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COPPOLA Michele (Vicepresidente) Passiamo alla discussione dell'interpellanza n. mecc. 200801968/02, presentata in data...., avente per oggetto: "Preoccupazione sul Bilancio". COPPOLA Michele (Vicepresidente) Consigliere Angeleri, trattandosi di un'interpellanza generale, il Regolamento le consente di illustrarla se lo ritiene opportuno; per l'illustrazione sono a disposizione fino ad un massimo di tre minuti. Qualora si rinunciasse all'illustrazione, uno solo dei Consiglieri presentatori avrebbe poi diritto alla risposta, per un tempo di 10 minuti e tutti gli altri fino ad un massimo di 5 minuti. Nessuno intende illustrare l'interpellanza. La parola, per la risposta, all'Assessore Passoni. PASSONI Gianguido (Assessore) Nell'interpellanza generale, presentata da vari Consiglieri, che ha per oggetto la preoccupazione sul Bilancio e che afferisce al tema della discussione che il 7 aprile (quindi, non per colpa degli interpellanti), circa un mese fa, l'Amministrazione si appropinquava a fare sulla preparazione del Bilancio, fotografando complessivamente la situazione dei mercati mondiali e anche le ricadute locali, considerando anche un clima costruttivo, eccetera, si chiede se la Giunta sia disponibile ad affrontare i nodi del Bilancio in Commissione e quale tipo di strumenti l'Amministrazione intenda assumere a protezione della negatività sui mercati internazionali, in particolare con riferimento ai derivati finanziari. Naturalmente, una parte dell'interpellanza mi agevola nella risposta per il fatto che la Giunta, come è noto, abbia deliberato il progetto di Bilancio venerdì scorso e quindi ha intrapreso alcune linee che già rispondono alle preoccupazioni degli interpellanti. In particolare, però, volevo fare una piccola digressione, ricordando quanto già ripreso in una seduta di I Commissione Consiliare, tenuta grossomodo ad inizio anno, nella quale un'analoga interpellanza, presentata dai Consiglieri della minoranza, chiedeva un parere da parte della Giunta sulla valutazione dei rischi sulle esposizioni sui mercati finanziari e, in qualche modo, poneva l'enfasi sulla tematica dei derivati finanziari. In quella occasione, furono portati non soltanto alcuni ulteriori dati relativi all'esposizione, ma anche un quadro generale rispetto all'andamento del mercato. Partirò da qui, perché credo che sia giusto, e mi pare anche corretto nell'approccio all'interpellanza, fotografare il dato sull'esposizione finanziaria di un Ente Locale, parametrato a tre dati succintamente rappresentabili: congiuntura macroeconomica, rischio di controparte e situazione reale dell'Ente rispetto al proprio portafoglio. E' evidente che i Comuni, come tutto il sistema economico allargato, sia esso micro o macro - il consumatore, il cittadino, ma anche l'ente, la società, la grande regione e, soprattutto, lo Stato e i governi centrali -, sono inseriti in un sistema macroeconomico che subisce - e in parte governa - le dinamiche dei tassi di interesse. Una prima spiegazione della criticità e della diversità di criticità del sistema europeo rispetto a quello americano sta, ad esempio, nel rappresentare la situazione per cui, ad oggi, l'atteggiamento della Banca Centrale Europea, rispetto ai tassi di interesse, è conservativo, con il tasso di sconto fissato e mantenuto al 4%, mentre dall'altra parte dell'Oceano, invece, dove si è verificata la crisi del subprime americano, il tasso di interesse, con ben 6 manovre di intervento sul credito, è stato portato al 2,25% - questo vale fino all'altro giorno, quando si è ulteriormente intervenuti o si sta intervenendo. Questo vuol dire che, mentre il governo della Banca Centrale Americana (la Fed) ha tolto 3 punti percentuali sul mercato internazionale e nazionale americano, in Europa siamo fermi ad un tasso del 4%. Su questo non mi dilungherei. Volevo solo rendere partecipe il Consiglio Comunale del fatto che solo in parte le politiche monetarie sono oggi controllate dai governi centrali; le banche centrali hanno una propria autonomia, anche nella determinazione delle politiche valutarie di tasso. A questi due approcci diversi, però, corrispondono due modelli di interpretazione diversa (poi arriverò anche al dato specifico). Se è vero che, nell'interpretazione tradizionale dell'economia, l'abbassamento del tasso di interesse genera maggiore propensione all'investimento e, di conseguenza, ha un effetto anticongiunturale rispetto ad una fase potenzialmente recessiva - e questa è la linea economica sostenuta dalla politica