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Estratto dal verbale della seduta di Mercoledì 10 Settembre 2008 ore 14,00
Paragrafo n. 9
DELIBERAZIONE (Giunta: proposta e urgenza) 2008-03474
VARIANTE PARZIALE N. 164 AL P.R.G., AI SENSI DELL'ART. 17, COMMA 7, DELLA L.U.R., CONCERNENTE L'AMBITO 8.18/3 SPINA 2, PORTA SUSA. APPROVAZIONE.
Interventi

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Passiamo all'esame congiunto della proposta di deliberazione n. mecc. 200803474/09, presentata dalla Giunta Comunale in data 10 giugno 2008, avente per oggetto:
"Variante parziale n. 164 al PRG, ai sensi dell'art. 17, comma 7, della LUR, concernente l'Ambito 8.18/3 Spina 2, Porta Susa. Approvazione"
e della proposta di mozione n. mecc. 200804727/02, presentata dai Consiglieri Cerutti, Cassano, Gallo Domenico, Carossa, Angeleri e Ventriglia in data 21 luglio 2008, avente per oggetto:
"Collegata alla proposta di deliberazione n. mecc. 200803474/09 avente per oggetto 'Variante parziale n. 164 al PRG, ai sensi dell'art. 17, comma 7, della LUR, concernente l'Ambito 8.18/3 Spina 2, Porta Susa. Approvazione'".

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Cassano.

CASSANO Luca
Rispondo al Consigliere Ravello sulla votazione a favore della mozione di accorpamento e sulla sottoscrizione di quell'atto da parte nostra, che sottolinea la scelta della sinistra in questo Consiglio Comunale di contestare, nel merito, un provvedimento che, fin dall'inizio, abbiamo ritenuto non condivisibile, ma di non assecondare l'opposizione sterile di una parte della minoranza di questo Consiglio Comunale, che ha tentennato per mesi su che fare, magari con l'obiettivo di poter capitalizzare politicamente i voti favorevoli in questa Sala.
Comprendo anche, signor Sindaco, le pressioni di un centrodestra che sogna, con alcuni suoi esponenti, di poter entrare in maggioranza dopo essere stato per anni sconfitto dalle elezioni.
Capisco anche come questa eventualità, e la possibilità di accarezzare questa prospettiva, scaldi gli animi ad alcuni e regali anche sogni di gloria ad alcuni.
Se questa maggioranza ha una prospettiva di governo comune, lo dirà la politica, la discussione che inizierà sul documento di programmazione economico-finanziaria, e non la votazione sul grattacielo Intesa-Sanpaolo, vicenda che riguarda un edificio impattante - per noi, è proprio questo il nodo, signor Presidente - non solo dal punto di vista paesaggistico, ma anche dello sviluppo urbanistico ed economico di questa città.
In questi mesi, sono state dette molte falsità e attribuite anche responsabilità, quantomeno improbabili, alla sinistra del Consiglio Comunale.
Non è colpa della sinistra se il baricentro di questa banca, nata ormai due anni fa, si sposterà verso Milano - noi speriamo di no, ma, se così sarà, non potrà evidentemente essere colpa della sinistra che siede in quest'Aula -, come non è colpa della sinistra se l'impegno economico di Intesa-Sanpaolo nella nuova Alitalia richiederà una riduzione dei costi degli investimenti già previsti, come il grattacielo Intesa-Sanpaolo.
Poi, rispetto ai lavoratori in fuga - ne abbiamo parlato, nei mesi scorsi -, pensiamo che la scelta di molti lavoratori di anticipare l'uscita da questo gruppo economico-finanziario non sia responsabilità della sinistra, quindi vorremmo rispondere ai Sindacati, i quali, nei giorni scorsi, hanno polemizzato con la sinistra (dicendo che, in qualche modo, vi fosse una correlazione tra lo sviluppo futuro di Intesa-Sanpaolo e la costruzione del grattacielo), che non riteniamo neppure questa una responsabilità nostra.
Si è sentito parlare molto, dall'agosto 2006 ad oggi, di banca dei territori; ebbene, noi crediamo che una banca dei territori, come uno dei progetti ambiziosi su cui Intesa-Sanpaolo si spende, significhi anche sviluppo della stessa banca in coerenza con quei territori, e riteniamo che la compatibilità con la città di Torino e con la sua storia dovesse essere rispettata, perché Torino è una città molto attenta a non stravolgere la propria anima, attraverso le trasformazioni urbanistiche.
Pertanto, signor Presidente, voteremo contro questa deliberazione, coerentemente con quanto sostenuto da un anno a questa parte, in Aula e nella città, ma non contro lo sviluppo di Intesa-Sanpaolo, che speriamo anzi possa riprendere e continuare, in maniera assolutamente positiva per i lavoratori torinesi e le stesse famiglie torinesi, e nemmeno contro lo sviluppo urbanistico di Torino: noi votiamo contro un progetto sbagliato, la cui utilità, per la pubblica collettività, sarà tutta da dimostrare.
Speriamo che i prossimi dieci anni potranno smentire le convinzioni sottolineate dalla sinistra, in quest'Aula.
L'immagine di Torino, da oggi, fra qualche settimana, cambierà irrimediabilmente, ma senza il nostro consenso.
Avremmo potuto agire - come molti ci chiedevano e come alcuni faranno, anche durante la votazione in Consiglio Comunale - sulla base di alchimie tattico-politiche; invece, abbiamo preferito ascoltare il parere di chi, in questi mesi, in città, ha condiviso le nostre perplessità, nonché di quella parte di società civile che si è posta degli interrogativi - e non solo la sinistra radicale e gli estremisti o gli ecologisti del "No", come spesso vengono etichettati -, preoccupata di non compromettere il presente ed il futuro di un centro storico unico nel suo genere, in Italia ed in Europa.
Perciò, signor Presidente e signor Sindaco, oggi ribadiremo il voto contrario sulla deliberazione in votazione.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Goffi.

