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Estratto dal verbale della seduta di Martedì 3 Giugno 2008 ore 16,00
Paragrafo n. 4
INTERPELLANZA 2008-02410
"RICORSO ALLA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL'UOMO?" PRESENTATA DAL CONSIGLIERE COMUNALE CAROSSA IN DATA 29 APRILE 2008.
Interventi

COPPOLA Michele (Vicepresidente)
Passiamo alla discussione dell'interpellanza n. mecc. 200802410/02, presentata in data 29 aprile 2008, avente per oggetto:
"Ricorso alla Corte Europea dei diritti dell'uomo?"

COPPOLA Michele (Vicepresidente)
La parola, per la risposta, all'Assessore Tricarico.

TRICARICO Roberto (Assessore)
I fatti: a causa della cessazione del rapporto di locazione, con seguente intimazione di sfratto per morosità, la signora B. A. (così come è citata nella interpellanza presentata dal Consigliere Carossa) ha presentato domanda per l'assegnazione di un alloggio di edilizia pubblica, con la procedura straordinaria dell'emergenza abitativa.
La Commissione ha esaminato la richiesta e si è pronunciata in senso negativo, perché a giudizio della Commissione, mancava un presupposto fondamentale e cioè la presenza di quanto previsto al punto 1, comma 2 dell'articolo 9 del Regolamento Comunale in materia e cioè mancava la regolare corresponsione del canone di locazione dell'alloggio oggetto di sfatto per almeno 10 mesi prima dell'insorgenza della morosità.
In sostanza, la Commissione per l'emergenza abitativa ha verificato prima di tutto se la signora aveva i 18 anni per chiedere la patente di guida.
Invece, la signora non aveva compiuto i 18 anni e, quindi, non ha neanche preso in considerazione la domanda. Utilizzo questa metafora per dire che il fatto di aver pagato almeno 10 mesi, in casi di sfratto per morosità, è essenziale, perché, altrimenti, noi ci troveremmo di fronte a persone che stipulano contratti di locazione, magari a canoni sproporzionati rispetto al proprio reddito, per ottenere poi lo sfratto per morosità e, dunque, un'autostrada per l'assegnazione della casa popolare. I 10 mesi sono un periodo minimo per poter verificare se esista, da parte del richiedente, la volontà di sostenere le spese per l'affitto.
Non devo certo ricordare io che, nella nostra città, ci sono tantissime persone che, prima, pagano l'affitto e, dopo, provvedono alle altre spese.
In questo caso, noi abbiamo ritenuto, come nei casi precedenti, che ciò non fosse avvenuto e, di conseguenza, è stato emesso il provvedimento di rigetto della domanda della signora B.A. Poi, in pendenza dei ricorsi presentati dall'interessata verso questo provvedimento, si è riscontrato, tra l'altro, che la medesima ha acquistato nel 2007, in comproprietà con il suo convivente, un alloggio in Torino del valore di 116.000 Euro. Certamente, il fatto di essere comproprietaria di questo alloggio fa risultare una rendita catastale che la ammette, comunque, all'assegnazione di un alloggio di Edilizia Pubblica. Quindi, noi stiamo procedendo, perché, prima di tutto, la sentenza del Consiglio di Stato va eseguita, dunque il ricorso alla Corte Suprema non pregiudica, in alcun modo, l'assegnazione dell'alloggio alla signora B.A.; certamente, pone un problema all'Amministrazione. Innanzitutto, c'è un'evidente disparità di trattamento con tutti gli altri nuclei che avevano fatto domanda, ma, trovandosi nelle medesime condizioni della signora B.A., si erano visti rifiutare l'assegnazione di un alloggio. Secondo, c'è una contraddizione con altre sentenze sempre del Consiglio di Stato, sempre medesima Sezione, che aveva sempre dato, fino a quel provvedimento, ragione al Comune di Torino; terzo, se il Consiglio di Stato permette, è il Comune di Torino ad assegnare gli alloggi, non certo un Tribunale, attraverso un Regolamento che è stato approvato da quest'Aula. Noi rivendichiamo i poteri del Comune, a proposito di federalismo, nel decidere i criteri di assegnazione di un alloggio! Invece, qui, ci troviamo di fronte ad un'assegnazione per sentenza. Non potevamo agire diversamente.
Per rispondere al punto 1, certo, il Sindaco è al corrente del ricorso presentato dal Comune: lo ha firmato lui!
Poi, si chiede se il Sindaco sia al corrente delle anomalie riscontrate dal Consiglio di Stato e puntualmente evidenziate nella sentenza in ordine al Regolamento Comunale sull'assegnazione di alloggi di Edilizia Residenziale Pubblica. A nostro giudizio, non ci sono delle anomalie; certamente, la sentenza del Consiglio di Stato interpreta quanto previsto dall'articolo n. 9 in maniera diversa rispetto a quelle che sono le intenzioni del Consiglio Comunale. Allora, a questo punto, noi presenteremo in Consiglio Comunale una modifica all'articolo n. 9 che chiarisce ancora in maniera più precisa qual è l'intenzione dell'Amministrazione. La voglio riferire nuovamente: l'intenzione dell'Amministrazione Comunale è verificare se c'è una corrispondenza tra l'insorgere della morosità e una novità nella posizione del richiedente. La novità, rispetto a quando si pagava il canone, e lo si è smesso di fare, deriva, a nostro giudizio, da due elementi. Il primo, relativo al lavoro: si è perso il lavoro, oppure si è vista una riduzione del reddito conseguente al fatto che l'impiego da full-time è passato a part-time; secondo, perché si sono dovute affrontare delle spese mediche per sé o per i propri familiari per garantire la salute. Infatti, lo sfratto per morosità, che è enormemente aumentato negli ultimi anni, tanto che, ormai, siamo in presenza dell'80% degli sfratti nella nostra città derivanti da morosità, deve, a fronte delle risorse abitative presenti, avere una tutela minore, più debole, rispetto allo sfratto per finita locazione. Quindi, noi abbiamo individuato questi due criteri, che sono stati introdotti per la prima volta da questo Consiglio Comunale, perché il Consiglio Comunale precedente non annoverava in alcun modo lo sfratto per morosità come titolo per ottenere una casa popolare, ma è stata una novità introdotta da questo Consiglio Comunale, soprattutto dopo gli eventi che hanno portato centinaia di torinesi ad essere messi in mobilità o in cassa integrazione, e, quindi, si è voluto venire incontro alla nuova situazione che si era determinata per molti operai della nostra città.
Quindi, ci sono state svariate pronunce, da parte dei giudici amministrativi, di 1° e di 2° grado; abbiamo avuto sempre ragione. Il Consiglio di Stato ha dichiarato che la propria tesi interpretativa non si pone in contrasto con l'affermazione svolta incidentalmente dalla Sezione, e ha creato così un evidente contrasto di giudizio sull'interpretazione del disposto regolamentare.
Inoltre, si chiede quanto costi alla Città questo ricorso. Il ricorso è scritto in lingua italiana, deve essere inviato per posta raccomandata, tutti i rapporti con la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo avvengono in via epistolare, e la procedura è totalmente gratuita, anche in caso di rigetto del ricorso. Nella prima fase della procedura, non è necessaria l'assistenza di un avvocato, ma soltanto nella fase successiva alla declaratoria di ricevibilità del ricorso e, quand'anche fosse dichiarato ricevibile, il tutto si esaurisce in un'unica pubblica udienza, nella quale possono essere presentate memorie scritte (quindi, non è necessario che l'avvocato sia presente all'udienza). Le lingue ufficiali sono il francese e l'inglese, ma il ricorrente può essere autorizzato a fare uso della propria lingua nazionale negli scritti difensivi, e, quindi, non ci sono neanche i costi relativi a questa procedura. La difesa della Città è svolta dall'Avvocatura interna.
Noi abbiamo chiesto allo Stato un risarcimento danni di 100.000 Euro per quanto è avvenuto, che, è evidente, utilizzeremo per il "Fondo per il sostegno alla locazione" gestito dalla Città di Torino.

