| Interventi |
CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Passiamo alla discussione dell'interpellanza n. mecc. 200804192/02, presentata in data 2 luglio 2008, avente per oggetto: "Piano vendita alloggi ERP di Viale Partigiani 1/7-2/18-20/34 di Collegno e lavori di ristrutturazione" CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Risponde l'Assessore Tricarico. TRICARICO Roberto (Assessore) La Città di Torino è proprietaria di 662 alloggi in Collegno, siti nel quartiere Oltredora. Come è noto, sulla base della Legge Regionale del 2001, la Città di Torino non ha più alcuna titolarità nell'assegnazione di questi alloggi e, prima che il Governo Prodi e successivamente il Governo Berlusconi togliessero l'ICI, il Comune di Torino pagava anche l'ICI per questi alloggi e sul Comune di Torino incombe anche l'onere della manutenzione straordinaria. Questa situazione non riguarda soltanto il Comune di Collegno, ma tutti i Comuni della cintura dove la Città è proprietaria di circa 5.000 alloggi. Sulla base di un'ampia consultazione fatta con i Sindaci dove sono ubicati questi alloggi e sulla base di una deliberazione del Consiglio Comunale, noi abbiamo chiesto ed ottenuto dalla Regione Piemonte l'autorizzazione a porre in vendita questi alloggi. Per quanto riguarda Collegno, siccome sono in essere alcuni lavori di manutenzione, noi abbiamo pensato di suddividere la vendita rispettando il crono-programma dei lavori, e quindi abbiamo, prima, posto in vendita gli alloggi dove questi lavori sono stati completati. Infatti, gli alloggi attualmente in vendita sono solo 293 e sono alloggi dove sono stati eseguiti, appunto, due interventi di manutenzione straordinaria per un importo complessivo di circa 3.000.000 di Euro. Gli interventi hanno riguardato il rifacimento delle coperture, dei serramenti e dei bagni; inoltre, sono stati sostituiti i radiatori ed installati boiler elettrici in sostituzione di quelli a gas, con un decisivo miglioramento della qualità abitativa degli edifici stessi. Gli assegnatari sono stati coinvolti, attraverso il Comitato Inquilini, in tutta la procedura, fino a quando il 16 giugno 2008 hanno ricevuto l'offerta di vendita delle unità immobiliari secondo quanto prevede la Legge n. 560 del 1993, con tutte le informazioni relative sia alla tipologia degli interventi realizzati sia dei costi proquota relativi. Stiamo parlando di alloggi di 5 vani, con un prezzo di vendita, compreso il posto auto, del piano terra di 41.000 Euro e di 45.000 Euro dal primo piano in su. Il Consigliere si chiede se esista la stabilità e la solidità delle strutture. Ebbene, questa risposta vale sia nel caso in cui gli alloggi siano in affitto sia nel caso in cui gli alloggi siano in vendita; non è che ci importa se questi stabili sono solidi soltanto se sono in vendita, ci importa che questi stabili siano solidi anche se sono in affitto. Infatti, anche quando nell'interpellanza dice "che non sia giusto mettere in vendita degli alloggi in condizioni precarie", io dico che gli alloggi devono essere, comunque, solidi, sia che siano in vendita sia che non lo siano, perché credo, come il Consigliere Gallo (che più volte ha dato prova di sensibilità verso questi temi) che noi dobbiamo, prima di tutto, guardare la sicurezza degli inquilini e degli assegnatari, anche come potenziali acquirenti, ma non soltanto. Certamente, questa situazione di stabilità discende dal certificato che è stato rilasciato da professionisti abilitati e che è conservato agli atti. Il valore degli immobili è quello determinato dalla legge di mercato, noi, invece, possiamo fare soltanto riferimento al prezzo di vendita. Non facciamo riferimento al valore di mercato che, certamente, è superiore ai 41.000,00 Euro del prezzo di vendita, il quale (calcolato sulla base della Legge n. 560/93) è il risultato della rendita catastale moltiplicata per 100; poi, si procede ad un ulteriore sconto fino al massimo del 20%, qui interamente applicato, più un