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COPPOLA Michele (Vicepresidente) Passiamo alla discussione dell'interpellanza n. mecc. 200803530/02, presentata in data 11 giugno 2008, avente per oggetto: "Dichiarazioni contro la Polizia Municipale? Danno d'immagine al Comune" COPPOLA Michele (Vicepresidente) Risponde l'Assessore Borgogno. BORGOGNO Giuseppe (Assessore) La vicenda è stata chiarita in modo definitivo. La persona citata nell'interpellanza è una giornalista che collabora con numerose testate nazionali, tra le quali "La Stampa". E' iscritta all'ordine dei giornalisti e redige la sezione in rumeno del sito della Città, sin dal suo avvio. Tanto l'iniziativa del sito in edizione rumena, quanto la collaborazione giornalistica della signora Viorica Nechifor, sono molto importanti per la Città. Il suo contratto di lavoro fa capo al CSI Piemonte, nell'ambito del rapporto convenzionale in atto e per il quale la professionista è dipendente dal marzo 2005, prima con un contratto a progetto e, dal 2006, come lavoratrice interinale part-time per 24 ore, inquadrata con contratto del commercio, II categoria, con scadenza il 14 gennaio 2009. L'entità di questo stipendio è inferiore ai 1000 Euro netti mensili, per un lavoro che, personalmente, ritengo molto importante per la Città. Per quanto riguarda, invece, la questione oggetto dell'interpellanza, a mio giudizio, nei suoi aspetti più importanti, è stata chiarita. Oltretutto, cadeva in un momento in cui i giornali, in modo particolare, ma anche il clima di questo Paese rispetto all'immigrazione, era piuttosto pesante. In quei giorni, i giornali si sono occupati molto di questo tema. Sono state condotte verifiche sulla conduzione di quel servizio che, come detto anche in una lettera a "La Stampa", presentava un'anomalia in quanto, normalmente, viene fatto insieme ai controllori GTT ed ha come oggetto il controllo del titolo di viaggio e la sicurezza sui mezzi pubblici, non il controllo dei cittadini stranieri - come avviene in altre città -, perché si tratta di una cosa diversa. E, in effetti, si svolge con queste modalità, credo dal 2003 e non c'è stata mai ragione, né, tanto meno, c'è oggi, per modificarne le caratteristiche che, in fondo, sono sempre state apprezzate dal personale GTT, come dagli utenti dei mezzi pubblici torinesi. E' un servizio che, nel tempo, si è implementato, anche con il contributo delle Sezioni territoriali dei Vigili. Il servizio è tornato ad essere ciò che era; quel giorno è stato attuato con modalità un po' diverse, per effetto di uno stato di agitazione dei controllori GTT, ma l'episodio è stato chiarito. Per quanto riguarda il resto, credo che ciò che abbiamo letto su "La Stampa", in particolare, rientri nella libertà di parola, che è un diritto tutelato dalla Costituzione e che non può essere messo in discussione. Non si può immaginare che qualcuno decida di parlare, o non parlare, di un fatto che ritiene grave e lesivo di un diritto, perché minacciato dalla "Spada di Damocle" del rinnovo di un contratto di lavoro. Se fossimo a questo punto, altro che Democrazia! L'argomento, oggetto di discussione, non è correlato all'attività che la giornalista svolge per il CSI, per altre testate e, attraverso il CSI, per noi e per il nostro sito internet. Né, tanto meno, si può applicare l'articolo 11 del Decreto Ministeriale del 28 novembre 2000, perché questa giornalista non è dipendente comunale; pertanto, non sussistono affatto i presupposti citati nell'interpellanza. La questione fa riferimento ad un diritto più ampio, quale la tutela dei diritti dei cittadini, tanto di quelli che, a giudizio della giornalista, in quel momento, non venivano tutelati, quanto del suo, di esprimere un'opinione - magari con qualche vantaggio in più rispetto ad altri, perché, essendo giornalista ella stessa, forse, ha più facilità di accesso agli organi di informazione. I quesiti posti dall'interpellanza non hanno assolutamente consistenza, perché non esistono né le condizioni materiali, né quelle etiche. Come ho detto nell'intervento