GOFFI Alberto
Vorrei approfittare di quest'intervento per rispondere a coloro i quali, entrando in Aula, mi hanno chiesto ironicamente se fossi contento delle liti di questi mesi nel centrosinistra: certamente, posso essere contento da un punto di vista politico, ma sono amareggiato per il fatto che, dovendo discutere di questo tema, riguardante un'opera tanto importante per lo sviluppo ed il futuro di Torino, sia mancato il numero legale nell'ultima seduta del mese di luglio, e anche perché credo che questo problema meriti più attenzione delle vostre divisioni interne.
Ma, siccome ho seguito molto attentamente tutto l'iter di questa deliberazione anche in Commissione e alcuni hanno espresso, anche in quest'Aula, alcune legittime e comprensibili perplessità di carattere tecnico, posso dire che, con altrettanta legittimazione, ritengo che l'Assessore Viano abbia svolto un lavoro approfondito, consentendo pure ai Consiglieri Comunali di comprendere le ragioni tecniche di questa deliberazione e che i tecnici abbiano armonizzato perfettamente il progetto con la città, il suo contesto e il suo centro storico.
Mi preoccupano, poi, alcune ragioni di carattere ideologico, perché, in questi mesi e fino a ieri, abbiamo letto sui giornali che buona parte della sinistra radicale ha detto: "Non scendiamo a patti con i poteri forti".
Oggi, purtroppo, ho sentito che, anche dai banchi dell'opposizione, la Lega ed il Collega Angeleri parlano di poteri forti.
Quindi, siamo di fronte ad un nuovo fatto politico, nella Città, a questo asse fra la sinistra e la Lega e il Consigliere Angeleri, per cui tutti parlano di poteri forti.
Ebbene, senza scomodare i grandi temi, vorrei soltanto sottolineare che, se la Storia ha fatto ricadere su questo Consiglio Comunale la responsabilità di una scelta tanto importante - sgombriamo il campo da possibili equivoci -, tutti siamo liberi nella scelta, compresa quella di stare lontani dai poteri forti, liberi dalle oligarchie!
Voglio dirlo chiaramente, perché, se non partiamo da una premessa chiara, sembra che, chi vota a favore di questa deliberazione sia vicino ai poteri forti, mentre chi vota contro sia contro le oligarchie precostituite.
Desidero dire, con molta franchezza, che io sono libero nella scelta; non ho interessi di alcuna natura, ma ne sono convinto, perché la scelta non va fatta rispetto ai poteri forti o meno, bensì rispetto al conto economico di questa Città! Allora, esprimiamo le preoccupazioni esistenti in questa Città!
Sono davvero preoccupato per la crisi economica che tutti gli indicatori stimano la peggiore dal dopoguerra ad oggi e per quelle 130.000 famiglie che, attualmente, dichiarano di essere al di sotto dei limiti di sopravvivenza, in questa città; quindi, considero questa una grande opportunità, tuttavia, mi preoccupano anche le dichiarazioni - qualcuno le ha citate - di chi, oggi, dichiara ai giornali che "il problema è tutto torinese".
Ebbene, il problema non è tutto torinese, perché questo fa parte di un accordo che era nelle strategie di centralità della banca e, se oggi quelle strategie sono cambiate, qualcuno deve dircelo!
Perciò, il problema non è - mi rivolgo agli amici della sinistra - il contenitore, bensì il contenuto, perché la dichiarazione secondo la quale "il problema è tutto torinese", probabilmente, nasconde una scelta occupazionale che deve preoccupare tutti, voi per primi! Non farlo significherebbe fornire, a quelle stesse persone, degli alibi che noi non possiamo permetterci di dare; non possiamo permetterci di fornire l'alibi per cui "a Torino c'è una difficoltà nella costruzione di un grattacielo", consentendo loro manovre non su una costruzione immobiliare, bensì di carattere occupazionale, che sono molto più gravi di una manovra di tipo immobiliare!
Se, poi, nelle vostre premesse avete citato più volte la preoccupazione della centralità della banca da Torino in favore di Milano, mi spiegate come pensate di recuperare quella centralità, se oggi venite a dire, in Aula, che la costruzione del grattacielo non è "cosa per Torino"?
Avete un'idea alternativa? Se l'avete, ditecela! Probabilmente, mi conformerei alla vostra idea; tuttavia, poiché non esistono soluzioni alternative per riportare la centralità in una fusione che, purtroppo, com'è noto a tutti, è stata un'incorporazione, l'unica soluzione è proseguire per questa strada.
Se, cari amici della sinistra, tali motivazioni non sono per voi sufficienti a prendere una posizione, oggi, e non vi assumete la responsabilità di questa scelta - e qui si pone un problema politico, che va ben al di là di quanto è stato detto da parte di alcuni Consiglieri -, non si tratta di un problema di autosufficienza della maggioranza sul voto, ma di un problema della maggioranza.
Se oggi il voto sarà negativo - come mi pare di aver compreso dagli interventi -, non solo da parte vostra, ma anche da parte della Lega e del Collega Angeleri, ritengo che qualcuno, allora, voglia che il treno di Torino vada a finire su un binario morto, perciò, mi permetto di disturbare il manovratore. Se lo disturbiamo, bisogna dirgli che oggi questa è "la prova del 9", perché - ripeto - non è un problema di autosufficienza del voto, bensì un problema della maggioranza; se, oggi, una parte della maggioranza vota contro, una parte della maggioranza abbia il coraggio di ritirare gli Assessori dalla Giunta, di mettersi all'opposizione e, forse, di continuare a riflettere meglio, in opposizione.
Stare all'opposizione probabilmente vi consentirà di capire che errori come questi sono storici e la Città non può permetterseli, perché il contesto storico ci impedisce di poter pagare per questi errori.
Abbiate il coraggio, ma anche - oserei dire - la serietà istituzionale, di ritirare i vostri Assessori, di mettervi all'opposizione e di riflettere, soprattutto per non fare danni per il futuro di questa città.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Cantore.

