizzo. In queste situazioni, il potere di
indirizzo, probabilmente, si può mantenere anche senza il 51%, se necessario. È chiaro
che il 51% è una percentuale che dà garanzie superiori, ma non credo che sia questo il
problema. Il problema è che, da parte sua e da parte del management, ci sia il
mantenimento del potere di indirizzo.
Inoltre, c'è un problema che testardamente ripeto e che ho sollevato in più di
un'occasione, ed è quello che, quando si va verso questo necessario ammodernamento
della rete, bisogna che non si impoverisca il territorio. Abbiamo avuto una grande
esperienza in questo settore; bisogna che quando si va a questi accorpamenti, il territorio
non si impoverisca, cioè non si perdano opportunità di investimento. Non è per fare del
campanilismo.
Mi è parso di capire che il meccanismo si sia fermato o sia in una fase di riflessione
perché tutti vogliono avere il bandolo della matassa in mano e decidere: tutti i territori
vogliono avere questo. Se così fosse, credo che sarà molto difficile arrivare ad una
soluzione.
Nello stesso tempo, anche Torino ha queste necessità. Le fusioni che abbiamo visto (mi
riferisco a SanPaolo-Intesa e ad altre pregresse situazioni dove non c'entrano per niente
le municipalizzate o il Comune) fanno vedere che, invece, negli anni c'è stato un
impoverimento del territorio su delle eccellenze che erano nate qui. Ripeto, non è
campanilismo; è fare attenzione che questo non succeda.
Lei afferma che ci sarà un ampio coinvolgimento del Consiglio. C'è la massima fiducia
su quanto può fare sia la nostra parte politica che il nostro management, però ritengo
che su questo vadano fatti passaggi più puntuali in Consiglio e venga diffusa
un'informazione più precisa e costante su una prospettiva che ritengo sia di grandissimo
interesse e di grande importanza per il futuro della nostra città.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Giorgis.

GIORGIS Andrea
Credo che sia normale che in ogni vicenda politica e amministrativa si consumi una
dialettica, un confronto e anche uno scontro tra la maggioranza e l'opposizione. Quindi,
trovo normale che l'opposizione cerchi di criticare e di mettere in luce i possibili errori
di prospettiva, di amministrazione o di scelta politica della maggioranza.
Devo anche dire, però, che rispetto a temi come quello che stiamo qui trattando, mi sarei
aspettato una maggiore cautela da parte dell'opposizione, non di tutta, ma di quella
opposizione che qui è intervenuta con più durezza nel confondere il piano politico con il
piano istituzionale, perché questa insistenza sull'appartenenza dei due Sindaci allo
stesso Partito, mi sembra veramente del tutto inconferente.
Io sono sicuro che il nostro Sindaco, nel momento in cui svolge le sue funzioni da
Primo Cittadino, consideri l'appartenenza al Partito come qualcosa che viene dopo e
quindi, questa insistenza sulla priorità dell'appartenenza politica rispetto al ruolo
istituzionale, mi sembra davvero un po' stonata e più stonata ancora è l'insinuazione di
un management o, peggio, di un advisor poco capace di svolgere al meglio l'interesse
della Città. Peggio ancora - ma questo non è stato detto, ovviamente - in un sorta di
mascherato (perché è stato detto "buttare giù la maschera") conflitto di interessi, o
incapacità di tutelare al meglio la nostra Città.
Allora, devo essere sincero, rispetto ad un tema di questa delicatezza, mi sarei aspettato
un'opposizione più sul merito che su una… (INTERVENTO FUORI MICROFONO).
Sì, sì, certo. Non sto chiedendo scusa di niente, sto semplicemente constatando
argomentazioni non consuete e non del tutto opportune - perché non entrano nel merito
della vicenda - su temi di una certa delicatezza.
Detto questo, per quanto riguarda lo specifico ruolo, come Gruppo di maggioranza, da
un lato vorrei ribadire la condivisione dell'indirizzo politico che questa
Amministrazione ha espresso in quest'Aula, in ordine alla strategia di fusione e
dall'altro, riconfermare la piena condivisione all'indirizzo politico, che è stato espresso
e che abbiamo appena sentito da parte del Sindaco essere, con molta probabilità,
riconfermato dalla stessa Amministrazione genovese.
Naturalmente, dell'Amministrazione genovese noi non discutiamo, discutiamo della
nostra posizione politica e che, per quanto riguarda il Gruppo del Partito Democratico, è
tuttora valida.
Vorrei esprimere anche la nostra fiducia nel management e nell'advisor che stanno
coadiuvando la realizzazione dell'indirizzo politico, che questa Amministrazione ha
voluto loro consegnare.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Cerutti.