COPPOLA Michele (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Carossa.

CAROSSA Mario
Innanzitutto, vorrei chiarire a verbale che non conosco questa signora; l'interpellanza l'ho presentata leggendo la deliberazione della Giunta Comunale che mi aveva alquanto colpito. Ci tengo a precisarlo, perché da come ha parlato l'Assessore sembrava quasi che io conoscessi questa signora, ma forse ho inteso male.

TRICARICO Roberto (Assessore)
Non c'è nulla di male a conoscere i ricorrenti, anzi, significa svolgere bene il proprio mandato, perché i Consiglieri Comunali sono sempre oggetto di richieste di interessamento da parte dei cittadini. Non riesco a capire perché si possa dire se si è ricevuta una telefonata per fare mettere una panchina in un parco e, invece, non si possa dire di avere ricevuto una telefonata per poter chiedere chiarimenti rispetto all'assegnazione o alla mancata assegnazione di una casa popolare.
Lo rivendico, perché ritengo che sia un pieno esercizio del Consigliere Comunale e anche io, Consigliere Carossa, più volte ricevo persone che chiedono una casa.

COPPOLA Michele (Vicepresidente)
Assessore Tricarico, non tutti però i suoi Colleghi di Giunta hanno la stessa sensibilità nei riguardi del Consiglio e dei Consiglieri che interpellano l'Amministrazione; quindi, mi fa piacere che lo dica a verbale in maniera così esplicita.
La parola al Consigliere Carossa.

