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CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Passiamo all'esame della seguente proposta di deliberazione n. mecc. 200802481/13, presentata dalla Giunta Comunale in data..., avente per oggetto: "Regolamento per la variazione dell'aliquota di compartecipazione dell'addizionale all'imposta sul reddito delle persone fisiche. Modifica della soglia di esenzione. Approvazione" CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Comunico che in data 23/5/2008 la competente Commissione ha rimesso il provvedimento in Aula. Ci sono richieste di intervento? La parola al Consigliere Ravello. RAVELLO Roberto Sergio In realtà, Presidente, tengo fede ad una premessa, che è quella che ho fatto -forse non solo io - durante la discussione di uno dei tanti emendamenti di merito sul Bilancio di previsione, dove si chiedeva di correggere il passaggio recante il recepimento di una deliberazione che, non essendo ancora approvata, non poteva ancora avere alcun valore effettivo. Come ho già accennato, la nostra perplessità, per usare un eufemismo, nasce dal fatto che, nel momento in cui si decide di assecondare o - meglio - nel momento in cui si decide di intervenire per far fronte al disagio socio-economico di alcune categorie, lo si fa con quello che è più uno scherzo ed uno sberleffo nei confronti di queste categorie che un atto serio e concreto per cercare di dar loro un sostegno. Nell'aumento della soglia di esenzione da 10.300 Euro a 10.400 Euro altro non vediamo, se non una vera presa in giro. E allora, Assessore, io non capisco chi sia più nel torto tra l'Amministrazione, che attua un provvedimento di fatto inutile, e i Sindacati di categoria che, così come viene riportato in deliberazione, sarebbero stati gli autori di questa importante segnalazione, quasi come se ci fosse bisogno che fossero i Sindacati a segnalare il progressivo impoverimento dei possessori di pensione minima e dei cassaintegrati. Io non sono mai stato simpatizzante del sindacalismo, ma soprattutto del sindacalismo così come inteso e praticato in questo Paese; questo, secondo me, non fa altro che dare ragione alla scelta che ho fatto ormai 16-17 anni fa, quando mi avvicinai alla politica e decisi di farlo passando attraverso l'organizzazione giovanile di un partito e non attraverso un'organizzazione sindacale. Perché, se, nell'anno del Signore 2008, i Sindacati di alcune categorie, che proprio di queste categorie dicono di sé di volerne fare gli interessi, arrivano a segnalare una proposta che eleva la soglia di esenzione di una tassa che, come tutte le tasse, non è che faccia un gran piacere, di soli 100 Euro (una percentuale di cui non riesco adesso, anche per la stanchezza, a farvi immediatamente il calcolo, ma mi sembra a dir poco irrisoria), a poco più di un anno dall'ultimo intervento dell'Amministrazione, quando lo stesso Assessore Passoni, che ora ci propone l'aumento della soglia di esenzione, ci ha proposto e ha fatto approvare dalla sua maggioranza (che, quindi, si è resa complice di un atto particolarmente sgradito), ha fatto aumentare l'aliquota di ben 0,2 punti percentuali sugli 0,3 iniziali quasi raddoppiandola, beh, allora, io non so cos' altro dire, se non davvero che ci troviamo di fronte ad una presa in giro. C'è qualcosa, addirittura, di offensivo in questo atto, per cui io credo che l'Amministrazione e l'Assessore avrebbero fatto una figura migliore nel non proporlo, piuttosto che proporre un'azione che non ha nulla di significativo e che non servirà a nulla, se non a farci sentire ulteriormente danneggiati, ma ancora di più beffeggiati perché, dopo il danno dell'aumento, arriva la beffa dell'aumento ridicolo della soglia di esenzione. Guardate, io credo che siano questi gli atti che allontanano la gente, che allontanano il popolo e la collettività dalla politica, perché se è questo che la politica produce, effettivamente non riesco a dar loro torto. Se è questo che la politica partorisce, in complicità con un Sindacato che cerca di farci credere di fare ciò che, in realtà, non fa (cioè gli interessi di alcune categorie), effettivamente, come biasimare quel cittadino che non vuole più recarsi ai seggi elettorali quando ve ne è la chiamata? Certo che se la politica si propone di risolvere e contrastare la galoppante emergenza economica (che tocca dalle famiglie ai lavoratori in proprio, ai dipendenti e anche ai cassaintegrati, ai pensionati con la minima) con misure di questo tipo, allora mi verrebbe quasi, addirittura, di dar loro ragione, se ci mandano a "stendere" quando chiediamo loro il voto. Però mi dispiace di dover pagare le conseguenze di scelte che non sono mie e che non intendo nella maniera più assoluta condividere. Ripeto, e chiudo (così mantengo, per la seconda volta, in pochi minuti una promessa, quella secondo la quale sarei stato breve), chiedendo all'Assessore di ritirare questa deliberazione, perché non servirà assolutamente a nulla. Mi stupisco che addirittura i partiti della sinistra, che proprio i Sindacati, che hanno suggerito all'Assessore un provvedimento tanto importante, deridano la mia richiesta, mi stupisco che siano proprio loro a farlo. Effettivamente, due sono le cose: o sbaglio io o sbagliate voi, questo mi sembra chiaro (INTERVENTI FUORI MICROFONO). Appunto. Ma visto che, sicuramente, sono io a sbagliare, vorrei che mi si spiegassero le ragioni. Vorrei uscire da questa sala con almeno un piccolo risultato: non mi avete convinto sul Bilancio, non mi avete mai dato ragione in non so quante decine di interventi che ho fatto (ma nemmeno me lo aspettavo), non mi darete ragione ora; però, almeno, fatemi una cortesia: dimostratemi con le vostre parole e con i vostri ragionamenti che sto sbagliando, che non è vero che questa misura sarà inutile, che non è vero che questa misura è una presa in giro. Dimostratemelo. Mettetevi anche voi, per un attimo, alla prova, perché, poi, guardate, forse un passaggio vi è sfuggito, e forse lo abbiamo anche già accennato, a mo' di battuta nei corridoi, ma l'intervento e l'impegno delle opposizioni, della minoranza, in occasione dell'approvazione di questo Bilancio previsionale e delle deliberazioni ad esso collegate non è altro che un antipasto, non è altro che la presentazione di quella che sarà la nuova linea di condotta della minoranza in questo Consiglio. Per cui, se non volete che, dopo l'antipasto, ci siano il secondo antipasto, il terzo antipasto, almeno un paio di primi (perché non vogliamo farceli mancare), un paio di secondi e una serie di assaggi di dolce, allora - ripeto - provate a fare un piccolo sforzo. Provi, Assessore. Io la ritengo una persona estremamente intelligente e molto preparata; e non la prendevo troppo in giro quando la descrivevo come un essere mitologico metà contabile e metà fine ideologo della sinistra torinese, però me lo deve anche dimostrare: non può vivere sulla fiducia, non può basarsi su una considerazione, su un risultato acquisito, non può vivere di rendita. Ogni tanto si deve sforzare anche lei e deve dimostrare a quei poveri ignoranti, beceri, buzzurri che siedono dalla parte sbagliata della Sala Rossa che anche loro sbagliano, però ci deve far capire perché, altrimenti in questa città non si migliorerà mai. COPPOLA Michele (Vicepresidente) La parola al Consigliere Lonero. LONERO Giuseppe Le chiedo, Presidente, di colmare una mia carenza cognitiva sul Regolamento: quanto tempo ho a disposizione per il mio intervento? COPPOLA Michele (Vicepresidente) Trattandosi di un Regolamento per la variazione dell'aliquota, articolo 118 comma 1, lettera D, un Consigliere per ogni Gruppo ha venti minuti, gli altri dieci. Lei può parlare fino a 20 minuti, Consigliere Lonero. LONERO Giuseppe Penso che lascerò la maggior parte del tempo al Consigliere Angeleri, che, più di me, merita di intervenire sull'argomento, perché, dall'alto della sua esperienza e competenza, ho tantissimo da imparare ascoltando il suo intervento e quindi non voglio privarmi di questa possibilità. Voglio, però, porre all'attenzione di quest'Aula una considerazione ad alta voce. Leggendo la deliberazione, mi sono chiesto: che livello di conoscenza ha la Giunta, se ha bisogno del supporto dei Sindacati per essere messa a conoscenza del fatto che è necessario elevare l'aliquota da 10.300 Euro a 10.400 Euro per ricomprendere, all'interno di questa soglia di esenzione, i possessori di pensione minima e i cassaintegrati? Che livello di conoscenza ha la Giunta dello stato sociale dei residenti della città di Torino? Leggendo la deliberazione, mi sono fatto queste domande, che credo si farebbe anche un profano che assistesse a queste riunioni o leggesse