CERUTTI Monica
A me sembra che, in queste vicende, la politica stia incidendo molto poco, perché non
credo che le decisioni dipendano soltanto dal Consiglio Comunale. Altre decisioni
sempre inerenti il rapporto economia-politica, vengono assunte altrove, in altre sedi.
Sappiamo che alcune vicende, effettivamente, procedono un po' per la propria strada e
non soltanto per il Consiglio Comunale.
Comunque, credo sia priorità, per il Consiglio Comunale, e in questo senso non vedo
maggioranza e opposizione distinte. A me sembra che, da parte di tutti, ci sia l'intento a
comprendere quale sia il bene per la società IRIDE e il bene, chiaramente, per la Città di
Torino. In questo senso, il bene non è sicuramente continuare ad avere questo clima di
incertezza verso una realtà così importante, per il nostro territorio. Prima, alcuni
Consiglieri facevano riferimento al fatto che queste aziende sono elemento di grande
ricchezza per la nostra realtà territoriale e, in questo senso, quindi, credo che si debbano
certamente sposare le ipotesi più allettanti. Il Sindaco faceva riferimento ad un'ipotesi
conclusiva che speriamo di poter esaminare al più presto, anche perché queste ultime
incertezze sembrano vedere la Città di Genova molto interessata a difendere legittimi
interessi territoriali. Credo che anche Torino debba sicuramente difendere i propri
interessi e muoversi in sintonia verso un indirizzo condiviso.
Signor Sindaco, da quanto si evince dalla lettura dei giornali, pare che, se prima
sembrava esserci una contrapposizione fra IRIDE, rappresentata dai due Sindaci, in
merito alla contendibilità che poteva scendere anche al di sotto del 51% e la parte di
HERA ed ENIA, non d'accordo (quindi, sempre nelle persone dei Sindaci), adesso
sembra, dalle ultime vicende, che anche il Sindaco Marta Vincenzi non sia favorevole
ad una discesa al di sotto del 51%.
Vorrei comprendere meglio, perché dai giornali è sembrato, soprattutto dalle
pubblicazioni dello scorso sabato, che anche lei ponesse come prioritario il tema del
controllo pubblico.
Dico questo proprio perché credo che non sia un elemento di poco conto e che, in
qualche modo, almeno per un certo numero di anni, il 51%, che poi sappiamo essere
suddiviso fra le diverse Città e che quindi è sicuramente anche non di facile gestione,
debba comunque, però, essere mantenuto proprio per evitare possibili scalate di soggetti
privati che potrebbero superare quel 30% al quale si fa riferimento e che renderebbe la
partecipazione pubblica non più presente.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Ravello.

RAVELLO Roberto Sergio
Le confesso che, purtroppo, a causa di altri impegni, non ho potuto ascoltare
l'intervento del Sindaco, tra l'altro richiesto anche da noi, in Conferenza dei
Capigruppo. Se non fosse stato per l'intervento del Consigliere Giorgis, sarei
intervenuto più che altro per portarle un saluto, visto che ormai è un privilegio, per noi,
poterle parlare, poterle dire - non dico tutti i lunedì, ma un lunedì ogni tanto -quello che
pensano molti torinesi che non possono essere con noi, qui, in Sala Rossa.
Se c'è un benefit dei Consiglieri Comunali, l'unico reale è quello di poterle dire il
lunedì, quando ci capita, "Signor Sindaco, lei ha fatto questo, ha fatto quest'altro, ha
sbagliato di qua, ha sbagliato di là", talvolta anche "Vada anche a quel paese…". Poi,
però, è intervenuto il Consigliere Giorgis, credo del tutto impropriamente. Ho avuto
modo di ascoltare gli interventi dei Colleghi che siedono con me da questa parte dei
banchi, li avrebbe criticati denunciando una mancanza di cautela nel loro atteggiamento.
Mi sembra si sia arrivati davvero al paradosso, per cui credo urga un intervento, più che
altro per riportare un po' ad un senso di realtà che, evidentemente, è stato smarrito.
Ma saranno davvero poco cauti i Consiglieri Comunali che chiedono conto di
un'operazione della quale si sta perdendo la comprensione? Oppure la cautela manca a
quegli amministratori, a quei Sindaci, che si lasciano andare a dichiarazioni
pesantissime, ad atti di sfiducia nei confronti di un management, a critiche su
un'operazione di fusione che vanno anche ad influenzare l'andamento dei titoli
azionari?