CANTORE Daniele
Condivido gran parte dell'intervento del Consigliere Goffi, ma, a mio parere, in quest'Aula, il vero problema è il tempo. Se c'è una responsabilità da addebitare - uso i termini adottati dal Consigliere Cassano - alla sinistra è che si è perso troppo tempo.
Sono importanti gli approfondimenti, è stato giusto incontrare l'architetto Piano, noi avevamo proposto anche un'ipotesi di referendum - e, probabilmente, è meglio che non si sia svolto, perché avremmo perso ulteriore tempo -, ma dobbiamo assumerci la responsabilità delle decisioni politiche.
Il problema è che questa Città perde tempo! Abbiamo perso tempo, quasi avessimo avuto il compito di costruire la nuova Mole Antonelliana di Torino. Questo Consiglio (non addebito la responsabilità all'Assessore, ma ad alcuni componenti della sua maggioranza) ha fatto perdere un anno e ha fornito l'alibi ad una parte di Intesa-Sanpaolo per dire che si trattava di un problema solo torinese e, probabilmente, anche per ripensarci e noi non possiamo permettercelo.
Colleghi della sinistra, potevamo fare quello che è stato fatto in tempo minore e, soprattutto, avere un atteggiamento laico di fronte alla costruzione di un grattacielo (anche se è vero che ve ne sono altri in previsione). Noi abbiamo ripetuto, più volte, al Sindaco, all'Assessore e alla maggioranza che il problema non era questo grattacielo, ma capire se, dopo questo grattacielo e in attesa degli altri, lei, signor Assessore, vorrà predisporre un nuovo Piano Regolatore.
Per quanto riguarda la tematica urbanistica, il problema, secondo noi, non è lo skyline o la tradizione torinese, perché in ogni città del mondo ci possono essere o meno dei grattacieli; personalmente, non ritengo che il grattacielo sia il simbolo dello sviluppo e del futuro, così come non ritengo che il grattacielo rappresenti il male. Sicuramente, però, devono esservi delle compatibilità ambientali e anche architettoniche.
È stato corretto l'intervento del Consigliere Cerutti, ma non facciamo di questa vicenda il caso del futuro della nostra città. C'é l'ipotesi di un grattacielo, che, peraltro, è legata ad un'ipotesi di mantenimento di una parte della banca su Torino ed anche di mantenimento occupazionale.
Quindi, in primo luogo, c'è un problema politico; abbiamo perso tempo e, purtroppo, questa è una caratteristica negativa della politica torinese, che non sa decidere in tempi brevi: qualunque sia la decisione, anche sbagliata, è importante decidere rapidamente ed avere il coraggio di decidere.
Il secondo aspetto riguarda Intesa-Sanpaolo: prima, il Consigliere Goffi citava il manovratore ed è ovvio che ci rivolgiamo al Sindaco, perché penso sia consapevole - così come l'Assessore Viano - del fatto che la questione del grattacielo deve riequilibrare la vicenda Intesa-Sanpaolo; infatti, come dico sempre, siamo stati inglobati, invece di aver assistito ad una fusione.
In questi giorni, l'Amministratore Delegato Passera ha affermato che si tratta di una questione solo torinese; sono d'accordo con il Consigliere Cerutti, non è così e non può essere così. Sappiamo che lo stesso Amministratore Delegato, per quanto riguarda la Banca dei territori, sta mettendo in discussione l'impostazione del Direttore Generale e questo non lo possiamo accettare.
Dobbiamo fare fronte comune affinché Torino non venga ulteriormente impoverita da questa fusione, che, a livello nazionale, ha una logica (e certamente è stata un'operazione importante per le due banche), ma che, per ora, non ha avuto alcuna ricaduta positiva sulla città.
È sufficiente chiedere ai dipendenti e ai dirigenti delle agenzie Intesa-Sanpaolo per comprendere che, nella realtà, si è fatto un passo indietro nel rapporto con il cliente e quando parlo del cliente mi riferisco dal grande al medio e piccolo imprenditore, ma anche, non dimentichiamoli, alla persona anziana, al lavoratore autonomo oppure dipendente.
Dobbiamo difendere la storia dell'Istituto Sanpaolo e la sua cultura di fare banca; mi auguro che anche il Presidente della Fondazione si impegni a questo proposito. Infatti, è necessario difendere la Banca dei territori, perché Modiano ha avuto un'intuizione molto intelligente e dobbiamo fare in modo che il grattacielo rappresenti il consolidamento di Torino all'interno della nuova banca.
Concordo e rilancio, Assessore: non capisco come mai non sia stata accettata la proposta avanzata nella mozione; il mantenimento per 10 anni (invece di 5) della destinazione d'uso rappresenta una maggiore garanzia, perché la preoccupazione espressa dai banchi della sinistra è generale.
Obiettivamente, 5 anni di mantenimento della stessa destinazione d'uso - e poi magari su questo possiamo interloquire - può far venire il sospetto che ci sia una speculazione edilizia. Ovviamente, vigileremo tutti, è chiaro, però... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). A me non piace usare quel termine, perché non ci sono e, se ci sono, probabilmente sono da altre parti. Al di là di questo, il mantenimento per 10 anni della destinazione d'uso, secondo me, tutela maggiormente anche i lavoratori e, soprattutto, fornisce la garanzia che non ci sia una speculazione.
Nel caso vengano confermati i 5 anni e se, al termine di questo periodo, Intesa-Sanpaolo decidesse di trasformare questo grattacielo in uso abitativo, lo considererei un fatto gravissimo! Personalmente, non sono abituato a gesti eclatanti, però, in questo caso, proporrei a tutti i Consiglieri e a chiunque ricopra un ruolo istituzionale di incatenarsi sotto il grattacielo, perché sarebbe veramente un grande schiaffo alla città, che, francamente, non credo meriti.
Per concludere, voteremo a favore di questa deliberazione, così come abbiamo fatto con l'altra deliberazione, però vogliamo farlo nella chiarezza politica. Come ho già detto prima, Sindaco, non è tanto una questione di autosufficienza, ma lo faremo se la maggioranza o, almeno, una parte di essa dimostrerà di essere compatta ed unita su una questione programmatica.
In questo momento non è presente in Aula il Consigliere Cassano, ma, personalmente, ritengo che sia troppo comodo che dica che il suo partito voterà contro questa deliberazione e, poi, però, sul futuro della maggioranza e sulle linee programmatiche afferma che se ne discuterà durante il prossimo seminario. In questo modo, toglie una delle parti più importanti di discussione all'interno della maggioranza, per, poi, magari rilanciare.
Ritengo che ciò non sia possibile e, quindi, se Rifondazione Comunista e Sinistra Democratica intendono proseguire con questa maggioranza, sarebbe opportuno che, oggi, il loro voto fosse favorevole, perché significherebbe inviare un segnale di compattezza e di coerenza rispetto a quanto avete detto agli elettori.
Penso che oggi sia una giornata importante, e non soltanto perché andiamo a chiudere una vicenda che si trascina da tanto tempo.
È una giornata importante anche sul piano politico: mi auguro - e lo ripeterò nelle dichiarazioni di voto - che il Sindaco e la maggioranza che emergerà da questo voto traggano le conseguenze, in modo tale che possano sedere nei banchi della Giunta persone che hanno il pieno consenso da parte della loro maggioranza.

COPPOLA Michele (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Giorgis.