CAROSSA Mario
Sono d'accordo con l'Assessore Tricarico, ma ho voluto ugualmente che rimanesse a verbale a futura memoria, perché c'è sempre qualcuno che magari è più strabico verso una parte piuttosto che l'altra (non mi sto riferendo all'Assessore).
L'Assessore ha ragione quando dice che si possono chiedere chiarimenti sulle pratiche o quant'altro, però, in questo caso mi ha incuriosito notevolmente il discorso della deliberazione della Giunta Comunale, che ha spiegato perfettamente, anche se si aprono due modi di pensare decisamente diversi: avete notato che l'80% degli sfratti è dovuto al fatto che non si riesca più a pagare l'affitto? Secondo me, è su questo punto che dobbiamo ragionare.
Mi auguro quasi che vinciate il ricorso e che la Città di Torino abbia i circa 100.000 Euro in modo tale che questi soldi possano essere utilizzati per gli alloggi degli italiani - questa mia battuta polemica è riferita alla destinazione degli ultimi fondi, non c'entra direttamente l'Assessore -. Sul discorso della morosità, allargherei di più le maniche, perché è questo il vero problema di Torino, che sempre più spesso all'esterno offre una visione molto bella, molto "da vetrina" di se stessa e poi nella realtà ha difficoltà, criticità e problemi grossissimi.
Non essendo avvocato, non voglio entrare nel merito della sentenza del Consiglio di Stato, ma non la reputo così scandalosa, quando dice che i Comuni dovrebbero cercare di venire maggiormente incontro - banalizzo e semplifico - a queste esigenze dei cittadini. Sono d'accordo anche con quanto dice l'Assessore sul fatto che qualcuno potrebbe approfittarne, però sono dell'idea (sia nella vita che nella politica) che, visto che ci sono 2 o 3 che vogliono fare i ladri, non dobbiamo far pagare anche agli altri 50, che sono onesti e sono dei poveracci che si sono ritrovati in brutte acque!
Ci siamo confrontati tante volte e spesso siamo stati d'accordo su diversi argomenti, ma, pur capendo che sarebbe più semplice dare dei tagli netti, vorrei che passasse la filosofia di andare incontro alle tante persone che hanno realmente bisogno di aiuto e che sono oneste, anche se rischiamo di far passare qualche disonesto.
Assessore, lei dà già per certo che lo Stato versi circa 100.000 Euro al Comune di Torino, ma se perdessimo, che cosa capiterebbe?

COPPOLA Michele (Vicepresidente)
La parola, per una breve replica, all'Assessore Tricarico.

TRICARICO Roberto (Assessore)
Innanzitutto, abbiamo già perso, perché il Consiglio di Stato ha stabilito l'assegnazione a questa signora, nonostante sia comproprietaria di un alloggio che vale 116.000 Euro. Secondo quanto stabilito dal Consiglio di Stato, la rendita catastale le consente di ottenere giustizia e non saremo certo noi ad ostacolare l'esecuzione della sentenza.
Proporremo al Consiglio Comunale una modifica al Regolamento per chiarire ulteriormente la posizione dell'Amministrazione Comunale, che non necessariamente deve coincidere con quella delle forze politiche; quindi, in quella sede lei e gli altri Consiglieri avrete modo di far valere ragioni che comprendo, ma che, nello stesso tempo, non posso accogliere, perché, a fronte di una domanda enorme di assegnazione di case popolari, dobbiamo fare una distinzione tra chi è sfrattato per finita locazione e chi per morosità, perché non mancano né gli uni né gli altri.
Per quanto riguarda l'esito del ricorso alla Corte di Giustizia Europea, staremo a vedere che cosa accadrà, tuttavia, penso che sia obbligo del Comune difendere le proprie posizioni fino in fondo, ricorrendo a tutti gli strumenti che l'ordinamento giuridico mette a disposizione.

COPPOLA Michele (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Carossa.

CAROSSA Mario
Potrei poi sapere come andrà a finire la vicenda sia nella richiesta di danni sia nella... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Inizialmente pensavo ad un rinvio in Commissione, ma non vorrei ingigantire la questione.

TRICARICO Roberto (Assessore)
Nel caso in cui si vinca non c'è dubbio che lo faremo sapere urbi et orbi e, nel caso vincessimo, sarebbe una sentenza che farebbe giurisprudenza, perché è evidente che nel momento in cui la Corte di Giustizia Europea riforma una pronuncia del Consiglio di Stato, sostenendo che gli attuali gradi di giurisdizione non siano sufficienti per rendere giustizia, non soltanto il Consiglio Comunale di Torino ne verrà informato, ma sarà oggetto di approfondimento di qualche tesi di laurea.
Nel caso in cui dovessimo soccombere, faremo pervenire comunicazione scritta al Consigliere Carossa e a tutti i Consiglieri richiedenti.

COPPOLA Michele (Vicepresidente)
L'interpellanza è discussa.
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