Io credo che se qualcuno può essere davvero destinatario dell'accusa del Consigliere
Giorgis, questo possa essere lei, questo essere la sua omologa genovese, perché non è
null'altro che un atteggiamento irresponsabile, quello di chi si la lascia andare senza un
preciso mandato della politica - intendo i Consigli Comunali -, a condurre operazioni
che si giocano sulle spalle e sui sacrifici di centinaia di migliaia di cittadini.
Questo è il vero atteggiamento irresponsabile, e il fatto che si stia arrivando ad una sorta
di tira e molla, che non fa pensare a nulla di buono, è anche conseguenza del fatto che,
ormai, anche ed in particolare a Torino, si sia relegata la politica al ruolo di semplice
spettatrice.
La politica - e per "politica", in questo caso, intendo la voce dei cittadini, degli elettori -,
ormai, è in un cantuccio, in un angolino, non viene mai interpellata, non ha mai
l'occasione di dare un mandato circa operazioni sulle quali si gioca l'interesse pubblico
dei cittadini torinesi.
Credo che non possiamo che lasciarci andare ad un sussulto di orgoglio, e che questo
Consiglio (l'ho già detto, in occasione dei diversi dibattiti sulla fusione fra GTT e ATM
Milano) debba essere riportato a ciò che deve essere, cioè un ruolo capace di dettare le
linee d'indirizzo che il Sindaco, poi, dovrà interpretare.
Lei è il Sindaco della città di Torino, non un qualunque soggetto che detiene carta
bianca su scelte delle quali noi vogliamo essere partecipi.
Ormai, in questa fase, la preoccupazione è particolare. (INTERVENTO FUORI
MICROFONO). Non mi prenda in giro, però. Lei sa, sicuramente meglio di me, che
IRIDE è una delle poche cose importanti e di valore che ci siano rimaste; quindi, è
normale che ci si preoccupi ed è ancora più normale che ci si preoccupi molto di più
quando qualcuno che gioca questa partita va, ad esempio, a sfiduciare un management
al quale è stato affidato un incarico.
Nel privato, un'accusa simile a quella lanciata dal Sindaco Vincenzi avrebbe
comportato l'assoluta sparizione di quel management, che sarebbe stato mandato a
zappare; invece, noi continuiamo a pendere dalle loro labbra, continuiamo a lasciare
nelle loro mani i nostri destini, nonché quelli di molti torinesi!
Su questo si deve intervenire - lo dico, più per retorica che perché ci creda veramente -,
indipendentemente dalle appartenenze politiche o dal fatto che voi due siate due Sindaci
che rispondono alle medesime logiche dello stesso Partito, perché non ritengo che il
problema sia solo questo; semmai, il problema è una concezione più a larga scala del
ruolo che la politica deve assumere in scelte riguardanti l'interesse pubblico.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Cassano.

CASSANO Luca
Dopo aver ascoltato il Consigliere Ravello, l'impressione è che la moda del saluto
dilaghi anche in Consiglio Comunale, oltreché nella politica torinese.
Sicuramente, la cautela è indispensabile su un tema simile.
Ringrazio il Sindaco per la sua comunicazione, e credo che, da amministratori torinesi,
sia indispensabile fornire con chiarezza ai nostri concittadini una comunicazione sui
benefici derivanti da un'eventuale aggregazione fra soggetti del comparto energetico.
Per quanto riguarda IRIDE, al di là del vantaggio (pur ammesso che, in queste ore,
l'essere quotato in Borsa sia realmente un vantaggio, perché sappiamo che la
vulnerabilità dei mercati può significare anche vulnerabilità per i gestori di servizio
pubblico locale), ci spaventa, per le possibili aggregazioni future, il modello, appunto
IRIDE, adottato in questi primi due anni di fusione fra AEM e AMGA.
Partendo dall'analisi del ruolo e del controllo vero che questo Consiglio Comunale ha
esercitato nei primi due anni su IRIDE, e interrogandosi sul vero ruolo che questo
Consiglio non ha avuto - ma non per un deficit di democrazia, poiché è evidente che, nel
momento in cui il potere d'indirizzo e di controllo viene delegato a società o a
finanziarie, il Consiglio Comunale abbia pochissimi poteri d'intervento e di indirizzo -,
vorrei porre due domande al Sindaco.
La prima riguarda i tempi: siccome sappiamo che vi sono delle scadenze elettorali per
alcune delle Amministrazioni coinvolte, vorrei capire quali saranno i reali poteri di
approfondimento che questo Consiglio Comunale potrà avere.