le nostre deliberazioni. Ma come mai l'Assessore al Bilancio non ci ha pensato di sua spontanea volontà, di sua iniziativa, magari supportato, in questa decisione, dall'Assessore ai Servizi Sociali, oppure dall'Assessore alle Politiche Sociali e alle Politiche dell'Istruzione? Perché non ci hanno pensato loro e hanno avuto bisogno di un sostegno esterno, di un suggerimento esterno? Poi, lascio come argomento in sospeso la considerazione su quanto il suggerimento potesse essere interessato, perché è chiaro che i Sindacati cercano, in qualche modo, di portare l'acqua al loro mulino. E allora viene il sospetto, se è lecita la domanda (io ritengo che lo sia), che la conoscenza generale della Giunta sullo stato sociale dei cittadini torinesi sia alquanto lacunosa, alquanto scadente. Se così è - e noi riteniamo che effettivamente sia così - c'è da chiedersi che valenza abbiano tutti gli altri provvedimenti che seguono questo, che state andando ad approvare. Vedete, la domanda è molto meno peregrina di quello che può sembrare, perché se è vero - e riteniamo, ripeto, che sia vero - che la Giunta non riesce a fare queste scelte autonomamente e lo confessa lei stessa (lo scrive nella deliberazione che ha avuto bisogno del sostegno dei Sindacati per proporre questa correzione della soglia di esenzione), allora qui crolla tutto un castello costruito sulla competenza, sulla conoscenza, sull'approfondimento nella realtà torinese da parte dei componenti della Giunta. Interrompo qui il mio intervento, perché non voglio assolutamente sottrarre tempo al Consigliere Angeleri che, in maniera più approfondita e più competente di me, può intervenire sull'argomento e vi ringrazio per l'attenzione. COPPOLA Michele (Vicepresidente) La parola al Consigliere Angeleri. ANGELERI Antonello Non voglio far mancare il mio contributo su questa deliberazione, perché non vorrei che qualcuno se ne avesse a male. Proseguendo rispetto all'intervento del Consigliere Lonero, è chiaro che questa deliberazione fa sorgere spontanea la domanda se questa sinistra sia cambiata. Quando c'è bisogno di un Sindacato che giustifichi una modifica irrisoria e quasi provocatrice che fa passare da 10.300 Euro a 10.400 Euro il tetto di esenzione, la risposta è abbastanza facile: sì, la politica è cambiata. In questo Paese è cambiata anche la concezione della sinistra e dei Sindacati che l'accompagnano. Perché, poi, se si legge con attenzione la deliberazione, si trova la parte più succulenta nel dispositivo, laddove si passa all'applicazione del tetto dello 0,5 per mille. Allora, cito testualmente il punto n. 2: "se il reddito imponibile supera la soglia di esenzione di Euro 10.400, l'addizionale è dovuta ed è determinata applicando l'aliquota al reddito imponibile complessivo". Questo che cosa significa? Significa che, se una persona ha un reddito di 10.401 Euro, paga per tutto il complessivo importo. Allora io vorrei capire davvero qual è il concetto di questa sinistra rispetto, ad esempio, al tetto di povertà. Vorrei, poi, chiedere ad ogni singolo Consigliere e ai Colleghi che hanno rapporti con il territorio e con i cittadini torinesi, che vivono la vita della città e la situazione economica della stessa, se ritengano giusto, utile e corretto che ci siano famiglie che possono vivere con il reddito che avete definito in questa deliberazione: 10.400 Euro sono - mi pare - circa 850 Euro mensili mal contati (stiamo parlando, ovviamente, di 850 Euro mensili lordi, non osiamo pensare a quanto sia il netto). Rispetto a questo, allora, forse, dovreste porvi una domanda: se questa deliberazione sia realmente equa oppure se sia una solenne presa in giro nei confronti dei cittadini e di quelle fasce di povertà che - come dicevano i Colleghi precedentemente - non arrivano all'ultima o alla penultima settimana del mese (con un reddito del genere sfido chiunque a raggiungere addirittura i primi dieci giorni). Ecco perché ritengo sia corretta - e non deve, quindi, far sorridere la maggioranza - la richiesta, fatta dal Consigliere Ravello all'Assessore, di ritirare o modificare questo tetto (tetto che non fa sorridere: fa piuttosto intristire). Con questo invito, credo che sia opportuno che la deliberazione sia ritirata e totalmente rivista. COPPOLA Michele (Vicepresidente) La parola al Consigliere Ventriglia. VENTRIGLIA Ferdinando Non