GIORGIS Andrea
La vicenda del grattacielo Intesa-Sanpaolo, al di là del merito degli argomenti che sono stati avanzati (sui quali cercherò di svolgere alcune considerazioni), ci offre la possibilità di riflettere su questioni di carattere generale per un'Amministrazione pubblica e, se vogliamo, per il carattere che, a nostro avviso, ci deve essere nella scelta di questioni di carattere amministrativo come questa.
Partirei con una considerazione un po' banale, ma che mi sembra importante per inquadrare il problema.
Talvolta, noi ragioniamo come se questo Consiglio fosse un luogo sovrano nel senso tradizionale del termine, cioè un luogo che può decidere del futuro della città in maniera del tutto indipendente, senza considerare la realtà all'interno della quale il Consiglio è chiamato ad operare. Talvolta, ci dimentichiamo di questo elementare profilo: in un contesto plurale non c'è più un soggetto sovrano. La politica deve fare i conti, quindi, con una pluralità di soggetti e, con essi, deve cercare di determinare quelle condizioni perché l'interesse generale sia soddisfatto.
In questa prospettiva, tutta la stucchevole retorica del rapporto di subalternità con i poteri forti è, per certi aspetti, priva di significato, perché il problema non è se ci siano i poteri forti e se questi partecipino del governo della città. Inevitabilmente e necessariamente i poteri forti (economia e finanza) rappresentano uno dei soggetti che concorre insieme alle altre sfere (cioè la politica, che ha un suo ruolo e che deve avere una sua autonomia ed un suo peso, la cultura, le convinzioni diffuse, i mezzi di comunicazione): allora, ogni tanto cadiamo - involontariamente, ne sono convinto - in una rappresentazione un po' caricaturale della realtà nella quale siamo chiamati a decidere.
Se proviamo a fare un passo un po' più serio e a non cadere nella tentazione di rappresentare i decisori come se fossero o l'uno o l'altro, provando a ricordare, per esempio, che, da sempre, pressoché da sempre, la politica deve fare i conti con il contesto materiale nel quale si trova ad operare, allora, per esempio, trovo abbastanza incomprensibili le considerazioni di chi, in maniera più o meno diretta, in qualche misura ha gioito o ha visto in questo una conferma delle proprie preoccupazioni, di fronte ad una modifica di posizioni, o anche soltanto di fronte ad una discussione tutta interna al mondo economico e finanziario, che sembra aver aperto il tema sulla sua reale realizzazione.
Se noi avessimo tenuto e tenessimo separate le sfere, mi sembra che questo avrebbe dovuto determinare una reazione automatica che ci porterebbe a chiederci se, per il tipo di prerogative che abbiamo e per il tipo di ragionevole influenza che possiamo esercitare, abbiamo fatto tutto ciò che era nella nostra possibilità, affinché si determinassero le condizioni che rendono vantaggioso per il mondo economico-finanziario e per la città nel suo insieme, in termini di attrazione, di investimenti e di tutela dell'occupazione?
Abbiamo fatto tutto quello che era possibile? (INTERVENTO FUORI MICROFONO) Certo che se governasse lei, non avremmo fatto tutto il possibile, questo è sicuro!
Noi abbiamo cercato, invece, muovendoci in un contesto dato, che non è sempre facile analizzare, di fare in modo di non prestare il fianco a quelle dinamiche che non possiamo governare e che nessuna Amministrazione pubblica può governare, ma che si può concorrere ad orientare, che si può, in qualche misura, cercare di indirizzare verso l'interesse generale.
Quindi, di fronte alla novità che si è verificata da luglio ad oggi, cioè una possibile e non meglio definita perplessità in ordine alla realizzazione del grattacielo, abbiamo detto che c'era una ragione in più per procedere subito a portare a compimento l'impegno assunto, perché non possiamo permetterci di fare altro che perseguire quello che è stato l'indirizzo, individuato fin dai primi tempi, di rendere Torino, per quanto riguarda il contesto politico-amministrativo, una città che riesce ad essere capace di attrarre investimenti e di orientare questi investimenti in uno sviluppo naturalmente compatibile con gli interessi generali del territorio, cioè la tutela dell'ambiente, del paesaggio, e tutto ciò che abbiamo approfondito in estenuanti Commissioni, che ritengo giustamente svolte, Capogruppo Cantore.
Io rivendico, infatti, la giustezza di tutti gli approfondimenti svolti, che erano giusti e doverosi: la difficoltà sta proprio nel tenere insieme esigenze diverse, nel tenere insieme celerità, impegni che si assumono nei confronti dei cittadini, approfondimento, attenzione e discussione. Questa c'è stata ed io la rivendico come una dimostrazione di buona Amministrazione.
Rispondere nel merito a tutte le preoccupazioni che sono state sollevate è un gesto di buona Amministrazione. Avere la pazienza di approfondire tutte le richieste di approfondimento ed avere la pazienza, quindi, come è stato ricordato anche oggi e come mi auguro l'Assessore vorrà riprendere negli ultimi passaggi di questo iter e confidando che ci siano altri passaggi, è un gesto di buona Amministrazione.
Di nuovo, il tema è quello di non sbandare, di non fare come il pendolo che, un giorno, per un eccesso di velocità, dimentica quelle che sono le dovute garanzie del territorio e le dovute garanzie che le procedure di valutazione di impatto ambientale impongono, un altro giorno, per un eccesso di ostilità o di strategia politica di piccolo cabotaggio, arriva al punto di perdere di vista la questione di fondo, cioè lo sviluppo di Torino ed il rapporto con il mondo economico e finanziario.
La questione di fondo è quella di non rendere questa città ostile ad un radicamento dello sviluppo economico, perché altrimenti, prima ci riempiamo la bocca di sviluppo del territorio e di tutela del lavoro, resi possibili attraverso le condizioni di sostegno al mondo dell'industria realizzate dal mondo finanziario, poi, sgombrati i campi della tutela del paesaggio, della tutela del territorio e quant'altro, la vicenda diventa incomprensibile.
Chiudo con una considerazione di carattere politico.
Anche in questo caso, credo che sarebbe stato meglio se tutta la maggioranza, dopo gli approfondimenti e la discussione svolti, si fosse pronunciata a favore.
Non posso, tuttavia, dimenticare che, dal punto di vista della procedura di Consiglio, c'è stato un atteggiamento leale, sia per quanto riguarda la mozione di accorpamento, sia per quanto riguarda la necessità di respingere un ostruzionismo che pure è stato tentato dalla Lega e che noi oggi, grazie alla mozione di accorpamento, riusciamo in qualche modo a superare.
Ricordo che c'è stato un atteggiamento, anche in termini di presenza e di numero legale, che consente a questa maggioranza di guardare al futuro senza lasciare alle spalle situazioni tali che rendano difficile progettare insieme le condizioni dello sviluppo futuro di Torino.
È certo che quanto si è verificato in ordine a questa vicenda deve essere considerato un monito in ordine alle esigenze poste dalla nostra città ed in ordine alle domande di amministrazione che noi non possiamo permetterci di eludere.

COPPOLA Michele (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Bonino.

BONINO Gianluigi
Intervengo per dire che, come già è stato in tutta la lunga discussione in Commissione e in Aula, siamo sempre stati favorevoli alla costruzione del grattacielo del Sanpaolo e quindi anche oggi il mio voto sarà favorevole alla deliberazione che viene presentata. Devo dire, però, che, durante il percorso, sono sorte alcune perplessità, che rimangono.
Assessore, parto da quella che, secondo me, è stata ed è una delle operazioni più importanti che la Città vede negli ultimi anni, ovvero quella della fusione del Sanpaolo con Banca Intesa, fusione che, a suo tempo, ci diede grandi speranze d'opportunità di sviluppo di questa città.
Poi, però, dobbiamo constatare che vi era una grande banca torinese (di valore non solo nazionale, ma anche internazionale), che si è confrontata con una grande banca milanese - ci è stato detto delle potenzialità che aveva il Sanpaolo e quant'altro -, e che, oggi, ci troviamo di fronte ad una grande banca milanese con maggiori potenzialità rispetto al passato: questo è ciò che si legge sui giornali economici.
Se, come molti di noi fanno, avete la bontà di leggere "Il Sole 24 Ore", noterete che, in questo caso, quando si parla di grandi banche, si cita la Banca Intesa, addirittura dimenticandosi dell'esistenza del secondo nome; questo è sintomo di quanto è avvenuto, e non lo dico per fare dello sterile campanilismo, però, ritengo che sarebbe stato corretto se, a suo tempo, in Commissione, Salza e Modiano ci avessero risposto...