La seconda riguarda, invece, una questione più delicata: riferendomi agli eventuali atti
che dovremo votare per accettare o meno le aggregazioni di cui si è parlato, vorrei
sapere se questo Consiglio Comunale dovrà o meno votare, appunto, degli atti in tale
direzione.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Sindaco, per la replica.

SINDACO
Mi stupisce - poiché è abbastanza evidente - che nessuno abbia rilevato che, in un
quadro di difficoltà finanziarie ed azionarie, i processi di fusione aziendali siano molto
più difficili. Basta guardare il panorama e le cronache economiche, infatti, per
accorgersi che siamo passati abbastanza rapidamente da una fase nella quale le ipotesi
di fusione (a vario livello, cioè in tutti i campi, non necessariamente delle public
utilities) erano tendenzialmente, se non all'ordine del giorno, quantomeno all'ordine del
giorno della discussione, ad una fase nella quale, invece, non ne parla più nessuno, e ciò
è peraltro comprensibile.
Quindi, dobbiamo sapere che discutiamo ed operiamo dentro una cappa di questo
genere, della quale nessuno di noi porta responsabilità, ma che comunque esiste.
Riconfermo - è l'affermazione più propria, l'unica che si possa fare in questa fase - che
sono convinto che sia strategicamente necessario che, non solo nel Nord-Ovest, ma in
tutta Italia, vada avanti un processo di accorpamento e di fusione nell'insieme delle
aziende che gestiscono i servizi a rete più propriamente detti public utilities, in
particolar modo a cominciare da quelli che, come l'energia, già si muovono con una
regolazione prevalentemente di mercato, quindi, cominciando da quelle che hanno già
una regolazione prevalentemente di mercato e che hanno delle società che, più che in
altri campi, sono quotate in Borsa.
Pertanto, riguardo a qualsiasi prosecuzione, qualsiasi strategia di IRIDE, sia nell'ipotesi
- che auspico - che sia possibile arrivare ad un'intesa con IRIDE ed Enìa, sia
considerando altre ipotesi che dovremo analizzare, credo che lo scenario debba sempre
essere quello di favorire un processo di integrazione che, da tutte quelle che un tempo
erano le ex municipalizzate energetiche, riesca a costruire un settore, un soggetto
industriale ed economico in grado di essere un competitore, che quindi allarghi il gioco
del mercato, ancora oggi sostanzialmente oligopolistico.
Mi auguro che il Governo - poiché queste sono scelte che, in qualche modo, chiamano
in causa anche il Governo - sia in grado di prendere delle misure, ove necessario, che
aiutino in tal senso, anziché, come sta facendo ad esempio con i famosi certificati CP-6,
aiutare solamente gli interventi nella termovalorizzazione a favore di quelle regioni che
hanno maggiori problemi - me lo auguro - e che però meno si sono mosse
autonomamente su un settore tanto strategico; insomma, sarebbe opportuno che il
Governo, anche in questo caso, non avesse solo "figli e figliastri".
Poi, non ho capito la ragione di qualche suggestione estemporanea, rispetto alla quale
mi viene qualche cattivo pensiero, ma non lo dico; invece, se vi è un'ossessione più di
fondo, vorrei consigliare al caro Consigliere Goffi di rivolgersi ad un esorcista, in
quanto non so proprio come sia possibile, ma lei vede Benessia ovunque, molto più di
me... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Senza polemiche, comunque, al di là di
questo, mi verrebbe voglia di dire: quasi tutti, avete fatto un intervento che sarebbe stato
più opportuno fare nel Consiglio Comunale di Genova, perché tutte le questioni che
avete posto andrebbero poste alla Collega ed amica Marta Vincenzi, la quale, però, si è
premurata di far sapere che, in realtà, la sua lettera, alla quale voi avete fatto così ampio
riferimento, è stata male interpretata e intendeva soltanto essere una sollecitazione al
management affinché accelerasse questa fase della trattativa. Peraltro - ripeto -, non sto
esponendo altro che la realtà dei fatti, poiché, ancora prima di ricevere la lettera, ho
potuto leggerlo ieri su alcuni quotidiani.
Non è mia intenzione sfuggire al dibattito, tuttavia, mi sembra un po' malinconico il
fatto di dover ripetere le cose; forse, dovremmo pensare di trasformare queste
comunicazioni in una sorta di conferenza stampa collettiva, nella quale ognuno possa
dichiarare ciò che vuole ai giornali e, perlomeno, eviteremmo di far finta di discutere.
Poi, vorrei rivolgermi al Consigliere Cantore, relativamente ad alcune considerazioni
che avevo anticipato e rispetto alle quali desidero chiedere scusa per essere stato
evidentemente poco chiaro, quindi, per non essere riuscito a farmi capire; comunque,
cercherò di porvi rimedio adesso, spiegandomi meglio.