che "La Stampa" ha voluto pubblicare, ritengo che, fatte salve le anomalie del servizio, così come si è svolto quel giorno, la ragione per la quale quella situazione può essere stata vissuta ed interpretata in modo diverso da come avrebbe dovuto, sta - di questo ne sono convinto - anche nel brutto clima che, nel nostro Paese, si sta vivendo, in questo momento, nei confronti dell'immigrazione e dei diritti dei cittadini stranieri. Questa oggettiva difficoltà finisce per far vivere anche agli stranieri una condizione critica. Questo è un punto, poi si può anche pensarla diversamente; comunque, mai come in questo momento, anche per effetto dell'azione degli organi d'informazione, l'equazione "cittadino straniero = problema per la sicurezza delle nostre città" avviene troppo frequentemente e, quindi, ritengo che occorra ridimensionare tale questione attraverso l'azione di tutti, al di là dell'opinione politica di ognuno di noi. Come ho detto molte volte, se vogliamo, possiamo partire da qualunque dei punti normalmente citati in questa discussione, ma, partendo dalla questione della sicurezza dei cittadini, voglio ricordare che l'intolleranza è nemica della sicurezza e, quindi, una società intollerante è una società meno sicura, non più sicura. Un conto è perseguire quanti commettano reati, altro è costruire un clima e delle campagne - cose che accadono - tendenti a far corrispondere la figura dei cittadini stranieri a quella di qualcuno che, comunque, determina un problema alla convivenza civile, quando non alla sicurezza della stessa. Questo è un fatto inaccettabile e penso che la discussione, che si è avviata in quei giorni, dipenda pure da questo. Permettetemi, poi, di dire una cosa che, sebbene non c'entri tanto, tuttavia è importante sapere: sovente, gli organi d'informazione hanno un modo di approcciarsi a tali questioni che non esalta esattamente il senso di responsabilità di quanti abbiano una responsabilità generale, come coloro i quali informano l'opinione pubblica. In merito a quella vicenda, come ho detto anche a chi me lo ha chiesto, allo stesso giornale che ha pubblicato la notizia, se non avessimo saputo fortuitamente che quel giornale stava informando i cittadini, ampiamente e diffusamente, dell'episodio, non avremmo mai potuto fare, rapidamente ed in tempo reale, le verifiche opportune in questi casi. Invece, ho potuto chiedere immediatamente al Comandante della Polizia Municipale di cercare di capire come si fosse svolto quel servizio e come si fossero svolti esattamente i fatti, come quel servizio si stesse svolgendo negli ultimi mesi e con quali risultati, a fronte di un episodio che poteva davvero indurci a pensare che si stesse svolgendo quello stesso servizio in modo totalmente difforme rispetto a com'era stato condotto fin qui, rispetto agli accordi con GTT, rispetto al modo in cui, come ho detto prima, era stato sempre condotto con l'apprezzamento di tutti; ciò non avrebbe determinato un diverso giudizio di merito, bensì un ovvio problema di verifica per l'Amministrazione. Credo che, ogni tanto, questi argomenti debbano essere trattati, con serietà, da parte di tutti; per quanto ci riguarda, ritengo che l'abbiamo fatto, perché il primo problema è stato appunto quello di verificare puntualmente l'accaduto. In un clima tanto difficile su questi argomenti, come dicevo prima, in questo momento del nostro Paese, ritengo non guasterebbe affatto un maggiore senso di responsabilità, anche da parte degli organi d'informazione, come in questo caso. COPPOLA Michele (Vicepresidente) La parola al Consigliere Ravello. RAVELLO Roberto Sergio Sono un po' frastornato da questa risposta, Assessore, perché probabilmente lei si è confuso, in quanto, oggi, non avrebbe dovuto rispondere alla richiesta di comunicazioni presentata dai Gruppi che componevano quella che fu la Sinistra Arcobaleno. Peraltro, colgo l'occasione per complimentarmi con uno dei candidandi alla sostituzione dell'attuale Presidente del Consiglio presente in questa Sala. COPPOLA Michele (Vicepresidente) Io sto