COPPOLA Michele (Vicepresidente)
Consigliere Bonino, le chiedo scusa, però, voglio ricordare ai Colleghi non interessati al suo intervento che non sono obbligati a rimanere in Aula, perché non è possibile che alcuni Colleghi riescano a parlare in un'Aula rispettosamente silenziosa, mentre ad altri ciò non sia consentito.
È la prima seduta dopo le vacanze estive, peraltro, e ritengo che il rispetto dovuto a taluni Colleghi debba essere dovuto a tutti gli altri.
Prego, Consigliere Bonino.

BONINO Gian Luigi
La ringrazio, Presidente, ma non è questo che ci fa temere, poiché siamo abituati a ben altro, non soltanto in quest'Aula, ma anche da altre parti.
Sarebbe stato più corretto se, a suo tempo, Salza e Modiano fossero venuti a spiegarci che si trattava di un'operazione di carattere diverso, dovuta alla debolezza e quant'altro. Non lo dico - ripeto - per uno sterile motivo campanilistico, che non avrebbe ragione di essere - le fusioni fatte per le banche vanno al di fuori, sono sovraterritoriali, perlomeno mi auguro -, ma perché lascia dei dubbi sulla serietà delle cose dette o raccontate in Commissione e sulla verità dei fatti che vengono portati avanti.
Ribadisco che a suo tempo non vi è stata questa trasparenza, da parte della banca, e questo è uno dei motivi che ci fa nutrire forti dubbi sull'operazione; comunque, voterò a favore, perché personalmente sono favorevole, non soltanto sul grattacielo del Sanpaolo, ma anche su quello della Regione, quando proseguiremo in tale direzione, poiché ritengo che siano anche segnali che la Città vuole restare ad un certo livello, andare in Europa, essere attrattiva di lavoro e interessi sovranazionali, vuole diventare un polo che, come le compete, non sia solo frutto delle ex Olimpiadi o della FIAT, ma anche di attrattiva o di lavoro, che vada al di là delle Alpi.
Però, Assessore - non sto pensando ai 30 milioni di urbanizzazione che fanno assolutamente parte della cucina finanziaria che ogni Comune deve portare avanti, su cui deve fare attenzione -, non credo che il motivo debba essere questo; penso che, dietro a questa operazione, debbano esserci una forte attenzione e vigilanza da parte del Sindaco, dell'Assessore, della Giunta e dello stesso Consiglio, affinché questa non diventi - è proprio ciò che temiamo - un'operazione speculativa.
Come abbiamo detto dall'inizio, abbiamo appoggiato l'operazione, ma a questa condizione; cioè, non può essere un'operazione di speculazione: bisogna che il grattacielo del Sanpaolo sia il grattacielo del Sanpaolo, all'interno del quale lavorino i dipendenti del Sanpaolo, perché la nostra maggiore preoccupazione è che il grattacielo sia costruito per poi essere ceduto ad altri.
Perciò, con tutte le perplessità del caso, con tutte le discussioni, giuste o ingiuste, che sono state fatte e che vengono portate avanti, mi auguro che ci sia questa vigilanza da parte del Sindaco, degli Assessori, della Giunta e - ripeto - dello stesso Consiglio, per non andarci nuovamente ad infognare in un'operazione di speculazione, bensì in un'operazione che possa essere di sviluppo per la città e, quindi, di vantaggio per tutti i cittadini torinesi.

COPPOLA Michele (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Ventriglia.

VENTRIGLIA Ferdinando
Caro signor Sindaco, cari Colleghi della sinistra, siete riusciti in un'impresa davvero singolare, cioè quella di riuscire a mettere a disagio il centrodestra nel votare per un grattacielo.
Figuratevi se siamo contrari, per una volta, ad uno sviluppo verticale non riguardante soltanto qualche concessione, qualche cubatura per insediamenti residenziali (anche troppi, peraltro), ma comprendente le sedi di nuovi servizi e attività da mantenere a Torino; oltretutto, a differenza dei programmi dei candidati Sindaci del centrosinistra (che hanno visto comparire e scomparire il tema dello sviluppo verticale in maniera molto sottile), in quelli dei nostri candidati Sindaci nel 1997, 2001 e 2006, questo tema era già presente, in modo molto preciso, particolarmente nel programma del 2001. Quindi, figuratevi se siamo contro!
Certamente, poi, in una considerazione complessiva, diventa difficile accettare alcune cose che vengono aggiunte e ci vengono servite quale parte integrante dell'operazione e, dunque, non possono rientrare in una valutazione nella nostra espressione di voto; per esempio, il Consigliere Giorgis, che, quando parla di futuro, talvolta suona addirittura come un "Obama de noantri" (preciso che non l'ho detto io, ma un Collega), perché ci fa sognare e ci dà lezioni su come relazionarci ai poteri e alle società civili, in questo Paese - lui che è riuscito a far mancare per tre volte il numero legale, per assenza dei Consiglieri del Partito Democratico a lui affidati! -, teorizza per la prima volta - ci fa piacere, però, poiché rappresenta uno sviluppo, un passo in avanti da parte di una certa sinistra - la supplenza alla politica debole da parte dei poteri forti.
Magari fossero forti! Invece, ritengo che siano poteri sempre più indeboliti e provinciali; non è vero che non vi sia stato un tentativo - questo voglio riconoscerlo -, da parte di questo Sindaco, di superare la visione ristretta del famigerato "sistema Torino" verso un sistema di alleanze più vasto, che prescinda anche dagli allineamenti politici tradizionali.
Il problema, caro Sindaco, è che lei fa il fuoco con la legna che ha, e questa legna è un po' povera, forse un po' marcita (è stata a stagionare un po' troppo), quindi, dopo un po', non è più buona nemmeno per fare il fuoco; perciò, questi poteri cosiddetti forti, alla fine, diventano deboli e non consentono più di fare operazioni.
Tuttavia, intorno ad una questione come quella dei grattacieli, che raccoglie il consenso del 70% delle forze politiche espresse in quest'Aula, proprio in virtù della previsione di futuri centri direzionali e insediamenti a servizi, e non solo - ripeto - di conigliere per fare ricco qualche costruttore - peraltro, com'è noto, i costruttori non conoscono tessere, perché alcuni ce l'hanno, sia da una parte sia dall'altra, ma esistono anche le coop, quindi, il problema non riguarda il fatto che vi siano costruttori cattivi o meno, a seconda se siano di sinistra o di destra, poiché i costruttori di case sono elettori registrati perlopiù come indipendenti... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Indipendenti, che è più bello.
Quindi, su questo, signor Sindaco, una Città l'avrebbe certamente seguita; il problema, però, è che lei si è poi affidato a procedure consolidate e agli uomini e alle persone che nascono, crescono e si formano in questo tipo di sistema.
Quindi, operazioni non con poteri forti, ma con poteri provinciali, ex forti, oggi indeboliti, tranne che nella loro visione; del resto, saranno indifferenti, Consigliere Bonino, le dinamiche di un grande istituto di credito, alla quale il Sanpaolo partecipa, ma, d'altra parte, è anche per fare quella alleanza che poi si è cominciato a discutere di questo grattacielo e di altre cose. Alla fine, si fanno operazioni al ribasso: giacché non si riesce a ottenere il jackpot, vediamo se riusciamo a collezionare qualche punto, a prendere qualcosa, si fa quello che è un falso amico e il salvage, che non vuole dire salvataggio, ma vuol dire recupero, vuol dire salvare il salvabile.
Concludo con una nota di nostalgia: rispetto ai tempi in cui c'era qui un Consigliere Nigro (che adesso è stato assegnato, come coronamento di una carriera consacrata allo studio della scienza trasportistica, all'Agenzia per la mobilità metropolitana), che agitava la questione morale contro Berlusconi, ebbene ora ci manca il Consigliere Nigro!
Perché avremmo voluto sentirlo, in questa occasione, difendere la trasparenza di questo procedimento decisionale e degli account di e-mail condivisa, come abbiamo visto in questi giorni, forse, dandoci un motivo in più, non dico per astenerci, ma forse addirittura votare a favore senza doverci turare il naso.