Il riferimento alle reti è fatto per il timore, che - credo, perché non ho scritto io quella
cosa - la società che gestisce l'acqua e il gas - che adesso è una società che fa capo,
come è noto, a Genova -, possa, in un'operazione di fusione, andare a finire sotto la
direzione di qualche divisione di business che non sia genovese. Questo credo che sia il
timore, perché per tutto il resto sarebbe incomprensibile; non si capisce l'affermazione
secondo cui le reti diventano private. Quando mai, perché, come? L'unica spiegazione è
questa.
Viceversa - qui rispondo al Consigliere Cerutti sulla questione del 51% -, l'affermazione
che il Consigliere Cantore e il Consigliere Gallo riprendevano il fatto che il servizio
risentirebbe troppo della politica dei Comuni, è riferito a quello che ho detto io.
Fin dall'inizio abbiamo detto che vogliamo sì un controllo pubblico, ma contendibile o
perlomeno aperto in futuro alla contendibilità. Lei, invece, dice che nella trattativa si sta
delineando un profilo che rischia di essere troppo municipalista. Questa è
l'interpretazione che ho dato io, però vi pregherei di far presentare delle interpellanze.
Non voglio istigare il Comune di Genova a fare la stessa cosa, però non posso
rispondere di lettere altrui!
Se c'è una cosa che tutti dovremmo dire è che, su una vicenda delicata come questa, si è
parlato troppo! Non ho mai visto che durante una fase... (INTERVENTO FUORI
MICROFONO). Ho accusato voi? Mi sono persino girato! Si è parlato troppo e mi
aspettavo da voi questa accusa!
Durante la trattativa tra Fiat e General Motors, non mi risulta che Fiat o General Motors
abbiano convocato l'assemblea degli azionisti. Adesso, mutatis mutandis, naturalmente
non mi sfuggono le differenze... Semmai si è parlato troppo, però spero di essere
riuscito a farmi capire rispetto a cosa credo (ripeto per la seconda volta) si riferisse
Marta Vincenzi in quella sua lettera. In ogni caso, se si vuole proprio avere la certezza,
bisogna rivolgersi a lei e non a me. A me basta aver appreso che la sua lettera sia da
interpretare come una forte sollecitazione al management, perché definisse un'ipotesi, in
qualche modo conclusiva, o in positivo o in negativo. Dove conclusiva, attenzione, non
vuol dire che concludano loro: io questo ci terrei a sottolinearlo. Vuol dire che
definiscono un'ipotesi, che, a loro dire, potrebbe essere conclusiva e che poi gli azionisti
valuteranno.
Rispondo al Consigliere Cassano che ha posto il problema dei tempi. Il Consiglio
Comunale, fino al giorno in cui non decade, può approvare qualunque cosa, quindi, in
realtà, non c'è un semestre bianco come per il Presidente della Repubblica. Non ne sono
certo, ma credo che, politicamente parlando, sia molto delicato affrontare temi di questa
natura all'esaurirsi di una tornata amministrativa, anche se istituzionalmente non c'è una
scadenza obbligatoria.
Per quanto riguarda gli atti, è evidente che nel momento in cui vi sia un'ipotesi,
ancorché generale, definita dal management, sulla quale noi esprimeremo un'opinione,
è evidente che il Consiglio Comunale, con una mozione o con qualche atto, dovrà
esprimersi; poi ci saranno dei passaggi, invece, formali, che saranno quelli di modifica
degli assetti statutari della società. E' ovvio che questi non possono che essere di
competenza del Consiglio Comunale.
Il Consigliere Galasso ha detto che bisogna meditare, perché il tema delle aziende è
importante. Non a caso - mi rivolgo a lei come componente della maggioranza -, ho
concluso la discussione di sabato (nella quale uno dei temi centrali è stato proprio
quello ed è uno, non a caso, dei temi caratterizzanti il documento che ho presentato),
invitando tutti a fare un esame di coscienza individuale e collettivo. Ho usato non a caso
questo termine che un po' richiama la meditazione, perché, dato che ritengo che il tema
sia profondo, costitutivo di questa fase di consiliatura che si sta per intraprendere, è
molto importante che la si affronti solo se c'è la convinzione di farlo. E' il momento -
per dirla con Max Weber - in cui l'etica della convinzione deve andare di pari passo con
l'etica della responsabilità.
dell'area da trasformare per servizi ambito '5L1 Rubbertex 2' - Approvazione".
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