americana -, è anche vero che questa politica genera effetti inflattivi di lungo periodo. La Banca Centrale Europea, pertanto, non ha ritenuto di intervenire fino ad oggi; devo dire che quando, solo tre mesi fa, abbiamo parlato in Commissione, proprio con il Consigliere Angeleri e altri Consiglieri interpellanti, di questo argomento, le aspettative dei mercati e anche i rapporti ufficiali parlavano di un probabile atteggiamento di riduzione del tasso di interesse della Banca Europea, cosa che, per ora, non si è ancora verificata. Se gli analisti, 6 mesi fa, convergevano sul fatto che si sarebbero ridotti i tassi - almeno quelli ufficiali di sconto, non quelli di mercato -, in questo momento, ci sono divergenze sul fatto che questi tassi vengano toccati o meno per atteggiamenti economici di natura diversa. In qualche modo, se possiamo immaginare uno schema virtuale, c'è chi ritiene più importante tenere alti i tassi di interesse e mantenere bassa l'inflazione, e viceversa, c'è chi ritiene di usare il tasso di interesse centrale come elemento per far ripartire l'economia e gli investimenti, anche a rischio di far partire l'inflazione. Perché questo atteggiamento diverso? Non voglio fare l'analisi dei grandi sistemi, ma una delle motivazioni principali sta nel diverso sistema economico americano ed europeo. In America, il risparmio delle famiglie è molto basso e il debito è molto alto. Nel sistema economico europeo è più alto il risparmio delle famiglie e meno indebitati il sistema e le famiglie stesse. Questo a livello aggregato, senza fare ragionamenti di dettaglio, perché sappiamo che, in realtà, le famiglie hanno il mutuo. Questo, ovviamente, fa propendere, come atteggiamento di maggiore tenuta del sistema economico, per un tasso più alto rispetto ad uno più basso. Cioè, privilegiamo il risparmio anziché il tasso di debito. L'analisi che faccio - mi scuso se banalizzo molto con l'intervento di quest'oggi - vuole spiegare come apparentemente possa sembrare strano questo doppio atteggiamento in un sistema economico che è in entrambi i casi di mercato, ma corrisponde a filosofie di intervento diverse sull'economia del proprio continente. Alla luce di questo, non necessariamente una modifica del tasso di interesse della banca centrale potrebbe portare implicitamente ad un miglior costo del denaro anche per il sistema economico. Questo perché, in realtà, gli enti e le famiglie si finanziano non al tasso ufficiale di sconto della Banca Centrale Europea, ma al tasso interbancario (detto anche Euribor, che in realtà, è un tasso di mercato con cui si esprime la capacità e l'affidabilità di un soggetto bancario di indebitarsi, a sua volta, con un altro soggetto bancario. Più è alto il sistema di fiducia interbancaria, più il tasso è basso. Quindi, nel momento in cui, sul piano economico mondiale, i risultati degli utili delle grandi banche mondiali (americane, europee e quant'altre) e il tema dei subprime, cioè di crediti di basso livello, hanno rappresentato un elemento di incrinatura nella certezza del sistema, è chiaro che una banca, prima di andare da un'altra ad indebitarsi, ci pensa due volte e se lo fa, lo fa ad un prezzo più alto. Tanto è vero che, in questo momento, le banche si finanziano più facilmente al 4% presso la Banca Centrale Europea che non al 4,70% con l'Euribor presso un'altra banca. Questo non vuol dire che non ci sia liquidità nel sistema, ma vuol dire che la fiducia nel sistema tra operatori del mercato è abbastanza bassa - qui parliamo di sistema puramente bancario. Purtroppo, chi ha il mutuo prima casa, chi ha, in qualche modo, come il Comune di Torino, fatto mutui, e tutto il sistema degli enti locali, sconta, laddove ha il tasso variabile, ad un tasso che dipende dall'Euribor e, quindi, dalla credibilità del mercato. Quindi, è una variabile totalmente esogena dalla capacità di un ente di intervenire. Questo dato serviva ad introdurre il tema delle variabili indipendenti, cioè del fatto che la Città osserva la sua situazione per quella che è, che è molto diversa - lo dicevamo già negli interventi precedenti - da quella che poteva essere la situazione di mercato fotografata nel 2001-2003, quando la crescita americana era più alta di quella europea, ma quella europea teneva i tassi di interessi più bassi e, pertanto, gli enti e le famiglie si finanziavano a tasso variabile. Non è un segreto per nessuno che, solo 3-4 anni fa, era difficile trovare famiglie che stipulassero un tasso fisso, proprio per la particolare convenienza del tasso variabile sul