COPPOLA Michele (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Levi-Montalcini.

LEVI-MONTALCINI Piera
Non intervengo come Presidente di Commissione, ma a livello prettamente personale, come ho fatto l'altra volta e, come ho fatto l'altra volta, ribadisco la mia posizione della prima votazione in fase di adozione di questo provvedimento.
Il mio sarà un voto a favore molto patito e molto sofferto, perché di tutto quello che è stato detto qui alcune cose le condivido altre proprio mi sembrano molto strane.
Mi pare che fosse il Consigliere Ventriglia che diceva che sia il contenitore che fa sì che un'azienda possa funzionare o non funzionare, altri sono i motivi e altri sono i doveri che una Città ha per fare in modo che le aziende che lavorano sul proprio territorio possano lavorare meglio e le persone che in esse lavorano possano vivere meglio il tempo del loro lavoro.
Da un punto di vista urbanistico, devo dire che, alla fine di questo iter (anche se il Consigliere Cantore dice che abbiamo perso un anno, ma dopo una lunga discussione, alla fine, i 150 metri iniziali vengono superati di circa 3 piani, forse), dopo un anno di discussioni, e anche di più, di accapigliarsi o meno, di accusarsi a vicenda di voler o non voler i grattaceli, di accusarsi di aver ritardato o meno la volontà dell'Istituto Sanpaolo a costruire o meno questo grattacielo, per poi, alla fine, aver tre piani in più mi sembra che - non so se è un merito o un demerito del Consiglio - altre erano le vette a cui si voleva arrivare; poi, abbiamo scoperto anche che c'era un vincolo dell'ENAC che, in ogni modo, non avrebbe permesso di arrivare ai 200 e più metri, e quindi ci siamo fermati ad una altezza che alla fine andremo a misurare.
Penso che - e qui parlo come Presidente di Commissione - tutte le analisi che sono state fatte siano state delle analisi che erano dovute, anche perché se altri grattaceli dovremmo fare (sarà poi il mercato a dire se questa città ha bisogno o meno di grattaceli), ci hanno comunque dato una visione diversa, noi in fondo non sapevamo che cosa volesse dire dal punto di vista energetico, o da un punto di vista costruttivo o di impatto ambientale un grattacielo. Ne abbiamo visti tanti e ci pareva che fosse una costruzione come tutte le altre e invece così non è.
Riporterei ancora una richiesta all'Assessore Viano, che è la richiesta di ottemperare alla mozione d'accompagnamento che è stata votata la scorsa volta.
L'Assessore continua a dire il fatto che il suo piano, diciamo, di ipotesi di sviluppo urbanistico, che è stato approvato in Giunta, non fa differenza se è una deliberazione di Giunta o se è una deliberazione di Consiglio Comunale, io, come Consigliere Comunale e come Presidente di Commissione, continuo a rivendicare il fatto che ci sia una profonda differenza, perché la deliberazione di Giunta è una emanazione del pensiero della Giunta e l'Assessore sta discutendo con le persone che intende consultare per definire completamente questo piano, ma al Consiglio Comunale non è ancora arrivato il documento che il Consiglio Comunale deve discutere.
Vorrei ricordare all'Assessore Viano che quel documento ci era stato promesso per la fine di marzo, quindi penso che se ne vogliamo discutere prima della fine di questa Tornata Amministrativa sia ora di discuterne, a meno che non diciamo che è tempo perso, perché la Regione sta arrivando a grandi passi - chiedo, questa è una domanda - alla definizione del nuovo indirizzo che la Regione vuole dare in materia urbanistica.
La mia posizione è nota e tutti la conoscono.

COPPOLA Michele (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Ravello.