mi unisco alla richiesta di ritiro della deliberazione, ma certamente annuncio, fin d'ora, che non la voterò. Non la voterò, anche perché il tema centrale di questa deliberazione, cioè la correzione a crescere della soglia di esenzione in maniera paradossalmente modesta ed insignificante (come ha detto qualcuno, in maniera quasi provocatoria) va inserita anche facendo caso alla narrativa della deliberazione stessa, in un contesto più ampio, quello della visione di questa Amministrazione del peso e della fiscalità in generale, anche sotto forma di tariffe per servizi, su una parte di popolazione che versa in condizioni di disagio, se non proprio di indigenza tout court. E allora, se si aumenta di 100 Euro (tra l'altro, questa è una discussione che abbiamo già fatto l'anno scorso, anche con riferimento alla previsione di superamento), se andiamo a reddito imponibile 10.401 Euro, si paga integralmente. Allora, voglio dire, è una discussione che è stata già fatta in sé, ma che io vorrei correlare anche ad un più generale aspetto di politiche sociali. La stessa narrativa tradisce, in qualche maniera, un pregiudizio, per cui, su suggerimento del Sindacato, si vanno ad individuare due categorie e gli si dà un'esenzione, in modo tale da poter dichiarare ai giornali: "Abbiamo dato l'esenzione". Però, se disponessimo anche di un ufficio di auditing serio, che effettuasse anche un'analisi delle politiche sul medio e lungo periodo dell'Amministrazione in questo senso, per esempio, potremmo chiedergli un'analisi del peso della fiscalità comunale e locale su questo tipo di fasce di reddito e vedremmo che, dal punto di vista combinato delle imposte e delle tariffe, in realtà l'imposizione fiscale sostanzialmente è cresciuta negli anni. Alcune imposte e tariffe, ancorché prevedano anch'esse esenzioni, in realtà pongono le famiglie (comprese quelle indigenti) in condizioni molto difficili anche solo per rientrare in queste esenzioni. Il problema è che il tema della povertà o del disagio sociale, in realtà, non viene affrontato, ma si individuano categorie che sono all'estremo dello spettro sociale e del reddito e sono quelle per le quali, paradossalmente, l'esenzione interessa, ma fino ad un certo punto. L'esenzione interesserebbe, magari, famiglie con un reddito, per esempio - viste le valutazioni dell'ISTAT -, minimo di 1.300 Euro netti mensili, che è quello calcolato come soglia di povertà nelle aree urbane del centro nord. In quel caso si potrebbe fare un ragionamento sulle valutazioni intorno a quella soglia, non su una soglia che già, di per sé, colloca le persone con questo tipo di imponibile in una situazione tale per cui un intervento del genere può aiutare (e va bene quando lo chiedono i Sindacati per fare bella figura e, magari, poter inserire il boxino sui giornali), ma, in realtà, non aiuta molto, specialmente se correlata agli aumenti di servizi, il cui pagamento è ineludibile. Mi riferisco alla TARSU, le cui esenzioni hanno vissuto un periodo più fortunato, ma che, ultimamente, invece, si sta applicando con tutta la sua forza e le esenzioni sono sempre più modeste e contenute, con indici che, invece, sono aumentati in misura significativa. Se correliamo questi due aspetti, noteremo che la cosiddetta politica sociale non è altro che un modesto intervento puramente di facciata e addirittura imbarazzante (come, ad esempio, l'incremento di 100 Euro della soglia), ma, in realtà, nel complesso non c'è una vera attenzione per quella fascia di popolazione in pericolo. C'é una presa di posizione per una fascia di popolazione che è già in difficoltà e che, in molti casi, viene addirittura già assistita. In realtà, interveniamo quasi sottraendo, ma non riusciamo a fermare una discesa sociale e reddituale verso le classi più povere e, quindi, anche verso un imponibile ricompreso in questa fascia. Mentre è quello che si dovrebbe fare: mi aspetterei che un'Amministrazione, attenta anche ad un'analisi delle dinamiche sociali, agisse in maniera tale da prevenire la discesa verso questi livelli, intervenendo, paradossalmente, fino a fasce di reddito anche medio, riconoscendo che, magari, certe fasce di popolazione partecipano già, in fin dei conti (non attraverso un'addizionale IRE), attraverso il maggior corrispettivo della TARSU o, comunque, attraverso altre imposte comunali e tariffe. Anche