mercato, anche sull'acquisto della prima casa. Il secondo elemento che determina le politiche di bilancio della Città e gli aumenti dei tassi di interesse è il rischio controparte, cioè quello che fa sì che, quando mi rivolgo all'approvvigionamento di una somma di denaro presso un soggetto terzo - sia esso banca o sia esso la Repubblica o sia esso il Comune di Torino, in base a come mi posiziono sul mercato -, il rischio controparte (che è espresso dal famoso titolo di rating, quindi di merito di credito - che per la Città è A e A+ -) determina un effetto, a sua volta, di trascinamento sull'effetto di fiducia del sistema. Cioè, oggi anche le banche hanno visto ridimensionare, in buona parte, il proprio rating di controparte, di conseguenza, in alcuni casi, ci sono dei peggioramenti in vista. Penso al caso più clamoroso che è rappresentato dall'UBS, nel sistema bancario internazionale: il dato negativo di andamento ha portato ad una riduzione di merito di credito che ha avuto un effetto di variazione sul mercato di questo istituto bancario. Il rating, come sapete, monitorizza durante il tempo la propria tipologia di affidabilità. In questo senso, però - e noi abbiamo provato a fare un esercizio abbastanza scontato, ma in questo caso utile ai fini della determinazione del giudizio del Consiglio Comunale -, anche andando a "spacchettare" il nostro portafoglio di debito, andando ad imputare il debito per rischi controparte (cioè, andando a dire quant'é il debito verso un soggetto che ha un certo rating e così via), non c'è nessun soggetto nel portafoglio della Città che abbia più del 27-28% di controparte. Infatti non c'è alcun soggetto che ci veda esposti per una cifra superiore a quella di questa entità: questo significa, per essere più chiari, che il nostro rischio è ripartito tra controparti diverse che, a loro volta, ripartiscono il rischio del default di controparte. Sarebbe clamoroso, se la Città avesse il problema del proprio debito con un solo soggetto che si vedesse abbassare il rating in un colpo solo: la Città, ovviamente, non potrebbe farne nulla. Si è compiuta, quindi, una valutazione attenta sul rischio di controparte, ripartendolo in modo piuttosto oculato. Circa il Bilancio, devo dire che rappresenta l'espressione dei valori finanziari in esso contenuti, ma è anche, in qualche modo, la valutazione, avendo un aspetto prospettico di programmazione sull'anno successivo, di ciò che succederà o che potrebbe succedere. Nonostante la Città, nell'agosto 2007, si sia adeguata (ma non è un segreto; anzi, sarebbe stato strano, se lo fosse stato) al crollo dei mercati conseguente ai subprime e all'impennata di circa un punto percentuale dei tassi di interesse, quest'anno, a fronte di un'oscillazione che, nei primi sei mesi, ha avuto una fluttuazione - seppur di entità minore - dei tassi di interesse (per la verità, dopo un 2007 difficile, la curva dei tassi è scesa ad un livello minore nei primi mesi dell'anno), l'Euribor si è attestato, in questi ultimi mesi, verso il 4,70 e poco più. Prendendo come riferimento, ad esempio, il mese di aprile, vediamo che, in un picco dei tassi di interesse, la curva Forward ha addirittura superato il 5%: si può, quindi, intendere che, nel medio periodo, non sono attese grandi riduzioni dei tassi di interesse. Questo, da un lato, ha portato la Città a formulare proposte di Bilancio congrue con il rischio tassi, proteggendo ovviamente il capitolo di spesa degli interessi passivi e monitorando quella che deve essere la congruità degli interessi passivi stanziati. Dall'altra parte, è in atto un ragionamento - e credo che questa sia la risposta alla parte più costruttiva dell'interpellanza, su cui sono pronto ad argomentare nel dettaglio nelle sedi più opportune -, che è iniziato, nel giugno del 2007, con l'analisi del proprio debito e si è concluso, nel luglio 2007, con una gara di evidenza pubblica, atta a selezionare ben sette soggetti deputati a condividere con noi un'operazione di rifinanziamento e messa in sicurezza del nostro debito. Si tratta, naturalmente, di un'operazione che si rivolge ad un dato oggettivo fondamentale: all'epoca (ovvero 4-5 anni fa, ma basterebbe considerare anche soltanto 2-3 anni fa), il dato dei tassi di interesse non era fluttuante e, sulle curve forward, spuntavano curve di tasso di interesse variabile molto migliori di quelle a tasso fisso; di conseguenza, gli enti si finanziavano con un costo più basso al tasso variabile, assumendo - come qualcuno potrebbe dire - implicitamente un rischio di variabilità (ma è scontato