RAVELLO Roberto Sergio
Vicepresidente, non vorrei annoiarla, non vorrei annoiare i Colleghi, ma soprattutto non vorrei annoiare me stesso ripetendo, per l'ennesima volta, le ragioni che ci hanno spinto a considerare come opportuno modificare l'aspetto e il panorama urbanistico architettonico della città di fronte alla possibilità che si andasse a costruire il primo grattacielo a Torino.
Certo è che è doveroso, comunque, sottolineare giusto un paio di aspetti: in particolare, quello secondo il quale crediamo non sia troppo coretto legare a questa Variante una serie di ipotesi e di eventuali conseguenze che poco hanno a che fare con il progetto in sé.
Provo a spiegare. Di certo non sarà il grattacielo, così come no sarà il DPF di Chiamparino, o di chi per lui, a risollevare le sorti della nostra città. Non sarà di certo un grattacielo a trasformare Torino in una città appetibile. Perché ciò accada sono necessarie politiche più ragionate, sono necessari interventi più approfonditi e più studiati, sono necessari impegni maggiori da parte di tutti i soggetti che hanno a che fare con l'Amministrazione di questa città.
Di sicuro, inoltre, non sarà questo grattacielo a garantire che il baricentro del nuovo gruppo di credito della neonata - più o meno - Intesa-Sanpaolo sia mantenuto su Torino. Nessuno ne ha più la certezza, o meglio, gli elementi che ci portano a credere il contrario sono più d'uno; di certo c'è almeno che Torino, in seguito a questo provvedimento, avrà la possibilità di guardare a se stessa come a una città nuova, come a un città più moderna, come a una città diversa rispetto al giorno prima.
Questo credo che sia stato un punto di forza per tutte le capitali europee che hanno saputo trasformare loro stesse con coraggio, da un certo punto di vista, anche con sacrificio, cosa che Torino non è ancora stata in grado di fare.
Ma, tra le varie argomentazioni che sono state disperatamente ricercate, in particolare dai partiti di sinistra, per sostenere il loro no a questa ipotesti e per dare, quindi, ossigeno a una tesi (che, in più occasioni, ho definito come non solo antiquata, ma preistorica, cavernicola e quant'altro) un po' in contrasto, però, con il tradizionale legame affettivo che univa i partiti della sinistra più radicale italiana ad un approccio alla strutturazione urbanistica delle città che vedeva nei block sovietici, nelle colate di cemento di 40, 50 e 60 piani il loro massimo modello di espressione e quindi un po' in contraddizione con loro stessi, si sono dette alcune imprecisioni, ma talmente ovvie e talmente banali che credo che anche il Consigliere Ravello sarebbe stato in grado di smontare, senza chiamare in causa l'Assessore all'Urbanistica.
Una fra tutte: quest'oggi, durante questo Consiglio Comunale, si è detto più volte che il grattacielo andrà a deturpare il centro storico.
Allora, io chiederei persino di sospendere un momento la discussione, perché, evidentemente, chi lo ha detto o non ha ancora capito quali siano i confini del centro storico della città che amministra, o non ha ancora capito, sulla base del progetto, dove si pensi di andare a costruire questo grattacielo.
Infatti, non mi risulta che il grattacielo di Intesa-Sanpaolo vedrà posate le sue pietre nel parcheggio dedicato al Consiglio Comunale in Via Bellezia; non mi risulta che il grattacielo di Intesa-Sanpaolo andrà costruito a ridosso della Mole Antonelliana o di Palazzo Madama, ma andrà finalmente a dare nuovo respiro ad una zona che, oggi, non è né carne né pesce e che ha evidentemente bisogno di essere riqualificata, ripensata e riprogettata per essere finalmente consegnata a Torino come ciò che dovrebbe essere, ovverosia una zona capace di dare finalmente quel lustro che il nostro Sindaco non è riuscito a consegnarci in 7 anni di mandato.
Quanto, invece, emerge quest'oggi, dal punto di vista politico - perdonatemi, sarò prosaico - è un Sindaco "bastonato" da una maggioranza che, evidentemente, rispetto alle posizioni che aveva inteso e che aveva voluto sostenere al momento delle elezioni, ormai due anni fa, ha, una volta di più, chiaramente cambiato idea.
Allora, il nostro Sindaco "bastonato" è un Sindaco che non fa del bene a questa Città, non fa del bene al Consiglio Comunale e non fa del bene ai torinesi; è un Sindaco debole, che non incute più timore e non riscuote più nemmeno il rispetto dei suoi stessi alleati.
È un Sindaco che, oggi più che mai, va cambiato; è un Sindaco che dovrebbe avere finalmente il coraggio di fare qualcosa che avrebbe già dovuto fare in altre occasioni: riportare la nostra città al voto.
La sua maggioranza è cambiata - lo sa meglio di me -, non esiste più: chi la sostiene oggi è chi la avversava due anni fa; chi le permette di stare in piedi, cioè, la sua stampella, è chi la bastonava (metaforicamente parlando, ovvio) durante la campagna elettorale di due anni fa. Questo dovrebbe farla riflettere.
Noi ci stiamo riflettendo molto, ma, purtroppo, non spetta solo a noi prendere una decisione che mi rendo conto sia difficile, drastica, coraggiosa. Però, un Sindaco capace di scalare le montagne, quindi di fare qualunque sport, dai più ai meno estremi, certamente non avrà paura di riportare al voto il centrosinistra che gli ha permesso di vincere due elezioni in questa città, a meno che il nostro Sindaco non abbia finalmente fatto i conti con la realtà dei fatti.
Vorrei ricordare, ai pochi che sono ancora seduti in quest'Aula, che il 66,6% che ha portato il Sindaco Chiamparino ad essere eletto per la seconda volta corrisponda a meno della metà degli aventi diritto di voto. Questo è un fatto non irrilevante, che sicuramente non sarà sfuggito al nostro Sindaco e al suo entourage.
È un fatto che, evidentemente, non le permette di prendere quella decisione che io la sto invitando a prendere; non le permette di dare le dimissioni, perché evidentemente, già due anni fa, era scritto il prossimo esito delle elezioni amministrative di Torino.

COPPOLA Michele (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Galasso.

GALASSO Ennio Lucio
A nome del Gruppo Italia dei Valori, annuncio il voto favorevole alla deliberazione che riguarda la Variante in questione. Lo diciamo per sottolineare la lealtà del rapporto dell'Italia dei Valori con la maggioranza e, in particolare, ovviamente, come apertura ulteriore di credito nei confronti del Sindaco.
La ragione per cui, comunque, voteremo a favore non riposa soltanto sulla lealtà di Gruppo, ma perché questa Variante costituisce un contributo a tracciare il futuro urbanistico di una metropoli moderna, anche se riteniamo, come ho già detto in qualche altra occasione, che bisogna affrontare il tema urbanistico con un respiro ancora più ampio e riflettere sulla vitalità di un Piano Regolatore che è corredato da un numero forse troppo elevato di Varianti.
Voglio anche dire che, come classe dirigente, dobbiamo un po' ritrovarci affinché il confronto sia serio (come, in effetti, sta avvenendo, visti i seri contributi che arrivano oggi anche dall'opposizione), per non rendere ogni argomento soltanto motivo di polemica e non di approfondimento.
Mi spiego. Come ha già detto il Consigliere Giorgis, i poteri forti sono quelle forze che, comunque, devono contribuire, poi però sta alla politica avere la progettualità e la capacità di incanalare quelle risorse vitali e forti che possono giovare alla comunità intera. Quindi, non si capisce perché i poteri forti siano preziosi collaboratori quando fanno salpare altri progetti, e diventano invece ostili personaggi quando questo accade dall'altra parte.
Inoltre (anche questo mi sembra sia già stato denunciato dal Consigliere Goffi), c'è la questione dei benefici sociali che si auspicano e che si prevede possano comportare, e non si capisce, per la verità, per quale motivo coloro che temono che il baricentro si sposti maggiormente su Milano neghino, poi, un'opera non soltanto simbolica, ma che diventa anche ricettacolo di iniziative, risorse imprenditoriali e non solo.
Per queste ragioni, noi esprimiamo il nostro voto favorevole alla deliberazione e ritengo di non dover indugiare oltre su questo. Volevo citare un verso dantesco, ma ve lo risparmio.

COPPOLA Michele (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Ghiglia.