il tema della tariffa unica e della bigliettazione per i trasporti pubblici dovrebbe rientrare in questo ragionamento; il tema del costo e del valore della mobilità in termini di rinuncia al parco auto (determinata dalle deliberazioni della Giunta sulla benzina rossa e sui diesel Euro 0 e Euro 1) dovrebbe rientrare in questo ragionamento; il tema delle piccole imprese artigiane, che devono fare i conti con un piano delle merci che si prospetta già piuttosto impegnativo e con l'impossibilità di utilizzare veicoli che erano tipici per questo tipo di impresa, dovrebbe rientrare in questo ragionamento. In realtà, presa singolarmente è piuttosto imbarazzante, ma un ufficio o una funzione (tra le tante che ci sono) dovrebbe realizzare degli studi su questo argomento, perché non possiamo aspettare che li faccia l'Assessore, che dovrebbe criticare da solo la sua politica! Se, nell'annosa polemica sulle risorse ai Gruppi, ci fosse consentito di avere le risorse, umane o finanziarie, per poter predisporre o affidare analisi di questa natura, che non siano soltanto frutto della buona volontà o del caso (grazie alle competenze specifiche in materia di qualche Consigliere Comunale), probabilmente questi elementi potrebbero emergere; certo, magari in maniera un po' sconveniente per l'Amministrazione, che deve poter scrivere che, in sintonia con il Sindacato, fa queste operazioni un po' spot, ma, in quel caso, dovrebbe confrontarsi con le incrinature in un modello di epistemologia sociale assolutamente invecchiato e anche in un modello di amministrazione della pressione fiscale e delle entrate da imposte e tasse che non fa i conti con le dinamiche sociali attuali e soprattutto con il grande dato dell'impoverimento complessivo delle classi medie nelle aree urbane. Forse bisognerà aspettare qualche intervento centrale del Governo rispetto al quale, poi, l'Amministrazione locale cercherà di fare bella figura dicendo di fare il possibile per risparmiare risorse, ma dando la colpa a chi li obbliga a fare queste cose. Però, di tagliare lo "Choc-à-porter" non se ne parla, di eliminare degli eventi a Torino non se ne parla e, quindi, purtroppo, dobbiamo limitare l'esenzione ad un incremento di 100 Euro lordi annui sulla soglia imponibile. COPPOLA Michele (Vicepresidente) Passiamo all'analisi dell'accorpamento degli emendamenti dal n. 1 al n. 240. Gli emendamenti originali, dal n. 1 al n. 240, sono inseriti nel presente verbale all'appendice degli emendamenti respinti, codificati sequenzialmente dal n. al n. . Il parere sulla regolarità tecnica e contabile è negativo per alcuni di questi emendamenti. Qual è il parere della Giunta? PASSONI Gianguido (Assessore) Il parere della Giunta è negativo. COPPOLA Michele (Vicepresidente) Non essendoci richieste di intervento, pongo in votazione l'accorpamento degli emendamenti dal n. 1 al n. 240: Presenti 30, Contrari 29, Favorevoli 1. L'accorpamento degli emendamenti dal n. 1 al n. 240 è respinto. COPPOLA Michele (Vicepresidente) L'emendamento n. 241, presentato dall'Assessore Saragnese, recita: COPPOLA Michele (Vicepresidente) Questo emendamento recepisce i pareri delle Circoscrizioni. Non essendoci richieste di intervento, pongo in votazione l'emendamento n. 241: Presenti 30, Favorevoli 30. L'emendamento n. 241 è approvato all'unanimità. COPPOLA Michele (Vicepresidente) Passiamo all'analisi dell'accorpamento degli emendamenti dal n. 242 al n. 254. Gli emendamenti originali, dal n. 242 al n. 254, sono inseriti nel presente verbale all'appendice degli emendamenti respinti, codificati sequenzialmente dal n. al n. . Qual è il parere della Giunta? PASSONI Gianguido (Assessore) Il parere della Giunta è negativo. COPPOLA Michele (Vicepresidente) Non essendoci altre richieste di intervento, pongo in votazione l'accorpamento degli emendamenti dal n. 242 al n. 254: Presenti 30, Contrari 29, Favorevoli 1. L'accorpamento degli emendamenti dal n. 242 al n. 254 è respinto. COPPOLA Michele (Vicepresidente) Non essendoci altre richieste di intervento, pongo in votazione la proposta di deliberazione così emendata: Presenti 37, Favorevoli 29, Contrari 7. La proposta di deliberazione è approvata. COPPOLA Michele (Vicepresidente) Pongo in votazione l'immediata eseguibilità del provvedimento: Presenti 30, Favorevoli 28, Contrari 2. L'immediata eseguibilità è concessa. |