bene in minoranza e la minoranza non rivendica alcun altro ruolo oltre a quelli che già le sono tributati dallo Statuto, dal Regolamento e dalla consuetudine; perciò, la ringrazio per l'invito, ma restituisco con garbo al mittente. RAVELLO Roberto Sergio Forse, sono stato frainteso, ma, sicuramente, il diretto interessato ha compreso perfettamente, e non era lei, Presidente. Quindi, era stato chiamato a rispondere ad una semplicissima interpellanza, con la quale le si chiedeva se vi fosse e quale fosse un rapporto, certificato anche da un contratto di lavoro (piuttosto che di collaborazione), fra la signora Nechifor e il Comune di Torino. Lei mi ha risposto, poi si è lasciato andare ad una serie di considerazioni che, forse, a questo punto sarebbe stato opportuno riportare in Sala Rossa, fornendo le giuste risposte a chi aveva richiesto, appunto, le comunicazioni del Sindaco o di un suo delegato, subito dopo la vicenda di cui ha parlato. Invece, Assessore, siccome lei mi ricorda che limitare la libertà di parola e di espressione significa, giustamente, violare la Costituzione italiana, vorrei semplicemente chiederle se ritenga che il City Manager di questa Città, attraverso la circolare che ha inviato a tutti gli Uffici riguardo alla gestione dei rapporti fra dipendente e mezzo di stampa e di comunicazione, abbia inteso violare la comunicazione, limitando le libertà di parola e d'espressione del singolo dipendente. Solamente due, infatti, sono le possibilità: o sta sbagliando lei, oppure sta sbagliando o ha sbagliato il City Manager della Città di Torino, ponendo - da un certo punto di vista, secondo me, anche giustamente - dei paletti per la gestione dei rapporti fra i dipendenti e i media, attraverso una circolare che, onestamente, non credo valga pure per chi abbia contratti di collaborazione con società, ad esempio, partecipate della Città di Torino, quindi, probabilmente, non vale nei confronti della signora Nechifor, ma vale dal punto di vista dell'organizzazione di un servizio pubblico su larga scala. Pertanto, così come vale per un dipendente della Città di Torino, a mio avviso, dovrebbe valere per qualunque dipendente o collaboratore di qualunque società che sia legata da qualche rapporto alla Città di Torino. Vorrei ricordare all'Assessore che la signora, di cui abbiamo parlato finora, ha portato la Città di Torino ed il Corpo di Polizia Municipale sulle pagine di uno dei quotidiani più letti nella nostra Città (non ricordo la tiratura del quotidiano "La Stampa", ma sicuramente si tratta di decine di migliaia di copie), solo processando la temperatura dello sguardo di un agente che ha compiuto il proprio dovere, mentre era in servizio su un autobus cittadino. Dicendo che, controllando i documenti, questo agente lo avrebbe fatto con azioni accompagnate da uno sguardo gelido, ha conquistato diverse pagine di giornale e, non solo ha messo in discussione un servizio assolutamente utile - ribadisco quanto ho già detto in altre occasioni -, ma ha anche compromesso l'immagine del Corpo di Polizia Municipale e della Città di Torino. Peraltro, Assessore, mi permetto di ricordarle che, fra i suoi molti doveri (fra cui quello di tutelare il benessere dei cittadini torinesi), vi è anche quello di tutelare l'immagine del Corpo della Polizia Municipale, e non credo che lei l'abbia fatto. Inoltre, spostando il piano del dibattito su una questione di ben più alto livello, quale il problema dell'immigrazione e dei fenomeni d'intolleranza legati all'esplosione di alcune sacche di disagio (anche all'interno della città di Torino), penso che lei non abbia fatto altro che scappare dalla risposta ad una domanda che era molto più semplice; quindi, gliela ripropongo: non ritiene che una persona, la quale percepisce uno stipendio da un Ente Pubblico, abbia anche il dovere, se non di limitarsi, quantomeno di stare molto attenta a ciò che dice ai giornalisti, per evitare di compromettere l'immagine dell'Ente Pubblico che le paga lo stipendio? Ancora di più quando - e lei in questo sì ha fatto il suo