GHIGLIA Agostino
Sarò molto breve, anche perché mi rifaccio completamente al discorso del Capogruppo Ravello. Sono rimasto estremamente stimolato dall'intervento del Consigliere Giorgis e quindi mi sono un attimo risvegliato.
Come il Sindaco sa molto bene, io sono un semplice, mi rifaccio sempre a logiche basilari, minimali, facili della politica: ci si presenta alle elezioni con una coalizione, con dei partiti, con dei nomi e cognomi, delle sigle, e questa coalizione deve andare avanti per 5 anni, votando ciò che propone il capo della coalizione (cioè, in questo caso, il Sindaco). Questo è il mio concetto basilare.
Il Consigliere Giorgis, questa sera, ci ha spiegato una cosa, che peraltro era abbastanza nota, persino a un semplice come me, rispetto al discorso dei poteri forti.
I poteri forti nessuno li teme, nessuno li contrasta.
I poteri forti sono sempre un'opportunità, perché, così come la politica e l'economia, sono uno strumento.
Dipende sempre se sono la lama o il manico del coltello, perché, se i poteri forti contribuiscono allo sviluppo in quanto c'è una leadership politica forte che dà un'impostazione culturale, progettuale e programmatica di sviluppo, allora sono un'opportunità, ma se i poteri forti sono quelli che ci dettano l'agenda del programma, diventano una zeppa nei confronti della politica, sono un ostacolo e diventano dei poteri fortemente perversi; tutto sta a vedere - il Consigliere Giorgis non me lo ha chiarito nella sua interessante lezione - se ci sia il primato della politica o il primato dell'economia; personalmente credo nel primato della politica.
I documenti e le agende politiche le scrivono i politici e non i poteri forti, come i Presidenti delle Fondazioni, le Università o gli altri poteri normali, che non devono essere vissuti in maniera spaventata, però devono stare nel loro alveo naturale. Da questo punto di vista è assolutamente evidente - tanto per rispondere al Consigliere Giorgis - che non abbiamo fatto tutto ciò che avremmo potuto per mantenere il centro, il cuore e la testa della nuova banca a Torino e questo noi lo abbiamo detto più volte, perché, per quanto riguarda l'operazione Sanpaolo, abbiamo parlato e continuiamo a parlare di svendita a Milano e su questo non ci siamo pentiti, perché è così.
L'Amministratore Delegato, che è quello che conta, che ha in mano la biro che firma i contratti veri, che ha in mano le chiavi della cassa, dice di essere d'accordo con Salza, anche perché fino alle elezioni provinciali è difficile che dica il contrario, sarebbe difficile sentirgli dire che il grattacielo non si farà più, altrimenti vi darebbe una mazzata in mezzo alla testa e persino il torinese più improvvido avrebbe qualche difficoltà a dare il sostegno al centrosinistra alle elezioni provinciali!
Ci auguriamo che il grattacielo si faccia ed è per questo motivo che votiamo a favore di questa proposta di deliberazione, perché non vogliamo perseguire la logica del "tanto peggio, tanto meglio"; tuttavia, non abbiamo fatto tutto quello che avremmo potuto per fare in modo che a Torino rimanesse una grande banca, anche da un punto di vista occupazionale.
Però, Sindaco, proprio perché rispondiamo a logiche semplici, rileviamo il fatto che lei si è presentato alle elezioni con alcuni partiti, ma questa sera ha, indipendentemente dal fatto numerico, una crisi politica evidente in atto: ci sono Rifondazione Comunista, che si è presentata con lei alle elezioni, e Sinistra Democratica, un nuovo partito nato dalla gemmazione del PD, che, salvo un ripensamento critico (qualche voto bisogna prestarglielo, Sindaco Chiamparino, altrimenti ci mette troppo in difficoltà, rischia di saltare qualche testa, qualche Assessore, perché l'Assessore dei Comunisti Italiani, che si sono ravveduti sulla via di Damasco, non si può far saltare, perché ci sono le elezioni provinciali e le elezioni regionali, mentre l'Assessore di una parte del PD che si è staccata, potrebbe essere "saltabile", perché non è proprio un altro partito con cui bisogna confrontarsi, ma è un sistema in house e quindi si potrebbe pure cacciare), le dicono "no", più un altro partito che si è presentato con lei che, avendo l'Assessore al Bilancio (con tutto quello che comporta), le deve dire "ni".
Il problema politico rimane; non è che vogliamo "sfruculiare", però se lei, Sindaco, ponesse il voto di fiducia, avrebbe due forze della sua coalizione (tolti quelli che si sono convertiti sulla strada del "Chiamparinismo" nel corso della tornata amministrativa e, secondo me, anche sbagliando i tempi, perché poi in Italia è di nuovo cambiato tutto) che le dicono "no" e questo porta delle conseguenze, dato che questo è un consesso politico, Consigliere Giorgis: qui non facciamo filosofia teoretica e nemmeno filosofia politica, ma politica ed amministrazione e le politiche si regolano sulle maggioranze che derivano dai programmi e dalle elezioni e non dai ravvedimenti in corso d'opera e dalle parabole evangeliche per cui, ad un certo punto, si cade da cavallo e ci si converte!
Questa situazione politica come si risolve? Su un progetto strategico ed epocale per questa città facciamo finta che non ci siano due partiti che le hanno votato contro o questo porterà delle conseguenze sulla sua Giunta o qualche Assessore salterà o ci sarà una crisi? Sindaco, è chiaro che non si deve dimettere, non è il caso, ma almeno... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). No, perché altrimenti si può ricandidare!
Non facciamo questa manfrina, perché, se proprio si vuole dimettere, lo faccia, si liberi, faccia outing e noi le daremo il nostro massimo sostegno, ma se lei non si dimette - e non si dimette - la apre questa crisi di Giunta? Vuole fare un'operazione verità, oltre che un'operazione serietà, nei confronti di quei torinesi che l'hanno votata dandole la maggioranza? Perché, facendo finta di niente, non si fa un'operazione serietà, la si "sfanga", cioè lei se la cava, ma non governa, è diversa la questione!
Questa sera, richiamati dallo scettro, dal bastone, dalla frusta del Consigliere Giorgis o suo, Sindaco, sono tutti qua, ma lei sa che nell'ordinaria amministrazione non è così e che molto spesso, per far passare le deliberazioni ordinarie, ha bisogno degli "aggregati" al centrosinistra. Quindi, vuol dire che la vostra crisi politica è profonda e ci deve essere qualche conseguenza, anche per una questione di serietà e di immagine.
Dopo il voto favorevole ci attendiamo, quindi, che il Sindaco dica qualcosa, perché questa sera è emerso, dalle parole di alcuni comunisti, che non c'è la maggioranza, che c'è un problema ideologico, che si è rotto qualcosa: mentre prima erano tutti sul carro di Chiamparino, oggi c'è questo tentativo di smarcarsi in maniera soft (perché più di tanto non si può, perché, se si fosse seri sulle conseguenze, voterebbero contro anche qualche altra deliberazione, però poi hanno paura di perdere la "cadrega" e quindi non lo fanno sulle cose "normali"), quindi ci deve essere qualche conseguenza dopo il voto di questa sera e lei, Sindaco, che è persona seria - e questo glielo riconosciamo, perché, anche se non condivido quasi mai niente di quello che dice, è una persona seria e la stimo molto - non può far finta che sia "passata a nuttata", come si dice a Napoli, non può far finta che questa sera, in quest'Aula per l'ennesima volta non si sia sancito un problema politico!

COPPOLA Michele (Vicepresidente)
Dichiaro chiuso il dibattito generale sulla proposta di deliberazione in oggetto.
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