e pertanto abbastanza ovvio). La Città, quando ha compiuto questa scelta, lo ha fatto sulla base di un'analisi oculata della situazione di mercato di allora. Oggi, invece, sta valutando di agire diversamente: premesso che il portafoglio del debito complessivo della Città, che si aggira intorno ai tre miliardi (credo che la cifra, ormai, sia nota e ben presente ai Consiglieri), è prevalentemente a tasso variabile, nelle operazioni di rifinanziamento si sta valutando con molta attenzione l'opportunità del mercato, perché quando si rifinanzia una parte di debito, si ricorre al mercato, a quel mercato che ci espone alla variabilità. Vorrei essere chiaro: non c'è una via che ci porti fuori dal mercato dei tassi di interesse, perché si passa sempre attraverso il mercato, sia che si decida di mantenere i mutui variabili precedenti, sia che si decida, in qualche modo, di rifinanziarli. Se, poi, si vuole argomentare sul mercato, sono disponibile a farlo in privato, perché non credo che l'argomento interessi il Consiglio Comunale. Tutto sommato, però, l'opportunità di mercato più forte può portare, in questo momento, proprio per la differenza di valori delle curve dei tassi Forward fisso e variabile, opportunità di miglioramento del costo del nostro debito. Allora, se così è (ovviamente, la verifica tecnica viene fatta in base alla convenienza economica del dato ed in base al rispetto della normativa vigente: tutto avviene alla luce del sole), la Città potrebbe perseguire due obiettivi: da un lato, ottenere un rifinanziamento a condizioni di tasso di interesse fisso (ora lo immaginiamo fisso, ma potrebbe anche essere variabile e protetto, ad esempio, da un collar competitivo con il finanziamento precedente), dall'altro, ottenere una maggiore protezione rispetto all'andamento dei mercati (in termini di collar, una protezione alla variabilità, in termini di tasso fisso, rispetto al rischio sui tassi d'interesse che ci potrebbe essere in futuro). Questo significa, in sostanza, fare in modo che la Città abbia un debito più bilanciato su valori di tasso variabile, protetto o fisso, anziché su un tasso che può essere maggiormente esposto al mercato. Se mi consentite, non si tratta certamente di un colpo di genio, ma di un'osservazione sul debito che non può che partire da dati oggettivi, cioè dall'andamento del mercato, dalla sua analisi e dalla prontezza di intervento della Città. L'ho detto più volte: il debito esiste. Esiste il debito dello Stato, quello dei Comuni, quello delle Regioni e quello delle famiglie: è inutile eludere il problema. Il debito in Italia c'è ed è un dato con cui conviviamo storicamente in questo Paese. Ovviamente, non può che essere una buona linea quella di governare tale debito, di intervenire puntualmente e di valutare i rischi potenziali che si verificano nel corso del tempo. Questo è quanto ci accingiamo a fare; se, poi, nell'ambito di questa filosofia, le condizioni di mercato permetteranno di intervenire sul debito libero, od occupato, dal nozionale derivato (quindi, da ulteriori strutture di interessei che possono essere protette o meno, in base al contratto di derivato stipulato anni fa), in quel caso, valuteremo puntualmente sulla base delle condizioni di mercato. Ci sono derivati protetti con collar e derivati che possono avere maggiori fluttuazioni: il derivato, alla fine, altro non è che uno scambio di tassi di interesse con una struttura diversa da quella precedente, che è pur sempre una variabilità di mercato, espressa, come è noto, da un valore di mercato. Quindi, che si tratti di nozionale derivato o di debito libero, la linea è la stessa: protezione, conversione a tasso, fisso o protetto, di tassi attualmente liberi ed osservazione puntuale e tempestiva dell'andamento del mercato, senza, però, compiere scelte affrettate. Infatti, anche chi, sulla base di un andamento negativo dei tassi d'interesse, corre frettolosamente in banca a convertire i propri risparmi, spostandoli da un finanziamento all'altro, rischia a sua volta di commettere un errore (come insegnano, peraltro, l'Economia e il buongoverno della Finanza fin dalla crisi del 1929). Non bisogna, dunque, né avere atteggiamenti eccessivamente conservativi, tali da pregiudicare vantaggi economici futuri rispetto all'Ente, né, ovviamente, esporsi a tassi di rischio non compatibili con il buongoverno dell'Ente Locale. Questa è la linea mediana che l'Ente persegue, questa è la linea contenuta nel Bilancio Previsionale 2008, questa è la linea che il Comune di Torino proporrà al Consiglio Comunale. |