dovere - si è accertato che nessuno ha mancato nel proprio operato e men che meno quel giovane agente di Polizia Municipale che ha accompagnato il suo operato da un gelido sguardo? Ecco, questa era la domanda. Quindi, mi dichiaro profondamente insoddisfatto della risposta dell'Assessore e chiedo che l'argomento venga approfondito, eventualmente sentendo anche i responsabili del personale del CSI-Piemonte in un'apposita seduta di Commissione. COPPOLA Michele (Vicepresidente) La parola all'Assessore Borgogno, per una replica. BORGOGNO Giuseppe (Assessore) L'ho già detto ad altri suoi Colleghi quando ai Capigruppo abbiamo parlato di questo argomento. Ricordo che ne abbiamo parlato ai Capigruppo perché io avrei dovuto fare la comunicazione in Aula, ma saltò il numero legale, quindi, semmai, la colpa è di chi lo fece saltare, quindi non della minoranza, ma della maggioranza. Quindi vi sorbite questa cosa per colpa della maggioranza. Se non avessimo fatto immediatamente quella verifica, a tutela di quegli Agenti, e non avessimo potuto verificare che, effettivamente, non era successo nulla di censurabile (e poi lo abbiamo comunicato, naturalmente), dando per scontato che, comunque, tutto era stato fatto bene, avremmo agito in difetto; invece, abbiamo pensato di farlo immediatamente, a fronte di una notizia clamorosa apparsa su un giornale cittadino, della quale, come ho detto, non eravamo stati informati. Infatti, il giorno in cui avete visto la notizia, c'era anche una mia dichiarazione nella quale dicevo che bisognava fare una verifica; peccato che a me sia stata fatta una domanda su una situazione del tutto incerta, descrittami in modo assolutamente sommario da chi faceva l'articolo, alle ore 21.00 di un sabato sera. Lei capisce che, in queste condizioni, la prima risposta che viene spontaneo dare è: "Verifichiamo", a tutela del personale impegnato quel giorno. Fatta questa verifica, il problema non esiste. Quanto alla circolare Vaciago (al di là del fatto che si riferisce ai nostri dipendenti e, in questo caso, non stiamo parlando di una nostra dipendente), si riferisce a materie che riguardano, in modo diretto, l'azione dell'Amministrazione, e in alcun modo, però, quella Circolare può entrare in conflitto con il diritto costituzionale di ognuno di noi ad esprimere il proprio pensiero. In questo caso, il pensiero non era soltanto su un fatto che era accaduto, ma sulla sensazione che fosse successo qualcosa che non doveva succedere, ed era esattamente questo l'oggetto della verifica. Dopodiché, gli Agenti hanno agito in modo assolutamente perfetto (questo gli è stato riconosciuto e gli va dato atto) e quel servizio è ripreso nel modo canonico, quindi con i controllori GTT. Si tratta di un servizio, come ho detto, in cui c'è il controllo del titolo di viaggio insieme a un presidio di sicurezza sui mezzi, e non c'è alcuna ragione per cambiarlo. Se fosse cambiato, senza che se ne fosse discusso, mi sarei preoccupato. Abbiamo fatto una verifica, a tutela degli Agenti, del Corpo della Polizia Municipale e dell'Amministrazione, che ha dato esito positivo; io non avevo dubbi, tuttavia quella verifica era necessaria e credo che sia stato giusto farla. Tra l'altro, mi è capitato di parlarne anche con quegli Agenti e loro stessi hanno convenuto sul fatto che, di fronte ad una notizia come quella, era evidente che venisse effettuata una verifica; quindi, c'erano le loro rassicurazioni, abbiamo fatto altre verifiche e ne abbiamo dedotto quanto ho illustrato su La Stampa e oggi in questa sede. Questo è il punto. Altro non c'è. Non credo affatto di avere sbagliato risposta, sul punto le ho risposto. Rispondere sul punto, senza ricontestualizzare la questione, sarebbe stato omissivo, e io di solito non lo sono. COPPOLA Michele (Vicepresidente) L'interpellanza è viene inviata al Presidente della Commissione competente, che presumo sia la I o la Conferenza dei Capigruppo, per un approfondimento, invitando eventualmente (sarà decisione del Presidente) anche i responsabili del CSI. L'interpellanza è discussa. |