ulteriore 10% per i pagamenti in contanti o tramite mutuo bancario. A tutti gli assegnatari è stato comunicato il prezzo indicativo dell'alloggio; l'8 luglio scorso c'è stata un'assemblea alla quale ho partecipato, nella quale abbiamo ricevuto numerose contestazioni, soprattutto da alcuni assegnatari che non ritengono giusto di dover pagare i costi di ristrutturazione che sono stati sostenuti. In quella occasione ho avuto modo di dire che il prezzo non è negoziabile - perché è il prezzo stabilito dalla Legge - e che i lavori di ristrutturazione eseguiti devono essere per forza ripartiti tra chi intende diventare proprietario. Ho, inoltre, detto che esiste un modo per non pagare neanche un euro per la ristrutturazione che è stata realizzata e che esiste un modo per non sborsare neanche 50 centesimi in più rispetto quello che loro ritengono essere il prezzo di vendita: si può fare tutto questo semplicemente non acquistando. La cosa fondamentale che occorre sapere è che non esiste alcun obbligo, in capo agli assegnatari, di acquistare l'alloggio. E' una facoltà che viene concessa agli assegnatari e tale facoltà discende proprio dalla Legge, che vuole favorire l'accesso dei soggetti deboli alla proprietà. È una facoltà riservata anche a chi, per aver superato i limiti di reddito, dovrebbe lasciare l'alloggio. Come voi sapete, ci sono dei limiti di reddito per accedere all'edilizia pubblica e ci sono dei limiti di reddito per permanere nell'edilizia pubblica. La Legge consente, a chi supera il limite di reddito, di rimanere nell'alloggio, se diventa proprietario; questa è una facoltà che viene concessa proprio per evitare lo sradicamento di queste famiglie in quei quartieri dove hanno sviluppato relazioni e dove, eventualmente, ritengono di voler restare. Alla luce di tutto questo, serenamente, dico che non c'è bisogno di drammatizzare questa situazione, perché non c'è alcun obbligo d'acquisto né oggi, né domani. Il Comune di Torino con il proprio mutuo, ha ristrutturato degli alloggi che si trovano fuori dal proprio territorio, per i quali non si procede all'assegnazione e per i quali non si ha assolutamente intenzione di dismettere il proprio impegno in quei quartieri. Addirittura, il Comune di Torino dà la possibilità di acquistare esclusivamente a tutti coloro che vogliono esercitare questo diritto, non può che ricevere, non dico un riconoscimento per l'attività svolta, ma, almeno, da parte degli assegnatari che contestano, comprensione, perché di più non possiamo fare. Ripeto, non posso assolutamente partecipare ad una trattativa. Noi possiamo decidere se vendere o non vendere, ma, nel momento in cui si decide di vendere, non si può fare altro che vendere a quel prezzo che discende dal calcolo garantito dalla Legge n. 560. Alcuni assegnatari avrebbero subordinato, all'ulteriore ristrutturazione, la loro adesione all'acquisto. Ho fatto presente che, nel momento in cui il Comune di Torino ha spedito l'offerta di vendita, ha fatto insorgere, in capo a chi ha ricevuto la lettera, il diritto ad acquistare. Quindi, chi vuole acquistare a queste condizioni, non può vedersi modificare, da parte dell'Amministrazione Comunale, unilateralmente, le condizioni, eventualmente prevedendo ulteriori interventi. Se ci sono situazioni alle quali porre rimedio, compatibilmente alle risorse in campo, non sarà certo l'Amministrazione Comunale a tirarsi indietro. Tuttavia, come sapete, facciamo fronte a tutti gli impegni che ci sono, non soltanto per garantire maggiore vivibilità a chi già ha una casa popolare, ma, soprattutto, anche intervenire nei confronti di chi ancora non ce l'ha. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Gallo Domenico. GALLO Domenico Ringrazio l'Assessore per avere delineato un quadro molto chiaro della situazione. Lo ringrazio anche perché ha dato qualche spunto di cui non ero a conoscenza, quindi, in questo momento, ho un po' più chiara la situazione rispetto a quando ho scritto l'interpellanza. Tuttavia, Assessore, non credo che da parte degli assegnatari, sia in discussione il prezzo di vendita (45.000,00 Euro), ma il dato relativo alle ristrutturazioni fatte. Su un articolo apparso su "La Stampa" di sabato, ho letto alcune dichiarazioni fatte dagli assegnatari. Queste persone, che vivono da anni in questi alloggi, sostengono che i condomini sono ancora piene di magagne: ascensori esausti, amianto, impianti elettrici pieni di condensa, balconi pericolanti e via di questo passo. Questa è una vicenda antica, perché mi pare che questo problema fosse sorto già nel 1988, almeno stando a quanto è scritto sul quotidiano "La Stampa" di sabato scorso. Inoltre, questi assegnatari dichiarano che nonostante ciò, dei 45 milioni di Euro richiesti per riscattare un alloggio, 10.000 Euro sono stati utilizzati a copertura delle spese per i lavori straordinari fatti anni fa. Sono stati rifatti tetti, infissi, bagni, caldaie, però hanno dimenticato di mettere le canne fumarie e hanno lasciato balconi tenuti a stento da staffe arrugginite e ascensori a limite dell'usura. La mia osservazione nasce da questa dichiarazione. Non conosco personalmente gli alloggi, non le ho visionate e non conosco lo stato effettivo degli stessi. Credo che la solidità sia certificata, perché il Comune non può mettere in vendita un alloggio non solido che rischia di crollare. Su questo non discuto. Però, se quanto detto e dichiarato sui giornali corrisponde a verità, probabilmente l'operazione di vendita andava fatta quando le migliorie complessive fossero state apportate. Penso che sia questo il dato che viene contestato e non la cifra. Lei, giustamente, diceva che la cifra di 45.000 Euro nasce da un calcolo preciso stabilito da una Legge, per cui non si transige su quell'aspetto. Il problema è se queste persone che acquistano avranno un alloggio vero e non un alloggio che necessita di ulteriori interventi manutentivi, pesanti e costosi. In quel caso, non faremmo una buona cosa per chi acquisterà, se, poi, sono costretti a spendere ulteriormente dei soldi per mantenere l'alloggio in condizioni ottimali o, comunque, dignitose. La mia perplessità è per i 10.000,00 Euro sostenuti per le spese di manutenzione. Mi pare che una delle cose chieste in assemblea fosse questa, in sostanza. Gli assegnatari degli alloggi acquisteranno, purché le migliorie, ancora da apportare, vengano messe in atto. È questa la sostanza di tutta la discussione fatta. Non so se questo sia possibile, però mi parrebbe una condizione in grado di eliminare tutte le polemiche che su questa vicenda, ormai annosa, continuano ad esserci. Quindi, l'invito che le faccio, Assessore, pur riconoscendo che il quadro da lei descritto è un quadro oggettivo sul piano della legislazione, sulla veridicità di alcuni interventi manutentivi effettuati, è pur vero, però, che c'è una parte di interventi che pare non siano stati effettuati. Per cui, dal mio punto di vista, la vendita andrebbe fatta dopo, magari, caricando anche su chi, poi, accetta di acquistare, visto che non c'è un obbligo, e penso che sia un dato positivo, perché, chi non vuole acquistare ha la possibilità di rimanere pagando l'affitto. Questo è sicuramente un fatto positivo. Le chiederei anche una pausa di riflessione, se fosse possibile. Qualcuno chiedeva Commissioni tecniche per poter verificare ancora e in maniera più adeguata la condizione complessiva di questi stabili, anche perché adesso se ne vende una parte e più avanti verrà messa in vendita un'altra parte, anche più consistente. Quindi, le chiedo questo. Ho avuto solo lo strumento dell'interpellanza per poter avere una risposta più chiara. L'interpellanza ha avuto una risposta, ma permangono in me quelle perplessità che le dicevo e sulle quali le chiederei di verificare se ci fossero le condizioni affinché altre migliorie possano essere apportate prima che la vendita diventi un fatto concreto. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) L'interpellanza è discussa. |